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PROFESSIONALITÀ STUDI Bimestrale ad estensione on-line di Professionalità, edita da STUDIUM in collaborazione con ADAPT University Press, per l’analisi e lo studio delle transizioni occupazionali nella nuova geografia del lavoro. Contatto: professionalitastudi@edizionistudium.it DIREZIONE Giuseppe Bertagna, Ordinario di Pedagogia generale e sociale, Università di Bergamo; Roberto Rizza, Ordinario di Sociologia dei processi economici e del lavoro, Università di Bologna; Giuseppe Scaratti, Ordinario di Psicologia del lavoro, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano; Michele Tiraboschi, Ordinario di Diritto del lavoro, Università di Modena e Reggio Emilia. CONSIGLIO SCIENTIFICO DI REFERAGGIO Anna Alaimo, Associato di Diritto del lavoro, Università di Catania; Giuditta Alessandrini, Ordinario di Pedagogia Sociale e del Lavoro, Università degli studi di Roma Tre; Henar Álvarez Cuesta, Profesora Titular de Derecho del Trabajo y de la Seguridad Social, Universidad de León (España); Marco Azzalini, Associato di Diritto Privato, Università di Bergamo; Gabriele Ballarino, Ordinario di Sociologia del lavoro, Università di Milano; Elisabetta Bani, Associato di Diritto dell’Economia, Università di Bergamo; Alessandro Bellavista, Ordinario di Diritto del lavoro, Università di Palermo; Paula Benevene, Ricercatrice Psicologia del lavoro e delle organizzazioni, Lumsa, Roma; Vanna Boffo, Associato di Pedagogia generale e sociale, Università di Firenze; Marina Brollo, Ordinario di diritto del lavoro, Università di Udine; Guido Canavesi, Associato di Diritto del lavoro, Università di Macerata; Silvia Ciucciovino, Ordinario Diritto del lavoro, Università Roma Tre; Anna Michelina Cortese, Associato di Sociologia del Lavoro, Università di Catania; Madia D’Onghia, Ordinario di Diritto del lavoro, Università di Foggia; Loretta Fabbri, Ordinario di Didattica e metodologia dei processi educativi e formativi, Università di Siena; Monica Fedeli, Associato di Didattica e Pedagogia Speciale, Università di Padova; Paolo Federighi, Ordinario di Pedagogia generale e sociale, Università di Firenze; Valeria Filì, Ordinario di Diritto del lavoro, Università di Udine; Rodrigo Garcia Schwarz, Profesor Doctor del Postgrado en Derechos Fundamentales de la Universidad del Oeste de Santa Catarina (Brasil); Jordi García Viña, Catedrático de Derecho del Trabajo y de la Seguridad Social, Universidad de Barcelona (España); José Luis Gil y Gil, Catedrático de Derecho del Trabajo, Universidad de Alcalá, Madrid (España); Teresa Grange, Ordinario di Pedagogia Sperimentale, Università della Valle d’Aosta; Lidia Greco, Associato di Sociologia del Lavoro, Università di Bari; Djamil Tony Kahale Carrillo, Profesor Titular de Derecho del Trabajo y de la Seguridad Social, Universidad a Distancia de Madrid (España); Alessandra La Marca, Ordinario di Didattica e Pedagogia Speciale, Università di Palermo; Antonio Loffredo, Associato Diritto del lavoro, Università di Siena; Isabella Loiodice, Ordinario di Pedagogia generale e sociale, Università di Foggia; Nicole Maggi Germain, Maître de conférences HDR en Droit privé (Droit social), Université Paris 1, Panthéon-Sorbonne (France); Patrizia Magnoler, Ricercatrice a tempo indeterminato di Didattica e pedagogia speciale, Università di Macerata; Claudio Melacarne, Associato di Pedagogia generale e sociale, Università di Siena; Lourdes Mella Méndez, Profesora Titular de Derecho del Trabajo, Universidad de Santiago de Compostela (España); Viviana Molaschi, Aggregato di Diritto Amministrativo, Università di Bergamo; Massimiliano Monaci, Associato di Sociologia dell’organizzazione, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano; Eleonora G. Peliza, Profesora Adjunta Regular por concurso, Cátedra de Derecho del Trabajo y de la Seguridad Social, Universidad de Morón, Buenos Aires (Argentina); Rodrigo Ignacio Palomo Vélez, Profesor de Derecho del Trabajo, Universidad de Talca (Chile); Luca Paltrinieri, Maître de conférences en Philosophie politique, Université de Rennes (France); Paolo Pascucci, Ordinario di Diritto del lavoro, Università di Urbino Carlo Bo; Flavio Vincenzo Ponte, Ricercatore di Diritto del lavoro, Università della Calabria; Rocco Postiglione, Ricercatore di Pedagogia generale e sociale, Università di Roma Tre; Juan Ramón Rivera Sánchez, Catedrático de Escuela Universitaria de Derecho del Trabajo y de la Seguridad Social, Universidad de Alicante (España); Pier Giuseppe Rossi, Ordinario di Didattica e Pedagogia Speciale, Università di Macerata; Alfredo Sánchez-Castañeda, Coordinador del Área de Derecho Social, Instituto de Investigaciones Jurídicas de la Universidad Nacional Autónoma de México (México); Giuliana Sandrone, Straordinario di Pedagogia generale e sociale, Università di Bergamo; Annalisa Sannino, Research Fellow CRADLE, Faculty of Educational Sciences, University of Helsinki, Finland; Francesco Seghezzi, Direttore Fondazione ADAPT; Maurizio Sibilio, Ordinario di Didattica generale e Pedagogia speciale, Università di Salerno; Esperanza Macarena Sierra Benítez, Profesora Contratada Doctora Derecho del Trabajo y de la Seguridad Social, Universidad de Sevilla (España); Nancy Sirvent Hernández, Catedrática de Escuela Universitaria de Derecho del Trabajo y de la Seguridad Social, Universidad de Alicante (España); Lorenzo Speranza, Ordinario di Sociologia del Lavoro, Università di Brescia; Maura Striano, Ordinario di Pedagogia generale e sociale, Università Federico II di Napoli; Giuseppe Tacconi, Ricercatore di Didattica e Pedagogia Speciale, Università di Verona; Lucia Valente, Associato Diritto del lavoro, Università La Sapienza Roma; Sabine Vanhulle, Professeure ordinaire, Rapports théorie-pratique en formation, alternance et didactique des savoirs professionnels, Université de Genève (Suisse); Antonio Varesi, Ordinario di Diritto del lavoro, Università Cattolica del Sacro Cuore; Luca Vecchio, Associato di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni, Università degli Studi di Milano-Bicocca; Maria Giovanna Vicarelli, Ordinario di Sociologia del lavoro, Università Politecnica delle Marche; Giuseppe Zanniello, Ordinario di Didattica e Pedagogia Speciale, Università di Palermo. REDAZIONE Lilli Viviana Casano (redattore capo); Paolo Bertuletti; Adele Corbo; Maria Teresa Cortese; Emanuele Dagnino; Elena Prodi; Lavinia Serrani (area internazionale); Diogo Miguel Duarte Silva; Tomaso Tiraboschi; Paolo Tomassetti; Carlotta Valsega. ADAPT – Centro Studi Internazionali e Comparati DEAL (Diritto Economia Ambiente Lavoro) del Dipartimento di Economia Marco Biagi – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Viale Berengario, 51 – 41100 Modena (Italy) – Tel. +39 059 2056742; Fax +39 059 2056043. Indirizzo e-mail: aup@adapt.it @dealunimore


SOMMARIO - n. 1/II 2018

Editoriale SILVIA CIUCCIOVINO, LILLI CASANO, PAOLO TOMASSETTI Professionalità e contrattazione collettiva: ragioni e contenuti di un fascicolo monografico sul tema ..............................................................................

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Ricerche: Professionalità e contrattazione collettiva MANFRED WEISS, La sfida regolatoria per i nuovi mercati del lavoro: verso un nuovo diritto del lavoro?........................................................... CRISTINA ALESSI, Professionalità, contratto di lavoro e contrattazione collettiva, oggi ......................................................................................... MAURIZIO FALSONE, La professionalità e la modifica delle mansioni: rischi e opportunità dopo il Jobs Act ....................................................... ANTONIO RICCIO, La professionalità come limite al potere di scelta del datore di lavoro ................................................................................. FEDERICO D’ADDIO, La tutela e lo sviluppo della professionalità nella più recente contrattazione collettiva ....................................................... CHIARA MANCINI, SORAYA ZORZETTO, Industria 4.0: professionalità e formazione nella prospettiva delle relazioni industriali ....................... STEFANIA SCLIP, La professionalità in trasformazione alla prova del Jobs Act .................................................................................................... SABINA TAGLIAVINI, Una proposta di riforma del sistema di inquadramento: verso un sistema fondato sulle competenze............................ LIBERA INSALATA, La professionalità in Manfrotto S.p.A. tra HRM e partnership sindacale ..............................................................................

9 23 31 53 72 98 113 145 198

Professionalità Studi Numero 1/II – 2018. Studium – Ed. La Scuola – ADAPT University Press ISSN 0392-2790


Editoriale

Professionalità e contrattazione collettiva: ragioni e contenuti di un fascicolo monografico sul tema Silvia Ciucciovino*, Lilli Casano**, Paolo Tomassetti***

Il concetto di “professionalità” è stato centrale nella riflessione giuslavoristica e oggetto di uno stimolante dibattito per via della sua natura intrinsecamente riferibile alla persona del lavoratore. Ciò si avverte, in particolare, se si considerano i tratti distintivi e dinamici della professionalità, ovvero se l’attenzione si sposta dal mero dato delle caratteristiche oggettive della prestazione (cui sono riconducibili determinate competenze e conoscenze tecnico-specialistiche necessarie a svolgere una determinata mansione) ai connotati tipici della persona/lavoratore, dotato di un bagaglio di complessive competenze e specifiche attitudini. Posto in relazione alle caratteristiche essenziali del contratto di lavoro, il tema della professionalità quale «dimensione necessaria, non sempre riconosciuta e tutelata, per l’esplicazione di qualsiasi lavoro» (secondo la definizione di Mario Napoli richiamata nell’editoriale di apertura di questa Rivista), ha così offerto l’occasione per una rilettura delle fondamenta del diritto del lavoro, nella peculiare prospettiva di avvicinare soggetto e oggetto della relazione contrattuale, senza con ciò tradire il principio essenziale della nostra disciplina, declamato solennemente nella dichiarazione di Philadelphia, per cui il lavoro non è una merce. Nella prospettiva giuslavoristica e di relazioni industriali, la nozione di professionalità si afferma nel suo essere intimamente connessa alle modalità di classificazione del lavoro, variabili a seconda dei contesti produttivi e, soprattutto, contrattuali. È questa una indicazione di * Professore Ordinario di Diritto del Lavoro, Università degli Studi Roma Tre. ** ADAPT Senior Researcher. *** ADAPT Senior Researcher – Coordinatore dell’Osservatorio ADAPT FareContrattazione. Professionalità Studi Numero 1/II – 2018. Studium – Ed. La Scuola – ADAPT University Press ISSN 0392-2790


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SILVIA CIUCCIOVINO, LILLI CASANO, PAOLO TOMASSETTI

produttivi e, soprattutto, contrattuali. È questa una indicazione di carattere metodologico, prim’ancora che di contenuto, suggerita dalla dottrina classica in materia di mansioni, laddove si precisava come le domande di fondo di teoria generale del contratto di lavoro dovessero trovare adeguate risposte nell’osservazione dei contenuti della contrattazione collettiva e, segnatamente, nei sistemi di classificazione e inquadramento del personale (1). In queste coordinate teoriche non colpisce che lo stesso Giugni escluse la dimensione dinamica e attitudinale della professionalità dall’oggetto del contratto di lavoro (2) – negletta nei contratti collettivi del tempo –, limitando i confini del “debito” alla qualifica oggettiva, identificata attraverso le mansioni pattuite nel contratto individuale e forgiate nel sistema di contrattazione collettiva (3). Con questa sezione ricerche ci è parso opportuno riaprire e rileggere il dibattito sul rapporto tra professionalità e contrattazione collettiva anzitutto per via delle significative modifiche intercorse nel quadro legislativo e, segnatamente, nella disposizione cardine della materia: l’art. 2103 c.c. Tali nuovi indirizzi legislativi si innestano in un contesto di profondi cambiamenti che hanno investito nell’ultimo ventennio i modi di produrre e lavorare. Se l’analisi dei contenuti dei sistemi di classificazione e inquadramento del personale fosse compiuta oggi, nello scenario aperto dalla c.d. nuova grande trasformazione del lavoro, probabilmente non si giungerebbe alle medesime conclusioni di chi in passato ha tenuto la professionalità fuori dall’oggetto del contratto di lavoro. È convinzione condivisa che i contenuti della contrattazione collettiva siano figli dei tempi: essi tendono cioè a riflettere il contenuto effettivo della prestazione lavorativa risultante dal dispiegarsi del rapporto di lavoro nell’ambito di uno specifico modello di organizzazione d’impresa. Con la conseguenza che l’indifferenza della rappresentanza rispetto a una concezione ampia della professionalità, comprensiva dei tratti dinamici, distintivi e attitudinali della personalità del lavoratore, potrebbe essere stata il riflesso, almeno per tutto il Novecento (1) Per tutti si veda G. GIUGNI, Mansioni e qualifica nel rapporto di lavoro, Jovene, 1963. (2) (A cura di) M. NAPOLI, La professionalità, Vita e pensiero, 2004. C. ALESSI, Professionalità e contratto di lavoro, Giuffrè, 2004. (3) Ivi, 7-8. Professionalità Studi Numero 1/II – 2018. Studium – Ed. La Scuola – ADAPT University Press ISSN 0392-2790


PROFESSIONALITÀ E CONTRATTAZIONE COLLETTIVA

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industriale, dell’indifferenza del processo organizzativo della produzione verso gli aspetti personali, comportamentali ed attitudinali del lavoratore. La condizione di scollamento tra soggetto e oggetto nei rapporti professionali ha subito una evoluzione che, oggi, culmina in un ribaltamento dei termini del problema: i cambiamenti del lavoro, dei suoi contenuti (sempre più cognitivi, cooperativi, polifunzionali, e coinvolgenti) e dei modelli di carriera (sempre più diversificati e polivalenti) impongono di ricercare proprio in una concezione ampia della professionalità la dimensione unificante su cui costruire strumenti di protezione per tutti i lavoratori, a prescindere dalle modalità in cui prestano la propria attività e in una prospettiva di transizioni occupazionali. In un tempo in cui la professionalità tende a svilupparsi in parallelo con l’ampliarsi degli spazi di autonomia e responsabilità del lavoratore dipendente nell’esecuzione della prestazione, contestualmente si assottigliano le barriere concettuali che, tradizionalmente, hanno tenuto distinta l’area del lavoro subordinato da quella del lavoro autonomo. Davanti a questi radicali cambiamenti dell’esperienza economicosociale del lavoro, non è privo di significato che si registri un crescente consenso attorno all’idea che la professionalità si configuri, oggi, come la principale leva di competitività del sistema produttivo. Mai come ora i temi della produttività e dell’efficienza sono così strettamente connessi a quello della professionalità e delle competenze dei lavoratori. Una indicazione in tal senso proviene anche dalle parti sociali, Confindustria e Cgil, Cisl, Uil, le quali, con l’Accordo del 28 febbraio 2018, sono ormai «persuase che la competitività del sistema produttivo e delle imprese si fondi sempre più sul patrimonio di competenze delle lavoratrici e dei lavoratori e, per questo motivo, sono convinte che serva intensificare gli investimenti in questa direzione». Nel tempo della professionalità, tale presa di posizione conferma che il rapporto tra lavoro e produttività, nonché le stesse dinamiche della concorrenza, non si giochino più solo sul quanto e quale lavoro si svolge in un determinato arco temporale, ma sul come si esegue la prestazione lavorativa. Le parti sociali, in altre parole, hanno preso consapevolezza che la professionalità da obiettivo è divenuta un prerequisito che incide non solo sul rapporto di lavoro già costituito, ma anche sulla posizione contrattuale del lavoratore nel mercato. Professionalità Studi Numero 1/II – 2018. Studium – Ed. La Scuola – ADAPT University Press ISSN 0392-2790


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In tale contesto la rappresentanza degli interessi è chiamata a dare risposte che siano in grado di valorizzare e promuovere la professionalità del lavoro senza aggettivi, quale dimensione centrale della capability che alimenta il patrimonio personale del lavoratore non solo nel contratto, ma anche e soprattutto nel mercato del lavoro (4). Sicché i temi della formazione e dell’apprendimento permanente, di fianco a quelli del welfare e del benessere organizzativo, si affermano quali snodi centrali nella costruzione di un ecosistema di tutela effettiva della professionalità del lavoro e ad essi anche la contrattazione collettiva deve riservare adeguata attenzione. Il sindacato, in particolare, è chiamato in causa per riallineare, in chiave rivendicativa e redistributiva, uno scollamento oggettivo tra l’essere e il dover essere nelle dinamiche della corrispettività, e soprattutto per ridisegnare un sistema contrattuale che rispecchi le reali esigenze organizzative necessarie a rendere il sistema produttivo competitivo. In questa direzione, è indispensabile governare le nuove dimensioni della professionalità polivalente e dello sviluppo delle carriere su percorsi sempre meno verticali rispetto al passato. In primis attraverso la contrattazione nazionale e il riassetto dei sistemi di classificazione e inquadramento del personale in relazione al quanto, al cosa e al come deve essere eseguita la prestazione lavorativa. Definizione che, a sua volta, impatta sia sulle dinamiche retributive agganciate ai diversi livelli di classificazione e inquadramento del personale sia, soprattutto, sull’identificazione dei confini dell’esatto adempimento della prestazione lavorativa, e quindi a cascata su una serie di istituti che vanno dall’esercizio dello jus variandi, all’organizzazione del lavoro, ai provvedimenti disciplinari. A questa funzione regolatrice del mercato interno, tradizionalmente riconosciuta alla classificazione del lavoro, si affianca una, sebbene meno esplorata, funzione di regolazione del mercato esterno, poiché i sistemi di classificazione del personale assolvono (o dovrebbero assolvere) al compito di correlare le dinamiche interne di allocazione e (4) M. ROCCELLA, Formazione, occupabilità, occupazione nell’Europa comunitaria, in: DLRI, fasc. 113, 2007, 187 ss; B. CARUSO, Occupabilità, formazione e “capability” nei modelli giuridici di regolazione dei mercati del lavoro, in: DLRI, fasc. 113, 2007, 1 ss; D. GAROFALO, Formazione e lavoro tra diritto e contratto. L'occupabilità, 2004 nonché S. CIUCCIOVINO, Apprendimento e tutela del lavoro, 2013. Professionalità Studi Numero 1/II – 2018. Studium – Ed. La Scuola – ADAPT University Press ISSN 0392-2790


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organizzazione del lavoro al mercato esterno, influenzando per altro verso le dinamiche competitive tra gruppi professionali. In tal senso, acquista rilevanza il tema di una declinazione “dinamica” della professionalità, sostenuta dalla leva formativa: a livello micro, in quanto da essa dipende la possibilità di offrire un sostegno al lavoratore nelle transizioni occupazionali, ovvero in una prospettiva di carriera esterna; a livello macro, in quanto l’ammodernamento dei sistemi di classificazione del personale costituisce condizione indispensabile di correlazione con gli standard di riconoscimento e trasferibilità delle competenze nei mercati nazionali e internazionali. Proprio l’assenza di un impegno concreto in tale direzione ha lasciato il nostro Paese in un ritardo cronico nel cogliere standard condivisi e più rispondenti alla realtà dei mercati del lavoro per la certificazione delle competenze dei lavoratori. Il quadro tracciato a grandi linee pone di fronte a sfide inedite lo studioso, già fortemente sollecitato a ripensare schemi e categorie del passato per via delle importanti modifiche del quadro legislativo e della complessità normativa che la contrattazione collettiva ha raggiunto nel nostro ordinamento. Su questo secondo versante, si registra una presenza a macchia di leopardo del tema della professionalità nei diversi contesti produttivi, nei diversi contratti nazionali anche laddove insistano su medesimi settori, nonché nei diversi contenuti approfonditi dalla contrattazione decentrata. Complessità che si somma peraltro al problema chiave: quello della non facile definizione del concetto stesso di professionalità, che pure può con qualche approssimazione, trova un comune denominatore nei testi contrattuali in termini di “competenze trasversali”, “attitudini personali del lavoratore”, “profili qualitativi della prestazione”, “tratti distintivi della professionalità espressa”, importanza del “saper essere”, accanto al “saper fare” ecc. Di questi e di altri profili di analisi del raccordo tra professionalità e contrattazione collettiva hanno cercato di farsi carico gli studiosi che hanno contribuito, con i loro preziosi punti di vista, ad alimentare la presente sezione ricerche. Il volume si apre con un intervento di Manfred Weiss che, nel delineare i tratti essenziali del profondo cambiamento dei modi di produrre e lavorare, traccia quelle che sono le relative implicazioni sul diritto del lavoro, rimarcando tra le altre cose come diventi ineludibile, oggi, il presidio delle tematiche della formazione e dello sviluppo professionale da parte del legislatore e delle parti sociali. Professionalità Studi Numero 1/II – 2018. Studium – Ed. La Scuola – ADAPT University Press ISSN 0392-2790


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Cristina Alessi, dopo aver ripercorso il tema cruciale del rapporto tra professionalità e teoria generale del contratto di lavoro, si concentra sull’analisi del ruolo che il nuovo art. 2103 c.c. assegna alla contrattazione collettiva, rimarcando come la novella del c.d. Jobs Act solleciti un adeguamento del sistema di inquadramento dei lavoratori, ai fini di un legittimo esercizio dello jus variandi. In questa direzione, l’autrice assegna un ruolo centrale anche alla contrattazione collettiva di secondo livello, la quale ad esempio è chiamata ad adeguare le previsioni del contratto nazionale alle specificità del contesto aziendale. Così è da leggersi la previsione di cui al quarto comma dell’art. 2103 c.c., che attribuisce ai contratti collettivi, senza altra specificazione, il compito di individuare «ulteriori ipotesi di assegnazione a mansioni inferiori», pur sempre nell’ambito della medesima categoria legale. Molti dei temi aperti da Cristina Alessi sono oggetto di analisi nel saggio di Maurizio Falsone, il quale pure mette in evidenza come il rinvio alla contrattazione collettiva contenuto nell’art. 2103 c.c. rappresenti, per le parti sociali, un’opportunità di difesa della professionalità quale valore condiviso. Centrale nella riflessione di Falsone è l’idea che la valorizzazione di una professionalità che soddisfi le esigenze di tutte le parti coinvolte nel rapporto di lavoro possa essere sviluppata solo attraverso strumenti giuridici consensuali, a prescindere dalle interferenze legislative. Sulla stessa tematica si innesta, con una prospettiva diversa, lo scritto di Antonio Riccio. Qui l’analisi si incentra sui profili giuridici del legame esistente tra dimensione collettivo-relazionale del lavoro subordinato e professionalità, concepita come limite al potere di scelta del datore di lavoro su cui può incidere, con funzione di integrazione e specificazione normativa, la contrattazione collettiva. Il saggio di Federico D’Addio che segue, arricchisce il dibattito con l’analisi dell’evidenza empirica riscontrabile nel diritto vivente dei contratti collettivi. L’autore offre una panoramica sulle tendenze e sulle linee di sviluppo in materia negli accordi di rinnovo o integrativi a livello settoriale o aziendale stipulati nel corso del 2017-2018, relativamente ai temi connessi alla professionalità: tutela e sviluppo della stessa, sistemi di inquadramento e classificazione del personale, mansioni e jus variandi, formazione e aggiornamento professionale, ecc. Dall’analisi svolta è emerso trasversalmente un sempre maggiore interesse delle parti ad intervenire e regolare queste materie. Tuttavia, Professionalità Studi Numero 1/II – 2018. Studium – Ed. La Scuola – ADAPT University Press ISSN 0392-2790

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