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Anno 4 - Giugno 2017

Otranto - Lecce

Cultura del territorio, Turismo e Benessere

Personaggio

MARINA SPADAFORA LA MODA ETICA

Scopri l’Italia

SULLE TRACCE DELL’ANTICO SALENTO

[STILE ITALIANO]

PASTIGLIE LEONE LE MITICHE SCATOLETTE GIALLE


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Giugno 2017

indice

[ PERSONAGGIO] 6

Marina Spadafora: «La moda etica può cambiare il mondo»

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[ SCOPRI L’ITALIA]

10 La via dei marmi di Michelangelo

14 Sulle tracce dell’antico Salento tra “Maldive”, barocco e pomi d’oro

[ STILE ITALIANO]

17 1857-2017: quella mitica scatoletta gialla

[ SALUTE E BENESSERE]

18 Le ricette di lunga vita

[ LIBRI]

20 J.D. Vance: Elegia americana 21 Le nostre recensioni

[ AGENDA ITALIA]

22 Weekend di primavera

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Direttore Responsabile Dario Bordet Direttore Editoriale Evelina Flachi ViceDirettore Editoriale Alessandro Trani Art Director Patrizia Colombo Progetto grafico/Impaginazione Milano Graphic Studio S.r.l. Caporedattore Riccardo Lagorio Hanno collaborato Francesca Bastoni Valerio Consonnii Francesco Garosci Carlo Kauffmann giugno 2017

Luca Medici Sandro Nobili Milena Passigato Alessia Placchi Monica Rota Media Partner

Pubblicità, Promozione & PR Le Roy Advertising - Milano Edizioni Le Roy srl redazione@le-roy.it www.italiadagustare.com Stampa Bieffe Industria Grafica (Recanati – MC)

Periodico mensile Reg. trib. di Milano n. 287 del 02/07/12 N°iscrizione ROC: 22250 Distribuzione Gratuita

Desideriamo informarLa che i suoi dati personali raccolti direttamente presso di lei o fornitici saranno utilizzati da parte di “Italia da Gustare” nel pieno rispetto dei principi fondamentali dettati dalla direttiva 95/46/CE e dal D.lgs. 171/98 per la tutela della Privacy nelle Telecomunicazioni e dalla direttiva 97/07/CE e dal d.lgs. 185/99. Eventuali detentori di copywriting sulle immagini - ai quali non siamo riusciti a risalire - sono invitati a mettersi in contatto con: Le Roy srl

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[ editor iale ]

Care Lettrici e Cari Lettori,

turismo internazionale. Per parlarvi

apriamo questo numero con una

di “Stile italiano” abbiamo

lunga intervista a Marina Spadafora,

partecipato alla specialissima “dolce”

stilista di grandi qualità, che ad un

festa di compleanno delle mitiche

certo punto della sua vita ha cercato

Pastiglie Leone, che compiono 160

di dare una svolta etica ad un mondo

anni. Avete presente le storiche

spesso fatuo e disattento. Leggetela

scatolette gialle, contenenti deliziosi

con attenzione e ne resterete colpiti:

zuccherini? E come è capitato a noi

come si fa a non esserlo quando ad

scoprirete un mondo di ricordi, di

esempio afferma che «…cambiare il

professionalità, di gusto italiano e di

mondo si può e provarci è bellissimo».

grande imprenditorialità femminile.

Il nostro “giro d’Italia” prosegue con

Abbiamo dato la consueta attenzione

altre due tappe in territori che non

al cibo e alla tavola, pensando sempre

smetteranno mai di incantarci: vi

al benessere che deve essere al centro

porteremo in Versilia lungo “la via dei

della nostra vita quotidiana. Per la

marmi”, in un itinerario tanto

nostra rubrica “Agenda Italia”

inconsueto quanto affascinante e poi

abbiamo selezionato alcuni

ci spingeremo fino alle “Maldive

appuntamenti davvero intriganti come

italiane”, nel tacco d’Italia, passando

“i giorni del San Daniele” o

dai borghi storici del Salento. Insieme

l’appuntamento a Forlimpopoli con la

esploreremo quell’incantevole tratto di

grande festa a Pellegrino Artusi. Tutto

Puglia, tra due mari, dove gli

questo per offrirvi, attraverso le nostre

splendori della Natura si

pagine, un buon mix di emozioni,

sovrappongono alle meraviglie

scoprendo e condividendo con tutti voi

artistiche, alle tradizioni storiche, alle

le meraviglie di questa nostra Italia

bontà della terra… che la rendono

davvero “da gustare”.

una delle più attraenti mete del

giugno 2017

Evelina Flachi

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[ per s onaggio ]

MARINA SPADAFORA «LA MODA ETICA PUÒ CAMBIARE IL MONDO» Intervista a cura di Dario Bordet

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Marina Spadafora è stata tra le stiliste più d’avanguardia del panorama milanese negli anni ‘90. Nata Anima creativa del maglificio di famiglia, da Bolzano dove è nata si trasferisce diciottenne negli Stati Uniti per diplomarsi al Fashion Institute di Los Angeles. Lavora ad Hollywood come costumista e lì incontra il primo marito, Sean Ferrer, figlio della leggendaria Audrey Hepburn e del regista-attore Mel Ferrer. Rientrata in Italia, nel 1987 debutta con successo sulle passerelle milanesi con la prima collezione di maglieria. Dalla maglia al prêt-à-porter completo, il passo è breve. A Milano apre nel ‘90 il suo primo showroom e nel ‘96, in via della Spiga, la prima boutique monogriffe. Nel ‘97 arriva anche la linea uomo e in anni più recenti il suo brand include anche gli occhiali da sole e i profumi. Nel 2002 viene giugno 2017


[ per s ona ggio ] A destra: Marina Spadafora con Audrey Hepburn e i figli Sean e Luca Beverly Hills 1985

venduta l’azienda di famiglia. La moda è anche libertà intellettuale e Marina decide di liberarsi dei cliché dell’industria del fashion: la sua moda si basa su una ricerca di forme stilizzate, di materiali e tecniche innovativi, rendendo unico e inconfondibile il suo stile. Ama sperimentare e proiettarsi nel futuro, le sue sfilate riflettono il suo pensiero e lanciano messaggi originali: celebre è rimasta la sua sfilata del ‘94 in cui ignorando le differenze fra i sessi fa sfilare ragazzine ed efebi in abiti femminili. Proprio nel 1994 sposa in Tibet, con rito buddista, l’attuale marito, il regista e produttore Jordan Stone, da cui ha avuto 3 figli. Oggi vive tra l’Italia dove hanno sede gli uffici di Auteurs du Monde (linea etica di AltroMercato), New York dove risiede parte della sua famiglia e Santo Domingo, dove dirige la nuova succursale della Parsons School For Design di New York curando i corsi di fashion design, textile design, ethical fashion e fashion careers. Nel giugno 2015 ha ricevuto presso la sede dell’ONU a New York il Women Together Award (prestigioso riconoscimento internazionale) per il suo impegno nella moda etica e sostenibile.

La moda come tradizione di famiglia e l’esperienza americana. Ci spieghi il percorso?

Sono nata in una famiglia che faceva moda, avevamo una industria per la maglieria e dopo il liceo Io mi sono trasferita negli Stati Uniti. Ho fatto un percorso personale sia di studio che di stilista per vari marchi e ho anche lavorato nel cinema a Los Angeles come costumista. Poi sono tornata in Italia e ho fondato il mio brand Marina Spadafora e ho fatto sfilate per 10 anni a Milano, poi ho collaborato con Prada, Miu Miu, Ferragamo.

Poi c’è stata la svolta…

Dopo anni nella Moda, a un certo punto ho sentito fortissimo il desiderio di fare qualcosa che avesse un senso più profondo per me, volevo fortemente che la mia professionalità potesse essere messa al servizio di progetti che rispecchiavano i miei ideali, e così mi sono data a ciò che io chiamo “Fashion with a mission”. Mi sono data una moda che mi assomiglia di più e che è una moda che riesce anche a fare “del bene”. Nel 2007 mi fu offerto di seguire giugno 2017

una collezione che sarebbe stata a filiera interamente africana e realizzata in tessuti organici. Un’avventura meravigliosa che mi portò a vedere molti paesi africani e a lavorare a stretto contatto con alcune realtà locali.

Quando arriva AltroMercato?

Nel 2010, mi offrirono di assumere la direzione creativa della linea di moda etica di abbigliamento ‘Auteurs du Monde’ (produzioni artigianali e maglieria fatta a mano), che curo tutt’ora per promuovere una moda etica e sostenibile. I nostri abiti vengono prodotti da artigiani in 15 Paesi nel Sud del Mondo. Ogni nostro produttore appartiene al ‘World Fair Trade Organization’, associazione internazionale che regola il commercio equo e solidale. L’obiettivo di creare sviluppo in economie emergenti, attraverso la moda, mi ha dato l’occasione di collaborare anche con Franca Sozzani, per l’iniziativa Fashion for Development.

Hai sempre lanciato messaggi originali, che riflettono il tuo pensiero, abbandonando i cliché dell’industria della moda. Celebre è rimasta una sua sfilata del 1994 in cui modelli e modelle giovanissimi sfilarono in abiti femminili. Sì, diciamo che era una cosa che ha precorso i tempi perché adesso è molto di moda la “genderless fashion” che vuol dire la moda senza gender, quindi senza sesso e la moda unisex e ai tempi noi abbiamo appunto fatto questa cosa ed ha avuto molto successo.

Sei stata sposata con Sean Ferrer, figlio di Mel Ferrer e Audrey Hepburn. Qualche ricordo della grande attrice

Audrey Hepburn è stata mia suocera e per tanti anni. Era una persona meravigliosa, anche lei come me aveva questa vocazione per fare del bene e infatti è stata l’Ambasciatrice dell’Unicef più di successo, che ha portato più fondi di tutta la storia degli Special

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[ personaggio ]

Ambassadors. Avevamo una relazione molto molto forte, molto vicina e ci volevamo molto bene. Tutte e due del Toro, io 3 maggio e lei 4 maggio, è stato un “grande amore”.

Sopra: Marina Spadafora in uno dei suoi viaggi; in alto con il marito Jordan Stone; a fianco e sotto: la collezione P/E 2017 di Altro Mercato Auteurs du Monde

Poi hai sposato il regista Jordan Stone, da cui ha avuto tre figli. Proprio una grande passione per il Cinema!

Sì, è vero. È buffo... se non fanno Cinema non li sposo (ride…). A me piace moltissimo il mondo del Cinema, lavorare come costumista è stata una esperienza meravigliosa. Mi piacciono le persone creative per cui anche Jordan appunto nel modo del cinema lo è, siamo sposati da 24 anni, è una persona meravigliosa… siamo una famiglia di creativi.

Il tuo lavoro ha sempre coinvolto un forte interesse sociale e ambientale. Progetti Futuri?

Continuerò in questo. Sono molto interessata anche a tutto ciò che è educazione, quindi, oltre a continuare a disegnare le collezioni di Altro Mercato Auteurs du Monde, sono anche Direttore della Carriera di Moda di una scuola a Santo Domingo che è gemellata con la Parsons School of Design di New York. Noi siamo un po’ la testa di ponte per tutto quello che è il Sud America e il Centro America, e quindi io viaggio tra Milano, New York e Santo Domingo.

Come ti trovi a Milano?

Amo Milano anche perché la sento molto a misura d’uomo. Sono particolarmente affezionata a Brera e dintorni, la trovo così accogliente, così affascinante, così milanese!

Un messaggio per i giovani aspiranti stilisti…

Comportatevi con coscienza, cercate di portare l’innovazione e la trasparenza in tutto ciò che fate.

Grazie Marina, e in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti. Grazie a voi.

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[ s copr i l’italia ]

LA VIA DEI MARMI DI MICHELANGELO A cura di di Sandro Nobili

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Grazie alle importanti cave sfruttate sin dalla metà del I secolo a.C., in Versilia ha preso forma una vera e propria civiltà del marmo. Fra il ‘300 e il ‘400 le cave di marmo versiliesi fornirono materiali per le chiese e i palazzi di Pisa, Lucca e Genova. Nell’era dei Medici l’industria del marmo ebbe in Versilia un forte impulso; un concreto sviluppo prese avvio a seguito del lodo del ‘513 di Papa Leone X, che restituì ai fiorentini il territorio di Pietrasanta. Il Papa scelse gli schizzi di Michelangelo Buonarroti a quelli di altri famosi artisti (tra cui Raffaello) per il progetto a Firenze della facciata della Chiesa di San Lorenzo, rimasta incompiuta. Dopo aver assegnato la Versilia ai fiorentini, Giovanni de’ Medici ordinò a Michelangelo di utilizzare i marmi estratti nei monti di Seravezza e di realizzare la strada dalle cave al mare. L’impresa impegnò Michelangelo dal 1518 al 1520 tra mille difficoltà, ma quando finalmente i primi marmi giunsero a Firenze, nel ‘521, il progetto della facciata ormai era stato abbandonato per problemi tecnici e finanziari.

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Carrara

Seravezza Forte dei Marmi

Stazzema Querceta Pietrasanta

«L’ORO BIANCO» DELLA VERSILIA Faremo con voi un viaggio tra le splendide terre del marmo, un territorio da visitare in ogni stagione dell’anno, dai luminosi lidi tirrenici alle vette apuane attraverso i secolari oliveti della piana e della prima collina, le valli verdissime e ricche di torrenti, le cave di marmo e i piccoli borghi che, come antiche fortezze, vegliano su questa terra dalla lunga e originale storia. Capoluogo della Versilia Storica, tra le Alpi Apuane e il mare, meta ideale per gli amanti della cultura e dell’arte, Pietrasanta è un pittoresco borgo mediegiugno 2017


[ s copr i

l’ita lia ]

vale. Deriva il suo nome dal nobile milanese Guiscardo Pietrasanta che, durante il suo mandato come podestà di Lucca, la fondò nel 1255. Crocevia di scultori provenienti da tutto il mondo, vanta radici antichissime nella lavorazione del marmo ed è ricca di botteghe e di laboratori artigianali in cui si respira un’aria michelangiolesca. Passeggiando per le vie del centro si possono ammirare ad ogni angolo opere di rinomati pittori e scultori del calibro di Igor Mitoraj, Jean Michel Folon, Fernando Botero, Pietro Cascella, Kan Yasuda, Arnaldo Pomodoro, Joan Mirò. Il centro storico è anche sede di numerosi monumenti tra i quali il Duomo romanico-rinascimentale di San Martino e la chiesa sospesa al culto di Sant’Agostino, del ‘300. Meritano una visita il Museo archeologico e la Casa natale di Giosué Carducci. La città possiede anche una rete di cunicoli sotterranei, oltre a opere difensive strategiche quali le mura di cinta ben visibili dalla piazza centrale e raggiungibili grazie a un sentiero che termina alla Rocca di Sala, dalla quale si può ammirare la piana versiliese da Viareggio a Forte dei Marmi e, nelle giornate più limpide, l’arcipelago toscano e la costa ligure. Per gli amanti della scultura imperdibili sono anche il Parco Internazionale della Scultura, il Musa, museo reale e virtuale di scultura e architettura, e il Museo dei Bozzetti (ospitato nei loggiati dell´ex convento di Sant´Agostino) che raccoglie i più significativi gessi e disegni preparatori realizzati dagli scultori che hanno lavorato e lavorano nei laboratori versiliesi dai primi del ‘900 a oggi.

A sinistra: una cava nelle Alpi Apuane; in questa pagina dall’alto: la casa di Giosué Carducci a Pietrasanta e una veduta del pittoresco borgo medievale; qui sopra: Forte dei Marmi

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Non lontano da Pietrasanta si trova la celebre località balneare di Forte dei Marmi, perla della Versilia, che deve il suo nome ad un magazzino di marmi nel quale venivano raccolti i marmi in attesa di essere caricati sui “navicelli”. Il magazzino era ubicato nei pressi del forte, detto “il Fortino”, fatto costruire alla fine del ‘700 dal Granduca Pietro Leopoldo. Elegante, marina, montana, collinare, Forte dei Marmi è un un luogo affascinante dove rilassarsi tra la bellezza di una natura conservata gelosamente ma anche dove inseguire, tra boutique e locali alla moda, una vivace vita notturna, movimentata e mondana. Molto da vedere, dunque, e molto da visitare: tra mare, spiagge, negozi e l’ormai celebre mercato, tanto rinomato da diventare un appuntamento itinerante in diverse città italiane. Da non perdere il quartiere Roma Imperiale, con le sue antiche Ville Nobiliari, fra le quali spiccano Villa Agnelli, Villa Antonietta e Casa Mann Borghese, spesso “riviste” da grandi architetti contemporanei

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[ scopri

l’ita lia ] In basso: il palio dei Micci; sotto: Piazza Alberica a Carrara; a destra: nel ’900 a Seravezza, il trasporto di un blocco di marmo

prattutto per il famoso Museo del lavoro e delle tradizioni popolari della storica Versilia, ospitato dal Palazzo Mediceo e all’interno del quale si possono ammirare gli strumenti e i macchinari usati nell’antica arte della lavorazione del marmo. Infine, a Pomezzana, un piccolo paese appartenente al comune di Stazzema, si trova l’antica “ferreria Milani”, aperta al pubblico e interessante in quanto vi si fabbricavano gli strumenti usati per lavorare il marmo.

Carrara, la nota capitale mondiale del marmo, era

come Giò Ponti o Giovanni Michelucci. A Vittoria Apuana si trova invece Villa Bertelli e, nei suoi pressi, la casa naturale-museo dello scultore Ugo Guidi che ospita la maggior parte delle sue opere ed è una importante galleria di arte contemporanea.

Querceta (frazione di Viareggio) è una zona ricca di

laboratori artistici impegnati nel commercio estero. Si tratta di un punto di partenza ideale per visitare le cave di marmo situate sul monte Altissimo e nella zona del Corchia. Il luogo è anche ricco di tradizioni: una in particolare è il palio dei Micci (che nel dialetto locale significa asini). Lo spettacolo venne organizzato per la prima volta nel 1956 con lo scopo di dare maggiore risalto ai festeggiamenti del patrono San Giuseppe; negli intenti dell’epoca doveva essere la copia satirica del palio di Siena, ma fin dalla 2a edizione si caratterizzò come manifestazione storico-folkloristica intenta a far rivivere la storia e le leggende del luogo. Non lontano, Seravezza merita una visita so-

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nota in tutto il mondo già a partire dall’epoca romana. Oggi parlare di Carrara significa evocare il marmo e le sue cave, così prezioso da essere definito “oro bianco”, così noto da richiamare artisti e uomini illustri di ogni epoca e di ogni luogo. Tappa d’obbligo nel magnifico centro storico che vanta un Duomo risalente all’XI-XIV secolo, il campanile in marmo, la fontana del “Gigante” e la casa dove visse Michelangelo. Da non perdere l’edificio che ospita l’Accademia di Belle Arti, costituito dall’antico Castello e dal principesco Palazzo Rinascimentale, la duecentesca Casa Repetti e la Piazza Alberica, una fra le più belle piazze realizzate intorno al ‘600. Merita più di una visita il Museo del marmo, che ospita la più ricca collezione nazionale di diversi tipi di marmo, graniti e pietre decorative, in aggiunta a vari tipi di strumenti e a una collezione di disegni tecnici e di antiche foto di opere d’arte moderna. Vivere Carrara significa guardare i suoi panorami, respirare i suoi profumi e, perché no, assaggiare almeno alcuni dei suoi numerosi prodotti tipici. Impossibile non iniziare dal lardo di colonnata, che deve il suo gusto eccezionale proprio alla stagionatura che avviene all’interno di conche di marmo (all’interno delle quali vengono riposti, a strati alterni, falde di lardo ed aromi vari tra cui pepe, cannella, coriandolo, rosmarino). Tra i tanti piatti locali segnaliamo inoltre alcune divertenti lavorazioni della farina: gli ‘sgabei’ da una parte (pasta di pane lievitata, tagliata a strisce e poi fritta), la farinata dall’altra (farina stemperata e cotta in acqua, nel latte o nel brodo). giugno 2017


[ s copri l’ita lia ] Conosciuto per la bellezza del Barocco, il Salento racchiude secoli di storia che si dipanano tra costruzioni antiche e grotte rupestri, città e monumenti che raccontano di due civiltà, quella marina e quella contadina, che viaggiano di pari passo, raccontando di una terra in cui si intrecciano affascinanti leggende, storie, colori e costruzioni. Secondo un’antica leggenda deve il suo nome al Re Sale, mitico re dei Messapi. Ecco un interessante itinerario, tra Lecce e l’estrema punta del tacco, sulle tracce della sua affascinate storia e delle bellezze naturali, architettoniche ed enogastronomiche

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Iniziamo il nostro viaggio dallo storico borgo leccese di Aradeo, dal latino “altare di Dio” (legato probabilmente alla profonda religiosità dei suoi fondatori), poco distante dalle coste del Mar Ionio. È qui che vive la giovane cantante di successo Emmanuela Marrone (in arte Emma) che ha contribuito a dare notorietà alla cittadina.

SULLE TRACCE DELL’ANTICO SALENTO A cura di Dario Bordet

TRA “MALDIVE” BAROCCO E POMI D’ORO

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Galatina Aradeo

Barbarano del Capo Morciano di Leuca Pescoluse

Castrignano del Capo

Santa Maria di Leuca

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[ s copr i Aradeo vanta una cultura notevole dovuta alla moltitudine di dominazioni subite, come quelle greca, romana, saracena, spagnola, francese e tedesca. Tra le storiche testimonianze, simboli del potere signorile, nel centro storico troviamo il Palazzo Baronale Grassi e l’imponente Palazzo Baronale “Tre Masserie”, conosciuto come “il Castello”, entrambi del ‘500. Degno di nota è il ‘Tiro dei cavalli da forza’, una tradizione che da 116 anni si svolge nel mese maggio, dove si può assistere alle prove di forza dei cavalli, organizzato nel rispetto delle norme contro ogni forma di maltrattamento degli animali. Per gustare i sapori tipici del-

punto per garantirne la salubrità e la qualità. Per un soggiorno di relax e benessere, tra profumi di zagare ed essenze mediterranee, troverete l’eccellenza dell’ospitalità al Resort San Giorgio sulla Provinciale Noha-Collepasso - Cutrofiano.

Galatina, a pochi km da Aradeo,

è il terzo maggior centro abitato della provincia di Lecce, anche se l’area era già abitata in epoca preromana e romana, e in seguito dominata dai Goti. Il massimo splendore arrivò sotto il domino di “Raimondello” Orsini Del Balzo che nel 1355 la ampliò e la cinse di mura: vi erano ben cinque porte

l’ita lia ]

Santa Caterina d’Alessandria e la Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo (del ‘600). Imperdibile, in Piazza Alighieri, anche l’opera di un illustre figlio di Galatina, Gaetano Martinez, la ‘Lampada senza Luce’ conosciuta come “la pupa” (bambola): una enigmatica figura di bagnante completamente nuda adagiata su un manto e ritratta in una posa liberamente tratta dai sepolcri medicei di Michelangelo, come asseriva lo stesso Martinez. A Galatina è ancora vivo il fenomeno delle “tarantate” che tra il 27 e il 29 giugno eseguono un ossessivo e frenetico ballo per liberarsi dagli effetti del morso della tarantola.

Da sinistra: il ‘Tiro dei cavalli da forza’; la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria; il porto di Santa Maria di Leuca; in basso: il Resort San Giorgio

la tradizione salentina è d’obbligo una sosta al Ristorante Giorè, in Piazzetta Grassi, nato da un ex frantoio del ‘600: qui le antiche ricette, rivisitate dal fantasioso Chef Alessandro, sono preparate con prodotti stagionali rigorosamente a Km 0. Tra i prodotti d’eccellenza della zona, la “penda” è pomodoro invernale tipico del Salento nella varietà “Ponderosa”, di color giallo oro, recuperata da anziani agricoltori e coltivata seguendo un disciplinare messo a giugno 2017

di accesso alla città, di cui oggi ne sono rimaste solo tre, Porta Luce, Porta Nuova e Porta dei Cappuccini. Tra i pregevoli palazzi troviamo il Palazzo Ducale, del sec. XVI, fu la casa della nobiltà galatinese. Tra gli altri monumenti importanti, il Sedile (XV-XVIII secolo), che oggi ospita i Vigili Urbani, presenta sulla facciata il cosiddetto ‘cartiglio in pietra’, la Torre dell’Orologio, dedicata a Vittorio Emanuele II Re d’Italia. Di primaria importanza anche la trecentesca Chiesa di

A sud della penisola, a soli 3 km dalla costa, Morciano di Leuca è un altro suggestivo paese ricco di bellezze artistiche. Sorta dalle ceneri dell’antichissima città di Vereto, fu distrutta dai Saraceni nel IX secolo d.C. Il principale monumento di Morciano è il Castello Castromediano - Valentini, realizzato su volontà di Gualtieri VI di Brienne nella prima metà del XIV secolo, per difendere la zona dai continui attacchi nemici. Una nota particolare va alla Cappella della

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[ scopri

l’italia ]

Madonna di Costantinopoli, risalente alla seconda metà del XVI secolo. Ciò che la rende preziosa è un enorme monolite, un autentico menhir in pietra locale, sul cui fronte piatto è affrescata una stupenda Madonna col Bambino, probabilmente risalente al XVI secolo, venuto alla luce di recente a seguito di un restauro della chiesetta. Morciano comprende anche la frazione di Barbarano del Capo, nota per le sue “vore” carsiche e il Santuario di Santa Maria di Leuca del Belvedere, nota anche tra le popolazioni del luogo con il nome di Leuca Piccola. Deve il suo nome all’usanza di sostarvi nei secoli passati da parte dei pellegrini

pensate portano pena perciò prima pensare poi parlare”. Il Capo di Leuca affascina soprattutto per il suo mare e le sue coste. In appena pochi chilometri di costa si possono trovare a levante scogliere alte e frastagliate, a volte difficilmente praticabili per i non esperti, che scendono a picco nel mare Adriatico, e a ponente piccoli arenili che interrompono scogli bassi o ancora ampie distese di spiaggia sabbiosa dal colore giallo-oro. A rendere ancora più interessante tutto il litorale, è la presenza di numerose grotte carsiche, circa una trentina, a cui la fantasia e l’immaginazione dell’uomo hanno attribuito nomi alquanto

Polpo alla pignata

diretti al Santuario “De finibus terrae”. Il complesso comprendeva la Chiesa per la preghiera, la locanda per il ristoro, i sotterranei con le nicchie per il riposo, i pozzi per l’approvvigionamento idrico, le scuderie e le mangiatoie per i cavalli e gli asini. Una curiosità è data dal fatto che, secondo gli anziani del paese, un tempo sul fronte del locale adibito a locanda vi era una lastra di pietra leccese con incise le 10 P: “parole poco

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vece, la pasta con le cozze, le “sagne torte”, fettuccine arrotolate su se stesse e condite con un sugo di pomodoro e polpette, e la “sciuscella”, polpette realizzate con un impasto di uova, formaggio grattugiato, farina e pan grattato e cotte in un brodo a cui si aggiunge della salsa di pomodoro.

Non cercate altrove le Maldive. Sono proprio qui nel Salento a Pescoluse, nell’estrema punta del tacco d’Italia dove le acque di due splendidi mari si incontrano. Un paesaggio stupendo, spiagge bianche e sabbia finissima, acque particolarmente limpide e profumate, dune di sabbia, acacie e tamerici,

Pescoluse

singolari come la Grotta Porcinara, o le grotte “del Diavolo”, “del Drago”, “del Presepe”, “delle tre Porte”. La verde macchia mediterranea, ricca di pinete e uliveti, circonda il Borgo di Castrignano del Capo. Qui ci spostiamo per assaporare le tradizioni culinarie locali, tra cui spiccano alcune ricette come il “polpo alla pignata”, polipo in umido con le patate, servito con fette di pane di grano casereccio. Tra i primi, ricordiamo in-

un orizzonte ampio con infiniti e rossi tramonti dove perdere i propri pensieri e le proprie ansie. Se cercate il vero Paradiso è qui: Il lido “Le Maldive del Salento” dell’imprenditore Vito Vergine, nel corso degli anni, ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti: è una delle 11 più belle spiagge del Mediterraneo, secondo Lonely Planet. Proprio qui nel Salento, sarete ammaliati dalla bellezza del paesaggio e dalla limpidezza dei colori. giugno 2017


[ s tile ita lia no ]

1857-2017 QUELLA MITICA SCATOLETTA GIALLA A cura di Carlo Kauffmann

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In Piemonte ancora oggi per dire a qualcuno che è molto in gamba si dice ‘sei Marca Leun’. Quella delle pastiglie Leone non è solo la storia di una Azienda, dopo 160 anni possiamo ben dire che è un po’ la storia del nostro Paese. È la storia di ognuno di noi che ha trascorso la sua vita tenendo fra le mani le mitiche “scatolette Leone”. Lo possiamo definire un amarcord collettivo che si riaccende ogni qual volta parliamo di quei dolcissimi zuccherini colorati. Le pastiglie Leone, una vera istituzione, hanno conservato nel tempo un primato invidiabile, la riconoscibilità, un vero unicum nel panorama vastissimo del mondo dolciario. Luigi Leone riuscì, sul finire del 1800, a far entrare le “dolci pastiglie”, stipate in quelle inconfondibili scatolette gialle, nelle borsette delle dame e nei taschini dei gentiluomini. Una brillante operazione di marketing, come la definiremmo oggi. Non sappiamo dire se realtà o leggenda, ma si narra che anche Camillo Benso di Cavour, prima di ogni suo intervento, si rinfrescava la gola con una “gommosa” Leone alla liquerizia aromatizzata alla violetta. Alla morte di Luigi Leone, acquistò la confetteria la Signora Gisella Balla Monero, proprietaria di un “ingrosso dolciario” che vendeva i prodotti Leone. I risultati dimostrarono ben presto la sua capacità manageriale tanto da poter essere definita oggi, una vera e propria pioniera della imprenditorialità femminile. Abbiamo visitato il nuovo stabilimento Leone a Collegno, dove l’azienda si è trasferita nel 2006 per fare fron-

te alle nuove “sfide” produttive, abbandonando, non senza malinconia, la sede storica di Corso Regina Margherita a Torino. Qui c’è anche una linea che produce cioccolato realizzando il sogno di conservare intatte le più antiche tradizioni cioccolatiere piemontesi. Un grande stabilimento moderno, efficiente, guidato dagli eredi Monero, che nel 2016 ha portato all’estero in Paesi come Australia, Canada, Stati Uniti, Giappone, Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, il 15% della sua produzione. Buon Compleanno “Pastiglie Leone”! Sopra: la famiglia Monero; a sinistra: la lattina creata per festeggiare i 160 anni dell’Azienda

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[ s alute & benes s er e ]

LE RICETTE DI LUNGA VITA A cura di Evelina Flachi

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Le mie ricette “di lunga vita” sono nate nel 2010 nell’ambito di un progetto di educazione alimentare realizzato con il supporto della Camera di Commercio di Milano e proposto in alcuni ristoranti cittadini. Il menu di lunga vita comprende 16 ricette “primavera/estate” e altrettante “autunno/inverno”, elaborate includendo gli ingredienti della cucina mediterranea. È dedicato a tutti i consumatori che considerano l’alimentazione un mezzo utile al mantenimento del benessere e alla prevenzione dei più comuni problemi di salute. Per poter interpretare questi menu è importante conoscere le principali funzioni bionutrizionali di alcuni alimenti di origine vegetale ricchi di antiossidanti protettivi come le vitamine C, A, E, i polifenoli, i carotenoidi, i sali minerali e gli acidi grassi omega-3, contenuti in maggior percentuale nel pesce azzurro. Ecco due delle ricette presenti nel progetto, adatte a mantenere la linea e la salute senza perdere il gusto e il piacere di stare a tavola.

Le ricette sono tratte dal libro “La dieta del 5”

RISOTTO CON FIORI DI ZUCCA, ASPARAGI E ZAFFERANO Ingredienti per 4 persone 300 gr di riso Carnaroli 8 fiori di zucca 20 gr di burro ½ cipolla (40 gr) 400 gr di asparagi 10 gr di pistilli di zafferano 1 cucchiaio di prezzemolo tritato sale

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370 kcal a porzione

Preparazione

Pulite, lavate gli asparagi e lessateli, conservando l’acqua di cottura. Pulite i fiori di zucca e tagliateli a striscioline. Fate fondere in una casseruola 20 gr di burro e fateci appassire la cipolla affettata finemente. Quindi alzate la fiamma e aggiungete il riso; fatelo insaporire mescolando, in modo che la cipolla non bruci. Poi unite l’acqua di cottura degli asparagi bollente e portate a cottura girando

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CALAMARI RIPIENI AGLI ASPARAGI SU NERO DI SEPPIA 160 kcal a porzione Ingredienti per 4 persone 600 gr di calamaretti 1000 gr di asparagi 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva sale Preparazione

Da sapere

Pulire i calamaretti, conservando le vescichette dell’inchiostro. Altrimenti acquistare due bustine di nero di seppia o di calamaro reperibili nei supermercati e nelle pescherie. Mondare gli asparagi eliminando la base fibrosa e farli cuocere in acqua bollente salata per 10 minuti, quindi sgocciolarli e affettarli. Tritare i tentacoli dei calamaretti, unire agli asparagi e utilizzare il composto per farcire le sacche, chiudendole con uno stecchino. Non riempire troppo perché cuocendo si restringono, rischiando così di lacerarsi. Disporre in un ampio tegame con l’olio i calamaretti, coprirli e lasciarli cuocere a fiamma bassa per 5-6 minuti. A fine cottura togliere i calamaretti dal tegame, unire qualche cucchiaio d’acqua e mescolare in modo da sciogliere le incrostazioni caramellate formatesi in cottura. Aggiungere le vescichette con l’inchiostro o le bustine di nero, stemperarle bene, e quando si avrà un liquido nero leggermente sciropposo versarlo nei piatti; disporvi sopra i calamaretti e servire.

Gli asparagi sono ricchi di vitamina B9 (acido folico), necessaria alla moltiplicazione e al rinnovamento cellulare. Svolgono un’azione benefica sull’intestino perché contengono fibre delicate, utili a stimolare e regolarizzare il transito intestinale senza produrre irritazioni. Sono poveri di sodio e hanno proprietà diuretiche. Quelli selvatici e verdi, ricchi di clorofilla rispetto a quelli bianchi che non la contengono, una percentuale maggiore di vitamina A (155 mcg) e di vitamina C (23 mg) rispetto a quelli coltivati in serra. Il calamaro presenta un buon contenuto di vitamina A, di calcio e fosforo, ed è un’ottima fonte di proteine a basso tenore calorico. Ovviamente occorre astenersi dal consumarlo fritto; preferibilmente, va gustato in insalate di mare con poco olio (meglio aceto balsamico) oppure in umido con altri molluschi. Un consiglio per la pulizia: per spellare più facilmente i calamari, metterli mezzo minuto in acqua bollente e passarli poi in acqua fredda.

spesso. Dopo 10 minuti unite gli asparagi tagliati a dadini e i pistilli di zafferano, sciolti in un po’ di brodo. Quando il riso risulta cotto unite i fiori di zucca tagliati, aggiustate di sale, spolverate con il prezzemolo tritato, mantecate e servite.

Può riequilibrare le funzioni del fegato e depurare l’organismo. Fa parte dei carboidrati, fondamentali per innescare le reazioni biochimiche che consentono di bruciare i grassi accumulati nell’organismo. È opinione comune che i carboidrati ingrassino perché molto calorici, ma si tratta di un mito da sfatare: 1 gr di carboidrati, infatti, produce solo 4 calorie (esattamente come 1 gr di proteine) contro le 9 di una pari quantità di grassi. Gli asparagi hanno una spiccata azione diuretica e possono avere controindicazioni individuali. Lo zafferano è uno stimolante delle secrezioni gastriche.

Da sapere

Il riso è un alimento energetico indicato in tutti i tipi di alimentazione, in particolare durante la crescita, la convalescenza e in caso di sovraffaticamento. Ha proprietà astringenti, soprattutto se brillato, e può combattere le fermentazioni intestinali.

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LIBRI

ELEGIA AMERICANA

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«Quest’anno non leggerete un libro più importante sull’America» ha scritto recentemente “The Economist” A cura di Valerio Consonni

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J.D. Vance racconta senza indulgenza la storia, in filigrana, di un Paese intero, di quel proletariato bianco degli Stati Uniti che nelle recenti elezioni presidenziali ha espresso la sua frustrazione portando alla vittoria Donald Trump. L’ opera prima di J.D. Vance racconta l’ascesa difficile ma coronata dal successo di un abitante degli Appalachi nel secondo dopoguerra. Una terra violenta e povera, arretrata, dove la rudezza era al limite dell’assurdo, da cui negli anni ‘50 e ‘60 molta gente è emigrata verso l’Ohio, verso l’industria fiorente, nella speranza di una vita migliore. Uno spostamento traumatico perché ci si lasciava indietro una tradizione importante, un legame che nonostante la sua bruttura, aveva forgiato quella schiatta di uomini, ma nello stesso tempo un’ultima generazione dedita ad alcool e droghe. La narrazione intreccia i racconti personali della vita del protagonista, Vance, con interessanti riferimenti a studi sociologici relativi alla povertà dei bianchi di quella regione. Una pagina importante di una storia sociale, nell’arco di tempo di tutto il secondo dopoguerra, in una delle regioni più povere degli Stati Uniti. Ma quel sogno di benessere e riscatto è solo sfiorato: più tardi quando la deindustrializzazione colpisce il mondo operaio, ritorna la miseria di un tem-

po, la violenza, la droga, il crollo dei valori, la disgregazione delle famiglie. La madre tossicodipendente di Vance è una figura centrale di questo progressivo calo dei valori: simbolo del disfacimento generale di quel mondo di operai si unisce a 5 uomini nullafacenti, gettando i figli nella solitudine più nera fra vicini di casa alcolisti capaci solamente di sopravvivere con i sussidi e lamentarsi del Governo. La vita del ragazzo è anche una vita di continui insuccessi scolastici. I nonni saranno quindi le sue figure di riferimento, la salvezza e risalita verso un avvenire migliore. Ma la vera svolta avverrà in modo imprevisto: entrare a far parte del corpo dei Marines e poi l’Iraq dove Vance fu inviato. Le brutture del passato non sono nulla di fronte alla guerra. Poi un altro destino: l’università, la laurea, il matrimonio, la sicurezza economica… la realizzazione del sogno americano. Fortuna? No. Impegno, volontà. Ora Vance è in grado di affrontare la vita. E J.D. Vance diventa così il cantore, brutale e appassionato di conquista di un modello, di un’idea, nata dall’implosione di un mondo in disfacimento. Un libro intenso, che fa riflettere… Vance è straordinario quando ci descrive quell’America che credevamo di conoscere, ma che in realtà abbiamo capito quanto poco comprendiamo. giugno 2017


[ libri ] SANT’AMBROEUS Il dolce salotto di Milano

Nel 1936 nasce questo storico caffè pasticceria, uno dei luoghi simbolo della città. Maria Canella, storica del costume e della moda, ne ricostruisce vicende e protagonisti, svelando la ricetta di questo successo, delineando un ritratto della sua clientela. È una fotografia inedita della società meneghina che trova in questo “dolce salotto” un equilibrio perfetto fra eleganza, stile, riservatezza. Maria Canella (Skira)

ANNA STA MENTENDO

Questo è un romanzo da leggere per comprendere come molte volte la nostra moderna tecnologia ci mette di fronte a realtà non realtà che possono tormentare arrivando a cancellare ogni specificità del nostro animo umano. L’invito intrigante a scaricare una applicazione curiosa chiamata nel romanzo “Whats true” condizionerà la vita del personaggio intorno al quale ruota tutta la storia. Federico Baccomo (Giunti)

IO E LEI Confessioni della sclerosi multipla

Un libro da leggere con emozione. Cosa dire di questo dialogo fra due “lei” dove una è nientemeno che la “sclerosi multipla” egocentrica, irriverente quando l’autrice le fa dire “sono dentro di lei più di chiunque altro”. C’è un altro grande significato, questa è una storia che profuma di vita non di malattia. Fiamma Satta (Mondadori)

DORMIRE E MANGIARE NELL’ORTO

È la prima guida all’ospitalità rurale in Italia: 300 dimore con vista orti dove dormire, mangiare, provare il calore dell’ospitalità e dell’accoglienza contadina. Piccole aziende agricole familiari biologiche e biodinamiche, agriturismi “veri”, dove si lavora la terra e si preparano in casa pane e companatico. Un viaggio nella convivialità rurale per tutte le tasche. Massimo Acanfora-Roberto Brioschi (Altraeconomia)

I LOVE TOKYO

I Love Tokyo è lo sguardo di La Pina su questa città meravigliosa. Un libro capace di farti sentire gli odori dei ristorantini di Shimbashi, vivere l’ebbrezza dei minuscoli bar di Golden Gay, sentire il frastuono delle piazze di Shibuya e vedere gli interni delle case a Shimokitazawa. Questo libro vi farà vivere il Giappone… comodamente appollaiati sul divano di casa. La Pina (Vallardi)

ANIME E ACCIUGHE

Ma che storia è? Cosa c’entrano le anime con le acciughe? C’entrano perché siamo nell’aldilà, come non lo avreste mai immaginato, dove tutto è all’insegna della leggerezza. Ci sono incontri surreali con personaggi famosi da Radetzky a Eco a Fiorucci, dialoghi e naturalmente tante altre incredibili storie tutte piacevolmente da scoprire.

Achille Mauri (Bollati Boringhieri)

CONFESSIONI AUDACI DI UN BALLERINO DI LISCIO

Il racconto parte dal compleanno, 50 anni, della più famosa balera del Polesine, “Il Sorriso dancing club”. Frank Saponara, il proprietario, organizza una grande festa: Frank è un ballerino di liscio che ha avuto molte donne, ma solo tre sono davvero entrate nella sua vita. Manca solo l’amico Vladimiro. Frank scopre che la vita è come il liscio: si balla in due e bisogna andare a tempo. Paola Cereda (Baldini e Castoldi)

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[ a genda italia ]

WEEKEND DI PRIMAVERA La nostra agenda di questo mese vi consiglia alcuni appuntamenti di grande interesse per trascorrere un piacevole fine settimana un po’ diverso dal solito, in località che meritano una visita soprattutto se non ci siete mai stati

TRIESTE, LA CITTÀ DEL MARE E DEL VENTO Giugno è un mese ideale per trascorrere un lungo weekend a Trieste. Città che va vissuta nei suoi luoghi simbolo, dal Castello di Miramare a quello di Duino, a Piazza dell’Unità d’Italia, dal centralissimo Viale 20 settembre ai vicoli più vecchi e caratteristici, al maestoso porto. Una sosta nei locali più antichi è d’obbligo, così come al nuovo Eataly Trieste, uno spazio definito da subito “figlio del vento e del mare” risultato del bel restauro del vecchio edificio del 1902, magazzino di stoccaggio delle botti provenienti dall’Istria e dalla Dalmazia.

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FESTA ARTUSIANA XXI EDIZIONE “Apocalittici e integrati in cucina”: dal 24 giugno al 2 luglio a Forlimpopoli (FC) si trasforma nella capitale del mangiar bene, per omaggiare il suo concittadino più illustre: Pellegrino Artusi. Una piacevole occasione per un divertente fine settimana dove si festeggia con un fitto calendario di manifestazioni: 150 appuntamenti, 20 incontri sul cibo, 60 ristoranti, tante cucine dal mondo, molti spettacoli.

A MILANO L’ARCH WEEK Se vi trovate a Milano dal 12 al 18 giugno potrete vivere una settimana dedicata al futuro dell’architettura urbana e alle nuove competenze da mettere in campo per realizzare grandi spazi verdi, oltre a quelli già esistenti. Un ricco calendario di incontri, letture e conferenze, con tanti nomi importanti a livello mondiale. Triennale, Politecnico, Teatro Burri le sedi che ospiteranno le manifestazioni. Promotore e Direttore Artistico di questa Arch Week, l’architetto Stefano Boeri.

ARIA DI SAN DANIELE Venerdi 23 giugno, alle ore 19, nella piazza principale di San Daniele del Friuli (UD), con il taglio della prima fetta di San Daniele DOP, prenderanno il via tutte le manifestazioni organizzate per festeggiare una delle più celebri prelibatezze italiane. Si partecipa a degustazioni, aperture speciali, lezioni di cucina e tanto altro. Dal 23 al 25 giugno, locali, ristoranti, e prosciuttifici saranno aperti per consentire a tutti di vivere in un unico grande percorso enogastronomico.

BEIGUA UNESCO GLOBAL GEOPARK Riviera di Ponente. Provate la bellezza di una passeggiata con i vostri figli seguendo i sentieri che si snodano in una natura che ti fa riscoprire i valori importanti per amare la terra. Qui al Beigua si può davvero capire l’importanza della biodiversità e con l’iniziativa “bimbi gratis” la Direzione del Parco ha preparato un programma ricco di iniziative per tutta la famiglia (venerdì 2, sabato 10 e domenica 18 giugno).

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