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ivere V

novembre/dicembre 2016 n. 180

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a tempo pieno Bellezza Pelle: quale peeling?

Alimentazione Cocco bello!

Varie

AttivitĂ fisica in gravidanza

MEDICINA

Influenza: piĂš aggressiva?


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EDITORIALE — La donazione di organi

n. 180 novembre/dicembre 2016

Care lettrici, cari lettori,

SOMMARIO MEDICINA

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"La donazione di organi: parliamone!" è il messaggio della nuova campagna avviata dall'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) in partenariato con Swisstransplant, per motivare le persone a manifestare chiaramente la propria volontà e incoraggiarle ad affrontare questo delicato tema. Infatti, nonostante oltre l'80% della popolazione svizzera sia favorevole alla donazione di organi, quest'anno il numero di donatori si è ridotto. Inoltre, spesso i congiunti non conoscono la volontà della persona defunta, poiché solo in pochi li informano della propria volontà o compilano la tessera di donatore. Pertanto nella metà dei casi la famiglia, in una situazione di lutto, non dà il consenso al prelievo di organi. Attualmente in Svizzera circa 1'500 persone attendono di ricevere un organo e, la lista di attesa si allunga con il trascorrere degli anni e ogni settimana muoiono 2 persone per non essere riuscite a sottoporsi ad un trapianto. È vero che dal 2014 al 2015 il numero di donatori è passato da 14,4 a 17,4 persone per milione di abitanti. Tuttavia la tendenza nel 2016 è nettamente al ribasso: nel primo semestre il numero si è ridotto a 11,7 persone. La Confederazione si è posta l'obiettivo di raggiungere i 20 donatori per milione di abitanti entro il 2018. A tale scopo, nel 2013 il Consiglio federale ha avviato il piano d'azione "Più organi per i trapianti" di cui fa parte la presente campagna: con essa, l'UFSP mira quindi a motivare la popolazione a parlare di questo tema, certamente di dominio privato ma nel contempo sinonimo di solidarietà. Per questo motivo l'altro slogan alla base di questa campagna è "Vivere è condividere". La campagna si svilupperà su 4 anni e dispone di un budget annuale di 1,65 milioni di franchi. Lo spot televisivo aggrega un sottile humor a situazioni assurde per sdrammatizzare la sensibilità di questo tema. Trovate maggiori informazioni sul sito della campagna www.vivere-condividere.ch.

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La vetrina: novembre-dicembre Find us on

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SIGLA EDITORIALE

COMITATO DI REDAZIONE

REDAZIONE

SOCIETÀ VIVA SA INDIRIZZO Casella postale 5539, CH — 6901 Lugano TELEFONO +41 (0)91 922 68 66 FAX +41 (0)91 923 39 09 E-MAIL vivere@bluewin.ch

MARIO TANZI Presidente OFCT DOTT. GIORGIO ANTOGNINI già Presidente PharmaSuisse ENNIO BALMELLI Portavoce OFCT

M. SC. COM. VALENTINA TANZI Responsabile CRISTINA GEROSA Segretaria

Gli articoli impegnano soltanto la responsabilità degli autori.

Agno:

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NUOVA FILIALE!

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ALIMENTAZIONE

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24 h d’autonomia

Apnea nel sonno

Nuove vie per le donne

BELLEZZA

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Influenza 2016-2017

Sarà veramente più virulenta?

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MEDICINA — Influenza quest'inverno

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INFLUENZA 2016-2017: SARÀ VERAMENTE PIÙ VIRULENTA? Secondo gli infettivologi, mentre la scorsa stagione l'influenza è stata relativamente lieve quest'anno sarà più severa. In arrivo anche due virus assenti nelle ultime stagioni, ai quali parte della popolazione potrebbe essere più suscettibile. La redazione

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I VIRUS RESPONSABILI

I virus influenzali dovrebbero essere 4: • l'A/California/7/2009, • l'H1N1 responsabile della ‘pandemia’ del 2009, • l'A/Hong Kong/4801/2014 (H3N2)-nuova variante, • il B/Brisbane/60/2008 (lignaggio B/Victoria)-nuova variante, tutti presenti nella nuova composizione vaccinale.

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’influenza 2016/2017 sarà più aggressiva? Perché si dice che quest’anno l’influenza sarà più prepotente che mai? Principalmente ci sono due fattori che hanno fatto sbilanciare così tanto i medici: il largo anticipo con cui è stato isolato il virus (e questo vuol dire che c’è un rischio di maggiore diffusione anche tra le persone che solitamente si vaccinano) e il fatto che sono stati isolati due virus che contengono delle piccole mutazioni che potrebbero favorire una maggiore circolazione dell’influenza. Proprio per questi motivi i medici faranno maggiore pressione sui propri pazienti per non sottovalutare i rischi e vaccinarsi, soprattutto i soggetti che sono più a rischio di complicazioni (chi ha superato i sessantacinque anni e i malati cronici), ma anche i bambini e gli adulti sopra i 50 anni. Il picco stagionale è previsto per gennaio: considerando che il vaccino impiega come minimo 2 settimane per attivare il suo potere immunizzante, i medici consigliano di vaccinarsi entro novembre.

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MEDICINA — Influenza quest'inverno

L'INFLUENZA '15/'16 In Svizzera l’epidemia di influenza dello scorso inverno, se paragonata con quelle dell’ultimo decennio, ha avuto un impatto medio. Ha raggiunto il suo picco nella sesta settimana e si è protratta per soli 3 mesi, durante i quali circa il 2,5% della popolazione (211'000 persone) ha consultato un medico di base per affezioni di tipo in influenzale. Essenzialmente, i virus che circolavano nel nostro Paese erano di tipo B del lignaggio Victoria e, più raramente, virus dell’influenza A(H1N1)pdm09. Il vaccino antinfluenzale trivalente 2015 non ha coperto questi ceppi del virus di tipo B. Per i soggetti vaccinati, perciò, la protezione non è stata ottimale. Il vaccino quadrivalente ha invece coperto entrambi i ceppi in circolazione. In tutta Europa si è registrata soprattutto un’ondata caratterizzata da un ceppo di tipo A(H1N1)pdm09, sebbene non siano stati rari neppure i virus influenzali di tipo B. Anche questi appartenevano, nella maggior parte dei casi, al lignaggio Victoria.

I SINTOMI E LA DURATA PER ADULTI E BAMBINI

I sintomi dell’influenza più o meno abbiamo imparato a riconoscerli tutti. Possono essere diversi e solitamente si manifestano dopo 1-4 giorni dal momento del contagio: febbre, malessere generale, raffreddore, tosse, congestione nasale, mal di testa, nausea, dolori muscolari, diarrea e vomito, sudorazione, brividi, mancanza d’appetito sono i principali.

Le complicazioni

È importante ricordare che, in alcuni casi, soprattutto in soggetti a rischio con affezioni del sistema immunitario, diabetici, ipertesi ecc., sono possibili ulteriori complicazioni causate da: • infezioni batteriche come polmoniti, sinusiti, otiti; • ulteriore peggioramento delle condizioni generali di salute legate a problematiche cardiovascolari, respiratorie, renali. La maggior parte dei soggetti in giovane età in salute guarisce dall’influenza senza alcuna conseguenza. Febbre e dolori muscolari in genere durano solo 2-4 giorni, ma la tosse e la stanchezza possono protrarsi per 1-2 settimane o più. Nei bambini più piccoli l’influenza può causare: • crup - un’infezione della gola e delle corde vocali che dà raucedine, tosse canina e respiro rumoroso, • polmonite; • bronchiolite - Infezione delle piccole vie aeree che portano ai polmoni, con conseguenti sibili e difficoltà respiratorie). L’influenza può indebolire il sistema immunitario, favorendo infezioni batteriche di • orecchie (otite),

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QUANDO ANDARE AL PRONTO SOCCORSO

Se si manifesta uno qualsiasi dei sintomi qui elencati, chiamare immediatamente l’ambulanza o andare immediatamente al pronto soccorso: • difficoltà a respirare o fiato corto, • dolore o senso di costrizione a livello del torace o dell’addome, • vertigini improvvise, • stato confusionale, • vomito prolungato o abbondante, • febbre alta che non scende nemmeno assumendo il paracetamolo, • sentire che il bambino si muove meno del solito o non si muove.

IL CONTAGIO

Molti non lo sanno, ma chi è malato di influenza può contagiare gli altri anche a distanza di un paio di metri; i virus si diffondono principalmente tramite le goccioline di saliva che vengono emesse starnutendo, tossendo, ma anche semplicemente parlando. Ma è possibile essere contagiati anche toccando un oggetto o una superficie contaminata e poi avvicinando la mano alla bocca o al naso. In media gli adulti possono essere contagiosi per circa 5-7 giorni a partire dal giorno prima che si manifestino i sintomi (questo vuol dire che si può essere contagiosi anche prima di sapere di essere malati), mentre i bambini possono trasmettere l’affezione anche per più di 7 giorni. Può capitare che alcune persone infette non sviluppino nessun sintomo particolare, ma anche in questi casi corrono il rischio di trasmettere il virus ad altre persone.

Come evitare il contagio

Per evitare di essere contagiati bisognerebbe prendere alcuni accorgimenti. Sembra ovvio e scontato dirlo, ma si dovrebbe stare alla larga dalle persone che hanno già preso l’influenza (e loro dovrebbero starsene a casa per curarsi meglio ed evitare rischi per gli altri); questo vuol dire anche non utilizzare i loro stessi piatti o posate se non dopo averli lavati con attenzione e pulire e disinfettare le superfici di casa (o scuola o posto di lavoro). È pure molto importante anche lavarsi spesso le mani: utilizzare acqua e sapone e se questi non sono disponibili, e salviettine a base di alcool. Nel periodo di massima diffusione del virus si dovrebbero evitare i luoghi chiusi e affollati e limitare i contatti fisici. Chi ha contratto il virus dovrebbe coprirsi naso e bocca quando starnutisce o tossisce (e poi lavarsi le mani) e buttare immediatamente il fazzoletto di carta usato, che è una vera e propria scoria infetta. Non sarebbe una cattiva idea neanche cambiare lo spazzolino da denti, visto che i virus possono rimanervi fino a 7 giorni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha previsto poi un piano di prevenzione vaccinale da proporre in via preferenziale agli over 65 e agli altri soggetti a rischio, come chi presenta malattie che potrebbero avere complicanze nel caso di influenza e le donne nel secondo e terzo trimestre di gravidanza. Il vaccino antinfluenzale può comunque essere somministrato a tutti coloro che desiderano evitare la malattia influenzale e che non abbiano problemi nei confronti di esso.

Elenco delle categorie per le quali la vaccinazione stagionale è raccomandata:

• soggetti di età pari o superiore a 65 anni. • Bambini di età superiore ai 6 mesi, ragazzi e adulti fino a 65 anni di età affetti da patologie che aumentano il rischio di complicanze da influenza - malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio (inclusa l’asma grave, la displasia broncopolmonare, la fibrosi cistica e la broncopatia cronico-ostruttiva BPCO); malattie dell’apparato cardio-circolatorio, comprese le cardiopatie congenite e acquisite; diabete mellito e altre malattie metaboliche (inclusi gli obesi con BMI >30 e gravi patologie concomitanti); insufficienza renale cronica; malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie; tumori; malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV; malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali; patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici; patologie associate a un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie (ad es. malattie neuromuscolari); epatopatie croniche. • Bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale. • Donne che all’inizio della stagione epidemica si trovino nel secondo e terzo trimestre di gravidanza. • Individui di qualunque età ricoverati presso strutture per lungodegenti. • Medici e personale sanitario di assistenza. • Familiari e contatti di soggetti ad alto rischio. • Addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo e certe categorie di lavoratori - Forze di polizia; vigili del fuoco; altre categorie socialmente utili potrebbero avvantaggiarsi della vaccinazione, per motivi vincolati allo svolgimento della loro attività lavorativa; infine, è pratica internazionalmente diffusa l’offerta attiva e gratuita della vaccinazione antinfluenzale da parte dei datori di lavoro ai lavoratori particolarmente esposti per l'attività svolta e al fine di contenere ricadute negative sulla produttività.

• Personale che, per motivi di lavoro, è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani allevatori; addetti all’attività di allevamento; addetti al trasporto di animali vivi; macellatori e vaccinatori; veterinari pubblici e liberi professionisti.

I RIMEDI PER SUPERARE L’AFFEZIONE

Il vaccino antinfluenzale è l’unica arma specifica per combattere questa affezione; gli antivirali non rappresentano un’alternativa e possono essere presi solo su indicazione del medico; i soggetti che non corrono il rischio di complicazioni possono anche ricorrere ai medicinali sintomatici, ma è sempre meglio chiedere al dottore o al farmacista. Non vanno messi in secondo piano i classici rimedi della nonna, ovvero delle semplici soluzioni che possono fornire qualche tipo di protezione nei confronti dell’antipatico virus. Il grande classico in questi casi è il brodo di pollo: contiene delle proteine che rinforzano il nostro sistema immunitario e, se viene consumato caldo, può avere effetti fluidificanti su catarro e muco. Cipolla e aglio magari non faranno profumare l’alito, ma hanno delle importanti proprietà antisettiche. Il miele aiuta a calmare le crisi di tosse e favorisce la fluidificazione del catarro. Il pepe è una spezia in grado di abbassare la febbre e di liberare le vie respiratorie ostruite dal raffreddore. Respirare i vapori caldi da una pentola con acqua in ebollizione coperti da un asciugamano, i cosiddetti suffumigi, aiuta a decongestionare il naso otturato dal raffreddore. All’acqua si possono anche aggiungere eucalipto, lavanda e menta per liberare le vie respiratorie, il naso e sciogliere il catarro. Per il mal di gola, invece, particolarmente adatta è un’infusione a base di calendula, utile per combattere la voce rauca. Infine, bisogna fare attenzione alla dieta: no ai cibi grassi o particolarmente conditi e spazio a frutta e verdura e a piatti leggeri. Agrumi, frutta e verdura, essendo prodotti ricchi di vitamine e sali minerali, aiutano a mantenere sempre alti meccanismi di difesa dell’organismo. È pure molto importante l’idratazione, specialmente per chi soffre di virus intestinale, visto che con diarrea e vomito si perdono tanti liquidi.

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MEDICINA — Dormire

APNEA DA SONNO: NUOVE VIE PER LE DONNE

soluzioni per le donne

Differenze tra uomo e donna? Ce ne sono in quantità, anche quando di notte manca l'aria. Perciò è importante una terapia adatta alle donne. La redazione giusta diagnosi. C'è così pericolo di curare con un approccio farmacologico, bypassando la causa. Ma anche la scelta della terapia adatta non è facile, perché di solito le pazienti hanno un indice di apnea-ipopnea (IAI) più basso, fasi più brevi di arresti respiratori e limitazioni più frequenti del flusso od ostruzione parziale delle vie respiratorie superiori. Però già con un IAI relativamente basso si manifestano dei sintomi più netti che negli uomini allo stesso stadio della malattia.

NUOVE FORME DI TERAPIA

QUANTO È STRETTO IL LEGAME TRA SONNO E PSICHE?

Molto stretto: tutti abbiamo vissuto dei disturbi passeggeri del sonno per esempio in caso di progetti professionali importanti o di fasi difficili della vita privata. Oggi gli esperti sono concordi nell'affermare che le depressioni e i disturbi del sonno sono strettamente collegati tra loro. Ad esempio, una carenza cronica di sonno si considera ora come un fattore di rischio per lo sviluppo di una depressione da esaurimento.

Stress e sovraccarico

Possono anch'essi essere degli indicatori di disturbi del sonno. Sovente la qualità del sonno dipende dal proprio ritmo personale del sonno.

Da che cosa riconoscere una depressione?

Come più importanti sintomi di una depressione si considerano un umore depresso e la perdita del piacere. I depositi di energia sembrano essere esauriti.

Vivere novembre/dicembre 2016

In questi ultimi anni, in caso di disturbi dovuti allo stress in ambito professionale si parla spesso di "burnout". In caso di burnout in fase avanzata, non di rado l'esaurimento emozionale e la diminuzione di effeccienza causano una depressione che necessita di cure. Tra i primi sintomi dovuti a un sovraccarico da stress sovente si manifesta un ostinato disturbo del sonno, che specialmente nel periodo iniziale è ben curabile. Se i disturbi persistono per più di 4-6 settimane è consigliabile un accertamento da parte di un professionista. Infatti le malattie psichiche e fisiche possono provocare gli stessi sintomi: per esempio, un grave disturbo del sonno notturno può determinare un profondo esaurimento.

INTERPRETARE CORRETTAMENTE I SINTOMI

È piuttosto raro che le donne parlino di sintomi tipici di un'apnea nel sonno (apnea notturna) quali • russare rumorosamente, • arresti della respirazione • stanchezza durante il giorno. Accusano invece • difficoltà ad addormentarsi e disturbi nella durata del sonno, • depressioni o mal di testa • dolori articolari. Per il medico di famiglia è quindi difficile porre la

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Un nuovo inizio nella terapia per la donna

IL PRIMO PASSO 1) Russate tanto rumorosamente che vi si può sentire a porte chiuse? 2) Siete spesso stanchi o soffrite di sonnolenza durante il giorno? 3) Qualcuno/il vostro partner ha constatato che durante il sonno la vostra respirazione si arresta? 4) Avete la pressione alta e/o è già in cura medica per ipertensione?

© Nenad Aksic / Shutterstock.com

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disturbi della respirazione durante il sonno, se non curati, possono avere delle conseguenze gravi come ipertensione arteriosa e infarto cardiaco. Mentre nelle donne prima della menopausa la loro frequenza è soltanto circa metà che negli uomini, dopo il climaterio essa raggiunge il "livello maschile".

Basandosi su queste cognizioni e su diversi studi, la terapia CPAP (Continuous Positive Airway Pressure) è un trattamento affermato ed efficace in caso di apnea da sonno. Mediante appositi apparecchi, durante il sonno si inspira ed espira aria con una determinata pressione e si impediscono le apnee mantenendo aperte le vie respiratorie. In caso di apnea nel sonno leggera o di media entità e di intolelranza alla terapia CPAP o rifiuto della stessa, come alternativa si può far ricorso al dispositivo di riposizionamento mandibolare. Questa ortesi mandibolare ultraleggera mantiene la mascella inferiore in posizione avanzata in modo da aumentare lo spazio dietro la lingua, favorendo una respirazione normale. Tutto sommato un nuovo inizio nella terapia del sonno che offre alle donne una miglior qualità di vita.

Il 23,4% delle donne tra i 40 e 85 anni soffrono di apnea del sonno*. Stanchezza, aumento di peso, depressione, insonnia, russamento e cefalea, sono sintomi comuni dell’apnea del sonno nelle donne.

*Heinzer R, Vat S, Marques-Vidal P, et al. Prevalence of sleep-disordered breathing in the general population: the HypnoLaus study. Lancet Respir Med 2015

ResMed.com


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BELLEZZA — Pelle

PEELING: NON È UNICAMENTE UN SEMPLICE SCRUB

Quale scegliere?

Occorre considerare innanzitutto il tipo di risultato che si vuole ottenere, l’inestetismo da trattare, i tempi di guarigione e la profondità a cui la sostanza deve lavorare per eseguire l’esfoliazione. In generale, i fattori che determinano tale scelta possono essere così riassunti: • tipo di inestetismo, • patologia che si vuole trattare, • zona del corpo da trattare, • sostanza da utilizzare, livello, concentrazione e tempo di posa sulla pelle, • tipo di pelle e suo spessore.

È un trattamento estetico che serve ad eliminare dalla pelle le cellule morte dello strato cutaneo superficiale colpevoli di rendere il viso e il corpo opachi e spenti e può essere eseguito sia dalle donne che dagli uomini, ma con indicazioni ed a concentrazioni diverse. La redazione

COS'È IL PEELING CHIMICO?

L

a parola peeling deriva deriva dall’inglese to peel, significa "sbucciare" e va ad indicare proprio l’azione svolta da determinate sostanze chimiche che consentono di esfoliare, cioè portare via dalla pelle le cellule morte, lasciando che al loro posto se ne formino delle nuove capaci, oltre che di ridare un aspetto più levigato e liscio alla pelle del viso e del corpo, anche di stimolare la produzione di fibrolasti, responsabili della formazione di collagene negli strati più profondi del derma, e favorire l’assorbimento nell’epidermide di sostanze con azione antiossidante e di fotoringiovanimento.

È il più forte tra tutti i peeling attualmente eseguiti nella medicina e nella chirurgia estetica, in quanto viene effettuato mediante l’applicazione di una o più sostanze esfolianti, che penetrano nella pelle ad una grandissima profondità, provocando la totale distruzione di porzioni di epidermide, con una conseguente rigenerazione di nuovi tessuti cutanei. Il peeling chimico è conosciuto anche con il nome di chemoesfoliazione, chemochirurgia o dermapeeling e la profondità di penetrazione dell’acido dipende dalla concentrazione della sostanza: infatti, gli stessi acidi utilizzati per quello chimico possono essere utilizzati anche per peeling meno invasivi.

Per chi è vietato?

Il peeling a qualsiasi profondità e con qualsiasi sostanza è assolutamente vietato in presenza di: • gravidanza, • aspettative irreali del paziente, • fototipi alti (lV-V-Vl), • diatesi fibroblastica (tendenza ad una A COSA SERVE? "brutta" cicatrizzazione, cheloidi), • herpex simplex in fase attiva, Il peeling è un trattamento estetico che stimola, attraverso l’applicazione di una specifica sostanza • dermatite atopica, sulla pelle, l'esfoliazione delle cellule morte ed il • rifiuto da parte del paziente verso la fotoprotezione, conseguente ricambio della pelle. Il peeling permette pertanto di: • melasma profondo (iperpigmentazione su fronte, zigomi, tempie conseguente all’u• rigenerare le cellule - Attraverso l’eliminazione delle cellule morte dallo strato della cute, so di Pagina pillola contraccettiva, antibiotici o NEWPRINT PUBB 4 COL 190x45 23-08-2005 8:28 1 favorendo l’accelerazione del ricambio cellulare gravidanza),

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QUANDO VA FATTO IL PEELING?

• orticaria cronica.

La scelta di ricorrere ad un peeling dipende sostanzialmente dalla volontà o meno di facilitare la nostra pelle ad eliminare dalla cute le cellule morte che si sono depositate sugli strati superficiali dell’epidermide. Gli effetti del tempo, lo smog, lo stress e il sole, infatti, agiscono direttamente e proporzionalmente sulla pelle che reagisce come una spugna assorbendo tutti questi agenti esterni che rendono la cute secca, rugosa ed opaca, a chiazze, con fibromi, e addirittura con dei tumori della pelle. È proprio per i motivi sopraindicati che gli esperti consigliano di eseguire il peeling: • prima dell’arrivo dell’inverno - Serve a preparare la pelle a proteggersi dal freddo e dagli sbalzi di temperatura caratteristici della stagione. • Alla fine dell’inverno - Per togliere alla pelle quell’aspetto grigiastro e spento caratteristico.

LE TIPOLOGIE DI PEELING

I peeling vengono suddivisi in 3 tipologie a seconda della sostanza utilizzata e del grado di profondità che riescono a raggiungere nell’epidermide. Si distinguono pertanto in peeling chimico profondo, medio e superficiale. I maggiori benefici si ottengono ovviamente impiegando prodotti chimici che effettuano un peeling profondo: risultano al contempo più invasivi e impegnativi dal punto di vista degli effetti collaterali, dei possibili danni e in merito ai tempi di guarigione, rispetto ai peeling leggeri in granuli che si trovano in commercio. Le varie tipologie di peeling possono essere utilizzate per combattere molte problematiche della pelle; ovviamente, maggiore è la profondità di penetrazione dell’esfoliante e maggiori sono i risultati che si possono ottenere già con una seduta, così come sono maggiori gli effetti collaterali e/o eventuali rischi e disagi.

DA CHI E COME?

Le persone che intendono sottoporsi ad un peeling chimico devono innanzitutto rivolgersi a medici professionisti specializzati, che hanno il compito e il dovere di informare il paziente sulle modalità di svolgimento della seduta, sulla tecnica che andranno ad utilizzare, sul tipo di sostanza e sulla sua concentrazione. I pazienti, inoltre, 4-6 settimane prima devono fare un trattamento di preparazione della pelle mediante l’applicazione, sulla zona da trattare, di acido isoretinoico (Retin A) e 4% di idrochinone: tale trattamento è indispensabile in quanto permette di far diminuire lo spessore dello strato della pelle, consentendo e favorendo una maggiore penetrazione della sostanza nell’epidermide e prevenire la possibilità di un'iperpigmentazione dopo il peeling.

I RISCHI E I POSSIBILI DANNI

Gli effetti collaterali che possono insorgere nel periodo subito dopo l'applicazione sono la necrosi dell’epidermide e del derma papillare, che possono estendersi fino al derma reticolare: generalmente questi esiti scompaiono dopo qualche giorno dal trattamento dopo la completa guarigione dal trauma.

COSA SI PUÒ TRATTARE?

In generale può essere utilizzato per combattere e ridurre gli effetti di varie patologie ed inestetismi, quali: • photoaging (fotoinvecchiamento), • cheratosi attinica - Un’alterazione dell’epidermide che causa un ispessimento della pelle. • Macchie scure sul viso - Causate da un’eccessiva esposizione ai raggi UVA e UVB. • Esiti cicatriziali causati da acne, terapia farmacologica o patologie, • rosacea, • coperose, • invecchiamento cutaneo - Rughe labiali e frontali, zampe di gallina. • smagliature, • discromie, • dermatite seborroica, • radiodermiti.

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che avviene già naturalmente nel derma. • Eliminare le cellule morte e danneggiate Vengono sostituite da cellule epidermiche normali. • Attivare la produzione di collagene ed elastina - Mediante la stimolazione dei fibroblasti, responsabili della formazione di collagene negli strati più profondi del derma. • Favorire l’assorbimento nell’epidermide di sostanze con azione antiossidante e di fotoringiovanimento.

• Prima dell’arrivo dell’estate - Serve a preparare la pelle alle frequenti esposizioni solari e consentire un’abbronzatura più compatta. • Alla fine dell’estate - Per togliere i residui dell’abbronzatura, le macchie scure del viso ed eventuali residui di scottature.

Di notte la pelle si rigenera. Ecco perché un preparato per la notte adatto al tipo di pelle agisce in maniera ottimale ed efficiente. I principi attivi altamente dosati sviluppano il loro effetto ricostituente e rigenerante negli strati profondi dell’epidermide. Il risultato è una pelle fresca, rigenerata, morbida e ben nutrita. I prodotti sono disponibili anche senza profumo. MADE IN SWITZERLAND.

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Nello specifico, gli effetti collaterali e i possibili danni possono essere di 2 tipi: • effetti collaterali che si risolvono completamente - Come cambiamenti pigmentari, eritema prolungato, acne, herpes facciale, infezione batterica superficiale). • Effetti collaterali considerati come "serie complicazioni" - Come cambiamenti pigmentari, eritema che dura più di 3 mesi, cicatrizzazione ipertrofica, atrofia, anomalie epatiche, renali e cardiache).

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ALIMENTAZIONE — Noce di cocco

COCCO BELLO: MOLTO PIÙ DI UNA NOCE

di regolare gli zuccheri nel sangue, di abbassare il tasso del colesterolo e di aiutare l'organismo a mantenere la corretta idratazione, in particolare se oltre alla polpa di cocco se ne consuma anche l'acqua. Il consumo di cocco inoltre aiuta a migliorare la digestione, supporta il sistema immunitario, è utile nella difesa da virus e infezioni e contribuisce a regolare il metabolismo e a mantenere un peso del corpo corretto. Il consumo di cocco inoltre supporta lo sviluppo di ossa e denti forti e sani, aumentando la capacità del nostro corpo di assimilare il calcio e il magnesio. Si ritiene pure che il cocco aiuti a prevenire l'osteoporosi, una condizione in cui le ossa diventano fragili e perdono la loro densità. Dunque il cocco può essere considerato un alimento importante per chi vuole proteggere le proprie ossa ma nello stesso tempo non assume o preferisce non consumare latte e latticini (che tra l'altro sono una fonte di calcio molto discussa) perché vegan o intollerante al lattosio. Infine, per il suo contenuto di acido laurico, il cocco è considerato benefico sia per il sistema nervoso che per il cervello.

Proprietà, benefici e valori nutrizionali del frutto, dell'acqua, dell'olio e del latte di questo frutto. La redazione

di cocco locali. Ecco quali sono i benefici del cocco e perché si tratta di un alimento così tanto amato.

PROPRIETÀ

Quando apriamo una comune noce di cocco, ecco che possiamo gustare la sua polpa. Dalla noce di cocco ancora verde viene ricavata l'acqua di cocco, una bevanda particolarmente dissetante e ricca di sali minerali. Dal cocco si ottengono anche il latte, una bevanda vegetale che possiamo affiancare al latte di riso o a quello di mandorle, e l'olio, che viene utilizzato come prodotto di bellezza ma anche come ingrediente per cucinare e condire, soprattutto in Oriente.

Effetto diuretico

Il cocco è uno degli alimenti più ricchi di potassio, un minerale di fondamentale importanza per l’organismo. Una delle svariate funzioni che il potassio svolge nell’organismo è quella di regolare il volume di liquidi nelle cellule e nel plasma. Il potassio insieme al sodio regola la quantità di acqua nelle urine eliminata attraverso i reni e in particolare il primo

Azione lassativa

Il cocco è ricco di acqua e fibre, un connubio ideale per chi soffre di stipsi. Le fibre, infatti, aumentano il volume fecale ma trattenendo l’acqua formano una sostanza mucillaginosa che favorisce il transito intestinale. Inoltre il potassio, a livello dell’apparato gastro-enterico, aumenta gli spasmi intestinali potenziando l’effetto lassativo.

Per i diabetici

È uno di quei frutti con “indice glicemico” medio, cioè non provoca un innalzamento repentino della glicemia, pericoloso per i pazienti diabetici. Non è particolarmente ricco di zuccheri semplici e carboidrati e quindi può essere consumato con moderazione in presenza di patologia diabetica.

VERO O FALSO? Fa male al cuore

Falso. La noce di cocco non contiene colesterolo, ma molti acidi grassi saturi a catena media (acido laurico), non a catena lunga come i grassi animali tipo burro e formaggi.

Il suo olio non fa ingrassare

Vero. Secondo Emmanuelle Cazé, dietista presso il centro di talassoterapia Alliance Pornic, è composto per il 100% da grassi che vengono rapidamente metabolizzati e aumentano il dispendio energetico a riposo.

Vero. Secondo il dottor Mary Newport, neurologo e autore di "Alzheimer's Disease: What If There Was a Cure?" gli acidi grassi a catena media migliorano le capacità cognitive poiché proteggono i neuroni.

Riscaldato, il burro è tossico

Falso. Chiamato "burro di cocco", l'olio di cocco solido può essere scaldato senza avere conseguenze negative sulla salute. È perfetto per dare un tocco esotico a gamberi o verdure fritte!

L'acqua di cocco è poco idratante

Falso. I brasiliani la bevono per reidratarsi durante i giorni più caldi. È particolarmente indicata dopo lo sport per fare il pieno di sali minerali. Se confezionata, controllare che sia senza zuccheri aggiunti.

Il latte di cocco è ideale per gli intolleranti al lattosio

Vero. Ottenuto dalla polpa grattugiata, è molto energetico (210 kcal/100 g contro le 23 kcal dell'acqua di cocco) e sostituisce il latte nelle ricette senza lattosio.

COCCO VERSUS DIETE?

Ma, così ricco di grassi, siamo sicuri che si utilizzi anche nelle diete? Eccone alcuni casi.

Diete ipocaloriche

Il cocco non è indicato nelle diete ipocaloriche con limitazione dell’apporto di grassi a meno che non

Apporto calorico

Il cocco contiene fibre vegetali e acqua, ma anche una parte grassa, che lo rende un frutto molto nutriente e che nello stesso tempo fa salire il conteggio delle calorie. Infatti è bene ricordare che 100 g di polpa di cocco, considerando dunque soltanto la parte commestibile, apportano 360 calorie ripartite in: • carboidrati 10% (9,5 g) • proteine 4% (3,5 g) • lipidi 86% (35 g)

Benefici per la salute

Il cocco secondo la medicina naturale ha la capacità

A ciascuno il suo sistema di difesa.

Lo zinco e la vitamina C sostengono il nostro sistema immunitario!

© id-art / Shutterstock.com

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l cocco, o noce di cocco (Cocos nucifera), è un alimento ricco di proprietà benefiche per la salute in tutte le sue parti, che si tratti della polpa, fresca o essiccata, del latte o della sua acqua. Gli abitanti delle isole del Pacifico lo considerano un vero e proprio toccasana per la salute e la palma da cocco viene soprannominata "Al2x65_shbero17.5.2005 12:54 Pagina 1 della Vita". Per noi il cocco rappresenta un alimento esotico, un cibo fresco tipico della stagione estiva che possiamo trovare in alcuni supermercati e che riusciamo ad avere più facilmente a disposizione quando ci troviamo in spiaggia. Durante un viaggio all'estero però potremmo avere la possibilità di gustare noci

Il cocco è considerato un alimento benefico in particolare per via del suo contenuto di sali minerali. Il cocco infatti è un'importante fonte di potassio (380 mg per 100 g) ma contiene anche altri minerali come magnesio (36 mg), rame, fosforo (104 mg), zinco, calcio e ferro. Contiene zuccheri naturali, fibre vegetali e amminoacidi. Si tratta anche di una fonte di alcune vitamine, con particolare riferimento alle vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B5, B6), alla vitamina C, alla vitamina E e alla vitamina K. Nel cocco si trovano anche buone quantità di amminoacidi essenziali quali arginina, cisteina, isoleucina, serina e treonina. Il cocco, inoltre, è un alimento ricco di acqua e per questo tende a deteriorarsi presto: infatti, una volta aperto, va conservato in frigorifero immerso in un recipiente pieno d’acqua. Per ovviare al problema del deterioramento, spesso la polpa di cocco viene disidratata e conservata sotto forma di scagliette. Trattandosi di cocco disidratato, però, in termini energetici le cose cambiano: cento grammi di cocco essiccato contano ben 604 calorie. Attenti dunque a non esagerare!

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ALIMENTAZIONE — Trends

Diete per sportivi

LO SAPEVI? Dall’olio di cocco vengono ricavati anche il burro e la margarina, utilizzati soprattutto in ambito cosmetico nella preparazione di creme e pomate e nella fabbricazione di saponi. Del cocco non si butta via niente: con le foglie si fabbricano cesti e si ricavano coperture per i tetti, dai fiori si estrae una linfa molto dolce che serve per la preparazione di una bevanda alcolica chiamata “Toddy”, dal fusto si ricava legno per la costruzione di mobili e manici di ombrello. La noce di cocco non ancora aperta può essere conservata per un periodo di circa 4 mesi; una volta aperta va però riposta in frigorifero ricoperta d’acqua, meglio se quella contenuta al suo interno, per non più di 4 o 5 giorni. L’acqua della noce di cocco, per le sue caratteristiche, è considerata un ottimo sostituto del plasma sanguigno in quanto è una sostanza sterile che non distrugge i globuli rossi ed è tollerata senza difficoltà dall’organismo umano. Infatti durante la seconda guerra mondiale, e successivamente durante la guerra del Vietnam, l’acqua di noce di cocco veniva direttamente iniettata ai feriti quando non vi era a disposizione il siero del sangue. A causa della sua forma che richiama un po’ quella del cranio umano, la noce di cocco era considerata sacra presso alcune popolazioni dell’antichità, da essere sacrificata agli dei al posto di una testa umana. In India invece ricopre un ruolo più importante, infatti regalare una noce di cocco durante un matrimonio rappresenta un simbolo di buon auspicio e di prosperità.

diventi un sostituto di altre fonti di grassi: gli acidi grassi presenti nel cocco sono sicuramente più salutari di quelli animali, che possedendo una struttura chimica più complessa sono più difficili da smaltire e meno digeribili. Allora una scelta saggia potrebbe essere quella di sostituire al burro di origine animale l’olio di cocco, per realizzare dolci o per condire, oppure si può scegliere di mangiare una bella fetta di cocco piuttosto del croissant mattutino!

Il cocco viene più spesso inserito in questi regimi perché, essendo ricco di potassio, è efficace per reintegrare i sali minerali persi con il sudore e garantire la salute e la funzionalità dei muscoli, grazie anche alla presenza del magnesio, importante nel mediare la contrazione muscolare.

Diete per persone in sottopeso

Ma il cocco trova più ampia applicazione in campo dietetico nei regimi ricostituenti. Sembrerà strano, ma non sempre l’obiettivo è quello di dimagrire. Con le diete ricostituenti, indirizzate a chi è notevolmente sottopeso e mostra carenze alimentari di vario tipo, si cerca di “far ingrassare” in modo sano aumentando la massa magra (ossea e muscolare) con un adeguato apporto proteico e reintegrando grassi soprattutto di origine vegetale; il cocco è uno degli alimenti preferiti a questo scopo.

MA QUANTO MANGIARNE? FACCIAMO IL PUNTO

In ogni regime alimentare sano e bilanciato che si rispetti, la frutta ha un posto importante ma non deve eccedere determinate dosi. La frutta andrebbe consumata 3 volte al giorno, meglio se a colazione, dopo pranzo e il pomeriggio, poiché gli zuccheri semplici in essa contenuti forniscono energia immediatamente disponibile che viene utilizzata nell’arco della giornata. Il cocco però più che zuccheri contiene lipidi e quindi andrebbe sostituito alle fonti di grassi. Inoltre è molto più calorico di altri frutti. Una porzione di frutta in un regime normocalorico di circa 1600 kcal giornaliere dovrebbe aggirarsi intorno alle 80 kcal, fornite in media da una mela di circa 180 grammi o da 300 grammi di fragole o 300 grammi di melone giallo o ancora da 200 grammi di kiwi. La quantità di cocco che fornisce appena 80 kcal è pari a 25 grammi, solo uno spicchietto! Il cocco è quindi un alimento che non può entrare nel quotidiano e che, comunque, implica alcune rinunce ma è sicuramente la scelta da preferire, per esempio, ad una frittura!

Buono e con poche controindicazioni

Cosa volete di più? Il cocco non ha particolari controindicazioni, ma viene sconsigliato a chi soffre di diarrea, condizione che può risultare peggiorata a seguito dell’ingestione di cocco date le sue proprietà lassative. A causa del contenuto di grassi saturi va evitato anche in caso di steatosi epatica, una condizione caratterizzata da accumuli di grasso tra gli epatociti e che necessita di una dieta povera di lipidi.

frutto, sembra avere caratteristiche uniche. Per esempio possiede una notevole resistenza alle alte temperature che lo rende adatto alla frittura. Inoltre, tanto accusato in passato di essere un alimento malsano, si è rivelato invece capace di apportare alcuni benefici.

Alta digeribilità

A differenza della maggior parte degli oli vegetali che contengono grassi mono- e polinsaturi, l’olio di cocco contiene prevalentemente grassi saturi, ma a catena media (acido caprico, acido laurico, acido caprilico…). Questi particolari acidi grassi non subiscono la stesso processo digestivo dei trigliceridi ma vengono assorbiti più velocemente e trasportati direttamente al fegato. Per questa peculiarità, l’olio di cocco risulta più facilmente digeribile anche da chi soffre di gastrite e digestione lenta.

Accelerazione del metabolismo

Alcuni acidi grassi a catena media, presenti nell’olio di cocco, come l’acido laurico, presente anche nel latte umano, sono in grado di stimolare la produzione di ormoni tiroidei che a loro volta accelerano il metabolismo attraverso l’utilizzo dei grassi di deposito per la produzione di calore (processo noto come termogenesi).

Effetti terapeutici (Alzheimer ed epilessia)

Gli acidi grassi presenti nell’olio di cocco vengono impiegati nella dieta chetonica, un regime alimentare, ancora in fase di sperimentazione, basato sull’assunzione di lipidi e proteine e non di carboidrati, utilizzato per i pazienti affetti da Alzheimer e in alcuni casi di epilessia quando le cellule nervose danneggiate dalla patologia non riescono ad utilizzare il glucosio.

Azione antimicrobica

L’acido caprilico presente nel cocco e più concentrato nell’olio di cocco possiede una potente azione antifungina e battericida, poiché è in grado di insinuarsi e dissolvere la membrana cellulare dei patogeni. La sua efficacia è nota soprattutto nel combattere le infezioni da Candida albicans.

MA QUANTO USARNE?

Ideale per chi ha problemi di sovrappeso, può essere usato anche fino a 3 cucchiai al giorno, per condire, per cuocere altri alimenti o da inserire nelle più svariate ricette. L’utilizzo dell’olio di cocco non deve necessariamente sostituire altri tipi di oli come l’olio di oliva che contiene acidi grassi mono- e polinsaturi altrettanto importanti. Una scelta intelligente è alternarli cosicché la dieta risulti più varia.

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OLIO DI COCCO: PROPRIETÀ E USI

Ampiamente utilizzato dall’industria alimentare, l’olio di cocco, che si ottiene dalla polpa essiccata del

Controindicazioni

Trattandosi di un olio è bene comunque usarlo con

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moderazione per non incorrere in inutili aumenti di peso. Inoltre spesso l’olio di cocco si associa all’insorgenza di fenomeni diarroici, per cui è bene limitarne l’assunzione in presenza di questo disturbo. Il cocco contiene molto fosforo, tuttavia quello secondo cui questo minerale rafforzerebbe intelligenza e memoria è solo un mito da sfatare. Un eccessivo consumo a questo scopo apporterebbe solo un inutile eccesso di fosforo nel sangue che affaticherebbe la funzionalità renale.

IL LATTE DI COCCO

Rinfrescante e nutriente, deriva dalla spremitura della polpa del cocco e nei paesi tropicali viene usato per lo svezzamento quando quello vaccino non è ben tollerato (non contiene lattosio). Conta 230 calorie per 100 grammi di prodotto, ripartite in: • carboidrati 17,49%, • grassi 75,28%, • proteine 7,23%. Il contenuto di vitamine e sali minerali è paragonabile a quello della noce di cocco, ma talvolta quello presente in commercio si può trovare diluito con altri tipi di latte (in genere viene specificato in etichetta). Non è indicato per chi vuole dimagrire ma possiede, invece, numerose proprietà cosmetiche: • viso - In presenza di brufoli o di acne si possono ottenere grandi benefici lavando il viso con il latte di cocco, che esplica il suo effetto antimicrobico grazie alla presenza dei grassi a catena media. • Pelle - Il latte di cocco è utilizzato anche per la produzione di bagnischiuma e creme dall’azio-

ne emolliente ed idratante: contiene infatti vitamina E, antiaging per eccellenza, e acidi grassi che penetrano e nutrono la pelle in profondità. • Capelli - Il latte di cocco non solo nutre e rinvigorisce i capelli grazie alle vitamine in esso presenti ma risulta efficace anche contro la caduta dei capelli: merito dei fitoestrogeni che inibiscono l’azione del diidrotesterone che, invece, sembra essere la causa dell’indebolimento del follicolo del capello (fenomeno noto come alopecia). • Abbronzatura - Più che per la presenza di betacarotene, il cocco e i suoi derivati tra cui il latte di cocco favoriscono l’abbronzatura perché contengono la L-tirosina, un amminoacido precursore della melanina responsabile del cambiamento di colore della pelle a seguito dell’esposizione ai raggi solari. Utilizzato sulla pelle fornisce alle cellule del derma il precursore per la sintesi di una maggiore quantità di melanina e quindi di un maggiore potere abbronzante.

Controindicazioni

Il latte di cocco non ha effetti indesiderati eclatanti. Per il suo elevato contenuto calorico è bene consumarlo con moderazione. Inoltre non va usato come abbronzante senza creme protettive perché da solo non protegge dagli UV.

L'ACQUA DI COCCO

Raccolta e utilizzata come bevanda rinfrescante o nella realizzazione di bevande fermentate (vini di palma) e dolci vari, l’acqua di cocco, con sole 17,4

kcal per 100 ml, è l’alternativa dietetica al latte di cocco per chi vuole dimagrire, perché mantiene lo stesso sapore dolce e deciso del suo frutto ma contiene molti meno grassi.

Contro la cellulite

Nell’acqua di cocco il potassio è presente in maggiori quantità rispetto al sodio, un bilancio elettrolitico che stimola la diuresi ed è utile per contrastare la ritenzione idrica causa della cellulite.

Contro la fame nervosa

È ricca di magnesio, un minerale importante non solo per la funzionalità muscolare ma anche per il cervello. Il magnesio esplica a livello cerebrale un effetto calmante efficace anche per combattere il senso di irrequietezza e di fame nervosa; e quindi utile anche in caso di gastrite.

Per i capelli

Al betacarotene, precursore della vitamina A nelle cellule del cuoio capelluto, si deve l’azione rinvigorente sui capelli. Impacchi con acqua di cocco forniscono in loco il precursore della vitamina A (il betacarotene appunto) che è necessario per l’incremento della produzione di cheratina.

Controindicazioni

Nessuna controindicazione caratterizza l’acqua di cocco, tranne quelle legate alla sua contaminazione. Una volta estratta dalla noce, l’acqua va conservata in frigorifero per un massimo di 24 ore.

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ODONTOIATRIA — Anestesia Una campagna congiunta di UFSP, Cantoni e ONG, finanziata dal fondo per la prevenzione del tabagismo.

CURE DENTARIE

IN NARCOSI

È dunque possibile farsi curare i denti in narcosi? Si tratta di una pratica comune? Marco Ponti, med. dent. SSO/SSO-Ticino Per la Commissione di Informazione della Svizzera Italiana (CISI)

TRATTAMENTO IN NARCOSI

Vivere novembre/dicembre 2016

FASE PRELIMINARE

In questa prima fase si conosce innanzitutto il paziente e il suo stato sociale. Viene chiarito il garante delle spese e, con eventualmente l’aiuto dei familiari o di un tutore, viene eseguita l’anamnesi. Se possibile si procede a un primo rilevamento clinico e radiologico con l’intento di formulare, seppur provvisoriamente, un piano di cura. Il paziente viene valutato secondo 3 parametri: • capacità di terapia: il paziente può essere curato convenzionalmente? Esistono altre alternative oltre al trattamento in narcosi? Com’è il rapporto fra il tempo e le energie necessarie alla cura e i costi generati? • Capacità di igiene orale: come sono le abilità motorie e cognitive del paziente? Chi è eventualmente il mio intermediario per aiutare il paziente a ottenere e mantenere un’adeguata igiene orale? È necessaria un’istruzione direttamente sul paziente? • Autoresponsabilità: il paziente è in grado di comunicare i suoi problemi? È pensabile dopo la narcosi una riabilitazione protesica? Più queste capacità sono ridotte, più radicale e aggressiva dovrà essere la terapia in narcosi. Anche il team di anestesia, in questa prima fase, visita il paziente e valuta dal profilo medico generico l’idoneità o meno alla narcosi.

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FASE DI MANTENIMENTO

Come per i pazienti convenzionali, anche per il paziente trattato in narcosi la fase di recall e mantenimento è altrettanto importante che la terapia. Con questo si intende che, per poter constatare la guarigione e l’andamento della situazione orale, il paziente che ha subìto una narcosi dovrà presentarsi in seguito una o più volte nello studio dentistico per dei controlli periodici. La cura in narcosi deve restare possibilmente un evento singolo e per raggiungere questo obiettivo è perciò necessario attenersi ad un rigoroso programma di prevenzione con frequenti visite di controllo. Va qui sottolineata anche l’importanza di tutte quelle persone che quotidianamente si occupano del paziente, vale a dire familiari, medici, infermieri e aiuti domestici.

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na terapia dentaria in narcosi è possibile e anche indicata in determinate circostanze; non si tratta però di una pratica comune e si ricorre ad essa solo su una piccola percentuale di pazienti, laddove ogni altro tentativo di cura convenzionale abbia fallito. Infatti nonostante che i progressi sia tecnologici che farmacologici fatti nel campo dell’anestesia totale rendano oggi la narcosi un intervento molto sicuro, i rischi di effetti collaterali o possibili problemi non sono comunque ridotti a zero. È quindi importante valutare la reale necessità di un intervento di questo tipo e attenersi a rigorose indicazioni. Sostanzialmente le categorie di pazienti che necessitano di cure dentarie in narcosi sono tre: disabili (sia fisici che mentali), bambini con troppi danni alle arcate dentali e troppa paura per essere curati ambulatorialmente e pazienti che hanno una paura estrema del dentista (cosiddetta fobia, possibilmente diagnosticata e certificata da un medico) per cui al solo pensiero di entrare in uno studio medico si scatenano stati di ansia e angoscia fino addirittura a sfociare in vere e proprie crisi di panico. È importante sapere che le spese per il trattamento in narcosi, salvo casi eccezionali, non sono a carico delle assicurazioni malattia. La terapia in narcosi non consiste unicamente nella seduta di anestesia con il relativo lavoro pratico sui denti, bensì possiamo distinguere 3 fasi.

Durante la seduta di narcosi si completa e si aggiorna il rilevamento clinico e radiologico e si decide un piano di cura definitivo. Il paziente viene preferibilmente intubato attraverso il naso in modo da poter lavorare liberamente nella bocca; a volte però ciò non è possibile e bisogna allora ricorrere all’intubazione classica per via orale. In questo caso, se il dentista deve lavorare sia sui denti situati a destra che su quelli a sinistra, dovrà procedere prima su un lato e quindi fermarsi per spostare i tubi di ventilazione sull’altro lato prima di continuare. Le cure effettuate in narcosi comprendono trattamenti parodontali, conservativi e chirurgici, mentre una riabilitazione protesica è di solito impossibile o perlomeno molto limitata. Generalmente, nell’ambito di una cosiddetta profilassi distruttiva, i molari gravemente danneggiati non vengono curati bensì estratti. In casi estremi potrebbe addirittura rendersi necessaria l’estrazione di tutti i denti (“full mouth extractions”). Per la maggior parte dei trattamenti il paziente entra in ospedale la mattina stessa e vi rimane sotto sorveglianza fino al primo pomeriggio, dopodiché può rientrare a casa, generalmente accompagnato. In rari casi bisogna invece optare per il ricovero uno o, ancora più raro, alcuni giorni prima. Si tratta di pazienti affetti da altre patologie che richiedono un monitoraggio speciale prima dell’intervento sui denti.

Io sono più forte.

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VARIE — Ginnastica in gravidanza

ATTIVITÀ FISICA IN GRAVIDANZA: COME AFFRONTARE AL MEGLIO I 9 MESI

incrementino l’equilibrio e la propriocezione. • Eccessivo aumento del peso - Una donna normopeso dovrebbe aumentare, nel corso dei 9 mesi, di 11-13 kg. Un esercizio fisico costante aiuta a gestire l’aumento del peso, poiché va ad incidere sul dispendio energetico giornaliero. • Diabete gestazionale - È la complicanza metabolica più frequente in gravidanza. Aumenta il rischio di diabete di tipo 2 negli anni successivi al parto, e per il bambino di essere macrosomico e di sviluppare obesità e diabete. In questo caso è fondamentale, in questo caso svolgere attività fisica e seguire una dieta bilanciata, affinchè si riesca a mantenere costante lo stato glicemico. • Ipertensione arteriosa - Fisiologicamente la pressione arteriosa in gravidanza tende a ridursi; se invece si presenta uno stato di ipertensione cronica l’attività fisica deve essere limitata. È stata dimostrata la funzione preventiva dell’esercizio fisico, se svolto prima della gravidanza. • Disturbi del tono dell’umore - Attraverso l’esercizio fisico si favorisce la produzione di endorfine, che aumentano il benessere fisico e mentale e riducono la possibilità di sviluppare una depressione post-parto. • Ritenzione idrica - Dovuta all’azione degli estrogeni, all’aumentata pressione venosa per l’ostacolato ritorno venoso indotto dalla compressione della vena cava da parte dell’utero gravido. Sono consigliati esercizi con palline sotto la pianta del piede per riprodurre la funzione di pompage e posizioni supine con gambe distese appoggiate alla parete per migliorare la circolazione degli arti inferiori. • Prolasso genitale e incontinenza - Per mancato utilizzo dei muscoli del pavimento pelvico. È quindi fondamentale fare esercizi di contrazione e rilassamento per aumentare l’elasticità del perineo.

Negli ultimi anni si sta prendendo sempre più coscienza del fatto che il periodo della gravidanza non deve essere visto come uno stato patologico, ma come un momento di trasformazione del proprio corpo, durante il quale si deve continuare a prendersi cura di sé, a praticare dell’attività fisica. Irene Caravati, personal trainer specializzata in ginnastica in gravidanza e post parto, endorfina.ch

ESEMPI DI ESERCIZI Mobilizzazione della colonna vertebrale e del bacino

In posizione quadrupedica, con le braccia distese alla larghezza delle spalle e le ginocchia alla larghezza del bacino, inspirare e inarcare la schiena spingendo

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QUANDO INIZIARE

Molte donne trovano che il momento migliore per iniziare un programma di allenamento sia il secondo trimestre. Infatti, durante il primo trimestre spesso ci si sente a disagio per l’eccessiva stanchezza e le ricorrenti nausee, poiché il corpo deve ancora assestarsi ai nuovi cambiamenti ormonali. Le donne precedentemente sedentarie dovrebbero iniziare sempre con cautela e con il consenso del medico, in maniera progressiva. L’attività svolta deve: • mantenere un’intensita moderata;

Vivere novembre/dicembre 2016

• evitare la posizione prona, fin dai primi mesi; • evitare attività di impatto come la corsa e i salti, aperture eccessive, caricando troppo la schiena, poiché l’aumento della produzione di relaxina porta ad una maggiore lassità articolare, predisponendo ai traumi; • dopo la 20a settimana valutare la posizione supina perché può comportare un restringimento del flusso di sangue al feto; privilegiare il decubito laterale sinistro; • fare sempre una pausa tra un esercizio e l'altro; • ricordarsi che ad ogni allenamento corrisponde anche un adeguato riposo. Con l'esercizio fisico si possono trattare i principali disturbi legati alla gravidanza: • Alterazioni della postura - Per uno spostamento del baricentro. • Low back pain (mal di schiena basso) - Dovuto a cambiamenti anatomo-morfologici, come l’iperlordosi; • Ipercifosi dorsale - Per un aumento del volume del seno. Sono consigliati esercizi posturali. • Spostamento del baricentro - Aumenta il rischio di cadute. Esercizi che

Non induce resistenza I germi vengono inattivati ed eliminati con l’urina

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ià dall’inizio della gravidanza è bene rimanere attivi, affinchè si mantengano le condizioni ottimali di salute, sia del corpo che della mente. Una ginnastica dolce, che propone esercizi mirati e ben condotti, che lavora sul corpo, sui muscoli, sulle articolazioni, aiuta la donna a percepire e sentire il proprio corpo, a muoverlo con attenzione e rispettarlo. Inoltre frequentare un corso specifico permette alla futura mamma di incontrare altre donne che condividono la stessa esperienza, con ansie comprese.

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VARIE — Ginnastica in gravidanza

VERO O FALSO? 4-6 settimane dopo il parto tornare a svolgere attività fisica

verso l’alto il mento e il bacino, espirare e comprimere il mento verso lo sterno e spingere verso il basso il bacino.

Squat con fitball

Vero. Già dalla 2a settimana post-parto è possibile ricominciare a svolgere esercizi di respirazione che attivino i muscoli profondi, in particolare il trasverso. Dopo la 4a settimana è possibile lavorare sul retto addominale, poiché l’utero ha riacquisito il suo volume.

In stazione eretta, posizionare la fitball sulla zona lombare sopra i glutei, i piedi divaricati poco più del bacino, la schiena diritta, lo sguardo in avanti e le braccia lungo i fianchi. Scendere piegando le ginocchia fino ad arrivare con le cosce parallele al pavimento e ritornare alla posizione di partenza. Durante tutto il movimento glutei e addominali spingono sulla palla.

Non superare mai i 140 bpm (battiti per minuto)

Falso. In gravidanza la frequenza cardiaca aumenta in media da 70 a 85 bpm. È quindi difficile stabilire un limite di frequenza da raggiungere, poiché dipende dall’età della donna, dai battiti a riposo e dallo stato di allenamento. Per questo motivo si consiglia di utilizzare la scala di Borg, che permette di valutare lo stato di affaticamento, valutando lo sforzo soggettivo, stando tra i valori di 10 e 15.

Migliorare il ritorno venoso degli arti inferiori e la mobilità del bacino

Portare i glutei contro la parete, tratto lombare adeso al pavimento, gambe distese appoggiate alla parete. Rilassare la schiena. Avvicinare la pianta dei piedi e mantenere la posizione a farfalla, spingendo dolcemente le ginocchia verso il muro.

In gravidanza l’uso di integratori non è necessario se si ha una dieta sana ed equilibrata

Falso. Durante la gravidanza il volume del sangue aumenta dal 30% al 50%, ed allenandosi, attraverso la dispersione di liquidi con il sudore, si possono abbassare i depositi di ferro e di glicogeno, che si consuma più rapidamente. Controllare infine che i valori di calcio, vitamine (gruppo B, D, C ed E), selenio e zinco siano nella norma.

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La gravidanza è sinonimo di anemia

Vero ma… La gravidanza comporta uno stato di anemia fisiologica, ossia una ridotta concentrazione di ferro nel sangue, dovuta al fenomeno della emodiluzione: diminuisce cioè la parte corpuscolata del sangue, mentre aumenta la parte liquida, cioè il plasma, per consentire al sangue di passare attraverso la placenta e nutrire adeguatamente il feto. Si parla di anemia vera quando il valore dell’ematocrito è inferiore a 32 e si richiede da subito una terapia a base di ferro; spesso si tratta di una condizione preesistente, scoperta solo attraverso gli esami della gravidanza.

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PRECAUZIONI E CONTROINDICAZIONI Fin dal primo mese di gestazione è bene: • non eseguire posizioni in appoggio sull’addome; • non eseguire posizioni di estrema chiusura con le gambe unite; • non caricare eccessivamente la schiena con aperture all’indietro; • non caricare eccessivamente la muscolatura addominale; • mantenere le posizioni solo se confortevoli, sciogliendole appena giunge la fatica; • fra una posizione e l’altra fermarsi per un piccolo relax; • evitare durante l’intero periodo gravidico, e in particolare nel 3o trimestre, il sollevamento di pesi importanti e i lunghi stazionamenti in posizione eretta; • evitare che la temperatura interna del corpo si innalzi eccessivamente, assicurandosi di non svolgere mai attività fisica in ambiente caldo-umido; • se non ci si sente in forza o ci sono problemi fisici particolari praticare solo esercizi di respirazione e rilassamento; • imparare ad ascoltare sempre il proprio corpo.


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PASSATEMPO — Cruciverbone

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31 FRASE CHIAVE (A numero uguale corrisponde lettera uguale)

GAMMA CENTRALE

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