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ivere V

marzo/aprile 2016 n. 176

gratis

a tempo pieno Medicina

Attenzione, pericolo cadute!

Bellezza Acne

Varie Balance bike

ALIMENTAZIONE

Dolcificanti naturali


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EDITORIALE — Strategia nazionale per l'eliminazione del morbillo 2011-2015

Care lettrici, cari lettori,

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17.5.2005

12:54

L'attuazione della Strategia nazionale per l'eliminazione del morbillo 2011-2015 è giunta a termine. Numerose misure e attività hanno motivato la popolazione a controllare il proprio stato vaccinale e a compensare quelle mancanti. Il numero di persone vaccinate contro il morbillo è aumentato dall'inizio della strategia. Ma per una Svizzera e un'Europa senza questa malattia sarà necessario compiere ancora numerosi sforzi, sia a livello nazionale che internazionale. "Una Svizzera senza morbillo per la fine del 2015", questo era stato lo slogan della strategia approvata dal Consiglio federale nel novembre 2011 per raggiungere l'obiettivo fissato dall'OMS. Attuata in collaborazione con i Cantoni e le varie organizzazioni professionali, tra le attività si annoverano ad esempio lo svincolo delle vaccinazioni dalla franchigia delle casse malati (fino al 2015), le linee guida e raccomandazioni nazionali per lottare in maniera uniforme contro la patologia e i suoi focolai, così come le lettere inviate ai genitori tramite le scuole. In aggiunta, gli invii informativi destinati alle imprese e alle autorità pubbliche per consentir loro di sensibilizzare i propri dipendenti al test del rischio e alla vaccinazione; la creazione di stand informativi, come pure le opportunità per verificare il proprio libretto delle vaccinazioni o farsi vaccinare; la campagna d'informazione nazionale e, per finire, il concorso in Internet e la Giornata Nazionale, tenutasi il 6 novembre 2015. La Svizzera è sulla buona strada per eliminare il morbillo: secondo i dati raccolti in 8 Cantoni, nel 2014 mediamente al 93% dei bambini di 2 anni era stata somministrata ricevuto 1 dose di vaccino e all'87% 2. L'aumento è stato particolarmente marcato fra i sedicenni: il 93% risultava vaccinato, contro l'85% del periodo 2008-2010. Inoltre, le differenze cantonali si sono ridotte significativamente: i dati completi saranno disponibili nei prossimi mesi e la valutazione complessiva della strategia verrà pubblicata verso la fine dell'anno. Affinché la Svizzera possa essere considerata priva di questa malattia, il 95% della popolazione deve essere vaccinato. Per essere immunizzati è necessario aver ricevuto 2 dosi del vaccino o aver avuto la malattia. non è solo importante per combattere questa malattia, Pagina Vaccinarsi 1 ma anche per proteggere coloro che per motivi di salute non possono farlo.

Valentina Tanzi

Responsabile della redazione di Vivere

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n. 176 marzo/aprile 2016

SOMMARIO MEDICINA

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Infortuni

Attenzione: pericolo cadute!

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Allergie

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Disturbo affettivo stagionale

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Campagna contro il cancro del colon

Come conciliarle con lo sport?

Quando cambiare stagione è difficile La prevenzione in farmacia

BELLEZZA 12

12

Acne

Rimedi naturali e un sano stile di vita

ALIMENTAZIONE 14

Dolcificanti naturali

Quali alternative allo zucchero?

ODONTOIATRIA 18

Radiologia

Radiografie dentali

VARIE

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20

Balance bike

Andare in bici senza pedali

PASSATEMPO

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22

Vivere

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Cruciverbone

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HIGHLIGHTS 23

In farmacia

La vetrina: marzo-aprile Find us on

Facebook u N www.rivista-vivere.ch ovo!

SIGLA EDITORIALE

COMITATO DI REDAZIONE

REDAZIONE

SOCIETÀ VIVA SA INDIRIZZO Casella postale 5539, CH — 6901 Lugano TELEFONO +41 (0)91 922 68 66 FAX +41 (0)91 923 39 09 E-MAIL vivere@bluewin.ch

MARIO TANZI Presidente OFCT DOTT. GIORGIO ANTOGNINI già Presidente PharmaSuisse ENNIO BALMELLI Portavoce OFCT

M. SC. COM. VALENTINA TANZI Responsabile CRISTINA GEROSA Segretaria

Gli articoli impegnano soltanto la responsabilità degli autori.

TIPOGRAFIA NEWPRINT SA


Le vertigini sono scomparse ATTENZIONE: 4

MEDICINA — Infortuni

PERICOLO CADUTE! Molte persone anziane tendono a minimizzare o a nascondere le cadute. Il che è comprensibile. Preferiscono rimanere dove hanno abitato per anni o decenni piuttosto che trasferirsi in una casa di cura. Tuttavia questa strategia non funziona. La redazione

P

er paura di cadere di nuovo, limitano eccessivamente la gamma dei loro movimenti, si ritirano dalla vita sociale e trascurano l’allenamento quotidiano di muscoli e riflessi. E questo non fa che aumentare a sua volta il rischio di caduta. Già la caduta successiva può porre prematuramente fine alla vita autonoma. Ogni anno in Svizzera oltre 70'000 anziani subiscono infortuni tra le mura domestiche o durante le attività per il tempo libero. La maggior parte di questi infortuni è costituita da cadute, che comportano spesso pesanti conseguenze sul piano della salute.

CADE PIÙ GENTE DI QUANTO SI POSSA IMMAGINARE

Non c’è bisogno di vergognarsi se si cade. Le cadute sono frequenti, infatti le statistiche rivelano un vero e proprio fenomeno di massa: una persona su tre oltre i 65 anni è vittima di una caduta almeno una volta all’anno. Le cadute causano ogni anno costi per 1,4 miliardi di franchi. Per le persone interessate, tuttavia, una caduta ha conseguenze ben maggiori e non quantificabili. Spesso una caduta comporta gravi conseguenze sul piano della salute.

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LA TOP 10 DELLE CADUTE 1) Superficie piana

2) Ostacolo

3) Scale

4) Bordo di un tappeto

5) Sedia/poltrona

6) Soglia di una porta

7) Letto

8) Scala a pioli

9) Posizioni sopraelevate

10) Su un cavo

Vivere marzo/aprile 2016

(Fonte: upi)

© NirdalArt / Shutterstock.com

I rimedi appenzellesi sono particolarmente efficaci. In tutto il mondo.


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PER QUALE MOTIVO CADONO COSÌ TANTE PERSONE?

Da un lato con l’avanzare dell’età viene meno la forza fisica. L’andatura diventa irregolare, l’udito e la vista diminuiscono. Dall’altro tra le mura di casa abitate da decenni si celano i più svariati tipi di insidie, come i cavi sciolti o i tappeti non fermi. Anche l’illuminazione è spesso insufficiente. E manca pure un’adeguata consapevolezza del rischio: al primo posto della statistica dei più frequenti infortuni da caduta - il 94% avviene comunque in ambito domestico - non ci sono le temute cadute dalle scale, bensì quelle su superfici piane. Questo tipo di caduta può verificarsi ovunque nell’abitazione.

Interazioni funeste

Il 90% delle fratture dell’anca è causato da una caduta. Inoltre, molte forme di reumatismo, come i dolori cronici alla schiena, l’artrite reumatoide o l’artrosi all’articolazione delle ginocchia limitano sensibilmente la mobilità e provocano un’andatura irregolare e incerta. In caso di osteoporosi il rischio di procurarsi gravi rotture, per esempio al collo del femore, anche con una caduta di poco conto è particolarmente elevato.

SICURI TUTTI I GIORNI

Per gli anziani le cadute gravi si traducono spesso in lunghi soggiorni ospedalieri e sovente nel ricovero in casa di cura. Vale pertanto la pena di valutare il proprio rischio di caduta e ridurlo. A questo scopo, la Lega svizzera contro il reumatismo offre, a domicilio, agli anziani che vivono soli un programma di prevenzione delle cadute.

Osteoporosi e prevenzione delle cadute

Solo in Svizzera 600'000 persone, per lo più anziane, sono affette da osteoporosi. Per ragioni di metabolismo, il corpo elimina sostanza ossea più di quanta ne produca. Poiché questi processi non sono dolorosi, la diagnosi spesso viene pronunciata troppo tardi. Le persone affette da osteoporosi presentano un rischio maggiore di fratture ossee in caso di infortuni da caduta. Gravose sono le fratture del collo fe-

LA CAMPAGNA Per mostrare alla popolazione come evitare di cadere e come camminare più sicuri mediante esercizi di movimento, la Lega svizzera contro il reumatismo ha lanciato la campagna nazionale "Attenzione, pericolo di cadute!". morale: questi infortuni pongono spesso prematuramente fine a una vita indipendente. Pertanto una prevenzione personalizzata delle cadute è consigliata vivamente anche alle persone affette da osteoporosi.

CONOSCETE IL VOSTRO RISCHIO DI CADUTA?

Le cause delle cadute sono le più disparate. Spesso interagiscono pericolosamente fattori di rischio esterni e interni. Tra i fattori esterni si contano le trappole che in casa possono far inciampare, un’illuminazione insufficiente, l’assenza di corrimano e possibilità di appoggio, pantofole inadatte ecc. Tra i fattori interni ci sono la riduzione della capacità di reazione, la perdita di massa muscolare dovuta all’età, i disturbi alla vista e all’udito e molto altro ancora.

Testate il vostro rischio di caduta

• Negli ultimi 2 anni siete caduti 1 o più volte? Si No • Portate occhiali o lenti a contatto? Si No • A casa utilizzate ausili di deambulazione? Si No • Fate fatica ad alzarvi da una sedia senza braccioli? Si No • Soffrite di vertigini? Si No • Avete dolori quando camminate? Si No • Uscite di casa solo accompagnati? Si No Se avete risposto affermativamente a 1 o più di queste domande, vi consigliamo di iscrivervi al programma di prevenzione delle cadute della Lega svizzera contro il reumatismo.

ADDIO CISTITE! FEMANNOSE®, a base delle sostanze naturali D-mannosio ed estratto di mirtillo rosso, offre una nuova possibilità per il trattamento delle cistiti senza indurre resistenza batterica. La redazione velcro e impediscono attivamente che questi si attacchino alla mucosa della vescica e delle vie urinarie provocando infiammazioni. In tal modo i batteri non vengono uccisi, ma inattivati ed espulsi con l'urina. Diversamente dagli antibiotici, questo processo di inattivazione dei batteri non induce lo sviluppo di resistenza.

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l trattamento finora più noto per le cistiti prevede l'uso di antibiotici con il rischio, però, di causare resistenza batterica. Cresce pertanto, da parte delle persone colpite da questo disturbo, la ricerca di alternative naturali che non inducano resistenza e ciononostante possano essere efficaci sia nella prevenzione che nel trattamento acuto. È proprio questa la soluzione offerta da FEMANNOSE®, una novità contenente D-mannosio

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MEDICINA — Allergie

ALLERGIE: COME CONCILIARLE CON LO SPORT?

È opinione comune che le malattie allergiche e l’asma rappresentino un fattore limitante la pratica sportiva. In realtà, se gestite correttamente, queste condizioni non pregiudicano la capacità di svolgere attività fisica sia a scopo ludico sia a livello agonistico. La redazione

COS’È L’ASMA INDOTTA DALL’ESERCIZIO FISICO

Lo sforzo fisico è uno dei fattori che possono scatenare il broncospasmo, una contrazione della muscolatura che rende difficoltoso il passaggio dell’aria attraverso i bronchi, sia in soggetti con predisposizione genetica a sviluppare alcune reazioni ana-

Vivere marzo/aprile 2016

filattiche (con iperproduzione di immunoglobuline E) sia in soggetti non predisposti. Per differenziare le due condizioni vengono utilizzate le seguenti denominazioni: • EIA (Exercise-induced Asthma) - L' esercizio fisico induce una riacutizzazione della sintomatologia nei soggetti con asma. • EIB (Exercise-induced Bronchospasm) L’esercizio fisico induce la broncocostrizione in soggetti sani, in cui l’esposizione ai comuni allergeni (peli di animale, pollini, polvere…) non produce broncospasmo. La cosiddetta “asma indotta dall’esercizio fisico” EIA è una condizione clinica caratterizzata da transitoria costrizione delle vie aeree, scatenata da uno sforzo fisico intenso in soggetti con iperreattività bronchiale (esaltata risposta delle vie aeree). La sua comparsa avviene alla fine di un esercizio fisico (generalmente 5-10 minuti dopo) e si risolve spontaneamente o con inalazione di broncodilatatori in circa 30-60 minuti. La comparsa di broncospasmo è influenzata non solo dal grado di iperreattività bronchiale e dallo stato clinico del paziente (infezioni respiratorie, affaticamento, stress emotivo), ma anche dal tipo di esercizio, dall’intensità dello sforzo, dalla durata dell’attività fisica, dalla mancanza di allenamento e riscaldamento nonché da particolari situazioni ambientali: • basse temperature, scarsa umidità, • concentrazioni di allergeni,

ASMA E SPORT

I progressi in ambito medico, sportivo e farmacologico hanno permesso la convivenza tra l’asma e una tranquilla attività sportiva. I benefici dell’attività fisica sul nostro organismo sono molteplici e riguardano la sua interezza (livello organico, metabolico, psichico ed endocrino). L’esercizio fisico può quindi essere uno dei migliori strumenti di prevenzione anche per asma e allergie. L’idoneità alla pratica sportiva nei soggetti con asma resta comunque subordinata all’efficacia del trattamento, nonché alla tipologia di sport praticato. Sono considerati sport ad alto rischio, sia per le condizioni ambientali sia per la difficoltà d’intervento nel caso di un attacco asmatico, sport “estremi” come l’alpinismo, il deltaplano, il motociclismo e l’attività subacquea. La maggior parte degli studi sperimentali hanno inoltre dimostrato che la corsa è l'attività che più di ogni altra favorisce gli attacchi d’asma, seguita da ciclismo, canottaggio, sport di squadra, scherma e ginnastica. Il nuoto, invece, è uno sport a basso rischio grazie all'ambiente delle piscine, che è caratterizzato da temperatura media superiore ai 25 °C, elevata percentuale di umidità in luogo chiuso con meno inquinanti nell’aria. In ogni caso, si consiglia un preriscaldamento pro-

© arloo / Shutterstock.com

L

'American College of Sports Medicine e diversi studi hanno mostrato che la diffusione di queste patologie è simile tra la popolazione generale e chi pratica sport ad ogni livello, come dimostrano molti atleti olimpionici vincitori di medaglie d’oro, nonostante l’asma. Questo dimostra che allergie ed asma non sono nemmeno considerate un ostacolo al raggiungimento di risultati ambiziosi. Con il tempo, infatti, abbiamo imparato a convivere con queste malattie, a controllarle e ad evitare che siano loro a scegliere per noi alcuni aspetti della nostra vita. Per ottenere questi risultati occorre affidarsi a medici specialisti in grado di inquadrare correttamente la problematica, dare le corrette informazione sui possibili fattori scatenanti e aggravanti (i cosiddetti «trigger») ed impostare un trattamento adeguato. È necessario avere la giusta consapevolezza della propria condizione clinica e rispettare le misure preventive attuabili che permetteranno di esercitarsi in modo sicuro ed efficace senza limitazioni.

• concentrazioni di inquinanti. I meccanismi dell’asma indotta dall’esercizio fisico non sono completamente noti, tuttavia due sono le ipotesi più accreditate: • ipotesi “osmotica” - L’iperventilazione conseguente allo sforzo fisico, soprattutto in clima freddo e secco, causa un raffreddamento della mucosa delle vie aeree, con stimolazione nervosa e rilascio di mediatori infiammatori, che innescano il processo di broncocostrizione. • Ipotesi “termica” - Il raffreddamento delle vie aeree produce una stimolazione dei vasi sanguigni bronchiali che prima si contraggono ma, a fine sforzo, si rilasciano causando edema e restringimento delle vie aeree. La comparsa dell’attacco asmatico, in stretta sequenza temporale con la fine dell’esercizio, pone il sospetto di asma da sforzo, diagnosticata definitivamente mediante spirometria sotto sforzo con valutazione della funzione respiratoria 5 minuti prima ed ogni 5’ fino a 30’ dopo uno sforzo massimale. Il trattamento dell’asma può essere farmacologico, mediante broncodilatatori e corticosteroidi per via inalatoria o antileucotrienici, oppure non farmacologico, con la prevenzione dei fattori scatenanti e la protezione meccanica delle vie aeree.


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lungato (almeno 10 minuti) prima di intraprendere l’attività sportiva e di ridurre gradualmente lo sforzo prima di terminare l’esercizio fisico. Il preriscaldamento non deve essere particolarmente intenso. Un allenamento intermittente, con l’esecuzione, durante la fase di preriscaldamento, di sprint brevi, anche di intensità crescente, intercalati da altrettanti identici periodi di recupero, induce la refrattarietà alla broncocostrizione. Infine, un allenamento con carichi di lavoro adeguati (2-3 sedute settimanali di intensità non superiore al 70-80% del carico massimo) serve ad aumentare la massima capacità di prestazione, ad elevare la soglia anaerobica e a ridimensionare il livello di ventilazione polmonare per un determinato sforzo. Da tutte queste considerazioni si evince che l’attività sportiva è compatibile con l’asma, anzi può essere considerata un mezzo efficace per la prevenzione e il controllo di questa malattia, se praticata correttamente secondo le linee guida e le esigenze individuali dell’atleta.

DECALOGO PER GLI SPORTIVI ALLERGICI

• L’attività fisica è un efficace strumento di prevenzione e spesso la migliore medicina • Consultare sempre un medico allergologo/immunologo - La valutazione dell'idoneità all'attività fisica deve comprendere una diagnosi accurata per l'allergia e per l'asma. • I soggetti allergici e asmatici possono praticare pressoché tutti gli sport, basta che

Il latte di crescita Bio di Bi

evitino gli ambienti in cui sono presenti gli allergeni (o inquinanti) ai quali si è sensibili e gli sforzi eccessivi a basse temperature - Nell’esercizio, per quanto possibile, respirare attraverso il naso. I passaggi nasali agiscono come filtri naturali per allergeni, inquinanti e irritanti. Consigliato l’esercizio al chiuso quando il livello di allergeni è elevato. Nell'esercizio all'aperto, evitare le zone con alte concentrazioni di allergeni e irritanti (ad esempio: campi, alberi, strade trafficate, fabbriche). • Evitare sforzi eccessivi a basse temperature - Nell’esercizio, quando possibile, respirare attraverso il naso. I passaggi nasali agiscono come umidificatori per mantenere l'aria a temperatura adeguata. Consigliato l’esercizio al chiuso durante le temperature estreme. Usare mascherine o sciarpa per proteggere le vie aeree. • Non praticare attività fisica in vicinanza dei pasti o dell'assunzione di vaccini - Aumentano il rischio di avere manifestazioni di anafilassi. • Fare sempre adeguato riscaldamento e un'adeguata fase defatigante. • Conoscere i primi segni di asma indotta da esercizio fisico - Se le misure preventive non riuscissero a evitare la sua manifestazione, la consapevolezza della sintomatologia permetterà di smettere l’esercizio prima che i sintomi progrediscano a livelli successivi più gravi. • Tenere sempre “sotto controllo” l'allergia

e l'asma con farmaci adeguati - Assumere i farmaci come da indicazione medica. • Si tengano presenti gli effetti dei farmaci assunti in relazione al tipo di sport praticato e alla normativa antidoping per gli atleti competitivi. • Consumare alimenti che apportano nutrienti protettivi e antiossidanti per combattere i radicali liberi in eccesso, che aumentano con la pratica sportiva.

GLI SPORTIVI PROFESSIONISTI Alcuni studi hanno rivelato che sono sorprendentemente numerosi gli sportivi di punta che soffrono di allergie. La quota di allergici tra di loro è equivalente a quella nella popolazione svizzera. L’allergia non gli ha però impedito di dedicarsi alla loro attività preferita e di raggiungere risultati notevoli. La premessa per ottenere tanto è una corretta consulenza medica e sapere come comportarsi in presenza di determinati stimoli.

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MEDICINA — Cambio di stagione

DISTURBO AFFETTIVO STAGIONALE: QUANDO CAMBIARE STAGIONE È DIFFICILE I disturbi affettivi stagionali sono un tipo di depressione che si verifica nello stesso momento ogni anno. La redazione

Primavera ed estate (depressione estiva)

I

mesi invernali, lo sappiamo, in genere sono caratterizzati da freddo, giorni grigi e meno ore di luce. L’unione di questi elementi può portare a una condizione nota come disturbo affettivo stagionale, caratterizzata da cambiamenti dell’umore che hanno un andamento ciclico, proprio perché associati al cambiamento di stagione, e colpiscono a ogni inizio autunno e, in percentuale minore, a ogni inizio primavera. Le persone che ne soffrono di più, in genere, sono le persone più sensibili, come bambini e anziani, ma anche chi conduce stili di vita particolarmente trascurati o stressanti. In genere, questo disturbo è associato a problemi legati al sonno, che si manifestano con una sonnolenza eccessiva ed un maggior bisogno di carboidrati. Ci si sente fiacchi, privi di forze, confusi e ansiosi, oltre ad avere difficoltà di attenzione.

SINTOMI

Nella maggior parte dei casi, i sintomi del disturbo affettivo stagionale compaiono durante il tardo autunno o in inverno per poi cessare durante i giorni più solari della primavera e dell’estate. Tuttavia, alcune persone con il modello opposto hanno sintomi che iniziano in primavera o in estate. In entrambi i casi, i sintomi possono iniziare miti e diventare più gravi con il procedere della stagione.

Autunno e inverno (depressione invernale)

L’insorgenza dei sintomi del disturbo affettivo stagionale include: • depressione • disperazione • ansia

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I sintomi comprendono: • ansia • disturbi del sonno (insonnia) • irritabilità • agitazione • perdita di peso • scarso appetito • aumento del desiderio sessuale • cambiamenti stagionali nel disturbo bipolare È normale avere qualche giorno dove ci si sente giù. Ma se ci si sente giù tutti i giorni consultare il medico. Ciò è particolarmente importante se si nota che il sonno e l’appetito sono cambiati o se ci si sente senza speranza, o estremamente depressi.

CAUSE

La causa specifica del disturbo affettivo stagionale rimane sconosciuta. È probabile, come con molte condizioni di salute mentale, che la genetica, l’età e forse la composizione chimica naturale del corpo svolgano tutte un ruolo nello sviluppo della malattia. Alcuni fattori specifici che possono entrare in gioco sono: • L’orologio biologico (ritmo circadiano) - Il ridotto livello di luce solare in autunno e inverno può disturbare l’orologio interno del corpo, che consente di sapere quando si dovrebbe dormire o essere svegli. Questa interruzione del ritmo circadiano può portare a sentimenti di depressione. • I livelli di serotonina - La serotonina, una sostanza chimica cerebrale (neurotrasmettitore) che influenza l’umore, potrebbe giocare un ruolo nel disturbo affettivo stagionale. Luce solare ridotta può causare un calo di serotonina ed innescare la depressione. • I livelli di melatonina - Il cambio di stagione può disturbare l’equilibrio della melatonina, ormone naturale che svolge un ruolo nel ritmo del sonno e sull’umore.

FATTORI DI RISCHIO

I fattori che possono aumentare il rischio del disturbo affettivo stagionale includono: • Essere di sesso femminile - Il disturbo affettivo stagionale è diagnosticato più spesso nelle donne che negli uomini, ma gli uomini possono avere sintomi che sono più gravi. • Vivere lontano dall’equatore - Il disturbo affettivo stagionale sembra essere più comune tra le persone che vivono lontano dell’equatore. Ciò può essere dovuto alla luce solare diminuita durante l’inverno. • Storia di famiglia - Come altri tipi di depressione, anche il disturbo affettivo stagionale pare si trasmetta bene all’interno delle famiglie. • Avere una depressione clinica o un disturbo bipolare - I sintomi della depressione possono peggiorare stagionalmente se si soffre di una di queste condizioni.

COMPLICAZIONI

Bisogna prendere segni e sintomi del disturbo affettivo stagionale sul serio. Come con altri tipi di depressione, se non è trattato il disturbo affettivo stagionale può peggiorare e portare a problemi. Questi possono includere: • pensieri o comportamenti lesivi • ritiro sociale • problemi a scuola o al lavoro • abuso di sostanze Il trattamento può aiutare a prevenire le complicanze, soprattutto se il disturbo affettivo stagionale è diagnosticato e trattato prima che i sintomi peggiorino.

DIAGNOSI

Per facilitare la diagnosi del disturbo affettivo stagionale il medico farà una valutazione approfondita, che comprende in genere: • Domande dettagliate - Il medico farà domande circa l’umore e i cambiamenti stagionali nei pensieri e comportamenti. • Esame fisico - Il medico farà una visita medica per verificare eventuali problemi fisici che potrebbero essere collegati alla depressione. • Test medici - Non c’è alcun test medico per accertare il disturbo affettivo stagionale, ma se il medico sospetta che una condizione fisica potrebbe essere la causa o il peggioramento della depressione potrebbe essere necessario eseguire altri test per escludere un problema di fondo.

TRATTAMENTI E CURE

Il trattamento per i disturbi affettivi stagionali può

© PathDoc / Shutterstock.com

• perdita di energia • ritiro sociale • dormire troppo • perdita di interesse nelle attività che un tempo piacevano • alterazioni dell’appetito, soprattutto una voglia di cibi ad alto contenuto di carboidrati • aumento di peso • difficoltà di concentrazione


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includere la terapia della luce, i farmaci e la psicoterapia. Se si soffre di un disturbo bipolare, il medico deve stare attento quando prescrive la terapia della luce o un antidepressivo, perché entrambi i trattamenti possono potenzialmente determinare un episodio maniacale.

Terapia della luce

Nella terapia della luce, detta anche fototerapia, si sta seduti a pochi metri da una luce intensa. La terapia della luce imita la luce esterna e sembra causare un cambiamento nella chimica del cervello collegata all’umore. La terapia della luce è uno dei trattamenti di prima linea per il disturbo affettivo stagionale. Si inizia in genere con un lavoro in due-quattro giorni e causa pochi effetti collaterali. La ricerca sulla terapia della luce è limitata, ma questo trattamento sembra essere efficace per la maggior parte delle persone.

Farmaci

Alcune persone con disturbo affettivo stagionale beneficiano del trattamento antidepressivo, soprattutto se i sintomi sono gravi. Gli antidepressivi comunemente usati per trattare disturbi affettivi stagionali comprendono paroxetina, sertralina, fluoxetina e venlafaxina. Un rilascio prolungato come nel caso del bupropione può aiutare a prevenire episodi depressivi nelle persone con una storia di disturbo affettivo stagionale. Il medico può raccomandare di iniziare il trattamento

con un antidepressivo prima che i sintomi si manifestino tipicamente ogni anno.

Psicoterapia

La psicoterapia è un’altra opzione per il trattamento del disturbo affettivo stagionale. La psicoterapia può aiutare a identificare e modificare i pensieri negativi e i comportamenti che possono far sentire peggio. Si possono anche imparare modi sani per far fronte ai disturbi affettivi stagionali e gestire lo stress.

Rimedi casalinghi

Se i sintomi della depressione stagionale sono gravi, potrebbe essere necessario assumere farmaci, fare una terapia della luce o altri trattamenti per la gestione del disturbo affettivo stagionale. Tuttavia, ci sono alcune misure che possono aiutare: • rendere il vostro ambiente più solare e più luminoso - Sedersi più vicino a finestre luminose, in casa o in ufficio. • Uscire - Anche nelle giornate fredde o nuvolose, la luce esterna può aiutare. • Allenarsi - L’esercizio fisico può aiutare ad alleviare lo stress e l’ansia.

Medicina alternativa

Diversi rimedi erboristici, integratori e tecniche mente-corpo sono comunemente utilizzati per alleviare i sintomi: • Erba di San Giovanni (iperico) - Questa erba è stata tradizionalmente usata per trattare una

varietà di problemi, tra cui la depressione. Può essere utile se si ha una depressione lieve o moderata. • SAMe - Si tratta di una forma sintetica di una sostanza chimica presente naturalmente nel corpo. • Melatonina - Questo ormone naturale aiuta a regolare l’umore. Un cambiamento nella stagione può cambiare il livello di melatonina nel corpo. • Acidi grassi Omega-3 - Integratori di acidi grassi Omega-3 acidi grassi possono aiutare ad alleviare i sintomi della depressione e avere benefici per la salute. Le terapie mente-corpo che possono aiutare ad alleviare i sintomi della depressione includono: • agopuntura • yoga • meditazione • immaginazione guidata • massoterapia

PREVENZIONE

Non esiste un modo conosciuto per prevenire lo sviluppo del disturbo affettivo stagionale.Alcune persone trovano utile iniziare il trattamento prima che i sintomi normalmente inizino in autunno o in inverno, per poi continuarlo finché i sintomi scompaiono. Se si riesce a ottenere il controllo dei sintomi prima che peggiorino, potrebbe essere possibile eliminare questo disturbo.

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MEDICINA — Campagna contro il cancro del colon

NO-AL-CANCRO-DEL-COLON.CH: LA PREVENZIONE IN FARMACIA Il cancro del colon è complessivamente il terzo tipo di cancro per frequenza; nelle donne, addirittura il secondo. In Svizzera si ammalano di cancro del colon circa 4'100 persone l’anno, la maggior parte delle quali ha un’età superiore ai 50 anni, mentre nello stesso arco di tempo muoiono approssimativamente 1'700 pazienti delle conseguenze di questa malattia. La redazione (testi tratti dall'opuscolo informativo della Lega contro il cancro e pharmaSuisse)

L

’intestino è deputato alla digestione e all’assimilazione degli alimenti, contribuisce a regolare il metabolismo e l’equilibrio idrico e, inoltre, riveste un ruolo importante essendo parte del sistema immunitario dell’organismo. L’intestino è costituito da 2 parti: • il tenue, lungo da 3 a 5 metri; • il crasso (colon), che comprende anche il retto - Misura circa 1,5 metri. Il cancro si sviluppa molto più di frequente nell’intestino crasso che in quello tenue.

COME HA ORIGINE IL CANCRO INTESTINALE?

Il cancro dell’intestino si sviluppa per lo più da proliferazioni benigne della mucosa (cosiddetti "polipi"), in un processo che di regola si protrae a lungo, anche fino a dieci anni.

CHI SI AMMALA?

La maggior parte delle persone che si ammalano di cancro intestinale ha un’età superiore a 50 anni. Inoltre, si conoscono situazioni particolari che fanno aumentare il rischio di cancro dell’intestino: • presenza di cancro o polipi dell’intestino nei genitori o in fratelli/sorelle • precoce comparsa di polipi intestinali • malattie infiammatorie croniche dell’intestino (per esempio morbo di Crohn o colite ulcerosa) Dal momento che le persone che presentano uno

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o più di questi rischi possono ammalarsi di cancro dell’intestino già in giovane età, dovrebbero rivolgersi al medico per sapere da quale età sono indicati gli esami per la diagnosi precoce. Il cancro dell’intestino si sviluppa lentamente, e possono perciò passare diversi anni prima che si manifestino disturbi quali i seguenti: • sangue nelle feci • tenesmo rettale (bisogno impellente di defecare) non accompagnato da defecazione • cambiamento delle precedenti abitudini dell’alvo (defecazione) • dolori addominali persistenti di nuova insorgenza • inspiegabile perdita di peso Questi disturbi possono anche avere una causa diversa dal cancro. Nonostante ciò, la loro origine deve essere accertata da un medico.

IL VANTAGGIO DELLA DIAGNOSI PRECOCE

Gli esami per la diagnosi precoce hanno lo scopo di scoprire il cancro dell’intestino prima che si manifestino i disturbi. Se il cancro dell’intestino viene diagnosticato precocemente, va incontro a guarigione nella maggior parte dei casi. Per questo la diagnosi precoce è importante. Gli esami più importanti per la diagnosi precoce sono il test del sangue occulto nelle feci e l’endoscopia dell’intestino (colonscopia). Dal 1° luglio 2013 l’assicurazione di base copre i costi per la diagnosi precoce del cancro intestinale per persone di 50–69 anni di età.

Il test del sangue occulto nelle feci

Il test del sangue occulto nelle feci può essere ottenuto dal medico di famiglia o in farmacia. Questo test evidenzia l’eventuale presenza di sangue nelle feci, che non sempre è visibile a occhio nudo (sangue occulto). Il sangue può avere origine da un polipo o da un tumore intestinale. Il test del sangue occulto nelle feci può essere condotto con facilità e senza doversi sottoporre a procedure complicate. In caso di mancato rilevamento di sangue nelle feci non sono necessari ulteriori esami. Tuttavia non si può escludere con certezza assoluta il cancro dell’intestino, dato che i polipi o il tumore non sanguinano in continuazione. Il test del sangue occulto nelle feci deve essere ripetuto ogni 2 anni. Se nel

frattempo si manifestano disturbi come sangue nelle feci o alterazioni delle abitudini dell’alvo, bisogna rivolgersi a un medico per accertamenti. Se invece vengono rilevate delle tracce di sangue, questo risultato non indica necessariamente che si è ammalati di cancro intestinale. Il sangue nelle feci può avere anche altre cause, che devono essere senz’altro accertate dal medico. Per scoprire l’origine del sangue viene eseguita una colonscopia.

La colonscopia (endoscopia dell’intestino)

Per la colonscopia occorre rivolgersi al proprio medico di famiglia, che prescriverà una visita specialistica presso il gastroenterologo, che potrà sottoporla a questo esame. La colonscopia serve a osservare la superficie interna dell’intestino con l’ausilio di una minuscola telecamera, che consente tra l’altro di scoprire con elevata certezza e anche asportare subito eventuali polipi. Prima dell’esame occorre svuotare l’intestino dai residui fecali, affinché il medico possa osservare e valutare agevolmente le pareti intestinali. A questo scopo il giorno prima dell’esame si deve assumere un forte lassativo e poi bere molto. Durante l’esame vero e proprio si introduce nell’intestino, attraverso l’ano, un tubo flessibile (endoscopio), all’estremità del quale è posta una telecamera. Le immagini dell’intestino vengono trasmesse direttamente su un monitor. In genere la colonscopia è pressoché indolore. Tuttavia, dal momento che l’avanzamento dell’endoscopio può risultare fastidioso, il paziente riceve di solito un medicamento che lo fa dormire per un breve periodo di tempo. Nel caso vengano individuati dei polipi possono essere rimossi subito durante l’esame, per poi essere sottoposti ad analisi microscopica allo scopo di accertare se contengano cellule cancerose. Se non vengono rilevate cellule cancerose si dovrebbe concordare con il medico l’esecuzione di una nuova colonscopia a distanza di qualche anno. Se i polipi presentano una degenerazione cancerosa, il medico illustrerà le successive misure da attuare. Il rischio di complicazioni in caso di colonscopia è minimo (meno di 1 su 1'000 colonscopie). In casi rari la rimozione di eventuali polipi può causare lesioni intestinali o emorragie.


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BELLEZZA — Viso

ACNE: RIMEDI NATURALI E UN SANO STILE DI VITA Colpisce, secondo le stime, tra il 30 e il 40% dei giovani tra i 15 e i 20 anni ed è sbagliato credere che si tratti di un problema temporaneo, risolvibile lavando il viso con più cura o mangiando cibi più sani. La redazione soffre di acne, salvo alcune eccezioni, non ha alterazioni ormonali rilevabili nel sangue. Sono i follicoli sebacei a essere più sensibili agli ormoni normalmente presenti nell’organismo. L’azione degli ormoni ha infatti una variabilità individuale e alcuni soggetti sarebbero più sensibili di altri. Alterazioni ormonali importanti, tali da richiedere una correzione con un trattamento vero e proprio, sono rare e si riconoscono facilmente: se gli ormoni sono “sballati” si hanno irsutismo, obesità e nelle donne anomalie del ciclo mestruale, prima fra tutte la scomparsa delle mestruazioni. È però vero che lo stress può peggiorare l’acne, dato che nell’organismo viene attivata la produzione di alcuni ormoni che risvegliano i recettori presenti sulla superficie delle ghiandole sebacee e queste ultime producono più sebo. Ciò aumenta le possibilità di proliferazione batterica e infiammazione del follicolo. Anche l’eccesso di zuccheri nella dieta è implicato nell’acne, attraverso la produzione di "insulin like growth factor", una sostanza appunto la cui sintesi può essere indotta da una dieta ricca di zuccheri che favorisce lo sviluppo di questo disturbo.

CHE COS’È E CHI COLPISCE

È una delle più comuni malattie della pelle e interessa i follicoli sebacei, cioè i follicoli piliferi dotati di grandi ghiandole sebacee, come quelli del volto e della parte alta del tronco. Si manifesta con lesioni non infiammatorie - come i comedoni chiusi (punti bianchi) e aperti (punti neri) - e lesioni infiammatorie, come papule e pustole. Nei casi più gravi possono comparire anche cisti e noduli. L’acne può avere origine genetica, ormonale, batterica o psicologica. La predisposizione famigliare influisce pesantemente nella comparsa dei brufoli, ma anche l’alterazione ormonale (ciclo mestruale, gravidanza, adolescenza) riveste un ruolo di primo piano nella sua comparsa. Lo stress e i disordini di natura psicologica possono essere una concausa, specie durante il periodo adolescenziale.

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Non è solo un problema estetico

Come detto, è una vera e propria malattia cutanea che va curata con la giusta terapia, rivolgendosi a un dermatologo. Può presentarsi in 3 forme: • comedonica, • papulo-pustolosa, • nodulare e a diversi livelli di gravità. Le fasi che caratterizzano l’acne sono 4: • alterazione del processo di cheratinizzazione - Cioè della formazione dello strato corneo dell’epidermide, che conferisce alla cute funzione difensiva contro gli agenti esterni. • Eccessiva produzione di sebo. • Colonizzazione del dotto pilosebaceo da parte di un batterio, il Propionibacterium acnes, infiammazione. • Conseguente risposta immunitaria. La gravità dell’acne è spesso direttamente proporzionale alla quantità di sebo prodotta in eccesso. Le lesioni acneiche possono dar luogo a cicatrici perenni a cui poi è molto difficile rimediare, per cui è essenziale evitare che si formino.

E GLI ORMONI?

Al contrario di quanto si potrebbe pensare, chi

L’IMPATTO PSICOLOGICO

Oltre all’impatto estetico, questa malattia causa spesso problemi psicologici ed emotivi che non vanno trascurati. Secondo una recente indagine americana condotta su 2'000 pazienti e pubblicata su BioPsychoSocial Med, le conseguenze psicologiche principali sono: • timidezza e mancanza di fiducia in sè stessi (71%), • difficoltà nelle relazioni sentimentali (43%), • difficoltà nel farsi nuovi amici (24%), • problemi a scuola (21%), • difficoltà a trovare un lavoro (7%). Secondo gli autori della ricerca, la riduzione della qualità della vita nelle persone affette da acne sarebbe in alcuni casi paragonabile a quella di pazienti affetti da malattie più gravi come il diabete, l’artrite, l’asma e l’epilessia. Nonostante tutto questo, secondo i dermatologi, il 70% di chi ha l’acne non si rivolge a uno specialista, affidandosi al fai da te e al passaparola. Solo il 20% affronta il problema con un dermatologo, mentre il 10% consulta il medico di base o il pediatra.

CHE COSA DEVE FARE CHI SOFFRE DI ACNE

Come detto, è una vera e propria malattia cutanea

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L

’acne è una vera e propria malattia della pelle e come tale va affrontata per evitare spiacevoli conseguenze. Il disturbo, inoltre, pur essendo il nemico numero 1 della cute giovanile, non riguarda solo gli adolescenti ma può comparire anche da adulti (1 su 10), soprattutto tra le donne e, in alcuni casi, persino i bambini piccoli.


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che va curata con la giusta terapia, rivolgendosi a un dermatologo. La gestione del paziente richiede un vero e proprio counseling, sia del paziente sia del genitore, ai quali è necessario spiegare la patologia e dedicare tempo per far comprendere come utilizzare gli eventuali farmaci, evitando di generare problemi di tollerabilità che possono portare il paziente ad abbandonare la terapia, in quanto spesso il trattamento richiede pazienza per arrivare a vederne i risultati. La pulizia accurata della pelle, usando detergenti delicati e poco aggressivi, è utile ma da sola non serve. Bisogna poi evitare di detergere la pelle eccessivamente per non togliere lo strato lipidico naturale e quindi renderla secca e sensibile. È possibile applicare creme idratanti, ma è fondamentale il consiglio di un dermatologo. Alcune sostanze potrebbero peggiorare la situazione, come ad esempio alcuni prodotti cosmetici: in particolare troppo trucco. L’ostruzione dei pori da parte di fondotinta o cipria, inoltre, limita la respirazione cellulare. Di creme e lozioni contro l’acne se ne trovano tante in farmacia. Nell’acne comedonica può essere utile lo scrub, che rimuove le cellule morte facendo aprire i pori, ma a patto che non sia troppo aggressivo e ruvido sulla pelle. Questi metodi possono essere utili per la prima fase dell’acne, in cui si hanno soltanto punti neri e microcisti. In questi casi il “fai da te” è ammesso e, se la malattia resta di grado lieve, può essere sufficiente. Infatti, creme o lozioni che contengano sostanze antisettiche, ad esempio il benzoile perossido, e principi attivi come i derivati della vitamina A possono essere efficaci su un’acne iniziale, in cui non ci sia una grossa componente infiammatoria. Quando si sceglie un prodotto anti-acne da banco bisogna perciò accertarsi che contenga uno dei composti attivi come il benzoile perossido, che elimina i batteri che concorrono a provocare l’acne, oppure basse dosi di acido salicilico, che funziona come esfoliante. Possono servire inoltre antibiotici topici, come clindamicina, eritromicina o le tetracicline (sempre sotto controllo medico); non si deve usare invece la gentamicina, il primo antibiotico a cui tanti pensano, perché non ha alcun effetto sul batterio che provoca l’acne. Ma attenzione: tutti questi prodotti possono rivelarsi irritanti, soprattutto se la pelle è sensibile, in caso di allergie o se usati senza moderazione. Se la cute appare arrossata, secca e de-

squamata è meglio interrompere qualsiasi trattamento e chiedere consiglio al medico.

Un imperativo: lasciar stare i brufoli!

Incidere o spremere i brufoli può solo peggiorare le cose: l’acne va curata, mentre così facendo si rischia un aumento dell’infiammazione e, nel tempo, lo sviluppo di cicatrici. Queste ultime possono essere polimorfe, per la presenza contemporanea di lesioni diverse, piane, depresse o rilevate. Dal 2 al 7% delle persone con acne hanno cicatrici indelebili.

Fumo e smog sono tra i peggiori nemici

L’acne non infiammatoria è spesso legata al fumo di sigaretta, che impedisce una corretta eliminazione delle sostanze di scarto a livello cutaneo per cui queste ultime vanno ad ostruire i pori. Anche lo smog fa male anche alla pelle: in particolare l’ossido di zolfo e il monossido di carbonio riducono l’apporto di ossigeno e soffocano l’epidermide.

Tenere conto dello stress

I periodi di forte affaticamento fanno sì che nell’organismo venga attivata la produzione di alcuni ormoni che risvegliano alcuni recettori presenti sulla superficie delle ghiandole sebacei queste, stimolate, producono più sebo. Ciò aumenta le possibilità di proliferazione batterica ed infiammazione del follicolo. È fondamentale avere una vita sana: in età adulta, spesso l’acne è la spia di uno stile di vita scorretto e dei troppi impegni quotidiani. Promossa a pieni voti l’attività sportiva: mettere in movimento il corpo aiuta a regolarizzare la produzione ormonale.

Limitare zucchero e latte scremato

È bene - come detto - evitare di mangiare molti zuccheri e cibi ad alto carico glicemico, mentre, almeno per l’acne, grassi, cioccolato e proteine sarebbero scagionati. Un cibo cui bisogna prestare particolare attenzione è il latte scremato o parzialmente scremato, perché in diversi studi è risultato associato all’acne moderata-grave. Nel latte si trovano infatti proteine come la alfa-lattoalbumina, con caratteristiche simili agli androgeni (ormoni che facilitano l’acne), e

MITI DA SFATARE • Alimentazione sbagliata - Secondo gli studi più attuali, il problema non deriva dalle abitudini alimentari. Per prudenza, è però preferibile limitare il consumo di cibi grassi e di zuccheri, preferendo invece frutta e verdure fresche, in particolar modo quelle che contengono vitamina A, capace di rendere la pelle più elastica e di favorire il rinnovamento cellulare. • Il cioccolato - Non esiste una dimostrazione scientifica che questo alimento scateni o peggiori il disturbo. Quindi, ogni tanto, un assaggio di cioccolato può essere fatto, naturalmente senza esagerare. • Disinfettare i brufoli con l’alcool - Disinfettare la pelle acneica con l’alcool è un’azione da evitare, perché non fa che peggiorare la situazione. L’alcool infatti secca la cute, stimolandola a produrre ancora più sebo. • Compare a chi non si lava il viso Non necessariamente. Ci sono infatti molti pazienti che, pur curando l’igiene del volto con scrupolo, ne soffrono lo stesso. • Il sole la peggiora - Il sole ha di solito un effetto positivo sull’acne, favorendo la sua regressione. Occorre però ovviamente proteggere la pelle con le dovute attenzioni. la somatomedina, che induce la produzione di sebo: quando al prodotto vengono tolti i grassi aumenta la quota relativa di proteine presenti, a parità di quantità, e questo rende il latte sgrassato più “pericoloso”.

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ALIMENTAZIONE — Zucchero

DOLCIFICANTI NATURALI: QUALI ALTERNATIVE ALLO ZUCCHERO? I dolci sono di certo una fra le maggiori tentazioni a cui è difficile resistere, ma è bene pensare anche alla tutela della salute e imparare dunque ad anteporla al piacere del palato. I dolcificanti naturali contengono importanti sostanze nutritive che non sono presenti in quelli raffinati come lo zucchero bianco o nei sostitutivi artificiali altamente pericolosi come l’aspartame, il sucralosio o l’acesulfame potassico. La redazione

SAI VERAMENTE CHE COS'È LO ZUCCHERO BIANCO?

Oltre alle dosi eccessive, la dannosità del comune zucchero bianco semolato può derivare anche dai processi di raffinazione chimica a cui è sottoposto: • viene depurato con calce, • trattato con anidride carbonica, acido

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solforoso, • cotto, • più volte raffreddato, • cristallizzato, • centrifugato, • filtrato, • decolorato con carbone animale, • colorato con coloranti (alcuni dei quali derivanti da catrame e cancerogeni) e tutto per farlo così bianco e brillante. Per poter essere assimilato, lo zucchero "ruba" al nostro corpo vitamine e sali minerali importanti come il calcio, tanto che le conseguenze sono: • l'indebolimento dello scheletro e dei denti, • la comparsa di artrite, artrosi e osteoporosi e della ovvia carie dentaria. Invece, a livello intestinale provoca: • produzione di gas, • tensione addominale, • alterazione della flora batterica, • coliti, stipsi, diarrea. Ma non è finita: infatti agisce sul sistema nervoso e sul metabolismo, dando dei picchi di stimolazione e delle conseguenti ricadute vertiginose con conseguenti stati di:

LA TRANSIZIONE

I dolcificanti naturali contengono importanti sostanze utili al nostro organismo che non sono presenti in quelli raffinati come lo zucchero bianco. Ma allora come dolcificare nel modo migliore? La cosa da fare innanzitutto è iniziare gradualmente, prima riducendo la quantità di zucchero che si assume fino a sostituirla con uno, o anche più, a seconda dei casi, dei tanti prodotti esistenti e pian piano si riscoprirà una miriade di sapori quasi sconosciuti o perduti. Esattamente come il sale che "camuffa" i sapori, lo zucchero fa lo stesso! Un trucchetto può essere quello di compensare l’uso di zucchero, se non si riesce a farne a meno o per i primi tempi durante i quali lo stiamo riducendo, ingerendo contemporaneamente un pizzico di sale marino integrale, che vi darà i minerali necessari per la digestione dello zucchero senza

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N

el campo delle bio-molecole gli zuccheri costituiscono la classe dei carboidrati. Sì, proprio quelli che troviamo nella pasta e nel pane. I cibi che quotidianamente mangiamo ci permettono di assumere una certa quantità di carboidrati (o zuccheri) che è la fonte primaria di energia indispensabile per il funzionamento del nostro corpo. Secondo i nutrizionisti il fabbisogno giornaliero di zuccheri è di circa 90 g e viene soddisfatto in gran parte attraverso la normale alimentazione. Le linee guida per una corretta alimentazione escludono quali fonti di zuccheri i dolci e le bevande zuccherate, perché essi costituiscono un surplus e l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera un consumo eccessivo di zucchero tra le probabili cause di carie, diabete e obesità.

• irritabilità, • euforia • e continuo bisogno di ingestione di altre quantità di zucchero, creando così una forma di dipendenza data appunto dal picco di glicemia nel sangue conseguente al velocissimo assorbimento dello zucchero stesso; il pancreas, per far fronte alla situazione, contrasta gli alti livelli glicemici immettendo insulina nel sangue e si crea così la cosiddetta "crisi ipoglicemica", caratterizzata dalla messa in circolo, da parte dell'organismo, tra gli altri, di ormoni atti a far risalire la glicemia, tra cui l'adrenalina che è l'ormone per eccellenza dell'aggressività e della difesa. Ecco spiegato perché la crisi ipoglicemica crea: • irritabilità, • aggressività, • debolezza • ed infine bisogno di mangiare ancora. Questi continui "stress" ormonali con i loro risvolti psicofisici portano a un esaurimento delle energie e conseguente indebolimento generale, che a lungo andare danneggiano il sistema immunitario in quanto l'esaurimento delle forze e delle energie si traduce in una minore capacità di risposta alle aggressioni e quindi nella tendenza ad ammalarsi. Non dimentichiamo inoltre che lo zucchero bianco: • distrugge anche le vitamine del gruppo B, • provoca aumento di peso, • induce una maggiore predisposizione a malattie metaboliche gravi come il diabete.


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ALIMENTAZIONE — Zucchero

I DOLCIFICANTI SINTETICI Un capitolo a parte sono gli edulcoranti o dolcificanti sintetici (per chi stesse pensando di usare quelli come alternativa): non si trovano in natura ma vengono sintetizzati in laboratorio. Sono quasi tutti nocivi, alcuni di essi anche sospettati di essere cancerogeni. I più diffusi sono l'aspartame e la saccarina. L'aspartame in particolare ha un potere dolcificante 200 volte superiore rispetto allo zucchero, mentre quello della saccarina è addirittura 450-600 volte superiore. Servono pertanto 200 grammi di zucchero per avere lo stesso potere dolcificante di un grammo di aspartame. Se ci pensiamo bene i dolcificanti artificiali possono avere anche un effetto diseducativo dato che abituano il palato a preferire alimenti dolci. Mantenendo l'abitudine al dolce è più facile consumare cibi ipercalorici come dolciumi e bevande zuccherate. A conti fatti i dolcificanti artificiali possono pertanto avere pure un effetto ingrassante.

che questi vengano sottratti all’organismo. Un buon consiglio comunque sempre valido è quello di evitarlo, eliminarlo o limitare i cibi in cui viene mascherato o aggiunto. Altra cosa da non fare è buttarsi sul primo “zucchero integrale di canna” che ci si presenta davanti, in quanto se veramente integrale non può essere né giallo molto chiaro, né secco: deve necessariamente essere giallo scuro o marrone e, soprattutto, umido.

MA QUALI SONO LE ALTERNATIVE? Innanzitutto teniamo presente che, di qualunque dolcificante si tratti, ognuno ha le proprie caratteristiche specifiche, difficilmente confrontabili o riproducibili: quindi non aspettiamoci di dover sempre avere una scala che utilizza come unità di misura il saccarosio perché partiamo già fuori strada.

Zucchero di canna integrale

Il primo valido dolcificante naturale è lo zucchero di canna integrale (o panela o mascobado o rapadura o melado de azùcar) quello vero: ha un leggero retrogusto di liquirizia, è granuloso, marrone ed è umido; è il primissimo zucchero che si estrae dal succo di canna che dopo la raccolta viene solidificato in panetti delle dimensioni di una mattonella, ai quali possono essere addizionati altri ingredienti come succo di papaia, arancia, manioca, arachidi. È un alimento molto nutriente tipico del Brasile. Quando lo zucchero (o il sale) sono integrali sono anche leggermente umidi e se lasciati all’aria formano un blocco e questo è dovuto alla presenza di sali di magnesio e potassio che, essendo igroscopici, catturano l’umidità dall’aria.

Miele

Impossibile parlare di dolcificanti naturali senza tirare in ballo il miele (che i vegani non la prendano a male). Benefici? È un eccellente energetico naturale perché contiene maltosio, saccarosio, glucosio, fruttosio e destrosio. Però può non essere indicato per la preparazione di dolci, in quanto la cottura trasforma il suo gusto dolce in leggermente amaro.

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Melassa

Un altro prodotto molto utile per dolcificare in maniera naturale è la melassa, che deriva dallo zucchero di canna o anche della barbabietola e contiene saccarosio, fruttosio, glucosio, acido fosforico, potassio, fibre ed è ricchissima di vitamine (soprattutto B) e di minerali. Al momento dell'acquisto dovete fare particolare attenzione al fatto che sia di provenienza biologica, altrimenti nel vostro dolcificante si troveranno sicuramente residui dei composti chimici utilizzati per l’estrazione dello zucchero.

Sciroppo d'acero

Contiene saccarosio, potassio, vitamine del gruppo

B e calcio. È prodotto dalla linfa estratta da una pianta, l'acero appunto. Risulta avere un sapore molto dolce ed è adatto per la preparazione di dolci e per dolcificare bevande.

Malto d'orzo, sciroppo di riso o di mais

Si ottengono dalla germinazione dei cereali e tutti e 3 hanno un alto contenuto di maltosio e contengono amminoacidi, potassio, sodio e magnesio essenziali all'organismo: ecco perché si ritiene siano i più validi sostituti al miele. Il malto d'orzo - l'unico vero malto, gli altri sono detti sciroppi - viene ottenuto dalla cottura in acqua del cereale, precedentemente fatto germinare e successivamente essiccato. Ciononostante, tutti risultano avere un sapore caratteristico ed avere meno capacità dolcificante del miele o dello sciroppo d'acero ma, soprattutto quello di riso, sono molto più adatti alla dolcificazione quotidiana.

Sciroppo di mele

Anche se non molto facile da reperire, è ricchissimo di vitamine e sali minerali, altamente digeribile e soprattutto adatto alla dolcificazione dei dolci.

Sciroppo di Yacon

Lo sciroppo di Yacon rappresenta una buona alternativa all’utilizzo di zucchero raffinato: viene estratto dalle radici della pianta di Yacon, ha un sapore naturalmente dolce ed una consistenza simile alla melassa. Lo sciroppo di Yacon è noto anche per essere una grande fonte di fruttoligosaccaridi (FOS) che si nutrono di batteri presenti nell’intestino e producono acidi grassi utili nella perdita di peso. Può essere impiegato per zuccherare tè o frullati,

LO ZUCCHERO INVERTITO Lo zucchero invertito è un prodotto alimentare costituito da un mix di glucosio e fruttosio in parti uguali, con tracce più o meno importanti di saccarosio. Lo zucchero invertito si ottiene infatti per idrolisi enzimatica o chimica dello zucchero tradizionale (saccarosio), replicando di fatto quanto avviene nel nostro intestino tenue. Per azione degli enzimi o degli acidi, il saccarosio viene scomposto (idrolizzato) nei due zuccheri semplici (monosaccaridi) che lo compongono: il fruttosio ed il glucosio. Si parla di zucchero invertito poiché, mentre in soluzione acquosa il saccarosio è un composto destrogiro (ruota il piano della luce polarizzata verso destra), la miscela di glucosio e fruttosio è invece levogira (ruota il piano della luce polarizzata verso sinistra). Lo zucchero invertito è naturalmente presente nel miele e nei frutti più zuccherini (soprattutto nel succo d'uva), mentre viene aggiunto a livello industriale nella preparazione di svariati prodotti da forno e pasticceri. Tra i numerosi vantaggi dello zucchero invertito rispetto a quello tradizionale ricordiamo innanzitutto il maggior potere dolcificante, circa il 30% superiore rispetto al saccarosio. Lo zucchero invertito, inoltre, è meno incline alla cristallizzazione ed ha la capacità di trattenere umidità; dal punto di vista fisico, si caratterizza per il colore bianco con sfumature paglierine e struttura cremosa. Il contenuto rilevante in zuccheri semplici e soprattutto in fruttosio produce una caramellizzazione precoce nei prodotti da forno; tale prerogativa si traduce anche in un minor tempo di cottura, con prodotti finiti più morbidi, fragranti ed anche più dorati ed appetitosi. Le suddette caratteristiche rendono lo zucchero invertito di particolare utilità nella produzione di gelati (abbassa il punto di congelamento), biscotti, creme pasticcere, cioccolato spalmabile e prodotti da forno congelati e non (nei quali ostacola l'essiccamento). Lo zucchero invertito può inoltre essere impiegato nelle infusioni intravenose per la nutrizione parenterale.


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meglio invece evitarlo nelle composizioni che richiedono cottura.

Succo d'agave

È la linfa della pianta d'agave ed è ricchissimo di sali minerali ed oligominerali. Bisogna accertarsi che sia di primissima qualità e non sottoposto a procedimenti chimici dannosi, cosa non facile: meglio dunque scegliere un'altra tra le alternative proposte.

Amasake

È un altro dolcificante naturale molto usato nella cucina orientale, che si ottiene dalla germinazione enzimatica del riso bianco e che può anche essere autoprodotto facilmente in casa. Inoltre può essere utilizzato anche da solo come magnifico dessert.

ed è perfetto per i diabetici, dato il minor apporto di calorie (-40%) ed un indice glicemico pari alla metà circa di quello del saccarosio. Nei paesi scandinavi (specialmente in Finlandia) lo xilitolo viene utilizzato da oltre 30 anni come sostituto dello zucchero per la preparazione dei dolci. Purtroppo negli altri paesi europei questo dolcificante naturale stenta a decollare, anche se la sua commercializzazione si sta pian piano diffondendo grazie al passaparola originato sul web dalle tante persone che hanno avuto modo di provare i suoi straordinari benefici.

Lucuma in polvere

Altro dolcificante naturale è la stevia o meglio la sua polvere: è una pianta proveniente dal sud America, ha un'elevata presenza di saccarosio. Il suo potere dolcificante è molto alto ma ha anche un forte retrogusto di liquirizia, perfetti in talune occasioni ma un po' meno, ad esempio, se si vuole dolcificare tè o caffè.

La lucuma è una soluzione ancora poco nota come sostituta dello zucchero raffinato: si tratta di un frutto peruviano che viene ridotto in polvere proprio per essere impiegato per le sue peculiarità addolcenti. La lucuma è assai benefica grazie alle numerose sostanze nutrienti che contiene, come ad esempio il beta-carotene, il ferro, lo zinco, la vitamina B3, il calcio e le proteine. Ha un sapore simile all’acero e può essere utilizzata in numerose ricette differenti, sia in preparazioni crude sia cotte. La lucuma in polvere è ottima anche per addolcire preparazioni base di dolci e biscotti.

Zucchero di cocco

Passato di banana

Stevia

Nella nuova frontiera dei dolcificanti naturali un posto d'onore lo occupa sicuramente lo zucchero di cocco, realizzato dai fiori della palma: non si tratta della stessa specie di pianta da cui si estrae il tanto discusso olio ma dei fiori della palma da cocco (Cocos nucifera), che viene coltivata in maniera non intensiva a Bali. Il prodotto che si ricava è uno zucchero dal sapore intenso e fruttato con ridotto contenuto di saccarosio e che racchiude tante sostanze nutrizionali importanti per il nostro organismo, come potassio e zinco.

Xilitolo di betulla

Lo xilitolo è un sostituto ideale dello zucchero ottenuto dalla corteccia della betulla: è cristallino e del tutto inodore, aiuta a prevenire carie e paradondite

La banana frullata, un dolcificante naturale, è fra le migliori soluzioni per sostituire lo zucchero raffinato. Non è solo un ottimo dolcificante naturale ma può essere sostituita alle uova nelle preparazioni, è infatti noto il suo impiego in preparazioni dolci da cottura, unita alla farina d’avena, al posto dello zucchero raffinato. In numerose ricette il passato di banana può essere sostituito ad una tazza di zucchero o può essere gustato al naturale frullata o con poca acqua, un’ottima alternativa per il dessert.

Succo d'uva

Deriva dalla bollitura e spremitura di uva alla quale possono essere aggiunti chiodi di garofano, cannella e limone. Contiene fruttosio e in realtà ha un sapore molto caratteristico che non risulta apprezzato

in ogni situazione.

Bacche schiacciate

Ampiamente noto in cucina è l’uso delle bacche schiacciate, il cui succo è ottimo per preparare saporiti frullati. Le bacche inoltre sono un’importantissima fonte naturale di antiossidanti ed un’ottima arma per rafforzare il sistema immunitario nonché per prevenire il rischio di cancro. Le bacche sono ottime anche impiegate nella preparazione di marmellate e gelatine naturali che una volta gustate non potranno più essere sostituite con quelle confezionate.

Datteri

I datteri sono senza dubbio un ottimo sostituto dello zucchero raffinato. Per ottenere lo zucchero dai datteri è sufficiente mescolare i frutti con acqua e lasciare che si incorporino bene per 2 o 3 ore: il risultato sarà una soluzione naturalmente zuccherata. Lo zucchero di dattero può essere inoltre acquistato pronto in forma solida, ma prepararlo fresco da sé riesce più genuino.

Cannella

La cannella è un addolcente naturale molto versatile. In cucina può essere utilizzata sia in polvere sia direttamente in bastoncini. La cannella viene impiegata come zucchero naturale in numerosi alimenti come il caffè, gli stufati e il curry. Un gustoso impiego della cannella è anche quello di cospargerla sulla frutta: ne gioverà il sapore ed anche il benessere grazie alle proprietà antiossidanti e fitonutrienti.

Vaniglia

Validissima alternativa allo zucchero raffinato è la vaniglia, dolce e aromatizzata, ottima nel caffè e nei dolci come torte e biscotti. Inoltre la vaniglia contiene un particolare principio attivo, la vanillina, un polifenolo dalle forti proprietà antiossidanti che aiuta l’organismo compensando i processi di ossidazione e soprattutto agisce sul sistema nervoso prevenendo il morbo di Alzheimer ed il Parkinson.

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ODONTOIATRIA — Radiografie

RADIOGRAFIE

DENTALI

La scoperta dei raggi X nell’anno 1895 ha completamente cambiato il volto della medicina e della medicina dentaria. Dr. Med. dent. Valentin Huwiler, medico dentista SSO/SSO-Ticino Per la Commissione di Informazione della Svizzera Italiana (CISI)

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el diciannovesimo e ventesimo secolo è stata scoperta, descritta e sfruttata la disciplina delle onde elettromagnetiche. La luce visibile è solo una minima parte delle varie forme di onde: effettivamente nella nostra quotidianità occidentale le onde elettromagnetiche sono onnipresenti in tutta la loro varietà. Basta pensare per esempio alle centrali nucleari con le onde radioattive gamma, oppure quelle ultraviolette che servono tra l’altro per potabilizzare l’acqua o per controllare se delle banconote svizzere sono vere o false. Oltre lo spettro della luce visibile, ci sono le onde infrarosse applicate nei telecomandi di vari apparecchi elettronici o per la visione notturna, le onde radar che servono nella sorveglianza dello spazio aereo o della velocità di autovetture, le microonde dei forni a microonde o le onde radio di diversi tipi utilizzate dalle stazioni radiofoniche. Il fisico tedesco Wilhelm Conrad Röntgen scoprì nel 1895 delle onde elettromagnetiche, allora ignote, con uno spettro tra le onde gamma e quelle ultraviolette e le chiamò “raggi X”. Sua moglie Bertha si prestò come “volontaria” per la prima radiografia (esposizione di ben 15 minuti!!) in assoluto mettendo la sua mano tra emettitore e lastra fotografica. Dopo lo sviluppo della lastra erano visibili le ossa e gli anelli della mano, strutture che assorbivano parzialmente o totalmente i raggi. Immediatamente gli scienziati si resero conto che una tale scoperta aveva un potenziale incredibile nella diagnosi medica, e già l’anno dopo – nel 1896 – i medici di tutte le specialità iniziarono a sfruttare la nuova tecnologia. Röntgen ricevette il premio Nobel per la fisica nel 1901 e lo donò in denaro alla sua università. Inoltre si rifiutò di brevettare la nuova tecnologia, regalandola così all’intera umanità. Questo grande uomo ricevette in seguito l’onore che i raggi da lui scoperti portassero il suo nome. Infatti nell’idioma tedesco i raggi X si chiamano ”Röntgenstrahlen” e una radiografia viene chiamata “Röntgenbild”. Inizialmente gli scienziati ignorarono la natura potenzialmente dannosa dei raggi X. Al giorno d’oggi la popolazione è conscia che un dosaggio eccessivo di raggi elettromagnetici, come per esempio i raggi ultravioletti emessi dal sole o nei solarium o i raggi X delle radiografie mediche, può causare danni ionizzanti a un organismo vivente. Per questo motivo ci sono costanti sforzi da parte dei produttori di apparecchi radiografici per renderli sempre più sicuri e da parte dei medici per contenere il numero di radiografie seguendo la regola ALARA (“as low as reasonably achievable”), secondo la quale il medico è tenuto ad eseguire solo le radiografie strettamente indispensabili per un’accurata diagnosi. Inoltre l’industria medica è riuscita a sviluppare delle lastre radiografiche sempre più sensibili, in particolare quelle digitali, riducendo così drasticamente la dose di raggi per paziente fino al 70% rispetto a pochi decenni fa. Effettivamente una radiografia dentale digitale, fatta con un’attrezzatura moderna, oggi può comportare una dose di raggi minore di un volo in aereo da Milano a Roma o di un bagno di sole in spiaggia o di una passeggiata estiva in montagna. Oltre a tutti questi sviluppi positivi le università svizzere hanno, negli ultimi 20 anni, ulteriormente rafforzato l’insegnamento in materia di radiologia introducendo una nuova formazione obbligatoria per i dentisti svizzeri chiamata formazione di esperto in materia di radiologia (“Röntgensachverständiger”). L’obiettivo di tale formazione è un’ulteriore riduzione della dose dei raggi minimizzando le esposizioni dei pazienti. Come esposto prima, la regola dell’acronimo ALARA descrive al meglio questa filosofia riducendola all’osso. Qualsiasi “lastra” – anche se quelle digitali sono dei file composti da pixel di diverse scale di grigio – deve portare a un beneficio diagnostico per il medico dentista.

Vivere marzo/aprile 2016


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Bisogna rendersi conto che un’accurata diagnosi è uno dei pilastri principali della prevenzione: se una patologia ai tessuti orali viene scoperta in tempo grazie alle radiografie, il danno può essere limitato, anche in termini di dolori e di costi. In Svizzera la legge di radioprotezione obbliga tutti i medici dentisti in possesso di apparecchi radiografici a far eseguire dei controlli continui delle attrezzature da parte di ditte specializzate onde poterne garantire la costanza di funzionamento. Nello studio del medico dentista SSO generico, negli ultimi decenni, nuovi tipi di apparecchi radiografici si sono aggiunti al classico tubo per le radiografie endorali, come per esempio il teleradiografico utilizzato in ortodonzia, la pa-

noramica (OPT) oppure la volumetrica (DVT). Essi offrono più informazioni all’odontoiatra, quali un campo diagnostico più vasto (OPT) oppure delle visualizzazioni tridimensionali (DVT). Purtroppo queste nuove tecniche emettono una dose di raggi nettamente superiore a una classica radiografia endorale singola. Per questo motivo il medico dentista SSO opta per un DVT o un OPT solo allo scopo di ottenere ulteriori informazioni che influiranno sulla diagnosi o la scelta della cura da intraprendere. In particolare una visita completa iniziale oppure degli interventi complessi necessitano di una base diagnostica abbastanza ampia, come la possono fornire ad esempio un DVT o un OPT. Per gli altri interventi di routine sono spesso sufficienti le classiche radiografie endorali.

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VARIE — Bicicletta

BALANCE BIKE: ANDARE IN BICICLETTA SENZA PEDALI È una bici per bambini da circa 2 a 5 anni e, come si deduce dal nome, non ha i pedali e la trasmissione, non ha le rotelle e in moltissimi casi neppure i freni, ma è una bici con cui i vostri figli potranno imparare ad andare in bici molto facilmente. La redazione bike, che possiamo tradurre semplicemente in “bici dell’equilibrio”: queste bici infatti hanno il grande vantaggio di insegnare al bambino ad acquisire l’equilibrio in modo indipendente, senza grandi sforzi da parte dei genitori. Push bike e run bike invece derivano dal modo in cui viene utilizzata dai bambini: infatti per poterla utilizzare i bambini “spingono” (push) e “corrono” (run) con i piedi per potersi muovere. Pre bike invece deriva dal fatto che, soprattutto nei paesi nordici, viene usata come una bici per lo “svezzamento” del bambino all’utilizzo di una vera e propria. Il termine pedaless invece nasce dal fatto che sia senza (less) i pedali.

M

a che è successo alla tua bici?!? Ti hanno rubato i pedali? Queste sono le battute che spesso sono indirizzate ai bambini quando li si vede scorrazzare per il parco giochi con le bici senza pedali. Quello di cui però quasi tutti non si accorgono è che la bici è sì senza pedali, ma è anche senza rotelle. Ed è questo che dovrebbe saltare di più all’occhio, vedendo un bambino di 3 anni scarsi scendere dai gradini e buttarsi giù da piccole discese. All’inizio non devono fare altro che camminare, tenendosi al manubrio, poi appena prendono confidenza eccoli galoppare in sella alla loro bicicletta “strana” fino a quando li vediamo sollevare per la prima volta entrambi i piedini e zigzagare alla ricerca dell’equilibrio! Da quel momento inizia la sperimentazione e il vero divertimento: prime corse NEWPRINT PUBB 4 COL 190x45 le 23-08-2005 e i tratti in equilibrio sempre più lunghi, le piccole

discese da affrontare, i gradini da superare, le prime frenate con entrambi i piedi e poi le sgommate!

BICI SENZA PEDALI, BALANCE BIKE, PUSH BIKE, RUN BIKE, PRE BIKE, PEDALESS BIKE…

Alle nostre latitudini non è ancora molto conosciuta e viene definita in molti modi, mentre nel nord Europa è una tappa fondamentale per imparare ad andare in bicicletta. Ha preso l’appellativo di “bici senza pedali” e raramente anche “bici senza rotelle”, dovuto alla sua caratteristica principale di essere sprovvista sia dei pedali sia delle rotelle, aspetto che stupisce la maggior parte dei genitori, abituati fin da piccoli al tradizionale triciclo o alla bici con le8:28 rotelle ePagina i pedali. 1 Un altro termine con cui viene chiamata è balance

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Potremmo definirla una bici “nuda” e ricorda, soprattutto per il modo in cui viene usata, la Draisina del 1817, il primo prototipo di bici inventato dal tedesco Karl Drais. In generale le bici senza pedali non hanno freni e neppure il cavalletto (alcuni marchi però hanno almeno un freno e talvolta anche il cavalletto), non sono presenti cestini e accessori vari che spesso sono più di intralcio che di utilità. Il telaio viene realizzato in differenti materiali e forme: ne esistono in legno, in alluminio e in materiale plastico composito. Quelli in legno e plastica esteticamente la fanno sembrare più un “giocattolo”, mentre quelli in alluminio o acciaio la rendono più simile a una “vera bici” da adulto in miniatura. Esistono sul mercato alcuni modelli che permettono di trasformare la bici senza pedali in una bici con i pedali, altri che permettono di cambiare la sella per renderla confortevole quando si cresce e altri ancora che si trasformano da triciclo a bici senza pedali. Troverete inoltre bici con ruote piene realizzate in schiuma polimerica oppure con pneumatico tradizionale con camera d’aria. Infine i freni, sì o no? Molti produttori non li mettono, altri sì. La velocità che può raggiungere un bimbo su queste bici non è elevata e “la frenata” viene affidata ai piedi.

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LE CARATTERISTICHE DI UNA BICI SENZA PEDALI


21 PERCHÉ SCEGLIERE UNA BICI SENZA PEDALI

Chi sta leggendo questo articolo è stato introdotto all’uso della bicicletta prima con il triciclo e poi con la tradizionale bici con le rotelle. Alla fine abbiamo tutti imparato ad andare in bici, ma facendo un passo indietro vi ricorderete quella sensazione strana quando il vostro peso e quello della bici erano su una rotella e il vostro corpo tutto storto cercava di riportare il peso dall’altra parte. Vi ricorderete vostro padre (o madre) che vi correva dietro con la mano sotto la sella e vi diceva: “Pedala! Stai dritto. Ti sto tenendo!”. E invece ti stava lasciando mentre ansimava correndo con la schiena piegata… Questo è sempre stato il “metodo tradizionale” che, probabilmente, non è molto corretto per imparare ad andare in bici, come affermano svariate persone. Non ci sono studi scientifici o degli specialisti che possano dircelo con certezza, ma solo provando si può comprendere quanto una balance bike possa essere vantaggiosa per un bambino. Non ci sono prove scientifiche neppure per dire che le bici senza pedali siano migliori o no, ma l’esperienza che hanno fatto moltissimi genitori dovrebbe bastare per affermare che una balance bike possa permettere ai bambini, già all’età di 17/18 mesi, di usarla, divertirsi e in poco tempo (qualche mese) imparare ad avere l’equilibrio su 2 ruote. Su una bici senza pedali non solo si impara a curvare più facilmente e nel modo corretto, ma si acquisisce e si migliora l’equilibrio, stimolando la propriocettività del bambino ovvero la percezione di sé

in rapporto al mondo esterno. Dal punto di vista psicomotorio la balance bike permette di acquisire più “tasselli motori” rispetto a quella con le rotelle. Infatti, su una bici comune il problema di stare in equilibrio è pressoché nullo proprio a causa delle rotelle e quando il bambino sterza, per compensare la mancanza di inclinazione della bici, sposta la testa e il corpo all’esterno assumendo una posizione innaturale. Questo “vizio”, una volta eliminate le rotelle, potrebbe essere difficile da togliere, lasciando il nostro piccolo biker con il timore di curvare. Imparando da solo invece, acquisirà maggiore fiducia nelle proprie abilità, dato che sarà indipendente e potrà seguire i genitori quando passeggiano senza essere spinto, tirato o aiutato: dovrà solo spingere con i piedi e impugnare il manubrio. Altra cosa importante è il fattore velocità: la bici con le rotelle permette di raggiungere una velocità maggiore, mettendo a rischio i bambini che possono andare in panico e non riuscire a frenare, mentre con le push bike la velocità è più moderata e gestibile. Chi ha avuto esperienza con le bici con le rotelle si ricorderà quante volte queste rimanevano incastrate o la ruota posteriore girava a vuoto su terreni irregolari. I bimbi possono, con le bici senza pedali, essere più agili e indipendenti nelle manovre: • possono stare sui marciapiedi senza incastrarsi in radici o panchine, • possono facilmente scorrere su asfalto (liscio o irregolare), • se vogliono possono infilarsi in un prato

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o sul ghiaino. Con un triciclo o con una bici con le rotelle ciò sarebbe impossibile. La bici senza pedali ha rivoluzionato il modo di insegnare ai nostri figli ad andare in bici, come trovare l’equilibrio e rendere divertente questa fase importante della vita: è un modo sicuro ed efficace che lascia libertà di movimento ai figli e più serenità ai loro genitori, felici di vederli finalmente pedalare dopo averli trasportati per un paio di anni.

I VANTAGGI • Tantissima attività fisica, dal momento che questo tipo di bici generalmente non ha nemmeno un freno. • Riuscire a camminare al passo con i genitori. • Imparare a spingersi con i piedi e mantenersi in equilibrio. • Migliorare le capacità di coordinazione e acquisire il senso dell’equilibrio. • Facilitare i primi prudenti passi nella mobilità indipendente.


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CRUCIVERBONE:

INTACCA LA VITE

OPERA DI VERDI

§ UN LANTANIDE

§

PARI IN "CHIASSO"

INGRASSATI, UNTI

PORTICO GRECO

8

CITTÀ GRIGIONESE

§ FURON FATALI A CESARE

§

LO SPORT DELLA FIGINI

§ PARCO LUGANESE

§

8 INCANTESIMO

§

5 PRIVA DI FEDE

1

§

FRAMMENTO DI TERRACOTTA

VIA LUGANESE

PERIODO PREISTORICO

§

2

§

GIOCO DA TAVOLINO

SCOPPIAVANO NEI SALOON

§

IL "DE" SCOZZESE

3

§

8

IMPEGNI GRAVOSI

8

È ALTA O BASSA

§

GAVITELLO

12 CIMA

È IN RIMA

8

8

IL SUOLO NATÌO

8

8

10

FAVOLA

VILLAGGIO

8

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SOFÀ

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GIOCA E VINCI UN PESOS D’ORO!

§

§

CONGIUNGERE

§

§

MEZZO TRATTO

È OTTIMO AI FUNGHI

§

8

L' "HUR" DI WYLER

L’infarto cardiaco uccide la vita prima che sia finita.

8

FRA 2 FATTORI

Fondazione Svizzera di Cardiologia

8

REPLICA L' "ARNOLDO" DEL TEATRO

8

8 CAFONI

ERA IN VOGA LA POP

§

Con impegno contro le cardiopatie e l‘ictus cerebrale

§

8

Aiutate anche voi. §

LA BARCA DI NOÈ

SPRECHI

CONS. IN LITANIA

11

8 IL RE DI SHAKESPEARE

8

7 FRASE CHIAVE (A numero uguale corrisponde lettera uguale)

SIMILI AGLI ASA

§

È NOTO QUELLO DI OZ

§

§

GRADINO

OBBLIGATI, PRETESI

2

3

1

4

9

4

9

11

3

5

6

7

8

9 10

4 12

8

9 10

8

§

§ LA LINGUA DI CICERONE

1

CONDIZIONI DI PARTECIPAZIONE

§

§

§

§

"ANDATE" IN POESIA

PRECEDE "SI GIRA"

§

SCRITTRICE INGLESE

§

UN LAUREATO

§

§

SICURA

CUOR DI ZORRO

§

§

§

§

CORTILI AGRESTI

VENDITA ALL'INCANTO

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LABILE TRACCIA

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ABITAVANO CUZCO

ALBERI AMPIO SEMPREVERDI MANTELLO

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