Page 1

Anno XXI - Numero 5 La versione 2.0 del periodico indipendente dell’Istituto di Istruzione

Superiore “Emilio Alessandrini”

Per inviare i tuoi articoli scrivi a redazione.lemilio@gmail.com Seguici su www.lemilio.altervista.org

M A G G I O

2 0 1 7

Prendiamo il volo

D

a due anni sono direttore di questo giornale e ciò mi ha spinto sempre più a partecipare attivamente alla vita scolastica del mio istituto per avere una visione completa degli eventi e delle iniziative promosse dalla scuola e farmi un’idea solida e tutta mia dell’impronta, non solo didattica ma soprattutto educativa, dei professori e dei tipi di relazioni che intercorrono tra i vari componenti della comunità scolastica e, in particolar modo, tra la presidenza e gli studenti. Frequento spesso la scuola aperta e partecipo alle attività

ad essa legate, aiuto nell’organizzazione di eventi quali open day e giornate scolastiche particolari, sono in prima linea nei progetti legati alla promozione della legalità. Ogni ambito in cui opero ha i suoi pregi ed i suoi difetti ed ho avuto modo di parlarne negli editoriali disponibili sui precedenti numeri o nelle prossime pagine di questo ma tutti sono accomunati da due elementi fondamentali per una scuola: l’arricchimento della vitalità scolastica e la valorizzazione degli studenti. Come scrissi sulle pagine del numero di dicembre, la scuola aperta è il cuore pulsante dell’A-

lessandrini perché ci offre la possibilità di tirar fuori tutte le nostre passioni partecipando alle attività culturali, di dare il proprio aiuto ad altri e di riceverlo, di studiare in gruppo più facilmente e di divertirci sia presso gli impianti sportivi che con i nostri compagni dei vari gruppi scolastici. Eventi come la festa tenutasi il giorno prima delle vacanze natalizie sono invece un toccasana per noi studenti perché ci permettono di essere i protagonisti, in tutto e per tutto, dall’organizzazione, alla gecontinua a pagina 3


S O M M A R I O Anno XXI Numero 5

La versione 2.0 del periodico indipendente dell’Istituto di Istruzione

Superiore “E. Alessandrini” Via Zara 23/C 20010 Vittuone (Milano) Tel. 02.90111011 Editore Dott. Carlo Vincenzo Manzo Referente Area di Progetto Prof. Eros Griggio Direttore Responsabile Manuel Dileo Impaginazione e Grafica Federico Ballarini Redazione Prof. Mauro Spinarelli Prof. Filippo Radaelli Alessandro Vella Chiara Crepaldi Federico Ballarini Francesco Pastori Gabriele Calati Giulia Gianelli Lorenzo Garavaglia Luca Melgiovanni Manuel Dileo Margherita Pindaro Mattia Perrone Nicola Tumminia Collaboratori Prof. Stefania Grassi 3OD Mainardi Marco Introini Francesca Sangalli Stampa Lucia e Antonella

3

Prendiamo il volo

4

Le interviste

7

Lontani dal cuore?

11 13 16 17

di Manuel Dileo, direttore de “L’Emilio”

di Mattia Perrone

di Manuel Dileo

Limiti culturali da superare di Margherita Pindaro

Cos’è il blue whale? di Lorenzo Garavaglia

Nintendo Switch: una panoramica tecnica di Francesco Pastori e Luca Melgiovanni

«Una rete migliore migliora la vita» di Federico Ballarini

18

Io sono un taxi

19

Un desiderio sbagliato

di Giulia Gianelli

di Chiara Crepaldi


Numero 5 - Anno XXI

Prendiamo il volo di Manuel Dileo, direttore de “L’Emilio”

segue da pagina 1 stione e alla fruizione, attraverso giochi, eventi sportivi e spettacoli, della nostra scuola. Da almeno 3 anni a questa parte, l’Alessandrini sta prendendo vita espandendosi al di là della semplice didattica grazie all’affermazione e promozione sui canali social e ai tanti eventi promossi all’interno delle sue mura rivolti ai suoi studenti o alla cittadinanza in generale. Gli esempi descritti nelle righe soprastanti sono soltanto le punte di diamante di tante frecce scoccate dalla presidenza, volte a rompere i muri tra i componenti della comunità scolastica affinché non si venga a scuola soltanto per svolgere i propri compiti senza una partecipazione attiva, che noi della redazione, nelle nostre pagine, ci teniamo sempre a mostrarvi in volo attraverso reportage e testimonianze dirette. Sono contento che fra i tanti progetti promossi in consiglio

d’istituto ci sia l’allestimento di un bar e l’apertura al pubblico di una biblioteca specializzata perché ciò non farà altro che arricchire la vitalità e sono fiero di rappresentare la mia scuola nella consulta degli studenti perché posso raccontare a voce alta esperienze vissute nel mio istituto con cui sorprendere i ragazzi delle altre scuole, come la partecipazione da protagonisti ad Expo o la conferenza di Rita Borsellino trasmessa in diretta in tutte le classi dell’istituto.

È vero che le iscrizioni alle classi prime sono calate (di ben 5 persone) ma è altrettanto innegabile che il rapporto tra la presidenza e gli studenti si stia sviluppando in un clima positivo, tra innovazione e fiducia, che permette ai ragazzi di potersi mettere in gioco scegliendo tra un modesto numero di possibilità, sempre in aumento. L’Alessandrini non è più soltanto la nave ammiraglia delle acque del magentino perché ha preso il volo nei cieli della provincia di Milano. 

Maggio 2017 - L’Emilio

3


Anno XXI - Numero 5

Le Interviste di Mattia Perrone, 5B Informatica

H

o deciso di porre qualche domanda ad una delle nuove e più giovani insegnanti della nostra scuola, la prof. Laura Gornati, in merito ai suoi metodi d’insegnamento della lingua inglese. D: Nelle sue classi è noto che gli studenti utilizzino metodi alternativi di apprendimento quali la realizzazioni di fumetti e cortometraggi. Crede che tutto ciò valorizzi i suoi studenti R: Nel corso degli anni e grazie ai vari corsi di metodologia che ho seguito, una delle principali problematiche che ho visto emergere è legata al fatto che le lezioni frontali stile accademico non sono l’unico e soprattutto il migliore metodo per lavorare a scuola. Senza un coinvolgimento pratico e attivo lo studente dopo qualche minuto di ascolto si perde e si demotiva. Ovviamente la spiegazione deve esserci e le classiche lezioni frontali hanno il loro scopo primario e la loro importanza chiave ma non devono essere l’unica alternativa nel processo di apprendimento. É per questo che ho iniziato ad utilizzare metodi meno frontali e più coinvolgenti per i miei studenti. Sono loro gli attori attivi di molte lezioni, spetta a loro spiegare argomenti nuovi ai compagni o presentare approfondimenti su temi affrontati in classe. Grazie alla tecnologia che abbiamo a disposizione (o che dovremmo avere) le lezioni riescono ad essere più divertenti ed è testato che quando

ci si diverte si impara e si memorizza meglio. Quindi per rispondere alla tua domanda, si, credo che questa metodologia premia soprattutto i ragazzi, forse c’è più lavoro da fare a casa per l’insegnante ma ai ragazzi piace di più e lavorano di più! D: Ho notato che molte volte i lavori che propone alle sue classi sono orientati verso una scuola 2.0 che non si limita al semplice libro e quaderno.. ci spieghi meglio... R: Per entrare nello specifico e posso farti qualche esempio di progetti che ho proposto ai ragazzi: in una quarta per approfondire dei testi che riguardano la cultura inglese ogni gruppo di ragazzi deve produrre un cortometraggio seguendo le indicazioni del portale “into film” che ho presentato in classe prima della consegna del lavoro. In un’altra classe, come approfondimento del progetto di alternanza scuola-lavoro i ragazzi devo inventare una startup, creare il business plan e presentare il pitch alla classe alla ricerche di “fondi” per attivare l’azienda. Un altro progetto che proporrò a breve ai ragazzi di seconda prevede un modulo sull’utilizzo della rete e sulla ricerca di informazioni online utilizzando la piattaforma digitale “Futurelearn” che propone corsi gratuiti su vari argomenti e “Padlet” app che consente di organizzare e presentare temi di varia natura, una sorta di quaderno digitale. Come potrai notare tutti questi

4 L’Emilio - Maggio 2017

progetti prevedono e necessitano l’utilizzo della rete e di nuove tecnologie. Per quanto riguarda la mia materia online si trova di tutto, si potrebbe addirittura abolire l’utilizzo dei libri di testo avendo a disposizione un pc. Ad oggi spesso parte del lavoro deve essere svolta a casa dai ragazzi per mancanza degli strumenti adeguati ma questo impedisce a me insegnante di partecipare e supportare gli studenti nella progettazione del lavoro e allunga i tempi di realizzazione. Credo che l’utilizzo della rete non è più vincolato alla materia specifica ma anzi è uno strumento che se usato bene permette a noi insegnanti di tutte le materie di attuare una didattica digitale così come previsto dalla didattica delle competenze. Ma anche senza ricorrere alle direttive ministeriali credo che la scuola è il luogo dove deve partire e nascere la ricerca e gli stimoli alla conoscenza e oggigiorno è impossibile slegare questi concetti della rete e delle nuove tecnologie. D: Una domanda simpatica per concludere. Abbiamo notato, noi della redazione, che una particolarità che accomuna voi prof di inglese è la presenza costante del vostro termos contenente del buon the caldo: semplice amore per questa bevanda o c’è dietro dell’altro? R: Of course! É un modo per sentirsi più British e affrontare le lunghe giornate da insegnante! 


Numero 5 - Anno XXI

I

Tirizzi, studentessa della 2BL, è arrivata prima nei Campionati Nazionali di Tuffi Sincro e terza in quelli di Tuffi Singoli. Abbiamo pensato di intervistarla! laria

D: Alla tua età le ragazze si chiedono cosa faranno da grandi. Tu? R: Io penso che da grande vorrò continuare lo sport che sto praticando anche se non sarà la mia professione; Vorrei comunque fare un lavoro attinente allo sport, come l’allenatore. D: Come si diventa Ilaria Tirrizzi? R: Con tanta fatica mia e della mia famiglia, sacrificando la mia vita sociale praticamente inesistente. D: Quando hai capito che avresti vinto? R: Sinceramente non mi sarei aspettata vincere anche perché ho gareggiato con delle tuffatrici ex agoniste. D: Quando hai iniziato a nuotare? R: A nuotare non ho mai iniziato, ho iniziato a tuffarmi circa tre anni fa, dopo essermi fatta male praticando ginnastica arti-

stica. D: Da allora non hai più smesso? R: No, non ho mai smesso perché penso che lo sport per chi lo prende sul serio sia una passione troppo grande. D: Un amore irresistibile con l’acqua quindi. R: In realtà io sto poco in acqua, perché una volta finito il tuffo esco immediatamente. D: Lo stesso trasporto per la piscina vale per il mare? R: Non direi, sono due cose totalmente differenti. D: Hai paura del mare? R: Da tuffatrice è più pericoloso il mare rispetto a una piscina, però se supervisiono il fondo e non vedo pericolo mi tuffo tranquillamente. D: Hai paura di annegare? R: No, non ho paura di annegare perché dove mi alleno io l’acqua è profonda dai cinque agli otto metri, quindi sono abituata all’acqua alta. D: Potresti provare con le immersioni. R: Direi di no, non è una cosa che mi appassiona molto. D: Sei competitiva? R: Si molto, anche perché altrimenti non avrei deciso di fare gare. D: Dov’era la tua prima piscina? R: La mia prima piscina è stata la Canottieri a Milano, sul Naviglio Grande, poi mi hanno chiesto di spostarmi alla Cozzi, in viale Tunisia. D: La piscina più bella? R: La piscina più bella è quella dell’Acqua Acetosa

a Roma perché al suo interno sono presenti un sacco di attrezzi molto utili per provare dei tuffi nuovi, come ad esempio il trampolino a secco con l’uscita in buca. D: A cosa pensi quando ti tuffi? R: Quando mi tuffo penso a come fare per evitare di farmi male, quindi sono molto concentrata. D: Quante ore trascorri in piscina ogni giorno? R: Mi alleno tre volte a settimana, un’ora e mezza per allenamento. D: Ti sei immaginata un futuro dopo la piscina? R: Si, a volte ho immaginato di diventare allenatore, a volte un medico... Non so, sinceramente ho ancora tanta strada davanti. D: Rifaresti tutti i sacrifici che ha fatto? R: Si, li rifarei tutti perché mi hanno portato una gioia immensa e mi hanno fatto capire che lo sport può davvero cambiare il mondo. D: Questa vittoria ti ha dato la tua più grande emozione in questo sport o ce ne sono state delle altre maggiori? R: Ci sono state tante altre vittorie nel campo della ginnastica artistica, ma queste sono state le più belle perché dopo tre anni non me l’aspettavo. D: Come fai a gestire la concentrazione in gare come queste in cui la concentrazione fa la differenza? R: La concentrazione è molto importante, ma la cosa più importante è trattenere l’emozione. 

Maggio 2017 - L’Emilio

5


Anno XXI - Numero 5

Rold: impegno, passione, innovazione di Margherita Pindaro, 4C Informatica

“Leader nel settore della componentistica per elettrodomestici, ROLD è da oltre cinquant’anni un punto di riferimento a livello internazionale: impegnata da sempre nella ricerca della creatività e nel costante miglioramento delle sue tecniche di produzione, crede molto nella qualità e nel rispetto ambientale, oltre che porsi come obiettivo fondamentale la formazione del suo personale, sempre contraddistinto dalle migliori competenze.”

U

n paio di settimane fa, nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, l’azienda Rold ha tenuto una conferenza nella

nostra scuola. A fare da portavoce della ditta è stato Paolo Barbatelli, Chief Innovation Officer. Egli ha voluto focalizzare l’incontro su due punti fondamentali: chi è e cosa fa Rold e perché è di successo, nonostante sia una piccola-media impresa lombarda. La risposta a quest’ultima domanda è riposta nel fatto che Rold abbia dimostrato di riuscirsi sempre a innovare. Nonostante abbia 54 anni e sia a conduzione familiare, questa industria manifatturiera ha capito dove colpire, ha quindi svolto ricerche ed ha inventato e brevettato un rivoluzionario sistema di chiusura di lavatrici, il quale l’ha portata a prendere accordi con

diverse multinazionali. Rold si occupa tuttavia anche di settori di mercato in costante crescita, quali quello dei sensori, delle lampade ad alta efficienza, Energy Management ed Integrated System for digital Advanced Mechatronics; e tutt’ora conta di 215 dipendenti, 45 linee di prodotti e 4 fabbriche tutte su suolo lombardo. La Rold ha lasciato il fondamentale messaggio che se non ti rinnovi il tuo mercato sarà scarso, non ci saranno formazioni di ecosistemi virtuosi e quindi rimarrai indietro rispetto a numerose altre aziende. Il loro messaggio per noi studenti? “Follow your passion!” 

AP Systems: un’azienda smart! di Manuel Dileo, 5B Informatica

Qualche settimana fa, la responsabile del settore Marketing dell’azienda magentina AP Systems è venuta nella nostra scuola per tenere una conferenza di presentazione agli alunni delle classi quinte informatica. L’incontro ha avuto una valenza didattica per il percorso di “gestione progetto, organizzazione d’impresa” e ha fornito soltanto un’infarinatura generale del lavoro che svolgono in ditta ma ciò mi ha permesso comunque di capire che AP Systems è un’azienda valida e innovativa. Tra i progetti sviluppati dall’impresa, il più interessante è “LUMINIBUS”, un sistema avanzato di telegestione

per gli impianti di illuminazione pubblica, attualmente disponibile sul mercato, che è in grado non solo di renderli ampiamente efficienti sia nei consumi che nelle spese ma di trasformarli in infrastruttura per servizi di smart city. Un altro elemento che mi ha colpito particolarmente è la scelta di lavorare solamente per la pubblica amministrazione e non per le aziende private. AP Systems ha implementato infatti “Hyper Sic”, una suite applicativa per la PA locale interamente progettata e realizzata con tecnologia web-nativa, che gestisce tutte le aree funzionali dell’Ente locale(segreteria e affari generali, demografica,

6 L’Emilio - Maggio 2017

contabile etc.). La responsabile dell’azienda si è molto soffermata sugli aspetti giuridici legati alla tutela della sicurezza dei dati degli enti locali e questo fattore mi ha dato l’idea che AP Systems tiene molto all’affidabilità e al carattere dei suoi dipendenti, anche più delle loro capacità tecniche, ed è un elemento che apprezzo. La conferenza inoltre avevo lo scopo di suscitare l’interesse a poter lavorare con l’azienda in futuro avendo la possibilità di chiedere un colloquio diretto e questo dimostra come la formazione del nostro istituto in ambito informatico sia più che valida. 


Numero 5 - Anno XXI

Lontani dal cuore? di Manuel Dileo, 5B Informatica

È

arrivata la primavera, il risveglio della natura, e con essa il rinnovamento della verità e della giustizia sociale con la giornata in ricordo delle vittime di mafia promossa da Libera in tutta Italia. La mia seconda partecipazione all’evento di Milano, in qualità di membro della consulta provinciale, è stata un’occasione per chiedermi nuovamente e ribadire che tipo di persona voglio diventare, che valore do alla mia vita, quali sono i motivi per cui vale la pena lottare. Tante le attività finalizzate alla promozione della legalità proposte agli studenti della nostra scuola nell’ultimo mese. Troverete reportage, interviste e riflessioni in merito nelle prossime pagine. In queste righe, invece, ho deciso di attribuirmi il compito di tirare le somme sulla mia esperienza triennale che ha visto l’istituto diventare prima centro di promozione alla legalità del magentino e poi punto di riferimento nella provincia di Milano. Ho sempre cercato di impegnarmi il più possibile attivamente nella realizzazione degli eventi scolastici legati alla promozione della legalità, collaborando con la presidenza ed i docenti di riferimento, e la domanda che mi sono sempre posto è la seguente : quali sono i risultati dell’impegno della nostra scuola su questa tematica? Ricordo di aver proposto lo stesso quesito all’onorevole Rita Borsellino durante la sua conferenza di un anno e mezzo fa e lei mi ha raccontato della felicità che ha provato quando qualche ragazzo l’ha fermata per strada dicendole che aveva deciso di intraprendere il percorso di studi di legge dopo aver ascoltato le sue parole. Sono rimasto molto soddisfatto della

sua risposta perché ha dato conferma al fatto che la testimonianza è vitale per noi giovani e per gli esseri umani in generale. Essa è in grado di farci immedesimare nelle situazioni, di commuoverci, di raggiungere il nostro cuore. Tutti gli altri appuntamenti, mio malgrado, corrono il rischio di confrontarsi solamente con il nostro cervello. Esso ci diversifica perché contiene i nostri valori ed ideali ed è dominato dalle nostre idee e dai nostri pensieri, spesso influenzati da situazioni momentanee e fattori esterni. Raggiungere soltanto la mente rende perciò il coinvolgimento attivo delle persone molto più difficile e può aprire la strada, in caso di costrizioni, alla produzione dell’effetto contrario di quello desiderato. Sono contento che la scuola abbia valorizzato me come diversi altri studenti. Fra le tante cose, gestire, solamente insieme al mio amico e collega Perrone, il laboratorio del nostro istituto, durante gli stati generali della legalità dello scorso novembre al palazzo della regione, ci ha onorati così come mi ha fatto molto piacere sapere che le visite guidate della mostra “Anni di Piombo- la voce delle vittime per non dimenticare” erano gestite direttamente dagli studenti della 4Al. Tuttavia, non

posso voltare le spalle ai ragazzi che vivono passivamente o con indifferenza le iniziative proposte dalla nostra scuola in merito alla promozione della legalità. Il mio consiglio per l’organizzazione scolastica è quello di continuare ad invitare testimoni, di valorizzare le eccellenze studentesche ma, allo stesso tempo, di coinvolgere tutta la comunità scolastica nella scelta delle tematiche da affrontare e nella modalità in cui farlo. Io stesso mi sono ritrovato disinteressato ad alcuni appuntamenti, avrei volentieri ceduto il posto ad altri studenti che avrebbero voluto parteciparvi e magari viceversa. Ciò non rende innegabile che bisogna partire dalle proposte dei docenti e che spesso ci sia bisogno di una diversificazione di contenuti in base all’età. Sono conscio che il mio suggerimento potrebbe non rivelarsi sia così immediato da applicare che così vitale per aumentare la partecipazione attiva, al che ho un secondo consiglio rivolto agli studenti, il solito invito che nelle assemblee d’istituto ci teniamo sempre a ribadire: mettetevi in gioco, la vostra vita scolastica può essere molto più che il vostro percorso didattico, soprattutto in una scuola in cui il ventaglio delle possibilità da cogliere si allarga sempre più. 

Maggio 2017 - L’Emilio

7


Anno XXI - Numero 5

Testimoni di legalità

di Beatrice, Matteo, Roberta, Lucia ed Elisa, 3OD - Mainardi di Corbetta

I

l 21 marzo 2017 tanti ragazzi di scuole di ogni ordine e grado si sono ritrovati a Milano nel quartiere Quarto Oggiaro per una giornata particolare, “Luoghi di speranza, testimoni di bellezza”. Lucilla, responsabile di Libera Milano, ringrazia i ragazzi presenti nella piazza, i familiari delle vittime, le forze dell’ordine, le varie istituzioni e il sindaco.

vicini di quartiere, non intervengono perché pensano che non sia un affar loro e che si vive meglio a voltare la testa. Per un’Italia più giusta e libera bisogna impegnarsi e avere il coraggio di esprimersi. Vogliamo costruire un ponte, diverso da quello che la mafia ha costruito e continua a costruire. Un ponte di luce, di coraggio, formato da gente che non ha paura

l’impegno e il progresso del nostro Paese, contro le organizzazioni mafiose. Gente assassinata soprattutto in Sicilia, Campania e anche in Lombardia. Tutti questi nomi rappresentano una storia, un sacrificio, un esempio di lotta e non un elenco telefonico; ci sono cari che hanno pianto per traumi che sono entrati nelle famiglie: oggi questi nomi sono valorizzati da farfalle di carta e

Ogni 21 marzo, giornata di primavera, Libera, l’associazione fondata da Don Ciotti che si occupa di lotta a tutte le mafie, organizza la Giornata della Memoria e dell’Impegno in Ricordo delle Vittime Innocenti delle Mafie. Di mafia si muore anche quando si è innocenti, quando si è estranei alla criminalità, quando si è bambini. Ci vengono in mente casi di bullismo nelle scuole, in cui, compagni di banco, insegnanti,

di parlare e di sconfiggere la mafia, come hanno provato a fare le oltre 900 vittime di cui abbiamo ricordato tutti i nomi. Le abbiamo ricordate in silenzio, perché l’unica cosa che non si concilia con la lettura di questi nomi è il chiasso. Esse rappresentano un pezzo di storia del nostro Paese, alcuni tirati fuori dalla memoria dopo un lungo periodo di dimenticanza. La maggior parte di questi nomi sono sconosciuti a noi italiani, ma simboleggiano

fiori colorati. È stato molto emozionante partecipare a questo evento per ricordare tante persone innocenti uccise dalle mafie di tutta Italia. Ricordiamo il coraggio della testimone di giustizia Lea Garofalo che ha testimoniato contro il padre e la famiglia Cosco, motivo per cui oggi sua figlia Denise vive sotto protezione cercando di rifarsi una vita. Lucilla augura a noi ragazzi che la forza di Denise possa

8 L’Emilio - Maggio 2017


Numero 5 - Anno XXI

arrivare dritta al nostro cuore e ci dia la forza di decidere da che parte stare. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala afferma tre principi su cui basarsi per vivere combattendo la mafia: 1. NON BISOGNA DISTRARSI MAI! Loro non si distraggono mai, sono interessati soltanto al loro sporco interesse. 2. NON STARE DA SOLO!

Questa battaglia non la si vince da soli, nessuno da solo ce la può fare. Noi non possiamo credere che sia giusto delegare a qualcuno il compito di sconfiggere la mafia. 3. ANZIANI e GIOVANI. Il sindaco pone l’accento su anziani e giovani. La società non migliorerà se i giovani non si attiveranno. Ora tocca a noi! Questa ma-

nifestazione ci insegna ad apprezzare e riconoscere le buone azioni. Queste 900 vittime e tante altre hanno voluto donarci un futuro migliore anche rischiando la loro vita. Non ci conoscevano, eppure hanno tentato di salvarci dalle ingiustizie mafiose. Sono persone altruiste e allo stesso tempo molto coraggiose per difendere il prossimo. 

Maggio 2017 - L’Emilio

9


Anno XXI - Numero 5

Visita alla Masseria di Cisliano di Marco Introini e Francesca Sangalli, 4B Liceo

I

l giorno 27/3/’17 le classi 4BL e 4CI, accompagnate dalle docenti Calati e Savi, hanno partecipato all’ uscita didattica presso l’ ex ristorante “la Masseria” di Cisliano per avvicinarsi alle tematiche della lotta contro le mafie e per mettersi in gioco in favore di una buona causa. Dopo anni di attività, nel 2010, il locale è stato chiuso in seguito al definitivo arresto della famiglia Valle, che costituiva una nota associazione mafiosa che, da sempre, ne deteneva la gestione. Quattro anni dopo, la Masseria è stata definitivamente sequestrata alla famiglia che, da quel momento, ha dato inizio ad una serie di atti di sabotaggio volti al danneggiamento della struttura. Nel 2015 il sindaco della città, insieme a Libera (associazione contro le mafie) ha ottenuto la gestione in comodato d’ uso del ristorante, grazie al quale varie associazioni e molti volontari hanno potuto iniziare delle attività finalizzate al recupero dell’ intera struttura, per riavviare l’ attività di ristorazione all’ insegna della legalità.

Appena arrivati, i ragazzi sono stati accolti da don Massimo, un sacerdote che vive in una casa di accoglienza insieme a decine di ragazzi, e da alcuni volontari che hanno spiegato brevemente alle due classi la situazione attuale della masseria, e che, dopo una breve introduzione, li hanno accompagnati nei diversi locali della struttura, raccontandone la storia e mostrando i gravi danni provocati dai sabotaggi subiti. Durante la giornata si sono alternati momenti più leggeri ad occasioni di riflessione, grazie all’ aiuto di foto, video e canzoni sono stati trattati vari argomenti tra i quali la legalità, l’ accoglienza e la violenza sulle donne. In aggiunta a ciò, i ragazzi hanno anche avuto la possibilità di ascoltare la testimonianza di Rami, un ragazzo

10 L’Emilio - Maggio 2017

africano immigrato in Italia nei primi anni della sua adolescenza, che ha descritto i passaggi principali del suo “viaggio della speranza” per sfuggire alla ferocia della guerra. Le due classi hanno anche avuto la possibilità di approfondire la tematica riguardante la violenza sulle donne visitando una particolare mostra che ha illustrato l’ argomento informando i ragazzi sulle principali cause di violenza e su come prevenirla o evitarla. Nel pomeriggio, ai ragazzi è stato chiesto di dare un aiuto concreto al restauro della masseria: infatti le ore pomeridiane sono state dedicate a lavori manuali di manutenzione della struttura, come il riordino del giardino e dei locali interni, insieme alla pulizia di essi. 


Numero 5 - Anno XXI Sulla questione femminile...

Limiti culturali da superare di Margherita Pindaro, 4C Informatica

S

ettanta anni fa le donne, in Italia, sono riuscite, dopo molta fatica, ad acquisire il diritto di voto e rispetto ad allora la situazione è notevolmente migliorata dal punto di vista sociale, anche se il cammino della vera e consapevole parità di genere è ancora lungo da percorrere. Tuttavia oltre ai diritti acquisiti e da acquisire è ancora necessaria una riflessione e una consapevolezza sociale sulla figura femminile, sul suo ruolo e sulle sue potenzialità, molte ancora da indagare e da mettere in atto. Un aspetto desolante è emerso negli ultimi tempi, in tutta la sua incredibile efferatezza: quasi giornalmente, le cronache ci narrano di delitti scellerati nei confronti soprattutto di donne, le cui motivazioni vanno ricercate nel disagio domestico, nell’assurda gelosia, nei rapporti affettivi sbagliati e immaturi. Non sono certo una novità rispetto al passato, ma ora sembra quasi di assistere ad una sorta di effetto a catena. Ci si chiede, come può essere possibile che

con tanti passi di civiltà acquisiti, questi delitti sembrino aumentare, non solo, ma spesso vengono colpiti e coinvolti in questa violenza anche minori, bambini, ragazzi, figli di queste vittime. Le Nazioni Unite stimano che nell’arco della vita una donna su cinque sarà vittima di stupro, una su tre sarà maltrattata, abusata o costretta a rapporti sessuali contro la propria volontà da parte di un membro della famiglia o un conoscente. La violenza di genere è un fatto che purtroppo esiste da millenni, ma che solo ora emerge dopo i fatti di cronaca recenti sfociati in femminicidi e che solo recentemente viene identificato come una vera e propria violazione dei diritti umani. Il fenomeno della violenza maschile sulle donne è un argomento molto importante e delicato, erroneamente considerato, soprattutto dalle popolazioni occidentali, come lontano, come qualcosa che ormai non ci riguarda più. Da cosa è scatenato? Da un pensiero retrogrado secondo il quale la

donna sia una proprietà del maschio. Viene spontaneo chiedersi perché le donne permettono che ciò accada. Alcune hanno ricevuto un’educazione sbagliata, altre non sanno come uscire dalla situazione, altre sentono forte il peso della dipendenza economica. A correre in aiuto a queste varie situazioni vi sono la Caritas Ambrosiana, SVS Donna Aiuta Donna Onlus e il Soccorso Violenza Sessuale e Domestica tramite aiuti e progetti di sensibilizzazione, come la mostra La violenza è un labirinto: NON È AMORE tenutasi alla Masseria di Cisliano. In essa viene messa in evidenza come sia facile cadere vittima di soprusi e come, al contrario, sia difficile uscirne. Paradossalmente questi comportamenti non minano solamente il genere femminile, anche quello maschile (anche alcuni uomini sono vittima di violenze di natura simile a quella del femminicidio): l’uomo è costretto ad essere virile e forte, a seguire canoni che non sempre coincidono con esso e che lo portano a una serie di pensieri di natura maschilista. “Amore” non significa possesso della donna cui chiedere obbedienza assoluta, negandole la libertà dei sentimenti. Si tratta quindi di modificare un fenomeno culturale che priva di rispetto il corpo delle donne, facendole sentire inferiori moralmente e socialmente. Questi sono limiti culturali, stereotipi sociali, assurdità che non si possono più tollerare. 

Maggio 2017 - L’Emilio

11


Anno XXI - Numero 5

Anni di Piombo: Intervista di Manuel Dileo, 5B Informatica

D

al venti marzo al primo aprile di quest’anno, si è tenuta, presso il nostro istituto, una mostra aperta al pubblico dal titolo “Anni di Piombo, la voce delle vittime per non dimenticare”. Abbiamo deciso di intervistare due ragazzi protagonisti dell’evento in quanto guide della mostra. Perché avete scelto di allestire una mostra su gli “anni di piombo” e non su altri fenomeni ed eventi legati tristemente alla storia italiana e alla criminalità? Alessandro Panna: In quanto studenti abbiamo avuto un relativo potere decisionale rispetto all'argomento dell'esposizione. In ogni caso la spinta rispetto al tema "anni di piombo" è stata principalmente una questione di curiosità nostra, considerando che questo tipo di argomenti, riguardanti l'ultimo secolo, sono poco trattati data l'estensione dei programmi curricolari. Un'altro aspetto della scelta è stato senz'altro il fatto che gli eventi da noi analizzati sarebbero stati eventi vissuti in prima persona dai nostri professori e genitori, cose che per loro non erano storia ma la vita di tutti i giorni. C’è qualche storia o testimonianza che vi ha colpito particolarmente? Natalia Elia: Tra tutte le testimonianze che sono riportate sui pannelli della mostra, mi hanno particolarmente colpito

due frasi: • “I ricordi, più passa il tempo e più diventano preziosi: uno se li tiene stretti, ma deve imparare a conviverci” (testimonianza sul rogo di Primavalle - tratta da Cuori Neri). • “Noi, invece, ricordiamo sempre tutto. Questa è la nostra pena e la loro dannazione” di Massimo Coco, figlio di Francesco Coco (ucciso dalle Brigate Rosse a Genova nel 1976). Il tempo ha reso queste persone più consapevoli di ciò che era successo. Alessandro Panna: Quello che ci ha colpito in particolar modo è stato il fatto che per ogni caso analizzato ci fosse un protagonista, una persona diciamo più emergente, con la sua storia e la sua triste fine (nella maggior parte dei casi); questi sono sempre ricordati, giustamente, come personaggi con una grande dedizione e di grande coerenza rispetto alle idee sostenute ma troppo spesso ci si dimentica di quelle vittime che possiamo denominare "di contorno", tutta la trafila di sostenitori, militanti, impiegati statali e persone, per così dire comuni, che hanno perso la vita quasi inosservati. Oltre a questo aspetto, un caso che ci ha colpito in modo particolare è stato l'omicidio Galvaligi. Enrico Galvaligi era generale dei Carabinieri e addetto alla sicurezza nelle carceri quando, il 12 Dicembre 1980, il magistrato D'Urso fu rapito. Il crimine fu subito rivendicato dalle Brigate Rosse, le quali, in cambio del rilascio

12 L’Emilio - Maggio 2017

dell'uomo, ottennero la chiusura del carcere dell' Asinara. In contemporanea vi furono però delle insurrezioni nel carcere di Trani, sedate proprio da un comando di uomini di Galvaligi, che liberò vari ostaggi e calmò le acque. Il 31 Dicembre l'uomo stava rientrando a casa in compagnia dei suoi figli e della moglie; due uomini si avvicinarono con in mano un pacco, spacciandolo per una strenna di capodanno, e chiamarono l'uomo, che rispose. Morì tra le braccia della moglie crivellato di colpi. Per noi è stato un pugno nello stomaco. Dopo aver analizzato in classe gli eventi degli “anni di piombo” ed essere stati delle guide alla mostra, cosa è rimasto in voi? L’occasione vi ha offerto la possibilità di porvi delle domande e conoscervi meglio? Alessandro Panna: Sicuramente ci è rimasto quanto fosse importante portare avanti un'idea con coerenza. Quello che ci fa pensare è però la ragione per cui oggi i giovani che si interessano di politica siano così pochi rispetto a quegli anni. Sembra quasi che ci sia un senso di rassegnazione, in alcuni casi, per il quale si pensa che ci sarà sempre qualcun'altro ad occuparsi della nostra vita e del nostro futuro; ma se non siamo noi giovani in primis, a metterci in gioco, non ci sarà mai nessuno in grado di cambiare ciò che a noi pare sbagliato. 


Numero 5 - Anno XXI

Cos’è il blue whale? di Lorenzo Garavaglia, 3B Informatica

I

l suo nome è Blue Whale, letteralmente balenottera azzurra. Il gioco invita i partecipanti ad affrontare una serie di prove ai limiti della natura e della consuetudine umana. Ad esempio, guardare film dell’orrore per un giorno intero, incidersi in autolesionismo sul corpo una balena azzurra (da qui Blue Whale), svegliarsi alle 4.20 del mattino, il tutto per 50 giorni. L’ultimo giorno il gioco prevede una provocazione mortale: trovare l’edificio più alto della città in cui si abita e saltare giù. Così gli ideatori di questo gioco invitano i partecipanti a togliersi la vita. I ragazzi che si sono lasciati trasportare in questo vortice di orrore, prima di farla finita, lo hanno tutti dichiarato sui social con frasi enigmatiche: “Questo mondo non è per noi” oppure “Siamo figli di una generazione morta”. Questa sfida ha trovato sviluppo in Russia dove si dice abbia causato più di 130 suicidi. Prendendo il discorso alla larga la Russia è uno degli sta-

ti col più alto tasso di suicidi in età adolescenziale, si presume che si sia diffuso tramite i social network. Il vero rompicapo, a mio parere, è trovare il perché così tante persone abbiano partecipato a questa prova. È ormai noto che sta aumentando il numero di suicidi nella fascia giovane della popolazione mondiale, a mio parere anche e soprattutto a causa di questi tempi social che di sociale non hanno nulla, perché ognuno di noi si sente sempre meno partecipe di un qualcosa di più grande di noi, necessitiamo di far parte di un gruppo, di qualsiasi natura essa sia. La “forza” del blue whale sta proprio qui, coloro che vi hanno aderito hanno trovato nel blue whale il gruppo di cui far parte, con una vita principalmente marcata dal senso di vuoto ed incompletezza, solitudine e senso d’abbandono, d’altronde una volta che si è perso ogni punto di riferimento si perde anche la retta via andando sempre più su terreni scoscesi che ci portano in sentieri che, una volta superati,

ci fanno chiedere, guardandoci le spalle, il perché di quella decisione tanto stupida e difficile. Così il blue whale impone delle regole che, agli occhi di chi è perso, risultano essere l’unica e la giusta strada da seguire. È sbagliato andare contro chi si trova in una condizione di chiusura personale rispetto alla società facendo notare l’assurdità delle loro azioni perché non sarebbero in grado di accettare il giudizio negativo. Dovremmo aiutare tutti i ragazzi nella collettività , partendo dal singolo, aiutando queste persone dando loro o facendogli capire i più giusti punti di riferimento. Il blue whale non è altro che autolesionismo nascosto da una prova, un gioco, che dà delle indicazioni aggiuntive sul rigore di vita da mantenere facendoti notare, solo alla fine, che è un regime che ti porta a nulla di meno che alla morte. Considerando l’autolesionismo una pratica derivata da un malessere ed un senso di non appartenenza o non idoneità alla società attuale corrisponde ad un momento di verità rispetto a se stessi, un momento in cui si riesce a sentirsi vivi, in un momento di infelicità come quello che porta al sentirsi sbagliati si vivono attimi nei quali siamo nella massima conoscenza e consapevolezza di essere vivi e consci della propria condizione di vita. Per questo condanno la pratica del blue whale in quanto è un autolesionismo che ti porta su un percorso con una meta completamente diversa da quest’ultimo. 

Maggio 2017 - L’Emilio

13


Anno XXI - Numero 5

Giochi del Mese a cura della Redazione

Ricordiamo che le soluzioni dei Giochi sono disponibili sul sito web del giornale scolastico!

14 L’Emilio - Maggio 2017


Numero 5 - Anno XXI

Un’interrogazione... al contrario!

Quando alla cattedra non viene chiamato uno studente di Lorenzo Garavaglia, 5B Informatica

L

D:”Uno studente si presenta all’orale con una maglia rossa affermando che i bambini sono alla base della sua alimentazione. Cosa ne pensa?” R:”È evidente che desidera essere interrogato sulla rivoluzione russa”.

esame di stato”. R:”La più strana è stata senz’altro quando, pensando si trattasse della borsetta della prof Sgrò, che mi aveva autorizzato a farlo, mi sono messo a rovistare nella borsetta della Presidente (che tra l’altro era un’insegnante di lettere come me). Ha poi passato l’esame controllandomi come un mastino. Solo dopo una decina di giorni si è ‘sciolta’. Un’altra situazione imbarazzante si è verificata quando un ispettore del Ministero ha assistito all’interrogazione che stavo facendo. Ero io quello sotto esame”.

D:”Racconti la più strana esperienza vissuta durante un

D:”Ad un esame preferirebbe:

a guest star di oggi è …. No ok ho cambiato idea, devi indovinarlo tu! D: “Se dovesse avere un euro per ogni gaffe di un suo studente, cosa riuscirebbe a comprare?” R:”Niente”.

A: Un/a ragazzo/a che non si può staccare dalle sue innumerevoli bottiglie d’acqua B: Un ragazzo/a che si fa la doccia tre volte al giorno C: Dare un dieci e lode ad uno juventino”. R: All’esame spesso diamo noi l’acqua a qualche studente agitato e non chiediamo mai per quale squadra faccia il tifo. D: ”Come dovrebbe essere secondo lei un esame ideale?” R:”L’esame ideale è quello in cui un alunno, magari non particolarmente dotato, riesce ad offrire il meglio di sé stesso stupendo la commissione che non lo riteneva capace di tanto”. 

Il film di AC visto dagli occhi di un fan della saga di Nicola Tumminia, 1B Informatica

Assassin’s Creed è il film basato sulla serie videoludica della Ubisoft, uscito in Italia il 4 gennaio 2017 e diretto da Justin Kurzel. Il film parla di Callum Lynch, un condannato a morte che viene salvato dall’Abstergo per trovare la Mela, un manufatto che cercano da molti anni attraverso l’Animus, una macchina che permette di rivivere i ricordi degli antenati dei soggetti sottoposti a questo tipo di trattamento.

All’inizio a Callum interessava solo tornare in libertà, ma poi scoprendo il credo degli Assassini grazie ad Aguilar De Nerha, suo antenato durante l’Inquisizione spagnola, si unisce a loro e riprende la Mela dalle mani dell’Abstergo. Questo film mi ha impressionato molto perché Callum Lynch (Michael Fassbender) si ritrova in mezzo ad una guerra segreta che imperversa da migliaia di anni. Anche se penso che sia

troppo poco tratta dalla serie videoludica, la storia di Callum mi ha impressionato molto. Mi ha stupito molto anche la “conversione” improvvisa di Callum al credo, che viene ispirata dal modo in cui Aguilar difende la Mela. Il film lo consiglio a tutti, anche se penso che per chi abbia già giocato ai videogiochi da cui è tratto il film, le scene siano prevedibili e scontate.

Maggio 2017 - L’Emilio

15


Anno XXI - Numero 5

Nintendo Switch: una panoramica tecnica di Francesco Pastori e Luca Melgiovanni, 4A Informatica

R

agazzi, sono veramente euforico! Un mese fa, più precisamente il 3 marzo 2017, è stata rilasciata l’attesissima console ibrida di Nintendo: Nintendo Switch, negli stati uniti il suo prezzo è di 299.99$ mentre in Italia costa 329.99€. I primi rumors riguardo questa console risalgono a marzo 2015 e se ne parlava attraverso lo pseudonimo di Nintendo NX; Switch rappresenta il primo tentativo da parte della grande N di creare una console ibrida tra una casalinga e una portatile. Essa è dotata di un supporto basato su cartuccia elettronica, un formato da tempo abbandonato da Nintendo nel settore delle console fisse ma adottato in tutte le console portatili. Per il multiplayer, Nintendo, offre Nintendo Network: un servizio online, che su Switch diventerà a pagamento dall’Autunno 2017. Il suo scopo è permettere all’utenza l’uso della modalità multiplayer online nei titoli che

lo prevedono.

schermo del tuo televisore.

COMPONENTI Per spiegare semplicemente da cosa è composta la console diremo che vi è : Una specie di tablet che è la vera console dal punto di vista hardware Una docking station, da collegare alla TV, chiamata Nintendo Switch Dock Due joypad chiamati JoyCon, ognuno con un analogico Un’impugnatura per unire i due Joy-Con e formare un gamepad.

Modalità da tavolo Usa lo stand integrato nel retro per mettere il display in posizione rialzata e poter giocare su un tavolo. Questa modalità è utile quando non hai accesso a un televisore e può essere usata per giocare in due usando i JoyCon separatamente.

LE TRE MODALITÀ DI GIOCO Modalità TV Inserisci il display nella docking station e collega il cavo HDMI cosicché la console possa inviare il segnale video sul televisore, successivamente attacca i due Joy-Con all’impugnatura oppure compra il Nintendo Switch Pro Controller, un tradizionale gamepad venduto separa-tamente. Ora puoi giocare sullo

16 L’Emilio - Maggio 2017

Modalità portatile Attacca i Joy-Con al display e gioca in movimento usando un luminoso schermo ad alta definizione che consente di portare con sé la stessa esperienza di gioco del televisore. SVILUPPO E VENDITA Per la creazione della console Nintendo spese oltre mezzo miliardo di dollari in ricerca e sviluppo solo durante il suo ultimo anno fiscale e promise che la nuova console non sarebbe stata venduta in perdita, come accaduto con Wii U; la promessa si sta avverando per adesso perché Switch è la console più venduta nei primi due giorni dal lancio. Partendo dal Regno Unito, la nuova console di Nintendo ha venduto circa 80 mila unità, un numero che rappresenta un importante traguardo. In Giappone i dati di Switch hanno raggiunto quota 330.637, superando persino le gigantesche cifre di PS4 e Wii U. Speriamo che la console continuerà a vendere per riportare la Nintendo al successo dopo i diversi fallimenti degli scorsi anni. 


Numero 5 - Anno XXI

«Una rete migliore migliora la vita» di Federico Ballarini, 4C Informatica

È

un anno di cambiamenti il 2017 per la nostra scuola. Un anno di progetti, conferenze, incontri validi per l’alternanza scuola-lavoro… ma anche di manutenzione! Vi racconto una manutenzione straordinaria alla rete scolastica che mi ha visto tra i protagonisti. All’inizio di quest›anno scolastico, dopo che Microsoft ha rilasciato un pesante aggiornamento per Windows 10 da scaricare su tutti i pc della scuola, la nostra rete è stata di fatto lentissima e in alcuni casi inutilizzabile. Dopo una prima fase in cui ci siamo lamentati del problema ad un certo punto abbiamo deciso di reagire e metterci in gioco in prima persona. Siamo dei tecnici informatici quindi perché non provare a capire e risolvere il problema? Ci abbiamo provato e quindi abbiamo avviato un progetto di alternanza scuola-lavoro, in collaborazione con un’azienda del territorio, per realizzare modifiche strutturali e logiche alla rete della scuola. Entrando nei particolari, la vecchia struttura prevedeva un solo cavo portante che dalla Sala Server arrivava a Informatica 1, con a carico praticamente tutto il traffico della scuola. La prima modifica sostanziale è stata, quindi, quella di aggiungere cinque cavi, uno per laboratorio, portando così le dorsali a sei più il cavo che porta Internet in Informatica 3 e 4. Inoltre sono stati ripuliti tutti gli armadi di rete, sostituendo tutti i cavi con quelli appositi per gli armadi di rete, che garantiscono qualità, affidabilità e ordine. Un altro fondamentale cam-

biamento è stato il nuovo firewall (la macchina che gestisce tutti gli aspetti della rete): il vecchio non riusciva a sostenere il carico di quasi 300 computer e molto spesso era in debito di ossigeno. Dal punto di vista logico, sono stati ridefiniti tutti i range di indirizzi, le regole di accesso alla rete e gli eventuali blocchi di siti web non adatti ad una scuola. E poi arriva il gran giorno: il 15 febbraio “bussa” alla porta il tecnico TIM, armato di nuovo modem e molta pazienza: ebbene sì, ci porta la Fibra Ottica all’armadio (la cosiddetta VDSL2). In un primo momento con 30 Mbit/s in download e 3 Mbit/s in upload, ma dopo qualche giorno siamo a pieno regime con 100 Mbit/s in download e 20 Mbit/s in upload. Dopo molte peripezie, e pomeriggi trascorsi a scuola, possiamo dire che la nostra missione si è conclusa con successo. Ve ne sarete accorti, oggi la rete è molto veloce ed in più abbiamo a disposizione per la didattica sia un server Linux che Windows, per cui rivolgiamo un appello ai docenti e agli studenti che avessero la necessita di rendere disponibili on line risorse e siti web (magari ospitati altrove): non esitate a scrivere una mail a rete.alessandrini@gmail.com contenente

la richiesta e verrete ricontattati al più presto. All’indirizzo www. iisvittuone.net, troverete tutti i link ai siti attualmente ospitati a scuola. Il lavoro è stato lungo e piuttosto complesso, ma denso di soddisfazioni e dal quale ho imparato molte cose che mi saranno utili e, soprattutto, ha fatto guadagnare tempo-vita a tutti noi, dato che sono stati ridotti tutti i tempi di caricamento che prima erano inaccettabili. Oltre ad essere impegnato in prima linea nei vari interventi tecnici ho avuto anche la possibilità di coinvolgere i miei compagni di classe spiegando il lavoro svolto. È doveroso ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questo progetto, a partire dal prof. Mauro Spinarelli che ne è stato il promotore, seguendone lo sviluppo in tutte le sue fasi e gestendo le comunicazioni tra gli “addetti ai lavori” e la dirigenza. Grazie anche a Pietro Marchetti e al prof. Edoardo Fiamingo, che si sono resi disponibili sin da subito per aiutarci in questa impresa e un ringraziamento speciale va a Rinaldo e Samuele di Quality Enterprise (divisione di Quality Service srl), l’azienda di Arluno che ci ha supportato durante tutto il periodo dei lavori. 

Maggio 2017 - L’Emilio

17


Anno XXI - Numero 5

Io sono un taxi di Giulia Gianelli, 3A Informatica

D

ue settimane fa ho deciso di leggere “io sono un taxi”(2007) di Deborah Ellis (canadese), scrittrice per ragazzi, pacifista e assistente sociale perché, avendo l’autrice lavorato a numerosi progetti di sostegno in varie parti del mondo (Africa, Europa orientale, ecc.) , mi dà quasi la certezza che in realtà non si tratti di un semplice romanzo di fantasia. Rappresenta insomma la possibilità di conoscere cosa succede in un altro paese, senza censure e/o filtri. Ci troviamo in Bolivia: Diego, dodici anni, vive nella prigione femminile di Cochabamba. I suoi genitori sono stati arrestati tre anni fa perché, durante una perquisizione su un pullman, sono stati ritrovati dei pacchetti di coca sotto ai loro sedili. Suo padre è detenuto nella prigione maschile, dove vive anche il suo migliore amico Mando. In prigione tutto ha un prezzo e per aiutare la sua famiglia Diego lavora come “taxi”, facendo cioè delle commissioni fuori dal carcere per le detenute. Non guadagna molto e quando i pochi spicci non bastano più Diego viene convinto dall’amico ad accettare insieme un misterioso lavoro fuori città di una settimana, che promette un notevole compenso, un letto

e un pasto caldo, anche se si rivelerà un lavoro molto diverso da quello che i due si aspettavano… Il libro mi è piaciuto parecchio e sono contenta di poter dire che non è un “semplice libro per ragazzi”, perché è molto più profondo di così; è un romanzo di attualità e che, nonostante sia rivolto ad un pubblico giovane, decide di non raccontare una storia felice, ma una storia di vita reale, con persone che soffrono e altre che muoiono. Una cosa che non mi è piaciuta sono stati i personaggi; in generale non sono molto caratterizzati visto che, in realtà, ci sono pochi personaggi importanti o presenti per tutto il racconto. Oltre ai due ragazzi incontriamo il loro capo, un uomo molto particolare e quasi in conflitto

18 L’Emilio - Maggio 2017

con sé stesso, forse per i suoi desideri giovanili in contrasto a ciò che invece è diventato. Un punto a favore del libro sono le ambientazioni, soprattutto la giungla; è descritta in modo meticoloso e se, durante la lettura, provate ad ascoltare i suoni della natura, la narrazione, quasi per magia, vi permette di immedesimarvi a livelli quasi surreali. Non ci credete? Bè, provate e smentitemi! «La volta sopra di lui era verde e rigogliosa, e lui si sentì piccolo rispetto alle felci, insignificante tra quegli alberi che crescevano e crescevano fino al cielo. […] Nel prato si muovevano grosse nuvole colorate. Farfalle giganti di colore azzurro, altre più piccole rosse e gialle, altre ancora con le ali violette si sollevavano in volo dall’erba mentre lui vi passava attraverso.» 


Numero 5 - Anno XXI

Un desiderio sbagliato

“Ovunque tu sarai nel mondo... verrò a cercarti”

di Chiara Crepaldi, 2A Informatica

U

scito qualche mese fa, quinto per incassi in italia, girato da Makoto Shinkai, dal nome originale “kimi no wa ma”: è Your Name, film d’animazione giapponese del 2016. “Vorrei essere un bellissimo ragazzo di Tokyo”, una frase detta di troppo, un desiderio che fa cambiare letteralmente la vita di due ragazzi, Taki e Mitsuha. Lei, il giorno dopo aver pronunciato quelle parole, si sveglierà nel corpo di un ragazzo di città e lui si sveglierà nel corpo di una ragazza di provincia, purtroppo i due non si si ricorderanno nulla del giorno precedente, il nome che avevano originariamente e non solo. Due ragazzi che comunicheranno con i propri cellulari, avvertendo l’altro su cosa fare e cosa non fare, finendo involontariamente ed indirettamente per conoscersi. Cinque anni dopo, Taki consegue la laurea e cerca un lavoro, in un ristorante riconosce la sua amica Mitsuha ma

allo stesso tempo non la ricorda. Giorni dopo entrambi si riconoscono mentre due treni prendono direzioni parallele, salgono sullo stesso treno e si cercano, sembra come se si fossero incontrati per la prima volta e (per commemorare il tutto) chiedono all’altro il proprio nome. Ad un certo punto qualcosa cambia e la strana magia tra i due svanisce. Anche se fino a quel momento uno era la copia dell’altro, una catastrofe incombe sulle loro vite , una corsa contro il tempo la cui vittoria determinerà il loro amore. Forse la storia tra i due è decisamente esile, scarna e abusata in molti altre light novel o manga. Essa ci porta su un classico tema: ognuno di noi ha un’anima gemella ed essa è collegata a noi tramite un semplice filo rosso; “se è scritto che due pesci nel mare debbano incontrarsi, non servirà al mare di essere cento volte più grande”. In questo caso, il filo si interseca e for-

ma nodi ancora più forti. Essi si scioglieranno solo quando i due ragazzi si incontreranno, come se ogni problema non esistesse più.  La cosa particolare è che oltre a materializzare l’amore, in questo film d’animazione, la nonna di Mitsuha dice che anche il tempo è in sé un filo, che si aggroviglia, si torce, si disfa e si connette nuovamente. Il punto di forza del film è la colonna sonora perché è in grado di sostituirsi alle parole di molti dialoghi trasmettettendo tanto quanto i vocaboli. Nel complesso credo sia un film che mostra un lato quasi negativo della cultura nipponica, poiché non mostra quella magia e quella fantasia, ad esempio, trasmessa da Miyazaki e dallo Studio Ghibli. Vi consiglio la visione de “Il giardino delle parole”, dello stesso regista, che trovo nettamente migliore rispetto a “your name”. 

Maggio 2017 - L’Emilio

19


Anno XXI - Numero 5

L’Emilio in Pillole La redazione cerca un vignettista: se credi di essere la persona giusta, non esitare a contattarci con una mail oppure direttamente attraverso uno dei redattori!

Visita la nuova pagina Facebook dell'Istituito:

IIS Alessandrini Vittuone

INDOVINELLI Un giorno un occhio in un azzurro viso vide un altro occhio dentro a un verde viso: «Quell’occhio è come me, però e laggiù, mentre il mio occhio se ne sta quassù».

Non ha voce e grida fa, non ha ali e a volo va, non ha denti e morsi dà, non ha bocca e versi fa.

Chiediamo a tutti gli studenti e a tutti i docenti di segnalare eventuali malfunzionamenti e guasti della rete all’indirizzo email rete.alessandrini@gmail.com indicando con precisione tutti i dettagli. Questo indirizzo rimane inoltre attivo per informazioni di qualsiasi genere e per la richiesta di blocco e sblocco dei siti web da parte dei docenti. Grazie a tutti per la collaborazione. Per inviare i tuoi articoli scrivi a redazione.lemilio@gmail.com Seguici su www.lemilio.altervista.org 20 L’Emilio - Maggio 2017

Profile for L'Emilio

ANNO XXI – Numero 5  

ANNO XXI – Numero 5  

Advertisement