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Reader’s Bench

tutto il mondo dei libri su una panchina

n°1 settembre 2013

www.readers-bench.com


Indice / Settembre 2013 5/ Quanto pesa una farfalla? di Simone di Biasio

6/ Tre anni di RB di Clara Raimondi

8/ Il sogno di Ivan Lodi di Clara Raimondi 12/ She’s got a ticket to Bruxelles... di Cristina Monteleone

48/ Ricordo di Antonio Tabucchi di Ariberto Terragni 50/ Speciale Star Wars di Diego Rosato

65/ Intervista a Gabriella Genisi di Vittoria Coppola

16/ Fumetteria

di Clara Raimondi 18 / Autumn in cinemas... di Francesca Cerutti 20/ La tecnologia MSB di Claudia Peduzzi 22 / Ho visto più lontano perché stavo sulle spalle dei giganti di Daniele Campanari

68/ Autunno di Cristina Monteleone 72/ Il cacciatore di acquiloni di Chiara Silva

74/ Intervista a Davide Rondoni

26/ Young Writers di Clara Raimondi

di Daniele Campanari

28/ Mucchio di Ariberto Terragni illustrazioni di Mattia Galliani

78/ Riflessioni ad alta quota di Valerio Piga

38 / Kuroshitsuji Il maggiordomo nero di Jessica Marchionne 42/ Reader’s kitchen di Clara Raimondi

82/ Little Readers di Clara Raimondi 84/ Musica e çibri con Massive Distortion

44/ Intervista a Samuel Giorgi di Silvia Montemurro

In copertina illustrazione ad opera di Ivan Lodi


Reader’s Bench:

88/ Incontro con Dacia Maraini di Claudio Volpe

92/ Tè d'autunno di Nicoletta Tul 94/ Ebook di Clara Raimondi 96/ Sarebbero ragazzi allo stadio di Daniele Campanari 98/ Storni di Matteo Farinella 104/ Abbey road di Claudio Turetta 108/ Reader’s Club di Clara Raimondi

Direttore editoriale: Clara Raimondi Direttore responsabile: Simone di Biasio Creative designers: Francesco Miserendino, Veronica di Biasio Vicedirettore: Diego Rosato Caporedattore: Ariberto Terragni Redazione: Mattia Galliani Cristina Monteleone Claudia Peduzzi Giuseppe Recchia Chiara Silva Nicoletta Tul Claudio Turetta Floriana Villano Claudio Volpe Daniele Campanari Si ringraziano: Vittoria Coppola Silvia Montemurro Francesca Cerutti Ivan Lodi Matteo Farinella Jacopo Ratini Valerio Piga Massive Distortion: Roberto Gavini Alessandro Pietrostefani www.readers-bench.com readersbench@gmail.com Reader’s Bench Tutto il mondo dei libri su una panchina Blog letterario Reader’s Bench è una rivista culturale senza scopo di lucro, pertanto non rappresenta una testata giornalistica in quanto i contenuti vengono aggiornati senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 07/03/2001. Reader’s Bench is licensed under a Creative Commons. AttribuzioneNon commerciale- Non opere derivate 3.0- Unported License. Note Legali: Reader’s Bench comunica che le informazioni, le immagini e il testo contenuti nella rivista sono protette dalla legge sul copyright ed autorizza la visualizzazione e lo scaricamento dei materiali disponibili presso questo magazine online ad uso strettamente personale, non a fini commerciali. Nel caso in cui sulla rivista vengono utilizzate contenuti di terzi, essi possono chiedere la rimozione degli stessi. Non é consentito modificare, né riprodurre, né trasmettere i materiali presenti nella rivista. Reader’s Bench proibisce l’uso del contenuto senza un preliminare permesso scritto della redazione eccetto il caso in cui si voglia visualizzare il contenuto sullo schermo del computer e stamparne una copia qualsiasi, solo per uso privato, senza scopo di profitto o altro autorizzato dalla legge.


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Quanto pesa una farfalla? di Simone di Biasio “Tornano a braccetto le lacrime, due a due, si sporgono dal bordo e si tuffano dalle ciglia sopra i pantaloni, mentre appoggio la fronte sulle mani vuote. Sono le stesse lacrime di bambino, d’impotenza antica. Hanno niente da chiedere e smettono da sole”. Devo ammetterlo. Mi succede in vari punti cruciali dei libri di Erri De Luca. Lui si ferma e pare che siano le parole a scriversi. Come a dire: questo è quello che vogliamo insegnare coi racconti che ti doniamo. È un passo tratto da “I pesci non chiudono gli occhi”, l’ultima rilassatezza dello scrittore campano. Chissà chi è stato il primo a denominarle “fatiche”: io piuttosto me lo immagino disteso sotto un albero tra un camoscio, un cacciatore ed una farfalla. Che in comune hanno principalmente la seguente qualità: generano ammirazione. Ed è la scena de “Il peso di una farfalla”, racconto perla di Erri De Luca del 2009 che fa da ispirazione alla copertina del nuovo numero di Reader’s Bench Magazine. Ha il sapore di fine estate e la sensibilità tattile di settembre, fornello di un autunno in cottura. “È novembre, davanti a lui l’inverno da venire, immenso da ospitare. Ha avuto il pensiero di scendere a valle quest’anno, svernare in paese. È la prima volta che sbuca, tra i passi in salita, il pensiero”. C’è poco da fare, siamo tutti tornati cacciatori dopo le ferie estive: ci si prepara a proseguire nella seconda metà dell’anno. “L’uomo sapeva prevedere, incrociare il futuro combinando i sensi con le ipotesi, il gioco preferito. Ma del presente l’uomo non capisce niente. Il presente era il re sopra di lui”. Questa copertina è un poco pure auto celebrativa. Permettetecelo. Il 13 settembre abbiamo festeggiato il nostro terzo compleanno. Camminiamo. In testa voi lettori ci ponete una piccolissima corona: è un libro. Bianco come la farfalla che in punto di morte si posa sopra il capo del camoscio. “Il volo andò a posarsi sopra il corno sinistro. Stavolta non poté scacciarla. Fu la piuma aggiunta al carico degli anni, quella che lo sfascia“. Con una sostanziale differenza: ce la deponiamo dal capo e continuiamo. Il peso della farfalla, il peso della lettura: volano entrambi. Entrambi indicano la via della bellezza. Con grazia e con un grazie.

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+Happy Birthday Tre anni di Reader’s Bench Il 13 settembre 2010 l’avventura di Reader’s Bench iniziava. Da quel giorno di tre anni fa tantissime persone si sono accomodate e hanno collaborato con la panchina del lettore che é diventata un punto di riferimento per tutti voi. Venti collaboratori, decine di eventi seguiti come media partner, oltre 2000 post pubblicati per una realtà che cerca ogni giorno di informare, approfondire e parlare di libri, tutti! La famiglia si é allargata con Reader’s Bench Magazine (che ha totalizzato più di mezzo milione di visualizzazioni) e con i blog Little Readers e Young Writers. Per non parlare delle iniziative (il Nanowrimo dedicato agli scrittori emergenti), le notizie, le anteprime, le interviste agli scrittori ma anche a tutti i protagonisti della filiera editoriale, la collana di racconti Click e gli speciali monografici. Un successo possibile solo grazie all’affetto delle persone che ogni giorno (e sono sempre di più) ci seguono, commentano e non si perdono un post. Ma il ringraziamento va anche ad ogni singolo membro dello staff a Diego, Claudio, Francesco, Ariberto, Mattia, ClaudioV, Simone, Giuseppe, Daniele, Claudia, Danylù, Chiara, Jessica, Cristina, Elena, Sara, Nicoletta, Floriana, Veronica, Alessia. A loro e a tutti voi sento di dire, grazie. Grazie per il sostegno, la passione, i suggerimenti, i consigli e tutti i momenti meravigliosi vissuti su questa panchina. Voglio lasciarvi proprio sulle note di Questa Panchina di Jacopo Ratini e al video realizzato per il nostro terzo compleanno. Tante novità ci aspettano ed é sempre più indispensabile il vostro sostegno. Per questo e peri prossimi compleanni é davvero il caso di dire: Tanti auguri Reader’s Bench! Clara Raimondi Scrivetemi a readersbench@gmail.com o a clararaimondi@readers-bench.com, vi aspetto!


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Il sogno di Ivan Lodi Intervista al nostro Cover Artist


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di Clara Raimondi Raccontaci di te: chi sei e soprattutto come é nata la tua passione per il disegno? Dunque, essenzialmente tutto è nato dall’osservazione degli animali ; probabilmente le visite ai parchi della preistoria con enormi riproduzioni di dinosauri hanno contribuito a far uscire la mia passione in modo prepotente! Illustrazioni, grafica ed ora anche fumetto, qual é il settore dove ti senti a più agio ed esprime meglio te stesso? Direi l’illustrazione, la grafica e il fumetto sono interessi decisamente più recenti, tuttavia questo è il mio punto di vista personale, quindi qualcun altro potrebbe obiettare e ritenermi un

ottimo grafico e mediocre illustratore, un grande fumettista o addirittura una schiappa totale. Ti abbiamo scovato nel Gruppo Manticora, ci vuoi parlare del vostro collettivo? Che cosa pensi delle autoproduzioni e in che cosa si differenzia Manticora? Certo che ne parlo! Dunque, siamo otto fra studenti ed ex-studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, diversi nello stile di disegno ma uniti dal desiderio di scrivere storie a fumetti e contrari all’idea di rimanere con le mani in mano. Abbiamo ufficialmente esordito alla scorsa edizione di Lucca Comics (e saremo presenti alla prossima); dal sudore delle nostre


RB magazine fronti sono nati quattro volumi ovvero Sindrome (il capostipite), Instrumenta , Tenebre e Spine. Parlando in generale di autoproduzioni, direi che i vantaggi offerti da questo metodo di lavoro sono la libertà creativa, la possibilità di lavorare con amici e il confronto reciproco dei lavori ( talvolta molto animato). Ovviamente i soldi sono lo scoglio principale, perché i volumi te li paghi da solo e i guadagni non sono stellari. Ditecelo voi in cosa ci differenziamo dagli altri! Il modo migliore è comprare tanti volumi (ovviamente anche i nostri); voi vi sarete fatti una buona idea del panorama e noi invece una bella villa con piscina! Adesso arriviamo all’argomento clou: come é nata la copertina di Reader’s Bench Magazine? Da cosa e da chi ti sei fatto ispirare? Sono partito da un romanzo di Erri de Luca, il peso della farfalla, una storia agile e asciutta con due protagonisti, un vecchio bracconiere e un fiero camoscio (vecchio pure lui). Il punto di partenza era una citazione letteraria e tu hai scelto Erri De Luca. Ami leggere? Quali sono i tuoi libri preferiti e, se arrivassimo all’improvviso nella tua stanza, quali titoli troveremo sul comodino? Amo leggere ma non sono un accanito lettore di libri, bensì di fumetti, tuttavia se agguanto un tomo interessante lo divoro in poco tempo. Fino a poco tempo fa avreste potuto trovare Guida galattica per autostoppisti, adesso è tornata in biblioteca, purtroppo! Libri ma anche ...? Che cosa ti piace oltre ai libri, le matite e i colori? Direi che dalle domande precedenti già si capiscono molte delle mie passioni, ovvero la natura, gli animali, i fumetti e il cinema. Quali sono i tuoi prossimi progetti vogliamo conoscere i sogni e le aspettative per il futuro ed é vero che sei stato rapito dal mondo dei fumetti? Attualmente sto lavorando a tre libri illustrati su commissio-

dieci ne, mentre prossimamente prenderò parte al nuovo progetto di Manticora, ancora in fase di definizione. Il mio sogno è di riuscire almeno a pagare almeno un pieno di metano alla settimana con questo lavoro! Il mondo dei fumetti mi ha rapito, ma dato che il sequestro è iniziato da poco più di un anno non avverto ancora segni di cedimento a livello psicologico.


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She’s got a ticket to Bruxelles...


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di Cristina Monteleone Parafrasando una vecchia canzone dei The Beatles, la “she” in questione è mia suocera, che per sua gentile concessione ha regalato a me e Nicola un biglietto aereo per una breve vacanza di tre giorni in esplorazione in quel di Bruxelles e dintorni. Non ero ancora stata in quella zona, e non avevo idea di cosa potessi trovare, inoltre i pareri esterni non incoraggiavano molto dato che, a chiacchera in corso, più di una volta le amiche mi hanno detto “Ma perchè proprio Bruxelles?”. Già, perchè proprio Bruxelles, mica esistono solo Londra e Parigi in fondo (e poi chi dovrebbe ospitarmi non abita né a Londra né a Parigi, indovinate invece dove?), quindi prendo il solito volo low cost Ryanair con orari al limite della resistenza umana (ma sottolineo che altre volte mi è andata peggio) per atterrare in terra belga ed iniziare la perlustrazione della zona. Prima di partire avevo fatto un salto in biblioteca per dotarmi di guida e capire cosa visitare e quindi sull'aereo, tra un mini pisolino e le varie cianfrusaglie duty free che le hostess cercano di appiopparti in ogni modo, ho sfruttato il tempo per documentarmi al meglio. In realtà quello che preferisco fare quando approdo in una città nuova è girarla molto a piedi partendo dal centro e tagliando per le vie più strette e secondarie che portano fuori, per poi tornare nelle aree centrali. Mi piace perché non mi fa sentire esclusivamente il turista che va in centro, scatta qualche foto e mangia nel classico posto accalappia turisti che costa caro ed il cibo non è buono, ma una città inizi a conoscerla se ne individui i ritmi, insieme alle facce di chi la vive e alle case di chi la abita, e non è possibile farlo se si resta ancorati al modello del turista di gruppo giapponese (con tutto il rispetto per i giapponesi). Senza togliere il fascino della Grand Place, la piazza principale che rappresenta il fulcro di Bruxelles, davvero imponente alla vista e ricca di stili architettonici diversi che racchiudono in sé il divenire di questa piazza nel corso dei secoli e degli eventi che vi hanno trovato il loro teatro di scena. Ma non voglio dilungarmi a parlare della Grand Place. Ho scoperto, per esempio, che il fumetto è molto popolare in Belgio ed è possibile ammirare in diverse parti della città l'arte e abilità dei fumettisti attraverso una quarantina tra murales e statue distribuiti tra Grand Place e boulevard Anspach, animando con comiche scenette dei semplici muri altrimenti anonimi. Uscendo un po' dal caos cittadino c'è il parco di Tervuren con circa 225 ettari di superficie con querce centenarie, resti megalitici ed un lungo percorso da fare a piedi per rilassarsi, oppure a cavallo come per molti di abitudine. Non mancano le occasioni per i palati più esigenti, a partire dalla sterminata serie di cioccolaterie che si trovano in ogni angolo della città, al Musée de la Brasserie sulla storia della fabbricazione della birra dove sono esposti antichi strumenti di lavorazione accompagnati dalle tecniche moderne, o al Musée du Cacao et

du Chocolat sulla storia ed i segreti del cioccolato. Sono riuscita a fare anche una scappata a Brugge, che avevo letto sulla guida essere soprannominata “la Venezia del Belgio” per le luci che si riflettono sui canali che l'attraversano anche se, a posteriori, con Venezia ha ben poco a che fare, per quanto resti una cittadina medievale di sicuro fascino ricca di chiese e nobili palazzi. Come a Bruxelles, il cuore della città è la grande piazza Markt, dove è possibile ammirare preziosi edifici di varie epoche, oppure accomodarsi in una delle tante caffetterie che occupano quasi per intero il lato nord della piazza. E per finire una curiosità gastronomica: lo sapete qual'è il piatto nazionale belga? Le patatine fritte! Con tanto di museo dedicato, il Frietmuseun a Brugge, che comprende macchine usate per la coltivazione, la raccolta e la frittura delle patate, con ovviamente uno spazio dedicato alla degustazione. Vi dico anche che ho assaggiato una salsa molto sfiziosa al peperoncino, ma non voglio sapere gli altri ingredienti, mi verrebbe di sicuro un colpo. Per approfondire “Belgio, Lussemburgo” Touring Editore, € 24,50


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Fumetteria di Clara Raimondi Poteva mancare per questo numero un salto in fumetteria? No, di certo! E questo soprattutto in vista del Romics (dal 3 al 6 ottobre alla Fiera di Roma) e del Lucca Comics and Games 2013 (dal 31 ottobre al 3 novembre). Noi, naturalmente, ci saremo per raccontarvi gli incontri, gli eventi e tutte le novità che verranno presentate in esclusiva nel capoluogo toscano. La lega degli straordinari gentlemen, Black Dossier (Bao Publishing, 192 pagg, 21 euro) arriverà in libreria il prossimo 17 ottobre e non potete, assolutamente perderlo. Tre tipi diversi di carta, sezioni 3D (con occhiali per la lettura tridimensionale) per il volume che non può mancare sulla vostra libreria soprattutto perché, proprio dall’idea di Moore e O’Niel, é stato pensato come un vero e proprio vademecum da poter consultare in qualunque momento della saga per conoscere tutti i retroscena. Jenus di Nazareth: 2 (Magic Press, 95 pagg, 5 euro) arriverà in libreria il 3 ottobre. Dopo aver battuto i cattivi, Jenus, invoca il padre a suo di rock e non ce ne sarà più per nessuno! Diario del Cattivo Papà (Rizzoli Lizard, 190 pagg, 12 euro) é la terza uscita, in Italia, per Guy Delisle: dopo Cronache di Gerusalemme e il suo viaggio a Pyongyang, l’autore canadese ci porterà alla scoperta del mestiere più difficile del mondo: il papà. Non é che gli riesca proprio benissimo tant’è che tanti altri genitori non faranno fatica a riconoscersi. Dopo gli archivi Bonelli vol.1, é tempo del secondo appuntamento (in libreria già dal 18 settembre, Rizzoli Lizard, 530 pagg, 28 euro ) che raccoglie sei delle storie più belle della casa editrice di Tex scritte da Tiziano Sclavi. Un volume ricco di approfondimenti e di una storia inedita scritta con Lorenzo Mattotti.

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di Francesca Cerutti È quasi tempo purtroppo di sgonfiare i salvagenti e i materassini, mettere i costumi nell’armadio e tirare fuori i jeans lunghi, le scarpe chiuse e le giacchette. Il bel caldo estivo è destinato ad andarsene, ma per questo non bisogna lasciarsi prendere dalla depressione: l’autunno porta con sé tante belle proposte cinematografiche che vi stupiranno. Sarà un autunno caldo, da trascorrere assolutamente al cinema, su comode poltrone in compagnia di amici cinefili o da educare alla settima arte, preparate il taccuino e iniziate a segnarvi alcune delle prossime uscite in sala, quelle che noi attendiamo di più e sulle quali abbiamo grandi aspettative. Si comincia con un film che in Italia attendevamo dalla notte degli Oscar: Bling Ring di Sofia Coppola, vincitrice della palma d’oro per Somewhere, acclamata regista di film come Marie Antoinette e Lost in Translation, pellicole piacevol-

mente complesse e meravigliosamente dense di particolari. Ispirato a una storia vera, Bling Ring racconta la vicenda di un gruppo di adolescenti annoiati che si è divertito a svaligiare le ville dei divi di Hollywood. Le location sono da mozzare il fiato, tutti luoghi da Stars, le loro regge, tra queste anche quella di Paris Hilton che l’ha prestata per trasformarla in set per il film. Si prosegue poi con Gravity di Alfonso Cuaron, noto per aver diretto anche il terzo film della trilogia di Harry Potter. Gravity è un dramma fantascientifico che vede nel ruolo di protagonisti Sandra Bullock e George Clooney; il film ha aperto la Mostra del cinema di Venezia 2013 e in 3D o in 2D è sicuramente da segnare in agenda. Nonostante gli adattamenti cinematografici poi non siano tanto amati dai lettori, che sostengono sempre che il libro sia migliore rispetto al film, è inevitabile non mettersi in calen-


Autumn in cinemas...

dario film come Il paradiso degli orchi di Nicolas Bary, tratto dall’omonimo romanzo di Daniel Pennac, immancabile per gli amanti delle avventure del signor Malaussene. Uscirà quest’autunno anche l’attesissimo seguito di Hunger Games, tratto dal secondo libro della trilogia di Collins Suzanne, si chiamerà Hunger Games – La ragazza di fuoco, diretto non più da Gary Ross, ma da Francis Lawrence. Non resteranno a bocca asciutta gli amanti del fumetto, in sala li attende Thor: The Dark World di Alan Taylor, che ci auguriamo sia migliore rispetto alla pellicola precedente che vedeva già protagonista il figlio di Odino. Nella stagione cinematografica autunnale ci sarà anche un interessante debutto cinematografico: Paolo Ruffini, dopo aver esordito come scrittore con il romanzo Tutto bene, approda sul grande schermo con il film Fuga di Cervelli.

Grande attesa anche per due registi: Ron Howard con Rush che racconta la sfida tra Niki Lauda e James Hunt e Paul Haggis, autore del celebre Crash, con Third Person. In autunno è in arrivo anche un remake da un film di Risi, si tratta di L’aspirante vedovo che sarà diretto da Massimo Venier e se volete sapere la storia dell’uomo che allenò l’adolescente Bruce Lee, Ip Man, tenetevi pronti perché è in arrivo The Grandmasters di Wong Kar-Waii. Se mal sopportate la fine delle ferie e soprattutto dell’estate, di sicuro al cinema troverete tante interessanti proposte cinematografiche che sicuramente renderanno più piacevole il vostro ritorno a scuola, all’università o al lavoro.


La tecnologia MSB

di Claudia Peduzzi Nella Breve Storia della Vita Privata Bill Bryson racconta che l’introduzione della lampadina elettrica incontrò molta resistenza presso la nobiltà inglese. Certo le classi più abbienti potevano permettersi candele in cera d’api, meno fumose e maleodoranti rispetto a quelle di sego in uso tra il volgo, ma alla fine ha comunque vinto la praticità. Oggi restano una piacevole alternativa per creare un’atmosfera romantica o per illuminare il giardino nelle sere d’estate, ma nessuno vivrebbe più “a lume di candela”. Sono convinta che al libro cartaceo toccherà la stessa sorte delle candele: ai posteri l’ardua sentenza! Intanto la tecnologia avanza e, se da un lato si combatte questa inutile battaglia per la tutela della stampa tradizionale, dall’altro

il semplice e-reader è ormai obsoleto. I nuovi devices aprono l’esperienza della lettura aggiungendo sempre più funzioni. In primis le immagini, ma anche l’audio e, ovviamente, l’interattività. Devo ammettere che, pur essendo convinta che il futuro del libro sia digitale, non credo che l’esperienza di lettura sia ancora pronta per un cambiamento così radicale. Leggere è anche sognare e immaginare e personalmente non amo le immagini abbinate allo scritto, mentre invece ho trovato molto intrigante l’idea di abbinare al libro una colonna sonora. Sull’argomento mi ha “illuminata” Armando Roggero, autore del primo - e per ora unico - romanzo che utilizza la tecnolo-


ventuno gia MSB (Music Soundtrack book, marchio registrato dallo stesso Roggero). Armando spiega che l’idea è nata per rispondere a chi dice che “con l’e-reader manca il piacere di sfogliare le pagine e l’odore della carta”. Da qui il desiderio e la volontà di trasformare l’e-book in qualcosa di più di un semplice libro in versione elettronica. Con la tecnologia MSB alle pagine è incorporata una colonna sonora: sfogliandole la musica cambia in base a ciò che si sta leggendo. I primi esperimenti Armando li ha fatti da solo, ma il peso dei files (oltre 65 MB) li rendeva di fatto inutilizzabili su e-reader e tablet. Poi c’è stato il risolutivo incontro con Apple e, nel febbraio 2012, è nato l’e-Pub3. Grazie alla cooperazione di un team composto da musicisti, grafici e programmatori si è arrivati a spezzettare i files musicali inserendo un file per pagina, calcolando, per mezzo di un lettore virtuale, un tempo di lettura medio. Con orgoglio Armando afferma che risolverlo è stato un grande problema tecnologico, ma alla fine ci siamo riusciti e la musica non continua, non si accavalla e non si resetta allo sfogliare del foglio. L’e-pub3 è stato presentato la prima volta alla London Book Fair nel maggio 2012 in abbinamento al romanzo, appositamente scritto dallo stesso Roggero, intitolato La vendetta della IX. L’autore afferma di essere abbastanza soddisfatto delle vendite, circa 1000 copie in un anno, delle quali l’80% vendute all’estero nella versione inglese. Il progetto è di tradurlo a breve anche in spagnolo e tedesco, anche se il vero obiettivo è vendere il pacchetto tecnologico. Attualmente l’e-pub3 è disponibile solo per I-Pad. Kobo aveva annunciato l’up-grade per l’inizio 2013, ma invece pare “non siano ancora pronti”, mentre Adobe e Amazon stanno preparando delle novità per supportare files di testo con contenuti multimediali. Anche se ovviamente non con il livello di perfezione raggiunto con l’e-pub3 la tecnologia MSB è sperimentabile e apprezzabile anche con versioni digitali meno avanzate (epub, pdf, Kindle) e persino sul cartaceo. Ho acquistato la versione Kindle del romanzo La vendetta della IX e, grazie ad un link aggiunto all’inizio del libro, ho scaricato gratuitamente la colonna sonora in formato mp3, che ho poi trasferito sul mio e-reader. Ovviamente in questo caso la musica va di capitolo in capitolo, ma è sufficiente per intuire che si tratta di una buona idea. A testimonianza del fatto, facendo qualche ricerca in rete, ho trovato altri esempi di libri digitali musicali. Relativamente a Booktrack Armando Roggero mi ha risposto così: “È la prima azienda alla quale mi sono rivolto dopo aver stabilito che la colonna sonora sul PDF (effetto bellissimo) non funzionava perché rendeva il file troppo pesante. Mi hanno tenuto in ballo sei mesi, non rispondevano mai alle mie richieste, promettevano continuamente che “un giorno” avrebbero potuto vendere il pacchetto tecnologico per prepararsi “in casa” il proprio booktrack. Non è successo niente di tutto ciò, infatti in 3 anni di esistenza hanno nel loro catalogo solo 26 libri, che hanno deciso di creare come esperimento” Riguardo invece al libro, recentemente pubblicato da Feltrinelli, intitolato Padre a tempo indeterminato di Marcello Signore e pubblicizzato come primo libro in Europa con colonna sonora

RB magazine Armando Roggero osserva che “non è un vero libro con colonna sonora originale e non so nemmeno quanto sia sincronizzata. Spacciarlo come tale (tipo la tecnologia MSB) è un po’ azzardato. Del resto l’autore era, o è ancora, un DJ e nel libro propone alcuni brani musicali che secondo lui si adattano bene alla lettura in determinati tratti. In pratica sarebbe come se un regista suggerisse di ascoltare uno o più CD durante la visone di un film, privo di colonna sonora propria. Il mio invece è un “film con la sua colonna sonora originale”. In ogni caso se Marcello Signore fosse interessato davvero a produrre un libro con colonna sonora (MSB) sono ovviamente disponibile a mettergli a disposizione la mia tecnologia.” L’evoluzione dell’epub3 porterà anche altre novità. La prima è il chapter trailer. Chi ha già scaricato su i-pad l’applicazione iBook riceverà un aggiornamento, che permette di guardare un breve book trailer cinematografico all’inizio di ogni capitolo. Pochi secondi per dare l’idea di cosa si tratterà, ma senza svelare troppo. Ancora in fase di studio invece delle applicazioni che saranno una via di mezzo tra il fumetto (iComic) e il videogame. Se ancora pensate che il tablet non sostituirà mai la carta stampata date in mano una rivista a un bambino di età inferiore ai tre anni e osservate se apre la copertina o se ci passa sopra la mano ...


Ho visto piÚ lontano perchè stavo sulle spalle dei giganti


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ventiquattro

di Daniele Campanari “Cos’è un libro?. È il parto di un malato di mente. Di un pervertito, un disadattato, un aspirante suicida, un pazzo, un uomo bisognoso di cure. La sua storia verrà confezionata a uso e consumo di altri pervertiti, disadattati, aspiranti suicidi, pazzi e uomini bisognosi di urgenti cure”, scrive Mario Desiati nel suo romanzo Vita Precaria e amore eterno (Mondadori). Già, un libro è un prodotto per malati compulsivi, gente poco corretta che utilizza del doping letterario per migliorare le prestazioni in salita. E poi, chissà, forse arriverà pure la vittoria sulle Dolomiti. Eppure, ciò che qui voglio approfondire non è il simpatico inchiostro raccolto in pagine nate bianche. Piuttosto ho deciso di legare la mia riflessione ad un sasso molto pesante che è quello della scrittura annessa alla ruota che gira intorno. Scrivere non è semplice. Scrivere è un mestiere e chi lo fa sa di essere il soggetto messo al lastrico o, se va bene, idolatrato dalla massa aspirante. Quindi, innanzitutto bisogna saper scrivere. Brevi consigli ad un aspirante scrittore (dunque a me stesso)

In pochi anni di scrittura a vario titolo, da poetica a informativa, da racconto a biglietto d’augurio, ho capito una cosa fondamentale: per scrivere bisogna saper scrivere. Dice: “Questo lo sapevo già!”. L’Italia è ricca di scrittori improvvisati che credono di essere utili narrando le vicende al mattino del cornetto che incontra il cappuccino. Bene, per scrivere bisogna avere una storia. Una storia non deve necessariamente emozionare. Ma deve essere degna della condizione del racconto. Un altro punto interessante è la parola. Conoscere il significato dei termini da dizionario è fondamentale, così come lo è possedere un’enciclopedia culturale ampia. Esempio: “Erano le 10.05

quando mi alzavo dal letto, stanco, e il sole già possedeva New York. Infilavo calze e mutande quando il telefono cominciava a far vibrare il tavolo”. Dice: “Okay, il telefono squillava e ci siamo. Ma New York, perché?”. Raccontare una storia significa conoscere tutti gli elementi raccolti all’interno. Se abbiamo visto la Grande Mela solo attraverso la cartolina di un amico è meglio evitare di descriverla (a meno che non vogliamo darci al Fantasy). Come presentarsi a un editore? Gli editori ricevono centinaia di manoscritti all’anno. La maggior parte di questi finisce direttamente nel cestino. Perché? Perché la presentazione dell’opera ha una valenza tale da indurre l’editore scelto a mettere in atto da subito una decisione. È consigliato, dunque, utilizzare un linguaggio semplice quando si parla di se stessi lasciando il politichese ai furfanti della parola. Inoltre, è bene lasciare a casa parenti e amici: il loro giudizio sul manoscritto assume la stessa interazione del sale col caffè. 1… 2… 3… Strega! Nel 2009 in Italia il numero stimato delle Case Editrici è 9.676. Tra queste ce ne sono 3.300 che non hanno titoli in catalogo. Nel 2008, invece, siamo arrivati a oltre sessantacinquemila libri in un anno, ossia più di centocinquanta libri al giorno. Troppi? Certamente. Oggi viene pubblicato tutto. E non è un caso se in testa alle classifiche dei libri più venduti troviamo Benedetta Parodi con la sua cucina. L’editoria è una grande azienda commerciale e in quanto tale deve tenere alto lo spessore dell’economia. Aspirare a diventare Bestseller non è compito comune. Pochi ci riescono e solitamente appartengono al mondo dello sport o della televisione. L’alternativa è crearsi un personaggio, come ha ammesso l’eclettico Mauro Corona. In questo paragrafo rientra anche la questione dei premi letterari che tanto si lega all’economia dei numeri. Negli ultimi anni abbiamo notato la disponibilità alla vittoria nei confronti di scrittori da età pensionabile. Ma il concetto da parentesi non è questo. Piuttosto bisognerebbe comprendere il motivo che porta le grandi case editrici a trionfare, per esempio al premio Strega. La faccio breve: il premio Strega viene assegnato da quattrocento


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cosiddetti Amici della domenica, ossia la giuria selezionata tra scrittori, giornalisti e lettori forti. Mondadori ha potenzialmente tra i centodieci e centoquaranta nomi di collaboratori delle case editrici del gruppo. Rizzoli tra ottanta e cento. Stando a questi numeri è facile capire che se nella cinquina dei finalisti compare il libro edito da una delle case citate, la vittoria è pressoché certa.

una busta sotto il braccio. “Buongiorno” disse. “Sono un poeta. Le ho portato le mie opere da leggere”. “Ma come, non vede? Siamo in lutto”. “Sì, lo so, me l’ha detto anche il portinaio. Mi dispiace molto, condoglianze, a lei e alla famiglia. Ecco, guardi, come le dicevo, qui ci sarebbero le mie poesie…”. Questa storia è raccontata dall’editore Vanni Scheiwiller e raccolta nel libro ‘Inchiostro antipatico’ di Paolo Bianchi. È una Siamo tutti poeti storia stravagante come stravaganti sono i poeti. L’Italia è popolata da oltre tre milioni di poeti per i quali oggi è sicuramente “Giovanni era appena morto. In casa, a Milano, era stata alle- più facile pubblicare ma reste molto difficile arrivare sugli scaffastita la camera ardente. Suonarono alla porta. Vanni andò ad li delle librerie. La poesia possiede un capitolo editoriale a parte. aprire. Sulla soglia c’era un uomo all’apparenza innocua, timido, Su quasi diecimila editori oltre ottocentocinquanta si occupano prevalentemente di quest’arte letteraria. Ma non dobbiamo farci ingannare dai numeri. Infatti coloro che possono realmente essere definiti poeti sono in prevalente ribasso rispetto alla già citata condizione dell’andare accapo italiano. Dunque, prima di definirsi poeti è bene comprendere il senso stesso della poesia. Altrimenti si corre il rischio di finire in uno scatolone vecchio ingiallito pronto per alimentare il fuoco.

Libri consigliati Inchiostro antipatico (Manuale di dissuasione dalla scrittura creativa) – Paolo Bianchi, Edizioni Bietti – 2012 Tentativi di scoraggiamento (a darsi alla scrittura) – Erri De Luca, Libreria Dante & Descartes – 2009 Scrivere per stare meglio – Louise DeSalvo, Dino Audino Editore – 2000 Contro la letteratura – Davide Rondoni, Il Saggiatore - 2010


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Young writers di Clara Raimondi

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oung Writers é il nuovo blog targato Reader’s Bench (http://youngwriters-rb.blogspot.it/) che dal mercoledì al venerdì cerca di dare suggerimenti, segnalare le uscite in libreria, i concorsi e i corsi destinati agli scrittori emergenti. Ed ora trova spazio anche qui tra le pagine del nostro magazine. Il 26 settembre si terrà nei locali della Minimum Fax a Roma un open day nel quale verranno presentati i corsi autunnali: copywriter, workshop di editoria e Le particelle elementari, il laboratorio di scrittura creativa curato da Francesco Pacifico e Cristiano di Majo. Visitate il sito per avere maggiori informazioni. Diamond Editrice presenta il IV Concorso Letterario Del Giorno e della Notte. Organizzato in onore dell’attrice Franca Rame é aperto a tutti gli scrittori esordienti e non. Le selezioni chiuderanno il prossimo 30 dicembre 2013. Saranno selezionati diversi autori per un’antologia che vedrà partecipare altri scrittori e personaggi dello spettacolo. Parte dei ricavati dell’antologia verranno devoluti alla Croce Rossa Italiana. Per maggiori informazioni vi invitiamo a visitare la sezione concorsi della Diamond Editrice. Non solo scrittura creativa ma anche editing e sceneggiatura. A riguardo vi proponiamo le attività della Vision Academy che propone corsi di post produzione, ripresa video, regia e sceneggiatura. L’associazione culturale Nero Café organizza il Corso Permanente di editing e valutazione a modalità mista on line e frontale. Durante le lezioni, che si terranno in modo ci ciclico sia sul forum che in lezioni frontali nel weekend, verranno affrontati diversi argomenti: valutazioni e schede di lettura, correzione di bozze, formattazione ed equilibri spaziali. Per maggiori informazioni visitate il sito di Nero Café. Il Love Pazienza é il concorso dedicato agli autori emergenti del fumetto. Organizzato da Il Centro Fumetto Andrea Pazienza, in collaborazione di Lucca Comics e Repubbica XL, premierà i giovani autori proprio durante la manifestazione il 2 novembre. Per il regolamento e le modalità cliccate qui.

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di Ariberto Terragni illustrazioni di Mattia Galliani Una lama è una cosa ben fatta, pensava. Una cosa giusta, che sta lì, fredda. Una cosa giusta. L’acciaio ficcato di punta al centro del tavolo. Beveva, stuzzicando gli occhi con i riflessi di luce. Si massaggiò il viso ispido di barba, e si trovò sudicio. Ok, c’è ancora tempo. Un altro goccio dalla bottiglia. C’era una volta l’uomo tutto d’un pezzo che badava alla famiglia e non si faceva domande. La casa lo avvolgeva come un bozzolo; era buio, un buco nero squarciato di tanto in tanto dai fanali delle auto che correvano veloci fuori dalle finestre. Pensava Gigi. Una grossa testa appoggiata al muro. La sedia dondolante sotto di lui. Pensava, gonfia la vena della tempia. Sarebbe successo qualcosa, per forza. Era impossibile andare avanti così ancora per tanto. Tensione dall’inguine allo stomaco, e fino alla gola, un unico nodo che stringeva come un cappio le sue viscere. La lama scintillava di luce propria. Un uomo corre sulla sua auto. Finestrini abbassati, l’aria fredda di novembre spazza l’abitacolo con vortici secchi e poderosi. L’uomo non tiene conto degli autovelox nascosti lungo il tratto di tangenziale che sta percorrendo a mente sgombra. Ha le mani incollate al volante e la gola che brucia. Non deve mancare all’appuntamento, per il resto si vedrà. I suoi occhi sono due piccole sfere pallide puntate sulla lingua d’asfalto che lo attende là davanti. La notte è un’enorme bocca spalancata, a fauci aperte. Squilla il telefono ma non risponde, qualcosa di simile ad un mal di testa comincia a scavargli il cervello, a partire dal centro. Il colloquio della settimana prima è stato chiarificatore: non avrebbe più lavorato per loro. Non c’era più bisogno della sua collaborazione, ma poteva rilassarsi, con le sue competenze e la sua esperienza non sarebbe stato poi così difficile trovare un’altra sistemazione, in fondo non è niente. E’ una situazione che vivono in tanti, è il mondo che va così. Cerca l’ultima sigaretta sul fondo della tasca. Cazzo, era lì, perché non c’è più? Rilassato, calmo. La strada è tutta dritta, davanti, non c’è modo di sbagliarsi, è tutto programmato nei minimi dettagli, questa volta è quella buona. Dodici anni di lavoro, di straordinari non pagati, di notti in bianco, e tutto per essere efficiente, per essere produttivo, per farsi onore. Così diceva suo padre. E ora? Non c’è più traccia d’onore. La serietà non ha pagato. Il giocattolo sì è rotto, non è forse così? Prende la sigaretta finalmente. Si è infilata in un buco della tasca, ma l’ha afferrata con la punta delle dita e adesso l’ha stretta tra i denti; la accende, sente il fumo irritargli la gola, che è sul punto di scoppiare.

affrontavano stecche alla mano. Paolo guardava, intontito. Non riusciva a mettere a fuoco quella scena, come sempre più spesso gli capitava. Qualche volta perdeva proprio il filo, per una frazione di secondo non si ricordava dove fosse e che cosa stesse facendo. Momenti di paradiso. Poi gli crollava tutto addosso, di nuovo. Si vedeva, come se fosse una diapositiva. Un uomo di quarant’anni che ne dimostrava dieci di più, stempiato, con la pancia, vestiti presi a caso in un grande magazzino. Cravatte a righe su camicie a quadretti. Da dove cominciare? Il divorzio. Quella puttana. Simona? Dove stava? Con quello, sicuro. E si era presa anche la bambina, perché così era stato deciso da un tizio in palandrana che non sapeva niente di lui. Non sapeva che per quella famiglia lui... Non aveva senso ricordare, ancora. “Come tu butta Paolo?” Nikky era di fronte a lui. Capelli biondo slavato con ricrescita nera. Trucco pesante intorno agli occhi colore livido, pesto. Era una delle sere in cui le percezioni sono più sfumate, tutto va e viene. “Come butta?” Disse ancora. “Tutto bene, tutto bene.” Ruttò, si accorse che non era il caso, ma Nikky non si scompose. Era già altrove, più avanti, a rivolgere la parola ad un tizio basso con l’aria da ritardato.

La macchina si ferma in prossimità di un caseggiato signorile, in un quartiere di alta classe, appena fuori il centro. Sandro scende, fa scattare la chiusura delle portiere. Non ha voglia di rimanere in giro troppo tempo, non gli va che qualcuno lo veda. E’ una serata non troppo fredda, di quelle in cui sarebbe bello avere un cane per portarlo a spasso, pensa. Suona al campanello del caseggiato. La serratura della porta si apre, lui spinge il pesante portone in ferro battuto ed entra. Dentro una luce debole illumina un vestibolo, appendiabiti, un grande specchio, uno scrittoio che sembra di qualche valore. Un uomo alto e magro gli si fa incontro: il collo smilzo gli balla nel colletto della camicia, un riporto di capelli fini e radi gli attraversa il cranio. “Salve, trovato la strada senza problemi?” “Sì, senza problemi.” L’uomo gli fa cenno di seguirlo: percorrono un corridoio lungo e stretto sul quale danno alcune porte chiuse, ma Sandro non riesce a tenere il conto: l’unica stanza aperta è in fondo, ed è uno studio, con la scrivania, una grande libreria colma di volumi e alcuni oggetti bizzarri sparpagliati in giro, come una katana appesa alla parete, una zanna d’elefante e cose così, varie. “Prego si accomodi, qui staremo più tranquilli.” “Non ho ancora capito bene il perché di questo appuntamento, se possiamo fare in fretta, avrei da fare.” “Il più in fretta possibile.” Dice l’uomo. Le palle da biliardo si urtavano con schiocchi di ossa rotte. Il ta- “Allora mi dica.” volo era là in fondo, nella penombra. Una lampada a basso vol- L’uomo si schiarisce la voce, le dita tamburellano sul bordo del taggio rischiarava l’angolo del locale, dove due ombre traslucide si tavolo. Il gesto è automatico, ma lascia intravedere nervosismo, ha


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RB magazine i nervi a fior di pelle. Gigi si passò sul viso la schiuma da barba. Un’abbondante mano di crema azzurrina che gli rinfrescò la pelle e gli tolse di dosso un po’ di sonno. Era ancora imbambolato dalla notte di dormiveglia: erano tante settimane che non riusciva a dormire per un numero sufficiente di ore di fila. Non dormiva, ma era sempre in ritardo, come oggi: avrebbe dovuto passare anche dal commercialista per la solita storia delle tasse, ma ormai doveva essere chiaro a tutti, anche alla finanza, che lui di soldi non ne aveva più. Le cose, semplicemente, non andavano. La concessionaria di auto usate dove lavorava da quindici anni aveva smesso di produrre utili, un fatto tecnicamente evidente che non necessitava di tante spiegazioni. Il signor De Mauro prima o poi lo avrebbe lasciato a piedi, era ovvio. Non gli aveva ancora parlato di persona, ma non ci voleva un genio per capire che il prossimo sarebbe stato lui. Erano già andati a casa Carli e Bordoni, il prossimo sarebbe stato lui. Due bravi ragazzi tra l’altro, era un dispiacere non vederli più lì alla loro scrivania. Pensava che il suo tempo era finito, che era inutile recriminare, toccava a lui come era toccato agli altri. Finì di farsi la barba. Una striscia di sangue rossa gli attraversò il viso da parte a parte: un graffio appena sotto la mandibola, nella carne tenera, buttava un po’ di sangue; un rigagnolo rosso vivo si perdeva nella schiuma. Si asciugò il viso, imbrattando l’asciugamano pulito. Tamponò il taglietto con la carta igienica, finché il primo grumo si coagulò. Allora si infilò la camicia e annodò la cravatta. Si ripeteva di vivere anche quel giorno nel modo più normale possibile, senza isterismi, altrimenti c’era il rischio di non arrivare vivi a sera. Arrivare vivi, era questo l’aspetto più importante, l’obiettivo da non dimenticare. Paolo si alzò presto anche quella mattina. Il colloquio era alle otto precise. Una catena di prodotti per la casa cercava rappresentanti. Era l’unica azienda che aveva risposto ad uno dei tanti curricula che aveva inviato a destra e a manca. L’appuntamento era in via Monte Sabotino, un lungo viale alberato con case anonime e macchine parcheggiate sui marciapiedi. Un luogo neutro dove sarebbe potuta accadere qualsiasi cosa, dal concepimento di un figlio ad un omicidio, era il cuore della provincia tranquilla e senza volto. Paolo non era una cattiva persona. Gli era andato male il matrimonio, ma queste sono cose che capitano; capita anche che una moglie ti lasci perché non sei più in grado di darle un futuro, capita anche che un giudice le affidi la custodia della figlia per la stessa ragione. Capita. Capita anche di trovarsi a spasso a quarantatré anni. Non era un cattivo ragazzo Paolo. Era uno che stava alle regole. Non brillante forse, non bello, ma un bravo ragazzo, uno che se poteva una mano te la dava. Quando vide la lunga fila di volti grigi con la cartelletta in mano, capì che si trattava di un colloquio di gruppo. Un lieve sussulto della gola, la palpebra sbatté un po’ più forte, ma non tanto da impedirgli di andare avanti e mettersi in fila con tutti gli altri. Notò solo in quella che erano tutti più giovani di lui.

trentadue Il colloquio di svolse poco dopo in una saletta di sedie pieghevoli e lavagne bianche. La selezionatrice aveva uno sguardo aperto e intelligente, una psicologa probabilmente, che si premurò di spiegare ai candidati l’importanza della catena per la quale forse avrebbero lavorato. Paolo pensò che doveva trattarsi di una psicologa, così, a fiuto. Giro di presentazioni. Candidato uno: barman disoccupato, 24 anni, terza media più due anni di istituto alberghiero. Candidato due: venditore porta a porta di aspirapolvere, 33 anni, grasso, una laurea in agronomia. Candidato tre: ex animatore turistico, 29 anni, sta per sposarsi. La selezionatrice si chiamava Paola, e aveva un elegante completo scuro, giacca e pantaloni; sorriso fresco, parlantina sciolta. Psicologa, pensò Paolo. Si soffermò qualche secondo sul disegno generoso dei glutei contenuto dalla stoffa, un’amorevole piega femminile che lo attirava come un magnete. Poi abbassò lo sguardo per compilare il test. L’aria sapeva di polvere e disinfettante. Sandro è nella sua camera ammobiliata. Una luce opaca disegna sul muro il contorno dei mobili. Gobbe, angoli acuti. Il televisore ronza al minimo del volume, vomita nella stanza immagini a caso di quiz e telefilm, domande sulle tradizioni gastronomiche del Salento e cadaveri sul lettino di un obitorio. Lui è sdraiato a letto, con la testa pesante. Si gratta la fronte, va avanti per un tempo indefinito, si ferma quando sente umido sulle dita e scopre che sta sanguinando; la visione del rosso accesso sui polpastrelli non lo spaventa, anzi, la accoglie in modo molto impersonale, come se non lo riguardasse, come se stesse osservando il sangue di un morto ammazzato nel telefilm. Solo dopo un po’ realizza che quel sangue è il suo sangue, che quella stanza è la sua casa, e che ha appena parlato con un uomo nello studio di una casa signorile. Devo dirlo a qualcuno, pensa. A chi? Gli amici che gli sono rimasti sono pochi. Da quando non ha più una casa e gira da una camera ammobiliata ad un motel, sono in pochi quelli disposti a dargli credito. Pensano tutti che il fallimento tocchi solo ai più deboli e ai più stupidi, ma Sandro sa che non è così, e che quel bruciore allo stomaco può capitare a chiunque. E’ come nel tennis: sbagli una pallina, ne sbagli un’altra, un net ti dice male, scivoli, infili due errori in battuta. Ci vuole un attimo nella vita. Pensa ancora: gli vengono in mente dei nomi. Non può parlarne con gente che ha tutto da perdere, no, lui cerca persone nella condizione opposta, cerca qualcuno che possa capire che cosa significhi sbagliare tante palline di fila. Poi la mano corre da sola al telefono. Gli fanno male i piedi ed è sfinito. Le dita ancora insanguinate cercano l’apparecchio sul comodino, fanno cadere un flacone di pillole, un pacchetto di fazzoletti di carta e alla fine toccano la cornetta: la rubrica è lì di fianco. Paolo e Gigi si conoscevano. Avevano fatto le scuole insieme, non nella stessa classe, ma avevano condiviso l’esperienza della squadra di calcio dell’istituto, e tutti e due se ne ricordavano. Non erano cambiati poi molto, a parte la pancetta e la calvizie. Si videro, si strinsero la mano. Sandro li aveva avvertiti della presenza reciproca, e per loro non c’erano problemi. Il luogo di ritrovo era un bar


trentatre sulla strada provinciale, un posto dove si fermavano i camionisti e i viaggiatori di passaggio, una specie di autogrill con specialità birra e carne alla griglia. Gigi era già seduto, Paolo gli strinse la mano e gli si piazzò di fronte, senza sapere bene che cosa dire; erano un po’ in imbarazzo tutti e due, da quanto tempo non si vedevano? Dieci anni? Quindici? Nessuno dei due aveva voglia di fare conti. Gigi disse che era strano quel posto per trovarsi, e Paolo annuì. “E’ da tanto che conosci Sandro?” Gli chiese. “Abbastanza, eravamo insieme al corso di formazione della Luxton, poi la ditta ha chiuso e siamo finiti in due posti diversi, ma ci siamo tenuti in contatto, giochiamo a tennis ogni tanto...” Gigi annuì: “Io l’ho conosciuto... da amici insomma... giocavamo a carte... niente di che, solo così, tra amici...” Rise, tossì nervoso “Sai, qualche volta alziamo un po’ la posta, ma per ridere, sì, non si è mai rovinato nessuno.” Paolo alzò lo sguardo e fece cenno: Sandro si avvicinò rapido al loro tavolo. Il giubbetto in pelle, i capelli folti e scarmigliati gli davano un’aria giovanile. “Eccovi qua, avete già ordinato?” “No, aspettavamo te, siamo educati.” Disse Paolo. “Bene.” Bene. Ma non sapeva da che parte cominciare. Si sedette, cercando di non farsi condizionare dagli sguardi puntati su di lui: quattro occhi vuoti e assetati che tentavano di divorarlo. Allora riordinò le idee. “Bene, non so come cominciare... non ditemi dall’inizio perché mi incazzo, niente battute, è una cosa seria...” Prese fiato. Cercò di ricordarsi il discorso che si era studiato poco prima in macchina, ma niente: “Allora... mi ha chiamato un signore un po’ di tempo fa. Un signore perbene, uno ricco, un industriale, importa acciaio grezzo dalla Germania e poi lo lavora a seconda delle richieste del mercato. Questo tizio l’ho conosciuto in un posto dove gioco a carte ogni tanto, sapete che gioco, no? Ogni tanto... insomma, ogni tanto vinco e spesso perdo, così conosco questo tizio... uno che gioca forte, ma io non sapevo chi era... insomma giochiamo, e questo mi mette in mutande, proprio non so come fare a pagare...” Si fermò. Cercò con gli occhi la cameriera per ordinare qualcosa, ma quella chissà dove stava. “Vai avanti.” Disse Paolo. Sandro annuì. Aveva il volto contratto, smunto come un vestito logoro: “Allora, sì, insomma gioco con questo tizio, gioco sempre di più, penso che se provo ad andare avanti forse recupererò qualcosa, alla fine non capisco più niente, c’era fumo dappertutto, e quello continuava a vincere, a vincere e io perdevo e mi chiedevo come avrei fatto a coprire il passivo, cioè, chi glieli dava i soldi a quello.” “A quanto sei arrivato?” Chiese Gigi. “Parecchio.” “Parecchio quanto?” “Ottantamila.” Quelle parole giunsero leggere a Gigi. Erano troppo inconsistenti perché lo scuotessero. Ottantamila, e magari con uno che non scherza. “Ottantamila.” Ripeté Sandro, quasi a convincersi che non era un incubo, era la realtà. “E poi?” Fece Paolo. “E poi... e poi il tizio capisce, non è uno stupido. Capisce che non

RB magazine li ho. Allora mi dice fa niente, fa niente... anzi, era un po’ quello che voleva.” “In che senso?” “Nel senso che adesso ti dico. Mi invita a casa sua, una sera, abita in una villa a Grandate.” Si interruppe, si schiarì la voce: “E niente, mi fa una proposta.” “Che genere di proposta?” Disse Paolo. “Mi ha chiesto di ammazzarlo.” Stavolta le parole di Sandro fecero breccia. Dall’inconsistenza al piombo puro. Gigi si morse il labbro: “Hai finito di dire cazzate?” Ma gli occhi erano puntati in quelli di Sandro, aspettava il seguito, qualcosa a cui aggrapparsi. “Non sono cazzate. Mi ha offerto l’azzeramento del mio debito, in più gli ottantamila è lui che li dà a me.” Paolo si alzò di scatto, con un gran stridore della sedia: “Vai a fare in culo buffone.” “Fermati cazzo, fermati!” Disse a denti stretti Sandro, Gigi lo prese per il braccio costringendolo a fermarsi. “Non fare casino Paolo, stai seduto buono.” Paolo si sedette di nuovo, il volto scuro, le due grosse sopracciglia corrucciate attorno agli occhi. “Merda.” Disse “A me questi discorsi non piacciono, non voglio saperne niente.” “Se gli dico novantamila quello me li dà. Trentamila a testa.” Fece Sandro. “Trentamila è un cazzo.” Disse Gigi. “Trentamila è buono invece. Siamo dei perfetti sconosciuti, nessuno sa niente, nessuno sa chi siamo, non abbiamo nessun legame con Dorigo.” “Dorigo si chiama?” “Sì, sì... Allora Paolo, che ne pensi?” Paolo scosse la testa con decisione: “Non vendo il culo per trentamila euro, mi dispiace, sono quattro soldi. Trentamila euro e rischi di prendere trent’anni, o l’ergastolo. No, niente, già solo parlarne è un reato credo. Siete due fessi, e tu Sandro sei il più fesso di tutti. Digli qualcosa Gigi, Cristo, digli qualcosa.” Gigi tenne lo sguardo basso, come se stesse cercando qualcosa che gli era caduto per terra: “Non lo so nemmeno io. E’ vero, trentamila è poco per il rischio che corriamo.” Sandro stirò la faccia in un’espressione sorniona: “Trentamila” ripeté “il tizio aspetta una mia risposta entro 24 ore.” “Non dirmi che tu ci stai pensando sul serio.” Disse Gigi. “Non ci sto pensando, ho già deciso.” “Sei una testa di cazzo, andrai in un casino che nemmeno ti immagini, e noi stronzi che ti stiamo a sentire... sì, si improvvisa killer questo qui... ma sentilo... e perché mai un imprenditore ricco sfondato dovrebbe pagare un morto di fame come te per ucciderlo?” Paolo lo guardò con aria di sfida, ma Sandro non si scompose: “Ha un cancro al pancreas. Sei mesi di vita se tutto va bene, se aspetta di morire, la moglie si prende tutto alla sua morte, ma lui non vuole.” “E perché non vuole?” Chiese Gigi. “E io che ne so? Fatti loro se sono in crisi, il problema è che non c’è tempo per fare un divorzio con tutti i crismi, e lei risulterebbe


trentacinque in ogni caso l’erede di tutto, capite? Così Dorigo si fa ammazzare: nel suo testamento si fa riferimento chiaramente a morte naturale, in caso di morte violenta c’è una clausola che congela i beni fino alla fine delle indagini.” “E lui punta tutto sulla lentezza della giustizia... magari con un avvocato compiacente che fa di tutto per ritardare i tempi e fare in modo che alla moglie ci vorrebbero comunque anni per entrare in possesso dei suoi beni.” Concluse Gigi, con l’aria stupita. “Trentamila.” Disse ancora Sandro, rivolto a Paolo.

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ri. Tiravano avanti con la pensione poveracci. Non gli avrebbero detto di no, ma come avrebbe fatto a chiederglielo? Guardarli in faccia, dire sì, sono un fallito completo, aiutatemi ancora. Non riusciva a sopportarlo. Strinse il bicchiere. Aveva un brutto sapore in bocca. Misto di fritto e di amaro, di avanzi e di fumo. Posò due monete da due sul bancone e se ne uscì dalla porta principale, nel vento freddo che scuoteva le fronde degli alberi. C’era un bel viale fuori dal suo bar, una lunga fila di piante di cui non sapeva il nome che correva fino alla rotonda con la statua della Gigi abitava in un seminterrato. Quaranta metri quadri in zona Madonna. Il filo dei pensieri si troncò di colpo. stazione, affitto ragionevole, riscaldamento autonomo. Ci teneva al riscaldamento autonomo, gli dava un’aria di importanza che i “Senti, quella cosa...” mortali del centralizzato non avevano. Termoautonomo serviva a “Quale?” definirlo, quasi quanto dottore o architetto. Fumava un pacchetto “Quella no?” di sigarette al giorno, sapeva di avere il colesterolo tendente all’alto “Non al telefono.” ma se ne fregava; una settimana sì e una no andava a scopare con “Dove?” una donna diversa che trovava su un sito di appuntamenti. Gli “Tra mezz’ora al bar, ok?” piacevano quelle che ricevevano in casa, che anche se ci mettevi Un lieve tremore scuoteva le braccia di Paolo. Le mani non riuscicinque minuti in più erano contente, e se tu eri in vena e loro in vano ad afferrare bene la tazzina. Lo zucchero si sprecò ai bordi del buona, ti facevano lo sconto sul secondo giro, sì insomma, meglio piattino. Sandro lo osservava incuriosito, ma ancora non parlava. che con una fidanzata. Quei soldi non erano niente in fondo, li “Dicevi?” spendeva quasi volentieri. I soldi sono soldi, ma anche il sesso è il “Ci sto.” sesso, e non accetta trattative. “Cambiato idea?” Si fumava beato la Winston appollaiato sul letto a castello con la “Cambiata, sì. Vaffanculo ho pensato. Sì. Quello che è insomma, finestrella aperta per fa uscire il fumo. Fuori il cortile del caseggia- i soldi, dico.” to era umido di pioggia; di tanto in tanto qualche passo isolato “Sì, infatti, è quello che ho pensato anch’io.” faceva scricchiolare la ghiaia. “Quando ne parliamo per bene?” Il trentamila della sera prima gli rimbalzava nella testa, e più ci “Da Gigi, tra due giorni.” rifletteva più capiva che doveva farlo, che quei soldi gli avrebbero “Quando si fa?” fatto comodo e che non c’era nient’altro da chiedersi. Non si erano “Non lo so ancora, devo sentire il tizio.” fatti problemi a lasciarlo in mezzo alla strada tante volte, non ve- “Il tizio, già.” Paolo bevve il caffè d’un sorso. L’amaro bollente gli deva perché i problemi se li dovesse fare lui, ora. Quel tizio voleva scese saettando in gola. ammazzarsi oltretutto, non era proprio un omicidio, era una specie di atto caritatevole. Un’eutanasia, solo un po’ più complicata. Sandro aveva con sé una cartelletta. Gigi e Paolo si chiedevano Che cazzo. Trovano un nome per tutto questi parolai da strapaz- che cosa ci potesse mai essere lì dentro. Sandro andava avanti e zo. Ti chiamano ‘risorsa umana’, che significa? Significa che sei a indietro con la sigaretta in mano, nervoso, con sorrisi forzati che lo spasso quando meno te lo aspetti. La vita è una donna che ti lascia facevano sembrare ancora più nervoso. “Sono contento che siete perché non puoi darle le garanzie economiche sufficienti, ecco che qui.” Disse. Gli altri due non risposero. Paolo picchiettava il dito cos’è. Psicologi del cazzo. Avvocati di merda. Siete fango, e basta. sul bordo del tavolo, Gigi respirava a fondo. “Bene” riprese “allora la faccenda è semplice: il giovedì è il giorno La bolletta era in tasca, piegata insieme all’ingiunzione di paga- in cui non c’è servitù a casa di Dorigo. Lui è solo in casa. Noi mento dell’avvocato. Sua moglie aveva deciso di andare sul pesan- entriamo dalla porta secondaria, sul retro della villetta, l’ho vista, te. Non aveva mai capito niente di lui, non ci aveva mai tenuto sul è una serratura da due soldi, la smontiamo e entriamo, non ci serio. Lei voleva, voleva e basta, senza pensare a niente. Da quando vede nessuno perché la proprietà dà su un vicolo.” Aprì la cartelaveva avuto un figlio era stato anche peggio: uno stillicidio di pre- letta e tolse una mappa catastale. “Questa la distruggo a cose fatte. tese e di ricatti. Comunque, noi entriamo dal retro, a volto coperto, seguiamo il Paolo era ancora nel solito bar, con la solita penombra e gli schioc- perimetro del giardino, dove ci sono gli alberi, così le telecamere chi delle palle da biliardo a fare da colonna sonora. Kitty era lì di sicurezza non riprendono un cazzo, solo delle ombre, ci siete? a pochi passi da lui, e come al solito non si ricordava chi fosse; La porta d’ingresso la forziamo, tanto abbiamo tutto il tempo che un’ombra, uno di passaggio. Paolo rigirava il bicchierino di fronte vogliamo...” a sé. Gli girava per la testa un retropensiero, la scontata, umiliante “Ma senti, che storia è questa? Se vuole che lo accoppiamo che soluzione che per settimane aveva cercato di tenere lontana da sé bisogno c’è di scassinargli la porta?” come una minaccia: andare a chiedere altri soldi ai suoi genito- Fece Gigi.


RB magazine “Deve sembrare una rapina andata male, ok?” “Ok, una rapina andata male. E con cosa lo ammazziamo?” “Con qualcosa che non sembri un’arma premeditata, va bene? Abbiamo pensato ad un coltello da cucina, sul mobile della cucina ha un ceppo con dei coltelli dentro, molto affilati, basta un colpo e via.” “E via? Ma te hai mai provato ad ammazzare uno? E se il colpo non ti viene bene? Che fai? Lo lasci lì tra la vita e la morte? Ma andiamo cazzo, che ne sai tu di queste cose?” “Stai calmo Paolo, è tutto sotto controllo, me ne occupo io di questa cosa.” “Te ne occupi tu?” “Me ne occupo io.” Gigi si morse il labbro: “Ma scusa, io non ho ancora capito che te ne fai di noi allora. Cioè, si tratta di una cosa che puoi fare anche da solo in fondo. Entri in casa, fai tutto tu, lo uccidi, arraffi qualcosa immagino se deve sembrare una rapina... e noi che c’entriamo?” Sandro si grattò la testa. La casa era illuminata male, con macchie d’umidità che scendevano dal soffitto fino al bordo della credenza. “Mi servono dei complici, tutte le rapine hanno dei complici. Le telecamere non riprenderanno i nostri volti, ma i corpi sì, e chi va a fare una rapina in villa da solo? Nessuno no? Sarebbe sospetto voglio dire. Se invece si vede che siamo in tre è più verosimile. Il tizio muore, e pace all’anima sua.” Silenzio. Dieci, quindici secondi di niente. Solo i loro respiri affannati. “E se non riesci a farlo fuori?” Disse Paolo. “Ti ho già detto che questo non accadrà.” “Ma metti che succede. Non puoi escluderlo in fondo. Metti che sei lì e scopri che non ne sei capace, che succede?” “Se cominciamo a pensare male tanto vale non farlo.” “Cristo, siamo tre dilettanti.” Mormorò Paolo. “Tre dilettanti del cazzo.” “Sentite, pensiamoci bene a questa cosa. Rischiamo di andare a farci veramente male.” Disse Gigi. “Che c’è Gigi? Ci stai già ripensando? Non lo sai che un impegno preso va rispettato?” Gigi divenne scuro in volto. Fece per alzarsi, ma se ne restò sulla sedia. “Non dico questo, dico che ammazzare qualcuno è ammazzare qualcuno... cazzo, ammazzare non è come fare altro... non è che puoi rimediare. Piuttosto rubare qualcosa, fare un colpo, quello lo farei perché non me ne frega più niente.” Sandro scosse la testa: “Sentite, facciamolo e basta, non dobbiamo pensarci troppo, sennò finisce che non si fa mai niente, bisogna prendere e fare.” “Ancora... ma non è come andare a ballare, è...” “Sì, sì, ho capito, ce lo siamo già detto” Sandro interruppe Paolo “ma qui non servono più chiacchiere, è un sì o un no, dentro o fuori, che fate?” “Io mi chiamo fuori.” Disse Paolo. Sandro lo guardò con disprezzo, ma forse dentro di sé avvertiva anche una strana forma di invidia. Sì, invidia. Aveva detto quello che pensava, si era tolto in tempo. “Che uomo coraggioso che sei diventato...” Sibilò senza convinzione.

trentasei “Vaffanculo. Meglio che in galera, con l’ergastolo.” “Ormai sei nostro complice però.” Disse Sandro. Ci stava pensando per la prima volta. “Che vorresti dire?” “Quello che ho detto. Non puoi fare il santo ora. Sai che commetteremo un omicidio, se stai zitto diventi comunque nostro complice, se parli... beh, se parli sei un traditore e un pezzo di merda.” “Vai al diavolo Sandro.” “Ci sto andando, ma tu stai venendo con me.” I due si fissarono negli occhi e non trovarono altro che vuoto e paura. La stanza vibrava alla luce della lampadina. Coni e forme vagavano sulle pareti della stanza. “Sentite” disse Gigi “così non risolviamo niente, cioè, non dobbiamo litigare tra di noi, proprio no, qui non si tratta di... beh, insomma, credo anch’io che questa cosa non si debba fare... mi dispiace Sandro, ma ho cambiato idea anch’io. Ero solo venuto qui per discutere, ma le cose hanno preso una piega che non mi piace, non mi piace proprio.” Una smorfia sul volto si Sandro. Il pensiero dei soldi si materializzò in una ruga sulla fronte. Si sentiva le braccia molli: “Bene, pure tu ragioni come questo coglione.” Scrollò la testa. “Io... io ho molti problemi Sandro, cazzi grossi così, non voglio aggiungere altre cose ora, ne ho già abbastanza, non voglio mettermi ancora di più nei guai. Sono un fallito, va bene, ma non sono un assassino... vero Paolo? Uno può arrivare a rubare, ma uccidere... uccidere è tutta un’altra cosa e io non mi sento pronto, davvero.” Sandro sospirò. Paolo teneva le mani giunte, in una preghiera a nessun dio. “Come volete” disse Sandro “vorrà dire che mi arrangerò, che in qualche modo farò, farò da me, non è forse la storia della mia vita? Lasciate perdere, mi arrangerò.” “Staremo zitti.” Disse Paolo, ancora con il volto assorto. “Starete zitti, sì.” “Sono cose che non ci siamo mai detti, questo incontro di oggi non è mai avvenuto.” “Mai avvenuto, già. Bella morale del cazzo. Non uccidete un uomo perché vi mancano le palle, però ora mi promettete che se lo ammazzo io non direte niente. Che uomini tutto d’un pezzo che siete. E come vi sentite ora? Vi sentite bene? Siete dei bravi cittadini? Poveri ma onesti, vi sentite così.” “Senti Sandro...” Fece Gigi. “No, per piacere taci. Non so cosa farmene delle tue chiacchiere, ho capito che razza di gente siete. Nemmeno le palle per farla finita, qui, una volta per tutte.” Gli altri due non capirono bene le sue parole, ma lo lasciarono dire. Lasciarono che Sandro riprendesse la sua cartelletta e uscisse dalla stanza. Non era ancora successo nulla in fondo; le cose erano ancora in bilico. Sentirono la porta d’ingresso che si chiudeva. Paolo crollò di nuovo il capo e prese fiato. “Pensi che lo farà davvero?” Disse Gigi. “Non lo so, non lo so.” “Potrebbe anche farlo però. Mi sembra disperato.” “Penso anch’io. Ma non so se lo farà.” “Dici che non è abbastanza disperato?”


trentasette “Non lo so. Spero che non se la prenda con noi.” Gigi senza dire niente portò la mano al coltello. Era nella sua custodia, assicurato alla cintura. Era lì, preciso, pulito. Era una cosa sicura, si sentiva meglio anche solo a toccarla. Sandro non sapeva che cosa fare. Di solito le idee vengono, quando si è in crisi. Di solito gli venivano. E invece niente, se ne stava lì sul divano e non riusciva a pensare a niente. Più pensava a come venirne fuori più si accorgeva che non aveva appigli. Le pareti della stanza gli si stavano chiudendo addosso, gli mancava il fiato. Cosa avrebbe detto a Dorigo? Aveva bisogno dei suoi soldi, questo era certo. In qualche modo avrebbe fatto, solo non sapeva come. Avrebbe anche potuto dire che non se ne faceva niente, che aveva cambiato idea, ma se quello gli si fosse messo contro? Era un ricco e potente industriale, e lui un poveraccio, un disoccupato, un perdigiorno. Se Dorigo si fosse voluto vendicare non avrebbe avuto difficoltà a farlo finire in un mucchio di guai. Un mucchio di guai. Ma no, forse bastava ragionare. Bastava andare da lui, provare a spiegargli. In fondo non era colpa sua se quei due codardi prima gli avevano detto di sì e poi si erano tirati indietro. Non era colpa sua, e basta. Si decise. Uscì di casa e prese di nuovo la macchina. Di nuovo la stessa strada che conosceva. Di nuovo la stessa villa, la stessa cancellata. Citofonò, ma non rispose nessuno. Il cancelletto era accostato, entrò nel giardino. Si rese conto che poteva essere un’imprudenza, ma lui ormai aveva preso la sua decisione e non sarebbe tornato indietro questa volta. Il cadavere di Dorigo era nello studio. La lampada ancora accesa. Nell’aria odore di polvere da sparo. Sul tavolo una serie di documenti sparpagliati, carte e buste alla rinfusa. Il primo impulso di Sandro fu quello di scappare, ma era troppo tardi, doveva vedere: i capelli radi e sottili di Dorigo erano impregnati di sangue, e del sangue era in parte schizzato sui fogli. Il corpo giaceva scomposto sulla seggiola, la testa inclinata da un lato. Subito sotto la mano a penzoloni l’arma di piccolo calibro con cui doveva essersi sparato. E non da molto. Sandro fu preso dal panico. Doveva fuggire, subito. Poteva arrivare qualcuno da un momento all’altro, le telecamere di sicurezza potevano averlo ripreso, nel qual caso sarebbe stato comunque perduto. Ma non aveva tempo per pensarci. Doveva agire. Ruotò sui tacchi. Un leggero stridore di suole, poi di nuovo il corridoio buio, l’aria fredda della sera, il giardino piombato nell’oscurità. Bussarono alla porta di casa sua poche ore dopo. Erano le sei e lui stava a letto, ma senza dormire. Aveva fissato il soffitto tutto il tempo senza riuscire a chiudere gli occhi. Una strana agitazione gli stava addosso, come un peso tra il collo e le scapole. I quattro poliziotti che gli presentarono l’ordine d’arresto sembravano stupiti di trovarlo in casa, in mutande e canottiera. Sandro fece in tempo a dire che lui non aveva fatto niente, ma quelli gli dissero di vestirsi e di andare con lui. Non era mai stato così ubbidiente in vita sua. In questura capì. Gli fecero vedere il filmato delle telecamere di

RB magazine sicurezza, lui provò a dire che quello era già morto quando era arrivato, ma non servì a niente. In fondo cominciava a non crederci nemmeno lui. Poteva dire con certezza di non averlo ucciso? In fondo era talmente sconvolto che poteva essersi sognato tutto: poteva averlo ammazzato e poi tentato di simulare un suicidio. Le prove che il poliziotto gli mostrava erano tutte circostanziate e schiaccianti. Dorigo aveva anche registrato i loro incontri precedenti: si vedeva e si sentiva che parlavano della sua morte, e del compenso, e del modo in cui far sembrare l’omicidio una rapina. “Suicidio su commissione.” Disse un ispettore. Un uomo sulla quarantina, con i capelli neri a spazzola, le labbra grosse e due occhi azzurri quasi bianchi. “Io non ho fatto niente.” Replicò Sandro con un filo di voce. Ma non ci credeva abbastanza. Era chiaro che un innocente avrebbe reagito con più convinzione: un innocente urla, si dispera. Lui no: se ne stava lì e negava, ripeteva che Dorigo era già morto al suo arrivo, che era andato da lui proprio per dirgli che non se la sentiva. “Gli hai chiesto più soldi, lui ha detto di no e tu gli hai sparato.” Gli diceva l’ispettore. “Non ho mai sparato in vita mia.” “Gli hai chiesto di più e poi lo hai accoppato lo stesso.” “Non gli ho sparato, era già così.” Fu solo dopo il colloquio con l’avvocato d’ufficio che qualcosa in lui cambiò. L’avvocato era molto giovane, anche lui con le labbra grosse e screpolate. Puzzava di fumo e caffè. Disse a Sandro che gli conveniva vuotare il sacco e patteggiare, in modo da limitare i danni. L’idea stava esercitando su di lui un fascino un po’ perverso. Disse che ci doveva pensare, che non se la sentiva di addossarsi una colpa che non aveva commesso. Però. Però insomma, in fondo aveva intenzione di farlo. Avere intenzione non significa fare. Si dice anche “processo alle intenzioni” mica per niente. Il giorno dopo si trovò di fronte il magistrato. Non lo guardò neanche bene in faccia. “Ha avuto dei complici?” Gli chiese. “No, non ne ho avuti.” “Nelle registrazioni si parla di complici che lei si sarebbe impegnato a reclutare.” “Non l’ho fatto.” “Perché? Non voleva spartire i soldi? E’ per questa ragione che ha litigato?” “Sì, per questa ragione.” “E poi l’ha ucciso.” “Dorigo? No, non ho litigato con Dorigo.” “Con chi ha litigato?” “Con quelli che ho chiamato per fare da complici.” “Ha appena detto che non aveva reclutato nessuno.” “Nessuno nel senso che nessuno mi ha detto di sì.” “E allora ha ucciso Dorigo da solo?” “Sì, ho fatto tutto da me.” “L’ha ucciso allora?” “Sì, l’ho ucciso.”


Kuroshitsuj - il maggiordomo nero


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quaranta

di Jessica Marchionne Kuroshitsuji è un anime/manga che ha riscosso un successo eccezionale a livello mondiale. Uscito nel 2006 ha impiegato davvero poco tempo per farsi apprezzare e ciò naturalmente ha comportato quello che io giudico essere un fattore negativo di così tanta popolarità: la troppa commercializzazione. Nonostante ciò, vedo questo anime/manga non come la moda del momento, ma come quella serie che mi ha fatto innamorare ancor prima di avere tutto questo successo.

Sebastian è l’arma di Ciel: lo protegge ed è colui che dovrà trovare gli assassini della sua famiglia e ucciderli. In cambio, una volta che avrà soddisfatto la sua richiesta, Sebastian avrà diritto, naturalmente, alla sua anima.

Ciel non vuole vederla come una vendetta ma come un gioco tra lui e chi ha tramato per distruggere la famiglia Phantomhive. Si espone senza timore, nel tentativo di farli uscire allo scoperto per poter dare loro lo ‘scatto matto’. La storia e i disegni sono curati da Yana Toboso, una mangaka È anche il ‘cane da guardia’ della Regina: elimina la malavita che considero davvero una grande artista. I disegni del man- inglese restando nell’ombra, risolve i misteri più difficili utilizga sono curatissimi, puliti e apprezzabili. La cura dei dettagli, zando qualsiasi mezzo possibile, a volte anche ingannando e non specie per l’abbigliamento dei personaggi, è molto meticolosa. La stessa autrice ha affermato di essersi documentata tantissimo sulla moda dell’età vittoriana e sull’architettura. E secondo me si vede eccome, anche per la presenza di alcune tavole che certe volte inserisce alla fine del volume per mostrare i suoi schizzi originali con riportate le dovute spiegazioni. Kuroshitsuji è quindi ambientato nella Londra dell’età vittoriana. È uno shonen, di genere drammatico e soprannaturale anche se non manca qualche scenetta comica. La trama non è originalissima, ma credo che l’autrice sia comunque riuscita a far immergere il lettore in una Londra vittoriana talmente intrisa di mistero, di inganni e da un’atmosfera così gotica da farlo rimanere affascinato. Il protagonista è il Conte Ciel Phantomhive, un ragazzino di tredici anni che, rimasto orfano, si ritrova ad essere il solo a dover amministrare il patrimonio insieme alle fabbriche di dolciumi e di giocattoli della sua famiglia. È sempre insieme al suo fidato maggiordomo, Sebastian Michaelis, pronto a soddisfare qualsiasi suo ordine nella maniera più impeccabile possibile, tanto da non sembrare umano per quanto faccia tutto alla perfezione. E infatti non lo è. Dietro le sembianze di un maggiordomo si cela un demone disposto a qualsiasi cosa pur di ottenere l’anima del padrone che serve. Ciel ha infatti stretto un contratto con lui il giorno in cui la sua famiglia fu uccisa e lui fu catturato e torturato. Il simbolo del contratto è fissato sull’occhio destro di Ciel, motivo per il quale il ragazzo lo copre sempre con una benda. Tramite quello è capace di richiamare Sebastian ovunque egli si trovi.


quarantuno

RB magazine Il rapporto tra Ciel e Sebastian è molto riuscito: l’uno è l’ombra dell’altro, e riescono sempre, grazie allo sforzo di entrambi, a risolvere il caso che hanno davanti anche se naturalmente adoperano mezzi differenti. Sono quindi due personaggi destinati ad essere inseparabili, tanto che è difficile immaginarseli in un contesto in cui non agiscano insieme. C’è chi crede che nonostante tutto alla fine Sebastian pensi a Ciel con affetto e che non lo veda solo come la sua ‘cena’, ma è altrettanto lecito pensare, come evidenziato anche da molti fattori, che in realtà Sebastian miri solo a divorare l’anima più prelibata che possa ottenere.

esitando ad uccidere per portar chiudere il caso. Nonostante la sua età è quindi un bambino serio, freddo e scostante. La sua è un’anima che non esita neppure per un secondo nel commettere un crimine. Ed è esattamente ciò che Sebastian apprezza di lui. Perché stringendo questo patto potrà nutrirsi dell’anima pura di un bambino che si è macchiata dei crimini più atroci. Un paradosso che la rende un’anima prelibata, e quindi anche molto contesa. Nonostante spesso gli amici di Ciel provino a farlo sorridere e a fargli dimenticare il passato, il ragazzo terrà sempre fede al patto con il suo demone.

L’anime conta due serie: la prima di 24 episodi e la seconda di 12 in cui fanno la comparsa personaggi di spicco come Alois Trancy e il suo maggiordomo-demone Claude Faustus . Il manga è stato pubblicato in Italia dalla Panini Comics con il titolo di ‘Black Butler’. Sono finora usciti 15 volumi ed è in corso. L’edizione italiana del manga non è stata molto ben accettata dai fan per via della traduzione non proprio perfetta e da alcuni cambiamenti apportati, come per esempio nei nomi di alcuni personaggi. Dato che il manga è ancora in corso, l’anime ha una storia differente, eccezion fatta per la prima parte. Nell’anime ci sono gli angeli decaduti mentre nel manga non compaiono. Naturalmente questo è solo un esempio: anime e manga hanno in comune solo la parte riguardante Jack lo Squartatore, per il resto è come leggere e vedere due storie diverse con gli stessi personaggi. Il finale dell’anime è stato comunque scelto da Yana Toboso stessa. Ciò naturalmente non significa che anche il manga finirà allo stesso modo. Di Kuroshitsuji sono stati fatti anche dei musicals, 7 OAV e a breve uscirà anche un live-action. Trovo che sia un anime/manga molto apprezzabile. Il manga presenta a mio avviso una storia più cupa ed è un piacere leggerlo anche per via dei disegni. Come già detto la trama può non spiccare di originalità, ma è comunque capace di conquistare. Ne consiglio quindi la lettura e la visione agli amanti del soprannaturale e delle atmosfere gotiche.


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Reader’s Kitchen di Clara Raimondi

A

ncora una volta nella nostra Reader’s Kitchen per parlare di libri in cucina e novità gustose da scovare in libreria! Chiara e Angela Maci sono salite al vertice delle cronache enogastronomiche grazie alla loro passione e al loro blog Sorelleinpentola.com. Ora Chiara Maci, dopo In due c’é più gusto, affronta, da sola, nuove sfide in libreria e non. S’intitola Pomodori verdi fritti e sentimenti al vapore la sua nuova fatica letteraria (Rizzoli, 229 pagg, 18,50 euro). Una raccolta di ricette: dai piatti più tradizionali a quelli più vicini alle tendenze fusion per raccontare una passione che l’accompagna da sempre. Il libro esce in contemporanea con l’altra sfida tutta televisiva. Chiara Maci é infatti uno dei coach del nuovo talent dedicato alla cucina: The Chef su la Cinque, il canale dedicato al mondo femminile di Mediaset. Ancora un libro Rizzoli per la regina dei fornelli e delle vendite: Benedetta Parodi. La giornalista, in attesa del nuovo programma su Real Time che la vedrà conduttrice di un altro talent (che novità), sta per arrivare in libreria con E’ pronto (359 pagg, 17,90 euro). Direttamente dall’ultima parte del suo vecchio show su la7, 250 ricette e più per ricette che salveranno le vostre serate e che non vi impegneranno per più di quindici minuti. Ricette Low Cost é la proposta di Luca Pappagallo che ci propone menù sfiziosi con un occhio al portafoglio. Se ti sei sempre chiesto: “Possibile che non potessi spendere di meno per quella cena?”. Chiudiamo in bellezza con I Cupcakes di Lola (di Victoria Jossel e Romy Lewis, DeAgostini, 144 pagg, 16 euro) non é solo un libro ma é anche una delle pasticcerie più famose di Londra. Adesso arriva in libreria per svelare, é proprio il caso di dirlo, tutti i segreti del suo successo con tutte le ricette per creare deliziose creazioni ricoperte di glassa. Soffice, Soffice di Morena Roana (Trenta Editore, 151 pagg, 16 euro) é il libro perfetto per chi non ha paura di sporcare la cucina o mettere e mani in pasta. Ricette soffici, facilissime da preparare senza troppe preoccupazioni.

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Da esordiente a esordien

Intervista a Samuel Giorgi, autore


nte.

e de Il mangiateste


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quarantasei

di Silvia Montemurro Ho incontrato Samuel Giorgi a Milano. Allora non sapevo che questo nome fosse uno pseudonimo. E’ venuto per la presentazione del mio libro e abbiamo scambiato quattro chiacchiere su cosa significhi esordire, sulle presentazioni e sulle difficoltà che si incontrano quando si pubblica un libro. Lui ha esordito ad aprile, con Il Mangiateste, edito da Piemme Linea rossa, un horror ambientato in un paese di fantasia. Grazzeno è un paesino della Val d’Ossola che non ha niente di speciale. Se non fosse per quei tredici suicidi nell’arco di pochi mesi che hanno lasciato la polizia senza risposte e la comunità in preda al panico. A indagare sul delitto Luna, una giovane criminologa…

nata della mia agente che mi annunciava che più di una casa editrice era interessata al manoscritto, e che da lì a poco si sarebbe tenuta un’asta per la sua aggiudicazione. Stavo guidando e ho dovuto fermarmi per non finire fuori strada. Cosa mi aspettavo? Nulla in particolare e forse tutto, chissà. E’ avvenuto talmente in fretta che non ho avuto tempo per costruirmi particolari fantasie. Dal momento in cui ho fatto leggere il testo a qualcuno (in modo del tutto casuale, senza alcuna velleità di pubblicazione) al giorno in cui hanno chiuso l’asta, sono passati poco più di sei mesi. Il Mangiateste sta rivelando bioritmi molto più elevati dei miei, corre come un pazzo e pare non stancarsi mai. Io ci sto mettendo molto più tempo a realizzare quello che sta avvenendo attorno alle storie che scrivo.

La prima domanda che ti faccio, caro Samuel Giorgi, è proprio legata ai nomi. Perché uno pseudonimo? E dove si trova Grazzeno? Avere uno pseudonimo è uno sfizio che mi sono tolto, la realizzazione di un desiderio del bambino che abita in me e che pare non abbia acuna intenzione di lasciare in pace. Per scherzare dico che l’anonimato mi aiuterà a tenere a bada le schiere di lettori che faranno la fila per aggiudicarsi le mie preziose reliquie. In realtà, Samuel e Giorgi ricordano molto da vicino i nomi dei miei due bambini. Grazzeno, invece, si trova in Piemonte. Ho scelto la Val d’Ossola come collocazione per il mio misterioso e complicato paesino di montagna, perché cercavo un contesto che si avvicinasse il più possibile alla realtà dalla quale ho tratto maggiore ispirazione, ovvero la cittadina inglese di Bridgend County nel sud del Galles. Qui dal 2007 al 2009 sono avvenuti ben 79 suicidi, in gran parte adolescenti dai 13 i 17 anni. Nella ricerca della mia ‘death town’ (come Bridgend County è stata tristemente ribattezzata) mi sono imbattuto nelle valli ossolane che ho scoperto ricche di storie misteriose, di leggende di streghe e fantasmi, e non per ultimo caratterizzate proprio da un inquietante alto tasso di suicidi.

C’è stata una critica al romanzo che ti ha particolarmente ferito? Per ora sono stato fortunato, non mi è ancora arrivato nulla di tanto negativo. Non mi illudo che questo idillio duri ancora a lungo. Quando sarà cercherò di affrontarlo ricordandomi che le critiche (purché costruttive) aiutano sempre l’autore a crescere e migliorarsi. Si dice così vero? Hanno parlato del tuo romanzo come un esordio alla Stephen King. A quali autori ti senti legato?

Devo confessarti che nei confronti di tutti gli autori che ho l’onore di ospitare nella mia libreria ho maturato significativi debiti. Ho la fortuna di essermi laureato in letterature moderne e quindi di avere una base piuttosto rilevante di esempi ai quali fare riferimento, anche e non soltanto di genere. Tuttavia, per acquisire uno stile di scrittura personale e appropriato, da diversi anni mi sono concentrato nella lettura dei migliori autori capaci di suscitare brividi anche in un omone come il sottoscritto. Solo per fare qualche nome direi, ai primi posti pietre miliari come Poe, Lovecraft, e quindi i classici Parliamo di esordi. Cosa ti aspettavi dall’uscita del Mangiate- americani come King, Matheson, Koonz, Child-Preston, Higgins ste? Qual è stata la gioia più grande? Clark, Connelly, O’Connol. Più recentemente autori come LehaLa gioia più grande è stata di sicuro quella provata durante la telefo- ne, McBride. Tra gli europei Fitzek, Mankell, Grangé, e anche il


quarantasette più distante (almeno per latitudine) Murakami. Tra gli italiani (che confesso di aver scoperto negli ultimi anni) ho letto molto Camilleri, De Giovanni, Biondillo, Carrisi. E di sicuro ho dimenticato qualcuno.

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La scrittura è diventata oramai la mia dolce ossessione, una dipedenza dalla quale spero non liberarmi mai più. Purtroppo ho anche un mestiere da portare avanti e altri impegni che non posso delegare ad altri. Scrivo la mattina presto dopo aver accompagnato i figli a scuola, nascondendomi nei bar o isolandomi nei vagoni della metropolitana, Come stanno andando le presentazioni del Mangiateste? e poi la sera, quando tutti sono già a letto e finché mi regge l’attenzioQuesta è decisamente un’altra sfida che mi sono trovato ad affrontare. ne. Dimenticavo: la prima stesura io la butto giù tutta a mano, alla Ho voluto prepararmi assistendo a diversi eventi letterari qui a Mila- vecchia maniera. Senza inchiostro nero e quaderno sempre infilati nel no nelgi ultimi due anni, e ora sto cercando, un po’ come faccio nella mio zaino potrei impazzire. scrittura, di sperimentare diverse cose, di acquisire uno stile personale, di approcciarmi in modo non scontato e banale ai miei lettori. Non è Parlaci dei prossimi progetti. Vedremo presto Samuel Giorgi con sempre facile, soprattutto avendo a che fare con la mia irrequieta e ba- un’altra storia horror, in libreria? lorda esuberanza... Per mia fortuna fino a oggi ho avuto al mio fianco Vediamo di trovare la formula più corretta per risponderti: i due prosempre madrine e padrini eccezionali, giornalisti preparati o scrittori tagonisti de Il Mangiateste, ovvero il mio primo libro, si chiamano fenomenali della cui luce riflessa ho cercato di approfittarmi. Luna e Bruno. Al momento Luna e Bruno sono impegnati nel loro terzo caso al quale ho da poco ripreso a lavorare dopo aver concluso Quanto tempo dedichi alla scrittura e dove scrivi? un quarto, differente, progetto. Si è capito?

Silvia Montemurro è nata a Chiavenna la notte di San Lorenzo del 1987. Si é laureata nel 2011 con una tesi in Criminologia, riguardante l’assassinio di Suo Maria Laura Mainetti. Ha partecipato nel 2010- 2011 alla XIV edizione del corso RAI Script Fiction per sceneggiatori. Ha scritto diversi romanzi ancora inediti, uno dei quali ha ottenuto nel 2011 il secondo posto al Premio Malerba. L’inferno avrà i tuoi occhi é il suo esordio, segnalato anche dal comitato di lettura del Premio Calvino 2012.


Ricordo di Antonio Tabucchi

...come vanno le cose. E cosa le guida? Un niente. Si sta facendo sempre pi첫 tardi. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Sostiene Pereira.


quarantanove

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di Ariberto Terragni La prima volta che incontrai Antonio Tabucchi fu al supermercato. Avevo quindici, sedici anni. Il suo libro faceva bella mostra di sé sullo scaffale, si intitolava Si sta facendo sempre più tardi, in copertina una coppia di amanti, abbracciati in un monolite dalle tinte chiaroscure. Probabilmente la prima cosa che mi colpì fu quell’immagine fragile e quasi disperata, l’idea di precarietà disumana di un addio. Non era un libro qualunque, in effetti, e ancora adesso mi chiedo che cosa ci facesse sui ripiani sporchi e sguarniti di un piccolo supermarket di provincia: non era un romanzo, e nemmeno un libro di ricette, era un romanzo in forma epistolare; una serie di lettere dedicate ad una donna, figura sfuggente e opaca che agisce dietro le quinte della vita di chi scrive. Lettere senza contesto, ondeggianti in un’atmosfera indefinita. No, non era un libro qualunque. Anche per un sedicenne, magari per certi aspetti precoce ma pur sempre un sedicenne, quelle pagine rappresentavano uno scorcio inaspettato, una scheggia di luce che illuminava il panorama grigio e fortemente irreggimentato delle griglie scolastiche. In realtà Tabucchi non riproponeva niente di nuovo: il romanzo epistolare è un genere antico, molto frequentato in epoche passate, ma il tentativo di rimetterlo in discussione in un contesto contemporaneo, giocando sulle contaminazioni, poteva dirsi senza dubbio un’operazione culturale coraggiosa. Non il solito recupero postmoderno, ma un tentativo insieme colto e popolare di restituire una possibilità espressiva al vasto pubblico, assuefatto alle mode e ai generi imposti. In questo, ma me ne sarei reso conto solo molto tempo dopo, c’era tutta la generosa versatilità di Antonio Tabucchi, uno scrittore inclassificabile, che non ha mai prodotto nulla in serie. Ogni suo libro è un pezzo unico, qualcosa di non ripetuto né ripetibile, un tentativo non riuscito magari, ma segnato da una necessità altra, da un’urgenza che non aveva nulla a che vedere con le voglie degli editori né con i pruriti di certo pubblico. Ogni traccia di Tabucchi era una direzione di ricerca. Coerente, ma sempre diversa: romanzi epistolari, stravaganti biografie, ricostruzioni intellettuali fittizie ma probabili come non mai. Basta pensare a quel Pereira che tanto successo gli diede ma di cui Tabucchi non pensò mai di abusare, magari rendendo seriale lo schema o standardizzando la produzione su un modello gradito ai lettori. Un rischio, certamente, ma anche un atto di onestà e fiducia nei confronti di quell’Italia che così poco gli concesse in termini di spazio e voce. Anche le battute a vuoto o le proposte poco amate dalla critica avevano un senso: anche le esperienze meno comprese come Tristano muore hanno, se osservate oggi, nella compiutezza della vita intellettuale dell’autore, un loro battito interiore, una loro necessità. Non un quadro frammentario, ma un arcipelago che per quanto

vario ed esteso rimane di sorprendente solidità, in analogia, non del tutto casuale, con il grande maestro di Tabucchi: Fernando Pessoa, il poeta di Lisbona, l’assente/presente per eccellenza, l’autore disperso che in morte regalò uno degli universi letterari più complessi e affascinanti di tutti i tempi. Tabucchi era un autore molto meno grande di Pessoa, naturalmente, ma capì il genio portoghese come pochi altri. Lo auscultò, lo tradusse, distinse la sua natura fibra per fibra. Se in questa opera paziente e quasi irrazionale non c’è del genio c’è qualcosa di altrettanto importante: competenza, sensibilità culturale. Ingredienti disseminati lungo la sua opera, dall’esordio fulminante con Piazza d’Italia, storia anarchica di indomiti sentimenti familiari, fino alla prosa limpida di Notturno indiano. La narrativa di Tabucchi è una grande mappa, dove si susseguono pianure e territori impervi, laghi e zone desertiche. Basta scorrere la corposa bibliografia per capire che il movimento all’apparenza casuale di questi testi in realtà procede secondo dei picchi emotivi molto ben cadenzati, saliscendi dettati dall’inquietudine, la stessa, grande musa del maestro Pessoa. Colpisce, ed è buffo accorgersene ora per la prima volta, come tutta la carriera di Tabucchi si sia svolta sul doppio binario Italia – resto del mondo: pochi autori come lui, negli ultimi anni, hanno saputo raccontarci il nostro paese, descrivendolo da un punto di vista insieme italiano ed europeo, come se la ricchezza della percezione fosse raggiungibile solo a partire da una felice osmosi tra i diversi piani culturali. Distanza e vicinanza, due termini irrinunciabili e rivelatori. Due parti di una dialettica serrata e senza sconti che Tabucchi ha portato avanti fino all’ultimo, nell’ultima Thule della tanto amata Lisbona.


Aspettando Star Wars VII: inizia il cammino verso la Forza!


Eh, già, noi fan di Star Wars abbiamo percepito un tremito nella Forza, quando la Disney ha acquisito la casa di produzione di George Lucas e, appena è giunta la notizia dell'uscita di una nuova trilogia e di tre spin off, siamo entrati in subbuglio. Personalmente, ho sentito crescere possente in me il Lato Oscuro, quando ho visto immagini di Pippo vestito da Darth Vader ed ho, come quasi tutti i fan, tristi presagi su cosa ci riserva il futuro (la sindrome di “era meglio prima” è inesorabile), ma, se anche i film dovessero essere una delusione, se non altro il loro annuncio ha dato una forte spinta a tutto ciò che ruota intorno ad essi e, tanto per fare un esempio, quello che mi sta più a cuore, finalmente sono stati tradotti in italiano molti libri dell'universo espanso della saga di Lucas. In pratica, dalla galassia lontana lontana sono sbarcati nel nostro paese tanti romanzi e tanti altri ne sbarcheranno da qui al 2015. Non c'è che dire, voi Readers siete molto fortunati, perché ci sono qui io a vigilare su questo evento ed ho deciso di condividere con voi questo lento avvicinamento all'estate del 2015, quando sugli schermi sarà disponibile “Star Wars – Episodio VII”. Come? Con una serie di articoli e speciali, a cominciare da questo, incentrato sulla figura di Darth Bane, il Sith'ari, e sui giochi che potete portare sotto l'ombrellone. Mettetevi comodi, perché il cammino sulle vie della Forza è appena cominciato. E ricordate che, quando siete stanchi, potete accomodarvi sulla nostra panchina a leggere un buon libro. Che la Forza sia con tutti noi!


Voglio diventare Sith'ari!


cinquantatre

RB magazine

di Diego Rosato Chi mi conosce sa della mia passione per il personaggio di Darth Vader e della mia poca simpatia per tutti quelli che lo definiscono “il cattivo di Guerre Stellari”, perché credo che non sia così facile classificarlo come un villain. Se volete un vero cattivo, un personaggio che rappresenta in pieno il Lato Oscuro, allora vi consiglio di informarvi su Barth Bane, il Sith'ari, magari cominciando leggendo “Il sentiero della distruzione”, che ne narra la genesi.

la Forza... e poi pazienza se non sapete bene cosa sia un Twi'lek! Davvero un gran bel libro, basato sulla storia di uno dei personaggi più affascinanti della Saga... ora scusatemi, ma corro a leggere il seguito!

“Star Wars – Il sentiero della distruzione – Darth Bane vol. 1” Su un minuscolo pianeta minerario in cui una colonia di minadi Drew Karpyshyn, Multiplayer.it Edizioni, 372 pagg, 15,00 tori è oppressa dalla società mineraria che li sfrutta come schiavi, euro costringendoli ad indebitarsi, il giovane Dessel consuma la sua esistenza segnata da un padre violento, un lavoro faticoso ed usurante ed il disprezzo dei suoi compagni di lavoro, supportato solo dalle sue eccezionali doti fisiche ed il suo incredibile intuito. Desiderando di fuggire da quel luogo, Dessel si vede costretto a farlo quando una lite con un Guardiamarina della Repubblica sfocerà nella morte di quest'ultimo ed il suo unico amico, il taverniere della colonia, gli fornirà un appoggio per unirsi all'esercito dei Sith. Dopo aver condotto a buon termine diverse missioni, le sue capacità sono notate dai Signori Oscuri dei Sith e da quel giorno Dessel smetterà di esistere per lasciare il posto al futuro Darth Bane, colui che le antiche profezie indicano come il Sith'ari, il Sith perfetto, che distruggerà l'Ordine dei Sith per ricrearlo più potente di prima. Erano anni che non mi imbattevo in un anti-eroe come Darth Bane. La genesi del personaggio è più che standard: infanzia difficile, condizioni disagiate, rabbia, odio, voglia di rivalsa, ambizione e chi più ne ha, più ne metta. La particolarità di Bane è di sapersi reinventare nella sua vita, di sapersi rialzare, quando cade, più feroce e determinato di prima, guidato dal Lato Oscuro ed aiutato dalla fortun... ehm, dal Destino. Il libro è ben scritto, molto scorrevole e con un linguaggio lineare e ben articolato. Forse un po' lento all'inizio, ma con l'avanzare della lettura risulta più chiaro perché l'autore si sia soffermato tanto sul passato del protagonista. Nonostante sia un libro dell'universo espanso di Star Wars, può essere una gradevole lettura anche per chi non ha molta dimestichezza con la saga di Lucas, a patto di spendere qualche minuto ad informarsi su cosa sia


I Sith non sono estinti

Continua la saga di Darth Bane, continuano le vicende che han- della saga mi ha tolto un po' di suspence durante la lettura. no portato il Sith'ari a distruggere la Confraternità dei Sith ed accogliere la pizzola Zannah come sua apprendista. E continua Ho avuto un piccolo sussulto quando ho letto della presenza il mio piacere nello scorrere queste pagine. del Cancelliere Valorum: devo ammettere che ho pensato subito ad un grossolano errore dell'autore, ma, Sono passati dieci anni da quanin realtà, si tratta di Tarsus Valorum, ando la bomba psichica è esplosa su tenato del Finis Valorum de “La minaccia Rusaan e Darth Bane trascorre la fantasma” ed una rapida ricerca sul web sua esistenza addestrando la ormi ha confermato che la biografia del permai giovane donna Zannah alle sonaggio racconta di almeno due antenati arti del Lato Oscuro, tessendo le Cancellieri. Devo ammettere che l'inserisue trame a lunghissimo termine mento delle vicende nell'universo espanso per riportare i Sith a governasembra ancora una volta impeccabile. re l'universo e cercando sempre nuovi antichi Holocron che gli La storia è scritta bene, in alcuni punti è permettano di acquisire nuove un po' macabra, ma non mi aspetto niente conoscenze della Forza. Ma l'eco di diverso da due spietati Sith. Alcuni fladelle vicende su Russan non è anshback ci raccontano l'addestramento di cora del tutto sopito ed un misteZannah. rioso guaritore ed un Jedi testardo riporteranno i Jedi sulla tracce Come ho detto prima, spesso i secondi vodei Sith, mettendo a repentaglio lumi di una trilogia sono preparatori alla il nuovo Ordine di Darth Bane. conclusione: di certo ho una gran voglia di vedere come va a finire la storia di Darth Normalmente sono scettico sui Bane, anche se ho un cupo presentimento. secondi libri delle trilogie: non di rado sono volumi più interlocutori che altro. Il secondo volume della trilogia di Darth Bane conclude alcune vicende rimaste “Star Wars - La regola dei due – Darth Bane vol. 2” di Crew aperte nel primo capitolo e prepara alcuni sviluppi futuri, senza Karpyshyn, Edizioni Multiplayer.it, 315 pagg, 15,00 euro presentare grandissimi eventi nella narrazione, ma è tutto fuorché noioso. Ho letto con piacere le pagine di questo volume, desideroso di sapere come si sarebbe concluso e solo la certezza che i nostri due protagonisti fossero presenti anche nel terzo capitolo


Una galassia lontana lontana e piccola piccola

E finalmente siamo giunti alla fine delle vicende di Darth Bane, Sith'ari e riformatore dell'Ordine dei Sith... o almeno così po- In questo capitolo ritornano alcune vecchie conoscenze del Sitrebbe sembrare. th'ari ed a parte questo l'autore si sofferma un po' a ricapitolare alcune cose: rispetto ai due capitoli precedenti, le vicende Dieci anni dopo le avventure narrate ne si svolgono in un lasso di tempo più “La regola dei due” Darth Bane sta fabreve, ma più intenso, con il raccendo i conti con il logorio cui il Lato conto parallelo di diversi filoni che Oscuro ha sottoposto il suo fisico e teme convergono verso l'epilogo, che, in che la sua apprendista, che non si decirealtà, lascia spazio ai lettori per fare de a reclamare il titolo di Signore dei varie ipotesi. Non escluderei la possiSith, non sia all'altezza delle sue aspetbilità di altri romanzi che continuino tative. Per questo vuole cercare l'Holola storia: in fondo, fino a “La minaccron di Darth Andeddu, che potrebbe cia Fantasma” ci sono ancora più di contenere il segreto dell'immortalità e novecento anni di vicende da narrare consentire al vecchio maestro di trovare (chi ha parlato a Yoda della regola dei con calma un nuovo allievo. In realtà due?). Ma forse lo sto solo sperando, Zannah sta già preparando lo scontro perché mi dispiace che la trilogia sia con il suo maestro, ma altri personagconclusa. gi, alcuni ormai perduti nei ricordi del Signore Oscuro dei Sith, metteranno Lo ammetto, la saga di Darth Bane scompiglio nei piani della discepola e mi è piaciuta molto ed ha quasi fatto del suo maestro. vacillare Darth Vader nella leadership della mia personalissima classifica dei Siamo di fronte all'ultimo capitolo di Sith... ho detto quasi, ma un posto una trilogia che racconta magnificanella mia collezione di action figure mente uno dei personaggi più affascila meriterebbe! nanti dell'universo di Star Wars. Il Darth Bane di Karpyshyn non è solo il Sith'ari, il Sith perfetto, ma l'antieroe perfetto, sem- E per un fan, non c'è maggiore attestato di stima ad un persopre in bilico tra cinismo e passione. Darth Bane è il Lato Oscu- naggio e, di riflesso, alla sua storia ed al suo autore. ro. Lo è a tal punto da cercare lo scontro con la sua allieva perché “Star Wars – La dinastia del male – Darth Bane vol. 3” di sa che solo così, solo con la vittoria di chi è davvero più forte tra Drew Karpyshyn, Edizioni Multiplayer.it, 315 pagg, 15,00 i due, l'Ordine risorgerà più potente che mai e per questo è dieuro sposto a sacrificare se stesso, ma non senza vendere cara la pelle.


Intervista ad Andrea Pucci, di Multiplayer.it Edizioni di Diego Rosato Nell’ambito dei nostri articoli di avvicinamento alla nuova trilogia cinematografica di Star Wars, abbiamo chiesto ad Andrea Pucci, Editore in Capo ed Amministratore Unico della casa editrice Multiplayer.it, la più attiva in Italia nella pubblicazione di volumi dell’universo espanso della saga di Lucas, di sedersi sulla nostra panchina, per scambiare quattro chiacchiere sui romanzi della galassia lontana lontana. Buongiorno e benvenuto sulla nostra panchina, Innanzitutto vorrei qualche notizia sulla casa editrice e sul progetto editoriale. A scorrere il catalogo si notano perlopiù pubblicazioni sui videogiochi e su Star Wars.


cinquantasette

RB magazine anima ludica seguendo il nostro istinto “nerd”, inteso nel senso buono della parola. Basta dare uno sguardo alla sfilza di titoli in programma per il 2014 per rendersene conto. Proprio i libri dell’universo espanso della saga di Lucas occupano una buona parte del listino. Puoi descriverci nel dettaglio i titoli disponibili? I libri a marchio Star Wars partono da quelli ispirati alla storia dei videogiochi (Il Potere della Forza e The Old Republic), proseguono con la trilogia che ha segnato l’inizio dell’Universo Espanso, quella di Thrawn scritta da Timothy Zahn. Abbiamo un’intera trilogia dedicata a Darth Bane, uno dei più importanti signori Oscuri dei Sith scritta da Karpysshyn, autore che ha trascorso molti anni a lavoro sui soggetti di una nota software house americana. L’ultimo libro (solo del 2013) è molto molto atteso dai fan: I0, Jedi unico libro dell’Universo Espanso in cui il personaggio narrante è Corron Horn, mai apparso nei film di Lucas, ma molto molto carismatico. E poi…a brevissimo sveleremo la line up per i prossimi due anni, ma vi assicuro che abbiamo scelto con veri e propri sondaggi all’interno delle comunity di Star Wars con le quali collaboriamo molto assiduamente. Ho letto con piacere la trilogia di Darth Bane (di cui parlerò in queste pagine), ma probabilmente l’attenzione del lettore è più incentrata sulla trilogia di Thrawn: potrebbe essere possibile che per l’espisodio VII (ed i successivi) di Star Wars si attinga proprio a questi volumi. Sì i rumors ci sono. Ma è tutto blindassimo e segretissimo. Disney ha per le mani un prodotto completamente nuovo, che ha una fan base consolidata ed esigente. Da qui all’uscita dei film ci saranno mille congetture, mille ipotesi, mille fughe di informazioni (anche questo è marketing) chissà poi cosa accadrà veramente. L’ipotesi però è verosimile, non va scartata.

Ciao e piacere mio! Sì la nostra casa editrice (Multiplayer.it Edizioni) è nata nel lontano 2005 dall’idea di pubblicare Guide strategiche ufficiali (manuali d’uso) e romanzi spin off di famosi videogiochi, come Halo, Mass Effect, Gears Of War. Negli Stiati Uniti era florido questo settore dell’editoria cartacea, paragonabile alla letteratura ispirata dal cinema. In Italia non esisteva praticamente nulla di simile. Nel corso degli anni, in parti-

E magari uno dei previsti spin off potrebbe invece riguardare Darth Bane o la vecchia Repubblica Sarebbe sicuramente interessante, ma credo che dato appunto colare negli ultimi tre, abbial’inesperienza Disney, si punterà a quanto per ora è commercialmo iniziato ad affiancare alla mente più conosciuto. Boba Fett, Han Solo sono le ipotesi più linea editoriale “videoludica” consolidate per il momento. una serie di saghe ispirate a fan fiction sci-fi, come Star Wars, Quasi tutti i vostri autori in catalogo sono stranieri: come li appunto e a romanzi espresselezionate? In particolare, avete delle politiche per gli autori sione della cultura geek-pop esordienti? in generale: dai libri del Metro Per gli stranieri seguiamo e leggiamo moltissimo blog, siti, 2033 Universe, alle saghe surforum americani. Abbiamo una redazione (multiplayer.it) che vivor - horror, alla saggistica, segue e scrive di videogiochi in continuo contatto con l’estero storie di successo che vengono naturalmente. Loro sono un po’ le nostre orecchie ed i nostri tedal mondo dei videogiochi. ster… Un campione di lettori in casa diciamo che ci aiutano ad Oggi siamo in piena evoluzioindividuare nuove tendenze. Per gli esordienti italiani abbiamo ne, c’è un grande cambiamento organizzato il nostro primo concorso letterario nel 2012 che in atto. Manteniamo la nostra


RB magazine ha portato alla prima raccolta tutta Made In Italy (Le Realtà In Gioco - Storie Straordinarie per Vite Ordinarie) con i racconti vincitori ed una batteria di autori noti di spicco (Avoledo, Gardella, Sarasso, Roversi, Strukul). Bell’esperimento, ci siamo divertiti tantissimo a leggere centinaia di storie ispirate dai possibili corti circuiti tra vita e videogiochi.

cinquantotto

erano ispirati ai videogiochi in senso stretto dei autori bravi come Karpyshyn, Karen Traviss, Greg Bear. Ma siamo soddisfatti dei cambiamenti che stanno arrivando. Puoi anticiparci qualche prossima uscita? Ci sono dei progetti interessanti in vista? Sì sì molti nuovi titoli stranieri, uno forse prima di Natale a cui teniamo tanto, ma è ancora top secret e una nuova collaborazione con Bonelli e Roberto Recchioni, che crede molto in noi, per la sua nuova opera Gli Orfani. Nel 2014 invece puntiamo su Peter Clines e sul suo 14, un thriller scifi, ipnotico alla Lost. E poi… stiamo esplorando anche autori italiani...

A maggio è stato organizzato uno Star Wars Reading Day a Bologna: ci sono altre iniziative del genere in previsione per i lettori? Speriamo per ottobre. Vorremmo seguire ed incrementare la nostra presenza e le attività dedicate, si stanno formando belle e costruttive sinergie con altri editori e con la fan base (da guerrestellari.net alle Legioni di Star Wars) . Hanno un energia ed un Grazie ed a presto. La Forza sia con te. entusiasmo coinvolgente. Ci piace farci contagiare! A parte la crisi gobale, l’Italia è tristemente nota come un paese in cui si scrive molto e si legge poco. Come vive queste difficoltà una piccola casa editrice, per giunta con un pubblico mirato, come la Multiplayer? Paradossalmente proprio noi abbiamo risentito più tardi e meno di questa ondata di pestilenza. I nostri lettori sono fortemente fidelizzati, collezionisti, continuano a seguirci. Inoltre stiamo pubblicando titoli che piacciono a fasi alterne a lettori un po’ diversi: parliamo sempre di nicchie che però messe insieme fanno un bacino di lettori su cui contare: andiamo avanti sul filone zombie, ma proponiamo un libro per gli amanti “hard Core” del genere (Con la trilogia di Diario di Un sopravvissuto agli Zombie di Bourne) uno per le donne, (Finché Zombie Non ci separi) e nel 2014 un romanzo che strizza l’occhio a chi ama i super eroi alla Marvel (Ex Heroes di Peter Clines). Insomma nella nicchia bisogna diversificare! La Multiplayer edizioni era presente anche al Salone del Libro di Torino: cosa pensi di questo tipo di eventi? Sono sufficienti? Si potrebbe migliorare qualcosa? Bah, il Salone è una bella vetrina, ma per fortuna che esistono eventi letterari più piccoli ai quali ci piacerebbe partecipare (non riceviamo molti inviti!). A Torino abbiamo raddoppiato le vendite ed ospitato un partner importante come Sergio Bonelli Editore. I libri di Star Wars hanno venduto più che a Lucca Comics; mentre Gramellini teneva una conferenza nello spazio IBS, accanto a noi, nel nostro stand la Scuola Jedi teneva una dimostrazione di lotta a base di spade laser creando un ingorgo incredibile. Insomma i lettori sono diversi tra loro, hanno gusti diversi. Anche la nostra presenza è importante se portiamo del nuovo. Troppo spazio ai colossi consolidati e marginalizzare troppo le novità alla lunga non premia. Siamo ancora visti con diffidenza dai media che parlano di libri, anche nei blog letterari, molti ci scoprono ora. Eppure abbiamo sempre pubblicato libri di fantascienza e fantasy, solo che


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La Forza sotto l’ombrellone

Se non siete bravi come Darth Vader a fare surf, non vi va di isolarvi nella lettura e volete comunque avere con voi la Forza, quando siete in spiaggia, potreste considerare l'idea di dedicarvi a qualche gioco di società. Di giochi da tavolo di Star Wars ho già parlato a Natale, un breve accenno, tra gli altri possibili regali provenienti dalla galassia lontana lontana. In quell'occasione ho parlato degli scacchi e del monopoli, ricordando che la tombola è di difficilissima reperibilità (anche se online si possono trovare dei kit per costruirla in casa, stampando e ritagliando le immagini).

Scacchi

Per quanto riguarda il gioco di origine indiana tanto amato dai russi, esistono perlomeno due possibili scelte (vedremo che spesso è così, per i fanboys della Saga): esitono infatti un'edizione generica, del costo di 36,90 € ed una “original saga edition” del costo di ben 51,00 €


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Monopoli

In Italia è di difficile reperibilità, ma dagli Stati Uniti non è difficile reperirne due edizioni, la Clone War Edition a 24,99 $ e la Saga edition a 63,00 $. In realtà esistono anche edizioni speciali, da collezione, come per i vent'anni della saga: smaliziatevi nella ricerca e, se proprio volete un consiglio, mandatemi pure un e-mail.

Giochi di carte

Il capitolo sui giochi di carte meriterebbe un articolo apposito, tante sono le possibilità a disposizione. I giochi di carte sono tanto diffusi che probabilmente basta entrare in una fumetteria o in qualche negozio specializzato in fan stuff per trovare di tutto e di più. A titolo di esempio, citerò solo un paio di oggettini. Il primo è un semplice set di tre mezzi di comuni carte da gioco con i personaggi della saga, disponibile al prezzo di 52,21 € (decisamente alto, per via della scarsa reperibilità dell'articolo, immagino). Il secondo, quello che più di tutti stuzzica la mia fantasia, è “Star Wars: the card game”, un gioco di carte collezionabili molto intrigante. Anch'esso prevede una serie di possibili espansioni dal prezzo di una dozzina di euro ciascuno, ma il set base di 240 carte più accessori costa 31,51 €.


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Star Wars Labyrinth

Dalla Germania invece è possibile acquistare (sempre tramite rivenditori online italiani) la versione Star Wars di Labyrinth, il gioco in cui occorre costruire un labirinto e fuggire da esso. Il prezzo di questa piccola chicca è di 29,90 €, ma con un po' di ricerca lo si può trovare anche a prezzo ridotto.


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Battaglia di Hoth

Non conosco bene i dettagli di questo gioco che, a occhio e croce, mi sembra una specie di gioco dell'oca con percorso “costrubile” con i mattoncini Lego. Quello che posso dirvi è che lo trovate abbastanza facilmente nei negozi di giocattoli ad un prezzo superiore ai 25 € (se arriva a 30 è già troppo).

X-Wing

Una chicca da collezione: il gioco X-Wing, basato sulle miniature delle astronavi di Guerre Stellari può essere divertente o no, ma di sicuro è uno dei più belli da vedere, con le sue miniture ben curate ed i pacchetti di espansione. Considerando il contenuto della scatola, il prezzo on-line di 39,98 € non è elevato, ma penso che questo articolo si possa trovare anche in fiere, fumetterie e negozi specializzati.

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sessantatre

Star Wars Operation R2D2

Per i più piccoli, ma non solo, c'è R2D2 Operation, una versione astrodroide del celeberrimo “Allegro chirurgo” che tutti conosciamo. Il gioco non è distribuito in Italia, ma è reperibile di importazione del Regno Unito al prezzo di 65,00 € (non certo economico).

Risiko

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare! Iniziamo perciò a fare sul serio e, se vogliamo farci del male, giochiamo a Risiko! Preciso che per “farci del male” intendo economicamente, perché se la Clone War Edition costa appena (si fa per dire) 58,95 $, potete trovare la Original Trilogy Edition a ben 195 $... se siete fortunati! Se poi lo siete proprio tanto e non avete grandi pretese, potreste trovarne qualche confezione usata a prezzi molto inferiori, ma non di rado queste occasioni scatenano aste che fanno lievitare fortemente il costo.

Tombola

Non è certamente un gioco estivo e ripeto che trovarne una è quasi impossibile, ma, cercando su un motore di ricerca parole come “star wars bingo”, potreste trovare link come questi, con un kit da stampare e ritagliare... in fondo la pazienza è una virtù cara ai Sith quanto ai Jedi.

Insomma, ce n'è abbastanza per passare qualche ora divertendosi con i nostri eroi preferiti, cullati dal rumore delle onde. In bocca al lupo, anzi, che la Forza sia con voi! NB: tutti i prezzi indicati sono quelli del rivenditore Amazon (quando possibile Amazon.it, quando non disponibile in Italia, Amazon.com). Quasi tutti gli articoli proposti sono di difficle reperibilità nei negozi e disponibili solo in alcuni store on-line.


Scrivere è creare: intervista a Gabriella Genisi

di Vittoria Coppola i sapori, con gli odori. È così i miei libri sono sempre pieni di ricette, e tutte le protagoniste sono ottime cuoche e donne di appetito. All'inizio tendevo a rappresentare donne forse troppo … Se ti chiedessi di raccontarti – così – a ruota libera, imma- romantiche, forse un po' fuori dal tempo, poi ho scoperto la ginando di essere seduta su di una panchina assieme a me … contemporaneità del ruolo femminile, ed è nata Lolita. MolCosa mi diresti? ti mi paragonano a lei, in realtà siamo diversissime, anche se Ho cominciato a scrivere a 40 anni, dopo 35 anni pieni di libri quando scrivo divento commissario anch'io e spesso rido delle e di letture. Libri per l'infanzia, classici, romanzi russi, lettesue avventure, e patisco con lei per le sue peripezie sentimentaratura italiana, americana, francese. Non c'è stato un giorno a li. Nei progetti futuri c'è sempre Lolita, ma anche nuovi libri, mia memoria in cui io non abbia letto almeno qualche pagina completamente diversi, storie meno solari e più introspettive. di un buon libro. Poi improvvisamente, in seguito ad un doSpero che i lettori mi seguano anche nelle novità. lore, la scoperta della scrittura. Un bisogno, all'inizio, poi un vero e proprio lavoro, coniugato alla passione. Lo stile e' arriHai fatto riferimento ad un dolore. In che modo la scrittura vato in seguito con il commissario Lolita Lobosco, protagonipuò intervenire a nostro favore, quando attraversiamo la sta di una saga letteraria pubblicata da Sonzogno/Marsilio. La sofferenza? tentazione, invece, di mescolare libri e cucina, è iniziata subito, Scrivendo portiamo fuori il dolore, lo trasferiamo sul foglio. già con il primo libro, quando ancora questo binomio libri/ Quella che poi leggiamo è gia’ un’altra storia. Appartiene anche cucina non era stato scoperto. Credo che le storie vadano racad altri, ed è un fadello più facile da portare addosso. contate non solo con le parole ma anche con le immagini, con Ciao Gabriella, benvenuta tra le pagine di Reader’s Bench.


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sessantasei

Essere autrice di una saga letteraria comporta una lunga “convivenza” con i propri personaggi. Com’è per te, vivere assieme a Lolita? Ormai è il mio alter ego, siamo diversissime, eppure a volte non so dove iniazia lei e finisco io. Credi che al giorno d’oggi ci sia ancora voglia di storie positive e romantiche? Quanto e a cosa, un libro può servire? In questo momento storico di incertezza , credo proprio di sì. Infatti sono aumentate le vendite dei libri di poesia. C’è bsogno d’amore, di calore, di spiritualità. Hai fatto accenno a “libri completamente diversi”: il passaggio da un genere all’altro, pensi possa essere una caratteristica accattivante per un autore? Esiste il rischio – magari – di disorientare il pubblico di lettori? I miei lettoi sono abituati al cambiamento, ho scritto cose diversissime, e anche libri per bambini. Scrivere è creare, il lettore lo capisce e di solito segue l’autore di cui ama i libri. Ho letto Uva Noir, e conservo la voglia di saperne ancora, e ancora. Condivido con te l’importanza di raccontare una storia anche attraverso le immagini e i sapori. Se dovesse uscire adesso, che sapore avrebbe il tuo nuovo romanzo? Avrebbe il sapore dei gelati d’estate. Quelli mangiati in riva al mare con un sassofonista che da qualche parte suona una vecchia canzone. Grazie Gabriella! Grazie a te Vittoria, un bacio

Vittoria Coppola è nata in Salento, splendido territorio in cui tutt'ora vive e lavora. Per diversi anni ha lavorato nel settore turistico, che continua a seguire con passione e interesse. Ha due romanzi all'attivo. Il primo - "Gli occhi di mia figlia" - grazie ai lettori che lo hanno sostenuto, nel 2012 ha vinto l'annuale concorso-sondaggio del Tg1 "Il libro dell'anno lo scegli tu"-Billy il vizio di leggere. Il secondo romanzo è uscito nel novembre 2012, si intitola "Immagina la gioia". Ad oggi è alla terza ristampa. Entrambi sono editi da Lupo Editore. Nel luglio 2012 ho ricevuto il Premio Nazionale Vrani per la Cultura.


sette


Autunno


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di Cristina Monteleone L’autunno non mi è mai piaciuto. E’ una stagione di passaggio che ogni anno si ripresenta come a volere marcare lo scorrere del tempo. Già, perché quando arriva l’autunno significa che l’estate è finita, si rientra in città dopo avere trascorso qualche settimana di vacanza, il mare il sole e la spiaggia iniziano a trasformarsi dall’obiettivo unico ed esclusivo per passare le giornate con gli amici ad un piacevole pensiero che ancora per qualche giorno dopo essere tornati a lavorare accompagnerà i momenti vuoti seduti alla scrivania in ufficio con gli occhi persi davanti al monitor del computer. Un piacevole pensiero che presto diventa solo un ricordo e la quotidianità ti assorbe nuovamente con le sue urgenze ed il suo grigiore. Brutta la fine dell’estate, di solito mi rendo conto che è davvero conclusa quando la sera l’aria comincia ad essere più fresca e torno a stendere una coperta leggera sul letto sopra il lenzuolo, esattamente come stasera, una trapunta gialla decorata con fiori di vari colori mi copre le gambe. Le mie belle gambe ancora abbronzate, il segno più duraturo dei caldi pomeriggi passati sotto l’ombrellone a leggere, ora nascoste dal primo calo di temperatura che preannuncia il cambio della stagione. Neppure l’inverno mi fa lo stesso effetto che mi provoca l’autunno, è come se fossi più preparata al suo arrivo, ho già tirato fuori dall’armadio i collant 50 denari ed i maglioni pesanti, bevo tisane di ogni genere da almeno un mese, la sciarpa che metto sopra al giubbotto cambia solo tessuto da cotone a lana, i caloriferi dentro gli appartamenti sono già accesi solo che il caldo sprigionato aumenta, il tempo passato con gli amici si è trasformato in cene a casa di qualcuno in uno spazio piccolo e claustrofobico da dovere condividere. E poi il freddo pungente che taglia la pelle del viso la mattina presto quando esco per andare a lavorare. Il buio pesto che mi circonda appena apro gli occhi al mattino al suonare della sveglia e che persiste per almeno un’ora dopo essermi alzata ed avere capito che sono in piedi dal letto da un bel pezzo ma il cielo continua ad essere scuro ed avere le sembianze della notte. Il sole, che quando ci regala la sua presenza, non scalda e non illumina, ma i suoi raggi inclinati donano alle cose una specie di alone tendente a bianche sfumature che le rende più tristi, come stanche, insoddisfatte del loro essere. L’inverno è spaventoso, eppure non mi spaventa, per quanto ci sarebbero tutte le ragioni a renderlo tale. E’ l’autunno che mi opprime, mi inquieta, probabilmente anche perché è la stagione delle contraddizioni. Le strade si riempiono di colori meravigliosi, caldi, accoglienti, come il rosso carminio ed il giallo scuro delle foglie degli alberi che si depositano sulle strade a formare lunghi tappeti a decorare le vie. I profumi che avvolgono i sensi sono più intensi, le castagne bollenti vendute dalle bancarelle ambulanti sui marciapiedi, le torte che appena uscite dal forno sprigionano l’odore del burro caldo in tutta casa, i funghi appena colti nei boschi, la terra umi-

settanta da dopo una giornata di pioggia. Le foglie cadute dai rami degli alberi sono però il simbolo della vita che muore, che saluta il verdeggiare e la rigogliosità della pienezza estiva, la natura torna ad addormentarsi per un altro anno ed esce di scena in modo plateale spogliandosi di ogni cosa, abbandonando il suo bene più prezioso e lasciandolo inerme alla potenza ed alla distruzione del vento, come se ora non gli importasse più nulla. Le castagne cadono dagli alberi perché i rami della sua pianta non hanno la forza di sostenere il peso del loro guscio perciò le fanno rotolare a terra in attesa che qualcuno le possa raccogliere. La pioggia, spesso incessante e fastidiosa, che bagna la terra rendendola sporca ed appiccicosa, l’atmosfera diventa ovattata, occulta la vista e mi costringe ad usare l’ombrello per camminare in strada e a stare attenta per non urtare le persone che mi passano accanto. E poi quando settembre comincia penso spesso ad un verso di una canzone dei Green Day, “wake me up when september ends”, che gira e rigira dentro la mia testa. Settembre va di pari passo con l’autunno, anche nei primi giorni del mese quando le giornate sono ancora calde ed in città soffia l’afa estiva. E’ come se fosse un punto, un punto e a capo. Senti voci tra i colleghi, o tra gli amici sulla spiaggia, che a breve qualcuno si iscriverà in palestra perché fa una vita troppo sedentaria, altri hanno deciso di andare in piscina perché il nuoto è uno sport completo che tonifica i muscoli e sviluppa la resistenza fisica, e chi invece vuole fare un corso di yoga per potenziare la propria concentrazione e capacità di autocontrollo. Cazzate penso. Come ho imparato affettuosamente a definirli, “i buoni propositi di settembre” sono tutti delle grandi balle che raccontiamo a noi stessi per sentirci meglio, per alleviare lo scocca-


settantuno re incombente della nuova stagione entrante che chiude in modo definitivo l’euforia dell’estate con il ritorno alle spente abitudini di ogni giorno. Perciò svegliatemi quando settembre è finito, questo mese così carico di significati, che porta con sé idee buoniste che in fondo nessuno avrà cura di concretizzare, ma resteranno sospese nel vuoto come se non fossero neppure mai state pensate. Svegliatemi quando settembre è finito, perché l’autunno avrà già fatto il suo ingresso ed io non dovrò affrontarlo, vedrò già per strada le foglie secche ed accartocciate che i bambini raccolgono per portarle a scuola e preparare i nuovi disegni che le maestre gli insegnano, le porte dei negozi nelle vie saranno chiuse perché il vento è ormai fresco e l’aria condizionata è stata sostituita dal calore dei termosifoni mentre le vetrine saranno addobbate con cappotti, stivali e pellicce. Svegliatemi quando in televisione saranno ricominciati i soliti programmi stupidi dove la gente balla, ride e scherza pretendendo che anche tu debba essere felice come loro falsamente ti appaiono sullo schermo sterile nella tv del tuo soggiorno. Svegliatemi, sì, ma ho deciso che

RB magazine non voglio più svegliarmi quando settembre è finito, voglio aprire gli occhi appena settembre inizia, e quando gli occhi degli altri saranno ormai spenti, incupiti dallo smog cittadino e velati da una sorta di tristezza che li condurrà fino alla soglia dell’estate successiva, da adesso in poi li voglio tenere aperti, apertissimi. Anzi, non li voglio proprio chiudere quando agosto finisce. Voglio godermi tutte le cose belle dell’autunno, fare lunghe passeggiate immersa nei suoi colori caldi, gustarmi un ottimo risotto con funghi porcini freschi con tanto prezzemolo e poco aglio, i lampioni che si accendono prima per strada per illuminare la sera salutata presto dal sole. Ed anche se le mie gambe non saranno più abbronzate, saranno belle comunque. Ho deciso che non dovrò più affrontare l’autunno, ma sarà l’autunno ad affrontare me. E tu, se vorrai, in autunno sarai con me.


Il cacciatore di acquiloni è tornato


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di Chiara Silva Dopo il successo nel 2007 di Mille splendidi soli, Khaled Hosseini è finalmente tornato in libreria con un nuovo lavoro che sta già riscuotendo enorme successo in tutto il mondo. Stiamo parlando del romanzo E l’eco rispose (titolo originale And the mountains echoed) ambientato ancora una volta in Afghanistan, terra natale di Hosseini. Sulla scia del successo delle precedenti opere, l’autore pone al centro del suo romanzo dei legami familiari straziati dalla violenza degli eventi storici. I protagonisti di E l’eco rispose sono Abdullah e la sorella Pari, il cui fortissimo amore fraterno non basta a contrastare la povertà e la miseria in cui vivono. Per que-

sto motivo, i due fratelli sono costretti a separarsi e a continuare le proprie vite su binari paralleli che non torneranno più a incontrarsi. Hosseini racconta quindi le diverse sorti che toccano ai due fratelli e ai loro famigliari senza dimenticare gli avvenimenti storici che hanno sconvolto non solo le vite dei protagonista ma il vero Afghanistan dagli anni Cinquanta fino a oggi. E l’eco rispose è il terzo romanzo di Khaled Hosseini, scrittore

statunitense originario di Kabul, accolto negli Stati Uniti come rifugiato politico nel 1980, quando il governo sovietico decise di invadere l’Afghanistan. Formatosi come medico, Hosseini ha esercitato a lungo la professione prima di cimentarsi con la scrittura e pubblicare nel 2003 il suo straordinario romanzo d’esordio, Il cacciatore di aquiloni, che l’ha reso famoso in tutto il mondo. Il cacciatore di aquiloni (titolo originale The kite runner) è un romanzo di formazione ambientato tra Afghanistan, Stati Uniti e Pakistan. Come di consueto, Hosseini racconta la storia dei suoi personaggi intrecciandola con fatti storici realmente accaduti. Il romanzo racconta l’infanzia e la crescita di due bambini di Kabul: Amir, un pashtun e Hassan, un hazara. Il primo è il figlio di un benestante borghese, poco religioso e molto progressista mentre il secondo è analfabeta e lavora insieme al padre nella casa di Amir. Nonostante le differenze di etnia, classe e religione tra i due bambini non esiste quel divario che dovrebbe separarli secondo le tradizioni della società afghana. I due, infatti, sono uniti da una profonda amicizia, manifestata però in maniera differente. Hassan è così legato ad Amir da essere pronto a tutto per lui; perfino a lasciarsi violentare pur di non deluderlo. Amir invece da bambino non è in grado di simili gesti eroici per Hassan, perché è troppo preoccupato a guadagnarsi la stima del padre per rendersi conto dell’importanza dell’amico. Nel corso del romanzo, complici alcune verità nascoste, Amir riuscirà a maturare il suo affetto per Hassan e potrà così liberarsi dal rimorso di averlo tradito. Sullo sfondo, ma mai in secondo piano, si muovono gli avvenimenti della storia afghana, dall’invasione sovietica alla presa di potere da parte dei talebani che influenzano, di fatto, la vita dei due protagonisti. Il cacciatore di aquiloni può essere inoltre letto come una personale riflessione dell’autore sulle vicende politiche che hanno scosso il suo paese d’origine. Hosseini offre così al lettore occidentale una chiave di lettura sotto forma di romanzo, per capire meglio la realtà di un paese di cui l’Occidente conosceva poco prima della lotta al terrorismo iniziata dopo il crollo delle Torri gemelle.

Libri consigliati:

Hosseini, Khaled: E l’eco rispose. Piemme, 2013, 476 pp., 19,00€. Hosseini, Khaled: Il cacciatore di aquiloni. Piemme, 2013, 362 pp., 13,00€.


Si tira avanti con i piedi nella poesia Intervista a Davide Rondoni


La poesia muore nelle scuole tutti i giorni un poco scannano i capolavori, lasciano gocciolare il sangue dalle carcasse aperte professoresse oh sì esperte, senza fuoco, come se un libro te lo possa consigliare uno che non muore con te tutti i giorni, o viaggia o ama o come te non sa come fare puntano gli occhiali sui nervi tranciati tenendo al riparo i cuori sotto cappotti pesanti e gli stipendi bassi ma assicurati e scuotono il capo mostrando a ragazzini svogliati dove inizia il simbolismo e lì, quella bava, è il romanzo storico pensando di fare un po’ di educazione sentimentale o di impegno sociale, oh brava, e sì un mestiere stoico non hanno il coraggio di dire ascolta, non senti che bene che male inginocchiati con me, posami la mano nella ferita che brucia e che musica il mondo, che ritmo oscuro e dolente somiglia al tuo voglioso bacio, al tuo nervoso, la cosa chiamata poesia che mentre la indichi, come un ragazzino, già vedi, è fuggita via… con il segreto buio nello sguardo di diciassettenne se ne stanno con i loro registri mai in anticipo, mai in ritardo sul vuoto perenne impalati a pratiche di cent’anni fa e dicono no, ai ragazzi non interessa più la vita profonda il suo moto – pagherete tutto pagherete caro non aver offerto con cura il fuoco più buio più chiaro.


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di Daniele Campanari Ho conosciuto Davide Rondoni seguendo un corso di poesia da lui tenuto all’università Sapienza di Roma. Già, ho proprio detto “corso di poesia”. Non c’è niente di strano se in questo momento vi starete togliendo le ciglia ad una ad una. La poesia non si insegna. Come non si insegna a scrivere. Piuttosto si può essere indirizzati verso l’uno o l’altra via con facoltà di scelta di inseguimento. In ogni caso non è questa la questione da approfondire in questo spazio. Rondoni è un poeta. Uno dei maggiori poeti contemporanei. Le sue raccolte di poesie sono pubblicate in Italia, Europa e USA. La critica ha imparato a conoscerlo con Il bar del tempo (1999). Poi Rondoni s’è fatto spazio, ha aperto la pista e ha fondato a Bologna il Centro di Poesia Contemporanea. È opinionista su Avvenire e critico letterario per Il Sole 24 ore. Ha portato la poesia in TV con il programma Antivirus su TV2000. È conoscitore di Dante e ne parla spesso in salotti reali e televisivi. Nel 2013 ha pubblicato la silloge poetica Si tira avanti solo con lo schianto e il romanzo Gesù un racconto sempre nuovo (Piemme). Caro Davide, iniziamo subito strappando il dente alla radice: che cos’è la poesia? È una caratteristica antropologica, un dato naturale dell’essere umano. Mettere a fuoco la vita che lo stupisce o colpisce attraverso le parole lavorate in modo speciale. Un elemento naturale e un’arte.

Si dice in giro che la poesia è morta e sepolta in terre rintracciabili solo da mappe del tesoro. Chi lo dice è morto, non la poesia. Che è tanta, viva e disponibile a chi è vivo.

Proviamo ad aprire la porta del Rondoni poeta: come nasce la tua poesia? Dalla ricchezza drammatica del mondo, da ciò che mi colpisce. Dalla non-noia con cui si può incontrare il reale e penetrarne il mistero incredibile. La tua ultima pubblicazione in versi, edita da whiteflypress, ha come titolo “Si tira avanti solo con lo schianto”. È un invito a tenere duro pur sapendo che da qualche parte ci si schianta sempre? No, è il mio personale segno e omaggio al fatto che in ogni esperienza umana autentica (l’amare, il morire, il dolore, la gioia, il bacio, il lavoro) occorre sempre eccedere, schiantare le misure solite, del pregiudicato, del presunto. Del previsto. L’uomo tende all’infinito come vera misura della vita.   In uno dei tuoi saggi (Contro la letteratura – Il Saggiatore ) affronti il delicato tema dell’insegnamento della letteratura nelle scuole. Cito: “Facoltativo. Lo vorrei così l’insegnamento della letteratura nella scuola. Per far saltare, con la leggerezza di un gesto di danza o di un colpo d’ali di farfalla, il sistema che sta uccidendo la letteratura tra i nostri ragazzi”. Approfondiamo… Beh, l’approfondimento è il libro, e quindi chi vuole lavorare su queste cose ha in quel libro uno strumento, spero. Di fatto occorre avere il coraggio (se no le crisi, educative più ancora che economiche a che servono?) di ripensare un sistema fondato su un programma, enciclopedismo, obbligo, e con varie deviazioni metodologiche di origine storicista e strutturalista che di fatto (i dati e l’esperienza parlano chiaro) ha allontanato tanti giovani italiani dal tesoro dell’arte e della letteratura. Non farlo è da criminali, secondo me. Per questo abbiamo una classe politica sindacale e intellettuale criminale in questo momento. E non per quello che strillano giornali beceri e collusi e malmostosi, ma per questo vero e proprio crimine culturale.   La tecnologia ha doppiato le intenzioni di tutti e spesso si ricorre all’utilizzo di questa per cercare di salvaguardare la lettura che, si sa, vive anni di profonda crisi. Sei favorevole allo sviluppo dei formati elettronici? Non si tratta di esser favorevoli o no, il mondo va sempre verso una semplificazione tecnica. Dalla pietra siamo passati alla tavoletta di cera, alla carta pecora e poi alla cellulosa. E ora alla carta elettronica, guadagnando spazio e perdendo magari altre cose. Quando si stamparono i primi libri c’era chi gridava al fatto che essi avrebbero danneggiato la cultura. Ma si tratta di che cavolo si scrive non sopra che cosa circola.   Abbiamo iniziato questa intervista strappando il dente alla radice. Chiudiamola tagliandoci la coda: proviamo a dare una definizione all’editoria.   Quando è buona editoria, secondo me, se ne fotte dei soldi.


Riflessioni ad alta quota


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ottanta

di Valerio Piga Delirio a 10mila piedi da terra. Signori e signore abbiamo raggiunto quota 10mila, potete slacciare le cinture. Grazie. Ero lì, seduto sul 5E, e mi sembrò chiaro, cristallino come gli occhi di chi non ha ancora abusato, che al mondo ogni cosa prima o poi torna al suo posto. Lester lips in, urlava quel sax, mentre passato e futuro mi sedevano caldamente sul collo. Un volo di linea mi si chiudeva intorno, diretto per Schilpol, e nella stiva una valigia blu, con dentro 20 grammi di troppo che di sicuro, non erano al loro posto, ma ci stavano per l'appunto tornando. Pensavo continuamente: quando torno a Roma smetto. Quale altro avvenimento simbolico doveva accadere per farmi venire la voglia di smetterla di stare in una prigione mentale auto inflitta da un regolare utilizzo di droghe leggere? Quale altra falla nei collegamenti neuronali avrebbe potuto meglio di questa mettermi le mani al collo e stritolarmi la voglia? Nessuna al mondo. Fuori dall’oblò solo un oceano di bianco deforme, incantevole. Dentro l’aereo soltanto pensieri, anch’essi deformi, ma non incantevoli. Stavo scontando i dispetti del Karma? O avevo davvero toccato il fondo? Cosa ci rende certi o dubbiosi sulla nostra via? Cos’è che ci porta a pensare che davvero sia già tutto qui, tutto così, come lo si sente? O che tutto sia in continua costruzione, che stiamo gettando le fondamenta ad ogni passo mentre calpestiamo terreni evolutivi sporchi e faticosi? Ero stanco su quel volatile di metallo umido e gelido fuori quanto arido e bollente dentro, ero stanco di tutto, volevo solo un gran bel posto per scrivere e meditare. Trovatemi quel posto e smetterò di fuggire. E intanto viaggiavo da solo, scostante, irrequieto, immaturo. Mi dicevo, pensando a bassa voce: “la ricerca è davvero una brutta storia, credo che tolga più vita di quanta ne dia. Eppure un motivo c’è, se è l’unica fonte d’amore”. Qualche istante dopo il flusso di pensieri venne interrotto da una voce, scivolosa come non mai, annunciante turbolenza. Turbo lenza. Possibile che ci sia un filo invisibile in grado di sorreggere il peso di tutti gli errori commessi? Che sia in grado di tirarci di nuovo in carreggiata? E’ un po’ come sperare di ridestarmi sognatore, e vedere splendere di nuovo il sereno e incontrare Dio, vestito da marinaio. Ma tutto questo bisogna meritarselo. Il tutto nel nulla, non viene giù dagli angeli in grazia. E non è di sicuro affogando incubi nel THC che ci si guadagna la via. Noi non ci stiamo amando. Ecco l’unica verità che continuava a stritolarmi le tempie su quel 737. La mente umana dovrebbe essere libera di volare senza limiti di tempo né spazio, senza biglietto per esotiche lande ultraterrene, attraversare barriere di legami fisici della materia e darci nuova linfa. La nostra mentre dovrebbe avere il potere di appagarci per sempre. Un viaggio con i contro cazzi, insomma, non un viaggio qualsiasi. Ma noi non ci stiamo amando. Mi credetti di nuovo in balia della depressione invece stavo solo danzando in punta di piedi, intorno al centro, il mio centro. Sentii forse per la prima volta una vera ragion d’essere, cominciavo ad

essere pronto. Sfogare tutto l’amore che c’è, per sé stessi e per gli altri, parte di noi, non rifugiandosi nell’odio. Ecco in cosa consiste, Le Grande Vojage. Non in due ore e un quarto Fiumicino – Schilpol. “Fine della turbolenza, potete slacciare le cinture”. Grazie. Davvero per combattere i nostri limiti dobbiamo cedere alla libertà? Abbandonarci alle paure? Mi chiedo perché la strada giusta debba essere sempre quella contraria. Stanno sbagliando tutti direzione? O sono io contromano in piena incoscienza? Vite intere, vite lunghe, vite sprecate e sospese tra le guerre all’Io e le guerre per il piacere, piacere PASSEGGERO. Scelte consapevoli che portano i nostri organi a voltarsi dalla parte sbagliata, a dare il culo alla verità mostrando un etereo sorriso alla menzogna. Organi caldi, impazienti di provare l’up, la botta di sangue più forte delle altre, l’alterazione. E’ nell’alterazione che troviamo la via più facile, la scappatoia, scorciatoia, delivery exit. Uno schifo di strada piena di luci e din don, scimmiette ammaestrate allo scotch urlanti violenza gratuita, sirene volanti che scaricano volantini al neon regalando scosse ai fortunati e gas d’assuefazione pisciati dalle code biforcute. Salvavita posticci e maschere. Non riusciremo mai a trovare la strada così, continuando a interrogarci sulla distanza, appisolandoci nel pensiero delle nostre capacità. Ma infondo io chi sono per giudicare, sto solo scrivendo, e pure male. 10 minuti all’atterraggio, allacciare le cinture e chiudere i tavolini. Messaggio promozionale: Se ti fa male la vita Non c’è bisogno che tu vada lontano Fai le valigie e parti per lo stomaco Comincia così l’esplorazione del mondo. Clang, clang, fiuuuuuu tututututututu crrrrrrr wuuuuu. Signori e signori benvenuti ad Amsterdam.


ottantuno

Valerio Piga nasce a Roma nel Novembre 1987. Laureato in psicologia del lavoro, si barcamena tra un contratto atipico e l’altro sfruttando ancora il frigorifero paterno. Ama la scrittura in tutte le sue forme. Attualmente impegnato in un corso di sceneggiatura e nella ideazione/conduzione del programma radio LiberaMente. Ha pubblicato una raccolta di poesie all’interno della Collana di Poeti Contemporanei di POETI E POESIA – Pagine (2013). Altre poesie compaiono in raccolte di altri editori. Ha partecipato al romanzo “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo “Settembre”.

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Little Readers di Clara Raimondi

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ofia La Principessa é il nuovo, grande successo targato Disney e adesso, in libreria (Walt Disney Company Italia, 36 pagg, 9,90 euro), arriva l’intera storia. Dal trasferimento al castello, al ballo organizzato in suo onore dal nuovo papà, il Re in persona. Sofia dovrà imparare le buone maniere e a ballare ma tutto sarà più semplice grazie all’aiuto delle tre fate buone e di un’amica speciale. Dai 3 anni in sù. Lullina ha un nonno speciale che oltre a portarla in giro per delle lunghe e bellissime passeggiate é sempre pronto a raccontarle nuove storie. Ma un bel giorno sarà Lullina a raccontargliela una davvero straordinaria in cui un omino giallo le svela la formula dell’invisibilità. Sette parole magiche e Lullina sparisce nel nulla. Tre possibili finali per questa storia di Andrea Camilleri che ancora una volta si dimostra un maestro nel celebrare la fantasia e l’immaginazione nel suo Magarìa (Mondadori, 94 pagg, 15 euro). Se hai un naso lungo, sei senza denti o colorato come un camaleonte, va bene! Se hai un famiglia particolare e vieni dai un nuovo paese, va bene! Ogni differenza é una potenzialità e questo libro di Isabella Paglia e Francesca Cavallaro cercherà di aiutarci nell’affrontare il tema difficile dell’integrazione. Va bene se, Zelig, 32 pagg, 9,90 euro. Dai 4 anni in su. Geronimo farà ritorno nel Regno della Fantasia a bordo di una splendida fenice. E’ qui che farà l’incontro con una Regina scontrosa che gli imporrà la ricerca di sette oggetti straordinari. Geronimo non si tirerà indietro non solo per poter salvare la sua amica Floridiana ma anche per scoprire il segreto della fantasia. Grande ritorno di Geronimo Stilton, Piemme, 720 pagg, 34,50 euro. Dai 9 anni in sù.

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Musica e Libri con Noi non dormiamo di Kathrin Roggla, Isbn Edizioni, 188 pagg, 12 euro Un romanzo, un’inchiesta, un’opera teatrale.In Noi non dormiamo i generi franano e affiora la vita ai tempi della società postindustriale.Kathrin Röggla analizza uno dei fenomeni più misteriosi e sfuggenti della modernità: il sonno di manager e web designer, di consulenti aziendali e umili stagisti, di key account e redattori, in un momento storico in cui il precariato ha azzerato sogni e soddisfazioni,moltiplicando incubi e responsabilità. Attraverso decine di interviste, rielaborate e romanzate dall’autrice, prende forma un unico concerto polifonico, una sorta di flusso di coscienza collettivo, nel quale l’odierno rapporto tra persona e sistema emerge in tutta la sua selvaggia complessità. Quello che resta è il senso di una cronica stanchezza, una vera e propria malattia: da una parte l’obbligo pulsante della prestazione, dall’altra le gerarchie fisse e immutabili, al centro il lavoro che tutto avvolge e distrugge, compresa la vita privata e i suoi piccoli, scarsi piaceri. Raccontandoci la sindrome dei precari di successo, con tutti i suoi devastanti effetti, questo libro ci mette di fronte allo specchio dei nostri tempi. Kathrin Röggla è nata a Salisburgo nel 1971,da vent’anni vive e lavora a Berlino. Vincitrice di numerosi premi letterari, alla sua attività di scrittrice affianca quella di drammaturga e giornalista per numerose testate tedesche e austriache.

La nostra è una società malata di arrivismo e di un senso del dovere lavorativo spesso esasperato e portato troppo all’estremo rispetto a quello che dovrebbe essere la realtà. Nel mondo della musica sono tantissimi gli esempi e le critiche contro questo sistema disumanizzante molto spesso imposto dall’alto, ma in alcuni casi (e ancor più grave) autoimposto dalle stesse persone. Tutto è fast: il cibo, la vita, il lavoro, il tempo per le relazioni sociali, il sesso….perfino i social network impongono questa visione con i messaggi da massimo 150 caratteri di twitter perché non bisogna perdere tempo ad essere prolissi perché il tempo è denaro. Ma la musica oltre a offrire critiche costruttive a questo sistema è anche un ottimo strumento di evasione: sicuramente poi ognuno trova relax nella musica in una misura e con modalità diverse…. soggetti diversi potrebbero trovare altrettanto rilassanti la musica classica e il black metal per dire. Ma proprio per voler andare contro anche concettualmente a questa visione della vita, proporrei un pezzo spensierato e quasi bucolico come “Misread” dei Kings of Convenience


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Dieci dicembre di George Saunders, Minimum Fax, 220 pagg, 15 euro, in libreria da ottobre 2013 Da anni, George Saunders è riconosciuto come una delle voci più originali e influenti della narrativa americana contemporanea; senza aver mai scritto un romanzo, ma solo racconti, ha ricevuto elogi unanimi dalla critica, nonché da colleghi come Thomas Pynchon, David Foster Wallace, Jennifer Egan, Jonathan Franzen. Ora, giunto alla sua quarta raccolta, ha definitivamente raggiunto anche il grande successo di pubblico. Dieci dicembre è la sua opera più accessibile: quella che, senza rinunciare alla vena surreale e immaginifica, si avvicina di più al realismo. Accanto a racconti ambientati in laboratori dove si creano improbabili psicofarmaci, o in sobborghi residenziali dove donne moldave o filippine in abiti bianchi penzolano da fili tesi fra gli alberi come decorazioni, ci sono storie di famiglie comuni la cui normalità è turbata dal ritorno di un figlio dalla guerra o dall’irruzione di un malintenzionato: in tutti i casi, i personaggi si trovano a dover scegliere fra l’egoismo e la compassione, l’orgoglio e il sacrificio. Commoventi e sorprendenti, mai banali o buoniste, queste dieci storie sono originalissime parabole per il nostro tempo.

Trovare un filo comune che unisca una raccolta di racconti ad una canzone non è una cosa semplicissima, però il senso di coralità e di eterogeneità dei personaggi di un’opera simile può essere paragonata a un pezzo in cui convivono più anime musicali insieme, anche antitetiche tra di loro. Un meraviglioso esempio potrebbe essere “Uroboric Forms” del gruppo progressive death metal Cynic dove gli elementi tecnici del progressive rock si fondono con il jazz fusion e con la brutale immediatezza del death metal


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Da solo sull’Everest di Dennis Roberts, Nutrimenti Edizioni 192 pagg, 16 euro L’Everest custodisce da quasi ottant’anni il corpo di uno dei più singolari scalatori che cercarono invano di espugnarlo. Maurice Wilson, nato nel 1898 nello Yorkshire, eroe decorato della Grande Guerra, non era un alpinista. Non aveva mai scalato una montagna in vita sua. Eppure i suoi resti sono stati ritrovati poco sopra la grande cascata di ghiaccio che sorveglia l’accesso al Colle Nord, a più di seimila metri d’altitudine sopra il livello del mare. Sull’Everest. Proprio sotto la piramide della vetta. Com’era arrivato fin lì quell’uomo di pianura, robusto e taciturno, seguace di una singolare medicina che propugnava il digiuno quasi assoluto per corroborare il corpo e prepararlo alle grandi imprese? Volando da Londra fino in India in solitaria, lui che non era mai prima d’allora salito su un aereo, e seguendo rotte che nemmeno i grandi pionieri del volo avevano osato. Un’avventura cominciata nei club aeronautici londinesi e proseguita lungo coste roventi dell’Africa; dai deserti del Golfo Persico fino in Punjab, volando. Poi a piedi, verso il Tibet dei monasteri ventosi, sovrastato dalle creste maestose e implacabili dell’Himalaya. In fondo all’ultimo vallone, pronta a disvelarsi quasi come in sogno,Chomolungma, la Gran Madre del Mondo: l’Everest.

Più che a una singola canzone l’associazione mentale più rapida che ci viene in mente con questo libro è sicuramente alla magnifica colonna di “Into the Wild” di Eddie Vedder dei Pearl Jam, perché le vicende di Maurice Wilson mi hanno fatto ricordare le gesta di Christopher McCandless e dei tanti esploratori temerari “secondari” raccontati nella magnifica opera di Jon Krakaeur. Dovendo scegliere un pezzo in particolare sceglierei sicuramente la mia preferita di quell’album, ossia “Far Behind”.


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Pensando a mio padre di Yan Lianke, Edizioni Nottetempo, 162 pagg, 14 euro Un contadino della remota provincia cinese del Henan lavora testardamente una terra avara, ora dopo ora, con la forza, la determinazione e la fatica dettate da una promessa fatta a se stesso: costruire una grande casa col tetto di tegole per i suoi figli. Yan Lianke ci racconta con parole scabre come le pietre di un campo da dissodare la storia di suo padre, della sua famiglia, della sua infanzia povera e delle sue aspirazioni alla fuga verso un futuro piú aperto. Ma, soprattutto, ci racconta la nostalgia per un padre compreso troppo tardi, le cose non dette, le azioni mancate, insieme alla ricerca delle parole giuste che possano restituire, seppure in ritardo, il calore, la bellezza, la durezza della vita di una persona amata, che non deve e non può perdersi. Pervaso di grazia e di forza, il libro di Yan Lianke è un tributo alle radici, alla terra, alla lotta per la sopravvivenza, alla memoria e all’infanzia.

Anche le canzoni dedicate al rapporto tra padre e figlio sono tantissime e da generi molto variegati e diversi tra di loro, a volte aspre e dure, altre volte dolci e malinconiche. Ma forse quella più indimenticabile ed epica di sempre è la bellissima “Father and Son” di Cat Stevens del lontano 1970 che racconta in maniera molto poetica il rapporto non sempre facile tra un padre e un figlio durante gli anni della contestazione, un pezzo che poi è entrato nell’immaginario collettivo della musica popolare sia per le innumerevoli cover che ne sono state realizzate sia per la figura simil “saggio profeta” di Stevens dopo la conversione all’Islam.


Incontro con Dacia Maraini:

la violenza sulle donne è un fatto culturale


ottantanove

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di Claudio Volpe "Sabato 8 giugno ho avuto l’onore di presentare Dacia Maraini e il suo “L’amore rubato” al Circolo della lettura di Roma “Barbara Cosentino”. L’incontro è stato un modo per confrontarsi sul tema del femminicidio, della violenza sulle donne e dello stato della cultura sociale e civile del nostro Paese e non solo. Dacia, nelle sue ultime opere e durante la presentazione di giugno ci parla di un amore inteso come fiducia. La fiducia, dice, è alla base dell’amore altrimenti si ha possesso, proprietà. Qualsiasi amore ha bisogno della fiducia. Con la violenza sulle donne la fiducia viene rubata e ciò porta ad una dispersione di sé. La persona violentata perde fiducia in se stessa. Oltre il danno fisico il danno psichico conduce ad un’inimicizia verso se stessi che a sua volta spinge ad odiarsi. La vittima finisce per farsi del male da sola, sentendosi in colpa. La violenza non è solo l’atto fisico da cui, forse, si guarisce prima. Ciò da cui non si guarisce, invece, è l’umiliazione, il marchio dell’anima. Quello della violenza sulle donne non è una guerra tra sessi, continua la Maraini, ma tra culture, quella che accetta il cambiamento e quella che non l’accetta. Le donne devono liberarsi anche da se stesse, dal ruolo che devono impersonare e che hanno interiorizzato nel tempo, il ruolo del compiacimento, di dover essere dolci, buone, brave madri, mogli comprensive e remissive. Passando ad analizzare più dettagliatamente la questione della violenza sulle donne, la celebre scrittrice evidenzia come le violenze subite in famiglia spesso non si denunciano perche non si riesce subito a vedere il familiare che si ama come un nemico. Vederlo come tale implicherebbe il dover riconoscere che la persona in realtà non ci ama e mettere in discussione la propria vita, la propria storia, la propria sicurezza focolare. La violenza spesso viene accettata come un segno d’amore, (mi picchia è perché è geloso, perché tiene troppo a me e mi ama troppo). Se un uomo è convinto che poiché ha una relazione con una donna, la possiede ed è sua proprietà non tollererà che questa abbia un suo pensiero, una sua autonomia. Il problema è della cultura della proprietà. Manca l’educazione sessuale, l’educazione ai sentimenti e questo è dovuto anche all’atteggiamento della chiesa che ha impedito una siffatta forma di educazione ed è stata sempre molto mi-

sogina reiterando, tra l’altro, il modello della buona massaia. La parola di Cristo invece è stato un messaggio rivoluzionario tanto è vero che i primi sostenitori di Cristo sono state donne e schiavi confortati dal messaggio di uguaglianza. Il messaggio della Chiesa invece ha distorto tutto. C’è sempre stata una forte paura che le donne potessero prendere autonomia e avere cultura perché nel momento in cui queste acquisiscono po-

tere culturale riescono a rendersi indipendenti e non possono essere possedute né dominate. Per questo si è affermata una cultura dell’inferiorità della donna. La violenza sulle donne è una ferita sociale che deve far soffrire e chiamare in causa tutti, afferma Dacia Maraini. La donna non deve mai accettare la violenza perché accettare


RB magazine la prima violenza significa instaurare un rapporto col carnefice, un rapporto di legittimazione quasi della violenza. Soprattutto, conclude la scrittrice, bisogna tener presente che lo stupro in natura non esiste. Lo stupro è un atto di guerra per umiliare il nemico. Stuprare significa riconoscere l’altro come nemico, cosa che non c’entra nulla col sesso. E’ una violenza al luogo della nascita, al luogo di potere delle donne, una voglia di profanare, sporcare e umiliare la sacralità del corpo umano della donna. Lo

novanta stupro avviene spesso con una violenza inusitata per distruggere i genitali femminili. Non è l’atto sessuale in se stesso ma l’atto di violare e profanare il luogo della forza e dell’indipendenza della donna. Dunque sarebbe opportuno evitare riferimenti all’istinto primordiale dell’uomo –cacciatore, cosa oltre che assurda anche estremamente sbagliata e degradante."

In autunno Dacia Maraini tornerà in libreria con una nuova interessatissima opera che farà parte della nuova collana editoriale della Rizzoli chiamata "Altri Eroi". L'opera si intitolerà "Chiara d'Assisi. Elogio della disobbedienza" e affronterà l'analisi del personaggio della Santa che ha fatto della povertà una scelta di vita. Ancora una volta Dacia Maraini ci offrirà uno squarcio di luce sul mondo femminile.


Tè d’autunno

di Nicoletta Tul Cosa c'è di meglio di una calda tazza di tè, specialmente se è il tempo dei rossi aceri? L'autunno è il periodo del tè, in ogni senso, perché in Cina la stagione del raccolto finisce proprio in questo periodo e si raccolgono i semi che in primavera faranno germogliare altre piante, ed infine in autunno sbocciano i piccoli, bianchi e delicati fiori di tè. Quando penso all'autunno la mente vola in Oriente anzi la menta vola negli Orienti, perché è proprio il grande ed antico continente che ha reso celebre ed ha incoronato la mia bevanda del cuore. Ecco quindi una serie di suggerimenti per preparavi un meraviglioso tè autunnale, in stile Orientale.

C'è una tipologia di tè che inizio a bere con la stagione fredda, non perché non siano buoni d'estate ma semplicemente perché li associo al clima autunnale di pioggia, vento, serate un pò cupe ma tanto romantiche. questo tè è l'oolong, ma non un oolong qualsiasi, tutti quagli oolong che hanno un grado di ossidazione superiore al 40% e sapori caratteristici di malto, frutta matura, frutta gialla e rossa e caratteri corposi e morbidi.


novantatre

Shui Xien oolong: il suo nome significa Iris, ed in effetti ha un sapore "bagnato", di terra, torrefazione, radici vegetali, fiori acquatici, il tutto unito alle susine viola mature e dolcissime. Do Hang Pao: il suo nome significa Ampia Veste Rossa ed è un tè mitico, rinomatissimo in epoca Ming e con una storia leggendaria alle spalle. Il do hang pao nasce su un versante nascosto e scosceso dei monti Wuyi a nord del Fujien, i piccoli cespugli che si arrampicano sulla roccia sono ormai dei bonsai da museo che hanno più di tre secoli e vengono usati ancora per creare il primo vero ed originale do hang pao. La produzione di questi arbusti è di tre chili di tè all'anno e vengono riservati come regalo importante ad ospiti e capi di stato. Mentre sempre presso Wuyi il do hang pao per noi comuni mortali viene coltivato fra le nebbie e protetto dalle fronde degli alti alberi che ricoprono le montagne. Secondo la leggenda un giorno in epoca Ming un mandarino si fermò presso Wuyi per riposare e siccome aveva sentito parlare del famoso tè prodotto dai monaci delle montagne decise di visitare i cespugli. Il funzionario si tolse l'ampia veste rossa e la espose al vento delle montagne e si mise a raccogliere i germogli di tè assieme ai monaci. E' un tè delicato, dai toni dolci, fruttati e dal sottile sentore di cannella e legno di cedro. Sono da bere in purezza e difficili da abbinare perché sono tè da meditazione, importanti e profondi. Gustateveli con un ottimo libro, una storia delicata che parla di sogni, di piante e di passione per il proprio lavoro che diventa una vocazione di vita. Reginal Arkell, Memorie di un vecchio giardiniere Elliot, 16 eu, 180 pagine Il vecchio Gramigna è l'immagine perfetta del vecchio capo giardiniere di tarda epoca Vittoriana, testardo, esperto, ma di un'esperienza che viene dalla terra, dal lavoro con le mani, dal sentire col cuore quando le piante stanno per germogliare. Questo libro è la sua biografia, da come venne ritrovato orfano ed allevato da una cara signora generosa, alla maestra elementare che lo istruisce sulle piante perenni e perfino sulle erbacce, fino al suo primo riscatto sociale quando vince il primo premio alla fiera floreale con la sua composizione di fiori acquatici. Da quel momento la sua vita sarà sempre in ascesa, assunto come aiutante del vecchio

RB magazine capo giardiniere, lo diventerà a sua volta e realizzerà il suo grande sogno: diventare uno stimato giudice alla fiera floreale. Ma questo non è un racconto che narra del successo di un uomo, bensì della fatica, del sudore, del rincorrersi delle stagioni, in attesa di un bulbo, di un germoglio, senza mai perdere la speranza. Ed è così che il Vecchio Gramigna rinuncerà alla sua stessa vita, ai suoi anni migliori ed alla sua vecchiaia per amore dei fiori.


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novanta quattro

Ebook di Clara Raimondi

A

dagio é il ramo editoriale di Casaleggio Associati, il gruppo creatore del blog di Beppe Grillo. Una casa editrice specializzata in testi incentrati su temi di denuncia, naturalmente, in formato e-book. Tra gli autori della casa editrice: Luca Steffenoni, Gianluigi Nuzzi e il professor Paolo Becchi. Ma dovremmo annoverare anche lo stesso patron tra gli autori di punta. Dopo Movie Bullets, Casaleggio firma Insultatemi. Insulti e risposte dalla A alla V. Se é vero che il web é stata la forza propulsiva del Movimento 5 stelle é stato anche, per molti versi, un’arma a doppio taglio che non ha risparmiato Gianroberto Casaleggio che di buona lena ha risposto a tutte le accuse ricevute in questi anni. Ogni giorno su Amazon sono disponibili migliaia di titoli a 0 euro ma la classifica ne propone solo 100. E se volessimo acquistare il 150esimo? Dove scovare tutti gli ebook Kindle gratuiti di Lucrezia Bacchinucci risolverà il problema e ti eviterà la difficoltà di una lunga ricerca manuale. Vera Q. é un’autrice che ha trovato nel self publishing un discreto successo e soprattutto la possibilità di realizzare il suo sogno nel cassetto: essere letta. Dopo 2017 A.D. e La scatola di cioccolatini di Silvia (e di altre crudeltà), adesso torna con Io sono morto un thriller surreale da non perdere. Vi ricordate? Proprio nei giorni della fiera di Roma vi avevamo presentato il Sony prs t2 e adesso é tempo per un nuovo e-reader. Il Sony prs t3 é già in vendita al prezzo di 139 euro e si appresta a diventare il concorrente numero uno del nuovo Kindle Paperwhite (in vendita dai primi di ottobre) e del nuovo Kobo Aura. Poche, nuove caratteristiche rilevanti per questo modello che avrà un touch screen 758x1024 e la funzione Quick Charge che permetterà in soli tre minuti di ricaricare il dispositivo e leggere fino ad altre 600 pagine. La ricarica completa, senza l’uso del wi-fi, promette di durare fino a due mesi. Un’altra nuova caratteristica? La custodia integrata che si attacca magneticamente e che consente lo spegnimento automatico.


Sarebbero ragazzi allo stadio


di Daniele Campanari Uno sguardo, fisso di padri che stanno a guardare e madri a piangere sulle poltrone di casa con la pentola rovesciata. dove sono i figli? a lanciare ortaggi sulle divise – nemici a lanciare molotov ad alimentare il fuoco dov'è l'immagine antica del Lucifero. bandiere a colori e colori sulla pelle – diversa e consumata da ovazioni e cori dal ritmo sempre uguale – assassino figli nostri figli miei figli del Creato che sarebbero ragazzi allo stadio ammazzano, spaccano, agitano, protestano rovesciano auto in sosta come la pentola della madre; lì non era voluto – previsto c'era il fuoco, sotto, per saziarli


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Matteo Farinella ĂŠ cresciuto a Bologna ma poi ĂŠ andato a fare lo scienziato in una metropoli piena di sconosciuti.

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Abbey road


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di Claudio Turetta 8 agosto 1969. L’uomo era appena stato sulla Luna, in Italia era stata introdotta la pensione sociale e una legge cambiava l’esame di maturità, i Rolling Stones avevano perso Brian Jones e Roman Polansky non sapeva che il giorno successivo per mano di Charles Manson sarebbe finita un pezzo della sua vita. Siamo a Londra, zona Camden a nord della capitale inglese e quattro musicisti si apprestano a posare come modelli per una foto che sarà la copertina del loro prossimo disco. I quattro in questione si chiamano John, Paul, George e Richard, detto Ringo, ed ovviamente stiamo parlando dei Beatles. La strada in questione (o meglio le strisce) sta per assumere una notorietà mondiale (già era famosa per essere la sede degli Abbey Road Studios della EMI e vedeva transitate non solo i Beatles ma anche Rolling Stones e Pink Floyd tra i tanti) e diventerà una delle principali attrazione di Londra (andateci, vedere per credere!). I Beatles si ritrovano lì fuori per scattare delle foto per il loro disco; stanno vivendo una fase di stanca (da lì a poco il gruppo si sarebbe sciolto) ed hanno appena finito di registrare il loro ultimo album,

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intitolato appunto Abbey Road (il successivo, “Let It Be” è stato registrato nel gennaio 1969). I nostri si ritrovano fuori dagli studio della EMI e vengono raggiunti da un fotografo freelance, amico di John e di Yoko Ono, Ian McMillan. Su una scala e con una macchina fotografica Hasselblad vengono scattate sei foto nelle quali i quattro “scarafaggi” percorrono su e giù le strisce pedonali di fronte gli studios. Per la copertina viene scelta la quinta posa e da qui ha inizio la leggenda. La foto sembra carica di simbolismo e non solo. E’ proprio da questa foto che sono venute fuori le teorie più strambre: una di


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centosette

queste afferma che proprio durante lo scatto di quella foto McCartney sarebbe stato investito e sostituito da un sosia. La sfilata dei Fab Four, per alcuni, simboleggerebbe un corteo funebre: John Lennon rappresenta un santone, Ringo vestito di nero è un rappresentate delle onoranze funebri, George Harrison in abito da lavoro sembra un becchino. Paul McCartney è il defunto e questo é rafforzato dal fatto che é a piedi scalzi (nel Regno Unito i morti si seppelliscono scalzi). Inoltre il maggiolino sullo sfondo (in inghilterra era conosciuto come Beetle) reca una targa LMW 281, che per alcuni rappresenta l’età di McCartney in quel momento (aveva 27 anni)) ma anche l’acronimo di “Linda McCartney Widow” oppure “Linda McCartney Weeps”. E poi c’è un furgoncino nero che assomiglia a quelli utilizzati dalla polizia per prelevare i cadaveri, noti come “Black Maria”. Altra suggestione? Paul tiene la sigaretta con la mano destra, nonostante sia mancino. Insomma una foto carica di simboli che ha fatto la gioia di ogni teorico del complotto. Sarebbe perfetta per essere inserita in un libro con protagonista Robert Langdon. Ma veniamo al sodo. Cosa ha creato, nell’immaginario collettivo, effettivamente questa foto? Beh, prima di tutto é una della ultime foto con i quattro ancora insieme e, come già detto, é stata così potente da trasformare una strada in mito ed in grado di scatenare tantissime ipotesi suggestive. Intanto la copertina è stata citata e parodiata più volte da altri gruppi musicali come: The Red Hot Chilli Peppers e lo o stesso McCartney nel suo disco “Paul is live” riprende le famose strisce pedonali. Posso non citare la rivisitazione in chiave Simpson? Un vero e proprio fenomeno di costume nato da una sempkice foto scattata sulle strisce pedonali. Abbey Road è diventata un’attrazione di Londra al pari del Big Ben o del più recente London Eye e nel dicembre 2010 è stata inserita come luogo protetto dall’English Heritage, la prima volta per una strada. Diversi turisti vanno a Londra per immortalarsi mentre attraversano le leggendarie strisce e c’è persino un sito

web con una telecamera che riprende 24 ore su 24 l’attraversamento pedonale: http://www.abbeyroad.com/Crossing Per concludere, volete includere Abbey Road nel vostro prossimo itinerario londinese? Per farlo dovete arrivare in zona Camden attraverso la Jubilee Line e scendere a St John’ Wood oppure la Bakerloo Line e scendere a Maida Vale. Buona attraversata!


Reader’s Club

Il motivo principale per cui la gente se ne va dai paesini "diceva sempre Rant," è perché così poi può sognare di to motivo per cui ci resta è per sognare di andarsene". Con questo Rant voleva dire che nessuno è mai felice, da Chuck Palahniuk


i di provincia ornarci. E il

a nessuna parte.

Il best seller "Damned" raccontava il viaggio di Madison attraverso l'innominabile (e veramente terribile) paesaggio dell'aldilà per affrontare il Diavolo in persona. Ma la sua storia non è ancora finita. Attraverso una serie di missive elettroniche dal "Grande Oltre", "Doomed" descrive lo scontro definitivo tra Bene e Male. Dopo un rituale di Halloween andato storto, Madison si trova intrappolata nel Purgatorio - o, per i mortali come noi - Terra. Può vedere e sentire ogni dettaglio del mondo che si è lasciata alle spalle, eppure è invisibile agli occhi dei vivi. Non solo le persone vedono attraverso di lei, ma le camminano addirittura attraverso. Il lato positivo è che, non più soggetta alle limitazioni fisiche, può passare attraverso porte e pareti. La sua prima fermata è rappresentata dal lussuoso appartamento dei suoi genitori, dove incontra il fantasma della nonna deceduta da tempo. Per Madison, l'incontro rievoca memorie della terribile estate passata al nord con Nana Minnie e il nonno, Papadaddy. Mentre rivive la dolorosa verità di ciò che accadde nell'arco di quei mesi, la saga della sua eterna dannazione acquisisce un nuovo e sinistro significato. Madison è stata nei piani di Satana sin dal principio, poiché attraverso lei ed i suoi narcisistici e celebri genitori potrà architettare un'era di eterna dannazione. Per chiunque. “Doomed” sarà in vendita, grazie a Vintage Digital, on line dal 7 novembre in lingua inglese e in versione digitale al costo di 16 euro per 288 pagine.


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centodieci

Eventi

Autunno: tempo di vino novello, castagne e di fiere letterarie! Riparte alla grande la nuova stagione dei festival d’autunno che é iniziata a Mantova con il Festival della Letteratura ed é proseguita con Pordenone Legge (sul sito trovate l’intervista al direttore artistico Gian Mario Villalta,ndr) che si é appena concluso. Prendete nota perché gli appuntamenti non sono finiti qui. Come già detto in Fumetteria tornano il Romics e il Lucca Comics per il quale é già possibile acquistare on line i biglietti in prevendita. Sarà poi il turno di Writers, il festival degli scrittori che si terrà

a Milano, ai Frigoriferi Milanesi, il prossimo 19-20 ottobre. Un modo nuovo e coinvolgente di incontrare e chiacchierare con i nostri autori preferiti. Il Pisa Book Festival, dopo lo straordinario successo dell’anno scorso, aprirà i battenti il 15-16-17 novembre. In questa edizione ci saranno decine di editori nello spazio espositivo, altrettanti eventi letterari e un paese ospite: la Germania e i suoi autori. E poi una nuova edizione di Più Libri Più Liberi (dal 5 all’8 dicembre 2013) anche qui incontri di prim’ordine e dedicati anche ai professionisti del settore, per una fiera seconda sola a Torino. Saremo presenti a gran parte di questi eventi, cercheremo di raccontarvi gli incontri e i retroscena. Il prossimo appuntamento per noi? Giallolatino, il festival del noir e del giallo di Latina, che inizierà il prossimo 25 settembre per concludersi il 29. Un evento che é diventato d’importanza nazionale ed é i in grado di coinvolgere le migliori penne del nostro paese. Avete preso appunti?


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News N

el nostro esclusivo Reader’s Club non poteva mancare la segnalazione delle novità più interessanti. Quelle uscite in questi giorni e di cui sentiremo parlare per le prossime settimane. Un romanzo storico, una spy story, un italiano promettente, un bestseller e un classico fanno da corollario a questo nuovo appuntamento. Iniziamo con Valerio Massimo Manfredi con Il mio nome é nessuno. Il ritorno (Mondadori, 335 pagg, 19 euro). Odisseo, il mito della gioventù di Manfredi, deve rimettersi in viaggio per Itaca. Ma il ritorno per lui non sarà molto facile perché ci saranno le forze della natura e il volere degli dei a contrastarlo. John Le Carré, il maestro delle spy story, torna in libreria con Una questione delicata (Mondadori, 307 pagg, 10 euro). Wildlife é il nome in codice di un’operazione antiterrorismo che cerca di acciuffare un potente trafficante d’armi arabo. Il piano é stato ideato dal ministro degli Esteri del Regno Unito e da un contractor della Difesa. Toby Bell é il segretario del ministro e sospettando il fallimento del progetto si mette in moto per bloccarlo. Voglio solo ammazzarti (Guanda, 251 pagg, 16 euro) é il secondo appuntamento con la saga del camorrista fanatico di reality show, ideata da Stefano Piedimonte. Ora Lo Zio, in carcera a Poggioreale, prepara la sua vendetta. Janet Evanovich é in libreria con Otto volante (Salani, 293 pagg, 14,90 euro), un altro appuntamento con Stephanie Plum che questa volta si metterà sulle tracce di una donna e della sua bambina misteriosamente scomparse. Adelphi non finisce mai di stupirci ed ha pubblicato per noi Un Gomitolo di concause (239 pagg, 14 euro), il lungo epistolario che intercorse tra Pietro Citati e Carlo Emilio Gadda sul finire degli anni ’50. Il giovane editor della Garzanti non avrebbe mai immaginato di doversi occupare di uno degli autori più importanti del Novecento italiano.

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Gli imperdibili C

hi sono gli autori che meglio identificano questo numero di Reader’s Bench Magazine? Tra gli altri, tutti fondamentali, possiamo dire che le punte di diamante sono Antonio Tabucchi e Erri De Luca. Il primo é stato un l’incontro folgorante che ha cambiato la vita del nostro Ariberto Terragni, il secondo ha ispirato Ivan Lodi prima e Simone Di Biasio poi. La notizia é che, entrambi, stanno finalmente per tornare in libreria e per diventare gli imperdibili di questo periodo. Il romanzo inedito Per Isabel di Antonio Tabucchi sarà in libreria il prossimo 9 ottobre (in prenotazione su feltrinelli.it a partire dal 24 settembre). Come definire una storia come questa? A prima vista potrebbe sembrare un romanzo fantastico, ma forse sfugge a ogni possibile definizione. Tabucchi l’ha sottotitolato “Un mandala”, ma a ben vedere, con criteri tutti occidentali, si tratta in fin dei conti di un’inchiesta, una ricerca che sembra condotta da un Philip Marlowe metafisico. Ma con la metafisica, in questa ricerca spasmodica e pellegrina, si sposa un concetto tutto terrestre della vita: sapori, odori, luoghi, città, fotografie che sono legati al nostro immaginario, ai nostri sogni, ma anche alla nostra quotidiana esperienza. E allora? Nella sua nota Tabucchi suggerisce di pensare a un monaco vestito di rosso, a Hölderlin e a una canzone napoletana. Potranno forse sembrare degli ingredienti incongrui. Ma forse è meglio non cercare la congruenza in uno dei più stravaganti, visionari e insieme struggenti romanzi che la letteratura italiana ci abbia mai regalato. Il 25 settembre sarà invece la volta di Erri di Luca che arriverà in libreria con Storia di Irene. Una bambina salvata in mare dai delfini cresce orfana su un’isola greca. Si chiama Irene, di giorno vive in terraferma, di notte si unisce in mare alla sua vera famiglia. A quattordici anni è incinta e consegna a uno straniero di passaggio la sua storia.


sette

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tutto il mondo dei libri su una panchina

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al prossimo numero 21-11-2013

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