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GENTE di Bogliasco

di Bogliasco N. 26

INFORMAZIONI DALLA PISCINA COMUNALE DI BOGLIASCO

febbraio 2013 n. 25PISCINA • novembre 2012 1 INFORMAZIONI DALLA COMUNALE DI BOGLIASCO

Tutti in acqua Nuovo anno per la stagione già in corso. Attività a pieno ritmo alla piscina Vassallo, quartier generale della Rari Nantes Bogliasco. Sono cominciati tutti i campionati, di ogni categoria, di pallanuoto e di nuoto sincronizzato. La prima squadra maschile affronta il girone di ritorno della serie A1. Obiettivo conquistare quei punti necessari per la tranquillità e magari nell’ultima parte della stagione riuscire anche a togliersi qualche soddisfazione. La prima squadra femminile neo promossa in

A1, è partita un po’ a rilento ma ha già dimostrato di avere qualità e carattere per avere ragione di un campionato difficile e molto spezzettato. Le giovanili a gonfie vele: under 20, under 17 e under 15 maschili e femminili. L’under 13 che partecipa al campionato con due formazioni, l’acquagol impegnata nei concentramenti regionali, a preparare due importanti trasferte, il Torneo Internazionale di Barcellona nella settimana della S.Pasqua, e l’Haba Waba, il Mondiale

il Bogliasco dello scudetto

under 11 in programma, a Lignano Sabbiadoro dal 16 al 23 giugno. Ancora da partire invece il campionato under 19. Il nuoto sincronizzato, una lunga e faticosa preparazione per gli Assoluti invernali, in programma a febbraio a Verona. La Rari Nantes Bogliasco ha già ottenuto il primo grande risultato e cioè la qualificazione di tutte le sue atlete alla rassegna italiana. Singolo, doppi e squadra sono al completo. segue a pagina 2

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DALLA PRIMA

Tutti in acqua Lavora duro anche il settore giovanile per ottenere le necessarie e anche un po’ odiose “stelle”, passaporto per le competizioni federali. I Nazionali. Sono ricominciate le convocazioni, collegiali e partite ufficiali, giovanili ed assoluti. La conferma di Roberta Bianconi in Azzurro, l’arrivo di Tommaso Vergano nella Nazionale di Sandro Campagna: entrambi impegnati nelle rispettive World League. E quella di Olimpia Benvenuto nel nuoto sincronizzato. La Premiafesta. Lo aveva promesso il presidente Claudio Gavazzi: non ci sarà sfarzo ma calore casalingo. E così è stato. Prima di Natale la piscina Vassallo si è vestita a festa ed ha raccolto società, tifosi, amici, parenti. Alla presenza delle massime cariche federali Ravina e De Ferrari, delle autorità religiose Don Silvio Grilli parroco di Bogliasco e civili, il sindaco Pastorino, delle memorie storiche Peruzzi e Mannozzi, sono stati premiati e presentati tutti i tesserati di questa e della scorsa stagione. Il Bogliasco e la Madonna della Guardia. La Parrocchia e la Confraternita chiamano, il Bogliasco risponde. Rientra nel Peregrinatio Mariae, è l’imponente e bellissima statua della Madre Misericordiosa, deve essere portata a spalla ed i ragazzi della prima squadra, insieme all’allenatore Del Galdo, ci sono. Ognuno ci mette del suo: quando non porta il “cassone” resta vicino ai compagni, perché non si sa mai: è quella piacevole sensazione di appartenenza ad una comunità. A Bogliasco le lacrime sono di gioia ma anche di dolore. Succede quando arriva la notizia che qualcuno non è più qui e nell’ultimo anno è successo già troppe volte. Quando non abbiamo più visto Robertino Sbolgi nel suo angolo, in piscina, abbiamo capito che c’era qualcosa che non andava. Poi tutto è precipitato. Ma Robertino è la Rari Nantes Bogliasco e resta nella luce. E’ successo anche quando la notizia è arrivata poco prima di una partita della prima squadra. Marco Jervasutti non c’è più e magicamente sul bordo vasca si sono riuniti i suoi compagni e amici, Fossati, Cocchiere, Consiglio, Malara, gli Irriducibili gli hanno reso onore. Con il Bogliasco ha vinto lo scudetto ed a giudicare dall’affetto dimostrato, non solo. Ancora gioia per accogliere una nuova collaborazione: un affettuoso benvenuto al Club Nautico Bogliasco, uno spazio dedicato alla loro attività sociale ed agonistica. E a proposito di Gente di Bogliasco: andiamo dietro le quinte. Questo numero racconta come si prepara una partita e non dal punto di vista tecnico o tattico ma organizzativo. Sono i team manager o accompagnatori. Schivi e riservati fino a poco prima della nostra piacevole intrusione.

La Rari Nantes Bogliasco porta a spalla la statua della Madonna della Guardia

Grazie Robertino... Quando bambino sono arrivato da “foresto” tu eri lì ad accogliermi con lo sguardo severo e al contempo amorevole, burbero sorvegliavi attento l’integrità della tua “creatura” era il ’72. Nel 2004 quando è arrivato un altro “foresto” mio figlio Filippo eri ancora lì, non ti eri mosso di un passo fiero e attento sulla porticina che dà alla vasca continuavi a sorvegliare come allora che tutto fosse come doveva essere, di nuovo come allora sei stato la prima persona che ho incontrato quarant’anni dopo e non ti eri mosso di un passo. Dire Rari Nantes Bogliasco e dire “Robertino” è sempre stato dire la stessa cosa: due entità fuse l’una nell’altra stessa passione, stessa dedizione assoluta, stessa fede incrollabile, stessa grinta, stessa costante voglia di fare di più, di fare meglio. E così, tra mille difficoltà e manchevolezze, sono arrivati 1 scudetto, 4 trofei del giocatore, decine di titoli giovanili, decine di ragazzini diventati campioni offerti alla Nazionale sotto i tuoi occhi attenti. Ragazzini cui prima di dare un costume nuovo, il vecchio doveva essere liso, i palloni lisci come una palla da biliardo e prima di andare in pensione dovevano fare il muschio “.. così si impara meglio ... “. E ti ricordo anche in questi ultimi tempi, scrollavi la testa preoccupato di fronte allo spreco moderno: palloni nuovi anche in allenamento, costumi variopinti e viaggi in aereo, però gli occhi ti brillavano quando in acqua vedevi la stessa “cattiveria agonistica”di sempre lo stesso sangue agli occhi, sennò mica la puoi indossare quella calotta.

Grazie Robertino, come ti chiamavamo noi ragazzini della Rari Nantes Bogliasco anni ’70, e come ti chiamavano tutti. E quanti: sono passati presidenti, atleti, tecnici, dirigenti tutti sono arrivati e poi sono andati invece tu sei sempre rimasto lì. Grazie Robertino senza di te sarebbe stata un’altra Rari Nantes Bogliasco e noi sappiamo amare solo questa, quella che quando arrivi da “fuori” ancora oggi ti saluta (rigorosamente in dialetto ) con un “..Claudio ma cosu vò questu chi cu nu l’è mancu de Buggiascu….ma u saià bun a zugà a pallaneu ? (ma cosa vuole questo qui che non è neppure di Bogliasco … ma sarà buono a giocare a pallanuoto?) …” e ti fa sentire piccolo, piccolo, ma poi ti abbraccia e non ti lascia più, per tutta la vita, perché ti marchia a caldo i colori bianco azzurri nel cuore e ti adotta come un figlio. Grazie Robertino ti vogliamo bene, non ti dimenticheremo e quando cambieremo un pallone che non ha ancora fatto il muschio abbasseremo gli occhi sapendo che da lassù ci stai rimproverando con amore “… questi zueni … ”. Claudio

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Gianni Fossati TEAM MANAGER A1 MASCHILE

— Gianni il team manager ma soprattutto il capitano Molto ex. Dieci anni come giocatore qui a Bogliasco di cui sei da capitano: un piacere ed un onore. — Anni di lontananza, poi il riavvicinamento... Motivi di lavoro poi mi ha chiamato la dirigenza e non ho potuto dire no, mi mancava l’acqua, mi mancava la pallanuoto, soprattutto mi mancava il Bogliasco: è stato come tornare a casa. Quando entro dalla porta della piscina provo la stessa sensazione di quando si torna a casa dal lavoro. E’ stano, sono cresciuto a Nervi, ho vinto tanto con le giovanili, ho esordito a sedici anni in prima squadra ed in serie A con il Nervi, ma mi sento bogliaschino dalla testa ai piedi. — Come avvenne il passaggio? Per caso, ero tenuto in grande considerazione poi per colpa di un allenatore di cui non farò il nome ho avuto una brutta reazione sono uscito dalla vasca e non ho mai più messo piede al Porticciolo. Avevo 21 anni, l’anno dopo Viacava mi cercò, a Bogliasco facevano una squadra di giovani: doveva essere per la salvezza, fu un campionato strepitoso e l’anno seguente vincemmo lo scudetto.

RARI NANTES BOGLIASCO

— Avresti potuto diventare allenatore? Mi sarebbe piaciuto insegnare ai giovani: disciplina e trucchi da pallanuotista. Dicono che

il nostro sport sia cambiato, per me è sempre la stessa pallanuoto e quello che ho imparato da giovane potrei trasmetterlo a questi ragazzi. — Cosa non hai dimenticato? Non mollare mai, la serietà e l’applicazione, la preparazione e la concentrazione, il rispetto dei compagni, dell’ambiente, della società di appartenenza. Ho avuto la fortuna di giocare con grandi campioni come Eraldo Pizzo ed ho imparato. Nel 1983, l’anno dello scudetto, la Pro Recco mi fece una proposta per quel tempo indecente, non andai, preferivo restare a fare da chioccia. Il Recco non me lo perdonò, peraltro quella fu la stagione di scudetto, Coppa e SuperCoppa. Sono ricordato come un giocatore mediocre che però ha sempre dato di più del massimo. — Il ruolo di team manager, spesso sottovalutato, invece delicato... Diventa difficile se non hai una società forte alle spalle e penso che la Rari Nantes Bogliasco sia fortissima, con un presidente che onora tutti i suoi impegni e non fa mancare nulla ai ragazzi. Chi viene qui deve essere serio. Il rapporto con la Federazione e gli arbitri è fondamentale, ogni tanto vengo cacciato ma fa parte del temperamento e del gioco”. — Cosa ti fa arrabbiare? “Presunzione ed incompetenza. Basta poco per buttare all’aria il lavoro di una settimana, la programmazione di una stagione.

— Ma che mestiere è? Stare vicino alla squadra, capire se ci sono problemi, i ragazzi sanno che qui sono stato una bandiera, cerco di trasmettere loro quello che ho imparato. A volte mi rendo conto di essere menoso: sul come si sta seduti a tavola, come ci si comporta in spazi comuni, a che ora si va a dormire, che cosa è bene mangiare, ma è il mio ruolo e loro mi apprezzano. —Sono cambiati i ragazzi? C’era meno confidenza tra giovani e vecchi. Bastava uno sguardo, in acqua e fuori, ma qui nonostante la nuova era ci sono ancora rispetto e ruoli. — La tua famiglia ti seguiva, papà Renzo nel Genoa CfC per decenni, presidente dal 1974 al 1985, quindi sabato pallanuoto domenica calcio? Mio papà si è accorto che giocavo quando ho vinto il secondo titolo italiano juniores, era troppo impegnato, la mamma con cinque figli non aveva tempo. Hanno cominciato a seguirmi in prima squadra, assidui e appassionati tifosi anche se papà non mi ha mai detto una volta bravo. Voglio ringraziare i miei genitori perché pur non conoscendo questo mondo non mi hanno ostacolato. Prima giocavo a calcio ma vedevo i miei compagni pallanuotisti circondati da belle ragazze: è lì che ho scelto.

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da pagina 3

Gianni Fossati — Fidanzato e poi sposato da giovanissimo... A 17 anni papà, lei Mavi, una pallanuotista un po’ pioniera, subito può essere sembrato un errore, oggi dopo 37 anni, tre figli, una nipotina, non sembra proprio. I maschi pallanuotisti, la femmina campionessa italiana di sincro, il più piccolo, mio orgoglio, ha deciso di cambiare vita e paese, ha giocato in serie A, ora vive a Miami e si è sposato, sono felice per lui. — Ed ora la pallanuoto, stagione in corso, Bogliasco a corrente alternata? Siamo una squadra molto giovane che si esalta per un risultato ed il sabato successivo

non ci mette la stessa concentrazione. Bisogna avere pazienza, farla crescere, ci sono elementi importanti come Vergano, Edo Di Somma, Cocchiere, Gavazzi, altri giovani, sono convinto che tra qualche anno tutta l’Italia parlerà di questi giocatori. E poi voglio dire che Jonathan Del Galdo è un altro dei miei figli e mi è dispiaciuto di quanto successo all’inizio della stagione ma la società ha dimostrato ancora una volta la sua qualità tenendo Daniele Magalotti nello staff. — A te la sofferenza di ricordare Marco Jervasutti, secondo compagno di squadra, dopo Stefano Di Fiore ad averci lasciato... Ci penso ed è come il tempo non sia mai passato. Con Marco ci siamo sentiti ancora in primavera, scambio di foto di quei tempi e promessa di rivederci presto. Lo stesso mi è successo con Stefano: dispiaceri enormi. Mi conforta la gioia di averli conosciuti: erano ra-

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gazzi meravigliosi, uomini con i quali ho condiviso tantissimo. Mi ricordo il riscaldamento a secco, Marco, straordinario ballerino ci insegnava esercizi e movimenti, e ricordo i commenti di Eraldo…. — Erano bei tempi... Bella gente sempre grazie alle conoscenze di Jerva. Avevamo a bordo vasca un pubblico particolare: Carmen Russo, Nathalie Caldonazzo, Adriana Russo. Quando Moana Pozzi seguiva il nostro allenamento avevamo già finito prima di cominciare, era di una bellezza sconvolgente”. — Chi era il team manager del Bogliasco dello scudetto? Ugo Mannozzi: un grandissimo. — C’è un nuovo Gianni Fossati Mi rivedo in Ale Di Somma, ma deve mangiare ancora un po’ di pastasciutta.

Ada Queirolo ALLENATRICE SINCRO ASSOLUTE E JUNIOR

Si prepara il primo grande appuntamento, sono gli Assoluti Invernali. Fino ad ora il primo grande successo per la qualificazione. Ada Queirolo parla a nome di tutti. — La prima soddisfazione? Categoria assoluta undici su undici al primo turno, da quel momento abbiamo potuto preparare e pensare solo agli Italiani. — Cosa ci aspettiamo? E’ un momento importante, saranno presenti anche atlete della Nazionale assoluta, la Peruppato e la Lapi,i corpi militari, i club più importanti d’Italia e la Rari Nantes Bogliasco si gioca l’ingresso nelle prime magnifiche 12. — Presenti in tutte le specialità? Nel singolo con Olimpia Benvenuto, due doppi uno con Margherita Cisani e Manuela Sessarego,l’altro con Olimpia Benvenuto, Margherita Libreri e Anna Clavarino come riserva. E’ l’atleta più giovane, si affaccia agli Assoluti per la prima volta, le diamo spazio e

fiducia. Chiudiamo con la squadra, sette titolari, resta un posto, ballottaggio per tutte.

consapevolezza di aver dato il massimo, solo a quel punto arrivano i risultati.

— Una ulteriore motivazione? E’ un periodo faticoso, lavorano duro fino all’ultimo minuto per giocarsi un posto.

— Staff tecnico durante la competizione, tu sempre presente con... Aurora Sarlo o Virna Taccone e tutte le volte che è possibile Giovanna Burlando, presenza fondamentale.

— L’esperienza della scorsa stagione come ci fa affrontare la nuova? Una crescita personale ed atletica da parte delle ragazze, ora dobbiamo dimostrare le nostre capacità in gara. Alzare l’asticella, crederci, dimostrare il proprio valore e non solo in allenamento ora ci serve la tenuta in competizione. Abbiamo pagato già un conto salato, spero sia servito.

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— Indipendentemente da chi abbiamo davanti? Esatto, uscire sempre a testa alta e con la

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— Trucco, parrucco e musica? Parecchie conferme e la novità per l’accompagnamento della squadra, musica allegra, colori sgargianti: una carica per atlete e pubblico. — Verona, sede dei campionati, location romantica? Una bellissima città, una splendida piscina, siamo felici di esserci.


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Mario Boero TEAM MANAGER A1 FEMMINILE E UNDER 19

Sul binario della stazione Brignole, in collegamento tra Genova City e Bogliasco Village: lavoro e piscina. Intervista insolita. — Da un po’ di tempo in ballo? Sono un po’ di anni che seguo le ragazze ovunque, mi piace stare con la squadra, soprattutto quando si vince ma anche quando si perde: passata l’amarezza con loro tutto ha un perché. — Come e quando hai cominciato? Dieci anni fa con Giacomo, il primogenito, categoria ragazzi. Poi è arrivata Virginia, la trafila delle giovanili, per ritrovarmeli entrambi in prima squadra”. — Il prototipo di genitore-dirigente... Devono essere due ruoli separati, godere della compagnia dei figli-giocatori esattamente come godi della compagnia degli altri ragazzi, non devi essere invadente, non devi essere tifoso perché come succede e ogni tanto gli arbitri ti cacciano. Il segreto è di riuscire a svestirsi dei panni del genitore-tifoso emettersi a disposizione dell’allenatore e degli atleti. — La differenza tra una squadra maschile ed una femminile? Quella che esiste tra un uomo ed una donna. Equilibri diversi, lo spogliatoio risponde ad altre dinamiche, ma è meraviglioso stare con tutti. — Per stare lì bisogna conquistare la fiducia degli allenatori e degli atleti come si fa? Mettendosi a disposizione, ci sei per dare e

non per prendere, possono contare su di te, dimenticanze, telefonate, organizzazione è sfera di tua competenza. Appena arrivi, soprattutto se sei papà ti guardano con diffidenza per capire se sei la chioccia di qualcuno o se sei lì per loro. Ci sono piccoli riti prima di una partita: ad una ragazza porto l’acqua, ad un’altra porto il caffè, ad un’altra ancora porto una caramella al miele, nessuna di queste è mia figlia. Per lei non faccio nulla, non le parlo nemmeno, non la saluto, non esistiamo se non con gli altri.

l’ho scoperta per caso, un giorno a Nervi con mia moglie, abbiamo guardato una partita, poi un’altra, poi un’altra ancora ed abbiamo pensato che se avessimo avuto figli ci sarebbe piaciuto che si appassionassero a quello sport. — Accontentati? E senza faticare. — Cos’è per te la Rari Nantes Bogliasco? E’ come un gruppo di amici. Ho visto persone aiutarsi, gioire e soffrire reciprocamente, la condivisione. E poi abbiamo l’eccellenza, nessuno viene trascurato, nulla lasciato al caso, la società è in mano a professionisti altrimenti non ce la fai.

— Ricordi di dieci anni di militanza? Il più bello con le ragazze, la promozione della scorsa stagione non solo per il risultato ma per la qualità del gruppo: è stato bello perché mi hanno fatto sentire parte della squadra. Con i ragazzi il periodo delle giovanili, i numerosi terzi posti, Fiuggi Pachito allenatore, Siracusa Daniele Mezzano, Ancona Jonathan Del Galdo. Tutti piazzamenti su cui c’è da discutere. E poi i ragazzi che continuano a giocare magari in altri club, ma io li porto nel cuore, li ho visti crescere e li ricordo tutti.

— Sei il prototipo di genitore-dirigente, quindi una risorsa che si perderà nel momento in cui i figli smetteranno? Sono dentro a questa dimensione, dovessi smettere mi mancherebbe, non l’ho fatto per loro. E’ il piacere di stare con i giovani, è questa l’essenza: si impara e si cresce con loro.

— Tutti belli? Direi di si, forse quando società e atleta scelgono strade diverse, quel momento l’ho sempre vissuto con dispiacere, il rischio è di perdersi.

— Stagione bellissima la scorsa, quest’anno è più faticoso? Se il gruppo rimane saldo il Bogliasco non vincerà lo scudetto ma farà bene. Tenere duro, aiutarsi.

— Esiste un Mario Boero atleta, magari pallanuotista? Ho nuotato ma senza successo, la pallanuoto

— Il tuo rito personale? Tutto, basta aver compiuto un gesto e poi aver vinto la partita, si ripeterà per sempre.


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Nicolo’ Calcagno TEAM MANAGER UNDER 20

Davvero tra i più discreti, lavora all’Università e segue l’under 20. Oltre a Mattia, suo figlio, un ragazzone centroboa, si occupa di compagni e amici: così la vita è un po’ più piena. — Per te non è il primo anno... Prima con Pachito poi con Magalotti, e con lui argento lo scorso anno alle Finali under 20, non male fino a qui. — Cosa fai esattamente? Mi occupo di tutto ciò che serve a corollario dello spettacolo in acqua. I documenti per arbitro e giuria, l’acqua per gli atleti, i palloni, le calotte, guidare i mezzi, tenere tranquilli i ragazzi quando siamo in trasferta. — Solo oneri? Gli onori sono la possibilità di stare con loro, vederli giocare e realizzare le loro ambizioni. Non solo perché c’è mio figlio, la forza è la squadra ed è una continua gioia. — Si condivide tutto? Gioie e dolori, si può anche piangere ed è successo. Alle scorse Finali avremmo forse potuto vincere il titolo, ci siamo dovuti “accontentare” dell’argento, anche se è arrivato inaspettato ma quando ci sei vuoi il massimo. — Che parole si dicono in quei casi? Si guarda avanti e si immagina che l’anno successivo sarà migliore. — Come siete arrivati alla pallanuoto? Mattia ha cominciato all’età di otto anni, alla Crocera, ho iniziato a seguirlo, mi sono appassionato ed eccoci qui. — Ora anche da intenditore? Ho ancora grandi lacune. Di certo non potrei fare l’arbitro: è molto difficile giudicare quello che si vede e intuire quello che resta sommerso.

— Altro caso di genitore-dirigente, altra risorsa che potrebbe andare persa? Mio figlio non ha nessuna intenzione di lasciare e nel caso potrei pensare di continuare. — Cosa dobbiamo dire a questi ragazzi? Di pensare ad un lavoro, alla formazione, la pallanuoto non può dare opportunità, forse a qualcuno, ma sicuramente non a tutti. Devono divertirsi, con rispetto, ma quando entrano in acqua devono pensare solo a giocare. E’ l’unica possibilità per vedere ripagati i sacrifici di tanti anni, di allenamenti durissimi, di rinunce”. — Le dinamiche all’interno della squadra... C’è di tutto ma hanno creato un gruppo e si frequentano anche fuori dalla piscina. Questo è bellissimo, una difesa nei confronti delle brutte esperienze che potrebbero capitare — Campionato cominciato... E molto bene, speriamo di continuare così e di arrivare a giocarci qualcosa, incrociando tutto l’incrociabile. — Il rapporto con il mister, Daniele Magalotti? Lo stimo molto. Per me è una persona eccezionale: sa gestire il gruppo, insegnare la pallanuoto, e anche per ciò che riguarda la disciplina vedo i ragazzo molto affezionati, significa che ha lavorato bene. E tante di queste parole le ho sentite anche da mio figlio. — Se potessi giocare che ruolo sceglieresti? Non saprei: forse riserva della riserva.

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Claudio Garofalo TEAM MANAGER UNDER 17 MASCHILE

— Per questa stagione con l’under 17 ma nei tuoi quasi dieci anni di pallanuoto dai piccolissimi alla prima squadra, sempre seguendo tuo figlio? Sempre, a cominciare dagli acquagol 2007 medaglia d’oro a Chianciano, due anni esordienti, due ragazzi, allievi quando convocato, senza Matteo, in prima squadra per due stagioni con Jonathan Del Galdo, quei due campionati meravigliosi, abbiamo riportato il Bogliasco in Europa. — Come siete arrivati alla pallanuoto? Matteo ha cominciato i corsi nuoto a due anni e mezzo, la sua prima istruttrice Marina Montobbio, a sei anni Luigi Boldrini lo ha portato a giocare. E’ nata una grande passione che ho sempre condiviso se non addirittura anticipato. Ho giocato una decina d’anni, parliamo della stagione 73/74, prima a Sori poi nel Pieve, per impegni di lavoro e studio, con Cevasco,

Dodero, e tanti altri. Ricordo con grande piacere le battaglie contro Gianni Vassallo che giocava nel Rapallo, serie C, quante botte. — Quindi genitore-dirigente, uno di quei casi in cui si potrebbero perdere delle professionalità in caso di abbandono? Spero che Matteo non smetta mai e comunque sarebbe un peccato. Sono dirigente della Rari Nantes Bogliasco per mio figlio ma mi sono reso conto che tutti i nostri tesserati sono figli miei. Abbiamo dei valori e cerco di trasmetterli ai nostri ragazzi, dal più piccolo al più grande. — Cosa fa esattamente il team manager? Si preparano le formazioni, i cartellini, le calotte, il gagliardetto, se si gioca in trasferta il viaggio, trasporti, pasti, l’acqua per il così detto “bagnetto” della sera prima. Nessuna richiesta particolare, magari al ritorno una sosta nel ristorante poco fuori l’au-

tostrada, quello dove si mangia bene. — La fase della partita? Per me comincia due ore prima, si ricontrolla tutto, poi comincia a salire l’adrenalina. — Perché lo fai? E’ passione, quella che ci vuole nella vita. E poi il rapporto con i ragazzi, ti senti giovane. — Che cos’è per te la Rari Nantes Bogliasco? Mi sento un sedicenne: scuola, compiti e allenamento. Io lavoro e poi piscina, non vado a casa a sedermi sul divano, ma vivo in mezzo a loro, pronto ad intervenire se c’è bisogno di qualcosa. — Desideri per l’attuale stagione? Finali Nazionali per tutti e Matteo convocato in prima squadra, anche a scaldare la panchina.

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Francesco Zanza TEAM MANAGER UNDER 15 MASCHILE

E’ in panchina con l’under 15 ma segue anche l’under 17. Francesco Zanza da Manesseno, nuotatore, ha portato nella pallanuoto Sbolgi style la sua preparazione, la sua cultura, la sua passione. — Come è successo? Parliamo di tre anni fa, abbiamo cominciato a parlare, con Pachito, ci siamo subito trovati ed ho cominciato a seguirlo. Quell’anno ho accompagnato la squadra al Torneo in Ungheria ed è lì che si è formato il gruppo. — Ex nuotatore, hai cominciato a due anni, dorsista, finalista ai Campionati Assoluti ed a livello regionale una sfilza di titoli... Infatti, ho provato a portare in vasca un po’ della mia esperienza. Con la pallanuoto nessun rapporto precedente, tranne a 14 anni quando Vittorio Dorigo mi chiese di andare a giocare nel Vallescrivia, nuotatore e mancino, mi voleva, ma siccome mi stavo divertendo, ho continuato a nuotare. — Ora fai nuotare gli altri, e tanto... Dobbiamo lavorare sulla velocità, scatti brevi, si chiama resistenza alla velocità, al massimo carico si arriva a quattro chilometri al giorno, un nuotatore ne percorre in media sette. — In questo momento della stagione che si fa? Due giorni alla settimana aerobico, poi un po’ di soglia, velocità e tanta tattica e tecnica. — I ragazzi lo sanno che il programma di nuoto è tua iniziativa? Pur se decisa con Pachito, lo sanno eccome e quando arriviamo sul bordo all’inizio dell’allenamento provano a capire cosa faremo. — Bisogna stare attenti, si lavora con ra-

gazzi molto giovani ed in piena fase di accrescimento... In acqua è difficile provocare danni ma ci sono regole di base sia psicologiche sia fisiche da seguire. Mi auguro che ci siano sempre allenatori preparati e onesti: a secco corpo libero, in acqua un po’ di palla rinforzata e sempre a due mani. — Il tuo rapporto personale con la pallanuoto? Subito non ci capivo nulla, gradualmente sono entrato nei meccanismi, far girare la palla, scegliere gli schemi, giocare da squadra, e si diventa anche tifosi. — I ricordi? Il più bello lo scudetto di due anni fa. Una cavalcata fantastica, squadra forte e preparata, è andato tutto benissimo, fino alla semifinale contro la Vis Nova, quando Filippo Gavazzi ha segnato il gol all’ultimo secondo del secondo tempo supplementare, a quel punto eravamo sicuri che avremmo portato a casa il tricolore. Emozioni indimenticabili. — Mister Sbolgi ha fermato il tempo con uno scudetto tatuato interno gamba, e tu? Ce l’ho nel cuore.

— Come si conquista la fiducia di un allenatore e di una squadra? Con Pachito è nata spontaneamente. Con i ragazzi il rapporto passa comunque da lui, è carismatico, sceglie i tempi giusti per il lavoro ed il gioco, in tutti i sensi, io mi limito a supportarlo. — Scaramantici? Certo, prima dell’inizio di una partita sono seduto esterno alla panchina e saluto uno ad uno, la palla viene passata in un certo modo, il saluto in un punto particolare della piscina, la bottiglietta d’acqua del mister. — Nelle scorse Finali Nazionali, tre su tre, nessun problema ai ragazzi ma il mister in ambulanza, che paura... E’ caduto durante una partita, urlava, soffriva tantissimo, lo hanno portato via e sono rimasto per i restanti cinque minuti di partita da solo. A quel punto Gavazzi, che è il leader dell’under 15, ha preso la situazione in mano, ha segnato una tripletta ed abbiamo chiuso la partita. Nel frattempo arrivavano notizie dall’ospedale, per la spalla di Pachito si trattava di una lussazione: lo hanno bendato e ce l’hanno restituito.

— Il meno bello? Emozioni che cancello immediatamente.

— Vivi in piscina? E’ la mia vita, il mio lavoro, mi piace stare a contatto con i ragazzi, mi sento un quindicenne.

— Cosa fai durante la partita? Ora che sono più consapevole soffro.

— Sogno nel cassetto? Un altro scudetto.

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GENTE di Bogliasco

n. 26 • febbraio 2013

INFORMAZIONI DALLA PISCINA COMUNALE DI BOGLIASCO

Daniel Falconi Grande campione ma non di pallanuoto. A lui lo sport gli ha cambiato la vita. A 24 anni è arrivato dall’Argentina, Campione sudamericano dei pesi massimi. Il pugilato l’ha portato a Bogliasco, nel cuore della boxe italiana, alla corte di Rocco Agostino, colonia Fernet Branca: palestra in via Cagliari, residenza a Villa Flora. L’amore ha fatto il resto. Il frutto due figlie, entrambe pallanuotiste. Da subito a disposizione della Rari Nantes Bogliasco. — Daniel è andata così? Mi sono avvicinato alla pallanuoto per loro. Avevo già visto partite e conosciuto giocatori, a Villa Flora erano ospitati anche alcuni campioni del Bogliasco campione d’Italia, come Collina o buonanima di Jervasutti . Poi è nata Carola, ha cominciato con tennis e nuoto, il grande Gianni Vassallo l’ha tirata dentro. — La scelta di andare in porta? Per necessità e per qualità, prima Gianni poi Bruno Congiu, hanno visto giusto, sta facendo una bella carriera. — Ora la piccola Elena? Il modello è sua sorella, vuole giocare in porta,

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A1 FEMMINILE GIOVANILI FEMMINILI, UNDER 13

e mi sembra che abbia qualità, longilinea, braccia lunghe. — Per te non c’è scampo... Umidità a go go, sempre per piscine. — I ricordi di questi anni di accompagnamento? Tantissimi, i titoli italiani vinti con le ragazze, le promozioni, sono tutte miei figlie, avevano otto anni, ora sono donne. — Episodi? Dico solo che guidando i pullmini si sente di tutto, a volte mi devo tappare le orecchie perché pensavo di sapere invece devo ancora imparare qualcosa…per loro sono quello che guida, non sento e non parlo. — Si chiama fiducia... E’ vero e ci conosciamo nel profondo. Quando giocano male vedono che sono arrabbiato, sappiamo che può capitare e non significa non essere unite o non essere brave. — Come la si conquista? Le ragazze cercano consigli e correttezza, un amico-padre giovanile e non antico, non inva-

dente. Daniele Bettini ci sa fare, l’ho definito un uomo-ragazzo perché è giovane ma responsabile. — E i piccoli? La società ha scelto di iscrivere due squadre al campionato under 13 Sono nella fase del divertimento puro, è un gioco e c’è spazio per tutti. — Maschi e femmine insieme? Le ragazze sono molto determinate e in quanto a critiche seconde a nessuno. Finita la partita i ragazzi pensano già ad altro, loro puntualizzano e sottolineano. — Che cos’è la Rari Nantes Bogliasco per te? Il paese è la mia seconda patria, sono arrivato che avevo 24 anni ne ho 54, la società è come la mia famiglia. — Sogno nel cassetto? Vedo le ragazze della prima squadra trattenute, hanno grandi possibilità, devono cominciare ancora il loro vero campionato. I piccoli sono una gioia, uniti dentro e fuori l’acqua, un bellissimo gruppo che sta crescendo anche dal punto di vista tecnico.

Lusso quotidiano

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Massimo Millo TEAM MANAGER UNDER 17 E 15 FEMMINILE

Sulle panchine di under 15 e 17 femminili per questa stagione, insieme all’allenatrice Neyra Marsili c’è Alessia Millo, tornata a casa, dopo l’esperienza di un anno a Bologna, ma l’esperto di casa è papà Massimo: è lui che segue da sempre le giovani Rarirosa. — Cominciamo dal fatto che hai due figlie che giocano nella Rari Nantes Bogliasco, Alessia, appunto, in prima squadra e Giulia nelle giovanili, un destino segnato? Un po’. E’ così che sono entrato in contatto con questo mondo, le mie figlie hanno una grande passione, a questo punto condivisa. — Come sono arrivate alla pallanuoto? Alessia per colpa di mia moglie. Giocava a calcio in due formazioni, centrocampista con i maschi, portiere con le femmine. Non ne poteva più di quello sport e l’ha portata in piscina a Nervi dove il buon Lillo Morbelli ha visto in lei qualcosa. — E’ tornata a casa dopo un anno in trasferta? E’ stata dura ma è servito a tutti. Per lei è stato di crescita: un anno difficile, la distanza, la maturità, la squadra, ma siamo tutti molto soddisfatti. — E la piccola Giulia? Nessuna alternativa, vuole giocare e tutti noi siamo felici. Qualche domenica fa anche per lei un collegiale con la Nazionale, insieme ad altre ragazze del Bogliasco, sono andate tutte molto bene. Impegno, dedizione, voglia, hanno

messo in mostra il lavoro che sta facendo Neyra: soddisfatte e noi ancora di più. — E tu di cosa di occupi? Di aiutare nei momenti di difficoltà, organizzare le trasferte, i campionati, parlare con i genitori, il tramite con la società. Bisogna essere diplomatici, tutelare l’allenatore che va seguito, coccolato. Neyra Marsili è un’ottima allenatrice, posata ed equilibrata, ogni tanto sbotta ma ci sta, fa parte del gioco. — Da sei anni in ballo, i tuoi ricordi? Bello è quando arrivi in fondo alla stagione e ti porti a casa lo scudetto, bella la promozione in A1, e mentre ricordo quei momenti mi commuovo ancora. Ma è sempre bello partecipare, quando le ragazze ci mettono grinta e voglia, e al di là dei risultati si vive la gratificazione per quanto fatto, per essere arrivati sino a lì. — A proposito di sacrifici? Le nostre ragazze sono uniche: escono da scuola alle due meno un quarto ed alle due sono in acqua e sempre con passione, sono ammirevoli. Questo riesce a dare la forza ad un genitore, ad un dirigente, di andare avanti. Non le ferma nulla.

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— Macchina del tempo, puoi cambiare qualcosa... No grazie, rifarei tutto e nello stesso modo. — Stagione cominciata... Un po’ a fatica dal punto di vista organizzativo, non dipende da noi. Ci aspettiamo di arrivare in fondo di meritare le qualificazioni ed i giochi li faranno le ragazze in acqua. — Corsi e ricorsi, tu hai giocato? Si nel lontano 1975, qui a Bogliasco, con Lillo Morbelli, centrovasca esattamente come Alessia e Giulia. — Sorelle ma diverse... Giulia è più furba, Alessia dovrebbe osare di più ma è colpa nostra perché le abbiamo insegnato il rispetto dei ruoli, delle compagne, delle avversarie. — Un futuro bello per entrambe? Me lo auguro perché se lo meritano. Ma anche per le altre, mi rendo contro di avere più di venti figlie e con tutte le giuste distanze: Bastone e carota esattamente come fa un genitore.

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Alberto Ciarniello TEAM MANAGER UNDER 13 MASCHILE

I figli crescono ed i genitori anche. Il passaggio avviene per categorie. Dall’acquagol agli esordienti e Alberto Ciarniello in questa evoluzione sta seguendo il figlio Alessandro, occupandosi di organizzazione e rapporti — E’ così? Si e il mio avvicinamento alla Rari Nantes Bogliasco è avvenuto per interessamento di un grande amico Francesco Cocchiere che mi ha chiesto di dare una mano, sono entrato in sintonia con il presidente e siamo qui. — Rapporti con i vertici e contatto con i ragazzi? La parte più divertente. Le tre edizioni dell’Haba Waba alla quale ho partecipato ne sono un esempio straordinario. Li vedi crescere, erano bambini ed ora sono ragazzini. — Quali sono le loro esigenze? Evito gli aspetti tecnici, quelli pratici sono legati all’età. Anche se fisicamente sono cresciuti tanto restano piccini e a volte ci vuole molto poco, basta una merendina al cioccolato. — Novità della stagione due formazioni iscritte al campionato esordienti? Una bella iniziativa, che può esistere perché abbiamo tanti atleti e grazie alla disponibilità degli allenatori. —Rapporto con società, atleti e genitori Non mi spoglio mai dei panni di papà e in que-

sto modo riesco ad incontrare più facilmente le esigenze delle famiglie. Possono nascere incomprensioni, nel senso letterale del termine, tra le esigenze delle varie parti”. — Bambini molto impegnati, troppo? E’ difficile ma non dobbiamo dimenticarci che sono bambini, non sanno quanto sia bello ogni tanto annoiarsi. — Come siete arrivati alla pallanuoto? Grazie alla cocciutaggine di mia moglie che ha voluto che Alessandro continuasse ad andare in piscina anche quando non ne aveva più voglia. Poi Luigi Boldrini se l’è preso e la passione è nata spontaneamente. E’ molto fiero di giocare a pallanuoto. — In più alla Rari Nantes Bogliasco? Mi permetto di dire che è la realtà più importante del paese e anche a livello nazionale, pur avendo vinto un solo scudetto, ha un nome ed una tradizione seconda a pochi. — I tuoi ricordi? Mi ha sempre colpito come tra compagni di squadra si riesca a consolidare legami molto

forti, grazie alla pallanuoto nascono amicizie importanti. — Bisogna fidarsi? Si e lo dico ai genitori, quando i nostri bambini vanno in giro, sono seguiti sotto tutti i punti di vista, gli allenatori sono anche un po’ babysitter, con ottime referenze, da consigliare! E poi crescono vivendo esperienze uniche. E’ uno sport che ti rende leale. — Tu hai mai giocato? A calcio, con effetti che mi hanno portato a fare il bancario. Una delle differenze tra questi due mondi è che nel pallone noi genitori siamo tutti allenatori, nella pallanuoto è molto più difficile, rischi di dire fesserie. — Sogno nel cassetto? Che la Fiorentina vinca lo scudetto, nel calcio, ovviamente, poi di poter dare una mano concretamente alla società, che le nostre squadre vadano più in là possibile. E che mio figlio possa continuare: in famiglia due nipoti pallanuotisti, uno è ingegnere robotico, a trent’anni gioca ancora, mi piacerebbe che vivesse lo sport così, dove arriva, arriva.

Giacomo Cocchiere ALLENATORE ACQUAGOL La realtà qui a Bogliasco è di tanti bambini e tre allenatori, abbiamo scelto Giacomo Cocchiere giocatore della prima squadra, capitano dell’under 20, per raccontare una realtà che ha dello straordinario. — Come è strutturato il settore? Due squadre, i più grandi 2002-2003, i più piccoli sino a 2005: alcuni di loro, quelli un po’ più avanti costituiscono insieme a più innesti, la squadra 2 del Campionato under 13. E’ una grande crescita, sono bambini che conosciamo, li abbiamo sempre seguiti, dai corsi nuoto. I più grandi oltre a continuare a divertirsi, cominciano a capire la pallanuoto, gli schieramenti, i contropiedi, le marcature. Ritengo che la scelta da parte della società di presentare due squadre si stia dimostrando assolutamente efficace. — E i piccoli? Sono bravi, si impegnano, ascoltano sempre.

C’è molto da lavorare ma questo non ci spaventa e la loro gioia ci sostiene. — Tornei in giro per la Liguria ma anche il Torneo Internazionale di Barcellona, il prossimo marzo, e l’Haba Waba, il Mondiale under 11, a giugno, come si fa a tenerli insieme? Sanno stare al loro posto e composti, si fanno coinvolgere ma non si può mollare, nemmeno un attimo. Sono momenti di crescita meravigliosi. L’Haba Waba ad esempio: sull’organizzazione devo trovare ancora un difetto. Per tutti noi rappresenta un’esperienza unica. Diverse culture che si intrecciano, i bambini che conoscono altre realtà, aiuta a formare il gruppo. — E poi è tutto più semplice, i bambini non chiedono nulla? Non vedono l’ora di entrare in acqua e di giocare.

— Ricordi? Tantissimi, ogni momento, ad ogni allenamento. Forse quello più emozionante la cerimonia di chiusura dell’Haba Waba: un palasport pieno zeppo di piccoli pallanuotisti provenienti da ogni parte del mondo e quando abbiamo sfilato per la nostra premiazione mi sono commosso. — Ancora uno? Giocavamo contro una squadra francese, c’era anche un bambino di colore, il nostro portiere chiamando la difesa ha urlato di marcare il negro. Ecco questo episodio ci ha fatto pensare alla purezza dell’infanzia, senza dietrologie, senza cattiveria: che ne sa un bimbo di otto anni che negro non è politically correct.


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Il Club Nautico Bogliasco Un bilancio consuntivo soddisfacente per questo glorioso Circolo Nautico, sono le parole del presidente Gianni Tidona in rappresentanza del nuovo Consiglio Direttivo, al termine del primo anno. Nell’arco dell’anno 2012 sono state organizzate dieci manifestazioni. A gennaio il cimento invernale: 70 temerari nuotatori provenienti dalle due riviere si sono dati appuntamento sulla spiaggia di Bogliasco. Tuffo collettivo nelle gelide acque davanti alla sede del CNB, che ha fatto venire i brividi alle centinaia di persone accorse sul Molo Sbolgi, per assistere all’impresa temeraria. Durante l’anno sono state organizzate quattro gare di pesca (bolentino e traina) alle quali hanno partecipato i nostri soci e tanti altri

appassionati provenienti da tutta la provincia, con enorme successo di partecipanti e di pesce pescato. Per queste iniziative il Circolo ha ricevuto i complimenti della Federazione F.I.P.S.A.S., giunti attraverso il responsabile del Consiglio Nicolino Rocca. Altrettanto successo hanno riscosso le quattro Regate Veliche organizzate con la Federazione Italiana Vela F.I.V., grazie all’impegnativa collaborazione sia in mare sia a terra dei consiglieri, in particolare Rosasco, Campodonico, Frugone, e di tutti gli altri soci. Fiore all’occhiello il successo della Scuola Vela per ragazzi. Dal 15 giugno al 30 luglio il lavoro svolto dal consigliere istruttore Sergio Danero in qualità di Direttore, coadiuvato da

Laura Polpettini, ha portato 45 ragazzi a vivere la splendida emozione di andare a vela. Il CNB ha inoltre acquistato due nuove imbarcazioni classe Optimist, che vanno ad incrementare il già esistente parco barche disponibile, appunto, per i Corsi di Vela. A livello societario il presidente Tidona trasmette il proprio personale orgoglio per i dati comunicati dagli infaticabili Adriano Belzer e Sergio Crovetto, rispettivamente segretario e tesoriere, relativi all’aumento di circa il 50 % dei soci, ordinari, juniores, cadetti, e di un buon bilancio. A tutti l’augurio di un Buon Vento anche per 2013. Il Club Nautico Bogliasco

la nostra lotteria Per info segreteria Rari Nantes Bogliasco 010.3471718 Il 19 gennaio 2013 in occasione dell’ultima giornata del girone di andata, al termine della partita Rari Nantes Bogliasco-Promogest, vinta dalla Rariazzurra, si è proceduto alla prima grande estrazione. Ecco l’abbinamento con i biglietti fortunati.

1° premio: Crociera Costa per 2 persone su Costa Serena, Francia-Spagna, 4 giorni/3 notti (Savona, Barcellona, Marsiglia, Savona) partenza da Savona 11/04/2013 abbinato al numero 6114 2° premio: 1 iPad 16 GB con Wi-Fi + 3G abbinato al numero 654 3° premio: iPhone 5 abbinato al numero 6854

PROSSIMA ESTRAZIONE 13 aprile 2013

1° premio: 1 Crociera Costa per due persone su Costa Mediterranea (Spagna, Baleari e Francia) 5 giorni/4 notti (Savona, Barcellona, Palma, Ajaccio, Marsiglia, Savona). Partenza: 24/5/13 da Savona 2° premio: 1 iPad 16 G B con Wi-Fi + 3G 3° premio: 1 iPhone 5

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Il Magazine della Rari Nantes Bogliasco

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