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Leader mondiali, tra cui Papa Pio XII, il Presidente americano Franklin Delano Roosevelt e il re di Svezia fanno appello all’ammiraglio Miklós Horthy, nazionalista ungherese e antisemita, per fermare le deportazioni. Il 26 giugno Richard Lichtheim, membro della Agenzia Ebraica a Ginevra, invia un telegramma in Inghilterra invitando gli alleati a considerare i membri del governo ungherese personalmente responsabili per le uccisioni. Il 7 luglio, è ordinata la fine delle deportazioni, avvenuta due giorni dopo. Lo storico T.L. Sakmyster scrive che la paura di essere processati per crimini di guerra non è stata l’unica ragione per cui Horthy ha fermato le deportazioni, anzi, prima ancora di leggere la relazione Vrba-Wetzler, Horthy aveva presumibilmente respinto le voci su Auschwitz come “esagerazione ebraica”. Alla lettura del rapporto Horthy è imbarazzato ma, soprattutto, si persuade che la Germania avrebbe perso la guerra e, quindi, convoca Edmund Veesenmayer, rappresentante ungherese nazista poi condannato come criminale di guerra, al Palazzo Reale e gli ordina una riduzione del Vrba nel 1960. personale di Eichmann in Ungheria protestando nel contempo perché la Germania ha violato la sovranità dell’Ungheria. Horthy resiste alle minacce di Hitler ed oltre 200.000 ebrei sono risparmiati dalla deportazione ad Auschwitz. Gli ebrei, tuutavia, continuato ad essere espulsi, anche se in numero minore, dopo la caduta del governo Horthy e la sua sostituzione il 15 ottobre del 1944 con il fascista pro-nazisti Arrow Cross Party. Nel mese di novembre, Eichmann organizza per decine di migliaia di ebrei una marcia a piedi di 200 km da Budapest a Vienna, senza cibo, sotto la pioggia e la neve. Alla fine, le proteste da parte di Paesi neutrali e, secondo quanto riferito da altri ufficiali delle SS, per intervento diretto del capo delle SS Heinrich Himmler ad Eichmann è ordinato di fermare le marce. In questo periodo, però, il coinvolgimento del diplomatico svedese, svizzero, spagnolo, portoghese delle ambasciate a Budapest, come pure quella del Nunzio Apostolico del Vaticano, proteggono decine di migliaia di ebrei della città dalla deportazione. La delegazione svedese con Raoul Wallenberg, ad esempio, salva 70.000 ebrei fino all’arrivo dell’Armata Rossa a Budapest nel mese di gennaio 1945. Successivamente i rapporti sono inviati al governo degli Stati Uniti ed alla Croce Rossa Internazionale. In effetti, i rapporti danno origine ad una relazione pubblicata a Washington a cura dell’Executive Office of the President del War Refugee Board nel novembre del 1944 in 59 pagine (Doc. NO 022-L). Contemporaneamente il rapporto è pubblicato anche in Svizzera in due diverse versioni, una dal titolo “L’extermination des Juifs en Pologne. Depositions et temoins oculaires” pubblicata a Ginevra, l’altra dal titolo “Souvenirs de la maison des morts. Le massacre des Juifs” in 76 pagine senza data e senza luogo di edizione ma di sicura origine svizzera. La stampa americana, dunque, prende coscienza del contenuto dei rapporti dei 5 fuggitivi di Auschwitz solo sette mesi dopo la loro estensione. Dopo la pubblicazione del War Refugee Board, il New York Times ne pubblica un ampio estratto: troppo tardi perché la commozione dell’opinione pubblica possa influenzare le decisioni alleate di non bombardare Auschwitz e salvare gli ebrei ungheresi(6). Ormai, la deportazione degli ebrei ungheresi ad Auschwitz procede ad un tasso di 12.000 unità al giorno e “già 200.000 di quelli che avevo cercato di salvare erano morti” scrive a tal proposito il Dott. Vrba: ma, alla fine, il totale dei morti sarebbe risultato adddirittura più del doppio! Gli allarmi lanciati dai fuggitivi, tuttavia, riescono indirettamente a salvare un numero ancora enorme ebrei, almeno 100.000 secondo alcune stime, come, ad esempio, nel caso delle pressioni esercitate dagli Alleati che hanno spinto il reggente di Ungheria ammiraglio Miklos Horthy ad arrestare le deportazioni nel luglio 1944. _____________________________

(6) “Destinazione Auschwitz”, ibid.

Raimondo Villano - Rudolf Vra, il farmacologo del “Protocollo di Auschwitz”

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R. Villano - Rudolf Vrba, farmacologo del protocollo di Auschwitz  
R. Villano - Rudolf Vrba, farmacologo del protocollo di Auschwitz  

Abs. da: 39. R. Villano “Rudolf Vrba: il farmacologo del Protocollo di Auschwitz” - Edizioni Chiron Hystart dpt, ISBN 978-88-97303-10-7, CDD...

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