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L’UNIONE SARDA

www.unionesarda.it - sabato 7 maggio 2011

Cultura

Redazione Cagliari Via Regina Elena 12 Tel. 070 60131 Fax 070 60 132 75-6 cultura@unionesarda.it

L’ambizioso progetto culturale del circolo Raices Sardas di San Fernando

Mostra. Allo Spazio P

Le storie dei sardi d’Argentina fra teatro e grande schermo

Diritto rosso: 25 artisti si confrontano

«Il sogno? Recitare nell’isola» n raggio di sole filtra dalla fineU strella dell’uscita di sicurezza a lato del piccolo palco. Illumina i volti di uomini e donne - argentini e sardi d’Argentina - che si muovono su un angusto palco di legno. Una voce maschile scandisce il ritmo: uno, dos, tres, cuatro. Gli attori vanno avanti e indietro, come se provassero una coreografia. Studiano il linguaggio del corpo, imparano a recitare. Ascoltano con attenzione il loro maestro, un carismatico signore argentino di 74 anni con radici a Genova e Tresnuraghes. Juan Merello Coga assomiglia incredibilmente a Giorgio Strehler per via dei capelli bianchi e per affinità artistiche. Ha lavorato a lungo come attore professionista e ora dirige il teatro Martin Fierro di San Fernando, un’elegante cittadina della sterminata provincia di Buenos Aires. Da cinque anni segue la compagna teatrale fondata dai soci del circolo Raices Sardas di San Isidro. «Ho iniziato quasi per gioco, adesso non posso fare a meno del teatro», racconta l’architetto Ana Maria Ruiu, bittese d’Argentina, da pochi presidente del circolo al posto di Pablo Fernandez Pira. Anch’egli con radici nel paese di Giorgio Asproni. Si ritrovano ogni sabato a San Fernando. Prima delle prove nella piccola cucina del teatro è d’obbligo il rito del mate. «Mi piace tantissimo, non riesco a farne a meno», confessa Pina Josefina Carzedda. «Deo non n’de cherzo», ribatte Pietro Pintus, nato a Nulvi 74 anni fa, occhi vispi e un’energia da ragazzino. È l’unico attore della compagnia nato nell’Isola. Gli altri sono tutti figli e nipoti di emigrati. Pedrito Pintus è anche il più anziano del gruppo. La più giovane e Denise Serra. La sorella, Magali Misses, studia grafica e conosce il nostro Paese. «Sono stata in Italia anche da poco - racconta - ho visitato Tresnuraghes, il paese d’origine dei miei nonni. La Sardegna mi piace molto. Anche se non siamo nati lì, abbiamo l’Isola nel nostro cuore. Per noi è importante conoscere le nostre radici». Già, le radici. Una parola che ricorre spesso nei dialoghi tra i sardi d’Argentina. «Facciamo di tutto per portare i giro il nome della Sardegna - dice Pablo Fernandez Pira - così come gli altri circoli. Io mi occupo di commercio tra Argentina e Italia. Sarebbe bello avere anche qui i prodotti sardi». Tra il dire e il fare ci sono montagne di burocrazia e

grovigli di leggi internazionali che non facilitano gli scambi. Ma non manca l’ottimismo. E non potrebbe essere altrimenti in un Paese che ne ha viste di tutti i colori con relative sfumature: dai fasti del peronismo agli orrori delle dittature militari; dalla guerra delle Malvinas alla crisi economica che ha segnato l’inizio del terzo millennio. I sardi, i loro figli e i loro nipoti nel bene e nel male sono stati e continuano ad essere protagonisti. Le loro storie rivivono a teatro e nel cinema. «Abbiamo appena realizzato il cortometraggio Destinu Argentina - dice Pablo Fernandez Pira - racconta la storia di un matrimonio per procura e di tutte le vicende di una famiglia sarda in Argentina». Nei giorni scorsi una copia del film è stata inviata alla Società Umanitaria, che partecipa alla produzione con il Comune di Asuni e la Regione». I soci del Circolo Raices Sarda recitano e sognano di presentare i loro spettacoli in Sardegna. «Sarebbe una cosa meravigliosa. Chissà che emozione. Chissà se sarà mai possibile. Chissà». Francesco Pintore

Scuola. Cagliari, la scommessa degli allievi del Nuovo Collegio della Missione

La Costituzione è roba da ragazzi Gli scolari vanno a lezione di diritti e di doveri dai liceali alciatore - e per l’esattezza C portiere, capace di acchiappare una bordata di Pato - oppure biologa, a spasso tra i prati per osservare api e farfalle in primavera? Gli scolari del Nuovo Collegio della Missione di Cagliari hanno una vita davanti per decidere: per il momento però hanno ben chiaro che sul lavoro quello degli atleti e quello degli scienziati- è fondata l’Italia, la nostra Repubblica democratica. Lo sanno perché glielo hanno spiegato dei costituzionalisti d’eccezione, competenti e pieni di energie: gli alunni di una quinta del liceo delle scienze umane Niccolò Tommaseo. Questa bella storia, che arriva nel 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, nasce a febbraio con l’incontro all’Orto Botanico fra gli scolari della

maestra Maria Pia Serra e gli tare il divenire di ognuno di allievi delle docenti Rita Floris noi da individuo a cittadino, (italiano e storia) e Franca Ri- attraverso l’esercizio quotidiata Porcu (filosofia e pedago- no della democrazia? Sul palgia). Ragazzi e bambini si co ci saranno gli scolari del piacciono, gli insegnanti di do- Nuovo Collegio, dietro le quinmani simpatizzano con gli te li seguiranno e li applaudialunni di oggi e dai vialetti del- ranno i loro insegnanti di civill’Orto comincia una passeg- tà giuridica, gli studenti del giata tra i diritti e i doveri del Tommaseo. Cioè quei ragazzi che hancittadino no assiitaliano. Pubblicato il Quaderno, milato e Una escursiostasera lo spettacolo teatrale digerito per due ne che volte i avrà il suo punto d’arrivo oggi alle 18 139 articoli della Legge Fonal Teatro Sacro Cuore (in via damentale: una prima volta Macomer, 29) con lo spettaco- quando li hanno studiati per lo, scritto e diretto dalla regista preparare le lezioni ai più picCaterina Ghidini, “Pinocchio e coli, e poi quando li hanno rila Costituzione”. Del resto, letti attraverso lo sguardo frespiega la professoressa Porcu, sco e a volte spiazzante dei chi meglio di Pinocchio e del- bambini. Un’esperienza che in la sua metamorfosi da buratti- due mesi, nell’arco di dodici no a bambino può rappresen- incontri e oltre sessanta ore di

confronto e discussione, ha prodotto il più allegro e colorato dei manuali di diritto pubblico: il Quaderno della Costituzione, che vede gli articoli e i loro principi ispiratori non solo esposti, ma soprattutto illustrati dalle bambine e dai bambini. E quindi calciatori e biologhe per parlare di Lavoro, ma anche la favola della lite sull’Arca di Noè per chiarire che secondo l’articolo 11 l’Italia rifiuta la guerra, o il grafico della Scuola Ideale per chiarire l’articolo 34. E per un adulto è sorprendente quanto questa Costituzione scritta coi pastelli alla fine si riveli istruttiva e un po’ toccante. Viene voglia di andare a teatro, oggi pomeriggio, per applaudirla insieme ai suoi piccoli interpreti e ai loro giovanissimi maestri. Celestino Tabasso

Diritto rosso. Diritto come le ragioni che si rivendicano in un momento di incertezza epocale, rosso come il fremito che muove ogni opera. Quel fremito cercano di declinarlo 25 artisti accomunati solo dal formato delle opere. Nomi conosciuti e meno noti, italiani e spagnoli, compagine quest’ultima già avviata alla sperimentazione di Casa Falconieri, l’atelier guidato da Gabriella Locci, presente con un’opera dal titolo provocatorio, “pensiero rosso”, in questa mostra promossa da Spazio P e Casa Falconieri che si chiude stasera. Il rosso in alcuni casi è il tema conduttore, ma è più facile trovare lavori che seguono una strada non piegata a ragioni ideologiche. Ognuno interpreta con una personale visione la linea, la strada, il cammino che devono portare a un cambiamento. Changement che Gianni Atzeni individua in una donna in rosso in posa sbilenca e che la tecnica incisoria su collage rende chiara; c’è il tricolore di Francesco Alpigiano a sottolineare, dopo tante polemiche, che l’unità d’Italia è solo un bla bla bla; o Gaetano Brundu che esalta l’égalité rivendicata nel Tumulto dei Ciompi del 1378 di cui rimane traccia in una Via dei martiri del popolo, caricata in una foto digitale, rielaborata e animata dal tipico baffo leonino. Concettualizza la fotografa Anna Marceddu che in “rosso Gramsci” cerca di dare una dimensione globale ad un tema apparentemente circoscritto; il mio cuore è simile a una fiamma capovolta è l’opera di Simone Dulcis che annulla la distanza tra materia e segno con incidenze e filigrane materiche ottenute con la tecnica del levare; c’è, e si nota, l’intenso ritratto di Andrea Spiga che di rosso parla, giocando sul gambero addentato dalla protagonista; originale l’interpretazione di Francesca Randi che fotografa un tutù rosso su un palco scuro e deserto, mentre Rafa Angulo, Jorge Garcia, Cristina Fontsarre, declinano il tema con forme fortemente espressive, Beatriz Palomero usa la china a descrivere lunghi fusti con fare trascorrente e corsivo; Marta Revillas radicalizza le sue geometriche passioni nel colore destrutturando la forma in una massa informe, antitetica alle elucubrazioni cervellotiche di Lucas Bolano, o alle soluzioni allusive di Lea Gramsdorff, che fa il verso al Padre nostro. Tiziana Martucci propone la sagoma di una donna che guarda a certe soluzioni klimtiane; Marta Fontana ricerca il nuovo sguardo di un uomo proteso verso un arcobaleno, Monica Lugas si cimenta in una foto digitale servendosi di una sacca di sangue vera. Altre divagazioni troviamo nelle opere di Theo Viana, Luca Cabboi, Manuel Putzolu, Bruno Meloni, Elisabetta Falqui, Paolo Ollano, Giulia Casula che lavorano su tracce di realtà legate all’esperienza e alla riflessione, raccontando le contraddizioni del nostro tempo che affidano a un incedere discreto, essenziale pur nell’interna inquietudine che ne increspa la superficie. Maria Dolores Picciau

Artículo sobre Teatro  

Realizado por Francesco Pintore para L'Unione Sarda.

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