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A ROSS E SERI 7 anni ai d

Fulvia Degl’Innocenti

Mistero in biblioteca Cinque amici alla ricerca di avventure


Per volare con la fantasia

Collana di narrativa per ragazzi

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Editor: Paola Valente Coordinamento di redazione: Emanuele Ramini Approfondimenti e schede: Paola Valente Ideazione e realizzazione lapbook: Rossella Angeletti Team grafico: AtosCrea Ufficio stampa: Francesca Vici I Edizione 2018 Ristampa 6 5 4 3 2 1 0

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Fulvia Degl’Innocenti

MISTERO IN BIBLIOTECA

Illustrazioni di

Valentina Grassini


Agenti segreti

A

– gente Andrea00, soggetto pericoloso avvistato, passo! – Agente VittorioWW, lo tengo d’occhio! – Agente Andrea00, non facciamoci sorprendere. Potrebbe essere pericoloso. I due addestratissimi agenti segreti camminavano guardinghi, rasenti alle pareti di un lungo corridoio. Uno precedeva l’altro di pochi metri. Era di vitale importanza che la loro missione non venisse smascherata come il mese prima, quando erano stati sorpresi dal “Grande Capo” mentre erano sulle tracce del “Losco Pulitore”. 5


Il corridoio era deserto. La sirena doveva ancora suonare e, solo grazie alla loro abilità di simulatori, erano potuti sgattaiolare fuori senza destare sospetti. Il “Losco Pulitore” aveva occhi bovini, una faccia da mastino e capelli stopposi color paglia umida. Brandiva la sua mazza immergendola in un liquido vischioso e ribollente. Una vera arma letale con cui fingeva di lavare i pavimenti. Un’ottima copertura, bisognava ammetterlo, ma non abbastanza per gli Agenti del Teschio. – Ehi, voi due che ci fate qui?! Accidenti, erano stati scoperti, e ora il “Losco Pulitore” stava venendo verso di loro sgocciolando a terra. Non rimaneva che la fuga, con il nemico alle calcagna. Finalmente, una porta del corridoio si aprì e i due agenti riuscirono a mettersi in salvo. Andò meno bene alla sorvegliante di turno, che appoggiò le sue belle scarpine di vernice nera sulle gocce saponate e finì a gambe all’aria. 6


Fu così che l’agente Andrea00 e VittorioWW finirono un’altra volta a rapporto, con sonora ramanzina, nota disciplinare e punizione. – E alla prossima – li aveva ammoniti il “Grande Capo”, o per meglio dire il preside, – per voi scatta la sospensione! 7


Eh già, perché i nostri due agenti segreti erano in realtà due compagni di classe, la IV A per la precisione. E il “Losco Pulitore” era il bidello Paolo, che oltre a non essere proprio un campione di simpatia aveva anche una faccia da galeotto. I due amici si erano messi in testa di tenerlo d’occhio, perché, a loro dire, mentre fingeva di pulire i pavimenti con lo spazzolone, tramava qualcosa nei bagni. – Con questa mania di giocare agli agenti segreti vi state cacciando nei guai! La mamma di Vittorio in generale ammirava la fervida fantasia del figlio. Anche lei era piena di inventiva, componeva filastrocche, faceva collane, dipingeva con gli acquerelli. Tutto nel tempo libero, perché di mestiere era un’impiegata delle poste. Ma stavolta doveva fare la parte della mamma severa: – La maestra Cinzia avrebbe potuto farsi molto male, anche se per fortuna se l’è cavata con un po’ di spavento e una gran sederata! 8


– Meno male che non è caduta la maestra Claudia: è così magra che si sarebbe rotta qualche osso – fu il commento di Vittorio, capelli lunghi e alieni al pettine, striati di biondo, eredità delle lunghe vacanze al mare dai nonni. Era lui il capo della Banda del Teschio, cinque compagni di classe uniti da una fervida immaginazione e dall’amore per i libri. Inizialmente doveva essere una band musicale, ma nonostante due di loro avessero cominciato a prendere lezioni di chitarra (mentre Vittorio, a cui piaceva distinguersi, aveva scelto l’ukulele) non avevano neppure una volta provato a suonare insieme. Insomma, i nostri fantastici cinque, nutriti a pane e avventure, avevano una gran voglia di vivere per davvero esperienze al cardiopalma. Possibile che solo nei romanzi e nei film i ragazzi della loro età incontrassero alieni, smascherassero bande di criminali, scoprissero mappe e tesori nascosti, facessero viaggi nel tempo e altre simili meraviglie?! 9


Nella loro scuola non succedeva mai niente di speciale e il momento più “eccitante” era l’annuale prova di evacuazione. Per fortuna qualche volta c’era un bambino che batteva la testa o inciampava in cortile, così arrivava l’ambulanza e si scatenava quel meraviglioso caos che sa di emergenza e pericolo imminente. Elettrizzante!

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La valigia abbandonata

In attesa della prossima prova di evacuazione

o del bernoccolo di un compagno, la Banda del Teschio aveva cominciato ad animare le ricreazioni con una serie di indagini. Non avevano combinato ancora granché, quando si materializzò un’occasione davvero ghiotta. Nel giardino della scuola (o, per essere più precisi, uno spiazzo alquanto sconnesso con avvallamenti, radici affioranti e pochi ciuffi d’erba tra la polvere di un selciato terroso) e proprio al centro di una buca che pareva il cratere lasciato da una bomba, al di là della rete di recinzione, avevano trovato una valigia. 11


– Diciamolo alla maestra! – aveva gridato Rocco. Di tutti era il meno trasgressivo, tanto che Vittorio aveva coniato per lui lo slogan “Rocco, della maestra il cocco”. In realtà gli volevano tutti bene, era il più generoso tra i compagni, aveva sempre il doppio del materiale per poterlo prestare a chi lo aveva dimenticato (e in questo Vittorio era in pole position). – Sttt, abbassa la voce, che come minimo la maestra chiama il Nucleo Speciale Antiterrorismo per paura che ci sia una bomba! – E se ci fosse una bomba sul serio… – aveva balbettato Andrea, che era diventato più bianco del solito. – Macché bomba – sbottò Edoardo con l’aria di chi la sa lunga. – Con gli obiettivi strategici che ci sono a Milano, chi vuoi che faccia saltare in aria una scuola cadente come la nostra, che basterebbe un soffio di vento per buttarla giù? – Wow, che paroloni, “obiettivi strategici” – ripeté Vittorio scandendo le sillabe. 12


A Edoardo, che vestiva in modo impeccabile e aveva i capelli neri con una riga di lato che sembrava fatta con la squadra, piaceva sfoggiare termini ricercati, se li andava a studiare apposta nel vocabolario. In certi casi facevano proprio un bell’effetto! La campanella suonò la fine della ricreazione e ancora non avevano deciso che cosa fare con la valigia, che rimase nelle loro menti come l’uovo di cioccolato sulla credenza in attesa del giorno di Pasqua. Il giorno dopo, durante la lezione, contavano i minuti con lo sguardo rivolto al grande orologio sopra la lavagna. 13


– Che avete da guardare per aria voi due? – chiese la maestra Cinzia che teneva d’occhio Andrea e Vittorio dal giorno della sederata, e se li era messi proprio ai lati della cattedra, separati tra di loro, ma a portata… di mano. Se fosse stato per lei, li avrebbe anche fissati al banco con una catena! Ma ovviamente non si poteva fare, anche se bastava che uno di loro si alzasse per andare a fare la punta alla matita che… zac, la sua mano si serrava sul braccio del malcapitato stringendolo in una morsa degna di una piovra. Abbiamo dimenticato di dire che la maestra Cinzia insegnava matematica, sangue asburgico nelle vene, biondissima, occhi azzurri e modi bruschi e sbrigativi. Di tutt’altra pasta la maestra Claudia: dolcissima, capelli candidi, materna e letteralmente innamorata dei suoi bambini. Era la principale responsabile del virus della 14


lettura che aveva colpito quasi tutta la classe già in prima elementare. Divoravano libri come fossero barrette di cioccolato, se li scambiavano, li commentavano, facevano a gara a chi li finiva per primo. E in questa competizione la Banda del Teschio, con l’eccezione di Rocco che in questo campo arrancava un po’, era in prima linea. Ma basta con le divagazioni e torniamo ai nostri due agenti con lo sguardo all’orologio. Meno tre, meno due, meno uno… Ecco finalmente la campanella liberatoria, che significava lavaggio delle mani sotto l’occhio del bidello Paolo, discesa giù dalle scale fino alla mensa, e masticazione svogliata della pietanza del giorno: una pizza collosa e una mela mezza congelata. E poi, via libera in giardino, dove la valigia era ancora al solito posto del giorno prima. – Che cosa conterrà? – balbettò Rocco, con ancora in bocca un pezzo di mela. Le ipotesi rimbalzarono tra i componenti della Banda come nel gioco di palla avvelenata. 15


Vittorio: – Documenti segreti? Rocco: – Banconote? Edoardo: – Lingotti d’oro? Andrea: – Gioielli?


Ecco arrivare il turno dell’ultimo componente della Banda che non abbiamo ancora presentato, ovvero Linda, coda di capelli biondissimi in parte usciti fuori dall’elastico nero, e maglietta degli All Black due taglie più grande. – Un… cadavere? Fu così che Vittorio si arrampicò sulla rete e prese la valigia tra le mani.


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