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Il principe e il povero

Mark Twain

Mark Twain

Una delle avventure più divertenti della letteratura per ragazzi

Nacque nel 1835 in una piccola cittadina del Missouri. Nella vita fece molti lavori: cercatore d’oro, pilota di battelli, giornalista e poi scrittore. I suoi romanzi più famosi, “Le avventure di Tom Sawyer” (pubblicato in questa collana), “Il principe e il povero”, “Le avventure di Huckleberry Finn” e “Un americano alla corte di Re Artù”, gli diedero successo e ricchezza.

Londra, XVI secolo. Edward e Tom sono nati lo stesso giorno e si somigliano in maniera incredibile. Uno è il principe d’Inghilterra, costretto a studiare quattro lingue e a rispettare dall’alba al tramonto la noiosa etichetta di corte. L’altro vive di elemosine e di espedienti in uno dei quartieri più malfamati della città, tra un padre manesco, una nonna violenta e una mamma troppo remissiva. Cosa accade quando i due ragazzini si incontrano e decidono di scambiarsi i ruoli? Semplice: inizia una delle avventure più note e più movimentate tra quelle scritte da Mark Twain, che inseguendo Edward e Tom ci porta a spasso per le strade di Londra, ci trascina dalla stanza del re a una boscaglia frequentata da banditi, dalla sala delle udienze del palazzo di Westminster a una buia prigione. Alla fine della corsa, i due protagonisti saranno un po’ più grandi e più forti. Avranno imparato che tanto un re quanto un povero appartengono all’imperfetta e affascinante categoria del genere umano. A corredo del testo, un apparato finale di approfondimento delle tematiche, un fascicolo di comprensione del testo, una proposta operativa di schede interattive sul sito www.raffaellodigitale.it

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Online: approfondimenti e schede didattiche www.raffaellodigitale.it Questo volume sprovvisto del talloncino a fronte è da considerarsi copia di SAGGIO-CAMPIONE GRATUITO, fuori commercio. Esente da I.V.A. (D.P.R. 26-10-1972, n°633, art. 2 lett. d).

€ 8,30

Il principe e il povero Una delle avventure più divertenti della letteratura per ragazzi

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Il principe e il povero

Mark Twain

Mark Twain

Una delle avventure più divertenti della letteratura per ragazzi

Completano la lettura: Approfondimenti finali  ascicolo di comprensione F del testo Schede interattive su www.raffaellodigitale.it


Collana di narrativa per ragazzi


Editor: Paola Valente Redazione: Emanuele Ramini Impaginazione: Giacomo Santo Ufficio stampa: Salvatore Passaretta

Ia Edizione 2014 Ristampa

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Tutti i diritti sono riservati © 2014

e–mail: info@ilmulinoavento.it http://www.grupporaffaello.it Printed in Italy

È assolutamente vietata la riproduzione totale o parziale di ­questo libro senza il permesso scritto dei titolari del copyright.


Mark Twain

Il principe e il povero

Adattamento di Elena Frontaloni


Capitolo

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La nascita del principe e del povero

Verso la metà del sedicesimo secolo, in un giorno d’au-

tunno, nacque nell’antica Londra, dalla povera famiglia Canty, un bambino che nessuno voleva: Tom. Nello stesso giorno, nella ricca famiglia inglese dei Tudor, veniva al mondo un altro bambino: Edward. Questo bambino era stato desiderato non solo dalla sua famiglia, ma dall’Inghilterra intera che lo aveva atteso da molto tempo, e aveva pregato Dio per la sua nascita. Ora che era arrivato, il popolo inglese era letteralmente impazzito di gioia. La gente si abbracciava, si baciava e festeggiava insieme, ballando e cantando. Di giorno, Londra era un vero spettacolo con bandiere che sventolavano dai balconi e dai tetti delle case e splendidi cortei che sfilavano per le strade; di notte, si ballava attorno a enormi falò. In tutta l’Inghilterra, insomma, non si parlava che del neonato Edward Tudor, principe del Galles, che dormiva tranquillo, avvolto in tessuti di seta e raso, ignaro del fatto che tutti i nobili della nazione lo assistessero e vegliassero su di lui. Nessuno parlava invece dell’altro neonato, Tom Canty, avvolto nei suoi miseri stracci, a parte la sua povera famiglia, turbata dalla nascita del piccolo.

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Capitolo

2 L’infanzia di Tom

Passarono alcuni anni.

Le strade di Londra erano tortuose e sporche, soprattutto nel quartiere in cui abitava Tom Canty, non lontano dal London Bridge. Le case erano di legno con il secondo piano che sporgeva sul primo e il terzo molto arretrato sul secondo, e più alte erano e più si restringevano. Erano verniciate di rosso, blu o nero, a seconda del gusto del proprietario. Le finestre erano piccole, con vetri sfaccettati a forma di diamanti, e si aprivano verso l’esterno, proprio come le porte. La casa in cui viveva il piccolo Tom si trovava in una sudicia piazzetta chiamata Offal Court. Era piccola, squallida e fatiscente, ma gremita di un gran numero di famiglie povere e sventurate. I Canty occupavano una stanza al terzo piano. Il padre e la madre dormivano in una specie di lettiera in un angolo, mentre Tom, sua nonna e le sue due sorelle Bet e Nan avevano solo il pavimento a loro disposizione. Durante il giorno, le coperte e la paglia venivano ammassate in un angolo e la sera ognuno prendeva dal mucchio ciò che più preferiva per dormirci sopra. Bet e Nan avevano quindici anni ed erano gemelle. Erano sporche e vestite di stracci, profondamente ignoranti, ma dal cuore d’oro. La madre era come loro, mentre il padre e la nonna erano due demoni. Ogni occasione era buona per ubriacarsi e poi azzuffarsi tra di loro o prendersela con chiunque si trovasse nei paraggi. 6


L’infanzia di Tom

John Canty era un ladro di professione e sua madre una mendicante. Fra quei poveracci c’era anche un vecchio prete dall’animo buono che in segreto radunava i ragazzi attorno a sé per insegnar loro a camminare sulla buona strada. Padre Andrew, così si chiamava, aveva insegnato a Tom a leggere e a scrivere, oltre a un po’ di latino, e avrebbe fatto lo stesso con le sorelle, se queste non si fossero rifiutate per paura di essere derise dagli amici. Tutta Offal Court era un alveare, proprio come la casa dei Canty. Ubriachezza, baccano e risse erano all’ordine del giorno. Nonostante ciò il piccolo Tom non era infelice. Sicuramente non era una vita facile la sua, ma lui non se ne rendeva conto. Quando la sera tornava a casa a mani vuote sapeva che il padre imprecando l’avrebbe picchiato e che quella strega di sua nonna avrebbe fatto lo stesso. Ma sapeva anche che a notte fonda sua madre, a sua volta affamata, gli avrebbe portato furtivamente un tozzo di pane secco messo da parte, a cui lei stessa aveva rinunciato, pur sapendo che il marito, se l’avesse scoperta, l’avrebbe riempita di botte. In fin dei conti la vita di Tom non era poi così male, specialmente in estate. Mendicava il minimo indispensabile per risparmiarsi la razione serale di botte, in quanto la legge contro l’accattonaggio era molto rigorosa e le pene severe. Così trascorreva buona parte della giornata ad ascoltare vecchie fiabe e affascinanti leggende su giganti, fate, gnomi, geni, castelli incantati e splendidi re e principesse, che il buon Padre Andrew gli raccontava. Aveva la testa piena di queste immagini meravigliose e spesso la notte, nel buio del suo misero e fetido giaciglio di paglia, stanco, affamato e indolenzito per le botte ricevute, dava libero sfogo all’immaginazione dimenticandosi del dolore e delle pene e sognando di essere un principe vezzeggiato e coccolato nel suo palazzo reale. 7


Capitolo 2

Pian piano un desiderio cominciò a ossessionarlo giorno e notte: poter vedere con i propri occhi un principe in carne ed ossa. I personaggi dei suoi sogni erano così belli che iniziò a lamentarsi dei suoi abiti logori e sudici e a desiderare di essere pulito e ben vestito. Non per questo smise di giocare nel fango divertendosi come aveva sempre fatto, ma scoprì che poteva anche lavarsi e togliersi di dosso la sporcizia. Quelle letture e quei sogni finirono lentamente per cambiarlo. Così iniziò quasi senza accorgersene a comportarsi da principe. Il suo modo di parlare e i suoi atteggiamenti divennero cerimoniosi e raffinati e provocarono ammirazione e divertimento tra i suoi amici. La sua influenza su di loro crebbe tanto, giorno dopo giorno, che finì per essere considerato un essere superiore. Sembrava sapesse tutto! Faceva e diceva cose meravigliose e inoltre era così saggio e profondo! Tutto ciò che Tom diceva e faceva, veniva riferito dai ragazzi ai loro genitori così che pure questi iniziarono a considerare Tom Canty una creatura straordinaria, dotata di rari talenti. In poco tempo il ragazzo divenne un eroe per tutti quelli che lo conoscevano, eccetto per la sua famiglia, che non vedeva proprio niente di straordinario in lui. Un po’ alla volta, di nascosto, Tom riuscì a organizzare una vera e propria corte reale. Lui era il principe e i suoi migliori amici le guardie, i ciambellani, gli scudieri, le dame di corte e l’intera famiglia reale. Ogni giorno il finto principe veniva accolto con i solenni cerimoniali che Tom aveva appreso dalle sue letture romanzesche. E ancora Sua Altezza emanava decreti ai suoi fantastici eserciti, alle sue flotte e ai suoi viceré. Dopo di che Tom rientrava nei suoi stracci, elemosinava qualche spicciolo, mangiava la sua crosta di pane, subiva la sua dose quotidiana di ceffoni e infine si sdraiava su quella 8


L’infanzia di Tom

poca paglia sudicia che era il suo giaciglio e ricominciava a sognare le sue immaginarie prodezze. Quel suo desiderio di vedere prima o poi un vero principe cresceva sempre di più, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, fino ad assorbire ogni altra aspirazione e a diventare l’unica passione della sua vita. Un giorno di gennaio, durante il suo solito giro di accattonaggio, avvilito, si mise a vagabondare, a piedi scalzi e intirizzito dal freddo, osservando tutte le vetrine di leccornie e desiderando ardentemente di poter assaggiare una delle tante ghiottonerie esposte. Tornò a casa che era già buio. Era così bagnato, stanco e affamato che perfino il padre e la nonna ne ebbero compassione, tanto che gli diedero solo una sberla prima di spedirlo a dormire. Per molte ore il dolore, la fame, il chiasso e le imprecazioni provenienti dalla casa lo tennero sveglio, ma poi, come spesso accadeva, sognò di essere lui stesso un principe. Si muoveva tra nobili signori e gentili dame, e rispondeva agli omaggi della folla scintillante che si faceva da parte al suo passaggio. Quando la mattina dopo si svegliò, si rese conto che il sogno, ancora una volta, aveva messo ancora più in evidenza lo squallore della sua misera esistenza. E così, sopraffatto dall’amarezza e con il cuore a pezzi, scoppiò in lacrime.

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Capitolo

3 L’incontro di Tom con il principe

Tom si alzò affamato e uscì a stomaco vuoto, ma con

la mente ancora immersa nei meravigliosi sogni della notte precedente. Gironzolò per la città senza neanche far caso a dove andava. La gente lo urtava e alcuni lo insultavano, ma egli era troppo assorto nei suoi pensieri per accorgersene. Di lì a poco si ritrovò in un luogo molto lontano dove non era mai arrivato. Si fermò un attimo, poi continuò a camminare e oltrepassò le mura della città. Giunse in una via dove sorgevano case e grandi palazzi, residenza di nobili, dotati di immensi terreni che si estendevano fino al fiume. Continuò a camminare fino ad arrivare a un palazzo regale e maestoso: Westminster. Restò a bocca aperta di fronte a quell’immenso edificio con torri e bastioni imponenti, un enorme ingresso in pietra, il cancello a sbarre dorate e una schiera di giganteschi leoni in granito e altre figure e simboli della sovranità inglese. Stava forse per avverarsi il suo grande sogno? Forse quello era il momento giusto per sperare di vedere un vero principe in carne ed ossa. Ad entrambi i lati del cancello dorato c’erano due gigantesche sentinelle vestite con un’armatura d’acciaio. Dagli altri cancelli che si aprivano accanto all’entrata principale, entravano e uscivano magnifiche carrozze che, guidate da cocchieri, trasportavano gentiluomini. 10


L’incontro di Tom con il principe

Il povero piccolo Tom, avvolto nei suoi miseri stracci, si avvicinò e vide, attraverso le sbarre dorate, una scena che lo fece quasi urlare di gioia. All’interno del cortile, a pochi passi da lui, c’era un bel ragazzo che indossava un abito di seta e raso ornato di gioielli luccicanti. Legati al fianco aveva una piccola spada e un pugnale incastonati con pietre preziose, calzava morbidi stivali dai tacchi rossi e in testa portava un elegante copricapo, anch’esso di colore rosso, ornato di piume fissate al cappello da una grossa gemma scintillante. Era circondato da uno stuolo di uomini eleganti, di sicuro la servitù. Oh, quello era un principe, un principe vero, senz’ombra di dubbio! Il respiro di Tom divenne affannoso per l’emozione e gli occhi si sgranarono per lo stupore e la meraviglia. Il suo unico desiderio era di avvicinarsi al principe e di poterlo ammirare per bene. Senza rendersene conto infilò la testa tra le sbarre ma immediatamente una delle guardie lo afferrò con forza e lo scaraventò tra la folla di contadini e di curiosi che si trovavano poco più in là, urlandogli: – Vattene, sporco moccioso! La folla iniziò a ridere e a schernirlo, ma il giovane principe si precipitò verso il cancello e con il viso rosso di collera e gli occhi pieni di rabbia gridò: – Come osi trattare in questo modo un povero ragazzo? Come osi umiliare un suddito di mio padre, il re? Apri il cancello e fallo entrare! A quel punto la folla lanciò in aria i cappelli urlando: – Viva il principe di Galles! Le guardie presentarono le armi con le alabarde, aprirono il cancello e fecero entrare il piccolo Tom. Edward Tudor disse: – Hai l’aria stanca e affamata e sei stato maltrattato. Vieni con me. 11


Capitolo 3

Edward condusse Tom in un ricco appartamento del palazzo e ordinò tanto di quel cibo che Tom credeva esistesse solo nelle favole. Il principe poi, con grande delicatezza, mandò via la servitù per non far sentire a disagio il suo umile ospite, si sedette accanto a lui e gli rivolse la parola. – Come ti chiami? – Tom Canty, per servirla, signore. – Che nome originale. E dove abiti? – In città, signore. A Offal Court. – Hai i genitori? – Sì, li ho, signore. Ho anche una nonna a cui non voglio molto bene, Dio mi perdoni per quello che sto dicendo, e anche due sorelle gemelle, Nan e Bet. – Mi sembra di capire che tua nonna non è molto buona con te, vero? – Non solo con me, ma con nessun altro, signore. Ha un cuore perfido ed è sempre stata cattiva. – Ti maltratta? – Sempre, tranne quando dorme o quando è troppo ubriaca per farlo. Ma quando è di nuovo sobria recupera e me ne dà di santa ragione. Gli occhi del principe si riempirono di sdegno e gridò: – Che cosa? Ti picchia? – Proprio così, signore. – Picchiare un ragazzo così piccolo e fragile! Ascoltami bene: prima che faccia notte tua nonna sarà rinchiusa nella torre. Mio padre, il re... – Veramente, signore, lei dimentica le origini umili della nonna. La torre è solamente per le persone di alto rango. – È vero, non ci avevo pensato. Troverò un’altra punizione. E tuo padre è gentile con te? – Non più della nonna, signore. – A quanto pare, tutti i padri sono uguali. Neanche il mio 12


L’incontro di Tom con il principe

ha un carattere tenero. Mi punisce severamente e mi rimprovera. E tua madre come ti tratta? – Lei è buona, signore. E Nan e Bet sono come lei. – Quanti anni hanno? – Quindici, signore. – Lady Elizabeth, mia sorella, ne ha quattordici, e Lady Jane Grey, mia cugina, ha la mia stessa età ed è anche molto dolce e carina; l’altra sorella, Lady Mary, invece, ha sempre l’aria triste. Dimmi, come si comportano le tue sorelle con la servitù? – Le mie sorelle con… Oh, signore, davvero lei crede che abbiano una servitù? Per un attimo il piccolo principe osservò con sguardo serio il povero ragazzo, poi disse: – E perché no? Chi le aiuta a svestirsi la sera? E chi le aiuta a rivestirsi al mattino? – Nessuno, signore. E poi perché dovrebbero togliersi il vestito e dormire nude come gli animali? – Come! Hanno un solo vestito? – Cosa se ne farebbero con più di uno? Hanno solo un corpo. – Scusami, non avevo intenzione di prenderti in giro. Nan e Bet avranno presto dei nuovi vestiti e una servitù. Ma... sento che ti esprimi con grazia: hai studiato? – No, signore. Il buon padre Andrew mi ha fatto imparare qualcosa dai suoi libri. – Conosci il latino? – A malapena, signore. – Studialo, ragazzo. Solo all’inizio è difficile. Ma dimmi un po’ del tuo quartiere. Ti trovi bene lì? – In realtà sì, signore, eccetto quando ho fame. C’è il teatrino delle marionette e ci sono le scimmie! E poi ci sono le rappresentazioni dove gli attori gridano e combattono: sono 13


Capitolo 3

belle da vedere e costano solo un quarto di penny... Anche se è così difficile avere un quarto di penny, mio signore. – Continua a raccontare. – Noi ragazzi di Offal Court a volte facciamo a lotta con i bastoni, come quelli che si esercitano a combattere. – Davvero? Questo sì che piacerebbe anche a me. Continua. – Poi facciamo anche le gare di corsa per vedere chi di noi è più veloce. – Mi piacerebbe anche questo. Vai avanti. – In estate, signore, nuotiamo nei canali e nel fiume e ci spruzziamo a vicenda. Poi ci tuffiamo, gridiamo e facciamo le capriole e... – Darei il regno di mio padre per farlo almeno una volta anch’io. Ti prego, continua. – Balliamo, cantiamo e giochiamo nella sabbia seppellendoci a vicenda… Oh, che bello che è! Non c’è niente di meglio al mondo che rotolarsi nel fango, se posso permettermi, signore. – Basta, ti prego, è meraviglioso! Se potessi almeno una volta vestirmi con i tuoi stracci, andare scalzo e divertirmi nel fango senza che nessuno me lo impedisse, rinuncerei anche alla corona! – E se io potessi vestirmi almeno una volta come siete vestito voi, mio signore, una volta soltanto... – Davvero ti piacerebbe? E allora facciamolo. Togliti i tuoi stracci e indossa i miei splendidi abiti, ragazzo! Sarà una felicità breve, ma non per questo meno piacevole. Ci divertiremo finché potremo e poi ci scambieremo di nuovo i vestiti. Dopo qualche istante il piccolo Edward indossava i miseri stracci di Tom, mentre questi si pavoneggiava delle sgargianti vesti regali. Poi si misero l’uno a fianco dell’altro davanti a un enorme specchio ed ecco che accadde il miracolo. 14


L’incontro di Tom con il principe

Il piccolo principe, sbalordito, disse: – Che te ne pare? – Oh Signore, la mia condizione non mi permette di dare un giudizio. – E allora parlerò io. Tu hai i miei stessi capelli, i miei stessi occhi, la mia stessa voce, i miei stessi modi, la mia stessa altezza e i miei stessi lineamenti. Se fossimo nudi nessuno saprebbe riconoscere chi dei due è il vero Principe di Galles. E ora che io indosso i tuoi stracci credo di poter provare quello che hai provato tu quando quel bruto di una guardia... Ehi guarda, hai un livido sulla mano! – Sì, ma non è niente. – È stata una cosa orrenda e crudele, invece! – urlò Edward battendo il piede nudo sul pavimento. – Ci penso io. Non muoverti finché non sarò di ritorno! In un attimo uscì correndo dalla porta e attraversò le sale del palazzo nei suoi stracci svolazzanti, con il viso rosso e gli occhi scintillanti. Appena raggiunse l’enorme cancello principale afferrò le sbarre e scuotendole furiosamente urlò: – Aprite! Spalancate i cancelli! La guardia che aveva maltrattato Tom obbedì immediatamente e quando il principe oltrepassò il cancello con gli occhi pieni di collera, il soldato gli mollò sull’orecchio una sberla così violenta da farlo rotolare a terra. E gli disse: – E questo, straccione che non sei altro, è per il rimprovero che mi sono beccato da Sua Altezza per colpa tua! La folla scoppiò a ridere divertita. Il principe si alzò dal fango e precipitandosi verso la guardia gridò: – Io sono il Principe di Galles! La mia persona è sacra e tu sarai impiccato per avermi trattato così. Il soldato alzò l’alabarda e disse con fare beffardo: – I miei omaggi a Vostra Altezza! Poi aggiunse con rabbia: 15


Capitolo 3

– Sparisci, sacco di immondizia! La folla si avvicinò e con risa e schiamazzi fece allontanare il piccolo Edward gridando con tono canzonatorio: – Fate largo a Sua Altezza Reale! Largo al Principe di Galles!

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Capitolo

4

Cominciano i guai per il principe

Dopo essere stato perseguitato e deriso per ore dalla fol-

la, il piccolo Edward fu finalmente lasciato in pace e abbandonato a se stesso. Cominciò a camminare senza meta finché giunse in una piazza con qualche casa sparsa qua e là e un’enorme chiesa. Ovunque c’erano delle impalcature con dei muratori che eseguivano importanti lavori di restauro e a quella vista il principe si riprese d’animo, convinto che i suoi guai fossero finiti. “Ma questa è l’antica chiesa dei Grey Friars, che mio padre ha tolto ai monaci per trasformarla in una casa d’accoglienza per i bambini poveri” pensò tra sé. “Saranno sicuramente disposti ad aiutare il figlio del loro benefattore, soprattutto ora che questo figlio è povero e abbandonato”. Mentre pensava così, fu travolto da un gruppo di ragazzi che correvano, saltavano, giocavano a palla e alla cavallina e facevano un chiasso infernale. Vestivano tutti allo stesso modo, con un berretto nero e piatto. Al collo avevano una specie di colletto clericale e indossavano un grembiule blu a maniche lunghe, stretto in vita da una cintura rossa che arrivava fino alle ginocchia, calze gialle e scarpe basse con grosse fibbie di metallo. I ragazzi smisero di giocare e si avvicinarono al principe che con naturale dignità disse: – Ragazzi, avvertite il vostro direttore che il Principe di Galles desidera parlargli. A quelle parole si alzarono urla e schiamazzi. 17


Capitolo 4

– Accidenti! E tu, straccione, saresti l’ambasciatore di Sua Maestà? – disse uno dei più sfacciati. Il principe diventò paonazzo dalla rabbia e si portò immediatamente la mano al fianco, ma senza trovare quello che cercava. Ci fu uno scoppio di risa e un altro ragazzo esclamò: – Avete visto? Credeva di avere una spada come se il principe fosse proprio lui. Le risate aumentarono. Il povero Edward alzò la testa con fare altezzoso e ribadì: – Io sono il principe ed è vergognoso che proprio voi che vivete della generosità di mio padre, il re, mi trattiate così. A queste parole l’ilarità generale si fece ancora più intensa e il ragazzo che aveva parlato per primo disse ai suoi compagni: – Ehi voi, schiavi che vivete per merito del padre del principe, che fine ha fatto la vostra buona educazione? Inginocchiatevi tutti e abbiate rispetto del suo regale portamento e dei suoi regali stracci! Allora tutti i ragazzi s’inginocchiarono rumorosamente e resero omaggio in modo canzonatorio alla loro vittima. Il principe scansò con un calcio il ragazzo più vicino e disse furibondo: – Intanto prendi questo, e domani farò costruire una forca per te! Il gioco sembrava finito e le risate cessarono di colpo. Ma una dozzina di quei ragazzi urlò: – Acchiappiamolo! All’abbeveratoio, all’abbeveratoio! Dove sono i cani? E l’erede al trono fu gettato nelle grinfie di cani rabbiosi. Al calar della notte il principe si ritrovò con il corpo coperto di lividi, le mani insanguinate e i suoi stracci sporchi di fango. Camminò senza meta, sempre più frastornato e stanco. 18


Cominciano i guai per il principe

Dentro di sé continuava a ripetere: “Offal Court, così si chiama. Se riesco ad arrivarci prima che le forze mi abbandonano sono salvo. I genitori del ragazzo mi riporteranno a palazzo e proveranno finalmente che non sono uno di loro, ma il principe in persona”. Ogni tanto la mente tornava al trattamento che aveva subìto da quei poveri ragazzi. “Quando sarò re, non solo dovranno avere del cibo e un alloggio, ma anche un’educazione e un’istruzione. Serve a ben poco avere la pancia piena quando la mente e il cuore sono a digiuno”. Pian piano si accesero i primi lampioni e iniziò a piovere. Il vento si alzò e la notte divenne tempestosa. L’erede al trono d’Inghilterra si inoltrava sempre più negli squallidi vicoli dove regnavano povertà, miseria e sofferenza. Improvvisamente un tipo ubriaco lo afferrò per il colletto urlandogli: – Sei ancora in giro a quest’ora della notte e scommetto che non hai portato neanche un soldo a casa! Se è così e se stavolta non ti spezzo tutte le ossa, non mi chiamo più John Canty! Il principe si liberò dalla stretta e automaticamente si pulì la spalla contaminata da quel contatto. Poi disse speranzoso: – Allora voi siete suo padre? Spero proprio di sì, così io tornerò al mio posto! – Suo padre? Non so di cosa parli, ma so di certo che sono tuo padre e te ne accorgerai presto... – Oh, non scherzate! Sono sfinito e ferito. Portatemi da mio padre, il re, e lui vi renderà più ricco di quanto immaginate. Salvatemi vi prego! Io sono davvero il Principe di Galles! L’uomo, stupefatto, guardò il ragazzo, poi scuotendo la testa brontolò: 19


Capitolo 4

– Sei completamente impazzito! Poi lo afferrò nuovamente per il colletto e tra una risata e un’imprecazione aggiunse: – Pazzo o non pazzo, io e tua nonna ti rimetteremo sulla buona strada... te lo garantisco! E trascinando a forza il principe che cercava di divincolarsi, scomparve in un cortile buio.

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Capitolo

5

Tom a corte

Tom, rimasto solo nel salotto del principe, approfittò su-

bito di quella occasione. Si ammirò in tutte le pose davanti al grande specchio e si mise a camminare imitando l’elegante portamento del principe, continuando a contemplarsi allo specchio per vedere il risultato ottenuto. Poi sguainò la spada e si inchinò a baciarne la lama appoggiandola sul petto. Giocherellò infine con il pugnale incastonato di gemme che aveva alla cintura, esaminò meravigliato i preziosi mobili della stanza, si sedette su tutte le sfarzose poltrone e pensò a come sarebbe stato bello se la gentaglia di Offal Court avesse potuto sbirciare lì dentro e ammirarlo in tutto il suo splendore. Dopo circa mezz’ora Tom si rese improvvisamente conto che il principe mancava ormai da molto tempo e cominciò a sentirsi solo. Pian piano il senso di solitudine si trasformò in paura e disagio. Cosa sarebbe successo se fosse entrato qualcuno e l’avesse sorpreso lì, con indosso quei vestiti? La sua paura crebbe sempre di più. Tremando socchiuse la porta che dava sull’anticamera per andare a cercare il principe. E subito sei elegantissimi gentiluomini e due giovani paggi vestiti sfarzosamente si alzarono in piedi e si inchinarono davanti a lui. Tom richiuse la porta. “Si stanno prendendo gioco di me” pensò. Si mise a camminare avanti e indietro nella stanza, sussultando ad ogni minimo rumore. Ad un tratto la porta si aprì e un paggio tutto vestito in seta annunciò: 21


Capitolo 5

– Lady Jane Grey! Entrò una graziosa ragazzina riccamente vestita. Si fermò di colpo esclamando con voce angosciata: – Oh, mio signore, cosa c’è che non va? Tom si sentì mancare il fiato, e riuscì solo a mormorare: – Ti prego, abbi pietà di me! Non sono un signore, ma solo il povero Tom Canty di Offal Court, qui a Londra. Ti supplico, portami dal principe, e lui mi ridarà i miei stracci e mi lascerà andar via sano e salvo. La ragazza era come impietrita. – Oh mio signore, tu in ginocchio davanti a me? – gridò. E scappò via quasi avesse visto un fantasma. Tom era in preda alla disperazione. – Non ho più speranze. Ora verranno e mi porteranno via. Intanto l’orribile notizia si spargeva per tutto il palazzo, passando di servo in servo, di cortigiano in cortigiano, di piano in piano e di salone in salone. – Il principe è impazzito! Il principe è impazzito! Ben presto in ogni sala si adunarono gruppi di gentiluomini e di dame che bisbigliavano tra di loro e in ogni volto si leggeva sgomento e stupore. Poco dopo un ufficiale in alta uniforme proclamò solennemente: – In nome del re! Che nessuno diffonda questa falsa diceria, pena la morte! Il vociare cessò all’istante e si sentì un bisbiglìo generale lungo i corridoi. – Il principe! Sta arrivando il principe! Il povero Tom avanzava lentamente tra due ali di cortigiani che si prostravano ai suoi piedi. Ad un tratto si ritrovò in un grandioso appartamento del palazzo. Davanti a sé, a pochi passi di distanza, era sdraiato su un divano un uomo grasso e robusto, con la faccia grossa e l’espressione austera. La grossa testa era coperta di capelli grigi e le basette gli 22


Tom a corte

coprivano tutto il viso a mo’ di cornice. Indossava un abito di stoffa preziosa, ma vecchio e logoro in alcuni punti e aveva una gamba gonfia e fasciata che teneva appoggiata su un cuscino. La stanza era avvolta nel silenzio e ognuno aveva il capo reclinato verso il basso in segno di rispetto. Quell’uomo invalido e dall’espressione austera era il temuto Enrico VIII. Quando iniziò a parlare, i tratti del suo viso si fecero più dolci. – Che succede, Edward, principe mio? Come ti è venuto in mente di prenderti gioco di me, del tuo buon re e padre, che ti ama e ti rispetta, con questo brutto scherzo? Alle parole “il tuo buon re”, il povero Tom impallidì e cadde in ginocchio come colpito da una fucilata. Poi, alzando le braccia al cielo, esclamò: – Voi siete il re? Allora sono rovinato! Quelle parole meravigliarono il re. Il suo sguardo si posò su tutti i presenti fino a fermarsi sul ragazzo inginocchiato ai suoi piedi, poi disse con tono di profonda delusione: – Ahimé! Credevo che le dicerie non corrispondessero alla realtà, ma temo che dovrò ricredermi. Tirò un profondo sospiro, poi proseguì affettuoso: – Vieni da tuo padre, figlio mio. Tu non stai bene. Tom, umile e tremante, si avvicinò a Sua Maestà. Il re prese tra le mani quel volto spaventato e strinse al petto la testa riccioluta del ragazzo accarezzandola con tenerezza. – Non riconosci più tuo padre, bambino mio? Non spezzare il mio vecchio cuore: dimmi che mi riconosci. È così, vero? – Sì, voi siete il mio signore, il re! – Ecco, così va bene. Su, non tremare, nessuno vuol farti del male, ti vogliono tutti bene qui. Va meglio ora? Il brutto sogno è passato, non è così? Non crederai più di essere un’altra persona come hai fatto poco fa, vero? 23


Capitolo 5

– Mio signore, credetemi, ho detto la verità. Sono l’ultimo dei vostri servi, un povero mendicante, ed è solo per caso che ora mi trovo qui. Però non ho fatto nulla di male e non voglio morire. Voi potete salvarmi, basta una sola parola. – Morire? Non parlare così, dolce principe. Ora calmati. Certo che non morirai! Tom cadde in ginocchio. – Che Dio ricompensi la vostra misericordia, mio re, e vi conceda di regnare a lungo su questa nazione! Poi si rialzò e con viso raggiante si rivolse ai gentiluomini presenti: – Avete sentito? Non morirò, l’ha detto il re! I gentiluomini chinarono il capo in segno di profondo rispetto, ma senza fiatare. Tom si rivolse timidamente al re: – Posso andare ora? – Certo, se lo desideri. Dove vorresti andare? Tom abbassò lo guardo e umilmente rispose: – Vorrei tornare nel tugurio dove sono nato e da dove sono venuto. Lì ci sono mia madre e le mie sorelle ad aspettarmi ed è casa mia. Io non sono abituato a tutto questo lusso e a questo splendore. Vi prego, mio signore, lasciatemi andare! Il re per un po’ rimase assorto nei suoi pensieri. Poi, con un filo di speranza, disse: – Forse la sua pazzia riguarda solo questa storia e per il resto le sue facoltà mentali funzionano normalmente. Sia fatta la volontà di Dio e facciamo una prova. Così fece a Tom una domanda in latino e il ragazzo rispose a stento nella stessa lingua. Il re e i gentiluomini dimostrarono la loro soddisfazione. Poi il re disse: – La risposta non è stata all’altezza dei suoi apprendimenti e delle sue capacità, ma ha dimostrato che la mente, pur essendo confusa, non è irrimediabilmente danneggiata. Che ne pensate, dottore? 24


Tom a corte

Il medico interpellato si chinò e rispose: – Maestà, sono convinto che abbiate ragione. Il re, sollevato, continuò: – Ora faremo altre prove. Fece una domanda a Tom in francese. Il ragazzo rimase in silenzio per un istante, poi rispose: – Non conosco questa lingua, con il suo permesso. Il re cadde all’indietro sulla poltrona. Subito la servitù accorse in suo aiuto, ma lui respinse tutti e disse: – Non importunatemi, non è nulla. Vieni qui, bambino mio. Ecco, appoggia la tua povera testa stanca sul petto di tuo padre e stai tranquillo. Presto starai meglio, è solo una tua fantasia momentanea. Non aver paura, passerà presto. Poi il re si girò verso i presenti e con modi tutt’altro che gentili disse: – Ascoltatemi tutti! Il mio povero figlio è impazzito, ma è una cosa passeggera. Sarà stato il troppo studio o forse l’eccessivo isolamento. Basta con i libri e con i maestri. Deve giocare, distrarsi, fare sport finché non sarà completamente guarito. Alzatosi in piedi, proseguì con tutta l’energia che aveva: – È matto, ma è pur sempre mio figlio e l’erede al trono d’Inghilterra. Pazzo o sano che sia, dovrà regnare. Statemi bene a sentire: chiunque oserà parlare di questa malattia, turbando la pace e l’ordine del regno, sarà giustiziato! Mio figlio rimane sempre il principe di Galles! Domani stesso gli sarà conferita la dignità di principe secondo l’antico cerimoniale. Provvedete immediatamente, Lord Hertford! Uno dei gentiluomini presenti si inchinò davanti al re e disse: – Sua Maestà il re sa che il conte Norfolk, Gran Maresciallo Ereditario d’Inghilterra, è rinchiuso nella torre e non sarebbe opportuno che un prigioniero... 25


Capitolo 5

– Silenzio! Non offendete le mie orecchie con quel nome odioso. Il principe deve forse attendere l’investitura perché il regno è privo di un conte Maresciallo libero da ogni macchia di tradimento? No, per la gloria di Dio! Avvisate il Parlamento di farmi avere la condanna di Norfolk prima di domani mattina, altrimenti bisognerà fare i conti con me! Lord Hertford disse: – Ogni desiderio del re è legge! E alzandosi tornò al suo posto. Piano piano il re si calmò e disse: – Dammi un bacio, principe mio. Vieni, di che cosa hai paura? Non sono forse il tuo caro padre? – Voi siete troppo buono con me e io non lo merito, mio potente signore. Ma... ma... mi addolora pensare che quell’uomo debba morire... – Ah, queste parole sono degne di te! Hai sempre avuto un animo generoso. Ma non preoccuparti, nominerò un altro che sia degno del suo ruolo. Stai tranquillo, figlio mio, non tormentarti per questa faccenda. Ora vai a giocare. Vai con tuo zio Hertford e i tuoi amici. Tom fu condotto fuori dalla stanza del re. Aveva il cuore pieno di angoscia perché quelle ultime parole avevano cancellato del tutto la sua speranza di riottenere la libertà. Si sentiva sempre più avvilito. Ormai si rendeva conto che sarebbe rimasto per sempre imprigionato in quella gabbia dorata, solo e abbandonato. E ovunque volgesse lo sguardo gli sembrava di vedere svolazzare nell’aria la testa decapitata del duca di Norfolk, con gli occhi fissi su di lui ad accusarlo.

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Capitolo

6

Le istruzioni per Tom

Tom

fu fatto accomodare da suo zio, il conte Hertford, nel salone principale dell’appartamento reale. Qui fu annunciato l’arrivo di Lord Saint John, il quale, dopo essersi inchinato, disse: – Sua Maestà ordina che, per ragioni di Stato, Vostra Grazia tenga a tutti i costi segreta la sua infermità, finché non sia del tutto guarito e tornato in perfetta forma. Ciò significa che non dovrete mai negare di essere il vero principe, l’erede al trono d’Inghilterra. Non dovrete mai raccontare della vostra umile origine, che la malattia vi fa credere vera, e dovrete sforzarvi di riconoscere tutti quei volti che prima vi erano familiari. Nelle cerimonie ufficiali, se non sapete come comportarvi, non lasciate trapelare il vostro imbarazzo, ma chiedete consiglio a Lord Hertford o alla mia umile persona. Alla fine del suo discorso Lord Saint John si inchinò e si fece da parte. Tom replicò rassegnato: – Nessuno può discutere o cambiare gli ordini del re. Obbedirò. In quel momento furono annunciate Lady Elizabeth e Lady Jane Grey. I due gentiluomini si scambiarono uno sguardo d’intesa e Hertford andò subito verso la porta. Mentre le ragazze entravano disse loro a bassa voce: – Vi prego, signore, non fate caso alle sue stranezze e non dimostrate stupore davanti ai suoi vuoti di memoria. Qualunque reazione di sorpresa potrebbe turbarlo. 27


Capitolo 6

In quello stesso momento Lord Saint John stava mormorando a Tom: – Vi prego di tenere a mente gli ordini del re, ossia ricordatevi di tutto ciò che potete e fate finta di ricordare tutto il resto. Fate in modo che non si accorgano del vostro cambiamento. Sapete quanto per le vostre compagne di giochi sarebbe un gran dispiacere vedervi così diverso. Tom mormorò qualcosa, segno che stava già imparando come comportarsi e aveva deciso di fare del suo meglio per rispettare gli ordini del re. Tutto stava andando bene, quando però la piccola Lady Jane lo spiazzò con una domanda del tutto inattesa: – Mio signore, hai fatto il tuo dovere verso Sua Maestà la regina, oggi? Tom esitò sconcertato e stava per rispondere con una frase a caso quando Lord Saint John rispose in suo aiuto. – Certamente, signora, e lei lo ha molto rincuorato per quanto riguarda la condizione attuale di Sua Maestà il re. Non è così Vostra Altezza? Tom balbettò qualcosa che poteva sembrare un assenso. Poco dopo, mentre parlavano della decisione momentanea di sospendere gli studi del principe, di nuovo la piccola Lady Jane intervenne: – È proprio un peccato, eri così bravo! Ma non preoccuparti, non sarà per molto. Quando riprenderai a studiare diventerai un esperto di lingue straniere come tuo padre. – Mio padre? – esclamò Tom preso alla sprovvista. – Non sa parlare neanche la sua di lingua, tanto che solo i porci che grufolano nel fango riescono a capirlo. Quanto poi a imparare nuove cose... Alzò lo sguardo e vide l’espressione di rimprovero negli occhi di Lord Saint John. Si interruppe, arrossì e poi riprese mortificato: 28


Le istruzioni per Tom

– La malattia mi perseguita di nuovo e la mia mente farnetica. Non intendevo in alcun modo offendere Sua Maestà. – Lo sappiamo, signore – disse la principessa Elizabeth prendendo tra le sue mani quella del “fratello” con affettuoso rispetto. – Non ti preoccupare. Non è colpa tua, ma del tuo malessere. – Sei così gentile, dolce signora – replicò Tom grato – e io ti ringrazio di cuore. Il tempo trascorse piacevolmente e tutto sommato senza altre difficoltà da superare. Tom si sentiva sempre più a suo agio, notando che tutti si dimostravano molto gentili nei suoi confronti e disposti ad aiutarlo. Poi, quando seppe che le due fanciulle l’avrebbero accompagnato quella sera stessa al banchetto del sindaco di Londra si sentì sollevato e felice di non trovarsi solo in mezzo a tanti estranei. Gli angeli custodi di Tom, i due gentiluomini, avevano invece trovato quell’incontro molto difficile da sopportare. Avevano avuto la sensazione di essere al timone di una grossa nave e di doverla pilotare attraverso un canale pericoloso. Erano continuamente in tensione e si resero conto che il loro compito non era affatto un gioco da ragazzi. Perciò, quando la visita delle due fanciulle stava per volgere al termine e venne annunciato l’arrivo di Lord Guilford Dudley, pensarono che per quel giorno ne avevano avuto abbastanza e consigliarono a Tom di ritirarsi. Il ragazzo accettò molto volentieri, ma sul volto di Lady Jane si notò un leggero disappunto nell’udire che quello splendido giovane non sarebbe stato ricevuto. Dopo che le due damigelle se ne furono andate, Tom si rivolse ai suoi due accompagnatori. – Posso chiedere alle vostre signorie il permesso di ritirarmi anch’io in un posto tranquillo per riposare un po’? 29


Capitolo 6

– Ogni vostro desiderio è un ordine per noi, Vostra Altezza. E di certo un po’ di riposo vi farà bene, visto che presto dovrete recarvi in città – disse Lord Hertford, che poi suonò un campanello. Subito comparve un paggio al quale ordinò di far chiamare Sir William Herbert. All’arrivo del gentiluomo, Tom fu condotto in una stanza interna. Il primo gesto del ragazzo fu quello di allungare una mano per prendere un bicchiere d’acqua, ma immediatamente un paggio vestito di seta e velluto lo afferrò prima di lui, si inginocchiò e glielo offrì su un vassoio d’oro. Stanco e sconsolato, Tom si sedette per togliersi gli stivali, ma proprio in quel momento un altro scocciatore in seta e velluto gli si inginocchiò ai piedi e glieli sfilò. Fece altri due o tre tentativi per sbrigarsela da solo, ma gli fu impossibile perché ogni volta veniva preceduto. A quel punto si arrese e con un gesto di rassegnazione mormorò tra sé: “Manca solo che qualcuno pretenda di respirare al posto mio”. Poi, infilate le pantofole e con indosso una splendida vestaglia, si sdraiò per riposare un po’. Ma non riuscì a prendere sonno: la sua testa era troppo affollata di pensieri e la stanza troppo piena di gente. Non poteva mandar via i paggi, che, con suo rammarico, restarono nella camera. Rimasti soli, i nobili custodi di Tom stettero per qualche istante in silenzio, camminando su e giù per la stanza. Infine Saint John disse: – Sinceramente, cosa ne pensate di tutta questa storia? – Sinceramente vi dirò: il re sta per morire e mio nipote è pazzo. Pazzo salirà al trono e pazzo resterà. Che Dio protegga l’Inghilterra! – Pare proprio che le cose stiano così. Ma... non avete qualche dubbio che... che... A quel punto lord Saint John esitò per un attimo, poi smise di parlare. 30


Le istruzioni per Tom

Lord Hertfort allora si fermò davanti a lui e lo fissò negli occhi. – Parlate: non c’è nessun altro ad ascoltarvi se non io. Dubbi su cosa? – Provo vergogna a svelare quello che penso a voi che siete del suo stesso sangue, signore, e vi chiedo già ora perdono se in qualche modo vi offenderò. Ma, non vi sembra strano che la pazzia abbia cambiato a tal punto il suo comportamento e i suoi modi? Non vi sembra strano che non abbia riconosciuto il volto di suo padre, che abbia dimenticato le abitudini e le regole del palazzo e che pur biascicando qualche frase in latino, non si ricordi niente di greco e di francese? Vi prego di non inquietarvi, ma vi sarò profondamente grato se poteste liberare la mia mente da ogni dubbio. Ciò che più mi ha colpito è stato il suo affermare di non essere principe e così... – Basta, signore, state parlando come un traditore. Avete dimenticato gli ordini del re? E io, solo ad ascoltarvi, sarei vostro complice. Lord Saint John impallidì e subito replicò: – Ho sbagliato, è vero, ma non traditemi, vi prego. Non ne parlerò più, né penserò più a questa faccenda, ma voi abbiate pietà di me o sono rovinato. – Ve bene. Se non parlerete mai più di questa storia, la faccenda è chiusa. Ma credetemi, lui è il figlio di mia sorella. La sua voce, il suo volto, il suo aspetto mi sono familiari sin dalla nascita. La pazzia può produrre queste e altre stranezze. Non fatevi assalire da dubbi inutili, amico mio. Questo è il vero principe, lo conosco bene, e presto sarà re. Non dimenticatelo.

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Il principe e il povero L’autore e le opere La fortuna del libro Filmografia

A cura di Elena Frontaloni 177


Ciak ...

si gira

L’autore e le opere Samuel Langhorne Clemens (in arte Mark Twain) nasce a Florida, un villaggio del Missouri, il 30 novembre 1835. Nello stesso anno, il 16 di quel mese, appare nel cielo la cometa di Halley, la più brillante cometa periodica della fascia di Kuiper. Il padre di Samuel, John Marshall Clemens, è un avvocato dedito al libero pensiero e a speculazioni commerciali un po’ folli nella zona della “frontiera”, attraversata da pionieri che cercano fortuna verso l’Ovest. La madre, Jane Lampton, è una donna famosa per la sua bellezza, nonché una fanatica calvinista, dal curioso modo di conversare (“sapeva dire cose buffe con l’aria perfetta di chi crede di dire cose serie”, scriverà di lei il figlio). Nel 1839, la famiglia si trasferisce a Hannibal (Missouri), un piccolo scalo sulla riva occidentale del Mississippi. Nel 1847 muore il padre: Samuel deve abbandonare la scuola e trovarsi un lavoro. Diventa tipografo nella stamperia del fratello Orion e apprende i rudimenti del giornalismo; poi viaggia molto, lavorando come tipografo e corrispondente in diverse città, finché nel 1856 decide di cambiare vita. Mentre, sulle sponde del Mississippi, aspetta di imbarcarsi per il Brasile, incontra Horace Bixiby, un pilota di battelli: stregato da quest’uomo e dal mestiere che svolge, si fa pilota anche lui. Attraversa il Mississippi più volte, e appunto dall’arte della navigazione prenderà successivamente il suo pseudonimo, “Mark Twain”, che significa “segna due tacche nella pertica”: parole gridate dagli scandagliatori di battelli nelle notti senza stelle, per indicare ai piloti che si viaggiava in acque sicure. 178


Nel 1861 scoppia la Guerra Civile e i trasporti sul Mississippi vengono interrotti. Samuel si arruola nell’esercito confederato, ma vi rimane solo due settimane. Parte subito per il Nevada col fratello Orion, e lì tenta la fortuna come cercatore d’oro, senza successo. Diventa poi corrispondente del “Territorial Enterprise” di Virginia City e appunto in questo foglio firma per la prima volta un pezzo (3 febbraio 1863) con lo pseudonimo con cui diventerà famoso. L’attività giornalistica, di tono umoristico, lo occupa fino alla fine della Guerra Civile (1865); intanto, nel 1864, si sposta a San Francisco, dove, nel 1865, scrive e pubblica un racconto “Il famoso ranocchio saltatore della contea di Calaveras”, basato su un aneddoto raccolto per strada, narratogli da altri; il pezzo viene pubblicato in diverse testate e riscuote un grande apprezzamento in tutti gli Stati Uniti. È l’inizio di una carriera piena di successi. Di Mark Twain, il pubblico apprezza particolarmente i racconti, gli schizzi e i reportage di viaggio umoristici. L’autore, per parte sua, viaggia e prende posizione ininterrottamente, coprendo di risate e veleni ogni cosa che racconta e dando avvio anche al mestiere di conferenziere e lettore in pubblico, che sarà una sua fonte di guadagno per tutta la vita. Nel 1870, appunto dopo un viaggio in Europa (che frutta pure un libro velenosissimo nei confronti del continente, “Gli innocenti all’estero”), sposa Olivia Langdon, di una ricca famiglia newyorkese, e si sposta a Hartford, nel Connecticut dove inizia a vivere da scrittore e anima il circolo di intellettuali attivi in questa città, tra cui Harriet Beecher Stowe, l’autrice de “La Capanna dello zio Tom”. Gli anni Ottanta segnano l’inizio di un periodo di attività febbrile, dentro il quale nascono i capolavori di Twain, che mette al centro della propria pagina il Mississippi, il fiume lungo cui si è svolta gran parte della sua vita. Nella sua produzione, procede in tre direzioni fondamentali: ancora il libro di viaggio “Un vagabondo all’estero”, del 1880, dove racconta il recupero, per via di racconto, del proprio vissuto e l’interesse di sempre per la storia. Di quest’ultimo interesse è testimonianza “Il principe e il povero” (1881). 179


Ciak ...

si gira

Gli anni trascorsi sul fiume, come pilota di battelli sono raccontanti in “Vita sul Mississippi” (1883). I libri più importanti di questa fase sono però altri, di carattere autobiografico e ricavati dal periodo dell’infanzia passata a Hannibal. Esce nel 1876 “Le avventure di Tom Sawyer”; del 1884 è “Le avventure di Huckleberry Finn”: libri che segnano l’ingresso della lingua parlata nella letteratura americana e, insieme, fotografano i due personaggi più famosi di Twain. Da una parte c’è Tom, good bad boy che sa stregare i suoi compagni di giochi e la stessa realtà, modellando le sue marachelle, spesso crudeli, sui libri (dalle “Mille e una notte” al “Don Chisciotte”), salvo tornare sempre dalla zia Polly (simbolo della società benpensante). Dall’altra parte c’è il suo amico Huckleberry Finn, figlio di un ubriacone violento, ragazzo provvisto di un forte senso della realtà, indocile ai ragionamenti, alle regole sociali come ai sogni troppo campati in aria. Solitamente considerati libri per bambini e adolescenti, i due volumi venivano sentiti dal loro autore come libri per tutti, o meglio che potevano essere letti da tutti. “Huckleberry Finn”, in particolare, rappresenta insieme il capolavoro di Twain e una svolta nelle sue scritture, perché è il momento in cui abbandona una visione tutto sommato idilliaca dell’essenza umana e ne annusa la cattiveria e la compromissione col male; un tema su cui si concentrano le sue pagine a venire, che di questo male andranno a inchiodare le radici in toni più cupi. Esemplare, al proposito, è “Wilson lo zuccone” (1894), un amaro poliziesco innestato sul pro180


blema della schiavitù, dove recita l’unico ragazzo corrotto della narrativa di Twain insieme alla più bella figura femminile creata da questo autore, Roxana, immagine della vendetta dei neri d’America sui bianchi. Dal 1891 è finito anche il periodo di Hartford: trasferitosi a New York, Twain fonda una casa editrice che fallisce nel 1894, anche per via di un investimento sbagliato su una macchina tipografica che non funzionerà mai. Sommerso dai debiti, l’autore ricomincia a fare conferenze in Inghilterra, Austria e Brasile. Nel 1896 gli muore la figlia Susan e alla minore Jean viene diagnosticata l’epilessia (morirà nel 1909); nel giugno 1904 si spegne, a Firenze, dopo un lungo periodo di cura, la moglie Olivia. Il pessimismo di Twain si acuisce come conseguenza degli eventi della sua vita, forse, ma soprattutto in linea con una netta evoluzione della sua poetica. Nascono appunto in questi anni tre testi molto particolari, e di rara bellezza: il saggio “Che cos’è l’uomo”, l’incompiuto romanzo–saggio “Lo straniero misterioso”, ma soprattutto “L’uomo che corruppe Hadleyburg e altre storie” (uscito in un volume del 1900), racconto sull’ipocrisia, sulla solitudine umana e sul potere del denaro. Riscaldato dall’affetto degli amici, Twain trascorre gli ultimi anni della sua vita a Dublin, nel New Hampshire, e poi a Redding, nel Connecticut. Qui muore il 21 aprile del 1910. Poco prima, nel cielo era riapparsa la cometa di Halley, come appunto Mark–Samuel aveva desiderato nei suoi ultimi scritti:

“Sono arrivato nel 1835 con la cometa di Halley, che tornerà presto. Penso che me ne andrò con lei. Sarebbe una delle più grosse delusioni della mia vita se non me ne andassi con lei. Certo l’Onnipotente ha detto: “Ecco un paio di stranezze veramente indefinibili. Sono arrivate insieme e insieme se ne devono andare”. E io non vedo l’ora”.

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Il principe e il povero

Indice 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 190

La nascita del principe e del povero ..................................... 5 L’infanzia di Tom ................................................................................. 6 L’incontro di Tom con il principe ........................................... 10 Cominciano i guai per il principe ........................................... 17 Tom a corte ................................................................................................ 21 Le istruzioni per Tom ....................................................................... 27 Il primo banchetto regale di Tom ........................................... 32 Il sigillo scomparso ............................................................................. 36 La parata sul fiume ............................................................................. 39 Il principe nei guai .............................................................................. 41 Nel Palazzo Municipale ................................................................... 49 Il principe e il suo salvatore ......................................................... 53 La scomparsa del principe ............................................................ 60 Il re è morto, viva il re! ..................................................................... 63 Tom, il re ...................................................................................................... 71 Il pranzo di Stato .................................................................................. 81 Re Foo–Foo primo ............................................................................... 83 Il principe tra i vagabondi ............................................................. 94 Il principe tra i contadini ............................................................... 100 Il principe e l’eremita ........................................................................ 105 L’arrivo di Hendon .............................................................................. 111 Vittima di un tradimento ............................................................... 116 L’arresto del principe ........................................................................ 121 La fuga ........................................................................................................... 124 Il castello di Hendon .......................................................................... 127


Il principe e il povero

26 Rinnegato .................................................................................................... 133 27 In prigione .................................................................................................. 137 28 Il sacrificio .................................................................................................. 145 29 30 31 32 33 34

A Londra ....................................................................................................... 148 I progressi di Tom ................................................................................ 150 Il corteo ......................................................................................................... 153 Il giorno dell’incoronazione ......................................................... 158 Edward, il re ............................................................................................. 168 Giustizia e ricompensa .................................................................... 175

Approfondimenti ................................................................................... 177

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