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Per un attimo Jonas si chiese cosa stesse facendo lì, a sottrarre a una madre l’aria ricca di ossigeno che lei ricreava pazientemente ogni giorno, in quel giardino improvvisato, per permettere ai suoi figli di crescere in un ambiente un po’ più sano. Cercò una scusa, una giustificazione, un alibi. E non ne trovò nemmeno uno. Decise di non rubare tutta l’aria, ma di lasciarne un po’: si sarebbe di nuovo arricchita di ossigeno nel giro di alcune settimane, grazie all’azione delle piante e della luce. Mentre la donna e il bambino lo guardavano immobili e spaventati, Jonas estrasse l’aspiratore e riempì soltanto una delle sfere che aveva con sé. Portò a termine il lavoro senza una parola, ma prima di andarsene strinse leggermente un braccio alla donna e le disse: – Ne ho preso solo una parte. Tornerà tutto come prima. Sta’ tranquilla. Non mi vedrai mai più.

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Il cacciatore di aria  

Il cacciatore di aria