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A HERO’S LIFE A HERO’S LIFE a project by Rachele Maistrello a project by Rachele Maistrello

San Gaetano di Montebelluna Autumn / Winter 2013 San Gaetano di Montebelluna Autumn / Winter 2013


Un eroe non può essere eroe se non in un mondo eroico. Nathaniel Hawthorne, Diario, 1835/62 Il tuo villaggio è il centro del mondo, racconta il tuo villaggio e racconterai del mondo Lev Toltoj


TRE MESI A SAN GAETANO

Dicembre 2013| Note di fine progetto

Quando sono approdata la prima volta a San Gaetano, ero davanti allo schermo del mio computer e Wikipedia lo citava solo in quanto frazione del comune di Montebelluna, mentre Google mi indirizzava al sito desueto di una delle tante parrocchie di provincia. Su Street view, invece, San Gaetano compariva come un piccolo reticolo di strade in mezzo alla campagna, che si incrociavano in una piazza deserta, di scarso valore storico-architettonico, e, tra i pixel sgranati, comparivano solo due volti, quella di un uomo su un trattore e quella di un ragazzo con il cappuccio della felpa nera tirato su, mentre andava in bicicletta. Era ancora estate quando, qualche settimana più tardi, ero io con la bicicletta comunale presa in prestito, che vagavo per le vie, mentre le poche persone che costeggiavano la strada maggiore, mi guardavano con diffidenza. A San Gaetano ci sono solo tre luoghi d’incontro: la parrocchia, il centro anziani e l’istituto superiore agrario. Per il resto ci sono due bar e due fabbriche molto grandi, piuttosto recenti e con le finestre specchianti, di quelle che non puoi vederci dentro. Mi sono chiesta se una di queste due fabbriche potesse trasformarsi. Se l’estraneità di quegli uffici mai visti, di quei lunghi corridoi bianchi, potesse diventare il mio set, il mio luogo del possibile, dove rendere reali le aspirazioni delle persone che avrei incontrato. Per i mesi seguenti, ogni giorno feriale, dopo essermi svegliata nella mia casa a Venezia, ho preso il treno fino a Treviso, la corriera fino a Montebelluna, e poi la bici fino a San Gaetano, dove bussando porta a porta, entravo in quelle costruzioni che su Google mi erano sembrate come di carta, senza vita. In cerca di quello che San Gaetano era senza essere: il luogo del possibile. Ed è così che sono entrata nella vita di Demetrio che vorrebbe diventare ufficiale dell’esercito, di Beatrice che aspira a scomparire, di Michele, il preside dell’agrario, che dal 1975 sogna di essere fotografo, di Sandro, il sarto del paese che cucendosi un costume aspira a tramutarsi in stella. Da aspirazione ad aspirazione, da vita a vita mi sono spinta a scoprire l’immagine mentale di ognuno di loro: Beatrice non è più una studentessa di quarta dell’istituto agrario, ma nella sua mente è una ballerina, che balla a piedi nudi su un palco al ritmo della sua canzone preferita. Mafalda, non più direttrice del centro anziani, si immagina cartomante stimata, capace di cambiare il destino, di qualche sconosciuto, avvolta nella sua sciarpa cangiante firmata Louis Vuitton. Nel giro di due mesi le stesse persone che da prima mi ascoltavano con sospetto, ora si accostavano con l’auto mentre andavano al lavoro, per confidarmi una nuova immagine di loro stessi. Così, da giri in bici, confidenze e imprevisti, sono iniziate queste gite maldestre nei grandi uffici asettici ed impersonali dell’azienda che queste persone avevano sotto gli occhi da sempre, ma su cui non si erano mai interrogati. I dipendenti guardavano l’uomo stella, la cartomante e il ragazzo in divisa con incredulità, incapaci di immaginare un tale mondo e varietà a pochi metri dalla loro scrivania. Alessandro, orgoglioso, mostrava le sue doti da futuro allevatore, rassicurando la ragazza della reception, mentre il tacchino dell’istituto agrario impauriva nella hall. Poteva sembrare un gioco, ma era un gioco serio. Perché non si trattava solo di inscenare delle situazioni, ma si trattava di ricostruire con precisione e sincerità ciò che le persone volevano essere, al di là del giudizio, della routine o delle possibilità. Utilizzavamo la macchina fotografica al rovescio, non documentando ciò che era, ma ciò che sarebbe potuto essere. Questi luoghi sconosciuti erano diventati i luoghi del possibile. Un divario tra reale e immaginario, aspirazione e quotidiano da cui scaturiva un’energia simile alla forza archetipica dell’eroe: figura a metà tra l’umano e il divino, dualistica, contraddittoria e potente proprio per questa doppiezza identitaria. Stavamo creando l’immagine eroica delle loro vite private. Queste fotografie non mentono, racchiudendo ugualmente un segreto. Sono fotografie che sprigionano energia potenziale, includendo in esse l’ipotesi dell’irrealizabile. Parlano di una nostalgia intrinseca al mezzo fotografico, tanto legato al ciò che è stato, senza curarsi, paradossalmente, di ciò che sarà.


la foto preferita di Oscar quando era piccolo


io e i ragazzi di 5a B una sera di fine estate


Nuovi usi per vecchie forme. Le strategie dello scatto posato e del ritratto come catalizzatori e occasioni di conoscenza per radunare un immaginario trasversale parcelizato negli individui. Rachele Maistrello piega il pretesto fotografico alle sue implicazioni relazionali e comunitarie. Simone Frangi, direttore artistico di Viafarini DOCVA, Artribune, Gennaio-Febbario 2014, n. 17, pag.79


la fotografia preferita di Mattia da piccolo, con la nonna / un messaggio privato di un ragazzo su Facebook


una delle ragazze che hanno partecipato al progetto, mentre fuma / la miail del preside dell’istituto agrario


un messaggio di Mattia su Facebook / la fotografia di Daniel, quando aveva l’età di Demetrio / accanto: frame del trailer di lancio del progetto


frame del trailer di lancio del progetto


A HERO’S LIFE

14 c-prints on Fujii Crystal Archive paper each 150cm x 110cm printed in edition of 5 plus 2AP and second edition 40cm x 50cm printed in ed. of 5 2013 each photograph courtesy of Rachele Maistrello and Stonefly collection


Rachele Maistrello Š 2013, Mara and Jessica in the Chief Executive Office C-print mounted on dibond 110 x 150 cm // 43.3 x 59.1 inches, framed Courtesy of the artist and Stonefly collection, Italy


Rachele Maistrello Š 2013, Alessandro in the archive office , C-print mounted on dibond 110 x 150 cm // 43.3 x 59.1 inches, framed Courtesy of the artist and Stonefly collection, Italy


Rachele Maistrello Š 2013, Oscar, Raiane and Giorgia in the meeting room C-print mounted on dibond 110 x 150 cm // 43.3 x 59.1 inches, framed Courtesy of the artist and Stonefly collection, Italy


Rachele Maistrello Š 2013, Nicholas in the chief executive office C-print mounted on dibond 110 x 150 cm // 43.3 x 59.1 inches, framed Courtesy of the artist and Stonefly collection, Italy


FOR VIDEOS OF THE BACKSTAGE AND MORE, PLEASE, VISIT:

www.aheroslife.tumblr.com

FOR ALL IMAGES AND MY PERSONAL CV:

www.rachelestudio.com FOR QUESTIONS, COMMISSIONS OR PURCHASE, PLEASE WRITE AT:

rachele.maistrello@gmail.com


This project would be impossible without the precious support of:

Bevilacqua La Masa Foundation Stonefly 速

and without the special help of:

Istituto agrario di San Gaetano Centro anziani di San Gaetano parrocchia di San Gaetano

a special thanks to:

bar ae do ciacoe di San Gaetano Carla Calesso (costumi cosplay) Mattia Modesto (foto backstage) Ilaria Trentin (costumi) Silvia Savietto (aiuto coordinamento) Michele de Conno (organizzazione Istituto Agrario) Daniele Santin (costumi) Mafalda (organizzazione party finale e trasporti) Antonio Bigini (aiuto allestimento)


Aheroslifeok