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Reggio Emilia, martedì 7 gennaio 2014

FESTA DEL TRICOLORE - INTERVENTO DEL SINDACO VICARIO UGO FERRARI AL TEATRO ARIOSTO DI REGGIO EMILIA Di seguito il testo del discorso del sindaco vicario di Reggio Emilia Ugo Ferrari al teatro Ariosto, in occasione della Giornata nazionale della Bandiera e del 217° Anniversario del Primo Tricolore. “Il caloroso benvenuto della Città del Tricolore va al presidente della Corte Costituzionale Gaetano Silvestri. Un benvenuto particolare al Signor Ministro Dario Franceschini. Un saluto affettuoso al Ministro Graziano Delrio, che in questa giornata non ha voluto mancare di essere qui, nella sua città, che ha amministrato per nove anni prima di raccogliere l’invito ad essere parte del governo di questo Paese in una fase così delicata. Saluto il Prefetto Antonella De Miro, il vicepresidente della Provincia Saccardi, l’assessore regionale Bianchi, tutte le autorità civili, religiose, militari e politiche. Benvenuto a tutti parlamentari, i sindaci, i consiglieri comunali, provinciali, regionali; agli studenti, agli insegnanti, ai cittadini e ai i nostri giovani. “217 anni fa, il 7 gennaio del 1797, nasceva nella nostra città il Primo Tricolore, decretato allora come bandiera della Repubblica Cispadana e successivamente, dopo aver attraversato quasi un secolo di storia di Unità nazionale, veniva scelta dall’Assemblea Costituente come vessillo del nostro Paese. La nascita del Tricolore fu un atto rivoluzionario. Esporlo era un grido di libertà, un gesto di ribellione nei confronti dell’ordine costituito, dei ducati e del potere ereditario. Significava anche mettere a rischio la propria vita, in nome di principi che in gran parte costituiscono ancora oggi la base della nostra democrazia. Valori e principi che evolveranno, si arricchiranno, come i diritti civili e le pari opportunità, che muovono dalle fondamenta del nostro Stato Repubblicano, a cui Reggio Emilia ha dato un tributo fondamentale. Ma il Tricolore non è nato una volta sola. Non è una storia passata, è una storia ancora viva. Il Tricolore nasce ogni giorno nei cittadini di buona volontà, che hanno capito che dal benessere altrui dipende il loro stesso benessere e dedicano il proprio tempo al bene comune e alla cosa pubblica. Il Tricolore nasce ogni giorno, con ogni bambino nato in Italia, che per noi è italiano anche se la sua famiglia proviene da un altro Paese. Nasce ogni giorno nella forza di volontà di quell’esercito silenzioso di giovani precari, che affrontano il presente senza riuscire a progettare il futuro, ma non per questo gettano la spugna.

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Nasce ogni volta che si sceglie la via più lunga e tortuosa, perché è quella giusta e legale, anche se non è quella più agevole. Nasce nella capacità di indignarsi e reagire contro qualsiasi ingiustizia e discriminazione. Il Tricolore nasce in ogni idea che ha il coraggio e la capacità di diventare un’impresa, superando le difficoltà e generando lavoro e speranza. Nasce in ogni centro di ricerca dove le nostre intelligenze esprimono il meglio dell’italianità. Nasce tra i banchi della scuola dove tutti, senza distinzione alcuna, possono migliorare se stessi e diventare protagonisti del proprio destino. Il Tricolore nasce nelle tribolazioni quotidiane delle famiglie, in chi ha perso il lavoro, ma continua a lottare per non perdere anche la propria dignità. Il lavoro appunto. La politica oggi deve occuparsene con priorità assoluta. Su questo terreno la politica, le istituzioni sono chiamate a dare risposte concrete. Risposte concrete servono agli esodati, a coloro che si ritrovano “troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per lavorare”. Dobbiamo dare più fiducia ai giovani. Non lo stiamo facendo abbastanza se abbiamo superato il 40 per cento di disoccupazione giovanile. Se guardiamo alla storia, al ruolo determinante che i giovani hanno sempre avuto nei passaggi cruciali, comprendiamo meglio quale rischio possa comportare - per la ricerca, il lavoro e la politica – perdere l’energia e la vitalità di intere generazioni. C’è bisogno dei giovani anche per un’altra sfida: quella per la legalità e contro le mafie. Anche qui al Nord, questa è una battaglia di libertà che ha bisogno di tutti. In questo quadro, è utile chiedersi cosa possono fare lo Stato, gli enti locali, i sindaci. I Comuni, le città, se messi nelle giuste condizioni, possono fare molto. Le città sono l’ossatura del nostro paese. Nelle loro piazze si svolgono la vita quotidiana, i mercati, gli incontri tra la gente. Allo stesso tempo sono luoghi che ci narrano passaggi storici drammatici o esaltanti. E ci raccontano quotidianamente umori, proteste e speranze di una comunità, di un popolo. La rete di città è ricca di vitalità e opportunità. Le città “sono la carta vincente che l’Italia non ha ancora giocato” ha scritto qualche anno fa un nostro illustre concittadino – Romano Prodi. Approfitto della presenza di due autorevoli Ministri per chiedere al governo di aiutarci a tutelare la ricca rete di servizi sociali ed educativi di cui disponiamo, e una sanità di qualità con i conti in ordine. Consentiteci di sostenere il volontariato e la nostra brava gente, che arriva lì dove non arriviamo noi. Perché se si indeboliscono la coesione sociale e il senso di appartenenza, si indebolisce la possibilità di sviluppo economico e sociale. Si creino occasioni di lavoro e occupazione attraverso Piani nazionali sulla messa in sicurezza del territorio e delle scuole, sul risparmio e l’efficienza energetica, utilizzando i molti progetti degli enti locali che giacciono nei cassetti da tempo per mancanza di fondi. So bene che bisogna tenere conto di vincoli, compatibilità e mediazioni.

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So bene che ne parlo a due Ministri a cui è noto che i Comuni non sono un semplice centro di spesa dello Stato. Il Ministro Delrio in particolare - per essere stato fino a poco tempo fa Sindaco e Presidente dell’ANCI - sa bene che in generale i Comuni sono responsabili solo del 2,5% del debito pubblico e che sono fra i componenti dello Stato ad aver tagliato di più in questi anni. So anche di parlare a Ministri di un Governo che ha dato segnali significativi (come l’allentamento del patto di stabilità per i Comuni), ha consentito ai reggiani nel 2013 di pagare circa dieci milioni in meno di IMU prima casa rispetto al 2012. Soprattutto si è avviata una fase di riforme attese da tempo sulla semplificazione ed il riordino dell’assetto istituzionale nelle sue varie parti, dal Parlamento agli Enti Locali. Il primo “si”, ottenuto nelle scorse settimane dal Ministro Delrio alla sua proposta di riordino e semplificazione, è incoraggiante. Tuttavia chiediamo che vengano accolte le critiche e le proposte dell’ANCI, comprese quelle della Regione Emilia Romagna, sulla cancellazione della mini IMU. Chiediamo poi che sia possibile per i Comuni, attraverso esenzioni e progressività, assicurare maggiore equità nella distribuzione del peso fiscale, perché in questo paese si sta allargando la forbice tra chi possiede molto e chi non ha nulla. E’ fondamentale, inoltre, semplificare e non appesantire la vita di cittadini e imprese. Nel 2013, fra incertezze, modifiche continue e cambi di rotta non si è riusciti in questo intento. Più in generale, la classe politica se vuole riacquistare credibilità deve fare autocritica e aprirsi, più di quanto abbia fatto finora, all’ascolto e all’interpretazione della domanda di cambiamento, che viene dal “basso”. Pratichiamolo questo cambiamento. Abbiamo bisogno di un Paese dove onestà e merito siano un fatto normale, non eccezionale. Però il richiamo che giunge da alcuni movimenti in queste settimane ad azzerare istituzioni e rappresentanze è inaccettabile, è una scorciatoia senza via d’uscita. Perché “cambiare” in uno Stato democratico, dotato di una bellissima Costituzione, non significa azzerare, ma innovare, anche profondamente, dentro regole condivise. “Politica” è una parola nobile. Mentre scrivevo questa frase ho pensato a Bersani a cui ho inviato ieri un augurio, che vorrei condividere con voi. Certo la politica può essere bella, ma è nostro compito dimostrarlo. Occorre essere all’altezza di uno stile nuovo, di una sobrietà che è chiesta con forza in questo delicato momento per il paese, dove ogni famiglia, impresa e lavoratore fa dei sacrifici per ri-progettare il proprio futuro.

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Vanno comprese meglio le ragioni di un malessere profondo e di una certa solitudine, che vivono molti cittadini, condotti ormai ad una rassegnazione che è la negazione della speranza. Quella stessa speranza la si può riconoscere nella storia di questo paese, fatta di molte cadute e altrettante rinascite. L’appello quindi – che rivolgo soprattutto ai più giovani – è che l’obiettivo che ci si pone non sia l’anti-politica, ma un rinnovato impegno in essa. Che siano piuttosto la spinta delle idee, l’amore per la propria città e il proprio paese, l’amore per la libertà e per la democrazia a sostenere le istanze di rinnovamento. Reggio e i suoi giovani hanno fatto molto per questo paese. Hanno sempre scelto di stare dalla parte della democrazia e della libertà. Sono certo che continuerà ad essere così. Abbiamo buone ragioni per volere e sperare che il volto dell’Italia possa ancora essere il volto coraggioso, e talvolta ribelle, dei giovani. Viva il Tricolore, viva l’Italia”.

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Tricolore 7 gennaio 2014 - intervento del sindaco vicario di Reggio Emilia Ugo Ferrari  
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