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LA RICETTA COME PORTARE A ZERO LO SPREAD - Donato Vena -

Mini Titoli di Stato usati come moneta contante are re miar per risparrmia essii di d'interress miliarrdi sul debito pubblico Debito bb Pu lico

1970 miliardi

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I tacchini di Mario Il contadino Mario ad inizio anno ha un debito di 2.000 euro con vari creditori e paga loro il 6% d'interesse per un totale di 120 euro all'anno. Volendo ridurre debito ed interessi escogita un piano: monetizzare 50 contratti di prevendita di altrettanti tacchini - del valore di 10 euro l'uno - da consegnare per il cenone di fine anno. Mario darà alla scadenza i tacchini ai possessori di contratto o, su loro richiesta, restituirà i 10 euro. Pagherà ad ognuno, inoltre, 10 centesimi d'interesse, pari all'1%. L'astuto contadino va in paese con i 50 contratti ed effettua la prevendita dei tacchini incassando 500 euro. Con la somma recuperata Mario estingue subito un quarto del suo debito, risparmiando 30 euro d'interesse - il 6% su 500 euro - che avrebbe dovuto pagare a fine anno ai creditori. Gli euro risparmiati Mario li destinerà: 25 per ridurre ulteriormente il suo debito e 5 per pagare l'interesse di 10 centesimi ai 50 possessori di contratto. --------------Morale della favola: perché l'Italia non fa come il contadino Mario? I 2.000 euro sono i miliardi del nostro debito pubblico ed il 6% è il tasso d'interesse che paghiamo sui Btp 3


a 10 anni. Il valore dei 500 euro dei contratti di vendita dei tacchini, sono i miliardi in Mini Titoli di Stato al portatore (tagli da 50, 100, 200 e 500 euro, al tasso d'interesse dell'1% all'anno) che l'Italia immette nella liquidità del Paese, parificandoli a “moneta” corrente con apposito decreto legge. I 500 miliardi di euro ritirati dalla liquidità italiana - sostituiti dai Mini Titoli - vanno a ripagare parte del debito pubblico. La differenza tra il 6% pagato sul debito pubblico e l'1% pagato sui Mini Titoli di Stato al portatore, rappresenta il risparmio sugli interessi che l'Italia può realizzare. Ecco in breve “la ricetta” descritta in questo libro. Ora, per il bene degli italiani, occorre trovare solo un contadino audace e convinto come Mario.

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Premessa Leggendo attentamente la spending review del ministro Giarda, elaborata successivamente dal commissario Bondi, ho riscontrato un punto debole: motivo per cui ho scritto questo libro. Tutti i capitoli di spesa prevedono una riduzione dei costi negli anni, tranne quello che riguarda la spesa sui tassi d'interesse pagati sul debito pubblico; 70,3 miliardi di euro nel 2011 che nella previsione del governo tecnico, sono destinati a crescere, per arrivare probabilmente nel 2015 ad oltre 90 miliardi. Da un lato, si creano risorse riducendo la spesa pubblica. Dall’altro si dà per scontato che una parte di queste risorse, sarà assorbito dall’aumento dei tassi d’interesse sul debito pubblico. Circa 1.970 miliardi di debito pubblico che, man mano che scade, viene rinnovato, pagando alla speculazione finanziaria tassi d’interesse sempre più alti. Negli ultimi mesi del governo Berlusconi, su alcune emissioni di titoli si è superato addirittura il 7,2% d'interesse, per poi registrare un leggero calo dello spread dopo la nascita del governo Monti, dove gli interessi sulle emissione dei titoli decennali si sono posizionate intorno al 6%. Il risultato ottenuto da Monti sull'uso del fondo salva-Stati, in funzione di “scudo anti spread” - nell'in5


contro dei capi di Stato europei del 28 e 29 giugno scorso - è un importante aiuto ai Paesi ad alto debito pubblico, ma non è la risoluzione del problema italiano. Quando il fondo salva-Stati sarà operativo (dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale tedesca prevista per settembre?), la Bce potrà acquistare titoli pubblici per calmierare i prezzi di collocamento, sempre che i singoli Paesi facciano richiesta ed abbiano le carte in regola nei confronti dell'Europa, avendo rispettato i vari vincoli. Un supporto che potrà, forse, garantire solo il non peggioramento della spesa sostenuta sul debito pubblico italiano e non una riduzione della stessa già abbastanza alta. Una spesa in ogni caso insostenibile che occorre ridimensionare trovando un modo per “acquistare” (o meglio “detenere”), come italiani, il debito pubblico (oggi circa il 40% è detenuto da stranieri, con percentuali che hanno superato il 50% nelle emissioni dell'ultimo anno), mettendo un freno agli alti tassi d’interesse voluti dalla speculazione finanziaria. Reperire risorse pagando minori interessi sul debito pubblico è possibile; basta aprire la mente a nuove politiche economiche, scegliendo fin d’ora che a “pagare” il recupero delle risorse da investire per la crescita dell’Italia sia, questa volta, la speculazione internazionale. Detta in pillole, è questa la proposta che troverete 6


nel libro. Mettere in circolo nella liquidità nazionale dei Mini Titoli di Stato al portatore - da 50, 100, 200 e 500 euro, ad un tasso fisso del 1% annuo e della durata di 5 anni - da utilizzare come “seconda moneta” di scambio in Italia. Così facendo la parte di liquidità in euro ritirata e sostituita con i Mini Titoli, si utilizza a ripagare i tradizionali titoli di Stato in scadenza bloccandone l'emissione per alcuni anni. Operazione, questa, che sposta un pezzo di debito pubblico, detenuto da soggetti esteri, alla liquidità interna italiana. Il vantaggio? La differenza di tasso applicata sul debito! Stiamo parlando di decine di miliardi di risparmio che possono essere utilizzati per la crescita e l'abbattimento del debito pubblico.

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La situazione attuale Il debito pubblico italiano è pari al valore nominale di tutte le passività lorde consolidate delle amministrazioni pubbliche (amministrazioni centrali, enti locali e istituti previdenziali pubblici). Il debito è costituito da biglietti, monete e depositi, titoli diversi dalle azioni (esclusi gli strumenti finanziari derivati) e prestiti, secondo le definizioni del SEC 95. Al 31 dicembre 2011 i titoli di Stato rappresentavano circa l’84% del debito pubblico italiano che oggi è di circa 1.970 miliardi di euro (1.630 sono titoli di stato a medio e lungo termine e sono posseduti per circa un 40% da soggetti stranieri). Al 31 dicembre 2011 il debito era di 1.897,18 miliardi, il Pil di 1.580,22 miliardi, con un rapporto debito/ Pil, pari al 120,06% (come risulta dalla fonte del ministero dell’Economia e delle Finanze - notifica del deficit e del debito pubblico inviata alla Commissione europea ex Reg. CE 3605/93, così come modificato dal Reg. 479/2009). Il rapporto debito/Pil per il 2012 è previsto a 120,3% al netto dei soggetti dell'eurozona e del 123,4% considerando gli aiuti dati dall'Europa alla Grecia, Portogallo e Irlanda. Il rapporto non dovrebbe aumentare, con il sostegno previsto per le banche spagnole e forse cipriote, in 8


quanto il fondo salva-Stati (di cui l'Italia contribuisce con il 17,9%), d'ora in poi, non graverà più sul debito pubblico dei paesi dell'eurozona. Il Fondo monetario internazionale, invece, considerando un calo maggiore del Pil italiano, prevede che il rapporto debito/pil si posizionerà a fine anno al 125%. A titolo informativo, a pagina undici, riporto i dati riferiti all’evoluzione che ha avuto il debito pubblico ed il Pil reali, negli ultimi 30 anni in Italia. _______________ Quando parliamo di ammontare dei titoli di Stato in circolazione, ci riferiamo a tutti i titoli emessi dallo Stato, sia sul mercato interno (Bot, Ctz, Cct, Btp e BtpEi), sia sul mercato estero (programmi Global, Mtn e Carta commerciale). Il ministero dell’Economia e delle Finanze dispone regolarmente l’emissione sul mercato interno di cinque categorie di titoli di Stato disponibili sia per gli investitori privati sia per gli istituzionali: 1) Buoni ordinari del Tesoro (Bot); 2) Certificati del Tesoro zero coupon (Ctz); 3) Certificati di credito del Tesoro (Cct/CctEu); 4) Buoni del Tesoro poliennali (Btp); 5) Buoni del Tesoro poliennali indicizzati all’inflazione europea (BtpEi). Le loro caratteristiche le riportiamo di seguito ricordandovi che il taglio minimo è di 1.000 euro e che la 9


ritenuta sugli interessi è del 12,50%. Titolo - Durata - Remunerazione - Meccanismo d’asta - Rimborso Bot - 3, 6 e 12 mesi (da 1 a 12 mesi); scarto d’emissione; asta competitiva sul rendimento; alla pari, in unica soluzione a scadenza. CtzZ - 24 mesi; scarto d’emissione; asta marginale con determinazione discrezionale di prezzo e quantità emessa; alla pari, in unica soluzione a scadenza. Cct / CctEu - 5 anni; cedole variabili semestrali, eventuale scarto d’emissione; asta marginale con determinazione discrezionale di prezzo e quantità emessa; alla pari, in unica soluzione a scadenza. Btp - 3, 5, 10, 15 e 30 anni; cedole fisse semestrali, eventuale scarto d’emissione; asta marginale con determinazione discrezionale di prezzo e quantità emessa; alla pari, in unica soluzione a scadenza. BtpEi - 5, 10, 15 e 30 anni; cedole reali semestrali, eventuali scarto d’emissione e rivalutazione del capitale a scadenza; asta marginale con determinazione discrezionale di prezzo e quantità emessa; in unica soluzione a scadenza. Lo Stato italiano, inoltre, emette anche altri strumenti, in euro e in valuta, generalmente sottoscritti da investitori istituzionali. Tali emissioni offerte sui mercati internazionali assumono la forma di obbligazioni a medio e lungo termine, o di carta commerciale. 10


Debito e Pil degli ultimi 30 anni - (Importi in milioni di euro) Anno 2010 2009 2008 2007 2006 2005 2004 2003 2002 2001 2000 1999 1998 1997 1996 1995 1994 1993 1992 1991 1990 1989 1988 1987 1986 1985 1984 1983 1982 1981 1980

Debito reale 1.843.014,66 1.791.204,31 1.705.101,88 1.692.154,41 1.701.794,57 1.659.488,76 1.611.228,53 1.584.805,62 1.594.080,65 1.620.376,67 1.592.569,14 1.609.883,01 1.600.599,16 1.608.384,99 1.603.651,23 1.580.994,15 1.546.908,94 1.442.833,22 1.331.485,42 1.246.749,47 1.173.542,03 1.103.013,90 1.042.552,73 966.038,36 882.422,62 804.850,71 721.047,44 646.194,30 58.563,14 529.843,20 503.681,15

PIL reale Rapporto D/P 1.572.388,00 117,21 1.544.443,49 115,98 1.604.068,53 106,30 1.633.072,56 103,62 1.595.740,88 106,65 1.566.423,38 105,94 1.550.721,21 103,90 1.517.763,04 104,42 1.508.290,35 105,69 1.489.512,32 108,79 1.458.807,01 109,17 1.415.851,82 113,70 1.392.577,26 114,94 1.362.347,67 118,06 1.326.492,12 120,89 1.300.695,97 121,55 1.269.604,76 121,84 1.247.458,29 115,66 1.262.181,07 105,49 1.264.575,61 98,59 1.232.415,75 95,22 1.182.069,14 93,31 1.147.749,72 90,83 1.084.043,09 89,11 1.036.706,96 85,12 994.851,77 80,90 962.666,14 74,90 931.069,85 69,40 919.448,33 63,14 906.337,01 58,46 898.077,63 56,08 11

Governo Berlusconi Berlusconi Prodi / Berlusconi Prodi Berlusconi / Prodi Berlusconi Berlusconi Berlusconi Berlusconi Amato / Berlusconi D’Alema / Amato D’Alema Prodi / D’Alema Prodi Dini / Prodi Berlusconi / Dini Ciampi / Berlusconi Amato / Ciampi Andreotti / Amato Andreotti Andreotti De Mita / Andreotti Goria / De Mita Craxi / Fanfani / Goria Craxi Craxi Craxi Fanfani / Craxi Stadolini / Fanfani Forlani / Spadolini Cossiga / Forlani


L’Europa e i suoi vincoli Privilegiando il rigore rispetto alla crescita, l’Europa avvantaggia alcune nazioni a scapito di altre. Questo “status quo” procura enormi benefici alla Germania, che continua a esercitare il suo strapotere sugli altri Paesi dell’eurozona. I principi fondamentali dell'Europa si basano sulla parziale limitazione della sovranità economica degli Stati in materia di deficit, con trasferimento alla Banca centrale europea delle prerogative delle rispettive banche centrali (la politica dei cambi e la decisione sul tasso d’interesse). In questo quadro, le diverse nazioni non possono accedere al credito delle proprie banche nazionali, secondo l’assioma che l’aumento della moneta in circolazione implica solo inflazione (col pericolo di contagio ad altre nazioni). Il costo più significativo dell’intera operazione è stato individuato nella cancellazione di fatto - grazie all’adozione di una moneta comune - della possibilità di agire sul tasso di cambio da parte dei singoli Stati. La Bce ha dimostrato in questi anni di avere un solo obiettivo inderogabile: la lotta all’inflazione. Questa politica è andata a discapito dell’occupazione che è il problema principale a cui oggi l'Europa deve dare una risposta. L’euro in queste condizioni crea iniquità soprattutto per12


ché non da risposte solidali alla crisi dei debiti nazionali e lo stesso Trattato, privilegiando il rigore rispetto alla crescita, avvantaggia alcune nazioni a scapito di altre. Riporto alcune delle rigidità in campo finanziario espresse dalla Merkel che confermano la voglia di egemonia della Germania sull’Europa e il vantaggio ottenuto dalla situazione attuale: - i dinieghi ad aumentare il finanziamento al fondo salva-Stati (Esfs/Esm oggi rinominato in “European stability mechanism”); - frenare l’emissione di eurobond (che livellerebbe i tassi d’interesse del debito pubblico delle nazioni); - il rifiuto di aderire alla lettera d’intenti sulla crescita sottoscritta da dodici Paesi dell’Unione europea, compresa l’Italia; - l’imposizione agli altri Stati del vincolo del pareggio di bilancio da inserire in Costituzione; - i continui richiami a regole ferree e controlli della Troika (Bce, Ue e Fmi) sugli Stati per utilizzare il fondo salva-Stati in funzione di scudo anti spread. Un esempio vi metterà in luce i vantaggi che trae la Germania dalla situazione attuale. Le condizioni di affidabilità economica della Germania attirano capitali dall’estero sottoscritti in Bund a tasso d’interesse poco più dell’1%. Successivamente, gli stessi investitori tedeschi (privati e pubblici) reinvestono una buona parte di queste somme in titoli di Stato 13


greci, spagnoli ed italiani, dove maggiore è lo spread, creandosi lucrosi guadagni. Sempre per lo stesso motivo, le aziende tedesche riescono a reperire crediti, dalle banche o dall'emissione di proprie obbligazioni, per investire e crescere a costi bassissimi a differenza delle aziende italiane, spagnole, portoghesi e greche che devono pagare il costo del denaro molto più caro. Tra l'altro, è stato dimostrato che se non fosse stato introdotto l’euro, il marco tedesco si sarebbe rivalutato di oltre il 40%, riducendo notevolmente le esportazioni tedesche verso l’estero a discapito della propria economia. La Germania, quindi, è stata ed è favorita anche dal fatto che la moneta unica ha impedito agli altri Paesi europei di ricorrere a svalutazioni che avrebbero permesso un recupero di competitività sui mercati internazionali. Questa situazione, chiusa in binari ben delineati, deve essere interrotta utilizzando, dove è possibile, le stesse regole che l’Europa impone. La proposta che in modo più specifico vi propongo nei prossimi capitoli rispetta le regole europee e pone un freno a storture economiche che oggi Paesi come il Portogallo, l'Irlanda, l’Italia, la Grecia e la Spagna (Piigs), devono pagare alla speculazione internazionale. Lo ripeto in pillole: l'Italia (ma così potrebbero fare anche gli altri Stati europei con un elevato spread e debito pubblico) deve emettere Mini Titoli di Stato al por14


tatore, d’importo pari al valore di alcune banconote in euro (50, 100, 200 e 500 euro). Questi Mini Titoli vanno utilizzati dagli italiani come fossero una seconda moneta di scambio nell'economia nazionale. Con la liquidità raccolta, invece, l'Italia ripaga i tradizionali titoli di Stato che vanno in scadenza. Il vantaggio della proposta consiste nello stabilire e pagare un tasso d'interesse predefinito, sui Mini Titoli di Stato al portatore (1% annuale, pagabile in un'unica soluzione al quinto anno), molto più basso di quello che il mercato richiede. Così si genera dalla differenza di tasso un risparmio sugli interessi pagati, quantificato in decine di miliardi di euro oggi dati “in pasto” alla speculazione finanziaria internazionale per l'alto differenziale di spread. I Mini Titoli di Stato al portatore, con apposito decreto legge del governo, vengono parificati a “moneta contante” utilizzabile in qualsiasi operazione di pagamento per acquisti di beni e servizi nel territorio italiano. Una grande boccata d’ossigeno per l'economia italiana che, convertendo parte del proprio debito pubblico in Mini Titoli di Stato al portatore, risparmierebbe decine di miliardi d'interesse non emettendo per alcuni anni titoli di Stato tradizionali. Non solo risparmio da destinare alla crescita e alla riduzione del debito ma, come vedremo nei prossimi capitoli, anche altri vantaggi che possono stimolare la crescita del Paese. 15


La Bce in pillole La Bce è la Banca centrale per la moneta unica europea dell'euro. Il compito principale della Bce è preservare il potere d’acquisto della moneta unica assicurando il mantenimento della stabilità dei prezzi nell’eurozona. Gli obiettivi dell’Unione Europea (articolo 2 del Trattato) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica, un intento questo di cui i notabili della Bce ricordano solo l’ultima parte: “non inflazionistica”. Le funzioni fondamentali, in base al Trattato che istituisce la Comunità Europea (articolo 105, paragrafo 2) sono: - definire e attuare la politica monetaria per l’area euro; - svolgere le operazioni sui cambi; - detenere e gestire le riserve ufficiali dei paesi dell’area euro; - promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento; - in collaborazione con le banche nazionali europee (oppure direttamente dagli operatori economici), la Bce acquisisce le informazioni statistiche necessarie per lo svolgimento dei propri compiti; - contribuisce alla regolare conduzione delle politiche perseguite dalle autorità competenti in materia di vigi16


lanza, prudenziale sulle istituzioni creditizie e di stabilità del sistema finanziario. E' stato previsto dal Consiglio europeo di luglio scorso che la Bce abbia anche l'affidamento della nascente autorità europea di vigilanza che controllerà la gestione del fondo salva-Stati in funzione di scudo anti spread. La Bce, inoltre, intrattiene relazioni operative con istituzioni, organi e consessi in seno e al di fuori dell’Unione europea, sempre negli ambiti di competenza e ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno dell’area euro (pianificando strategie e coordinamento delle funzioni di produzione ed emissione delle banconote in euro). Questo punto vincola i paesi aderenti a non battere moneta e a far sì che la dichiarazione di Berlusconi (di seguito riportata) venisse presa come un’uscita estemporanea estiva. Berlusconi - 1° giugno 2012 "La crisi economica non è risolvibile dal nostro interno. Il governo Monti deve riprendere da dove avevamo lasciato e cambiare la sua linea politica. Dobbiamo andare in Europa a dire con forza che la Bce deve iniziare a stampare moneta. Così cambia l'economia. La Banca centrale europea deve cambiare la propria missione, deve diventare il garante di ultima istan17


za del debito pubblico e cominciare a stampare moneta. Altrimenti, in caso contrario, dovremmo avere la forza di dire ciao ciao euro, e cioè uscire dall'euro restando nella Ue o dire alla Germania di uscire lei dall'euro se non è d'accordo".

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Pareggio di bilancio Il nuovo art. 81 della Costituzione In un silenzio assordante nei mesi scorsi un pezzo fondamentale della nostra Costituzione è stato modificato. Si tratta del pareggio di bilancio imposto come regola per le pubbliche amministrazioni e agli enti locali, inserito in Costituzione. Voluto dalla politica europea, questa scelta condizionerà fortemente negli anni futuri gli stati nazionali. L’Italia, con il suo grande debito pubblico, dovrà fare sacrifici doppi ed inventare “nuove politiche economiche”, soprattutto se non sarà capace di riavviare la crescita del Paese. Bisogna prendere atto che, avendo accettato questo vincolo in Costituzione e votato in parlamento senza un minuto di discussione il “fiscal compact” - trattato Ue che impone di ridurre il debito pubblico al 60% in venti anni - non sarà più la politica ad incidere sull'economia, ma sarà l'economia che inciderà sulla politica. Di questi errori ce ne accorgeremo molto presto quando, in mancanza di crescita, bisognerà far quadrare i conti intaccando ancora una volta stato sociale, sanità, pubblico impiego e istruzione. La Francia, su questa vicenda, sta percorrendo una strada diversa. Il presidente Hollande, infatti, ha già dichiarato che non metterà in Costituzione il pareggio di 19


bilancio ma, impegnandosi a rispettarlo, lo regolamenterà con legge ordinaria. Un modo intelligente per rispettare sia la promessa elettorale fatta agli elettori francesi, sia le regole scelte dal Consiglio europeo. Sulla Gazzetta Ufficiale n. 95 del 03/04/2012 è stato pubblicato il testo della legge costituzionale n. 1/2012 che modifica l’art. 81 della Costituzione e, di conseguenza, gli artt. 97 – 117 – 119. I periodi più significativi della modifica sono i seguenti: “Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali” (…) “Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale”. 20


Il disegno di legge ha avuto un iter molto rapido: - assegnato la prima volta in commissione il 28/04/ 2011, è stato approvato dall’aula della Camera il 30/11/ 2011 e dal Senato il 15/12/2011; - riapprovato in seconda deliberazione dalla Camera il 06/03/2012 e dal Senato il 17/04/2012. Entrambe le deliberazioni hanno ottenuto la maggioranza dei 2/3 escludendo il ricorso al referendum costituzionale. Promulgata dal Presidente della Repubblica il 20/04/ 2012, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 23 aprile.

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Le proposte inviate a Monti Il Governo Monti è il sessantunesimo governo della Repubblica Italiana, il secondo della XVI legislatura. E' stato nominato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 16 novembre 2011 in seguito alle dimissioni di Silvio Berlusconi del 12 novembre. Proprio il 16 novembre 2011 ho scritto una lettera a Monti che è il preludio di come matura l’idea dei Mini Titoli di Stato al portatore da usare come seconda moneta di scambio nel mercato italiano. Lettera aperta a Mario Monti Di seguito, il testo della missiva. Prima di tutto, presidente Monti, auguri per il suo incarico. Sono un contribuente italiano. Le volevo sottoporre una proposta di mediazione su “patrimoniale sì, patrimoniale no” che ritengo efficace ed equa. Nel 2012 ci sono in scadenza circa 440 miliardi di titoli di Stato. Per ridurre la quota di titoli di nuova emissione e ripagare quelli in scadenza, può prevedere una patrimoniale da restituire (o prestito forzato) del 5%, sui patrimoni superiori a 800.000 euro ed emettere Btp a 5/10 anni (ad un tasso d'interesse pari a zero) da consegnare ai contribuenti che hanno su22


bito il prelievo. Questa misura genera una disponibilità potenziale di circa 60 miliardi di euro, con tre effetti immediati: 1. riduce significativamente l’entità della collocazione di titoli di Stato nel 2012; 2. produce un risparmio sugli interessi, che ai tassi attuali, ammonta a circa 3,87 miliardi l'anno (somme da destinare alla crescita del Paese); 3. non essere percepita dal contribuente come patrimoniale ma come prestito, a zero remunerazione, che quel 10% della popolazione italiana più ricca, fa allo Stato e agli italiani in un momento di bisogno. La suddetta proposta è integrata con l’emissione di Btp a 5 anni, ad un tasso di interesse prestabilito (pari a quello tedesco che attualmente è 1,84%?), da assegnare in sostituzione di parte dello stipendio (quello superiore a 90.000 euro annui) ad amministratori pubblici, di società municipalizzate, di dipendenti pubblici, di pensionati e ripagare parte dei crediti delle imprese. Non si tratta di un prelievo, ma di un pagamento con titoli di Stato ad un tasso di solidarietà che è chiesto a chi direttamente o indirettamente riceve un compenso superiore a 90.000 euro l'anno dallo Stato. Queste due azioni credo siano buone proposte di mediazione per un governo tecnico come il suo. Tutto sommato, lo sforzo che è chiesto ad un numero ristretto di 23


italiani benestanti è abbondantemente sostenibile. E' inutile segnalare che, poter decidere nel 2012 di togliere dal mercato oltre 60 miliardi di euro, sostituiti dai titoli di Stato citati sopra, ridurrebbe enormemente la speculazione internazionale sull’Italia. Ancora auguri di buon lavoro. Reggio Emilia 16 novembre 2011 Alla lettera/proposta inviata al presidente Monti, segue il 28 dicembre 2011 una telefonata dalla segreteria della presidenza del Consiglio che, chiedendomi l’indirizzo di casa, annuncia l’invio della risposta del premier alla mia missiva del 16 novembre 2011. Meravigliato e compiaciuto della telefonata, chiesi di ricevere via email la risposta, ma mi venne detto: “per espressa richiesta del Presidente, dobbiamo inviare la lettera a casa”. Mi convinsi che, vista la presenza di Monti nella sua prima uscita pubblica da presidente del Consiglio, proprio a Reggio Emilia il 7 gennaio, in occasione della ricorrenza della festa del Primo Tricolore, l’invio della lettera, teneva conto di questa tempistica; invece, così non fu. Una risposta scritta annunciata e mai pervenuta. Dopo alcuni mesi di attesa, decisi di scrivere una seconda lettera che rilancia le idee della prima e prospetta una proposta innovativa, stimolata dalla spending re24


view su cui stava lavorando il ministro Giarda. In particolare si tratta della parte di spesa pubblica che riguarda l'ormai insostenibile costo degli interessi sul debito pubblico italiano; 70,3 miliardi di euro nel 2011, aumentati notevolmente nei primi sette mesi del 2012 e destinati ancora a crescere nel tempo per l'instabilitĂ dello spread. Seconda lettera al Presidente Monti Di seguito, il testo della seconda missiva al premier. Presidente Monti, il 28 dicembre scorso il suo ufficio di presidenza mi ha telefonato preannunciando l'invio della sua risposta scritta alla mia lettera del 16 novembre 2011, giorno in cui ha avuto la nomina a presidente del Consiglio. Da allora avrĂ  ricevuto centinaia di lettere da altri cittadini e ho apprezzato la costituzione di uno staff per rispondere a tutti, come ha comunicato lei stesso alla stampa. Nella mia lettera le chiedevo: - l'applicazione di una patrimoniale del 5% sui patrimoni superiori a 800.000 euro, da restituire ai contribuenti interessati con emissione di Btp a 5/10 anni a interesse zero (generando una disponibilitĂ  di 60 miliardi di euro, sottratta alla speculazione dello spread, con un risparmio sugli interessi di oltre 3,87 25


miliardi l'anno da destinare alla crescita del Paese); - pagare parte dello stipendio (quello superiore a 90.000 euro annui) di pensionati, dipendenti pubblici, amministratori e parte dei crediti delle imprese, con emissione di Btp ad un tasso d'interesse prestabilito (magari pari a quello tedesco) stornando dal patto di stabilità dei comuni i pagamenti alle imprese, effettuati con tali titoli. Nel primo caso il contribuente non percepirebbe il prelievo come una tassa ma come un "prestito forzato a zero remunerazione" che quel 10% della popolazione italiana piÚ ricca farebbe allo Stato e agli italiani in un momento di bisogno. Nel secondo caso un aiuto concreto da parte di chi trae un vantaggio dai rapporti lavorativi con lo Stato e gli enti pubblici, facendo risparmiare con la differenza dei tassi d'interesse, ben oltre il miliardo di euro. Sono passati circa 4 mesi, presidente Monti, ma non ho ancora ricevuto la sua lettera di risposta anticipatami dall’ufficio di presidenza del Consiglio. Restando in fiduciosa attesa approfitto per proporle un'altra azione fiscale per reperire risorse da destinare allo sviluppo: - la polverizzazione di parte del debito pubblico in Mini Titoli di Stato al portatore del valore di 50, 100, 200 e 500 euro, utilizzabili dai possessori anche come "seconda moneta di scambio" quotidiana, ad un tasso fisso dell’1%. 26


Se convertiamo parte del debito pubblico in titoli al portatore di piccolo taglio (immessi nel mercato tramite il pagamento di stipendi, pensioni e con il pagamento di debiti che lo Stato ha verso i creditori) questi sarebbero usati dagli italiani come seconda moneta di scambio oltre l'euro. Il vantaggio per il possessore finale sarebbe anche quello di maturare un tasso di interesse per tutto il suo utilizzo (1% annuale), fino al cambio del titolo previsto alla scadenza. Lo Stato, invece, risparmierebbe la differenza tra il tasso prestabilito dei Mini Titoli al portatore e i tassi imposti dalla grande speculazione finanziaria (alla faccia dello spread!). Mini Titoli di Stato al portatore usati per le operazioni quotidiane: dalla spesa al supermercato, al pieno di benzina; dal pagamento dell'affitto, alla riscossione di parte della pensione. Pur non condividendo molte delle sue scelte politiche fatte finora, Presidente Monti, la saluto con stima restando in fiduciosa attesa della sua risposta. Reggio Emilia, lĂŹ 18 aprile 2012.

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La spesa pubblica Prima di entrare nel merito della proposta riportiamo i dati della spesa pubblica italiana e uno stralcio degli obiettivi della spending review che il Consiglio dei ministri ha presentato 30/04/2012.

La spesa pubblica Categoria di spesa miliardi % ----------------------------------------------------------------Consumi pubblici netti 257.8 39.4 Trasf. famiglie/istituti sociali 71.2 10.9 Trasf. produzione e imprese 18.6 2.8 Spesa corrente netta 347.6 53.1 Pensioni Trasferimenti UE Totale spesa corrente

237.0 16.3 600.8

36.3 2.5 91.9

Totale spesa capitale Totale spesa netto interessi

52.6 653.4

8.1 100,0

Interessi sul debito pubblico

70.3

Va segnalato, leggendo la spending review, come il Governo dia giĂ per scontato che la variante interessi 28


sul debito pubblico (70,3 miliardi l’anno) sia una variante a parte di cui dobbiamo solo prendere atto in quanto non è rivedibile come le altre voci di spese. Secondo le stime del Governo per i prossimi 2/3 anni, questa voce di spesa sugli interessi del debito pubblico è prevista in rialzo fino a superare i 90 miliardi di euro all’anno. L'assurdo è che siamo costretti a pagare addirittura gli interessi in scadenza facendo altro debito pubblico. Un vortice pericolosissimo da cui dobbiamo al più presto uscire trovando una soluzione. Il rischio sarebbe la bancarotta e, come abbiamo già detto in premessa, il fondo salva-Stati in funzione di scudo anti-spread utilizzato dalla Bce servirà solo ad attutire il danno, non a cancellarlo. _______________ Nell’attuale situazione economica - continua la nota degli obiettivi della spending review - il Governo ha ritenuto necessario un intervento volto alla riduzione della spesa pubblica per un importo complessivo di 4,2 miliardi, per l’anno 2012, al quale tutte le amministrazioni pubbliche devono concorrere. Questo importo potrebbe servire, per esempio, a evitare l’aumento di due punti dell’Iva previsto per gli ultimi tre mesi del 2012. Una riduzione di 4,2 miliardi, da ottenersi in 7 mesi 29


(1° giugno - 31 dicembre 2012) equivale a 7,2 miliardi su base annua e corrisponde perciò al 9% della spesa rivedibile (80 miliardi) nel breve periodo. _______________ Mentre il Governo si avvia ad elaborare in modo analitico la spending review, dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell'Economia vengono comunicati i dati delle entrate dei primi sei mesi del 2012. Un più 4,3% - paragonato allo stesso periodo del 2011 - per un importo complessivo di circa 191 miliardi. Aumento dovuto soprattutto a due fattori: Imu e bolli sui conti correnti e conto titoli degli italiani. Sul primo acconto Imu si registra un incasso di 9,6 miliardi (100 milioni in meno del previsto) così ripartiti: 5,65 miliardi ai Comuni e 3,95 allo Stato. In realtà, bisogna tenere conto che dalle previsioni d'incasso va scorporato poco più di mezzo miliardo per l'esonero dall'Imu delle zone terremotate e l'esenzione dalla quota statale degli immobili di proprietà dei Comuni non usati in modo istituzionale. Va fatto rilevare, però, che dei 25,5 milioni di contribuenti italiani, 1,7 milioni - il 6,7% del totale - ha deciso di non pagare l'imposta. Probabilmente quest'ultimi effettueranno il pagamento a saldo a metà dicembre, visto le esigue sanzioni previste per il ritardato pagamento. 30


Questa radiografia conferma che a fine anno, molto probabilmente, l'Imu totale che incasseranno lo Stato ed i Comuni sarà molto più alta del previsto. Ma ad una notizia positiva ne corrispondono due negative: - il vistoso calo, nei primi sei mesi dell'anno, degli incassi Ire meno 0,5%, Ires meno 1,6% e Iva meno 1,4% nonostante l'aumento di un punto percentuale avvenuto nei mesi scorsi; - il devastante calo del prodotto interno lordo nel secondo trimestre del 2012 (meno 0,7% sul trimestre precedente e meno 2,5% rispetto al secondo trimestre del 2011). Cosa farà il Governo Monti per puntare alla crescita del Paese ed evitare che i sacrifici economici fatti finora dagli italiani, vadano solo a pagare i sempre più alti interessi sul debito pubblico? Punterà ancora una volta ad aumentare la pressione fiscale sui contribuenti italiani? Aumenterà l’Iva di 2 punti il prossimo primo ottobre, come già previsto? Ridurrà drasticamente le detrazioni degli italiani nella prossima dichiarazione dei redditi? Si affiderà solo alla spending review del super consulente Bondi? Si accontenterà del fondo salva-Stati in funzione di scudo anti spread? Non farà nulla e attenderà la naturale scadenza del mandato (o quella anticipata a novembre a cui qualcuno mira) 31


per passare la palla alla politica nel 2013? La risposta, parziale, l'abbiamo avuta proprio nel momento in cui stiamo scrivendo col decreto sulla spending review emanato dal Consiglio dei ministri la notte tra il 5 e il 6 luglio - approvato poi dal Parlamento con lievi modifiche nella prima decade di agosto -. Un taglio di spesa di 3,8 miliardi per il 2012, 10,6 miliardi per il 2013 e 12,2 miliardi per il 2014. Sotto la scure del Governo, ancora una volta il pubblico impiego, la sanità, la giustizia, le Province, i Comuni... Un rimedio parziale (vedi rinvio dell'aumento dell'Iva di 2 punti percentuali da ottobre 2012 a luglio 2013) che continua a non risolvere il vero problema italiano: il debito pubblico e il suo costo sul versante interessi. Una proposta che va verso la riduzione del debito e degli interessi l'ha fatta il nuovo ministro dell'Economia. Grilli pensa di ridurre il debito pubblico dell’1% sul Pil all'anno (15/20 miliardi per i prossimi 5 anni), con la vendita di beni pubblici e le privatizzazioni. Considerando che la maggior parte del patrimonio dello Stato è costituito da immobili, diventa troppo ottimistico pensare che la loro vendita possa avvenire con tanta facilità in questa fase di crisi, a meno che, non si intenda svendere: in ogni caso vedremo come andrà a finire. In attesa di tutto ciò, su questo fronte articolerò in modo dettagliato, nel prossimo capitolo, la mia propo32


sta di riduzione del debito pubblico e degli interessi su di esso. Vi dimostrerò la fattibilità e validità economica del progetto. L'enorme vantaggio che l’Italia e gli italiani avranno andrà a discapito solo dei grandi speculatori internazionali e nazionali, che da questa crisi hanno ricavato enormi vantaggi economici, socializzando sui popoli e sugli Stati corpose perdite.

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Mini Titoli di Stato al portatore usati come seconda moneta Proviamo allora a progettare la creazione di una potenziale “seconda moneta” di scambio che non viola nessun vincolo europeo e nulla toglie all'euro e alle politiche della Bce. Il fine è quello di applicare la spending review anche su uno dei costi più pesanti che noi italiani siamo costretti a pagare: i tassi d'interesse applicati sul nostro debito pubblico. Il Governo Monti ha dato per scontato che questo costo sia intoccabile, anzi le stime per i prossimi anni prevedono addirittura un aumento. Il mezzo sarà proprio una parte consistente del nostro debito pubblico da polverizzare in Mini Titoli di Stato al portatore d'importo pari al valore di alcune banconote in euro, messi in circolo nell’economia nazionale ed usati come se fossero una “seconda moneta”. Per la vita quotidiana degli italiani non cambierà nulla, ma la polverizzazione del debito pubblico, usato come moneta, farà sì che parte del debito italiano venga dirottato dai creditori internazionali alla liquidità interna della nazione. Entriamo ora nel vivo della proposta. Per prima cosa occorre quantificare quanti Mini Titoli dovranno essere immessi in circolazione nella liquidità italiana. La mia proposta è pari a poco più di un quar34


to dell’intero debito pubblico: 500 miliardi di euro. Il tempo stimato per immettere questo pezzo di debito pubblico in circolo nell’economia italiana è quantificabile in circa 2/3 anni. In questo periodo, man mano che i titoli di Stato tradizionali scadono, vengono pagati dall'Italia con moneta contante ritirata dalla liquidità nazionale tramite la conversione delle somme in Mini Titoli di Stato al portatore. In pratica, i titoli di Stato che scadono (di qualsiasi natura) non vengono più sostituiti da nuove emissioni di titoli tradizionali, ma sono ripagati in euro ritirati precedentemente dalla liquidità interna con la sostituzione di Mini Titoli di Stato al portatore. Considerando che la spesa pubblica corrente dell'Italia è di 347,6 miliardi (a cui vanno aggiunti 237 miliardi di pensioni pagate per un totale di 584,6 miliardi all’anno) basta pagare poco più di un quarto di questa spesa con Mini Titoli di Stato al portatore: così in tre anni si riesce a immettere sul mercato italiano i 500 miliardi di Mini Titoli, cancellando altrettanti vecchi titoli di stato tradizionali. Qualcuno si sta chiedendo: qual è il vantaggio di questo travaso del debito pubblico dagli investitori internazionali al mercato interno, visto che l’Italia continuerebbe ad avere un debito di 500 miliardi di euro? Il vantaggio sta proprio nel tasso d'interesse che noi paghiamo sui 500 miliardi di debito. 35


Nel primo caso l’Italia è in balia delle turbolenze del mercato internazionale, dello spread ed è costretta a pagare tassi d'interesse elevati che vanno da un minimo del 2,95% (Bot a sei mesi) o 3,5% (i nuovi titoli di stato a 4 anni emessi con recupero dell’inflazione Italiana), al circa 5,8 e 6,2% dei Btp quinquennali e decennali dell'emissione di fine giugno. Va detto che a inizio anno la media del tasso d'interesse pagato dall'Italia sul debito pubblico era circa del 3,6%. Media, però, superata e che si sta ogni giorno alzando man mano che scadono i vecchi titoli e se ne emettono dei nuovi (vedi spread che fluttua ormai da maggio tra i 400 ed i 540 punti). Nel secondo caso, con l’emissione di mini titoli di Stato al portatore da 50, 100, 200 e 500 euro, con scadenza quinquennale e ad un tasso fisso dell’1% all’anno (pagabile in un’unica rata alla scadenza dei 5 anni), stabilirebbe il Governo il tasso d’interesse da erogare; la differenza (tra 1% e 2,95% o 3,5% o 5,8% o 6,2%) sarebbe il vero risparmio. Stiamo parlando di decine di miliardi, come vedremo tra poco. _______________ Cosa cambia per un pensionato, o un dipendente pubblico, o un'impresa, o un artigiano se la pensione, o lo stipendio, o il credito, o il debito verrà pagato in parte anche con Mini Titoli di Stato al portatore? 36


Non cambia assolutamente nulla. Nessun riscontro negativo, anzi ci sono almeno due gradi vantaggi da questa operazione: uno individuale e l’altro collettivo. Vantaggio individuale Per la singola persona avere in tasca una banconota da 100 euro o un mini titolo di Stato al portatore da 100 euro sarà la stessa cosa. Sia con le banconote sia con i Mini Titolo di Stato può, per esempio: pagare il pieno di benzina per la macchina; pagare la spesa settimanale al supermercato; pagare alla scadenza la rata dell'Imu; pagare il biglietto del treno e dell’albergo per la gita fuori porta del fine settimana. L'impresa, l'artigiano ed il commerciate potranno pagare con i Mini Titoli di Stato: lo stipendio del proprio dipendente o le fatture dei fornitori o le imposte e tasse o fare i versamenti in banca sul proprio conto corrente. Pensandoci bene, si può prevedere anche il comportamento degli italiani verso i Mini Titoli di Stato al portatore. I primi anni i Mini Titoli circoleranno con una certa facilità. Man mano che si avvicinano al 5° anno ci sarà anche chi deciderà di tenerli fino alla fine, con l’obiettivo d'incassare il tasso d’interesse dell’1% annuo, alla scadenza naturale. 37


Un vantaggio non da poco per il piccolo risparmiatore, vantaggio che nessuna banconota può dare. Un ruolo di drenaggio l'avranno sicuramente le banche che punteranno a mettere in circolazione contante e tenere il più possibile in deposito i Mini Titoli di Stato al portatore prossimi alla scadenza. Viceversa, potranno decidere di fare prestiti - per esempio mutui consegnando Mini Titoli di Stato al portatore e non pagare la quota parte dovuta sui prestiti alla Bce. Una banconota da 100 euro tenuta per 5 anni in tasca, varrà sempre 100 euro; mentre il Mini Titolo di Stato da 100 euro, oltre a circolare come la banconota, alla scadenza dei 5 anni varrà 105 euro. Tutto interesse che resterà, molto probabilmente, in circolo nel mercato italiano a vantaggio dell'economia nazionale, e questo non è di poco conto. Vantaggio collettivo Il vantaggio collettivo di questa operazione, proprio in questo periodo in cui le turbolenze e le speculazioni del mercato fanno pagare salati interessi all’Italia, è immenso. Sui Mini Titoli di Stato al portatore, come ho già detto, il tasso d'interesse è dell’1% annuale. Qualora tutti i 500 miliardi (sto facendo un esempio per far capire meglio al lettore inesperto) sono emessi contemporaneamente, l’Italia a fine dei 5 anni rimborserà 525 miliardi: 38


500 di capitale iniziale e 25 d'interesse. Se invece riconverte i 500 miliardi in titoli di Stato tradizionali, per esempio 250 miliardi al tasso del 3,5% e gli altri 250 miliardi al tasso del 6,01% (spread 445 più tasso Bund tedesco a 1,56, al momento in cui scrivo), gli interessi da pagare a fine dei 5 anni ammontano a circa 119 miliardi. In realtà l'importo è più alto di circa 6 miliardi. Occorre, infatti, calcolare che gli interessi sui titoli di Stato tradizionali sono pagati con scadenze semestrali ed annuali e non a fine dei 5 anni, come previsto per la proposta dei Mini Titoli di Stato al portatore. Applicando, quindi, un tasso composto sugli interessi in scadenza, emerge che maturano ulteriori 6 miliardi da conteggiare. _______________ Ci rendiamo conto? Nel primo caso lo Stato paga 25 miliardi d'interesse per 5 anni (25 miliardi meno 3,125 miliardi di ritenuta d'acconto del 12,5% = 21,875 miliardi); nel secondo caso 125 (119 + 6) miliardi (125 miliardi meno 15,625 miliardi di ritenuta d'acconto del 12,5% = 109,375 miliardi), sempre che il clima di sfiducia/fiducia internazionale non peggiori nei confronti dell’Italia. Continuiamo a fare i conti della serva in modo che tutti capiscano cosa c’è in gioco: 109,375 - 21,875 = 39


87,5 miliardi di euro d'interesse risparmiato su un debito pubblico di 500 miliardi in 5 anni; 17,5 miliardi di euro di risparmi effettivi all’anno, da destinare in mille modi. Ipotizzo, sempre in un quadro semplicistico, alcune destinazioni che farei: - per prima cosa metà dell'importo lo destinerei ad abbassare il debito pubblico; - una parte per impostare politiche di sviluppo e crescita del paese; - una quota da destinare alla ricostruzione delle zone terremotate; - la restante parte, a risolvere il problema degli esodati dimenticati dalla riforma pensionistica del ministro Fornero.

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Dettagli ed altri benefici Dimostrato l’enorme vantaggio economico dell’operazione, che nei numeri e nei tempi di attuazione può avere tutte le modifiche e variabili possibili, per migliorare il risultato finale va riconosciuto che la parte più delicata del progetto è proprio la stesure delle regole da stabilire sull’immissione nel mercato italiano dei Mini Titoli di Stato al portatore. Diventa, infatti, fondamentale l’emanazione di un decreto legge specifico che parifichi il Mini Titolo di Stato al portare a “moneta contante” e stabilisca le modalità operative per attuare il progetto. Strategica diventa anche la pubblicizzazione dell’operazione che dovrà spiegare bene agli italiani i vantaggi individuali e collettivi e che tutte le fasi sono garantite direttamente dallo Stato italiano. Va studiata la delicata fase dell’immissione in circolo dei Mini Titoli di Stato che dovranno avere elementi di anti-falsificazione pari a quelli previsti per la stampa della carta moneta. No solo, dovranno anche avere il loro formato e colore di stampa, in modo da rendere i Mini Titoli di Stato il più simile possibile alle banconote in euro di pari importo. Non emettere Mini Titoli da 20, 10 e 5 euro ha un senso: permette una migliore miscelazione dei pagamenti interni tra banconote e Mini Titoli. 41


Oltre ai citati benefici individuali e collettivi, ampiamente spiegati nelle pagine precedenti, questa operazione finanziaria incide positivamente anche su altri fattori dell'economia nazionale. Il graduale aumento di “liquidità” messa in circolo nell’ambito nazionale diventa per il Governo italiano un nuovo strumento per attuare proprie politiche economiche interne, per rilanciare l’economia del Paese e finanziare il tessuto produttivo. All'occorrenza, il Governo può aumentare o diminuire la quantità di Mini Titoli di Stato al portatore da immettere nella liquidità nazionale per ottenere risultati economici che si prefigge di raggiungere. Oggi questa possibilità non c'è, né per il governo né per la Banca d'Italia. L'emissione della moneta euro è di competenza della Bce, ma l'emissione nella liquidità nazionale di titoli di Stato al portatore è di libera scelta dello Stato (o meglio, non è previsto nessun divieto). E’ chiaro che i Mini Titoli di Stato al portatore hanno una doppia funzione: in ambito nazionale, come investimento a modico rendimento e/o come liquidità immediata per gli acquisti; in ambito internazionale solo come investimento da convertire in euro alla scadenza dei titoli. Questa situazione garantisce la maggiore presenza dei Mini Titoli di Stato al portatore nell'ambito nazionale a differenza di come sta avvenendo negli ultimi anni, soprattutto per le banconote da 500 euro, così care agli 42


evasori fiscali italiani, che con molta facilità si volatilizzano verso mete estere avvantaggiando tali economie a discapito di quella italiana. Negli ultimi anni, infatti, si registra una diminuzione di circa 300 miliardi di euro nella liquidità italiana. Solo a mo' di esempio vi riporto il valore totale dei conti correnti dell'eurozona che ad oggi ammonta a circa 15.000 miliardi di euro, 2.000 in meno di due anni fa. Dove sono andati a finire? Questo, tra l'altro, dimostra che grandi quantità di carta moneta vengono occultate o nascoste o possedute fuori dall'eurozona: motivo in più per rimpinguare di “nuova liquidità” l'Italia con i Mini Titoli di Stato. Interessante è lo studio dell'Universitat di Osnabruk (Istitute of empirical economic research) che ha quantificato in circa 1.000 miliardi di euro lo spostamento di liquidità, avvenuto tra gennaio 2008 e gennaio 2012, dal Portogallo, Spagna, Grecia e Irlanda verso la Germania, Olanda, Lussemburgo e Finlandia. _______________ Se attuata, questo ricetta metterà in circolo “nuova liquidità” che avvantaggerà a lungo andare l'intera economia italiana, portando sollievo sia alle banche sia alle imprese, contribuendo alle giuste politiche di rilancio dell’economia della nazione. Prelevare contanti dalla liquidità nazionale, converten43


do le somme in Mini Titoli di Stato al portatore e destinandoli al pagamento dei titoli di Stati tradizionali in scadenza, farà sì che buona parte della liquidità in banconote italiana verrà dirottate in altre nazioni (vedi suddivisione del debito pubblico italiano in base alle nazionalità dei creditori). Questo vuol dire che chi ha paura di alimentare l'inflazione, con l'immissione dei Mini Titoli di Stato nella liquidità italiana potrà stare tranquillo. Riducendo la quota del debito pubblico detenuto da soggetti stranieri, si renderà anche meno offensiva la speculazione internazionale, che porterà ad abbassare di conseguenza il famigerato spread. In ogni caso l'Italia non emettendo titoli tradizionali per alcuni anni e pagando solo 1% di tasso sui Mini Titoli, di fatto azzera lo spread nei confronti della Germania. Un esempio interessante è il seguente. Sul debito pubblico giapponese - o della Gran Bretagna - molto più alto di quello italiano, si applicano tassi d'interesse notevolmente più bassi. Lì la speculazione internazionale non ha vita facile. Il motivo è che il debito pubblico nipponico è detenuto quasi completamente dai giapponesi, oltre ad avere una propria banca che può decidere di emettere moneta. Mi preme esprimere un'ultima valutazione sul progetto, sempre in un’ottica di risparmio per l'Italia. Come i cittadini o le banche possono decidere ad un certo punto di tenersi i Mini Titoli di Stato in scadenza per puntare a riscuotere gli interessi, lo stesso potrà fare 44


lo Stato, per esempio verso il quarto o quinto anno. Questo vuol dire che prima della scadenza dei 5 anni, lo Stato può ritirare dalla circolazione alcune quantità di Mini Titoli di Stato al portatore - se li ha in possesso - e sostituirli con altri di nuova emissione dove riparte da zero la scadenza dei 5 anni. Questa possibilità produce ulteriori risparmi sugli interessi del debito pubblico che andranno sempre a beneficio di tutta la collettività. Immagino che alle banche italiane questa proposta non piacerà visto che tra gli “speculatori di spread” ci sono anche loro. L'importante è che piaccia agli italiani e che il Governo, sulla proposta, decida in modo obiettivo e non venga influenzato dal ruolo di ex banchieri ricoperto di recente da alcuni ministri. Non è più accettabile che dei tanti miliardi ricevuti in prestito dalla Bce all'1%, le banche invece di prestare soldi alle imprese e agli italiani, hanno acquistato titoli di Stato a medio e lungo termine, speculando sulla differenza di tasso. Da inizio anno si è registrato un incremento d'acquisto di titoli di Stato italiani, da parte delle nostre banche, del 44,3% in più rispetto al 2011, per un totale di circa 93 miliardi, mentre i mutui per l'acquisto della prima abitazione e i prestiti alle imprese sono calati notevolmente. Ma torniamo a noi. Reperendo risorse dalla speculazione finanziaria sul nostro debito pubblico, negli anni 45


si avrà sempre meno spesa sugli interessi e sempre più liquidità per investire e ridurre ulteriormente il debito. Se poi, con giuste politiche d'investimento saremo in grado di far ripartire il Paese, potremo dire che l'Italia ce la può fare.

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Conclusioni Reperire risorse per lo sviluppo del Paese è possibile. E le fonti a cui si può attingere sono le decine di miliardi di euro d'interessi che noi paghiamo sul debito pubblico ogni anno. Lo abbiamo dimostrato nelle pagine precedenti: occorre solo una volontà politica che metta in atto “la ricetta” giusta per l'Italia. Se non vorrà attuarla questo Governo di tecnici - molto vicino agli ambienti finanziari e bancari - non può non prenderla in considerazione la prossima classe politica che si candiderà a governare l'Italia nel 2013. Con 4 azioni lo Stato risparmierà decine di miliardi. 1. L'Italia emette un quantitativo di Mini Titoli di Stato al portatore (con le caratteristiche già citate) e li immette nel mercato interno tramite il pagamento di stipendi, di pensioni, di acquisti di beni, di prestazioni di servizi (utilizzando banche ed uffici postali). 2. I Mini Titoli di Stato al portatore immessi nella liquidità italiana, vengono uguagliati, con un decreto legge, a “moneta contante” utilizzata per gli acquisti e i pagamenti quotidiani degli italiani. 3. La liquidità recuperata dall'Italia, con l'emissione dei Mini Titoli, viene utilizzata per ripagare i tradizionali titoli di Stato in scadenza, fino al valore prefissato come obiettivo. 47


4. La differenza tra il tasso d'interesse pagato dallo Stato sui titoli tradizionali (imposto dal mercato finanziario sottoposto a sbalzi e speculazioni internazionali) e quello dell'1% sui Mini Titoli, diventa la risorsa economica su cui l'Italia può impostare la propria politica di risanamento. Se a questa azione mettiamo in atto anche la proposta inviata nella prima lettera a Monti, dove chiedo una “patrimoniale” da applicare ai patrimoni superiori a 800.000 euro, da restituire in titoli di Stato a tasso zero (un prestito forzato e non una imposta), l'Italia avrà così tanti miliardi a disposizione da poter ripartire col piede giusto. Qualcuno ci ascolterà? Non lo so, ma la scrittura di questo libro punta a divulgare la proposta tra la classe politica italiana e gli esperti d'economia. Resto in attesa, da parte del gentile lettore, di ricevere commenti, critiche, quesiti, controproposte, per migliorare l'idea, al fine di contribuire tutti insieme, e senza ideologie di appartenenza, a dare un futuro migliore all'Italia e agli italiani. venadonato@gmail.com

P.S.: qualcuno traduca e faccia arrivare “La Ricetta” al popolo greco e spagnolo. 48


Indice I tacchini di Mario Premessa La situazione attuale Debito e Pil degli ultimi 30 anni (tabella) L’Europa e i suoi vincoli La Bce in pillole Pareggio di bilancio Il nuovo art. 81 della Costituzione Le proposte inviate a Monti La spesa pubblica Mini Titoli di Stato al portatore usati come seconda moneta Dettagli ed altri benefici Conclusioni

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Il presente libro è dedicato ai medici, infermieri professionali, operatori socio sanitari e fisioterapisti dell'Ospedale di Sassuolo (4° piano reparto ortopedia) e della Casa di Cura Villa Verde di Reggio Emilia (2° piano ricoveri lunga degenza) che, dal 12/06/2012 e per circa due mesi, mi hanno operato ai tendini delle due ginocchia e curato in stato di totale non autosufficienza per un grave infortunio sul lavoro. Un grazie di cuore a tutti per le cure ricevute in queste settimane d'immobilizzo totale su un letto di ospedale. In questi giorni ho avuto modo di apprezzare la sanità pubblica e privata emiliana e, soprattutto, ho avuto quel tempo a disposizione per elaborare e mettere su carta una proposta concreta per cercare di risolvere i problemi economici dell'Italia. Di nuovo, grazie a tutti.

RossovivE - Anno V n. 3 - Agosto 2012 Direttore editore e Responsabile Donato Vena - venadonato@gmail.com Autorizzazione del Tribunale di Reggio Emilia n. 1211 del 29/05/2008 - Stampa: Pixartprinting srl

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I tacchini di Mario

I

l contadino Mario ad inizio anno ha un debito di 2.000 euro con vari creditori e paga loro il 6% d'interesse per un totale di 120 euro all'anno. Volendo ridurre debito ed interessi escogita un piano: monetizzare 50 contratti di prevendita di altrettanti tacchini del valore di 10 euro l'uno - da consegnare per il cenone di fine anno. Mario darà alla scadenza i tacchini ai possessori di contratto o, su loro richiesta, restituirà i 10 euro. Pagherà ad ognuno, inoltre, 10 centesimi d'interesse, pari all'1%. L'astuto contadino va in paese con i 50 contratti ed effettua la prevendita dei tacchini incassando 500 euro. Con la somma recuperata Mario estingue subito un quarto del suo debito, risparmiando 30 euro d'interesse - il 6% su 500 euro - che avrebbe dovuto pagare a fine anno ai creditori. Gli euro risparmiati Mario li destinerà: 25 per ridurre ulteriormente il suo debito e 5 per pagare l'interesse di 10 centesimi ai 50 possessori di contratto. Perché l'Italia non fa come il contadino Mario?....

Donato Vena è nato a Pisticci (MT) il 17 ottobre 1964 ed è residente a Reggio Emilia. Diplomato in ragioneria nel 1984, è iscritto da circa venti anni all'ordine dei giornalisti dell'Emilia Romagna, nella sezione pubblicista. Ha fondato ed è direttore responsabile del periodico politico “RossovivE” e, a tutt'oggi, è presidente dell'Associazione Lucani della provincia di Reggio Emilia. E' stato revisore dei conti per circa 8 anni dell'Ente morale nazionale Unione Folclorica Italiana. Dal 2004 al 2009 ha svolto le funzioni di vice presidente vicario del consiglio comunale di Reggio Emilia. Attualmente lavora, col grado di Assistente, presso il Comando di Polizia Municipale di Modena, nel nucleo tributario (addetto alle segnalazioni qualificate all'Agenzia delle Entrate). Dal marzo del 2012 è delegato Rsu, eletto nelle liste della Cgil, presso il comune di Modena. 52

La ricetta di Donato Vena  

Il libro di Donato Vena