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LA STAZIONE E LA RETE NUOVE INFRASTRUTTURE MEDIO PADANE Abstract presentazione del presidente Stefano Landi

Reggio Emilia, 6 giugno 2013


Buongiorno a tutti e grazie per la vostra presenza. Desidero dare il benvenuto nella nostra sede alle persone che siedono accanto a me e che vi presento: • Pietro Ferrari, Presidente di Confindustria Modena • Gianluigi Coghi, Vice Presidente di Confindustria Mantova con delega alle infrastrutture • Mauro Severi, Consigliere Delegato di Unindustria Reggio Emilia al Progetto di Sviluppo Territoriale • Ugo Baldini, Presidente di CAIRE Urbanistica Cooperativa Architetti e Ingegneri Reggio Emilia. Insieme a loro oggi vi illustreremo una serie di considerazioni e proposte originate dall’idea che una grande infrastruttura come la stazione dell’alta velocità di imminente inaugurazione - ma in generale ogni grande infrastruttura, non esaurisce il proprio significato e la propria vocazione nel luogo in cui è insediata. L’entrata in esercizio della nuova Stazione Mediopadana ha reso palese l’esigenza di evidenziare il progetto del suo funzionamento o della sua connessione a servizio di una comunità e di un bacino di utenza che sfiora i due milioni di abitanti.

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La stazione non è solo il focus di un ampio progetto di riqualificazione e rilancio relativo a Reggio Emilia, ma anche e soprattutto, è il nodo di una rete infrastrutturale che interessa l’area vasta sovra-provinciale o addirittura sovra regionale. Diverse analisi e percorsi di approfondimento - che tra poco l’arch. Severi ricorderà - ci hanno condotto a ragionare in termini di area vasta. Da questa considerazione è nata la collaborazione tra le associazioni industriali di Modena, Reggio Emilia e Mantova. Un’unione d’intenti fondata sulla consapevolezza che oggi è indispensabile una progettualità coerente non solo con la realtà lineare mediopadana, costituita da Reggio Emilia e Modena, ma anche con quella formata dai territori vicini, nell’asse nord, come Mantova e persino Verona. Confindustria infatti si impegna da tempo non solo per la tutela delle imprese, ma anche, come in questo caso, per contribuire a ridefinire quelle caratteristiche territoriali che, nel loro complesso, determinano le capacità competitive complessive del nostro sistema produttivo.

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Si collocano in tale prospettiva, dunque, anche le infrastrutture collaterali e locali che devono essere ricomposte in un disegno di area vasta e di lungo periodo. Non a caso si parla di stazione mediopadana o meglio di ruolo medio padano della stazione. Affinché il ruolo medio-padano prenda consistenza, occorre praticare la dimensione della rete, una rete che si prefigga e realizzi l’obiettivo di connettere con efficienza le importanti realtà urbane intra-metropolitane che si collocano tra Milano e l’asse Bologna-Brennero per collocarle stabilmente in una prospettiva di area vasta. La rete urbana medio-padana esprime, a nostro giudizio, potenzialità rilevanti di cooperazione e di integrazione funzionale, sul fronte delle relazioni di impresa, non meno che per le politiche e le istituzioni culturali o per i processi formativi e per la ricerca, ma ha, naturalmente, la sua espressione più importante - la sua condizione - nelle infrastrutture Purtroppo, la risultante delle nostre rilevazioni indicano – come avremo modo di constatare – l’esistenza di un vero e proprio deficit infrastrutturale che interessa l’intero bacino d’utenza della stazione dell’alta velocità.

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Esiste cioè un disassamento tra la prossima presenza di un nodo europeo – come la stazione TAV – e l’attuale dotazione di infrastrutture. Una considerazione che comprende non solo l’esistente, ma anche le opere sino a oggi progettate o anche solo ipotizzate. Qualche cosa, evidentemente, non ha funzionato in maniera adeguata, soprattutto, se consideriamo l’ormai imminente inaugurazione del nuovo scalo reggiano. La governance delle infrastrutture è un processo che coinvolge una pluralità di Enti locali: comuni, province e, soprattutto, le regioni. Nel nostro caso, ciascuno di questi soggetti si è occupato della stazione mediopadana, ma lo ha fatto, sulla base delle propri e c o m p e t e n z e, s e n z a q u e l c o o r d i n a m e n t o indispensabile per determinare la visione d’insieme che un’opera come questa, al contrario, comporta. Si tratta di un fatto rilevante perché chi crede che la nuova stazione sia solo una versione rinnovata di quella vecchia, non coglie una formidabile novità capace di dar senso e traiettoria alla progettazione futura dell’intera area vasta che la comprende.

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Ragionare in termini d’area vasta significa aprirsi a una vera e propria discontinuità che impone nuovi paradigmi dimensionali. Il fatto che oggi non ci siano le risorse non significa, necessariamente, rinunciare a pensare e progettare una coerente dotazione infrastrutturale rinnovata nel suo impianto, nelle sue logiche funzionali e nel suo ruolo all’interno dell’area vasta. Un’entità spaziale, quest’ultima, che deve essere considerata come una geometria variabile di funzioni, definita in relazione alle specifiche politiche che si intendono perseguire, agli specifici problemi che si intende risolvere o, ancora, agli obiettivi prefissati. Le reali dinamiche del territorio dunque superano i confini provinciali e regionali. E’ un dato di fatto. Ed è secondo questa prospettiva che abbiamo deciso di creare un coordinamento interregionale tra associazioni per portare sui tavoli proposte concrete e necessarie per lo sviluppo del nostro territorio.

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