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a cura di Giuseppe Tagliente Paolo Calvano Francescopaolo D’Adamo Giovanni Di Rosso

 


Vasto, città di grazia, fiore della mia terra. G. d’Annunzio




3UHPHVVD Nato per scherzo e ad iniziativa di tre amici (oggi diventati quattro), “Lu Lunarie de lu Uašte” ha avuto subito un gran successo di pubblico, come si dice, e di critica. Sull’onda di questi consensi e sulla spinta di tanti incoraggiamenti ne presentiamo adesso l’edizione 2002, confidando di incontrare altrettanto favore, avendo ad essa dedicato più tempo e dato una sistemazione più organica, che dovrebbe renderne più facile la consultazione e la lettura. L’idea intorno alla quale ruota tutta l’opera è sempre quella della riscoperta della vastesità, cioé della identità culturale del popolo di Vasto, intesa come il complesso della storia, della lingua, dei costumi, delle tradizioni, delle credenze, dei valori, che hanno caratterizzato il vastese nell’arco dei secoli e degli anni passati. Riscoperta necessaria, a nostro giudizio, perché è sulla conoscenza delle proprie peculiarità e sulla consapevolezza del comune sentire che si fonda una comunità di uomini, ch’è cosa ben diversa da un insieme di individui senza legami e senza appartenenze profonde e significative. Ai giovani che, vittime inconsapevoli di un globalismo mercantilista sempre più massificante rischiano di smarrirsi, ne consigliamo la lettura, perché li aiuti a ritrovare il senso compiuto della propria vita e del proprio essere. Gli autori




&DUWDG造,GHQWLWj Nome: Vasto (Istonio dal 1938 al 1944) Denominazione antica: Histonium Altitudine: 143 m. s.l.m. Superficie: 70,63 Kmq Denominazione abitanti: vastesi, localmente vastaroli Numero abitanti: 35.323 al 31/08/2001 Provincia: Chieti Economia: a prevalenza industriale, commerciale. Fiorentissimo il turismo negli ultimi anni. Santo Patrono: San Michele Arcangelo (dal 1827 con breve papale di Leone XII) Gemellata con Perth (W.A.) dal 1989 


&HQQLVWRULFLVXOODFLWWj “Antico municipio dei romani, ove apersi le luci ai rai del giorno, Tu che ornando la spiaggia dei Frentani, hai l’Adria a fronte e lieti colli intorno...” Il verso iniziale del canto poetico che Gabriele Rossetti dedicò alla sua città natale richiama la sua storia millenaria Una storia che sconfina addirittura nella leggenda che la vuole fondata da Diomede, uno dei mitici eroi dell’Iliade di Omero, ma che, in realtà, ha inizio con l’arrivo dei Frentani, una popolazione italica di stirpe sannitica che nella zona si dedicò soprattutto al commercio della lana.

Histonium, dal greco Iston che vuoi dire appunto tela di lana, fu, quindi, il nome con cui venne anticamente denominata Vasto ed istoniesi furono detti i suoi primi abitanti. Alleata di Roma, Histonium ne condivise gli eventi divenendo una delle città più fiorenti della costa adriatica con il privilegio della cittadinanza romana e della potestà di imporre tributi (municipium vuol dire appunto “munus capere”, ossia la potestà di esigere tasse). Con la caduta dell’impero e la invasione dei barbari la città divenne sede di guastaldato, cioè residenza di un guastaldo (amministratore di giustizia) del ducato longobardo di Benevento. Per questa ragione venne denominata “Guasto” da cui derivò il nome Vasto. Distrutta dai Franchi di Pipino, figlio di Carlo Magno, la città venne divisa tra il Guastaldo Aymone e il Guastaldo Gisone, conservando tale ripartizione amministrativa anche con i successivi feudatari. Saccheggiata e distrutta, a più riprese, dai Saraceni e dagli Ungari. restituita - infine -ad unità territoriale nel 1385 per decreto di Carlo III di Durazzo, Guasto fu feudo dapprima dei Caldora, quindi dei Guevara ed infine dei d’Avalos, che la tennero ininterrottamente dal 1496 al 1798. Per tre secoli, la storia della città si confuse con quella di questa nobile famiglia di origine spagnola, i cui esponenti di maggior spicco furono Alfonso II, governatore del ducato di Milano; Ferrante Francesco, famoso condottiero vincitore della battaglia di Pavia contro i francesi di Francesco II di Valois e marito di Vittoria Colonna; Ferdinando Francesco che fu viceré di Sicilia e Cesare Michelangelo, ricordato per aver fatto coniare moneta (il tallero del Vasto, il mezzo tallero, lo zecchino ed il mezzo zecchino) e per aver ottenuto da Carlo III il diploma con il quale venne conferito a Vasto il 29 Marzo del 1710 il titolo di Città e l’autorizzazione a sede vescovile. Gli avvenimenti conseguenti alla rivoluzione francese del 1789, i moti del 1799 e l’instaurazione della monarchia napoleonica di Gioacchino Murat che abolì le leggi feudali, ebbero un notevole influsso sulla vita della Città, che fu uno dei centri abruzzesi più attivi nella lotta per l’indipendenza e l’unità d’Italia a cui tributò un notevole contributo di sangue. All’inizio del nuovo secolo e dopo quello che ha visto due guerre mondiali ed una profonda e radicale trasformazione della società, Vasto è una città moderna, tra le più popolose ed industriose d’Abruzzo che guarda al futuro con fiducia e con nuove e più che legittime ambizioni. 


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Tra i tanti concittadini che nei secoli hanno onorato la CittĂ  ricordiamo: Lucio Valerio PUDENTE, incoronato poeta all’etĂ  di 13 anni in Campidoglio a Roma dall’Imperatore Traiano; Caio DIDIO, ammiraglio della flotta romana nella guerra tra Cesare e Pompeo; Riccio DE PARMA, uno dei 13 cavalieri italiani che sfidarono i francesi a Barletta; Bernardino CARNEFRESCA, detto il Lupacchino, (ca. 1490 - post 1555) musicista autore di famosi madrigali e maestro del Palestrina; Giulio Cesare DE LITIIS, (1734 - 1816) autore di dipinti a soggetto religioso; Nicola TIBERI, (1745 - 1805) pittore, incisore e poeta; Gabriele ROSSETTI, (1783 - 1854) poeta e patriota esule in Inghilterra. Padre di Dante Gabriel, capofila della Confraternita Preraffaellita; Francesco ROMANI, (1785 - 1852) medico, che introdusse l’omeopatia in Italia; Luigi CARDONE, (1789 - 1855) patriota e carbonaro; Luigi MARCHESANI, (1802 - 1870) medico ed autore della Storia di Vasto; Gabriele SMARGIASSI, (1798 - 1882) pittore della scuola napoletana, precursore e maestro dei piĂš noti fratelli PALIZZI: Giuseppe (1812 - 1888), Filippo (1819 - 1899), Nicola (1820 - 1870) e Francesco Paolo (1825 - 1870); Silvio CICCARONE, (1821 - 1897) patriota, comandante del battaglione Vasto della Guardia Nazionale; Valerico LACCETTI, (1836 - 1909) famoso pittore che operò a Roma; Giuseppe de’ CONTI RICCI, (1844 - 1867) caduto nella battaglia di Mentana; Gaetano MUROLO, (1858 - 1903) poeta dialettale; Luigi ANELLI, (1860 - 1944) storico patrio e dialettologo, autore di saggi e commedie in vernacolo; Ernesto CORDELLA, (1864 - 1905) capitano di artiglieria combattente ad Adua ed esploratore nel Congo Belga; Francesco DEL GRECO, (1864 - 1947) psichiatra ed antropologo; Francesco CARDONE, (1865 - 1937) pittore; Giuseppe MANZITTI, (1871 - 1925) fondò la societĂ  di assicurazioni Mutua Marittima Nazionale con sede a Genova, prima iniziativa previdenziale nel settore; Ettore IANNI, (1875 - 1956) scrittore e giornalista; per anni una delle firme piĂš prestigiose del “Corriere della Seraâ€?; Camillo MANZITTI, (1877 - 1950) ingegnere diresse la produzione di cannoni alla Ansaldo durante la prima guerra mondiale, poi si specializzò del settore nautico; Romualdo PANTINI, (1877 - 1945) poeta e tragediografo, collaboratore della prestigiosa rivista letteraria “Il Marzoccoâ€?; 


Nicola GALANTE, (1883 - 1969) artista tra i più rappresentativi della pittura del Novecento, esponente del “Gruppo dei sei” operante a Torino e Genova; Florindo RITUCCI CHINNI, (1886 - 1955) Sindaco di Vasto, prima e dopo il fascismo, fu artista eclettico e raffinato; Carlo D’ALOYSIO da Vasto, (1892 - 1971) pittore e xilografo; Raffaele MATTIOLI, (1895 - 1973) banchiere umanista che per un quarantennio diresse la banca Commerciale Italiana; Giuseppe SPATARO, (1897 - 1979) uomo politico più volte ministro nei governi del secondo dopoguerra; Giuseppe PERROZZI, (1899 - 1973) poeta dialettale; Elena SANGRO (nome d’arte di Maria Antonietta Bartoli Avveduti), (1897 - 1969) attrice che ebbe grande notorietà nel periodo del cinema muto; Aniello POLSI, (1905 - 1983) musicista, autore di notissime melodie popolari; Espedito FERRARA, (1908 - 1992) giornalista e commediografo; Ernesto CIANCI, (1908 - 1992) esperto economista e dirigente industriale; Filandro LATTANZIO, (1908 - 1986) pittore che ha operato per decenni in Francia; Antonio CICCARONE, (1909 - 1983) ricercatore e docente universitario di patologia vegetale; Giuseppe PIETROCOLA, (1909 - 2001) pubblicista ed appassionato cultore della storia patria; Don Salvatore PEPE, (1915 - 1997) oratore valentissimo e cultore della parlature paisane; Michele FIORE, (1910 - 1973) pittore; Luigi MARTELLA, (1911 - 1971) pittore ed educatore; Carlo ANELLI, (1924 - 1997) professore universitario e presidente del Consiglio di Stato.

Numerosi i vastesi che si sono distinti all’estero. Tra questi: Carlo DELLA PENNA, (1879 - 1971) emigrato in Argentina divenne uno dei più valenti industriali, editore e fondatore della rivista culturale “Histonium”; Luigi RUZZI, (1881 - 1945) dopo aver fatto fortuna in Argentina come industriale fece costruire nel 1931 il Politeama; Franco PAOLANTONIO (1887 - 1979) e Juan DEL PRETE, (1897 - 1987) pittori che acquisirono grande notorietà in America Latina; Pietro DI DONATO, (1911 - 1992) autore di Cristo tra i muratori e Tre cerchi di luce, romanzi che narrano le vicende degli emigrati vastesi in USA.




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dall’Unità d’Italia

1860- 68

Filoteo D’IPPOLlTO

1868- 76

Silvio CICCARONE Senior

1876

Carlo NASCI

1878- 96

Francesco PONZA

1897

Luigi D’ALOISIO

1897-1919

Luigi NASCI

1919

Gelsomino ZACCAGNINI

1920- 21

Filoteo PALMIERI

1921- 23

Florindo RITUCCI CHINNI

1924- 33

Pietro SURIANI

1934- 35

Gaetano DEL GRECO

1937- 40

Erminio SCARDAPANE

1941

Francescopaolo GIOVINE

1942- 43

Silvio CICCARONE Junior

1943- 44

Emilio ZARA

1944- 45

Giuseppe NASCI

1946- 55

Florindo RITUCCI CHINNI

1955- 56

Olindo ROCCHIO

1956- 62

Idiano ANDREINI

1962- 73

Silvio CICCARONE Junior

1973- 79

Nicola NOTARO

1980- 93

Antonio PROSPERO

1994-2000

Giuseppe TAGLIENTE

2000-2001

Giovanni BOLOGNESE

2001-

Filippo

COLA



PIETRO-


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Lo stemma della città è uno scudo quadripartito a scacchiera con i colori del rosso e dell’argento tra di loro incrociati, circondato dalla scritta “VASTUM OLIM HISTONIUM ROMANUM MUNICIPIUM” (Vasto l’antica Histonium Municipio Romano)




L’inno dei vastesi

8DVWHEEHOOHWHUUDG¤HXUH di Francesco Paolo Votinelli*

1. M’ arecorde de lu Uaste lu paÊse addò so’ nate, cande jè’ pe la bbisagne a sta terra ajje migrate. Nemme puzze ma scurdaje fore la porte a lu Cuastelle, addò Sande Pandalàune vennàive ndriche e sciavunèlle. Ritornello Uaste bbèlle, terra d’Êure notte e jurne penz’ a ttaje ma fa prima che mme mÊure te putÊsse arevidaje. 2. De la fàmmene a la Mèreche l’ome fanne nu cciudaje: ppÊn’ asciute da la scagne dànne satte a fà bbattaje. Se le mbiàschene la facce nghe la ciprie e lu rusciatte ma nen vàlene nu pàile de na tosta cafunàtte. Uaste bbèlle, ecc. 3. Se vvulème fà le bbagne s’ ha da ije a Sàute BbÏcce ma nge sta le bbille scuje che ttinème a la Pinnicce. Aècche, l’acche de lu mare mbuzzenite de bbinzèine: a Ccasàrze sinde l’acche addurà de quarajèine. Uaste bbèlle, ecc.

* Francesco Paolo Votinelli Nasce a Vasto il 13 ottobre 1891 e dopo una giovinezza vissuta nel popoloso quartiere del “castelloâ€? a 16 anni parte da Napoli per la mitica America alla ricerca di lavoro e di un futuro migliore. A New York lavora come sarto e per il suo carattere gioviale diventa un punto di riferimento per tutta la comunitĂ  vastese. Viene chiamato “lu pelajjeâ€? proprio per la sua capacitĂ  di insaporire gli incontri dei concittadini emigranti e in una serata tra amici nasce “Vaste bbelle, terra d’eureâ€? che diverrĂ  l’inno dei Vastesi. Nel 1965 la nostalgia della terra natia lo spinge a tornare a Vasto dove si spegne il 14 Novembre 1969, con l’unanime cordoglio della cittĂ . 


Il personaggio dell’anno

/XLJL$QHOOL Luigi Anelli è stato un personaggio eclettico, poliedrico, con una molteplicità di interessi e con uno sterminato campionario di attività: poeta, storico, commediografo, archeologo, numismatico, dialettologo, editore, musicista, tipografo. In una parola un intellettuale nel senso più ampio e profondo del termine. Vasto ha rappresentato per lui la costante passione ed il centro della sua azione civile e culturale. Questa mente vulcanica, che si infervorava nelle attività più disparate, era affiancata ad un carattere introverso, quasi chiuso. Nasce in Vasto il 20 febbraio 1860 da Gaetano Anelli ed Encratide Cianci, commercianti che in un negozio di Corso de Parma vendevano articoli di merceria e giocattoli. Terzo di sei figli, rivela sin dalla fanciullezza un ingegno non comune, e, dopo aver compiuto gli studi tecnici inizia, da autodidatta, ad approfondire la storia di Vasto, inclinazione che sarà il filo conduttore di tutta la sua esistenza e della sua produzione culturale. Nel 1878 partecipa con altri giovani abruzzesi, (Mezzanotte, Scarfoglio, De Luca, Consalvo, Tinozzi ) alcuni dei quali vastesi, alla pubblicazione, che si protrae per due mesi, del periodico “In vacanza” edito da Rocco Carabba e con redazione a Vasto in corso Plebiscito al n. 34. Nel 1883 entra in società con i fratelli Manzitti nella gestione di una tipografia. E’ la sua strada, che gli permette di sbarcare il lunario e gli facilita la pubblicazione di tutte le sue fatiche letterarie. Alla prima edizione di “Ricordi di storia vastese” (1885) segue nel 1890 la “Disamina del sistema allegorico della Divina Commedia di Gabriele Rossetti”. Nel 1890, tramite l’interessamento dello studioso Francesco d’Ovidio, viene nominato professore di lingua italiana nelle scuole tecniche. Questa laurea honoris causa è il primo riconoscimento del suo valore in campo storico e letterario. Archeologo e ricercatore di documenti antichi, viene nominato nel 1899 direttore del Museo Archeologico, continuando l’opera iniziata dal Marchesani. Per un trentennio amplia, riordina, classifica, raccoglie pazientemente le patrie memorie e arricchisce il Museo Civico con una notevole raccolta numismatica di più di mille monete medievali. Dal 1907 ricopre la carica di Ispettore dei Monumenti; segue gli scavi delle tombe italiche nella necropoli del tratturo e custode inflessibile, del patrimonio artistico-culturale, nel 1923 si dimette per protesta contro alcuni interventi fatti dal proprietario nel castello caldoresco. Si afferma anche in campo giornalistico collaborando per molti anni al periodico “Istonio” degli amici Emilio e Silvio Monacelli. Nel 1923 fonda “Il Vastese d’oltre oceano”, 


quindicinale che per 10 anni dirige, compone, stampa e vende, con la consapevolezza che questo periodico rappresenta per molti vastesi all’estero il legame concreto ed affettuoso con la madrepatria. Il foglio informa gli emigranti dei principali avvenimenti in Vasto e trasmette ai parenti rimasti in patria le attività e le novità all’estero nella rubrica Piccola posta. Nel teatro riesce a rappresentare l’arguzia popolare, con personaggi bizzarri e coloriti che dialogano in modo che ancor’oggi appare frizzante e divertente. Nel 1894 viene rappresentata “Crèste gna vàite accuscèè pruvàite”, nel 1897 “A ch’attocche attocche” e accompagnato dalla musica del maestro Aniello Polsi, nel 1923 propone “Lu zije spiccicate!” . I “Proverbi vastesi” (1897), il gustosissimo ”Origine di alcuni modi di dire popolari nel dialetto vastese” (1897) ed il “Vocabolario vastese” (1901) sono il tentativo riuscito di dare dignità culturale alla nostra parlata, di approfondire la saggezza degli avi, di scoprirne e di trasmetterne la “cultura”, come desideri, passioni, ansie, cioè come esperienza di vita. In Fujje ammèsche del 1892, Anelli racchiude in 40 composizioni poetiche il mondo, ormai scomparso, della Vasto fine ‘800; con personaggi caratteristici che, appena abbozzati nei loro tratti essenziali, in poche battute sanno strappare un sorriso e suggerire una riflessione. Sono “situazioni, personaggi, atteggiamenti in cui ognuno di noi può con struggente tenerezza, riconoscersi e ritrovarsi nell’ambiente in cui vive e che perciò gli è più congeniale e più caro.” Le monografie di tipo storico, sempre ispirate dall’amore per la nostra piccola patria, sono diverse e trovano una felice sintesi nel gioiello del 1929 “Histonium ed il Vasto attraverso i secoli” che conclude una faticosa ma proficua ricerca durata quasi mezzo secolo. La musicalità sotterranea dei sonetti e dei proverbi prorompe in modo evidente nelle canzoni “La belline” e “Lu cardille”, che esprimono l’animo popolare e che sono ancora cantate dalla gente del “popolo”. Negli ultimi anni svolge la funzione di bibliotecario alla “Rossetti”, con la cura e l’amore di sempre; ce ne da testimonianza Giorgio Pillon delineandone la figura nobilmente dignitosa e generosamente amica verso tutti ed in particolare verso gli intellettuali antifascisti confinati a Vasto Marina. Muore a Vasto il 14 Dicembre 1944. Nella memoria dei concittadini si tramanda l’immagine di un galantuomo ottocentesco, onesto, intransigente e instancabile, con una moderna vitalità intellettuale ed una profonda humanitas.




Luoghi della memoria

7HDWUR5RVVHWWL LA STORIA Durante l’occupazione francese il convento di S.Spirito viene confiscato ai celestini e il chiostro adibito a carcere. Nel 1818, sindaco Domenico Laccetti, la Chiesa viene trasformata in teatro. Il 30 maggio 1819 il Regio teatro Borbonico, pur incompleto, viene inaugurato da una compagnia di dilettanti. Il progetto dell’opera è dell’ing. Taddeo Salvini di Orsogna e nel 1830 la realizzazione delle parti lignee viene affidata all’arch. Nicola Maria Pietrocola che per l’esecuzione si avvale del maestro ebanista vastese Pasquale Monacelli. Il sipario, raffigurante /¶LQFRURQD ]LRQH GL /XFLR 9DOHULR 3XGHQWH LQ &DPSLGRJOLR, dipinto dall’orsognese Franceschini su bozzetto di Nicola De Laurentis, viene realizzato nel luglio 1832. Un mese dopo il Consiglio Decurionale nomina la delegazione comunale per l’amministrazione e delibera il regolamento del Teatro Comunale. Il 15 settembre 1832 il teatro, ormai completato, viene ufficialmente riaperto alla presenza, nel palco appositamente predisposto, “dell’augusta persona del Sovrano Ferdinando II”. Nel 1841 il Consiglio affida l’incarico per l’intervento di “accomodamento da farsi al tetto” all’arch. Pietrocola e il consolidamento delle strutture viene eseguito, in economia, nel 1842 con la supervisione dei Decurioni Domenico Crisci e Vincenzo Marchesani. A questo punto la struttura del teatro è ormai definita e l’artefice principale può essere ritenuto il Pietrocola, che, come gli è divenuto abituale, interviene per perfezionare opere che non ha progettato. Con l’unità d’Italia, cambia la denominazione ed il teatro viene dedicato a Gabriele Rossetti. Nel 1908, sindaco Luigi Nasci, vengono avviati importanti lavori di restauro e di completamento. Sono interamente decorati a stucco e dorati gli esterni dei palchi dai fratelli L. e P. Cervelli e gli interni dei palchi sono tappezzati con parati damascati. Nel 1944, durante l’occupazione delle truppe alleate che risalgono l’Italia, la struttura è utilizzata come magazzino; gli interni vengono irrimediabilmente degradati e viene asportato il sipario che scompare nel nulla. Gli ultimi restauri degli anni ’80 e ’90 hanno riconsegnato a tutta la cittadinanza questo splendido gioiello che viene attualmente utilizzato per eventi di alto livello culturale ed artistico. 


LA STRUTTURA Dal IR\HU un piccolo ingresso immette nei tre ordini di palchi con rispettivi corridoi ed in una sala di appena cinquanta metri quadrati. Sala e palchi possono accogliere 160 spettatori; il boccascena è largo poco meno di 6 metri ed il palcoscenico ha una profondità di 7 metri.

LA DECORAZIONE DELLA VOLTA /HRUHGHOL]LDWHGDOOH0XVH, la tela sulla volta del teatro che tutti a prima vista ritengono un affresco per le dimensioni e per la perfetta aderenza al solaio, reca la firma di Federico Ballester. Sua anche quella sull’affresco ( per davvero) del IR\HU, che l’artista abbandonò incompiuto a causa di divergenze insorte con il committente. Realizzate nel 1908 le opere costituiscono un significativo esempio della produzione dell’artista. Nato a Roma il 13 marzo 1865, ma di origini spagnole, Ballester cresce nella cerchia dei pittori iberici Fabrès, Villegas, Sorolla, Fortuny, dimostrando sin da giovane uno straordinario talento nel disegno e nell’impiego del colore ed un interesse nei confronti delle nuove tendenze pittoriche del periodo a cavallo tra la fine dell’ottocento ed i primi anni del novecento. Affascinato soprattutto dallo -XJHQGVWLO, l’arte nuova che sarà poi chiamata anche /LEHUW\, diventa uno dei più attivi interpreti di questo stile realizzando molteplici opere, di cui le più interessanti sono quelle realizzate in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi nel 1900 presso il padiglione italiano ed i SODIRQGV dell’Ambasciata di Spagna, del Teatro Argentina e del Cinema Moderno a Roma. Il cinema attrae infine Ballester negli ultimi anni della sua vita . Amico fraterno di Enrico Guazzoni, pioniere della cinematografia italiana, che aveva lasciato il pennello per la macchina da presa, nonché di Filoteo Alberini, il padre del cinema italiano, che lo apprezza moltissimo, realizza una fitta serie di bozzetti e di manifesti per la &LQHV e per le più importanti case di produzione dell’epoca ed apre la strada al figlio Anselmo, che diventerà il più famoso, forse, e prolifico cartellonista del cinema italiano. Federico Ballester si spegne a Roma il 29 maggio 1926.




2002




Dicembre 2001

GENNAIO

LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande SilveĹĄtre

Cape d’Anne

Sande Ggrigorie

Sanda Genuèffe

    















LO&DSRGDQQR Cand’ Ă jje caminĂ te chista notte, P’ aritruvĂ  la porta di stu loche. RingrĂ zie Ddè’, ca I’ Ă jj’ aritruvĂ te, Salute canda ggènde sta a stu loche. I’ ti salĂšte ‘ssa cambre e ‘ssa cucèine, Addò’ spassègge ‘ssa donna riggine. I’ ti salĂšte chi ‘ssa bella tĂ vele. ‘Nghi ‘ccanda ggènde ci staj’ a magnĂ . I’ ti salĂšte chi ‘ssa bella trècce, Pi’ ccanda vodde ti li sciujj e ‘tacche. ‘I’ ti salĂšte chi ‘ssa bella veste, Pi’ ccanda punde ci’ Ă  messe la mĂ stre. 

I’ ti salĂšte cuscine e matarĂ zze, Addò ripose li vostre billezze. Queste li diche e li diche candĂ nne, A lu bon brincĂŹpie d’ Ă nne. Di una cosa mi n’avè’ scurdate, A . . . ni l’avè’ salutate. Ajje sumundate ‘na misĂšre di lènde, Bbòn’ gapidĂ nne pur’ a la jumènde. Si mi dèje ‘na scrippèlle Mo’ ti sone tande ‘bbèlle; Si me dèje nu quaggiaune Mo ti sone n’addre ccĂ une; E si ni mmi vu rrapĂŹ Bbòna nott’ Ă  ‘ssugnuri’ !




VenerdĂŹ

Sabato

Sand’Angela

Sanda ‘MĂŤliene

  

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Noi veniamo in questa sera Con una nuova piĂš che vĂŠra: Domattina è la Pasquetta Che sia sempre e benedetta. Si riempino i nostri cori Di contenti e di stupori: Vanno gli angioli cantando E i pastori festeggiando. Van dicendo per la via: GiĂ  è nato il gran Messia! I tre Re dell’Oriente Domenica  Se ne partirono allegramente. la Bbufaneje Grande stella rifulgeva, Per la via li dirigeva, E arrivato ad un tal loco Si fermò la stella un poco. Si fermò la bella stella Sopra rozza capannella, Dove era il gran Signore, Il Dio nato, il Redentore. Ivi giunti i Santi Re Genuflessi tutti, e tre, A GesĂš, vago tesoro, DiĂŠro incenso, mirra ed oro. Adorato Iddio Bambino JHQQDLR Si rimisero in cammino, 0XRUHD3DULJLLOSLWWRUH*LXVHSSH3DOL]]L E devoti rimarranno IUDWHOORGL)LOLSSRXQRGHLPDVVLPLHVSR Anche al tempio se non vanno. QHQWLGHOODVFXRODSLWWRULFDGL%DUEL]RQ Or che detto il gran vero Noi abbiamo di un mistero, JHQQDLR Date a noi da mangiar pane 0XRUH )UDQFHVFR 3RQ]D VLQGDFR GHOOD Per stasera e per domani. FLWWjGDO E con bella cortesia Alla nostra compagnia Date a noi un gallinaccio, O salsicce, o sanguinaccio. O prosciutto e mortadelle, O buon cacio o scamorzelle; Noi di qui non ce ne andremo Se di doni non ne avremo. E se ora non pòtete, Domattina ci darete; Ed intanto vi auguriamo Pasquale Savino e Paolo Gileno che da cinquant’anni allietano Buona Pasqua e ce n’andiamo. Vasto con il canto della “Pasquettaâ€? di Domenico Marchesani






GENNAIO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande Raimande

Sande Severiane

Sande Adriane

Sande Alde

   

















/DYDOLVFH - Mazzèlle, fijje mè’, sinde nu ccone. E’ pronde la valisce: ci so messe nu pullastrèlle, du’ trĂŠ ove allèsse, trĂŠ quattre partehĂ lle e vine bbone. Ce truve quattre cinghe pedalĂŹne cazzĂšne, na camisce de fustĂ gne, na scuffietta rosce de recĂ gne e n’addre quattre cinghe mutandine. E ce so’ messe na majje de lane, nu pare de scarpine e fazzulètte: l’umbrèlle è mejje ca le purte ‘m mane, lu spolverine è mejje ca le mette. E famme nu piacere, mamma sÊ’: appen’arrĂŹve, fĂ mmele sapÊ’. Raffaele Artese 


VenerdĂŹ

Sabato

Sanda UnurĂźate

Sande MudeĹĄte

 





Domenica



Caggiune e caggiunitte I����������: per il ripieno: 500 gr. di ceci passati; 200 gr. di miele; 50 gr. di zucchero; noci a piacere; cioccolato, pinoli, un pò di buccia di arancia; (far bollire il tutto per 5 minuti); per la sfoglia: 300 gr. di farina; un uovo; mezzo bicchiere di vino bianco, vermuth, latte e olio.

Sande Ilarie

P�����������: Impastare bene e dopo aver ottenuto due sfoglie sottili dispone sul tavolo per sistemarvi il ripieno a mucchietti, ben distanziati tra di loro. Servendosi del mattarello stendere la seconda sfoglia da sistemare sul ripieno. Premere leggermente con la punta delle dita la pasta intorno al ripieno e con la rotellina dentata ritagliare i calcioni e friggere con abbondante olio.

*HQQDLR 9LHQHLQDXJXUDWDOD6FXROD3URIHVVLRQDOH Alias... ArisiĹĄte 0DULWWLPD ´$QGUHD %DĂ€OHÂľ GLUHWWD GDO Centocinquant’anni fa, in uno stambugio, aveva FDSLWDQR0LFKHOH2OLYLHUL

Buon Compleanno Paolo Del Casale (1Âş gennaio) Peppino Catania (1Âş gennaio) Don Domenico Larcinese (5 gennaio) Padre Agostino Frezza (5 gennaio) Cenzino Mileno (13 gennaio) Camillo Litterio (16 gennaio)

bottega un tale Don Michele, tipo curioso e mattoide, il quale menava vanto della sua barba ispida da porcospino e delle sue quattro professioni, come chiamava lui: supplicante, basso chirurgo, conciacapelli e barbitonsore. Il mestiere che gli diede piĂš lustro fu quello di barbiere per il quale disponeva di tre qualitĂ  di rasoi: arisiĹĄte, piscesotte, e lĂ creme all’ucchie. Chi andava a radersi, con seriositĂ  sentiva rivolgersi la domanda: ChivvĂš: ArisiĹĄte, Piscesotte e Lacreme all’ucchie? Il compenso pattuibile determinava in conseguenza quale rasoio “usareâ€?; Il piĂš economico era “ArisiĹĄteâ€? per la modica spesa di “nu’ soddeâ€?.




GENNAIO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande PrimĂŻane

Sande Maure

Sande MarcellĂŤine

Sande Andunie

  















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Li parind’ a Sand’Andune Li vulèven ‘accasaje: Ma lu Sande penze bbune E al diserte si ni vaje, Pi ‘n ‘avè’ la siccatiure D’ alluvà’ li crijature.

Sand’Andun’ aripizzave Nghi la sibber ‘e nghi l’ache. Lu dumonie i stuqquave Mò lu rĂ ife e mò lu spache. Ma ‘na vodde ci l’ingojje E i’ ammĂ ine gnè nu bojje.

Ma dapĂš chi ci aripenze, Pi li come ti l’afferre; Nghi na viss a vija ‘nnenze Li fa ji’ di cule ‘nderre. ‘M bette i piande nu hinucchĂŹe E da fèure i fa ‘sci l’ucchie!

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E cambanne da rumèite Va’ lu cĂŠfer’ a tindarle: Li disfèit’ a ‘na partèite... Ma lu sande poche parle: Li vichele scole chilme E lu cefre mann’ all’ hilme.

Pi suspette lu dumonie J’ arimmocche la pignete. ‘Ngifirèite Sand’Andonie Ti l’aggrapp’ a vij’ arrete; L’appindĂ une a nu curnacchie E i mĂ cceche ‘na racchie.

Sand’Andune nghi la mbisse Jav’ a cacce a ciammajjèiche. Lu dumonie nghi ‘na visse Li fa jÏ’ sopr’ a l’ardeiche. Sand’Andune ci si stezze, Gnè nu cèfere s’ arrezze.

Bona sĂ ir ‘a tutte quende Bona ggenda cristijane; Bona sĂ ir e allecramente Ca vi dèiche ch’ è dumane Sand’Andune binidatte Nghi la mazz’ e lu purcatte.

A la cassce Sand’Andonie Ci tinè du caracèine. Annaschiusce lu dumonie L’assimav’ ògne matèine. Sand’Andun’ ci li toppe E i fa’ sunà’ la groppe.

‘Na matèine Sand’Andonie Si magnà’ du taijulèine. Zitti zette lu dumonie I sbascesce la fircèine; E lu sande nin zi ‘nganne Nghi li mene si li magne.

Arrizzete Sand’Andonie Nghi l’ardèiche fa nu fasce, E acchiappate lu dumonie Prèim ‘annende l’arimbasce, Po’ vuddat’ a part’ arrete I li striusce a lu sucrete.




VenerdĂŹ

Sabato

Sanda Lebbrate

Sande Marie

 





Domenica Sande BaĹĄtiane Lu GubbulĂŠ

 Lu dumonie a tanda hueje Pi ‘n’ zi fa’ cchiĂš ‘rruvuneje Dèice: Ndu’ vi ch’ è nu scherze, ‘N’ di li tojje ‘a la dimmerze. E lu sande: Pure jejje L’ Ă jje fatte Pi pascejje.

Lu dumonie scurtuquate Ni lassav’ a ji’ ppritanne. Sand’Andune dispirate Pi purcille si li scanne: Si li spezz, si li sale, E ci fa bon Garnivale.

Sand’Andunie huatte huatte Jav’ a faje nu bbusagne. Lu dumonie da ‘na fratte I smicceve la vrivagne. Lu rumeite si ‘na ddĂ une E i’ ammolle lu gruppĂ une.

S’ Ă jje dette ‘sta sturielle e pi ress’ ‘arihalate Fitatezze, custatelle, Saggicciutt’ e sangunate: Chi mi da’ lu porche sane Sci bbindatte chili mane.

‘N’ addrĂ  vodde si va a matte A ffa a lotte nghi lu sande, Lu rumèite ti l’ahhuande Ti li matt’ a cocce satte; E nghi l’acche di cutèine I li fa nu lavatèine.

Nghi sta nèuve chi vi porte è firniute lu quandaje. Arrapèteme ‘ssi porte, Ca mi vujj’ ariscallaje: Ca ‘stu fradde malidatte Mi fa’ sbatte li hangatte.

Fatt’ e fattatille 'RQ5RPHRHODGLYLQDSURYYLGHQ]D Don Romeo Rucci, l’amatissimo parroco di San Pietro del quale rimane ancora vivo tra i fedeli il ricordo, era anche famoso per le battute caustiche e taglienti, pronunciate in un dialetto molto, molto stretto. A “Gine la guardieâ€? che, centrato dalle feci d’una innocente rondinella sopra un abito candido appena indossato, stava per prorompere in una solenne bestemmia, tappò una volta repentinamente la bocca dicendogli severamente: “Statte zette‌e ringrazie lu Patraterne cha n’ha masse li scennele a le vacche!â€?(Taci‌e ringrazia il Padreterno che non ha messo le ali alle vacche).

“Gine la guardieâ€?, uomo come dire... tutto d’un pezzo, classe 1910, padre di otto figli (uno generale degli Alpini in pensione !), è l’unico componente del primo “Corpo di Vigili Urbaniâ€? (costituito a Vasto nel 1939 ), ad essere ancora tra noi. A Lui e Signora (nella foto) tanti auguri di lunga e felice vita ancora. 


GENNAIO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sanda ‘Gnaise

Sande Vincenze

Sande Bernarde

Sande Frangische

  















Il personaggio /XFLDQR7RVRQH



Ingegnere, docente presso l’Istituto per geometri “Filippo Palizziâ€?, libero professionista, pittore originalissimo, Luciano Tosone ha vissuto gran parte della sua vita a Vasto, ove gode di stima incondizionata per aver realizzato opere di grande valenza architettonica e per aver educato generazioni di giovani professionisti. Dedicatosi da ultimo alla pittura, è stato chiamato a partecipare ad importanti mostre nelle quali ha riscosso grande apprezzamento per le sue rappresentazioni pittoriche, dalle quali traspare lo sforzo di riprodurre la realtĂ  attraverso cromatismi che ne colgano non solo l’immagine, ma l’atmosfera intesa come sintesi di colori, di suoni, di profumi, di sentimenti e di stati d’animo. Nella foto: Raffaele Berardini – Ritratto di Luciano Tosone – (ROLR VXOHJQR 


VenerdĂŹ

Sabato

Sande Arcangele

Sanda Paola

 



Domenica



 Sande Vitaliane

Fatt’ e fattatille /¡$6,12',/,6&,$ Venuto a Vasto per la fiera di San Rocco,ch’era la piÚ importante in tutto il comprensorio,un contadino di Liscia si rimette al termine della giornata sulla via di casa. Giunto sulla piana dell’Aragona ( l’attuale corso Italia) , l’asino, sul quale aveva forse caricato un po’ troppa roba, s’ impunta e non vuole piÚ saperne d’andare avanti. Prima con le buone, poi con minacce e bastonate il pover’uomo cerca invano di convincerlo a ripartire. L’asino è irremovibile, cocciuto proprio ‌come un asino. Innervosito dalla caparbietà dell’animale e ferito dalle battutacce e dalle risate di una piccola folla che per scherzo fa finta di prendere le difese del quadrupede e di preoccuparsi della sua salute, perde infine la pazienza e sbotta dicendo: ³0HGDVFXVDMLHDVHQHPpœQ OH VDSDLYH SUXSULH FKœ WHQHLYH WDQWH SDULQGL D OX8DVWH.� (Scusami, asino mio‌non sapevo che avessi tanti parenti qui a Vasto)

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GENNAIO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

San Tumuasse lu filĂłsofe

Sande CuĹĄtanze

Sanda Savene

Sande Giuvenne Bbosche

  















La caserma dei Vigili del Fuoco nei primi anni Sessanta




FEBBRAIO VenerdĂŹ

Sabato

Sanda Virdejane

la Cannelaure





  

Domenica



Sande Biasce

“A fiume travete, huadagne da piscataure“

!

Buon Compleanno Don Giovanni Molinari (25 gennaio) Mons. Luigi Smargiassi (28 gennaio) Adelio Tilli (28 gennaio) Giovanni Bolognese (2 febbraio)

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Alla potatura Caro compare Gioseppi Nicola, ti vulèsse prest’ incasa in quando como Voi sapète ciò due pĂŠto d’olivo a potare. Tu lai la capacitĂ  e ti narindendi, anno fatto il tecchio e porta a loro lu sgummulaune e lu maine’ppegge accosĂŹ fai le scappetèlle a lu fuculare. A la’ montagne Ă  fatte il neve e tire nu frèdde ventilare, però io ciò il vino cotto e la saggiccia fatta, accosĂŹ dovete stare attende a non sdurrupare capabballe pi la scale. Tu sai che tengo le pezze al culo e ‘ngiò l’assicurazone ‘ncasemende ti faretti male. Siccome so nate doppe sei figli maschi, sai ca sono ngiarmatore e Juccia mia moglia sa fare anche la chiarate. Quest è l’ospitale che tenème fatt’ ncasa. Vi prèste ca faceme pure du resate. Tuo compare Ciovè Paulicce

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Histonium, 1 febbraio 1952 


FEBBRAIO





LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande Gilberte

Sand’Àghete

Sande CusumĂŤine

Sande RumĂźalde

    











'R¡9YLQJHQ]H Si dice, Do’ Vvingenze Marchisane ere spassos’a lu parlĂ  cchiĂš strane, majestre sunatore, a scattarĂŹ tujĂŹeve pure Dommene de DĂŹ. Gne n’osse de prisutte ere l’archette, la musiche faceve gne Cungette si li sculare nghe cazzun’e honne ‘nzapevene che ccose j ‘arisponne. Sunanne l’orghene, ‘mputenne cchiĂš, a che’li mònech’ha fatte capĂŹ: do re mi fa, sci llaudat’a nnĂš! Rome a lu Pinge vede ilĂ  ‘na sere: VingĂŠ, che ti ni pare? I’ so ffrastire. Pi mma’ so tutte titt’e ciummunire! Nicola Del Casale 


VenerdĂŹ

Sabato

Sande Ggelòrme

Sanda ‘Pullonie





  

Domenica

 Sanda DurutuĂŠ

“L’urarie di lu magnè: pi li rècche canda tenne fame, pi li puvirille canda tenne da magnèâ€?

la Ciciricchiate “lu dogge de Carnevaleâ€? Iď?Žď?§ď?˛ď?Ľď?¤ď?Šď?Ľď?Žď?´ď?Š 500 gr. di farina tipo 00 5 uova 5 cucchiai di olio di oliva 5 cucchiai di zucchero 500 gr. di miele 200 gr. di mandorle tritate 2 bicchieri di alcool per liquore olio per friggere 50 gr. di confetti di sulmona. Pď?˛ď?Ľď?°ď?Ąď?˛ď?Ąď?şď?Šď?Żď?Žď?Ľ: Mettere a macerare, 24 ore prima, le mandorle nei bicchieri di alcool. Porre la farina su di un piatto ed impastarla unitamente all’uova, lo zucchero, l’olio e l’alcool in cui hanno macerato le mandorle, cosĂŹ da risultare un composto ben amalgamato. Dividere la pasta in mucchietti ricavando da ognuno di essi tanti bastoncini i quali vanno ridotti a dadetti lasciandoli sparsi sulla spianatoia infarinati. Mettere sul fuoco una capace padella con olio di semi e ad ebollizione, friggere i dadolini di pasta. Far bollire a parte il miele ed immergerci i dadolini che saranno ben impregnati del dulcolorante. Bagnare con acqua fredda un piano di marmo, versarvi il composto dandogli la forma voluta (cuore, ciambella, ecc..) ed accanto cospargerlo di mandorle tritate e confettini di Sulmona. La Torre d’Amante

Alias... Cicurille Un antenato di un certo “ZĂŹ Giuvanneâ€? teneva ‘nu foniche e commerciava in frutta. ZĂŹ Giuvanne si recava di persona dov’erano i frutteti e solitamente diceva ai contadini: “Mi faciasse ‘na magnate di cicurèlleâ€? di cui era ghiotto. A ZĂŹ Giuvanne gli appiopparono il nomignolo di “Cicurilleâ€?. 


FEBBRAIO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

La Madonne de Lurde

lu Quarnavale

Sanda RemeggĂŤlde Le CiĂ nnere

Sande ValendĂŤine

  















Famiglie numerose ´&RQ FLUFRODUH GHO 0LQLVWHUR GHOO¡,QWHUQR VRQR VWDWLLQWHUHVVDWLL3UHIHWWLDULFKLHGHUHDL&RPXQL O¡HOHQFR GHOOH IDPLJOLH DYHQWL SL GL GLHFL Ă€JOL YLYHQWL 'L TXHVWH QHOOD QRVWUD &LWWj VH QH FRQ WDQR QRYH 6Fq *LXVHSSH IX &HVDULR FRQWDGLQR FRQWUDGD6DODYXFDĂ€JOL'HO%RUUHOOR3LHWURIX *LDFRPRFRQWDGLQRFRQWUDGD6/RUHQ]RĂ€JOL -DODFFL$QWRQLRIX'RPHQLFRFRQWDGLQRFRQWUDGD &DVDU]D Ă€JOL  'HO %RUUHOOR 0LFKHOH IX *LR YDQQL FRQWDGLQR FRQWUDGD 3HQQD Ă€JOL  'HO %RUUHOOR'RPHQLFRIX1LFRODFRQWDGLQRFRQWUDGD 3DGXOD Ă€JOL  -DQLUL /XLJL GL 0LFKHOH LQGX VWULDOH YLD %XRQFRQVLJOLR Ă€JOL  $SROORQLR )ORULQGD IX 0LFKHOH YHGRYD 3DRODQWRQLR FDVD OLQJD3]]D'LRPHGHĂ€JOL'HO%RUUHOOR7HR GRUR GL 0LFKHOH FDO]RODLR VWUDGD %DUEDURWWD  Ă€JOL  6FDPSROL 'DQWH IX 6WHIDQR RUWRODQR 5LRQHVWD]LRQHĂ€JOLÂľ

Il Vastese d’oltre Oceano, 15 febbraio 1928 

Fatte ‘na risate!?! /XFDQH´6LOLVWUHÂľ Nu sabbete a ‘ssaire Filèppe CillacchiĂ tte s’avè fattena pèzze ‘llegramènde ‘nghi Pippèine Strufunille e la majje Mariannèine. LuneddĂŠ apprèsse Filèppe arimĂ ne sbauttèite vidènne Pippèine a ‘ccape a ‘ccape a nu funerĂ le ‘nzimbre a tand’ummene e lu quane fidète Silistre. Senz’aripinzarce, s’avvicèine a Pippèine e j’ dèice: ÂŤcundujjanze, ma com’ha succèsse ‘ssa disgrazie,... chi è state a privĂ rte di Mariannèine?Âť. Tra piande e llacreme Pippèine j’arispĂ nne: ÂŤE’ state Silistre lu quane mĂŠÂť. Sibbete Filèppe j’arifĂ : ÂŤâ€˜mbristimele Silistre, mi faciasse lu piaciaire pur e a mmajje! ÂŤA da spittĂ ,... chisse che vènne apprèsse a lu morte s’hanne tutte quènde prinutateÂť.


VenerdĂŹ

Sabato

Ă?ÂŽĂƒÂ&#x;ÂŽÂ&#x;ƋĂ?Â&#x;Ă?c‹Ă? AĂƒÂ›lĂžAÂ’l

Sande GgiacĂŤnde

Sanda GgiulĂŻana

½ AĂ?1Ă?Â&#x;ĂƒÂ‹lžĂ?ÖççÖ

 





Domenica

 Sande Romele

Buon Compleanno Franco Del Casale (6 febbraio) Nicola Mastrovincenzo (11 febbraio) Ignazio Rullo (11 febbraio) Andrea Sciascia (12 febbraio) Elio Bitritto (20 febbraio)

"

E’ ĹĄtat’ a mmagge dill â€˜Ă nne passĂ te, pi’ ssĂŹniche e cunzijje s’è vutĂ te, li candidĂ te ĹĄtev’ a cindinĂ re e ognune jav’ a ccacce di cumbĂ re. Quanda spricarÏ’ c’è ĹĄtate: vulantine e ‘mmagginette, manifiĹĄte pi’ li mure. a chi cchiĂš grosse li pò mette. Filippe Pitricòle l’à spuntĂ te, la deĹĄtre a lu cunzijje s’è ssittĂ te. Da la fissore, a ndonna ĹĄtattavame, speriĂ me ch’ a la vrasce nin cascĂ me. Ma se ttutti li prubblĂŠme n’ z’ arisolv’ a lu cchiĂš preĹĄte, a il’acĂŠte tutti quende ‘i ni jame leĹĄta leĹĄte. Ammezz’ a li prubblĂŠme cchiĂš urgende ĹĄta’ trĂ ffich’ e parchigge certamende, ma fin’ a mmo, pi’ ssu prubblĂŠm’ antiche, n’ zi fa manghe nu passe di firmiche. Li semafir’ è stutĂ te e ci sta’ pi’ ‘bbillimende, nghi la mĂ chine o appete n ‘zi va ‘rrĂŠte e n zi va ‘nnènde. Pe’ ttasse e soprattasse a ĹĄtu Cummune sicĂšre ni’ li sĂšpere nisciĂšne. Li dibbete ch â€˜Ă  fatte sèmpr’ aumènde ‘ccusci li fa pahĂ  a ttutti quende. E siccòm ‘a pahĂ  troppe a li vive ‘i sa ffurte, fa pahĂ  doppia bbullette a la luce di li murte. Fernando D’Annunzio

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IHEEUDLR IHEEUDLR 6FRPSDUH LO SRHWD H VFULWWRUH 5RPXDOGR 9LHQHLVWLWXLWRSHULQWHUHVVDPHQWRGHO 3DQWLQLDOTXDOHVLGHYHLQEXRQDSDUWHOD O¡RQ *LXVHSSH 6SDWDUR H GHO PLQLVWUR FRQRVFHQ]DLQ,WDOLDGHL3UHUDIIDHOOLWL 7XSLQLLO7ULEXQDOHGL9DVWR 


FEBBRAIO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande Liaune

Sande CurradĂŤine

Sande ‘Leuterie

Sande FelĂŤice

  















O¡LFRQD GIUSEPPE PERROZZI [1899 - 1973 ] Nipote di Luigi Anelli, da cui eredita la passione per il dialetto vastese e per le tradizioni degli avi, frequenta il liceo classico approfondendo “le bellezze dell’Umanesimoâ€?. Nel 1917 parte volontario per la guerra e partecipa sul Grappa a tutte le fasi belliche fino al Novembre 1918. Le vicende di questo periodo sono raccontate nell’autobiografico “Diario di guerra: sul Grappa nel 1918â€? (edito nel 1974). Si iscrive alla FacoltĂ  di Medicina prima a Roma e poi a Bologna senza terminare gli studi. Nel 1940 parte volontario e presta servizio nella zona di Venezia. Con gli avvenimenti del 1943 inizia per lui una fase tragica perchĂŠ viene imprigionato e processato per motivi “politiciâ€?. Tornato a Vasto apre una piccola agenzia di viaggi e inizia un fecondo periodo di produzione poetica. Le sue migliori opere sono “Le piaghe di lu Vasteâ€? (1946) e “Dicemele a la nostreâ€? (1966). 


VenerdĂŹ

Sabato

Sanda MarecarĂŤite

Sande LĂ zzere

 



Domenica



 Sanda Ida

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Costumi vastesi dell’Ottocento

DicÊmel’ a la nostre  ...Le quali possono anche essere chi sa quanto vecchie e risapute, ma non per questo perdono l’attrattiva e la piacevolezza: come il pane sulla mensa, come il rimontare delle stagioni, come il ritorno del sole. Per questo accade che anche l’espressione piu comune ridiventi nuova, perchè nuovo è lo spirito che la muove e qualunque parola, anche la piÚ usuale, offra un sapore di poesia, perchè chi la dice ha virtÚ lirica. Come apppunto si sperimenta, senza sforzo, nei versi del Perrozzi, i quali, anche per certi significati inattesi e originali ch’ egli sa scorgere nei fatti e nelle cose, rivelano in lui una intelligente e felice vena di genuina poesia. Don Salvatore Pepe 


FEBBRAIO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sanda CuĹĄtanze

Sanda MatĂŤlde

Sande HabbriĂŠle de la ‘Ddulluruate

Sande RumĂźane

  















Punta della Lotta in una cartolina degli anni Sessanta




MARZO VenerdĂŹ

Sabato

Sande RuggĂŻre

Sanda ‘GnĂ ise

 





Domenica





Sanda CamĂŤlle

ÂŤE’ mejje a ‘rrèsse prèime a la cĂ sa tè, che a ‘rrèsse sicande a la case dill’ÊddreÂť.

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Buon Compleanno Giuseppe Giangiacomo (1Âş marzo) Mons. Giovanni Pellicciotti (7 marzo) Giammichele Molino (8 marzo)

lu Sangunäte (il sanguinaccio)

Dose per 8-10 persone I���������� 250 gr. di cioccolato fondente 150 di zucchero 80 gr. di cedro candito 30 gr. di strutto un litro di mosto cotto 1/2 litro di sangue di maiale (appena ucciso) 1 stecca di cannella una manciata di mandorle e pinoli ed una buccia di arancia P�����������: Prima di versare il sangue in una capace pentola, filtrarlo cosÏ da eliminare eventuali residui, unirvi il mosto cotto, lo strutto e la cannella, porla sul fuoco molto debole (fare attenzione a che il sanguinaccio non giunga mai ad ebollizione) e mescolare. Dopo circa due ore di cottura, aggiungere il cioccolato a pezzetti, i pinoli e lo zucchero, il cedro, la scorza dell’arancia e le mandorle (preventivamente scottate in acqua bollente, pelate e tostate lievamente in forno) il tutto finemente tritato. Rimescolare continuamente e sempre a fuoco debolissimo. Il tempo di cottura varia dalle tre alle tre ore a mezza; il grado di cottura è possibile constatarlo dalla consistenza del sanguinaccio su un piattino; se esso si presenta come una crema è pronto. Lasciarlo raffreddare sistemarlo in vasi di vetro e lasciarlo al fresco.

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MARZO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande Casemire

Sande UsĂŠbbie

Sanda Rose

Sanda FilĂŤciatte

   

















Il personaggio &DORJHUR5LFFDUGR0DUUROOR Originario di Scerni, risiede e vive in CittĂ  da oltre quarant’anni. Imprenditore tra i piĂš affermati, ha creato il Gruppo Marrollo che impiega oltre 400 persone ed opera in tutto il territorio nazionale. Da molti anni riveste importanti incarichi nel Direttivo Confindustria della nostra Provincia. E’ socio fondatore del “Distretto n.2090â€? del Rotary Club e tutt’ora ricopre l’incarico di Governatore. Possiamo concludere con le sue parole: ÂŤ...mi ha sempre colpito la naturalezza con cui, in questa cittĂ , storia e tradizioni si inseriscono in un paesaggio di rara bellezza valorizzato ancor di piĂš da una vocazione turistica moderna e dinamicaÂť. 


VenerdĂŹ

Sabato

Sande Giuvuanne de DdĂŤ

Sanda Frangiasca RumĂźane

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La ggente che m’ha viste dice: - E’ matte! ma che cce vafacenne pe la spiagge   nche custu ventelare e tempe bbrutte?! Ma a mme, signura mi, m ‘hanne ammetate. Lu vente, che sunave nche le rame e avè ‘rrufate tutte le culline, m’ha ditte. -VĂŹ!... VĂŹ sĂšbbete a ssentĂŹ che cuncertine stinghe a ‘mpruvvesĂ ! E, passe passe, mo ca me vussave e mo frenave, me s’ha strascenate e a ‘mmezze a mille sune m ‘ha purtate. Le voce ascive pure da li mure, da lu cannete e a lu vallone scure Domenica e da le rame efrusce de le piante:  selustre e tune attorne c-i-accurdave Sande MacĂ rie e arendrunave gne a nu campesante. Scrusce d’acque a zeffunne e se sentive ca da li titte arecalave ‘n terre e ciaulianne se nejave a bballe a ‘retruvĂ  da ddonn ‘avè menute; ma, gna c-i-arrive, l’arie cagne tone. Nche mille cavallune, lu marone, sbatte la rene e po s‘areprepare e i ‘aresbatte mille vodde ancore. Muntagne d’acque arrive e vva a ccalĂ  mbacce a le scujje e po zompe pe d’arie nche nu rembomme che n ‘ze po ‘ccuntĂ : e me cefa meni pure na rise, ch ‘aje strillate forte ma n ‘z â€˜Ă¨ ‘ntese, pecchè stu sone ammande ugne ‘strummente. 1XPXPqQGHFDQG¡DFFpLWH Po l’acque arecascave a la vrecciare che arespunneve nche li sbattamane, OXIqMMHGL3DWDQJKH addre che bbande o scale de Melane... 8QPRPHQWRTXDQGRXFFLGRLOĂ€JOLRGL3DWDQJKH

E’ state bbelle e nen m’ave straccate: chelu cuncerte m ‘ha parute corte, 4XDQGR VL q FKLDPDWL GD XQ LPSRUWXQR H pure stè state longhe.... gne sta notte. QRQ VL KD QHVVXQD YRJOLD GL DVFROWDUOR VL Osvaldo Santoro XVD GLUJOL ´1X PXPpQGH FDQG¡ DFFpLWH OX IqMMH GL 3DWDQJKHÂľ 4XHVWD PHGHVLPD ULVSR VWD GDYD GL VROLWR XQ GHPHQWH FHUWR /XLJL 3HSHDFKLXQTXHORDYHVVHFKLDPDWR,OĂ€JOLR GL ´3DWDQJKHÂľ SRL HUD XQ FDSRVFDULFR FKH Un nostro concittadino vantava tantissimo le doti SHUSDVVDWHPSRWRUPHQWDYDLOSRYHURPDWWR di gran bontĂ  della propria moglie, la quale si adoTXLQGLO¡LGHDĂ€VVDLQFRVWXLGLYROHUORDPPD] perava nell’aiutare in tutti i modi; cosicchè divenne “lu mareite di la femmina ‘bbeneâ€?. ]DUH

 



0RGLGLGLUH

Alias... la Femmena ‘Bbene




MARZO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande CuĹĄtandĂŤine

Sande Uriaune

Sanda PatrĂŤzie

Sanda MatĂŤlde

  















PDU]R ,QDXJXUD]LRQH GHOOD UHWH HOHWWULFD GHOOD &LWWj

Buon Compleanno Michele Carmenini (18 marzo) Calogero Marrollo (21 marzo) Silvio Ciccarone (23 marzo) Marino Artese (30 marzo) Don Antonio Di Francescomarino (30 marzo) Nonne a Portone Panzotto 


VenerdĂŹ

Sabato

Sanda LujĂŤise

Sande GgiulĂŻĂ ne

 



Vecchi fusti /XLJL6DQWDUHOOL L’artista è nato a Vasto il 17 agosto 1904 e qui ha svolto la sua attività fino alla morte, avvenuta il 12 settembre 1992.

A Vasto di calderai (quallarĂŠre) ce n’erano parecchi ed io stesso che son nato dopo l’ultima guerra ricordo che esercitava uno nei pressi della chiesetta di Sant’Anna (Michele Stampone), uno a Largo de Litis (Giacomino Tenaglia), un altro a Via Canaccio (Giuseppe Miscione detto MusĂŠ), uno in Via Roma, oltre che Santarelli a Piazza Marconi. Domenica  Tutti seduti sul cavalletto di legno e battere da mattina a sera col martelletto di legno il rame per Sanda Gertrude fare caldai, conche, mestoloni (fuss’rèlle) ecc.. Certamente Santarelli si distingueva dagli altri perchĂŠ realizzava oggetti artistici,ornamentali,piatti e vassoi traforati con vedute di Vasto e riproduzioni floreali,con effigi di noti personaggi. Fu premiato in numerosi concorsi e rassegne d’arte. Un sabato (giorno di mercato cittadino ) tra i tanti curiosi in transito si ferma nella sua bottega un certo Saraceni che si faceva chiamare l’americano per via del fatto che partito da Vasto misero e dolente vi faceva ritorno spesso con i dollari. Saraceni era rimasto un po’ tirchio ed era convinto che qualche dollaro permettesse di comprare moltissimo. Ebbene mister Saraceni con fare tronfio e sicuro dice all’artista Santarelli: “DdĂšmane ariparte pi Neviorch e vulèsse ari’alĂ  a sorme Trisè’ine nu quallare piccĂ  quèlle di mamme sè ‘bbuchète‌, canda ci ve’?â€?. L’artista fa:â€?Cènd’ dòllere... pi’ ttĂ !!â€? “Madde’mĂ ne si biviute prèste..., cullĂŹ ‘mbacce a papar’ille lu furnĂ re ma dètte c’avaste cinquanda dòllereâ€? replica Saraceni. Pronto Santarelli: “Però,‌ Sarace’ine, gna ti chième, i’ ti ci facce pi’ure lu ritratte a lu fanne di lu quallare, ‌ accuscĂŠ Trisè’ine ugne iĂšrne t’arivaide e ti manne li ‘bbinizzi’uneâ€?. “M’avaste e avanze lu fèuche chi ‘mmaspètte all’àdLuigi Santarelli nella fase di cesello di un vassoio deco- dre manne ‘ppi’ccande na’ie fatte sopra ‘stĂ  tèrre,... e rato, nella sua bottega di Piazza Marconi mè’iie cĂ  l’accatte senza ritratte !â€?.






MARZO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande Salvataure

San Giusueppe

Sanda Sandre

Sande Ermanne

  















Una delle 40 macchiette vastesi di Luigi Anelli illustrate da Alfredo Anelli




VenerdĂŹ

Sabato

La Sanda Speine

La ‘Ddulluruate

 





Domenica Sande HabbrĂŹele lu jurne de le Palme



O¡LFRQD *LRYDQQL3HOX]]R [1916-1971] Sin dalla giovinezza rivela le sue notevoli qualitĂ  letterarie ed artistiche che poi, durante tutta la vita, esprimerĂ  promuovendo diverse iniziative culturali nella sua Vasto. Frequenta il Liceo-Ginnasio “Massimoâ€? a Roma e scrive nel periodico della scuola. Si trasferisce poi a Napoli al Liceo Scientifico “Cuocoâ€? e nell’anno della licenza partecipa ai giochi “Ludi Iuvenilesâ€? tra tutte le scuole di Napoli e risulta primo classificato con il dramma “Il vecchioâ€?. Nell’estate 1938 pubblica con gli amici un giornaletto satirico “30 e lodeâ€?. Si iscrive alla facoltĂ  di Ingegneria civile di Roma ma, dopo poco, deve partire per la guerra. Al termine del conflitto, abbandonata per problemi familiari l’UniversitĂ , lavora nel ministero dei Trasporti e poi al ministero delle Finanze. E’ tra i fondatori dell’Associazione della stampa vastese e del Premio di pittura Vasto. Oltre a scrivere in collaborazione col maestro Vincenzo Marchesani un inno e la commedia musicale “La civetta ed il barbagianniâ€? pubblica su Histonium a puntate (dal 1952 al 1956) un’antologia di scrittori vastesi e partecipa alla stesura dei volumi “Vasto per l’unitĂ  d’Italiaâ€? (1961) e “Un secolo di Civismoâ€? (1964). Dal 1956 al 1971, anno della morte, apporta il suo contributo a diverse associazioni culturali, artistiche e turistiche locali.

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La Sacra Spina, nell’antico reliquiario, portata in processione. 


MARZO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

La ‘NnungiaziĂ une

Sande ‘Manuele

Sande ‘Libberte MercluddĂŠ Ssande

Sande SiĹĄte GiuvuddĂŠ Ssande

  















VenerdĂŹ Santo: processione del Cristo Morto




VenerdĂŹ

Sabato

Sande SecundĂŤine VennardĂŠ Ssande

Sande BeniamĂŤine Sabbete Ssande





 

Domenica

 Sanda Giuvuanna la Pasche

/H&RQIUDWHUQLWH Le Confraternite religiose, già scomparse negli anni trenta ma da qualche tempo ricostituite ad iniziativa di alcuni parroci e di gruppi di fedeli, avevano in passato una notevole importanza in quanto avevano il compito di amministrare i beni delle Chiese di appartenenza e di provvedere alla loro manutenzione. A Vasto ve n’erano diverse e tra di loro v’era una sorta di ordine gerarchico che determinava il diritto di precedenza nelle processioni cittadine. La piÚ antica, e quindi quella che aveva diritto di precedenza assoluta era quella del SS. Sacramento e S. Spina, poi venivano di seguito quelle del Carmine, del Gonfalone in S.Maria Maggiore, della Carità e Morte in S.Agostino, del SS.Sacramento in S.Pietro, della SS.Annunziata, del Monte dei Morti in S.Pietro e di S.Antonio.

Sabato Santo: la Madonna Addolorata portata in processione dalla Confraternita della CaritĂ  e della Morte

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APRILE LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande Ughe Lu Puasquane

Sande Frangische de Paole

Sande RĂŤccarde

Sande IsidĂŤure

   

















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in modo imprevedibile, è ilare e dispettoso. La sua presenza è causa di incubo, di fastidio, di paure per i Mazzemarèlle è un termine dialettale in uso nella viventi. E questi, per una strana legge del contrappasso parlata delle popolazioni abruzzesi e molisane non possono essere felici sulla terra: devono pagare il loro tributo di dolore alla dolorosa esistenza del folletto. anche con lieve variante grafica. Suo equivalente nella lingua italiana, è spiritello, Raffaele Artese folletto, gnomo. Frutto della fantasia popolare, lu mazzemarèlle simboleggia la vita, lâ&#x20AC;&#x2122;azione, la vittoria sulla morte ingiusta. Il ritorno misterioso tra i viventi è la riaffermazione di un diritto negato, lâ&#x20AC;&#x2122;equilibrio ristabilito nella vicenda esistenziale: è un atto di giustizia. Il bambino morto senza battesimo ritorna a vivere, ma trasformato in â&#x20AC;&#x153;mazzemarèlleâ&#x20AC;?, un essere quasi imprendibile con forme non ben definite. I suoi poteri sono vanificati, se perde il cappuccio che gli ricopre il capo. Conosce i luoghi dove sono nascosti i tesori, agisce nelle ore notturne 


VenerdĂŹ

Sabato

Sande Vingenze Ferrare

Sanda GgiulĹ&#x201C;ĂŻane





 

La Scapece Dose per 6 persone



Domenica



Sanda Virginie

Iď?Žď?§ď?˛ď?Ľď?¤ď?Šď?Ľď?Žď?´ď?Š 600 gr. di razza 600 gr. di palombo farina olio per friggere 2 bustine di zafferano aceto sale q.b. Pď?˛ď?Ľď?°ď?Ąď?˛ď?Ąď?şď?Šď?Żď?Žď?Ľ: Lavare a pulire ben bene la razza ed il palombo possibilmente con acqua di mare, tagliarli a pezzetti e passarli nella farina. Immergerli in abbondante olio di semi e farli friggere. In un mastello di legno, versarvi lâ&#x20AC;&#x2122;aceto, lo zafferano, del sale, lasciandovi marinare il pesce fritto per due giornate.

Fatte â&#x20AC;&#x2DC;na risate!?! &DUDEEHRYYHUROH]LRQHDSSOLFDWD ÂŤCummara Micchelina? Che profumo di baccalĂ ! Si fatte na â&#x20AC;&#x2DC;bbèlla piatanze ugge?!?Âť ÂŤPovera a ma, Angilella se! Hai â&#x20AC;&#x2122;nndaise sole lu prufĂźme come ttĂ jie. MarètĂŤme è riminĂźte torte gnè li laine che va spacchènne e penzâ&#x20AC;&#x2122;ĂŠnne ca iĂŠ tenaive lu quarte stanne a lu ballicaune, niâ&#x20AC;&#x2122;mma dètte manghe faurèsce e sa calate baccalĂ , pataĂŻne e ha strusciulète pure lu pane a la tijèlle. Mâ&#x20AC;&#x2122;ha salutète dicènne: â&#x20AC;&#x153;Micchelina ièâ&#x20AC;&#x2122; rrĂŽvajie a fatijè... stĂ tte â&#x20AC;&#x2DC;bbune. Iâ&#x20AC;&#x2122; speranne di truvĂ  la purziaune di lu mè e truvanne â&#x20AC;&#x2DC;nvèce la tijèlle lucedète ma calĂ te na nebbie allâ&#x20AC;&#x2122;ucchie e maijje ittĂ te na vrastaime uardanneme a lu specchie: ti puzza còie nu tocche, se nâ&#x20AC;&#x2122;addra vodde, prèime neâ&#x20AC;&#x2122;mmagne e dâ&#x20AC;&#x2122;oppe, a stomeche piaine â&#x20AC;&#x2DC;ncasemènde facce lu quarte! Hèsse Angillalle! sta rimenènne marètte Libbratare..., ha spundate â&#x20AC;&#x2DC;nghi llâ&#x20AC;&#x2122;asene accape a li criĂźce!Âť Tande grazie Micchelè, ma avessa succède pĂźre aâ&#x20AC;&#x2122; mmĂ  la disgrazia te! Famme â&#x20AC;&#x2DC;annascĂ nne stu pullastrèlle pronde e cotte!! A Libbratare mo iaâ&#x20AC;&#x2122;riscĂ lle paste e fasciĂźleÂť. 


APRILE LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande SilvĂŠne

Sande Caloggere

Sande PumbĂŠ

Sande Tibberie

  

















+DEEDOsVWH - Niâ&#x20AC;&#x2122; mmi sacce accanâssee la furtiune. ma â&#x20AC;&#x2DC;gne fraâ&#x20AC;&#x2122; Rrocche nin gi sta lu pare: â&#x20AC;&#x2DC;sti â&#x20AC;&#x2DC;stĂ â&#x20AC;&#x2122;, ali Lame, pâ&#x20AC;&#x2122; accundarne hiune. mâ&#x20AC;&#x2122; ingândrâ&#x20AC;&#x2122; e ffa â&#x20AC;&#x153;Tiâ&#x20AC;&#x2122; mmiâ&#x20AC;&#x2122;, chi bbelle mare!â&#x20AC;? Lu mare nostre sta a sittanandĂŽune, mònece trendasette, 1â&#x20AC;&#x2122;ambâ&#x20AC;&#x2122; è cchiare; ci chiave sâpre cinghe frangacchĂŽune, Piâ&#x20AC;&#x2122; Nnapele li jeuche aesce a Bbare !... â&#x20AC;&#x2DC;Nâ&#x20AC;&#x2122; addra vodde tinĂŠ quarandasette; fraâ&#x20AC;&#x2122; Rrocche mâ&#x20AC;&#x2122; avèâ&#x20AC;&#x2122; date â&#x20AC;&#x2DC;nâ&#x20AC;&#x2122; abbuzzate, fiure di dĂŹ châ&#x20AC;&#x2122; ascèive primâ&#x20AC;&#x2122; elette. StrĂ ttâ&#x20AC;&#x2122; ala mene li tinäive lâ&#x20AC;&#x2122; ĂŞuve, fihĂŽrete â&#x20AC;&#x2DC;gna lâ&#x20AC;&#x2122; Ă jje caricate: ve la poste e chi vvè?... vèâ&#x20AC;&#x2122; vindineuve!... Luigi Anelli (1885) 

Buon Compleanno Michele Notarangelo (8 aprile) Nicola Notaro (12 aprile) Carlo Del Greco (12 aprile) Angelo Cianci (18 aprile) Nicola Jacobucci (19 aprile)


VenerdĂŹ

Sabato

Sande Ggilie

Sande â&#x20AC;&#x2DC;Duarde

 





Domenica

 Sande Masseme

Vecchi fusti /X)XUQDULOOH Tinghe uttandâ&#x20AC;&#x2122;Ă nne â&#x20AC;&#x2DC;bbune e cande nonne, câ&#x20AC;&#x2122;abbitave a la vĂŽe di Sande Dighidèure, mi nazzecave candanne che da â&#x20AC;&#x2DC;bardasce iâ&#x20AC;&#x2122;iave a lu Furnarille pâ&#x20AC;&#x2122;accĂ ttĂ  lu pane â&#x20AC;&#x2DC;nghĂŹ la iande. Zi Micchèle (Del FrĂ ) faciĂ ive li panille di lu pane giĂ  a tèmbe di Re Firdinande e, doppe, piĂźre Caribbalde sĂ  mĂ sse a lu tascapane na pagnuttĂ lle di lu Furnarille. Li fija su, nonnò Giuvanne, zia IĂźcce e maĹĄtre Peppe, anne sfamate â&#x20AC;&#x2DC;nzimbre a Panepane (Angelo Del Prete) e Zaccarde di la piazze di lu puasce (odierna piazza del popolo), tutte li Uastarule a tèmbe di la prèime e secanda guerra mundĂŽale. Da na puca dâ&#x20AC;&#x2122;ĂŠnne, â&#x20AC;&#x2DC;Ndonie Del FrĂ  lu stranipĂ ute, châ&#x20AC;&#x2122;Ă  fĂ tte lâ&#x20AC;&#x2122;arbitre di futtâ&#x20AC;&#x2122;ebbĂ lle, fa quase sole duggiarille: â&#x20AC;&#x153;Cillâ&#x20AC;&#x2122; aripiene, rafaiĂšle, susamille â&#x20AC;&#x2DC;ngilippate, caggiunèètte, miscuttèine, fiâ&#x20AC;&#x2122; iucche, limungèâ&#x20AC;&#x2122;ine, fraulĂŠine, ecc.â&#x20AC;? Tutte quènde mamma mĂ ie candâ&#x20AC;&#x2122; è bbune e doppe cendâ&#x20AC;&#x2122;cinguandĂ nne la â&#x20AC;&#x2DC;ggènde fa â&#x20AC;&#x2DC;ngore la filarille (filarèlle) pi ccattè a lu Furnarille. Bravâ&#x20AC;&#x2122; angaure,â&#x20AC;Ś iâ&#x20AC;&#x2122; ci facce sichiĂźre bella fiĂŻre si li duggiarille di lu Furnarille lâ&#x20AC;&#x2122;ariĂ le pure a cacche frastĂŹre.

DSULOH 0XRUHD/RQGUD'DQWH*DEULHOH5RVVHWWL Ă&#x20AC;JOLRGL*DEULHOHSRHWDHSLWWRUH FDSRĂ&#x20AC;ODGHL3UHUDIIDHOLWL

Alias... la Halleine In contrada Pagliarelli, risiedeva una famiglia contadina che aveva un modo particolare di fare i pagliai alla fine della trebbiatura del grano. Tale lavoro consisteva nellâ&#x20AC;&#x2122;allargare la paglia con la forca da destra a sinistra e viceversa in continuazione; in parole povere li scingiliève gnè li halleine. I vicini senza perder tempo gli appiopparono il soprannome la Halleine. 


APRILE LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande TucudĂŠure

Sanda Irene

Sande Fabbie

Sande â&#x20AC;&#x2DC;Pullonie

  















,OFRURGHOOH1RQQH Ha ormai compiuto dieci anni il dinamicissimo &RUR GHOOHQRQQH, sorto nel 1991 ad iniziativa della signora Angela Poli Molino. Nel corso di questi anni, il coro ha svolto non soltanto una comprensibile funzione sociale, ma ha anche meritoriamente operato per il recupero di tante belle melodie dialettali vastesi che ha portato in tutta la Regione ed in trasmissioni televisive dâ&#x20AC;&#x2122;interesse nazionale. Nella foto le â&#x20AC;&#x153;Nonneâ&#x20AC;? con la direttrice, ins. Emilia Dâ&#x20AC;&#x2122;Adamo ed il fisarmonicista Giuseppe Della Penna

Buon Compleanno Nicola Jacobucci (19 aprile) Bruno Smargiassi (22 aprile) Stefano Rocchio (29 aprile)




Venerdì

Sabato

Sande ‘Spedëite

Sanda ‘Gnàise

 





Domenica

 Sande Anzelme

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L’incendio di Santa Maria ´/D WUDGL]LRQH SRSRODUH q ULFFD GL UDFFRQWL GHLSURGLJLRSHUDWLGDOOD6DFUD6SLQDHGXQ DIIUHVFR FKH VL YHGH VXOOD YROWD GHOOD QDYDWD PDJJLRUHGHOODFKLHVDGL6DQWD0DULDULFRUGD LOFHOHEUHLQFHQGLRFKHQHOODQRWWHGDODO JLXJQRGLVWUXVVHODFKLHVDVWHVVDHO·HURL VPRGLXQRVFKLDYRWXUFRFKHODQFLDWRVLWUDOH ÀDPPHOHTXDOLPLUDFRORVDPHQWHVLDSULURQR DO VXR SDVVDJJLR SRWHWWH LQ TXHOOD RFFDVLRQH VDOYDUHGDOIXRFRODVDFUDUHOLTXLDµ

Il Vastese d’Oltre Oceano, 20 aprile 1924

S. Maria Maggiore: affresco di Andrea Marchesani 


APRILE LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sanda Flavie

Sande Giorge

Sande Gelarde

Sande Marche

  















DSULOH *OLDYDQJXDUGLVWLYDVWHVLSDUWHFLSDQWLDO FDPSR'X[GL5RPDFRQTXLVWDQRODPHGD Il gergo è un lessico ad uso di un gruppo o di una categoria di persone. Molto spesso viene usato per JOLDG¡RUR

Â&#x2018;Ă&#x152;kĂ&#x201A;Â&#x17E;Ă&#x152;bkÂ&#x160;Ă&#x152;Â&#x2022;Ă&#x2014;Ă&#x201A;@Ă&#x17D;Â&#x17E;Ă&#x201A;Â&#x160;

renderne oscuro il significato agli estranei. Pittoresco ed incomprensibile era il gergo dei muratori vastesi, del quale riproponiamo alcuni termini: Burzuarre = Ragazzo Scingilapajje = Gallina Berre = Uomo Sgabbie = Vino Luampase = Olio MmaidĂŠ = Maccheroni Spernacchiatte = Polli Chiospe (m/f) = Padre o Madre Mmitte = Donna MmittatĂš = Prostituta Isghe = Quattrini 


VenerdĂŹ

Sabato

Sande Marcelleine

Sanda ZĂŠite

1TXQÂ&#x201E;IV\QKW U][MWIZKPMWTWOQKWLÂź)JZ]bbW

 





Domenica Sande Vitale La Madonne de la â&#x20AC;&#x2DC;Ngurnuate

 Mimmo Ventura al lavoro nel museo Nel giugno del 1998, dopo un decennio di chiusura e grazie ad un fecondo rapporto di collaborazione tra il Comune di Vasto, rappresentato dal sindaco Giuseppe Tagliente, e la Soprintendenza Archeologica dellâ&#x20AC;&#x2122;Abruzzo, diretta dalla dott.ssa Maria Rita Sanzi, è stato finalmente riaperto al pubblico il Museo Archeologico presso il palazzo dâ&#x20AC;&#x2122;Avalos. I lavori di riallestimento, coordinati dal dott. Andea Staffa, hanno cosi restituito alla CittĂ  un museo che risulta essere il piĂš antico della Regione, essendo stato fondato nel 1849 dal sindaco Pietro Muzii sulla spinta dello storico Luigi Marchesani. Il nuovo museo dispone anche di un efficace sistema informatico che consente uno studio piĂš attento e completo degli interessanti reperti rinvenuti sul territorio vastese. 


APRILE

MAGGIO

LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sanda CatarĂŤine

Sande Mizie

Sande GiusuĂŠppe Arteggiane

Sande â&#x20AC;&#x2DC;Ttanasie

    















Vecchi fusti Âś*JLVDULHH&DGGjQH Trovare qualche cinquantenne che non ricordi i personaggi della foto a lato è cosa veramente impossibile. â&#x20AC;&#x2DC;Ggisarie e CaddĂ ne, due personalitĂ  semplici che hanno vissuto, come dire... â&#x20AC;&#x153;fuori del tempoâ&#x20AC;?, in una dimensione di piccoli lavoretti, commissioni contentandosi di molto poco e spesso sorridevano a chi li prendeva in giro. Tra di loro non câ&#x20AC;&#x2122;ĂŠ stato mai litigio, invece solidarizzavano e si dividevano... anche il sonno, i sogni e quando andava bene anche... qualche sorso di birra o meglio di vino. 


VenerdĂŹ

Sabato

Sande Giacheme lu Legne de la Crauce

Sande FlurĂŻane





  

Domenica



Sande Ninzie

PDJJLR 'RQ&LFFLR3RPSRQLRLQDXJXUDLO0LUD PDUHORFDOHGDEDOORHULVWRUDQWHLQYLDWUH VHJQL

Štócche e Patäne Stoccafisso e Patate

Iď?Žď?§ď?˛ď?Ľď?¤ď?Šď?Ľď?Žď?´ď?Š: 800 gr. di stoccafisso giĂ  tenuto a bagno; 500 gr. di polpa di pomodoro; 2 cipolle: 300 gr. di patate; peperone dolce; olio, sale, pepe. Pď?˛ď?Ľď?°ď?Ąď?˛ď?Ąď?şď?Šď?Żď?Žď?Ľ: In un tegame, far soffriggere 10 stoccafisso con le cipolle affettate, il peperone, lâ&#x20AC;&#x2122;olio, il sale e il pepe. A metĂ  cottura aggiungere il pomodoro tagliato a pezzi; far bollire a fuoco lento per unâ&#x20AC;&#x2122;ora circa. Aggiungere infine le patate tagliate a fette ed ultimare la cottura.

&RPHVFHJOLHUHLOSHVFH

Il Golfo di Vasto da Miramare Se câ&#x20AC;&#x2122;è una cosa che ogni buon vastese deve saper fare è scegliere il pesce. Ecco come si fa. Innanzitutto guardarne bene le condizioni generali: quello fresco è lucido, compatto, assolutamente privo di cattivo odore, le squame sono compatte e lucenti, lâ&#x20AC;&#x2122;occhio è ancora ben vivido e sporgente e le branchie sono di colore rosso vivo. Evitare infine lâ&#x20AC;&#x2122;acquisto del pesce che si trova nel periodo del deposito delle uova, in quanto meno saporito. Assolutamente sconsigliabile lâ&#x20AC;&#x2122;acquisto del pesce filettato: il vastese verace filetta il pesce con le sue mani o tuttâ&#x20AC;&#x2122;al piĂš se lo fa filettare dal venditore, se questi è ovviamente esperto. 


MAGGIO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sanda Bbenedatte

Sande â&#x20AC;&#x2DC;Nnucienze

Sande VittĂ ure

Sande LibbratĂ ure





    











Fatte â&#x20AC;&#x2DC;na risate!?!

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/DFUDYDWWD Domenico regala una bella cravatta rossa allâ&#x20AC;&#x2122;amico Paolo, ma notando che Paolo non la porta mai, con disappunto un giorno gli dice: â&#x20AC;&#x153;Ma â&#x20AC;&#x2DC;ndĂ  piacĂŽute ?Âť â&#x20AC;&#x153;Che â&#x20AC;&#x2DC;ccheuse ?Âť ÂŤLa cravatteÂť ÂŤAh... ĹĄcĂŽe â&#x20AC;&#x2DC;ccomeÂť ÂŤMa allaure piccĂ  ne le purte ?Âť ÂŤAspètte che vĂ nge le cumunĂŠste ca lâ&#x20AC;&#x2122;ajia mĂ tt a lu quane...Âť 

PDJJLR 0XRUHD1DSROLLOSLWWRUHYDVWHVH*DEULHOH 6PDUJLDVVL HVSRQHQWH GL SULPR SLDQR GHOOD VFXROD GL 3RVLOOLSR H PDHVWUR GL )LOLSSR3DOL]]L PDJJLR (VFH LO SULPR QXPHUR GHO VHWWLPDQDOH ,VWRQLRGLUHWWRGDLIUDWHOOL(PLOLRH6LOYLR 0RQDFHOOL


VenerdĂŹ

Sabato

Sande â&#x20AC;&#x2DC;NdunĂŤine

Sande FabbĂŻane

 





Domenica

 La â&#x20AC;&#x2DC;ScenziĂ une

LuFuttebballefacendâ&#x20AC;&#x2122;anne A Vasto dal 1902 câ&#x20AC;&#x2122;è lâ&#x20AC;&#x2122;associazione calcio Pro Vasto, una delle prime in Italia. Tempi eroici quelli. La paga? Lâ&#x20AC;&#x2122;ingaggio ? Bbene meâ&#x20AC;&#x2122; !! Contava la passione e lâ&#x20AC;&#x2122;amore viscerale per il simbolo, sportivo e non, della propria cittĂ  che competeva anche con quelle molto piĂš importanti: Chieti, Pescara, Arsenal Taranto, Perugia, Teramo, Lanciano, Lâ&#x20AC;&#x2122;Aquila, Avezzano, Caserta,Latina ecc.... Il massimo compenso, racconta Peppino (la CangillĂŽre), è stato di lire duemila, per premio partita con la vittoria a Lanciano, oltre le cinquemila lire di stipendio: che tempi !!! Prima di una partita allâ&#x20AC;&#x2122;Aragona, nel ristorante MimĂŹ (Vuzzitèlle), lâ&#x20AC;&#x2122;allenatore Gente a pranzo con tutti i convocati, manda allâ&#x20AC;&#x2122;aria tavoli, stoviglie, brodino e bistecche ai ferri perchè nel sentire lagnanze del genere: â&#x20AC;&#x153;Ĺ tĂ  â&#x20AC;&#x2DC;bistacche è toste..., chèllâ&#x20AC;&#x2122;addre ca te lu nèrve..., lu mè è criuâ&#x20AC;&#x2122;de..., quaste mammamaâ&#x20AC;&#x2122; ie mi sèmbre na cingomme...â&#x20AC;? sbotta; e dice: â&#x20AC;&#x153;Vorrei sapere alle case vostre cosa stanno mangiando... il filetto degli angeli ?!??!â&#x20AC;?. Doppe tutte quènde zètte... zètte e â&#x20AC;&#x2DC;nghi la caute â&#x20AC;&#x2DC;mmezze a le cosse allâ&#x20AC;&#x2122;ArrahĂ une pâ&#x20AC;&#x2122; ccarre a monde e â&#x20AC;&#x2DC;bballe apprèsse a lu pallaune. Risultato: â&#x20AC;&#x153;Vasto 3 â&#x20AC;&#x201C; Avezzano 0â&#x20AC;?. CumbĂ  Miccalicce mme se capèite a maâ&#x20AC;&#x2122;ie! Appliche e... fa sapaune !!!

9HFFKLH*ORULH Da sinistra: Teseo Panerai (portiere), Angelo Tana (terzino sinistro), Michele Raimondi (terzino destro e capitano), Peppino Fiore (mediano destro).

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MAGGIO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

La Madonne de FĂ teme

Sande MattĂŠ

Sanda Matalene

Sande Ubbualde

  


















VenerdĂŹ

Sabato

Sande Pasquale

Sande Venanzie

 



Domenica



 La PendecoĹĄte

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La vendita di ghiaccio ´/D6RFLHWj3HVFHKDDSHUWRLQYLD'H3DUPDQ XQDYHQGLWDGLQHYHGLJKLDFFLRSXULVVLPRDUWLĂ&#x20AC; FLDOHGHOODULQRPDWD6RFLHWjDQRQLPDGL3HVFDUD GLJDVVRVHSUHSDUDWHFRQOHFHOHEULDFTXHGHO5LR QHURGHOODGLWWD0DVFLWHOOLHGLELUUD3DV]NRZVNLLQ ERWWLJOLHGDOLWURHGDPH]]ROLWURÂľ

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Istonio, 15 maggio 1910

â&#x20AC;&#x153;Sâ&#x20AC;&#x2122;avessa faje li munuminte solamènde a li lazzarĂŻune: accuscè fusse â&#x20AC;&#x2DC;na lizziaune pi li halandĂšmeâ&#x20AC;?.

Buon Compleanno Alberto Del Borrello (4 maggio) Mario Celenza (4 maggio) Luigi Guidone (11 maggio) Roberto Suriani (13 maggio) Antonio Del FrĂ  (19 maggio) Franco Del Prete (21 maggio) Luigi Ronzitti (25 maggio) 


MAGGIO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande BernardĂŤine

Sande SicundĂŤine

Sanda RĂŤite da Cascie

Sande Desiderie

  















O¡LFRQD *DHWDQR0XUROR [1858-1903] Nato a Vasto da Francesco Saverio, napoletano gestore dellâ&#x20AC;&#x2122;ufficio doganale locale, si impiega giovanissimo nella direzione delle Ferrovie di Ancona. Eâ&#x20AC;&#x2122; costretto dal lavoro a continue ispezioni nelle sedi e negli impianti dipendenti da Ancona, poichĂŠ in quel periodo si sta sviluppando la rete ferroviaria del centro Italia. Nonostante ciò riesce a coltivare la sua passione per le lettere frequentando circoli culturali di Ancona e tornando, appena può, a Vasto per rituffarsi nella lingua amata. Scrive diverse raccolte di poesie in lingua, romanzi ed una commedia. Sono da ricordare i sonetti dialettali di Abruzzo (1886) e di Ciamarelle (1896). Muore ad Ancona nel 1903. Nel disegno consapevolmente perseguito del Murolo si realizza nella cultura vastese la saldatura tra letteratura colta e cultura popolare. 


VenerdĂŹ

Sabato

Sanda GiuvĂŤine

Sande Gregorie

 





La conca di rame Diversa da quella abruzzese, la conca di rame vastese ha un profilo piĂš lineare e meno curvo. Reca motivi decorativi, un tempo battuti a martello, e veniva portata dalle donne in perfetto equilibrio sul capo, colma dâ&#x20AC;&#x2122;acqua attinta alla fontana (a la fundĂ ne) della Piazza dinanzi a S. Giuseppe. Bellissimo lâ&#x20AC;&#x2122;incipit di un famoso sonetto di Luigi Anelli che evoca il suono delle conche sul battuto della fontana che si mescola al vocĂŹo delle donne.

Domenica Sande Feleppe la TernetĂŠ

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Alias... Rapacchiatte In contrada Trave vi era lâ&#x20AC;&#x2122;ortolano â&#x20AC;&#x153;â&#x20AC;&#x2DC;Ndonieâ&#x20AC;? che coltivava con tanta passione il suo orto. Un anno, vuoi per lâ&#x20AC;&#x2122;annata favorevole, vuoi per la felice concimazione ebbe delle rape (li vrucchele de rape) eccezionali. tanto che ne menava vanto dicendo: â&#x20AC;&#x153;Auanne tinghe cirte rape, tutte cacchiatte... cacchiatteâ&#x20AC;?. A forza di ripeterlo, gli affibbiarono giustamente â&#x20AC;&#x153;Rapacchiatteâ&#x20AC;?.

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Le proiezioni dellâ&#x20AC;&#x2122;ÂŤAprutiumÂť ´,Q FRLQFLGHQ]D GHOOD ULFRUUHQ]D GHO ;;,9 0DJJLR VRQR VWDWH SURLHWWDWH OH PDJQLĂ&#x20AC;FKH ULSURGX]LRQLGHO´YRORVX5RPDÂľFROGLULJLELOH 1RUJHGHOODFHOHEUD]LRQHGHO´1DWDOHGL5RPDÂľ HGHOODULYLVWDSDVVDWDDG2VWLDGD6(0XV VROLQLWUDJUDQGLDSSODXVLGHOSXEEOLFR'LUHW WRUHG¡RUFKHVWUDLO3URI*LXVWLQR=DSSDFRVWD

La Tribuna, 28 maggio 1926 


MAGGIO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande FederĂŤiche

Sande EmĂŤlie

Sande MassimĂŤine

Sande Ferdenande

  















Il personaggio

6LOYLR3HWURUR Imprenditore tra i piĂš dinamici, ha dedicato gran parte della sua intensa vita al servizio della causa degli emigrati nel mondo di cui è diventato un riferimento costante nel tempo. A lui in particolare si devono tutte le iniziative che hanno consentito di ricostituire un legame con i vastesi allâ&#x20AC;&#x2122;estero: la )HVWDGHOULWRUQR, che si celebra ogni anno nella prima domenica dâ&#x20AC;&#x2122;agosto,il 3RQWH GHOOÂśDPLFL]LDe soprattuttoil gemellaggio con Perth nel West Australia, ove vivono migliaia di concittadini. Eâ&#x20AC;&#x2122; stato sempre lui a volere il PRQXPHQWRDOOÂśHPL JUDQWH nel Belvedere Romani , inaugurato nel 1986, la FURFH a Montevecchio dedicata â&#x20AC;&#x153;DL YDVWHVL FKH QRQVRQRSLWRUQDWLâ&#x20AC;? e il FLSSR alla villa comunale, simbolo dellâ&#x20AC;&#x2122;amicizia con lâ&#x20AC;&#x2122;Australia.




GIUGNO VenerdĂŹ

Sabato

Sande Giurduane

Sande GiuĹĄtĂŤine

  





Domenica



Sande Uggenie lu Corpes Dommene

/XEREERQH Zaâ&#x20AC;&#x2122; Trisina a fore la porte li tinĂŠve na puticĂłle addoâ&#x20AC;&#x2122; vinnĂŠve li maccarune e robba â&#x20AC;&#x2DC;bbone â&#x20AC;&#x2DC;n huanditĂ . Si passave pi â&#x20AC;&#x2DC;cchi la vie fore a llâ&#x20AC;&#x2122;arche di Porta NĂłve mi chiamave da lundane e mi diceve: ÂŤviâ&#x20AC;&#x2122; a magnĂ Âť. Lu bobbone, lu bobbone candâ&#x20AC;&#x2122;è â&#x20AC;&#x2DC;bbone lu bobbone Lu bobbone, lu bobbone ca â&#x20AC;&#x2DC;cchiu bbone nâ&#x20AC;&#x2DC;gi ni sta. A la feste di la Pinnicce mi ni jave â&#x20AC;&#x2DC;nghi nonno Pippine chi purtave dendre a la â&#x20AC;&#x2DC;bborse robba â&#x20AC;&#x2DC;bbone da magnĂ . Assittate sopra li scujje pillastrille e vindricine doppe cchilla caminate è lu â&#x20AC;&#x2DC;cchiĂš mmajje chi ci sta E lu bobbone, ...

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E si â&#x20AC;&#x2DC;jave a zaâ&#x20AC;&#x2122; â&#x20AC;&#x2DC;Ngiuline a la piazze di san DugudĂłre ziâ&#x20AC;&#x2122; Filippe li midajje di la guerre mi faceve vidĂŠ. Mâ&#x20AC;&#x2122;ha â&#x20AC;&#x2DC;rraperte lu tiratore mustacciule e raffajule bicchinutte e turrungine mi faceve magnĂ . Lu bobbone, ... Moâ&#x20AC;&#x2122; ca mi so fatte grosse e di bobbone â&#x20AC;&#x2DC;ssai ci sta lu bobbone ca piace a â&#x20AC;&#x2DC;mme è di nâ&#x20AC;&#x2122;addra qualitĂ . Lu bobbone, ... Francescopaolo Dâ&#x20AC;&#x2122;Adamo 


GIUGNO





LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sanda ClutĂŤlde

Sande QuirĂŤine

Sande Fiurenze

Sande Feleppe

    











8QYROXPHWWRVX(UQHVWR&RUGHOOD Eâ&#x20AC;&#x2122; apparso per i tipi del Torcoliere, editore in Vasto, un volumetto interessante su Ernesto Cordella curato da Giuseppe Tagliente e Paolo Calvano. Si scopre, leggendolo, la vita avventurosissima di questo illustre vastese, che fu tra i primi italiani a partecipare alla corsa verso lâ&#x20AC;&#x2122;Africa ed uno degli esploratori principali del Congo. Ad Ernesto Cordella è intitolato il lungomare della Marina.

Ernesto Cordella in divisa coloniale belga. Boma, giugno 1903. 


VenerdĂŹ

Sabato

Sande Robberte

Sande SeverĂŤine





  

Domenica



Sande â&#x20AC;&#x2DC;RrĂŤiche

Cozze gratinate Iď?Žď?§ď?˛ď?Ľď?¤ď?Šď?Ľď?Žď?´ď?Š: 1 Kg. di cozze; 40 gr. di pangrattato; 2 pomodori; una manciata di prezzemolo; 2 foglie di basilico; un spicchio di aglio; 3 cucchiai di olio; sale, pepe. Pď?˛ď?Ľď?°ď?Ąď?˛ď?Ąď?şď?Šď?Żď?Žď?Ľ: Mettere in una padella sul fuoco le cozze lavate e spazzolate e, a mano a mano che si aprono, staccare i molluschi ed eliminare le valve. Far rosolare nellâ&#x20AC;&#x2122;olio lo spicchio di aglio ed il basilico, unire i pomodori pelati e tagliati a pezzetti, far cuocere per dieci minuti ed infine aggiungere il liquido di cottura delle cozze. Mettere i molluschi in una pirofila, irrorarli con la salsa, cospargerli di pangrattato e prezzemolo tritato; salare, pepare e passare in forno caldo per 15 minuti.

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Cinema a Miramare

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Il Vastese dâ&#x20AC;&#x2122;oltre Oceano, 6 giugno 1926

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Buon Compleanno Antonio Dâ&#x20AC;&#x2122;Annunzio (7 giugno) Don Michele Ronzitti (15 giugno) Luciano Tosone (23 giugno) Mons. Decio Dâ&#x20AC;&#x2122;Angelo (29 giugno) 


GIUGNO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande ZaccarĂŤje

Sande Barnabe

Sande â&#x20AC;&#x2DC;Nufre

Sande â&#x20AC;&#x2DC;Ndonie de Padeve

  















Tutti gli stabilimenti balneari vastesi, sono attrezzati per il beach volley




VenerdĂŹ

Sabato

Sanda AlĂŤice

Sande VĂŤite

 

Vecchi fusti ,O&RUVDUR





Domenica

 Sande â&#x20AC;&#x2DC;Ureliane

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a Don Salvatore Pepe

Don ZalvatĂ ure ha dètte: - Me despiĂ ce A mmĂ  â&#x20AC;&#x2DC;mmurĂŠ... - Don Zalvatoâ&#x20AC;&#x2122; despiĂ ce A ttitte... Ha despiaciute a GgesĂš Cruèste: Ha â&#x20AC;&#x2DC;vute pure hĂ sse stâ&#x20AC;&#x2122;ora trèste. Ma candâ&#x20AC;&#x2122;ĂŠ bbèlle a jèrce â&#x20AC;&#x2DC;n zanda pĂ ce, Senza rembrange, me, ccusce, gna piace A Ddè, na vodde che le sĂŠme vèste Sta tèrre, e nen ze ne poâ&#x20AC;&#x2122; fĂ  nâ&#x20AC;&#x2122;acquèste. Va mäle, cèrte, a cchi ce sâ&#x20AC;&#x2122;ĂŠ â&#x20AC;&#x2DC;ttaccate GnĂŠ na sanguĂ tte... EmbĂŠh, lâ&#x20AC;&#x2122;ha da lassĂ  La rrobbe e le quatrèine châ&#x20AC;&#x2122;ha â&#x20AC;&#x2DC;ssummuĂ te. GgesĂš, cchiuttòste mitteme a na vĂ nne, Nâ&#x20AC;&#x2122;de ne scurduĂ , addoâ&#x20AC;&#x2122; se poâ&#x20AC;&#x2122; vedĂ  Nu ccone de lu HuĂ ste a llâ&#x20AC;&#x2122;addre mĂ nne. Espedito Ferrara (1977)

Famoso in cittĂ  e nel resto dâ&#x20AC;&#x2122;Italia come â&#x20AC;&#x153;il Corsaroâ&#x20AC;?, Claudio Crisci era un estroverso e genialoide personaggio che amava la vita, il canto e la buona cucina, Il ristorante che gestiva con la moglie Michelina la Burrèlle offriva piatti tipici che lui ribattezzava fantasiosamente attingendo ora dallâ&#x20AC;&#x2122;italiano ora dal dialetto. Arcinoti li cazzarille al sugo di pescatrice che nobilitava denominandoli membretti e le panocchie prĂŠne (gravide) che soleva consigliare a tutti senza mai, tuttavia, rispondere a chi gli chiedeva maliziosamente dove avesse una stazione di â&#x20AC;&#x153;monta panocchieâ&#x20AC;?.

Alias... Peppe tâ&#x20AC;&#x2122;ArrĂŠche ZĂŹ Peppe Cillacchie era solito vendere le arance a forfait sulle piante ad un tale commerciante dalmata di nome Giuseppe Dâ&#x20AC;&#x2122;Arrigo. Costui diceva a ZĂŹ Peppe â&#x20AC;&#x153;Se vengono altri compratori rispondi loro: ÂŤTutte le purtealle sono state accaparrate da Peppe Dâ&#x20AC;&#x2122;ArrigoÂťâ&#x20AC;?. E fu cosĂŹ che ogni volta che ZĂŹ Peppe si dirigeva verso il bar dellâ&#x20AC;&#x2122;epoca (la cantine di Cicchepallette), tutti esclamavano canzonatoriamente: â&#x20AC;&#x153;Mo arrève Peppe tâ&#x20AC;&#x2122;arrĂŠcheâ&#x20AC;?. 


GIUGNO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande Adolfe

Sande Curnuelie

Sande RumĂźalde

Sanda MicchelĂŤine

  


















VenerdĂŹ

Sabato

Sande LujĂŤgge

Sande PaulĂŤine

 





Domenica

 Sande Nazzarie

/D6FDIIHWWH I Peâ&#x20AC;&#x2122; tòjeme â&#x20AC;&#x2DC;na vulije, nin ride, ziâ&#x20AC;&#x2122; Pumpèâ&#x20AC;&#x2122;, soâ&#x20AC;&#x2122; fatte tre mila mije peâ&#x20AC;&#x2122; staâ&#x20AC;&#x2122; a lu Vaste meâ&#x20AC;&#x2122;. Sentive â&#x20AC;&#x2DC;na nustalgije da tante tempe che de corse soâ&#x20AC;&#x2122; riminute, peâ&#x20AC;&#x2122; vive gne nu re. Ajje accattate â&#x20AC;&#x2DC;na bella scaffette, oh che vrudette massere ajja faâ&#x20AC;&#x2122;! - sfojie, merluzze, risciule e chianghette, viâ&#x20AC;&#x2122; che finezze de pesce sta qua? Ancore vive e prufĂŽme de mare sta panucchielle, che teâ&#x20AC;&#x2122; a zampijĂ â&#x20AC;&#x2122;; e sta lucerne e stu calamare? tâ&#x20AC;&#x2122;addore â&#x20AC;&#x2DC;mmocche, te fa rdicrijĂ â&#x20AC;&#x2122;! II Lâ&#x20AC;&#x2122;America è grande e ricche e teâ&#x20AC;&#x2122; quelle che vu, stu ciele però e stu mare teneme sole nuâ&#x20AC;&#x2122;. A èlle se campe bone, chiĂš bbone nâ&#x20AC;&#x2122; zi pò staâ&#x20AC;&#x2122;, ma ècche se campc mejje sâ&#x20AC;&#x2122;arpurte li ÂŤdollĂ rÂť! Ajje accattate â&#x20AC;&#x2DC;na bella scaffette, ecc. ecc.

O¡LFRQD ANIELLO POLSI [1905 - 1983] Nato nellâ&#x20AC;&#x2122;abruzzo teramano rivela dalla giovinezza spiccate attitudini per la musica e la poesia. Dopo la licenza ginnasiale studia solfeggio, armonia e pianoforte col Maestro Antonio Di Jorio. Nel conservatorio â&#x20AC;&#x153;S. Pietro a Maiellaâ&#x20AC;? di Napoli diventa allievo ed amico del maestro musicista Camillo de Nardis. Nel 1930 si trasferisce a Vasto, che diventa la sua patria dâ&#x20AC;&#x2122;adozione ed a cui dedica con grande affetto gran parte dei suoi lavori. Qui insegna musica e canto nellâ&#x20AC;&#x2122;Istituto Magistrale e nella media â&#x20AC;&#x153;Raffaele Paolucciâ&#x20AC;?. La sua produzione artistica è sterminata e spazia in tutti i campi musicali. Dalla musica sacra alla profana, da quella da camera a quella da teatro. Numerose le canzoni in dialetto (Nustalgie de Vaste, La scaffette, La canzone de nonneâ&#x20AC;Ś) presentate e dirette nelle Maggiolate Ortonesi e nei Festivals della canzone abruzzese e molisana.

III Oh quanta malincunije se prove e nâ&#x20AC;&#x2122; câ&#x20AC;&#x2122;è da faâ&#x20AC;&#x2122;, se pense che arvèâ&#x20AC;&#x2122; lu jurne de riturnĂ â&#x20AC;&#x2122; de lĂ ... Allâ&#x20AC;&#x2122;ore de ]a partenze lu core lasse a te, o terra felice e care, o belle Vaste meâ&#x20AC;&#x2122;! Ajje accattate â&#x20AC;&#x2DC;na bella scaffette, ecc. ecc. Versi e musica di A. Polsi

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â&#x20AC;&#x153;Châ&#x20AC;&#x2122;acchiappe lâ&#x20AC;&#x2122;anguelle pi la cĂ ute e la fammene pi la pareule poâ&#x20AC;&#x2122; deice ca nin tè prĂšpete nièndeâ&#x20AC;?. 


GIUGNO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande Giuvuanne BatteĹĄte

Sande Hujerme

Sande Giuvuanne e Pavele

Sande Clemende

  















Il 24 Giugno: solstizio dâ&#x20AC;&#x2122;estate Il 24 giugno, quando il sole raggiunge la sua massima declinazione, è considerato il giorno del solstizio dâ&#x20AC;&#x2122;estate. Tale giorno, ritenuto sacro giĂ  prima della fondazione di Roma, nella religiositĂ  cristiana ricorda la nativitĂ  di S. Giovanni Battista. Non è facile orientarsi nelle credenze e nelle usanze frutto di varie stratificazioni. La leggenda piĂš nota è quella riportata da G. Dâ&#x20AC;&#x2122;Annunzio ne â&#x20AC;&#x153;La Figlia di Iorioâ&#x20AC;?, secondo la quale le giovani che vedranno sul disco del sole nascente il volto di San Giovanni si sposeranno entro lâ&#x20AC;&#x2122;anno. 


VenerdĂŹ

Sabato

Sande IrenĂŠ

Samâ&#x20AC;&#x2122;Bitre e Pavele

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La carrozza marchesale utilizzata nella rievocazione

Domenica



 Sande â&#x20AC;&#x2DC;Nnucienze

La Rievocazione storica giunge questâ&#x20AC;&#x2122;anno alla XVI edizione. Lâ&#x20AC;&#x2122;idea di una manifestazione dedicata al marchese Cesare Michelangelo dâ&#x20AC;&#x2122;Avalos, che ha dato alla cittĂ  il periodo storico piĂš â&#x20AC;&#x153;gioiosoâ&#x20AC;?, vuole riproporre la favola del principe che rende il popolo felice facendolo partecipe della â&#x20AC;&#x153;sua festaâ&#x20AC;?. Lâ&#x20AC;&#x2122;evento storico narra della collazione dellâ&#x20AC;&#x2122;alta onorificenza avvenuta a Vasto nellâ&#x20AC;&#x2122;ottobre 1723, da parte del marchese del Vasto al principe romano Fabrizio Colonna, gran connestabile del Regno di Napoli.

1XRYRIDURGL3XQWD3HQQD ´$EEDWWXWR GDL JXDVWDWRUL WHGHVFKL ULVRUJH D QRYHOOD YLWD LO YHFFKLR IDUR GL 3XQWD 3HQQD FKH ULWRUQDDGHVVHUHXQFRPSDJQRIHGHOHDLQDYLJDWRUL QHOOH QRWWL SURIRQGH H WHPSHVWRVH /¡LPSRUWDQWH FRVWUX]LRQHVDUjGHOWXWWRVLPLOHDTXHOODGLVWUXWWD ,ODYRULYHUUDQQRXOWLPDWLLQEUHYHWHPSR¾

Histonium, 25 giugno 1948

,OFHQVLPHQWR ´'DOOHQRWL]LHULFKLHVWHDO&RPXQHGL9DVWRGDOOD 'LUH]LRQH GHOO¡8IĂ&#x20AC;FLR 6WDWLVWLFR GHO 5HJQR VL ULOHYD FKH DO  JLXJQR XOWLPR VRSUD XQD SRSR OD]LRQHGLDQLPHODQRVWUD&LWWjFRQWDYD IDPLJOLHDYHQWLGDLDLĂ&#x20AC;JOLÂŤ

Il Vastese dâ&#x20AC;&#x2122;Oltre Oceano, 30 giugno 1948

Nella struttura conventuale di S. Onofrio, di cui vediamo il crocifisso seicentesco, il principe Cesare Michelangelo dâ&#x20AC;&#x2122;Avalos, possedeva una cella penitenziale.

( â&#x20AC;&#x153;Marâ&#x20AC;&#x2122;a a chi la case andònna la hallèine canda e lu halle ammuccijĂ ieâ&#x20AC;?.




LUGLIO







LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande Ĺ tefene

Sande â&#x20AC;&#x2DC;Ggèste

Sande Tumuasse

Sanda Sabbette

    












VenerdĂŹ

Sabato

Sanda FelummuĂŠne Sanda Mareja GurĂ tte

 







Domenica



Sanda Claudie

$TXDODQGGHO9DVWR

Cavatille â&#x20AC;&#x2DC;nghi la Piscatrèice Cavatelli alla Pescatrice

Iď?Žď?§ď?˛ď?Ľď?¤ď?Šď?Ľď?Žď?´ď?Š 500 gr. di cavatelli; 1 kg. di pescatrice; una cipolla; un mazzetto di prezzemolo; 500 gr. di pomodori pelati; un bicchiere di vino bianco secco, sale, pepe e olio. Pď?˛ď?Ľď?°ď?Ąď?˛ď?Ąď?şď?Šď?Żď?Žď?Ľ: Pulire e lavare con cura il pesce e tagliarlo a pezzi. In un tegame versare lâ&#x20AC;&#x2122;olio e la cipolla tagliata a fettine sottili e farla rosolare, aggiungere i pezzi di pescatrice e fare insaporire per 10 m. circa. Versare il vino bianco, lasciarlo evaporare, aggiungere il pomodoro passato e lasciar cuocere a fuoco lento per 15 m. circa. Se il sugo si rapprende troppo, aggiungere un pò di acqua. Far cuocere ancora per 20 m. e filtrare con un colino non troppo sottile. Lessare i cavatelli in abbondante acqua salata, scolarli e condirli con questo particolare sugo, aggiungendovi una manciata di prezzemolo tritato.

Il parco Aqualand del Vasto, grazie ad una felice combiFatte â&#x20AC;&#x2DC;na risate!?! nazione gestionale è ormai unâ&#x20AC;&#x2122;affermata realtĂ  ricreativa. Tra piscine, discoteche, roller blade, fitness point, giochi, scivoli ecc... il divertimento è assicurato fino allâ&#x20AC;&#x2122;alba. 3HUVXDVLRQH Giovani e meno giovani ogni estate fanno del parco acquatico un punto di ritrovo spensierato ed alla moda. Bagnino !!! Bagnino !!! Venga, venga... mi aiuti, Pierino, mio figlio, è piĂš di mezzâ&#x20AC;&#x2122;ora che è in acqua e non vuole venir fuori... faccia qualcosa, intervenga per favore ... la supplico. SpidĂŤite, bagnandosi fino alle caviglie, prende Paolo Tessitore (10 luglio) posa minacciosa e con voce imperiosa al bimbo Nicola Carlesi (15 luglio) dice: ÂŤUè, fijie di pu... isce fèure, ca sĂŻnnĂ  vinga aèsse e te facce nu päre dâ&#x20AC;&#x2122;ucchieÂť. Gabriella Izzi Benedetti (20 luglio) Pierino piangendo e spaventato corre verso la Don Tommaso Di Stefano (30 luglio) mamma. SpidĂŤite conclude la missione dicendo: ÂŤSignora, tuttâ&#x20AC;&#x2122;apposte... sĂŽ vèste gnĂ  sa da faâ&#x20AC;&#x2122;!!Âť.

Buon Compleanno




LUGLIO





LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande Adriane

Sande Ggiste

Sanda Isabella

Sande BbenedĂ tte

   











$¡EEDOOHSH¡ÂśO¡RUWH Me lâ&#x20AC;&#x2122;arisonne spesse e vulintire chĂŹllâ&#x20AC;&#x2122;orte aâ&#x20AC;&#x2122;bballe peâ&#x20AC;&#x2122; â&#x20AC;&#x2DC;na custarelle. Arvède lu cannète, la pischire e lâ&#x20AC;&#x2122;ombra fresche di lu pajarelle. Sempre mi ci â&#x20AC;&#x2DC;arivĂ  sunne e pinzire a chilu tempe peâ&#x20AC;&#x2122; mmĂŠ tante bbelle. Ă&#x20AC; passĂ te tantâ&#x20AC;&#x2122;anne e pĂ râ&#x20AC;&#x2122;ajjĂŹre che tĂšte mi facĂŠâ&#x20AC;&#x2122; peâ&#x20AC;&#x2122; pazziarelle: nghe â&#x20AC;&#x2DC;na fronne di canne, la barchette; nghi nu papĂ vere, la puparelle; nghi la jerve dâ&#x20AC;&#x2122;avène, lu fischiette. Fernando Dâ&#x20AC;&#x2122;Annunzio 


VenerdĂŹ

Sabato

Sande FurtunĂźate

Sande â&#x20AC;&#x2DC;Rreiche

 





Domenica

 Sande CamĂŠlle

&DUPLQu"" Tâ&#x20AC;&#x2122;aricurde di la vije di la cataine andò na vodde ci stave lu vasare... (faceve vĂŞse, cicine, pignate e tijèlle e pisciatiure) e la vie sdurrupete si dimezzave a la cappella di la Cataine (forse nu vote pi mantinĂ  le case dallâ&#x20AC;&#x2122;orte di Spatare?) e continuave fine aâ&#x20AC;&#x2122; la loggâ&#x20AC;&#x2122; Ambling ? â&#x20AC;&#x153; Beh? â&#x20AC;&#x2DC;ndòâ&#x20AC;&#x2122; tâ&#x20AC;&#x2122;aje capeite !!â&#x20AC;? PiccĂ  â&#x20AC;&#x2DC;ngi sta chijâ&#x20AC;&#x2122;... se na franate?â&#x20AC;? Naune, naune... â&#x20AC;&#x2DC;ngrazia DdĂŤ ci sta â&#x20AC;&#x2DC;ncaure; â&#x20AC;&#x2DC;nbeh (coma dice tije), pi la vije di la cataine a li timba nustre la pizze e la mennazze se sprecave. Li bbardesce ci sâ&#x20AC;&#x2122;aritravuddave e ci crisciavene â&#x20AC;&#x2DC;mezzeâ&#x20AC;Ś e li cuppiatte la saire ci faciĂ ve li matiĂźne pi lu schiĂźre. Moâ&#x20AC;&#x2122;, invece, janne date naâ&#x20AC;&#x2122; ripulèite e... se pache la vidiute... na stanze di case 50 milijune e lu ballecaune 200 milijune !!! Finalmende lu Uaste senza la pĂŻzze e la mennazze ha divindate prilibbate gnè Mondecarle. Ti châ&#x20AC;&#x2122; deice: sciabbendatte la pulizzeje o la ggende sâ&#x20AC;&#x2122;è â&#x20AC;&#x2DC;mmatteite?? Sordiso

Vecchi fusti ,O&RUSRGHL9LJLOL8UEDQLGL9DVWR

Il Corpo dei Vigili Urbani di Vasto fu costituito nel 1939. Esso integrava le due â&#x20AC;&#x153;Guardie Campestriâ&#x20AC;?, Cicchini e Di Paolo, che da tempo svolgevano le mansioni nellâ&#x20AC;&#x2122;agro vastese (nella foto non indossano la divisa di ordinanza, ma solo il cappello). Sono riconoscibili nella foto da sinistra in piedi: Cicchini, Ganzaroli, Di Casoli, Sprocatti, Orlandi e Di Paolo. Seduti: Prosperi (vicecomandante), Grandi (comandante) e Altobelli. 


LUGLIO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande Bonavendiure

La Madonna de lu Carmene

Sande Cirille

Sanda MarĂŤine

  















Il personaggio $QJHOR&LDQFL Eâ&#x20AC;&#x2122; il decano dei giornalisti vastesi. Ha fondato nel 1966 9DVWR 'RPDQL, di cui è direttore, che, nel solco di una tradizione giornalistica inaugurata da ,VWRQLR di Emilio Monacelli e dal 9DVWHVHGÂśROWUH 2FHDQR di Luigi Anelli, continua ad informare i vastesi in patria ed allâ&#x20AC;&#x2122;estero con tempestivitĂ  ed obiettivitĂ . Si deve senzâ&#x20AC;&#x2122;altro a lui, arrivato lucidamente ai 90 anni, se moltissimi concittadini emigrati ed i loro figli hanno nel tempo mantenuto legami solidi con la terra dâ&#x20AC;&#x2122;origine.




VenerdĂŹ

Sabato

Sande Arsenie

Sande Aurelie

 





Domenica

 Sande Claudie

/XJOLR 9LHQH LVWLWXLWR GDOOD 'LWWD 0LFKHOH 0ROLQRLOVHUYL]LRSXEEOLFRDXWRPR ELOLVWLFRJLRUQDOLHUR9DVWR6WD]LRQHH YLFHYHUVD ,O SUH]]R GHOOD FRUVD q GL /  FRQ SDUWHQ]D GD 9DVWR FLWWj H GL /  FRQ SDUWHQ]D GD 9DVWR 6WD]LRQH ,QROWUH D 9DVWR 0DULQD VL VYROJRQROHHOLPLQDWRULHGHOOD´&RSSD 6FDULRQL¾GLQXRWRLQGHWWDGDOOD86 9DVWHVH H SDWURFLQDWD GDO TXRWLGLDQR ´*D]]HWWDGHOOR6SRUW¾

OXJOLR $OOD 0DULQD VL VYROJH OD FHULPRQLD G¡LQDXJXUD]LRQH GHOOD FRORQLD HVWLYD LQWLWRODWD DOOD 3ULQFLSHVVD GL 3LH PRQWH

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La vastese Paola Di Giovanni, Miss Abruzzo, che nel settembre 2001 ha partecipato alla fase finale di Miss Italia a Salsomaggiore con lusinghieri risultati.




LUGLIO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sanda Mareja Matalene

Sanda BbrĂŠggede

Sanda CristĂŤine

Sande GiĂ cheme

  















1RUPHGLGHFHQ]D ´$QRUPDGHOO·DUWGHOODOHJJHGL36HGHO UHODWLYR 5HJRODPHQWR FUHGLDPR XWLOH DQFKH QRL SRUWDUH D FRQRVFHQ]D GHO SXEEOLFR FKH D WXWHOD GHOODPRUDOLWjHGHLEXRQLFRVWXPLUHVWDDVVROXWD PHQWHSURLELWRDFKLXQTXHGLHQWUDUHLQPDUHLQ TXDOXQTXHSXQWRGHOODVSLDJJLDHSHUTXDOXQTXH VFRSR VHQ]D LQGRVVDUH OD FDPLFLD H OH SUHVFULWWH PXWDQGHGDEDJQRµ

Istonio, 22 luglio 1888

(

â&#x20AC;&#x153;Candâ&#x20AC;&#x2122;iune chiĂš è veuve e chiĂš vè a li stalleâ&#x20AC;?. 


VenerdĂŹ

Sabato

/XVFLMRQH

Le trombe marine erano molto temute dai pescatori delle paranze. Quando si formavano allâ&#x20AC;&#x2122;orizzonte bisognava prepararsi al peggio. Si faceva di tutto per   evitarle ma non sempre era possibile. I sistemi per scongiurare gli VFLMRQL erano diversi da spiaggia a spiaggia. Ma tutti comunque erano basati sulla credenza che bastava toccare con un ferro acuminato lo VFLMRQH perchĂŠ questo venisse â&#x20AC;&#x153;liberatoâ&#x20AC;?. Anche la sola rappresentazione figurata del â&#x20AC;&#x153;taglioâ&#x20AC;? era sufficiente allo scopo. Il sistema piĂš utilizzato era quello di tracciare sulla poppa della barca, o solo idealmente in aria, in direzione dello VFLMRQH una stella a cinque punte, rapDomenica presentazione simbolica di un corpo umano con la  testa, braccia e gambe. Era indispensabile allo scopo Sanda Serene un coltello magico, dal manico nero, il â&#x20AC;&#x153;coltello di San Liborioâ&#x20AC;?. Mentre il coltello lentamente tracciava il segno, il marinaio addetto alla pratica, recitava lo scongiuro, sempre â&#x20AC;&#x153;rinnovatoâ&#x20AC;? la notte di Natale: Âł*JHV *JLXVHSSH H 0PDULLMH EUXWWH WpHPEH PHYpWHPHQLMH´ (GesĂš, Giuseppe e Maria, brutto tempo vedo arrivare ). Spesso lâ&#x20AC;&#x2122;invocazione era rivolta al Santo protettore del paese e proseguiva con una colorita descrizione in versi dellâ&#x20AC;&#x2122;evento da scongiurare. Infine, terminava con la raccomandazione di dirigere lo VFLMRQHin una valle oscura. â&#x20AC;&#x153;$GGzQÂś]YDLWHQpVzOHQpOuXQHâ&#x20AC;? (Dove non arriOXJOLR vano nĂŠ la luce del sole nĂŠ quella della luna) o in 9LHQH IRQGDWD OD 6RFLHWj 2SHUDLD LQ una fossa in fondo al mare â&#x20AC;&#x153;$GGzQLÂľQJHVWDQQH VHJXLWRGHQRPLQDWD6RFLHWjGLPXWXRVRF QR YYDULFKH H QR QQDYH!â&#x20AC;? (Dove non navigano FRUVRGHJOLRSHUDLGL9DVWR nĂŠ barche nĂŠ navi) â&#x20AC;&#x153;9LFFH YLFFH 0DGRQQH GL OD 3jQQH VTXDMMH ÂľVVD QLYLOH H ÂľVVX PXDOjQQH!â&#x20AC;? (Vieni, vieni Madonna della Penna, disperdi questa nuvola e i danni che provoca). La parte culminante dello scongiuro, dove la credibilitĂ  e lâ&#x20AC;&#x2122;efficacia del magaro venivano messi in gioco, era comunque il lancio del coltello allâ&#x20AC;&#x2122;interno della stella. Condizione fondamentale perchĂŠ lo VFLMRQHsi VTXDJOLDVVH definitivamente era la precisione del lancio; se il coltello colpiva il centro, lo VFLMRQH era definitivamente â&#x20AC;&#x153;liberoâ&#x20AC;?, in caso contrario poteva di nuovo tornare. Sandâ&#x20AC;&#x2122; Anne e GiuvuacchĂŤine

Sande CelestĂŤine

 

Francesco Feola, 3DUDQ]H 


LUGLIO

AGOSTO

LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sanda Marte

Sanda BiatrĂŤice

Sande â&#x20AC;&#x2DC;Gnazie

Sande â&#x20AC;&#x2DC;Leffanze

   















,OQXRYRPHUFDWRFRPXQDOH ´/¡DELWXDOHIROODPDWWXWLQDVWD]LRQDYDLQWRUQR DO OXFLGR SHULPHWUR GHO QXRYR PHUFDWR VRUWR VXOO¡DUHDVXFXLXQWHPSRV¡LQQDO]DYDODRVFXUD PROHGHOFRQYHQWRGL6&KLDUD+DLPSDUWLWR ODEHQHGL]LRQHLOSDUURFRFDQFRGRQ1LFROD'L &OHPHQWH¾

Histonium, 1 agosto 1958

Buon Compleanno Vincenzo Canci (2 agosto) Nicolangelo Dâ&#x20AC;&#x2122;Adamo (2 agosto) Lamberto Carpi (3 agosto) Michele Flocco (7 agosto) Luigi Murolo (8 agosto)



OXJOLR 3RVD GHOOD SULPD SLHWUD GHO 3ROLWHDPD 5X]]L YROXWR GDO YDVWHVH HPLJUDWR LQ $UJHQWLQD /XLJL 5X]]L ,Q XQ LQVHUWR SXEEOLFLWDULRDSSDUVRVXOTXLQGLFLQDOH,O 9DVWHVHG¡ROWUH2FHDQRLOORFDOHSXEEOLFR YLHQHGHĂ&#x20AC;QLWR´ULWURYRHPLQHQWHPHQWH HGXFDWLYR HG HFRQRPLFR /¡LPSUHVD KD IDWWRVXRLOPRWWRPXVVROLQLDQR´DQGDUH YHUVRLOSRSRORÂľSUDWLFDQGRSUH]]LEDVVL HSURLHWWDQGROHPLJOLRULSHOOLFROHÂľ

Festa del Ritorno 2001 In fondo a destra nella foto, Mike Cicchini, presidente del Vasto Social Club di Toronto (Canada)






VenerdĂŹ

Sabato

Sande â&#x20AC;&#x2DC;Usebbie

Sanda Lèdie

  

Domenica



Sande Giuvuanne

Lu Vrudatte Brodetto di pesce alla Vastese

Iď?Žď?§ď?˛ď?Ľď?¤ď?Šď?Ľď?Žď?´ď?Š 700 gr. di pesce assortito 300 gr. tra vongole e panocchie o cicale di mare un bicchiere di olio 250 gr. di pomodori pelati due spicchi di aglio un peperone rosso dolce, prezzemolo, basilico, sale. Pď?˛ď?Ľď?°ď?Ąď?˛ď?Ąď?şď?Šď?Żď?Žď?Ľ: Pulire e lavare il pesce che, per la buona riuscita del brodetto, deve essere di molti tipi (merluzzi, triglie, sogliole, scorfani, calamari, ecc.). Tagliare a pezzi i grandi e lasciare interi i piccoli. Versare in un tegame di terracotta lâ&#x20AC;&#x2122;olio, il peperone, il pomodoro, il basilico, il prezzemolo, lâ&#x20AC;&#x2122;aglio ed un pizzico di sale. Aggiungere i crostacei (panocchie) ed i pesci meno teneri. Fare cuocere a fuoco lento, per cinque minuti circa; aggiungere poi gli altri pesci ed in ultimo le vongole. Cuocere ancora per dieci minuti a fuoco lento a tegame coperto, senza mai rimestare. Servire caldissimo.




AGOSTO







LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande Osvalde

Sande Uttaviane

Sande Caddane

Sande Dumuineche

    












VenerdĂŹ

Sabato

Sande RumĂźane

Sande Lurenze





  

Domenica

 Sanda Chiare

)DPPHQXSLDFLDLUH - Cummara maah! MĂŠ, lu dulaure è fforte! Esse... sâ&#x20AC;&#x2122;è mmorte lu marite mĂŠ! - Fatte curagge, ca sta stessa sorte tinaime tutte quende, beni mĂŠ. Soprâ&#x20AC;&#x2122; a sta terre, dèmme: che ci acchicchie? Bihate ssu mareite ca mo sta tra ggejje e rreuse, annende a ccende spicchie nmezze a lu manne de la viritĂ ! Ma jè cummĂ  a ecche hajje miniute pi nu piaciĂ ire e ti mi lâ&#x20AC;&#x2122;ha da fĂ . Stamme a ssindè soltante nu miniute lu fatte mo ti viiâ&#x20AC;&#x2122; jje ariccuntĂ : Canda sâ&#x20AC;&#x2122;è morte lu marite mè e mâ&#x20AC;&#x2122; ha lassate nghi chi lu bbardassce, mâ&#x20AC;&#x2122;hajje scurdate a mĂŠtteje a la cassce lu cuappelle e li cchiĂŠle. Ma chi vvĂš? Si ffa fradde, je serve hi cuappelle, si vvò legge, ntĂŠ lâ&#x20AC;&#x2122;icchiela sĂš. I facce a la bbonalme: stĂ  a spittĂ , châ&#x20AC;&#x2122;appene meure nu cumbagne tĂŠ, di cheure je ti vujje accuntintĂ . Stu piaciaire cummĂ  mi lâ&#x20AC;&#x2122;ha da fĂ : Dentre a ssa casce addò marette è mmorte, matte cchiele e ccappelle e je le porte! - Cummara mĂ , nghi tutte ca sâ&#x20AC;&#x2122;è mmorte, nghi tutte ca sta staise a ucchia chiuse, ssu mbecce je vuâ&#x20AC;&#x2122; dĂ  a ssa coccia storte? Ie le canasce:... Eâ&#x20AC;&#x2122; tante nu â&#x20AC;&#x2DC;ngazzĂŹuse! Peppino Perrozzi

DJRVWR )LOLSSR3DOL]]LGRQDDOOD&KLHVDGL63LHWUR LOTXDGURGDOWLWROR(FFH$JQXV'HLRUD FRQVHUYDWR QHOOD SLQDFRWHFD FLWWDGLQD LQ 3DOD]]R'·$YDORV

Alias... lu SpĂŠzziche Un ortolano soleva far mercato nelle piazze di Casalbordino, Pollutri e circondario per vendere i prodotti del proprio orto. Un concorrente che frequentava quasi le stesse piazze di smercio spesso gli domandava: â&#x20AC;&#x153;Vincè, comâ&#x20AC;&#x2122;è jute a ijre?â&#x20AC;? (Vincenzo, comâ&#x20AC;&#x2122;è andata ieri?) La risposta invariabilmente era:â&#x20AC;? Mè pi la viritĂ ...pure ijre hajje spizzichete!â&#x20AC;? (per la veritĂ  anche ieri ho spizzicato!). Da qui il nomignolo â&#x20AC;&#x153;lu Spèzzicheâ&#x20AC;?. 


AGOSTO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande ErculĂźane

Sande Ippolete

Sande Massemiliane

Lâ&#x20AC;&#x2122;Assunziaune de Sanda MarĂŠ

  















6LLQDXJXUDO¡$XWRVWHOOR ´&RQODSDUWHFLSD]LRQHGHOO¡RQ6SDWDURGHOSUHVL GHQWH GHOO¡(37 GU &KLDYHJDWWL  GHO SUHVLGHQWH 3URYGHOO¡$&,DYY&DVWLJOLRQHHGHOOH$XWRULWj 3URYLQFLDOLHORFDOLqVWDWRLQDXJXUDWRDOOD0DULQD GL9DVWRLOPRGHUQRHGHOHJDQWH$XWRVWHOOR$&, UHDOL]]DWR SHU O¡LQWHUHVVDPHQWR GHOO¡$PPLQLVWUD ]LRQH &RPXQDOH GL 9DVWR H GHOO¡(37 GL &KLHWL VXOODOLWRUDQHDGHVWLQDWDDGDOODFFLDUVLDOODIXWXUD DXWRVWUDGD0LODQR3HVFDUD)RJJLD¾

Histonium, 16 agosto 1955

Il 16 agosto si svolge la sagra delle â&#x20AC;&#x153;campanelleâ&#x20AC;?. Una festa animata da decine di bancarelle strapiene di campane di coccio di tutte le fogge. 


VenerdĂŹ

Sabato

Sande Rocche

Sande SettĂŤmie

 



Vecchi fusti 0LFFKpOHOX&DIDXQH



Domenica

 Sandâ&#x20AC;&#x2122; Elene

DJRVWR 8Q EXVWR GL )LOLSSR 3DOL]]L YLHQH FROOR FDWRQHOJLDUGLQHWWRGLSLD]]D&DSULROL

Forse era il mese di luglio 1960 quando un gruppo di amici vastesi decidono per una cenetta, a â&#x20AC;&#x153;Micchèle lu cafauneâ&#x20AC;? che allestiva in casa propria e con la sola collaborazione della signora Giovannina. A conclusione della bella cenetta Filippo chiede: â&#x20AC;&#x153;MicchĂŠâ&#x20AC;&#x2122; purte lu cande, ca sa fĂ tte tarde...â&#x20AC;?. Dopo poco arriva col conto e Filippo commenta: â&#x20AC;&#x153;Micchèâ&#x20AC;&#x2122;... mi sèmbre troppe, ariguardeleâ&#x20AC;Ś tâ&#x20AC;&#x2122;avèsse sbajjate, cende mila lèire mi sembre â&#x20AC;&#x2DC;saggerĂ te!â&#x20AC;? Micchèle replica: â&#x20AC;&#x153;ScĂŤâ&#x20AC;Ś scĂŤ, ogne male cande saâ&#x20AC;&#x2122;rifĂ ,... moâ&#x20AC;&#x2122; lâ&#x20AC;&#x2122;aripasse â&#x20AC;&#x2DC;nzimbre a Giuvannèâ&#x20AC;&#x2122;ineâ&#x20AC;?. Qualche minuto e Micchèle torna col conto maggiorato di altre diecimila lire precisando: â&#x20AC;&#x153;Mâ&#x20AC;&#x2122;avè scurdĂ te li peipe â&#x20AC;&#x2DC;arrasteâ&#x20AC;?. Filippo allora â&#x20AC;&#x153;Esse â&#x20AC;&#x2DC;cquĂ â&#x20AC;Ś, sème iute piâ&#x20AC;&#x2122; circĂ  grazieâ&#x20AC;? e Micchèle pronto â&#x20AC;&#x153;e â&#x20AC;&#x2DC;ssète truvĂ te giustèzie...â&#x20AC;?.

Fatte â&#x20AC;&#x2DC;na risate!?! 8QWRFFRGLFODVVH Una bella e giovane signora di Milano non sapendo nuotare fa delle lunghe camminate in acqua. Un giovane tentando di far conquista dice: ÂŤSignora... si tocca?Âť. La bagnante risponde ÂŤNo, grazie. Questâ&#x20AC;&#x2122;anno câ&#x20AC;&#x2122;è mio maritoÂť.

Buon Compleanno Scampagnata allo â&#x20AC;&#x153;Scoglio Spaccatoâ&#x20AC;? in occasione della festa di Santâ&#x20AC;&#x2122;Elena (1889)

Pietro Perrozzi (15 agosto) Nicola Traino (16 agosto) Gianfranco Bonacci (22 agosto)




AGOSTO LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sanda Sare

Sande Bernarde

Sande FabbrĂŠzie

Sanda Mareje RiggĂŤine

  


















VenerdĂŹ

Sabato

35(0,29$672

Sanda RĂŠuse

Sande BartlummuĂŠ

Nasce nel 1959 come mostra vastese di pittura estemporanea, sotto la spinta del mecenate Carlo Della Penna e per iniziativa di alcuni intellettuali ed artisti tra i quali ricordiamo: Antonio Fanghella, Don Salvatore Pepe, Giuseppe Perrozzi, Giovanni Peluzzo, Gaetano La Palombara, Gaetano Murolo, Luigi Martella e Michele Ronzitti. Oggi, arrivato alla XXXV edizione, il Premio Vasto continua ad essere animato dallâ&#x20AC;&#x2122;inossidabile Avv. Roberto Bontempo.

 





Domenica

 Sanda Lucille

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VASTO FILM FESTIVAL Uno degli appuntamenti clou dellâ&#x20AC;&#x2122;estate vastese è â&#x20AC;&#x153;Vasto Film Festivalâ&#x20AC;?, una grande kermesse, con un grande pubblico e con grandi artisti.




AGOSTO Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Sande ‘Lessandre

Sanda Mòneche

Sande ‘Hušteine

Sanda Candede

  















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Illustrazione da “La Domenica del Corriere” 

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Histonium, 1 settembre 1957


VenerdĂŹ

Sabato

Sanda SabbĂŤine

Sande MarĂŤine

 





Domenica



Sande Eggedie

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Fattâ&#x20AC;&#x2122; e fattatille

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Unâ&#x20AC;&#x2122;occasione particolare: Padre Franco Caratelli, Don Decio Dâ&#x20AC;&#x2122;Angelo e Don Antonio Bevilacqua benedicono...

,IXQJKLGL)HOLFHWWD3DOL]]L Felicetta Palizzi confezionava fiori e frutti di cera e di tela per diletto e per lâ&#x20AC;&#x2122;intimo piacere di creare. Un giorno mandò a suo fratello Filippo a Napoli un cesto con dei funghi di cera perfetti nelle fattezze e nei particolari; tanto perfetti che il fratello, che ne era molto ghiotto, appena aprĂŹ il pacco li consegnò alla governante perchĂŠ li cuocesse. Poco dopo le urla della donna lo fecero accorrere per constatare come un lavoro cosĂŹ accurato fosse diventato unâ&#x20AC;&#x2122;informe polenta. 


SETTEMBRE





LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande â&#x20AC;&#x2DC;Lpedie

Sande DurutuĂŠ

Sanda Rosalie

Sanda RiggĂŤine

    











Il personaggio 9LQFHQ]R&DQFL Eâ&#x20AC;&#x2122; il pittore di Vasto. Un artista vero, allâ&#x20AC;&#x2122;antica, cantore delle bellezze della CittĂ . I suoi quadri, ad olio o ad acquerello, sono un inno alle bellezze della nostra terra , della quale riesce a riprodurre con rara maestria le trasparenze e la luminositĂ  dei colori. Al maestro, arrivato felicemente ed attivamente alla soglia dei novantâ&#x20AC;&#x2122;anni, tantissimi auguri.








VenerdĂŹ

Sabato

Sanda Eve

Sande Sticchenicchje

  

Domenica Cande è nate Sanda Mareje



Pallotte de Cace e Ove Polpettine cacio e uova

I����������: 6 uova; 200 gr. di pecorino grattugiato; 100 gr. di pane grattugiato; pomodoro; cipolla, olio, sale e pepe. P�����������: Tagliare a fette sottili la cipolla, salarla, peparla e farla rosolare, a fuoco lento, in olio di oliva e poca acqua. Quando è ben colorita, aggiungere pomodoro pelato e un mestolo di acqua; far bollire. Preparare delle polpettine con due parti di formaggio e una parte di pane grattugiato con aggiunta di uova e versarle nel sugo. Lasciar cuocere il tutto per dieci minuti a fuoco lento e servire ben caldo.

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SETTEMBRE





LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sanda SarafĂŤine

Sanda NichĂŤule da TulundĂŤine

Sanda GgiacĂŤnde

Sande Guide

  











Nellâ&#x20AC;&#x2122;illustrazione: lo scrittore Pietro Di Donato, di origine vastese, autore di â&#x20AC;&#x153;Cristo tra i muratori (Christ in concreete)â&#x20AC;? che narra del calvario dei muratori emigrati a New York agli inizi del Novecento, è morto nel 1992. Non ha mai dimenticato Vasto che nel â&#x20AC;&#x2DC;74 e nel â&#x20AC;&#x2DC;77 lâ&#x20AC;&#x2122;accolse con grande onore anche per aver espresso in maniera emblematica il ruolo dellâ&#x20AC;&#x2122;emigrante. 


VenerdĂŹ

Sabato

Sande Lebborie

Sande Crescenze lu Legne de la Crauce

 





Domenica La Madonne de Ie Sette DilĂŻure



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Li dinde, chili dduâ&#x20AC;&#x2122; chi mâ&#x20AC;&#x2122;è rimaste, nâ&#x20AC;&#x2122;acciacche cchiuâ&#x20AC;&#x2122; e nin trite, nâ&#x20AC;&#x2122;ĂŠ cchiuâ&#x20AC;&#x2122; bbune Lu dindiste pâ&#x20AC;&#x2122;ariparĂ  â&#x20AC;&#x2DC;stu huaste, mâ&#x20AC;&#x2122;Ă  ditte caâ&#x20AC;&#x2122; ci voâ&#x20AC;&#x2122; sette migliune. A vocchâ&#x20AC;&#x2122;apèrte iâ&#x20AC;&#x2122; ciâ&#x20AC;&#x2122;ajâ&#x20AC;&#x2122;arimaste! Coma â&#x20AC;&#x2DC;ja fĂ  a chisti cundiziĂšne ? Li sodde che pissĂŠde ni mmâ&#x20AC;&#x2122;avaste e si li spĂŠnne, pu jaâ&#x20AC;&#x2122; stĂ  a ddijune. Vi lu distine che mâ&#x20AC;&#x2122;Ă  cumbinĂ te? Tra lu pane e li dinde aja dicide. E doppe che li sodde ajje cacciate, nghi li dinde arimisse chi ci trite? Sci, mi ci pozze faâ&#x20AC;&#x2122; cacche risate... però nin crede ca mi veâ&#x20AC;&#x2122; da ride!!.... Fernando dâ&#x20AC;&#x2122;Annunzio

Buon Compleanno Antonio Nocciolino (6 settembre) Levino Molino (6 settembre) Evandro Sigismondi (9 settembre) Angela Poli Molino (16 settembre) Mario Sangiovanni (18 settembre)

8QDQQRIDD1HZ<RUN lâ&#x20AC;&#x2122;11 settembre 2001 è passato alla storia per il proditorio attacco terroristico alle Twins Towers di New York, che ha sconvolto tutto il mondo civile. Vasto, che con New York ha sempre avuto un forte legame di simpatia per effetto della presenza di migliaia di emigrati che hanno contribuito alla crescita ed allo sviluppo della metropoli, esprime solidarietĂ  ed amicizia al popolo americano.

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SETTEMBRE LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande Cipriane

Sande Robberte

Sanda SufuĂŤje

Sande Gennere

  















La Petite Gallerie Lello Martone è una figura di piccolo grande mecenate che chiunque abbia a cuore lâ&#x20AC;&#x2122;arte e la bellezza non può dimenticare. Animatore della â&#x20AC;&#x153;Petite Galerieâ&#x20AC;?, che aveva allestito allâ&#x20AC;&#x2122;interno del suo bar, sotto i portici del Politeama Ruzzi, ha contribuito come pochi alla promozione ed alla crescita culturale della CittĂ , come si deduce dalla lettura dellâ&#x20AC;&#x2122;articolo che qui di seguito si riporta. 

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VenerdĂŹ

Sabato

Sanda â&#x20AC;&#x2DC;Usebbie

Sande Mattè

 





Domenica

 Sande MaurĂŤzie

Fattâ&#x20AC;&#x2122; e fattatille 3LSSLQXFFH´5X]]¡WLOOHÂľ Unâ&#x20AC;&#x2122;antica e pia tradizione popolare, soprattutto contadina, negli anni passati riportava S. Michele dalla chiesetta omonima a quella parrocchiale di S. Maria Maggiore quando non pioveva da tanto tempo ovvero quando da troppi giorni non smetteva di piovere. Il parroco don Nicola Di Clemente avversava tale devozione poichĂŠ la riteneva piĂš frutto di ordine scaramantico e superstizioso che di autentica fede religiosa soprattutto perchĂŠ i propugnatori di tale processione devozionale non si vedevano facilmente a santificare il giorno domenicale col partecipare alla Santa Messa. In tali frangenti si faceva ricorso alla mediazione del cav. Ettorino Cavallone (priore della Congrega) e dopo la sua morte al buon Pippinucce Ruzzâ&#x20AC;&#x2122;tille lu sacrastane). Il buon Pippinucce ci provava aspettando il momento favorevole, quello in cui lâ&#x20AC;&#x2122;arciprete era di buon umore sottolineando che i contadini in fondo erano gente poco acculturata (e forse analfabeta) ma molto pia e devota al Santo protettore. Zi Richicce, che era il piĂš anziano componente della Congrega e comparuccio della buonanima del cav. Ettorino Cavallone, nel chiedere assistenza e mediazione, quando non era riuscito a spuntarla con lâ&#x20AC;&#x2122;arciprete, diceva: â&#x20AC;&#x153;Ruzzâ&#x20AC;&#x2122;tilleâ&#x20AC;Ś ni iĂ â&#x20AC;&#x2122;rriccummanname a â&#x20AC;&#x2DC;taie, se munsignisaure ni â&#x20AC;&#x2DC;ngevò capè, ni jâ&#x20AC;&#x2122;iame cchiĂš a deice Prosit doppe li funziâ&#x20AC;&#x2122;ine!â&#x20AC;?. (Ruzzi, noi ci raccomandiamo a te, se Monsignore non vuole ascoltarci non andremo piĂš a dirgli prosit dopo le funzioni). Nella foto Giuseppe Ruzzi con i paramenti della Confraternita del Gonfalone e della Santa Spina.

Buon Compleanno Pietro Falcucci (25 settembre) Giuseppe Tana (27 settembre - Australia) VHWWHPEUH &DGH QHOOD EDWWDJOLD GL 3RUWD 3LD D 5RPDLOYDVWHVH$QWRQLR%RVFR 


SETTEMBRE LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande LĂŤine

Sande PacĂŤfeche

Sande SĂŠrge

Sande Coseme e DamĂŻane

  















3UHPLR6DQ0LFKHOH Il Premio San Michele nasce nel 1997 per onorare i vastesi che si sono distinti nel campo della cultura, della scienza, della finanza, dellâ&#x20AC;&#x2122;imprenditoria e del mondo del volontariato. La giuria è presieduta dal Prof. Elio Bitritto.



Nel corso degli anni, hanno ricevuto il premio, consegnato nella ricorrenza del Santo Patrono le seguenti personalitĂ :

1997 Anelli Canci Ciccarone Pepe Petroro

1999 Catania La Palombara Marinucci Tosone Zaccardi

2000 Cianci Del Casale De Marinis Ferrara Molino

Giuseppe Elia Filippo Luciano Michele

Carlo Vincenzo Silvio Don Salvatore Silvio Angelo Franco Caterina Espedito Lucia

1998 Benedetti Michele Bonacci Gianfranco Evangelista F. e Taraborrelli N. Pietrocola Giuseppe Terpolilli Renato 2001 Bontempo Crisci Lattanzio Poli Molino Salvatorelli Scurria

Roberto Giorgio Filandro Angela Remo Vincent


VenerdĂŹ

Sabato

Sande Terrenzie

Sande Fauste

 





Domenica

 Sande Mecchele

Sande Micchele Prutettaure Sand Micchele nostre, sci laudate, è â&#x20AC;&#x2DC;nâ&#x20AC;&#x2122;avvucate chi nin deâ&#x20AC;&#x2122; ogniune: di canda grazie chi â&#x20AC;&#x2DC;i sâ&#x20AC;&#x2122;è circate, nin è minute sfalle maâ&#x20AC;&#x2122; nisciune! Si â&#x20AC;&#x2DC;ngasimende cĂ pete â&#x20AC;&#x2DC;nâ&#x20AC;&#x2122;annate â&#x20AC;&#x2DC;nghi la sacche e li pĂšvere cafiĂšne si piĂ gnene lu grane sumundate chi arde â&#x20AC;&#x2DC;nzimbre nghi li tirripiune. â&#x20AC;&#x2DC;Bbaste chi â&#x20AC;&#x2DC;mbricisiĂ une lâ&#x20AC;&#x2122;ome vanne a ripurtarle, e nin è cchiĂš nijende! Dâ&#x20AC;&#x2122;aritrascĂŹ alu QuĂ rmene nimâ&#x20AC;&#x2122;banne â&#x20AC;&#x2DC;bbone â&#x20AC;&#x2DC;ndembe, ca dendrâ&#x20AC;&#x2122;a nu mumende si sciojje GisĂš Creste li mitanne, e lâ&#x20AC;&#x2122;acche,sgiii!.... a piscete di jumende! L. Anelli (1900) 


SETTEMBRE OTTOBRE LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande Gelòrme

Sande Remegie

Sande MudeĹĄte

Sande TrisĂŤine de GgisĂŹ

    















&DFFLDJURVVD

molto rara nelle partite di caccia dellâ&#x20AC;&#x2122;Alto Vastese. Il cinghiale dalle carni eccellenti, come è noto, nel 1972 Lâ&#x20AC;&#x2122;8/12/1972 in localitĂ  Lupara di Castiglione Messer era confinato nelle zone della Maremma Toscana, nel Marino. Andrea Lalli, mentre era appostato, dice a Lazio, in Calabria e in Sardegna. Carluccio: â&#x20AC;&#x153;Esse esse, staâ&#x20AC;&#x2122;mminĂŹâ&#x20AC;Ś me pare nu cignale. Attènde... spare... â&#x20AC;&#x2DC;ndi li fĂ  scappa!...â&#x20AC;? Si sente â&#x20AC;&#x153;Pum, pumâ&#x20AC;?, Carlucce spare â&#x20AC;&#x2DC;nghi lu piamme da otte. â&#x20AC;&#x153;Li si fatte? AĂ zzeâ&#x20AC;Ś aĂ zze la bbestie facce vedĂ â&#x20AC;? dice Ustacchie Frangione. â&#x20AC;&#x153;Che ve credĂ ite ca è nu cillĂ tte... ca mo lâ&#x20AC;&#x2122;aĂ zze? Quaste paise chiĂš di nu cundĂ le!!â&#x20AC;? risponde Carlucce â&#x20AC;&#x153;â&#x20AC;&#x2DC;nghe na vacche che jâ&#x20AC;&#x2122;Ă vĂŠâ&#x20AC;&#x2122; â&#x20AC;&#x2122;rruvète a li racchie pi la cundundazze. Fu una vera raritĂ  in quellâ&#x20AC;&#x2122;epoca. Eccoli nella foto ricordo (da sinistra a destra) i quattro felici della fruttuosa impresa venatoria: Sabatino Olivieri, Eustachio Frangione, Carlo Del Bonifro e Andrea Lalli, i quali lo mostrano come un vero e proprio trofeo di caccia, ritenendosene giustamente fieri, giacchè la loro cacciagione era da ritenere, se non unica, certamente 


VenerdĂŹ

Sabato

Sande Frangische

Sande Sande



  

Domenica





la Madonne de lu Rusuarie

PillaĹĄtre â&#x20AC;&#x2DC;ripiaine Pollo ripieno

Iď?Žď?§ď?˛ď?Ľď?¤ď?Šď?Ľď?Žď?´ď?Š 1 pollo daKg. 1 e 1/2; 2 uova; sale, pepe, rosmarino, noce moscata, semi di finocchio, aglio, prezzemolo, olio, formaggio grattugiato mandorle lessate e spellate Pď?˛ď?Ľď?°ď?Ąď?˛ď?Ąď?şď?Šď?Żď?Žď?Ľ Prendere le intenora del pollo, tagliarle a pezzetti e farle soffriggere con lâ&#x20AC;&#x2122;olio, il sale, il pepe, il rosmarino tagliuzzato finemente, lâ&#x20AC;&#x2122;aglio e il prezzemolo tritaĂš, aggiungevvi le mandorle tagliate apezzi. Una voltarosolate le interiora, sbattere le uova col formaggio e aggiungere ad esse in modo da formare una frittata molto morbida. Adagiare il pollo aperto su un tagliere, cospargere le parti interne di sale, pepe, noce moscata grattugiata, qualche seme di finocchio e riempire con la frittata. Cucire il pollo con spago da cucina e un ago molto grosso. Eâ&#x20AC;&#x2122; tradizione dei vastesi servirlo in tavola nel giorno di Ferragosto (Sanda Mareje).

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Posa della prima pietra ´,OVROHGLGRPHQLFDKDVDOXWDWRFRQJOLXRPLQLOD SULPDSLHWUDGHOQXRYRLVWLWXWRGHOOHVXRUH¾)LJOLH GHOODFURFH¾FKHYROJHQGRVLDOOXPLQRVRSDVVDWR VSH]]DWRLPSURYYLVDPHQWHGDOODIXULDGHYDVWDWULFH GHOODIUDQDWUDUUDQQRJOLDXVSLFLGDOODJLRUQDWDGHO 6LJQRUHSHUXQDYYHQLUHSLOLHWRHSLIHFRQGR¾

Histonium, 1 ottobre 1957

Ricordiamo lâ&#x20AC;&#x2122;ing. Mario Molino Appartenente ad unâ&#x20AC;&#x2122;antica famiglia vastese, preferĂŹ esercitare nella sua cittĂ  come docente, sensibile ai problemi urbanistici e dello sviluppo industriale del vastese. Profuse entusiasmo e ingegno nellâ&#x20AC;&#x2122;aiutare tanti giovani ad affermarsi nel mondo del lavoro. Mario Molino in un dipinto di Ennio Minerva 


OTTOBRE LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande Brune

Sande ScimĂ une

Sanda Sare

Sande CiattĂŠ

   

















O¡LFRQD ERNESTO CIANCI [1908 - 1992] Laureatosi in Economia e commercio allâ&#x20AC;&#x2122;UniversitĂ  di Roma assume lâ&#x20AC;&#x2122;incarico di docente di politica economica. Autore di svariate pubblicazioni nel campo economico e dellâ&#x20AC;&#x2122;organizzazione industriale, (notevole il volume â&#x20AC;&#x153;Nascita dello stato imprenditore in Italiaâ&#x20AC;?) svolge unâ&#x20AC;&#x2122;intensa attivitĂ  come dirigente concludendo una brillante carriera come Presidente della Mineraria metallurgica â&#x20AC;&#x153;La Pertusolaâ&#x20AC;?. Insignito della Legion dâ&#x20AC;&#x2122;Onore ha ricoperto incarichi prestigiosi ( Vice Presidente Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, Governatore del Rotary , â&#x20AC;Ś)




VenerdĂŹ

Sabato

Sande SandĂŤine

Sande SerafĂŤine

 



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â&#x20AC;&#x153;Chi fa lu pĂźane ĹĄta bbune na sittĂŻmmane, chi fa la varve ĹĄta bbune nu jurne, chi pijje la maje ĹĄta bbune nu mäise, chi sâ&#x20AC;&#x2122;accide lu porche ĹĄta bbune pe nâ&#x20AC;&#x2122;anne, chi si fa monece ĹĄta bbune pi ssembreâ&#x20AC;?.

Buon Compleanno Mons. Edoardo Menichelli (14 ottobre) Roberto Ventura (14 ottobre) Gennaro Strever (14 ottobre) Domenico Zambianchi (16 ottobre) Carlo Bottari (21 ottobre) Pino Jubatti (30 ottobre) 


OTTOBRE LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sanda FurtunĂźate

Sanda Terese

Sanda MarecarĂŤite

Sande Ruduolfe

  















Alias... Stobbene Si racconta che un avo degli â&#x20AC;&#x153;Stobbeneâ&#x20AC;? fece il militare di leva a Trieste. Dopo qualche tempo, causa un incidente, fruĂŹ di una convalescenza. Alla stazione di Vasto, appena sceso dal treno, un amico gli domandò: â&#x20AC;&#x153;Vincè, gnĂ  stĂŹ?â&#x20AC;?. Vincenzo Dâ&#x20AC;&#x2122;Adamo, anzichè rispondere â&#x20AC;&#x153;Ĺ tinghe â&#x20AC;&#x2DC;bbuneâ&#x20AC;?, poichè proveniva da Trieste, disse in perfetto italiano: â&#x20AC;&#x153;sto beneâ&#x20AC;&#x153; e da allora tanti Dâ&#x20AC;&#x2122;Adamo di Vasto si ritrovarono â&#x20AC;&#x153;Stobbeneâ&#x20AC;?. 


VenerdĂŹ

Sabato

Sande Liuche

Sanda Lauratte

 



Vecchi fusti %LREEH



Domenica

 Sanda â&#x20AC;&#x2DC;DelĂŤine

Fu un bravâ&#x20AC;&#x2122;uomo, caffettiere; la sua modesta bottega, a lato della chiesa di S. Giuseppe, era negli Abruzzi piĂš celebre del Pedrocchi. Ritrovo dei liberali nellâ&#x20AC;&#x2122;epoca del Risorgimento, vi convenivano assiduamente Silvio Ciccarone, Carlo Nasci e tanti altri., tra i piĂš autorevoli della cittadinanza. Biobbe, nomignolo del caffettiere che si chiamava Francescopaolo Anelli, era naturalmente anche lui un fervido liberale, bene allâ&#x20AC;&#x2122;altezza dei suoi clienti. Portava in testa un berretto alla Garibaldi, ed aveva nella persona, nel viso, nella zazzera alcunchĂŠ di somigliante, per quanto lontanamente allâ&#x20AC;&#x2122;Eroe. Glie lâ&#x20AC;&#x2122;avevano detto, e figurarsi se ci teneva ! Quando nel 1870 il telegrafo annunciò la presa di Roma e Emmanuele Pietrocola e Francesco Monacelli salirono sulla torre per festeggiare lâ&#x20AC;&#x2122;avvenimento suonando a distesa tutte le campane, Biobbe lanciò il suo berretto per aria e per poco non vi lanciò anche le caffettiere. Biobbe aveva un debole: sfornito di studi, faceva â&#x20AC;Ś versi; sâ&#x20AC;&#x2122;intende, a modo suo. Qualche volta a orecchio, altre volte saccheggiando qua e lĂ . Gli capitò, in un suo sonetto, dâ&#x20AC;&#x2122;incastonare un verso di Dante. Glielo dissero: â&#x20AC;&#x153;Hai rubato a Dante!â&#x20AC;? Rispose: â&#x20AC;&#x153;Io a Dante ?â&#x20AC;? Chi è codesto Dante ? SarĂ  lui che ha rubato a me !â&#x20AC;? Compose perfino una diavoleria scenica., a base di certe avventure marinaresche e una compagnia che aveva piantate le sue tende in piena piazza Cavour, la mise in scena. Nelle case non rimase anima viva: tutti a sentire Biobbe. Sentire per modo di dire; perchĂŠ se anche Biobbe avesse scritto lâ&#x20AC;&#x2122;Amleto, non si sarebbe sentito nulla lo stesso: tante furono ad ogni battuta le grida, le acclamazioni, che accompagnarono lâ&#x20AC;&#x2122;autore, sino a casa, e lo resero felice; perchĂŠ , infine, egli si sentiva importante e che tutti gli volevano bene e lo stimavano, facendo senza malizia quel poâ&#x20AC;&#x2122; poâ&#x20AC;&#x2122; di baccano. 


OTTOBRE LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sanda UrsulĂŤine

Sande DunĂźate

Sande Giuvuanne de CapeĹĄtrane

Sande Raffajele

  















Ricordo di un amico

&DUH0LPPH

Ti si nnammurĂ te di lu Uaste e li uastarule chiĂš di chille che da cend generazĂŽune ciâ&#x20AC;&#x2122;hanne radicate. Si date tutte le forze e pĂźre lâ&#x20AC;&#x2122;aneme pi stu paèse che ttâ&#x20AC;&#x2122;apparendate. Nghi puche sodde si fatte fĂ  tanda candire schèule e si â&#x20AC;&#x2DC;ccundendate tanda patre de famije disuccupĂ te. Doppe quarandâ&#x20AC;&#x2122;anne de fateje a lu cummĂźine... nbinziaune e senza ringumbuenze si iutate a ffa lu belle musĂŠ al lu palazze dâ&#x20AC;&#x2122;Avalos e nâ&#x20AC;&#x2122;zilenzie... chi li sĂ  candâ&#x20AC;&#x2122;addre bbille cheuse pi lu Uaste. Iâ&#x20AC;&#x2122; mâ&#x20AC;&#x2122;addummanne: ma li uasterule ti li fanne nu munumende a la sembra pronda â&#x20AC;&#x153;jamme sĂŹ...â&#x20AC;? de lu geommetre Vindiure? Sordiso (2001) 

Mimmo Ventura col Vicesindaco di Perth (W. Australia) Mr. Michael Sutherland al Museo Civico di Vasto


VenerdĂŹ

Sabato

Sanda Grazie

Sande UmbĂźerte

 





Domenica

 Sande CrispĂŤine

RWWREUH *UDQGH VXFFHVVR GHO PDHVWUR $OIUHGR $QHOOLDOOD&DQHUJLH+DOOGL1HZ<RUN,O PDHVWUR$QHOOLHUDXQSLDQLVWDGLHFFH]LR QDOHYDORUHQDWRD9DVWRQHO/DVXD FRPSRVL]LRQHSLQRWDq1DLGHDOPDUH

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Vecchi fusti *LRYDQQL3DOPLHUL Un tipo originale con capacitĂ  non comuni e con unâ&#x20AC;&#x2122;inventiva straordinaria non supportata da ordine e perseveranza. Si gettò nelle imprese piĂš stravaganti stancandosi presto di ciò che iniziava e ripartendo per altre imprese, mai domo. Giovanotto, fuggĂŹ di casa per arruolarsi garibaldino. Cosa fece nessuno lo sa .â&#x20AC;Śritornò dopo un poâ&#x20AC;&#x2122; con la rossa casacca, i gradi ed un paggetto negro, testimone delle sue imprese guerresche. Non passò molto tempo che il moro scomparve e il nostro eroe, per una delusione amorosa, decise di entrare in convento. Ricomparve in Vasto dopo aver gettato il cordone alle ortiche e nuovamente innamoratosi convolò a giuste nozze. Iniziò lâ&#x20AC;&#x2122;attivitĂ  di avvocato guadagnando in poco tempo larga fiducia nelle masse ma, anche in questa occasione, improvvisamente piantò i codici e divenne imprenditore. In societĂ  con altri vastesi tentò diversi investimenti, non molto riusciti, come commerciante di granaglie, come industriale produttore di fiammiferi e come importatore di un quantitĂ  smisurata di cocomeri, che per smaltire andava regalando ai conoscenti. Giocatore appassionato, lamentava sempre perdite, arrivando a nascondere i soldi vinti nel marocchino del cappello pur di non riconoscere lâ&#x20AC;&#x2122;evidenza. Fin che un giorno ammutolĂŹ di fronte ad un amico che avendo perso veramente gli chiese seccato di smetterla di lamentarsi e gli propose di scambiarsi i cappelli. Era lâ&#x20AC;&#x2122;uomo delle scommesse e delle piĂš stravaganti. Scommise che avrebbe trangugiato dodici gelati di fila. Arrivato al sesto, con le labbra illividite e con lâ&#x20AC;&#x2122;avvisaglia di qualche malore, nonostante gli interventi di persone autorevoli, non smise finchĂŠ non gli si diede vinta la scommessa. GiĂ  prossimo alla vecchiaia decise di partire per lâ&#x20AC;&#x2122;America, dietro a chissĂ  quali fantasiosi progetti; dagli amici fu organizzata una cena di saluto e di augurio in cui pronunciò un discorso che assomigliava ad un proclama napoleonico e â&#x20AC;ŚpartĂŹ. Arrivarono alcune lettere e poi piĂš nulla. Le ricerche fatte dalla famiglia non approdarono a niente â&#x20AC;Ś Giovanni Palmieri, strano ed amabile tipo scomparve definitivamente, come volatilizzato. 


OTTOBRE LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande Taddè

Sande UnurĂźate

Sanda DurutĂŠ

Sande QuindĂŤine

  















9LROHQWHPDQLIHVWD]LRQL SHULOPHWDQRDEUX]]HVH /DSRSROD]LRQHGL&XSHOORKDSURWHVWDWRFRQWUR ODSURJHWWDWDFRVWUX]LRQHGLXQPHWDQRGRWWRÂŤ $XPHQWDODYLYDFLWjGHLFLWWDGLQLGHOFRPXQH GL &XSHOOR YROWD DG RWWHQHUH OR VIUXWWDPHQWR VXO SRVWR GHO PHWDQR ULQYHQXWR QHOOD ]RQDÂŤ $OODĂ&#x20AC;QHGLXQFRPL]LRWHQXWRGDXQPHPEUR GHO &RPLWDWR GL DJLWD]LRQH LO 'RWW &RVWDQ WLQR$QWHQXFFL ODIROODVLqGLUHWWDLQFRUWHR DOO¡XVFLWDGHOSDHVHHGKDUDJJLXQWRLSR]]LGL PHWDQRGHOOD]RQDGL&ROOH0LQFXFFLR $OODPDQLIHVWD]LRQHSDUWHFLSDQRDQFKHLFLWWD GLQLGLQXPHURVLDOWULFRPXQLGHOODSURYLQFLD 9DVWR)XUFL0RQWHRGRULVLR/HQWHOODH)UHVD JUDQGLQDULD1HLSUHVVLGHLSR]]LVLVRQRVYROWL QXPHURVLWDIIHUXJOLWUDLGLPRVWUDQWLHOHIRU]H GLSROL]LDJLXQWHLPPHGLDWDPHQWHVXOSRVWR

Il Tempo 23 Ottobre 1961 

QRYHPEUH , WHGHVFKL LQ ULWLUDWD FDQQRQHJJLDQR DOFXQL HGLĂ&#x20AC;FL DOOR VFRSR GL  VEDUUDUH OD VWUDGD DOOH WUXSSH DOOHDWH H ULWDUGDUQH O¡DYDQ]DWD 9HQJRQR DEEDWWXWL GXH IDE EULFDWLLQFRUVR,WDOLDHGDOWULQHLSUHVVL GHO FLPLWHUR4XDWWUR SHUVRQH PXRLRQR DFFLGHQWDOPHQWHGXUDQWHOHRSHUD]LRQL

Buon Compleanno Roberto Bontempo (10 novembre) Don Stellerino Dâ&#x20AC;&#x2122;Anniballe (10 novembre) Lello Martone (10 novembre) Renato Cannarsa (12 novembre) Vittorio Tagliente (23 novembre)


NOVEMBRE





VenerdĂŹ

Sabato

Tutte li Sende

Tutte li Murte

  

Domenica



Sande â&#x20AC;&#x2DC;Ggisarie

$OX&XDPELVDQWH Dentrâ&#x20AC;&#x2122;a lu cuambisante du cafiune vanne a ecircĂ  la fosse di Pasquale, poviri vicchie, morte, ngiò pi ogniune, di pustema malegne a lu spidale e passanne viceine a cchi li fosse, vanni liggenne: ÂŤ Onesta e santa figlia! Âť e nâ&#x20AC;&#x2122;addre: Ahi! la morte lo Percosse mentre era onesto padre di famiglia!! Poâ&#x20AC;&#x2122; cchiĂš da pite: Amante del lavoro non conobbe che questo sol riposo! E nâ&#x20AC;&#x2122;addra prĂŠte: Ebbe il cuore dâ&#x20AC;&#x2122;oro, nullâ&#x20AC;&#x2122;altra dote ricercò lo sposo!!! Di sopre a na cappelle: Qui si giace il corpo di colui che il bene fece; oh passegger, prolunga la sua pace recitando per lui una tua prece! E camminenne accuscĂŠ tra chi li fosse, vanne liggenne tutti lâ&#x20AC;&#x2122;iscrizzĂŹune chi stanne a ddimustrĂ  ca pure lâ&#x20AC;&#x2122;osse ha da lassĂ  a stu manne porche, ogniune. - A ecchâ&#x20AC;&#x2122; a ssatte ci sta ssutturrate chi la bonalme di Pallalupete, brave artiggiane, ggiavune ducate E a ecche sta Duminiche Del Prete. Care cumbare me, chi sti cristiène, nzĂŹ na ritrĂŠuve manghe si t â&#x20AC;&#x2DC;accèite. E chillâ&#x20AC;&#x2122;addre i fa: - Tutti sta bbene, stĂ  a ssutturrate, è bbritte e nâ&#x20AC;&#x2122;hajja pèite. Je crĂ ite a tutti qualle chi mâ&#x20AC;&#x2122;acchinde, ma senza mmangamente pi sti prete, eh cumbĂ  Ndò: li letre e vvacabbinde si poâ&#x20AC;&#x2122; sapĂ  ddo lâ&#x20AC;&#x2122;hanne assutturrete? Peppino Perrozzi (1951)

!

QRYHPEUH *LXVHSSH5LFFLPXRUH QHOODEDWWDJOLDGL0HQWDQD 


NOVEMBRE





LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande CarIe BurrumuĂŠ

Sande Giude

Sande FauĹĄte

Sande ErneĹĄte

    











Fatte â&#x20AC;&#x2DC;na risate!?! $UULYDLOFLUFR2UIHL Tanti e grandi manifesti tappezzano Vasto. Spicca lâ&#x20AC;&#x2122;annuncio sbalorditivo: PiĂš di 300 animali!!! - Mamma mĂ - esclama Pasqua1e Cinniricce - chiĂš di trecèndâ&#x20AC;&#x2122;anemèle ?!?... - Mbè che iĂŠ ! - commenta zĂŹ Frangische - ce vò lu cirche Orfèlle peâ&#x20AC;&#x2122;trecèndâ&#x20AC;&#x2122;animèle ? ...ce ne ĹĄta tĂ nde a lu Uaste!

Buon Compleanno Vittorio Tagliente (23 novembre) Gianni Petroro (28 novembre) 

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VenerdĂŹ

Sabato

Sande Guffrede

SandeTucudĂŠure

  

Domenica

 Sanda Germane

Sagnetelle nghi li cice Sagne e ceci

Iď?Žď?§ď?˛ď?Ľď?¤ď?Šď?Ľď?Žď?´ď?Š: 300 gr. di ceci secchi; aglio e prezzemolo; 300 gr. di farina; sale e pepe. Pď?˛ď?Ľď?°ď?Ąď?˛ď?Ąď?şď?Šď?Żď?Žď?Ľ: I ceci, lasciati a bagno la sera precedente, si fanno cuocere in una pentola di terracotta, a fuoco lento. Si lascia indorare nellâ&#x20AC;&#x2122;olio un trito di aglio e prezzemolo, si aggiungono sale, pepe e pomodori in bottiglia e si fa bollire il tutto lentamente. Sâ&#x20AC;&#x2122;impasta con acqua calda la farina di grano duro e si fanno delle tagliatelle sottili e corte (circa tre centimetri). Si lessano in acqua salata, si scolano, si mescolano ai ceci cotti e si condiscono con il sugo. Si fa insaporire la minestra per qualche minuto sul fuoco e la si porta in tavola nello stesso recipiente di cottura.

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NOVEMBRE LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande MartĂŤine

Sande Giusaffatte

Sande Bonomme

Sande Giuquande

  















&MMB (BTB EJ (POWFSTB[JPOF La â&#x20AC;&#x153;Case di cunversaziauneâ&#x20AC;? ère, giustamende, frequendate da prufussure, vvuchete... inzomme ggenda bbune e benestande. Sâ&#x20AC;&#x2122;avè ficchete a mezza a ccheste pure lu â&#x20AC;&#x2DC;ngignire Cacciavirme câ&#x20AC;&#x2122;avĂŠ fatte lâ&#x20AC;&#x2122;universitĂ  na vindina dâ&#x20AC;&#x2122;anne. Tra na chiacchiere e nuâ&#x20AC;&#x2122; cafè ognune diciave la sè e... chi putaiâ&#x20AC;&#x2122;ve faciaive nu rameine. Cacciavirme ere cacciataure e... li sparave grusse: â&#x20AC;&#x153;Haje fatte naâ&#x20AC;&#x2122; lebbre châ&#x20AC;&#x2122; pesave 20 cheile ! â&#x20AC;&#x153;. â&#x20AC;&#x153;La lebbre siâ&#x20AC;&#x2122; ttacchiappe tâ&#x20AC;&#x2122;ariduce a taje a vinde cheile...â&#x20AC;? arisponne lĂš mediche. 

Pasquale, lâ&#x20AC;&#x2122;avvucate, châ&#x20AC;&#x2122; ninâ&#x20AC;&#x2122; tenaive peile sopra la langhe agginge: â&#x20AC;&#x153;Forse, si jè lâ&#x20AC;&#x2122;uvaire, li faciaive naâ&#x20AC;&#x2122; chilanne, ma, mâ&#x20AC;&#x2122;aricorde: lu suldate ni li si fatte, e... piâ&#x20AC;&#x2122; ti â&#x20AC;&#x2DC;mbarè a sparĂ  attacchève li cuneje a li pite di la leive... e..nâ&#x20AC;&#x2122; se fatte scappè chiĂš di 50 piccĂ  mmreve a li cuneje e chiappeve lu spacarelleâ&#x20AC;?. â&#x20AC;&#x153;Mamma maje, fermĂŠte Pasqualeâ&#x20AC;? lâ&#x20AC;&#x2122;inderrampe Cacciavirme, â&#x20AC;&#x153;â&#x20AC;Śla verètĂ  jè châ&#x20AC;&#x2122; mi truvave piâ&#x20AC;&#x2122; li marinelle a cacce e... mendre faciaive lu bbisogne grosse aje ntaise nu sviscecheâ&#x20AC;?. Allaure lâ&#x20AC;&#x2122;avvucata, senz.Ă  perdaune jĂ  rifĂ : mò ci puzze craide... jiâ&#x20AC;&#x2122;se sparate â&#x20AC;&#x2DC;nghĂŹ lu chiĂźle !!!â&#x20AC;?.


Venerdì

Sabato

2PLFLGLR

´,QVXOOHRUHHPH]]DSRPHULGLDQHGHOQRYHP EUH XOWLPR LQ 9DVWR YLD 6 3LHWURGDOOH JXDUGLH GD]LDULHqWURYDWRDQFRUDFDOGRFDGDYHUHLOJLRYDQH   YHQWXQHQQH0LFKHOH$QWRQHOOLFDO]RODLR/HJXDU GLH OR WUDVSRUWDQR D FDVD VXD HG LQIRUPDQR WRVWR O·$UPD GHOO·DYYHQLPHQWR ,O PDUHVFLDOOR 0RUHWWL /XLJLFRPDQGDQWHODVWD]LRQHLOYLFHEULJDGLHUH )RQWDQD %RUWROR O·DSSXQWDWR *LDQ]LQL $QJHOR L FDUDELQLHUL *DWWL ,OGHEUDQGR 7UHEEL 0DUFHOOLQR &DPHOOLHUL *LXVHSSH 6FKLDYLQD 5DIIDHOH IXURQR VXELWDPHQWH WXWWL LQ PRYLPHQWR SHU OD VFRSHUWD GHJOL XFFLVRUL 6XOOH SULPH SUHVHQWRVVL LO IDWWR DYYROWRQHOPLVWHURPDOHDWWLYHHVDJDFLLQYHVWL JD]LRQL GHJOL RSHUDQWL QRQ WDUGDURQR D IDUH JUD GDWDPHQWHODOXFH²9HQLWHTXDUDJD]]HWWRGLVVH Domenica FRQJUDQGHDIIDELOLWjLOPDUHVFLDOORDOFDSUDLRWUH  GLFHQQH*LRYDQQL%UXQLLRVRFKHYRLHUDYDWHSUH VHQWH TXDQGR KDQQR XFFLVR LO SRYHUR $QWRQHOOL Sanda Sabbette GLWHPLXQSRFRFRPHqDQGDWDODFRVDHJXDUGDWHYL GLQRQQDVFRQGHUHQXOODGHOODYHULWjSRLFKpYHQH SRWUHEEHLQFRJOLHUPDOHFDSLWH1RVLJQRUPDUH VFLDOORLRQRQHURSUHVHQWHVRORDSSHQDDYYHQXWD O·XFFLVLRQH KR XGLWR LO FDO]RODLR /XLJL &DULQL FKH GLFHYD DOO·DOWUR FDO]RODLR %DURQFHOOL H DG XQ DOWUR JLRYLQRWWRGLEDVVDVWDWXUDFKHQRQFRQRVFR)XJ JLDPRIXJJLDPRHVXELWRGRSRWXWWLHWUHOLYLGL DIXJJLUH$PH]]DQRWWHLO&DULQLHGLO%DURQFHOOL HUDQRWUDWWLLQDUUHVWRHVLHUDVFRSHUWRFKHO·LQGLYL GXRGLEDVVDVWDWXUDLQGLFDWRGDOFDSUDLRFKLDPD WDVL*LXVHSSH3RWHQWHVDUWRRQGHDQFKHFRVWXLIX JKHUPLWR/DPDWWLQDDSSUHVVRO·DSSXQWDWR*LDQ QRYHPEUH ]LQL SRWq DSSXUDUH FKH FRPSDJQL DL WUH DUUHVWDWL /D &LWWj ULDFTXLVWD OD GHQRPLQD]LRQH GL HUDQRDQFKHQHOPRPHQWRGHOPLVIDWWRFHUWL*LX VWLQR '·$UFDQJHOR FDO]RODLR H $QWRQLR &LHUL 9DVWRSHUGXWDQHO PXUDWRUHHGDQFKHTXHVWLXOWLPLORVWHVVRJLRUQR YHQQHURDVVLFXUDWLDOODJLXVWL]LD1HLVHSDUDWL LQWHUURJDWRULGHLFLQTXHLQGLYLGXLSUHPHQWRYDWLVL IHFHPDQLIHVWDODVLQJRODUHDELOLWjQHOOHLQGDJLQLGL SROL]LDJLXGL]LDULDGHOPDUHVFLDOOR0RUHWWLFRVLF FKpSRWqPHWWHUVLLQVRGRFKHDOOHHPH]]DWXWWLH FLQTXHHUDQRLQVLHPHFKHSRLLO3RWHQWH&DULQLH %DURQFHOOLVLGLVWDFFDURQRDOTXDQWRGDJOLDOWULGXH FKHLO3RWHQWHLOTXDOHSRUWDYDRGLRDOO·$QWRQHOOL SHU HVVHUH VWDWR GD OXL OHJJHUPHQWH IHULWR WHPSR LQQDQ]LVLIHFHDSURYRFDUHO·$QWRQHOOLVWHVVRFKH LO%DURQFHOOLYHQQHDOORQWDQDWRIRUVHSHULVSLDUHL SDVVDQWLHFKHLQÀQHVXELWRGRSRO·$QWRQHOOLFDGGH WUDÀWWRQpVLSRWqFKLDULUHVHLOFROSRGLFROWHOORIX YLEUDWRGDO3RWHQWHRGDO&DULQLSRLFKpLPHGHVLPL DYLFHQGDVHQHULYHUVDURQRODFROSDµ Sande ‘Libberte

Sanda Marecarëite

 

I Carabinieri in servizio a Vasto nel 1898

tratto da “Il Carabiniere“ del 1886 


NOVEMBRE LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sande CriĹĄtejĂŹane

Sanda TĂŤlde

Sande Uttavie

Sande DiĂ ghe

  















O¡LFRQD DON FELICE PICCIRILLI [1912 - 1968] Figura esemplare di sacerdote che, parroco di S.Giuseppe dal 1942 al 1968, risponde alle domande dei tempi, ai bisogni ed alle esigenze della popolazione costruendo Opere nel nome di Cristo. Fonda nellâ&#x20AC;&#x2122;immediato dopoguerra la â&#x20AC;&#x153;Casa del fanciulloâ&#x20AC;? e la â&#x20AC;&#x153;Casa della Moda A.Barelliâ&#x20AC;?. Costruisce con grandissimi sacrifici, gettando nellâ&#x20AC;&#x2122;opera tutti i suoi averi, la â&#x20AC;&#x153;Domus Pacisâ&#x20AC;? con asilo e scuola elementare. Pellegrino per il mondo sollecita un impegno fattivo degli emigranti vastesi per sostenere queste sue creature predilette, impegnando tutto di sĂŠ in questa vocazione. â&#x20AC;&#x153;Don felice Piccirilli fu saggio come lâ&#x20AC;&#x2122;uomo evangelico che, avendo trovato un tesoro nascosto in un campo, vende TUTTO quanto ha per comprare quel campo e avere il tesoro. Il campo fu la sua vita sacerdotale; il tesoro, le anime.â&#x20AC;? 


VenerdĂŹ

Sabato

Sanda CecĂŤlie

Sande Clemende

 





Domenica

 CrĂŤĹĄte RrĂ 

Fattâ&#x20AC;&#x2122; e fattatille ,´1DSROHRQLÂľGL)LOLSSR3DOL]]L In uno dei suoi esperimenti artistici Filippo Palizzi aveva ottenuto un piatto con raffigurati dei 1DSR OHRQL FKHHUDQRGHOOHPRQHWHLQFLUFROD]LRQHLQ TXHO WHPSR  Pittura e cottura erano riusciti cosĂŹ bene, il rilievo cosĂŹ perfetto che sembravano veri. Il generale Spada, venuto a ritirare la celebre tela della battaglia di Villafranca nello studio di Filippo, sbirciava ogni tanto il piatto meravigliandosi che si tenesse cosĂŹ esposta un gran somma di denaro. Il Palizzi accortosi di ciò, quando il generale gli diede una banconota per pagare il quadro, lo invitò a prendere il resto direttamente dal piatto. E quando il generale stese la mano si accorse dellâ&#x20AC;&#x2122;ingannoâ&#x20AC;Ś Questo piatto fu considerato talmente perfetto dal suo autore, che non volle venderlo neppure a prezzi altissimi. Un giorno venne ridotto in frantumi dalla cameriera che lo fece cadere dal tavolinetto della sua camera da letto nella casa in Via della Cupa.

!

Don Felice e Padre Gaetano con i ragazzi della â&#x20AC;&#x153;Casa del Fanciulloâ&#x20AC;?




NOVEMBRE LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sanda CatarĂŤine

Sande Lunuarde

Sande VirgĂŤlie

Sande Giacheme

  















Il personaggio 6LOYLR&LFFDURQH PodestĂ  da 1942 al 1943, sindaco dal 1962 al 1973, Silvio Ciccarone è stato un protagonista della vita politica cittadina, continuatore di una tradizione di impegno politico in favore della CittĂ  che vede protagonisti prima il nonno, Silvio senior, nelle lotte per lâ&#x20AC;&#x2122;unitĂ  dâ&#x20AC;&#x2122;Italia e poi il padre Francesco deputato nel Parlamento del Regno. Allâ&#x20AC;&#x2122;impegno di Silvio Ciccarone si devono molte opere pubbliche e il primo piano regolatore generale alla fine degli anni sessanta.




VenerdĂŹ

Sabato

Sande SaturnĂŤine

Sandâ&#x20AC;&#x2122;AndrĂŠ

 





Domenica



Sanda â&#x20AC;&#x2DC;Ligge

Vecchi fusti

Isidoro Barbarotta Nato da civile famiglia fu appassionato cacciatore. Ad un rivale in materia, il quale in una discussione credeva averlo seppellito sotto il peso di un formidabile: â&#x20AC;&#x153;Ma io leggo, Isidoro, io leggo â&#x20AC;Śâ&#x20AC;? rispose WRXWFRXUW con la massima convinzione: â&#x20AC;&#x153;Tu leggi e non capisci.â&#x20AC;? Il suo fisico era lo specchio fedele della sua psicologia franca, rude, onestissima e liberissima. Basso, quadrato, bruno, forte, sbarbato, con due grandi profondi occhi e un viso bonario ed arguto, vestito sempre con unâ&#x20AC;&#x2122;ampia giacca alla cacciatore fornita di innumerevoli tasche, con enorme cappello cenere alla Imbriani ( in tempi in cui le classi signorili vestivano giornalmente in modo esageratamente formale), con in mano una poderosa canna da zucchero, aveva un poâ&#x20AC;&#x2122; lâ&#x20AC;&#x2122;aspetto di un dio termineâ&#x20AC;Ś assai poco immobile, anzi pronto sempre a lanciarsi allâ&#x20AC;&#x2122;assalto per ogni causa generosa; e tuttâ&#x20AC;&#x2122;altro che muto poichĂŠ non aveva davvero peli sulla lingua. Frequentatore assiduo delle migliori famiglie vastesi, era molto amato per la sua bontĂ , molto rispettato per la sua dirittura, ma â&#x20AC;Ś molto temuto per la sua indipendenza. Sapeva tutti i recitativi di Metastasio a memoria, e li scaraventava allâ&#x20AC;&#x2122;occasione come ammonimenti , aggiungendovi, quel che peggio, qualche versetto suo â&#x20AC;Ś improvvisato per le rime. Ad una signora colpevole di comportarsi da egoista, esclamò : â&#x20AC;&#x153;Non meritò di nascere / Chi nacque sol per sĂŠâ&#x20AC;Ś / Lo disse Metastasio, / Ed io lo dico a te. â&#x20AC;&#x153; Ad un libertino, divenuto in vecchiezza un baciapile, che dalla finestra lo incitava a dare una bastonata a due cani in amore seguiti da un codazzo di ragazzi : â&#x20AC;&#x153;Dagli una bastonata, Isidoro, togli questo scandalo.â&#x20AC;? Rispose: â&#x20AC;&#x153;Lasciali fare, che quando saranno vecchi andranno in chiesa:â&#x20AC;?.

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DICEMBRE LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sanda BibbĂŻane

San Frangische Saverie

Sanda Barbere

Sande Vasse

   

















O¡LFRQD )LODQGUR/DWWDQ]LR [1908-1986] Dopo aver conseguito la licenza elementare viene messo come apprendista da un fabbro ferraio, ma una malattia sconsiglia i genitori di persistere su questa strada. Tra i 15 ed i 16 anni inizia a disegnare e nel 1926 realizza il suo primo quadro. Militare a Firenze nel 1928 approfondisce lo studio dellâ&#x20AC;&#x2122;arte antica. Negli anni â&#x20AC;&#x2122;30 espone a Lâ&#x20AC;&#x2122;Aquila, Roma e Firenze. Richiamato alle armi nel 1940 è in Francia dove viene fatto prigioniero. Nel 1948 si stabilisce definitivamente in Savoia, approfondisce le ricerche sul cubismo e lâ&#x20AC;&#x2122;astrattismo e partecipa a svariate mostre nel territorio francese. Nel 1968 ritorna stabilmente in Italia e dopo alcuni anni trascorsi a Roma decide di trasferirsi a Vasto. Qui si dedica a dipingere paesaggi della sua terra natia, studi di figure e ritratti di personaggi locali. Muore a Vasto nel 1986 donando 20 opere alla pinacoteca. 

Autoritratto (1933)


VenerdĂŹ

Sabato

Sanda NichĂŤule de Bare

Sande Urbane

 







Domenica



la CungiuzĂŻaune

Alias... Ĺ traccazappe Un poâ&#x20AC;&#x2122; oltre la periferia nord ovest di Vasto câ&#x20AC;&#x2122;era la terra di un possidente terriero. Costui un mattino, durante la â&#x20AC;&#x153;ĹĄtuzzatteâ&#x20AC;?, che solitamente si usava in campagna, vide un solco (â&#x20AC;&#x2DC;na rasile) tutto storto. Prese allora una zappa e rimise in ordine il solco. Un contadino, vedendo ciò, disse al vicino: â&#x20AC;&#x153;Avessima fĂ  ca si stracche â&#x20AC;&#x2DC;ssĂ  zĂ ppeâ&#x20AC;?. Da qui subito il nomignolo per sempre â&#x20AC;&#x153;Ĺ traccazappeâ&#x20AC;?.

â&#x20AC;&#x153;A la case di li sunatiĂźre nin â&#x20AC;&#x2DC;ze fa la serenĂ teâ&#x20AC;?.

Fattâ&#x20AC;&#x2122; e fattatille 3HWURQLHPDULDQL 6H D PHQDU OH PDQL H QRQ VROR  F¡HUDQR D )LUHQ]H L *XHOĂ&#x20AC; HG L *KLEHOOLQL HG D 9HURQDL0RQWHFFKLHGL&DSXOHWLD9DVWR F¡HUDQRL3HWURQLHGL0DULDQLFLRqLSDUURF FKLDQLGL63LHWURHGL60DULD/HORWWH WUD OH GXH ID]LRQL GDWDQR GDO PHGLRHYR H VL WUDVFLQDQR SHU VHFROL VLQR DJOL DQQL FLQTXDQWD TXDQGR HUD DQFRUD SRVVLELOH YHGHUH EDWWDJOLH SHU EXUOD WUD L PRQHOOL GHOOHGXHSDUWL7DQWLVVLPHVRQROHVWRULH FKH KDQQR SHU DUJRPHQWR TXHVWD DQWLFD ULYDOLWj FKH FHVVD WXWWDYLD XIĂ&#x20AC;FLDOPHQWH LO  JHQQDLR  TXDQGR 5H *LXVHSSH 1DSROHRQH IRUVH QRQ SRWHQGRQH SL  VFLRJOLH L &DSLWROL GHOOH GXH &KLHVH 3HU DYHUHXQ¡LGHDGLTXDQWRIRVVHSURIRQGRLO VROFRH VSHVVR DQFKH O¡RGLRWUD  3HWURQL H0DULDQLULSRUWLDPRGLVHJXLWROD3DVVLR &DSLWXORUXP +LVWRQLHQVLXP LQ )UHQWDQLV FRPSRVWDGDOFDQRQLFR/HRQDUGR6FDUGD SDQHLQRFFDVLRQHGHOODSXEEOLFD]LRQHGHO 'HFUHWR5HDOH6HQWLWHTXDQWRDVWLRHQHOOR VWHVVRWHPSRTXDQWDVRGGLVID]LRQHSHUOD Ă&#x20AC;QHGHLSULYLOHJLDWWULEXLWLD60DULD Âł'DOOÂśHFFHOVDVXDEDVHLQIUDQWRqVFRVVR GRSRXQOXQJRGLIRU]HDVSURFRQWUDVWR DOĂ&#x20AC;QJLFDGGHLOPDULDQFRORVVR FUXGHOWLUDQQRGHOO¡DPHQR9DVWR 6HEEHQSROYHUHYLOHLQSLFFLROIRVVR SXUIDSRPSDDOGLIXRUGHOSURSULRIDVWR QHOVDVVRFKHORFKLXGHLQFLVRXQJURVVR EHVWLRQYLVWDVHQ]DFDYH]]DHEDVWR 0LUDORSDVVDJLHU)HURFHVEXIID HDOO¡HWUDHUJHQGRO¡RUJRJOLRVDWHVWD ULFDOFLWUDGjPRUVLHÂśOSHORDUUXIID 0DVXOGRUVRDOJUDQFURVFLRGLVIHU]DWH GLUJOLIDQQRL3HWURQLLQYRFHPHVWD ´'DPHLOIDVWRDIXJJLUSUHWLLPSDUDWHÂľ 


DICEMBRE





LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sanda Valerie

la Madonne de Lurète

Sande SabbĂŤine

Sanda Amalie

  











/XÂśQJLDUPDWjXUH Parola intraducibile che sta ad indicare lâ&#x20AC;&#x2122;ultimo di sette figli maschi che, secondo una diffusa e antica credenza popolare, era ritenuto dotato di poteri eccezionali. /X ÂľQJLDUPDWDXUH come veniva appunto denominato, poteva con la saliva ed il tocco delle mani togliere di torno il malocchio, oppure risolvere disturbi psichici, malanni e lievi infermitĂ  come punture di vespe, insetti o serpenti. A OXÂľQJLDUPDWDXUHvenivano riconosciuti una grande considerazione ed un grande rispetto. Tra questi â&#x20AC;&#x153;guaritoriâ&#x20AC;? si ricordano Francescopaolo Sorgente e Paolo Del Casale. 

Buon Compleanno Giuseppe Baiocco (2 dicembre) Silvio Petroro (11 dicembre) Giancarlo Carpi (12 dicembre) Antonio Prospero (13 dicembre) Giuseppe Dâ&#x20AC;&#x2122;Adamo (18 dicembre) Edmondo Del Borrello (19 dicembre) Padre Eugenio Di Giamberardino (26 dicembre) Franz Ritucci Chinni (27 dicembre - USA) Fernando Fiore (28 dicembre) Don Antonio Bevilacqua (31 dicembre)


VenerdĂŹ

Sabato

Fattâ&#x20AC;&#x2122; e fattatille

Sanda LucĂŤie

Sande Giuvuanne de la Crauce

3DUOD*LQR

 





Domenica

 Sanda Silvia

Don Vincenzo, un attempato canonico noto piĂš per lâ&#x20AC;&#x2122;avarizia che per la caritĂ  cristiana, viene allâ&#x20AC;&#x2122;improvviso a sapere che un tal Gino, al quale aveva prestato sulla parola, senza nessuna ricevuta, unâ&#x20AC;&#x2122;ingente somma di denaro, sta per passare a miglior vita. Si fionda perciò a perdifiato in casa del poveretto e tra lo stupore dei parenti inconsapevoli, strappandosi addirittura i capelli, grida a piĂš non posso: â&#x20AC;&#x153;Parla, Ginoâ&#x20AC;Ś parlaâ&#x20AC;? e poi sempre piĂš concitato: â&#x20AC;&#x153;Oh, ooh, parla, Ginoâ&#x20AC;Ś parlaâ&#x20AC;?. Quindi, resosi conto che il moribondo sta per esalare tuttâ&#x20AC;&#x2122;altro respiro, aggiunge straziato: â&#x20AC;&#x153;Parla, parla, Gino, diglielo cheâ&#x20AC;Ś me da ridĂ  li quatrèineâ&#x20AC;?. (dilloâ&#x20AC;Ś che devi restituirmi dei soldi).

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GLFHPEUH (VFHLOSULPRQXPHURGHOTXLQGLFLQDOH ,O9DVWHVHG¡ROWUH2FHDQRGLUHWWRGD /XLJL$QHOOL

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DICEMBRE LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sanda Adelaide

Sande LĂ zzere

Sande Graziane

Sande Darie

  


















VenerdĂŹ

Sabato

Sande Libbrate

Sande SeverĂŤine

 





Domenica

 Sande Flaviane

Alias... Zia Ddate Col nomignolo â&#x20AC;&#x153;Zia â&#x20AC;&#x2DC;Ddateâ&#x20AC;? si indicava una donna che aveva sbagliato a fare i conti. A tal proposito â&#x20AC;&#x153;Zia â&#x20AC;&#x2DC;ddateâ&#x20AC;?, in possesso di mille ducati, pensando di non vivere ancora piĂš di dieci anni, pensò e spese il suo danaro in ragione di cento ducati lâ&#x20AC;&#x2122;anno. Trascorso tale tempo però, la morte non sopravvenne, per cui rimasta senza soldi, si vide costretta a mendicare ai passanti, a cui chiedeva dolorosamente: â&#x20AC;&#x153;Facete la limosine a Zia Ddate, chi li chinde Ă  sbajjateâ&#x20AC;?.

GLFHPEUH $3HUWKYLHQHVROHQQHPHQWHVXJJHOODWR O¡DWWRGLJHPHOODJJLRFRQ9DVWR Nella foto, i sindaci di Perth e Vasto, Natrass eTagliente, Silvio Petroro, Vincent Scurria e Umberto Di Lallo, a Perth nel decennale del Gemellaggio.

Cardone di Natale I����������: 3 grossi cardi nostrani; brodo di tacchino; 150 gr. di pecorino grattugiato; 4 uova; 300 gr. di vitello macinato; 3 limoni; olio, sale, pepe. P�����������: Pulire i cardi togliendo accuratamente i filamenti duri delle costole, tagliarli a rettangolini di circa tre cm. e lasciarli in acqua acidulata al succo di limone. Lessarli in acqua salata, scolarli, risciaquarli in acqua fresca e strizzarli. Preparare piccole palline di carne mescolando insieme in una ciotola, carne, tritata, formaggio, due uova e sale; friggere le palline ottenute, quindi versarle, assieme ai cardi strizzati, nel brodo e far cuocere a fuoco lento per altri quindici minuti. Prima di togliere dal fuoco, annegare le altre due Liova sbattute sulla superficie del brodo: cospargere di abbondante formaggio e servire.

& /DFKLDUjWH Jucce de crèsce, châ&#x20AC;&#x2122;avĂŠ spusĂ te â&#x20AC;&#x2DC;Ndonie lu cuarpĂ te, era il piĂš noto personaggio degli anni trenta e quaranta del secolo scorso che faceva la â&#x20AC;&#x153;chiarĂ teâ&#x20AC;?. Essa si applicava su distorsioni e slogature. Jucce prima con massaggi rimetteva le ossa e le articolazioni al posto giusto e poi preparava una miscela di farina di grano e albume (chiaro) di uova, da cui â&#x20AC;&#x153;chiarĂ teâ&#x20AC;? che applicava come impasto per tenere bloccato lâ&#x20AC;&#x2122;arto infortunato giĂ  fasciato con stoppia. In genere erano sufficienti una diecina di giorni perchè lâ&#x20AC;&#x2122;arto sinistrato si potesse liberare dalla â&#x20AC;&#x153;chiarĂ teâ&#x20AC;? e tornasse alla sua normale funzione. 


DICEMBRE LunedĂŹ

MartedĂŹ

MercoledĂŹ

GiovedĂŹ

Sanda Vittorie

Sanda IrmĂŤine

la Sanda Natale

Sande Ĺ tefene

  















&ULSH - PasquĂ â&#x20AC;&#x2122; gna tâ&#x20AC;&#x2122; ha trattate la Natale? -Gnè nu sugnĂ ure, saâ&#x20AC;&#x2122;; mâ&#x20AC;&#x2122; hannâ&#x20AC;&#x2122; ammitète. Châ&#x20AC;&#x2122; avève maâ&#x20AC;&#x2122; tritète lu caviale?: e chi bbuttèjje, fijje mèâ&#x20AC;&#x2122;, â&#x20AC;&#x2DC;mbaijète! Pircillatille, e, â&#x20AC;&#x2DC;n gi stattève male; mijèlle, â&#x20AC;&#x2DC;nguèlle, fujje, rèise e arrète turrune fĂŤine, pane spizijale, punge; cafè e li castagne aschète. - E â&#x20AC;&#x2DC;n ziâ&#x20AC;&#x2122; ccripate doppe la magnate? scagne nghi nniâ&#x20AC;&#x2122; châ&#x20AC;&#x2122; avème fatte titte nghi quattre vrucculille e nghi lâ&#x20AC;&#x2122;acquate! - Perle pâ&#x20AC;&#x2122;ammèdie? e, mo ti vujje dèice châ&#x20AC;&#x2122; allâ&#x20AC;&#x2122;ĂŽtime ajjâ&#x20AC;&#x2122; avute lu prisitte... Cripe di rajje povere â&#x20AC;&#x2DC;mbilèice! Geatano Murolo (1898) 


VenerdĂŹ

Sabato

Sande Giuvuanne

le Sende â&#x20AC;&#x2DC;nnucĂŻnde

 





Domenica

 Sande Davede

/XMRFKHGHOO¡$VHQH Tu che ttâ&#x20AC;&#x2122;infastedisce a iucaâ&#x20AC;&#x2122; â&#x20AC;&#x2DC;lâ&#x20AC;&#x2122;asse e poâ&#x20AC;&#x2122; nin ti fi specie a ffamme fesse, pecchĂŠ, peâ&#x20AC;&#x2122; ttĂŠâ&#x20AC;&#x2122;, la vite è gne nu scasse cchiĂš jâ&#x20AC;&#x2122; lâ&#x20AC;&#x2122;allonghe e tu cchiĂš me viâ&#x20AC;&#x2122; ppresse: PecchĂŠ nen mitte maâ&#x20AC;&#x2122; le carte â&#x20AC;&#x2DC;n derre e fiâ&#x20AC;&#x2122; sapeâ&#x20AC;&#x2122; che joche cchiĂš te piace, quelle che cchiĂš sâ&#x20AC;&#x2122;aapre e cchiĂš se serre o lâ&#x20AC;&#x2122;addre che se faâ&#x20AC;&#x2122; semprâ&#x20AC;&#x2122;a la pace? La carte cacche vodde a me mâ&#x20AC;&#x2122;aiute e me fa faâ&#x20AC;&#x2122; pure bella figure, ma, a ccagnĂ  joche, tu mâ&#x20AC;&#x2122;aribberrute, na mosse e mâ&#x20AC;&#x2122;arediâ&#x20AC;&#x2122; na fregature. E iâ&#x20AC;&#x2122;, lu furtunate e e lu â&#x20AC;&#x2DC;mbrujone, neâ&#x20AC;&#x2122; joche e tâ&#x20AC;&#x2122;aja daâ&#x20AC;&#x2122; nghe Ăšne conde la quinece, lĂ  vinde e lu parione... sacce vuâ&#x20AC;&#x2122; pure lâ&#x20AC;&#x2122;asene peâ&#x20AC;&#x2122; jonde? Don Salvatore Pepe (1944)

;JOP F PMJP

Basta visitare la vicina abbazia di â&#x20AC;&#x153;S.Maria del Cannetoâ&#x20AC;? lungo il fiume Trigno per vedere, negli scavi del periodo sannitico, tanti recipienti e orci per conservare vino e olio. Da 5000 anni infatti lâ&#x20AC;&#x2122;uomo utilizza tali prodotti ed oggi con la â&#x20AC;&#x153;dieta mediterraneaâ&#x20AC;? vengono ancora utilizzati per le proprietĂ  nutrizionali, curative, religiose. Il â&#x20AC;&#x153;Vinoâ&#x20AC;? è uguale salute: diversi studi medico scientifici hanno dimostrato che una modesta assunzione riduce il rischio di malattie cardiovascolari; un bicchiere al giorno leva il medico di torno,... due bicchieri tolgono anche qualche preoccupazione di troppo,... tre bicchieri... canta che passa. Insomma â&#x20AC;&#x153;estote sobriiâ&#x20AC;? dicevano i romani. Per â&#x20AC;&#x153;lâ&#x20AC;&#x2122;Olio di Olivaâ&#x20AC;? i romani avevano il â&#x20AC;&#x153;trapetumâ&#x20AC;? di ovidiana memoria e loro avevano intuito che lâ&#x20AC;&#x2122;olio dâ&#x20AC;&#x2122;oliva teneva morbide le pareti vascolari che, indurendosi determinano il processo aterosclerotico. Lâ&#x20AC;&#x2122;evidenza scientifica giustifica e promuove la diffusione del consumo e per tale obbiettivo informiamo che sono in fase di messa a dimora di milioni di piante in Australia dove si mira a conquistare il mercato asiatico che conta oltre tre miliardi di persone. Comunicare il mangiar sano, la buona tavolasalute-piacere vuole dire proteggere la propria salute e quella degli altri.




DICEMBRE

Gennaio 2003

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Sanda lIane

Sande Sileveštre

Cape d’Anne

Sande Ggrigorie

    















Fatt’ e fattatille *QDWLUqLWHFDPLGpXQHVROGH 'LQDQ]LDOODERWWHJDGHOEDUELHUH'RQ0LFKHOH 'H0HLVXQWLSRGLPDWWRLGHLOTXDOHSHUUDGHUH L VXRL FOLHQWL IDFHYD XVR GL WUH VSHFLH GL UDVRL FKHDYHYDGLVWLQWLFRLQRPLJQROLGL$ULVLVWH /DFUHPHDOO¶XFFKLHH3LVFHWHVRWWHFKHDGR SHUDYDDVHFRQGDGHOFRPSHQVRSDWWXLWRLQSUH FHGHQ]DFRQLFOLHQWLVWHVVLVLIHUPzXQJLRUQR XQFRQWDGLQRGHOODPRQWDJQDYDVWHVHFRQXQD EDUEDGLSDUHFFKLHVHWWLPDQHHGDOODGRPDQGD GHOEDUELHUHVHGHVLGHUDVVHIDUVLUDGHUHULVSRVH GLVuSXUFKpQRQJOLDYHVVHIDWWRVSHQGHUHSLGL XQVROGRODVRODPRQHWDFKHSRVVHGHYD ( 'RQ 0LFKHOH FKH OD VDSHYD OXQJD DQQXu GLFHQGRJOL 7UDVFHFD3LVFHWHVRWWHFLSHQ]H 

'RSR DYHUJOL LQVDSRQDWD OD IDFFLD LO EDUELHUH DUPDWR GHO UDVRLR 3LVFHWHVRWWH  LQFRPLQFLz OD FUXHQWD RSHUD]LRQH H DG RJQL FRQWUD]LRQH GHL PXVFROL GHO YLVR FKH LO SRYHUR FRQWDGLQR IDFHYD SHU OH WUDÀWWH FKH LO UDVRLR JOL SURGXFHYD QHOOH FDUQL 'RQ 0LFKHOH SHU SUHQGHUOR LQ JLUR JOL GLFHYD *QDWLQLUqLWHFDPLGqXQHVROGH 9ROHQGRPDOL]LRVDPHQWHIDUJOLFUHGHUHFKHTXHOOH FRQWUD]LRQL IDFFLDOL HUDQR GD OXL ULWHQXWH FRPH VWLPRORGLULVRFKHLOFRQWDGLQRIUHQDYDDVWHQWR SHUODFRQWHQWH]]DGLYHGHUVLUDGHUHSHUXQVROGR HQRQSHUO·HIIHWWRGHOGRORUHSURYDWRDFDXVDGL TXHOUDVRLRGDOÀORDVHJDFKHSHUJLXVWLÀFDUHLO VXRQRPLJQRORIDFHYDYHUDPHQWHSLVFLDUVRWWR

Luigi Anelli, Il Vastese d’oltre oceano, 24-9-1931


VenerdĂŹ

Sabato

Sanda Genuèffe

Sandâ&#x20AC;&#x2122;Angela





  

Domenica



Sanda â&#x20AC;&#x2DC;MĂŤliene

/D3UqGLFKHGH)IDEEUH]LMHHOX7D'Gs (La predica di Fabrizio ed il Te Deum) Nellâ&#x20AC;&#x2122;ultimo giorno dellâ&#x20AC;&#x2122;anno in Santa Maria Maggiore si celebra una messa solenne che prevede due momenti tanto attesi dai fedeli. Il primo è ODSUqGH FKHGH)IDEEUH]LMH, dal nome di un tal Fabrizio che lasciò in ereditĂ  alla PDrrocchia un fondo per far fronte alle spese della predica, che viene normalmente affidata ad un predicatore di fama, e lâ&#x20AC;&#x2122;altro è OX 7D 'Gq il Te Deum, un canto stupendo di adorazione e di ringraziamento al Signore, che viene elevato in coro da tutta lâ&#x20AC;&#x2122;Assemblea. Te Deum laudamus Te Dominum confitemur. Te aeternum Patrem Omnis terra veneratur. Tibi omnes Angeli, Tibi Caeli, et universae potestates: Tibi Cherubim et Seraphim, Incessabili voce proclamant : Sanctus Sanctus Sanctus Dominus, Deus Sabaoth Pleni sunt caeli et terra Maiestatis gloriae tuae

*OLDXWRUL VSHUDQGRGLDYHUGLYHUWLWRH LQFXULRVLWRULQJUD]LDQR LOHWWRULHSRUJRQRJOLDXJXUL SHUXQQXRYRDQQRIHOLFH LQFRPSDJQLDGH ¥/X/XQDULH¢

Foto di Michele Calvano 


/¤$PPLQLVWUD]LRQH&RPXQDOH OD*LXQWD Sindaco Filippo PIETROCOLA Vicesindaco Giovanni BOLOGNESE Assessori: Pio Bucciarelli - Dario Ciancaglini - Guido Giangiacomo Nicola Mastrovincenzo - Nicola Soria - Pietro Falcucci - Vincenzo Sputore

LO&RQVLJOLR Vincenzo Ottaviano - Antonio Catalano - Michele Notarangelo Camillo Litterio - Giovanni Claudio Conti - Alfonso De Filippis Saverio Scampoli - Roberto Suriani - Massimo Desiati Lorenzo Russo - Paolo Leonzio - Etelwaldo Sigismondi Giacinto Mariotti - Francesco Paolo D’Adamo - Sabrina Scampoli Mario Olivieri - Nazario Augelli - Fernando Fiore - Andrea Bischia Nicola Del Prete - Nicola D’Adamo - Roberto Molino - Fabio Giangiacomo Antonio Di Santo - Lucio Basso Ritucci - Gaetano Fuiano Francesco Piccolotti - Nicola Tiberio - Rocco Cerulli Segretario GeneraleAugusto Giacci

L'LULJHQWL Michele D’Annunzio (Urbanistica) Roberto D’Ermilio (Lavori pubblici, Servizi, Acquedotto) Paolino Di Lello (Polizia urbana) Mariapia D’Ugo (Pianificaizone territoriale, PRG, Tributi) Vincenzo Marcello (Pubblica istruzione, Cultura, Beni culturali) Giacinto Palazzuolo (Bilancio, Programmazione economica, Personale, Patrimonio) Domenico Smerilli (Commercio, Annona, Turismo) Caterina Barbato(Direttrice della Istituzione dei Servizi Sociali) 


/H,VWLWX]LRQL6FRODVWLFKH

'LSORPD8QLYHUVLWDULR´*'·$QQXQ]LRµ9DVWR3UHVLGHQWH)UDQFHVFR0DUURQL ,VW7HF&RPP(*HRP´)3DOL]]Lµ'LULJHQWH1LFRODQJHOR'·$GDPR ,VW7HF,QGXVWULDOH´(0DWWHLµ'LULJHQWH)HUQDQGR)LRUH /LFHR6FLHQWLÀFR´50DWWLROLµ'LULJHQWH5RVD$GD*DEULHOH /LFHR&ODVVLFR´/93XGHQWHµH,VW'·$UWH'LULJHQWH)UDQFR3DORPER ,VW0DJLVWUDOH´53DQWLQLµ'LULJHQWH)UDQFHVFR6DQWXOOL 6FXROD0HGLD´*5RVVHWWLµ'LULJHQWH/XLJL%RUUHOOL 6FXROD0HGLD´53DROXFFLµ'LULJHQWH&HVDULR&HOHQ]D ,&LUFROR'LGDWWLFR´*6SDWDURµ'LULJHQWH0DULD0DQVR ,,,&LUFROR'LGDWWLFR'LULJHQWH$PHOLD=DFFDUGL

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8QDIHVWDGLQDWDOHGLILQHRWWRFHQWR nel racconto di Pietro Suriani*

Ricordiamo specialmente, nella nostra infanzia, le feste natalizie, quando nella nostra casa si riunivano le mie sorelle Giulia e Grazia con i loro mariti e ci restavano per vari giorni, sino all’Epifania... Un Natale fu più allegro del solito quando tra gli invitati, oltre a mio zio Canonico e a mio cugino Paolo Bottari, mangiò con noi Gaetano Murolo, un impiegato delle Ferrovie, e un esimio poeta dialettale. Egli declamò tante sue poesie e si mise poi a cantare, tra gli applausi dei presenti, tra cui Zizì Sante, un orefice maestro ed amico di Peppino. Naturalmente prima c’era stata la cerimonia, davanti al nostro Presepe, sempre interessante, per deporre il piccolo Gesù Bambino nella Capanna, portato in processione per la casa, al canto del Te Deum, da Ciccillo, il più piccolo dei figli. Dopo brevi poesiole d’occasione recitate da Emilia e da me o da Ciccillo, chiudeva la cerimonia lo zio con poche espressioni commoventi. Si dava poi inizio, dopo il cenone, al giuoco della tombola e dell’Asino, un giuoco con le carte, natalizio, che suscitava tante risate, specialmente quando si accapigliavano mastro Paolo con D. Domenico, che interrompeva il giuoco dopo le 22, per recarsi alla Cattedrale di S. Giuseppe per il coro. Egli poi ritornava per riprendere il giuoco che si protraeva sino alle 3 o alle 4 del mattino. Naturalmente, mentre si giocava erano a disposizione in varie guantiere i dolci natalizi, scrippelle e cagioni e taralli innaffiati di solito dal vino bianco a cappuccio, dolce e frizzantino. In una certa ora veniva a darci il Buon Natale o Buon Capodanno il suono della zampogna portato da uno degli operai che lavoravano con mio padre. Nella notte canti di gioia, auguri rumorosi di gaie comitive che attraversavano le nostre strade del Rione di S.Pietro, tenevano deste le famiglie in attesa dell’alba, quando vinti dalla stanchezza e dal sonno, si andava a dormire serenamente. Spesso si ritrovava, allo svegliarci, il mantello bianco della neve, gioia di noi bambini, che però non potevamo uscire, perché le scuole eran chiuse per le vacanze natalizie. Quando ripenso a quegli anni, *Pietro Suriani (Vasto 1887 - Roma 1950), indimenticata figura di combattente e di mutilato di guerra nel primo conflitto mondiale, di educatore e di amministratore integerrimo che guidò la Città come podestà dal 1924 al 1933. 


sul finir del secolo passato, mi vien chiaro il ricordo di molte famiglie che vivevano in grande miseria, in tuguri senza aria nĂŠ luce, viventi in molti in una sola camera in una promiscuitĂ  sconfortante, di solito presso la stalla emanante un lezzo insopportabile. Eppure non mancava mai lâ&#x20AC;&#x2122;aiuto materiale e morale del vicinato, cosĂŹ che anche per i piĂš poveri i giorni di festa trascorrevano in abbastanza letizia. Allora non vâ&#x20AC;&#x2122;erano tante opere di beneficenza che fioriscono oggi e spesso danno motivo a critiche qualche volta giuste di palesi ingiustizie commesse. E la miseria era vinta dai piĂš nobili sentimenti del cuore umano, di fraternitĂ , di altruismo, di generositĂ . Il precetto evangelico di dare al povero il superfluo era praticato largamente con semplicitĂ  e sinceritĂ  senza necessitĂ  di esortazioni e di prediche. Forse cinquantâ&#x20AC;&#x2122;anni fa e piĂš la caritĂ  cristiana, quale fiore olezzante della pietĂ , raggiungeva i derelitti e gli abbandonati dalla sorte avversa con lodevole spontaneitĂ  per lâ&#x20AC;&#x2122;aiuto fraterno; forse allora il profondo vero sentimento religioso, non inquinato da false dottrine politiche o economiche, era piĂš compreso, dando maggiori frutti che non oggi. Perciò è vero ciò che lasciò scritto Michelet: â&#x20AC;&#x153;Tutto progredisce fuorchĂŠ lâ&#x20AC;&#x2122;animaâ&#x20AC;?. SemplicitĂ  di vita serena era la norma dei nostri padri. Perciò nelle nostre stradette attorno a S. Pietro, in quella parte, che veniva chiamata il &DVDULQR, dovâ&#x20AC;&#x2122;era nato mio padre, e negli altri vicoli adiacenti dove vivevano miseramente molte famiglie numerose di pescatori, nei giorni di Natale, di Capo dâ&#x20AC;&#x2122;anno, dellâ&#x20AC;&#x2122;Epifania, un raggio di luce cristiana vi penetrava per alleviare la sofferenza e ridare la fiducia nella Provvidenza. Ma allora non si ostentava la miseria, come oggi, câ&#x20AC;&#x2122;era un certo senso di pudore, se non di vergogna, quando si doveva stender la mano.




/¤DEELJOLDPHQWRPDVFKLOHGHO9DVWR(sec. XVIII) L’uomo del Vasto vestiva con una velata (giamberga) di lana color marrone, che aveva le asole di cordoncino dello stesso colore e bottoni celesti sia sul davanti che sugli alti paramani. La velata copriva un giubbino a doppio petto, con manica lunga di tessuto e colore (azzurro) come i calzoni. Questi avevano brachette abbottonate ai lati, tasche sui fianchi e abbottonatura laterale, sotto il ginocchio. La camicia era bianca col colletto rialzato e polsini in fondo alle larghe maniche. Una bianca fascia di lino o di lana, cingeva la vita. Essa era di colore bianco così come le calze, lavorate ai ferri. Le scarpe erano di cuoio con le bocchette rivoltate ed i chiodi a rinforzo sotto la tomaia. Il cappello infine, di feltro grigio a tesa larga, era posto su un berrettino rosso che aveva la funzione di proteggere dal contatto diretto dei capelli il costoso copricapo.

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/¤DEELJOLDPHQWRIHPPLQLOHGHO9DVWR(sec. XVIII) La donna del Vasto indossava una veste intera, di broccato a fiori bianchi su fondo celeste. Il corpetto aveva uno scollo profondo bordato di stretto gallone d’argento, come i polsi delle maniche lunghe e modellate. Un fazzoletto di finissimo lino bianco s’infilava nello scollo del corpetto, con i lembi incrociati. Il grembiule era di lino bianco, orlato di trine ad ago, abbellito da delicati ricami floreali celesti. Dal braccio pendeva una tovaglia bianca. Le calze erano di leggero cotone bianco e le scarpe di cuoio chiaro con bocchette risvoltate. La pettinatura mostrava i lunghi capelli divisi in due bande,fermate da una larga fascia di seta rossa. Il capo era coperto da una preziosissima tovaglia bianca, in velo di mussola, orlata di merletto. Ad incorniciare la regalità della bellezza muliebre c’erano orecchini in oro, con pendenti a goccia e ciondolo oscillante, mentre sul collo faceva bella mostra di sé una collana di grani di corallo ed oro con grande pendente di perline di corallo incastonate a fiore. Infine correva lungo il seno, un secondo filo di grani di corallo, che si concludeva con una medaglia.

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Lunario 2002