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Frontiere del Nuovo Umanesimo

1. Raffaello – Scuola di Atene

Chi di noi non è rimasto ammirato di fronte ai capolavori di Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Tiziano? Ammirato e stupito che in un breve volgere di tempo, tra la seconda metà del Quattrocento e il Cinquecento, sia nata in Italia una civiltà in cui l’Uomo abbia espresso una creatività tanto piena e potente, una capacità assoluta di dominare la realtà con piglio così audace! Negli stessi anni scrivevano poeti e prosatori, operavano con spregiudicatezza uomini di governo animati gli uni da un grande senso della bellezza, gli altri da una spregiudicata energia! Questo “miracolo” fu reso possibile da quello che sulla scorta della riscoperta del mondo greco e latino fu definita l’humanitas, un complesso di valori in cui si fondevano la libertà e l’autonomia dell’individuo ma anche l’impegno civile e la capacità di progettare il futuro della società con strumenti di conoscenza sempre più rigorosi.

Oggi, invece, l’Uomo appare smarrito, lacerato dalle contraddizioni, chiuso spesso in un individualismo che è solo frutto dell’egoismo. È un Uomo appiattito sul presente, senza memoria del proprio passato, orfano di un futuro. Quest’Uomo non può oggettivamente ricomporre quell’“unità del mondo” che caratterizzava l’esperienza dell’Umanesimo e del Rinascimento. Le filosofie e i drammi della Storia del Novecento ci hanno lasciato l’eredità di un “io” diviso all’interno e al di fuori di sé. Anche la scienza moderna, dopo le utopie positivistiche di fine Ottocento, procede per sintesi parziali limitandosi a descrivere ed ipotizzare fenomeni ed abdicando alla pretesa di attingere ai principi fondanti della realtà. In questo contesto, dunque, ha ancora senso parlare di humanitas? E in caso affermativo, quali sono le “nuove frontiere” di questo concetto, i campi in cui si stanno giocando le scelte decisive? Oggi proprio perché attraversiamo un periodo di profonda crisi dell’humanitas e dei valori ad essa connessi, a maggior ragione, si deve rilanciare con urgenza l’impegno! “Uomini di buona volontà”, per usare l’espressione evangelica, al di là di differenze sociali, economiche, etniche ed ideologiche dovrebbero sentirsi chiamati a raccolta per garantire un futuro alle nuove generazioni. Quali sono le “nuove frontiere”


dell’humanitas? L’avvento di una società multietnica e multireligiosa in un contesto di globalizzazione ha posto tutta una serie di problemi inerenti alla ridefinizione di questo concetto. Si impone, dunque, la necessità di un dialogo attivo e paritario, che presuppone una comprensione più profonda delle ragioni dell’altro, una volontà di costruire insieme una piattaforma di valori e di regole condivisa da persone e comunità di diversa etnia, nazionalità, religione, senza pretese di integrazioni forzate o di imposizioni ideologiche da qualunque parte provengano. I pericoli dell’integralismo (spesso ostentato come purezza di valori, baluardo di civiltà) e quelli del fondamentalismo sono sotto gli occhi di tutti! Ognuno cerca legittimamente la propria humanitas nelle proprie radici, nella propria storia, nei propri valori (purché tutto ciò non venga manipolato ed ideologizzato dall’esterno da leader fanatici e privi di scrupoli). Dove sta allora il limite di questa riappropriazione di identità? Essenzialmente nel rispetto degli altri, nella necessità di non ripiegarsi sulla propria identità, sentita come unica e totalizzante ma di aprirsi all’humanitas della convivenza. Un altro campo nel quale questo concetto si misura e si ridefinisce è il rapporto tra etica ed economia. Senza voler demonizzare l’economia, resta il fatto che assistiamo ad una crescente prevalenza nella teoria, e ancor più nella pratica, del fattore economico con tutte le distorsioni del capitalismo finanziario che nega concetti di giustizia sociale, equità, cooperativismo. Una rifondazione di valori dovrebbe essere finalizzata alla proposizione di nuove strategie economiche, volte a creare condizioni di sviluppo socialmente più eque, rispettose dell’ambiente e tese ad una riduzione dello spaventoso gap tra i Paesi ad alta industrializzazione e i Paesi del Terzo Mondo.

2. Locandina Artes Renascentes 2009-2013 (Urbino settembre 2012- Roma 2013).

Finora si è sempre pensato allo sviluppo in rapporto all’espansione dei consumi. Oggi però viviamo una evidente contraddizione: da un lato si espandono alcuni consumi di beni percepiti come status symbol come quelli tecnologici, dall’altro calano i consumi di beni di prima necessità come quelli alimentari. Gli stili di vita che il mercato propone e che hanno ancora forte potere attrattivo non sono più compatibili con le reali possibilità economiche di quel tradizionale ceto medio che è stato risucchiato nell’area della precarietà e della nuova povertà. Questa crisi dei consumi che si


aggraverà sempre più porterà inevitabilmente alla necessità di creare nuovi modelli di sviluppo che richiederanno investimenti non solo economici ma anche “culturali” in termini di creatività ed innovazione. “Avere o essere?”: questi i termini del dilemma posto da Erich Fromm nel suo famoso saggio del 1976. E la risposta era inequivocabile: di fronte al dilagare dell’”avere”, in tutte le sue declinazioni, era necessario per l’intellettuale tedesco ripensare all’essenza dell’esistenza umana.

3. Cortiledeigentili.word

Nella società contemporanea caratterizzata dalla filosofia dell’apparire, costantemente veicolata dai mass media e passivamente assimilata da larghi strati sociali, questo appello si impone come uno dei fondamenti del Nuovo Umanesimo. Roberto Coccolo


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