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Carissimi parrocchiani,

Editoriale

da due mesi stiamo vivendo in diocesi il nuovo piano pastorale:

"Ascoltare per educarci alla corresponsabilità" Tutti sappiamo che il "nuovo" per reggere, deve avere solide radici, e queste radici le ritroviamo in: "Nuove relazioni", "Nuovi stili di vita", "Nuove presenze", orientamenti promossi dal Convegno diocesano del dicembre 2005 "Io mando voi". Chiediamoci allora quanto ci siamo impegnati a migliorare noi stessi, interroghiamoci se effettivamente come persone e come comunità abbiamo fatto qualche progresso nel perseguire gli obiettivi proposti: siamo diventati più accoglienti e disponibili o ci è ancora difficile metterci in gioco con spirito evangelico? Valutiamo nel fratello l'opera di Dio o siamo pronti a sottolineare i suoi limiti per dar voce al nostro "Io"? Viviamo nella verità e ci confrontiamo autenticamente per crescere assieme o giustifichiamo in mille modi le nostre "tendenze"? Ci sforziamo ogni giorno di essere testimoni di Gesù e del suo insegnamento... cadendo e rialzandoci con umiltà o inseguiamo falsi miti proposti dal consumismo e dal moderno individualismo? A fine della giornata facciamo un esame attento di ciò che abbiamo incontrato nel nostro cammino e gli abbiamo dato un significato cristiano? Il Catechismo degli adulti ci ricorda che: ... "la vita è un cammino di conversione e la Chiesa è un popolo di penitenti chiamato a rinnovarsi incessantemente sotto il giudizio esigente e misericordioso della parola di Dio". Il nostro vescovo emerito mons. Ovidio così si esprimeva nel consegnarci le attese del convegno: ... "come discepoli, mandati in missione, sperimentiamo tutti una chiamata: Gesù che ci sceglie e ci invia, ha stima e fiducia per la libertà dell'uomo e ci invita a collaborare all’annuncio del Vangelo (relazioni)". Il vescovo precisava: "Come ai discepoli, mandati in missione, Gesù ci ricorda che i contenuti profondi del Regno vengono rispecchiati nel nuovo stile di vita dei suoi annunciatori. Il nuovo stile comporta alcuni atteggiamenti nitidi e irrinunciabili: un'attenzione preferenziale per i poveri e i sofferenti, una tenerezza operosa, un'azione liberatrice dal peccato e dal male, una compassione piena di misericordia e di benevolenza (nuove relazioni). Come ai discepoli, mandati in missione, ci viene richiesto di avere un bagaglio "leggero", essenziale, che non appesantisca e rallenti i passi sulle vie del Vangelo. Gesù ci domanda un comportamento ispirato a sobrietà e vigilanza, a gratuità e disponibilità (stili di vita). Come discepoli, mandati in missione, veniamo preparati ad affrontare e sopportare contrasti e rifiuti. La nostra sorte non è diversa da quella del Signore Gesù (nuove presenze). Ho riportato un lungo riferimento di mons. Ovidio al piano pastorale degli anni scorsi per poter, io per primo, con tutti voi considerare se siamo in cammino e pronti, con l'aiuto dello Spirito Santo, che non manca mai, ad accogliere il piano pastorale del nuovo anno. Mons. Giuseppe, nostro nuovo vescovo, invita a un: "percorso esigente che, vuole maturare in tutti un'autentica corresponsabilità, radicata e fondata nell'ascolto attento della Chiesa e del mondo in particolare della Parola". E continua: "E' mio desiderio inserirmi con gradualità, mettendomi in ascolto di tutti voi e delle comunità". Io, come vostro parroco, mi impegno in questo compito e auspico che la Comunità tutta sappia "ascoltare". Ascoltare è compatire e condividere. E' quindi un invito al singolo, ai gruppi, alla comunità intera all'apertura e al coinvolgimento; un richiamo all'interiorità e a rivolgere lo sguardo verso l'Alto. Invoco l'illuminazione dello Spirito Santo in questo Natale perchè il cammino sia per tutti fecondo. Don Giuseppe, parroco

Don Giuseppe, mons. Umberto, il Consiglio Pastorale e il Consiglio per gli Affari Economici augurano un Santo Natale e un felice Anno Nuovo


Andiamo fino a Betlemme come pastori

Andiamo fino a Betlemme Andiamo fino a Betlemme, come i pastori. L'importante è muoversi. E se invece di un Dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, non ci venga il dubbio di aver sbagliato il percorso. Il volto spaurito degli oppressi, la solitudine degli infelici, l'amarezza di tutti gli uomini della Terra, sono il luogo dove Egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo. Mettiamoci in cammino senza paura.

"Andiamo fino a Betlemme. Il viaggio è faticoso, lo so. Molto più faticoso di quanto sia stato per i pastori. I quali, in fondo, non dovettero lasciare altro che le ceneri del bivacco e le pecore ruminanti tra i dirupi dei monti. Noi, invece, dobbiamo abbandonare i recinti di cento sicurezze, i calcoli smaliziati della nostra sufficienza, le lusinghe di raffinatissimi patrimoni culturali, la superbia delle nostre conquiste… per andare a trovare che? “Un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”… Mettiamoci in cammino senza paura. Il Natale di quest’anno ci faccia trovare Gesù e, con lui, il bandolo della nostra esistenza redenta, la festa del vivere, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell’impegno storico". (Don Tonino Bello, vescovo)

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Don Renzo ringrazia

Don Giuseppe, Monsignor Umberto, Cara Comunità di Summaga Rientrato dalle ferie, la "vita ordinaria" d’impegni e attività pastorali ha preso il sopravvento. Non a tal punto però, che la mente ed il cuore non ritornino di tanto in tanto ai giorni emozionanti trascorsi a Summaga quest'anno. Continuamente mi sfilano davanti agli occhi persone, luoghi, parole care... Siete stati grandiosi... Ringrazio ancora calorosamente e di cuore tutti voi che avete contribuito e collaborato a solennizzare questo giorno di ringraziamento e di ricordi cari. Ho gioito di cuore per Summaga che sa ringraziare il Signore che sa ringraziare il Signore, per il dono del sacerdozio (anche se vissuto lontano da casa, missionario tra i popoli del mondo). Mi sia ancora consentito, di ringraziare per primo il Signore, per i 40 anni che mi ha concesso di vivere il sacerdozio. Un ringraziamento a tutti Complesso statuario voi, che avete voluto partenella Cattedrale di Mönchen-Glabach. cipare alla

concelebrazione, per questa vostra preghiera a mio favore. Nello stesso tempo un'invocazione di preghiera perché il Signore mi conceda di essere sempre fedele al mio sacerdozio, come ho cercato di esserlo in questi 40 anni. Quarant'anni di sacerdozio: in questi giorni mi sono sentito spinto a guardare ciò che ha caratterizzato i decenni. Mi sento spinto a dire a voi tutti, una parola di speranza e di incoraggiamento; una parola maturata nell'esperienza, sul fatto che il Signore è buono. Soprattutto però, questa è un'ora di gratitudine al Signore, per l'amicizia che mi ha donato e che vuole donare a tutti noi. Gratitudine alle persone che mi hanno formato ed accompagnato. E in tutto ciò si cela la preghiera, che un giorno il Signore nella sua bontà ci accolga e ci faccia contemplare la sua gioia e il suo volto. Fin dalla mia giovane età, in Belgio, ero sempre attento ad ascoltare i racconti dei miei genitori sulla loro terra natia (Summaga/Pramaggiore). Mi parlavano delle persone, dei ritmi di vita, dei costumi, delle usanze... e della loro fede. Da allora questi insegnamenti sono rimasti impressi nella mia mente per non esserne mai cancellati. Le storie apprese dai miei genitori mi hanno fatto sentire sempre parte di questa terra meravigliosa e con il passare degli anni hanno avuto un profondo rilievo nella mia vita. Dalla domenica, 21 agosto 2011, si sono rinvigoriti e rimarranno ancora più robusti e sani nel mio animo. Come contraccambiare la vostra amicizia, dedizione, premure e stima nei miei riguardi,se non celebrando e pregando con e per voi tutti con l'affetto di figlio e fratello. Ogni eucarestia è un inno di ringraziamento al Signore per i grandi doni che continua ad elargire

Missione Cattolica italiana, Corneliusstr. 22, 47798 Krefeld, Tel.&Fax: 0049-2151-546228 3

alla sua chiesa nel corso della sua storia. Ecco il mio augurio a tutti voi: che Dio vi tenga sempre nel palmo della sua mano; ogni giorno, e in particolare quando affrontate gli impegni anche gravosi, che siete chiamati continuamente a sostenere. E il Signore continui ad aiutare anche me nel cammino in questa terra di Germania. Don Renzo Stefani Krefeld 15.09.2011

Summaga 16 novembre 2011 Carissimo don Renzo, Le invio tramite il giornale parrocchiale "Qui Summaga", questa breve lettera per ringraziarLa caldamente per la giornata del suo 40° anno di sacerdozio svoltosi nei mesi scorsi. E' stata una giornata meravigliosa dove ho passato momenti di vera amicizia e serenità assieme ai suoi famigliari e a molti summaghesi. Caro don Renzo, ho conosciuto nella mia vita molte persone, ma Lei mi ha colpito per la sua umiltà e per la sua cortesia. Ritengo che Lei stia svolgendo una grande opera in terra di Germania in favore delle famiglie di emigranti italiani, mantenendo un contatto diretto con la madrepatria, in particolare assolvendo con fermezza ad un ruolo di padre spirituale in un momento molto difficile per la crisi economica e morale che attanaglia la società moderna. Colgo l'occasione di inviare i migliori auguri di Buone feste, sperando di rivederLa al più presto a Summaga. Grazie ancora di cuore per la serenità e simpatia che infonde a tutti. Con ammirazione e rispetto

Mario Rossi


Abbazia di Summaga e San Giovanni Apostolo L’enigma San Giovanni. Dopo il completamento dei restauri dell’abside di sinistra della chiesa abbaziale con lo scoprimento totale della figura di San Giovanni evangelista si pongono importanti interrogativi, non solo ai critici d’arte ma anche alla gente comune che cerca di interpretare l’affresco. Per quale motivo il pittore duecentesco ha dedicato all’autore del quarto Vangelo una rappresentazione così in vista? La scritta “In principio erat Verbum” è infatti il primo versetto di quel Vangelo e permette di identificare con sicurezza il soggetto centrale rappresentato come un vecchio dalla calvizie pronunciata, segno di saggezza ed

autorevolezza. Appartiene al mondo giovanneo anche il tema dell’Agnello di Dio (Gv 1, 29) rappresentato al centro della volta a botte. E’ l’evangelista Giovanni a riportare la testimonianza dell’altro Giovanni, il Battista, che vedendo Gesù venire verso di lui affermò: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo”. L’Agnello è uno dei principali simboli di Cristo, ripreso ancora da San Giovanni diffusamente nell’Apocalisse, l’ultimo libro del Nuovo Testamento. Nella figura dell’agnello si fondono i simboli già presenti nei libri del Vecchio Testamento: il “servo” del profeta Isaia, che porta i pec-

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cati degli uomini e si offre come “agnello di espiazione” e l’agnello pasquale dell’Esodo, simbolo della redenzione d’Israele. La restauratrice Anna Comoretto e Luca Majoli, direttore dei lavori di restauro nonché funzionario della Soprintendenza al Patrimonio Storico. Artistico del Veneto Orientale, affermano di aver riscontrato nell’affresco dell’abside di sinistra e soprattutto nella volta a botte una qualità della preparazione pittorica che si riscontra solitamente soltanto nelle tavole dipinte e nei codici miniati. Si tratta di un lavoro eseguito da un pittore molto preparato anche dal punto di vista tecnico.


San Giovanni nell’abside maggiore Gli affreschi dell’abside di sinistra, sempre secondo Majoli, sono contemporanei a quelli dell’abside maggiore: risalgono alla prima metà del Duecento e sono opera dello stesso maestro, quel Giovanni Veneziano, il cui nome è stato individuato da tempo nell’iscrizione sottostante la finestrella centrale. Dell’artista, sicuramente d’ambito romanico-bizantino, non si conosce ancora null’altro. Le diversità nell’aspetto odierno degli affreschi delle due absidi sono spiegate dalla differente storia conservativa e di restauro. San Giovanni è presente ben due volte nell’abside maggiore: nel semicatino attraverso il simbolo dell’aquila, dipinto sulla sinistra in alto rispetto alla Madonna in mandorla; nel registro centrale, Giovanni è uno dei dodici apostoli, che, rappresentati all’interno di arcatelle, fanno corona alla figura centrale di Gesù Cristo. Il simbolo dell’aquila è il meglio conservato dei quattro, dipinto con particolare accuratezza, che solo da vicino può essere completamente apprezzata (io ebbi la fortuna di farlo durante i restauri degli anni ’80 eseguiti

dal maestro “Memi” Botter). Degli altri tre simboli è leggibile solo il leone di San Marco, in basso a destra, mentre quelli di San Matteo (l’uomo) e di San Luca (il toro) sono andati perduti quasi completamente e vi si possono intravedere solo dei frammenti. Nel registro centrale l’apostolo Giovanni dovrebbe essere identificato nel secondo a destra del Cristo subito dopo quello che dovrebbe essere San Paolo: l’iconografia è quasi la stessa dell’abside di sinistra, con la calvizie pronunciata e le vesti dello stesso colore. Il condizionale è d’obbligo perché dei dodici apostoli solo San Pietro, il primo a sinistra del Cristo, è identificabile con certezza per mezzo delle chiavi. Va rilevato che nel Medio Evo si rappresentava San Giovanni come un vecchio perché storicamente fu l’ultimo apostolo a morire, in tarda età, l’unico per morte naturale e non per martirio. Solo a partire dal Quattrocento, e più ancora nel Rinascimento, San Giovanni sarà rappresentato come un giovane, forse ricordando il ruolo da lui avuto nel corso dell’Ultima Cena della Passione.

Aquila, simbolo dell’Evangelista Giovanni a sinistra in alto rispetto alla Madonna. 5

San Giovanni nel sacello romanico Gli affreschi più antichi dell’Abbazia di Summaga sono quelli del sacello romanico alla base del campanile. Vengono datati attorno al Mille e Cento, anno più anno meno, cioè tra la fine dell’undicesimo secolo e l’inizio del dodicesimo. La raffigurazione più importante è quella della Crocifissione della parete sud, la più antica ad affresco nella diocesi di Concordia-Pordenone. San Giovanni è rappresentato assieme alla Madonna ai piedi della Croce: Maria dolente sulla sinistra di chi guarda e l’Apostolo sulla destra. La scena sembra proprio uscita dal Vangelo di San Giovanni, l’unico che ricorda l’apostolo prediletto come testimone oculare della morte di Cristo (Gv, 19,30). Anche nel sacello sono rappresentati i simboli dei quattro evangelisti, poco leggibili, sui quattro pennacchi della volta. Antonio Martin


Spigolature 57) Quale fine per i beni abbaziali? (dall’Archivio di Stato di Venezia, Deputazione ad pias causas, b. 16)

ni, in P. Golinelli – C.G. Brenzoni, I santi Fermo e Rustico. Un culto e una chiesa in Verona, Verona 2004, pp. 185197)

Nel 1766 la Repubblica di Venezia aveva dato vita ad un nuovo organismo per riformare il settore ecclesiastico, secondo un indirizzo giurisdizionalista, più tenue di quello asburgico. Tale magistratura, che per una decina d’anni svolse un febbrile lavoro di raccolta dati e di proposte, viene chiamata deputazione ad pias causas (ma ufficialmente era la “Deputazione straordinaria aggiunta al Collegio dei Dieci Savi sopra le decime in Rialto”). In una lettera del 29 dicembre 1786 indirizzata al serenissimo principe, i deputati si occupavano del seminario diocesano sito in Portogruaro per lamentarne la deplorevole situazione economica. Prendendo spunto dall’«accresciuto prezzo dei viveri senza verun aumento di entrata perché costituita in contanti», imploravano l’uso dei beni provenienti dalla soppressa abbazia di Summaga e dalla cassa opere pie per

È bello, mentre si legge qualche saggio documentato su altri posti (in questo caso, quelli di provenienza dell’attuale vescovo di Concordia), imbattersi in qualche riferimento all’abbazia di Summaga. Gli affreschi della “nostra” chiesa sono insieme semplici e carichi di maestosa sobrietà. Nella chiesa benedettina veronese dei santi Fermo e Rustico ce ne sono di simili. Ma colpisce un’osservazione dello studioso che li presenta: alcuni di essi sono compresi all’interno di una cornice color rosso e, in un caso, viene conservata «a tratti la cornice originaria a fascia doppia rossa e ocra con intermissione di un raro motivo a perline bianche “fra parentesi tonde”, una sorta di stilizzazione estrema del motivo a ovuli e dardi delle cornici antiche e medievali». Come negli affreschi del sacello di Summaga, citato per un raffronto di analogia. A conferma che nei secoli del basso medioevo c’erano relazioni e scambi a vasto raggio, non comprimibili negli attuali perimetri amministrativi o turistici. 59) De bot Trent’anni fa un drappello di anziani aveva aderito con entusiasmo all’avventura di raccogliere tracce del nostro passato. Qualcuno di loro è ancora tra noi; i più sono andati avanti. Avevano dedicato molte ore ad una ricerca appassionata: con tenacia ed entusiasmo giovanile, coordinati con maestria e pazienza, hanno scavato nella memoria per dare alle stampe (in ciclostile) un dizionario del linguaggio parlato a Summaga nella prima metà del Novecento. Avevano operato senza marketing, senza tante cerimonie, compilando un’opera squisita (perché quanto è preservato in un paese come il nostro, in apparenza piccolo e marginale, a saperlo ben guardare, si muove in flussi culturali e religiosi molto vasti nel tempo e nello spazio). Il loro rimane a tutt’oggi un volume prezioso, che periodicamente sfoglio con profitto, per rintracciare modi di dire, o semplicemente per controllare il significato di termini che si utilizzano sempre meno. Qualche rara volta mi appunto parole dialettali sentite da piccolo, ma non ritrovo nel dizionario, forse dimenticate (tra le moltissime registrate), o forse escluse perché non ritenute veramente autoctone: da bisòte a crunciar, a matuthet, musigna, scalmanà, ‘sisini, speocioso, stìroa, subioti, fino a totonèl (per bambino, francesismo da toton, trottola). L’unica assenza che spiace è quella dell’espressione de bot (che non vuol dire soltanto a momenti, forse è anche un residuo del romanzo deforme, torto). Ogni volta che la sento o mi compare sulla lingua, rivedo il sorriso bonario e salace di zio Paulin che, appena qualcuno cadeva senza volerlo, ne accompagnava il commento: «De bot te cascava». Ho capito pian piano quanta saggezza c’era nell’invito ad accettare le cadute e i fallimenti della vita con un ironico o autoironico de bot. R. S.

Verona, chiesa benedettina dei santi Fermo e Rustico. far fronte allo sbilancio economico del seminario. La richiesta si faceva forte d’un decreto del 30.4.1781 (e circolare applicativa del successivo 7 dicembre), in base alla quale si prevedeva di distribuire anche ai seminari - una volta sussidiate le parrocchie povere – quanto restava dei beni provenienti dalla soppressione dei benefici. Gli studi finora pubblicati sul seminario portogruarese non consentono di verificare se una parte dei beni abbaziali prese davvero quella strada. Sarebbe un bell’impiego di tempo, da pensionati, quello di cercare di ricostruire quale fine fecero le numerose proprietà abbaziali, attraverso la copiosa documentazione dell’ultimo commendatario Carlo Rezzonico (nipote del più celebre omonimo, divenuto papa), già in parte analizzata dagli storici veneti. 58) Cornici (da G. Trevisan, Le pitture murali al tempo dei Benedetti6


Che cosa state cercando? Che cosa state cercando? Questa la domanda al centro della settimana agostana che ha contraddistinto la Giornata Mondiale della Gioventù (la GMG 2011) svoltasi a Madrid. Molti giovani, anche delle nostre parrocchie, con lo zaino in spalla e tanto entusiasmo, hanno voluto vivere questa particolare esperienza. Ne ho incontrati alcuni e ho chiesto loro se hanno trovato quanto cercavano, se hanno davvero portato a casa “qualcosa”. Una serie di risposte che hanno focalizzato il senso ed il significato del “credere oggi”, ma soprattutto una volontà di camminare insieme per tentare di raggiungere “un porto sicuro”. Temi indubbiamente impegnativi che partono da alcuni presupposti che proprio nella capitale spagnola sono stati più volte esplicitati, non solo dal Papa e dai numerosi vescovi presenti, ma anche da altri autorevoli esponenti del pensiero cattolico. Non possiamo accettare, è stato detto, che Dio venga confinato nella sfera individuale, come se non centrasse con tutto l’uomo, sia nella sfera privata che in quella pubblica. E’ chiaro dunque che la trincea del cambiamento è rappresentata dalla “cultura”, perché lo stesso approccio al mistero di Dio è l’elemento che genera e qualifica la cultura stessa. “Tenere il cuore aperto alla verità”, come diceva S. Agostino, deve significare essere disponibili a farsi giudicare dalla verità, soprattutto quando ci dice di cambiare i nostri comportamenti o si è tentati di seguire la via più comoda. Più semplicemente, come ha esplicitato il card. Bagnasco, essere aperti alla verità è un atto di intelligenza e di cuore. Ecco allora la necessità di capire, come hanno sottolineato

gli stessi giovani, da dove partire e verso quale mèta andare, perché altrimenti si corre il rischio di essere una sorta di vagabondi, naufraghi della vita, che tirano a campare vivendo alla giornata. Veniamo messi ogni giorno di fronte alle nostre responsabilità, ha affermato un capo scout. Ogni giorno, nella vita pratica, siamo tutti chiamati ad agire, a fare una scelta di campo, quindi anche davanti alla “possibilità di Dio” non è pensabile appellarsi solo alla propria coscienza, perché, così facendo, significherebbe muoversi come Dio non esistesse. Cercare Dio, significa essere cercatori di gioia, così molte volte si è espresso il card. Tettamanzi. Come non essere d’accordo se si guarda alla straordinaria stagione dell’esistenza giovanile, ricolma certo di domande, di attese, di sogni e di progetti, ma anche di sfide e di inquietudini che spesso finiscono per essere subite perché imposte da altri, che in pratica detengono la leva dei “poteri”. Davvero tanti oggi hanno privilegi esagerati, ma i diritti contano più dei privilegi ed è proprio sui diritti fondamentali che ci giochiamo - tutti il futuro. L’invito che è stato lanciato a Madrid ai giovani di tutto il mondo è quello di coltivare non solo la propria intelligenza ma anche la propria libertà. Anche la fede esige la libertà, perché chiede, come dice un mio amico prete (non più giovane), di essere educata ed esercitata, di essere custodita ed usata bene, appunto come un “bel dono”. Ascoltare per educarci alla corresponsabilità, questo il motto del piano pastorale 2011-2012 della nostra diocesi di Concordia-Pordenone che interpella credenti e non nella costruzione della città terrena. Un invito rivolto dun7

que a tutti, in particolare a quanti ricoprono posti di responsabilità, perché i nostri paesi e le nostre comunità non hanno solo bisogno di strade, di servizi e di piazze, ma soprattutto di qualcuno che prepari una stanza in cui sia possibile mangiare assieme. Città, parrocchie ed associazioni di volontariato, così intese, non diventano distanti, estranee o peggio piegate l’una sull’altra, ma con ruoli distinti dovranno collaborare in un costante rapporto dialettico e costruttivo. Rimane però un interrogativo di fondo: perché dopo il sacramento della confermazione la stragrande maggioranza dei giovani sembra volatilizzarsi e lascia, di fatto, la pratica cristiana? Questione annosa e risposte difficili da dare, anche da parte degli stessi “addetti ai lavori”, gerarchia ecclesiale compresa. Quale allora la vera sfida? Se i giovani, come detto,non sono dei viandanti, come raggiungere quanti non entrano mai in una chiesa, quanti sfidano il proprio destino in assurde sfide notturne, chi è solo o chi è convinto di bastarsi da solo? Cosa stanno cercando? La fede e la religione rappresentano ancora degli strumenti validi per uscire da una monotonia di vita che alla fine rende schiavi? Da Madrid, sentendo anche le testimonianze di chi ho incontrato, pare proprio sia possibile perché siamo pellegrini verso un destino che ci è stato promesso e preparato. Basta sapersi mettere concretamente in ascolto ed agire con la sapienza del cuore,perché è radicalmente diverso camminare verso una mèta dove siamo attesi ed amati, ha ribadito papa Benedetto, dal percepirsi al mondo senza vederne una ragione. Gigi Villotta 25 ottobre 2011 (S.Crispino)


Beato Clemente Vismara Agrate Brianza 1897 - Mongping 1988

«La vita è bella solo se la si dona»

Clemente Vismara, brianzolo di Agrate, che ha vissuto nelle foreste della Birmania per 64 ininterrotti anni, dal 1924 al 1988, il 26 Giugno 2011 in piazza Duomo a Milano, è stato proclamato beato. Un missionario molto “normale”, ovvero non è morto martire e nemmeno divenuto vescovo: è “solo” la copia conforme di tantissimi altri pre-

ti e suore che hanno speso la vita per annunciare il vangelo e aiutare popoli poveri e lontani. Ma padre Vismara è eccezionale anche per la ragione opposta, ovvero perché è assolutamente “unico”: un missionario che… comprava i bambini!

Clemente, il patrono dei bambini Detta così, sembra una cosa scandalosa. E invece è una bellissima avventura. Quella di padre Clemente Vismara Padre Clemente è soprattutto un “patrono dei bambini”, grazie proprio alla singolare attività che l’ha portato nel tempo ad allevare ed educare ben diecimila “figli” delle poverissime tribù del nord birmano. Quelle erano infatti le zone “d’oro” del papavero da oppio e siccome troppe 8

persone abbandonavano famiglia e lavoro per istupidirsi fumando droga, il missionario italiano aveva preso l’abitudine di “acquistare” per pochi soldi i piccoli abbandonati, in modo da toglierli ai genitori malati e alla miseria della strada. Lui invece li affidava alle suore che li crescevano, li nutrivano, li facevano studiare. Gli orfanotrofi di padre Clemente erano sempre pieni di clienti e d’allegria; e adesso, nella Birmania che ormai si chiama Myanmar, stato situato nel sudest asiatico, all’incirca a metà strada tra l’India e la Cina, un sacco di uomini e donne lo ringraziano ancora come fosse un papà. Era uno tosto padre Clemente, che aveva fatto la guerra nelle trincee del 1915-18 come sergente e poi aveva saputo sopportare solitudine e fatiche nella giungla asiatica, eppure un tenerissimo papà che non aveva perso la voglia di sorridere, persino di se stesso; un uomo prati-


co, sempre indaffarato a costruire scuole o chiesette in legno e a procurare sacchi di riso per i suoi affamatissimi ospiti, ma nello stesso tempo, capace di scrivere articoli appassionanti su una rivista per i ragazzi italiani. La vita è bella se viene spesa per gli altri… Sì, dal fondo di una foresta quasi isolata dal mondo civile, senza contatti con amici e parenti, padre Clemente ha mandato un messaggio prezioso per tutti: il dovere di essere utili. Lui che non ha mai smesso di “essere utile” nemmeno dopo la morte. Il miracolo per cui è diventato beato, infatti, è la guarigione di

Il ragazzo miracolato per intercessione di padre Clemente Vismara.

un bambino birmano di 10 anni caduto da un albero.

“Ha avuto successo colui che ha vissuto bene, ha riso spesso e amato molto. Chi si è guadagnato la fiducia e l’ammirazione di persone intelligenti e l’amore di bambini piccoli; chi ha trovato il proprio posto e ha portato a termine il proprio compito; chi ha saputo apprezzare la bellezza della Terra e non ha mai mancato occasione di esprimerla; chi ha lasciato il mondo meglio di come l’ha trovato, grazie ai fiori che ha coltivato, a una poesia completata, a un’anima salvata. Chi ha cercato sempre il meglio negli altri e ha dato loro il meglio di sé; colui la cui vita è stata una fonte di ispirazione, il cui ricordo una benedizione." (Ralph W. Emerson)

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Una finestra sul mondo Il numero scorso di “Qui Summaga” ci ha suggerito di approfondire il tema: "migranti, paesi di origine e paesi d'insediamento". Nel mondo globalizzato pensiamo vada approfondita l'analisi dell'emigrazione: fenomeno molto più complesso di un tempo in cui persone più o meno indigenti si spostavano in cerca di condizioni di vita più umane. Sono sotto i riflettori i migrantes che "sbarcano" da terre povere per una speranza di sopravvivenza, ma oggi si verificano spostamenti anche dai paesi occidentali verso stati diversi da quelli d'origine e molti sono anche i Summaghesi che attualmente si trovano lontano dalla terra di origine. Incominciamo presentando il Rapporto della Fondazione Migrantes che fornisce dati aggiornati sulla migrazione degli Italiani nel mondo, inviatoci da don Renzo, e ci auguriamo di continuare con una rubrica in cui ospitare i contributi di migranti che ci descrivono aspetti della quotidianità nel nuovo paese di insediamento. Il nostro intento è quello di creare un "network paesano" che ci integri in una cultura più aperta, consapevole delle diversità, ma che sa arricchirsi delle stesse. La Fondazione Migrantes ha presentato nel novembre scorso il quinto "Rapporto Italiani nel Mondo" perché sia uno strumento di lavoro che tolga dall'invisibilità gli Italiani del

mondo. Il Rapporto di oltre 500 pagine realizzato con il contributo di circa 60 autori pubblica anche una ricerca promossa dalla Fondazione Migrantes che per il 2010 si è concentrata su cinque Paesi (Canada, Francia, Regno Unito, Romania e Spagna), dove sono stati somministrati 649 questionari. Dai dati

raccolti emerge che questi emigranti hanno un'istruzione secondaria medio-alta (67%), si sentono per lo più integrati. Secondo i dati del Rapporto, gli Italiani residenti all'estero sono 4.028'370 e rappresentano il 6,7% della popolazione italiana. Un numero quasi pari agli immigrati residenti in Italia. Più della metà degli Italiani all'estero (54%) pari a circa 2.013.000 persone) è costituita da giovani al di sotto dei 35 anni. Di questi, 10

3 su 10 sono minorenni (606.000, circa un sesto dell'intera popolazione italiana che vive oltre confine), oltre 2 su 5 hanno un'età compresa tra i 18 e i 24 anni (quasi 860.000) e più di un quarto (27%, pari a circa 547.000 individui) appartiene alla fascia d'età più avanzata, quella compresa tra i 25 e i 34 anni. La maggior parte di questi giovani è concentrata in Europa (2,2 milioni, pari al 60,6% del totale). Contrariamente a quanto si pensa - spiegano i ricercatori - quella degli Italiani nel mondo è una presenza in aumento. Al termine di più di un secolo e mezzo di flussi migratori la presenza italiana nel mondo può definirsi in prevalenza euromericana, come attestano le quote di pertinenza di ciascun continente: Europa (55,3%), America (39,3%) e, molto più distanziate, Oceania (3,2%), Africa (1,3%) e Asia (0,9%). Tra i Paesi di insediamento, l'Argentina supera di poco la Germania (entrambe oltre le 600 mila unità), la Svizzera accoglie mezzo milione di italiani, la Francia si ferma a 370 mila, il Brasile raggiunge i 273 mila e Australia, Venezuela e Spagna superano le 100 mila unità. La maggioranza degli italiani residenti all'estero, il 34,3 % è di origine meridionale (oltre 1 milione e 400 mila sono del Sud e quasi 800 mila delle Isole); il 30,6% proviene dalle regioni settentrionali (oltre 600 mila dal Nord-Est e altrettanti dal Nord Ovest); il 15,2%


(611.929) è, infine, originario delle regioni centrali. La prima regione per numero di emigrati è la Sicilia (654.561), seguita da Campania (421.227), Lazio (360.213) e Calabria (351.777). Secondo il Rapporto, oltre agli Italiani che hanno mantenuto o acquisito la cittadinanza, quindi con passaporto e diritto di voto, vi sono gli oriundi, dai 60 agli 80 milioni. Nel nostro Paese i flussi con l'estero si sono ormai ridotti: un po' più di 50 mila l'anno quelli in uscita, e un po' di meno quelli di ritorno. Dal Rapporto emerge che nel mondo vi sono 23.988 corsi di lingua italiana per un totale di 393.897 allievi. In particolare, quasi tutti i 92 istituti italiani di cultura sparsi nel mondo organizzano corsi di lingua italiana. Inoltre vi sono almeno 186 scuole italiane e 114 sezioni italiane presso scuole straniere (30.662 alunni). Il mondo dell'emigrazione italiana ha ormai più di un secolo e mezzo. Oggi tutto è cambiato con gli Italiani all'estero. Sono comunità adulte, sono soggetti politici che stanno crescendo in consapevolezza e contano 18 Parlamentari Italiani espressi nella Circoscrizione Estero. Sono sempre più giovani i nuovi emigranti, anche se le problematiche maggiori sono degli anziani soli all'estero.

Gruppo di coordinamento "Giovani veneti nel mondo".

La Chiesa italiana ha una lunga storia di impegno a favore della diaspora italiana. Un impegno che continua, anche se deve fare i conti con la caduta delle vocazioni alla vita religiosa e presbiteriali, che portano ad avere meno sacerdoti da destinare sia come 'fidei donum' che come missionari e cappellani al servizio degli Italiani all'estero. Si fa diffusa nel contesto europeo l'esigenza di ripensare e rileggere il lavoro pastorale a partire dalla nuova mobilità umana, senza dimenticare l'importanza

della presenza di missioni e missionari (preti, diaconi, religiose/i, laici). I nuovi sacerdoti/missionari che hanno scelto di fare un servizio alle Missioni Cattoliche Italiane sono cinque: 1 in Belgio (diocesano), 3 in Svizzera (2 diocesani e 1 religioso) e 1 in Germania (religioso); 4 sono i sacerdoti rientrati dalle missioni: 1 dal Belgio, 1 dalla Svizzera, 1 dalla Gran Bretagna e 1 dalla Germania. Una comunità è stata chiusa in Germania.

Facci capire dove corre la storia Gesù Cristo Re, facci comprendere fino in fondo questa verità così grande che i nostri balbettamenti non sanno oggi percepire in tutta la sua interezza. Facci capire che davvero tu solo sei il Santo, tu solo sei il Signore, tu solo l'Altissimo. Facci capire che tutta la storia converge verso di te, tutto questo tumulto delle nazioni, tutto questo sospiro di poveri converge verso di te. Facci capire fino in fondo che queste alluvionalità delle spinte della storia convergono verso quest'unico letto del fiume che sei tu, Signore Gesù. E allora forse sarà più facile, anche per noi, polarizzare tutta la nostra vita attorno a te. (Don Tonino Bello, vescovo: Omelia, 24 novembre1991)

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La vita della Comunità Il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP), eletto nel 2006, ha terminato quest’anno il suo mandato. In questi cinque anni ha ricoperto una funzione estremamente importante per la comunità cristiana, è stato il suo centro propulsore. I suoi membri infatti si sono riuniti periodicamente per studiare iniziative circa il bene della parrocchia, hanno analizzato la situazione pastorale della stessa e individuato vari ambiti d’azione. Il CPP ha innanzitutto coordinato le attività svolte dai gruppi quali l’AC, la CARITAS (di cui anche il mercatino fa parte), i Cori, il Catechismo... Per quanto riguarda l’AC ricordiamo il lavoro svolto da parte di alcuni appartenenti al CPP per ricostituire l’ACG dopo alcuni anni di assenza. Ha posto le linee guide della formazione cristiana della comunità e della persona: fino a poco tempo fa la formazione

nei periodi di Avvento e Quaresima era svolta negli ambienti di una delle parrocchie dell’Unità Pastorale, poi dall’anno scorso è stata delegata a iniziative della forania e solamente pubblicizzata dalle nostre comunità. Si sente ora il bisogno di tornare indietro e riproporre qualcosa che possa dare un segno più forte alla nostra Unità Pastorale. Per quanto riguarda le attività non ordinarie nella vita della parrocchia, vanno segnalate alcune iniziative in ambito culturale come la presentazione del libro “Storia strutturale della nostra Abbazia” ad opera della dott.ssa Cleonice Vecchione della sopraintendenza, che ha riscosso molto successo, anche fuori parrocchia, e il convegno su Carlo Rezzonico a 250 anni dalla sua investitura pontificia. Per la parte religiosa ricordiamo la serata in memoria di mons. Luigi Padovese, indimenticabile “martire” summaghese;festa celebrativa dei 40 anni di sacerdozio di don Renzo Stefani; i

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concerti di natale dei nostri cori, che ci accompagnano nel corso degli anni liturgici; i percorsi per fidanzati che si apprestano al sacramento del matrimonio. Dobbiamo inoltre segnalare la festa dell’ACG svoltasi a Summaga e preparata dai nostri ragazzi; la nascita di nuovi luoghi di ritrovo dietro all’area dell’ex asilo con la costituzione di un piccolo parco giochi e l’avvio di momenti di incontro e svago per adulti e anziani. Alcune di queste iniziative hanno portato da subito frutto, per altre dovremmo attendere ancora. Sarà compito del nuovo CPP portare a buon fine ciò che è rimasto in sospeso e cercare con forze nuove di far crescere e fortificare ulteriormente la comunità affinchè questa possa far fronte alle nuove importanti sfide che la attendono. RP segretario del CPP


A noi piace chiamarlo

“Percorsi Promessi Sposi” Proprio così: percorso. Un termine che evoca un obiettivo da raggiungere insieme, una strada insieme, una strada da percorrere insieme. La strada che conduce al Matrimonio come unione cristiana responsabile e consapevole. Nessuna pretesa da parte nostra (don Giuseppe e le quattro coppie di sposi che quest’anno lo hanno aiutato) di insegnare l’Amore, né tanto meno le regole per vivere felici in coppia, bensì un momento di riflessione, di scambio e di confronto con se stessi e con l’altro. Accogliere il Sacramento del Matrimonio significa stringere una promessa con Dio, la promessa di un matrimonio unico, fedele e indissolubile. Un patto impegnativo, che consacra l’amore della coppia, la scelta di

abbandonare l’intimità fra i due per diventare unità di fronte all’intera comunità cristiana. Essere marito e moglie significa essere compagni, dividere insieme il pane di ogni giorno, condividere ogni attimo della propria giornata per crescere insieme, come famiglia e come figli di Dio. Significa condividere i momenti di gioia, ma anche imparare la pazienza nello stare insieme, nell’accettarsi a vicenda come doni e nell’ascoltarsi. Dio ci ha voluti insieme, ci ha resi partecipi di un meraviglioso disegno affinché possiamo essere testimoni del Suo Amore. Un Amore gratuito, che si dona senza chiedere nulla in cambio, che sa perdonare, che sa ascoltare. La scelta che ciascuna coppia di fidanzati è chiamata a fare pre-

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parandosi al matrimonio è sicuramente impegnativa, ma deve essere soprattutto affrontata in assoluta libertà e consapevolezza. Quest’anno erano nove le coppie che tra aprile e giugno hanno frequentato il “Percorso Promessi Sposi” organizzato nella nostra parrocchia e dobbiamo sinceramente dire che in molte circostanze hanno saputo mettersi in gioco, percependo il rapporto di coppia in modo nuovo e propositivo. A tutti i nostri sinceri auguri per un felice e duraturo futuro assieme sperando che anche questa esperienza, seppure breve, possa essere ricordata come un momento positivo di crescita di coppia. D&G


Prima Confessione Domenica 27 Marzo 2011 14 bambini della 3ª elementare si sono accostati per la prima volta al sacramento della confessione o riconciliazione. Sono arrivati tutti con largo anticipo, pronti e con un po’ di emozione. Un’emozione visibile in tanti modi: c’era chi parlava meno del solito, chi andava avanti e indietro, c’era anche chi diceva di essere emozionato. Questo bel gruppo di bambini, vivaci, ma attenti a tutti i particolari, ha vissuto un pomeriggio speciale in Chiesa, assieme a tanti genitori e nonni che li accompagnavano. Una piccola riflessione ed un esame di coscienza hanno preparato i bambini alla confessione individuale. Una volta confessati, si vedevano i loro volti molto più tranquilli e soddisfatti, contenti di aver incontrato il perdono di Gesù. Il pomeriggio si è concluso con festa e giochi in oratorio. L’augurio a questi splendidi bambini è di vivere con gioia questo e molti altri giorni insieme. Diletta

Camilla, Gioia, Diana, Simone, Davide, Stefano, Romano, Giulio, Andrea, Federico, Alberto, Andrea, Alessandro, Simonefilippo.

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Catechismo Lettera a Gesù Bambino "Gesù donami un cuore grande e generoso per ogni bimbo bisognoso. E fa che io sia gentile e ricco di bontà con le persone di ogni età. Signore Gesù insegnami ad amare e amarti ogni giorno di più e, se sono un po' birichino, aiutami ad essere un bravo bambino." Diego Caro Gesù Bambino, ti scrivo per dirti che il 25 settembre è nato il mio cuginetto Riccardo. La gioia era tanta, ma è durata poco in quanto dopo due giorni dalla nascita, i dottori si sono accorti che aveva un problema all'intestino ed è stato trasportato d'urgenza all'ospedale Burlo di Trieste. A oggi è passato un mese e pian piano si sta riprendendo, vorrei che tu Gesù Bambino aiutassi il mio cuginetto appena nato, ma soprattutto perchè è stato operato. Vorrei anche che tu, caro Gesù Bambino, aiutassi e protegessi la mia famiglia e tutti i miei parenti. Gaia

Caro Gesù Bambino, ci stiamo avvicinando al Natale e anche quest'anno avrei tante cose da chiederti, per esempio che finiscano le guerre nel mondo e che ci sia la pace. Aiuta i bambini orfani e poveri che non sono così fortunati come noi. Grazie Gesù Bambino che ci aiuti ogni giorno. Alessia

Caro Gesù Bambino, qui davanti a te nel presepio provo una grande tenerezza mentre ti osservo posato nella mangiatoia; vorrei coccolarti come faccio con il mio cuginetto. Tu sei venuto a portare la pace nel mondo e in questo giorno, così importante per tutti noi, voglio farti un regalo per ringraziarti: ti prometto che cercherò di ubbidire ai miei genitori e ai miei familiari, di essere più paziente con i miei amici, di fare i compiti con attenzione e ogni giorno di stare un po' con te per diventare più bravo. Ti chiedo di sostenere e benedire tutti i miei cari e tutti i bambini del mondo. Un bacio da Mattia

Caro Gesù, il giorno 15 maggio 2011 ho ricevuto per la prima volta la comunione ed è stata una grande emozione; malgrado il giorno di poggia, mi resterà impresso nella mente, per tutta la vita, un bellissimo ricordo. Da quel giorno tutte le domeniche vado a messa e ricevo il corpo di Cristo ed ogni volta il mio cuore si riempie di gioia. Visto che sono ancora piccola, ti chiedo di proteggermi e di accompagnarmi per tutta la vita, guidata dalla fede in te. Ti ringrazio per il bene che sento che mi vuoi, ma sappi che anch'io te ne voglio tanto... ma proprio tanto. Celeste

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Caritas SCOFIJSKA KARITAS LJUBLJANA E’ dal 1994 che Summaga, inizialmente tramite la Caritas Parrocchiale, interviene con aiuti umanitari destinati alla SCOFIJSKA CARITAS (la Caritas Diocesana di Lubiana) per mezzo del centro di raccolta “Suore di Maria” di Gorizia. Abbiamo conosciuto una suora instancabile, Suor Michelangela, che ci ha accompagnato fra i campi profughi di Cerknica (Slovenia), per portare il nostro aiuto umanitario a queste persone fuggite dalla guerra appena terminata in Iugoslavia. Molti ricorderanno le raccolte di generi alimentari, di vestiario ed altro effettuate in parrocchia. Ma nello stesso tempo ci ha indirizzato anche verso Don

Miro Slibar, parroco degli Ospedali del Centro Clinico di Lubiana, dove - nei reparti infantili – sono ricoverati molti bambini gravemente ammalati provenienti anche da Cernobil, ove si trova la famigerata centrale nucleare. Per il Centro Clinico vengono confezionati dei pacchi dono che contengono un peluche o qualche altro giocattolo e dei dolciumi, che vengono dati ai bambini il 6 dicembre, giorno di San Nicola. Dopo la morte di Suor Michelangela, abbiamo continuato la collaborazione con Suor Edith, sempre della Caritas di Lubiana. Da anni, con il permesso del Direttore Didattico del I° Circolo di Portogruaro e con la collaborazione del personale della Scuola Materna di Summaga, coinvolgiamo i bambini, invitandoli a portare e donare loro stessi un piccolo peluche o un giocattolo, scelto tra tanti che probabilmente ognuno di loro possiede, che poi sono utilizzati nella preparazione dei pacchi dono. La Nuova Caritas Parrocchiale non ha ritenuto di continuare a sostenere questa 16

attività, mentre ha mantenuto un altro intervento, cioè il contributo economico per il soggiorno dei disabili sloveni al villaggio PIO XXII di Bilione. L’iniziativa è allora continuata per volontà “privata” di un piccolo gruppo di persone, che hanno

visto con i propri occhi i bambini ricoverati nei reparti infantili dell’Ospedale di Lubiana, e continuerà ancora. Nell’ultima spedizione del 27.11.2010, sono stati inviati doni ai bambini presso gli Ospedali di Lubiana: confezioni di giocattoli e peluche colli 15, cancelleria colli 1, dolciumi colli 4. Per le finalità istituzionali della Caritas di Lubiana: vestiario colli 17, scarpe colli 3. Per Natale n. 30 tra panettoni e pandori. Il trasporto è gentilmente offerto, a titolo gratuito, dalla ditta Mio Dino, che ha sin dall’inizio messo a disposizione un mezzo di trasporto ed il personale necessario. In altra parte del giornale potete leggere la lettera di ringraziamento di suor Edith. Roberto


Anniversari

Classe 1944 a Feltre arroccato sul "Colle dele Capre", nella splendida cornice delle Dolomiti.



Classe 1951

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Laureati Summaga è un piccolo paese, siamo soltanto 1800 abitanti circa, eppure nel nostro piccolo sappiamo distinguerci in tanti modi: la parrocchia e le attività che le girano intorno, le sagre paesane… Insomma, Summaga è un paese vivo, fatto di persone in gamba. In questo contesto ci inseriamo noi giovani che, dopo anni di studi più o meno tormentati abbiamo raggiunto il traguardo della laurea in questo anno appena passato: ambiti diversi, ma stessa passione e voglia di arrivare alla meta tanto ambita.

C’è Helena, laureata a fine ottobre in Infermieristica presso l’Università di Padova… dire Padova fa un certo che, visto che i tre anni di corso si sono svolti nella sede staccata di Portogruaro, proprio vicino casa. La convinzione iniziale del “voglio fare l’infermiera” è stata molto spesso barcollante, quante crisi tra un tirocinio e l’altro, la domanda ricorrente era: Sono davvero pronta a dedicare la mia vita e il mio lavoro a coloro che soffrono?

C’è Marta, laureata a luglio in Biotecnologie presso l’Università di Trieste con una tesi dal titolo “Analisi del ruolo di BRD7 nell'inibizione della trasformazione di cellule epiteliali mammarie indotta dall'oncogene H-RasV12”: Biotecnologie è un ambito di studio specifico il cui scopo è entrare nel mondo della ricerca e, perché no, un giorno arrivare a studiare e sconfiggere malattie oggi prive di cura come il cancro, oggetto di studio della tesi. Un percorso affascinante e nello stesso tempo complesso, ma che può dare grandi soddisfazioni, già a partire dal primo passo costituito dalla laurea triennale: il fatto di poter svolgere il tirocinio in un laboratorio di ricerca apre molte prospettive, senza contare poi il premio del risultato finale che fa sempre piacere. È stata una scelta che ha portato anche a vivere fuori casa: certo stare in città per gran parte della settimana allontana un po’ dal paese, ma la volontà di rimanere attaccati alle proprie radici vince sempre!

Helena Empolini Decidere di intraprendere questa strada non è facile, e il primo giorno in cui entri in ospedale non si scorda mai! Ci si sente infallibili ma allo stesso tempo molto fragili… quante cose da sapere, quanti magoni da mandare giù! Alla fine però la determinazione e la volontà hanno avuto la meglio e il traguardo più ambito è stato raggiunto con la discussione di una Tesi che si intitolava: “Ricoveri inopportuni nei reparti per acuti dei pazienti oncologici negli ultimi mesi di vita. Attivazione di cure palliative domiciliari”. Ora sono pronta ad abbandonare la divisa da tirocinante per indossare finalmente la divisa bianca da Infermiera, con la speranza di affrontare questo nuovo cammino con la stessa determinazione che mi ha permesso di arrivare fino a qui!!

Marta Milan

C’è Elena, laureata a novembre in Lettere all’università Ca’ Foscari di Venezia; proclamata dottoressa in una cerimonia ufficiale, “all’americana” (con tanto di lancio del “tocco”), svoltasi nello splendido scenario di piazza San Marco. La scelta della facoltà è nata dalla passione per la letteratu18


collaborazione coordinata e continuativa a tempo determinato» arriva finalmente l’ambito titolo di Dottore! È un’emozione immensa conquistare un traguardo così importante, soprattutto perchè la strada che si percorre per raggiungerlo è caratterizzata da ostacoli, paure e sacrifici... sacrifici dello studente certo, ma anche e soprattutto delle famiglie che stanno alle spalle... e che per fortuna ci sono sempre a dare tutta la forza di cui si ha bisogno! Ma l’università non è solo questo... perchè 3 anni fuori casa fanno crescere e maturare... perchè permette di conoscere persone nuove con le quali confrontarsi e dalle quali imparare... perchè dà un mare di soddisfazioni quando superi l’esame, quando il voto è dei migliori, quando “arrivi” grazie solo alla tua determinazione! E anche se per fare questo lavoro con gli studi non sarà mai finita, si ritorna a casa ricchi di esperienza, vogliosi di trasmettere e pronti a riscoprire tutto con “occhi nuovi”.

Elena Simonatto ra, che ha permesso non solo di cogliere l’arte nella sua totalità, ma anche di guardare al mondo in modo diverso. Il percorso, infatti, concluso con una tesi dal titolo “Dalla Bella Addormentata a Prometeo: lettura di due racconti di Primo Levi”, ha permesso di conoscere il panorama culturale italiano, ma anche di riflettere su alcuni aspetti della contemporaneità. Un cammino non semplice, e certamente non aiutato dal pendolarismo e dall’acqua alta, ma che alla fine si è rivelato molto soddisfacente. Ora attendono nuove sfide: i due anni della Specialistica in Filologia e letteratura italiana.

Guardando le nostre corone d’alloro sicuramente consigliamo ad altri giovani di provare questa esperienza. Fiere del traguardo raggiunto, ripensiamo alla comunità summaghese, a cui siamo fortemente legate e ringraziamo di aver trovato al suo interno un valido sostegno. Orgogliose, sentiamo di appartenere a questa comunità come a una grande famiglia, in cui, come spesso capita, nonostante qualche divergenza, ci si vuole molto bene.

Ipotesi di soluzione degli allagamenti dell'area urbana di Concordia Sagittaria nel bacino di bonifica Bandoquerelle/Palù Grande

C’è Beatrice, laureata in Consulente del Lavoro presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova. Lo scorso 21 Marzo dopo la discussione della sudata tesi «Impossibilità sopravvenuta della prestazione nei contratti di

Relatore ch.mo ing. Vincenzo Bixio Correlatore dott. Andrea De Götzen dott. ing. Ornella Oliva

Laureando Antonio Zordan

Beatrice De Franceschi 19


Benvenuto

Van Hai Siamo Massimo e Claudia, sposati da 9 anni e da Aprile genitori di Van Hai, vietnamita di 7 anni. Ci raccontate qualcosa dell’esperienza dell’adozione? La nostra esperienza adottiva è nata quando, dopo aver tanto desiderato avere dei figli abbiamo sentito che l’apertura alla vita poteva passare anche attraverso l’adozione. Abbiamo iniziato un percorso interiore, coltivato giorno dopo giorno, ascoltando famiglie adottive, facendo sempre più nostro il pensiero

che la famiglia diventasse internazionale, che un bimbo del mondo diventasse nostro figlio. Siete bravi … bravi quelli che adottano, fanno una buona azione! Anche noi la pensavamo così, poi abbiamo sempre più compreso che non si tratta di una buona azione né di essere bravi, ma solamente la risposta ad una chiamata, forse una vocazione, almeno per noi è stato così: un piccolo seme, coltivato nel cuore, condiviso nella coppia e grazie a Dio realizzato. Perché avete adottato un bambino già grande? Le coppie che si aprono all’esperienza adottiva, pur indicando una fascia di età plausibile, rimangono aperte alle proposte che seguono, consapevoli che la priorità è il diritto del bambino di avere una famiglia, e mai viceversa. Un bambino piccolo è più desiderato ed è normale che sia così, non solo perché i suoi bisogni sono molto simili a quelli del bambino che nasce, ma anche perché forma il suo carattere nella nuova famiglia e le esperienze che ha già memorizzato possono essere minime, …, mentre se è più grande, il bagaglio 20

delle esperienze acquisite può essere pesante, l’abbandono può essere stata un’esperienza recente e di cui ha ancora viva la ferita. Le difficoltà per i bambini grandi possono essere molte, e la coppia ne deve essere cosciente e sentirsi pronta ad affrontare anche tante incognite. Ridotta è dunque la speranza per i bambini grandi di essere inseriti in una famiglia, almeno per il Vietnam. Noi abbiamo sentito in cuor nostro di essere aperti anche a questa possibilità, accogliendo un bimbo il cui carattere era molto formato, accettando il rischio di una personalità forte e provata, mettendoci in gioco fino in fondo. Poi la partenza, … con una valigia carica di attesa, di trepidazione, un volo per la Vita, in qualche modo un viaggio di sola andata Sì è proprio così, sicuramente un viaggio senza ritorno nel senso che le cose cambiano e non è più come prima. Certo si viene preparati, il percorso dell’adozione è lungo (anni) e di tempo per meditare, attendere, condividere ce n’è tanto. E’ certo un’incognita il viaggio, il momento dell’incontro, e le sorprese sono sempre garantite. Nel nostro caso sapevamo che non ci saremmo capiti con le parole per molto tempo, visto che aveva piena padronanza della lingua vietnamita, che aveva già un suo carattere, ma chissà quale. Che avremmo prima o poi fatto i conti con la sua storia e forse con un certo rifiuto. Ma anche con il suo desiderio di ritornare in famiglia, di provare l’affetto


esclusivo di figlio. Insomma le emozioni, i pensieri, le preoccupazioni, erano continuamente mescolate e ci hanno anche tolto ore di sonno. Com’è andato l’incontro con vostro figlio? L’incontro con Van Hai è stato bello, forte, carico, ma semplice, una novità per noi e per lui, con mille attenzioni a dare il meglio di sé. Ma non è stato il culmine dell’esperienza, i giorni successivi infatti, ha più volte manifestato disagio e ci ha messi alla prova. Potremmo forse dire che l’esperienza più forte che abbiamo fatto è stata volerci bene fra noi coppia come non mai, per fargli spazio, per accogliere il suo inimmaginabile e consapevole dolore, per dimostrargli che gli volevamo bene, da sempre. Ci raccontate un momento di scoraggiamento? L’esperienza più intima e profonda dell’adozione è l’incontro con il dolore, ben prima che si concretizzi il percorso adottivo. Le difficoltà da affrontare sono tante e continue: durante l’attesa, per la burocrazia, le lungaggini, …, dopo l’incontro con il bambino per le incomprensioni, per i momenti di contenimento della sua rabbia, la sua diffidenza e i problemi nel comunicare. Tutto ciò ci ha richiesto un amore ancora più grande, capace di mettere l’altro al primo posto, ad esempio per permetterci l’un l’altro di riposare e mangiare qualcosa. Anche se eravamo perfetti estranei per lui e non potevamo pretendere amore a prima vista, potevamo certo fargli sentire che eravamo lì solo per lui. E così, giorno dopo giorno, le cose sono migliorate, grazie anche all’aiuto che ci è stato dato sia dalle altre famiglie adottive, sia dalle persone che gli hanno parlato in vietnamita. Van Hai è stato così preparato per la partenza in Italia con mamma e papà.

Il rientro a casa com’è andato? Siamo rientrati in Italia il 14 Maggio, e già all’aeroporto una comitiva internazionale (parenti, amici e loro figli anche adottati) ci attendeva, con palloncini e cartelloni: Hai era felice. Anche davanti a casa una quarantina di persone gli hanno dato il benvenuto, e lui pareva a casa sua, si è subito messo a giocare con i bambini che c’erano. Emozionante è stato il momento in cui, dopo che gli è stata proposta una bicicletta, è corso incontro alla mamma che ritornava da messa e ancora non sapevamo che lui era capace di correre in bici. Subito lega con altri bambini della via, li cerca e gioca con loro, è sempre più sereno, allegro, simpatico e sta bene. Van Hai così ritorna ad essere il bambino solare, educato, estroverso che ci avevano descritto prima della partenza. E adesso come sta andando? Sono ormai passati 5 mesi e ogni cosa sta ritornando al suo giusto posto, tale da mostrarci che l'esperienza vissuta in Vietnam ormai è come se fosse avvenuta tanto tempo fa. Van Hai non manifesta più momenti forti di disagio, ride tanto, scherza, gioca a briscola, 21

dama, scacchi, pingpong e va molto volentieri a scuola, frequenta la prima elementare e si fa capire bene. Per concludere possiamo dire che l’esperienza tragica dell’abbandono è una ferita che non si cicatrizza mai fino in fondo, che fa sempre male, ma che talvolta fa scoprire particolari progetti dell’amore di Dio. Come mamma e papà, ancora non cogliamo fino in fondo quale avventura Dio ci ha chiesto di vivere. Desideriamo accompagnare Van Hai nella vita, senza calpestare la sua personalità, senza dare per scontato che l’inserimento è già compiuto, facendo nostro il suo passato, quindi farlo crescere e lanciarlo nella vita, consapevole dell’amore particolare di Dio per lui. La nostra esperienza di adozione è tuttora un percorso impegnativo ma bellissimo! Gioia, dolore, abbandono, accoglienza, sentimenti ed emozioni s’intrecciano continuamente, e costruiscono in modo forte il senso della famiglia. Pensiamo che è proprio il figlio che Dio ha voluto per noi, egli è un dono per la nostra famiglia e per la comunità. HCM


50° di professione religiosa di

Suor Rosa Simonatto Quest’anno ricorre per noi un momento importante; il 50° di professione religiosa di Suor Rosa. Nata a Portogruaro e vissuta a Giussago, la giovane Anna Simonatto all’età di 17 anni decide di diventare la sposa di Cristo, guidata dal compianto Don Luigi Zaccarin e sostenuta dalla famiglia intraprende questo difficile cammino, con la consapevolezza di voler dedicare la sua vita agli altri. Anna dopo tre anni di noviziato ha giurato fedeltà a Cristo con i voti perpetui ed è entrata a far parte dell’ordine delle suore “Dimesse” prendendo il nome di Rosa, il convento è la sua nuova casa e la sua famiglia. Tuttavia non dimentica quella d’origine sia nei momenti lieti che nei momenti tristi, ha assistito amorevolmente i genitori in punto di morte, si è sempre preoccupata della salute dei famigliari.

Si è prodigata per 50 anni a servizio delle comunità dove veniva inviata per svolgere la sua missione sia negli asili del Friuli che nella missione in Svizzera. Come segno di riconoscenza la comunità di Giussago dalla quale era partita 50 anni fa, ha voluto festeggiarla con una S. Messa di ringraziamento, successivamente nel duomo di Udine alla presenza del vescovo della città sono state festeggiate tutte le suore della congregazione che quest’anno hanno compiuto i 50, 60 e 70 anni di professione religiosa. Anche noi famigliari abbiamo voluto far festa con lei con un pranzo conviviale a Summaga assieme ai parenti in un clima di amicizia e cordialità e in questa circostanza sia don Giuseppe che mons. Umberto negli indirizzi di saluto hanno sottolineato il ruolo che queste religiose hanno e la missione che

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sono chiamate a svolgere nella società. Auguriamo a Suor Rosa di continuare per tanti anni il proprio cammino. Grazie Suor Rosa. La famiglia


Come eravamo Personaggi "storici" anni 1930-40

“Catina Moretta�.

Diedo Dal Mas "sensa el mus".

Umberto Corbetta (terzo a ds) e amici.

Gigi Brusin e moglie.

(Foto Cordiale Marson) 23


te Esta zi z Raga

Finisce la scuola...

finiscono le preoccupazioni Ora è tempo di riposare, ma soprattutto… di divertirsi! È il 27 giugno e anche quest’anno il gruppo chierichetti parte alla volta dei monti. Tutti sono pieni di gioia, divertiti e curiosi di scoprire cosa si cela dietro l’idea di una settimana lontano da casa, lontano da mamma e papà, ma con i propri amici, gli animatori e tante persone disposte a rendere l’esperienza meravigliosa. Tra una pioggerellina leggera e rari sprazzi di sole, tra giochi e scherzi, attività e momenti di riflessione, fragorose risate e copiosi pianti passano i giorni, i momenti belli e quelli vuoti. La settimana è caratterizzata da un tema conduttore, la “Parabola del figliol prodigo”, che ha impegnato ogni giorno un po’ del nostro tempo e che ci ha portato, al termine di questa avventura, a realizzare una graziosa e simpatica scenetta interpretata dai ragazzi e presentata attraverso i loro occhi. La settimana, come ogni anno, si conclude con la messa che vede la partecipazione attiva di chierichetti e rondinelle e con il momento conviviale del pranzo al quale hanno partecipato famiglie, ragazzi e quanti si sono dedicati alla buona riuscita di questa breve vacanza tra i monti.

Che fame!!!

Che fiori!! (fotografati nella roccia lungo il torrente dentro il bosco di Tramonti)

"Che panorama"!!! 24


te Esta zi z Raga

Gita a Noale 6 AGOSTO 2011

Ecco che dopo alcuni anni, il parco acquatico di Noale ci ha nuovamente ospitati, dandoci la possibilità di trascorrere una giornata diversa dal solito! Luciana aveva organizzato la partenza per il 30 luglio, ma il tempaccio non ci ha permesso di stare all’aria aperta, questo però non ci ha arresi... anzi, la giornata è stata rimandata alla settimana successiva che ci ha accolti con un sole cocente, così la mattina del 6 agosto eravamo tutti pronti e attrezzati per partire! Eravamo impazienti e curiosi di arrivare, così dopo un’ora di pullman siamo giunti a destinazione, dove siamo stati sistemati negli appositi spazi riservati alle comitive. Senza esitare, i bambini si sono subito tuffati nelle piscine, provando il brivido degli scivoli adiacenti, mentre le mamme, più tranquille (ma solo all’ini-

zio) si sono procurate le sdraie per concedersi un po’ di relax e prendersi il sole. Dopo la pausa pranzo, di cui i bambini se ne erano quasi dimenticati, perché travolti dal massimo divertimento, anche alcune mamme si sono date alla pazza gioia: con o senza paura dell’ acqua, hanno deciso di provare gli scivoli del parco, rallegrando così i loro figli che hanno voluto immortalare quei momenti in diversi scatti fotografici. Le ore del pomeriggio, quindi, sono volate tra giochi, spruzzi, svago e momenti di lunghe chiacchierate, finchè ci siamo riuniti per sistemarci, fare un’ul-

tima foto di gruppo e per giungere al pullman che ci ha riportati a casa, stanchi ma contenti. Un grazie speciale va a Luciana che si è occupata della gita, all’autista che si è reso disponibile, e a tutti i partecipanti che hanno reso fantastica questa giornata!

Una parte del gruppo che ha partecipato alla gita di Noale, gli altri.... li stanno cercando! 25


Il coro “Le

Rondinelle”

a Tramonti di Sotto Anche quest'anno la casa ''Cristo Re'' di Tramonti di Sotto ci ha ospitato per la settimana estiva del coro, che ha raggiunto i suoi ventitre anni consecutivi. Il tema dominante è stato ''Camp Rock'' sul quale, a seguito della sua visione, ci siamo impegnati giorno dopo giorno a provare i balletti e la recita, rivisitata dalle animatrici. Queste giornate sono trascorse tra giochi, canti e le prove della recita, ma non possiamo dimenticare l'immancabile camminata che ogni anno ci porta sulle rive del torrente e che quest'anno, con nostra grande sorpresa, si è svolta di venerdì, così pure la tanto attesa grigliata. Altrettanto emozionante è stato il torneo di ping-pong, che ha coinvolto tutti noi dal lunedì al mercoledì e che è terminato gio-

vedì pomeriggio in onore dei 54 anni di sacerdozio di Don Umberto, il quale ha messo in palio 50 euro contro l'euro dello sfidante. Anche per quest'anno il Don resta “l'imbattuto”. La settimana si è poi conclusa domenica 4 luglio. Il primo appuntamento è stata la Santa Messa nella Chiesa Parrocchiale, con la partecipazione dei nostri genitori, del gruppo “Chierichetti” e i fedeli della parrocchia. Abbiamo poi consumato il pranzo negli spazi esterni della casa, tra il verde ed un'atmosfera di tranquillità e pace; subito dopo, con il nostro entusiasmo e un po' d'emozione, abbiamo offerto la tradizionale e attesa recita ai genitori, parenti e amici. 26

Un grazie particolare va alle animatrici perché da Gennaio, ogni sabato, hanno impiegato il loro tempo per organizzare i bellissimi giochi che hanno allietato le nostre giornate, programmando pure un momento di preghiera e di riflessione, per iniziare e terminare ogni giornata. Un ringraziamento va alle cuoche Argentina e Ines che ogni anno trascorrono la settimana con noi preparandoci deliziosi pasti e indimenticabili dolci. Non possiamo però dimenticarci della “compagnia della grigliata”, uomini che, volenterosi, non mancano a questo appuntamento. Infine è nostro dovere ringraziare una persona, che da molti anni ci educa nella nostra attività canora, oltre ad organizzare insieme alle animatrici questa settimana, e che senza di lei non potrebbe svolgersi. Grazie Maristella per tutto quello che fai per noi. Claudia & Giada


Congresso Pueri Cantores Naro-Agrigento 30 ottobre 2011 - 1° novembre 2011 A metà ottobre, a nome dei cori “Le Rondinelle” e “ Voci dell’Abbazia” ho partecipato ad un incontro con i direttori dei cori della diocesi che, come noi, sono iscritti alla Federazione Italiana Pueri Cantores, la Presidente, Laura Crosato, mi ha comunicato che c’era ancora la possibilità di iscriversi ad un congresso che si sarebbe svolto in Sicilia. Ho colto l’occasione al volo e ho cercato di coinvolgere anche le altre mie “colleghe di coro” ma, ormai, era tardi per organizzarsi, così ho deciso di partire per la Sicilia in rappresentanza di Summaga. In occasione del suo decimo anno di iscrizione alla Federazione Italiana Pueri Cantores il coro di Pueri e Juvenes cantores “ Don Bosco “ di Naro ( AG ) ha organizzato un congresso ad Agrigento dove sono stati invitati tutti i cori italiani iscritti, ci siamo ritrovati in più di duecento provenienti dal Veneto, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Toscana, Lazio e naturalmente dalla Sicilia. Sono partita da Venezia con lo stendardo del coro in valigia per poter fare un foto nella Valle dei Templi dove, domenica 30 Ottobre, si è tenuto un concerto. Tutti i cori presenti hanno cantato durante una cerimonia alla Luce e alla Pace radunati davanti al tempio della Concordia. Le pre-

visioni del tempo annunciavano pioggia e temporali ma siamo stati fortunati e, a parte un vento molto forte, siamo riusciti a svolgere il programma stabilito e a visitare i monumenti della valle. La camera di commercio di Agrigento ci ha fatto assistere ad uno spettacolo sugli usi e le tradizioni siciliane, un gruppo di attori ha interpretato canzoni tipiche siciliane e recitato per noi la leggenda della nascita della Sicilia. Lunedì 31 Novembre abbiamo visitato la casa di Pirandello e la Scala dei Turchi, il percorso per raggiungere questa caratteristica parete rocciosa è tutto lungo il mare, abbiamo camminato sulla sabbia sfiorati dalle onde del mare ingrossato dal vento che, nei 4 giorni che ho passato in Sicilia, non ha mai smesso di soffiare. Lunedì pomeriggio il coro di Naro ci ha ospitati nella chiesa di San Francesco per un concerto di gala offerto dai cori siciliani. Al termine il sindaco di Naro ha incontrato i direttori e i rappresentati di tutti i cori per un saluto e per ascoltare le varie esperienze dei cori e della Federazione in Italia e nel mondo. Era presente anche l’Assistente spirituale Internazionale della Federazione don Stanislaw Mieszczak, il quale ha detto che sarebbe presto andato in India dove sta per nascere la Federazione con la partecipazione di 12 cori. La giornata si è conclusa con la festa di compleanno del coro “ don Bosco” nel castello di Naro. Martedì 1 Novembre ad Agrigento si è svolta la messa conclusiva del Congres27

so, siamo andati in processione con gli stendardi dei cori lungo le vie di Agrigento fino alla Con-Cattedrale San Domenico, ogni tanto un coro intonava un canto e la gente si fermava lungo la strada o usciva dalle case al nostro passaggio. La messa era presieduta da S. E. Mons. Francesco Montenegro Arcivescovo di Agrigento e concelebrata da tutti i sacerdoti che avevano accompagnato i cori presenti al congresso. Tutti assieme, diretti da Daniele Pironio, giovane direttore del coro di Castions di Strada, abbiamo cantato la messa. Sono rimasta piacevolmente colpita dalla bella omelia sulle Beatitudini, tema del Vangelo del giorno e sull’importanza del servizio che i Pueri Cantores offrono alla comunità. Carica di cannoli e arancini ho salutato tutte le persone conosciute in questi 4 fantastici giorni e sono ritornata a casa. I prossimi congressi internazionali saranno a Granada nel 2012 e a Washington nel 2013... chissà se potrò andarci ma di certo vorrei che tutto il coro potesse vivere l’esperienza di un congresso come questo. Nicoletta Zamberlan


te Esta zi z Raga

Lunedì 6 giugno, educatori a rapporto, si comincia! Così è iniziata la preparazione della settimana conclusiva Estate Ragazzi 2011. Sapevo che non sarebbe stato semplice neanche quest’anno, ma la voglia di fare, di divertirci e far divertire hanno come sempre avuto la meglio! Siamo partiti con un’idea di base importante per questo Grest, apportare delle novità, dare ai ragazzi qualcosa di nuovo e, guardando indietro, possiamo dire di avercela fatta. Ci siamo trovati, circa 20 animatori, dalla prima superiore in su, per 3 mesi ogni settimana anche più giorni nella stessa, a creare, costruire, stampare, colorare, confrontarsi, parlare, preparare, ma non senza ridere, scherzare, divertirsi, fare tardi e soprattutto crescere insieme. Una volta deciso, anche assieme a Don Giuseppe, che la settima-

Grest na sarebbe stata quella dal 22 al 28 agosto, abbiamo definito il tema, scelta ardua quest’anno, e dopo tanti “… questo no, questo già fatto, questo non ci piace…” siamo arrivati al definitivo, il cartone animato UP! Pochi di noi lo conoscevano, ma la trama ci ha subito appassionati, carica di valori, amicizia, tenacia, determinazione, famiglia, amore, coraggio, collaborazione, e di personaggi alquanto fantasiosi! Narra la storia di un anziano signore, Carl Fredericksen, che, dopo anni di lavoro, una volta andato in pensione, decide di realizzare il proprio sogno, raggiungere le Cascate Paradiso in Sud America facendo volare la propria casa con dei palloncini pieni di elio, e di un bambino, Russel, uno scout, a cui manca un solo distintivo, quello di “accompagnatore per anziani”, per completare il suo medaglie-

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re e ricevere finalmente le attenzioni del padre, che accompagnerà Carl nella sua avventura. Nel loro viaggio incontreranno diversi personaggi con cui faranno amicizia, Kevin, un incrocio tra uno struzzo e un pavone di dimensioni enormi e Dug, un cane dotato di un collare che gli consente di parlare, ma anche molteplici nemici, i cani Alfa, Beta e Gamma e Muntz l’esploratore che dà la caccia a Kevin. Alla fine Carl e Russel, dopo molteplici disavventure, raggiungeranno, con i loro amici, le Cascate Paradiso e una volta tornati a casa, Carl potrà consegnare a Russel l’ultimo distintivo insieme a tutto l’affetto che un “nonno” può dare al proprio nipote. Dopo tanti incontri tutto era pronto, la scenografia disegnata, colorata e appesa, i libretti con le preghiere scelte stampati e rile-


gati, i campi da calcio e da pallavolo montati e sistemati, le stanze preparate per poter lavorare, i materiali acquistati, le merende e l’acqua (indispensabili visto il caldo che ci ha accompagnati ogni giorno) comprati, i balli imparati, cartelloni segna punti scritti, squadre fatte, giornate e giochi studiati a puntino. Lunedì 22 agosto, ore 15.00 si comincia! Raduniamo i ragazzi, accendiamo la musica e iniziamo con l’accoglienza e la divisione in squadre. Proseguiamo il pomeriggio con diversi giochi nei quali le squadre si affrontano a due a due, facciamo merenda e poi diamo sfogo alle abilità sportive di ognuno con calcio, pallavolo e danza. Infine, come tutte le sere a seguire, ci raduniamo in Chiesa, animatori e animati, consegniamo ad ognuno il proprio libretto, leggiamo insieme il pezzo di storia di quel giorno, ascoltiamo la spiegazione del valore che ci ha accompagnati nei giochi e nelle attività fatte e infine recitiamo tutti insieme una preghiera. Martedì 23 agosto, ore 10.00! E si perché una delle novità di que-

st’anno è la giornata “lunga” ovvero quella che inizia la mattina e finisce la sera. La mattina abbiamo fatto giocare i bambini in un torneo di palla avvelenata, baseball e roverino. Nel frattempo le volonterose Maristella e Argentina, nella cucina dell’oratorio, preparavano per circa 60 di noi un succulento pranzetto e base di pasta col ragù e panino con l’hamburger! Dopo esserci abbondantemente rifocillati abbiamo fatto dipingere ai nostri ragazzi sei murales relati-

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vi al cartone UP, lasciando dar loro libero sfogo alla fantasia. Il tempo è passato in fretta e anche oggi dopo aver giocato ed esserci divertiti, la giornata è trascorsa. Mercoledì 24 agosto, ore 15.00, raduno! E poi via con i giochi all’aria aperta, la merenda, accompagnata da una generale gavettonata che ci ha permesso di sopportare meglio il caldo che ci attanagliava, lo sport e la conclusione come le altre giornate prima in Chiesa e poi a ballare l’inno del nostro Grest. Giovedì 25 agosto, ore 10.00 seconda giornata lunga! In realtà per noi educatori la preparazione è iniziata alle ore 8.00, sveglia presto, sistemazione dei campi da gioco, rifornimento di taniche d’acqua, allestimento dei gazebo per l’ombra e alle 10.00 tutto era pronto. Si ma non nei dintorni dell’oratorio, questa volta abbiamo studiato una cosa alternativa alla caccia al tesoro in giro per il paese. Abbiamo deciso di andare a giocare su un campo enorme e spazioso in via Villa gentilmente concessoci, e tra giri con l’hula hop, staffette e lanci di palline la mattinata è passata velocemente. Per il pranzo ci siamo spostati invece all’Agriturismo


Ca’ Menego dove ci sono stati gentilmente offerti pastasciutta e gelati. Dopo essere rientrati in oratorio abbiamo insegnato ai nostri bambini a fare un bellissimo lavoretto, gli scooby doo! È stato un po’ difficile all’inizio capire il meccanismo, ma gli animatori sono stati talmente bravi ad insegnare ai ragazzi come fare che poi non volevano più smettere. Non sono stati fatti tanti lavoretti quest’anno, abbiamo cambiato anche questa cosa, ma quello che abbiamo fatto ha sicuramente incuriosito i nostri ragazzi. Infine il pomeriggio l’abbiamo passato partecipando tutti alla caccia al tesoro a prove organizzata nei dintorni dell’oratorio. Venerdì 26 agosto, ore 15.00 iniziano i giochi sull’acqua! Appuntamento immancabile di ogni Settimana di Estate Ragazzi! Bambini, ragazzi, animatori tutti insieme a giocare con gavettoni, secchi d’acqua, teli saponati, un vero divertimento che ha coinvolto tutti, una giornata tanto stancante e intensa quanto divertente! Purtroppo per la maggior parte dei ragazzi la settimana si è conclusa così con il venerdì, ma per i più tenaci e per gli animatori il bello doveva ancora arrivare. Domenica 28 agosto, ore 7.00, si parte! Sì quest’anno abbiamo voluto coinvolgere grandi e piccini e radunare tutti con questo appuntamento, purtroppo tanti ragazzi e genitori non hanno aderito per molteplici motivi, ma non importa chi c’era si è sicuramente divertito e ha potuto vedere la conclusione della nostra Estate Ragazzi 2011. Dopo una bella pedalata di circa 4 ore, tra soste, visite guidate, colazione… siamo arrivati a Ca’ del Lago. Su uno spiazzo d’ombra abbiamo partecipato tutti alla S. Messa, animata da educatori e ragazzi che insieme hanno cantato e pregato, abbiamo poi pranzato e subito dopo giocato

a tombola, proprio come si faceva anni fa, una cartella a testa, penna in mano e via a segnare per vincere facendo terna, quaterna, cinquina, tombola e anche tombolino! Una volta terminati i giochi tutti insieme ragazzi e animatori abbiamo dato il via alla conclusione vera e propria della nostra settimana. Dopo aver ballato e cantato, abbiamo letto la fine della storia di UP, e fatto scrivere ai nostri ragazzi su un biglietto un loro pensiero o una loro speranza. Dopo aver scritto su ognuno l’indirizzo della nostra parrocchia, abbiamo annodato i nostri biglietti a dei palloncini colorati e proprio come succede ai protagonisti della nostra storia, abbiamo fatto volare un po’ la nostra casetta di cartone e subito dopo abbiamo liberato nel cielo i palloncini con le nostre speranze e i nostri pensieri. E così abbiamo concluso l’Estate Ragazzi 2011. E’ stata una settimana impegnativa tanto quanto divertente per noi animatori e speriamo lo sia stata altrettanto per i nostri ragazzi. Noi ce l’abbiamo messa 30

tutta per migliorare ciò che non andava, cambiare un po’ le cose, rinnovarci, far divertire e far trascorrere ai bambini del tempo in modo sereno. Speriamo di esserci riusciti. Il mio ringraziamento va innanzitutto al gruppo animatori, composto da persone uniche e speciali, che hanno dato il massimo per la riuscita di tutto questo, ai bambini e ai ragazzi che con il loro modo di fare semplice e gioioso ci hanno dato un’immensa soddisfazione, ai genitori che ci hanno supportati, a Don Giuseppe e Don Umberto che sono stati presenti e vicini in questi momenti, a tutti coloro che hanno collaborato per la riuscita di questa settimana e delle sue attività e infine sento di dover fare un ringraziamento particolare a Lui, che ci ha accompagnati ogni giorno, nella preparazione e nello svolgimento, nei giochi e nella preghiera, nelle riflessioni e nei canti, che ci ha aiutati nei momenti di difficoltà e di sconforto e che con noi ha gioito nei momenti più belli. Elena


te Esta zi z Raga

Corso di ricamo e cucito ... finita la scuola siamo libere di ... impegnarci seriamente!

Ascoltiamo con attenzione, perchè vogliamo diventare brave con ago e filo.

Le maestre Gabriella e Mafalda, sedute in cattedra, ci osservano, pronte a intervenire in caso di "ingropamento fili".

Romina, Severina, Loretta e Agnese ci insegnano con molta pazienza come si diventa esperte nell'arte di Sant’Omobono (patrono dei sarti, 13 novembre).

*Nel Medioevo l’arte dei sartores era considerata un arte “lizéra”, perché per il suo esercizio e per aprir bottega bastavano: forbici, ago e filo, ma necessitava tuttavia di conoscenze approfondite, tramandate di generazione, grande abilità e precisione. 31


te Esta zi z Raga

iHope!

La nuova frontiera della tecnologia! Cimolais 25-31 Luglio 2011 I PROTAGONISTI: 45 e ripeto 45 (!!!!) Straordinari, Scatenati, Super giovanissimi provenienti da Summaga, Fossalta, Portogruaro, Concordia, Corva, Fiume Veneto e Spilimbergo, di età compresa tra i 14 e 17 anni. IL FILO CONDUTTORE DELLA SETTIMANA: essere portatori di speranza, fare esperienza delle diversità tramite le relazioni con gli altri, scoprire che il confronto è fonte di arricchimento e che ogni azione che si compie comporta delle conseguenze sulle quali bisogna assumersi delle responsabilità. Analisi dei vari aspetti della propria umanità, in particolar modo la sofferenza che spesso si sperimenta anche da giovani, intravedendo in essa il progetto di salvezza che

! o p m a Che C

Dio ha su ogni uomo. Si è partiti quindi da un’analisi di se stessi per raggiungere l’ambizioso traguardo di guardare la realtà che ci circonda con occhi di speranza. Più che un filo conduttore, una matassa. Tra gli educatori vige la legge: “puntare alto per arrivare almeno a metà”. IL PROGETTO: nell’era in cui le invenzioni di Steeve Jobs stanno sbancando il mercato, brevettare un nuovo aggeggio ipertecnologico, una specie di iPod, con menù ed applicazioni molto speciali. App 1: iKNOW App 2: iPENCIL App 3: iFIT App 4: iAM App 5: iLIGHT App 6: iTRUST La nuova invenzione avrà il nome di: iHOPE!! (Mi sto immaginando la faccia di qualcuno un po’ attempato che leggendo questo articolo e grattandosi il sopracciglio si starà chiedendo:- cosa zè tute ste “i”, un sbaglio?) Nella settimana di campo ogni applicazione era abbinata alla sua giornata ed ogni nome riferito ad un preciso valore o ad una precisa attività. I valori che sono stati affrontati sono: la diversità e la fraternità, durante i primi due giorni di campo, la responsabilità verso se stessi il mercoledì con la camminata fino al rifugio Pordenone (un po’ prima ad essere sinceri perché ha iniziato a piovere), la scoperta di sé stessi il giovedì con la splendida testimonianza di una teologa che ha vissuto con noi l’intero pomeriggio, l’interiorità il venerdì con le confessioni e la sofferenza con la presentazione di Chiara Luce Bada32

no, la responsabilità verso gli altri il sabato con l’attività dell’arrampicata sulle pareti della scuola di roccia ad Erto. I PROGRAMMATORI NONCHE’ COLLAUDATORI DELL’iHOPE: Don Massimo (Polcenigo), Carlo e Luca (Portogruaro), Sara (Concordia), Michela (Fossalta), Mattia e Francesca (Fiume), Ramona e Stefano (Spilimbergo), Stefano (Corva) ed infine il trio summaghese composto da Elena, Marco e Valeria. L’INIZIO: Ci siamo incontrati per la prima volta in una piovosa serata di giugno. Sembra quasi che la pioggia al primo incontro di equipe sia di buon auspicio per la perfetta riuscita del campo. In tutta la mia esperienza di programmazione campi-scuola, cascasse il mondo, al primo incontro PIOVE!!Quest’anno, oltre che di buon auspicio è stata anche un triste presagio sulle condizioni meteo della settimana. Non c’è stato un solo giorno in cui non abbia piovuto, magari con un piccolo scroscio la pioggia ci ha salutato tutti i giorni tranne la domenica quando era ora di rientrare. No comment. D’altronde se anche in pianura pioveva e faceva freddo figuriamoci a Cimolais dove l’umido regna sovrano. Lunedì e martedì mai messo il naso fuori, temperatura esterna 9°C, interna 20°C grazie al grande Direttore che ha ben pensato di accendere il riscaldamento a luglio! Per un mese e mezzo ci siamo incontrati con frequenza settimanale, non senza difficoltà, considerato che eravamo ben tredici educatori partecipanti più altri tre che durante l’anno avevano seguito il cammino dei ragazzi,


ma che a causa delle mancate ferie non avrebbero partecipato. Sedici teste sono difficili da mettere d’accordo, sia come disponibilità che come pensieri. Mai vista un’equipe così numerosa. I primi incontri si può dire siano stati di assestamento, qualcuno puntava sul teologico, qualcuno sul giocoso, qualcuno sul fantascientifico, qualcuno sul cinematografico, qualcuno sul letterario….trovare il tema giusto è stato lo sforzo più grande fino quando nei nostri pensieri non è comparso l’iPod. Un oggettino che tutti i giovanissimi possiedono o conoscono molto bene, che permette di visualizzare immagini, video ed ascoltare musica, tutte attività vicine ai ragazzi che ci avrebbero permesso di proporre le attività con il giusto approccio. iPod però era banale, e allora, se il tema principale era la speranza, ecco nascere l’iHope! Dopo una serie di incontri per definire bene ruoli e orari ecco giungere il momento tanto atteso dai giovanissimi: la partenza. Previsioni meteo per la settimana, lasciamo perdere. Temperatura prevista, lasciamo perdere anche quella. Tam tam di sms ai giovanissimi con consigli preziosi su cosa mettere in valigia che recitavano: “ragazzi portate via roba pesante che se si muovono gli intestini siamo tutti fregati” (detto in maniera molto elegante). Soprattutto gli educatori. Arrivati a Cimolais mancava solo la neve e sembrava di essere a Natale. IL CAMPO: sono passati tre mesi dalla fine del campo scuola e ancora non riesco a trovare le parole giuste per descriverlo, probabilmente non ci sono. Alcune esperienze toccano così tanto nel profondo che ogni parola utilizzata per raccontarle non è sufficiente a trasmettere l’insieme di emozioni, sensazioni e sentimenti, provati nel viverle. Solo vivendole si può capirne la grandezza e l’unicità. Chi non ha mai sperimentato momenti forti come questi, non può capire quello che io amo

definire il miracolo campo. La frase che ho detto mille volte al nostro ritorno a Summaga è che nella mia esperienza di Azione Cattolica ho più campi sulle spalle che anni, e facendo due conti è proprio così, ma sono sincera soprattutto con i giovanissimi, campi come questo non li avevo mai vissuti. Non ho mai pianto ad un campo, a questo ho cominciato il mercoledì sera di fronte alle preghiere dei fedeli recitate spontaneamente da tutti i ragazzi, se ci penso mi viene ancora il groppo in gola. Mi sono stupita il lunedì pomeriggio, appena arrivati, nel vederli cantare seduti per terra tutti assieme suonando bonghi e chitarre come amici di vecchia data; mi sono venuti gli occhi lucidi nel

mo vado al campo da sola) si sono lanciati in questo sport estremo. Sono stati bravi, coraggiosi ed intraprendenti durante tutta la settimana, hanno dato il 100% in ogni momento, durante i giochi, le attività di riflessione, i momenti di preghiera per i quali dobbiamo tutti ringraziare Don Massimo, che è stato un compagno di viaggio super sia per noi educatori che per i ragazzi. Hanno vissuto il campo da protagonisti veri e la sera del sabato attorno al fuoco fatto di lumini perché fuori ovviamente pioveva, la loro emozione è venuta a galla. Se c’è qualcosa che può fare da cartina tornasole sulla riuscita del campo sono le lacrime dei ragazzi e degli educatori

sentirli cantare a squarciagola tutta la settimana la canzone “La Gioia”, perché rappresenta ciò che provano e ciò che vogliono. Un altro momento forte è stato sicuramente la veglia del giovedì sera nella quale tutti hanno posto davanti alla Croce i loro dubbi e le loro domande, profonde, forti, sulla vita e sulla Fede. Il video su Chiara Luce Badano, la sua malattia e il suo incontro con Dio sono stati il culmine di questa veglia terminata anch’essa con un lungo commovente abbraccio. Sensazionale il coraggio che hanno avuto tutti nell’affrontare l’arrampicata sulla parete di roccia ad Erto, muniti di scarpine ed imbracatura, ovviamente con istruttore a terra che li teneva con la corda (questo lo scrivo per i genitori altrimenti l’anno prossi-

il sabato sera, tante lacrime campo perfettamente riuscito e soddisfazione a mille. E non perché siamo sadici e ci divertiamo a far piangere i “fioi”, ma perché le lacrime di gioia sono sempre le più belle, riempiono il cuore, e danno un significato al lavoro svolto durante l’intero anno, fanno dimenticare i nervosi, le corse, le arrabbiature, e fanno ringraziare Dio per questa grande opportunità che abbiamo noi giovani di Azione Cattolica. Un grazie grande ad Elena, Marco e ai miei giovanissimi summaghesi con i quali ho vissuto un meraviglioso anno e uno splendido campo, e anche se quest’anno percorriamo cammini diversi li ho sempre nel cuore.

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Valeria


150° anniversario

dell’Unità d’Italia L’orgoglio di essere italiani: riflessioni sul Risorgimento 17 marzo 1861: a Torino il Senato Subalpino, in una solenne seduta, proclama la nascita del Regno d’Italia. 17 marzo 2011 : iniziano le celebrazioni del 150° anno dallo storico evento. Ma il clima stavolta è piuttosto “freddo”. Sino a pochi giorni prima, le forze politiche di governo erano rimaste divise tra una ostilità neppure tanto malcelata ed un sostanziale scetticismo. Vi ricordate la proposta di non concedere la festività nelle Scuole per non compromettere il “regolare” svolgimento delle attività didattiche? Infine, prevalse il buon senso. Che la festa incominci – si disse – se “deve” incominciare! Ormai il fatidico anno sta per compiersi ed è stato ( lo possiamo affermare senza tema di smentite) tutto un fiorire di iniziative che, da Nord a Sud, hanno fatto piazza pulita di tante riserve e perplessità. Mostre d’arte, conferenze di carattere storico e letterario, spettacoli musicali e rassegne cinematografiche, momenti di intrattenimento popolare dalle grandi città ai paesi più piccoli. Ed oltre a ciò un risveglio del mercato editoriale con riedizioni e soprattutto nuove pubblicazioni, alcune specialistiche altre divulgative sui grandi temi del dibattito storiografico ma anche sugli aspetti di un Risorgimento impropriamente definito “minore” come quello relativo a poco conosciuti episodi di storia locale o alla storia del costume. Un ventaglio di iniziative così articolato e così “ partecipato” che è andato ben oltre la cerchia

degli intellettuali, coinvolgendo, a vari livelli, ampi strati della popolazione, apre il campo ad una serie di riflessioni che non debbono essere lasciate cadere. Non si tratta soltanto di analizzare (o celebrare) un periodo storico in se stesso ma di riconoscerne il carattere “ fondante” nella nostra identità nel passato come nel presente. In parole più semplici, è stata un’occasione per interrogarci su cosa significava allora ma anche su cosa significhi oggi “essere italiani “. Provate a pensare ad un veneto, un lombardo, un toscano, un napoletano….vissuto nel Trecento, nel Cinquecento o nel Settecento. Che cosa poteva significare per costui l’Italia che da secoli era divisa in una miriade di Stati e Staterelli, diversi per costituzione politica, condizioni economiche e sociali, stili di vita, soggetti direttamente o indiret34

tamente a potenze straniere? Mentre Francia, Inghilterra, Spagna, nel corso del Medio Evo e del Rinascimento, avevano realizzato l’unità statuale (e l’indipendenza) , sotto l’impulso politico e militare di una dinastia, l’Italia , che Stato non era, poteva trovare un’unità ideale soltanto nella cultura letteraria ed artistica e nella lingua ( sia pure una lingua colta e specificamente letteraria, perché la lingua d’uso comune, la lingua parlata, continuava ad essere costituita, anche tra le persone di elevata condizione sociale, da una molteplicità di dialetti tra loro non comunicanti!). Quanto alla Storia, il solo possibile richiamo nella ricerca di un’identità era quello alla grandezza di Roma, unico periodo, peraltro remotissimo, in cui l’Italia era stata unita ed indipendente. Oppure, ci si appellava a momenti storici come le lotte dei


no dolci queste parole al ligure Goffredo Mameli quando nel 1848 compose a Torino il “Canto degli Italiani” ripreso poco dopo sulle barricate durante le Cinque Giornate di Milano e divenuto poi il nostro inno nazionale! E vorrei ritornare di nuovo alle memorie garibaldine che ho citato per suggerirvi la lettura delle pagine in cui Giuseppe Cesare Abba narra la partenza dei Mille dallo scoglio di Quarto. Vi si coglie l’attesa trepidante in cui si mescolano incertezza e speranza, il saldo convincimento in una Fede ed ancora il moto dell’animo con cui ci si riconosce “fratelli” ricordando con tenerezza il toscano, il ligure, il veneto..., tutti italiani, concordi nell’impresa da compiere. Quale abissale distanza dai pre-

Spedizione dei Mille

Comuni contro il Barbarossa o ad episodi della storia rinascimentale, strumentalmente interpretati, che si riteneva avessero visto il rifulgere dell’eroismo italico individuale, come sosteneva Machiavelli. Ma queste memorie non avrebbero alimentato un Risorgimento politico se non attraverso una cultura letteraria che ad esse conferì forma e linfa vitale. Come ha recentemente rilevato Paolo Mieli, intervenuto a “Pordenonelegge”, non è dunque un paradosso affermare che il Risorgimento è stato fatto dai libri non meno che dal pensiero ed all’azione dei politici. Basta leggere i testi ”classici” della letteratura garibaldina come “ Da Quarto al Volturno” di Giuseppe Cesare Abba o “I Mille” di Giuseppe Bandi per constatare come le memorie dei patrioti nell’impresa dei Mille siano costantemente intessute di citazioni dai poeti latini (Virgilio su tutti) o dai grandi classici italiani (Dante, Petrarca ma anche Ariosto e Tasso) ogniqualvolta si voglia esprimere un’idea o un’emozione o suggerire un’immagine per descrivere un paesaggio o per dar corpo con una metafora ad una esperienza o ad un sentimento personale. Questo affettuoso richiamo alle letture in quanto patrimonio “comune” è per loro un modo per riaffermare l’unità nazionale al di là delle diversità regionali. Fratelli d’Italia! Come risuonaro-

giudizi e dai rissosi campanilismi di oggi! Quale senso del Bene comune in questi patrioti del Risorgimento rispetto al cinico egoismo del nostro tempo nel quale l’interesse personale sembra essere l’unico obiettivo da perseguire a qualunque prezzo! Un’altra considerazione che colpisce chi si accosta allo studio del Risorgimento è la giovane età di coloro che “fecero l’Italia”. Se pensiamo che nell’Italia di oggi, salvo poche eccezioni, il potere politico ed economico è saldamente detenuto da ultrasettantenni che si guardano bene dal cedere le loro “posizioni di comando”, fa un certo effetto ricordare che Goffredo Mameli, quando sacrificò la propria vita nella difesa della Repubblica Romana non aveva ancora 22 anni. E pochi sanno che l’età media di coloro che parteciparono alla spedizione dei Mille era di 25 anni. Studenti ed insegnanti morirono eroicamente a Curtatone e Montanara durante la Prima Guerra d’Indipendenza; per lo più giovani erano coloro che combatterono nelle Cinque Giornate di Milano, nella difesa di Venezia e della Repubblica Romana. Equipaggiati ed armati il più delle volte in modo approssimativo, come avvenne nella spedizione dei Mille, forti soltanto del loro

Hanno partecipato alla "Spedizione dei Mille" alcuni patrioti del nostro territorio: - Gaetano Castion di Portogruaro - Paolo Scarpa di San Michele - Coriolano Gnesutta di Latisana Inoltre hanno dato il loro contributo in spedizioni successive di supporto ai Mille altri volontari di Portogruaro: Cossetti Antonio Gioacchino Janes e di Latisana - San Michele: - Sante Scarpa, fratello di Paolo, ferito al Volturno - G. Batta Baccarin - Luigi Gardini (sergente) - Angelo Marin (caporale) - Antonio Mauro - Antonio Piaccentini - Francesco Salvadore

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coraggio e della loro generosa incoscienza furono alla fine stimati e temuti dai loro stessi nemici. Ma il Risorgimento non si combattè solo sul campo di battaglia o nelle piazze ma dovunque si agitarono, sfidando la censura e la repressione austriaca, le nuove idee di libertà, unità, indipendenza. Giovani animavano i circoli patriottici nei caffè e nei salotti aristocratici, affollavano i loggioni dei teatri nei quali si rappresentavano i melodrammi di Verdi o distribuivano “fogli volanti” come novelli cantastorie, antesignani dei giornalisti di oggi. Un’ondata di immagini, parole e musica percorse febbrilmente il nostro Paese accompagnando le eroiche vicende che si preparavano e si venivano compiendo. Quando rifletto su tutto ciò, mi viene spontaneo pensare alle contraddizioni ed alle frustrazioni dei giovani d’oggi, espropriati del loro futuro dalla crisi economica ( ma anche dalla crisi dei valori) e li confronto con questi altri giovani , certo più poveri e meno smaliziati, ricchi solo del loro futuro. Ma l’energia che scaturiva da ideali condivisi li aiutò a superare, in tante circostanze, difficoltà che potevano apparire insormontabili. Fu questa forza interiore che permise ad uomini e donne del Risorgimento di saltare l’ostacolo dei loro dubbi e delle loro paure, mettendo la sordina alle differenze ideologiche che avrebbero potuto dividerli e ricercando piuttosto, con tenacia e determinazione, ciò che di fatto li univa : l’amore per la Patria e la Fede in un progetto destinato a liberare l’Italia dalla dominazione straniera e a riportarla con dignità nel consesso delle Nazioni civili. E’ questa l’eredità che il Risorgimento ci ha lasciato ed è questo il monito che le celebrazioni di quest’anno affidano alla nostra sensibilità e responsabilità di cittadini memori della nostra Storia. Roberto Coccolo

È fosco l'aere, il cielo è muto, ed io sul tacito veron seduto, in solitaria malinconia ti guardo e lagrimo, Venezia mia! ... Passa una gondola della città. "Ehi, dalla gondola, qual novità ?" "Il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola bandiera bianca!" No, no, non splendere su tanti guai, sole d'Italia, non splender mai; e sulla veneta spenta fortuna si eterni il gemito della laguna. Venezia! l'ultima ora è venuta; illustre martire, tu sei perduta... Il morbo infuria, il pan ti manca, sul ponte sventola bandiera bianca!

ma il morbo infuria, ma il pan le manca... Sul ponte sventola bandiera bianca! Ed ora infrangasi qui sulla pietra, finché è ancor libera, questa mia cetra. A te, Venezia, l'ultimo canto, l'ultimo bacio, l'ultimo pianto! Ramingo ed esule in suol straniero, vivrai, Venezia, nel mio pensiero; vivrai nel tempio qui del mio core, come l'imagine del primo amore. Ma il vento sibila, ma l'onda è scura, ma tutta in tenebre è la natura: le corde stridono, la voce manca... Sul ponte sventola bandiera bianca! Arnaldo Fusinato

ODE A VENEZIA “Ode a Venezia è una poesia sul Risorgimento che narra la sfortunata sollevazione di Venezia nel 1848, in appoggio al tentativo di unificazione dell'Italia iniziato (con prudenza e diffidenza) da Carlo Alberto (I Guerra di Indipendenza) Dopo la sconfitta di Carlo Alberto ad opera del generale austriaco Radetzky (il re fu poi costretto all'esilio) Venezia e Roma continuarono, com’è noto, l’insurrezione, proclamando la Repubblica. Roma fu soverchiata dalle forze armate del Regno delle Due Sicilie, di Francia e di Spagna, mentre Venezia, assediata dagli austriaci, fu colpita anche da un’epidemia di colera: "il morbo", più volte citato in questo malinconico componimento.” 36


Notiziario Combattenti e Reduci Quest'anno, oltre i 150 anni dell'Unità d'Italia, celebrati solennemente da tutte le sezioni combattenti e reduci, a Summaga durante la Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate ha commemorato i 150 anni dell’Unità d’Italia il generale Ilenio Zanotto. Il sindaco, Antonio Bertoncello, ha ricordato il 90° della costruzione del Monumento dei Caduti, uno tra i primi eretti in Italia. Per la realizzazione del monumento, a ricordo dei 40 giovani summaghesi caduti nella prima guerra mondiale, erano state raccolte, tra i cittadini di Summaga, ben 6.353 lire e l' 8 febbraio del 1921 veniva firmata dal costruttore edile Pietro Boschin la "quietanza" a saldo delle opere di costruzione.

A perenne ricordo dei figli Caduti da Eroi nella guerra mondiale per gli Ideali della Patria Summaga che diede loro i natali ne consacra il nome nel marmo ottobre MCMXX

Caduti nella prima guerra mondiale 1915-1918

L’alfiere Antonio Anese che sempre ha retto le bandiere in ogni manifestazione.

Augusto Zordan Natale Minusso Luigi Bozza Bonaventura Dazzan Angelo Samassa Giovanni Mior Annibale Scapin Luigi Spironello Giovanni De Bortoli Luigi Bon Sante Stival Antonio Bozza Ilario Dominici Giovanni Papais Natale Lenardon Gino Miglioranza Pietro Tesolin Antonio Mior Giuseppe Drigo Enrico Canciani 37

Attilio Zanet Luigi Spimpolo Ermenegildo Piccolo Antonio Zucchetto Luigi Gerolin Antonio Bravo Luigi Benvenuto Luigi Minusso Marco Samassa Adamo Travain Antonio Bandiziol Carlo Vendrame Umberto Lazzaretto Pietro Zavattin Carlo Travain Matteo Stival Giuseppe Bandiziol Sante Travain Angelo Toniolo Benvenuto Moretto


Caduti nella seconda guerra mondiale 1940-1945 Giovanni Balzarin Sante Bon Guido Bottan Amelio Drigo Raffaele Brun Dante Drigo Umberto Lazzaretto Antonio Martin Luigi Tusei

Paolo Lovisetto Umberto Bortolotto Umberto Drigo Umberto Fagotto Asterio Marolla Carlo Mio Mario Segatto Vittorio Franzon Natale Biason

I rappresentanti della nostra sezione, sabato 8 ottobre 2011, presso la Sala Consiliare del Municipio di Portogruaro, hanno assistito alla presentazione della Ristampa Anastatica della “Pubblicazione - Ricordo inaugurazione del Monumento ai Caduti del 30 settembre 1928”. L'Evento voleva onorare i soldati portogruaresi, 276 in essa elencati, morti durante la prima guerra mondiale.

Durante la Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate hanno ricevuto il "Diploma di fedeltà" per aver superato i 90 anni d'età, gli ex combattenti della classe 1921, i signori: Giuseppe Zanon, Angelo Zavattin, Bruno Trevisan. Un commosso pensiero è stato rivolto ai cari soci defunti: Giancarlo Zamberlan, Severina Segatto ved. Bianco, Luciano Falcomer, Ottorino Fagotto, Lino Segatto, Vittoria Tomadon in Zavattin, Mario Zanin, Bruno Bozza, Pompeo Miglioranza. Per tutti loro è stata invocata la Pace dei Giusti.

Il Giorno della memoria 2011 Il Comune di Portogruaro, in collaborazione con le associazioni e gli enti del territorio, giovedì 27 gennaio, ha celebrato il Giorno della Memoria "in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici nei campi nazisti". Nella Sala Consiliare del Municipio sono state consegnate le medaglie d'onore concesse dal Presidente della Repubblica in favore di cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l'economia di guerra. Hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento i cittadini portogruaresi: Virginio Arreghini, Luigi Tusei e i familiari di Aldo Bertolini, Enrico Sandron e dei summaghesi Domenico Boccalon e Deris Zulian. Luigi Goi 38


Come Chicco di Grano Ricordo di Mons. Luigi Padovese nel primo anniversario della Morte

Canto per un martirio ....... E le mani… le mani… quelle si le piaghe fanno male…… Padre… e questo vento che ci viene dalla mattina alla sera sulla pelle è calvario che arroventa sullo specchio di un dolore incorniciato Oh… il tempo consuma sul vecchio campanile l’aspra bruciatura della ferita ma quando si fa più vivo il giorno... stremata e affranta batte la campana l’inutile certezza di quanto bella e amara sia la vita (AlRo)

Il 3 giugno di quest’anno ricorreva il primo anniversario del martirio in Anatolia del nostro tanto amato Vescovo Monsignor Luigi Padovese. Un gruppo di persone volenterose, sotto la supervisione del nostro Parroco Don Giuseppe Liut, si sono organizzate per tempo allo scopo di fornire in quella circostanza un contributo doveroso alla memoria della persona e della sua opera. Da vari incontri serali interlocutori e preparatori è emersa la stesura e la scaletta di quello che sarebbe poi stato un vero e pro-

prio momento di incantevole ricordo in una atmosfera di meditato raccoglimento. Non escludendo una breve preghiera; ma sapendo che un momento liturgico particolare alla Sua memoria si sarebbe svolto il giorno successivo, sempre nella nostra Abbazia; la serata è stata improntata alla recita di poesie, alcune a Lui espressamente dedicate, e all’ascolto di opportuni brani musicali. Alcuni collaboratori si sono pertanto attivati per reperire “attori” disponibili sia per la recita delle poesie che per le esecuzio39

ni musicali e così, tassello dopo tassello, è stato realizzato il piano della serata. Altri ancora si sono preoccupati di ricercare degli “sponsor” che con il loro generoso contributo hanno consentito di coprire le indispensabili e necessarie spese per lo svolgimento del memoriale. Altri ancora si sono impegnati nella preparazione di un libretto da distribuire a tutti i presenti durante l’evento, per permettere loro di seguire con maggiore attenzione la recita delle poesie e conoscere, con un breve profilo, gli attori-


autori recitanti ed i musicisti. Si è anche provveduto all’acquisto di cento copie di un libretto sulla vita di Mons. Luigi, intitolato “Come chicco di grano”. Edito dopo la Sua morte, a cura della Provincia Lombarda dei Frati Cappuccini, conteneva anche il DVD che è stato poi proiettato nel cuore della serata. E’ lo stesso DVD che tutti Voi che ci leggete in questo momento troverete allegato a questo numero del nostro bollettino parrocchiale. Finalmente la sera di venerdì 3 giugno il momento serale è stato vissuto con particolare attenzione ed emozione da coloro che hanno voluto e potuto partecipare. Tra i partecipanti abbiamo notato molte presenze autorevoli e gradite. Ne citiamo solo alcune a memoria: il nostro Vescovo Emerito Mons. Ovidio Poletto; Mons. Basilio Danelon; Mons. Orioldo Marson; Mons. Sergio Deison; Mons. Giosuè Tosoni; Mons. Pietro Cesco; Fra Gianfranco; Fra Licinio e il nostro emerito Parroco Mons. Umberto Fabris. Tra le autorità civili: il vice sindaco Prof. Gigi Villotta, l’assessore alla cultura signora Anna Maria Foschi, ma soprattutto erano attenti ascoltatori molti compaesani, e anche molte altre persone da fuori paese, che hanno voluto con la Loro presenza onorare il ricordo di Mons. Luigi e la memoria delle sue numerose visite e presenze attive nella nostra Comunità. Con quest’articolo riassuntivo, vogliamo ricordare a costoro, e soprattutto portare a conoscenza di quelli che non hanno potuto partecipare, lo svolgimento piacevole di quell’incontro. A grosse linee la serata era articolata in tre parti. Quella centrale, la più importante, prevedeva la proiezione del video già accennato, che ha

emozionato non poco il pubblico presente e che potrà ora emozionare anche Voi che lo ricevete con questa copia di “Qui Summaga”. Il video, preceduto dalla lettura di un breve ricordo di “Padre Luigi” (così veniva ancora chiamato amichevolmente nonostante la Sua Ordinazione Episcopale) e seguito dalla lettura di una Sua lettera scritta ai confratelli al momento della Sua nomina a Vicario Apostolico dell’Anatolia, ha costituito il momento più toccante e più vero a ricordo del nostro amato Luigi. La prima parte, con la prolusione di Don Giuseppe, e la terza parte, con l’amichevole ricordo di Luigi da Parte di Mons. Ovidio Poletto e la sua preghiera finale, si sono invece sviluppate con un’armoniosa, delicata e piacevole alternanza di poesie e musiche. A chi ha avuto il compito di redigere questo breve articolo non resta pertanto che un obbligo, una raccomandazione e una richiesta. L’obbligo di ringraziare tutti coloro che in qualche modo, con il contributo di tempo e di lavoro, hanno consentito di realizzare la serata. Sono molti e non pensiamo di poterli citare qui tutti quanti. Ci permettiamo tuttavia di menzionare, per tutti, l’amico Roberto Alessandrini che è stato il primo promotore e ideatore dell’iniziativa e Michele Giro che, lavorando per lo più nell’ombra, si è sobbarcato buona parte del lavoro preparatorio ed ha condotto con la solita discreta maestria lo svolgimento della serata. La raccomandazione a tutti coloro che riceveranno il bollettino con l’allegato DVD, saremo allora sotto Natale, di trovare il tempo per vederlo e rivivere così, o scoprire in quel momento, la visione di alcuni momenti 40

di vita del nostro compianto e illustre compaesano. Era nato di fatto a Milano, ma non abbiamo mai cessato di consideralo a tutti gli effetti (e anche Lui si considerava tale) figlio della nostra terra. Per chi non avesse i mezzi tecnici per poterlo visionare (un computer o un lettore di DVD), consigliamo di accordarsi con qualche parente o vicino per poterlo fare. Sarà forse ancora più piacevole poterlo vedere in compagnia di altri. Questi potranno tenersi il disco come ricordo o per visionarlo in futuro o anche, se lo vogliono, regalarlo ad altri abitanti del nostro territorio che non siano destinatari del nostro Bollettino. Una richiesta (l’argomento può sembrare delicato, ma ci permettiamo comunque di accennarne): chi ha organizzato e seguito quest’opera non ha avuto il coraggio di tornare dagli sponsor e nemmeno di trovarne di nuovi che permettessero di finanziare l’acquisto di 1300 copie DVD (tante quanto sono le copie del “Qui Summaga”). Abbiamo fatto affidamento sulla riconosciuta disponibilità dei nostri concittadini (residenti e non) che sicuramente sapranno dimostrasi ancor più generosi del solito nel contribuire a questa edizione speciale del Loro Bollettino “Qui Summaga” al momento in cui lo riceveranno. Chi venisse invece a scoprire quest’esigenza solo al momento della lettura di quest’articolo, può sempre, se lo vuole, rivolgersi anche successivamente alla Parrocchia per portare il suo contributo. Contiamo in questo modo di coprire le spese e, se qualcosa dovesse avanzare, sarà accantonato per poter celebrare anche nel 2012 la ricorrenza del martirio del nostro amato fratello Luigi. Per tutti, uno degli organizzatori


P.S. L’unico rammarico di chi ha riassunto qui i momenti più significativi di questa serata è quello di non poter, attraverso queste pagine, farvi ascoltare le splendide esecuzioni musicali delle tre giovani musiciste Valentina Baradello, Maria Eleonora Nardi e Valentina Danelon che magistralmente, e con estrema professionalità, hanno alternato i loro brani musicali alla lettura dei brani poetici, eseguendo un adeguato repertorio con musiche di Paradies, Faurè, Tournier, Respighi, Krumpholtz, Bach, Gounod, Pachelbel. Chi volesse comunque recuperare e godere anche l’ascolto di questa non secondaria parte del memoriale può rivolgersi al nostro Parroco per prenotare una copia in DVD della registrazione della serata.

IL RICORDO DI MONS. LUIGI PADOVESE LETTO DA UNA NIPOTE PRIMA DELLA PROIEZIONE DEL VIDEO Il tre giugno dello scorso anno la notizia dell’uccisione di Mons. Luigi Padovese ha scosso il mondo intero, e particolarmente quelli che hanno avuto l’onore e la gioia di conoscerlo. A distanza di un anno siamo ancora sgomenti al pensiero della sua fine, di come sia avvenuta, e ancora ci interroghiamo sul perché sia stato compiuto quell’orribile gesto. Più di una volta avevamo avuto occasione di dirgli che stavamo in pensiero per lui e che ci spaventava il fatto che non avesse più la scorta di protezione che gli era stata assegnata dopo l’uccisione, nella sua diocesi, di don Santoro. Lui ci rispondeva serenamente che la situazione era migliorata e che comunque aveva Murat che lo proteggeva ... Parlava proprio del suo uccisore! ... Si fidava di lui, lo considerava un amico, un

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figlio. Come non credergli, visto che noi stessi famigliari avevamo conosciuto questa persona e constatato il rapporto di fiducia, di amicizia e di rispetto che li accompagnava? Questa sua fiducia, come ora tutti sappiamo, è stata purtroppo tradita nel peggiore dei modi. Era consapevole Luigi, e lo aveva dichiarato più volte, magari sorridendo bonariamente, come sapeva fare Lui, che per il mondo mussulmano il concetto di integrazione esisteva: voleva dire però che un cristiano poteva diventare musulmano, ma non il contrario. Eppure, nonostante questa amara consapevolezza, continuava ad avere molte speranze e perseguiva la sua missione evangelica in terra turca con amore e apertura al dialogo nei confronti del mondo mussulmano, senza mai contrapporsi ad altri, ma sempre confrontandosi con dolcezza ed apertura ai suoi interlocutori. Non era indubbiamente lo stesso per gli altri e crediamo che questo suo atteggiamento amorevole, conciliante e quindi da imitare non sia piaciuto ad alcuni, al punto di decretarne la morte fisica. Non abbiamo mai creduto infatti alla tesi del gesto folle compiuto da una persona sconvolta dalla malattia mentale. Conoscendo bene Luigi, troppi indizi, sin dal primo momento, ci hanno portati a pensare che la sua uccisione, per noi il suo Martirio, sia stata in qualche modo, se non proprio programmata, almeno provocata da eventi ancora non rivelati. Padre Luigi, così continuavamo istintivamente a chiamarlo nonostante la sua consacrazione episcopale, ha lasciato in ognu-


no di noi, parenti o amici che lo hanno conosciuto, un bel ricordo che durerà sicuramente nel tempo. Lui amava venire a Summaga e nella nostra diocesi. Qui si sentiva un po’ come a casa, incontrava sempre persone che si prendevano cura di lui e di chi lo accompagnava, ospitandoli in maniera semplice, schietta. Apprezzava moltissimo questa semplicità, perché semplice era anche lui. Quando ancora non era vescovo, riusciva a trovare più tempo da trascorrere con amici e parenti, mentre ultimamente gli impegni rendevano le sue visite, fitte di appuntamenti, più frettolose, ma riusciva comunque sempre a portare a tutti una ventata di gioia. Luigi verrà sicuramente ricordato in questi giorni in tutto il mondo. Sappiamo di molte iniziative in sua memoria. In particolare a Milano sua città natale, domani, con varie manifestazioni, da parte dei suoi confratelli della Provincia Lombarda dei Frati Cappuccini. Anche a Roma proprio oggi alla Pontificia Università Antonianum, dove per molti anni ha insegnato a giovani consacrati di tutto il mondo e dove è stato anche Preside dell’Istituto di Spiritualità, è stata intitolata a Suo nome un’aula ed è stato presentato il libro intitolato “In Caritate Veritas”, era questo il suo motto episcopale, opera letteraria coordinata da

Paolo Martinelli, attuale preside dell’Antonianum e che raccoglie una sintesi degli scritti più importanti di Luigi. Avevamo invitato qui da noi suo fratello Sandrino, ma ha dovuto recarsi oggi a Roma e sta a quest’ora rientrando per essere ovviamente domani a Milano per presiedere ai vari incontri programmati. Abbiamo poi notizie che in Germania, a Bamberga, dove Luigi era particolarmente conosciuto ed amato, stanno intitolando a suo nome una piazza nella quale verrà eretto un suo monumento. Sappiamo ancora che a Cucciago, un paese in provincia di Como, il cui Parroco è un suo amico d’infanzia, hanno intitolato a Suo nome un nuovo centro culturale. Sono solo alcuni esempi, tra quelli pervenuti alla

nostra conoscenza, delle molte iniziative messe in atto per ricordarlo. Anche la nostra comunità, la nostra è la Sua terra d’origine, non poteva mancare a questo appuntamento anniversario anche se, da quando la ferale notizia della sua morte ci sconvolse lo scorso anno, lo abbiamo costantemente e più che mai nel cuore. Il filmato che andremo a vedere ora, e che forse alcuni di Voi hanno potuto ricevere entrando in Chiesa, è stato creato con il contributo di Alessandro Ferrari, già Ministro provinciale dei frati cappuccini della provincia lombarda. Raccoglie anche testimonianze ed emozioni provate, dopo la notizia della sua morte, da alcune persone che hanno fatto parte della sua vita. Nel chiudere questa mia breve memoria, vorrei condividere con voi un sogno. Non mio, ma ne sono comunque la diretta testimone. Un sogno fatto da quel bimbo che vedete nella foto di copertina del libretto che avete in mano. Pochi giorni dopo la morte di Luigi, aveva allora cinque anni, si svegliò una mattina e correndo verso di me mi disse: mamma ho sognato Luigi, era nel cielo e mi sorrideva, era dentro una palla, non di quelle che si gioca: era in una grande palla di luce!

A sera... Mi consolano tra i sassi quelle rose che ancora profumano l’arsura eppure sanno che gli tocca di sfiorire poco prima dell’oscurità (AlRo)

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59° Raduno Bersaglieri TORINO 2011

La Marmora è un nome noto a molti italiani, ricordato in lapidi, monumenti e strade di tutta la penisola. Quattro fratelli generali nell’esercito del Regno di Sardegna che hanno avuto un ruolo importante nella storia dell’esercito italiano legando il loro nome a quattro corpi militari ancora oggi esistenti: Carlo Emanuele a quello dei Corazzieri; Alberto ai Granatieri di Sardegna; Alfonso alle Batterie a Cavallo e Alessandro, come fondatore, ai Bersaglieri. Altrettanto importante fu il loro contributo alla vita politica e civile. Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia la storia patria non può prescindere dai La Marmora, di quanto seppero trasfondere degli antichi valori di cui erano custodi nell’Italia del Risorgimento e di come il processo unitario sia anche il risultato di un rapporto tra uomini e territorio prodromo di quello più vasto che poi coinvolgerà l’intero territorio nazionale. E proprio a Torino, sede che ha

dato i Natali all’Unità d’Italia e ha visto nascere il glorioso Corpo dei Bersaglieri il 18 giugno 1836, si è tenuto il 59° raduno Nazionale dei fanti piumati, appuntamento al quale la sezione di Portogruaro con l’affiatato gruppo bersaglieri in congedo, familiari e simpatizzanti di Summaga non rinuncia mai. Erano in migliaia, assiepati lungo il percorso che da Piazza Vittorio Veneto conduce a Piazza Castello fino a Piazza San Carlo, ad assistere alla sfilata di dome-

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nica 19 giugno applaudendo, incitando, un groppo in gola ad ogni apparire di striscione regionale. Decine e decine di macchine fotografiche tenute ben alte da altrettante braccia tese, hanno cercato di fermare sulla superficie sensibile, un attimo da ricordare, una sensazione, un’emozione, un sentimento. Resterà indelebile nella memoria di tutti l’abbraccio della città ai “suoi bersaglieri”. 175 anni sono passati da quel 18 giugno allorchè, all’interno della Caserma Ceppi in Torino, l’allora Capitano Alessandro La Marmora addestrava personalmente i primi bersaglieri che componevano la Prima Compagnia pensando alla bellezza del bersagliere che “corre verso una meta raggiante e vive l’orgoglio di arrivare primo e vi arriva cantando allegramente, come un soffio di primavera, mentre le trombe squillano e i ritornelli segnano il ritmo”, ora come allora, custodi di una tradizione di ardimento e generosità, in servizio ed in congedo. L.S.


La nascita del

Summaga Calcio Anno 1968-69 Da sn in alto: Guido Boccalon, massaggiatore, Alfredo Nascinben, dirigente, Claudio Miglioranza, Luciano Bravin, Aldo Rampazzo, Franco Lisandro, Pietro Dorigo, Vittorino Grego, Beppino Mio, presidente. Da sn in basso: Luciano Faggioni, Fervido Mason, Carlo Anselmo Mio, Aldino Lisandro, Adelino Nascinben, Gianni Zanon. Per la passione di alcuni sportivi, amici del calcio, nel 1965 comincia la storia di questo sport a Summaga, a Summaga per modo di dire, perchĂŠ non essendoci ancora il campo sportivo si deve emigrare in quel di Pradipozzo, per gentile concessione di don Gildo che ci autorizza a giocare in quello parrocchiale. I primi anni sono di pura

partecipazione e divertimento, senza grandi pretese, aspettando con ansia per tutta la settimana di disputare la partita. Nel 1969 si inizia a giocare a Summaga nel campo in via Santa Elisabetta, appena costruito. Da lĂŹ, qualche anno dopo, con una squadra composta di giocatori preparati, ma soprattutto amici, si vince il primo campionato

Summaga A.C. vincitrice del campionato 1974-75 con il presidente Mario Rossi Da sn in alto: Luciano Martin, Claudio Tiso, Roberto Miglioranza, Paolo Bernardini, Franco Lisandro, Giorgio Delle Vedove, Aldo Rampazzo, Mario Rossi. Da sn in basso: Claudio Boccalon, Flavio Sclip, Guerrino Arreghini, Renzo Gaiatto, Aldino Lisandro, Giancarlo Berti.

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della storia calcistica summaghese. Negli anni seguenti, in seconda categoria, si riesce a comportarsi bene, piazzandosi sempre nelle prime posizioni e sfiorando la promozione in alcuni tornei. Promozione che viene centrata nel 1986, passando cosĂŹ dalla seconda alla prima categoria.


In questi venti anni di calcio a Summaga, bisogna ricordare una cosa molto importante: l'affetto dei tifosi per questa squadra e la partecipazione anche di numerose persone che vengono da Portogruaro e Concordia per incitare i loro beniamini. Non passa tempo che la stessa squadra vince anche il campionato

regionale. Nel 1989 questi fantastici ragazzi arrivano primi anche nel campionato di prima categoria, misurandosi l'anno successivo nel campionato di promozione con squadre come il Cartographer ed altre blasonate. Questo è l'ultimo anno come società e squadra con questo nome, cioè Summaga AC., per-

ché dall'anno seguente si fa la fusione con il Portogruaro calcio, da qui la denominazione di Calcio Portogruaro-Summaga che anno dopo anno, promozione dopo promozione arriva fino in serie B.

Squadra juniores Da sn in alto: Mauro Sartori, Riccardo Piasentin, Andrea Sartori, Maurizio Fagotto, Gastone Mascarin, Cancian, Daniele Zanin. Da sn in basso: Walter Zavattin (Tutù), Mauro Piccolo (oggi vicepresidente del Summga calcio), Stefano Goi, Roberto Buoso, Stefano Sartori.

I primi tempi sono molto spartani: ci si lava d'inverno con l'acqua ghiacciata del rubinetto o, come a Giussago, nell'abbeveratoio delle mucche, il ristoro è un panino che chiamarsi panino è una vera e propria eresia, preparato da "Carlo casaro"con una fetta "trasparente" di mortadella, la trasferta da Summaga a Pradipozzo si risolve con mezzi di fortuna, anche in bicicletta.

Si vuol ricordare i presidenti susseguitisi nell'arco dei primi venticinque anni: Giuseppe Mio (Beppino), Mario Rossi e Dino Mio che hanno saputo motivare i giocatori con il loro grande entusiasmo. Questa è in sintesi la storia per

Giuseppe (Beppino) Mio presidente, Aldo Piccolo, dirigente con

la squadra del 1969

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onorare chi nell'arco di quegli anni ha dato il proprio contributo alla società di calcio , chiamata Summaga A.C. che per venticinque anni ha divertito e appassionato centinaia di tifosi. Uno di quei tempi


Bocce, Briscola, Benessere Bocce nella storia Il gioco delle bocce è tra i più antichi. Risalgono al 7000 a.C. le prime testimonianze di un gioco simile a quello odierno. Greci e troiani, nelle pause di guerra, disputavano delle partite e Ippocrate propagandava questo esercizio come attività salutare. Anche Claudio Galeno, medico dei gladiatori e di

Da sn Mario Piccolo

loro prezioso contenuto: 4 bocce lucidate e pronte a rullare sui campi da gioco parrocchiali per contendersi, in interminabili partite, l’ambito titolo di “coppia vincente”. Concentrazione, breve rincorsa, il braccio che fa da guida leggera e lascia andare la presa. La sfera si alza in volo e picchia decisa, quasi arrogante, sulla boccia avversaria, scompaginando la situazione precedente. “E’ punto!” la sentenza del campo. Va avanti così, senza sosta, un tiro dopo l’altro, tra giovani e meno giovani, campioni improvvisati che non smettono il gioco se non per commenti, contestazioni, un bicchiere di vino o un caffè in compagnia. E’ il mondo delle bocce, 27 metri di pista da percorrere avanti e indietro, il pallino cercato al punto, bocciato, domato da un altro tiro. Impossibile non appassionarsi. Basta osservare come si divertono i bocciofili e il pubblico di ogni età. Che in questo sport ci sia ben più di quanto appare?

Al calar della sera i giocatori summaghesi sono sul campo.

Marco Aurelio, le consigliava a giovani e vecchi. E furono proprio i romani a contribuire al salto di qualità, esportando in Gallia le partite Nel Medioevo il gioco divenne una passione al limite della mania, tanto che alcuni regnanti europei ne stabilirono addirittura il divieto a causa delle furibonde liti che provocava. Tuttavia i medici dell’Università di Montpellier erano convinti che fosse un toccasana per i reumatismi. Alla fine del seicento, Carlo II d’Inghilterra lo legalizzò e predispose un regolamento. Uno sport vero e proprio che nella sua forma odierna venne reso popolare da Giuseppe Garibaldi durante l’unificazione d’Italia e deve il suo nome alla parola latina “bottia” che significa palla.

Benefici per corpo e mente

Bocce all’ombra dell’Abbazia

E’ un dato di fatto: giocare a bocce fa bene. Soprattutto alle persone non più giovani che in questo modo, senza sottoporsi a sforzi eccessivi, camminano, fanno flessioni, muovono costantemente le articolazioni. Una specie di ginnastica dolce che tiene in movimento lo scheletro e riattiva la circolazione del sangue. Un altro gioco che vede riunir-

Anche a Summaga il gioco delle bocce ha i suoi eroi e i suoi miti. I protagonisti non hanno la notorietà dei campioni degli sport di massa, tuttavia li riconosci subito. Arrivano appena fa sera, l’abbigliamento adattato alla bisogna e le borsette col 46


può far notte attorno al tavolo a giocarsi l’ultima carta e l’ultima fetta di anguria. E ci sono quelli che guardano, il popolo silenzioso che osserva un destino altrui, e forse parteggia per quei volti bloccati da funerea serietà, e chissà se il giocatore pensa veramente o fa solo finta con la mano immobilizzata a mezz’aria, il sussurro e le pause, nel gusto quasi tragico del gioco senza appello dove sbagliare significa sprecare l’esattezza della partita perché ogni errore - come sempre accade - non appartiene solo a chi lo commette.

si molte persone nelle serate estive all'ombra del campanile è il gioco delle carte che tiene in allenamento la memoria, stimola il confronto e la socializzazione, si scherza, si dibatte.

Briscola tressette e scopa, strategie da 007 Il bravo giocatore è colui che indaga, studia, pianifica la strategia migliore. Qui non si tratta di cultura o privilegio di casta, qui si vince o si perde per estro, calcolo, memoria fotografica, fortuna, esperienza.

Una passione per tutti Per questi acerrimi combattenti e per i tanti che si uniranno è già pronta la rivincita per la prossima stagione. Un’altra estate all’insegna del divertimento, del gioco, del movimento senza limiti d’età per chi ha voglia di sentirsi eternamente in forma, tra amici e in modo sano, ovviamente presso gli ambienti parrocchiali con la bocciofila summaghese. Lux

Marisa e Maria Ardemia riflettono sull'asso da calare...

Chi si preoccupa di allenare anche la mente.

Bruno: il vivandiere!

Settebello centoscope! è un grido di battaglia, una filosofia, una scelta esistenziale nel mondo parallelo dello spariglio. Vuol dire che si deve prendere il settebello, sempre, anche a costo di rischiare cento scope. Briscola, ma anche tressette e scopa, vuol dire che il nonno ti ha insegnato le mosse, vuol dire un’atmosfera, vuol dire amicizia. E si

... non solo bocce... 47


Marcia dell’Abbazia Eccote qua… spaancando el balcon… e ogni volta xe un emosion. Butando un ocio.. la campagna a se perde… la se riveste de verde. Passa do veci.. e oggi è mainconia…. che l’aria fresca si porta via.

L’entusiasmo dei numerosi iscritti ai blocchi di partenza.

E il paesaggio acquerellato dalla foschia...

Primo ristoro: sorrisi, cioccolata e buon umore aspettando i nostri atleti.

Una strada che tutti vorrebbero percorrere, in discesa, leggermente movimentata, con curve dolci.

Muri scrostai... piere che ga fat la storia... giorni de fame e de gloria. In mexo a piaza... fa ombra un monumento... sapeva un ricordo e un rimpianto. E na Abazia... che a te fa un fià soggesion... do paroe e un’orazion.

Impavidi e sicuri verso la meta. 48


Tajada in quatro... da un binario e na autostrada e che confusion la xo in Levada. Terra che tase... e no dise na paroa... xente che parla e non se sente soa.

Ristoro in Via del Campo fra i “Pirus Pirus” (el perer) di Pino Milan.

Uno stradone che sa di antico, di chiacchiere, di vento, profumato di sole.

Itinerario nella Summaga E ti fontanea del Cavariol te rurale del Cavariol e dintorni. resti a vardar, sfidar el tempo e non voer cambiar. Fuori forma ma non fuori alle- Un cavallo di razza! namento.

E in prato i concorrenti se ne vengono.

Ormai Summaga a fa parte de mi... e sta canson... mi la canto a ti... El Reghena score... portandose via... la to storia e la mia. 10 con lode al gruppo podistico “i cento passi” organizzatore della manifestazione, al Nicholas Zoppelletto per l’eccellente servizio fotografico in via Cavariol del Bosco, e all’anonimo che ha scritto i versi poetici tratti da un Qui Summaga di anni fa. Arrivederci al prossimo numero. L.S.

Fra il treno che passa fischiando, e il vento che soffia, Vi presentiamo Pocket (a dx) e Coffee (a sx): una botta di vitalità per i nostri atleti. 49


Alla scoperta

del territorio Santa Marizza - Glaunicco - Belgrado - Arzene 18 maggio 2011

Pomeriggio tra il verde e i fiori del Friuli «Santa Marizza è una piccola isola dorata nel dormiente arcipelago della Bassa, il tiepido nido che un Patriarca dell’Anno Mille aveva adagiato sulla terra soffice delle risorgive. Qui la pianura è orizzontale come un mare calmo, senza il minimo soffio di vento: si vedono una chiesetta, le terre arate, i pacifici alberi, nevi lontane sui monti» Sergio Maldini, La stazione di Varmo, Marsilio Ed.

Siamo partite un pomeriggio di primavera alla scoperta del territorio: la bassa friulana, così vicina e così poco conosciuta... un "viaggio" tra natura e cultura, quasi a "chilometro zero". L'idea è nata dal progetto di rinsaldare i legami tra persone, di ricreare quel tessuto sociale che anche nei nostri paesi tende a sfaldarsi con l'età e di condividere semplici esperienze, capaci però di appassionare. All'inizio ci univa la voglia di stare insieme, ma già nella campagna di Varmo, il paesaggio si faceva interessante e attirava la nostra attenzione per qualcosa che non riuscivamo ancora a definire, qualcosa che sapeva di ... poesia. Siamo così arrivati a Santa Marizza, piccolo borgo sorto durante il medioevo, quando il Patriarca d’Aquileia contribuì al ripopolamento di queste zone, devastate dalle scorrerie degli Ungari.

Il fascino delle sue stradine silenziose e degli edifici un po’ diroccati ha incontrato la sensibilità di due grandi scrittori, che qui che qui hanno trovato quiete e ispirazione, Elio Bartolini, romanziere, poeta e sceneggiatore di alcuni tra i più importanti film di Michelangelo Antonioni e Sergio Maldini, giornalista e scrittore, che all'inizio degli anni '80 dice basta alla caoticità di

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Roma e sceglie come sua dimora il rustico al numero 27 di via Due platani, trasformato nella “Casa a Nord-est” (anche titolo della sua opera premio "Campiello 1992). Pian piano la curiosità si trasforma in stupore e la mente è richiamata a atmosfere passate, fatte di dolci silenzi, di profumi di erbe, di colori puri, di sentimenti profondi. In alcune di noi riemergono emozioni delle storie narrate, mentre altre si accostano alla fontanella da cui sgorga un'acqua freschissima.


Costeggiamo il vivaio "La botanica" di Ruggiero Bosco, che disegna splendidi giardini ed esporta in tutto il mondo le sue verdi creazioni. Bosco ha lavorato per lungo periodo in Inghilterra ed, emozionato della cultura di quel paese, non l'ha dimenticata, la si ritrova nella naturalezza di quella sorta di salottini a cielo aperto, nel sapore "colto" che fa di ogni angolo un angolo particolare. Possiamo leggere un articolo in "Ville e giardini" di novembre 2011 di Daniele Mongera, prima di progettare una nostra visita. La nostra autista, paziente e tranquilla, si destreggia con bravura tra le strette stradine che ci portano a Glaunicco.

Il Mulino Del mulino si parla fin dal 1405, quando forniva la Serenissima Repubblica di Venezia e l’Abbazia di Sesto al Reghena dei frati Benedettini; in tempi più recenti, nel 1881, Ippolito Nievo ambienta la novella paesana "Il Varmo". Fulcro tematico della novella è la storia di Tina e Pierino, soprannominati la Favita e lo Sgricciolo. Il loro progressivo maturare a contatto con i dolori e le difficoltà della vita sono felicemente proiettati dall’A. sullo sfondo di questa parte della campagna bagnata dal fiume Varmo, il «fiumicello» che nella

«Vi giuro che al veder capovolte le casette di Glaunicco nel suo specchio argentino e tremolante, dove i caldi colori del fondo si mescono col riverbero della prospettiva, l’animo si solleva d’ogni tristezza; e il ponticello e la riva e i salici che rompono la corrente e gli armenti che la lambiscono delle nari prendono vita affatto nuova, e tal colore di poesia da ricordare le Bucoliche e l’Odissea».

«Un mulino che è lì presso a quella campestre solitudine presta conforme il movimento e, sarei per dire, la parola. Tuttavia sarebbe ingiustizia se non mi ricredessi dall’aver chiamato quel mulino un’opera d’arte; poiché l’è tanto antico a mio giudizio, che la capricciosa natura l’ha già rioccupato parte a parte per diritto di prescrizione; e le muraglie son così sconnesse e fiorite, e il tetto è così ineguale e muscoso McKesson ti dà sembianza d’una fattura del caso». Ippolito Nievo, Il Varmo

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sua tranquilla corsa verso il Tagliamento diventa il muto testimone dei sogni e delle speranze, delle fatiche e delle miserie quotidiane dei protagonisti. Passeggiamo nel parco tra il verde, quando siamo invitate a ristorarci con un fresco succo di frutta e pasticcini offerti dalla signora Dal Negro. La compagnia ringrazia per la cortesia dell'ospite. Si chiacchera e ci si scambiano confidenze, questa volta lasciamo da parte il carico pesante della quotidianità e ci concentriamo sulla certezza che il presente ci può riservare piacevoli sorprese, se guardiamo con occhi nuovi.


E’ tempo di esplorare un altro angolo fiorito, come promesso dall'invito: Gabriella ci aspetta nella sua azienda "Profumo di rose" a Belgrado, e non ci stiamo dirigendo all'estero... Dell’esistenza di un castello di Belgrado si parla in un documento del 1001. La località aveva nel medioevo notevole importanza strategica perché permetteva il controllo su alcuni guadi del Tagliamento e sui collegamenti tra il porto fluviale di Latisana e la Stradalta; oggi conta 182 abitanti! Li incontriamo anche la signora Maria Goi, che si unisce con piacere alle "Signore dei ciclamini" e ricorda la sua giovinezza a Sum-

maga assieme ad alcune amiche presenti, prima fra tutte Agnese. Ammiriamo "le rose di Gabriella" e non resistiamo alla tentazione di portarci a casa un vaso per impreziosire la nostra raccolta. Siamo pronti per l'ultima tappa, il giardino di Arzene. Il signor Ivano ci sta gentilmente aspettando, nonostante siamo fuori tempo massimo... ci illustra le tantissime varietà di rose e ci sorprende per la sua coltura botanica. Seguiamo con interesse, mentre ci inoltriamo tra i sentieri dei cinquemila metri fioriti. Qualche signora si prodiga in complimenti e alla fine della visita ha

raccolto tutte le informazioni che voleva... Il pomeriggio ha mantenuto le promesse! Ci ha regalato ore intense che vogliamo ripetere il prossimo anno in qualche altro angolo della Bassa. Nel frattempo ci gusteremo il territorio visitato attraverso gli "scatti". L.M.

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Dalla tradizione celtica:

Serata del solstizio e delle erbe profumate 21 giugno: il sole celebra il suo trionfo in quello che è il giorno più lungo dell'anno e quale occasione migliore per ritrovarsi tra i profumi e i colori della nuova stagione nel parco di Giorgio e Francesca e per festeggiare l'arrivo dell'estate. L'aspettativa è di trascorrere qualche ora in allegria tra le "signore dei ciclamini"; l'ora, un po' inconsueta per una festa, promette emozioni nuove e il luogo incuriosisce: ci si chiede come possa essere questo angolo di Summaga di cui si è sentito raccontare da sposi che lo hanno scelto per le foto del gior-

no più bello della vita, ora finalmente si può ammirare e già all'ingresso... sorprende. Luciana (di Schio) accoglie con la sua straordinaria carica di "baci" le signore e spiega loro il programma della serata: passeggiata tra i sentieri alla scoperta del parco, formazione dei "mazzetti delle erbe profumate", lettura di racconti di vita della Summaga contadina di tanti

anni fa. Verso le diciannove ecco animarsi il parco: a piccoli gruppi, le ospiti si incamminano lungo i sentieri seguendo le indicazioni che segnalano angoli suggestivi: la via dei colori che conduce al chiostro delle rose, dove si possono ammirare acquerelli e oli di due valide pittrici locali Marisa e Mirella, la via dello scambio che permette di depositare una piantina del proprio giardino e prendere in cambio una diversa che ricordarà poi un'amica, la via dell'amore, dove "togliere una spina dal cuore", la via della salute con Antonia pronta a distribuire "mentine e confettini" alle signore pensierose per la propria pressione, la via dei sogni con i giocattoli dell'infanzia, la via dei profumi con il corredo della nonna, la "caldiera della lisiva" e i mazzetti di lavanda; e ancora l'albero della magia con frutti cristallini e l'albero dei desideri... che suggerisce ad ognuno come risolvere un problema e raggiungere ciò che più sta a cuore, sbalordendo per risposte così azzeccate. Il clima festoso evoca scene del tempo passato e suggerisce progetti di nuovi incontri, mentre il sorriso stempera le fatiche del giorno. Tra i partecipanti alla festa anche volti nuovi: le signo53

re Delfina, Ester, Ines, Luigina, Maria, Wilma, l'amico Bepi... Il momento del "ristoro" vede animarsi il gruppo nella degustazione di antipasti e dolci, specialità offerte da cuoche provette e le succose fragole di Mariangela. Delfino e Mirella con il loro sprizzone contribuiscono in modo decisivo ad alimentare


l'allegria: "lo spirito di-vino" fermenta immediatamente e da l'avvio a fragorose risate. Il sole se ne sta ormai andando, bisogna passare alla parte centrale della serata. Tutti hanno portato erbe profumate del proprio

orto-giardino per comporre un mazzetto di sette erbe; chi ha portato la salvia, chi il rosmarino, più rara la ruta. Francesca ci fa trovare un grande mazzo di lavanda. Viene spiegato che nella tradi-

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zione celtica, e noi viviamo in un territorio abitato anticamente da una tribù di Celti, le erbe giocavano un ruolo di primo piano nelle tradizioni solstiziali. È un'antica credenza che moltissime piante raccolte in quest'epoca abbiano poteri quasi miracolosi e che mazzetti di erbe collocati sotto il cuscino favoriscono i sogni divinatori. Si va alla ricerca perciò di piante aromatiche che hanno un buon aroma, come rosmarino, maggiorana, timo... che profumeranno per tutto l'anno le case e che verranno bruciate l'anno successivo sui falò solstiziali. Qualcuno ricorda anche come in questo periodo, precisamente il 24 giugno, San Giovanni, si raccolgono le noci con il mallo per preparare il nocino e nella notte del 28, vigilia di San Pietro, si versa l'albume d'uovo in un bottiglione da esporre all'aperto per


trovare al mattino "il veliero". Ognuno condivide antichi saperi, un ricordo, un racconto e sembra proprio che il tempo non sia trascorso... Sotto il gazebo Gabriella, con la sua provata abilità aiuta a formare graziosi mazzetti portafortuna: ogni signora pensa anche a figlie e nipoti: mai visto lavorare con tanta lena! Partecipano con interesse alle spiegazioni anche don Giuseppe e don Umberto che rassicurano con la loro presenza soprattutto le signore più timide per carattere o per età. Marcella e Mucci sono in prima fila per imparare bene la lezione e non si lasciano scappare una parola sulle proprietà benefiche delle erbe. Antonietta cerca di apprendere l'arte di confezionare mazzetti floreali, chiede suggerimenti per un bouquet da esposizione, sperando che siano effettivamente di buon auspicio! Gabriella non si capacita, vede moltiplicarsi le erbe sul tavolo: più mazzetti compone, più erbe sbuccano da sotto il tavolo.... devono essere proprio magiche! Le signore ci hanno preso gusto e si scatenano a trovare il rametto più profumato, il nastro più colorato, fermarle è un'impresa... non si accorgono neppure che il parco nella notte ha assunto un'atmosfera ancora più suggestiva: il campanile dell'abbazia si staglia sullo sfondo, illuminato da una luce cristallina, candele di citronella segnano i sentieri, antiche lampade, posate sul prato, si fanno ammirare per la dolce luce che spandono intorno. Maria Pia aspetta il suo turno per leggere i racconti promessi, ma il tempo è volato, sarà per la prossima volta... La festa sembra riuscita, si continuerebbe volentieri a stare assieme, a scambiarsi fiori e complimenti, ma le zanzare hanno la meglio: sbucano dalla

siepe incuranti dei trattamenti preventivi di Francesco che dovevano dissuaderle dall'attaccarci. Dobbiamo arrenderci... per quest'anno, ma già pensiamo alla rivincita del prossimo. Le signore dei ciclamini con i mazzetti di erbe ritornano a casa, contente di portare con sé il gusto di una serata alternativa ad uno spettacolo televisivo, il piacere di rivivere le atmosfere di quando ragazze si trovavano al tramonto a parlare e sorridere dei loro acerbi amori! Un grazie di cuore a tutti per aver voluto condivide-

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re questi momenti di "sana leggerezza", mentre ci auguriamo siano stati contagiati dall'entusiasmo delle "signore dei ciclamini". Lo STARE INSIEME ancora una volta ci incoraggia a incamminarci verso il futuro con serenità! LM


Pranzo di Ferragosto Giornata non del tutto speciale... 15 agosto, sorgente del Gorgazzo... a noi il paesaggio si è presentato novembrino, offuscato da una leggera nebbiolina che saliva da quelle che dovevano essere fresche e limpide acque; non ci siamo fatti mancare neppure uno scroscio di pioggia che ci ha inzuppato per bene nonostante don Giuseppe si fosse raccomandato "in alto" per una giornata di sole, almeno fino a sera....: ha piovuto la mattina ed è apparso il sole alla sera! Deve aver involontariamente invertito i tempi della richiesta! Non ci siamo comunque scoraggiati, siamo ricorsi alla fantasia, che spettacolo allora si è presentato ai nostri occhi: acqua cristallina che sgorga dalla montagna e forma un laghetto color lapislazzuli...

Andiamo da Toni, ma anche lui oggi ha la giornata "difficile"... non tutte le ciambelle vengono col buco! Mangiamo l'antipasto, primi e... sosta; come in ogni festa estiva, si passa all'elezione della miss:

"La regina dei ciclamini" Mentre le signore puliscono il piatto, don Umberto si concentra: deve organizzare la giuria... discute con Juti, non è cosa semplice con tutte le Veneri che ci sono in giro. Raduna gli uomini della compagnia, mentre le " giovincelle" premono per essere elette.

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Finalmente il responso, la nostra miss è:

Marcella, anni 99 siamo tutti d'accordo: congratulazioni!... in caso di svenimenti per delusione delle escluse, comunque Antonia è pronta con sali e spriz! (nella serata delle erbe abbiamo capito che l'acqua non fa per le signore dei ciclamini). Riprendiamo il rancio: grigliata, fegato alla veneziana con polenta... Foto per immortalare la giornata, speriamo di ricordare solo il bello: la compagnia, siamo positivi! Ore 18, visita al Santuario della Madonna di Marsure; giriamo a destra , invece che a sinistra: non è proprio giornata... meno male che Juti, raccontando e cantando, ci accompagna piacevolmente durante il ritorno... intanto annusiamo il profumo dei ciclamini, gentile omaggio di Toni e teniamo strette le "presine". L.M.

Ci piace ricordare Marcella cosĂŹ: "La regina dei ciclamini"... felice di aver vissuto pienamente ogni momento!

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Summagainbici2011 Domenica 28 agosto

0 6 1 n i o .. . eravam i t r o f e giovani

I giovani intrepidi si apprestano all’attraversamento del guado...

l’itinerario... VILLA BOMBARDA PORTOVECCHIO

... mentre la corrente travolge i senior...

Uno dei luoghi più suggestivi di Portovecchio è la villa Bombarda ora Furlanis. Tipico esempio di villa di campagna veneta, su due piani sormontati da un ampio timpano, la costruzione è già documentata nel 1661 come proprietà dei nobili veneti Giulio Giustinian e fratelli. Accanto alla villa sorge un piccolo oratorio pubblico, dedicato alla B.V. Addolorata. La villa è situata lungo le rive del Lemene, all’interno di un vasto parco.

ABBAZIA S. MARIA IN SYLVIS SESTO AL REGHENA L'Abbazia di S. Maria in Sylvis (così denominata perchè allora immersa in una estesa selva, dal latino "silva") venne fondata intorno alla prima metà dell’ VIII sec.; nel 762 ricevette la donazione di tre nobili longobardi Erfo, Marco e Anto alla quale seguirono numerose altre. Nell'899 subì la devastante invasione degli Ungheri che la distrusse quasi completamente, ma tra il 960 e il 965 l’abate Adalberto II iniziò l'opera di ricostruzione e l'abbazia accrebbe la sua potenza non solo sul piano religioso, ma anche civile, tanto da assumere l'aspetto di castello medioevale con il suo sistema difensivo formato da torri e fossati. Con il diploma del 967 Ottone I donò al Patriarcato di Aquileia l'Abbazia di Sesto che più tardi, nel 1420, passò sotto la dominazione della Repubblica Veneta che la affidò, nel 1441, a prelati secolari che  non vi risiedevano.  Soppressa la Commenda, i beni e le proprietà dell'abbazia vennero messe all'asta. Dopo varie vicende la giurisdizione religiosa passò alla diocesi di Concordia (1818) e nel 1921 la Santa Sede le riconobbe di nuovo il titolo di "Abbazia". I.B.

MULINI DI STALIS GRUARO Questo complesso molitorio che si trova sull’antico percorso che univa Cordovado all’antica abbazia sestense deve il nome alla presenza in zona di stalle - stabulis. Si tratta di due mulini sul Lemene, il più antico è citato in documenti del 1432, il più recente risale alla fine del XIX sec. Funzionarono fino agli anni ‘70, poi furono dismessi. Recentemente l’Amministrazione Comunale li ha acquisiti e restaurati. La località di Stalis, immersa nel verde e ricca d’acque, fu fonte d’ispirazione letteraria e teatro di alcune vicende narrate dal Nievo nelle “Confessioni”. Non lontano si trova la celebre fontana di Venchiaredo. 58


Gita pellegrinaggio a

Padova Domenica 9 settembre 2011, al mattino, siamo partiti per Padova per vedere la basilica di S. Antonio - che i padovani chiamano “Il Santo” - uno dei maggiori capolavori d’arte del mondo. Il tempio fu iniziato nel 1232 in onore del Santo (nato a Lisbona nel 1195 circa e morto a Padova il 13 giugno 1231). Entrando in basilica abbiamo ammirato l’altar maggiore e il presbiterio, delimitato da una elegante balaustra sormontata da quattro statue bronzee del Donatello. Su tutto un meraviglioso Crocifisso del 1446. Per agevolare la visita della basilica, il percorso era transennato; partendo dalla navata di sinistra abbiamo visto la tomba del Santo, la Cappella della Madonna Mora, quella del bea-

to Luca e quindi la cappella delle reliquie o del Tesoro. Entrando in questa cappella abbiamo visto tre nicchie dove sono conservati decine di reliquiari. Nella nicchia centrale è conservata la lingua del Santo, più sopra il mento e più sotto l’osso joide, elemento dell’apparato vocale del Santo. Continuando la visita abbiamo incontrato la Cappella di san Giacomo e più avanti quella del Ss. Sacramento. Abbiamo partecipato alla santa messa solenne delle ore dieci, concelebrata dal nostro parroco don Giuseppe. All’uscita abbiamo fatto visita alla Basilica di santa Giustina. Questa Basilica venne fondata in memoria della martire Giustina, una giovane patrizia cittadina messa a morte nel 304.

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Nel pomeriggio, camminando per le vie della città, siamo arrivati alla piazza del Duomo. Abbiamo visitato il Battistero della Cattedrale dedicato a san Giacomo, risalente al secolo XI circa e poi il Duomo, costruito tra il XVI - XVIII secolo. Nella sacrestia sono conservati dipinti del Tiepolo. Molto venerato è anche il Santuario di Padre Leopoldo Mandic, che conserva le spoglie e la cella confessionale dal santo. Scomparso nel 1942 e canonizzato nel 1983, qui venerato come “il santo della riconciliazione e dell’ecumenismo”. In serata abbiamo fatto ritorno a casa. Era questa è la cinquantesima gita organizzata dalle donne del mercatino. Brave!


Tra i nostri fiori...

http://danielemongera.wordpress.com

IL TARASSACO RL 26117 è il numero di catalogo che identifica questo tarassaco, un acquerello del 1985 di Luca Massenzio Palermo, alla Royal Library di Windsor. La proprietaria è precisamente Sua Maestà, a giudicare dall’assegno formato A4 con cui il cassiere di Buckingham Palace lo pagò, quello stesso anno. La biblioteca della Regina è disposta su due piani: sopra c’è la libreria vera e propria, mentre al piano terra ci sono le collezioni floreali, le stampe, i disegni di Leonardo, Michelangelo e Raffaello. A rotazione, le opere vengono esposte nella parte museale visitabile del castello, com’è capitato già due volte a questa pergamena di soli 34,5 x 30 centimetri. Fra un esame universitario e l’altro, un anno per dipingerla e penetrare le forme di un fiore solare ma insidioso, modesto e accattivante quanto imprendibile. Ciascuna foglia dentellata è una breve superficie collinare, sempre pronta a deviare la luce in modo diverso; il fiore ha la corolla tipica di una composita, ma forse persino più complessa; mentre il pappo, cioè il ciuffo

Pia, pia sona...

peloso in cima al seme che forma il mitico “soffione”, è una delle strutture più meravigliose che esistano, autentica sfida alle abilità di un pittore. Non si può immaginare un prato primaverile senza la distesa prima gialla e poi argentea del dente di leone (quando i semi sono pronti a spiccare il volo appesi ai loro parapendii), un vero e proprio industriale della bellezza, prodigo di nettare verso gli insetti, di verdura fresca, radici e molto altro per gli esseri umani. Primavera è il tempo del fegato e del giallo, e guarda caso una delle funzioni principali di quest’erba perenne, raccolta della sua rosetta basale prima che si sviluppi il fiore, è quella depurativa. Nelle sue terre d’origine è una cicoria, secondo l’arabo “tarahšakūn”, e un rimedio naturale, un tonico amaro, a seguire i greci con “tarasso” (che fa portare l’accento sulla seconda sillaba): curioso che in questo 60

termine si intraveda anche il significato di “scompiglio”. Sembrerebbe insomma che il “pìsacàn” o “pis-en-lit” indichi nella confusione e nel rimescolamento la via per la guarigione, sia favorendo la diuresi che riportando la vita negli organi affaticati dall’inverno, esattamente come fa nei giardini un po’ troppo ingessati dai tappeti all’inglese. Con la sua radice a fittone ben piantata al suolo, l’adattabilità fino a 2000 metri e le poche esigenze, il Taraxacum officinale ha popolarità trasversale in cucina e in erboristeria fin dal Medioevo e, se sono vere le decine di decotti, unguenti e ricette che l’hanno per protagonista (i fiori chiusi trattati come sottaceti, per dirne una), magari saranno vere anche alcune leggende e tradizioni che lo riguardano. Fra le prime, quella di contenere, oltre a ferro potassio e vitamine, lo spirito delle fate di giallo vestite, nascoste nei fiori per resistere al calpestio degli uomini, per questo sempre veloce a rialzarsi. Delle seconde, quella che lo vuole una specie di orologio, in quanto i capolini si aprirebbero puntuali alle 5 di mattina e si chiuderebbero otto minuti dopo le 8 di sera. Tuttavia, se non è certo che l’amore si misuri soffiando via in un sol colpo tutti gli acheni dal gambo come pensano gli innamorati, è sicuro che i bambini che fanno per altri motivi la stessa operazione siano assolutamente felici. Daniele Mongera Fiore del mese, VG 463, giugno 2010 - Tarassaco


Naturopatia e Fitoterapia curarsi con le piante e non solo La Naturopatia, deriva dal latino “natura” e dal greco “pathos” cioè “sentire secondo natura”, utilizza un insieme di molteplici metodi naturali volti a garantire il miglioramento ed il mantenimento dell’equilibrio energetico dell’essere umano. E’ in sintesi un complesso di tecniche naturali tese alla conservazione della stabilità psicofisica e di salute della persona, in relazione con la propria costituzione e l’ambiente esterno. Alcuni fattori ambientali, quali lo stress, le cattive abitudini di vita e lo smog, mettono in crisi proprio quest’equilibrio. Proprio qui il Naturopata riesce a individuare quelle che vengono tecnicamente chiamate “alterazioni del terreno individuale”, un insieme di segni e di manifestazioni che sfuggono all’interesse della scienza medica (che si occupa di disfunzioni del corpo o della mente, le malattie) e ad individuarne origine e metodi per eliminarli, stimolando la capacità innata del soggetto a recuperare il proprio stato di benessere. Il Naturopata, figura relativamente nuova nel nostro paese ma largamente riconosciuta in buona parte d’Europa, utilizza una serie di strumenti “donati” dalla natura per aiutare a combattere evidenti stati di alterazione psicofisica, non invadendo però il campo medico e non sostituendosi mai a esso. Tra le pratiche utilizzate dal naturopata viene largamente utilizzata la fitoterapia, principale argomento di quest’articolo. La parola Fitoterapia deriva dal greco phyton (pianta) e therapeia (cura) e rappresenta in assoluto la prima forma di medicina utilizzata dall'uomo. La fitoterapia è la forma di terapia più antica che precede di decine di migliaia di anni i numerosi rimedi erboristici utilizzati in Cina, in India e nell’antico Egitto. Varie piante medicinali sono state

riportate alla luce durante le spedizioni archeologiche presso i siti delle più antiche civiltà. L’uso delle erbe a scopo curativo si conosce sin dai tempi della preistoria, quando i nostri antenati impararono casualmente a scegliere e selezionare nel tempo i vari frutti e tuberi con i quali alimentarsi, per poi individuare anche foglie e succhi di piante in grado di mitigare il dolore causato dalle ferite. Le erbe sono una delle più antiche forme di cura grazie alle innumerevoli virtù curative delle piante medicinali; il loro utilizzo prevede la conoscenza delle piante medici-

nali, officinali, aromatiche e speziali, oltre che la loro eventuale raccolta e conservazione a scopo terapeutico. La fitoterapia trae origine dalla medicina popolare, cioè dalla medicina empirica e tradizionale, ma può considerarsi oggi una disciplina scientifica, al pari delle altre, per una serie di motivi, ma soprattutto per la mole di lavori di ricerca pubblicati sulle riviste scientifiche, e per l’avanzata tecnologia estrattiva che consente di ottenere dalla pianta il meglio ai fini della sicurezza d’impiego e della garanzia dei risultati. Oggi si sa che la pianta deve essere considerata un contenitore di sostanze chimiche “naturalmente” e variamente presenti nelle foglie, nelle radici o nei fiori, ma pur sempre sostanze con una ben definita struttura chimica, talvolta capaci di interferire, positivamente o no, su alcuni processi fisiolo61

gici, quali ad esempio anche quelli propri dell’organismo in fase di malattia. Tra le varie sostanze presenti oggi si conoscono i polifenoli (antiossidanti naturali), i polisaccaridi (amido, glicogeno), i terpeni (mentolo, canfora, limonene, .. ), gli alcaloidi ( sostanze azotate di origine vegetale, quali la caffeina, la morfina, ...), le vitamine, i minerali, le fibre ecc.. Molti di questi servono per la struttura della pianta stessa, per la sua vitalità, il suo metabolismo, e la sua stessa difesa (ad esempio dagli insetti e dagli animali). La fitoterapia offre possibilità terapeutiche estremamente rilevanti che, se usate correttamente, possono produrre ottimi risultati sulla nostra salute. Da sempre l’uomo ha cercato nel mondo vegetale e nelle piante qualcosa che lo facesse stare bene quando era ammalato e la natura in genere è stata generosa, fornendo effettivamente molti vegetali dotati di virtù terapeutiche. E’ importante tenere presente che alcune specifiche piante possono svolgere, oltre a un’azione generale di cura dell’organismo, una specifica azione di stimolo su alcuni organi o apparati, in particolare sugli organi “emuntori”, cioè quelli che si occupano di eliminare dall’organismo le scorie tossiche. In genere tutte le preparazioni fitoterapiche sono dotate di una certa capacità di drenare e disintossicare l’organismo, ma alcune preparazioni hanno questa capacità in modo più spiccato, tanto da poter discutere effettivamente di “terapia specifica di drenaggio”. Con il termine Fitoterapia perciò s’intende la cura e la prevenzione della malattia mediante la somministrazione di farmaci a base naturale. di Cinzia Drigo, naturopata, floriterapeuta iscritta alla FNNHP


Recensioni Segnaliamo a genitori e bambini delle scuole elementari, i testi di Laura Gozzo, nata a Summaga e ora abitante ad Annone Veneto, e Luisella Zanette. Il corso si propone di aiutare i bambini a scoprire e comprendere le radici e le manifestazioni della civiltà italiana ed europea per facilitare una prima alfabetizzazione culturale sulla Religione Cattolica, in un'ottica di confronto con la società contemporanea e con le altre religioni. Il linguaggio, le immagini e i fumetti tengono conto delle tappe di sviluppo del pensiero logico ed affettivo degli alunni. Precedentemente delle due autrici erano stati pubblicati: Gesù intorno a noi, Il tesoro nascosto, Il tesoro nel campo, La perla preziosa. Ci complimentiamo con Laura e Luisella per la sensibilità dimostrata nell'affrontare l'educazione religiosa e la capacità di promuovere consapevolezza e responsabiltà in modo delicato e gioioso. Semi di gioia. 5 Vol. Con espansione online. Per la Scuola elementare, con schede operative di Laura Gozzo - Luisella Zanette.

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... e Corrispondenza Carissimo don Giuseppe tanti, tanti saluti da parte mio, e mille grazie per l'aiuto ricevuto per i nostri bambini qui, che hanno così tanti bisogni che mi trovo di far altoparlante per loro in mezzo a un mondo in crisi globale; come vostro amico vi ringrazio di cuore. Quello che potete fare con il piccolo dono fa un mondo di differenza, di amicizia, condividenza; e un mondo in cammino assieme... Adesso scrivo per i bambini. Più tardi scriveranno loro. Cremasco farà da interprete. La saluto e vi auguro ogni bene.

Molto Reverendo Vescovo Monsignor Ovidio Poletto Le consegno l'offerta di 1000 €, raccolta in Abbazia, nella serata del 3 giugno in memoria di mons. Luigi Padovese, a favore della "Casa Maria Madre della vita" in Pordenone. Per i parrocchiani di Summaga don Giuseppe Liut, parroco San Vito al Tagliamento 13.07.2011 Carissimo don Giuseppe Le scrivo per rinnovare il mio apprezzamento e la mia gratitudine per la serata di commemorazione della tragica morte di mons. Luigi Padovese. Il momento vissuto insieme in abbazia è stato toccante e qualificato in ogni sua espressione. Anche il gesto di solidarietà a favore di "Casa Madre della vita" è stato testimonianza della volontà di voler tenere vivo l'insegnamento e l'esempio di dedizione che mons. Luigi ci ha lasciati. La prego di comunicare il mio ringraziamento - lo faccio anche a nome della diocesi - agli amici che hanno collaborato con lei per questa nobile iniziativa. Saluti fraterni + Ovidio Poletto

Sempre vostro amico, don Clemente

Camerino 25-7-2011 Carissimo don Giuseppe, la ringraziamo per il gentile pensiero avuto. Mons. Padovese rimane nel nostro cuore come faro luminoso per il bene terminato e per la testimonianza evangelica. Il suo esempio ci sostenga tutti. Assicurandole la nostra preghiera, la salutiamo fraternamente Madri e sorelle

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Un saluto da Castions di Zoppola... canti e musica ci hanno donato il sorriso di Dio, condiviso, per la nostra gioia di anziani. Con riconoscenza ringraziamo: gli ospiti della Casa di Riposo". "Attività estive: siamo stati invitati dalla Casa di Riposo di Cavasso Nuovo per il VII torneo CA.SPI.CA di birilli; con noi sono stati invitati anche gli anziani ospiti della Casa di Riposo di Spilimbergo. Siamo stati accolti con gentilezza e cordialità. Il gioco si è svolto con vivacità e serenità. Dopo un'ora di gioco, ci hanno offerto un dessert di fragole con la panna, molto fresche e gustose. Le finali delle tre squadre hanno dato questa classifica: I coppa alla squadra di Castions di Zoppola, II alla squadra di Spilimbergo e tre medaglie a Cavasso Nuovo. Ringraziamo gli organizzatori delle tre squadre e la casa ospitale di Cavasso Nuovo, che sensibile alla solitudine degli anziani ci ha offerto un pomeriggio meraviglioso per noi gli ospiti".

Alcuni amici di Summaga incontrano periodicamente la sig. Marzia Quattrin (sorella del compianto don Natale) che ha trascorso diversi anni nel nostro paese e a cui è ancora spiritualmente legata. La trovano sempre serena e ancora interessata a ciò che di buono il giorno regala: "un tramonto, un sorriso....". Ci invita a non perdere mai la speranza anche di fronte alle difficoltà, ai dolori e alle malattie. Incoraggia sempre con il suo esempio gli anziani a non lasciarsi abbattere dalla solitudine: "c'è sempre qualcuno da amare"! Marzia oggi vive nella casa di riposo di Castion di Zoppola; nonostante l'età e la salute precaria, è sempre attiva e positiva. Si fa portavoce delle necessità degli altri ospiti e della gratitudine degli stessi in Comunità viva nella quale presenta le attività della struttura; nei suoi articoli informa come si vive quotidianamente e straordinariamente nella casa in cui ha chiesto di stare: "L'ultimo giovedì del mese in casa di riposo di Castions si festeggia il compleanno di quanti in quel mese sono nati. Il mese di giugno, tutti assieme abbiamo festeggiato l'amica Albina che compiva 103 anni!!! per l'occasione ha partecipato anche il Sindaco di Zoppola, Angelo Masotti, che ha portato gli auguri di tutta la comunità. Alcuni volontari ci hanno rallegrato con musiche, canti e balli. Abbiamo gustato meravigliosi dolci, accompagnati dagli auguri per tutti i festeggiati. Domenica 26 maggio, nel pomeriggio abbiamo avuto la gioia della visita del Parroco, don Ugo, con i bambini della prima comunione, che con

La sig.na Marzia saluta la comunità di Summaga con un grande abbraccio: ha vivo nella mente ognuno di noi! I Summaghesi ricordano don Natale nella preghiera e assicurano a lei tutto l'affetto del paese. Colgono l'occasione per porgere gli auguri più sentiti per il suoi 87 anni, compiuti il 2 dicembre, con la certezza che saprà far fruttare tutti i giorni futuri.

In alto a ds la Sig. Marzia Quattrin con gli amici della casa di riposo. 64


Curiosando in internet SOCIAL NETWORKS Di certo Internet ci ha cambiato la vita. Ormai quasi in ogni nostra casa c’è un computer collegato ad Internet. Una delle caratteristiche più vistose di Internet è il grande successo dei “Social networks” (tradotto, reti sociali); il più grande e conosciuto dei social networks è indubbiamente Facebook. Facebook nasce nel 2004 per opera di Mark Zuckerberg, studente diciannovenne dell’università di Harvard negli Stati Uniti. A Zuckerberg viene l’idea dimettere in rete (internet) gli annuari con le foto ed i nomi degli studenti (facebook) che gli istituti americani pubblicano all’inizio dell’anno accademico e distribuiscono ai nuovi studenti per far conoscere tra loro i ragazzi del campus. In seguito molte altre università si aggiungono a quella di Harvard e le registrazioni degli studenti al sito diventano centinaia di migliaia. Poi il fondatore ha l’idea di “aprire” le iscrizioni a tutti ed il successo è travolgente. Oggi Facebook “conta” oltre 500 milioni di utenti (avete letto bene, 500 milioni). Il social network è una straordinaria “vetrina” dove si possono mettere i propri dati, i propri interessi (di tutti i tipi, dallo sport alla cultura, alla religione), le proprie foto i video e… chi ne ha più ne mette. Dopo fatta la registrazione su Facebook (tecnicamente si chiama mettere il profilo) viene il momento degli “amici”. Diventare amico di qualcuno significa condividere (vedere) con lui tutto quello che viene “postato” (pubblicato) sulla “bacheca”. Tutto diventa pubblico. Le cose tue le vedono tutti i tuoi amici ed i tu vedi le cose che “postano” loro. Ci sono persone con migliaia di amici. Un altro”pezzo forte” dei social networks è la “chat”. La chat è un mezzo per dialogare (scrivendo) in diretta con qualcuno. Tu scrivi, lui vede e risponde scrivendo. Botta e risposta. Particolare importante, tutto a costo zero. Qualcuno si chiederà cosa centri trattare l’argomento Internet e Facebook su un giornale come Qui Summa-

ga. Allora vi racconto la storia. Siamo a luglio di quest’anno. Su Facebook mi arriva una “strana” richiesta di amicizia da un “certo” Francesco (tralascio per motivi di discrezione il cognome). Mi fa Francesco: “ciao, sono un figlio di summaghesi emigrati, sto facendo una ricerca di dati su mio nonno Giovanni caduto nella guerra 15/18. Tu sei di Summaga e vedo che sei un amante della fotografia. Mi faresti un grande favore? Potresti farmi delle foto del monumento ai caduti che c’è in piazza a Summaga e mandarmele? Sulle prime rimango un po’ perplesso. Gli scrivo. Francesco, io neanche ti conosco, ma OK non c’è problema a mandarti 2 foto, il monumento è a 300 metri da casa mia. Detto fatto, mi armo della mia DMCFZ 18 (macchina fotografica) inforco la bici e vado a fare le foto al monumento. In effetti il Giovanni di cui mi scriveva Francesco c’è eccome sul monumento ai nostri caduti nella guerra 15/18. Gli mando le foto e…. non vi dico i ringraziamenti che mi fa. Si dice addirittura commosso e anche un po’ stupito per la cortesia tirando in ballo la società moderna “con i suoi ritmi frenetici e valori quasi a zero” (parole sue). Poi mi scrive “ora comincio ad avere del materiale per onorare la memoria di mio nonno Giovanni”. Da cosa nasce cosa. Poi gli mando l’indirizzo di posta elettronica del marito di una signora nata a Summaga che con molta probabilità è una lontana cugina (porta il suo stesso cognome), scrivendogli di fare tranquillamente il mio nome se vuol chiedere informazioni sulla famiglia. Ovviamente il marito della signora originaria di Summaga è ben lieto di dare informazioni sulla famiglia di Francesco, durante le ferie va per archivi parrocchiali, ma non trova molto della famiglia emigrata in Lombardia. Nel frattempo Francesco mi chiede se posso mandargli delle foto della casa dove abitano i suoi omonimi; io sono ben lieto di fargli due foto e mandargliele. Lo metto manche in comunicazione con l’amica Lina che gli manda una foto dove si vede suo padre. Pensate che di suo padre non aveva neanche una foto e mi ha detto che si è commosso (ancora) nel vederla. Ora Francesco sta continuando nella ricerca delle sue “radici summaghesi”, ci scriviamo sempre nella chat di Facebook e mi tiene aggiornato sulle novità della sua ricerca. Potenza del Web (Internet)! Io ho fatto un nuovo amico, Francesco sta trovando le radici della sua famiglia, prima o poi ci incontreremo sicuramente di persona magari davanti ad un buon “got” di Lison-Pramaggiore DOC! Si lo ribadisco, Internet ci ha cambiato la vita! Paolo Gonella 65


Concorso di disegno per Ragazzi Domenica 4 settembre 2011 ORGANIZZATO DAL GRUPPO AMICI DEGLI ANIMALI DI SUMMAGA E CON LA COLLABORAZIONE DELLE DONNE DEL MERCATINO IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DELLE ASSOCIAZIONI A.V.I.S. GRUPPO SUMMAGA - SU.PRA.LI.MA - MILAN CLUB SUMMAGA

IN TREPIDANTE ATTESA DELLA CLASSIFICA

MAMMA, PAPA’ … AIUTO, QUANTO PESA!

GRANDE VITTORIA… E’ TUTTA TUA!

ALICE CON LA SUA COPPA, NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE (SUMMAGA)

NON CREDO AI MIEI OCCHI

CHE BELLO! CHE GIOIA! ABBIAMO VINTO TUTTI

ORGOGLIO DI MAMMA

IN TRE SUL PODIO

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Cose

di Casa nostra 1 giugno - 30 giugno - Sei "grandi" volenterosi: Nevio Falcon, Danilo Fagotto, Mario Mio, Igino Segatto, Paolo Simonatto e Vittorino Trevisiol hanno tinteggiato l'ex-asilo, ora oratorio, dopo il danno causato dal freddo invernale 2009-10, offrendo tutto il lavoro gratuitamente. A loro il grazie della comunità.

3 giugno - I anniversario del martirio di mons. Luigi Padovese. Un comitato di persone ha programmato una serata commemorativa da svolgersi ogni anno per rendere vivo l'operato pastorale, teologico di questo nostro vescovo. 13 giugno - Ormai da alcuni anni la festa di Sant'Antono da Padova viene celebrata nel suo giorno liturgico. La processione aux flaubeaux (di notte, con i partecipanti forniti di candela) ha fatto da cornice nell'onorare il Santo. E' stato distribuito il pane benedetto, segno che ricorda la carità di s. Antonio. 18-19 giugno - Sono stati graditi ospiti della parrocchia i camperisti di "Città di Mansuè" per il loro terzo raduno nazionale.

4-29 luglio - Nell'ambito "estate ragazzi" si è svolto il corso di ricamo e cucito; i lavori eseguiti sono stati esposti all'ammirazione dei visitatori nella settimana finale. 9 luglio - XVII anniversario dell'inaugurazione del sacello della "Madonna della pace". Nella chiesetta si è celebrata la s. messa. E' seguito il rinfresco preparato dalla borgata nell'ospitale cortile della vetreria Buoso. I fedeli della borgata si sono incontrati anche il 23 maggio per la celebrazione di S. Rita e il 16 agosto per s. Rocco.

21 giugno - Festa del solstizio: ci siamo incontrati per confezionare il "mazzetto delle erbe profumate"

18 luglio - Incontro di preghiera presso il capitello familiare di Giorgio Scala. Ai numerosi parteci-

26 giugno-3 luglio - Il coro "Le rondinelle" e i chierichetti-ministranti hanno trascorso una settimana di svago, giochi e formazione a Tramonti di sotto in "Casa Tramonts" e nella canonica vecchia.

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panti quest'anno è stato donato un "rosario profumato" con l'effige della Madonna di Labouré.

- Consueto mercatino di beneficenza organizzato da signore volontarie che lavorano tutto l'anno per questo scopo.

23 luglio - Una comitiva di ragazzi, accompagnati da alcuni genitori , hanno trascorso una giornata di svago all'”Aquaestate” di Noale. 21 agosto - Solenne celebrazione dei quarant'anni di sacerdozio di don Renzo Stefani. 22-26 agosto - Settimana conclusiva dell'Estate ragazzi". 1 settembre - Concerto del DUO AELIA in abbazia nell'ambito del festival internazionale di musica "A tempo”; al pianoforte Inesa Gegprifti, al violino Egle Jarkova, musiche di Brahms, Dvorak, Mozart. 18 settembre - Il coro "Voci dell'abbazia" nel XXX anniversario dell'elezione della parrocchia Immacolata Concezione di Pordenone ha animato la s. messa concelebrata dall'attuale parroco don Giorgio Florean e don Giuseppe, già parroco negli anni 90. 21-25 settembre - Un folto gruppo di pellegrini di Summaga e Pradipozzo si sono recati a Medjugorie.

4 settembre - "Biciclettata" ad Alvisopoli e luoghi di Ippolito Nievo; hanno partecipato 120 ciclisti che si sono rifocillati all'agriturismo "Ca' del Lago" di Cinto Caomaggiore. - Mostra ornitologica di canarini, papagalli e altri uccelli esotici ed esposizione dei disegni a tema dei bambini.

25 settembre - Si è svolta l'annuale visita al santuario della Madonna di Castelmonte; i pellegrini con molta devozione hanno rivolto le loro suppliche a Maria e hanno fatto ritorno a Summaga con l'animo rinfrancato. 68


2 ottobre - Festa della "Madonna del S. Rosario". Ogni settimana è stato recitato il S. Rosario, quotidianamente in abbazia, il lunedì, mercoledì e giovedì nella chiesetta di s. Elisabetta, Madonna della pace e nel capitello di s. Sabina. 8 ottobre - I pellegrini di Medjugorie si sono trovati per partecipare alla s. messa a Pradipozzo e in oratorio a Summaga per un convivio nel quale è stato visto e consegnato ad ognuno il dvd del pellegrinaggio. Tutti si sono impegnati a incontrarsi una volta al mese in abbazia per la recita del s. rosario e l'adorazione del Santissimo come vissuto a Medjugorie; incontro aperto a tutti i fedeli Summaghesi. 9 ottobre - Un affollato pulman si è recato in pellegrinaggio a Padova: ha partecipato ad una messa solenne nella basilica di s. Antonio e ha visitato la chiesa di s. Giustina, la cattedrale di s. Prosdocimo e l'artistico battistero, il Santuario - convento di s. Leopoldo Mandic. 16 ottobre - Alla s. messa delle 10 è stato aperto l'anno catechistico 2011-12 con il "mandato" ai catechisti e animatori e con domanda di iscrizione al catechismo dei bambini dalle elementari alle superiori.

14-23 ottobre - 10ª Castagnata: 14-15-16 ottobre un altro weekend dedicato alla Grecia e 20-21-22-23 ottobre Festa d'autunno.

23 ottobre - A Pradipozzo si è aperto ufficialmente il nuovo anno pastorale per l'Unità di Summaga, Pradipozzo, Lison, Cinto Caomaggiore e Settimo durante la s. messa. Il tema da svolgersi quest'anno: Ascoltare per educarci alla corresponsabilità. Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, si è ricordato anche il 90° della costruzione del Monumento dei Caduti, uno tra i primi eretti in Italia (1921).

Tzatziki tipico della Grecia 69


Il volto dei nostri

bambini Nati per la pace Accanto al fiocco rosa o azzurro che annuncia la nascita di un bambino, ora possiamo appendere anche una coccarda con i colori della pace che vuole essere il simbolo della nascita di un individuo, libero da stereotipi, futuro cittadino del mondo, portatore di pace. (posta@mediciperidirittiumani.org) La prima coccarda della pace è apparsa il 26 giugno sulla porta di una nostra casa con l’arrivo di Celeste. Se quel giorno ci siamo chiesti cosa potesse significare, svelato il mistero, ci auguriamo che il fiocco multicolore porti pace e prosperità a tutti i bambini del mondo e che tanti altri fiocchi si aggiungano sulle porte di Summaga.

Lorenzo Brunzin

Celeste Falvo

Giovanni Maria Formentini

Davide Marchesan

Francesco Pastorini

Ginevra Scandura

Cristian Specchia

Noemi Zoppelletto

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Anagrafe Parrocchiale BATTESIMI Pietro Beltrame di Marco e Virginia Padovese

DEFUNTI

Lorenzo Brunzin di Roberto e di Alessadra De Michiel

Irma Mior, ved. Stival il 11-5-2011 a 90 anni

Alessandro Busato di Luca e Flavia Querin

Mario Zanini il 12-6-2011 a 80 anni

Giovanni Maria Formentini di Stefano e Monica Sonego

Danilo Bozza il 20-6-2011 a 75 anni Maria Pigafetta in Martin il 7-8-2011 a 75 anni

Davide Marchesan di Michele e i Luigia Lazzaretto

Franco Bravin il 12-8-2011 a 57 anni

Francesco Pastorini di Roberto e Marta Brun

Luigia Marolla, ved. Zordan il 25-8-2011 a 91 anni

Ginevra Scandura di Antonio e Marika Lorusso

Vittoria Tomadon in Zavattin il 26-9-2011 a 90 anni

Christian Specchia di Gianmario e Alessandra Mio

Luigia Bozza, ved. Stival il 28-9-2011 a 90 anni

Noemi Zoppelletto di Omar e Silvia Meneghello

Luciano Vello il 2-10-2011 a 69 anni

MATRIMONI

Primo Bozza il 19-10-2011 a 91 anni

Stefano Cavallaro con Giovanna Perdichizzi Devis Cusin con Serena Fagotto

Marcella Pascotto, ved.Gardiman il 26-10-2011 a 99 anni

Matteo Sgnaolin con Manuela Piccolo

Gino Marzinotto il 6-11-2011 a 80 anni

Carlo Bontempo con Monica Borsoi Mauro Ciuto con Chiara Papais

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Ricordo di Irma Mamma Irma, piccola grande donna Sei arrivata il 5 marzo 1954 dopo solo tre mesi di fidanzamento nella nostra umile casa, lì hai trovato dolore e disperazione per la morte della mamma, della moglie del nostro amato papà, avvenuta a distanza di soli undici mesi una dall'altra e si è trovato con tre bimbi piccoli di cui una di tredici giorni, solo in un momento. Non oso immaginare i primi anni che senz'altro saranno stati difficili per te, visto il grande impegno che ti eri assunta. Papà non poteva certo dimenticare in un attimo la prima moglie dalla quale ha avuto tre figli, anche noi avevamo le nostre abitudini: i mei fratelli a casa nostra con una zia di papà, io a casa degli zii, fratelli della mamma e, forse vista la situazione ci avevano un po' "viziati". Tu però non ti sei persa d'animo e hai lavorato come una "fatina" per la tua e nostra felicità. Se penso al passato ti ricordo mentre facevi i letti al piano di sopra e cantavi allegramente; a volte ti sedevi, ti facevi pettinare da noi che eravamo piccole, una volta ti ho fatto tanti codini con dei fiocchetti colorati e tu hai riso gioiosa. Ti ricordo affaticata nei campi, affaccendata nella stalla (non eri abituata, visto che stavi a servizio in casa di persone benestanti). In casa nostra c'era ordine e pulizia, alla sera ci guardavi i compiti e ci interrogavi come una "brava maestra". Dopo cena spesso recitavamo il s. rosario inginocchiati sulla sedia, dopo con i ferri facevi maglioncini, sciarpe, berretti per noi e anche per le nostre bambole lavoravi: lenzuola, coperte, vestiti ecc... crescevamo e ci hai insegnato i valori della vita: la fede, il rispetto, la sincerità, la moralità, la semplicità e tante altre cose. Quando siamo diventati adulti e ci siamo formati le nostre famiglie, sei stata vigile e ci hai dato sempre buoni consigli. Hai gioito e coccolato assieme a nostro papà i nostri figli, specialmente Carolina l'ultima dei nipoti nata e cresciuta vicino a voi, ma soprattutto con te. Non hai mai smesso di darmi consigli, anche quando sono diventata nonna di tre nipotini: Matteo, Emma, Martina che hanno più o meno la stessa differenza di età di noi tre fratelli; ricordo che spesso mi dicevi: "Devi avere tanta pazienza, sono piccoli e vicini di età come

eravate voi". I tuoi occhi brillavano e avevi un sorriso stupendo sulle labbra, forse ritornavi indietro con gli anni quando noi eravamo piccoli. Lo stesso sorriso lo hai avuto pure nell'ultimo periodo, anche all'ospedale, quando venivo a trovarti e ti chiedevo: "Come va?". Tu rispondevi: “Bene” e gli occhi brillavano sempre. Nascondevi bene sofferenza, tristezza, non volevi darci peso e sorridevi con tutti. Te ne sei andata in punta di piedi senza un lamento la sera dell'undici maggio, il mese della Madonna che tu hai sempre pregato tanto nei momenti belli e brutti, soprattutto nei periodi di malattia di papà e di tutti noi. Dopo la tua morte abbiamo trovato un biglietto che mi ha fatto e mi commuove tanto quando lo rileggo; lì ci sono scritti il bene che ci hai voluto e tanti consigli che ci serviranno per andare avanti. Quello che voglio dirti ora che non ci sei più è che mi manchi tanto, mi manca il tuo sorriso, gli occhi brillanti, la telefonata della sera, le brevi visite che ti potevo fare e che ora farò al cimitero. In vita sei stata una mamma con la "M" maiuscola, una piccola ma grande donna, ora sarai per sempre il nostro angelo custode e veglierai senza fine sulla tua grande famiglia assieme a papà e alla nostra mamma. Grazie per quello che hai fatto per noi e resterai nel mio cuore continuamente. I momenti felici non durano in eterno, restano solo dolci ricordi nella memoria. Con affetto e amore Lina 72


Ricordo di

Suor Serafina ti anche genitori, ma il ricordo di suor Serafina è ancora vivo in loro. Ha saputo infatti trasmettere emozioni, sentimenti veri, rispetto dei valori e li ha preparati ad affrontare la scuola primaria. Non dimentichiamo anche il grande contributo che ha dato nella catechesi dei bambini e dei ragazzi: sempre documentata, preparava con diligenza le lezioni per offrire una sicura base cristiana. Nel poco tempo libero, con immenso piacere, si recava dagli anziani del paese per portare loro parole di conforto e farli sentire meno soli. La scelta religiosa le faceva ripetere in varie circostanze che la sua casa era il Cotolengo di Torino, senza però dimenticare le sue origini lombarde, la sua gente, i suoi familiari per cui nutriva un forte affetto. Era anche molto legata alla comunità di Summaga e sperava di "dormire" per sempre nel nostro cimitero accanto a tanti amici. Quando apprese che l'asilo veniva chiuso, commossa ripeteva: "Summaga rimarrà sempre nel mio cuore ovunque il Signore mi mandi". Siamo convinti di esprimere il pensiero di tutta la comunità che l'ha conosciuta, nel ringraziare suora Serafina per tutto ciò che ha donato con generosità. La ricorderemo sempre con stima e affetto. Grazie di cuore. E.N.

Nel gennaio del 1932, in un piccolo paese della Lombardia, a Bonate nasceva una bambina di nome Maria. Forse quel nome era un segno del cielo, perché da adulta il Signore l'ha "chiamata", diventando suor Serafina. Il suo ricordo è ancora vivo nella nostra comunità dove lei è rimasta dagli anni 70 agli anni 90, come insegnante e poi direttrice della scuola materna, allora ancora "asilo infantile". Chiamava i nostri figli: i miei bambini, in effetti lo erano, perché passavano varie ore della giornata con lei, giocando, ma soprattutto imparando le regole essenziali per una corretta educazione. Sembrava a prima vista autoritaria per quel suo fisico robusto, alto e forse per quell'abito scuro anche austero, in realtà era una persona dolce e sensibile, lo si notava guardandola negli occhi, quegli occhi azzurri che a volte o per la troppa gioia o per tristezza erano bagnati da qualche lacrima. Si esprimeva in un corretto italiano che talvolta si coloriva di un leggero accento bergamasco che tanto ci piaceva. Si rivolgeva ai bambini con frasi semplici , ma significative e li coinvolgeva con canti e giochi, mentre il tempo scorreva in modo gioioso e spensierato. I suoi bambini ora sono adulti, molti sono diventa-

Suor Serafina terza a sn, accanto al presidente dell'asilo, Luigi Alessandrini e don Umberto. 73


Ricordo di Elda A Elda, donna semplice, buona e coraggiosa, che ha dedicato la sua vita alla famiglia e che pur abitando a Pravisdomini da tanti anni ci teneva a dire che era summaghese. Grazie "sorellona" per la fiducia e il coraggio che hai trasmesso a me e a tutti noi durante questi anni di malattia. Le persone come te lasciano un segno indelebile. Grazie Elda! Laura (la tua "sorellina")

Ricordo di Luigina Cara Luigina, poco tempo fa te ne sei andata alla bella età di 90 anni, la maggior parte spesi per la vita, aiutando centinaia di mamme a mettere al mondo i propri figli. Ti eri preparata alla tua "missione" studiando a Venezia, dove avevi conseguito con onore il titolo di ostetrica. Hai iniziato questo "servizio" negli anni della seconda guerra mondiale, in tempi duri, sfidando talora anche le armi dei soldati nemici. Hai assistito le mamme di cinquanta - sessanta anni fa e quei bambini li ricordavi tutti, come fossero un po' anche tuoi. Ogni volta ti lasciavi cogliere dallo stupore di un "cosino" roseo che cercava il calore della sua mamma... In più occasione hai versato "lacrime silenziose", perchè il parto si presentava molto problematico e non c'era la certezza che tutto si completasse con il vagito di un neonato e la commozione di due genitori di fronte ad un nuovo miracolo... c'è chi ricorda la tua sensibiltà e competenza e ti ringrazia ancora per quanto hai fatto! Non ti sei mai lamentata, anche quando venivi chiamata nel cuore della notte o quando dovevi andare in bicicletta sotto la pioggia o la neve in case difficili da raggiungere, in piena campagna, ma mi sconsigliavi di intraprendere la tua stessa strada, perchè volevi evitarmi le tante preoccupazioni che ogni parto riserva. Hai continuato negli anni a credere nella vita e la tua generosità l'hai rivolta anche verso le mamme di terre lontane, mamme bisognose come quelle dei nostri paesi di tanti anni fa. La tua è stata un'esistenza provata anche da dolori e sofferenze, ma non ti è mai mancato il sentimento dei tuoi famigliari che ti hanno molto amato; negli ultimi tempi sei stata accudita con tenerezza fino al "dies natalis", giorno in cui, siamo certi, sei nata a "vita nuova"! Con grande affetto tua sorella Antonia 74


nostalgia... L’Ora dell’Ave Maria tra i campi di Summaga Mite e seducente è questo lembo di pianura come vellutata è la brezza che viene dal mare si riempie di nuove luci e canti l’aprica campagna e l’eco la propaga di ammalianti sinfonie Passano nel lucido fotogramma del tramonto con voli che assomigliano alle onde gli uccelli fermando d’improvviso sui fili orizzontali sui tetti sonnolenti E non cessa di stupirmi l’ora cui germoglia in sogno la natura ne mi stanca il tempo/l’usura anzi... ... m’affanna ogni cosa alla partenza E’ bello stare nella quieta sera seduto sulle pietre di questa solitudine......... immoto come l’airone che crogiolava al sole nel meriggio ad ascoltare il mormorio dei campi il fruscio delle foglie che danzando cadono sull’erba inumidita con passi senza orme camminare sotto la fulgida bellezza della luna fino alle case bianche per scrivere sui muri interminabili pensieri..... E’ l’Ave Maria..... nessun rumore ora frange il silenzio ogni cosa è qui per divenire voce/suono e il tuo respiro sento confondersi nel tempo piccolo paese che all’andar del giorno sulla soglia ti abbandoni memore di care spoglie e di materna gratitudine desti ad aspettare il vento quello buono che nel racconto delle stelle qualche lacrima disperda

AlRo

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Mamma Si è fatto tardi mamma tutto si addormenta e muore Nell’urna delle riposte nostalgie conservo ancora tutti i tuoi ricordi e il tuo richiamo che in fondo al giorno dopo i fuochi portava pace ai vicoli del borgo arreso alle sere di velluto e a me giovine madre cantavano la folle corsa a cancellare il vuoto del giorno nudo senza le tue rose

Dove ora sei non so dolce mia cara Se ancora aspetti i passi di quella bambina che attraversava il buio della notte credendo che a far luce al suo cammino fossero i fuochi fatui dei miraggi e non le accese stelle dei tuoi occhi Ma ora che germogliano invisibili a questo autunno i semi dell’assenza ora che il passo mio discorde incede come il primo che fu a cercare il volo cara lo so che tu come una volta trepida vieni e accanto mi cammini tua Anna AlRo


Li ricordiamo con amore nella preghiera

Maria Dossi, Suor Serafina n. 1932 - m. 25-04-2011 (Torino)

Emilia Dazzan, Suor Rachele, n. 24-9-1917 - m. 4-5-2011

Pietro Carneletto n. 28-6-1933 - m. 6-5-2011 (Carneletto)

Mario Zanini n. 18-8-1931 - m. 12-6-2011

Ottorino Salvador n. 02-10-1914 - m. 17-06-2011 (Concordia Sag.)

Danilo Bozza n. 29-10-1936 - m. 20-6-2011

Maria Pigafetta in Martin n. 19-10-1936 - m. 7-8-2011

Franco Bravin n. 4-2-1954 - m. 12-8-2011

Luigia Marolla, ved. Zordan n. 24-12-1920 - m. 25-8-2011 (Pradipozzo)

Vittoria Tomadon in Zavattin n. 7-4-1921 - m. 26-9-2011

Luigia Bozza, ved. Stival n. 17-4-1921 - m. 28-9-2011

Luciano Vello n. 18-5-1942 - m. 2-10-2011

Elda Bozza n. 28-06-1953 - m. 09-10-2011 (Pravisdomini)

Primo Bozza n. 4- 9- 1920 - m. 19-10-2011

Marcella Pascotto, ved. Gardiman n. 24-08-1912 - m. 26-10-2011

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Eugenio Trevisanut n. 4-2-1917 - m. 19-5-2011 (Mestre)


Valentina Nosella in Mongera n. 18-09-1934 - m. 3-10- 2011

Pompeo Miglioranza n. 31-03-1920 - m. 8-11-2011

Gino Marzinotto n. 12-08-1931 - m. 6-11-2011



Natalina Trevisanut ved. Cuzzolin n. 27-12-1937 - m.11-11-2011

Ricordiamo inoltre... Aurelio Segatto n. 25-6-1909 - m. 2-7-1969

Luigia Boccalon, ved. Segatto n. 17-3-1913 - m. 3-1-1991

Olivo Trevisanut n. 2-1-1919 - m. 6-8-2010

Alfredo “Niti� Tesolin n. 31-5-1937 - m. 9-10-2010

Giovanni Bozza n. 20-07-1917 - m. 26-10-2005

Ida Drigo n. 22-11-1927 - m. 14-11-2003

Giovanna Bettiol, ved. Zordan n. 22-07-1928 - m. 19-09-2005

Claudio Bravin n. 19-7-1959 - m. 29-4-1994

Narciso Bravin n. 08-12-1924 - m. 03-04-1986

Antonio Milan n. 28-12-1911 - m. 19-11-1979

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La generosità dei Summaghesi In ogni numero di «Qui Summaga» si riporta l’elenco di persone, famiglie, gruppi che devolvono generosamente offerte per le opere ed attività parrocchiali, per le missioni e solidarietà. La comunità sentitamente ringrazia.

OPERE PARROCCHIALI



QUERINI SEVERINA SALVADOR - SAN QUIRINO – PORDENONE UNA FAMIGLIA UNA FAMIGLIA VENIER ITALIA 44 PERSONE CHE HANNO VOLUTO MANTENERE L'ANONIMATO

AMICI DELLE BOCCE 300,00 ASSOCIAZIONE COMBATTENTI E REDUCI 150,00 BATTESIMO BUSATTO ALESSANDRO 100,00 BATTESIMO CRISTIAN MIO - I FAMILIARI 200,00 BATTESIMO CRISTINA SPECCHIA - I GENITORI 150,00 BATTESIMO DAVIDE MARCHESAN - I GENITORI 100,00 BATTESIMO DI BRUNZIN LORENZO - LA FAMIGLIA 80,00 BATTESIMO GINEVRA SCANDURRA - I GENITORI 100,00 BATTESIMO GIOVANNI MARIA FORMENTINI I GENITORI 400,00 BATTESIMO PIETRO BELTRAME - I GENITORI 200,00 BATTESIMO ZOPPELLETTO NOEMI 20,00 BENEDIZIONA NUOVA CASA 50,00 BENEDIZIONE FAMIGLIA FAVA FAGOTTO 50,00 BENEDIZIONE FAMIGLIE 755,00 BENEDIZIONE MACCHINA 20,00 BISNONNA CEOLIN CESARINA PER LA NASCITA DELLA NIPOTE GIADA 20,00 BONVICINI GIORGIO PER NOLEGGIO PANCHE 50,00 BOSCARI GIOVANNI 50,00 BOZZA GIANNINO 20,00 CAMPERISTI CITTA' DI MANSUE' 50,00 CLARA E ANDREA FAGOTTO IN OCCASIONE ANNIVERSARIO DON RENZO 50,00 COMITIVA AUSTRIACA 50,00 COMPLEANNO GRANDO MATTEO 40,00 COMPLEANNO SEGATTO MASSIMILIANO 30,00 COMPLEANNO TREVISANUT SIMONE 50,00 COMPLEANNO ZANOTTO PARO LINDA 20,00 DITTA BOZZATO ARDESIO 500,00 DON RENZO STEFANI 150,00 FAMIGLIA SCALA GIORGIO 220,00 FAMIGLIE DI VIA NOIARE MESE DI MAGGIO 60,00 FUNERALE BOZZA LUIGIA IN STIVAL - I FIGLI 200,00 FUNERALE BRAVIN FRANCO - LA FAMIGLIA 100,00 FUNERALE MARIA PIGAFETTA MARTIN - I FAMILIARI 200,00 FUNERALE MIOR IRMA - LA FAMIGLIA 300,00 GRUPPO DONNE DEL MERCATINO - SUMMAGA 1.000,00 LA MITICA SEZIONE C 40,00 MATRIMONIO AZARO ILENIA E FALCOMER DANIELE 300,00 MATRIMONIO CIUTTO PAPAIS 100,00 MATRIMONIO FAGOTTO SERENA A CUSIN DEVIS 200,00 MATRIMONIO PICCOLO EMANUELA E SGNAOLIN MATTEO 200,00 OPERE PARROCCHIALI DA MATRIMONIO 70,00 PANTAROTTO MARIA 50,00

30,00 10,00 100,00 500,00 100,00 1.950,00

BOLLETTINO “QUI SUMMAGA” BELLOTTO ALFREDO - PORTOGRUARO 50,00 BERTOLINI GIUSEPPE E BRUNA - CONCORDIA SAGITTARIA 30,00 BIASON MARIA 30,00 BOCCALON ANNAMARIA – PORTOGRUARO 10,00 BOZZA AMELIA – CONCORDIA 15,00 BOZZA DINA – PORTOGRUARO 15,00 BOZZA GIORGINA - LAVENO VARESE 15,00 BRUNZIN MARIA TERESA – ASTI 50,00 CONTE STEFANO - CAORLE 10,00 DRIGO EGIDIO 10,00 DRIGO LIONELLO 30,00 FAGOTTO LELIA 70,00 FAGOTTO LELIA 50,00 FAMIGLIA CARANZANO MAROLLA - VALFENERA ASTI 40,00 FAMIGLIA VELLO GIOVANNI 30,00 FAORLIN VITTORIO - PORTOGRUARO 50,00 FILIPPI PIETRO ED ELDA – PORTOGRUARO 10,00 FILIPPI TERESINA -ROGNO BERGAMO 50,00 IN MEMORIA DI TOMADON VITTORIA 50,00 LISANDRO ALDINO 10,00 LISANDRO NATALINA - TEGLIO VENETO 10,00 MINUZZO SERGIO - LANZO TORINESE 100,00 MIOR ENRICA - GOLASECCA VARESE 20,00 PADOVESE DAVIDE E PAOLA 50,00 PAUPON ASSUNTA - CAGLIARI 30,00 PERINI GIOVANNA - LUGUGNANA DI PORTOGRUARO 10,00 PLINIO E TERESINA MALOCCO 25,00 QUERINI AMALIA - CONCORDIA SAGITTARIA 30,00 UNA PERSONA - PRADIPOZZO 50,00 VELLO ANNAMARIA - TORINO 25,00 VELLO CARMELO - PRADIPOZZO 30,00 VIA FORNACE ALTA E CASAI DEL TAU' TRAMITE D'ACHILEL CLAUDIA 120,00 VIA FRANCA TRAMITE MIGLIORINI ANNAGIORGIA 66,00 VIA FRANCA TRAMITE PAULETTO GRIGOLETTO LUCIA 410,00

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VIA MONTECASSINO TRAMITE TREVISIOL MIO 226,00 VIA NOIARE TRAMITE PASIAN ROSANNA 170,00 VIA SAN BENEDETTO E PIAZZA DE BORTOLI TRAMITE GOI BERTILLA 146,00 VIA SAN URBANO TRAMITE BASSO ORIANA 241,00 VIA SANTA ELISABETTA TRAMITE SARTORI EVELINA 240,00 VIA VILLA ALBERTO E CA' TIEPOLO TRAMITE ZANET INES 370,00 VIA VILLA RISERE DELLE ABBAZIE E TREVISO TRAMITE SIMONATTO MONIA E ARGENTINA 500,00 VIE DEL BOSCO E CAVARIOL TRAMITE BARBON LUIGINA 75,00 VIE GOBETTI E SANTA GIUSTINA TRAMITE CONTE ROSANNA 265,00 VIE MAUTE PRAMORIN E CA' TIEPOLO TRAMITE PIERASCO ASSUNTA 260,00 VIE MONTECASSINO REZZONICO ED EINAUDI TRAMITE CAMPANER LUCIANA 220,00 VIE NOIARE E GOBBESSO TRAMITE STIVAL LETIZIA 140,00 VIE NOIARI E SAN GIUSTO TRAMITE ZANET BANINI MARILENA 81,00 VIE SUBIACO E AQUILEIA TRAMITE MARTIN CESARINA 200,00 VIE VIOLA E CASAI DEL TAU' TRAMITE ANDREON AGNESE 110,00 ZANET IDA 50,00 ZAVATTIN MARIA - MALGRATE LECCO 50,00 ZUCCHETTO OSCAR- PORTOGRUARO 20,00 5 PERSONE CHE HANNO VOLUTO MANTENERE L'ANONIMATO 100,00

GRUPPO DONNE DEL MERCATINO PER SUOR DANIELA IN MEMORIA DI MONS. PADOVESE LUIGI PER LA CASA MADRE DELLA VITA IN MEMORIA DI TOMADON VITTORIA LE NIPOTI PER PADRE CLEMENTE IN MEMORIA DI ZANIN MARIO - PER PADRE CLEMENTE LE BAMBINE DEL RICAMO PER SUOR EDITH SLOVENIA UNA PERSONA CHE HA VOLUTO MANTENERE L'ANONIMATO

1.000,00 150,00 100,00 200,00 500,00 10,00

“IN MEMORIA DI…..” ANESE KATIA – LA CLASSE 1970 ANESE MARIA - LA FIGLIA LELIA BRAVIN NARCISO E CLAUDIO - LA FAMIGLIA CARNELLETTO PIETRO – LA FIGLIA DILETTA DI MARCO JOLANDA - LE COGNATE GIOVANNA ED ELISA MAROLLA LUIGIA - I FIGLI MAROLLA LUIGIA – LA SORELLA RITA PIGAFETTA MARIA IN MARTIN - DANIELA BERGAMO E FAMIGLIA SEGATTO LINO - IL CUGINO SEGATTO LUCIANO TOMADON VITTORIA - I NIPOTI FURLANETTO TOMADON VITTORIA - IL MARITO E I FIGLI TOMADON VITTORIA - LA COGNATA E NIPOTE VALSECCHI ZANIN MARIO - LA NUORA ZAVATTIN FRANCO - I COMPAGNI DI LAVORO

CARITAS PARROCCHIALE DA AMICI - PER SUOR EDITH SLOVENIA GRUPPO DONNE DEL MERCATINO DI SUMMAGA

100,00

200,00 1.200,00

S.E.&O.

79

100,00 500,00 50,00 200,00 50,00 150,00 50,00 50,00 25,00 50,00 150,00 100,00 50,00 50,00


Auguri di

Santo Natale e Felice Anno


Qui Summaga n. 84, 2011  

Il bollettino della parrocchia di Summaga di Portogruaro chiuso in redazione il 15 novembre 2011.

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