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Direttore Responsabile: Giuseppe Tagliente - Registrato al Tribunale di Vasto n. 102 del 22/06/2002 Redazione: Corso Italia n. 1 Vasto Tel. & Fax 0873.362742 - Pubblicità: Editoriale Quiquotidiano Corso Italia,1 Vasto Stampa: Edizioni Il Castello - Martano Editrice (BA) www.quiquotidiano.it - mail: redazione@quiquotidiano.it

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Anno 1 - Numero 1 7 ottobre 2011

“Si scopron le fogne...” Un’ estate da dimenticare


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politica

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Corso Mazzini, 627/9 VASTO (Ch) Tel. 0873.391378/43

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bei monumentelli di pietra bianca posti qua e là per la città. Questo è il buon governo per lei. In una situazione economica assolutamente difficile, con una disoccupazione giovanile alle stelle, un precariato sempre più diffuso, una sempre maggiore insicurezza (vedere gli ultimi fatti di cronaca), un centro storico assolutamente abbandonato e con un commercio in grossa sofferenza ci racconta di quattro monumentelli messi qua e la per la città? Una situazione economica così complessa, richiederebbe forse qualche attenzione maggiore: agricoltura, turismo, piccola e media industria sono da mesi che aspettano soluzioni ai loro ormai atavici problemi. In compenso sicuramente abbiamo fatto lavorare il bravo scultore! Capisco che ad esempio problemi come il precariato siano per lei di poco conto, visto che per otto anni ha tenuto gli operatori della Casa Famiglia alle dipendenze dirette del comune con contratti atipici (sanati nel l’agosto 2010 con una gara d’appalto quantomeno atipica –l’atipicità forse è una Sua caratteristica - ), ma il buon governo tenta di dare gli spunti per risolvere questi problemi, non per crearne di nuovi (vedi vicenda porto). Infatti, se poi il nostro porticciolo sarà effettivamente un volano per il nostro turismo lo vedremo negli anni a venire. Intanto


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Un settimanale, nel segno della continuità con Quiquotidiano Scrivo questo editoriale per il primo numero di Qui Settimanale mentre mi arriva la notizia della scomparsa di Steve Jobs, il creatore di Apple che ha rivoluzionato il mondo della comunicazione moderna, e voglio dedicare pertanto a lui questo nuova fatica editoriale e giornalistica. Glielo devo perché è in qualche modo anche colpa sua (scusami, Steve, l’artifizio dialettico) se ho abbandonato il quotidiano dopo circa nove anni di impegno entusiasmante e pensato di passare ad un giornale a cadenza settimanale. La concorrenza “sleale” del Web sulla carta stampata, sia in termini di costi che di velocità e quantità delle notizie, è tale che non aveva forse più senso (almeno così m’è parso) continuare a rincorrere i tempi e le necessità della rotativa. Di qui l’idea di un adeguamento al nuovo contesto dell’Informazione assegnando il compito svolto in precedenza dal foglio quotidiano al giornale on line, dove i lettori potranno trovare ogni tipo di news riguardanti L’Abruzzo ed il Vastese con aggiornamenti in tempo quasi reale, e l’approfondimento,invece, oppure l’inchiesta, il dibattito, tutto ciò che non può trovare spazio in un click, a questo settimanale che esce finalmente oggi dopo un periodo di incubazione vissuto con gli amici della redazione, gli stessi di prima, ai quali ho chiesto un altro sforzo di comprensione e…di pazienza nei miei confronti. Che dire di più mentre mi tremano i polsi dall’emozione in attesa dei primi giudizi? Soltanto di sperare che questa nuova iniziativa,destinata a migliorare dopo la fase di rodaggio, possa trovare il favore dei lettori nella stessa misura di quella goduta sino a ieri da Quiquotidiano. Il Direttore responsabile Giuseppe Tagliente

Seppur in questa “Terra di Santi, Poeti e Navigatori” siano rimasti soltanto i navigatori della “rete” e malgrado non siamo stati capaci di resistere anche noi alla tentazione di esserci, eccoci di nuovo qui con la carta stampata con questo nuovo settimanale. Perché? Perché ci piace sentire la “carta” in mano, il fruscio delle pagine mentre curiosiamo alla ricerca del “pezzo” di colore, del commento politico, delle opinioni, delle polemiche. Qui settimanale nasce per questo ed è l’ennesima sfida, per noi e per voi. Il codirettore Elio Bitritto

All’interno:

Si scopron le fogne pag. 4 - Il sistema renale vastese necessita di dialisi pag.5 Chiodi: un’occasione storica pag. 6 - Il parco della costa Teatina pag. 7 Il monito dell’arcivescovo Forte pag. 8 - San Salvo. Perchè siamo caduti. Luca lo sa pag. 10 Cultura. Un professore atipico, ovvero la virtù perseguitata pag. 12

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Si scopron le fogne... Un’ estate da dimenticare L

e prime avvisaglie di quella che sarebbe poi stata l’estate ‘horribilis’ di Vasto si registrano a fine giugno: nell’area di Fosso Marino, nei pressi del pontile, spunta un primo divieto di balneazione datato 28/6. Valori fuori norma nello scarico, dopo le rilevazioni dell’Arta. Inizialmente l’interdizione riguarda la foce di Fosso Marino. Passano soltanto pochi giorni, però, e il quadro si aggrava. Arriva un’altra ordinanza, l’8 luglio, e questa volta il tratto ‘off limits’ diventa più ampio, estendendosi per circa 500 metri, nel cuore della riviera e proprio mentre si avvicina il momento più importante della stagione. La parola liquami, con il suo carico di aspetti negativi, fa la comparsa nelle cronache dei giornali e nelle parole degli amministratori oltre che nelle proteste e nell’amarezza di turisti, vastesi e balneatori. Il maltempo dei giorni precedenti, con una precipitazione violenta, ha provocato la rottura di una condotta fognaria proprio nella zona di Fosso Marino, causando lo sversamento nel canale e, di conseguenza, in mare. Viene riparata poco prima della metà di luglio e viene revocato il divieto di balneazione. Tutto, insomma, può tornare alla normalità (almeno così sembrava). Ma il peggio, purtroppo, doveva ancora arrivare. Passano alcuni giorni e scoppia una nuova emergenza. Stavolta nella zona di lungomare Cordella. I liquami fuoriescono da uno scarico tra i Lidi ‘del Sole’ e ‘La Bussola’. E’ il 5 agosto e arrivano pure i Carabinieri sul posto. Il giorno successivo, in mezzo ad una folla di bagnanti imbufaliti, uomini della

Guardia Costiera eseguono prelievi dallo scarico e devono passare quasi 10 giorni per avere i risultati (negativi) e l’ordinanza del sindaco che dispone il divieto di balneazione. In mezzo, comprensibilmente, polemiche e attacchi. Dal Comune poche parole su questi eventi e nessuna comunicazione. E’ Ferragosto e inizia l’azione incessante di mezzi

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autospurgo per liberare le condutture intasate e dare soluzione ad un ‘bubbone’ ormai esploso. La politica, inizialmente silente, inizia ad interessarsi della questione. Il divieto al centro della spiaggia, intanto, non dura che il breve volgere di un paio di giorni, quello bis a Fosso Marino, per effetto di ulteriori sversamenti (di sedimenti di liquami si dirà

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a causa di altre perdite nella zona di Montevecchio) molto di più. Vasto Marina vive i suoi giorni più duri, nel momento ‘clou’ della bella stagione. Quei mezzi in fila, sul lungomare e in viale Dalmazia, di giorno e di notte, il cattivo odore (per usare un eufemismo) che li ‘avvolge’, le parole negative di tanti danno conto di un’emergenza assoluta. Emerge anche la polemica su un possibile ritiro della Bandiera Blu e spuntano pure i cartelli del Codacons che invitano chi si sente danneggiato a contattare l’associazione consumatori. Altri parlano di ‘class action’. E’ un autentico diluvio. La situazione, pian piano, torna regolare. Liquami in mare, per fortuna, non ne arrivano più. Ma l’estate, ormai, è segnata. E a livello amministrativo si pianificano i primi interventi. Questa la cronaca di un’estate pazzesca, imprevista e difficile. C’è chi parla di una Vasto Marina ‘violentata’, ‘oltraggiata’, ‘offesa’, ‘deturpata’ e ‘colpita al cuore’. Saremo pronti a voltare pagina? Michele Tana

Il sistema “renale” vastese necessita di... “dialisi” Una domanda a margine: “ma dove son finiti i soldi delle urbanizzazioni?”

Le ripetute inondazioni alla Marina ed i versamenti di fango costituiscono uno dei problemi più pressanti che la Città deve affrontare per evitare di fare le pessime figure dell’estate appena trascorsa e perché la voce “turismo” continui ad avere un senso, anche in relazione alle famose Bandiere Blu.. Le cause delle inondazioni (anche di acque luride) sono da ricercarsi nella mancata manutenzione delle condotte, intasate da incrostazioni assimilabile alle placche aortiche creano emboli; nell’ostruzione delle

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caditoie e delle grate; nel “carico” eccessivo imposto ad un sistema fognario che risente dell’età, dell’incremento di popolazione estiva nelle strutture ricettive; nelle seconde case e nei nuovi insediamenti residenziali: in pratica in una assenza di programmazione che, ad onor del vero, non sembra addebitabile esclusivamente alla prima amministrazione Lapenna ma ha radici più lontane. Discorso diverso va fatto per i colamenti di fanghiglia che non sarebbe esatto addebitare, in verità, alla recente urbanizzazione della collina di Montevecchio poiché questi si erano già verificati più volte, ben prima che venissero realizzati gli insediamenti odierni. A questo punto non possiamo fare a meno di fare alcune considerazioni sull’Amministrazione comunale. Lapenna era a conoscenza del problema? Ha individuato le soluzioni? Ha impostato, d’accordo con l’ATO e con la SASI, un progetto risolutivo? Se la risposta sta nella mancanza di “soldi” chiediamo a gran voce dove sono finiti i proventi degli oneri di urbanizzazione che, stando allo sviluppo della città, dovrebbero essere stati cospicui: sono stati riscossi tutti o, come purtroppo a volte accade, ne è stata raccolta solo una parte? Ci sono dei ritardi nei paga-

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menti ed in questo caso cosa si intende fare? Sono stati utilizzati per la realizzazione delle opere di urbanizzazione o hanno trovato altra destinazione? Sono diverse le domande che poniamo, senza alcuno spirito polemico, ma certi di interpretare le richieste dei cittadini, soprattutto della Marina, costretti troppo spesso ad avere l’acqua ed i liquami in casa o nelle attività commerciali. Una risposta, l’unica, viene per fortuna dalla Regione, che si è attivata per sbloccare fondi FAS per oltre 607 milioni secondo un programma che prevede che il 76% delle risorse (456 milioni) sia destinato ad ‘’azioni cardine’’ e, in particolare, 176 milioni per ambiente e territorio: ci auguriamo vivamente che la somma prevista per Vasto sia congrua. Ci auguriamo che l’Ato, o la Sasi per essa, dia attuazione al “promesso” intervento di monitoraggio dello stato di ostruzione delle condotte fognarie o di quelle di acque bianche in base al qual poter fare finalmente partire una corretta progettazione per un raddoppio o quanto meno un adeguamento del sistema idrico nel suo complesso anche in vista di un probabile ulteriore sviluppo edilizio lungo la costa. Elio Bitritto


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regione

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607 milioni di euro di fondi Fas per l’Abruzzo.

Chiodi: “occasione storica” S

ono di oltre 607 milioni le risorse liberate per l’Abruzzo dal Cipe nell’ambito del Par-Fas della Regione. Il programma prevede che il 76% delle risorse (456 milioni) sia destinato ad ‘’azioni cardine’’: 123 milioni per competitività, ricerca, sviluppo, tecnologia e innovazione; 200 per trasporti, logistica e telecomunicazioni; 176 milioni per ambiente e territorio; 31 per la coesione sociale; 44 per la coesione territoriale; 19 per il capitale umano e i giovani; 11 per governance e capacitazione. Milioni di euro, quelli del “Fondo per le Aree Sottosviluppate”, che all’Abruzzo servono come ossigeno per risollevarsi da una crisi globale nazionale, acutizzata da quella endemica e dal sisma del 2009. Prima di mettere in colonna questi milioni e fare i conti in attivo, Chiodi

ha dovuto sistemare quelli in deficit e risanare i debiti; ha dovuto, cioè, chiudere quella ch’ è stata definita “la Fase 1: evitare il default della Regione, ridurre il debito più grande d’Italia al 14%, riequilibrare il deficit sanitario e raggiungere una previsione di riequilibrio anche per il 2011. Con la chiusura di questa prima fase, “che sarà certificata solo quando la classe governativa abruzzese riconquisterà davanti agli occhi nazionali la dignità di essere una classe dirigente e finirà il commissariamento per la sanità”, si è aperta adesso la Fase 2, certificata, invece, con la

delibera del Cipe per lo stanziamento dei Fas. Una fase che non si apre con un bilancio pari alle altre regioni, “anche se il rapporto Svimez parla di un Pil abruzzese cresciuto del 2,3% rispetto al 2010, secondo solo al Veneto, mentre l’Istat riferisce di un livello occupazionale nel secondo trimestre 2011 al + 4,9% rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente. Nel corso di una recente conferenza stampa Chiodi ha illustrato il Piano finanziario della delibera Cipe, e quanto di questo è stato concentrato sulle cosiddette “aree di policy”, le priorità della regione individuate nel Patto per l’Abruzzo concordato con forze politiche e sociali. Chiodi ha anche anticipato che saranno disponibili anche “11,4 milioni per la Funivia del Gran Sasso, 69,749 milioni per i depuratori, 18milioni per risolvere l’erosione delle coste, 10 milioni per i Piani sociali di zona, 6milioni per il sostegno ai servizi sociali dei Comuni e 20 milioni per il sistema portuale di tutta la regione”. “E’ tempo di smetterla – ha aggiunto al termine dell’incontro con la stampa - con la cultura della lamentazione perché questa nuova fase di apertura verso lo sviluppo dell’Abruzzo è merito della elevata qualità del lavoro eseguito dalla classe governativa abruzzese”. Per l’agricoltura – ha concluso- “sono già stati destinati 616milioni dal Patto per lo sviluppo rurale che si aggiungono ai 100 milioni destinati all’area del Fucino”. Rosa Milano

Dal 2013 via le pensioni ai consiglieri regionali Nel Consiglio regionale d’Abruzzo dalla prossima legislatura non ci saranno più i vitalizi. Il progetto di legge è stato approvato all’unanimità dall’assemblea riunita a palazzo dell’Emiciclo a L’Aquila con una votazione-lampo. Attualmente il Consiglio paga 139 vitalizi. Restano comunque fatti salvi i diritti quesiti dei consiglieri regionali in carica. Il provvedimento approvato dal Consiglio regionale abruzzese si compone di due articoli. Le norme si applicano anche ai consiglieri dell’attuale assemblea eventualmente cessati dal mandato succes-

sivamente all’entrata in vigore della legge (cioè i consiglieri già in Consiglio che saranno eletti anche nella prossima legislatura). Per coloro che dovessero essere rieletti il nuovo mandato non produrrà comunque alcun ulteriore effetto giuridico ed economico sul diritto al vitalizio. Il secondo articolo riguarda invece l’entrata in vigore della legge che scatterà a partire dal primo giorno successivo alla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale. “Ancora un forte segnale politico e di discontinuità amministrativa”. Così il presidente della Giunta regionale

d’Abruzzo, Gianni Chiodi, ha dichiarato valutando l’approvazione della legge, da parte dell’assemblea regionale. “Questa maggioranza di centrodestra sta dimostrando con i fatti che è possibile percorrere la strada della buona politica fatta di economie e risparmi, finalizzati prima al risanamento e poi ad investimenti per lo sviluppo”. Per Chiodi “in un periodo di profonda crisi economica, ma anche di valori, è importante che tutti facciano dei sacrifici, anche la classe dirigente”. Rosa Milano


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Vasto

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Il Parco della Costa Teatina Perimetrare senza ideologismi

T

ra i ricordi più cari della mia infanzia conservo le scampagnate con mio padre al “Parchetto di Don Ciccio”, un bosco a misura di bambino tra Cupello e Monteodorisio. Lì celebravo, tra la primavera e l’autunno, i miei primi incontri con la natura, assaporandone la bellezza attraverso il profumo della boscaglia, il fruscio delle foglie e lo stormire delle rondini. Negli anni ho incontrato altri, e ben più estesi, parchi naturali, imparando ad apprezzare la flora e la fauna dei luoghi e associando l’idea di parco all’amore e rispetto per la natura. Non ho avuto, quindi, particolari riserve nell’esprimermi favorevolmente all’istituzione del Parco della Costa Teatina, che tutti ci auguriamo possa costituire un pregevole strumento di valorizzazione delle bellezze ambientali e paesaggistiche che lambiscono il nostro mare. Alcuni aspetti, però, non mi hanno convinto, e tuttora non mi convincono; aspetti che mi hanno indotto a dire no alla perimetrazione del parco così come prospettata dall’Amministrazione comunale di Vasto. La prima perplessità riguarda il metodo: si poteva e doveva fare di più in termini di partecipazione dei cittadini alle scelte, piuttosto che investire in modo sbrigativo il consiglio comunale, che solo last minute ha potuto prendere cognizione della cartografia e dei criteri di perimetrazione.Gli amministratori, per volontà popolare, sono chiamati a decidere, ma quando si tratta di questioni di particolare impatto sull’assetto del territorio è necessario attuare processi decisionali più attenti e articolati. Una secon-

da concerne talune finalità, più o meno recondite, che hanno ispirato la maggioranza di centrosinistra. L’istituzione di un parco non può semplicisticamente tradursi in uno strumento di pianificazione del territorio, perché di tali strumenti ne abbiamo messi già in campo diversi, probabilmente troppi, e spesso si sovrappongono e configgono tra loro. Ne cito a memoria alcuni, certamente dimenticandone altri: il piano regolatore del Comune, il piano di assetto idrogeologico, il piano regolatore delle aree industriali, il piano di coordinamento territoriale e pro-

vinciale, il piano territoriale delle attività produttive, il piano di assetto naturalistico, il piano spiaggia, il piano di gestione dell’area SIC, il piano territoriale strategico. Immaginare l’istituzione del parco della Costa Teatina come lo strumento (ulteriore) per governare il territorio e, in particolare, per limitarne l’edificazione equivale a prescrivere una pomata per

curare il raffreddore. La terza perplessità riguarda le scelte operate dall’Amministrazione: all’interno delle zone protette sono state incluse aree antropizzate e agglomerati urbani (leggi Vasto Marina) che nulla hanno a che vedere con l’idea stessa di parco. Sarebbe stato opportuno, come richiesto dal nostro gruppo consiliare, limitare i confini del parco al tracciato ferroviario ormai dismesso, il cui “corridoio verde”, insieme alle riserve naturali che intercetta, rappresenta la vera ricchezza ambientale e paesaggistica della costa teatina e, in quanto tale, prospettiva di sviluppo per il nostro comprensorio. Per questi motivi abbiamo detto no (che beninteso è un no alla perimetrazione dell’area proposta dalla maggioranza) senza peraltro esimerci dal migliorare una decisione che, così come era stata inizialmente formulata, avrebbe lasciato dubbi interpretativi e introdotto vincoli stringenti per il territorio. La nostra posizione, quindi - in consiglio comunale e al di fuori dell’assise cittadina - è stata ispirata dalla coerenza e dal senso di responsabilità, e ci ha consentito di affrontare la questione in modo serio, concreto, misurato, senza peraltro lasciarci coinvolgere dai toni più o meno trionfalistici che hanno accompagnato la delibera di confinamento del parco. Per la quale abbiamo registrato commenti quali “svolta decisiva”, “momento storico”, “evento epocale”: più cautamente e senza creare facili illusioni, noi ci limitiamo all’auspicio che l’istituzione del parco possa contribuire a valorizzare le nostre bellezze naturali. Per fare ciò, siamo disponibili ad operare. Come sempre. Manuele Marcovecchio Consigliere comunale del PdL di Vasto


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dibattito

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Il monito dell’arcivescovo Bruno Forte

“Rifondiamo la politica con uomini nuovi” Esiste una questione morale nell’attuale crisi che attraversa il Paese? La domanda è retorica, perché agli occhi di tutti è evidente che l’etica pubblica e quella personale che la sorregge sono spaventosamente assenti in larga parte della scena nazionale, come dimostrano gli scandali che vanno emergendo e che colpiscono figure di non poco peso dell’una e dell’altra parte politica. Il “disgusto”, di cui più volte io stesso ho parlato di fronte a questo scenario, è ormai avvertito da tanta gente comune, quella cui dovrebbero dare ascolto e voce i rappresentanti del popolo sovrano. Da più parti s’invocano “passi indietro” necessari e doverosi che andrebbero fatti da protagonisti di primo piano, anche se, talvolta, i pulpiti da cui provengono simili appelli non appaiono i più credibili, pilotati come sono da interessi di parte e spesso avanzati da persone non certo in prima linea nell’accettare i sacrifici richiesti a tutti, che vistosamente risparmiano proprio la “casta”. Sento montare nelle coscienze sconcerto e disorientamento: la barca fa acqua, c’è chi pensa seriamente che sia a rischio di affondare, e i timonieri della nave litigano su aggiustamenti di rotta che non sembrano in grado di raddrizzarla. Ce lo ricorda a ogni piè sospinto l’Europa delle istituzioni; se ne fa voce, alta e responsabile, il capo dello Stato. Di che cosa avremmo allora veramente bisogno per uscire dalla crisi? Le mie risposte non sono quelle di un tecnico, ma credo che facciano eco alle considerazioni dei più, specialmente di quanti toccano la crisi con mano nei bilanci quotidiani delle loro famiglie. Tre esigenze appaiono indifferibili: uomini nuovi; scelte coraggiose; alleggerimento della

macchina dello Stato. Sull’urgenza e la necessità di una nuova classe di politici sono d’accordo in tanti: non si tratta di nutrire aspettative messianiche o di affidarsi a improvvisatori o imbonitori ingannevoli. C’è bisogno di persone affidabili, che abbiano competenze specifiche in rapporto ai bisogni del Paese, coltivino il senso dello Stato e il primato del bene comune e siano guidate da motivazioni etiche e spirituali alte e credibili. Soprattutto, non se ne può più di chi insegue il consenso a tutti costi, misurando i passi da fare sui sondaggi e offrendo rassicurazioni tanto ottimistiche, quanto poco fondate nella realtà. Da parte di Papa Benedetto XVI e dei vescovi italiani si è già più volte invocata una nuova generazione di politici cattolici, che sull’esempio dei grandi fondatori della Repubblica e dei protagonisti del cosiddetto “miracolo economico” conducano il Paese su sentieri di risveglio, di giustizia e di progresso per tutti. Molti - anche non credenti - vedrebbero favorevolmente la realizzazione di questo auspicio, perché riconoscono quanto grande possa essere il contributo di chi non si getta in politica per il proprio interesse, ma con motivazioni etiche forti per mettersi al servizio di tutti, come fecero al loro tempo in Europa credenti quali De Gasperi, Adenauer o Schuman. Peraltro, gente onesta e preparata delle più diverse ispirazioni in Italia ce n’è. Questi protagonisti nuovi andrebbero individuati al più presto, attraverso un movimento di partecipazione, che nasca il più possibile dal basso (penso all’associazionismo cattolico, così ramificato e presente capillarmente sul territorio, ma anche a tante forme di volontariato nei più diversi campi o a voci

particolarmente responsabili del mondo sindacale), e punti su esperienza, competenza e serietà dimostrate nei fatti e riconosciute da tutti. Non è più tempo di stare a guardare o di tenersi lontani dalla politica, col pretesto di non sporcarsi le mani. Si sporca chi cede al compromesso, non chi si mette al servizio degli altri! Se si ritiene non credibile chi è sulla scena delle responsabilità pubbliche e poi non si fa nulla per creare un’alternativa affidabile, non “pasticciata”, si è moralmente responsabili del male comune. Occorrono poi scelte coraggiose: la logica è semplice, stringente. Quando ci sono sacrifici da fare (e in Italia oggi c’è da farne tanti!) è giusto e doveroso che dia di più chi ha di più. L’aumento dell’Iva colpisce tutti, maggiormente i più deboli, perché induce un aumento generalizzato dei costi che risulta più o meno indifferente per chi i soldi li ha, ma grave per chi è costretto a risparmiare ogni singolo euro. Ben venga una patrimoniale esigente per i più ricchi, siano anzi questi a farsi avanti per salvare la barca comune, com’è avvenuto in Paesi europei di antica e solida democrazia. Toccare le spese dello stato sociale è ammissibile solo nella misura in cui a essere tagliati siano gli sprechi e i guadagni esagerati di alcuni: colpire genericamente chi ha bisogno, che sia l’ammalato o la persona anziana o il mondo della scuola, non giova a nessuno, fa anzi il male di tutti. C’è poi un mondo di privilegi e di stipendi d’oro che andrebbe coraggiosamente toccato, anche se a farne le spese fossero gli stessi politici chiamati a legiferare: c’è bisogno di esempio, e i sacrifici richiesti a tutti sarebbero ben più credibili se a farli in prima


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dibattito

persona e alla luce del sole fossero gli uomini della politica. Naturalmente, anche la lotta all’evasione va perseguita con coraggio: occorre ribadire il male morale che fa chi evade le tasse, perché il denaro dovuto e non dato è in realtà sottratto ai bisogni di tutti, specie dei più deboli, se speso per finalità credibili e in modo trasparente. Infine, c’è bisogno di alleggerire la macchina dello Stato: ridurre il numero dei parlamentari (gli Stati Uniti d’America hanno un Senato di poco più di cento membri...), unificare i piccolissimi comuni, rivedere il sistema provincieregioni, abolire enti inutili, sono provvedimenti necessari, che solo un esecutivo credibile e forte potrà portare avanti. L’alternativa a queste scelte è la rovina del Paese. Il sussulto morale necessario e urgente richiederebbe a chi lo comprende di agire di conseguenza e presto: il bene comune non può più attendere... (Da Il Sole 24 ore di domenica scorsa) Mons. Bruno Forte

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zialismo e dell’insorgenza di un’antipolitica che, quando si scatena, non salva neanche quanto c’è di buono e che, nella storia anche recente, è stata quasi sempre foriera di rimedi peggiori del male. Sono convinto per il resto che la politica necessita di cambiare passo e direzione, metodo di selezione e di reclutamento della rappresentanza (plaudo per questo all’annunciata riforma della legge elettorale sulla spinta della richiesta di referendum), così come di nuove regole di funzionamento e di gestione dei partiti i quali non possono più essere padronali o presidenziali, lontani dagli interessi reali della gente e del territorio. Deve fare, la politica italiana nel suo complesso, un bel bagno d’umiltà, esattamente com’è stata capace di fare la Chiesa Cattolica con la sofferta ma fermissima condanna della pedofilia da parte di Papa Benedetto XVI, ma accompagnata dallo sforzo di restituire al Paese una temperie culturale e valoriale che oggi decisamente manca ma che è la premessa indispensabile per uscire dalla crisi e per comprendere con maggiore lucidità e senso di equili-

Le riflessioni del direttore

“Rifondiamola con uomini preparati dalle idee giuste” Padre Bruno, Ho molto apprezzato i Suoi recenti appassionati appelli, a cominciare da quello apparso su Il Sole 24 ore in anticipo sulle stesse dichiarazioni del cardinale Bagnasco, sulla necessità di non stare più a guardare e di non cedere alla tentazione del compromesso nel momento in cui “esiste una questione morale nell’attuale crisi che attraversa il Paese”. Mi permetterà pertanto di indirizzarle questa breve nota a margine, alla quale affido il compito di segnalarLe alcune modeste riflessioni sui temi da Ella affrontati intendendo con ciò anche rassicurarLa sulla presenza di persone impegnate nella politica le quali non hanno alcun motivo di risentirsi dei Suoi richiami o di chiudersi in un silenzio che potrebbe essere male interpretato. Entrando senza indugio in medias res, Le confesso senza alcun imbarazzo che condivido tutto quanto sostiene nella Sua impietosa analisi, ma che trovo sotto certo versi fuorviante riferire la questione morale soltanto alla sfera della politica e dei politici, ricompresi tutti indistintamente nella cosiddetta ”casta”, quando, a ben vedere, Eccellenza, le”caste” o le “corporazioni” che allignano in Italia sono tante e tutte con enormi responsabilità nell’aver favorito l’attuale stato d’emergenza. I politici (ma sarebbe più giusto in questo caso parlare di semplici politicanti) hanno certamente le loro colpe ma nella stessa misura, anche dal punto di vista morale, da quei sindacati, ad esempio, che proteggono i loro privilegi e fanno finta di non capire che occorre cambiare tipo di Welfare, e non meno da quegli imprenditori che non pagano le tasse ed esportano capitali e tecnologie all’estero, da quei grandi commis di Stato o manager che percepiscono ingaggi e liquidazioni da capogiro indipendentemente dai profitti delle aziende, da quei giornalisti o editori che, come nella favola di Fedro, guardano la bisaccia di chi sta loro davanti e mai quella sulle loro spalle, da quei magistrati che si spingono spesso oltre l’amministrazione della Giustizia, delle banche che, nell’interesse di un capitale senza nome e senza patria, si danno alle più vergognose operazioni finanziarie e mi fermo qui, essendo l’elenco tanto, ma tanto lungo. Ritengo che queste cose dovrebbero esser dette e con la medesima enfasi, Eccellenza, non al fine di assolvere tutti con la formula del “mal comune mezzo gaudio”, ma per non avvilire e mortificare ulteriormente quanti non hanno mai cessato di credere nella “buona politica”, nonostante il senso d’impotenza e il dolore, piuttosto che il “disgusto”, ne abbiano messo a dura prova la capacità di resistenza. Diversamente si corre il rischio della confusione, del giusti-

brio le reali necessità del Paese, a cominciare da quelle dei giovani ai quali bisogna restituire il diritto al futuro ed al lavoro. Il problema dei problemi oggi in Italia (in particolare ma non solo) non è paradossalmente tanto quello economico, di cui si sente ovviamente tutta la gravità, ma l’assenza di riferimenti spirituali e culturali che possano restituire contenuti e programmi alle categorie consunte ed oggi indifferenziate della Destra e della Sinistra fossilizzate in una sterile contrapposizione sul berlusconismo. Il Centrodestra soprattutto, per quanto mi riguarda, deve mostrarsi, adesso come non mai, all’altezza di questo compito, che definirei storico, recuperando ed infuturando in un organico progetto politico la sua vocazione liberale sulla quale poggiare una concezione dello Stato e dell’Economia che rappresenti in modo armonico i bisogni degli individui e della collettività nel suo insieme ed un’ etica sociale caratterizzata (in maniera specifica e non generalista oso precisare, Eccellenza) da principi che discendono dalla morale cattolica e dalla Testimonianza della Chiesa in materia di diritto alla vita, di bioetica e di famiglia. Il bene comune, sono d’accordo con Lei Padre Bruno, non può più attendere… Giuseppe Tagliente


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Elezioni alle porte

Perchè siamo caduti ? Luca lo sa SAN SALVO – Se dovessimo definire chi è il protagonista della vita politica locale, diremmo il Pd., nel bene e nel male, perché è il partito che, da almeno quattro anni, occupa il proscenio, con comizi, documenti, richieste di espulsione, dimissioni, defenestrazioni, primarie, associazioni, chiacchiere su facebook e operazioni clientelari. Di questa attività (che la metà ci basta!) la città ne ha avuto contezza, perché si è manifestata anzitutto nelle sedute consiliari. Ma il Pd non è solo ciò che appare all’esterno. é anche quello fatto di riunioni a cui partecipano militanti e iscritti che vivono le divisioni sulla propria pelle. Una realtà viva e palpitante che si è appalesata anche di recente quando il segretario Monteferrante ha avuto il coraggio di aprire le porte dell’ultima assemblea cittadina, che si è svolta lunedì 3 ottobre e annunciata da tre giorni di pubblicità sonora. Un’assemblea a cui hanno partecipato da invitati, anche il segretario dell’Idv e tanti simpatizzanti. In totale: centocinquanta presenti tra iscritti e non. Ad aprire la riunione, il segretario comunale. A chiuderla, il segretario provinciale (Camillo Di Giuseppe). In

mezzo, i discorsi degli anziani militanti post comunisti (Santino Frasca, Alberico Chinnni e Giovanni Ferrilli), dei giovani aderenti alla componente di S. Salvo democratica (Tony Mariotti ed Oreste Ciavatta) e degli storici amministratori (Arnaldo Mariotti, Gabriele Marchese e Luciano Cilli). Toni e discorsi già ascoltati in pubblico e in privato: “Non ci voleva il commissario! La città non lo meritava!” Polemiche risapute: Gabriele Marchese polemizza con Arnaldo Mariotti. Luciano Cilli rintuzza Oreste Ciavatta. I militanti abituati al centralismo democratico ne soffrono. La domanda più frequente: “Perché è caduta l’Amministrazione comunale ?”. Le risposte, varie e disparate. Ma nessuno che dice: “E’ caduta per il potere”. Un potere ventennale, che non ha garantito più tutti (tanto è vero che ben tre gruppi politici non hanno votato il bilancio). Un potere esercitato eccessivamente (con la defenestrazione dei più votati). Un potere troppo mirato al consenso (liste con candidati forti, ma poco allineati). Un potere mal gestito (che fa dire al militante più anziano: “io ho quattro figli che non hanno avuto alcun posto di lavoro, mentre qui ci sono

alcuni con un figlio, un posto; due figli, due posti; tre figli, tre posti”). Un potere accecante, che fa guardare la pagliuzza nell’occhio del fratello, dimenticando la trave nel proprio (il segretario arriva a minacciare querele avverso quei compagni di partito, che lo denigrano, parlando di arricchimenti ed interessi personali). Nessuno dice esplicitamente che la caduta è colpa del potere, tutti citano le sue varianti: personalismi, poltronismo, indennità di carica (“che andrebbe eliminata”), non rispetto delle regole interne, lotta per la successione… Se il potere e le sue varianti hanno generato la rovina, perché riconquistarlo ? A che serve unirci e vincere, per dividerci dopo ?”. Questa, d’ora in avanti, sarà l’altra vera domanda che si faranno i democratici, in attesa della risposta che verrà dai cittadini a primavera. Nel frattempo, noi che non siamo ne Bagnasco e né Forte, consigliamo ai cattolici del Pd: Luca 4, 5 - 6. 5]Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: [6]<<Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. [7]Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo>>. [8]Gesù gli rispose: <<Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai>>.

Orazio Di Stefano

Anche a sinistra tengono famiglia ...

Fa discutere la vicenda dell’assunzione del fratello dell’assessore Marra Vasto - La polemica circa l’affidamento di un incaricoi all’ing. Marra da parte dell’Amministrazione Comunale, attraverso il dirigente del Settore Urbanistica ha sollevato, come era da aspettarsi, una polemica che ha raggiunto toni piuttosto esasperati. Intanto cerchiamo di chiarire cosa sono i voucher lavorativi: si tratta di assegni con cui vengono pagate le prestazioni di lavoro occasionale di tipo accessorio. I lavori per i quali vengono offerti questi voucher sono: imprese del settore agricolo, imprese familiari nei settori commercio, turismo e servizi, settore domestico, lavori di giardinaggio, pulizia e manutenzione di edifici, strade,

parchi e monumenti, manifestazioni sportive, culturali, fieristiche o caritatevoli e di lavori di emergenza o di solidarietà, consegna porta a porta e vendita ambulante di stampa quotidiana e periodica, insegnamento privato e supplementare, in qualsiasi altro settore produttivo, ma limitatamente a queste tipologie di prestatori, giovani con meno di 25 anni di età e pensionati. Destinatari dei voucher: pensionati, studenti nei periodi di vacanza, lavoratori in cassa integrazione/mobilità, disoccupati (anche percettori di indennità di disoccupazione) e casalinghe. Chiariti gli aspetti informativi si entra nel merito del problema rilevando come in nessuna

delle categorie e delle tipologie lavorative entri la figura dell’ingegner Marra: la “riprovazione” per l’inopportuna domanda e l’ancor più inopportuno affidamento di incarico, è generale, anche all’interno della stessa maggioranza; e tanto più riprovevole l’intera vicenda dal punto di vista politico dal momento che tutto il resto della maggioranza “urla” il proprio silenzio sull’intera vicenda, a partire dal sindaco fino ai vertici del PD, del SEL e RC! Imbarazzo, vergogna, disappunto che richiedono, inevitabilmente e pur accettando la perfetta buona fede dei protagonisti, le immediate dimissioni dell’assessore. Elio Bitritto


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sport

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7 ottobre 2011

In Giappone arriva la terza vittoria stagionale Gara perfetta per Andrea Iannone

I

l Giappone ha nel motociclismo il suo imperatore tutto italiano: si tratta del vastese Andrea Iannone (Suter) che ha fatto sì che tornasse a sventolare la bandiera italiana sul podio di una gara della Moto 2, vincendo il Gran Premio del Giappone, davanti al nuovo leader della classifica iridata, lo spagnolo Marc Marquez che ha chiuso la sua gara in seconda posizione. A completare il podio, lo svizzero Thomas Luthi. Torna al successo Andrea, al termine di una gara praticamente perfetta, ed è la terza affermazione stagionale, dopo quelle di Jerez de la Frontera e Brno. La sfida ha visto inizialmente l’assolo di Bradl, il leader della classifica, con Corsi e Luthi in scia, anche se dopo alcuni giri l’elvetico perde terreno favorendo il ritorno di Marquez. Proprio l’iberico compie l’assalto alla prima piazza, rimanendovi, però, solo per poco tempo grazie all’audacia di Iannone. Nasce un duello tra i due con lo spagnolo che recupera il gap e si riporta al comando a cinque giri dal termine, ma la Suter dell’abruzzese ha un ottimo passo che gli consente di riportarsi al comando e vincere. Poco male per lo spagnolo perché, pur accontentandosi della seconda piazza, balza al comando della classifica piloti con un punto di vantaggio su Bradl, solo quarto a Motegi.

Andrea è stato l’unico pilota italiano ad aver fatto suonare le note dell’Inno di Mameli in tutte le tre classi del Motomondiale. Gara avvincente quella del Sol Levante, con Iannone grande protagonista, chiamato ora, quando mancano tre appuntamenti al termine della stagione 2011, a consolidare il suo terzo posto, a quota 157: comanda la graduatoria Marquez con 235 punti, uno in più di Bradl. A fine gara, la soddisfazione del 22enne di Vasto: “Sono contentissimo per il risultato ottenuto, sapendo che questa sarebbe stata una gara difficile e tiratissima, ma avevamo un setting buono per la Suter MMXI e siamo riusciti a mantenere un passo costante dall’inizio alla fine della sfida. Ho avuto paura quando la moto si è spenta a pochi giri dalla fine, ma, fortunatamente, è tornata subito ad andare come prima. Devo ringraziare la squadra per il lavoro che ha fatto durante questo weekend: siamo riusciti a trovare una soluzione ideale fin dalle qualifiche, riuscendo a migliorarci. Spero che, da qui in avanti, potremo lavorare sempre così e mantenere questo livello di competitività. Faccio i miei complimenti a Marquez e Luthi che sono stati degli avversari molto forti”. Per la vittoria finale, le premesse c’erano tutte: Andrea Iannone, infatti, aveva fatto registrare il terzo miglior tempo alle qualifiche per delineare la griglia di partenza del Gran Premio del Giappone, partendo immediatamente alle spalle di Marc Marquez e Thomas Luthi. Michele Del Piano


7 ottobre 2011

cultura

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Un professore atipico, ovvero la virtù perseguitata. Racconto italico

Franco Cardini, nato a Firenze nel 1940, è attualmente professore ordinario di storia medievale presso l’Università di Firenze. Come giornalista collabora alle pagine culturali di vari quotidiani. È autore di numerosi saggi, riguardanti soprattutto il Medioevo. Tra questi ricordiamo Guerre di primavera, Studi sulla cavalleria e la tradizione cavalieresca (1992), Studi sulla storia e sull’idea di crociata (1993), L’avventura di un povero crociato (1997), Quella antica festa crudele (2000), Europa e Isiam. Storia di un malinteso (2002). è tra i fondatori della Confraternita del Toson d’Oro, nata a Vasto nel 1998, a cui si deve l’organizzazione dell’omonimo premio.Con questo articolo inizia la sua collaborazione con la nostra testata.

L’Italia è un paese che fa ridere. Il che non vuol dire che sia comico: non, quanto meno, nell’accezione “alta” di tale aggettivo. E tantomeno allegro. Ma può un paese essere ridicolo fino alla tragedia? La storia che mi accingo a narrare, e ch’è purtroppo rigorosamente vera, ha a che fare con la scuola, la cultura, l’impegno professionale, l’ottusità, il fanatismo, la vigliaccheria. Un cocktail per apparati gastrici molto robusti. Se non avete mai sentito il nome di Domenico Del Nero, non è poi grave come se non aveste mai sentito nominare Balzac o Wittgenstein: ma può darsi – questo sì – che ciò dipenda da una vostra scarsa dimestichezza con le bibliografie storiche e con le “terze pagine” della stampa quotidiana. Perché Domenico Del Nero, cinquantenne nato per caso a Losanna ma di profonde radici apuane, professore in un liceo fiorentino ed elzevirista su un importante quotidiano nazionale, ha al suo attivo alcuni importanti volumi, tra i quali una ricerca sulla “crociata dei fanciulli” del 1212 scritta a quattro mani con me (e in effetti egli è stato, all’università di Firenze, mio allievo) e un originalissimo scritto su Arrigo Boito: è difatti non solo eccellente cultore di storia, ma anche ottimo musicologo (ma attenti: mitissimo, diventa una furia se gli ricordate Giuseppe Verdi). Domenico Del Nero ama il suo lavoro ed è adorato dai suoi studenti fiorentini, nonostante sia persona di rigorosa severità e di esigenza davvero di altri tempi. E la prova di ciò sta di fatto ch’egli obbliga i suoi ragazzi ad andar ben oltre lo studio e a cimentarsi nel mondo della vera e propria ricerca, sia pure a livelli compatibili con la loro giovane età. Nello scorso anno scolastico,

egli concepì addirittura di aggredire seriamente, insieme con loro, il tema delle tendenze culturali (e della crisi della cultura) del nostro tempo. Gli studenti affrontarono quindi temi quali la sinestesia, il viaggio e la letteratura esotistica, la scapigliatura, il “mito” di De Sade, il ruolo intellettuale della stampa tra l’Otto e il Novecento; e poi i “mostri sacri”, da Goethe a Wagner a Leopardi alla “scapigliatura” e così via; e ne scrissero dense, originali relazioni. Poteva poi venir dimenticato in un angolo, un risultato come questo? No di certo. Ne è uscito un libro dal titolo Corrispondenze. Fermenti culturali, artistici e politici fra Otto e Novecento (Rimini, Edizioni Il Cerchio, 2011), scritto dagli studenti sotto il coordinamento di Del Nero e di Laerte Failli, studente di economia aziendale ma cultore di letteratura, ventenne della provincia fiorentina. Fino dal titolo, che evidentemente rinvia alla celebre lirica Correspondences di Baudelaire, un po’’ “filo rosso” di questo libro dotto, antimoderno, “trasversale” e antiborghese. Davvero impegnato e provocatorio. In altri tempi, anche non lontani, un insegnante e un libro così sarebbero stati oggetto d’interesse e magari di premiazioni ministeriali. Ma i tempi che corrono sono caratterizzati, come sappiamo, da una classe dirigente e da un ceto politico piuttosto distratti. Del Nero, ch’è puro di cuore, ha spedito decine di copie di questo libro, pagate di tasca sua, a ministri, a giornalisti e a personalità politiche. Non chiedeva né soldi, né pubblicità: solo un po’ di attenzione, soprattutto per procurare una legittima soddisfazione a ragazzi che hanno lavorato per al di sopra del loro dovere scolastico e che si sono impegnanti


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molto al di là dei limiti culturali richiesti alla loro età. Ebbene, Notte e Nebbia. Nessuno di lorsignori, in tutt’altre faccende come ben ci riferiscono le cronache affaccendati, ha trovato il tempo per prendere in considerazione un lavoro tanto più prezioso in quanto arriva in un’ora di crisi non solo scolastica, ma anche generale. Nessun giornale ha dato notizia di questa mosca bianca, di questo lavoro intrapreso senza soldi e senza appoggi che mostra quanto si possa ottenere con l’impegno e quanto si possa chiedere ai ragazzi con l’esempio. Vero è che un gruppo di genitori, ammirati per il lavoro di questo educatore d’eccezione, si è rivolto al suo preside per esprimergli plauso e soddisfazione. Era il minimo che si potesse fare, e lo si è fatto. Ma non si è fatta aspettare la risposta dei bigotti, dei conformisti, di coloro i quali ritengono che in una società come la nostra non basti non lavorare bene, ma che l’importante sia non far lavorare nemmeno gli altri. E chi lo fa è un asociale pericoloso, magari un “terrorista”. O un “fascista”. Detto fatto. Pochi giorni fa arriva sul tavolo del preside della scuole di del Nero e su quelli delle redazioni dei giornali fiorentini e nazionali, puntuale e inesorabile, la denunzia di un “genitore e cittadino responsabile”, che naturalmente si nasconde dietro un responsabile e coraggioso anonimato. E giù botte. Viene preso di mira il facebook del professore, all’inizio del quale campeggia una sventolante bandiera – orrore! – del granducato di Toscana, e nel quale il docente esprime pareri irriguardosi nei caratteri di alcuni colleghi e palesi sadici istinti nei confronti degli studenti cui si divertirebbe durante le interrogazioni a far paura con astruse e difficilissime domande. Che un docente di cultura senza dubbio superiore alla media dei suoi colleghi si diverta a far qua e là dell’ironia, o che magari palesi anche qualche peraltro legittima (e a mio avviso sacrosanta) tendenza storiograficamente parlando “revisionista”, del resto lealmente espo-

cultura

sta agli studenti in un clima di leale confronto, non passa nemmeno per l’anticamera della cucurbitacea riposante sulle spalle del “genitore e cittadino responsabile”: che invece, ciliegina sulla torta, scova sul facebook di Del Nero una foto nella quale egli si mostra nell’atto di deporre – raccapriccio! -una corona di alloro al sacrario di quelli che il delatore denunzia come “i criminali di guerra di el-Alamein”. Insomma, il Del Nero è un reazionario, un sadico, un nazifascista che va colpito con le più gravi sanzioni scolastiche e civili. Ma il delatore non ha nemmeno il coraggio delle sue conformistiche banalità, e continua a nascondersi dietro l’anonimato. La cosa rimbalza naturalmente su tutti quei giornali che non avevano degnato nemmeno di una riga l’evento costituito dal fatto che dalla scuola dei nostri gironi era uscito fuori il piccolo miracolo di un libro di saggistica scritto da studenti guidati da un docente particolarmente devoto al suo lavoro. Ma dinanzi alla prospettiva di colpire un “revisionista” (magari perfino “negazionista”: hai visto mai?), giù tutti all’arrembaggio. Naturalmente, del Nero si è difeso: rivendicando pacatamente le sue ragioni di studioso d’ispirazione cattolico-tradizionalista e il suo diritto di rendere omaggio ai caduti di el-Alamein, tra i quali c’è un suo congiunto. I suoi studenti – di destra, di sinistra, ma anche apolitici, hanno risposto in coro: Del Nero è un insegnante splendido, magari ce ne fossero. Il preside si è subito associato al parere dei suoi ragazzi. Non hanno fatto lo stesso tutti i colleghi del professore: ma, si sa, è impossibile piacere a tutti. E il genitore e cittadino responsabile? Del Nero non ha peli sulla lingua nell’apostrofare a mezzo stampa “l’anonimo vigliacco”, annunziandogli una denunzia in arrivo e sfidandolo: “Esci allo scoperto se hai coraggio, parla con i miei studenti. E poi vatti a nascondere”. Ma questi Coraggiosi Anonimi, li conosciamo. Non mostrano mai la faccia. Forse, nemmeno ce l’hanno. Franco Cardini

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7 ottobre 2011

PREMIO VASTO Per quale cultura dell’arte ? Questo è il problema I più informati sanno che il 44° Premio Vasto, inaugurato il 24 luglio, terrà le sue opere e proposte in esposizione sino al 30 Ottobre. Ci sarebbe da chiedersi quanti sanno e quale informazione, dopo l’iniziale, sia stata data ai Media non locali e alla gente. A Settembre, un mensile vastese ha redatto in due pagine un resoconto delle Mostre che si sono avvicendate nella trascorsa estate. Una panoramica che, magnificando alcuni e ignorando altri include con una noticina anche il “Premio Vasto 2011 – Vitalità dell’arte”. Un’operazione pubblicistica che diventa poi azione culturale inconsapevolmente fuorviante, nel mettere insieme dei veri e capaci artisti con dilettanti di scarsa tecnica e preparazione, abbinata talvolta a presunzione ideale spuria e infondata. Un qualcosa che, fra l’altro, pone Vasto-Arte in una dimensione provinciale,oltre il lecito e il reale. In tal senso c’è da riflettere su due questioni, separate ma parallele. La prima è del come e a qual fine si utilizzano spazi e strutture pubbliche. Com’è noto, a parte qualche tentativo d’indirizzo culturale ed estetico da parte di Associazioni (Alter-Ars) e di operatori per l’Arte e la Cultura (IncontrArti-Artibus), gli amministratori continuano a ‘locare’ le Sale “a domanda”, previo versamento di un canone. Quel che i richiedenti esporranno, sembra che non abbia importanza. Lo capiamo tutti che non può essere questa una buona ‘politica’ per l’arte e la cultura in generale. L’altra riflessione è sul Premio Vasto. Un evento che ha perduto la valenza specifica e l’efficacia (turistica) di autentico Premio (attribuito, in un sentito e ricercato certamen) a un artista e/o opera di maggior valenza, e che, per varia e ‘itinerante’ sede, dopo l’Inaugurazione fatalmente diviene un simil “deserto dei tartari”. Nonostante la dedizione del noto Segretario (... di un Comitato di cui, peraltro, non si conoscono nomi e connotati). Ancora un caso di arte nascosta, o tutta rituale a Vasto. Mentre abbiamo potuto non vedere, e in alcuni casi apprezzare, opere di chi, capace o meno, esponeva nelle Sale più accessibili come la Mattioli o la Michelangelo, è da chiedersi in quanti, hanno visto e considerato quelle di accertata qualità e “vitalità” in Mostra nella sede delle Scuderie d’Aragona. Chi di Vasto o forestiero ricorderà di aver visto opere di (almeno citiamoli): Gabriella Benedini, Roberto Casiraghi, Mino Ceretti, Bruno Chersicla, Andrea Chiesi, Piergiorgio Colombara, Fausto De Nisco, Gigino Falconi, Candida Ferrari, Antonio Freiles, Fulvio Leoncini, Giovanni Lombardini, Loreto Martina, Elisa Montessori, Giulia Napoleone, Simone Pellegrini, Graziano Pompili, Tino Repetto, Giovanni Sesia, Aldo Spoldi, Luigi Toccacieli, Simone Turra, Walter Valentini, Wal, William Xerra? Persino troppi i partecipanti per un evento che non intende focalizzarne (o premiarne) alcuno in particolare, e comunque tutti …tenuti lì, lontani dagli occhi e dalla percezione della gente. “Arte vitale, nonostante tutto”? Non per contraddire sia pure verbalmente Roberto Bontempo, benemerito animatore del “Premio”, io risponderei di no. Non in questi modi, almeno, non oggi a Vasto.

Giuseppe F. Pollutri


7 ottobre 2011

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Nuovo parroco a S. Giovanni Bosco Domenica 9 ottobre, alle 18.30, l’arcivescovo mons. Bruno Forte darà il benvenuto al nuovo parroco salesiano don Francesco Pampinella, presso la parrocchia S. Giovanni Bosco .. Don Francesco, che prende il posto di di don Francesco Labarile, è nato a Civitavecchia il 9 ottobre 1962 e proviene da Genzano. Con lui arriva don Giorgio Zazza come incaricato dell’oratorio. Aurelio Marinelli

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Enzo Iannetti indossa la spilla Ricoclaun a Striscia la Notizia Ricoclaun Vasto Onlus, diretta da Rosaria Spagnuolo, ha partecipato al 5° Festival Clown & Clown di Monte San Giusto. Nel corso della manifestazione i soci hanno incontrato Ezio Iacchetti, a cui hanno donato della spilla del Sodalizio. L’incontro ha impressionato il noto comico tanto da indurlo a portare la spilla durante la trasmissione di Striscia la notizia di lunedì 3 ottobre

‘Regalami una mail’: nuovo singolo per il giovane cantautore vastese Stefano De Libertis A distanza di qualche mese dalla pubblicazione del suo primo album, ‘Naufrago di un sogno’, nuovo singolo per il giovane cantautore vastese Stefano De Libertis. “Regalami una mail” è il titolo del pezzo, il cui video è stato in anteprima pubblicato su You Tube. Stefano De Libertis, 25 anni ed una grande passione per la musica, ha vinto nel 2010 l’edizione numero 16 del Festival di Avezzano con il brano “Jenny sorriderà”.

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La storia della settimana L’altro giorno siamo stati invitati come “ nonni “ai festeggiamenti presso la scuola dell’infanzia Aniello Polsi. Sono rimasta positivamentecolpita per l’organizzazione e la professionalità di tutto il corpo docente unita al valido supporto delle bidelle attentissime ai bisogni dei piccoli. Grazie alla disponibilità del Dirigente scolastico, M. Pia Di Carlo, ho potuto approfondire alcuni aspetti e tematiche che riguardano la scuola. Mi ha detto che il suo è il lavoro che in assoluto avrebbe voluto fare anche se comporta grande responsabilità, avendo in affido bambini della scuola d’infanzia e primaria per i quali bisogna assicurare uno sviluppo equilibrato, un apprendimento ottimale con la sicurezza di educarli ai principali valori della vita. Per fare ciò - ha aggiunto - si ha comunque bisogno di avere accanto collaboratori validi che permettano di organizzare ed interiorizzare l’intera offerta professionale attraverso la formazione e l’aggiornamento che consente di essere sempre all’altezza di nuove sfide. Proprio per questo la Dirigente, una piacevole signora che non mostra assolutamente la sua età, ha deciso che per il prossimo anno, oltre che delle insegnanti, si avvarrà della collaborazione dei “ nonni “ per creare un laboratorio di storie, fiabe e manualità “, iniziativa che ha riscosso notevole successo fra i numerosi nonni presenti all’evento.

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Riconoscimento a Miranda Sconosciuto Durante la convention del Centro Sportivo Italiano dell’Arcidiocesi dal titolo “Uno sport per la vita”, sono stati consegnati riconoscimenti a quanti hanno collaborato con il Csi e tra questi la maestra Miranda Sconosciuto, docente di scuola primaria presso la Casa Circondariale, a cui è stata consegnata una targa per l’impegno come coordinatrice della Partita del Cuore del 20 luglio 2010, grazie alla quale sono stati raccolti 20mila euro per la ristrutturazione dell’area sportiva della Casa Circondariale di Vasto.

Premio San Michele 2011 Quest’anno i riconoscimenti sono andati al Coro Polifonico ‘Histonium’, aEdmondo Del Borrello e Gianfranco Iuliani, a Luigi Alfiero Medea ed Enzo Tettamanti. Targhe sono state assegnate al prof. Costanzo Marinucci, e ad Arianna Tascone. Per la sezione intitolata a “Mario Celenza”, il Premio è andato all’Hotel Rio.

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7 ottobre 2011

Cronaca narrata di una sera a Piazza Caprioli.

Lo scopo è quello di rivivere i momenti di una serata dedicata alla musica dal vivo fra ordinamenti, permessi e situazioni paradossali. Ci troviamo seduti intorno a un tavolino. I soliti amici di sempre: studenti, disoccupati, adulti ancora acerbi. Sempre di notte, quando la luce del sole ha ormai gettato la spugna. Quando il sole stanco torna a casa da moglie e figli. Ci troviamo sotto la luce artificiale dell’uomo, seduti intorno a una costellazioni di stelle di plastica alogene. Automi, semi-umani, vampiri moderni. Siamo in prima fila e “stasera si suona”. I permessi stavolta ci sono, stavolta qualcuno ci concede la grazia. Ora d’aria concessa. Di fronte a un palcoscenico improvvisato –un groviglio di cavi, fili, casse, amplificatori, braccia e teste. I soliti casinisti, quelli che a detta di qualcuno “disturbano la quiete pubblica” (se di quiete si vuole parlare e non di “oblio”). Coloro che odiano l’ordinamento al silenzio. Coloro che dopotutto lo rispettano e che alla fine hanno qualcosa da urlare in un altoparlante ormai spento. La voce si avvicina al microfono, il sound check lo faremo insieme: “Il basso si sente?” “Non possiamo alzarlo troppo, è quello che disturba di più con le sue dannate note grasse”. Ma tutto sommato può andare bene, tutto sommato vogliamo sentirlo. “Voi, lì sotto mi sentite?” (una domanda che andrebbe fatta ad un certo numero 2 di Piazza Barbacani). Tutto sommato si inizia. Le note sono quelle di “Eppur mi son scordato di te”, ma poco importa delle note quando sono le parole a uscire come miraggi repressi dalla gola. Quando si inizia ripetere un leitmotiv già sentito mille volte, quando non si è i soli a voler fare un “tuffo dove l’acqua è più blu”. Ne seguono altre, prodotti d’annata made in Italy. C’è battisti, i testi di mogol, un generale, una contadi-

na curva sul tramonto e quei cinque figli. Ascoltare, in una sera come questa. Dimenticare quello che non va, quello che non funziona. Quello che ci aspetta. Noi bambini che a dormire non vogliamo andare. Noi bambini che purtroppo dobbiamo smettere di sognare, smettere di ascoltare. Qualcuno si avvicina al palcoscenico. Bisogna smettere di suonare, nonostante i dannati permessi, bisogna smettere di suonare. Avevamo appena iniziato. “La vostra musica è troppo alta, disturba la banda che suona lì vicino. Riprenderete a suonare più tardi. Si rischia di far chiudere i locali qui”. “Non andate via” – sussurra la voce che ancora si avvicina al microfono. Ci si guarda, si osserva quel ritrovo di bambini seduti davanti al grammofono rotto che si chiede perché: “ Perché è così difficile, perché diventa impossibile. Perché si vuole lasciare tutto alla disorganizzazione voluta.” Non ci verrebbe mai in mente di ascoltare David Bowie in cucina e vedere Scipione l’africano in salotto. La folla si dilegua. Tornerà più tardi. Alla prossima fittizia ora d’aria. Siamo ormai alla mezzanotte. L’ora che divide in oggi e domani. Si riprende (si può letteralmente dire che si riprende il giorno dopo). Ci troviamo seduti ancora intorno ad un tavolino. Di fronte a un palcoscenico mutilato. Poche note e il segnale della fine. Partono fuochi d’artificio non poco distante. Eppur qualcuno si è scordato di noi. Impossibile suonare con i fuochi d’artificio, vanno fuori tempo. La folla si dilegua. Dietro la collina non c’è più nessuno, solo aghi di pino e silenzio e funghi. Nino Cannizzaro



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