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Direttore Responsabile: Giuseppe Tagliente - Registrato al Tribunale di Vasto n. 102 del 22/06/2002 Redazione: Corso Italia n. 1 Vasto Tel. & Fax 0873.362742 Pubblicità: Editoriale Quiquotidiano Corso Italia,1 Vasto - Stampa: Edizioni Il Castello - Martano Editrice (BA) www.quiquotidiano.it - mail: redazione@quiquotidiano.it

settimanale d’informazione, politica, economia, cultura, spettacolo, società, sport

free press

Anno I - Numero 3 21 ottobre 2011

Amore e morte Il delitto di via Pertini


14 ottobre 2011

politica

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Corso Mazzini, 627/9 VASTO (Ch) Tel. 0873.391378/43

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sommario

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21 ottobre 2011

Editoriale

Tornare alla grande politica “Amore e morte” Il delitto di via Pertini pag.4/5

“In Molise rivince Michele Iorio del Pdl” pag.6

“Attenzione al popolo degli indignati” L’opinione di Franco Cardini pag.8

“Il pdl? Meglio Forza Gnocca parola di Berlusconi” L’opinione di Renato Besana pag. 9

“Ginger e Fred di Federico Fellini: satira impietosa della televisione” di Filippo Salvatore pag. 12/13

di Giuseppe Tagliente L’argomento al centro delle discussioni di questa settimana ed anche, presumo, delle prossime, riguarda i cosiddetti “indignados”, sui quali si sono riaccesi i riflettori dopo la manifestazione di sabato scorso a Roma, purtroppo contrassegnata dai gravi atti di teppismo dei Black-block. Ne parliamo anche noi nelle pagine interne dedicate al Dibattito con un bell’articolo di Franco Cardini, provocatorio come al solito, che speriamo possa suscitare discussioni ed interventi nei lettori di questo Settimanale. Comincio io, per dare l’esempio, e col dire che pur condividendo l’analisi di Cardini riguardo agli “indignados” non mi convince la conclusione sconsolata ed incazzata (perdonami, Franco) del suo articolo. Come ha scritto Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera di mercoledi scorso, l’indignazione non può essere (banalizzo) fine a se stessa e deve suscitare idee, proposte, visioni alternative della politica, della società, dell’economia, se vuol essere efficace e produrre risultati. Chi non si sente indignato, in Italia e nel mondo intero, per come vanno le cose oggi? Chi non prova sconcerto, riprovazione, paura nel vedere questo Paese paralizzato o quanto meno in mezzo a difficoltà enormi, apparentemente insormontabili? L’indignazione è generale ed è entrata in ogni casa, interessa ogni famiglia, ogni tasca e l’avvenire personale o dei figli, ma può giustificare un cupio dissolvi, un desiderio onnidistruttivo che sarebbe ben più pericoloso del male che si vuole combattere? L’indignazione è comprensibile, ma non può essere alimentata da basse quanto meschine strumentalizzazioni da parte di chi ha interesse a cercare visibilità o a trovarsi un alibi per sottrarsi da ogni giudizio. Soprattutto non può arrivare al punto di generare mostri come quello dei Black-block. Chi ha motivo di protestare, ha scritto Galli della Loggia, non si indigna (soltanto) ma “propone qualcosa, sciopera, fa la rivoluzione, vota per l’opposizione o ne crea una: ma non s’indigna”, anche perché, aggiungo più modestamente io, la ricerca delle soluzioni non è facile in un mondo diventato così complesso e correlato. Combattere la grande (come la piccola) finanza usuraia, senza volto e senza patria, è certamente la priorità delle priorità, ma non la si vince nè la si ostacola con l’assalto alla filiale di una banca in piazza San Giovanni a Roma, ma con la forza delle idee, di vecchie nuove grandi idee, che possano restituire alla politica quella forza di analisi e di proposta che le compete, in una parola il primato sull’economia e su ogni forma di economicismo. Tornare alla Politica, quella con la p maiuscola, e non lasciarsi irretire dall’antipolitica, deve essere lo sforzo che bisogna fare. è più facile dirlo che farlo, ma proviamoci; discutendo, dividendoci anche, ma proviamoci.

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copertina

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Il delitto di via Pertini

“Amore e Morte�


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C

orpo cremato e ultimo ‘viaggio’ verso la Lituania: la triste storia di Neila Bureikaite si conclude così, per quel che riguarda l’esistenza troppo presto e drammaticamente spezzata della giovane ragazza di 24 anni uccisa a Vasto, nell’abitazione di via Sandro Pertini 12 al terzo piano che divideva con il suo compagno Matteo Pepe, accusato dell’efferato delitto. Il corso della vicenda farà il suo sviluppo con la parte giudiziaria, che è appena agli inizi. Pepe resta in carcere, nell’istituto di pena di Torre Sinello di Vasto. A commettere l’omicidio è stato lui: dubbi al minimo, relativamente a questo aspetto, da parte degli inquirenti. Così come sul movente ‘passionale’. La difesa, dal canto suo, rappresentata dagli avvocati Pasquale Morelli e Giampaolo Di Marco, punta ad un ‘affievolimento’ del carico nei confronti di Pepe, da omicidio volontario a preterintenzionale, ma, almeno fin qui, non ha trovato sponda nell’accoglimento del Gup del Tribunale vastese. Storia che nasce circa cinque anni fa quella che vede protagonisti Matteo Pepe e la bionda e bella ragazza lituana Neila Bureikaite. Si conoscono, a quanto pare, a Roma, in un locale notturno

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dove la giovane presta la sua attività di intrattenitrice. Lui, imprenditore edile pugliese di un piccolo centro della provincia di Foggia, Motta Montecorvino, ad una quarantina di chilometri dal capoluogo e ad una ventina da Lucera, è già separato dalla moglie, figlia di un costruttore edile che ha operato anche a Vasto dalla quale ha avuto tre figli. Ha vissuto, dopo la separazione, per qualche tempo a Termoli, poi, dal 2007, il trasferimento a Vasto. La conoscenza con Neila si trasforma presto in relazione e i due decidono di convivere. Il locale di via Sandro Pertini dove la ragazza ha trovato la tragica morte, in precedenza, era adibito ad ufficio della ditta edile di Pepe. Viene ‘trasformato’ in residenza. Tante sono le voci che subito circolano sul rapporto: le foto di momenti felici, pubblicate sui rispettivi profili ‘Facebook’, fanno da contraltare ad una serie crescente di litigi. Alti e bassi, si dirà. Quale coppia non vive momenti del genere? Per alcune amiche, però, sono la gelosia crescente dell’uomo e la sua possessività a giocare un ruolo decisivo nel contesto in cui è maturato l’omicidio. Dall’altra parte sarebbero relazioni intessute dalla donna

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in ‘corso d’opera’ ad aver esasperato l’animo dell’uomo. Una ridda di ipotesi e supposizioni. Sarà la magistratura a ricostruire il quadro e ad incanalare il delitto su determinati ‘binari’. Resta, al di là di tutto, l’immagine di una ragazza bella, di 24 anni, stroncata da tre coltellate inferte alla schiena. Un delitto tragico, l’ennesimo del genere che avviene nel nostro Paese. Un omicidio che ha puntato su Vasto anche le ‘luci’ della cronaca nazionale con l’interesse all’episodio da parte di diverse testate giornalistiche nazionali oltre che locali evidentemente. Da sabato scorso, giorno della scoperta dell’omicidio, sono stati tanti i passaggi ‘consumati’ sul fatto di sangue, compresa la richiesta della difesa di spegnere i riflettori sul caso, osservando “la massima discrezione, affinché la difesa e la magistratura possano seguire correttamente il proprio lavoro”, anche nel “rispetto del dolore e della preoccupazione vissuta dalle famiglie coinvolte”. Dolore, già, come quello, composto, della mamma della giovane Neila, giunta a Vasto mercoledì per l’ultimo saluto alla salma della figlia e le procedure per cremazione e rimpatrio. Un dolore immenso ed un vuoto incolmabile.


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politica

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In Molise rivince Michele Iorio del PdL V

ittoria di Michele Iorio alle Regionali del Molise. Il presidente uscente, che si avvia a governare per il terzo mandato consecutivo, ha ottenuto il 46,94% dei voti scrutinati (89.142) nelle 392 sezioni. Il suo avversario diretto di centrosinistra, Paolo di Laura Frattura, si è fermato qualche centinaio di voti dietro, al 46,15% (87.637). Il testa a testa è durato per circa undici ore e si e’ dovuto attendere la fine dello spoglio per avere il quadro esatto della situazione. Iorio vince ad Isernia, nei piccoli centri e grazie alla predominanza nel proporzionale (circa il 55%) delle sette liste che lo hanno sostenuto. Frattura si e’ affermato, invece, nei grandi centri (Campobasso, Venafro, Termoli, Montenero di Bisaccia), ma ha pagato la debolezza dei candidati di partito e soprattutto l’emorragia di voti verso Beppe Grillo, il cui candidato Antonio Federico, ha ottenuto oltre il 5,6% dei consensi (10.650). “La riconquista del Molise da parte del Popolo

della Libertà e del centrodestra dimostra alcune cose, tutte importanti” - hanno tenuto a dire i

dirigenti del centrodestra.” La prima è che il PdL regge e vince. Non è cosa da poco in un momento come questo, con la crisi che mette in discussione tutte le leadership di governo in giro

per il mondo, con venti che soffiano in direzione opposta, con tutti coloro che si affannano a dichiarare conclusa l’esperienza di Silvio Berlusconi. Il PdL dunque vince. E nessuno dica oggi che si tratta di una piccola regione, perché sino a ieri era stato proprio Pier Luigi Bersani a proclamare che una vittoria in Molise della sinistra “sarebbe un risultato storico”. Che dirà adesso per coerenza il segretario del Pd: che la loro è una storica sconfitta? Non solo, ma è stato sempre lui, a chiarire alla vigilia del voto con ridicola sicumera: “Liberato il Molise, libereremo l’Italia”, come se la regione fosse occupata da un esercito barbaro, e altrettanto ovviamente la penisola. A riprova della posta in gioco, Bersani, Nichi Vendola e Di Pietro hanno fatto una massiccia campagna personale. Così D’Alema. Doveva essere con tutta evidenza la prova generale della nuova alleanza Pd-Sel-Idv stipulata con il Patto di Vasto. “Se vinciamo in Molise” aveva azzardato Vendola, “l’Udc dovrà venire con noi anche a livello nazionale”. Ma è andata diversamente. (I. M.)

Regione. Progetto di legge di Prospero, Tagliente, Argirò e Rabuffo

Un’ autorità portuale per Vasto L’Aquila - È stata presentata in Consiglio Regionale la proposta di legge di istituzione dell’autorità portuale regionale abruzzese (Apra). Firmatari del progetto di legge i consiglieri regionali Tonino Prospero (Rialzati Abruzzo), ,Giuseppe Tagliente (Pdl) e Nicola Argirò (Pdl), Berardo Rabbuffo (Fli). Con questa legge, la Regione Abruzzo punta a rilanciare l’attività commerciale dei due porti commerciali, Vasto

e Giulianova, attraverso l’istituzione dell’ Apra, l’Autorità Portuale Regionale. “L’Abruzzo, con questa legge, si pone in linea con il rinnovato panorama nazionale – hanno sostenuto i firmatari della legge - e propone di realizzare la gestione coesa dei due porti commerciali, come quelli di Vasto e Giulianova, individuati dal piano regionale integrato dei trasporti.

La nostra proposta intende anticipare, difatti, anche il disegno di legge di modifica alla legge 84/94, attualmente in discussione alle Camere, con l’obiettivo di ottimizzare la gestione accentrata con l’indubbio effetto benevolo degli scali marittimi, che sono, a oggi, esclusi dalla possibilità di costituire autorità portuale e, comunque, di divenire porti di interesse regionale”. Rosa Milano


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Vasto

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Si torna (finalmente) a parlare del nuovo ospedale Si torna a parlare finalmente di nuovi ospedali e non soltanto dei vecchi e dei piccoli. La notizia che la Regione Abruzzo si accinge a proporre al Governo Nazionale la realizzazione di cinque nove ospedali ha ormai i crismi della ufficialità. Nel documento contenente la proposta relativa alla Programmazione degli investimenti strutturali e tecnologici in edilizia sanitaria propedeutica, che sarà sottoposto tra qualche settimana all’esame del Ministero della Salute, figurano gli interventi indicati nel quadro qui riportato con il relativo finanziamento.

Come si vede per la realizzazione del nuovo presidio ospedaliero di Vasto figura la somma di 70 milioni di euro da reperire mediante il contributo dello Stato e della Regione ( 26.747.880.80 a carico del primo e 1.407.783.20 a carico della seconda); la vendita della vecchia struttura stimata in 27.900.000,00 euro e precedenti finanziamenti già disponibili per 13.944.336,00. Il nuovo ospedale di Vasto è visibilmente l’unico ad avere già a disposizione una somma cospicua a cui s’aggiunge la disponibilità del sito in contrada Pozzitello, a suo tempo acquistato dall’amministrazione comunale guidata da PeppinoTagliente e poi trasferito alla Asl. La notizia è di quelle buone, ma il timore,a questo punto, è che sulla approvazione della proposta pesi l’indecisione o la non decisione del Comune di Lanciano riguardo alla localizzazione del sito ( si discute se orientarsi verso la Val di Sangro o verso San Vito), dal momento che il Ministero della Salute ha già manifestato l’intenzione di approvare il pacchetto complessivo senza alcun frazionamento.

Lettere al direttore Caro Peppino, Approfitto della nostra conoscenza e amicizia per sottrarti qualche minuto; lo stato di isolamento e di emarginazione che stanno caratterizzando Vasto e l’intero territorio circostante, mi hanno spinto a inviarti questa lettera che trasmetto anche a quanti, come te, hanno l’onere e l’onore di rappresentare le istanze locali. Non è mia intenzione muovere critiche agli schieramenti politici, ma proporre una riflessione a voce alta sulle annose questioni che riguardano la nostra città e l’intera area a cavallo tra l’Abruzzo e il Molise. Ti posso garantire che nell’affermare questo concetto ti riporto, tra l’altro, un comune pensiero di molti nostri concittadini con cui, nel corso dell’estate, ho avuto modo di parlare. Non c’è futuro senza una programmazione condivisa, specialmente sulle aspettative dei giovani, del mondo del lavoro e delle strategie da mettere in campo nei diversi comparti economici e di pianificazione territoriale. Si tratta di promuovere uno scatto in avanti, al pari di quello che avviene nel mondo imprenditoriale privato dove, dopo il confronto e lo scontro, tutti insieme ci si rimbocca le maniche per lavorare inseguendo la migliore scelta per l’azienda. Per questo sento il dovere di lanciare un accorato appello a ricercare una piena unità di intenti, al di la degli schieramenti di appartenenza, che riporti Vasto e l’intero territorio al centro dell’attività politica. Sicuramente le tante iniziative personali o di schieramento hanno un peso ma, in un momento come questo, solo l’unità dell’intera classe politica locale ci potrà mettere al riparo dai pericoli di un’ esclusione dai processi di riorganizzazione, modernizzazione e sviluppo. Ci attende un momento più che delicato, dove solo la responsabilità di uomini dotati di buona volontà potrà ridare al nostro territorio lustro e onore. E sono certo che tutti appoggeranno un’iniziativa volta a togliere Vasto dallo stato di isolamento. Ti saluto e ringrazio per l’attenzione. Peppino Marino

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dibattito

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Attenzione al popolo degli indignati I

deprecabili incidenti romani del 15 ottobre scorso sono stati un unicum, a quel che pare, nell’orizzonte europeo e addirittura mondiale (Stati Uniti, Canada ed Australia inclusi): nati almeno in apparenza dal seno del movimento degli “Indignati”, hanno

degli “Indignati”, che invece all’estero – dalla Spagna agli stessi Stati Uniti – va progredendo e si sta trasformando in qualcosa che potrebbe divenire un vero e proprio soggetto politico. E’ molto comodo – ben lo si vede dai commenti di quotidiani come “Il Giornale” e di

der, o ci si è come altre volte limitati ai pesci piccoli, ai quattro ingenui e sprovveduti frequentatori dei Centri Sociali. Applicando alla faccenda l’elementare regola del cui prodest?, i responsabili andrebbero cercati non nelle file degli scontenti, bensì proprio tra quelli che la

rappresentato l’unico episodio in cui, a parte qualche sporadico elemento di tensione qua e là, le corali manifestazioni di protesta di giovani e meno giovani che stanno finalmente cominciando ad esprimere il loro disagio sono state turbate da una violenza che – tutte le volte che riappare – ci si ostina ad accogliere con meraviglia, come un fantasma del passato che si sperava fosse concluso e che invece evidentemente “non passa”. Come accadde in occasione del G8 genovese del 2001, il principale rischio in questo caso è che le violenze romane monopolizzino, distorcendola, l’attenzione dell’opinione pubblica: sono in molti, specie nell’ambiente dei politici che si sentono “sotto tiro” per la loro incapacità e i privilegi dei quali godono, ad aver tutto l’interesse a spostare i riflettori massmediali dalle ragioni espresse da parte degli “Indignati” ai guasti provocati da un teppismo criminale che ci si precipita a collegare precipitosamente e acriticamente (o, al contrario, furbescamente?) ai manifestanti. In realtà, oltre ai cittadini che negli incidenti del 15 hanno subìto danni economici anche di rilievo – ed è sacrosanta al riguardo la richiesta di rigorose inchieste e di pene esemplari -, sembra che la prima vittima dell’episodio sia stato proprio il nascente movimento

politici come Fabrizio Cicchitto - il derubricare in massa i manifestanti a “teppisti” e a “delinquenti”, magari perfino a “terroristi”: cercando di far dimenticare che delinquenti, teppisti e terroristi di gran lunga peggiori dei violenti del 15 ottobre sono i finanzieri-banditi che hanno portato il mondo sull’orlo del collasso e i politici corrotti e superpagati che ne costituiscono i “comitati d’affari”. In questo modo complici e i difensori a tutti i costi dei vari Milanese, Papa, Brancher, Lavitola e compagnia si scrollano di dosso l’attenzione inquietante della gente e rivestono i panni, loro consueti, dei difensori della legge e dell’ordine. E’ la vittoria del teppismo finanziario e politico, dell’affarismo che calpesta i diritti dei meno forti e distrugge quel che resta dello “stato sociale”, del benpensantismo dei corrotti per i quali la parola Ordine è sinonimo di “ordine per le strade”. E’ necessario reagire: cioè non farsi ingannare. Esigiamo anzitutto chiarezza a proposito degli incidenti romani del 15. Se davvero i black block o comunque li vogliamo chiamare erano così organizzati – e per organizzare la guerriglia urbana occorrono tempo, mezzi. Locali e istruttori -, possibile che i nostri Servizi non ne avessero avuto neppur un minimo sentore? Si sono fermati un po’ di ragazzini: si è trovato, tra loro, un lea-

manifestazione andava denunziando. In questo senso, la scandalizzata denunzia di Cicchitto e le parole di comprensione di Draghi sono certo non già espressione di opposti pareri, ma al contrario complementari tentativi di sviare l’attenzione: e di spostarla dagli speculatori senza scrupoli e dai politici incapaci alle vittime degli uni e degli altri, che non hanno certo in tasca il rimedio per evitare l’abisso che ci si sta aprendo davanti ma che, almeno, stanno mostrando di voler uscire dal letargo nel quale, fino a poche settimane fa, l’opinione pubblica languiva. Ma esiste un terreno comune, tra gli “Indignati” europei e quelli americani, canadesi e australiani? E’ difficile a dirsi e forse presto per dirlo. Certo è che, come ben rileva il politologo Marco Tarchi, un elemento di carattere generale è “il cosiddetto disincanto democratico, tipico di questa fase storica: una generalizzata considerazione negativa cioè del ceto politico professionale, sempre più percepito come autoreferenziale e interessato solo alla propria promozione”, quindi connivente interessato del capitalismo finanziario che sta strangolando il mondo. Manca certo, per ora, il “progetto politico”: ma una prima individuazione del nemico è già qualcosa. Franco Cardini

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dibattito

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Il Pdl? Meglio Forza gnocca, parola di Berlusconi R

enato Besana. Opinionista di “Libero”, ha scritto, tra l’altro, sul “Giornale” e sul “Tempo”. Ha diretto una casa editrice; alla Rai si occupa dal 1994 di programmi culturali. Ha pubblicato tre romanzi: Frontiera di nebbia (Camunia, Milano 1993, Premio Hemingway) e, con Marcello Staglieno, Lili Marleen (Rizzoli, Milano 1981, Premio Campione d’Italia) e Il Crociato (Rizzoli, Milano 1983, Premio Castiglioncello), tradotti in quattro lingue. Con questo articolo inizia la sua collaborazione con Qui settimanale.

I

l Cavaliere detesta la parola partito al punto da non averla voluta nel nome del proprio, che per questo si chiama Popolo della libertà. Eppure, mai come ora, d’un partito vero avrebbe bisogno. Per un nuovo predellino gli mancano il tempo e la voglia: le elezioni incombono, i sondaggi franano. In vista dell’inevitabile uscita di scena, molti dei suoi gli hanno suggerito di rifugiarsi, anche in Patria, nel grande contenitore delPpe. L’idea non lo entusiasma. Se dobbiamo cambiare, ha sbottato qualche settimana fa, preferisco Forza gnocca. Una battuta per togliersi d’impiccio, ma non soltanto. Il Pdl, per volontà del suo fondatore, altro non è se non un comitato elettorale. Una sorta di ombrello, sotto il quale convivono, continuando a detestarsi, le vecchie identità di provenienza: socialisti, democristiani, ciellini, aziendalisti e laici; ai cinque campanili si sono poi aggiunti i rampanti post ’94 egli ex Alleanza nazionale, al netto della defezione finiana. Ciascuna tribù si riconosce in un notabile locale, in perenne quanto aspra competizione con gli altri suoi simili, come negli anni della decadenza accadeva alla Dc. Quando aveva fondato Forza Italia, era il 1994, Berlusconi portava un solo messaggio: se stesso. Per la prima volta nella politica italiana - e negli Usa accadrà soltanto con Obama - un uomo coincideva con la propria narrazione; con i suoi smaglianti successi televisivi e calcisti-

ci, incarnava l’ottimismo degli anni Ottanta, lo stile di vita spumeggiante che i moralisti in servizio permanente effettivo bollavano di edonismo. Alla sinistra, smarrite le certezze dell’ideologia, non restava che la cultura del piagnisteo, allora ben rappresentata dalle facce meste di Occhetto e Martinazzoli: fu travolta da quello che non ha mai smesso di considerare un errore della storia. Nel Polo e nella successiva Casa delle libertà, la debolezza dell’architettura programmatica era compensata dal vitalismo, dalla volontà di futuro. Come diceva Heinrich Mann, democrazia

è fare ciò che accade. Purtroppo a Berlusconi toccò la stessa scoperta che aveva amareggiato Nenni quando i socialisti entrarono nel primo governo di centro sinistra: nella stanza dei bottoni non c’è alcun bottone. In altre parole, chi governa non comanda. Così, negli ultimi quindici anni, di riforme se ne sono viste poche, lo Stato è rimasto com’è, farraginoso e oppressivo, le grandi opere languono e la politica degrada in avanspettacolo. Nel frattempo, la generazione degli anni Ottanta è alle soglie del pensionamento; il sogno di un’Italia più prospera e più libera è finito in un cassetto insieme ai dischi dei Duran Duran; una crisi economica senza precedenti morde le due sponde dell’Atlantico. Il Cavaliere si trova alle prese con un mondo che non gli somiglia. Prima di passare la mano, intende tuttavia mettere un

po’ d’ordine, nel suo stile s’intende: quel Forza gnocca è un irriverente benservito al politichese, all’ordalia delle tessere, alla restaurazione della prima repubblica contrabbandata per terza. C’è, nella battuta, anche un sussulto d’orgoglio personale, conscio o inconscio, non certo elaborato dai pensatoi della comunicazione ma frutto d’italico spontaneismo, retaggio di racconti al bar e confidenze nel dopo partita. A comportarsi da play boy, o meglio da play old, come lui stesso s’è definito, Silvio non può rinunciare: ne andrebbe della sua fama di galletto, consolidata nei decenni e pubblicamente esibita. Agli elettori che gli sono rimasti fedeli, piace anche per questo. La signora Gina, che dal parrucchiere legge “Diva e Donna”, lo vuole così, compiaciuto libertino. C’è una lunga tradizione in materia, da Mazzini e Cavour al Re Gentiluomo e alla Buonanima, che non se ne lasciava sfuggire una e aveva trasformato in teatro d’amorose battaglie il canapè nell’anticamera del suo studio a palazzo Venezia. In tempi più vicini a noi è toccato a Bettino d’impersonare il tombeur de femmes. I democristiani, costretti com’erano a consumare di nascosto, non hanno mai destato entusiasmi. La nazione è la femmina che il Capo deve possedere. Le reazioni da sacrestia laica che si sono levate attorno alle sue private intemperanze hanno resuscitato un’Italia remota, quando si finiva in tribunale per adulterio, e lo Stato, con l’ausilio dei parroci, sbirciava sotto le lenzuola dei cittadini. Per com’è stata posta la faccenda, sembra quasi che la linea di demarcazione tra gli schieramenti passi ormai per il comportamento sessuale: da una parte il Cavaliere con le Noemi e le Ruby, dall’altra i Vendola, i Marrazzo, i Sircana. Destra e sinistra sono finite in soffitta. L’alternativa è cambiata: o Forza gnocca o il Partito dell’orecchino (e il grande centro è un’ammucchiata). Renato Besana


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San Salvo

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Aumentano le divisioni nel Pd.

Monteferrante replica a Marchese SAN SALVO – Va avanti tranquillo e sereno il Pd. O meglio il suo segretario Agostino Monteferrante, che in una video intervista a Sansalvomare.it non dà segni di nervosismo e confusione su ciò che gli sta accadendo attorno. I fatti sono chiari. Per la prima volta un sindaco del Pd cade sul bilancio. I potenziali alleati (Sel e Idv) dicono si alle primarie, ma “con discontinuità sul passato” (cosa che non è un veto su un nome, solo perché il Nome non è ancora stato fatto ufficialmente). Gabriele Marchese ha appena fatto due interviste, in cui ha detto: “sono iscritto al Pd, ma quello che farò alle prossime elezioni dipende da quello che farà il Pd medesimo”. E dulcis in fundo: San Salvo democratica apre domenica prossima la propria sede al centro della città. Di fronte a questo quadro fosco, che è ovviamente la premessa dell’intervista, Monteferrante non si scompone e ribadisce che il “suo” Pd è solido, anche perché il gruppo dirigente (“a tutti i livelli”) è unito e ha riconfermato fiducia

nell’attuale segreteria. Chiaro il riferimento al sostegno che nelle ultime assemblee gli hanno rinnovato i segretari provinciale e regionale. Memore di una legislatura “nata male e finita peggio”, il segretario democratico chiarisce, subito, che “chi è di centrosinistra non pone condizioni, sta nel centrosinistra punto e basta”. Anzi “chi ci

sta, ci sta !!!”. Suppone che “le primarie dovrebbero farsi entro la fine dell’anno” e annuncia che “in settimana ci sarà un incontro con gli alleati di centrosinistra”. Si toglie anche un sassolino. All’inaugurazione del gruppo di Marchese deciderà di andare all’ultimo momento e “se invitato”, visto che sull’ultima assemblea di San Salvo Democratica, gli altri segretari erano stati invitati, ma non lui. Quindi dice che “il Pd deve lanciare un progetto, perché abbiamo perso troppo tempo sui nomi delle persone, mentre i problemi dei

cittadini sono ben altri: si consideri per esempio che le casse comunali avranno seicentomila euro in meno di oneri di urbanizzazione, cosa che vuol dire che non c’è crescita”. Chiede fatti e ravvisa che “c’è da aprire una vertenza cultura alla città”. Esprime perplessità sul nuovismo, ribadendo che “se ci vuole la patente per fare l’amministratore di condominio, figuriamoci per fare l’amministratore pubblico”. Anzi “dopo un incidente si mette alla guida uno esperto: noi abbiamo bisogno di guida autorevole, che abbia capacità, esperienza e riconoscibilità”. Per il segretario del Pd “il problema non è la quantità delle forze di coalizione, ma la qualità degli amministratori, che non dovranno prendere lo stipendio: i problemi della legislatura precedente sono stati anche le poltrone”. Chiude, infine, con due urgenze: “piano territoriale e piano regolatore, ma senza guardare le mappe catastali…perché la città è un valore non disponibile”. Orazio di Stefano

La Ferramenta “Cambia” Veste

L’azienda Torricella alla terza generazione Guardi la nuova sede dell’azienda Torricella e pensi: siamo in presenza di una Azienda che non solo si è adeguata alle mutate necessità del mercato, ad un aumento del budget, ad un difficile momento economico, ma ha saputo precorrere i tempi dell’offerta presentandosi come partner, alla pari, delle più grandi Aziende operanti nelle zone industriali comprese tra la Val di Sangro e Termoli. L’offerta non è solo quella che fa riferimento ai prodotti giusti, al prezzo, alla qualità ma è caratterizzata da altri fattori che non si trovano

facilmente in aziende simili. Salvaguardia degli ambienti di lavoro, organizzazione di magazzini “dedicati” (Honda, Pilkington, Flovetro, Denso per citarne solo alcune), ma è soprattutto uno il fattore fondamentale: al cliente viene fornita assistenza, consulenza e formazione nel campo della sicurezza attraverso un Ufficio tecnico che studia soluzioni e ne ricerca di più evolute. Il tutto attraverso una rete di vendita potenziata nella professionalità degli addetti, nei nuovi sistemi informativi e di marketing che prevedono

Prossima apertura a San Salvo! Tel. 3803304920

anche televendite, in un ambiente di lavoro con uno show room di facile “lettura” all’interno di un complesso di 8000 metri quadrati gradevole alla vista oltre che funzionale agli scopi. Il tutto, nella filosofia della Azienda, o meglio del dinamico Amministratore delegato Carmine Torricella e del suo staff, che si può tradurre in una semplice espressione: il costo della sicurezza non va scritta alla voce “spesa” ma alla voce “investimento”. Elio Bitritto


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sport

C’è una “Vastese” che vince

Il Boca Punta Penna segna sette volte al San Giuliano

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21 ottobre 2011

“Volontaria scelta” al via le iscrizioni alla

Fondazione P. Alberto Mileno Al via l’iscrizione per i volontari del Servizio Civile Nazionale presso la Fondazione Padre Alberto Mileno Onlus – Istituto San Francesco d’Assisi. I progetti sono “Servizio al dis-abile” e “Universo Civile”: se vuoi essere protagonista e partecipe di progetti specifici, in aiuto diretto alle persone disabili; se vuoi offrire la tua professionalità; se hai compiuto il diciottesimo e non superato il ventottesimo anno di età; se hai 12 mesi da dedicare agli altri e a te; se vuoi fare esperienza nel sociale; se credi alla solidarietà e alla cooperazione; se vuoi crescere stando con gli altri entra nel Servizio Civile Nazionale presso la Fondazione Padre Alberto Mileno Onlus”. La domanda dovrà pervenire entro e non oltre le ore 14.00 del 21 ottobre. Per saperne di più: http://scn.fondazionemileno.it, 0873/800223, info@fondazionemileno.it .

Sarà anche campionato emiliano Seniores dell’Uisp, sta di fatto che il Boca Punta Penna, la squadra dei vastesi residenti a Bologna per lavoro o studio, è l’unica realtà calcistica, al momento, che sta regalando grandi soddisfazioni a Vasto e a quanti sono legati a questa associazione voluta l’anno scorso quasi per gioco, comunque per divertirsi all’insegna dello sport più sano. Ebbene, dopo aver vinto, al loro esordio, il campionato della passata stagione, il Boca sta facendo addirittura meglio perché, dopo cinque giornate, è a punteggio pieno grazie alle cinque vittorie consecutive rifilate ai malcapitati di turno, quattro delle quali con risultati pesanti come il 7-2 inflitto al San Giuliano sabato scorso. I vastesi di mister

Cantalicio, ,sembrano non conoscere ostacoli, vanno avanti per la loro strada prendendosi molte soddisfazioni. L’ultimo exploit, in ordine di tempo, è quello al campo Tamburini, dove si è consumata l’ennesima goleada degli abruzzesi. A cadere sotto i colpi dei vastesi, come detto, è stato il San Giuliano, travolto da uno scatenato Boca. Di seguito gli atleti del Boca in distinta: Radoccia, Maccione, Di Giacomo, Della Casa, Tana, Zillotti, Giardino S., La Verghetta S., Serafini, Russo, Ricci, Tresca, Mariotti, Del Forno, Brindisi, De Gregorio, Menna e Bozzelli. Dirigenti: Colella (per l’occasione in veste di allenatore), Giardino L., La Verghetta N. e Pachioli. Michele Del Piano


21 ottobre 2011

cultura

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Ginger e Fred di Federico Fellini: satira impietosa della televisione Filippo Salvatore

Filippo Salvatore, saggista, poeta e professore associato di Italianistica alla Concordia University di Montreal, studia da decenni l’evoluzione della cultura e della letteratura italocanadesi. Ha pubblicato lavori in italiano, inglese e francese: Le fascisme et les italiennes a Montreal, Le cinema de Paul Tana, Suns of Darkness, Scienza e società, raccolta di saggi filosofici, Tra Molise e Canada, volume di poesie, solo per citarne alcuni. Ma recentemente ha pubblicato Ancient Memories, Modern Identities- Italian Roots in Contemporary Canadian Autors, che è il primo tentativo di una storia della letteratura italocanadese. Nato a Guglionesi da genitori abruzzesi, la nonna Lucia Tana era di Vasto, si è aggiudicato il premio “Silvio Petroro”, consegnatogli l’estate scorsa nel corso della “Festa del Ritorno” dedicata agli italiani nel mondo.

Gli Italiani? Quasi 60 milioni di pecoroni, prigionieri della televisione . Questo è il messaggio subliminale che Federico Fellini lanciava nel lontano 1986 nella pellicola Ginger e Fred, (che ho rivisto con grande piacere qualche giorno fa) . Nel 2011 colpisce l’infima qualità dei palinstesti televisivi italiani dominati dall’autocensura o da un becero servilismo, dai reality show, dalle cosce e dagli ombelichi di vallette, veline e ballerine. In Ginger e Fred Federico Fellini presenta icasticamnete e fa la satira dei macroscopici difetti dell’Italia degli anni ‘80 già trasformatasi in un paese teledipendente ed afflitto dalla malattia collettiva del consumismo galoppante e pacchiano. Ginger e Fred è con Lo Sciecco Bianco, La Strada, I Vitelloni, La Dolce Vita, 81/2, Le Tentazioni del Dottor Antonio, Amarcord, Intervista e La Voce della Luna una delle migliori opere di Federico Fellini. Il film racconta la storia di due ex ballerini sulla sessantina, Amelia Bonetti, in arte Ginger ( Giulietta Masina) e Pippo Botticella, in arte Fred (Marcello Mastroianni). Invitati ad esibirsi nello special natalizio della trasmissione televisiva ‘Ed Ecco a Voi’, ripropongono un saggio del loro vecchio repertorio: l’imitazione del tip-tap della celeberrima coppia di ballerini americani Ginger Rogers e Fred Astaire. La trama della pellicola è lineare, facilmente decifrabile. Comincia con l’arrivo alla stazione Termini di Roma di Ginger e termina con il suo triste addio a Fred, sempre alla stazione ferroviaria, dopo averlo rivisto in albergo ed aver ballato con lui negli studi di una emittente televisiva privata. L’intento satirico nei confronti della società italiana, dove regna un consumismo sfrenato, risalta in modo prepotente grazie alla maestria con la quale un prestigiatore come Fellini sceglie le immagini. Per mezzo di un in-

cisivo montaggio parallelo di dettagli grotteschi, ( la sagoma di un maiale gigantesco sospesa dal soffitto, volti e primi piani di corpi di donne appetitosamente provocanti) quali possono apparire alla vista di una piccola borghese di provincia un po’ all’antica ed anche un po’ ingenua, come è appunto Amelia Bonetti nell’arrivare alla stazione Termini, Fellini fa, dicevo, una satira feroce della società dei consumi e dei tic comportamentali del popolo italiano, captati alla perfezione,- la devozione religiosa con la quale il personale dell’albergo segue alla televisione una partita di calcio, trascurando di occuparsi dei clienti-. All’albergo vengono trasportati in furgoncino tutte le comparse della trasmissione natalizia. Ed è sempre attraverso il prisma della falsa ingenuità di Ginger che il regista sottolinea gli aspetti più deteriori o bizzarri dell’Italia degli anni ’80. Veniamo cosi’ a conoscere Evelina Pollini, ‘ la benefattrice delle carceri’, ovvero un transessuale che ha come ragione di vita il consolare, offrendo il proprio corpo, i reclusi. Durante la cena un avvocato, come se nulla fosse, parla dell’obbligo di versare venti miliardi di lire se si vuole evitare che la persona sequestrata venga gradualmente sfigurata dai rapitori. Ma è l’indomani negli studi del Centro Spaziale Televisivo, che l’intento graffiante di Fellini acquista tutta la sua forza d’urto. Gli invitati rappresentano un ventaglio umano al limite dell’incredibile. C’è Fra’ Girolamo da Trivento, una sorta di nuovo Padre Pio molisano, che viene invitato a fare un miracoluccio in diretta, a librarsi nell’aria come fa quando celebra la messa. C’è un ex sacerdote che, usando una tecnica imparata in Amazzonia, riesce a mettere incinta le donne con lo sguardo. C’è una donna che s’è innamorata di un extra-terrestre perchè la capisce, contrariamente ai


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tanti ‘cosi su due gambe’ del nostro pianeta. C’è Loris Tartina, una specie di Brigitte Barbot italiana, che guida una crociata contro la caccia, fomentatrice di aggressività nell’uomo. C’è il sindaco di Borgo Sole che fa vedere a tutta l’Italia una mucca straordinaria con la bellezza di diciotto mammelle. C’è un onorevole che digiuna da quaranta giorni ed anche se si regge appena in piedi, tiene molto a partecipare alla trasmissione. C’è anche una creatura straordinaria, Petruzza Silvestri, che ha accettato di vivere un mese senza televisione. Ma, apprendiamo, non ripeterà mai più il suo gesto eroico.Oltre a barboni autentici ed un mafioso anche lui autentico uscito apposta di prigione con tanto di manette, ci sono Los Lilliput, un gruppo di ballerini nani e c’è la banda dei centenari di cui fa parte un ex ammiraglio che viene presentato al pubblico appunto dalla coppia Ginger e Fred. È il mondo e la logica della televisione dietro le quinte che Fellini decifra e smaschera. La sua è una satira grottesca sul processo attraverso il quale si arriva a creare la malattia collettiva della teledipendenza.Viene così sottolineata e condannata la falsa democrazia del presidente dell’emittente che fa qualche passo di danza con Ginger e saluta fraternamente i vari invitati alla trasmissione mentre si fanno truccare nei camerini. Il riferimento alla falsa amabilità di un magnate di reti televisive private è appena velato.Va infatti ricordato il dissidio tra Federico Fellini e Silvio Berlusconi il quale aveva introdotto l’abitudine di interrompere la proiezione di un film con l’inserimento di una serie di annunci pubblicitari. Proprio l’abuso della pubblicità che intacca l’integrità di una pellicola era stato fortemente criticato dal regista romagnolo. Ginger e Fred è quindi una risposta di Fellini alla manipolazione del pubblico fatta dai canali privati che negli anni 1980’s proliferavano in Italia. Per mezzo del personaggio di Fred, diventato un emarginato dopo essere stato abbandonato dalla moglie e di essere stato ricoverato in manicomio, Fellini esprime la sua critica acerba

cultura

di quella che gli appare come una ‘ organizzazione di merda’ o ‘un gigante dai piedi d’argilla’. Fred è intenzionato a creare uno scandalo in diretta, ossia accusare i sessanta milioni di Italiani di essere dei ‘ pecoroni’ che si lasciano intontire da finzioni fasulle. Se Ginger è falsamente ingenua, Fred è cinicamente lucido. Si prende gioco di un famoso scrittore spiegando che l’origine del tip-tap corrisponde all’alfabeto morse degli schiavi neri americani, ed è quindi un linguaggio d’amore e di morte. Il punto culminante della sua lucidità è raggiunto allorché, nel bel mezzo della danza con Ginger, manca la luce. La coppia decide allora di svignarsela senza essere vista, lasciando a bocca aperta tecnici e produttori dello spettacolo televisivo. E mentre sono in procinto di mettere in atto la loro decisione, ritorna la luce e... the show must go on. Nel nostro mondo dominato sempre di più dai mezzi d’informazione (e dagli anni ‘90 dalla realtà virtuale della rete telematica), una riflessione sul loro ruolo e sull’impatto che stanno avendo sulla nostra quotidianità, era inevitabile. Altrettanto logico era aspettarsi che fosse fatta da Federico Fellini, uno dei principali creatori del ventesimo secolo di miti e di sogni per mezzo di immagini. Con Lo Sceicco Bianco, 81/2 e Intervista egli smitizza la finzione cinetografica presentandocela dall’interno. Con Ginger e Fred egli svela il significato ontologico del medium televisivo e ne sottolinea tutta la sua enorme e deleteria portata sociologica, ossia la deliberata e sistematica manipolazione dell’opinione pubblica. Questa pellicola, malgrado la sua valenza ludica, va considerata una profonda riflessione ed una critica sociale acerba, una summa degli aspetti più grotteschi veicolati in tanta TV spazzatura in Italia, ma la satira felliniana è applicabile a tutte le società post-industriali. Le situazioni ed i personaggi al limite del credibile ci fanno ridere, ma anche riflettere e ci lasciano l’amaro in bocca. Non era proprio questo era lo scopo che si era prefisso un burattinaio geniale come Federico Fellini?

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21 ottobre 2011

Letteratura. Omaggio ad Andrea Zanzotto, poeta Di poesia e di terra “Roma, 18 ott. (Adnkronos/Ign) - E’ morto il poeta Andrea Zanzotto che pochi giorni fa, il 10 ottobre, aveva compiuto 90 anni. Era ricoverato all’ospedale di Conegliano (Treviso) presso l’unità di medicina per alcune complicazioni cardiache”. Andrea Zanzotto era nato a Pieve di Soligo il 10 ottobre 1921. La sua opera è stata pressoché pubblicata da Mondadori, fin dal 1951, dunque dal suo primo esordio, avvenuto con la raccolta poetica ‘’Dietro il paesaggio’’, legata a una personale forma di elegia, un vivo senso della campagna veneta e a tarde e decentrate suggestioni ermetiste. Nelle raccolte successive c’è uno spostamento verso altre forme: attraverso ‘’Vocativo’’ (1957) e ‘’IX Ecloghe’’ (1962) verso lo sperimentalismo formale e la percezione dell’invadenza drammatica e nevrotizzante della nuova realtà ...” Di Zanzotto, testimone di poesia, raffinata nella forma e pregna di valori umani, si è sottolineato l’attaccamento alla sua terra, il Veneto, nonchè alla parlata del luogo, pur senza cedere, ed anzi avversansole sino all’ultimo, a lusinghe e strumentalizzazioni secessioniste. Sui Colli Euganei “Se la fede, la calma d’uno sguardo come un nimbo, se spazi di serene ore domando, mentre qui m’attardo sul crinale che i passi miei sostiene, se deprecando vado le catene e il sortilegio annoso...” Con un poetare ricercato e raffinato, Zanzotto, degno erede di Ungaretti, senza trascurare l’influsso di Lorca e di Eluard e non meno dei classici, ha saputo addensare nei suoi versi lo smarrimento valoriale dell’uomo contemporaneo, che per superarne l’angoscia si rifugia “in una sorta di nonatmosfera, dove ogni cosa appare abbandonata a se stessa e galleggiante in attesa d’incontrare altre emozionalità e soggettività”. Giuseppe Francesco Pollutri


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“Antichi mestieri in Abruzzo e Molise”, il volume di Michele Calvano Sabato scorso, alla Pinacoteca di Palazzo d’Avalos è stato presentato il volume “Antichi mestieri in Abruzzo e Molise” di Michele Calvano, Editrice ‘Il Torcoliere’. Calvano è da anni impegnato in una meticolosa ricerca fotografica di testimonianze inerenti alla civiltà contadina e alle attività artigianali ad essa connesse. (nella foto di M. Molino, da sx la prof.ssa Laura, figliola di Michele, che ha scritto i testi; il prof. Emiliano Giancristoforo, che ha presentato il volume; l’autore, e l’editore Bruno D’Adamo.

Sei giovani Australiani di Perth e un canadese di Vancouver, ospiti per alcuni giorni, a Vasto. Nella foto la delegazione dei giovani con

Gianni Petroro, presidente dell’ass. Pro Emigranti Abruzzesi, Angela Polimolino, presidente dell’ass. Amici degli Anziani, Giuseppe D’Annunzio, accompagnatore e traduttore, e Massimo Molino.

Associazione Volontari Ospedalieri Terza Giornata Nazionale dell’AVO Si celebrerà, sabato 22 ottobre, presso la Sala Mattioli in corso De Parma, la terza Giornata Nazionale dell’AVO, la benemerita associazione che da anni dà il suo contributo di “amore, aiuto e amicizia”. Senza pretesa di sostituirsi ai medici o agli infermieri. L’unico scopo è quello di aiutare a rendere meno pesante la degenza a quanti, soprattutto anziani, non hanno nessuno che li possa assistere.

Vasto, Via Ciccarone, 48

Servizio Nazionale e Internazionale Documentazione Vestizione - Cremazione

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21 ottobre 2011

Il “Plaza Happening” Center e Nicola Vizzarri

Un luogo incantato ed uno chef mondiale L’esclusiva “cucina” dell’ executive chef del Plaza Restaurant, Nicola Vizzarri, si arricchirà nel corso di questo fine settimana con la partecipazione alla selezione italiana della competizione culinaria mondiale, “ Global Chef’s Challenge”; competizione indetta per maggio 2012 dalla World Association Chef’s Society in quel di Daejeon (South Korea). Nicola Vizzarri, già ambasciatore della cucina italiana nel mondo e componente della nazionale italiana cuochi, di cui è team manager per gli under 23, è stato selezionato tra i più importanti maestri italiani dei fornelli. In quattro ore lo chef molisano dovrà preparare otto pietanze a base di pesce (“con il baccalà tra gli elementi principali”), otto a base di carne ( “l’agnello sarà in prima linea”) ed otto dessert a base di cioccolato. Una sfida complessa , ma che Vizzarri , pluripremiato e già campione intercontinentale, ha tutte le carte in regola per affrontare e per vincere. “In queste quattro ore – spiega lo chef – dovrò stabilire tempi di cottura, di preparazione e modalità di presentazione dei miei piatti in

un campo di battaglia, la cucina appunto, ad oggi sconosciuta. Infatti solo il giorno prima della competizione, quando andrò a controllare i forni ed i frigoriferi da utilizzare nel corso della gara, avrò il piacere di conoscerla. Una bella sfida , quella del 23 ottobre, che affronterò con professionalità, grinta e determinazione”. La stessa determinazione, raffinatezza, meticolosità ed esclusività che il maestro dei fornelli utilizza nella cucina del Plaza Restaurant , con menu e piatti che fanno di ogni cerimonia ed appuntamento un’occasione speciale, capace di deliziare tutti i cinque sensi.

Fiordalisio 30 anni di successi nel cd “Sponsorizzata” Nel cofanetto una canzone di Zelli E’ tempo di festeggiamenti per Marina Fiordaliso, conosciuta ormai da anni e in arte con il solo nome di Fiodaliso. Il 24 settembre scorso, il Teatro Jovinelli di Roma è stato palcoscenico di un evento unico per celebrare i suoi 30 anni di carriera: un concerto che ha raccontato la storia di una delle più belle voci del panorama musicale italiano. Una carriera in cui Fiordaliso ha saputo spaziare con grande successo tra musica, teatro e televisione senza mai interrompere la sua intensa attività live sia in Italia che all’estero.Fiordaliso si è esibita dal vivo accompagnata dalla sua band in un concerto unico in cui ha cantato i suoi più grandi successi. Il concerto è stato registrato e sarà pubblicato in uno speciale cofanetto in uscita il 1 dicembre 2011, contenente appunto cd+dvd live insieme al

nuovo cd Sponsorizzata, atteso album di inediti che arriva a distanza di 7 anni dal suo ultimo disco e dopo i successi teatrali degli ultimi anni, il tutto accompagnato da un “minibook” che raccoglierà le immagini più significative della sua carriera e della sua vita. L’album sarà messo in vendita ad un prezzo speciale e tutti i proventi dell’intero cofanetto celebrativo, saranno devoluti a favore dell’associazione “Armonia” che da anni opera nel campo della prevenzione del cancro al seno e di cui Fiordaliso è testimonial. Ci piace chiudere con una bella notizia, nell’ultimo Cd di Fiordaliso c’è anche un po’ d’abruzzo , infatti la canzone inedita Sordi , sia la musica che le parole sono state scritte dal bravo compositore Auro Zelli di San Salvo. Leano Di Giacomo

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