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Direttore Responsabile: Giuseppe Tagliente Reg. al Tribunale di Vasto n. 102 del 22/06/2002 Redazione: Corso Italia n. 1 Vasto Tel. & Fax 0873.362742 Pubblicità: Editoriale Quiquotidiano Corso Italia,1 Vasto - Stampa: Edizioni Il Castello - Martano Editrice (BA) www.quiquotidiano.it - mail: redazione@quiquotidiano.it

Anno I - Numero 13 30 dicembre 2011

settimanale d’informazione, politica, economia, cultura, spettacolo, società, sport free press

2012

che sia davvero un anno nuovo!


11 novembre 2011 copertina

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sommario

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30 dicembre 2011

Editoriale

Possiamo farcela, ma a condizione che... di Giuseppe Tagliente

Nel 2012 vanno a scadenza titoli di Stato per 317.716 miliardi di euro, dei quali 179.277 nei primi sei mesi ed i rimanenti 138.439 nei successivi. Oltre a questo nel primo semestre dell’ anno entrante andranno in scadenza 240 miliardi circa di euro di obbligazioni bancarie e finanziarie e 60 miliardi di obbligazioni industriali. I prossimi mesi segneranno quindi un passaggio delicatissimo per il nostro Paese, che se non riuscirà a riguadagnare la fiducia del cosiddetto mercato, in altre e più appropriate parole dei risparmiatori e degli investitori, rischia davvero il default. Rispetto a questi dati e soprattutto a questa prospettiva agghiacciante, non mi sembra tuttavia che le misure adottate sinora risultate efficaci e tanto meno mi sembra sia mutato l’atteggiamento della politica, tutt’ora ondivaga tra un atteggiamento di adesione al governo Monti e la tentazione di staccargli la spina appena possibile. Ne fanno fede le recenti dichiarazioni di Bersani, per il quale dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (una legge, pensate che risale addirittura al 1970) non si debba neanche parlare ed anche quelle di taluni esponenti di vertice del centrodestra che hanno criticato, forse più del dovuto, la manovra Salva Italia. Così come ne fanno anche testimonianza i furori uterini della Camusso e le invettive piazzaiole dei rappresentanti della Cisl, della Uil e degli altri sindacati. Non voglio ripetere quanto ho già scritto nelle settimane scorse, ma ritengo che proprio questo spread, questo differenziale tra quanto si dovrebbe fare e quanto invece si fa, sia all’origine dello spread finanziario che incombe drammaticamente sull’Italia. Fintanto che l’Italia continuerà ad offrire l’immagine di un paese litigioso,ingovernabile, irresponsabile, ignaro del rischio che corre non si rassicureranno i mercati e non si invoglierà nessuno ad investire in buoni del Tesoro,neanche se il tasso degli interessi dovesse superare la soglia (fatidica) dell’8%. Il segnale che in questo momento occorre dare, oltre ai tagli ed all’aumento delle tasse che di per sè non possono essere esaustivi, dev’essere soprattutto di natura politica con una presa di coscienza che in questo momento è necessaria un’intesa ed una collaborazione intorno al comune interesse di traghettare l’Italia oltre le sabbie mobili in cui può cadere. La Spagna, che si trovava sino a qualche mese fa in condizioni peggiori dell’Italia, ha dato una risposta di questo tipo e ce l’ha fatta. Possiamo farcela anche noi, ma a condizione che…

Sommario “Addio 2011” pag. 4

Novità assoluta

“Auguri, auguri, auguri” pag. 7

Li carte de lu Uašte

“Sagittarius”, un progetto trasnazionale europeo per la valorizzazione dei territori...” pag. 9

Le carte da gioco vastesi

Collaborano con noi: Renato Besana, Paolo Bussagli, Franco Cardini, Lucio D’Arcangelo, Andrea Mazzatenta, Filippo Salvatore, Antonio Teti Redazione: Gianfranco Bonacci, Nino Cannizzaro, Vincenzo Castellano, Gianfranco D’Accò, Michele Del Piano, Leano Di Giacomo, Stefano Lanzano, Annamaria Orsini, Giuseppe F. Pollutri, Franco Sorgente, Michele Tana Direttore di redazione: Elio Bitritto Capo Redattore: Rosa Milano Grafica ed impaginazione: PiùGrafica - San Salvo Pubblicità: Edda Di Pietro (339/8135256) Giuseppe Giannone(333/3799353) Distribuzione: Norma Carusi

Calvan o - Giova nni D - Paolo gliente

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Giusepp e Ta

“Ancora la querelle des anciens et des modernes” pag. 12

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“A.A.A.: cercasi politica disperatamente” pag. 10

A Natale gioca “All’asino” con Li carte de lu Uašte

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Addio 2011

Gli avvenimenti sperando in un futuro migliore

S

e ne va un anno oggettivamente complicato, difficile, tormentato, per tanti ordini di motivi. Poche luci e molte ombre per la nostra Vasto: sarà che in periodi di crisi come questo anche le cose buone vengono inevitabilmente offuscate dai ‘buchi neri’ che procedono spediti, ma il quadro, generale, non è che offra spunti di grossi stimoli e soddisfazioni. Che 2011 è stato per Vasto? Rispondere a questa domanda non è facile. Qualche ‘suggerimento’ per la soluzione proviamo a darla. A primo acchito, se pensiamo a questo anno ormai ad un passo dall’archivio, le immagini e le parole che ci vengono in mente, senza voler essere a tutti i costi ‘catastrofisti’, sono comunque quelle – pessime davvero – dei divieti di balneazione posti sulla meravigliosa spiaggia di Vasto Marina in piena estate, dei mezzi antispurgo in azione sul lungomare a Ferragosto, di Fosso Marino scarico nauseabondo a cielo aperto al centro della riviera. Proprio la spiaggia e proprio Vasto Marina, biglietti da visita principali per la nostra città in chiave turistica, ‘violentate’ ed ‘oltraggiate’, insomma. Agire per evitare che in futuro possano ripetersi simili sconcezze è d’obbligo, non farlo sarebbe criminale. A chi di dovere il monito è stato più volte lanciato, attendiamo atti concreti. Alternando il brutto al bello pensiamo, sempre con ‘connotazioni estive’, alla massa di persone serene, gioiose e festanti dei due appuntamenti organizzati a luglio nel centro storico e ad agosto alla Marina: la ‘Notte Bianca’ e la ‘Notte Rosa delle Sirene’. Due autentiche eccezioni in un panorama di grigiore generale. Belle e partecipate, entrambe. Belle e ben organizzate, grazie soprattutto alla volontà ed alla convinta partecipazione di tanti esercenti ed associazioni. Valorizzare ulteriormente questi due appuntamenti, ma senza pensare di limitarsi a queste sorti di ‘mosche bianche’ per caratterizzare un’intera stagione turistica, è anche questo importante ed auspicabile. Brutte cose ancora: senza dubbio i due casi di cronaca nera, registratisi a distanza di qualche giorno l’uno dall’altro, che hanno tragicamente accesso su Vasto anche i riflettori delle ‘attenzioni’ nazionali: prima l’omicidio a sfondo passionale della giovane ragazza lituana Neila Bureikaite nel suo appartamento di via Sandro Pertini (in carcere il suo assassino, l’imprenditore Matteo Pepe), poi il terribile omicidio-suicidio con vittime Mirella La Palombara e Nicola Desiati, nella loro abitazione al complesso residenziale ‘Neptunia’ nella zona sud di Vasto Marina. Dal punto di vista politico il 2011 è stato l’anno delle nuove elezioni comunali a Vasto e della riconferma alla guida politico-amministra-

tiva di una coalizione di centrosinistra imperniata sul sindaco Luciano Lapenna. Vittoria netta quella conseguita al ballottaggio con il candidato del centrodestra Mario Della Porta, ma – già a pochi mesi dall’insediamento – non poche le turbolenze e diversi i ‘mal di pancia’ che – con scadenza quasi quotidiana – arrivano da rappresentanti dei partiti ed esponenti della ‘squadra di governo’. Sul piano sociale sono le nubi che ci sono e continuano pure a ‘rinvigorirsi’ sul piano del comparto lavoro a dominare la scena. Cassa integrazione, licenziamenti e dismissioni di attività sono purtroppo parole reali e paurose per tanti vastesi. Anche in questo caso il panorama è decisamente sconfortante, per fortuna che, pure in mezzo a non pochi ‘spifferi’, in qualche maniera tengono le grandi realtà industriali della zona, Denso e Pilkington su tutte. Sul piano sportivo sono stati i successi ed i talenti personali a spiccare nel contesto: da Andrea Iannone, confermatosi ad alti livelli nella classe intermedia del MotoMondiale, alle giovani nuotatrici vastesi Marussia Pietrocola e Giulia De Ascentis con tante medaglie conquistate ed anche le prime, gratificanti esperienze nelle selezioni azzurre; dal pugile Domenico Urbano, tornato a competere e a vincere a livello europeo all’arbitro di calcio Angelo Martino Giancola che, recentemente, è tornato a fischiare in serie A dopo diverse partite dirette nel torneo cadetto. Sul piano di squadre su tutti il bell’acuto della San Gabriele Volley, promossa nel torneo nazionale di serie B2 femminile, mentre continua la crisi nera del calcio con la sparizione della Pro Vasto ed il Vasto Marina che disputa l’Eccellenza dopo la bella soddisfazione della vittoria dei play off di Promozione. Tenta di risalire la china il Vasto Basket, buone conferme arrivano dalla Pallamano Vasto e stanno gettando i semi per future soddisfazioni i ragazzi del Vasto Rugby. E’ stato anche un anno di grandi addii per Vasto: il saluto, affettuoso e commosso, è andato a diversi fautori di uno spirito cittadino davvero rilevante e pensiamo ad Antonio Del Fra de Lu Furnarille, a Salvatore Frattoloso del Bar Salvatore, a Franz Ritucci Chinni, ai medici Giantommaso Lemme e Corradino Bonincontro, a Peppino Baiocco. E ai sorrisi freschi, e troppo presto spenti, di Daniela Salvatorelli e Patrizia Peca. Vogliamo concludere con qualcosa di positivo, però. E allora, in una breve carrellata, citiamo l’inaugurazione del nuovo Liceo Artistico di via dei Conti Ricci, il sorriso e la grinta di Nicola Oliva nel suonare la sua amatissima chitarra al fianco di Laura Pausini e, anche e soprattutto, l’impegno quotidiano ed infaticabile di tante associa-

zioni di volontariato della città e del territorio per l’assistenza e la cura degli innumerevoli e sempre in aumento bisogni di tanti.


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Fine anno. Noi credevamo, eh già!

Si festeggia, s’inneggia, si brinda ad inizio d’anno. L’’anno 2011, quello del 150°,doveva essere celebrato e così in certo modo è stato, almeno per lo smarrimento che ha provocato in tutti. La scena resta quella di chi vorrebbe che si dica ancora “Viva la Costituzione” repubblicana mentre la gente non perde il vizio di proclamare “Viva ‘o Rre” quando coram populo parla il Presidente. Come nel film “Noi credevamo” di Mario Martone, ecco: “ - E’ rimasta poca carne... - Trasite, potete portare un po’ di formaggio... - E poi non dicete che sua Maestà non vi vuole bene, ...che non vi pensa!” Peccato che il dialogo si ascolti in una prigione e che allo ‘straordinario’ pasto faccia seguito un’altra diversa scena, quella di chi verrà fucilato, perchè resiste all’invito del gendarme: “Alluccate vive ‘o rre!”. C’è chi dice che “il film è falso ...”. Forse ha ragione (in fondo è una fiction) o magari no: conta il senso. E’ altro ciò che m’interessa. Serve a dire che non abbiamo fatto certo “una bella fine” e, nonostante questo, c’è chi, povero di suo, mortificato o derubato “ope legis”, con la democrazia sospesa dai “nominati”, ancora ha voglia di vociare un “abbasso” e poi un “viva”, il caduto e il nuovo premier, e comunque ...”o rre” di turno. Nel mentre il popolo – e non è uno sceneggiato - tradito da po-

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litici sempre pronti a dividersi e a diffidare l’uno dell’altro, ancora una volta, resta solo spettatore e non protagonista nella scelta del proprio presente e del futuro dei figli. “Eh già”, canta Vasco Rossi. L’uomo del “sembrava la fine del mondo, ma sono ancora qua”. Una testimonianza della debacle fisica di un “eroe” protagonista di sonore platee. Un cuore che vorrebbe “battere più forte” ma che ha i suoi inevitabili cedimenti, con gli anni, com’è per tutti in fondo. Pure – la lezione è questa – anche se sembra “la fine del mondo”, occorre che noi si debba stare “ancora qua” a dire che le offese del tempo e degli uomini non ci impediranno di continuare a cantare, raccontare, esclamare, pensare, urlare se necessario, sperare. Viva Vasco! Dimenticavo di precisare che quelli che resistevano nel primo ottocento (giovani mazziniani contro ogni dispotismo del Borbone ma anche del Sabaudo), erano quelli che credevano alla libertà e alla dignità dell’uomo, di ogni uomo. Per l’anno nuovo non ci resta che sperare più che piangere sul latte da molti, ciascuno a suo modo, versato. Auguri sì, auguri a tutti, affinchè di fronte a problematiche ignorate o lasciate irrisolte non si debba esclamare, ancora, come oggi, un reiterato e malinconico: “Noi credevamo”. Eh già... Giuseppe F. Pollutri


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Vasto

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San Salvo

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Auguri, auguri, auguri Cantava Lucio Dalla: “l’anno che sta arrivando fra un anno passerà”. Tutti, però, si chiedono come sarà l’anno che sta arrivando. Ci si interroga se sarà meglio o peggio di quello che sta per chiudere. Molti dicono che sarà peggiore, perché non c’è mai limite al peggio. Certo, il 2011 non è stato un anno bellissimo. Ha costretto Berlusconi a fare un passo indietro e Bersani a non farne uno avanti. Ci ha regalato Monti, che ha scontentato quelli che hanno visto la pensione posticipata, ma ha anche sancito che i problemi dell’Italia sono sostanzialmente due. Abbiamo un debito pesante e uno Stato che non cresce: non ci sono risorse per pagare il debito, avendo una Pubblica Amministrazione ipercostosa e che funziona male. Il primo augurio dunque va alla classe politica e tecnico-politica, affinché riesca a ridurre il debito e a far crescere il Pil, alleggerendo la Pubblica Amministrazione.. Ci ha detto un tale in Comune: “stanno riconteggiando i metri per la Tarsu”. Fra breve dovrebbero richiesti altri

soldi per i metriquadri che mancavano nelle autodenunce o nei conteggi precedenti. I soldi servono. Ovviamente ci auguriamo che l’indiscrezione non sia vera e che si eviti quest’ulteriore imposizione, che si aggiungerebbe alle altre di Provincia, Regione e Governo. Se però lo fosse, non ci sorprenderemmo, perché se amministratori eletti hanno ragionato con criteri ragionieristici figuriamoci come possano ragionare quelli non eletti. Il secondo augurio è di saper scegliere nella primavera prossima amministratori comunali in grado di tagliare i costi superflui e clientelari prim’ancora che mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Fissando la telecamera, Vitale Di Matteo ha detto: “il Buon Natale lo do a tutti, perché sono una persona civile, ma c’è chi non se lo merita”. Si riferiva alla famiglia Belazzi della Cosmos, che ha fatto mandare dalla Confindustria una lettera con cui comunica ai sindacati la chiusura dello stabilimento. Vitale e i colleghi sono delusi, perché non si aspettavano che “il padrone” con

cui per trent’anni hanno avuto un rapporto di leale collaborazione li rimandasse a casa pochi giorni prima di Natale. Lui e i 22 colleghi che stanno per rimanere senza lavoro sono delusi perché non pensavano che il capitalismo del terzo millennio, la finanza globalizzata, fosse soltanto business, quadratura dei conti, risparmio dei costi di manodopera. Il terzo augurio, dunque, è che Vitale e i colleghi riescano a restare dentro i processi produttivi, con la necessaria serenità. Orazio Di Stefano Ps. Il quarto augurio lo faccio a me stesso, perché non vorrei perdere ottimismo e fiducia, tratti basilari del mio agire. Inizio a pensare che nella storia meno di un secolo di diritti e benessere diffusi sono un niente di fronte alle migliaia di anni di homo homo lupus. Non vorrei che il futuro avesse riservato anche a noi occidentali (che pensavamo di aver raggiunto il paradiso in terra) il ritorno a quel malessere di massa, che avevano conosciuto i nostri nonni e i loro antenati.

C’era una volta don Cirillo C’era una volta, a San Salvo un parroco, arrivato dal Veneto, che si chiamava don Cirillo Piovesan. Per l’accento diverso, la preparazione culturale, il carattere apparentemente burbero e dominante, non sempre veniva capito e ben voluto, ma era rispettato e qualche volta temuto. Un via vai di gente, ricca e povera, ignorante e saccente, si affollava al suo studio per chiedergli consigli. La sua imponenza determinava un clima di ordine e precisione. Gli sposi, per esempio, se il giorno della cerimonia nuziale, arrivavano in ritardo, venivano rimproverati e spesso la lacrimuccia della sposa non puntuale, toglieva un po’ di dolce al momento magico ed aggiungeva un imbarazzante attimo di silenzio. Le “prediche” erano lunghe e non facili da capire, perché don Cirilllo preparava argomenti teologici, filosofici rispecchianti la sua straordinaria cultura non adeguata a tutta la gente sansalvese il cui livello culturale era mediamente basso. Molti fedeli provavano ad ascoltarlo, ma spesso si distraevano e si addormentavano; i bambini non riuscivano a stare fermi e le signorine dell’Azione Cattolica non vedevano l’ora di uscire. Ciò nonostante don Cirillo continuava e alla fine del discorso si sentiva un corale sospiro di sollievo. Anch’io non sempre seguivo tutte le sue argomentazioni, che invece risento con una decodificazione diversa,

comprendendo e apprezzando la grandiosa ed enciclopedica erudizione e i profondi messaggi. Oggi, qualcuno, parlando di lui, dimostra di non averlo capito completamente e mai lo capirà! Posso dire, comunque, che anche senza vocabolario don Cirillo traduceva testi di latino e spiegava qualsiasi argomento storico, letterario, filosofico e politico. Di lui, che mi ha battezzata, ho tanti ricordi, ma in modo particolare uno accaduto durante la messa dell’Epifania. Avevo all’incirca sei anni e, avendo trovato davanti al caminetto una bambola che muoveva gli occhi e diceva “mammà”, corsi a raggiungere i miei genitori seduti in chiesa nei banchi vicini all’altare per informarli del dono ricevuto dalla Befana, ma fui bloccata dal richiamo di don Cirillo: “Fuori con quella bambola!”. La reazione fu una scrosciante risata di tutti i fedeli. Ad osservare la scena c’era il Bambinello in un cesto coperto da un drappo di raso celeste poggiato sulle ginocchia di don Cirillo che, seduto come un papa, lo lasciava guardare e baciare. Tutti i sansalvesi veraci ricordano quel famoso Bambinello, grande come un bambino vero, che don Cirillo ogni cinque secondi con un fazzolettino ricamato puliva sul piedino dove poggiavano le labbra i fedeli. Il Natale di allora era la festa più sublime, uno spazio temporale magico atteso da grandi e piccini, un luminoso appunta-

mento per assistere ad un cerimoniale liturgico con la colonna sonora del “Tu scendi dalle stelle” e per partecipare a quell’attimo fuggente in cui si poteva baciare icona del Natale dei sansalvesi, il Bambinello, che con il suo sorriso assicurava serenità e benessere. Ora, con braccino rotto e senza un ditino, sostituito già dagli anni Settanta, quel Bambinello si trova nella stanza dedicata a don Cirillo presso la Giostra della Memoria e può essere visitato e baciato ancora sotto lo sguardo dello stesso don Cirillo che, dal cielo, non ha mai smesso di controllare borbottando la sua chiesa, dove ogni mattina continua a dir messa e a confessare i suoi fedeli che vede diminuire di numero e aumentare di peccati. Angiolina Balduzzi

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“Sagittarius”, un progetto trasnazionale europeo per la valorizzazione dei territori e dei prodotti tipici locali e per il Turismo sostenibile.

L

esione, alla stabilità e alla competitività dell’area attraverso lo sviluppo di partenariati transnazionali e azioni congiunte su questioni di importanza strategica. Un’azione al cui centro vi è il patrimonio materiale-immateriale, i beni mobili-immobili, valori spirituali che caratterizzano la complessità del patrimonio culturale di un’area, una regione, un territorio. Il Progetto è volto a creare uno spazio di cooperazione per un mix di attività utile a realizzare pienamente il potenziale socio-economico della Cultura: mettere in pratica un sistema di gestione integrativo per classificare e valorizzare i beni naturali e gli artefatti, il patrimonio spirituale e tutta la sfera che concerne la cultura condividendo i propri valori a diverse tipologie di pubblico in tutta l’area del See. All’incontro svoltosi nella sala polivalente di Guilmi hanno partecipato Carlo Racciatti, sindaco di Guilmi, Antonio Colonna, presidente dell’Unione, Emilio Racciatti e Michela Roi, rispettivamente project manager e consulente esterna di “Sagittarius”. Fra gli ospiti politici i senatori Fabrizio Di Stefano e Giovanni Legnini e Daniele D’Amario. All’incontro, come osservatore, ha partecipato anche Claudio Teseo, presidente dell’Associazione Abruzzesi in Romania.

Botte da orbi a sinistra

Non accennano a placarsi le polemiche nel centrosinistra. È di queste ore l’ennesima dura presa di posizione di Ivo Menna contro la segreteria cittadina del Partito Democratico. In una lettera aperta indirizzata al consigliere comunale del Partito Democratico, Antonio Del Casale, Menna afferma testualmente: “La vicenda lunghissima durata mesi di un commissariamento per la gestione delle cose politiche a Vasto ci dice che l’attuale classe dirigente e amministrativa è lontana da un progetto futuro della città. E le stesse vicende che in questi due mesi sono emerse circa la questione biomasse ci dicono delle indecisioni a livello nazionale del PD, cioe’ di un partito senza identità, e di quello locale che affida la difesa ad oltranza ad interessi che contrastano con quelli dei cittadini. Un partito che difende gli interessi di chi sempre ha saccheggiato risorse nell’area di Punta Penna, che partito è?

aperto anche a apranzo

’Unione dei Comuni del Sinello ha presentato mercoledì scorso a Guilmi “Sagittarius”, progetto trasnazionale europeo per la valorizzazione dei territori e dei prodotti tipici locali e per il Turismo sostenibile, parte integrante del Programma Sud-Est Europa del nuovo obiettivo 3 - Cooperazione Territoriale Europea per il periodo di programmazione 2007-2013 dei Fondi Strutturali. L’Unione del Sinello (Carpineto Sinello, Carunchio, Casalanguida, Castiglione Messer Marino, Celenza sul Trigno, Guilmi, Montazzoli, Palmoli e Torrebruna) è uno dei due partner italiani del progetto, insieme alla Comunità montana dell’Alto Basento (Basilicata). Della Bulgaria partecipano la Camera di commercio e industria e il Comune di Devin, mentre la Romania aderisce con l’Istituto nazionale per lo sviluppo del Turismo e l’Istituto nazionale per l’economia. Quindi, l’Istituto per lo sviluppo della Slovenia, il Károly Róbert College d’Ungheria, per chiudere con la Grecia che esprime l’Efxini Poli-Un, network di autorità locali della Grecia e soprattutto il partner leader, l’Università di Atene. “Sagittarius” ha l’obiettivo di migliorare il processo di integrazione territoriale, economica e sociale dei Paesi coinvolti e di contribuire alla co-

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A.A.A.: cercasi politica disperatamente Q

uest’anno gli italiani vivono il fine anno in un clima di festeggiamento malinconico: si preparano a pagare una delle più grandi mazzate della loro storia e non riescono a vedere, per ora, i vantaggi dei loro sacrifici. E, in effetti, gli ultimi dati sono allarmanti. Non solo la nostra distanza dalla Germania resta altissima, con valori intorno ai 500 punti ma quel che è peggio la distanza tra Spagna e Italia è aumentata, giungendo a livelli record, mai toccati prima. I mercati internazionali hanno molta più fiducia nella Spagna che nell’Italia. E non è sbagliato parlare di fiducia: la crisi che stiamo vivendo è principalmente una crisi di fiducia e di credibilità. E, badate, non è poca cosa. Un tempo il mondo era diverso, c’erano altre cose. Un tempo contava la ricchezza, contava l’oro che le nazioni avevano nelle casseforti. Le nazioni stampavano il denaro e il valore di quel denaro era calcolato sulla base dell’oro che queste possedevano. Oggi le cose sono cambiate e il “gold standard” è solo un ricordo. Ma non importa scomodare i manuali di economia, lo sappiamo tutti bene: chi ha credito ottiene fidi , ottiene mutui dalle banche; chi non ha credito non esiste. Perchè? perchè una persona ha credito se è “credibile”, se si può “credere” in lui. L’economia moderna si fonda esclusivamente sul concetto di credito e credibilità: chi è credibile può fare tutti i debiti che vuole, chi non è credibile non li può fare perchè nessuno glieli accorda, se non a tassi d’interesse talmente alti da strozzare la sua economia. Pensiamo agli

Stati Uniti d’America: hanno un debito pubblico immenso, un’economia a pezzi e, tuttavia, per una serie di ragioni complesse (tra cui la principale è il fatto che dispongono dello standard monetario mondiale) sono credibili: stampano dollari a go-gò, emettono titoli di credito in continuazione e godono di tassi di interesse bassissimi. Il mondo e la finanza contemporanea sono fatti così: non importa se sei ricco o sei povero: conta soltanto la tua credibilità. La cosa singolare di questa crisi è che l’Italia, fino a pochi mesi fa, era ancora credibile. L’Italia ha “resistito” agli effetti della crisi fino alla primavera scorsa. Cos’è cambiato dalla scorsa primavera? Cos’ha innescato l’ascesa vertiginosa dei tassi di interesse? La spiegazione che viene normalmente riportata dai maggiori commentatori economici italiani è una spiegazione di comodo; si dice: è colpa dell’Europa che ha reagito con lentezza e scarsa determinazione all’attacco della finanza. A leggere i giornali italiani si direbbe che la crisi è dell’Europa e solo dell’Europa. E’ una spiegazione di comodo e, per capire quanto sia di comodo, basta guardare alla Spagna che, pur vivendo in questa Europa, ha dimostrato una capacità reattiva straordinaria, riportando i suoi tassi di interesse a una condizione gestibile. Per comprendere l’origine dei nostri guai dobbiamo fare un passo indietro di diversi mesi. Se consideriamo la situazione politica di quindici mesi fa, le differenze sono impressionanti. Quindici mesi fa il governo di centro-destra era solido e godeva di un forte appoggio popolare: governava

le maggiori città italiane e si preparava a prendere il controllo dell’ultima grande città rimasta al centro-sinistra, Napoli. Poi, gradualmente, alcuni meccanismi politici si sono inceppati: c’è stata la famosa rottura con Fini e la fuoriuscita di FLI dal PDL prima, e dal governo poi. Quindi il governo, anche a seguito di attacchi mediatici di tipo giudiziario ma non solo: i sondaggi hanno cominciato a calare e siamo infine arrivati al periodo primaverile, quando il centro-destra, lungi dal conquistare Napoli, ha perduto Milano ed è risultato altresì sconfitto nella battaglia referendaria: in particolare l’intera poltica energetica del governo, tutta intesa alla reintroduzione del nucleare, ha avuto uno stop definitivo, mostrando a tutto il mondo che il governo del centro-destra non godeva più della fiducia degli italiani. Contemporaneamente, la fiducia dei mercati nell’Italia ha cominciato a vacillare, e questo non dovrebbe stupire perchè l’indiscutibile sconfitta del centro-destra non è stata una vittoria del centro-sinistra: il centro-sinistra ha conquistato Milano senza aumentare di un solo voto i suoi sostenitori; in altre parole gli italiani hanno smesso di credere in Berlusconi ma non hanno individuato qualcun altro in cui credere. Si è al contrario diffuso un clima di violenta antipolitica, caratterizzata da una sfiducia generalizzata nel Parlamento, da un senso di ripulsa nei confronti delle istituzioni e della politica, che ha finito per mettere nello stesso calderone sia la destra che la sinistra. La crisi di credito internazionale che affligge l’Italia ha radi-

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ci tutte interne e va individuata soprattutto nella crisi di fiducia degli italiani nella politica e nelle istituzioni rappresentative. Il comportamento dei mercati internazionali è in realtà quanto di più ovvio e razionale si possa immaginare: se gli italiani non credono più nell’Italia, perchè mai dovrebbero crederci gli altri? Gli italiani, oggi, si presentano ai mercati internazionali dicendo: “prestateci dei soldi; noi non abbiamo alcuna fiducia nè in noi nè in chi ci rappresenta; tuttavia voi prestateci dei soldi”. Quale impiegato di banca direbbe di sì a un imprenditore che facesse discorsi simili? E così avviene che i prestiti ci vengono offerti, sì, ma a tassi di interesse sempre più alti. A fronte di questa crisi, la politica sta rispondendo nel modo peggiore possibile. Il “governo Monti” non ha niente a che fare con quell’appello all’”unità nazionale” invocato più volte dal presidente Napolitano. Un governo di unità nazionale esiste se c’è un incontro tra i principali partiti e se i principali partiti, trovando posizioni di compromesso, individuano dei ministri politici capaci di incarnare i compromessi raggiunti, per guidare la nazione. Ma i partiti sono in crisi ancora più della politica e quella strada non è risultata praticabile nè per la destra nè per la sinistra e, così, ci si è limitati a collocare al governo un pugno di tecnici più o meno graditi alle forze politiche ma sostanzialmente incapaci di fare scelte o riforme

dibattito

serie: il governo Monti è lo specchio dell’impotenza della politica italiana. E i tentativi - abortiti - di fare liberalizzazioni o di riformare il mercato del lavoro testimoniano benissimo questa impotenza: le categorie, le lobby, i sindacati, hanno già detto no. I mercati non credono in noi perchè noi abbiamo deciso di non credere in noi. La chiusura dell’Italia alle riforme e il pressappochismo politico di chi dovrebbe farle sono sotto gli occhi di tutto il mondo. Come fanno le cose a migliorare? Non ci servono bravi tecnici che producano idee corrette. Ci servono bravi politici che producano idee nuove, capaci di attrarre fiducia e consenso: di reinnescare quel processo di credibilità senza il quale resteremo in questa palude. AAA Cercasi politica disperatamente. Lo dico con franchezza: per la nostra economia , piuttosto che dei professori preparatissimi in cui nessuno crede, sarebbe meglio avere al governo dei completi imbecilli che godano però della fiducia degli italiani. La cosa può sembrare assurda, ma la finanza funziona così. In fin dei conti basterebbe così poco. Basterebbe fare appello alla famosa creatività italiana. Non importano idee efficaci: bastano idee capaci di riunire con convinzione la maggioranza degli italiani. Su quasi 60 milioni di abitanti, l’Italia sarà in grado di produrre un’Idea capace di attrarre consenso? Noi ci speriamo. E con questa speranza, ci avviamo nel nuovo anno. Paolo Bussagli

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Natale di sangue in Nigeria.

L’ndifferenza suicida dell’Occidente Natale di sangue in Nigeria: non è la prima volta che gli islamici attentano alla vita, alla fede, dei cristiani. Barbari? Forse più che barbari. L’ennesimo eccidio in nome di cosa non è dato sapere. Solo fanatici e fondamentalisti? Evidentemente no! perché se gli islamici, cosiddetti “moderati” e disponibili al dialogo non intervengono, in nome di Allah, per isolare queste violenze, ebbene dobbiamo considerarli quanto meno complici. Né vale dire che è stata quella setta, piuttosto che quell’altra, che è opera di una emanazione locale di Al Quaeda e che con Maometto nulla hanno a che fare. Resta l’indifferenza del mondo islamico e, soprattutto, di quello occidentale, tetragono alla possibilità che certe forme di oltranzismo vengano esportate in Occidente. L’islamismo ha dichiarato la sua “guerra santa” all’Occidente, decadente e licenzioso, ma pur sempre capace e tollerante nei confronti di tutti. Non dimentichiamo le avanguardie di quanti, padri e mariti e fratelli, hanno barbaramente ucciso o schiavizzato le proprie mogli, figlie e sorelle in nome di una religione che così facendo non è più religione ma settarismo fanatico. A tutti quelli che scelgono l’Occidente per la loro vita futura dobbiamo chiedere di adeguarsi alle leggi, agli usi, ai costumi del posto in cui hanno scelto di vivere oppure di andarsene, anche perché se è stato per loro difficile entrare, legalmente o clandestinamente in Italia, sarà certo molto più facile tornare nel proprio Paese dove le loro coscienze troveranno modo di crescere nel nome delle loro credenze. È ora di smetterla di tollerare e di sollevare qualche lamentela di facciata: se i mussulmani si comportano in modo contrario ai costumi ed alle leggi della società in cui hanno scelto di vivere devono essere espulsi: nessuno vieta loro di professare la loro religione, ma questa non può e non deve interferire con gli usi e costumi della nostra società. E non si illudano che le stragi, vigliacche e condannate anche dal Corano, possano fermare la fede dei martiri cristiani: il martirio significa “testimonianza” fino all’estremo sacrificio della vita terrena, dell’essere cristiani! Ci hanno provato da subito gli imperatori ed i governatori delle province romane ed il risultato è stato la diffusione del cristianesimo nel mondo: è la Storia che lo testimonia con i suoi veri testimoni, i martiri in Nigeria, oggi, quelli in Indonesia ieri e, purtroppo, tutti quelli che verranno, domani, in Elio Bitritto tutto il mondo.


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cultura

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Ancora la querelle

“des anciens et des modernes” Franco Cardini

Tutti (almeno quelli che hanno fatto il liceo) sanno, o dovrebbero, o fingono di sapere che cosa sia la Querelle des anciens et des modernes, la disputa letteraria che infuriò nella Francia del Grand Siècle, il secondo Seicento, allorché col cartesianesimo e l’affermazione dell’idea di progresso cominciò ad apparire a molti intollerabile che si continuasse a nutrire nei confronti delle opere degli antichi un atteggiamento di ammirazione e d’imitazione, a considerarne le opere e il pensiero come insostituibili e inarrivabili modelli. Insomma, si dissero in parecchi, Moderno è Meglio. Sarei dunque tentato – secondo quella che del resto è la mia profonda, mai rinnegata indole – di fare una lettura “reazionaria” di uno strano, divertente, erudito libro di Michele Mirabella, il versatile bitontino regista, saggista, uomo di TV e docente universitario. Sia chiaro anzitutto che si tratta di un carissimo amico: Michele ed io ci conosciamo dal 1980, da quando cioè egli m’invitò a partecipare insieme con Ubaldo Lay ed altri (ricordo una giovanissima, già splendida Gloria de Antoni) a una sua trasmissione radiofonica, La luna nel Pozzo. E sia chiaro altresì che questa non è per nulla una “recensione amichevole”. Io, gli amici posso invitarli a cena e, se è necessario, posso prestar loro del

danaro e donar loro anche il sangue: ma scrivere recensioni addomesticate ai loro libri è cosa che la mia deontologia professionale mi vieta. Certo, se poi scrivono qualcosa di bello e posso dichiararlo, è cosa che faccio con straordinario paese. E’ il caso di questo Cantami, o Mouse. Il mondo di oggi spiegato dagli antichi (Milano, Mondadori, 2011, pp. 159, euri 17,50), nel quale Mirabella riprende il tema della gran Querelle seicentesca ponendosi, da moderno fiero e consapevole di esserlo, “dalla parte degli antichi”. Cantami, o Mouse risponde infatti al celebre Cantami, o Diva, verso non certo felicissimo sul piano poetico, ma comunque celebre, con il quale il cavalier Vincenzo Monti – che il greco non lo sapeva e che, come impietosamente lo definì il Foscolo, era pertanto “gran traduttor de’ traduttor d’Omero” – inadeguatamente rendeva l’immortale Ménin aèide theà, avviando la sua non certo bellissima, comunque fortunatissima versione italiana in endecasillabi sciolti dell’ Iliade, quel coso neoclassico che da molti decenni perseguita gli studenti delle medie (solo recentemente se ne sono affrancati: ma non è detto in fondo sia un bene). Alla Musa omerica Mirabella avvicina e in un certo senso contrappone il Mouse, il topolino


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cultura

ormai domestico dei nostri computers. Un gioco di parole, e un’idea, molto azzeccati. Dai quali emerge tuttavia non solo che i moderni e i contemporanei non hanno inventato nulla e che, se si vuole, tutto si risolve al livello – come direbbero Carl Gustav Jung e Mircea Eliade, conferendo però differente valore al fatidico termine – di Grandi Archetipi. Ebbene, se volete dirlo, ditelo pure: Nihil sub sole novi. Ma dal confronto con i nostri remoti modelli, venerati o negletti che ormai siano, senza dubbio noialtri non ci guadagnamo.

Pippa lo merita. Lo ha dimostrato, sculettando principescamente sotto le austere volte gotiche di Westminster. E così via rievocando e raccontando, Mirabella ripercorre con e per noi i miti più antichi e le storie più celebri. La pudicizia dell’arte, ad esempio – pensiamo alla Venere del Botticelli – la sa molto più lunga, anche in termini di eccitamento e di seduzione, della sciatta spudoratezza di veline e di escort dei giorni nostri. E poi, ancora, come sarebbero andate le cose a William Shakespeare se Giulietta avesse potuto disporre

Prendiamo come punto di partenza – magari potessimo!...- uno dei più recenti e strepitosi miti dei giorni nostri: il sedere di miss Philippa Middleton, sorella di Catherine (“Kate”) duchessa di Cambridge. Anche se mi rifiuto di degradare la dolce Philippa usando il soprannome di Pippa, che in italiano non suona troppo bene, debbo ammettere che quel didietro ha fatto sognare anche me: e non si è trattato di sogni che si possano decentemente riferire. Ebbene: Mirabella parte proprio dal frutto il cui nome di solito gli italiani impiegano per indicare i due emisferi di quella parte del corpo che, in Philippa, è così notevole (frutto e nome fatidici: Eva, Biancaneve e, appunto, Paride…) per ricondurre la sfida che si è così aperta tra il disarmante dolcissimo sorriso di Kate e l’irresistibile ancheggiare della di lei sorella all’archetipo, ben più alto e profondo, della rivalità tra le dee che scatena la più celebre guerra della storia antica e della mitologia. A proposito: lo sapete che significato ha il celebre epiteto di Afrodite, “Kallipigia”? Anche

di un cellulare, meglio se di ultima generazione? E Filippide, il protomaratoneta, quello che morì dopo una corsa gloriosa gridando con l’ultimo respiro agli ateniesi “Vittoria!”, non fu forse più felice in ultima analisi, di Mussolini, che il suo “Vincere!” lo pronunziò troppo presto, il 10 giugno, mostrandosi agli italiani – e si era quasi in estate – jettatorio come mai era stato, scuro in volto sull’orbace nera: sappiamo come andò a finire. Dove sono finiti gli aedi reggicoda di Bush che magnificavano le guerre d’esportazione della democrazia, al tempo dell’inizio delle guerre afghana e irakena? Nulla ne resta: eppure le descrizioni di battaglia di Omero passano i millenni, sono eterne, fanno ancora tremar e piangere di commozione. Siete tutti dunque invitati a questo simposio transcronico e transculturale, dove le grandi figure del mito e della storia mostrano regolarmente la loro superiorità sulle nostre manìe quotidiane, sull’effimero del consumismo e del presenzialismo.

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Il significato e l’attualità di Natale Filippo Salvatore Natale, dal termine latino nativitas, è la ricorrenza annuale di una festa religiosa che celebra l’incarnazione del Verbo. Oltre duemila anni fa il Creatore dell’universo ha preso le sembianze umane in Cristo.Grazie alla Sua nascita, morte e resurrezione il genere umano è stato redento dal peccato originale ed il Salvatore ha riaperto all’umanità le porte del Paradiso.Questo, in sintesi, è il significato teologico di Natale nel quale oltre un miliardo di esseri umani, i cristiani, in principio, si riconoscono. Qual è la sua attualità di Natale? Una minoranza, i credenti, lo celebra per il suo valore teologico. La maggioranza, anche se agnostica, ‘non può non dirsi cristiana’ e vede nella ricorrenza della nascita di Cristo un’occasione per rinsaldare i vincoli famigliari e per far trionfare, almeno per un giorno, la generosità, la solidarietà, la pace e la bontà tra gli esseri umani. Auguriamoci quindi che il messaggio d’amore del Natale ci spinga a dimenticare gli odi e le bassezze tanto presenti nel nostro mondo. Se invece di un solo giorno fossimo disposti a seguire come regola di vita quotidiana i valori che la nascita di Cristo ci dovrebbe ispirare, la vita sulla Terra, il piccolo pianeta blu che come specie sapiens abitiamo, sarebbe senz’altro diversa, migliore. In questo incitamento alla bontà umana risiede l’attualità del Natale. Accludo a questa riflessione in prosa sulla ricorrenza della Natività due componimenti in versi intitolati Natale, il primo composto nel 1986 ed il secondo nel 2007.

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sport

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La Scuola di Pallavolo Pareggio della San Paolo BTS ottiene il “Marchio di Qualità” 2012-2013 contro il Teramo Calcio serie C femminile

La San Paolo Calcio Vasto non è riuscita a riscattare del tutto la sconfitta, la prima stagionale, subìta in trasferta contro la capolista Womens Soccer Hatria: per l’ultima gara del 2011, valida per l’ottavo turno di andata del campionato di Serie C regionale, infatti, le ragazze di mister Gizzarelli non sono riuscite ad andare oltre il 2-2 con il Teramo, al cospetto del pubblico amico che, nonostante il freddo, non ha fatto mancare il proprio calore . Per la compagine biancorossa è il primo pareggio. Di fronte due squadre che continuano ad andare a braccetto e che hanno risolto il match nella prima frazione di gioco, pur regalando molte emozioni nell’arco dei 90 minuti. La classifica: Womens Soccer Hatria 21, Femminile Chieti e Atletico Ortona 19, Memy Team Giulianova 18, San Paolo Calcio Vasto e Teramo 16, AC Femminile L’Aquila 9, Pizzoli 7, Folgore Sambuceto 6, Panthers Girls 3, Torrese Calcio 2, Lanciano Calcio Femminile 1, Fucense 0. Michele Del Piano

A chiudere un anno ricco di soddisfazioni e certamente da incorniciare, in casa della BTS San Salvo è arrivato un altro riconoscimento da parte della Fipav nazionale: la Scuola di Pallavolo, infatti, ha ottenuto il ‘Marchio di Qualità’ per il biennio 2012-2013. Dopo aver ricevuto dalla Federazione di Chieti il premio quale ‘Società più attiva della Provincia’, insomma, il 2011 è stato archiviato con la classica ciliegina sulla torta che ripaga i tanti sacrifici di una società che, al di là dei risultati sportivi, ha per biglietto da visita professionalità, allenatori qualificati e l’elevato numero di atleti convocati nelle varie rappresentative e non solo. In Abruzzo, su oltre duecento società, solo 17 si sono aggiudicate il ‘Marchio di Qualità’ e la BTS San Salvo è tra le poche ad averlo ottenuto sia nel maschile sia nel femminile. Il presidente Michelino Natale è più che soddisfatto: “Non posso che essere orgoglioso di questi riconoscimenti, considerando anche che la stagione 2011-2012 è iniziata da poco”. MDP

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Il Presepe Vivente tra i vicoli di Vasto

La prima Candelina di Stella Grifone

Si è svolta con grande partecipazione di pubblico, la 13a edizione del Presepe Vivente tra i vicoli di Santa Maria. Domenica 1 gennaio e venerdì 6 si svolgeranno le repliche.

Il tuo primo Natale tra di noi merita una segnalazione con tanto di foto.Tantissimi auguri e baci dalla tua sorellina, da mamma, dai nonni e dagli zii.

ni Di Ro - Giovan Calvano te - Paolo Giuseppe

Gli autori. Tre amici, diversissimi per carattere, per età, per interessi culturali che hanno concepito Glie au Tre ici voluto questo “LUNARIE” am per ,richiamare tori. per inter diversissimi per carattere, essi cue, cioè a se stessi quanto livo accomuna per età, luto quest lturali che ha nno l’appartenenza ad unaastessa cultura, o ad una se stessi “LUNARIE” pe concepito e terra, adl’a una città r richiam qu ppartenen anto li acco are mun za ad un a stessa cu a e, cioè ltu terra, ad una città ra, ad una

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Riecco il Lunario di Vasto 2012

Giuseppe Tagliente - Paolo Calvano - Giovanni Di Rosso

Il cd di Giuseppe Monopoli in vendita presso la “Casa del Disco” a Vasto

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Taglien

Momenti dell’ inugurazione liceo artistico L.V.Pudente

qui e là

Alcuni scatti effettuati nel corso della presentazione dell’edizione del Lunario 2012 tenutasi giovedì 22. Si riconoscono gli autori Giuseppe Tagliente e Paolo Calvano e il moderatore della serata Gianfranco Bonacci. Con loro elio Bitritto della redazione di questo giornale.

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