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Disoccupazione, precariato, nuovi poveri. Ha senso parlar d’altro in questo momento? Anno I - Numero 7 18 novembre 2011

Vide’ o mare quant’è bello ? Direttore Responsabile: Giuseppe Tagliente Reg. al Tribunale di Vasto n. 102 del 22/06/2002 Redazione: Corso Italia n. 1 Vasto Tel. & Fax 0873.362742 Pubblicità: Editoriale Quiquotidiano Corso Italia,1 Vasto - Stampa: Edizioni Il Castello - Martano Editrice (BA) www.quiquotidiano.it - mail: redazione@quiquotidiano.it


11 novembre 2011 copertina

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sommario

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18 novembre 2011

Editoriale

Ok a Monti, nonostante tutto. “Avanzano le nuove povertà” pag.4

“I veti non creano occupazione’’ pag. 6

“Entrano i tecnici, esce la politica” pag. 9

“Domenico Urbano a fine mese sul ring in Austria” pag. 11

di Giuseppe Tagliente Dichiaro il mio pieno appoggio a Mario Monti. Per far comprendere la mia posizione ai lettori, parto da un paio di ovvie premesse. La prima è che il nostro alto debito pubblico si è accumulato anche perché la classe politica italiana (dal ‘60 a oggi e di qualsiasi colore) ha consentito alle famiglie italiane un livello di vita ben superiore a quello che la ricchezza prodotta dal paese avrebbe potuto consentire (accumulo di un debito pubblico a fronte di una creazione di risparmio privato): oggi, questo sistema di fare politica deve essere modificato. La seconda premessa è che, oggi ma anche domani, dopodomani e così via, il debito pubblico ha un bisogno assoluto (pena il fallimento dello Stato) di essere rifinanziato a tassi accettabili da un mercato internazionale dei capitali che non capisce i bizantinismi della politica italiana e che non accetta le perdite di tempo che abbiamo accumulato nel 2011. Su queste considerazioni la scelta di Monti come premier la ritengo non solo ovvia e indispensabile. Circa il possibile programma del suo governo, è inutile fare sofismi: ci viene imposto dalle circostanze eccezionali che stiamo attraversando e dal modo in cui ci siamo arrivati. Quel che mi auguro è che contempli tuttavia questi obiettivi. 1. Il superamento dell’attuale bicameralismo, mediante l’abolizione del Senato o la trasformazione in un differente organismo (come il Senato delle Regioni) con un numero ridotto di membri. 2. Il dimezzamento del numero dei deputati. 3. La revisione dell’attuale sistema delle autonomie locali (creazione di macro-regioni per contenere il loro costo di funzionamento sotto ai 10 euro per abitante e realizzazione di un numero ridotto di macroprovince). 4. La creazione di sistemi di gestione degli esuberi derivanti nel pubblico impiego per le riorganizzazioni del sistema rappresentativo di cui ai punti precedenti. 5. La patrimoniale (ebbene sì!) sulla base di questa semplice riflessione: è meglio una tassa una-tantum per tutti che riduca l’onere pagato in interessi piuttosto che il prelievo strisciante determinato dagli attuali tassi di interesse. 6. La lotta ai capitali nascosti all’estero e all’evasione fiscale con manette agli evasori. 7. La modifica dei sistemi di regolamentazione del mercato del lavoro (è qui che aspetto al varco il centrosinistra!). 8. La vendita del patrimonio immobiliare dello Stato per la parte non utilizzata (con mantenimento delle quote nelle aziende a partecipazione pubblica leader di mercato - non per voglia di statalismo, ma perché ne sarebbe immorale la vendita ai prezzi che sarebbero determinati dalle pressione dei mercati finanziari e dei governi stranieri interessati) . 9. La creazione di sistemi di gestione degli esuberi derivanti da una riduzione dell’impiego pubblico per ogni tipo di amministrazione nella misura del 5-8 % (sperando non si debba arrivare al 20% come in Grecia). 10. La realizzazione di leggi miranti a ridurre le rendite di posizione, come possibile sfogo occupazionale delle nuove generazioni. Pur con quest’ultimo intervento rimane il problema crescente crescente della disoccupazione giovanile, alla cui riduzione dovrebbe essere destinata qualsiasi provento positivo non indirizzato alla riduzione del debito pubblico: non me ne vogliano Verdi ed ecologisti, ma per un po’ di anni global warming, energie eoliche, ecc. non possono essere le priorità del nostro Paese. Sono conscio che questo programma potrebbe avere effetti devastanti sul futuro politico dei partiti e degli uomini che lo realizzeranno, ma mi sono tornate in mente le parole di Alberto da Giussano (quello di Giosuè Carducci, non quello patacca della Lega) alla fine della Canzone di Legnano: “diman da sera i nostri morti avranno una dolce novella in purgatorio e la rechi pur io”. Era la rappresentazione di una grande Italia: speriamo con questi sacrifici di poter tornare a esserla. Mi dispiacerebbe se dovessimo un domani chiederci che senso ha avuto entrare nella moneta unica e che senso hanno avuti i sacrifici passati e futuri, a fronte dell’essere comunque considerati in Europa un paese di seconda classe.

settimanale “La Chiesa Cattolica: crisi e rinnovamento” di Franco Cardini pag. 12/13

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Collaborano con noi: Renato Besana, Franco Cardini, Lucio D’Arcangelo, Andrea Mazzatenta, Filippo Salvatore Redazione: Gianfranco Bonacci, Nino Cannizzaro, Vincenzo Castellano, Gianfranco D’Accò, Michele Del Piano, Leano Di Giacomo, Stefano Lanzano, Annamaria Orsini, Giuseppe F. Pollutri, Franco Sorgente, Michele Tana Direttore di redazione: Elio Bitritto Capo Redattore: Rosa Milano la tua informazione Grafica ed impaginazione: PiùGrafica - San Salvo quotidiana la trovi su Pubblicità: Edda Di Pietro, Giuseppe Giannone www.quiquotidiano.it Distribuzione: Norma Carusi


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Avanzano le nuove povertà I dati della provincia nel rapporto annuale della Caritas

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i sono i ‘nuovi poveri’? Sì, ci sono i nuovi poveri. Chi sono i ‘nuovi poveri’? L’elenco è lungo e variegato. A rispondere alla prima domanda non serve un esperto. Basta girarsi attorno e rendersi conto di una realtà indubbiamente preoccupante. Ed è quella che è emersa anche nel corso dell’iniziativa di mercoledì mattina a Chieti, organizzata per presentare il dossier sulle povertà curato dalla Caritas diocesana di Chieti-Vasto. Le situazioni difficili sono in costante aumento, anche nel nostro territorio. È la crisi occupazionale, naturalmente, ad incidere maggiormente. Le tante realtà industriali - piccole, medie ed anche grandi – in sofferenza, le chiusure per molti siti alle porte, la cassa integrazione, le difficoltà di molti giovani ad entrare nel mondo del lavoro e di molti quarantenni/cinquantenni a ricollocarsi dopo aver perso il proprio posto danno conto di uno scenario decisamente grave. La parola povertà è la parola chiave in questo contesto. Intendendola nel senso più classico del termine non stiamo parlando di un fenomeno nuovo ed improvviso, ma ad essa, specie in questi ultimi anni, si è aggiunta una corposa fetta di persone costrette a fare i conti intanto con una condizione economica deficitaria, ma soprattutto con un senso di instabilità, di incertezza, di precarietà insomma, che non può che ripercuotersi, negativamente, anche nel sistema delle relazioni sociali e della vita di comunità. Con un introito, quando va bene, di 700-800 euro mensili, far

fronte alle esigenze quotidiane, può diventare insormontabile. A soffrire maggiormente sono le famiglie con situazioni complicate al loro interno, magari con a carico diversamente abili, soggetti con problemi di salute e anziani non autosufficienti, ed ancora

trentenni laureati che difficilmente riescono ad avere garantita un’occupazione (stabile sarebbe un sogno, ma anche per un tempo limitato) e persone per le quali, una volta espulse dal ciclo produttivo ed un po’ più in là con l’età, diviene realmente un’impresa ritrovarsi ricollocate. È a queste figure che il dossier della Caritas fa riferimento. Ad illustrarlo sono stati il vescovo della diocesi di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, don Enrico D’Antonio, uno dei due direttori della Caritas diocesana e

dalla vice direttrice Valeria La Rovere, unitamente al responsabile della casa di accoglienza ‘Mater Populi’ di Chieti, Mario Olivieri. I dati forniti emergono dal ‘Progetto Gemino’, una raccolta su internet, ovviamente parziale, che ‘fotografa’ le richieste di sostegno da parte di chi si trova in chiara difficoltà. Un numero costantemente in crescita. “Gli stranieri sono in maggioranza – rileva La Rovere – ma cresce notevolmente il numero degli italiani, anche nella nostra provincia. E parliamo di nuclei familiari in difficoltà economica, singoli disoccupati, lavoratori precari o in cassa integrazione, spesso laureati”. Ed in questo ambito sono principalmente le donne a muoversi. “Ci mettono la faccia – aggiunge -. È raro che venga un uomo a chiedere aiuto. Il più delle volte è la moglie, se non la mamma, ad agire”. Per il vescovo Forte le ripercussioni negative sulla società sono evidenti. “La ricaduta della crisi è drammatica e viviamo un momento di assoluta emergenza, con famiglie che faticano sempre più ad arrivare a fine mese, lavoratori sfiduciati e disperati. Non possiamo chiudere gli occhi dinanzi a questo scenario. Come diocesi e Caritas cerchiamo di fare la nostra parte, ma è chiaro che sono le istituzioni ad essere chiamate ad un’iniziativa concreta che incoraggi la fiducia. È necessario fare rete tra gli attori del mondo economico e sociale coinvolgendo chi ci governa ed amministra, la categoria imprenditoriale e le banche”. Una nota di speranza non manca. “Diamo numeri, monitoriamo la realtà, ma ogni caso ha una sua storia di vita alle sue spalle. Ed allora sono importanti anche l’ascolto, il sostegno morale, la comprensione. E voglio sottolineare – conclude il vescovo – l’impulso del volontariato e di tanti giovani soprattutto”. Michele Tana


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Per capire il fenomeno

Uno sguardo alla mensa Caritas di Vasto “Chiudere gli occhi di fronte al prossimo rende ciechi anche di fronte a Dio” (Papa Benedetto XVI). Esiste nel cuore di ognuno la possibilità di amare. Quella di essere partecipi della comunità. Quella di spendere il proprio tempo per un sorriso altrui. Esiste nel cuore dei volontari, quelli della Mensa Caritas di Via Buonconsiglio a Vasto – trentacinque volontari che ogni giorno dedicano qualche ora ai più bisognosi. Le porte della mensa si aprono, alle ore 12:00, per circa trenta persone che giornalmente chiedono un pasto. Per lo più abruzzesi, delle zone del vastese, ma non mancano persone provenienti da altre regioni d’Italia. Si tratta di adulti. La loro età supera a volte i 50 anni, se non i 60. I pochi bambini che frequentano la mensa vengono invece da regioni dell’est – come la Romania, spesso accompagnati dai propri genitori. Non ci sono adolescenti o giovanissimi. La Mensa Caritas provvede anche ad una decina di pasti esterni, pacchi consegnate direttamente alle famiglie. È la Diocesi a farsi carico delle spese, supportata dalle donazioni che collaboratori, amici o conoscenti fanno: olio, pasta o latte. Donazioni che, purtroppo, sono sempre meno frequenti a causa della crisi che da diverso tempo ci investe. Verrebbe da pensare ai volti. Verrebbe da chiedersi se ognuno di quelle trenta persone abbia davvero bisogno di aiuto. Viene da chiederselo poiché la vita ci porta a guardare con cattivo occhio ogni richiesta d’aiuto. Troppi i lupi in mezzo agli uomini – homo homini lupus come direbbe Hobbes, quella natura egoistica

che ci rende bestie incapaci di amare, se non per timore, se non con malizia. Quanti i casi di finti bisognosi che chiedono elemosina da un Yacht in Corsica, quanti quelli che cercano soldi per mangiare e poi finiscono per mangiarsi una stecca di sigarette o una dose di eroina. Quanti invece coloro che non arrivano a fine mese, che non arrivano in verità nemmeno all’inizio. Verrebbe

da chiederselo, ma in fondo bastano la parole di Suor Gianna Rosa, responsabile della mensa, a rispondere – “Noi, siamo aperti a tutti”. Semplici parole che ci ricordano che fondamentale è amare, non chiedersi altro. “Ecco il mio comandamento: che vi amiate l’un l’altro come io ho amato voi” (Giovanni 15, 12ss) Nino Cannizzaro


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Vasto

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Il dibattito sulle biomasse:

il centro-sinistra non sa decidere C

i risiamo. La bio-rissa alla quale stiamo assistendo in questi giorni costituisce la riprova (l’ennesima) di un centrosinistra che, quando governa, litiga e non decide mai, vittima di tutte le contraddizioni che risiedono all’interno di una coalizione mai in pace con sé stessa. Per quattro megawatt di energia è esplosa una vera e propria crisi amministrativa, con tanto di accuse al Sindaco, comunicati e silenzi stampa, repliche e controrepliche, vertici di maggioranza e polemiche al vetriolo. Senza che nessuno, finora, abbia capito fino in fondo la posizione definitiva del governo cittadino, che tergiversa e affronta con fastidio l’argomento, rifugiandosi in un convengo che, manco a dirlo, ha potuto chiarire ben poco. Del resto, se, per cento volte, si pongono a confronto degli esperti in materia ambientale, per altrettante volte avremo pareri differenti e contrapposti, non di rado (ahimè) solo strumentali a chi ha commissionato il parere.

Era, quindi, prevedibile che nel convegno sarebbero emerse opinioni contrastanti, e che all’esito dell’incontro ciascuno avrebbe conservato le proprie convinzioni; insomma, il convegno sarà stato pure interessante, ma ha solo contribuito ad alimentare le divisioni del centrosinistra. Che, al di là delle biomasse, non riesce ad assumere alcuna iniziativa seria e concreta rispetto a quello che è il vero punctum dolens della questione: la localizzazione dell’agglomerato industriale di Punta Penna. La vera discussione dovrebbe rivolgersi non tanto al destino delle centrali a biomasse quanto a quello dell’area di Punta Penna, dove - e di questo dobbiamo convincerci tutti, prima o poi - bisogna far convivere ambiente e industria. Dopo che, per anni, quella zona industriale è stata arricchita di importanti infrastrutture e sul porto sono stati effettuati investimenti per milioni di euro, non è ormai possibile concepire una scelta univoca, ma è necessario coniugare le esigenze di tutela del

I veti non creano occupazione L’impianto di Vasto non brucerà rifiuti ma oli ricavati da vegetali che, se dovessero per un accidenti qualsiasi penetrare nel terreno non produrrebbero i danni temuti poiché, avendo un alto punto di infiammabilità (>100 °C), non sono classificati come materiale pericoloso - dunque facili e sicuri da manipolare poiché il Flash Point degli oli vegetali è di 220°C mentre quello del Gasolio, per esempio, è di soli 55°C. Inoltre in caso di dispersione non inquina né suoli né acque dato che la biodegradabilità nel periodo di 28 giorni è del 95% a fronte del 40% per il gasolio, e l’immagazzinaggio dell’olio vegetale è possibile senza problemi poiché no rappresenta alcun rischio per le acque potabili (classe di rischio per le acque 0). Quanto sopra non rappresenta una difesa aprioristica dell’impianto, ma un dato scientifico che l’ARTA conosce al punto che le prescrizioni sono severissime. Ma l’aspetto inquinamento “presunto o temuto” rappresenta solo un lato della stessa moneta: sull’altro lato ci sono due aspetti che non possono essere ignorati. Tutti coloro che “temono” per la vita dei propri figli, delle generazioni future, del turismo, dell’agricoltura per lo più sono quelli

che hanno già un presente e probabilmente anche un futuro. Sapete quanto costa l’energia elettrica ad un imprenditore? Tra il 30 ed il 40 % in più di un omologo straniero! Se a questo maggior costo per l’energia aggiungete quello delle materie prime di cui l’Italia è priva, avrete un quadro approssimativo della necessità di diminuire il peso della “bolletta elettrica”. Come? Con tutto quello che si può! Spero che non ci sia il solito “pirla” che mi risponda “ma proprio a ridosso della Riserva?”. A parte il fatto che potrei ribaltare la risposta dicendo “ma proprio a ridosso dell’Area Industriale dovevate scegliere la Riserva?”. So bene che non è la risposta giusta ma nel PRG in vigore c’era la proposta di una delocalizzazione in Val Sinello: proposta che si è volatilizzata. Il problema è che l’Italia è in una crisi economica ingigantita dagli speculatori internazionali e dagli sfascisti alla Bersani, Fini, Di Pietro, ecc. che neanche Mario Monti riuscirà forse a a sconfiggere. Teniamo presente che in un periodo di crisi una industria prevede una offerta di lavoro che, anche se interessasse tre sole persone, sarebbe la salvezza di tre famiglie! Il solito pirla obietterà che 3 posti di lavoro non risolvono la

paesaggio e dell’ambiente con quelle della produzione. Una necessità che, ovviamente, passa attraverso nuove fasi di pianificazione del territorio che oggi, con una amministrazione lenta e litigiosa, appaiono lontane, lontanissime. Fino ad allora, una cosa deve essere chiara: se dal punto di vista sanitario, ambientale, della sicurezza, un impianto produttivo rispetta i parametri previsti dalla legge, non si può certo precludere un investimento. Anche su questo, l’amministrazione di centrosinistra non esprime posizioni nette ed inequivocabili; in particolare il Sindaco si preoccupa piuttosto di ribaltare a terzi, per collocarle nel passato, le responsabilità delle autorizzazioni. Ma non è questo il modo di interpretare un ruolo di governo, per il quale si è chiamati a decidere, anche in fretta e spesso contro gli umori di taluni, per la regola evangelica secondo cui “sia il vostro parlare sì, sì, no, no: il di più viene dal maligno”. Manuele Marcovecchio

crisi! Beh questo è poco ma sicuro: però per chi il lavoro non ce l’ha, questa è una speranza, o sbaglio? Titto Bellori

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Vasto

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18 novembre 2011

dibattito

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Se non son re, son santi Il popolo, si sa, nei tempi nuovi ha voluto fare a meno dei Re (rivoluzionando o decapitando, all’occorrenza), ma, a quanto pare, non può fare a meno di tenere i Santi. Santi laici, naturalmente, perchè come mai prima il territorio della religione più che trascendentale è cosa messa a parte o che poco interessa la nazione e il mercato. G. Napolitano, il nostro Presidente della Repubblica, nella coscienza della gente è già annoverato fra i Santi, se non altro perchè è uno che ha saputo tenere testa al noto peccatore (e anche colpevolmente plutocrate) Silvio Berlusconi. E Mario Monti? Santo subito , anzi ... prima, e a prescindere! E il nuovo unto (o nominato, se volete preferenziato) del Presidente, il novello Mosè disceso dalle vette della Finanza europea e mondiale per guidare il Paese italiota verso la terra promessa (rubatatagli dal cavaliere-puttanierebarzellettiere, dice il sempre rimasto sbirro Di Pietro), anche se non si sa di quale natura sia e con quali perduranti incertezze occupazionali o forzosi prelievi dovrà meritarsela. Dovremo cibarci di sola “manna nel deserto?” E quasi certo, ma il destino è comunque quello che la sinistra di partito e d istituzione ha lungamente immaginato e oggi vuole per tutti noi. Non c è da protestare, nè da dolersene, tanto è uguale e poi vedi qualcuno, che pure sta sul baratro, ci fa pure il trenino alle pendici del Colle! Noi gente del quotidiano, invece, nonostan-

te l’euro-martirio, non saremo mai dei santi. Troppa grazia San Gennaro (e parlo di un santo vero)! Il popolo ha da restare popolo , ma di sicuro approderemo all’uro-franco-tedesco paradiso economico. Scorrerà di nuovo, non fango e punti di bund-spread ma latte e miele, non precarietà e indigenza, ma per tutti occupazione poco faticosa e assai remunerativa, come chiede la Camusso. Grazie a Das Kapital, e alle Borse in rialzo, Karl Marx avrà avuto ragione, o vendetta, finalmente! Naturalmente, a far da padrini (o ammennicoli di troppo) al prossimo battesimo governativo avremo due angioli discesi, da non si sa quale empireo politico, novelli e verginelli, Casini e Fini. Non potranno anch’essi voler sentirsi dare del Santo , ma avranno goduria a litaniare salmi e lodi ai Commissari protettori tecno per averli liberati dal Berlusca, che a essi stava lì, indigeribile, sullo stomaco o come direbbe a suo modo padano Bossi sulle balle. Forse, prima o poi, ci salverà da costoro e da quegli altri una di nuovo libera democrazia, e con essa la certezza ...che la cicoria raccolta foglia a foglia nei campi può essere ritenuta legittimamente disponibile per sè e per la propria famiglia, data al prossimo tuo cristianamente, se si vuole. I santi, quelli veri, generalmente “fanno grazie” non prelievi, all’uso di Amato, il socialista. Questo è certo. Dio salvi il seggio elettorale, ... e pure noi! Giuseppe F. Pollutri

Si può tornare a essere credibili?

A Maggio dell’anno scorso, presso l’università che mai come in questi giorni sono fiero di frequentare,ebbi il grande piacere di conoscere Mario Monti in occasione di una tavola rotonda per la presentazione del libro “Dove Andremo a Finire” di Alessandro Barbano (una raccolta di interviste a otto personaggi pubblici tra cui Umberto Veronesi, Giuliano Amato, Umberto Eco, Sergio Romano e altri altrettanto degni di nota) in cui l’ ex rettore e attuale presidente della Bocconi venne invitato per discutere sui futuri scenari macroeconomici internazionali e sul ruolo dell’Europa e in particolare dell’ Italia nel fronteggiare la grande crisi finanziaria che ha colpito e sta continuando a colpire i mercati e, di rimbalzo, l’ economia reale dal 2008 fino ad oggi. Dell’intervento che fece mi colpirono, oltre le qualità tecniche e culturali note a tutti, la grande decisione nei toni, la fermezza, il rigore e la credibilità delle sue affermazioni. Già, proprio lei, quella che oggi ci manca davanti agli occhi dei mercati e che proprio lui è chiamato a far tornare prepotentemente alla ribalta per rilanciare la nostra economia e, forse, anche la nostra politica. Prima che la crisi del debito sovrano scoppiasse durante l’estate, infatti, Monti già denunziava pubblicamente i limiti strutturali del nostro Paese, invocando a misure che promuovessero una crescita sostenibile e che attenuassero gli effetti depressivi del debito sull’economia reale, lanciando un chiaro segnale ai nostri politici, concentrati troppo spesso in dibattiti fuorvianti e non protesi alla promozione e alla tutela del bene comune. Ora tocca proprio a lui, un tecnocrate chiamato a risanare la nostra economia, a fare quello in cui i nostri rappresentanti eletti durante questi ultimi decenni hanno clamorosamente fallito, causando disaffezione nei confronti della cosa pubblica e totale sfiducia nella classe dirigente. Tornare a essere credibili dunque, è questa la missione affidata a Monti. Si può? La risposta la daranno i fatti, ciò che personalmente reputo necessario è mettere da parte ex ante tutti gli ideologismi e i pregiudizi, di fare coesione intorno al futuro governo tecnico,accettiamo ciò che e’ necessario accettare, mettiamo da parte canzoni e bandiere, dimostriamo di non essere solo indignati ma anche intelligenti. Questa può essere davvero la svolta per un futuro politico ed economico migliore. Non sprechiamola. Nicolò Fabrizio


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dibattito

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Entrano i tecnici, esce la politica

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inisce così, ancora una volta ingloriosamente, il sessantesimo governo della Repubblica Italiana. Esultano gli oppositori per la caduta del capo e del governo da lui presieduto, sbagliando però a ritenerlo causa prima della grave crisi che il Paese sta vivendo. Poi un manipolo di fanatici, sempre in prima linea con enormi dosi di cretinismo incorporato, ha inscenato una vergognosa replica di quanto fatto a Bettino Craxi. Ricomponete i vostri neuroni: Berlusconi e Bettino hanno in comune solo la bi. Berlusconi non è il problema dell’Italia così come lo stesso problema non si risolverà con la sua uscita di scena. Questa distorta visione delle cose però fa comodo anche a molti altri: alle banche, alla finanza, ai grandi capitalisti. Va bene anche per politici non vedenti, tormentati e ossessionati dalla presenza dell’usurpatore, per i fomentatori di odio spinto a tal punto da armare la mano di psicolabili, per fanatici pennaioli e giustizialisti, carnefici sempre in cerca di vittime. Ma per tutti gli altri la realtà è ben diversa. La realtà è che Germania e Bce hanno deciso di provare a far cassa dalle nostre parti e in

questo aiutati da un debito pubblico mai messo in discussione in nome e per conto di una effimera pace sociale e di inutili e dannose concertazioni fra le parti sociali che in comune, oramai, hanno poco o niente. E così, afferrata la leva della speculazione finanziaria, la stanno alzando a livelli insensati allo scopo di ricavarne profitti con i quali ripianare le loro pur ingenti perdite. Questa speculazione ha avuto successo non tanto e non solo per la debolezza del governo, ma anche e soprattutto per la grande debolezza della politica italiana, incapace di far fronte comune per chiedere la difesa della moneta comune e dunque anche degli euro che circolano dalle nostre parti, così come hanno fatto le rispettive banche centrali in Usa e nel Regno Unito in difesa del dollaro e della sterlina. Berlusconi si è dimesso e con lui il governo della Repubblica: bene così se questo serve per placare gli animi degli esagitati. Al momento non conosciamo cosa possa egli fare in futuro, ma per quanto riguarda il passato non si può non riconoscergli alcuni meriti. Primo: Berlusconi ha ri-fondato un partito politi-

co raccogliendo intorno a se personalità di spicco della società civile, altri rimasti senza partito, altri scampati alla furia devastatrice di tangentopoli, e qualche avventuriero. Secondo: il cavaliere di Arcore ha ridimensionato l’armata di Botteghe Oscure, contribuendo a nuove scissioni e a trasformazioni interne di forma e di sostanza. Non più un partito di lotta di classe ma un aggregato che lotta per essere classe. Terzo: Berlusconi ha cambiato il sistema politico italiano. Annuncia la candidatura del premier, stringe alleanze e presenta il programma che intende attuare prima delle elezioni e non dopo. Azzera il teatrino della politica. Quarto: l’imprenditore milanese ha costretto la controparte politica ad alleanze innaturali, la cui vittoria conseguita nel 2006, è servita soltanto a decretarne il fallimento per incompatibilità. Da qui scaturisce il bipolarismo lanciato a sinistra, raccolto e rilanciato a destra. Per tutto il resto, aspettiamo. Giovanni Uselli

Mario Monti

Scelta ideale per il nostro Paese nel delicato momento. E’ tempo di idee chiare e senso di responsabilità per un lavoro di ampio respiro. E’ svolta per un riscatto di credibilità e sviluppo. Nicola Bottari


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Tiziana Magnacca:

la candidata sindaco dell’opposizione SAN SALVO – Batte tutti sul tempo e determina l’accelerazione della politica locale. La sua candidatura viene ufficializzata sabato mattin e il giorno dopo i direttivi del Pd e dell’Idv comunicano i rispettivi candidati: Arnaldo Mariotti ed Antonio Cilli. Quando arriva in redazione per la sua prima intervista da candidato sindaco, Tiziana Magnacca appare decisa e determinata. Tailleur blu ministeriale e camicetta bianca, mise perfetta per una candidata, non tradisce alcuna emozione e risponde sicura.“Sono il candidato sindaco non soltanto del centrodestra ma di un fronte che si apre alle forze moderate, cattoliche ed a tutte quelle che vogliono rinnovare la città”. Sulle voci circolate sino a qualche giorno fa riguardo a divisioni sul suo nome taglia corto: “La scelta su di me è frutto di un normale percorso decisionale che ha richiesto tempi e modalità precise di condivisione. Il mio gruppo è unito e coeso come non mai prima”. Insiste su questo aspetto per rimarcare le divisioni della sinistra che hanno portato al commissariamento del comune e si sofferma un attimo anche su di sé. Di origini castiglionesi, è arrivata bambina a San Salvo con genitori che hanno vissuto anche la realtà dell’emigrazione e che “col duro lavoro” hanno garantito alla sorella e a lei stessa di stu-

diare e diventare avvocato. Afferma di essere fiera di vivere in questa città e di essere legata ai semplici valori “di cultura contadina e montanara”, che ispireranno anche il suo mandato di sindaco, ove mai dovesse essere eletta. Insomma, i primi messaggi (visibili anche su www.sansalvomare.it e www.quiquotidiano. it) del candidato sindaco Tiziana Magnacca sono

Gli altri candidati sindaci Arnaldo Mariotti e Antonio Cilli sono rispettivamente i candidati sindaci del Pd e dell’Idv. Sul primo c’è poco da aggiungere a quanto già si sa della sua persona e del suo impegno politico , essendo stato più volte sindaco di San Salvo e deputato al Parlamento. Sul secondo, che ha scelto di rappresentare il partito di Di Pietro (ammesso che nel prosieguo non confluisca in qualche coalizione) si sa che è un giovane professionista e che è un operatore della comunicazione, editore del giornale on line San Salvo.net

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alquanto chiari. “Garantisco unità al contrario degli altri. La mia squadra ha esperienze maturate ai livelli più alti della Regione e della Provincia nonché nella lunga opposizione in Comune che ci consentiranno di governare”. Vedremo a breve come risponderanno i suoi due primi competitor: Arnaldo Mariotti ed Antonio Cilli. Orazio di Stefano


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sport

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Domenico Urbano a fine mese sul ring in Austria P

assione, impegno e determinazione sono i principali ingredienti che hanno portato Domenico Urbano a essere il punto di riferimento del pugilato nel territorio e, non a caso, è stato premiato dalla Regione Abruzzo, ricevendo il trofeo da Carlo Masci, assessore allo Sport. Un riconoscimento che tuttavia non gli ha consentito di disputare un solo incontro nella sua Vasto. <<E’ il mio più grande rammarico , oltre al fatto che da alcuni anni gareggio solo all’estero>>. Per

varie vicissitudini con la Federazione, e per la scarsa attenzione da parte di sponsor, manager e istituzioni pubbliche, infatti, l’ex campione pesi piuma è tesserato in Germania, dove, ad Aachen, ha sconfitto ai punti il forte Boris Berg, rientrando, così, nel mondo della boxe: era il 20 novembre 2010. <<Dopo essere stato fermo per tre anni, benchè forte dei 25 match disputati, è grazie a degli amici tedeschi se ho avuto la possibilità di

tornare a combattere. Ad aprile scorso, perdendo ai punti, mi sono confrontato con un altro grande pugile>>. Ha perso ai punti, è vero, ma Urbano è sceso dal ring a testa alta. Era tornato nuovamente a combattere, questa volta per il titolo vacante dell’Intercontinentale WBF (World Boxing Federation), cedendo negli ultimi due round che hanno portato i giudici a tendere verso l’avversario. La sfida si è tenuta in Francia, a Bruay-la-Buissière, nel dipartimento del Passo di Calais, e l’avversario era il padrone di casa Guillaume Salingue. In palio c’era il titolo Intercontinentale WBF dei Pesi Leggeri. Una vita spesa sul ring, insomma, quella di Domenico Urbano che, insieme al maestro Alfredo Campitelli, gestisce la società ‘San Salvo Boxe’, fucina di molti giovani talenti tra le più attive per numero di tesserati in Abruzzo. <<Nel 2010 abbiamo vinto un titolo italiano assoluto Mini Mosca, con il 19enne Andrea Guagnano, che in Abruzzo mancava dal lontano 1997. Per un soffio è sfuggito il titolo nella categoria Juniores con Luigi Alfieri (57 kg) in occasione degli 88esimi Campionati Italiani Maschili svoltisi al Pala Barbuto di Napoli>>. Luigi Alfieri, tra l’altro, ha sostenuto un raduno tecnico nazionale, convocato dall’ex campione del mondo e olimpionico Maurizio Stecca, ora tecnico

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della Juniores azzurra. ‘San Salvo Boxe’, tra 600 società, si è piazzata tra le prime 50 d’Italia, grazie ai tanti match disputati dai propri ragazzi, alla pari delle Forze dell’Ordine, e alle varie manifestazioni organizzate. Il prossimo 26 novembre Domenico Urbano salirà nuovamente sul ring. L’appuntamento è in Austria, a Stadthalle Steyr, dove affronterà il pugile Ivan Duvancic, 12 match al proprio attivo, considerato uno tra i migliori giovani del momento ed esperto come si evince dalla classifica di riferimento. In caso di vittoria, a Urbano si aprirebbero delle porte il prossimo anno, al punto che, con l’aiuto di alcuni sponsor intenzionati a farsi avanti, potrebbe salire sul ring altra conquista di titoli per i quali nessun pugile abruzzese ha mai combattuto. Michele Del Piano

Cambio al vertice del Circolo ‘Antonio Boselli’ . Luca Russo è il nuovo presidente Nuovo vertice al Circolo Tennis di Vasto ‘Antonio Boselli’ che, al termine dell’assemblea dei soci, ha visto prevalere, con il 63,34 per cento degli iscritti votanti, la lista guidata da Luca Russo il quale, insieme al rinnovato Consiglio Direttivo, resterà in carica per il biennio 2011-2013. “In linea con la politica portata avanti dal Circolo - si legge in una nota -, il rinnovamento del Direttivo è all’insegna dei più giovani con l’ingresso nel Consiglio di Luigi Pracilio, Tiziano La Palombara e Antonella Fiore Donati. Oltre a loro, sono stati eletti Gabriele D’Ugo, Pino Palazzo e Marcello Padovano”. Con il passaggio delle consegne, che avverrà a breve, saranno assegnate le cariche sociali. “Un particolare ringraziamento - si legge ancora nella nota del Circolo Tennis di Vasto - è dovuto al presidente Di Giambattista per l’infaticabile e fruttifera opera prestata nei due anni al vertice della nostra bella realtà. Al nuovo Consiglio Direttivo il migliore ‘in bocca al lupo’ per un biennio denso di successi”. MDP Via Madonna dell’Asilo: terzo ed ultimo piano composto da ingresso, soggiorno, cucina, 2 camere e bagno. Garage, soffitta e posto auto. A due passi dal centro! € 120.000,00 Vasto marina, Viale Dalmazia: a pochi passi dalla spiaggia disponiamo di un appartamento posto al 4° ed ultimo piano composto da ingresso, soggiorno, cucina abitabile, 3 camere e bagno. Posto auto coperto interno al complesso. Terrazzino vista mare. € 150.000,00


18 novembre 2011

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La Chiesa Cattolica: crisi e rinnovamento Franco Cardini

C

he cosa sta succedendo nella Chiesa cattolica? Perché questa nuova fase d’intensa i attenzione nei suoi confronti e di attività da parte dei suoi vertici? Il 12 novembre scorso, in Vaticano, il Santo Padre ha rivolto ai partecipanti al congresso promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura – presieduto dal cardinal Gianfranco Ravasi, una personalità tra le più presenti nei nostri media – una forte allocuzione incentrata sulla difesa della vita, a proposito dell’uso delle cellule staminali embrionali nella ricerca scientifica, ribadendo gli alti e fermi concetti dell’istruzione Dignitas personae già diretta il 6 settembre 2008 ai membri della Congregazione per la Dottrina della Fede a proposito di bioetica, che si riallacciava alla Donum Vitae di un ventennio prima. Fecondazione artificiale ed esperimenti che comportino la distruzione dell’embrione sono dichiarati intrinsecamente e gravemente illeciti: su ciò, non pare esservi spazio per equivoci o ripensamenti. Lo stesso giorno, aprendo l’Anno Accademico alla Pontificia Università della Santa Croce, il presidente della CEI cardinal Bagnasco si è rivolto soprattutto ai politici tornando a sottolineare il rapporto tra etica e politica e l’esistenza di valori non negoziabili, soprattutto quelli connessi con “l’esistenza della natura umana nella sua oggettività” quale fondamento “della legge naturale e quindi del diritto naturale che è norma del diritto positivo”. Intanto a Roma, due giorni prima di questi due importanti eventi, cioè il 10, si è aperta la mostra Homo sapiens. La grande storia della diversità umana, curata dai due genetisti e antropologi (padre e figlio) Luca e Francesco Cavalli Sforza che, insieme con un altro studioso insospettabile di preoccupazioni confessionali, il darwinista Telmo Pievani, si esprimono con fermezza a favore del monogenismo secondo il quale – com’era sostenuto nell’enciclica Humani generis promulga-

ta da Pio XII nel 1950 – il genere Homo (e molto tempo dopo anche la specie Homo sapiens – si sarebbero diffusi da un unico centro, sito nel continente africano, verso le altre aprti del mondo. Non basta ancora. Anche il mondo della storia viene sollecitato con energia. Il 18 novembre si terrà, ancora a Roma, una Giornata di Studi presieduta dal bibliotecario Vaticano – quello straordinario, dottissimo e carissimo personaggio che è il cardinal Raffaele Farina – dedicata all’archivio della Penitenzieria Apostolica, un vero tesoro di documenti preziosissimi. Si annunzia infine fra due anni, nel 2013, una straordinaria mostra dedicata a Milano capitale dell’impero nel IV secolo e in particolare a quel 313 di cui ricorrerà allora il diciassettesimo centenario e che fu l’anno in cui gli imperatori Costantino e Massenzio, vincitori della guerra civile contro Massenzio e Massimino Daia, emanarono un Editto nel quale riconoscevano finalmente ai cristiani piena liceità e libertà di culto. Insomma, una presenza a tutto campo della Chiesa cattolica, mentre d’altra parte si rilancia a tutto campo e con coraggio e spregiudicatezza il tema del dialogo con le altre confessioni cristiane e il cardinal Kurt Koch – presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani – non esita a riconoscere che il rapporto con ortodossi e orientali in genere non è difficile (pur non nascondendo che esiste il problema del primato di Pietro), mentre rileva rispetto ai riformati (cioè ai “protestanti”) una diversa idea teologica sulla natura della Chiesa che si espresse fin dal Cinquecento con l’interruzione della successione apostolica attraverso la consacrazione dei vescovi: il che non è pura questione liturgica, ma sottintende un atteggiamento teolo-

gico lontano da quello cattolico. Ma tutto ciò n v interpretato affatto come attivismo trionfalistico. Molte sono anzi le voci di dubbio che si levano e che invitano alla cautela, come quella del gesuita americano John W. O’ Malley che, nel compendioso saggio dedicato alla Storia dei papi (Fazi), non lesina critiche alle tendenze curiali a insabbiare i risultati del Concilio Vaticano II o a quelli che egli ritiene gli atteggiamenti autoritari di papa Wojtyla. Una Chiesa, quindi, il cui rinnovato presenzialismo sarebbe segno non già di più disponibile apertura “al mondo”, bensì di una sorta di nuovo arroccamento su posizioni di ferma egemonia pontificia, mentre d’altra parte – come hanno in modo differente sottolineato molti libi, da quello di Pietro Prini su Lo scisma sommerso a quello di Riccardo Chiaberge su Lo scisma. Cattolici senza papa, la Chiesa perderebbe sempre di più il consenso e l’ubbidienza pratica dei fedeli? In un denso, attento, al solito rigorosissimo ma anche appassionato libro dal titolo La Chiesa dell’anticoncilio. I tradizionalisti dalla riconquista di Roma (Laterza), Giovanni Miccoli ricostruisce la storia del vescovo Marcel Lefebvre e della sua Fraternità San Pio XII in un affresco molto ampio e profondo, dal quale finiscono per emergere le inquietanti connessioni tra ambienti ipercattolici (o sedicenti tali) e “cristianisti” di varia risma, vale a dire fondamentalisti che non nascondono le loro simpatìe per gli stessi ambienti fondamentalisti statunitensi, quelli che – per intenderci – predicano l’ineluttabilità dello “scontro di culture” e perfino l’ineluttabilità di “nuove crociate”. Col che, evidentemente, si è fuori da qualunque plausibile forma di cattolicesimo o di cristianesimo e si entra nella maniacalità confessionale.


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18 novembre 2011

Iterum latina Europae nova atque communis lingua sit! Il latino sia di nuovo la lingua comune europea!

Una provocazione nel momento in cui si torna a parlare di integrazione economica e politica Filippo Salvatore, Concordia University, Montreal Nella guerra del’uso delle lingue nazionali in seno all’Unione Europea, l’italiano ha vinto una battaglia. La Corte di giustizia di Lussemburgo ha annullato la decisione della Commissione UE, quella che stabiliva di pubblicare i bandi per i posti di inquadramento superiore soltanto in tedesco, francese e inglese. D’ora in poi, dunque, l’italiano torna alla pari con le altre. Va ricordato che il Governo italiano ha fatto della difesa dell’italiano in Europa una priorità. L’ex Premier Silvio Berlusconi va lodato per aver chiesto a tutti i Ministri di disertare le riunioni quando non fosse previsto l’interpretariato attivo e passivo in italiano o disponibile la documentazione tradotta al di là della disputa europea,si pone una questione, ancora irrisolta, oltre che linguistica, di prestigio internazionale e di politica culturale in genere. Va ricordato che nel 2007 il sito Internet dedicato all’anniversario del Trattato di Roma del 1957, che aveva sancito la nascita di quella che oggi è diventata l’Unione Europea, era stato concepito, scritto e pubblicato in diverse lingue, ma non in italiano. L’esclusione ha provocato una reazione di sano orgoglio che ha messo in moto un ricorso legale davanti alla Corte di Giustizia Europea. La reazione del Governo italiano e la decisione favorevole della Corte di Giustizia dovrebbero avere ripercussioni sulla pubblicazione dei brevetti, dei bandi e sul numero dei traduttori in italiano in seno all’Unione Europea. Dovrebbe anche far sì che l’italiano ridiventi una delle principali lingue di lavoro dell’apparato burocratico di Bruxelles e di Strasburgo. Il dibattito sull’uso delle lingue nell’Unione Europea mi spinge a fare una proposta solo apparentemente donchisciottesca: fare del latino la lingua di lavoro al Parlamento europeo ed il veicolo di comunicazione a livello internazionale. Cosa prevede la legislazione linguistica europea? Appartengono all’UE 27 stati, ma 23 son le lingue ufficiali.Tutta-

via in pratica esistono 6 ‘lingue ponte’, ossia l’italiano, il francese, il polacco, il tedesco, l’inglese e lo spagnolo, e da 2(di solito inglese e francese) a 6 lingue di lavoro. Per quanto riguarda le lingue di lavoro ( francese, inglese ed in misura minore il tedesco) svolgono un’influenza determinante il luogo in cui l’istituzione europea risiede (francese ed inglese a Bruxelles e francese,inglese e tedesco a Strasburgo) e l’influenza momentanea della Presidenza di turno. Anche se vige la politica delle ‘6 lingue ponte’, gli alti funzionari operano in inglese, francese e tedesco con servizio o senza di interpretariato. Per quanto riguarda l’inglese il 75% degli europei lo considera una lingua utile ed il 41% lo parla soprattutto come seconda lingua. Per quanto riguarda la lingue neo-latine o romanze, il francese all’interno dell’UE è parlato dal 28%, l’italiano dal 18%, lo spagnolo dal 15%, il romeno dal 6% ed il portoghese dal 3%. Le principali cinque lingue romanze sono quindi parlate dal 70% dei cittadini dell’UE. Vige anche in seno all’UE la politica dell’uso della lingua materna e dell’insegnamento di altre due lingue. É prevalsa finora la politica dell’insegnamento dell’inglese come ‘ naturale’ seconda lingua, ma niente vieta che la situazione possa o debba cambiare, se c’è volontà politica e lungimiranza nel farlo. L’inglese è la lingua madre di 350 milioni di persone.Altri 300 milioni lo parlano come lingua seconda ed altri 100 lo utilizzano come lingua straniera. Il che fa dell’inglese ( o meglio di una sua forma semplificata, il pidgin English, una versione dell’americano parlato o cantato e dei suoi neologismi tecnici) una lingua capita da 750 milioni di persone. Ma le cose potrebbero benissimo stare, da un punto di vista linguistico, diversamente. Le principali 5 lingue romanze sono parlate da 900 milioni di persone come lingua madre e da oltre un miliardo e 50 milioni come lingua seconda e sono in ordine

decrescente lo spagnolo,il francese,il portoghese, l’italiano ed il romeno. Ognuna delle cinque lingue romanze da sola non può competere con l’anglo-americano. Ma tutt’altro sarebbe il discorso se all’interno delle’UE ed a livello mondiale avvenisse un’ alleanza tra le lingue romanze. Occorerebbe, tramite accordi bilaterali, nei paesi di lingua romanza, preferire l’insegnamento di una o due altre lingue neo-latine e soprattutto del latino, ma come lingua viva, parlata in una versione moderna, semplificata. Ridare vita al latino, come veicolo di comunicazione internazionale, non è affatto una utopia. Lo si è fatto per l’ebreo in Israele e lo si può fare per il latino a livello europeo e, come conseguenza, a livello mondiale. Ma bisogna volerlo. Ma ne vale la pena, mi si chiederà? Abbiamo già l’inglese, la lingua franca del mondo di oggi. Certo che ne vale la pena! Il latino è una lingua che appartiene a tutta l’Europa, anzi al mondo, ma non ad un singolo paese. É veramente una lingua franca che mette tutti i suoi locutori alla stesso livello. Ecco perchè è da preferire all’inglese-americano, lingua madre di solo il 18% degli europei. Utopia? Nient’affatto! Fino a qualche anno fa era impensabile parlare di euro, come moneta comune europea.Oggi l’euro è una realtà in Europa ed a livello mondiale e nessuno si sognerebbe,malgrado le difficolta’ emerse di recente, di tornare ad usare le lire o i franchi. Con i potentissimi mezzi di comunicazione di oggi, non ci vorranno decenni, ma solo pochi anni per rilanciare il latino come lingua d’uso quotidiano a livello europeo e mondiale. Il Parlamento europeo dovrebbe dichiarare il latino sola lingua ufficiale. L’Europa parlerà al mondo con una voce comune, che conterà, solo se avrà una lingua comune, il latino, in cui tutti i cittadini si riconoscono e che appartiene a tutti i cittadini ed a nessuno stato in particolare. E pluribus unam Europam!


18 novembre 2011

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Apre CasaPound Vasto

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Mario Prignano all’ITC

Si terrà sabato 19, dalle ore 17, l’inaugurazione della sede del movimento politico CasaPound Vasto, il locale è situato accanto all’ingresso principale del parcheggio multipiano di Via Ugo Foscolo (lato Municipio). L’iniziativa ha come obiettivo un maggior radicamento nella città e l’esposizione, ai partecipanti, di tutte le iniziative locali e nazionali del nostro movimento. Andrea Ciarallo

Allarme ecologico

Vasto. Nati l’11.11.11 Si chiamano Federica e Luca Iacuzio, i gemelli nati nell’inusuale congiunzione dell’11.11.2011, giorno “palindromo”, cioè a data ricorrente,contrassegnato da una cifra che non avrà mai più replica (dopo il precedente dell’ 11.novembre 1111). La coincidenza porterà fortuna ai due nascituri. Così credono in tanti,a cominciare dalle migliaia di giovani che hanno voluto sposarsi proprio in questo giorno “magico” e noi ne siamo convinti.

è stato presentato un esposto alla locale Procura della Repubblica, al NOE ed al Commissariato di Polizia su una situazione che si verifica nei pressi dell’ex depuratore di Via San Rocco, la cui gravità si evince dalle foto. La fogna fuoriesce e forma un lago artificiale altamente inquinante i cui liquidi vengono assorbiti dal terreno finiscono nelle falde sottostanti ed inevitabilmente vengono riversati in mare. L’esposto è dell’Osservatorio Antimafia della Regione Abruzzo.

Via Osca - 66054 Vasto - Loc. Punta Penna - Tel. 0873 310595

Presentato il libro “Urbano VI. Il Papa che non doveva essere eletto” del giornalista Mario Prignano. Martedì scorso gli alunni dell’ITCGT ‘F.Palizzi’ hanno potuto compiere un’immersione nella storia della Chiesa medievale. Stuzzicato dalle domande del prof. Fabrizio Scampoli, lo scrittore ha ripercorso le motivazioni che lo hanno indotto a ricercare notizie di Papa Urbano VI, per poi condensarle nel volume che il noto storico medievista Franco Cardini (collaboratore di questa testata) ha definito“un avvincente racconto storico, vivo, accurato, ricco di fatti.”.

Giornata nazionale sul Parkinson Incontro sulle terapie alternative per la cura del Parkinson promosso dall’IRCCS Neuromed e dall’Associazione Parkin-zone presso Palazzo d’Avalos il giorno 26 novembre, alle h16.00.

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18 novembre 2011

Auguri Nicola Compie 90 anni Nicola D’Adamo, meglio conosciuto dai Vastesi come Niculёne Cillàcchie, lu Fèje De Cappèlle Tòrte, un grande papà e un grande nonno. Tanti tanti auguri di buon compleanno dalle figlie Giuseppina e Elisabetta, dai generi Antonio e Luciano e dalle care nipoti Angela, Valentina e Paola.

107 anni!

Non capita tutti i giorni di festeggiare 107 anni; ma ed è quello che accade alla signora Grazia Bozzelli, figlia di Antonio, co-armatore dei cugini Olivieri, paron Rocco e paron Cecco, armatori di paranze della Marina Vastese tra il 1880 e il 1940. Donna esemplare, forte ed amorosa; seppe vincere con perseveranza e coraggio gli innumerevoli eventi che ha incontrato nella vita. Tanti auguri dai familiari.

Musica

Hexperos: successo europeo per due vastesi Hexperos è il duo formato da Alessandra Santovito (voce, flauto traverso, hammer dulcimer) e Francesco Forgione (contrabbasso, violoncello, arpa bardica, percussioni e tastiere). Alessandra è laureata in Lingue e Letterature straniere e in Canto Lirico, la sua esperienza, nel campo della musica classica e non solo, è di lunga data. Lo stesso dicasi per Francesco, che si occupa delle registrazioni e del mixaggio di ogni brano. Si avvalgono della collaborazione di vari musicisti di talento, in particolar modo dell’arpista Francesca Romana Di Nicola e dei violinisti Domenico Mancini, Alessandro Pensa, Isabell Presenza. Il loro primo CD, pubblicato dalla casa discografica portoghese Equilibrium Music, si intitola “The garden of the Hesperides” ed ha

riscosso un buon successo con distribuzione mondiale. Nel 2011 è stato pubblicato il secondo CD intitolato “The veil of Queen Mab” Il nome Hexperos proviene da Esperidi e da Hesperos, è musica d’amore e mistero. Nella musica degli Hesperos percepiamo varie influenze e soprattutto scorgiamo sonorità celtiche, etniche, barocche, medievali e altre suggestioni di ampio respiro che richiamano, tra l’altro, opere di compositori di colonne sonore quali Philip Glass, James Newton Howard, Michael Nyman, Hans Zimmer, James Horner. La maggior parte dei testi sono di Alessandra, così come le musiche sono quasi nella totalità e composte da Francesco. Leano Di Giacomo


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