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Società

Giugno 2012

Storie di ordinaria follia di Ernesto Pavan

Tante volte l’incomprensione tra persone…

Ci sono cose al mondo che non capisco A volte credo di non capire le persone. Prendete questo mio amico. È impegnato in politica e, fra le varie osservazioni che condivide su Facebook a tal proposito, ce ne sono diverse sul tema del lavoro, in particolare critiche contro le grandi aziende e contro certe riforme che renderebbero più facile il licenziamento. Quando gli ho fatto notare che lui è impiegato a tempo indeterminato in una delle più grosse aziende alimentari italiane e che, forse, uno o due dei suoi punti non erano completamente disinteressati, si è offeso. Mi chiedo perché. Sempre la stessa persona si è trasferita di recente e ha deciso di rendere il più possibile autonoma la propria abitazione, dal punto di vista energetico (tramite pannelli solari e quant’altro), alimentare (coltivando un orto), ecc. Mi sono sentito sollevato quando non sono stato l’unico a fargli notare che chiedere suggerimenti su come rubare una connessione wireless ai vicini per giocare online con l’X-box non era proprio il massimo della coerenza. Un altro mio amico, per quanto mi è dato di capire, è stato tradito dalla propria ragazza e ha giurato vendetta contro il conoscente con cui questa

avrebbe fatto sesso. Ma queste cose non si fanno in due, mi domando? Perché criticare una persona sola? Almeno costui si è anche interrogato sulle proprie colpe, invece di ritenersi perfetto come di solito fanno gli altri. Non capisco.

Sempre a proposito di amici, ne ho un altro che ha sempre lo sguardo rivolto verso il pavimento, cammina curvo e sembra soffrire di un qualche dolore muscolare nella zona attorno alla bocca, perché sorridere pare una sofferenza per lui. Lo incontro raramente e, di solito, quando succede lui mi racconta qualcosa di nuovo: il lavoro che non lo soddisfa e paga poco, la situazione sentimentale disastrosa, il Paese che va a rotoli, le solite cose insomma. Quando mi chiede qualcosa di me, di solito glisso o rispondo in

Antica Pasticceria

San Marco

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MERCOLEDÌ ALLA

DOMENICA

24:00 FINO ALLE ORE

modo vago; non perché a me le cose vadano bene, ma perché temo di farlo vergognare se gli dicessi che le mie disgrazie sono molto peggiori delle sue e che, nonostante tutto, io cammino a testa alta. Mah. Non capisco. Ho un amico che, quando parliamo, sembra sempre preoccupato di fare brutta figura. La maggior parte delle frasi che escono dalla sua bocca sono “Io non ho detto questo”, “Quello che volevo dire era”, “Intendevo semplicemente” e “Qui c’è scritto che”. Conosco la sua opinione su pochissime cose, perché a furia di precisare questo e quell’altro, di solito le nostre discussioni si concludono poco dopo essere iniziate. A volte ho l’impressione che a lui non interessi tanto parlare, quanto creare la discussione perfetta, in cui nulla di ciò che dice è attaccabile e nessuno può dargli torto. E non lo capisco. Ci sono tante altre persone che non capisco. Ragionano in modo bizzarro, incomprensibile. Forse sono io quello che sbaglia, perché sembra che gli altri non si accorgano della stranezza in queste persone, o, se lo fanno, non sembrano darvi peso. Questa è un’altra cosa che devo capire. E un giorno la capirò.

Verona è - Giugno 2012  

Il nuovo numero del nostro mensile on-line. A cura dell'Associazione Culturale Quinta Parete

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