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Fotografia

Giugno 2012

La vita non imita l’arte, imita la cattiva televisione di Silvano Tommasoli

La fotografia è arte? E perché si fotografa?

E adesso, parliamo un po’ di arte e fotografia Nell’era digitale, questa sembra un’impresa piuttosto complessa, perché le fotocamere “inquadra e schiaccia” hanno maledettamente semplificato/complicato questa attività, che si divide tra il documentaristico e l’arte vera e propria. Già nei primi anni del Novecento, si era cominciato a discutere se la fotografia meritasse, o non, la qualifica di “arte”. A gettare il sasso nello stagno del dibattito – tutt’altro che tranquillo, in quegli anni caratterizzati dall’esplosione delle avanguardie pittoriche – fu Alfred Stieglitz, che, nell’editoriale del primo numero della sua nuova rivista “Camera Work” dedicata interamente alla fotografia, parlò di quest’ultima come «mezzo di espressione individuale». Più tardi, definì la fotografia come mezzo autonomo in grado di riflettere «il soggetto stesso, nella sua sostanza e personalità». Ancora più penetrante, Paul Strand appena qualche anno più tardi elaborò una codificazione formalistica dell’immagine fotografica, collocando al centro del suo interesse il fotografo-artista piuttosto che il soggetto: la fotografia è il risultato di una «visione intensa» da parte dell’autore che esprime la massima potenzialità del soggetto soltanto attraverso mezzi strettamente fotografici, senza manipolazione (di derivazione pittorica) come il ritocco e alcuni effetti stilistici, come il flou, che Stieglitz aveva già definito fasulli. Tutto chiaro e definito, allora? A voler essere precisi, giusto quarant’anni prima di Stieglitz Charles Baude-

laire nel suo Il pittore della vita moderna aveva demolito la visione dell’arte come “imitazione” della natura, proponendo la figura di un nuovo artista paragonato allo specchio. L’Autore de I fiori del male proponeva una visione cinematica dell’arte, dove la luce è il medium e la tela non è la rappresentazione di una cosa ma la proiezione di un’immagine “interiore” del mondo reale, così come farebbe uno specchio che, della realtà, dà sempre e sotanto un’interpre-

tazione. L’arte diventa la proiezione di una sorta di paesaggio interiore, proiezione dell’impressione (la visione intensa di Strand) che l’artista ha del suo soggetto. Per capire meglio questo concetto, si potrebbero raffrontare fra loro due ritratti fotografici aventi come soggetto lo stesso Baudelaire: uno di Etienne Carjat del 1863, assolutamente pittorico, è la rappresentazione del Poeta, l’altro di Nadar, del 1855, mette in evidenza

tutta l’impressione che l’Artista ha del suo soggetto. A questo punto sì che è tutto chiaro e definito! La fotografia è arte perché, esprimendosi attraverso di essa, l’artista interpreta il suo soggetto secondo la visione interiore che ne ha. Ma con la fotografia di documentazione, come la mettiamo? Intanto, dobbiamo distinguere tra fotografia di documentazione e fotografia di documentazione. Cominciamo dalla grande fotografia di documentazione. Avete presente il Legionario di Robert Capa? C’è qualcuno, che non ha capito proprio niente, il quale – attraverso lo studio di altri fotogrammi di questa celeberrima immagine della Guerra di Spagna – cerca di capire e di dimostrare che Capa non colse il legionario nell’attimo della morte, ma lo mise in posa per scattare la sua fotografia. Può cambiare qualcosa secondo voi? Il messaggio contro la brutalità della guerra che Capa ha voluto lasciarci è forse meno intenso, meno forte, se la fotografia non è reale ma “soltanto” realistica? Qualche tempo fa, ho chiesto a Mario De Biasi – il famoso fotogiornalista della rivolta di Budapest del ’56 – se qualcuno dei suoi scatti più famosi fosse frutto di una organizzazione di scena, oppure se tutti fossero dovuti, sempre, al suo colpo d’occhio e alla prontezza di riflessi. E a un po’ di fortuna, naturalmente. Come risposta, ne ho avuto una sonora risata! L’aspetto essenziale di una foto di documentazione è che essa abbia un’anima, che contenga e trasmetta emozione. Almeno un po’ di emozione, naturalmente.

Verona è - Giugno 2012  

Il nuovo numero del nostro mensile on-line. A cura dell'Associazione Culturale Quinta Parete

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