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edito da Associazione Culturale

www.quintaparete.it Anno III - n. 6 - Giugno 2012

Lo spettacolo sta per iniziare. Una scena di Tosca in Arena, anteprima della stagione lirica 2012

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Anno III - n. 6 - Giugno 2012

in questo numero www.quintaparete.it Numero chiuso il 6 giugno 2012

Edito da Associazione Culturale Quinta Parete - Verona Via Vasco de Gama 13 37024 Arbizzano di Negrar, Verona

Musica/Eventi

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Agenda/Teatro

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Direttore responsabile Federico Martinelli Assistente di redazione Stefano Campostrini

Arte

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Fotografia/Cinema

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Libri/Giochi di ruolo

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SocietĂ 

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Viaggi/Animali

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Sport

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Cucina

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Hanno collaborato Daniele Adami Paola Bellinato Stefano Campostrini Lorenzo Magnabosco Federico Martinelli Ernesto Pavan Alice Perini Michela Saggioro Silvano Tommasoli

Realizzazione grafica Stefano Campostrini Autorizzazione del Tribunale di Verona del 26 novembre 2008 Registro stampa n° 1821

I titoli delle rubriche sono desunti, con ironia, da battute di celebri film

contatti quintaparete@quintaparete.it Federico Martinelli Cell.: 349 61 71 250

www.quintaparete.it


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Musica

Giugno 2012

Verso l’infinito e oltre di Stefano Campostrini

L’organizzazione continua e amplia il suo cartellone pre-estivo

A Verona ancora e sempre Eventi Con l’estate alle porte gli appuntamenti musicali si spostano dai palazzetti agli spazi aperti. Ed ecco quindi che, con l’inizio della stagione lirica in Arena, cantanti e affini scelgono Teatro Romano e altri luoghi simbolo di città e provincia per esibirsi. Il giugno proposto da Eventi Verona è contraddistinto da appuntamenti come sempre variegati e da non perdere.

Si comincia il 25 giugno proprio al Teatro Romano con il duo Ale & Franz, ormai celebri cabarettisti, ma anche attori e conduttori tv. Nati come coppia comica quasi per caso, hanno consolidato il loro umorismo al limite del surreale grazie a “Zelig”, affrontando poi il cinema e un programma televisivo tutto loro, portando in scena e sul set momenti comici vecchi e nuovi frutto di un talento irresistibile. Dai gangster stralunati Gin e Fizz alla celebre panchina, luogo di incontro e scontro tra acrobazie verbali e siparietti entrati anche nella quotidianità. Il successivo appuntamento è invece musicale e di quelli dei quali approfittare. Sono i Portishead e sarà possibile vederli al Castello di Villafranca il 26 giugno. Un’occasione rara per assistere ai prodigi

elettronici della band inglese che insieme a pochi altri ha effettivamente contribuito alla nascita del trip hop, un nuovo genere sviluppatosi a fine anni ‘90. Pionieri e con una carriera quasi ventennale sono rimasti sempre ai margini del business discografico, trasformandosi in un gruppo di culto. Dai tempi di “Dummy”, il loro fortunato esordio nel 1994 hanno prodotto “solo” altri due album e stanno lavorando ad uno nuovo dalla pubblicazione ancora ignota. Il 28 giugno sicuramente grande attesa al Teatro Romano per Chris Cornell, cantante dei Soundgarden, da pochi anni riunitisi, di diritto quindi fondamentale esponente della scena grunge, una variante rock più cruda ed emotiva, che annovera tra i suoi inventori band come i Nirvana, gli Alice in Chains e i Pearl Jam. Si direbbe una serata all’insegna di suoni pesanti ed invece sarà parte del suo “Songbook Tour”, il suo ultimo lavoro acustico in cui rivisita canzoni del passato e nuove composizioni. Una veste spoglia di elettricità che guadagna in intimità e capacità cantautorale, mettendo in luce una delle voci più belle della musica contemporanea. Il cambio è radicale con lo spettacolo del 29 giugno, sempre al Teatro Romano. Il cantautore nazional-popolare Gino Paoli proporrà una serata all’insegna del jazz, insieme ai musi-

cisti Flavio Boltro (tromba), Danilo Rea (pianoforte), Rosario Bonaccorso (contrabbasso) e Roberto Gatto (batteria). Un quintetto d’eccezione per una sorta di jam session alla scoperta di tempi, luoghi e sonorità diverse, tra brani in inglese, italiano, francese e spagnolo. L’ultima data di giugno è riservata da Eventi Verona a Maria Gadù, un’artista ancora non molto conosciuta in Europa ma che ha avuto molto successo in Brasile, il suo paese. Portata in auge da un artista come Caetano Veloso, la 22enne si è dimostrata subito appassionata e dotata di un talento unico. Compone, scrive e suona canzoni delicate ed intense, con una voce da incanto, frutti di tanta pratica, fin da quando era bambina. Il suo album omonimo è in uscita il 28 giugno e si esibirà a Verona al Teatro Romano il 30.

In alto a sx il duo Ale & Franz sulla panchina, qui sopra la brasiliana Maria Gadù. Nella pagina a fianco, in alto il nuovo album della Magicaboola Brass Band “Attaccati alla Luna”, in basso Goran Bregovic


Musica

Giugno 2012

Verso l’infinito e oltre di Stefano Campostrini

Fiore all’occhiello di Provincia in Festival, ottava edizione

Folk per tutti i gusti Tra le iniziative del programma Provincia in Festival 2012 è sicuramente da segnalare sul fronte musicale la rassegna Verona Folk, giunta all'ottava edizione. Per oltre un mese artisti nazionali e internazionali giungeranno sul nostro territorio per esibirsi in locations tra le quali alcune inedite per il cartellone in questione. Otto gli appuntamenti con gli artisti e ben quattro le opportunità di assistere a spettacoli gratuiti, aumentando la proposta rispetto agli anni passati. Il debutto del festival è affidato a Davide Van De Sfroos, protagonista il 26 giugno al Teatro Romano. Il cantautore comasco è divenuto popolare in tutta Italia grazie anche alla sua partecipazione a Sanremo lo scorso anno. Con la tipica parlata delle zone da cui proviene proporrà uno show antologico della sua carriera, iniziata con una band nella seconda metà degli anni ‘90 e diventata poi solista mantenendo il nome d’arte, sempre in perfetto stile folk. Il 3 luglio è la volta del primo ospite internazionale, lo spagnolo Hevia. Suonatore di cornamusa ed in particolare di un modello elettronico da lui progettato, sicuramente conosciuto dal grande pubblico per il

brano Busindre Reel che poco più di una decina di anni fa riscosse grande successo in Europa. L’evento, unica data del suo passaggio in Italia, si terrà a Villa Balladoro a Povegliano. I successivi tre concerti sono proposti gratuitamente. Il 5 luglio la Magicaboola Brass Band troverà spazio a Legnago per un’esibizione sicuramente coinvolgente. Il gruppo è composto da ben 16 elementi che suonano sax, trombe, tromboni e percussioni, spostandosi dal palco alla strada come nelle originarie band di New Orleans e offrendo un repertorio tra jazz, funk, blues, etnica con i massimi riferimenti alla musica black in genere. La rassegna prosegue l’8 luglio a San Giovanni Lupatoto con la giovane pugliese Erica Mou, giunta seconda tra i giovani al Festival di Sanremo 2012 e vincitrice del premio dedicato a Mia Martini. Già al secondo album, la sua attitudine da folksinger con una voce suadente e delicata l’hanno resa apprezzata da pubblico e critica Gratuito è anche il concerto degli Ancher a Villa Raimondi di Nogara il 13 luglio. Il trio veronese si forma come band post-punk giungendo lentamente, attraverso contaminazioni geografiche, a sonorità più acustiche e più variegate negli arrangiamenti e nelle tematiche compositive. Un sound definibile come “naturalistico”, frutto delle diverse esperienze dei componenti del gruppo, uniti dai ritrovi in mezzo alla campagna o in una baita in montagna.

Ritorna poi sui palchi veronesi anche Arisa, il 19 luglio nella bella cornice di Valeggio sul Mincio. Personaggio femminile indiscusso è reduce da un periodo di successi e di novità nella sua carriera, a partire dal look e soprattutto nelle sue canzoni, più mature e più ricercate. Un’occasione per sentire i suoi brani più celebri ei quelli contenuti nell’ultimo album “Amami”. In collaborazione con Eventi Verona è l’imperdibile spettacolo di Goran Bregovic, il 21 luglio al Castello di Villafranca. Già protagonista del festival due anni fa, torna per fare faville con il suo nuovo album “Champagne for gypsies” accompagnato dalla consueta Weddings & Funerals Orchestra per uno show scoppiettante a base di musica balcanica e ritmi gitani. A chiudere il Verona Folk sarà il vicentino Luca Bassanese, intervistato lo scorso numero. Un artista poliedrico e di stampo musicale popolare, dal grande e proficuo impegno nel sociale e per il bene comune che sconfina sul palco nel teatro canzone. Chiari sono i riferimenti a De Andrè ma personalissima è l’interpretazione che propone di volta in volta con la sua variegata band. Sarà possibile assistere al suo spettacolo gratuito il 3 agosto all’Arena Verde di Trevenzuolo.

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Agenda

Giugno 2012

Appuntamenti

di Stefano Campostrini

Tra giugno e settembre si proverà l’imbarazzo della scelta

Provincia in festival 2012, si parte Quasi mille appuntamenti anche quest’estate per il Provincia in Festival 2012, il contenitore delle diverse rassegne stagionali che si terranno nei prossimi mesi su tutto il territorio. Tra di esse Verona Folk, Festival Veneto e ApeTeatro. Il giugno che si prospetta è da subito denso in calendario. Numerosi sono i Comuni che offrono rassegne locali, tra teatro, musica, danza, proiezioni cinematografiche, ecc. Il tutto “spesso e volentieri” condito con stand enogastronomici o degustazioni di prodotti tipici. Segnaliamo in questo mese alcuni di queste manifestazioni: - Musifestival, Compositori veneti a confronto: tra la bassa veronese, le provincie di Rovigo e Padova una serie di concerti di sinfonie e arie d’opera, quasi tutti ad ingresso gratuito. www.associazionefilarmonici.it

- Est veronese festival: alcuni luoghi significativi del territorio attorno a Soave ospiteranno momenti di teatro, concerti d’organo e intrattenimento vario. - Teatro in corte: dalla fine del mese fino a tutta l’estate ricco programma nel sud-est veronese con numerose compagnie teatrali. www.officinaeventi.it - Ad opera d’arte: serie di spettacoli dedicati ai più piccoli ma non solo. In collaborazione con Estate Teatrale Veronese e informazioni su www.fondazioneaida.it - La sera in riva al fiume: teatro in un luogo suggestivo, nuovi appuntamenti sulla terrazza del Circolo Ufficiali di Castelvecchio. A cura di Teatro Impiria - Festival Impiria teatrodue: all’Arsenale austriaco teatro e musica; compagnie e rinomati autori/attori si alterneranno a gruppi jazz per intrattenere per tutto il mese. - Corte Molon: come di consueto il teato è servito, vicino alla diga del Chievo. Ricca la programmazione a cura della Nuova Compagnia Teatrale di Enzo Rapisarda. www. cortemolon.it - Estate Teatro Parona: un giugno dedicato ai bambini, in collaborazione con teatrodue e l’oratorio parrocchiale del quartiere.

- Festival provinciale della coralità giovanile: cori di voci bianche saranno protagoniste in alcuni comuni del basso veronese. In collaborazione con RetEventi, Provincia e Regione. Ingresso libero. - Il Castello di Montorio è sede di spettacoli tutta l’estate: in primis teatro ma anche musica. Organizzazione dell’Associazione Due Valli. - E...state a San Martino: proprio poco fuori Verona l’atmosfera si accende con serate di teatro, musica, cinema, danza e cabaret. www.comunesanmartinobuonalbergo.it - Villafranca festival: molto atteso anche quest’anno al Castello Scaligero. Faranno tappa Portishead, Negrita, Paolo Nutini, Goran Bregovic, Iggy and the Stooges, Placebo. www.eventiverona.it


Agenda

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Appuntamenti - Arena Torcolo Cavaion V.se: un’estate interamente teatrale, con numerose compagnie e altrettanti spettacoli per tutti i gusti. - Festa della musica a Sona: il 21-22-23 giugno la cittadina prende parte alla Festa Europea della musica con classica e gruppi tributo a Ligabue e Vasco Rossi. - Note in villa: a Castelnuovo d/G e dintorni da fine giugno e fine luglio si terranno concerti di musica d’autore, classica, jazz, tradizione argentina. www.amicimusicalagodigarda.it - XIX Premio Giuseppe Lugo: il 27 giugno nuova edizione del concerto lirico nel Parco Villa Vento a Custoza. Al termine cena su prenota-

zione: com

www.ristorantevillavento.

- Festa del fuoco Waur Ljetzan: nella notte del 23 giugno a Giazza, solstizio d’estate, si ripetono i riti ancestrali dei Cimbri, i nativi della Lessinia. - Libero il cielo per ABEO (Ass. bambino omeopatico oncologico): riempiamo il Teatro Romano il 23 giugno per donare il ricavato alla realizzazione di una nuova struttura nell’Ospedale di Borgo Trento. - Sipario Peschiera: VIII edizione del teatro estivo alla Caserma di Porta Nuova, da giugno a settembre. www.sipariopeschiera..it - da segnalare infine Apeteatro, spettacoli per famiglie nella bassa veronese: fiabe, filastrocche in musica, circo teatro e ballate popolari. www.provinciainfestival.it

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Teatro

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Non vado mai al cinema, la vita è troppo breve di Paola Bellinato

Anche quest’anno grandi appuntamenti per il teatro professionista e amatoriale

L’estate veronese è Teatro «Tienti forte e lasciati andare con dolcezza» Peter Brook

Dal 28 giugno al 25 agosto si terrà la 64° edizione dell’Estate Teatrale Veronese. La sezione prosa del Teatro Romano si svolgerà principalmente, come da tradizione, nel nome di Shakespeare. Tra gli eventi di prosa Marco Paolini con “Il Milione”, Valerio Binasco alla guida della Popular Shakespeare Company che avrà il suo battesimo a Verona, il ritorno di Michele Placido e una rivisitazione di tutto il repertorio shakespeariano in 90 minuti. Spettacoli anche a Cortile Mercato Vecchio e nei cortili: chiostro di S.Eufemia, chiostro di S.Maria in Organo, Cortile Arsenale. Il cartellone di prosa dell’Estate Teatrale Veronese 2012 al Teatro Romano, propone quattro titoli, tre dei quali nell’ambito del festival shakespeariano, nucleo storico della rassegna e festival che per importanza è secondo solo a quello di Stratford on Avon. La stagione inizierà con “Il Milione, quaderno veneziano”, prodotto da Jolefilm. Paolini, dopo anni dalla diretta televisiva trasmessa da Rai2, ripropone

questo spettacolo con una formula più sobria e semplice. Dal 12 al 14 luglio Zuzzurro e Gaspare, affiancati dal giovane Maurizio Lombardi proporranno, per la regia di Paolo Valerio, lo spetacolo “Tutto Shakespeare in 90 minuti” che, nella versione londinese è stato in scena per oltre 15 anni. Il secondo spettacolo dedicato al Bardo sarà quello della Popular Shakespeare Kompany, dal 18 al 21 luglio che metterà in scena “La Tempesta” per la regia di Valerio Binasco. Il ruolo di Prospero sarà interpretato da Binasco, pluripremiato attore e regista. Chiuderà il Festival “Re Lear” per la regia di Michele Placido e di Francesco Manetti. Lo spettacolo, prodotto da Ercole Palmieri e da Goldenart Production, sarà in scena dal 1 al 4 agosto. Contemporaneamente al Festival del Teatro Romano potremo vedere quattro spettacoli di prosa e sei di danza a Cortile Mercato Vecchio dal 6 al 31 Luglio. Per la prosa aprirà Fondazione Aida presenterà due spettacoli per bambini e ragazzi, anch’essi in prima nazionale: il 10 e l’11 luglio “Hansel e Gretel” di Beni Montresor, per la regia di Lorenzo Bassotto, il 12 e 13 luglio “Marcovaldo” di Italo Calvino per la regia di Marco Zoppello. Il 18, 19, 20 luglio sarà Punto in Movimento a proporre “E’ lunga la strada”, spettacolo di teatro-canzone su testo di Mario Fratti per la regia di Roberto Totola. E, in

ultimo, il Teatro Scientifico-Teatro Laboratorio con “Orgia” di Pierpaolo Pasolini, per la regia di Isabella Caserta e Francesco Laruffa, dal 24 al 27 luglio. Inoltre la prosa avrà spazio in un’altra rassegna: “Teatro nei cortili”, con le compagnie amatoriali, fenomeno molto rilevante della nostra città. La rassegna è strutturata in tre spazi: Cortile dell›Arsenale, Chiostro di S.Maria in Organo e Chiostro di S.Eufemia e prevede un calendario con 198 serate di spettacolo presentate da 25 compagnie. Cartellone molto interessante, con il gradito ritorno della compagnia “La Formica” e la “Compagnia veronese di Operette”. Ci saranno opere di autori italiani e stranieri e liberi adattamenti. Ci saranno dimensioni di leggerezza e di impegno, con tematiche relative alla società e le sue contraddizioni e al mondo affettivo ed esistenziale.

In alto l’ inconfondibile ritratto di Shakespeare, a fianco il Teatro Romano e la sua splendida scenografia naturale


eventi

Giugno 2012

Alcuni degli appuntamenti di questo mese

ma musica libri cine rafia otogbellezza gamingÈ lafstampa, Occhiello

Stagione lirica in Arena martedì 19 giugno | ore 17.00

maX PeZZali

gioVedì 21 giugno | ore 18.30

claudia is on tHe sofa

a 20 anni dalla prima pubblicazione esce la nuoc’è un cuore d’america che batte a brescia. È quelva edizione di una pietra miliare del pop italiano, lo di Claudia Is On The Sofa, il progetto musicale ma anche del costume e della storia d’italia: max finegiovane agosto. E siamo al novantanovesimo anno essa, da fine giugno adella cantautrice claudia ferretti e dei suoi Pezzali incontra i fan e firma le copie di Hanno quattro compagni di viaggio. un viaggio iniziato diucciso stagione lirica in Arena. Già ci l’uomo ragno 2012. mesi fa, imbracciando una sei corde acustica on Don Giovanni (di W. A. Mozart) uccisoall’uomo ragno 2012 è la una nuova siHanno prepara prossimo centenario the sofa. la incontriamo in occasione dell’uscita di versione dell’album uscito nel ‘92, arricchita dall’interapre la stagione con un nuovo Love Hunters.allema quest’estate nonpiùè hot sicuramente vento prezioso dei rapper del momento: J-AX, Tra ballate accorate che vibrano come candele al trastimento Ensi,Aida, Two Fingerz, Emis Killa, Dargen D’Amico, daEntics, meno. Carmen, Turandot, monto e riflessioni acustiche, tra emozionanti sortilegi Club Dogo, Fedez, Baby K. Ogni ospite duetta con Max country e attimi di verve che lasciano immaginare lunghi Don Giovanni, Tosca e Romeo et Pezzali aggiungendo alla versione originale nuove parti viaggi coast to coast, prende forma Love Hunters, un cantate. Oltre aglile storici 8 brani originale, il Juliette sono opere in dell’album cartellone, caleidoscopio di personaggi vivi e toccanti. disco comprende l’inedito Sempre noi, cantato da Max dal debutto il 22 giugno fino al 2 set- AIDA Pezzali e J-AX. Per chi lo ha amato dal primo giorno, per tembre. chi lo ha capito solo a posteriori, per i cultori della nostalgia, per chi ama rintracciare nei tessuti più popolari CARMEN le trame e i colori della propria storia.

eventi © Paolo De Francesco

Tutto in realtà è iniziato pochi giorni

i emonin cr fa re con la cerimonia di gala ripresa in cesa

ma musica libri cine fia gaming fotogra

TURANDOT televisione e condotta, come di consueto, da Antonella Clerici. Un’ante- DON GIOVANNI prima unica per godere della grande TOSCA emozione che ogni recita suscita nello spettatore e in chi è presente sul R&J palco (tra i quali il sottoscritto). Una serata di lirica e non solo, con ospiti aggiungere post serata di gala italiani e stranieri, a celebrare la loro mercoledì 20 giugno | ore 18.00 che da musica e l’evento stagionale Paola maugeri quasi un secolo si ripete. giornalista e conduttrice radio e tv, Paola maugeri è da sempre molto attiva in tema di salvaguardia

dell’ambiente. La mia vita a impatto (mondaAida (di Giuseppe Verdi) è da zero semdori) è il suo vademecum su come vivere nel ripre la regina delle rappresentazioni, spetto del pianeta. scorso la inverno, insieme alla sua famiglia, Paola laLoprima, più famosa, immancabiha intrapreso un progetto per una condotta leMaugeri e ineguagliabile. Per tutti i mesi di vita a impatto zero. Quest’esperienza documentata dalle telecamere di Rai 3 ha vita al libro, estivi accompagnerà il dato pubblico da in cui Paola racconta come vivere rinunciando a molte cotutto il mondo a seguirla. modità come luce e gas e invitandoci a riflettere sui

ti nu io ve legati al consumismo. mardanni

Carmen (di Georges Bizet) è di impatto scenografico minore ma la movimentazione in scena e la verve musicale sostengono il ritmo e rallegrano la serata. Tante serate anche per

Verona // maggio 2012

mercoledì 27 giugno | ore 18.00 ni i moder

salVatore borsellino fino all’ultimo giorno della mia Vita

a vent’anni di distanza dalla strage di via d’amelio, incontriamo benny calasanzio e salvatore borsellino, fratello del giudice Paolo borsellino, autori a quattro mani del libro Fino all’ultimo giorno della mia vita (aliberti). Il titolo del libro è presto spiegato: ho sempre rifiutato di scrivere libri sulla storia dell’attentato di via D’Amelio del 19 luglio 1992, fino a quando non fossi stato in grado di porre la parola “fine” a questa vicenda. Ma la “fine” – di quella che non è stata solo una strage di Mafia, ma una strage di Stato - è purtroppo ancora lontana. Ho quindi deciso di pubblicare questo libro, insieme a Benny Calasanzio, perché è giusto passare ai giovani il testimone della ricerca che porterò avanti Fino all’ultimo giorno della mia vita. Salvatore Borsellino

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Fnac Verona

Via Cappello, 34 - Info: 045 8063811 Lun - Sab dalle 9.30 alle 20.00 Dom: dalle 10.30 alle 20.00

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Teatro

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Arte

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La vita non imita l’arte, imita la cattiva televisione di Michela Saggioro

Svelata l’origine esoterica e arcana del primo nucleo abitato

La rifondazione di Verona Verona è una città di misteri e vive di archetipi eterni che si perpetuano incessantemente. E’ quanto rivelano Luigi Pellini e Davide Polinari nel loro “Nascita di una città tra fisica, architettura, mistica e metafisica”, edito a gennaio da Vita Nova. Il libro è dedicato alla storia della rifondazione di Verona: i romani costruirono la città dentro l’ansa dell’Adige, intervenendo sul Colle di San Pietro per creare una macchina scenica che ripropone le forme dell’acropoli di Atene. Una cittadella d’immensa bellezza che colpiva per la maestosità e la luce riflessa dal candore del marmo levigato. Sfruttando l’orografia naturale, la collina fu tagliata e sagomata dai nostri predecessori e ai suoi piedi trovò posto il teatro romano, quasi a dominare e proteggere l’intera Verona. “Nascita di una città” narra delle origini di tutti noi veronesi, abitanti del tempo, da sempre legati al movimento degli astri: come hanno scoperto e decifrato i due studiosi, Verona ha un’origine esoterica. Il luogo di fondazione è certamente Castel San Pietro, sede di riti propiziatori pagani e di insediamenti preistorici, oltre al tempio dedicato a Giano, il dio bifronte a cui pare sia stata dedicata il primo nucleo insediativo. Altri segni mistici della cultura romana e pagana sono presenti nei numerosi ritrovamenti, nei toponimi, nelle tradizioni, nonché nell’iconografia.

Pure le caverne e i labirinti di cui è disseminato San Pietro aggiungono fascinosi indizi a una probabile genesi occulta di Verona: l’ipotesi nasce dai due studiosi Pellini e Polinari che ne cercano conferma attraverso una ricerca minuziosa e attenta, senza cedere ai fanatismi ma con

rigore scientifico. Questa idea non è nuova per i veronesi più attenti: nel suo saggio “I misteri di Verona romana” del 1956, lo storico Umberto Grancelli conferma il riscontro di archetipi storico-archeologici di questo tipo. Secondo Grancelli, Verona romana non è orientata secondo i punti cardinali, ma è allineata

in base al solstizio d’estate. Come spiegano ampiamente da Pellini e Polinari nella loro teoria, la linea immaginaria di fondazione parte dal “piloton” a nord di Montorio, cioè il megalite deturpato poco tempo fa - pare dai cacciatori per liberare l’orizzonte di tiro -, e prosegue in direzione sud-ovest, passando dalla Chiesa di San Giovanni in Valle. Da notare che la festa dedicata al Santo cade proprio il giorno del solstizio, il 24 giugno. Proseguendo nella traiettoria disegnata dalla mente degli antichi si attraversa poi il foro di Piazza Erbe, si imbocca Corso Portoni Borsari e si oltrepassa il punto in cui sorgeva il convento di Santa Lucia Extra, in zona tribunale. Su questo asse si sviluppa il reticolo romano di Verona, con decumani e cardi: un percorso che oltre a rappresentare il percorso astronomico del sole, racchiude in sé le fasi della vita umana dalla nascita alla crescita verso la morte e la stessa storia di ascensione e discesa di tutti gli eroi. La rilettura della fondazione di Verona che i due studiosi di offrono nel loro “Nascita di una città” si basa su miti e leggende, che creano un alone di mistero attorno alla nostra storia. Uno studio che forse potrebbe dar vita ad un turismo culturale e meno commerciale, alla scoperta delle nostre origini e soprattutto delle molteplici e universali forme di mistero che da sempre l’uomo ai posteri.


Arte

Giugno 2012

La vita non imita l’arte, imita la cattiva televisione di Michela Saggioro

A pochi passi dalla casa di Pellizza da Volpedo; ingresso gratuito tutto l’anno

Il Divisionismo alla Pinacoteca di Tortona E’ stata inaugurato lo scorso 25 maggio, alla presenza di molti critici d’arte, appassionati e della cittadinanza orgogliosa, il nuovo allestimento della Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, interamente dedicata al Divisionismo. Nei tre spazi della Pinacoteca, aperta nel 2001, ha trovato ospitalità una significativa collezione d’arte con più di ottanta opere incentrate sulla varietà dei linguaggi pittorici della corrente divisionista, il fenomeno artistico più importante in Italia tra la fine dell‘800 e l’inizio del 900.

L’esposizione permanente documenta un momento fondamentale della cultura artistica italiana in tutto il suo contesto storico e sociale, attraverso il dialogo dell’originario nucleo di tele di Giuseppe Pellizza da Volpedo con le successive mirate acquisizioni di opere di importanti artisti che, in ambito nazionale, si sono fatti interpreti della “pittura divisa”. La collezione rende chiaro fin da subito come le opere di grandi artisti

italiani, quali Giuseppe Pellizza, Plinio Nomellini, Angelo Morbelli, Giovanni Segantini, Serafino Macchiati, Giacomo Balla, Camillo Innocenti, Benvenuto Benvenuti e Gaetano Previati, si differenzino dal pointillisme francese, non solo per la sperimentazione cromatica, ma soprattutto per l’abbinamento della tecnica ad un impegno sociale con inclinazione al simbolismo. In una fase successiva addirittura il divisionismo raggiunge gli approcci più empirici nell’ambito pre-futurista. Tra i dipinti esposti spicca un importante primo nucleo di dipinti del maestro Giuseppe Pellizza da Volpedo, oltre a significative opere di celebri divisionisti Carlo Fornara, Emilio Longoni, Angelo Morbelli, Plinio Nomellini, Gaetano Previati, Giovanni Segantini. Tra i capolavori esposti non possiamo non ricordare Piazza Caricamento di Plinio Nomellini, La venditrice di frutta di Emilio Longoni - frutto del primo dibattito divisionista svoltosi a Milano nel 1891 tra artisti socialmente impegnati -, Lagrime di Giuseppe Montessi emblema della sconfitta sociale del ’98 -, Mi ricordo di quand’ero fanciulla di Angelo Morbelli - una delle prime opere in gran stile del ‘900, quando in più parti d’Italia il nuovo verbo viene accolto e sperimentato -. Nel percorso espositivo le opere di Pellizza sono oltre 25; esse, assieme alle opere conservate nel suo Atelier nella casa che si erige a poca distanza dalla Pinacoteca, formano una raccolta davvero straordinaria. La sede della Pinacoteca è il meraviglio-

so Palazzetto Medievale (Corso Leoniero, 2, all’angolo con Piazza Duomo) di Volpedo, che ospita anche la biblioteca e una residenza sanitaria. A poca distanza si erige la casa di Giuseppe Pellizza da Volpedo. L’esposizione permanente che approfondisce la nascita, la formazione e lo sviluppo del divisionismo è stata fortemente voluta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, grazie al supporto del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano e alla generosità di alcuni collezionisti privati che hanno concesso in comodato importanti opere. L’ingresso è gratuito; per informazioni è possibile contattare la Fondazione C.R. Tortona, tel. 0131.822965, e-mail: info@fondazionecrtortona.it.

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Fotografia

Giugno 2012

La vita non imita l’arte, imita la cattiva televisione di Silvano Tommasoli

La fotografia è arte? E perché si fotografa?

E adesso, parliamo un po’ di arte e fotografia Nell’era digitale, questa sembra un’impresa piuttosto complessa, perché le fotocamere “inquadra e schiaccia” hanno maledettamente semplificato/complicato questa attività, che si divide tra il documentaristico e l’arte vera e propria. Già nei primi anni del Novecento, si era cominciato a discutere se la fotografia meritasse, o non, la qualifica di “arte”. A gettare il sasso nello stagno del dibattito – tutt’altro che tranquillo, in quegli anni caratterizzati dall’esplosione delle avanguardie pittoriche – fu Alfred Stieglitz, che, nell’editoriale del primo numero della sua nuova rivista “Camera Work” dedicata interamente alla fotografia, parlò di quest’ultima come «mezzo di espressione individuale». Più tardi, definì la fotografia come mezzo autonomo in grado di riflettere «il soggetto stesso, nella sua sostanza e personalità». Ancora più penetrante, Paul Strand appena qualche anno più tardi elaborò una codificazione formalistica dell’immagine fotografica, collocando al centro del suo interesse il fotografo-artista piuttosto che il soggetto: la fotografia è il risultato di una «visione intensa» da parte dell’autore che esprime la massima potenzialità del soggetto soltanto attraverso mezzi strettamente fotografici, senza manipolazione (di derivazione pittorica) come il ritocco e alcuni effetti stilistici, come il flou, che Stieglitz aveva già definito fasulli. Tutto chiaro e definito, allora? A voler essere precisi, giusto quarant’anni prima di Stieglitz Charles Baude-

laire nel suo Il pittore della vita moderna aveva demolito la visione dell’arte come “imitazione” della natura, proponendo la figura di un nuovo artista paragonato allo specchio. L’Autore de I fiori del male proponeva una visione cinematica dell’arte, dove la luce è il medium e la tela non è la rappresentazione di una cosa ma la proiezione di un’immagine “interiore” del mondo reale, così come farebbe uno specchio che, della realtà, dà sempre e sotanto un’interpre-

tazione. L’arte diventa la proiezione di una sorta di paesaggio interiore, proiezione dell’impressione (la visione intensa di Strand) che l’artista ha del suo soggetto. Per capire meglio questo concetto, si potrebbero raffrontare fra loro due ritratti fotografici aventi come soggetto lo stesso Baudelaire: uno di Etienne Carjat del 1863, assolutamente pittorico, è la rappresentazione del Poeta, l’altro di Nadar, del 1855, mette in evidenza

tutta l’impressione che l’Artista ha del suo soggetto. A questo punto sì che è tutto chiaro e definito! La fotografia è arte perché, esprimendosi attraverso di essa, l’artista interpreta il suo soggetto secondo la visione interiore che ne ha. Ma con la fotografia di documentazione, come la mettiamo? Intanto, dobbiamo distinguere tra fotografia di documentazione e fotografia di documentazione. Cominciamo dalla grande fotografia di documentazione. Avete presente il Legionario di Robert Capa? C’è qualcuno, che non ha capito proprio niente, il quale – attraverso lo studio di altri fotogrammi di questa celeberrima immagine della Guerra di Spagna – cerca di capire e di dimostrare che Capa non colse il legionario nell’attimo della morte, ma lo mise in posa per scattare la sua fotografia. Può cambiare qualcosa secondo voi? Il messaggio contro la brutalità della guerra che Capa ha voluto lasciarci è forse meno intenso, meno forte, se la fotografia non è reale ma “soltanto” realistica? Qualche tempo fa, ho chiesto a Mario De Biasi – il famoso fotogiornalista della rivolta di Budapest del ’56 – se qualcuno dei suoi scatti più famosi fosse frutto di una organizzazione di scena, oppure se tutti fossero dovuti, sempre, al suo colpo d’occhio e alla prontezza di riflessi. E a un po’ di fortuna, naturalmente. Come risposta, ne ho avuto una sonora risata! L’aspetto essenziale di una foto di documentazione è che essa abbia un’anima, che contenga e trasmetta emozione. Almeno un po’ di emozione, naturalmente.


Fotografia

Giugno 2012

La vita non imita l’arte, imita la cattiva televisione A questo punto, il valore di una fotografia si sposta sulla valutazione della qualità e della quantità di emozione che essa è in grado di suscitare nell’osservatore. Quanto più universale sarà il valore emotivo dell’immagine, tanto più elevato sarà il suo contenuto artistico. Insomma, quando un tizio chiama a raccolta gli amici per somministrare loro qualche migliaio di noiosissime fotografie, quasi tutte uguali, scattate nel corso dell’ultimo viaggio nel Klondike, compie un’operazione artistica solo su coloro ai quali sarà riuscito a trasmettere un filo di emozione. Cioè quantomeno su sé stesso e sulla propria compiacente fidanzata, diventando, per tutti gli altri, una specie di pericolo pubblico n. 1. La prima fotografia della storia dell’umanità, il cortile della casa Nicéphore Niepce visto dalla finestra della sua stanza, come soggetto in sé e per sé non avrebbe poi molto per regalarci emozione; ma, visto tutto ciò che essa rappresenta, se passate da Austin non mancate di andare a vederla presso l’Università del Texas, dove essa è conservata. Malgrado la non significatività del soggetto, l’emozione è assicurata. Tornando al nostro amico e alle sue fotografie del Klondike, nel guardarle attentamente ci dobbiamo chiedere quale sia il particolare che ghermisce la nostra attenzione; se sia un particolare che, trascendendo il mondo reale del soggetto, appartiene al mondo visionario dell’autore e da questo riesca a colpire anche noi. Ecco, quando fosse così, quando questo punctum c’è e lo identifichiamo chiaramente, la fotografia assume le caratteristiche dell’opera d’arte. Dal momento che è in grado di far vibrare le corde dell’anima di un

osservatore in risonanza con quelle dell’autore. Guardando un’ultima volta una fotografia di una miniera del Klondike, e non riconoscendo nulla di quello che Barthes ha così puntualmente codificato, viene da chiedersi perché il nostro amico l’abbia realizzata. Ma perché gli faceva piacere avere un ricordo emotivo di quel momento, naturalmente! Allora, per lui quella foto ha un certo valore, ma questo non significa che essa possa assumere i contorni dell’opera d’arte. Rima-

ne solo un ricordo per lui, e questo è più che sufficiente per giustificarne l’esistenza. Un artista, quindi, è chi riesce a esprimere qualcosa di universalmente – o almeno diffusamente – riconosciuto, indipendentemente dal mezzo che egli ha adottato per lanciare il suo messaggio. In questo modo, l’artista “comunica” con l’universo, anche se non è necessario che la sua sia una comunicazione finalizzata a qualche scopo. Riassumendo, abbiamo visto che si fotografa per arte e per il piacere di avere un ricordo di un certo istante della propria vita (avete mai comprato una di quelle bocce di vetro che racchiudono un monumento della località che state visitando? Sono estremamente kitsch, ma devo confessarvi che ne ho almeno un centinaio…). Comunque si fotografa moltissimo, fortunatamente. Ma, sfortunatamente, non tutti si rendono sempre conto di non riuscire a penetrare la dimensione dell’Arte.

Nelle due pagine i ritratti di Baudelaire citati nell’articolo. A fronte quello eseguito da Cajat e qui a fianco l’altro, ad opera di Nadar

Stefano Campostrini

graphicdesigner_photoeditor (+39)3460206480 camposte85@gmail.com

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Cinema

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Visto abbastanza? di Ernesto Pavan

Non delude il film di Joss Whedon

I Vendicatori alla conquista del grande schermo Per essere un film d’azione con una trama tutto sommato banale, The Avengers dà uno strano senso di soddisfazione dopo averlo visto. È un’opera che riesce nell’impresa di mettere assieme diversi personaggi ingombranti senza trasformare il tutto in un minestrone; è un film dai dialoghi brillanti, con momenti di vero e proprio genio; è un film in cui i personaggi ricevono ciascuno il giusto tempo in scena e, pur senza sacrificare l’azione, il giusto approfondimento. Il tranquillo ma tormentato Bruce Banner, l’arrogante Tony Stark, il severo Steve Rogers e il fiero Thor si incastrano perfettamente l’uno con l’altro, complice anche una recitazione di alto livello da parte di tutti gli attori protagonisti (in particolare Robert Downey Jr. e Mark Ruffalo nei ruoli di Iron Man e Hulk); meno convincenti - anche perché decisamente secondari – la Vedova Nera e Occhio di Falco, che pure si difendono bene nell’economia del film. Eccezionale il Nick Fury interpretato da un Samuel Lee Jackson in ottima forma. Forse il personaggio più deludente – ed è un peccato, perché si tratta del “villain” – è Loki: è ben caratterizzato, ma tende a essere bidimensionale e le sue motivazioni appaiono superficiali. Per fortuna, il resto del film sopperisce magnificamente a questa mancanza. La regia, le coreografie e gli effetti speciali sono quello che ci si aspetta da un ottimo film di supereroi: l’azione è gestita e ripresa nei modi giusti, senza ricorrere a “trucchi” che faranno sì risparmiare, ma di-

luiscono anche l’estetica di un film. Le sequenze in cui Iron Man dà sfoggio della sua armatura sono dei veri e propri gioielli di computer graphic, ma in generale tutti i combattimenti sono magnifici. Da notare la delicatezza, tipica del mondo del fumetto che vide nascere i Vendicatori originali, con cui si mostrano gli effetti materiali della violenza (edifici crollati, automobili distrutte, ecc), ma non quelli sugli esseri umani – tranne che per quanto riguarda gli eroi, naturalmente: un ritorno all’epoca dell’ingenuità in cui si poteva spalancare la bocca di fronte a uno scontro fra titani senza preoccuparsi dei suoi “effetti collaterali”.

The Avengers è un film basato sui personaggi, non sulla storia; quest’ultima, a ben vedere, è piuttosto convenzionale e poco importante. Tutto si basa attorno a individui eccezionali alle prese con problemi fondamentalmente umani: il senso di appartenenza, il rapporto con gli altri, la responsabilità e l’identità. Il tutto visto attraverso una lente “fumettosa” che, lungi dall’impoverire il messaggio, lo rende più gradevole e facile da comprendere. E, come abbiamo anticipato, i dialoghi sono semplicemente fantastici ed è anche grazie a essi che il film ha un’atmosfera unica: da un lato, è come se la sceneggiatura non si prendesse troppo sul serio, ma dall’altro le battute hanno perfettamente senso nell’”universo” dei personaggi e non costituiscono affatto un’intrusione della “realtà” dello spettatore in quella in cui si svolge la storia. Insomma: per essere un film sui supereroi, The Avengers è una faccenda dannatamente seria.

In alto la protagonista femminile, interpretata da Scarlett Johansson


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Libri/Tecnologia

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Libri

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È la stampa, bellezza di Ernesto Pavan

Come avvicinarsi a un genere magico

Cinque libri per amare la fantasy In questa puntata della nostra rubrica vogliamo consigliare alcune opere a coloro che guardano con perplessità alla fantasy o che, viceversa, vorrebbero avvicinarsi a esso ma non sanno da dove cominciare. Si tratta di grandi classici che hanno fatto la storia del genere, facilmente reperibili in commercio e garanzia di ore di piacevoli letture. Il primo è Conan il barbaro -Una saga immortale (Newton Compton, € 6,90), una raccolta dei racconti su Conan scritti da Robert E. Howard. Dimenticate i film e i fumetti; questo è il Conan originale, un personaggio dal fascino selvaggio, illustrato dallo straordinario talento letterario di un autore morto troppo giovane. Il secondo testo è La leggenda di Earthsea (Nord, € 19,90), che racchiude i cinque romanzi del miglior ciclo fantasy di Ursula Leguin. Non troverete da nessuna parte una fantasy più poetica e simbolica di questa. Terza opera da noi consigliata è I Mabinogion (TEA, € 13,00) di Evangeline Wilton, versione romanzata di un antico poema epico gallese. Epica celtica allo stato puro, una delle radici della fantasy moderna.

Non è un romanzo autoconclusivo, ma il primo di una saga entusiasmante: L’ultimo cavaliere (Sperling & Kupfler, € 13,00) di Stephen King. Fantasy postapocalittica con demoni, pistoleri e ordini cavallereschi? Sì, grazie. Infine, non può mancare in questo elenco La spada spezzata (Tif Extra, € 9,90) di Poul Anderson. Un romanzo magico, viscerale, pieno di forza e assieme delicato. Imperdibile.


Giochi di ruolo

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Nessun uomo è un fallito se ha degli amici di Ernesto Pavan

La sorpresa di 21 guns

I cavalieri di un futuro oscuro 21 guns (di Iacopo Frigerio, € 2,00) è stata una gradevole sorpresa quando l’abbiamo provato. Per onestà, dobbiamo dire che la nostra prima impressione è stata negativa: il gioco è racchiuso in due facciate di un foglio A4 che includono anche la scheda del personaggio, per cui, complice la mancanza di spazio, non ci sono esempi, e anche lo stile dell’autore non è dei più chiari. Ma quando ci siamo seduti al tavolo con l’autore stesso, i nostri dubbi si sono dissipati e ci siamo trovati immersi in un’esperienza molto coinvolgente.

21 guns trae ispirazione da numerose fonti: il ciclo arturiano, ma anche quello della Torre Nera di Stephen King; le canzoni dei Muse, ma anche quelle dei Green Day; e molto altro ancora. Ciascun giocatore assume il ruolo di un Pistolero, tranne per uno di essi, che sarà il Game Master e avrà il compito di gestire i personaggi secondari e costruire la storia assieme ai giocatori. L’ambientazione è un mondo crepuscolare dove la roccaforte del Bene è caduta e solo un pugno di coraggiosi, impegnati in una gravosa Cerca, ha la possibilità

di riportare un po’ di luce. Il sistema non prevede l’uso dei dadi e si basa su una meccanica che obbliga i giocatori a utilizzare in maniera consapevole le loro risorse per ottenere quello che vogliono. Il gioco ha i suoi difetti: oltre a essere un gioco difficile da capire, dà anche l’impressione di poter trarre beneficio da qualche ulteriore rifinitura. Ma si tratta, già così com’è, di un gioco di grande qualità, venduto peraltro a un prezzo irrisorio. Il nostro suggerimento è di non lasciarselo scappare.

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Libri/Tecnologia

Giugno 2012

È la stampa, bellezza di Ernesto Pavan

L’ultimo lettore Booken è interessante, ma...

Cybook Odissey: attendiamo aggiornamenti L’ultimo ritrovato della francese Booken è uno strumento interessante. Dal punto di vista materiale, il lettore si presenta molto bene: aspetto elegante, dimensioni ridotte e un buon posizionamento del tasto del menu e di quelli per girare pagina. Il retro è rinforzato in alluminio, un gran passo avanti rispetto alle strutture in plastica, che rende il lettore più robusto (perlomeno in teoria; non abbiamo lasciato cadere il nostro per fare un esperimento). L’ergonomicità non è perfetta – non si ha la sensazione di un’ottima presa quando si regge il lettore con una mano sola – ma è comunque accettabile. Il touchscreen dell’Odissey ha una buona, ma non ottima, sensibilità: a volte capita che non riconosca una pressione troppo lieve. Il suo difetto più grave è la forte tendenza a sporcarsi e a mostrare i segni delle ditate; sarebbe opportuno utilizzare un pennino capacitivo (come quelli usati con iPhone e simili), che però non è incluso nella confezione. Inoltre, osservando lo schermo sotto una certa luce, sono chiaramente visibili le cellette dello schermo resistivo e questo può dare fastidio. Per concludere, il contrasto non è eccezionale: lo sfondo, anche in lettura, ha una sfumatura di grigio che ricorda quella della carta riciclata e che ad alcuni può dare fastidio. La vera novità dell’Odissey è, però, nel software: quasi tutte le funzioni del lettore sono velocissime e basta

una frazione di secondo per passare da una schermata all’altra. Purtroppo (e stranamente), questo non si estende alla lettura e la velocità di cambio pagina rimane grossomo-

do a livello di altri lettori touch come il T1 della Sony; questo non provoca comunque fastidio e, in generale, ci sono buone speranze che un aggiornamento del software risolva questo “problema”. Parlando proprio della lettura, è da questo punto di

vista che il lettore sembra avere più bisogno di un upgrade dal punto di vista software. Tanto per cominciare, i dizionari accessibili durante la lettura sono praticamente inesistenti: ce ne sono alcuni in corso di sviluppo, ma le “versioni di prova” scaricabili dal sito ufficiale sono di qualità penosa. Sottolineare paragrafi e prendere note è un procedimento lento e goffo, che richiede l’invio di più comandi. Infine, mancanza gravissima, non è possibile effettuare ricerche all’interno dei libri: in altre parole, trovare un paragrafo specifico è praticamente impossibile a meno di non ricordare grossomodo la sua posizione, ed è comunque un procedimento lungo e tedioso. Non c’è alcuna spiegazione per questa scelta della Booken e la nostra speranza è che un futuro aggiornamento inserisca la possibilità di cercare parola all’interno degli ebook. Pur con tutte queste critiche, il Cybook Odissey rimane un lettore dalle grandi potenzialità. Il nostro consiglio, se siete interessati all’acquisto, è di rimandarlo fino all’uscita di un aggiornamento e poi prendere la vostra decisione.


Arte

Giugno 2012

FELTRINELLI Giugno-luglio 2012

EVENTI

La vita non imita l’arte, imita la cattiva televisione 19/06 Martedì ore 18.00 30/06 Sabato ore 19.00 MUSICA E CONTAMINAZIONE: ESOTERISMO E SIMBOLO

La Feltrinelli, in collaborazione con Accademia di Alta Formazione Musicale di Verona, presenta il quarto appuntamento del ciclo la Feltrinelli Libri e Musica Verona “Musica e contaminazione”. Il maestro Nicola Guerini durante via Quattro Spade, - Tel. 045809081 questo2incontro condurrà una conversazione dal titolo “Musica e suono tra esoterismo e simbolo”. Orari di apertura:

lunedì/domenica 10.00 - 22.00

20/06

Mercoledì ore 18.00

LEGA & PADANIA

Lega & Padania (il Mulino) è il libro scritto da Gianluca Passarelli e Dario Tuorto che danno voce per la prima volta al Popolo della Lega. Intervengono all’evento Marina Salomon, il sindaco di Verona Flavio Tosi e il sindaco di Padova Flavio Zanonato.

21/06 Giovedì ore 18.00 MARCO BIANCHI

Prima nella trasmissione in onda su FoxLife e ora nell’omonimo libro Tesoro salviamo i ragazzi! (Kowalski), Marco Bianchi, ricercatore, divulgatore scientifico e “chef-scienziato” per passione, fornisce semplici e pratici consigli per far ordine nella vita di genitori e figli in modo educativo e divertente. Seguirà una degustazione offerta da Cioccolato Italiano.

22/06 Venerdì ore 18.00 MARCO BUTICCHI

Incontro con Marco Buticchi finalista al “Premio Letteratura Avventurosa Emilio Salgari 2012” con La voce del destino (Longanesi Editore)”. Dialoga con l’autore il giornalista e giallista Luca Crovi, membro della giuria degli esperti Premio E. Salgari. Evento in collaborazione con “Premio di Letteratura Avventurosa Emilio Salgari – Quarta edizione” e con il “Consorzio Pro Loco Valpolicella”. Al termine degustazione di vini a cura dell’Associazione Strada del Vino Valpolicella.

23/06

Sabato ore 11.00

MASSIMO LOLLI

Le cinque regole del corteggiamento (Mondadori) è il nuovo imperdibile libro di Massimo Lolli. Un romanzo sentimentale ed esilarante su come eravamo e su cosa siamo diventati. Un intreccio di rimpianti mai sopiti e di vitalismi mai spenti. Una storia di uomini da sempre morti e di donne per sempre vive.

26/06

Martedì ore 18.00

AUF WIEDERSEHEN CLARETTA

Ospite il giornalista e scrittore Nico Pirozzi curatore del libro scritto da Gunther Langes, Auf Wiedersehen Claretta. Il diario dell’uomo che poteva salvare Mussolini e la Petacci (Edizioni Cento Autori). Presenta l’incontro Nin Guarienti.

27/06 Mercoledì ore 18.00

NOT FOR SALE

In un’esclusiva versione acustica, i Not For Sale presentano il loro nuovo album Calma Piatta (Vrec/Venus Distribuzione).

02/07 Lunedì ore 18.00

FORNELLI IN RETE & PER TUTTI I GUSTI

Presentazione del libro Fornelli in rete. La cucina italiana dei foodblog (Malvarosa Edizioni). Intervengono Francesca Martinengo curatrice del volume e Carlo Vischi direttore della collana Immaginazione di Malvarosa Edizioni. Nell’ambito del progetto gastronomico Per Tutti i Gusti, seguirà uno show cooking con gli chef Alberto Basso, Renato Bosco, Davide Castoldi, Leandro Luppi e Renato Rizzardi. In accompagnamento: vini Agricola F.lli Tedeschi, Bele Casel, Equipe 5 e Le Vigne di San Pietro, birre De Tacchi e distillati Bonaventura Maschio. Evento in collaborazione con Azienda Agricola Colline di Marostica, e Loison Pasticceri dal 1938.

03/07 Martedì ore 18.00

MUSICA E CONTAMINAZIONE: ALEXANDER SKRJABIN

Ultimo appuntamento del ciclo “Musica e contaminazione” a cura del Maestro Nicola Guerini che durante l’incontro approfondirà il tema “Alexander Skrjabin tra estasi e visionarietà”. Ospite dell’incontro il critico musicale Gianni Villani. Evento in collaborazione con Accademia di Alta Formazione Musicale di Verona.

04/07

Mercoledì ore 18.00 ASTOR PIAZZOLLA: UN UOMO DI TANGO

A vent’anni esatti dalla scomparsa di Astor Piazzolla (Buenos Aires, 4 luglio 1992) il giornalista e critico musicale Enrico de Angelis e il maestro di tango Antonio Fiorillo lo ricordano con una conversazione a partire dalla sua autobiografia Sono un uomo di tango (Bracciali Editore). Accompagnerà l’evento l’esibizione dei ballerini Sasika Fernando e Daniela Guglielmini. Al termine dell’incontro il Bistrot Feltrinelli si trasformerà in una vera milonga dove il pubblico potrà ballare sulle più belle musiche del maestro del nuevo tango.

Nell’ambito di “Juliet”, rassegna di Teatro, Opera, Danza, Cinema e Letteratura, a Verona dal 28 giugno al 26 agosto 2012, la Feltrinelli in collaborazione con l’Associazione “Casa Shakespeare (per una cultura europea)” organizza quattro eventi per approfondire in modo nuovo alcuni temi dell’opera di William Shakespeare

05/07

SHAKESPEARE FILOSOFO

Ospite Franco Ricordi, Direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo e Consigliere del Teatro di Roma, che presenta il suo ultimo libro Shakespeare filosofo dell’essere (Mimesis Edizioni) con prefazione di Emanuele Severino. Introduce la prof.ssa Silvia Bigliazzi, docente di Letteratura Inglese all’Università degli Studi di Verona.

LELIO LUTTAZZI SCRITTORE

Lelio Luttazzi viene da sempre ricordato per la musica, e per quella sua inconfondibile eleganza, ma da oggi lo sarà anche per questo finora inedito romanzo, L’erotismo di Oberdan Baciro (Einaudi). Lo presentano la moglie Rossana Moretti Luttazzi con il giornalista e produttore discografico Alberto Zeppieri. Ospite il giornalista e critico musicale Enrico de Angelis. L’evento sarà arricchito dall’esibizione dal vivo della cantante jazz Barbara Errico accompagnata al pianoforte da Roberto Cetoli.

28/06

Giovedì ore 18.00

ECOCUCINA CON LISA CASALI

Gusto, sostenibilità e risparmio di risorse in cucina, scopriamo come fare insieme a Lisa Casali, giovane e spumeggiante eco-foodblogger di ecocucina.org, protagonista in TV a “Uno Mattina in famiglia” di Rai 1 con la rubrica “La Cucina Eco-nomica” e nella nuova serie “Zero Sprechi”, in onda su Gambero Rosso Channel. Oggi autrice del libro Ecocucina. Azzerare gli sprechi, risparmiare ed essere felici (Gribaudo).

29/06 Venerdì ore 18.00

GINO PAOLI & CAPO VERDE TERRA D’AMORE

la Feltrinelli, in collaborazione con l’Accademia di Alta Formazione Musicale, presenta il progetto ONU dedicato a Cesaria Evora. Un talk- show con musica, al quale interverranno - oltre ai produttori Alberto Zeppieri e Roberto Cetoli - alcuni dei musicisti presenti nel nuovo disco Capo Verde terra d’amore vol. 3 (Egea Music): il compositore e pianista Remo Anzovino, la star slovena Tinkara, e la capoverdiana Karin Mensah. Ospite d’onore Gino Paoli che ha aderito al progetto interpretando il brano “Santo me” in duetto con il maestro Remo Anzovino. Se vuoi essere aggiornato sugli eventi la Feltrinelli, iscriviti alla newsletter. Invia un’email all'indirizzo eventi.verona@lafeltrinelli.it

Giovedì ore 18.00

06/07

Venerdì ore 18.00

AL BALCONE DI GIULIETTA

Lisa Albertini presenta il suo ultimo libro Al balcone di Giulietta ed altri racconti (QuiEdit). Intervengono all’incontro: il prof. Sebastiano Saglimbeni e la guida turistica Nicoletta Parolari.

07/07

Sabato ore 11.30 MANUALE PER I(N)FELICI AMANTI

Vivere in coppia, sopravvivere senza. Le due facce e gli eterni dilemmi dell’amore. Ne parliamo con Alessandro Zaltron, scrittore di cronache sentimentali e giornalista gentiluomo, che presenta il suo nuovo libro Manuale per i(n)felici amanti (Zero91).

09/07

Lunedì ore 18.00 A WALK AROUND VERONA WITH WILLIAM

la Feltrinelli con Wall Street Institute e CTG (Centro Turistico Giovanile) di Verona presentano “A Walk around Verona with William”. Un’insolita passeggiata al tramonto, alla scoperta dei più suggestivi luoghi Shakespeariani della nostra città, accompagnata dalla lettura in lingua inglese dei passaggi più significativi di alcune delle opere immortali del Bardo ambientate a Verona. PER TUTTI GLI EVENTI L'INGRESSO È LIBERO FINO A ESAURIMENTO DEI POSTI DISPONIBILI.

Eventuali cambiamenti di orario, spostamenti di sede e inserimenti di nuovi eventi sono verificabili sul sito www.lafeltrinelli.it o sulla nuova App la Feltrinelli

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Società

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Storie di ordinaria follia di Ernesto Pavan

Tante volte l’incomprensione tra persone…

Ci sono cose al mondo che non capisco A volte credo di non capire le persone. Prendete questo mio amico. È impegnato in politica e, fra le varie osservazioni che condivide su Facebook a tal proposito, ce ne sono diverse sul tema del lavoro, in particolare critiche contro le grandi aziende e contro certe riforme che renderebbero più facile il licenziamento. Quando gli ho fatto notare che lui è impiegato a tempo indeterminato in una delle più grosse aziende alimentari italiane e che, forse, uno o due dei suoi punti non erano completamente disinteressati, si è offeso. Mi chiedo perché. Sempre la stessa persona si è trasferita di recente e ha deciso di rendere il più possibile autonoma la propria abitazione, dal punto di vista energetico (tramite pannelli solari e quant’altro), alimentare (coltivando un orto), ecc. Mi sono sentito sollevato quando non sono stato l’unico a fargli notare che chiedere suggerimenti su come rubare una connessione wireless ai vicini per giocare online con l’X-box non era proprio il massimo della coerenza. Un altro mio amico, per quanto mi è dato di capire, è stato tradito dalla propria ragazza e ha giurato vendetta contro il conoscente con cui questa

avrebbe fatto sesso. Ma queste cose non si fanno in due, mi domando? Perché criticare una persona sola? Almeno costui si è anche interrogato sulle proprie colpe, invece di ritenersi perfetto come di solito fanno gli altri. Non capisco.

Sempre a proposito di amici, ne ho un altro che ha sempre lo sguardo rivolto verso il pavimento, cammina curvo e sembra soffrire di un qualche dolore muscolare nella zona attorno alla bocca, perché sorridere pare una sofferenza per lui. Lo incontro raramente e, di solito, quando succede lui mi racconta qualcosa di nuovo: il lavoro che non lo soddisfa e paga poco, la situazione sentimentale disastrosa, il Paese che va a rotoli, le solite cose insomma. Quando mi chiede qualcosa di me, di solito glisso o rispondo in

Antica Pasticceria

San Marco

DAL

MERCOLEDÌ ALLA

DOMENICA

24:00 FINO ALLE ORE

modo vago; non perché a me le cose vadano bene, ma perché temo di farlo vergognare se gli dicessi che le mie disgrazie sono molto peggiori delle sue e che, nonostante tutto, io cammino a testa alta. Mah. Non capisco. Ho un amico che, quando parliamo, sembra sempre preoccupato di fare brutta figura. La maggior parte delle frasi che escono dalla sua bocca sono “Io non ho detto questo”, “Quello che volevo dire era”, “Intendevo semplicemente” e “Qui c’è scritto che”. Conosco la sua opinione su pochissime cose, perché a furia di precisare questo e quell’altro, di solito le nostre discussioni si concludono poco dopo essere iniziate. A volte ho l’impressione che a lui non interessi tanto parlare, quanto creare la discussione perfetta, in cui nulla di ciò che dice è attaccabile e nessuno può dargli torto. E non lo capisco. Ci sono tante altre persone che non capisco. Ragionano in modo bizzarro, incomprensibile. Forse sono io quello che sbaglia, perché sembra che gli altri non si accorgano della stranezza in queste persone, o, se lo fanno, non sembrano darvi peso. Questa è un’altra cosa che devo capire. E un giorno la capirò.


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SocietĂ 

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Viaggi

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Giro giro tondo, io giro intorno al mondo di Alice Perini

Nel cuore del Pacifico: la dolce vita nella Grande Terre

Nuova Caledonia, dove mettersi il cuore in pace «Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti» Italo Calvino

Nuova Zelanda: 450 Km di lunghezza, 50 di larghezza, da esplorare almeno una volta nella vita. Qui, a circa 25 ore di volo dall’Italia, non fa mai né troppo caldo né troppo freddo: merito degli alisei, venti freschi che soffiano da est a sud-est per

Noumeà, ecco la capitale. C’è chi la paragona a una Parigi in miniatura per l’aria di mondanità che si respira. Negozi di lusso, ristoranti chic, fois gras e baguette e… un pezzo d’Italia. Il centro culturale Tjibaou, luogo concepito con l’intento di far conoscere la cultura del popolo ka-

James Cook, esploratore britannico, deve aver provato qualcosa di simile, quando, facendo rotta verso la Nuova Zelanda a bordo della nave Resolution, la Grande Terre s’intromise tra il suo cannocchiale e l’orizzonte. Era il 1774 e sarebbero trascorsi quasi 200 anni prima che Calvino mettesse nero su bianco una delle possibili sensazioni del Viaggiatore: il ritrovarsi. Non so quanto la Scozia somigli alla Nuova Caledonia… nessuna delle due ha ancora voluto ospitarmi! James, però, lo sapeva, perché in Scozia, anticamente chiamata Caledonia, ci è nato e perché nella Nuova Caledonia ci è sbarcato. Anzi, fu proprio lui a battezzare così questa terra sconosciuta: pare avesse rintracciato una certa analogia tra i rilievi della Grande Terre e la sua lontana Scozia. Lontanissima, visto che la meta del nostro viaggio si trova all’altro capo del mondo, a 1500 Km dall’Australia. Là, appena sopra il Tropico del Capricorno, quest’isola fa la sua figura: in un oceano costellato di infiniti puntini (le tante bellezze del Pacifico, dalla Polinesia francese a Samoa, dalle Figi alla Micronesia), la Nuova Caledonia spicca per le sue dimensioni. L’isola principale, la Grande Terre, è la terza per estensione dopo Papua Nuova Guinea e

circa 250 giorni l’anno e che infondono una certa dolcezza di vivere. In ogni caso, non temete: se doveste mai avere nostalgia della nebbia in Val Padana, vi basterà organizzare un’escursione sulla catena montuosa che attraversa l’isola, dove, oltre alla fitta vegetazione, troverete un tempo umido e nebbioso. Un viaggio da queste parti accontenta tutti, perché la Nuova Caledonia è un caleidoscopio di combinazioni: boschi e cascate, spiagge con noci di cocco e coralli e cittadine in stile Costa Azzurra. Oui, la France ha messo radici anche qui, nel cuore del Pacifico: in effetti, lo status ufficiale della Nouvelle Caledonie è, ancora oggi, quello di paese d’oltre mare.

nak, l’etnia di origine melanesiana che abita da secoli questa terra, è stato progettato dall’architetto Renzo Piano. Dieci enormi “capanne” in legno di iroko e acciaio simili agli


Viaggi

Giugno 2012

Giro giro tondo, io giro intorno al mondo

edifici dei villaggi tradizionali e con una particolarità: per la loro struttura, vibrano al passaggio dei venti, producendo una sorta di melodia naturale. Quattro passi nei quartieri più vecchi di Noumeà per evocare gli splendori dell’epoca coloniale, tra casette dalle facciate colorate, dove si gioca alla pétanque e dove la vita, a questi uomini, non sfugge mai di mano; qui sembra che si riesca ancora a prenderla per la mano, la vita. E se pensiamo che la Nuova Caledonia fu, nell’Ottocento, una colonia penale pronta a ospitare gli sconfitti della Comune di Parigi, varrebbe la pena cogliere anche solo un pizzico di questo dolce modus vivendi. Ritrovarsi (o perdersi) nella natura: ecco un’altra valida ragione per attraversare mezzo mondo. Farete conoscenza con le araucarie,

le progenitrici di tutti gli alberi ed endemiche della Nuova Caledonia (su 19 specie, 16 sono presenti solo qui). Tra le fronde di alberi millenari, come il Grand Kaori nel Parc Territorial de la Rivière Blue, il cagou ha stabilito la propria residenza: è l’uccello simbolo del Paese. Cresta da capo indiano, piume grigio-blu, becco rosso per questo esemplare che non sa più volare, abbaia come un cane e che, avvertito un pericolo, si rannicchia spiegando le ali a ventaglio sopra la testa. Per voi Viaggiatori, l’unico pericolo che potreste correre è la tentazione di strappare il biglietto di ritorno. Rischio che aumenta qualora decidiate di soggiornare qualche giorno nell’arcipelago delle Loyauté: Lifou, Maré e Ouvéa, le Isole della lealtà, dove tutto corrisponde al vostro ideale di sogno tropicale. Non serve aggiungere altro.

Caro James, una domanda: cos’è che ti ha spinto a risalire sulla tua nave, a salutare alisei, pesci e araucarie? Sarebbe molto importante se riuscissi a darci una risposta, James. Abbiamo resistito al desiderio di stracciare il nostro biglietto aereo: perché?

Nella pagina precedente Port Moselle a Nouméa e le capanne del Tjibaou Cultural Centre. Nelle immagini in alto, a sx una veduta della laguna circostante Nuova Caledonia e a dx il Cagou, volatile simbolo del territorio Qui sotto, a sx uno scorcio del Parc de la Rivière bleue e a dx una veduta dall’Isola Lifou

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Animali

Giugno 2012

Amici miei di Alice Perini

DFTD, devil facial tumour disease: e l’icona della Tasmania rischia l’estinzione

Dov’è Finito Taz, il Diavolo? sarebbe già diminuita del 50%, mentre secondo altre si sfiorerebbero picchi del 90%. Se di solito la verità sta nel mezzo, stavolta la bilancia pende dalla parte dei più pessimisti: dal 2008 i “cuccioli di Belzebù”, altra etichetta loro affibbiata, sono stati ufficialmente dichiarati specie a rischio, ragione per cui il governo dell’isola si è affrettato nell’attivare un programma di contenimento dell’epidemia.

«La salute è un’acrobazia senza rete» Roberto Gervaso

Senza rete? Vediamo di risolvere il problema, perché è di questo che si tratta: di una vera e propria grana. Sì, l’ennesimo grattacapo ambientalanimalista sarà forse meno noto di altri, ma la sua soluzione è, come spesso accade, alquanto incerta. E la questione è serissima, perché questa volta è in gioco non solo la sopravvivenza di qualche animaletto, ma addirittura di uno stato dell’Australia, la Tasmania. Ah, la Tasmania…

Esperimento: cosa ne sappiamo di questo angolo di mondo? La sua posizione sull’atlante, là vicino all’Australia. Eppure, prima ancora di saper collocare quest’isola sul mappamondo, di un’altra cosa siamo davvero certi: qui abita l’amico di Bugs Bunny e Duffy Duck, Taz, il diavolo della Tasmania. Veloce, vorace, a volte tonto, Taz raggiunge l’apice del successo negli

anni ‘90, quando entra a far parte della famiglia dei Looney Tunes. Mentre il Taz animato si gode la popolarità, per il Sarcophilus harrisii, il suo nome scientifico, inizia un periodo di tribolazioni. Devil facial tumour disease (DFTD), ovvero tumore facciale del diavolo: un cancro trasmissibile diagnosticato per la prima volta nel 1996. In base ad alcune stime, la popolazione

È il marsupiale carnivoro più grande del mondo (non lasciatevi ingannare dal canguro, che è erbivoro!), l’animale che detiene il primato del morso più potente di tutti i mammiferi in rapporto alle dimensioni del corpo, un esserino grande all’incirca come un beagle che, e scusate se è poco, è sopravvissuto alla caccia dei coloni europei, i quali lo ritenevano (a torto) il principale colpevole delle razzie nei pollai. Piccolo e nero, più o meno come Calimero, il diavolo della Tasmania ha spesso goduto di una fama sinistra: ha abitudini notturne, ha un caratterino del tutto particolare, irascibile e rissoso, è saprofago, cioè si nutre di carogne (ecco perché non poteva essere il responsabile dei furti nei pollai), tutte caratteristiche che, per tradizione, sono riconducibili a enti-


Animali

Giugno 2012

Amici miei

tà malefiche. Sarcophilus satanicus e Diabolus ursinus: la testimonianza di nomi scientifici del XIX secolo che di scientifico hanno solo la pretesa di esserlo. La scienza, per il tasmanian devil, è anche questione di pelo: se nella maggior parte degli esemplari il mantello nero corvino presenta una macchia bianca a forma di mezzaluna che attraversa il petto, si è calcolato che un buon 16% sia interamente di colore nero. Il motivo di un look total black? L’evoluzione, signori: quel sorriso bianco stampato sul petto poteva risultare deleterio, se si pensa che le cicatrici dovute ai combattimenti si concentrano proprio in quest’area del corpo e che il rosso sul bianco avrebbe certamente attirato l’attenzione dei conspecifici, ovvero animali della stessa specie, più aggressivi.

E ora la scienza deve metterci la faccia, con lo scopo di salvare la faccia a Taz. La malattia che sta decimando la popolazione dei “cuccioli di Belzebù” si manifesta con la comparsa di formazioni neoplastiche attorno agli occhi e alla bocca: tutto ciò impedisce lo svolgimento delle normali attività di ricerca del cibo e nutrizione, causando la morte per inedia nel giro di pochi mesi. Ciò che è peggio è la trasmissibilità del tumore tra animali: basta un morso per attaccare la forma virale a esemplari sani. Rimedi? Forse in un prossimo futuro. Al momento non esiste né una cura efficace né un vaccino; l’isola-

mento degli animali infetti è l’unico modo attualmente disponibile per cercare di contenere il contagio. D’altronde, l’estinzione di questi mammiferi sarebbe un danno enorme per la biodiversità e l’equilibrio dell’ecosistema: un recente studio ha mostrato come la scomparsa del piccolo marsupiale in alcune zone della Tasmania sia correlata all’inusuale aumento di carcasse di animali selvatici e, di conseguenza, all’incremento di ulteriori malattie. E al turismo, chi ci pensa? Tra catena alimentare a rischio ed economia dell’isola a repentaglio, è proprio il caso di dirlo: cosa diavolo ne sarà della Tasmania? Perché se è vero che la salute è un’acrobazia senza rete, l’economia, senza la salute, è un’acrobazia. Senza futuro.

per metterti in contatto con noi: quintaparete@quintaparete.it

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Sport

Giugno 2012

Quando il gioco si fa duro di Daniele Adami

Il difficile rapporto fra giocatori e allenatore. Un rispetto che va difeso

Dalla panchina alla brace Il calcio è un mondo in evoluzione. I giocatori crescono, maturano, diventano allenatori o dirigenti. A volte anche presidenti. Le società stesse si trasformano, divengono organismi che ricercano, spesso, obiettivi non completamente sportivi. Ciò nonostante, alla base di tale spettacolo, il quale viene osservato ogni giorno da milioni di individui, vi devono stare

alcuni valori capaci di trainare l’intera macchina. Pertanto, non parliamo delle complesse faccende collegate “all’universo denaro” (un elemento che, purtroppo, può rendere gli ingranaggi alquanto duri e affannati) ma di tratti semplici, quasi scontati, per questo tenuti in disparte. Sensibilità e rispetto. Tratti che non possono essere dimenticati o trascurati. Sensibilità e rispetto dei giocatori nei confronti del proprio allenatore, e viceversa. Un rapporto prima di tutto

umano, oltre al lato professionale, intriso di fiducia. Certo, vi saranno, senza dubbio, momenti di scontro e attimi di dissidio, come in qualsiasi tipo di relazione. Ciò nonostante, anche se le diverse personalità faticano ad accordarsi, l’educazione e la stima reciproca non devono nascondersi o sparire. Insomma, un calciatore che non offre una buona prestazione può essere sostituito. Non c’è nulla di male in questo. Inserire forze fresche è uno dei metodi per rinvigorire la squadra, o per darle maggior qualità. Purtroppo, può avvenire che l’allenatore che ha preso questa decisione divenga il bersaglio di insulti e parolacce da parte di chi è appena uscito dal campo. Rispetto annientato. Capacità decisionale annullata. Lavoro reso misero. A volte è la tensione che si inserisce in simili situazioni, a volte non si vuole accettare una sorta di ridimensionamento delle proprie capacità e si indirizza la propria colpa su un’altra persona. Siamo arrivati al punto in cui chi allena deve armarsi di co-

raggio se vuole cambiare un uomo (un giovane, un veterano, un capitano) e, allo stesso tempo, coprirsi gli occhi e tapparsi le orecchie? Alcuni adorati giocatori non accettano la virtù della modestia, oltre alla necessità di un briciolo di educazione. Per concludere, vogliamo parlare di quei “professionisti” che si gettano a terra da soli reclamando un fallo? Vogliamo ricordare loro che una leggera spinta al petto non pregiudica la bellezza del viso? L’idea maturata nella folle mente di colui che scrive è che suddetti individui siano rimasti in un passato privo di tecnologia televisiva. Forse non sanno che vi sono milioni di sguardi rivolti verso il campo da gioco. Ma davvero?

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Sport

Giugno 2012

Quando il gioco si fa duro

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Cucina

Giugno 2012

Serviti il pasto, cowboy di Alice Perini

Se il menù deve dipendere da una A, una B e uno 0…

Viva la pappa! (Anche senza pomodoro?) «Quello che è cibo per un uomo è veleno per un altro» Lucrezio

Colazione e pranzo non classificabili. Ora sono le quattro del pomeriggio e posso solo sperare nella cena. Tè nero e macedonia, quando non immaginavo che il tè potesse essere controindicato per il mio organismo ed ero convinta che la banana fosse consigliata per il potassio. Solo quei tre pezzi di kiwi mi hanno salvato da un disastro nutrizionale. Poi il pranzo: risotto con i funghi (ahi!), peperonata e pomodori (ahi!ahi!). Per fortuna che è arrivata una pera a mettermi in salvo (il frutto s’intende). Sono un tipo A io e come me ce ne sono tanti. Certo, 0 è il più diffuso, mentre B non si vede molto dalle nostre parti: preferisce Giappone, Mongolia, India e Cina. AB, il più raro, è presente in meno del 5% della popolazione. Devo ancora capire se ringraziare questo signore, tal Peter D’Adamo, naturopata che nel 1997 pubblicò uno studio sulla compatibilità degli alimenti con riferimento ai gruppi sanguigni. Il quadro della situazione è all’incirca questo: quando le nostre difese immunitarie avvertono un agente estraneo, prima di intervenire producendo anticorpi, gli antigeni presenti sulle membrane dei globuli rossi vengono chia-

mati a rapporto per una consultazione, una specie di riunione di famiglia nella quale si decide come comportarsi. Arrivano dunque A, antigene del gruppo sanguigno A, e B, il corrispettivo per il gruppo B; inutile dire che AB li possiede entrambi e 0 nessuno dei due. Ecco che entrano in gioco le lectine, proteine presenti negli alimenti e sulla mucosa dell’apparato digerente cui viene attribuito un ruolo fondamentale nella teoria di D’Adamo: qualora dovessimo introdurre lectine incompatibili con il nostro gruppo sanguigno, queste si agglutinerebbero con le cellule del sangue, con il rischio di produrre un’azione simile al rigetto. Visione catastrofica. Disturbi simili alle allergie alimentari. Meteorismo, diarrea, stipsi. Nausea, cefalea, vomito & company. Prima di lasciarvi prendere dal panico, è giusto sapere che il 95% delle lectine alimentari non causa alcun problema all’organismo. Rimane quel 5%: poco ma sufficiente per raggiungere il sangue e innescare reazioni che, secondo D’Adamo, possono portare alla distruzione dei globuli rossi. Altroché i piaceri della tavola! Qui si tratta di seguire una rigida disciplina, considerate le possibili conseguenze. E meno male che noi uomini ci siamo pure evoluti: fossimo incapaci di migliorarci chissà cosa ne sarebbe di noi. A, B, AB e 0 sono, infatti, il risultato degli adattamenti dell’uomo alle mutevoli condizioni ambientali.


Cucina

Giugno 2012

Serviti il pasto, cowboy i latticini “tossici” rimane comunque una vasta scelta: formaggio e latte di soia. Basta. Attenzione al frumento: se ingerito in quantità eccessive provoca acidità. Per fortuna che eravamo agricoltori…

All’origine era lo 0, gruppo dei cacciatori alla ricerca delle proteine della carne. Il cambiamento di clima e la scarsità di cibo portano alla nascita di A, agricoltore e allevatore. B è il gruppo delle zone fredde dell’India e del Pakistan, del pastore nomade che predilige i prodotti del latte. Infine, AB, sviluppatosi dalla mescolanza di A e B, è il più equilibrato, nonostante produca una notevole quantità di anticorpi che, se da un lato permettono una buona difesa contro le infezioni, dall’altro causano più difficoltà nel riconoscere sostanze estranee ai due antigeni. Immagino cosa vi starete chiedendo: cosa posso mangiare allora? A: il naturopata consiglia una dieta vegetariana. La scarsa acidità nella cavità gastrica non permette la completa demolizione delle proteine della carne. Ci daremo al formaggio allora. No! Tolleriamo solo piccole dosi di formaggi fermentati. Tolti tutti

Peperoni, pomodori, melanzane e patate: da eliminare. Ah!, la dieta mediterranea, che bei ricordi! Stessa fine per arance, mandarini e banane. Ciao vitamina C. Ciao potassio. Voi dello 0, cosa ridete? La carne di maiale vi fa male, così come gli insaccati. Anzi, per voi non va bene nemmeno lo yogurt. I prodotti della farina non li assimilate, mentre avete la fortuna di potervi abbuffare di frutta fresca. B, lasciatevelo dire, siete favoriti dalla sorte. Avete un apparato digerente molto tollerante: solo il frumento e la segale danno qualche disturbo. E voi, AB, sarete pure equilibrati, ma sappiate che la maggior parte dei cibi nocivi per A e B lo sono anche per voi. Tranne il pomodoro, magra consolazione. Non so voi, ma io rimango un po’ perplessa di fronte a tutto ciò. Ho solo una domanda che mi frulla per la testa: ma questo Peter D’Adamo di che gruppo sanguigno è? B0h.

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Verona è - Giugno 2012