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Verona è Quinta Parete

www.quintaparete.it

cultura e società

Mensile on-line

Anno 1° - n. 3 - Dicembre 2010

Direttore responsabile Federico Martinelli

Arte

Natale

Cinema

Chardin a Ferrara

Cibo e sapori nel veronese

La comicità che ha fatto scuola

La prima grande esposizione che l’Italia dedica al pittore francese Verona è Novembre 2010 a Palazzo Diamanti. Quinta Parete

cultura e società

a pagina 2

Tradizioni antiche e sempre attuali nelle piazze e lungo le vie della città e della provincia.

Giro giro tondo, io giro intorno al mondo

a pagina 7

di Alice Perini aliceperini@quintaparete.it

Addio a un maestro della risata dallo humor spensierato e dai modi FuoriVerona 10 “maldestri”.

a pagina 12

Ne hanno visteTutto di cose, questi occhi Ma tutti i bambini son bambini? Il caso di Huachipa è paese. il mondo spiccavano Claudia Cardinale di Federico Martinelli federicomartinelli@quintaparete.it e Anna Proclemer. Anche in questo caso il coraggio è stato glio dei suoi versi l’omosessualità. l’elemento principale che ha Ero un bambino, cioè uno di quei Chissà allora cosa lo avrà portato mosso la compagnia Trixtragos mostri che gli adulti fabbricano a scrivere che il bambino ha dicon i loro rimpianti. nella scelta del testo. Diverso ritto al più grande rispetto; frase, per genere da quello di Almoquesta sì, pienamente condivisiJean Paul Sartre bile. dovar, racconta la storia di Cos’è il rispetto nei confronti dei quattro ex cantanti lirici che Quando compagnie teatrali“Il fanciullo merita il massimo ri- più piccoli? C’è una quota misi ritrovano in una pensione “amatoriali” e professioni-spetto” scriveva il poeta latino nima di rispetto, un livello suffiper artisti. Questa condizione ste intraprendono scelte co-Decimo Giunio Giovenale nelle ciente che, una volta raggiunto, ci li porta a riflettere sulla loro raggiose vengono premiate,Satire. Per noi uomini occidentali fa dormire sonni tranquilli? Chi del ventunesimo secolo, general- vi scrive non è ancora entrata a vita, a chiarire rancori passaquantomeno dalla critica emente sensibili alle disgrazie al- far parte della schiera “genitori” ti e non dimenticati. Si ride e dalla soddisfazione del pub-trui e facilmente sopraffatti da e non ha mai avuto modo di trosi riflette, accompagnati dalle blico che esce dalla sala alsentimenti di compassione per i varsi circondata da bambini. Ma più sfortunati, è tutto già così ascolta, osserva, pensa. Si chiede, note del Rigoletto di Giuseppe termine dello spettacolo. Pur-chiaro, che quelle paroline scon- per esempio, dove si trova Hua- zione di ortaggi o alla fabbrica- che sono bravi in tutte e due le Verdi. Merito di queste comtroppo di rado si può assiste-tate di Giovenale quasi ci infasti- chipa, questa località dal nome zione di mattoni. È in Perù, vi- mansioni: con le loro mani picè di portare lo re a drammaturgie nuove, addiscono. Paroline scritte quasi curioso, quasi da cartone ani- cino alla capitale, Lima. pagnie teatrali cole, le dita sottili e le gambe dove i bambini (veri), per Pensa che soprattutto laggiù, spettatore a girano riflettere, da svelte, e rigiranoanche i mattoni allestimenti o riadattamenti2000 anni fa da un uomo della mato, cui vita ignoriamo tutto o quasi: contribuire alle scarse risorse facon molta più facilità agilità di inconsapevolmente, su edraminconsueti o comunque non insembra fosse un misogino con- miliari, si dedicano alla raccolta quelle parti, il mondo funziona così, in modo sbagliato; così quanto non farebbe un adulto. Li maturgie più o meno contemlinea con i cliché delle propostevinto, oltre ad avere come bersa- e selezione dei rifiuti, alla coltiva- come le sembra che le cose non caricano su un camion con leggeche come altrimenti teatrali del veronese. Ho avuvadano per il verso giustoporanee in tanti rezza, se avesserosarebin mano sabbia. Ma all’età altri stati, dall’India alla Thailansecchielloodileggere. be raro un vedere Alto modo di riflettere sull’ar5 ospettacoli 6 anni, si sa, ilproposti corpo si sta dia, dal Pakistan alla Nigeria finotra digli cuni gomento già nelle precedenti Una scena tratta dallo spettacolo “Tutto su mia madre” al Brasile. Pensa che per il momento ancora formando. E quelli non dal gruppo passato: Tre setmi è sia venuto uscite del mensile e in parti- dramma si carica d’intensità “poco visto”. Ela faccenda questa, ma sa che sono in sforzi per bambini. Così diè Israel – mondo di timane di gente seria al ce n’è dopo comeillaparadiso, discarica non un parco colar modo qualche settima- e accompagna lo spettato- in mente uno spettacolo tanta: persone che non solo spe- giochi salubre.passi nel deliHorowitz; Quattro diverna fa, durante la prima dello re verso l’inevitabile epilogo genere assolutamente rano che il mondo cambi dire- Ed ecco allora che in questo che è stato rio, da E. Allan Poe; Lo scopospettacolo Tutto su mia madre, della vicenda. Durante l’in- so da quello vistozione e si metta finalmente “in paese dal nome da favola c’è biscientifico, Rodolfo di per anni intenso e variopinto riadatta- tervallo conversando con il proposto una decina riga”, girando il versonegiusto. sogno di di una fatina in Sonecarne ed che Nuovo lavora per go; questo, ossa che sappia di trasformare La donna serpente, Carlo Teatro mento teatrale dell’omonimo mio vicino di sedia e lodando fa proprio al Gente accade a estiHuachipa. Qui, i Quali quelle montagne di rifiuti in gioGozzi. di questi autori stagione capolavoro cinematografico la scelta coraggiosa di por- e -durante la come bambini non sempre vanno a cattoli, libri, matite, quaderni; avete mai delladirassegna di Pedro Almodovar. Lo spet- tare in scena un testo di non va- nell’ambitoscuola, rado fanno i compiti; che visto sappia rappresentato costruire con quei altre mattoni compagnie? invece Si tratta diper da per non hanno il tempo giocare. non solo leEstrutture tacolo affronta con naturalez- facile “accettazione”, ho riflet- Teatro nei Cortili. attività creative, come il avete disegno, Incredibile. I bambini che non versioni quante diverse dell’amore), za i temi della transessualità, tuto nuovamente sulle com- Quartet (bella figlia hanno tempo per giocare! De- la danza e il canto, ma anche quest’anno dal visto di questa o di quell’altra della fede in Dio, della malat- pagnie teatrali del veronese messo in scena vono contribuire al sostenta- delle basi solide per questi bamannolo diceva potia e della morte di un figlio. che proseguono il loro cam- gruppo teatrale mentoTrixTragos della famiglia ecommedia devono bini. che Perchéogni i bambini, i rifiuti Giovenale, del vanno rispetpolano ilanche cartellone Teatro scorso-Trada uno circondati Protagoniste assolute sono le mino autonomo proponendo e -il decennio lavorare. da mattoni in non cui importa, tati. neivisto Cortili? donne: Elisabetta Pozzi, Al- il “nuovo” o quantomeno il quartetto d’eccezione via Reale, Eva Robin’s e Paola Di Meglio che con la loro Aiuta anche tu le popolazioni alluvionate del veronese carica emotiva coinvolgono lo Per un versamento a favore del Comune di Monteforte d'Alpone spettatore fin dai primi minuti dello spettacolo. Una rappresentazione che non cala mai FONDO CONCORDIA di tensione tranne per i brevi IBAN COORDINATE BANCARIE: IT 57F 02008 59580 000041174711 sketch in cui a far da protagoCODICE BIC SWIFT:  UNCRITB1M30 nista è l’ironia di Eva Robin’s PRESSO L'AGENZIA UNICREDIT BANCA SPA che non manca di lanciare lo DI MONTEFORTE  D'ALPONE (VR) sguardo al pubblico, coinvolto in prima persona. Ma il

Coraggio bambini, tutti al lavoro!

Il coraggio, elemento d’unione per scelte teatrali di livello

Todo sobre el coraje


Arte/Natale

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La vita non imita l’arte, imita la cattiva televisione di Federico Martinelli federicomartinelli@quintaparete.it

Due mostre per una giornata d’arte intensa

Per una giornata ad Arte Siete pronti per partire? Bene! Tenete un’intera giornata per voi e per la vostra anima. E portate anche i figli, l’occasione è unica. Percorrete la Transpolesana fino a Rovigo, se non volete uscire a Occhiobello. Poi un breve tratto di autostrada fino a Ferrara. Prosegue fino al 30 gennaio Chardin, il pittore del silenzio, all’interno di Palazzo dei Diamanti. La mostra, prima monografica dedicata dall’Italia al pittore francese, presenta tutto il percorso umano dell’artista, dalle prime nature morte con frutta e animali, genere considerato allora di minor valore, fino alle scene della vita di tutti i giorni. Protagonisti assoluti giovani e adolescenti, ritratti con garbo e naturalezza nelle attività quotidiane: dallo studio al gioco, dal momento

di serenità e divertimento alle scene di rimprovero. La mostra, lungo la sua evoluzione, fa ben comprendere la dicitura, il pittore del silenzio. È Chardin difatti uno dei primi a discostarsi dalle scene di vita aristocratica, soggetti che rappresentavano l’arte dell’epoca. È Chardin a scegliere di intraprendere una nuova strada, quella della rappresentazione di una realtà sinora inesplorata e rimasta nel “silenzio”. Lo stesso silenzio è trasmesso nella serenità e morbidezza di una pittura “dell’anima”. Il viaggio prosegue. Dopo una breve pausa in Autogrill, a mangiare un camogli o un panino con il culatello, dirigetevi verso Padova dove, a Palazzo Zabarella, è in corso un’altra mostra: Il volto dell’800, da Canova a Modigliani (fino al 27

febbraio). Certo, forse molti di voi non concorderanno con l’idea di visitare due mostre d’arte lo stesso giorno ma spesso vale la pena non perdere l’occasione e dato che ci siete, non vedo perché rischiare di perdersi un altro evento di livello. Nelle belle sale spiccano indiscusse le opere di Antonio Mancini – magistrali, uniche, intense-, di Domenico Morelli, di Bernardo Celentano e di Mosè Bianchi. Non dimenticate di soffermarvi sulle opere di Boccioni e Boldini e di notare l’originalità del ritratto Sogni, di Vincenzo Corcos, ospitato sulla copertina del catalogo. L’opera affianca alla classicità del soggetto tipico della tradizione pittorica italiana, l’iperrealismo espresso dai libri, dalle scarpe in vernice nera e dalla panchina su cui è seduta

Un’opera di J. B. Chardin (particolare)

la ragazza. Il contrasto con il pavimento e l’abito, decisamente più morbidi nei toni e nei colori caratterizzano un’opera di raffinata intensità. Poi tornate a casa, sfogliate i cataloghi, attendete una o due settimane e, come ho fatto io, tornate a rivisitare entrambe! L’arte merita di essere assimilata e rivista, per essere ricordata con maggior profondità.

di Erika Prandi

La Natività rappresentata: un incontro tra fantasia e cultura

Alla scoperta dei presepi della provincia veronese Il presepe ha origini antichissime: nato da un’idea di San Francesco d’Assisi, che ne realizzò il primo vivente a Greccio nel 1223, si diffuse in seguito in tutta Italia diventando simbolo della cristianità in quanto raffigurante la nascita del Signore. Arnolfo di Cambio realizzò nel 1290 il primo presepe scolpito a tutto tondo e, dal XIV secolo, divenne il tema dominante per molti artisti che realizzarono grandi statue permanenti per le chiese. Dal 1600 si ebbe la moda, presso le case dei nobili, di avere piccole cappelle in miniatura. Proprio questo cambiamento portò Napoli a competere con altre città nella realizzazione delle statuine fino ad acquistarne il primato. Attualmente i presepi che si tro-

vano in commercio sono realizzati con prodotti molto diversi tra di loro che vanno dal legno per gli artigiani genovesi, alla carta pesta per i pugliesi fino ad arrivare ai partenopei che

utilizzano la terracotta. Tutte queste tipologie di rappresentazione si possono ammirare in un unico luogo: l’Arena di Verona. Quest’anno, infatti, continua l’annuale Rassegna Internazionale del Presepio

nell’Arte e nella Tradizione giunta alla ventisettesima edizione. Dal 4 dicembre al 23 gennaio sarà possibile visitare, nella suggestiva scenografia dei corridoi dell’antico anfiteatro, i presepi provenienti dal mondo e dalle regioni italiane. Gli Stati partecipanti sono la Slovenia, la Repubblica Ceca, la Croazia, la Polonia, la Svizzera e la Germania mentre dall’Italia la Calabria, il Lazio, le Marche, il Piemonte, la Toscana, il Veneto, la Liguria e la Sicilia. Tutto questo è simboleggiato dalla maestosa stella che sovrasta gli arcovoli dell’Arena e parte di piazza Bra. Gli orari di visita sono dalle 9 alle 20 tutti i giorni compresi i festivi. Uno spettacolo emozionante è quello che offre il presepe di Peschiera,

completamente illuminato e immerso nelle acque del lago di Garda, visibile dal 1 dicembre al 6 gennaio dal ponte di San Giovanni. Dal 5 dicembre fino all’Epifania è aperto anche il presepe di Lazise, presente nella chiesetta di San Nicolò al Porto, che ogni anno riceve più di 100 mila visitatori per la complessità e la magnificenza della realizzazione. L’orario di apertura è dalle 9 alle 21. Il comune di Soave offre, invece, la possibilità di ammirare svariati presepi posizionati nel borgo medievale, nei palazzi storici e nella chiesa principale seguendo un vero e proprio itinerario. Questo sarà possibile dal 19 dicembre al 17 gennaio. Il 26 dicembre è la volta del presepe vivente di Monteforte d’Alpone, visitabile dalle 15 alle 16 nel Chiostro Vescovile, che offre una rivisitazione della Natività con la possibilità di assistere seduti. Oltre alla scena sacra ci saranno anche attrezzi degli antichi mestieri.


Arte

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La vita non imita l’arte, imita la cattiva televisione di Erika Prandi

Rappresentazione di un crimine alla Boxart

La pittura concettuale di Emilio Isgrò L’arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla e indica il contenuto del futuro Vasilij Kandinskij

Con questa mostra «si fa forza il grido di dolore di un artista per l’Italia che si sfascia». Sono le parole di Emilio Isgrò, classe 1937, che ha presentato le sue opere alla Galleria d’Arte Boxart il 27 novembre. La personale, curata da Marco Bazzini, sarà visitabile fino al 31 gennaio. Il pittore siciliano ha iniziato la sua carriera come scrittore e poeta fino a realizzare, nel 1964, le prime Cancellature dando vita alla poesia visiva e all’arte concettuale. Otto anni più tardi inizia il lungo periodo della Biennale di Venezia e

nel 1985 il Teatro alla Scala gli commissiona un’installazione multimediale. Successivamente partecipa ad una collettiva al MoMa di New York mentre le sue personali sono presentate in tutta Italia. E proprio questa Italia è il soggetto delle sue opere, precisamente la Costituzione che viene cancellata per evidenziare il crimine di un Paese che rischia di sfaldarsi se non si fanno propri i principi in essa contenuti. Isgrò, quindi, vuole rappresentare la situazione attuale senza cedere in provocazioni in quanto sensibile sia al linguaggio che ai valori dei nostri padri. Per lui «cancellare non è negare ma arare il campo della scrittura dove far nascere nuovi sogni e nuovi pensieri» che possano risollevare le sorti di un’Italia pronta a incontra-

re un destino migliore. L’opera concettuale, basata non sul dato visivo ma sul concetto di cui è pervasa, è anche prodotto poetico imperniato di struggimento e di pietà. Gli insetti, poi, sparsi qua e la tra le pagine della Co-

stituzione, sembrano il simbolo di un passaggio temporale, di una transitorietà che presto lascerà il posto a qualcosa di definitivo come lo sono le scritte che si formano su tele bianche simili a pagine di un libro.

Copyright: Emilio Isgrò Courtesy: Boxart Galleria d'Arte Photocredit: Andrea Valentini

Alla Galleria Incorniciarte un pittore che “suona il mondo”

Giuseppe Chiari e l’eredità picassiana E’ stata inaugurata sabato 27 novembre, alla Galleria Incorniciarte, la personale di Giuseppe Chiari curata da Luigi Meneghelli. In mostra sono presenti circa quindici opere del pittore fiorentino nato nel 1926 e scomparso tre anni fa. In esse il tema dominante è lo strumento musicale riproposto con differenti caratterizzazioni tali da permettere al visitatore di trascendere la sua mera funzione per avvicinarsi alla realtà concreta, tangibile dell’oggetto. La chitarra, il violino e il clarinetto, per citarne alcuni, sono posizionati direttamente sulla tela come un quadro viene appeso ad un muro. Ciò che la superficie rappresenta è la storia di quello strumento: spartiti musicali, pezzi di giornali, vecchie foto in bianco e nero, tutto colorato dalla mano veloce dell’artista che vuole sì immortalare ma anche cancellare. Questa negazione la si avverte anche per l’oggetto che è imbavagliato dal nastro

adesivo come se la sua funzione non avesse più importanza. È solo storia che va ricordata e lo strumento musicale è il cime-

Un lavoro dell’artista fiorentino

lio di una vita narrata. In tutto questo si sente l’eco provocatorio picassiano, creatore del collage, che supera il semplice concetto di opera realizzata mediante l’utilizzo di colori per arrivare ad una soluzione più vicina alla realtà. E la realtà indagata, ritagliata, incollata è la matrice comune di due artisti che vogliono narrare la medesima storia ma con voce diversa. Picasso con i fogli colorati o di giornale, Chiari con l’introduzione fisica di un oggetto che è sempre portatore di musica e quindi, di armonia. E proprio questo oggetto lo avvicina anche a

Duchamp e al suo ready-made dove qualsiasi cosa assurge, per la prima volta, al ruolo di opera d’arte. Questa duplice provenienza caratterizza i lavori di Giuseppe Chiari che si pongono come sintesi perfetta di due mondi all’apparenza molto distanti tra di loro ma in realtà molto simili. Entrambi, infatti, si ponevano all’avanguardia nel panorama artistico mondiale ma il nostro lo fa con uno sguardo più sensibile e attento verso ciò che non è solo visione ma anche udito, percezione. Chiari cerca di avvicinare la musica alla produzione umana più legata in assoluto all’occhio: la pittura. E lo fa con tutte le coordinate possibili unendola allo strumento e alla vita quotidiana strappata dai fogli di giornale. Un’unione perfetta di più mondi che si intrecciano nelle opere di un grande artista. Esse si possono ammirare fino al 29 gennaio, dal martedì al sabato, dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.30.


Valore italiano solo da allevatori Italiani

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Libri

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È la stampa, bellezza! di Ernesto Pavan

Un romanzo di personaggi con spunti interessanti

Il mugnaio che ululava nei boschi Se Arto Paasilinna aveva come obiettivo mostrare che la “normalità” è solo una patina, al di sotto della quale si cela ogni sorta di bizzarrie, con Il mugnaio urlante possiamo dire che è riuscito nel suo intento. Il romanzo è la storia, ambientata in un paesino della Finlandia, di Huttunen, un uomo venuto da fuori, che ha acquistato il mulino locale e lo ha rimesso in funzione poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Huttunen è una persona semplice, con un solo vizio: quando è triste o eccitato, ulula come un lupo. Il quieto vivere del paese è scosso da questa anormalità, ma Pasasilinna, giocando coi punti di vista, ci mostra che ognuno dei paesani è afflitto da problemi psichici molto più gravi di quelli del mugnaio, perché a differenza di quest’ultimo i loro si ripercuotono sugli altri. Persino l’innamorata

di Huttunen, che pure fa ogni sforzo per stargli vicino, non riesce a liberarsi del tutto dai pregiudizi e a comprendere appieno il mugnaio. Sfortunatamente, questa caratterizzazione dei personaggi alla lunga ne trasforma la maggior parte in macchiette per cui è difficile provare la minima empatia, danneggiando un impianto altrimenti molto buono. Anche il finale (che non sveliamo) soffre di impressionismo e di un forte distacco con il tono generale del resto dell’opera. Il mugnaio urlante è indubbiamente un romanzo di personaggi, non di trama, eppure non possiamo fare a meno di pensare che una maggiore attenzione per quest’ultima avrebbe migliorato di molto l’opera, già di per sé interessante. Leggendo, si ha l’impressione che tutto ciò che accade sia già stato stabilito (dal Fato

o da una forza analogamente impersonale) e che gli eventi siano uno spettacolo piuttosto che una storia di vita “vera”: le azioni di Huttunen e quelle dei comprimari della storia hanno ben poco di spontaneo e, in generale, negli eventi del romanzo riecheggia un tono moraleggiante che non ci è piaciuto. Bisogna anche dire, però, che in generale Paasilinna è un buon narratore, attento ai punti di vista e a evitare le intrusioni dell’io narrante. Per quanto riguarda l’edizione italiana, basta dire che il romanzo è pubblicato da Iperborea. Questo implica un formato non proprio ortodosso e, sopratutto, un prezzo di copertina sproporzionato alle dimensioni; la qualità della traduzione e dell’editing, perlomeno, ci è sembrata buona. Arto Paasilinna, Il mugnaio urlante, Iperborea, pp. 280, € 14,00

I doni di Ursula Le Guin è un romanzo da dimenticare

Anche i grandi ogni tanto falliscono Non ci siamo proprio. Ursula Le Guin è una delle autrici migliori che la letteratura fantasy abbia mai avuto (si pensi, prima di tutto, alla saga di Earthsea), eppure I doni è un esempio perfetto di cattivo romanzo: personaggi a cui non si vede perché il lettore dovrebbe affezionarsi, una trama che fino all’ultimissima parte non ha nulla di appassionante e un’ambientazione tratteggiata rozzamente e ben poco interessante. La premessa dell’opera è che fra gli abitanti dei Monti (una regione, evidentemente montuosa, non meglio collocata all’interno di un contesto più ampio) sono presenti i Doni, una varietà di poteri magici. I montanari – li chiameremo così in mancanza di altro termine – sono l’incarnazione dei pregiudizi che gli abitanti delle pianure da sempre hanno nei

confronti di quelli delle montag ne: sono ignoranti, sporchi e vagamente selvaggi, sempre in lotta fra loro per motivi futili. Non si capisce come mai non si siano sterminati a vicenda, o un clan particolarmente potente non abbia dominato tutti gli altri, dal momento che fra i Doni in possesso di alcune famiglie nobili vi sono gli equivalenti fantasy delle armi nucleari e batteriologiche; ma questa è solo una delle tante incoerenze che impestano il romanzo. Altre includono il comportamen-

to dei personaggi, in pa r t ic ol a r e il padre del protagonista, e la loro generale stupidità, che sfiora il livello bestiale. Che i personaggi di un libro siano stupidi ci può anche stare: ogni specie animale produce esemplari con facoltà mentali al di sotto della soglia di sopravvivenza. Quello che non è accettabile in una storia è che, nonostante tutti i personaggi siano stupidi, essa vada avanti come accadrebbe nel caso in cui fossero le loro scelte a guidarla e non la mera volontà dell’autore.

Vogliamo parlare della trama? Non possiamo, perché fino alle ultime pagine non accade nulla. La maggior parte dello spazio è occupato dalle riflessioni del protagonista, un ragazzo costretto alla cecità dal potere terribile e incontrollabile che alberga nei suoi occhi (ma, con cento pagine di ritardo, egli scoprirà che...): peccato che questi pensieri siano banali e stufino in fretta. Anche lo stile lascia alquanto a desiderare, con un abuso del raccontato a spese del mostrato e un ritmo piuttosto lento. Una tristezza. Abbiamo preso I doni in prestito in biblioteca e ne siamo lieti: questo romanzo non vale il prezzo di copertina. O la metà di esso. O qualunque spesa, a dire il vero. Ursula K. Le Guin, I doni, pp. 235, € 17,60


Giochi di ruolo

Dicembre 2010

Nessun uomo è un fallito se ha degli amici di Ernesto Pavan

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If you can dream it, you can do it Walt Disney

Finalmente in Italia Trollbabe di Edwards

Quando l’eroe è donna e ha le corna Ci siamo trovati a San Rigo (RE), fra un cesto di chizze e un bicchiere di vino, e abbiamo creato ciascuno una trollbabe. Delle tre ragazze che sono venute fuori ricordo solo la mia Tara, con le sue corna da capretta e la sua totale inettitudine sociale (è riuscita a convincere qualcuno di qualcosa una sola volta su mille), e una delle altre due, la cui filosofia consisteva nel picchiare i problemi fino a quando non si rialzavano più. Il Game Master (nonché editore italiano del gioco) ha chiesto a ognuno di puntare il dito su una mappa per scegliere il luogo dove si sarebbero svolte le storie delle trollbabe: Tara è finita lungo una costa oceanica, la pacifista in montagna e la terza trollbabe in una foresta, con somma gioia del Game Master che ha dovuto disegna-

re ogni singolo alberello triangolare. In ciascuno di questi luoghi c’era una posta in gioco, qualcuno che voleva qualcosa che qualcun altro voleva per sé; le nostre trollbabe sono arrivate a rompere lo status quo (non è difficile quando sei più forte dell’uomo più forte e sai usare la magia). Sono accadute delle cose. Ho un vago ricordo del finale di una storia (due padri convinti, a forza di pugni sul cranio, che il benessere dei loro figli veniva prima delle faide fra tribù), mentre le altre due sono rimaste incompiute per motivi di tempo. Trollbabe (Narrattiva, € 29,90) è un gioco di Ron Edwards, il padre del game design moderno, uscito nel 2002 e raffinato in anni di gioco e feedback fino alla seconda edizione del 2008, su cui si basa la versione ita-

liana. La premessa è semplice: esistono le trollbabe, ragazze muscolose con corna da troll. Ciascun giocatore ne ha una e, in tutto il mondo immaginario in cui si ambienta il gioco (una sorta di fusione fra l’Irlanda o il Galles celti e la Scandinavia vichinga), non ne esistono altre. Le trollbabe sono sempre in viaggio, come accade agli eroi dell’heroic fantasy, e nei luoghi che visitano vi è sempre una situazione di conflitto in cui loro possono far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. Ai giocatori spetta decidere del comportamento delle loro trollbabe, mentre il Game Master si occupa di descrivere il mondo intorno a esse e controlla i personaggi secondari, oltre ad avere il compito di determinare la posta in gioco in ogni avventura.

Le storie si concludono quando la situazione è risolta, al che le trollbabe possono riprendere i loro viaggi. Il sistema di gioco è estremamente semplice e il manuale guida giocatori e Game Master passo passo, con rara limpidezza. Sebbene la premessa (forzute ragazze con le corna che vagabondano in un mondo fantasy) possa apparire quantomeno bizzarra, Trollbabe è un gioco profondo, basato sul principio della scelta dell’eroe: le trollbabe hanno grandi poteri e le loro azioni hanno conseguenze importanti, che nel corso di avventure successive possono arrivare a modificare i destini di regni e imperi. Consigliamo a tutti di provarlo.

Shock: fantascienza sociale

Cosa succederebbe se... Venti minuti nel futuro, le persone sono soggette a copyright; qualcuno ha inventato una macchina per parlare con Dio; l’umanità ha ancora un anno di vita. Da questi Shock prende il nome il gioco (con l’aggiunta di due punti per shockare meglio), che tratta di storie di fantascienza sociale alla Heinlein o alla Aasimov. La prima cosa che il gruppo deve fare è decidere un evento epocale che potrebbe verificarsi nel futuro prossimo, lo Shock; quindi si stabiliscono dei Temi a esso correlati, come Religione o Libertà. Ogni Persona Giocante (il manuale usa ovunque una terminologia sessualmente neutra) avrà il controllo di un Tema e sarà l’autorità finale su di esso. Il passaggio successivo è creare i Protagonisti, uno per Persona, e i loro Antagonisti, controllati dalla Persona alla sinistra del relativo Protagonista. Nel corso del gioco Antagonisti e Protagonisti interagiranno

fra di loro, fino ad arrivare alla scena finale in cui ogni Protagonista affronterà il conflitto decisivo... e ritroverà o perderà la fede, ucciderà Dio, distruggerà la Corporazione o diventerà un vero essere umano, a seconda di quanto stabilità dalla Persona Giocante che lo guida (per inciso, tutti gli obiettivi qui elencati sono stati raggiunti o meno in sessioni realmente giocate). Le vicende di ogni Protagonista sono più o meno strettamente individuali (due Protagonisti possono incontrarsi, ma ciò non è necessario e potrebbe non accadere mai), ma le Persone Giocanti gli altri Protagonisti hanno un ruolo attivo anche quando fanno da pubblico; vi è comunque un’alternanza delle scene riservate a ciascun Protagonista e relativo Antagonista, e il gioco procede molto rapidamente. Shock: (di Joshua C. Newman, Janus Design, € 27) è pensato per sessioni one-shot, in cui le

storie dei Protagonisti cominciano e finiscono, ma può essere giocato più volte con gli stessi Protagonisti (anche nel caso questi siano morti: basta introdurre un nuovo Shock, ovvero la possibilità della resurrezione!). È perfetto per il gioco casuale, quando si ha poco tempo o bisogna trovare qualcos’altro

da fare perché qualcuno non si è presentato. Attraverso un sistema di gioco elegante e intuitivo, consente di creare storie appassionanti con il sapore della grande fantascienza. La nostra raccomandazione nel giocarlo è la stessa che fa l’autore nella sua dedica: divertitevi a radere al suolo il futuro!


Natale

Dicembre 2010

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Serviti il pasto, cowboy di Erika Prandi

Tradizione nordica unita a cultura locale

Mercatini di Natale che resistono nel tempo Il mercatino di Natale o Christkindlmarkt (che in tedesco significa il mercato del Bambino Gesù) ha origini nordiche, precisamente tedesche. Qui i primi mercati avevano il nome di San Nicola, il santo che ha dato origine al mito di Santa Claus conosciuto da noi come Babbo Natale. Il primo di essi è attestato nel 1434 a Dresda. In seguito alla riforma protestante e all’opposizione al culto dei santi, il nome fu cambiato in Christkindlmarkt conoscendo una vasta diffusione. Altri ne sorsero a Strasburgo nel 1570 e a Norimberga nel 1628. Nei mercatini i migliori artigiani della zona esponevano le loro opere che richiamavano la Natività e l’Avvento; per questo ancora adesso la tradizione vuole che siano esposti solo prodotti fatti a mano. I più famosi, oltre a quelli già citati, sono a Colo-

nia e, in Italia, a Bolzano dove sono sorti nel 1990. A Verona i mercatini di Natale si possono ammirare nelle principali vie e piazze della città. Quest’anno saranno presenti dal 26 novembre al 6 gennaio. I primi sono quelli provenienti da Norimberga visitabili nella piazza dei Signori fino al 19 dicembre. Ad essi se ne affiancano altri nel Cortile Mercato Vecchio e del Tribunale fino al 24. Dal 10 al 13 nella piazza dei Signori ci saranno le tradizionali casette in legno delle tre città gemellate con Verona: Nimes, Monaco e Detmold mentre in piazza Bra, via Roma e via Mazzini ci saranno le bancarelle di dolciumi tipiche di Santa Lucia, alcune già presenti il 3 dicembre. Per finire, nelle stesse vie e piazze ma dal 16 al 24 e dal 27 al 6 gennaio, ci saranno le bancarelle di Natale e dell’Epifania.

A Villafranca i mercatini stazioneranno in piazza Giovanni XXIII dal 4 al 24 dicembre of frendo, ai visitatori, prodotti tipici e articoli da regalo, tutti Un caratteristico chiosco presentati nelle classiche casette in legno. Gli orari sono: dalle 15.30 alle 22 tutti i giorni mentre la domenica dalle 9 alle 21. A Bussolengo si potranno ammirare dal 4 al 19 dicembre insieme a stand di prodotti gastronomici tradizionali. A Garda i mercatini apriranno il mercoledì e il giovedì dalle

15 alle 19, il venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19 mentre il sabato e la domenica dalle 10 alle 20. Essi saranno presenti dal 19 novembre al 9 gennaio accanto a stand di prodotti provenienti dalla Baviera, da Innsbruck, Verona, Carrara, dalle località modenesi, da Mantova e da Ostiglia.


Viaggi

Dicembre 2010

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Giro giro tondo, io giro intorno al mondo di Alice Perini

Quel XX Settembre distrutto dal 6 aprile. In attesa di giorni migliori.

Quando la via è questione di vita Un giovane va incontro alla vita: cioè, è la vita che da dietro lo spinge Ennio Flaiano

Via XX Settembre. Nelle città che frequento c’è sempre una via o una piazza battezzata così: c’è a Mantova, città nella quale sono nata, nella quale ho frequentato la scuola superiore. Città della quale sono orgogliosa perché posso andar fiera del passato che ha vissuto e delle testimonianze che di quelle epoche lontane sono rimaste oggi. Quella via c’è anche a Verona, in “zona università”. È in quella via che si trova la fermata dell’autobus per gli studenti, gli appartamenti per chi è fuori sede. La via multietnica di Verona che ho frequentato spesse volte di giorno per arrivare alla fermata dell’autobus dall’università in cui ho studiato per tre anni, ma mai di sera (perché chi conosce la città mi

ha sempre detto che era meglio fare così). E a Bologna, l’ultima mia conoscenza. Qui a dire il vero c’è Piazza XX Settembre, vicino al Parco della Montagnola, parco per il quale non ho mai passeggiato in due anni di frequentazione con questa grande città, perché anche qui mi è stato detto che “non è una bella zona, neanche di giorno”.

Certo, di vie e piazze con questo nome ce ne saranno un po’ dappertutto: del resto, come si può pensare di non intitolare una strada a questa giornata storica? Ah, quando si parla di storia è sempre bene precisare l’avvenimento, considerato che in fatto di date e avvenimenti è risaputo che non siamo proprio imbattibili. Poco più di 140 anni fa, il 20 Settembre 1870 i bersaglieri del Regno d’Italia entravano a Roma sancendo l’Unità del Paese e, di conseguenza, la fine del potere temporale dei Papi. L’Aquila: qui c’era via XX Settembre. Oggi ci sono i resti dei palazzi che si affacciano su questa strada deserta, affollata solo di transenne. Qualche mazzo di fiori attaccato a queste grate di acciaio, qualche biglietto. I muri sono segnati dalla croce di Sant’Andrea, proprio quella che segna il passaggio a livello senza barriere. Quella è la firma più comune di ogni casa, segno che lì non puoi trovare nessuno, puoi passare oltre. Il guaio è che puoi passare oltre ogni casa, perché lì, in quella via, non ce n’è una che sia integra. Ricorda un po’ il segnale fatto con il sangue d’agnello che il Signore ordinò di lasciare agli ebrei sull’architrave della porta di casa, cosicché, alla vista di quel segno di riconoscimento, l’angelo potesse passare oltre salvando il primogenito. Un segnale di salvezza per alcuni e di morte per altri. Qui, a L’Aquila una firma che in qualche casa avrà portato morte, in altre “solo” delle ferite. Chi si è “salvato” ha salvato parte della propria vita, perché salvarla tutta era impossibile. Se la propria vita scorre in una cittadina di provincia tranquilla, in cui si ha la possibilità di passeggiare

per i portici, di andare al bar con gli amici a giocare a carte, di sedersi su una panchina a riposare, di incontrare persone, di poter vedere i turisti con le loro mappe della città, un terremoto può far perdere anche la quotidianità, l’abitudine di cui spesso ci lamentiamo e che in realtà pochi di noi vogliono davvero mollare. La quotidianità non si ricrea con le c.a.s.e. (complessi anti-sismici ecocompatibili), anche se un tetto sulla testa non lo può rifiutare nessuno. Solo un distesa di c.a.s.e. senza un bar, un punto di ritrovo. Senza. Senza parte della propria vita che è rimasta in via XX Settembre, così come in tutte le altre vie de L’Aquila. Non si prendano queste parole come una negazione di ciò che è stato fatto finora da parte delle istituzioni, ma come un tentativo di far riflettere chi non ha visto com’è la città ora. Perché se gli Aquilani protestano, protestano perché non c’è un progetto per la ricostruzione della loro città. E progetto è sinonimo di futuro. No progetto, no futuro. E non si pensi che l’aquilano non si voglia rimboccare le maniche per sistemare la sua vita rimasta incastrata in “zona rossa”; semplicemente, non può al momento fare nulla senza un permesso. E se deve tornare a casa per prendere qualcosa, deve

essere accompagnato dai Vigili del Fuoco. Riportare quella via deserta come via XX Settembre ad essere una via di vita non sarà cosa facile, perché passare da una via ad una via di vita non è solo questione di aggiungere una “t”. Non ci resta che un poster Tra le tante vie de L’Aquila, via XX Settembre è quella che, personalmente, mi ha portato più dolore. È qui che si vede dentro alle case, che si può spiare nel bagno, nella camera da letto. È in questa via che si vede il lavandino, il water, gli effetti personali: quasi come se quel bagno, invece che trovarsi a penzolare sospeso al secondo o terzo piano di una palazzina, si trovasse comodamente seduto in uno di quei saloni di arredamento. Un armadio con l’anta ancora aperta e un poster attaccato. Cose di noi ragazzi, la voglia di tappezzare la camera con i poster che più ci piacciono, con le foto di chi è rimasto al nostro paese e che vediamo una volta alla settimana se non stiamo troppo lontani, altrimenti anche una volta al mese. Perché andavamo all’Università de L’Aquila. Perché quel bagno e quella camera sono nella casa dello studente.


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Houston, abbiamo un problema di Alice Perini

Quella leggenda che ne sta all’origine per inchinarsi alla sua bellezza

La “soglia” della Boemia: Práh Non si può conoscere con l’esperienza una grande città: la sua vita è troppo complessa perché un qualsiasi individuo possa parteciparvi Aldous Leonard Huxley

Un fiume, la Moldava, la attraversa tagliandola a metà. Il suo centro storico, visitato ogni anno da milioni di persone, è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 1992 e grazie all’atmosfera magica che la circonda può vantarsi di aver fatto capitolare un caparbio dongiovanni come Mozart. Questa è Praga, una città da incontrare lasciandosi guidare dalle proprie passioni: arte, letteratura, musica, architettura se volete conoscere il suo ricco tesoro culturale; il quartiere ebraico e i tanti musei, soprattutto se inerenti alla storia, per portarsi a casa quel “qualcosa in più” da una città che ha sempre saputo come essere al centro dell’attenzione. Tra le due celebri defenestrazioni, la prima del 1419 e la seconda del 1618, sono passati quasi due secoli, ma è pur sempre vero che il secondo episodio è il momento scatenante della Guerra dei Trent’anni. Nel Novecento la città non ha avuto molte ragioni per essere contenta: oltre a ciò che già sappiamo

di questo secolo breve ma denso, nel 1968 le proteste della “Primavera di Praga” furono stroncate dall’arrivo dei soldati dei paesi aderenti al Patto di Varsavia. Per farsi un’idea degli anni del regime comunista a Praga può essere utile una visita al Museo del Comunismo, situato proprio a due passi dal centro. A proposito di musei, scegliete di visitarne qualcuno che sia vicino ai vostri interessi personali: giocattoli e musica sono solo due esempi. Smetana, Dvorák e Mozart sono tra i compositori ai quali è stato dedicato un angolo di Praga. Il compositore austriaco, che capitava spesso in questa bella città, visse per alcuni anni a Bertrmaka, un elegante palazzo del XVII secolo situato su una dolce collina appena fuori dal cuore di Praga. Chissà se fu la tranquillità di questo luogo ad ispirargli la fine dell’opera “Don Giovanni”, il cui debutto avvenne proprio in questa città. Per chi ammira Mozart, la visita al museo è d’obbligo: l’arredamento, fine e ricercato, è quello su cui si posavano gli occhi del genio compositore, mentre i documenti, gli spartiti, le lettere, i manoscritti e gli strumenti musicali che riempiono le sale risalgono tutti al periodo di

Nelle immagini due scorci della splendida città

Mozart. Una di queste teche contiene una ciocca di capelli. Se ci credete, è di Mozart. Soprattutto se siete accompagnati da piccoli viaggiatori, il museo del Giocattolo vi aspetta dentro al Castello di Praga. Preparatevi: è la seconda più grande esposizione di giocattoli del mondo. Inutile dire che contiene proprio di tutto, dai trenini alle automobiline, dagli animali di legno alle bambole “da collezione”, per finire con i giochi più amati degli ultimi anni. Vale proprio la pena fermarsi in questo delizioso museo non solo per il contenuto, ma anche perché avrete camminato per un po’ prima di arrivare al Castello, situato su uno dei nove colli di Praga, battezzata, per questo motivo, la “Roma del Nord”. Non aspettatevi il “solito” castello fatto di centinaia di sale, saloni e salotti: all’interno delle sue mura il Castello di Praga accoglie e conserva una piccola città con chiese che ricordano la tradizione del gotico francese come la cattedrale di San Vito; palazzi i cui corridoi hanno assistito agli eventi sociali e mondani più importanti per la corte dei re cechi e che oggi contengono copie dei gioielli usati per l’incoronazione dei reali; torri adoperate come prigioni o come depositi per la polvere da sparo; piazze; giardini. E vicoli, perché Praga va conosciuta anche in alcune sue stradine strette, leggermente in salita, con le casette di più colori che si affacciano deli-

cate, quasi timide, alla vita. Il Vicolo d’Oro, all’interno del Castello, è il più conosciuto, oltre a essere il protagonista di alcune delle tante leggende che avvolgono Praga. Si racconta che questa via fosse abitata anche da alchimisti, specialmente durante il regno dell’imperatore Rodolfo II, appassionato di magia (15751611), costantemente occupati nella ricerca di quella misteriosa formula che doveva trasformare il ferro in oro; tre secoli più tardi, in una di quelle casette, al civico numero 22, abita Franz Kaf ka. Certo, consigliarvi un viaggio a Praga in pieno inverno potrà farvi venire già freddino. Provate, invece, a immaginarvi in questi vicoletti, con la neve, bardati contro le intemperie, con il fiato che disegna la nuvoletta davanti a voi... Ma con il pensiero che corre ai Mercatini di Natale in Piazza della Città Vecchia (per questa volta, accontentatevi del nome in italiano cari viaggiatori. Il nome in lingua ceca è leggermente più complicato anche se sicuramente più misterioso. Staromestské namesti).


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Quando il gioco si fa duro di Daniele Adami

Le parole di Ettore Torri sul mondo del ciclismo: sfogo, frustrazione, speranza

Doping per tutti? No grazie, meglio lo sport Gli stregoni del male sono sempre all’attacco, i progressi della scienza diventano veleni per lo sport Candido Cannavò

“Vorrei una scatola di anabolizzanti, due confezioni di Epo e, già che ci siamo, una sacca di sangue per le trasfusioni. Non si sa mai che possa servire!”. Il commesso prende tutto e dice al suo cliente: “Lo sa che da qualche mese su ogni prodotto dopante c’è scritto che nuoce gravemente alla salute?”. “Certo - risponde l’acquirente - ma ora chi fa sport non può fare a meno della droga. Tutti sanno che fa anche male, non è una novità”. Lo sportivo mette tutto in un sacchetto, paga e va via. Un po’ forte come inizio. Certo. Per fortuna, tuttavia, si è parlato di una situazione irreale. Occorre ora dare una identità al nostro cliente. Si tratta di un ciclista, non necessariamente

professionista. Potrebbe anche essere un dilettante, un signore di mezza età che si diverte ad esplorare i territori con qualche amico, oppure, peggio ancora, un giovane ragazzo che ha da poco messo i piedi sui pedali di una bicicletta. Ma torniamo alla realtà. Mercoledì 6 ottobre la stampa, sportiva e non, ha riportato alcune dichiarazioni rilasciate da Ettore Torri, capo della Procura antidoping del Coni, in merito agli ultimi risultati ottenuti in questo ambito. Senza alcun dubbio l’affermazione più interessante è stata questa: “Tutti i ciclisti

sono dopati”. Da quattro anni al timone della struttura istituzionale che si impegna contro la diffusione di droga sui terreni da gioco, Torri ha condotto, e sta tuttora portando avanti, numerose inchieste. Tra le più recenti ricordiamo quella nei confronti del corridore spagnolo Valverde, oppure la riapertura in Italia del fascicolo riguardante l’intricata faccenda denominata “Operacion Puerto”. La storia del ciclismo, si sa, è un mare dal quale, di tanto in tanto, spunta qualche dolorosa isola fatta di doping e di menzogne. Menzogne nei confronti dello sport e di chi lo pratica conformemente alle regole. Dire che tutti i ciclisti sono dopati equivale a sostenere che questo intero mondo è marcio. Un cosmo afflitto da un male radicato in profondità e difficilissimo da estirpare. Tuttavia, Ettore Torri aggiunge altro pepe: “Se il doping non facesse male alla salute, sarebbe da legalizzare”. Queste parole non sono altro se non il corollario delle precedenti. Non sono, però, meno importanti o meno pesanti. La droga fa male, ma se tutti la usano perché non acquistarla e venderla alla luce del sole? Basta farlo di nascosto e con la paura di essere scoperti ed etichettati come anti-sportivi e fuorilegge! Commentiamo meglio. Abbiamo detto prima che il connubio tra doping e ciclismo dura da molti anni. Non solo tra corridori professionisti. Animati dal desiderio di una vittoria prestigiosa, gli uomini dei pedali mettono a repentaglio il proprio corpo, la propria salute, la propria vita. Sono a conoscenza che una droga che viene assunta per incrementare la potenza muscolare o la resistenza allo sforzo non sempre

porta i “benefici” attesi. Sul foglio delle istruzioni d’uso del “medicinale” ci sarà, lo spero, un elenco degli effetti indesiderati! Non lo so. Lo sviluppo tecnologico dei farmaci dopanti è un settore in continuo movimento. Sostanze sempre più complesse e difficili da scovare ai controlli rendono complicata la battaglia per la legalità sportiva. Doping e anti-doping si rincorrono incessantemente. Raramente si pestano i piedi. Ciò avviene solo quando la cura (l’anti-doping) trova una soluzione per fermare la malattia (il doping). Ma la malattia poi prende altre strade, e la cura deve fare notevoli sforzi per tenerle il passo. Se la presenza della droga nel ciclismo è davvero così massiccia, e se i corridori caduti nella sua ragnatela aumentano di continuo, non si può fermare la battaglia. Non si può darla vinta a chi gareggia al di là delle regole. Lo sport non deve dare a ciascuno l’opportunità di emergere, purché le condizioni di partenza siano le stesse? Esatto, in teoria. Le dichiarazioni di Ettore Torri, ci sentiamo di dire, nascono da sentimenti che rasentano la frustrazione. Si è trattato di uno sfogo assai “bollente”, causato da un clima che difficilmente vive lunghi periodi di pace e tranquillità. Un ambiente, quello del ciclismo, che contagia anche chi non gareggia ad alti livelli. Non vogliamo pensare che le parole del capo della Procura

Un vincente e un pensieroso Ivan Basso

antidoping siano intrise di rassegnazione. Crediamo, invece, che al di sotto del significato letterale si celi una speranza per fare sempre di più per uno sport equo, pulito, divertente. Perché tale deve essere lo sport. La situazione descritta nelle prime righe deve rimanere laggiù. Nell’irrealtà. Lontano da qui.


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Vi Quando diremo qualsiasi il gioco sicazzata fa durovorrete sentire di Silvano Tommasoli di Daniele Adami silvanotommasoli@quintaparete.it

Sono in video, ergo sum Valentino si appresta a salire sulla Ducati. Ma nel futuro, forse, c’è una macchina

Grande volgarità del la “rosse” Tutti vediamo Rossi e le sue italiane Fratello, ma nessuno ne parla

Che cosa mettono gli uomini nello sport? Sè stessi e il loro universo umano Omologati in TV. Peggio, omogeRoland Barthesai neizzati. No, non mi riferisco programmi televisivi, che sembrano tutti “fatti stampino” “Il gioco”, recitacon unloadagio poda almeno peggiodura anpolare, “è dieci belloanni, quando cora deiUna vari telegiornali che sono poco”. frase che, presumiproprio tuttiviene uguali. bilmente, pronunciata da Sto parlando dei concorrenti del genitori stremati o preoccupati Grande Fratello, tutti conformi un dell’eccessiva vivacità dei apromodello standard tristissimo, quello pri figli. Ma chi ama lo sport della volgarità Sì, lafinisse. volganon vorrebbeestrema. mai che rità dei gesti, delle degli atGli intervalli tra parole, i vari impegni teggiamenti il denominatore sono vissuti èspesso con agitacomune che unisce, loro, quasi zione e speranza.traQuando la tutti i reclusi della “casa”. E lisemunistagione finisce, inoltre, sce anche allauna presentatrice, bra crearsi sorta di Alessia vuoto. gambe sempre Marcuzzi. Ma Ia tifosi, però, aperte non devono essere possibile che nessuno abbia mai egoisti. Gli atleti e i giocatori fatto notare a questa hanno bisogno di unpovera temporadi gazza –per addirittura capace la scorsa riposo ricaricare le batterie. edizione di sedersi sul pavimento La Formula 1 e il motociclismo, dello studio, sempre rigorosamente dal canto loro, tengono i motori a gambe aperte, spalancando accesi da marzo-aprile sino a un’ampia panoramicaCirca sulle propria ottobre-novembre. 9 mesi biancheria intima – che, in video, di gare, prove, spostamenti conassume posture cheall’altro. fanno a tinui dadelle un continente

Nell’annata conclusa da poco i colori italiani non sono riusciti a sfoggiare enormi sorrisi. La Ferrari ha perduto il mondiale piloti all’ultima gara, svoltasi ad Abu Dhabi il 14 novembre, complice una sfortunata strategia diramata dal muretto. La decisione di “fare la corsa” sulla Red Bull di Webber, il rivale più temuto in classifica perché il più vicino a Fernando Alonso, ha spianato la strada nei confronti di Sebastian Vettel, che si è aggiudicato sia la vittoria che il titolo iridato. Passiamo

alle moto. Valentino Rossi, quest’anno, ha potuto poco contro il compagno di squadra pugni un minimo di eleganza Jorge con Lorenzo. Certo, il cam-

e di buon gusto? Oddio, non è che siano tanto Biografia più signorili gli autori della trasmissione, che ricordano a A proposito ogni piè sospinto il premio finale di “moto 46” euro, alcunedella centinaia di migliaia come fosse l’unica molla a spingere Di Valentino Rossi umanità conoscia- a questa variopinta mo molte cose: miserie che è nato ad esporre le proprie alla vista 16 febbraio 1979, E di Urbino, qualche ilmilione di guardoni. già da piccolo ha vere, mossoperi quiche cominciano le rogne primi passi sui kart, che è stato ché sarebbe necessaria una comnove volte campione sociologi del mon- e missione di psicologi, do di motociclismo (undititolo, antropologi per cercare capire rispettivamente, nelle categorie che cosa possa indurre alcuni mi125, e 500, oltre aiad seiabbrutconlioni di 250 persone normali quistati nellaspirito classe davanti “regina”, tire il proprio alle la Moto esibizioni GP). Sappiamo che incredibili dei “ragazzi ha casa”. un’accesa rivalità convoglia Maxdi della Forse la solita Biaggi, che è un tifoso dell’Insentirsi migliori? sua carriera è stato A ter. farciNella respirare, fortunatamente, a varie che moto: c’èinlasella Gialappa, nondalne1996 lascia al 1999 dal 2000sia passare unasull’Aprilia, sia alla conduttrice 2003 sulla Di Honda, dalfarci 2004 ai al concorrenti. più, per caal il2010 Yamaha.(o Per i pire livellosulla di squallore di cruprossimidell’ufficio due anni, cioè sino al deltà?) casting del 2012, sarà la Ducati di Borgo Panigale ad accompagnarlo sulle piste di tutto il mondo. In tutto questo tempo non ha mai abbandonato il suo fidato numero 46, pur avendo avuto svariate volte la possibilità di indossare l’1, ossia il simbolo di campione in carica. Valentino, però, conserva gelosamente questa cifra, dato che parecchi anni fa stava sulla moto del padre Graziano, anch’egli pilota professionista. Colui che lo ha “iniziato” allo sport.

programma, non ha mancato di proporre una selezione – mammamia! Una selezione… Chissà gli altri! – dei provini, dove quasi nessuno dei candidati, per esempio, ha saputo dare una risposta sensata, o almeno non insensata, alla richiesta di dichiarare il proprio “tallone di Achille”. A ben pensarci, coloro che ne escono meno peggio sono proprio i reclusi del Grande Fratello. Perché fanno pena, fino alla tenerezza. Abbagliati dal miraggio di diventare Vip, e di guadagnare un sacco di quattrini, si prostituiscono fino aferun pione di Tavullia è rimasto punto di non ritorno, mo parecchio tempo rimanendo a causa di marchiati vita da quel suffisso – una bruttaa caduta e delle susse“del Grande Fratello” appunto – guenti fratture. Ciò nonostante, che liè accompagnerà per tutta la egli riuscito ad agguantare Pochi finora del hanno avuto la ilvita. terzo gradino podio delcapacità di affrancarsene, e di far la graduatoria finale. Davanti dimenticare squallida orialla Ducati questa di Casey Stoner. mediatica. futuro Per tutti,del Luca ArEgine il prossimo pilota gentero; esarà pochiin altri che sia possono italiano sella questa contare Di sullecolore dita di una sola fuoco. mano. moto. rosso Non ritengo sia indenne da questo Come la Ferrari. Uomo (e che baratro edi mezzo volgaritàdil’editore di uomo!) trasporto tanto spettacolo. nostrani, una cosa che i tifosi Vorrei chiederglicon – se mai fosse perattendevano trepidaziosonaInabituata rispondere alle done. questi aprecisi mande – seValentino sarebbe contento di far momenti i suoi figli adolescenti, o i siassistere sta riprendendo suoi nipoti, una porcheria simile. da una a necessaMa forse conosco la risposta, diretria operazione alla tamente ispirata dal dio denaro. spalla. Poi, salirà Mi sono sempreEcco ribellato a ogni sulla “rossa”. forma di censura, come allora che il tempo espressione dellagioco più proterva volontà di andel non gionientare, nella un’ocgente, il senso e la cato diventa capacità per di critica. Ma devo dire casione cercare

dei

da mettere in pratica quando il gioco tornerà in atto. Lo stesso vale anche per le vetture rosse di Maranello. L’inverno porta consigli. La primavera sarà ansiosa di vedere se le attese saranno servite a qualcosa. E chissà se Rossi, una volta terminata l’avventura con la Ducati, deciderà (se glielo permetteranno naturalmente) di salire sul “rosso” Ferrari di Formula 1. che, di frontequalche a questo osanna Dopotutto, test lo alla ha volgarità, capire già fatto. comincio Come si adice, alquella futustriscia di carta bianca, incollata, ai ro l’ardua decisione. tempi della mia adolescenza, sui manifesti e le locandine dei film e degli spettacoli più “sconvenienti”, che prescriveva «V.M. di 16 anni». Forse, adesso, sul cartellone del Grande Fratello si dovrebbe scrivere «V.M. di 99 anni»… Per continuare con il giro di volgarità e stupidità sui media di oggi, vi rimando all’ultima pubblicità di Marc Jacobs. Ma tenetevi forte, eh!

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Quando il gioco si fa duro Visto abbastanza? di Daniele AdamiFontana danieleadami@quintaparete.it di Francesco

suggerimento il nostro Ecco è indeciso brasiliano calciatore Il morto È in Florida il celebre attoresul di suo Unafuturo. pallottola spuntata. Aveva 84 anni.

Addio Leslie, ci hai fattodi divertire... giocare?” smetti davvero “Ronnie, ma demenziale americano, l’iBiografia cona assoluta, per quel genere, negli ultimi trent’anni. Il gusto A proposito per il paradosso e la caratteriFenomeno... stica del mimica facciale che, già da sola, garantiva comicità Luís Nazário de Lima, da tutti alle pellicole, erano il punto di conosciuto come Ronaldo, nasce forza delle sue interpretazioni. a Rio de Janeiro il 22 settembre Nielsen possedeva le qualità del del1976, nel povero quartiere di “grande attore”, che ha scelto, Bento Ribeiro. Le sue doti di calperò, di farci sorridere più che ciatore vennero presto alla luce e commuovere.

tutti solo stacchi Quando La nostra realtà è tragica per un quarto: il resto è comico. la vittoria da solo, e arrivi trionfo, delquasi sapore su ha il ridere Si può tutto

Alberto Sordi

Marco Pantani

La di circostanza: “Il ciLo frase ammetto. Quando alcune nema piange l’attore…” settimane fa ho letto la sembra notizia poco adatta l’attore inbrasilquesecondo cui ilsecalciatore stione è Lesliestava Nielsen. Si preiano Ronaldo meditando il ferirà più ricordarlo ritiro tutt’al dai campi da gioco con mi un sorriso, ripensando alle nusono dato più di uno schiaffo in merose ed esilaranti che ci faccia, perché non logag ritenevo ha lasciatoMa in eredità i suoi possibile. poi ho con riflettuto. film. Ha già 34 anni, che non sono Era nato nelun 1926 in Canada, da pochi per calciatore. Però padre danesenemmeno e madre gallese, non sono troppi. ed è morto ce in ne Florida Dopotutto sono lo di scorso gioca28 a causa delle comtorinovembre che, anche se passata abplicazioni di unalapolmonite. Fabondantemente soglia dei 30, moso soprattutto per i suoi film non sono nemmeno sfiorati comici, era in le realtà apdall’ideaNielsen di appendere proprie prodato in In età quella avanscarpe aalungenere chiodo. zata, ricoprendo ai suoi esordi notizia menzionata all’inizio si principalmente drammatileggeva che ilruoli “Fenomeno” ci e impegnati. aveva affidato a Twitter una parGià dallaconfessione: fine degli anni ticolare «Il Cinmio quanta a recitare corpo aveva chiedeiniziato ferie eterne. È in pellicole fantascienza, inmolto triste. di Ma se lanciate una terpretando spesso tipo personaggi grande campagna, “Gioca che valorizzavano ancora Ronaldo”,al massimo potreste ilanche suo aspetto serioso e autoreconvincermi. Perché vole. pervoglia quanto sua carmuoioMa, dalla di la tornare in riera sia Queste stata lunga e intrise varia, di la campo». parole maggior parte malinconia del pubblicosono non dura e fragile lo ricorda per lastate partecipazione probabilmente dettate da ne pianeta proibito unaIlforma fisica che da(1956) tempoo La del al piùmeglio, forte (1958), nonlegge lo assiste aggrama ruoli. Con vataper daben unaaltri pubalgia che gli a anni arriva infatti una stentoOttanta gli permette di correre vera e propria per una intera svolta: partita.l’impoDopo nente folti eper araver fisicità, lasciatoi capelli l’Europa gentei loBrasile sguardo enigmatico, tornaree in (oggi milita tra suoi distintivi, lavengono le fila tratti del Corinthians) stampa

di casa nostra un po’ si è dimen-

ticata lui.e Lo si tirava fuori Un volto di sempre comunque simpatico

dalla tasca non appena si veniva a conoscenza che il suo peso era aumentato ancora di qualche chilo. Non molto interessante da un punto di vista puramente sportivo! Ci siamo dimenticati del tutto del Ronaldo calciatore? Rinfreschiamo la memoria. Pallone d’Oro nel 1997 e nel 2002, tre volte nominato Fifa World Player, miglior marcatore in assoluto nella storia dei Mondiali, con 15 reti. Al primo anno in Italia, con la maglia dell’Inter, ha realizzato più di 30 gol. Meraviglioso quello al Parco dei Principi di Parigi nella finale di Coppa Uefa contro la Lazio. Era il 6 maggio 1998. Da dimenticare, per i tifosi nerazzurri, quello segnato qualche anno fa messi al servizio del icinema in un derby vestendo colori comico-demenziale, rossoneri. Ma la sua divenendo carriera è motivo stesso sul anche quale da ironizstata attraversata nuzare. L’aereo più che pazzo merosiDopo e gravi infortuni, lo del mondo (1980),a che aveva hanno costretto rimanere

Cucina tradizionale veneta Gnocchi di malga al tartufo Carne alla brace Dolci fatti in casa Pizzeria con forno a legna

fermo per svariati mesi. Le ginocchia sono state il suo tallone d’Achille. Tuttavia, dopo aperto serie delle sue ogni stop si èlarialzato in piedi, divertenti commedie, continuando a fare quello che ottiene la consacrazione gli riusciva meglio, segnare. Rientratoneiinpanni patriadel nelmaldestro 2009 ha di polizia Frank subito tenente contribuito alla conquista Drebin nella trilogia di del titolo della sua nuova Una pallottola spuntata, squadra, con 13 goal in 21 gare. tra il Questa 1988 e ilrichiesta 1994, per Non male. di la regia di David Zucker. “ferie eterne” è allora da prenRecita fianco di dere sul serio anche oppurealdobbiamo Massimo Boldi e Chriconsiderarla solo una battuta, De Sica S.P.Q.R. col solostian intento di farinsorridere? e ½ annisentirsi fa (1994), Non lo2000 so. Potrebbe così pellicola di Carlo stanco e svuotato da volerVanzismetna, la nelprofessione ruolo del senatore tere con che lo Cinico. negliil fatto Lucio conoscere in Poi, tutto anni Duemila, lo troviamondo. Potrebbe invece sentire impedentromo di sénuovamente il pallone che angnato per gli ultimi cora batte accanto al cuore. due Un della fortunata pallonecapitoli collegato al cervello che serie Scarygli Movie, panni sei di sottovoce dice:nei“non un improbabile presidente definito, hai ancora qualcosa da gli Statia Uniti. dare questo sport”. Noi Con Lesliecredere Nielsen un vogliamo in muore queste ulpunto riferimento per il cinetime parole.

già a 17 anni venne ingaggiato dalla prestigiosa squadra del Cruzeiro. Nell’estate del 1994, prima di sbarcare in Europa tra le fila del Psv Eindhoven, fece parte della trionfale spedizione della propria nazionale nell’ediMensile on-line zione statunitense dei Campionati del Mondo. Egli, Edito da però, non giocò neanche minuto. Dopo QuintaunParete due anni in terra olandese e uno Via Vasco de Gama in Catalogna il Barcellona, 37024 Arbizzanocon di Negrar - Verona nell’agosto del 1997 il Presidente Direttore responsabile dell’Inter Massimo Moratti Federico Martinelli riuscì a portarlo a Milano, dove Autorizzazione Verona vi rimase sinodelalTribunale 2002. Ildi2002 fu del 26 novembre 2008 inoltreRegistro l’annostampa dellan°sua grande 1821 prova ai Mondiali svoltisi in InSud redazione Corea del e Giappone. Con Adami 8 reti, diDaniele cui 2 in finale con la Paolo Antonelli Germania, Ronaldo guidò la Francesco Fontana nazionale brasiliana alla vittoria Federico Martinelli del suo quintoMagnabosco titolo iridato. LasLorenzo ciata l’Italia, il tornò ErnestoFenomeno Pavan in Spagna,Alice ma stavolta Perini nel Real Madrid. Dopo una breve parErika Prandi Silvano Tommasoli entesi nel Milan tra il 2007 e il Giordana Vullo 2008, Luís Nazário de Lima deciseRealizzazione di ritornare in patria e fu ingrafica gaggiato dal Campostrini Corinthians, dove Stefano tuttora gioca.

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Verona è - Dicembre 2010  

Il numero di dicembre di Verona è