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Verona Quinta Parete

www.quintaparete.it

cultura e società

Anno II - n. 4 - Aprile 2011

Musica

L’evento

Fotografia

Mensile on-line

Direttore responsabile Federico Martinelli

Silvano Tommasoli

I Tommasoli nel segno dell’arte XIII Settimana della Cultura

Concerti e album inediti

Pubblicato il libro che ricorda i padri della fotografia d’arte veronese, omaggio ai Tommasoli

Anche a Verona dal 9 al 17 aprile grande appuntamento con visite, incontri e dibattiti

Grandi pianisti, musicisti di livello. E le news dal mondo della musica: le uscite del mese

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La vita non imita l’arte, imita la cattiva televisione

Filippo e Fausto Tommasoli, la fotografia e la parola. Assonanze tematiche tra fotografia, arte e letteratura nel ‘900

di Federico Martinelli - federicomartinelli@quintaparete.it

I grandi impressionisti a Rovereto. Ancora una volta il Mart fa le cose in grande

Al Mart, i capolavori del Museo d’Orsay

Prosegue sino al 24 luglio la mostra La rivoluzione dello sguardo. Capolavori impressionisti e postimpressionisti dal Musèe d’Orsay. A cura di Guy Cogeval e Isabelle Cahn, organizzata e realizzata con la collaborazione scientifica di Gabriella Belli, la mostra presenta settantasei capolavori dal Museo d’Orsay. Rovereto ancora una volta è capitale internazionale dell’arte. Un piccolo paese in provincia di Trento, un grande museo -il Martche, grazie alla lungimiranza e “amore per l’arte” di chi lo dirige, sono la ricetta di un successo sempre crescente per un polo museale in grado di ospitare ogni anno esposizioni di con-

senso e interesse. Monet, Cèzanne, Pissaro, Sisley, Renoir, Degas, Tolouse-Lautrec, Van Gogh, Vuillar sono solo alcuni degli artisti di cui sarà possibile ammirare opere esemplari che hanno cambiato e influenzato la pittura dalla fine dell’Ottocento in poi. Un evento unico, reso possibile grazie all’accordo tra il Mart e l’Orsay che, in fase di restauro, ha concesso un numero consistente di opere, tutte d’alto livello. Non c’è tela o scultura che possa essere consi-

derata minore, tutte contestualizzano e raccontano con emozione lo spaccato di un’epoca e di una società -quella francese- che si divertiva tra natura incontaminata, momenti di pace, incontri familiari e vita notturna. Dalla stagione dell’impressionismo, fino all’inizio delle avanguardie, passando per il realismo -anche scandaloso- come per l’opera L’origine del mondo di Courbet, la mostra si snoda in sezioni: dalla solitudine all’emarginazione, dall’ascolto interiore al Paradiso terrestre. La Cattedrale di Rouen (Monet), La Camera ad Arles (Van Gogh), Le Donne di Tahiti (Gauguin) sono solo alcune delle opere esposte, ma non sono solo

questi capolavori, più noti al grande pubblico, a tramandare le vicende dell’epoca. C’è un vasto contorno di tele meno conosciute ma altrettanto intense e culturalmente preziose. È il caso di opere come Un Atelier a Bantignolles di Henry FantinLatour che, nel grande impatto emotivo che suscita, ritrae Emile Zola, Pierre-Auguste Renoir, Claude Monet e altri illustri cultori dell’epoca. A questo si lega l’Omaggio a Cèzanne, di Denis che immortala il gruppo dei Nabis. La mostra prosegue con l’Autoritratto con Cristo Giallo di Gauguin, l’Autoritratto di Van Gogh, con la serie completa delle Ballerine in bronzo di Degas e con le opere di Seurat, Morisot, Vuillard. Ma a far da regina è l’Italia, con un’opera di Boldini. Magistrale! L’occasione è unica, pochi chilometri di autostrada per visitare un evento da non perdere. A Verona invece inaugura Chagall: il mondo sottosopra. Appuntamento alla prossima uscita. Quando, come, dove Il Mart di Rovereto è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18. Si raggiunge percorrendo la A22, con uscita a Rovereto Nord. È situato in Corso Bettini 43. Tel. 800.39.77.60.


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Arte/Teatro

Aprile 2011

Sempre al Mart Voci dal futurismo In concomitanza alla mostra Impressionismo e postimpressionismo dal Musèe d’Orsay prosegue Voci del Futurismo. “Voci del Futurismo” rappresenta un’originale rivisitazione di una parte del patrimonio del Mart che è tra le più amate dai nostri visitatori. Fortunato Depero è ben rappresentato in questo percorso, e fa da contraltare ad un’attenta selezione di opere di Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Enrico Prampolini, Gino Severini (a cui il Mart dedicherà un’ampia antologica dal 17 settembre 2011), Filippo Tommaso Marinetti, Tullio Crali, Luigi Russolo, Ardengo Soffici, Thayaht. Presenti anche artisti meno noti, la cui conoscenza è tuttavia fondamentale per comprendere la “coralità” di voci che caratterizzò l’avanguardia futurista. Di Giacomo Balla sono esposte alcune recenti acquisizioni, in arrivo da una collezione privata: quattro tele del 1929 e un

bozzetto preparatorio per la scenografia di “Feu d’artifice”, del 1916. Presenti anche altre nuove acquisizioni provenienti dalla Fondazione VAF: sono opere di Cesare Andreoni, Giovanni Korompay, Mino Rosso, Osvaldo Barbieri, Domenico Belli, Luigi Colombo, Mino Delle Site, Pippo Oriani, Enrico Prampolini, Tullio Crali e Armando Dal Bianco. Dell’allestimento fanno parte un’originale sezione dedicata alla fotografia, che comprende anche gli scatti dello stesso Depero, una panoramica sulle invenzioni tipografiche e sulla scrittura futurista, per concludere con una stanza dedicata agli epigoni del futurismo negli anni Trenta. L’epilogo della mostra rappresenta un collegamento ideale con le sale di Casa Depero, dove il Mart espone fino al 6 marzo 2011 “Tullio Crali. La donazione”, e dal 14 maggio “Roberto Iras Baldessari. Futurista Vagabondo”.

Pubblichiamo il comunicato stampa del Teatro Impiria   

Edito da Quinta Parete Via Vasco de Gama 13 37024 Arbizzano di Negrar, Verona

Direttore responsabile Federico Martinelli Direttore editoriale Silvano Tommasoli Segreteria di redazione Daniele Adami Hanno collaborato Daniele Adami Paolo Antonelli Valentina Bazzani Stefano Campostrini Francesco Fontana Federico Martinelli Ernesto Pavan Alice Perini Silvano Tommasoli Giordana Vullo Massimo Zanoni

Realizzazione grafica Stefano Campostrini Autorizzazione del Tribunale di Verona del 26 novembre 2008 Registro stampa n° 1821

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 Ultimo appuntamento   con il “Teatro di Vita”

collaborazione con il Teatro tematica qui sollevaImpiria di Andrea Castelletti. ta è il tema dell’inUna iniziativa originale volu- dividualismo nella ta dall’Assessorato ai Servizi società moderna. Si    Sociali per offrire al territorio tratta di un thriller  un’occasione di riflessione su teatrale tutto giocato   alcune tematiche di attualità. sul filo del telefono in   Ciascuna serata prevede infat- una partita psicolo-   ti la visione di  uno spettacolo gica che smaschera  teatrale, ad ingresso gratuito, le ipocrisie e mette a   con a seguire un dibattito sui nudo le bugie su cui  si fonda il nostro quo- temi sollevati. Dopo l’avvio di   mercoledì 9 marzo con lo spet- tidiano. A seguire, il  tacolo “Vite in codice” inerente dibattito sarà tenuto  la tematica della violenza sulle dalla Filosofa dott.  donne, è stata la volta, merco- ssa Gloria Pimazzo-   ledì 23 marzo, della commedia ni. La rassegna si tie ne presso il Teatro S. “Biciclette”, un adattamento  curato da Andrea Castelletti Martino di Peschie-

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Teatro

Aprile 2011

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Non vado mai al cinema, la vita è troppo breve di Valentina Bazzani

Chiude con successo la rassegna del teatro isolano: buoni propositi per il futuro

La stagione teatrale al Capitan Bovo di Isola della Scala Si è conclusa nel migliore dei modi venerdì 4 marzo la stagione teatrale 2010-2011 al Capitan Bovo di Isola della Scala (VR). Nel corso di questi mesi, artisti eccezionali si sono esibiti sul palcoscenico del teatro isolano, conquistando l’entusiasmo dei presenti e incontrando i differenti gusti del pubblico.

il quartetto è chiamato a rappresentare la grande potenza dell’Amore, da una psicologa in collegamento video. Gag divertenti, sorrisi ma anche belle riflessioni per il pubblico. Venerdì 28 gennaio la travolgente Angela Finocchiaro, accompagnata dall’attore Daniele Trambusti, con la regia di Cristina Pezzoli, ha presentato

Venerdì 14 gennaio, la compagnia teatrale La Barcaccia ha aperto le danze con “Nina, non far la stupida” di Arturo Rossato e Gian Capo, commedia scritta nel 1922 che rappresenta un ritratto perfetto di un tranquillo paese in cui non succede mai nulla, fino a quando, il vociferare dell’arrivo di una mitica artista di canto, mette gli abitanti in subbuglio. Giovani innamorati, bottegai, brontoloni e nullafacenti si risvegliano in quel momento, sognando l’amore, il successo, la notorietà e la giovinezza. Sketch divertenti ed equivoci vengono messi in scena, con l’abile comicità di Roberto Puliero. Venerdì 21 gennaio, il Quartetto ma non troppo ha presentato “Ma l’amore… che cos’è?”, uno spettacolo che vuole mescolare canto e comicità nella raffinata eleganza della scala delle sette note musicali. Dal cinquecento ai giorni nostri, dalla musica più sofisticata a quella leggera,

“Mai più soli”. In questo spettacolo si parla della solitudine dell’individuo in una società in cui i mezzi di comunicazione dominano. Cercando di ritrovare un senso al caos e alle incoerenze del presente, Angela racconta storie in cui i personaggi sono particelle impazzite di un sistema sfasato. Con leggerezza, poetico candore e sottile ironia, Angela riesce a far divertire ma anche porta a riflettere il pubblico. Venerdì 4 febbraio l’Estravagario Teatro ha presentato Inganno in Gonna (Two be or not two be) di Ken Ludwig. La sete di denaro è il pilastro su cui poggia la trama di questo spettacolo. Due attori squattrinati, una ricca signora e la sua eredità da capogiro, una nipote con tanti sogni nel cassetto, un reverendo viscido e maldestro, un medico arruffone e una coppia di giovani sono parti vive di un intreccio comico, in cui il protagonista assoluto è comun-

que l’Amore. Per la prima volta in Italia, l’Estravagario Teatro porta in scena questo capolavoro di Ken Ludwig, dopo aver tradotto il testo in italiano, regalando al pubblico un’inedita ed esilarante commedia. Venerdì 11 febbraio è stata la volta di Silvana Fallisi e Alfredo Colina hanno portato in scena “Era ora” di Alessandra Scotti, con la regia di Corrado Accordino. Una donna stravagante e un uomo disilluso, rinchiusi in un bagno per un’intera serata, iniziano a dialogare per svelare i pensieri più nascosti e comici di due perfetti sconosciuti che si incontrano per caso. Incontrandosi e scontrandosi, i due personaggi danno il via a un divertente confronto ignari che la verità oggettiva non esiste. Specchio di riflessione e comicità sull’uomo contemporaneo, lo spettacolo riesce a trasmettere un significato profondo. Venerdì 18 febbraio, il Teatro dei Pazzi ha presentato la commedia “Le donne curiose” di Carlo Goldoni. Una trama di straordinaria attualità che gioca sull’eterna curiosità della donna che vuole sapere cosa fa il marito fuori casa. Donna Eleonora, donna Beatrice e Donna Rosaura vogliono sapere cosa combinano i rispettivi consorti nel “liogo segreto” riservato agli uomini. Musiche e balletti completano l’opera che ha ricevuto diversi premi importanti dal 2006 al 2009. Venerdì 25 febbraio l’incontenibile simpatia di Raul Cremona ha trionfato nello spettacolo “Hocus molto pocus ” con la regia di Raffaele De Ritis e le musiche di Lele Micò. Magia, prestigiazione, gag e macchiette hanno

fatto da protagoniste in questa serata che cerca un ritorno nel passato riscoprendo l’atmosfera degli show degli anni ‘50. Personaggi storici nel repertorio di Raul Cremona come Omen, Silvano il mago di Milano e Jacopo Ortis si sono alternati sul palcoscenico interagendo brillantemente con il pubblico. Venerdì 4 marzo l’Anonima Magnagati ha concluso in bellezza la serata con “Bankapalanca”. Una divertentissima serata in cui il binomio amore/ odio che abbiamo nei confronti del denaro, viene messo in risalto in particolare quando subentra un terzo incomodo: la banca. E ora siamo tutti pessimisti perché abbiamo finanziato degli ottimisti abbiamo capito che il denaro non da’ la felicità, soprattutto quando è poco! L’Anonima Magnagati sa rappresentare con una straordinaria comicità, i problemi che attualmente stiamo vivendo, a causa di una crisi economica che ha colpito più o meno tutti. Insomma, l’appuntamento settimanale con la rassegna teatrale 2010- 2011 del Capitan Bovo ha offerto importanti serate che hanno regalato al pubblico tante belle emozioni.


4 L’evento

Aprile 2011

La vita non imita l’arte, imita la cattiva televisione di Massimo Zanoni e Stefano Campostrini

Monumenti, musei e gallerie che respirano nel paese dell’Arte

La Settimana della Cultura a Verona Anche quest’anno Verona aderisce alla Settimana della Cultura, evento promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in programma dal 9 al 17 aprile. L’iniziativa, giunta alla tredicesima edizione, prevede l’apertura dei musei e dei luoghi d’arte anche in orari straordinari. La settimana prevede visite guidate a palazzi, chiese e a mostre temporanee con l’intento di valorizzare il patrimonio artistico italiano a testimonianza che la nostra è una delle civiltà artistiche più antiche e fiorenti della storia. Verona, tramite l’Assessorato alla Cultura, porta al centro dell’interesse cittadino e dei turisti le splendide mostre al Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, a Palazzo Forti, al Museo di Castelvecchio, al Museo Archeologico del Teatro Romano, al Museo di Storia Naturale. Ma non è tutto. Saranno visitabili tutte le altre meraviglie che raramente sono aperte al pubblico, dal Museo Canonico all’antico Lazzaretto, dall’archivio di Stato alle basiliche paleocristiane, dalla Domus Romana della Banca Popolare di Verona ai resti romani di varie aree della città fino alla Villa romana di Valdonega. Occasione unica quindi per vedere, accompagnati da una guida, le splendide fotografie della mostra Colin - Cronos quel che resta della memoriao i quadri della mostra Chagall il mondo sottosopra a Palazzo Forti. E per gli appassionati di arte e di luoghi storici non mancheranno le visite alla Casa di Giulietta, al Teatro Romano e alla mostra Focus, sculture dal teatro. Tutti saranno protagonisti, anche i più piccoli che potranno visitare in maniera interattiva il Museo di Storia Naturale. E poi visite a chiese, palazzi di prestigio e I luoghi della città nascosta. Oltre a tutto ciò non mancheranno conferenze, incontri, dibattiti. Insomma… Verona in questo caso è cultura. E anche società.

Gli appuntamenti in città

Mercoledì 13 aprile

Sabato 9 aprile

• Antico Lazzaretto, Via Lazzaretto-P.to S. Pancrazio ore 15.00 Visite guidate gratuite a cura del Gruppo Giovani FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) Info e prenotazioni tel. 045 597981 • Museo di Storia Naturale, L.ge Porta Vittoria ore 16.00 Conferenza di Mauro Daccordi Mangiare gli insetti, partecipazione libera • Museo Archeologico al Teatro Romano, Regaste Redentore ore 17.00 Visita guidata gratuita alla mostra Sculture dal teatro Prenotazione obbligatoria ad Aster • Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, Cortile del Tribunale, ore 17.00 Visita guidata gratuita alla mostra Colin - Cronos quel che resta della memoria Prenotazione obbligatoria ad Aster

Domenica 10 aprile

• Museo di Storia Naturale, L.ge Porta Vittoria ore 14.30, 15.30 e 16.30 Insetti ovunque: la diversità degli insetti nei vari ambienti, laboratorio gratuito per bambini dai 6 agli 11 anni Percorso guidato gratuito per adulti alla mostra Dominatori a sei zampe, prenotazioni obbligatorie ad Aster • Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, Cortile del Tribunale, ore 16.00 Visita guidata gratuita alla mostra Colin - Cronos quel che resta della memoria Laboratorio gratuito per bambini dai 5 ai 10 anni “Era una notte buia e tempestosa” Prenotazioni obbligatorie ad Aster • Museo di Castelvecchio, Corso Castelvecchio ore 17.00 Visita guidata gratuita all’esposizione “Ospiti in galleria” La Crocifissione del maestro di Sant’Anastasia e la scultura coeva Prenotazione obbligatoria ad Aster

Lunedì 11 aprile

• Casa di Giulietta, Via Cappello ore 17.30 Visita guidata gratuita alla mostra Medaglie d’amore, prenotazione obbligatoria ad Aster

Martedì 12 aprile

• Palazzo della Gran Guardia, Piazza Bra ore 17.30 Conferenza di Margherita Guccione “MAXXI Architettura. Museo, laboratorio, archivio”

• Museo Archeologico al Teatro Romano, Regaste Redentore ore 17.30 Visita guidata gratuita alla mostra Sculture dal teatro Prenotazione obbligatoria ad Aster • Galleria d’Arte Moderna Palazzo Forti, Volto due Mori (C.so Sant’Anastasia) apertura straordinaria fino alle 23.00 (chiusura biglietteria ore 22.00) per il pubblico: ingresso ridotto € 6,00 Porta un amico nel mondo sottosopra di CHAGALL, per i giovani al di sotto dei 30 anni: ingresso gratuito a chi porta l’amico e ridotto € 4,00 all’invitato ore 21.00 - 21.45 Visite guidate gratuite alla mostra, prenotazione obbligatoria ad Aster

Giovedì 14 aprile

• Chiesa di San Bernardino, Stradone Provolo ore 15.00 Presentazione storica del Complesso francescano, a cura di Padre Pacifico Stella Visita alla Cappella Pellegrini, a cura dell’architetto Anna Federica Grazi • Ex Carcere S. Tomaso, Stradone S. Tomaso ore 16.00 Visita guidata gratuita dell’ex tribunale e carcere militare, futuro museo archeologico a cura della Soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto, prenotazione obbligatoria tel 045 590935 (lun-ven ore 9.00-12.30) • Museo di Castelvecchio, Sala Boggian, Corso Castelvecchio ore 17.30 Conferenza di Ettore Napione Anticipazioni sulla mostra “Il Museo del Risorgimento: Verona dagli Asburgo all’Unità d’Italia”

Venerdì 15 aprile

• Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, Corte Dogana 2/4 ore 15.30 Conferenza “La Dogana di terra e la dogana di acqua a Verona” • Museo Canonicale, Piazza Duomo (Chiostro della Cattedrale) ore 17.30 Visita guidata ed ingresso gratuiti I tesori del Capitolo (1): le collezioni artistiche del Museo Canonicale • Casa di Giulietta, Via Cappello ore 17.30 Visita guidata gratuita alla mostra Medaglie d’amore, prenotazione obbligatoria ad Aster • Galleria d’Arte Moderna Palazzo Forti, Volto due Mori (C.so Santa Anastasia) apertura straordinaria fino alle 23.00 (chiusura biglietteria ore 22.00) per il pubblico: ingresso ridotto € 6,00 Porta un amico nel mondo sottosopra di CHAGALL, per i giovani al di sotto dei 30 anni: ingresso gratuito a chi porta l’amico e ridotto € 4,00 all’invitato ore 21.00 - 21.45 Visite guidate gratuite alla mostra, prenotazione obbligatoria ad Aster


L’evento

Aprile 2011

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La vita non imita l’arte, imita la cattiva televisione

Gli appuntamenti in città

Sabato 16 aprile

• Ritrovo davanti Palazzo Barbieri, Piazza Bra ore 9.30 e 11.30 Visita guidata gratuita Monumenti e targhe celebrative del Risorgimento in città a cura della dott.ssa Maristella Vecchiato e dell’arch. Daniela Beverari Prenotazione obbligatoria tel. 045 8050150 dal lun al ven dalle ore 9.30 alle 10.30 oppure valentina.cane@beniculturali.it • Museo di Storia Naturale, L.ge Porta Vittoria ore 14.30 e 16.00 Le collezioni di zoologia del Museo: un archivio della biodiversità Prenotazione obbligatoria ad Aster • Museo di Castelvecchio, Sala Boggian, Corso Castelvecchio ore 10.00 Conferenza dell’architetto paesaggista Imma Jansana (Barcelona) • Museo Canonicale, Piazza Duomo (Chiostro della Cattedrale) ore 11.00 Visita guidata ed ingresso gratuiti I tesori del Capitolo (2): le basiliche paleocristiane, Sant’Elena, il chiostro romanico • Museo di Castelvecchio, Corso Castelvecchio ore 17.00 Visita guidata gratuita Recenti restauri e acquisizioni Prenotazione obbligatoria ad Aster • Centro Internazionale di Fotografia

Scavi Scaligeri, Cortile del Tribunale, ore 17.00 Visita guidata gratuita alla mostra Colin - Cronos quel che resta della memoria a seguire “Contrappunto alla visione della realtà delle immagini” Incontro tra parole e musica in collaborazione con il Circolo dei Lettori di Verona Prenotazione obbligatoria ad Aster

Domenica 17 aprile

• Museo di Storia Naturale, L.ge Porta Vittoria ore 14.30, 15.30 e 16.30 Insetti ovunque: la diversità degli insetti nei vari ambienti Laboratorio gratuito per bambini (6-11 anni) Percorso guidato gratuito per adulti alla mostra Dominatori a sei zampe Prenotazioni obbligatorie ad Aster • Antico Lazzaretto, Via Lazzaretto-P.to S. Pancrazio ore 15.00 Visite guidate gratuite a cura del Gruppo Giovani FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) Info e prenotazioni tel. 045 597981 • Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, Cortile del Tribunale, ore 16.00 Visita guidata gratuita alla mostra Colin - Cronos quel che resta della memoria Laboratorio per bambini dai 5 ai 10 anni “Era una notte buia e tempestosa”

Prenotazioni obbligatorie ad Aster • Museo Archeologico al Teatro Romano, Regaste Redentore ore 17.30 Visita guidata gratuita alla mostra Sculture dal teatro Prenotazione obbligatoria ad Aster Gli ingressi ai musei e monumenti in programma sono a pagamento secondo il tariffario in vigore. Sono gratuite solo le visite guidate, le conferenze e le attività in programma. La prenotazione, ove prevista, è obbligatoria. Le prenotazioni ad Aster si effettuano al tel. 045 8036353 tel./Fax 045 597140 (lunedi - venerdi, dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle ore 14.00 alle 16.15; sabato 9 e 16 aprile, dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle ore 14.00 alle 16.15, domenica 10 e 17 aprile, dalle ore 9.00 alle 13.00). aster. segreteriadidattica@comune.verona.it

L’artista espone in tutto il mondo e i suoi quadri sono stati utilizzati nel cinema

L’immediatezza di Padovani alla Ghelfi Prosegue sino al 24 aprile la mostra di Andrea Padovani, artista veronese emigrato in Canada dodici anni fa, alla ricerca del suo sogno: la pittura. Nella sua arte si possono trovare gli echi dell’impressionismo e dell’espressionismo: quell’immediatezza e quel colore deciso, vibrante e rapido tipico di una pittura che risente dell’emozione e che suscita emozione. È proprio l’istantaneità a caratterizzare il tratto di Padovani; istantaneità che è luminosità ma anche ricerca del chiaroscuro e dell’accostamento tanto di colori morbidi e sereni quanto di colori forti e contrastanti. Nelle sue tele, spesso di grandi dimensioni, sembra essere rappresentato tutto en plen air, sia le scene della natura quanto l’ambiente metropolitano, così suggestivo e carico di frenesia e movimento. Movimento che

è presente anche negli interni e negli scorci degli ambienti familiari, mai statici ma sempre connotati da qualcosa di vivo, di rapido e di emozionale. Non a caso l’artista, che Luigi Meneghelli accosta al mago della fotografia Henry Cartier Bres-

son, ama dire che nella sua arte cerca di seguire l’attimo fuggente. È qui il punto di incontro tra fotografia e pittura: se la prima fissa un momento della vita in maniera indelebile, la pittura di Padovani riesce ad andare oltre e a espandere la dimen-

sione temporale al di là realtà. Ma non solo realtà metropolitana e scene di vita familiare, come detto. Padovani rappresenta, facendoli rivivere sulla tela, oggetti e luoghi dimenticati come soffitte, vecchi caseggiati e strade dissestate. Un mondo vivo, ma sgombero dalla presenza umana proprio per togliere quella sensazione di quotidianità e per raggiungere una dimensione che sembra che ci appaia per la prima volta, forse perché l’abbiamo scordata. Padovani è artista consapevole, che ha studiato, che ha visto e visitato numerose mostre d’arte, che è in grado di cogliere l’insegnamento dei più nobili impressionisti e di riproporre l’aggressività pittorica e coloristica dei fauves, sia essa espressa in una tavola apparecchiata che in un solitario vaso di fiori bianchi. (di Federico Martinelli)


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Musica

Aprile 2011

Verso l’infinito e oltre di Francesco Fontana

Interessanti appuntamenti con grandi artisti della scena pianistica e pop

Prosegue “Pianisti” e arriva Antonacci Continua la rassegna “Pianisti” di Eventi Verona. Dopo le esibizioni, tra gli altri, di grandi artisti come Giovanni Allevi e Stefano Bollani, venerdì 15 aprile presso il Teatro Camploy di via Cantarane toccherà a Tigran Hamasyan, un giovane

De Sfroos, il musicista lombardo che ha partecipato all’ultima edizione del Festival di Sanremo con il pezzo cantato in dialetto laghee intitolato Yanez. Il cantautore, nato a Monza ma cresciuto in un paesino nella zona del Lago di Como, è

musicista armeno. L’artista ha iniziato giovanissimo a studiare piano e oltre che sulla scena classica è presente anche nel panorama del jazz. Il 19 aprile arriva invece al Teatro Filarmonico Davide Van

molto legato alla propria terra e scrive quasi esclusivamente canzoni in dialetto tramezzino che, attraverso vere e proprie storie in musica, raccontano di luoghi, personaggi e leggende alle quali è legato.

Arriva al Camploy giovedì 28 aprile Niccolò Fabi. Il cantante si propone sul palco attraverso una formula strumentale assolutamente essenziale, da qui il nome “solo tour” della tournee, avvicinandosi il più possibile al suo pubblico in una condivisione completa di suoni e parole. Doppia serata, nelle date del 2 e 3 di maggio, in Arena con Biagio AntoA fianco. Hamasyan e qui sopra Antonacci nacci. Dopo l’uscita dell’ultimo album intito- e la splendida cornice dell’Arelato “Inaspettata” dello scorso na. Durante il concerto Antoaprile, il cantante ha scelto per nacci riproporrà il meglio del la sua prima esibizione live del suo repertorio e i brani dell’ul2011 proprio la città di Verona timo disco.

News dalla musica È uscito il 15 marzo il disco di Davide Van De Sfroos. Dopo il successo di critica e pubblico con il pezzo Yanez a Sanremo, il cantante lombardo pubblica il suo album intitolato proprio “Yanez”. In vendita dal 17 marzo un nuovo disco di inediti anche per Ferruccio Spinetti e Petra Magoni. Il duo, contrabbasso e voce, ha realizzato un album composto di 11 tracce che vedono la collaborazione nella scrittura dei brani di cantautori come, tra gli altri, Pacifico e Max Casacci dei Subsonica. “RossoNoemi” è invece il nuovo disco di Noemi. La cantante, giunta al successo con la partecipazione all’edizione di X Factor 2008, dopo il precedente “Sulla mia pelle”, esce con il suo secondo progetto discografico,

disponibile dal 22 marzo. Dal 29 marzo è in vendita il nuovo album di Daniele Silvestri, intitolato “S.C.O.T.C.H.” che arriva a tre anni di distanza da “Monetine” ed è una sorta di best of di Silvestri, che presenta illustri collaborazioni. Un doppio cd invece per i La Crus. Dopo la bellissima Io confesso, presentata a Sanremo, è uscito un doppio album intitolato “Tutto La Crus”, contenente i più grandi successi del duo. In vista un tour europeo per i Litfiba. La band è attualmente composta dal cantante Piero Pelù, da Ghigo Renzulli alla chitarra, da Daniele Bagni al basso, da Federico Sagona alle tastiere e da Pino Fidanza alla batteria. Entro dicembre 2011 dovrebbe uscire anche il loro prossimo disco. Sul panorama internazionale spicca un nuovo progetto discografico che riguarda la ristampa integrale degli album dei Queen, a quarant’anni dalla nascita del gruppo inglese. La voce non è ancora confermata ma ci sarebbe in cantiere anche un nuovo disco per l’ex leader dei Rolling Stones Mick Jagger. In arrivo un doppio cd degli Iron Maiden intitolato: “From Fear To Eternity: The Best

Of 1990-2010” che ripercorre i vent’anni di carriera della band e sarà disponibile da maggio anche in formato digitale e, in edizione limitata, in vinile. Brutte notizie per il cantante Phil Collins che ha recentemente annunciato il suo ritiro dalle scene musicali per l’aggravarsi di alcune condizioni di salu-

te. Per luglio è atteso Sting che sarà a Roma con il suo “Symphonicity tour” nel quale riproporrà i suoi più grandi successi, arrangiati in chiave sinfonica. Sono previsti per il 2011 tre concerti dei Maroon Five in Italia, tutti nel mese di dicembre e nelle città di Padova, Roma e Milano.


Cinema

Aprile 2011

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Visto abbastanza? di Francesco Fontana

Il film di Petri, con Gian Maria Volonté e Florinda Bolkan, premiato con l’Oscar nel 1971

Indagine, un film che “ha fatto legge” Il cinema è la vita con le parti noiose tagliate Alfred Hitchcock

Esattamente quarant’anni fa, nell’aprile del 1971, il film di Elio Petri Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto vinceva il premio Oscar come miglior film straniero. Quella di Petri è una pellicola fondamentale per i legami che intrattiene con la rovente situazione socio-politica della sua epoca. Nel film si riflette, per la prima volta in modo critico ed esplicito, sul funzionamento della Polizia, mettendo in evidenza le falle e il degrado morale del sistema vigente, che appare intriso di una corruzione totalmente radicata. Lo stesso Petri, in un’intervista contenuta nel dvd documentario Elio Petri: appunti su un autore, testimonia l’importanza di Indagine: «Per la prima volta un film che ha parlato, in modo critico dell’Istituzio-

Volonté in una scena del film

ne della Polizia, e non è stato colpito dal reato di vilipendio. Allora questo film fa legge. In piccolissima parte Indagine ha spostato qualcosa». La tematica centrale della pellicola è quella dell’abuso o, per

essere più precisi, dell’insindacabilità dell’abuso di potere. Il regista mette in scena un omicidio. Il commissario a capo della Sezione Omicidi di Roma, nel film chiamato semplicemente «Dottore» e interpretato da uno strepitoso Gian Maria Volonté, assassina, durante un rapporto sessuale, l’amante Augusta (Florinda Bolkan), tagliandole la gola con una lametta. Si premurerà egli stesso, dopo essersi fatto una doccia e aver disseminato volutamente tracce e indizi a proprio carico nell’appartamento della donna, di chiamare la polizia in modo anonimo indirizzandola sul luogo del delitto. L’atto delittuoso è il motore che avvia le conseguenti fasi delle indagini, accompagnate dalle manipolazioni del caso, con l’unico obiettivo, da parte del personaggio del Dottore, di giocare con gli indizi e di mettere alla prova continuamente la propria insospettabilità, portando una sfida ai vertici del potere e facendo emergere gli aspetti più inquinati del sistema. Solamente nel finale, con un gesto di fiera autopunizione, il protagonista tenta di dichiararsi colpevole accorgendosi, suo malgrado, che gli è impossibile. Il profilo psicologico del comm issar io d a l l ’a c c e n t o siciliano interpretato da Volonté è piuttosto complesso, un mix di autoritarismo e debolezze continue. È un uomo apparentemente severo che sembra però non essere in grado di reggere quel tipo di ruolo, cadendo, in diverse occasioni, in atteggiamenti infantili che vanno a cozzare con

la posizione che vorrebbe ricoprire. Il film, girato negli ultimi mesi del 1969, diventa ancor più interessante per gli intrecci curiosi quanto fortuiti che instaura con alcuni drammatici fatti di cronaca, avvenuti in concomitanza e appena terminate le riprese. In una sequenza della pellicola esplode una bomba nelle fognature della Centrale di Polizia e viene incolpato un sovversivo. Il legame con la strage di Piazza Fontana diventa piuttosto evidente in quanto in quell’occasione fu accusato il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, che si scoprì poi essere estraneo ai fatti, precipitato dalla finestra del quarto piano della Questura di Milano dopo tre giorni di interrogatorio. Il Dottore interpretato da Volonté nel film diventa, in modo del tutto casuale e automatico, l’incarnazione di Calabresi, il commissario che aveva interrogato nella Questura di Milano Pinelli, ritenuto dalle Br il responsabile diretto della morte dell’anarchico. In Indagine la corruzione e il mascheramento della verità vengono rappresentate attraverso la metafora del Carnevale. In una battuta il Dottore dice: «Il carnevale è finito», con l’obiettivo di provare a porre un freno alla “mascherata” che impediva di far emergere la verità: si vuole mettere alla prova la corruzione morale delle istituzioni con il fine di dimostrare l’impossibilità del rovesciamento del funzionamento

malato delle stesse. Il discorso pronunciato dal Dottore diventa - anzi, sarebbe potuto diventare - il fulcro, il motore che avrebbe innescato un nuovo meccanismo, che punta il dito e condanna il sistema. Alla fine il commissario però cede: indossa nuovamente la “maschera” che aveva inutilmente tentato di togliersi e firma un’ammissione di innocenza davanti ai componenti dei Vertici di Polizia. La triste immagine che emerge è quella di una società a compartimenti stagni: il Potere deve rimanere ad ogni costo al suo posto e chi è marginale non ha alcuna possibilità di emergere dalla propria condizione. Con Indagine inizia la fruttuosa collaborazione Petri-Pirro-Volonté che, accompagnati dalle inconfondibili musiche di Ennio Morricone, daranno vita l’anno successivo a un altro capolavoro assoluto del genere: La classe operaia va in paradiso, dove si tratterà della condizione, sia fisica che psicologica, dell’operaio sottoposto al meccanismo del cottimo in una società che si stava avviando verso le fasi centrali della lotta armata.


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Cinema

Aprile 2011

Visto abbastanza? di Ernesto Pavan

Waterloo (1970): un film da riscoprire

Il Napoleone di Bondarchuck Gli stivali dei Marescialli di Francia, venuti ad annunciare a Napoleone la sconfitta e a suggerirgli l’abdicazione, risuonano come una valanga nei corridoi del palazzo di Fointainebleu. Il sincronismo perfetto dei passi degli alti ufficiali, le loro espressioni gelide e il loro eloquio secco contrastano con la nevrosi dell’Imperatore e la sua incapacità di accettare la sconfitta. È una scena piena di silenzi e di primi piani, seguita da quella, carica di un’emotività fortissima, dell’addio di Napoleone alla sua Vecchia Guardia. E poi la fuga da Elba, i Cento Giorni e la battaglia di Waterloo, che da sola occupa circa la metà della lunghezza della pellicola ed è ricostruita in tutta la sua terribile gloria, con oltre quindicimila comparse provenienti dalle fila dell’Ar-

mata Rossa (il film è stato girato in Ucraina nel 1970). Waterloo, diretto da Sergei Bondarchuk, è un film sugli esseri umani che hanno vissuto quel 18 giugno 1815 che fece la storia dell’Età Contemporanea. Un classico del cinema di guerra, a lungo dimenticato (anche per colpa dello scarso successo commerciale), ma di raro pregio per la cura dei dettagli e l’attenzione a ogni aspetto della narrazione, dalla psicologia dei personaggi

alla ricostruzione storica. Non c’è alcun sottofondo morale o moraleggiante nel Napoleone interpretato da Rod Steiger: questo Imperatore è senza dubbio un uomo straordinario, capace di dettare lettere a quattro segretari contemporaneamente e di conquistare l’amore e la fedeltà di chiunque, ma anche una figura oppressa da una responsabilità troppo grande e da nemici in ogni luogo, nonché dalla propria stessa arroganza. Allo stesso modo, Cristopher Plummer ricopre il ruolo di un Wellington più altezzoso che eroico, che considera le migliaia di uomini al suo comando come “”feccia” e scacchi da manovrare invece che esseri umani; anche se nella sua ultima scena, quando cavalca sul campo di battaglia coperto di cadaveri, l’orrore di quella visione sembra colpirlo con tutta la sua forza. La recitazione di entrambi gli attori protagonisti è straordinaria: non un’espressione, né il più piccolo dei gesti appaiono fuori posto. Anche per quanto riguarda la regia e la sceneggiatura, si vede come nulla sia lasciato al caso e ogni elemento, anche quelli

che all’apparenza sono errori o stravaganze, sia in realtà frutto di una scelta consapevole. Condannare la divertente pronuncia germanica dell’Inglese del maresciallo Blucher, peraltro non condivisa dai suoi connazionali, come l’incorporazione di un becero luogo comune, significa non accorgersi che i Francesi parlano la stessa lingua in modo perfetto e che, di conseguenza, il regista non è tipo da fare umorismo sugli stereotipi: il suo intento evidente, invece, è presentare agli spettatori moderni la figura di Blucher esattamente come doveva apparire ai contemporanei, ossia quella di un soldato non più giovane, che ha perso parte della propria lucidità, ma è ancora in grado di ispirare le sue truppe semplicemente cavalcando in mezzo a loro con un sorriso sulle labbra e la pipa in mano. Per fare ciò occorreva rendere Blucher un personaggio simpatico; e quale modo migliore per ottenere questo risultato che farlo imprecare in un Inglese germanizzato, mentre rifiuta ostinatamente di ritirarsi e, in seguito, mentre incita i suoi uomini durante l’arrivo dei Prussiani a Waterloo? Allo stesso modo, la voce fuori campo che esprime i pensieri di Napoleone, strumento

rischioso il cui uso è facilmente fraintendibile, trasmette con efficacia il senso della solitudine dell’Imperatore, che non può comunicare ad altri le proprie idee in quanto non opportune (la sua ammirazione per Wellington, la consapevolezza della gravità della propria malattia) o poco rassicuranti (le valutazioni sul terreno svantaggioso, ad esempio). L’evento-simbolo di questo modo di fare cinema, comunque, è il dialogo fra il colonnello Ponsonby e il duca di Uxbridge, dove il primo racconta la morte di “suo padre” per mano dei lancieri francesi: peccato che ciò non sia mai accaduto al genitore del vero Ponsonby, mentre quello cinematografico e quello storico muoiono esattamente nel modo descritto in questo dialogo, in cui il personaggio ammicca agli spettatori chiamando “padre” il personaggio storico a cui è ispirato. Ogni scena di Waterloo è costruita in questo modo, con elementi che trasmettono allo spettatore concetti e impressioni meglio di quanto potrebbero fare decine di minuti di dialoghi. Alcune, poi, hanno una carica emotiva davvero straordinaria, come la carica suicida degli Scots Grey (tributo al dipinto Scotland Forever!) o la lucida follia di un soldato inglese,


Cinema

Aprile 2011

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Visto abbastanza?

bellissimo e biondissimo, che abbandona il quadrato del suo battaglione per denunciare urlando l’assurdità di tanta morte. In ogni film di argomento storico, regista e sceneggiatori corrono il rischio di trovarsi a dover dare un’interpretazione a eventi la cui ricostruzione non trova consenso fra gli studiosi; lo stesso accade in Waterloo, ad esempio quando si tratta di dare una spiegazione alle manovre folli della cavalleria fran-

cese (protagonista di una splendida veduta aerea con migliaia di cavalieri che galoppano intorno ai quadrati inglesi) o agli errori strategici francesi che hanno consentito ai Prussiani di congiungersi agli Inglesi e rovesciare le sorti della battaglia. In entrambi i casi, la scelta cinematografica è stata di raccontare gli eventi in modo favorevole a Napoleone, attribuendo il primo a una decisione avventata del maresciallo Ney

(presa mentre Napoleone è prostrato da un attacco della sua malattia e incapace di comandare) e il secondo all’eccessiva cautela del maresciallo Grouchi, al comando della forza che insegue i Prussiani in ritirata. Sono proprio i Prussiani, nel film, a conquistare la vittoria per Wellington, attaccando sul fianco la Vecchia Guardia spedita da Napoleone a schiacciare definitivamente le truppe inglesi. L’Imperatore,

dunque, non perde per una colpa propria; ma perde e, nell’ultima scena, quando si allontana in carrozza dal teatro del massacro, è un uomo finito, incapace di dire o fare alcunché. Non un tiranno abbattuto, non un rivoluzionario schiacciato da forze conservatrici, ma un semplice uomo distrutto da un peso troppo grande. La vera forza di Waterloo sta proprio qui: nel non dipingere il “lato umano” della guerra e della politica, ma trattarle come vicende umane in tutto e per tutto, senza una vera distinzione fra azioni e sentimenti. Un grande intuizione che ha prodotto un grande film.

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L’opinione

Aprile 2011

Il re è nudo di Silvano Tommasoli

Società in cambiamento ma, forse, non tutti siamo d’accordo

Tradire, oggi, è normale? Chissà se ci sarà un momento nel quale i sociologi del futuro dovranno studiare e dividere il nostro tempo in “ere sociali”, e poi ogni era, al suo interno, in periodi. Temo che questo primo secolo del terzo millennio possa passare alla Storia come L’era del tradimento. Che non è proprio un complimentone, se vogliamo. Intanto, quella di “traditore” è l’accusa più usata, oggi, nel mondo della politica. Senza entrare nel merito delle loro faccende, abbiamo visto scambiarsi vicendevolmente questa gentilezza un po’ tutti gli uomini che si trovano ai posti di comando dell’amata Repubblica. Il Presidente del Consiglio dei ministri e il Presidente della Camera, per esempio; al coro, di tanto in tanto, si sono uniti ministri e sottosegretari, deputati e senatori di tutti le compagnie. Nessuno di questi signori ha pensato che parlare di tradimento, in politica, non è affatto come ha scritto Roberto Gervaso nel suo La volpe e l’uva del 1989, quando sostenne che « In amore, come in politica, il tradimento è una forma di legittima difesa». Perché, se vogliamo smettere di fare i buffoni, il tradimento – in giurisprudenza – è un crimine compiuto nei confronti di uno Stato sovrano attraverso un atto d’infedeltà. Dunque, una bruttissima faccenda. Se il terribile atto è compiuto da chi ricopre un incarico pubblico di primissimo piano, il tradimento diventa “alto” ed è previsto dalla Costituzione, all’art. 90, per il Presidente della Repubblica e dal Codice penale militare in tempo di pace, all’art. 77, per i militari. Per la Storia, di alto tradimento si sono macchiati i regicidi, anche se qualche volta bisogna riconoscere che costoro non avessero proprio tutti i torti (qualcuno, per caso, si ricorda delle nefandezze ordinate da Umberto I al suo generale Bava Beccaris, a Milano nel 1898, che poi armarono la mano di Gaetano Bresci, a Monza, due

anni più tardi?). Bene, se parlare di tradimento in politica è un fatto che dovrebbe implicare gravissimi accadimenti, risolleviamoci lo spirito con lo sport nazionale, il calcio. Perché se un italiano potrebbe anche tollerare di essere tradito dalla moglie – purché il vicino di casa non lo sappia, che le corna non sono eleganti – dall’uomo-bandiera della sua squadra del cuore un tradimento non potrebbe accettarlo. No, davvero! Vi immaginate che bel casino sconvolgerebbe la Capi-

battiti sulla fiducia al Governo. Che i parlamentari possano essere dei mercenari come i calciatori, lo accettiamo a fatica, in considerazione del fatto che sono delegati a rappresentare tutti noi cittadini… Il territorio naturale del tradimento è, invece, il rapporto di coppia. Qui, anche questo termine che adottiamo tutti sembra adeguato, accettato pacificamente. La parola, intendo, non l’atto. Che viene compiuto sempre, o quasi, con una certa riservatezza. Una ricerca di

tale, se Francesco Totti lasciasse la Roma e andasse a giocare nella Lazio? Come quando, nel 2005, Christian Vieri – 103 goal giocando nell’Inter – se ne andò al Milan, precedendo di un paio d’anni Ronaldo. Stessa storia, stesso “tradimento”. Restituito solo quest’anno dall’allenatore Leonardo, passato dai rossoneri ai nerazzurri. Certo, questi sono tutti cambi di casacca indotti dal denaro, che nel calcio scorre a fiumi. Ci possono anche stare, visto che i calciatori non sono animati, se non in qualche rarissimo caso, dall’attaccamento alla squadra ma piuttosto da quello al fruscio delle banconote. Pare che questa sia stata la medesima motivazione che ha indotto alcuni significativi cambi di schieramento in Parlamento, in occasione dei più recenti di-

un paio d’anni fa, dovuta all’Istituto Asper, sosteneva che il 70% degli uomini e il 62% delle donne italiane sono portati alle corna, termine volgare ma estremamente rapido per identificare il tradimento in amore, che costituisce il fondamento narrativo di una grande parte della letteratura, dello spettacolo, della storia umana. Sono certo che qualcuno si starà già chiedendo: ”E allora? Cosa c’è di nuovo?” C’è, ragazzi, c’è. Abbiate fiducia. Il “nuovo” sta in quello che, un paio di righe qui sopra, definivo come «atto compiuto sempre, o quasi, con una certa riservatezza». Una volta. Adesso, non più! Adesso c’è l’orgoglio di esibire la propria infedeltà, la propria slealtà, la propria disonestà. Ancora una volta, a fare testo,

ad aprire la strada a un cambiamento dei costumi è la trasmissione per guardoni che va in onda ogni anno sulle reti Mediaset, nella programmazione autunno-inverno. Sto parlando di “Grande Fratello” dove, ogni giorno, si mettono in pubblico – un pubblico di molti milioni di persone – le avventure di un pugno di ragazzotti, pronti a tutto pur di entrare nella discutibile cerchia dei “famosi televisivi”. Si è visto di tutto, e anche di più. Oltre alle esplicite richieste di prestazioni sessuali ricompensate con biscotti (sic!), che la fame sarà anche una brutta cosa ma questa ci sembra sicuramente peggio, c’è stato chi si è “fidanzato” con tre o quattro fanciulle – una dietro l’altra, e tutte all’interno di quella galera – tradendole tutte in successione e in diretta TV, chi ha avuto dalla simpatica conduttrice la pubblica rivelazione di aver subito, all’esterno questa volta, un tradimento coi controfiocchi, chi ha tradito dopo poche ore dall’uscita dalla casa, ma sempre davanti all’occhio guardone della televisione. Di tutti questi tradimenti si è parlato con grande interesse da parte della conduttrice, e con grande enfasi. Come se gli affari del cornuto di turno interessassero a tutti – e su questo avremmo anche dei dubbi – e come, soprattutto, se tradire fosse normale, lecito, perfino divertente. Ecco il problema. Tradire, oggi, è normale? Se la risposta è sì, possiamo considerare il “Grande Fratello” come un formidabile catalizzatore dell’evoluzione sociale, in grado di rivelare in anticipo le più recondite e difficili svolte della società nella quale viviamo. Ma se la risposta è no, l’unica cosa da fare quando viene mandato in onda il “Grande Fratello” è chiudere la televisione e mettersi a leggere un libro. Meglio se un buon libro, ma oserei dire che qualunque testo non può che essere meglio di una simile porcheria televisiva.


Fotografia

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La vita non imita l’arte, imita la cattiva televisione di Federico Martinelli

Il libro che onora due vite dedicate alla fotografia

Le utopie e l’elaborazione visuale delle emozioni di Filippo e Fausto Tommasoli È stato presentato il 5 aprile nella sala al secondo piano della Biblioteca Arturo Frinzi, in Via San Francesco a Verona, il libro Filippo e Fausto Tommasoli, la fotografia e la parola. Assonanze tematiche tra fotografia, arte e letteratura nel ‘900, scritto da Silvano Tommasoli per i tipi dell’editore Qui Edit di Verona. Al primo piano della Biblioteca, fino all’8 maggio, sarà visitabile una mostra di alcune tra le più interessanti fotografie dei due Autori. Il volume – nato con un intento celebrativo, alla fine del 2010 ricorreva, infatti, il centesimo anno dalla nascita di Filippo Tommasoli – è dedicato alla storia artistica e alla divulgazione della poetica e dell’estetica dei due maggiori fotografi veronesi dei cinquant’anni centrali del XX Secolo. Affrancati culturalmente dal mezzo di espressione artistica prescelto, Filippo e Fausto Tom-

masoli materializzano sulla lastra fotografica le loro utopie e l’elaborazione visuale delle loro emozioni, che raccontano il legame, indissolubile, tra il soggetto e i due inseparabili Autori del Novecento. Nella grande sala di posa del loro studio fotografico – che diventa uno straordinario palcoscenico – dirigono grandi attori del cinema, musicisti, persone comuni e oggetti inanimati nell’interpretazione di un copione, secondo una sceneggiatura scritta dai loro sogni. I racconti scorrono, a volte molto tormentati, nelle anse delle metafore narrative più audaci, sempre guidati dalla stella polare della Storia dell’arte e della letteratura. Ne risulta una concezione di arte a tutto tondo, dove il mezzo espressivo che hanno scelto, la fotografia appunto, ha solo il significato etimologico di medium, di tramite tra l’artista e il fruitore della sua opera.

Silvano Tommasoli

Filippo e Fausto Tommasoli, la fotografia e la parola. Assonanze tematiche tra fotografia, arte e letteratura nel ‘900

Ma se il medium è la luce, lo sono anche gli occhi degli Artisti, felici di questa loro potenza visionaria. Libri e fotografia. Silvano Tommasoli ha sempre respirato l’aria dei libri, e quella della fotografia, da quando è nato, nel 1950. Nella vecchia casa di famiglia, la stanza che amava di più era

la grande biblioteca di suo padre Filippo, con il soffitto a volta stellata, le pareti rivestite da più di diecimila libri e un piccolo scrittoio, davanti a una finestra, incastonato tra gli scaffali. La fotografia fa parte della storia di famiglia. Da quando il nonno Silvio aprì il primo studio fotografico, nel 1902. La sintesi più immediata tra il libro e la fotografia, tra la parola e l’immagine a Silvano è sembrata subito la pubblicità. Così, facendo il copywriter e poi il direttore creativo, ha scritto le parole della pubblicità per più di trent’anni, e ha pensato, e poi selezionato, migliaia di fotografie. Ancora oggi, titoli e testi pubblicitari gli danno il pane quotidiano. Ma scrive anche su alcuni giornali, e ha pubblicato tre saggi sulla storia della stampa, dell’editoria e della carta. Presso l’Università di Verona, ha l’incarico del laboratorio di Scrittura creativa.


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Libri

Aprile 2011

È la stampa, bellezza di Ernesto Pavan

Zagrebelsky e il linguaggio politico italiano

Lingua Nostrae Aetatis: un’analisi

Gustavo Zagrebelsky, Sulla lingua del tempo presente, Einaudi, pp. 58, € 8,00

“Amore”, “Italiani”, “Prima Repubblica”: sono parole con un significato preciso di cui la politica si è impadronita, tramutandole in strumenti di propaganda che hanno poco o nulla a che vedere con il loro significato originale. In Sulla lingua del tempo presente, Zagrebelsky esamina alcune fra le espressioni divenute protagoniste del linguaggio politico italiano degli ultimi vent’anni, criticandone l’uso distorto fattone da certa retorica governativa (ma anche di opposizione). Un’analisi precisa e lucida, scevra da ogni militanza, che smonta e mette di fronte al lettore un sistema complesso, fondato su rimandi e richiami sottintesi. Tale sistema, secondo Zagrebelsky, si fonda sulla riduzione del linguaggio politico a una serie di stereotipi facilmente proponibili al pubblico degli elettori; sono messaggi subdoli, che at-

sta osservazione non sia affatto oziosa.

traverso la ripetizione ossessiva si insinuano negli animi degli ascoltatori fino a produrre in essi dei cambiamenti inconsapevoli, come un virus che penetra nelle cellule e vi si riproduce. Inquieta l’analogia con l’uso della lingua nei regimi totalitari, per quanto l’autore sottolinei prontamente che non si è (ancora?) arrivati a questo punto nel nostro Paese. Eppure è innegabile che le osservazioni di Zagrebelsky suscitino una certa impressione, come fa sempre la constatazione di una verità da molto tempo sotto gli occhi di tutti: che la lingua non è solo strumento di espressione del sé, ma anche un potente strumento di controllo sociale. “Ripetete una cosa qualsiasi cento, mille, un milione di volte e diventerà verità” diceva Goebbels, ministro hitleriano della propaganda: Zagrebelsky, in questo libro, ci mostra anco-

ra una volta come ciò sia vero, portando la nostra stessa società a esempio. Se qualcosa, in Sulla lingua del tempo presente, può essere oggetto di critica negativa, è il prezzo di copertina: otto euro per una sessantina di pagine sono veramente troppi. Certo, stampare un libro ha costi fissi che non dipendono dal numero di pagine, ma non possiamo fare a meno di pensare che un’opera del genere dovrebbe essere accessibile a un prezzo ridotto, in modo che la stragrande maggioranza della popolazione sia invogliata ad acquistarla. Se consideriamo che (vedi il box nella pagina) ben presto dovremo dimenticare i consistenti sconti a cui siamo stati finora abituati, que-

Una proposta di legge limita gli sconti: l’opinione del nostro redattore

Il Parlamento, i lettori e il mercato Il 4 marzo scorso è stato approvato dal Senato un disegno di legge che, in sintesi, fissa al 15% lo sconto massimo applicabile al prezzo dei libri, aumentabile al 25% in caso di offerte speciali (proponibili esclusivamente dagli editori e non reiterabili nel corso dell’anno) e al 20% per la vendita online. Relatore di tale legge è stato il senatore Levi del Partito Democratico. La norma prevede alcune eccezioni; in particolare, sono esenti dal limite i libri usati e quelli usciti da oltre venti mesi, il che renderebbe comunque fuorilegge, ad esempio, gli sconti del 30% e oltre previsti da un certo sito di e-commerce, aperto, guarda caso, appena qualche mese fa. Un vero e proprio caso di protezionismo “all’italiana”, malcelato e corporativista, dal momento che la concorrenza

fra i rivenditori (soprattutto quelli indipendenti) verrà di fatto uccisa in favore degli interessi dei grandi gruppi editoriali (spesso proprietari di catene di librerie) e a tutto svantaggio degli acquirenti. In un regime di libero mercato, infatti, si suppone che la competizione fra i produttori (o, come in questo caso, i distributori) li porti a offrire condizioni vantaggiose ai consumatori. Se questa legge dovesse essere approvata, i principali competitor della distribuzione tradizionale (Amazon, Ibs, Unilibro, ecc) si troverebbero costretti a rinunciare al loro vantaggio principale, ossia i prezzi ridotti, per nessun motivo se non il divieto, con buona pace di chi qualche tempo fa ha sorriso al pensiero di potersi comprare un libro in più al mese. Il comma 2 dell’articolo 1 re-

cita: “Tale disciplina mira a contribuire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creatività letteraria, alla promozione del libro e della lettura, alla diffusione della cultura, alla tutela del pluralismo dell’informazione.” Per noi, queste parole suonano come una presa in giro. Ridurre gli sconti vuol dire ridurre l’accesso alla cultura, in un Paese che già legge poco e dove i prezzi di copertina sono superiori rispetto ad altri Paesi europei, mentre gli stipendi non sono spesso nemmeno paragonabili. Ogni aumento dei prezzi è un passo ulteriore verso la trasformazione della lettura in un privilegio. Vorremmo pertanto far presente al senatore Levi e agli altri firmatari della proposta di legge, nonché a tutti coloro che l’hanno votata, che ci sono modi ben migliori per “contri-

buire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creatività letteraria, alla promozione del libro e della lettura”: ridurre o togliere l’IVA sui libri, incentivare la concorrenza, garantire a tutti i cittadini il benessere economico necessario affinché possano permettersi l’acquisto. Non necessariamente in quest’ordine di priorità. (Ernesto Pavan)


Giochi

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Nessun uomo è un fallito se ha degli amici di Ernesto Pavan

La novità di Janus Design

Riflettori puntati su Un penny per i miei pensieri Siamo a Play 2011, la convention modenese di giochi di ogni genere, e abbiamo appena messo le mani su Un penny per i miei pensieri (di Paul Tevis, € 20,00), il nuovo gioco di ruolo pubblicato da Janus Design. La premessa è originalissima: ciascun partecipante deve calarsi nel ruolo di una persona che ha perso la memoria e sta venendo sottoposta a una terapia con l’ausilio di una medicina sperimentale grazie alla quale gli altri pazienti possono “entrare” nei suoi pensieri e aiutarlo a recuperare il suo passato. Il gioco consiste proprio nell’esplorazione di questi ricordi, guidata da una serie di Dati di fatto e rassicurazioni (sorta di linee-guida che impediscono o incoraggiano! - l’introduzione di ricordi riguardanti, per dirne un paio, extraterrestri e stregoneria) e di un Questionario che viene compilato man mano che la memoria ritorna. Facciamo qualche domanda a Luca Ricci, rappresentante dell’associazione culturale Janus che è anche editrice del gioco. Quali sono le ragioni dietro alla scelta di pubblicare Un penny per i miei pensieri in Italia? Penny è un gioco che ci ha molto colpito per la sua capacità di poterlo giocare semplicemente prendendo il manuale e leg-

di ruolo. Secondo te, a che tipo di pubblico potrebbe piacere questo gioco? A chi invece lo sconsiglieresti? Credo che Penny sia adatto a un pubblico enorme: il classico “da 9 a 99 anni” di certi giochi in scatola. Lo sconsiglierei solo a quei giocatori che non amano l’idea di qualcuno che “mette le mani” sul loro personaggio, visto che in Penny essi hanno un controllo solo parziale sui suoi ricordi. Qual è stata la difficoltà maggiore a cui siete andati incontro nel realizzare l’edizione italiana? Stranamente, tutto è filato ligendo le istruzioni al momenscio. Il fatto che il manuale sia to, senza alcuna preparazione. scritto e organizzato in modo Inoltre, ha dei meccanismi di estremamente chiaro ci ha aiucreazione della storia totalmen- tato moltissimo. Questo gioco te innovativi rispetto al panora- si è tradotto quasi da solo! ma attuale. E poi è una novità In altri giochi editi da Jache in America ha avuto molto nus (come ad esempio Non successo e questo ci ha rassicu- cedere al sonno e, in parte, rato. anche Shock) sono presenti Tre elementi che, secondo contenuti aggiuntivi rispette, fanno spiccare Un penny to all’edizione americana? Invito nel pa- A Un penny per i miei pensieri per i miei pensieri norama dei giochi di ruolo. abbiamo aggiunto un nuovo Prima di tutto, il fatto che il questionario: si tratta, di fatto, personaggio nasca “vuoto” e del questionario di Non cedere al venga creato nel corso del gio- sonno, nel senso che attraverso co. In secondo luogo, la rituali- di esso è possibile ricostruire la tà del gioco, che crea un’atmo- storia passata di un gruppo di sfera molto forte. Ma soprattut- Risvegliati e, una volta termito, Penny è accessibile davvero nato, si può cominciare immea tutti, anche a chi non ha la diatamente a giocare all’altro VANGELO DENARO, minima idea di cosaEsia il gioco gioco con gli stessi personaggi.

DOVE VANNO I CRISTIANI

Saluti Giuseppe Lovati Cottini

Presidente Amici della Cattolica

Venerdì 8 aprile 2011 ore 18,00

Invito

Flavio Tosi

Sindaco di Verona

Sala Maffeiana Via Roma 1G - Verona Dialogo tra S.E. Mons. Giuseppe Zenti Vescovo di Verona

Prof. Ettore Gotti Tedeschi

Presidente dell’Istituto per le Opere di Religione

www.amicidellacattolica.com

VANGELO E DENARO, DOVE VANNO I CRISTIANI

info@amicidellacattolica.com

Modera Lucio Bussi

Responsabile Redazione Economia de L’Arena di Verona

Stiamo inoltre lavorando a nuovi questionari che pubblicheremo sul nostro sito (http://janusdesign.it/, ndr). Così parlò Eatwood Un mio amico scrisse tempo fa una canzone: “la stanza è solo una struttura, sono solo quattro mura, in cu.o il resto, è una fregatura”. Una fregatura? Una fregatura? Una fregatura? Tre volte l’aveva ripetuto Eatwood. Se l’era domandato tre volte ma non aveva ancora capito. Ma come era possibile? Voglio dire, come si poteva non capire che anche noi eravamo rimasti fregati? Forse la colpa era nostra, anzi, loro. L’avevo ripetuto più volte ma non volevano ascoltarmi. Forse si erano fregati da soli e non sembravano nemmeno pentiti. Non io, io mi tiro fuori da queste situazioni. Sembrava uno strano vizietto il loro, volevano farmi arrabbiare, probabilmente per lamentarsi con le loro madri, a quasi quarant’anni, ma è possibile? Ma io ho la capacità di straniarmi e di fregarmene di certe cose. Al limite, forse, posso rimanere offeso per qualche settimana ma poi passa tutto. Ma questa volta no, non riuscivo a scrollarmi di dosso quello che era successo al ragazzo dai capelli lunghi e raccolti e io, forse influenzato proprio da Eatwood, mi sono fatto coinvolgere. Emotivamente, intendo. Ed ecco che la “nostra” stanza, una specie di rifugio putrido per la nostra anima, con il soffitto in Eternit, ci era stata sottratta. Dove avremmo lavorato ancora, dove? E io, come un picchio insistente –così sono stato recentemente definito- ho cercato di non demordere e di non cedere all’assedio. Poi ho deciso di smettere, non avrei scritto più. Poi ho cambiato idea. Tutto a vostro svantaggio, sottolinea ironicamente Eatwood. Che elemento!


Verona è 14 Giochi Quinta Parete

cultura e società

Novembre 2010

Aprile 2011

Società

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Vi Nessun diremo qualsiasi cazzata sentire uomo è un fallito vorrete se ha degli amici di Silvano Tommasoli di Ernesto Pavan silvanotommasoli@quintaparete.it

sum ergo Sono in video, Anteprima di Hot War, la prossima uscita Coyote Press

del Grande volgarità la‘63 Tutti vediamo Come i missili del cambiarono il mondo Fratello, ma nessuno ne parla

Davide Losito, rappresentante di Coyote Press, ci ha parlato un po’ di Hot War, il gioco di OmologatiCraig in TV.che Peggio, omogeMalcom la sua casa neizzati. No, non mi riferisco ai editrice pubblicherà in occasioprogrammi televisivi, ne del prossimo Lucca che comicssemand brano tutti “fatti con lo stampino” Games. da almeno dieci anni, peggio ancora dei vari telegiornali che sono proprio tutti uguali. Sto parlando dei concorrenti del Grande Fratello, tutti conformi a un modello standard tristissimo, quello della volgarità estrema. Sì, la volgarità dei gesti, delle parole, degli atteggiamenti è il denominatore comune che unisce, tra loro, quasi tutti i reclusi della “casa”. E li unisce anche alla presentatrice, Alessia a gambe sempre aperte Marcuzzi. Ma possibile che nessuno abbia mai fatto notare a questa povera ragazza – addirittura capace la scorsa edizione di sedersi sul pavimento dello studio, sempre rigorosamente a gambe aperte, spalancando un’ampia panoramica sulle propria biancheria intima – che, in video, assume delle posture che fanno a

Di cosa parla Hot War e quali sono i motivo della scelta di Coyote Press? In passato noi abbiamo pubblicato Cold City, che è una sorta di “versione precedente” di questo gioco. Dopo che quest’ultimo è andato esaurito, invece di ristamparlo abbiamo preferito pubblicare Hot war, che ha un regolamento più esteso e più funzionale, oltre a un’ambientazione più approfondita e più

interessante. Forse, in futuro, riproporremo Cold City, ma solo come ambientazione per pugni con un minimo eleganza il regolamento di HotdiWar, non ecome di buon gusto? Oddio, non gioco a sé stante. è che sianoWar tantosipiù signorili autori Hot rifà a un gli periodo della trasmissione, chedella ricordano a molto interessante nostra ogni piè sospinto premioè finale Storia: ill’idea che, dia alcune centinaia migliaia seguito di della crisi euro, miscome fosse l’unica cubana molla a spingere silistica del ‘62, questa sia variopinta umanità a scoppiata la Teresporre leza proprie miserie alla vista guerra mondiale. di qualche E Lemilione storiedisiguardoni. svolgono qui cominciano le rogne vere, pera Londra nell’inverno ché sarebbe comdel necessaria ‘63, dopounache la missione guerra di psicologi, sociologi e è finita e i perantropologi per cercare di capire sonaggi devono fare i che cosa conti possa con indurre alcuni mile sue conselioni di persone normali ad abbrutguenze. tire il proprio spirito davanti Tre elementi che, alle seincredibilicondo esibizioni dei “ragazzi te, fanno spicdella casa”. Forse solita voglia di care Hotla War nel pasentirsi migliori? norama dei giochi di A farci respirare, ruolo. fortunatamente, c’è la Gialappa, che noncome ne lascia Sicuramente, ho passare una alla conduttrice sia giàsiadetto, l’ambientaai concorrenti. più,ilper farci ca-il zione.DiPoi, sistema: pire il livello di squallore di crugioco esplora i (o rapporti deltà?) interpersonali dell’ufficio casting fra del individui che vivono in una situazione di stress perenne ed esistono dei valori che rappresentano le relazioni fra i protagonisti. Ciascun giocatore determina la natura del rapporto del suo personaggio con un altro (amore, lavoro, odio, ecc), oltre che con dei personaggi non protagonisti: ogni volta che una relazione è coinvolta in un conflitto, si aggiungono o sottraggono dei dadi a seconda del fatto che sia positiva o negativa. Le relazio-

ni (almeno quelle positive, ndr) diventano così fondamentali per andare avanti in un monprogramma, non ha mancato do dove la sopravvivenza nondiè proporre una selezione – mammaaffatto garantita. A seconda dei mia! Unadel selezione… gli risultati conflitto, Chissà poi, tanaltri! dei provini, quasi nesto la –storia quantodove i personaggi suno dei candidati, ha possono evolversiper in esempio, diverse disaputo dare una risposta sensata, o rezioni. almeno insensata, allarelaziorichiesta In che non modo queste di dichiarare il proprio “tallone di ni fra i personaggi si riperAchille”. su quelle fra i giocuotono A ben pensarci, coloro che ne catori? escono peggio sono può proprio Hot War,meno come Cold City, esi reclusi del Grande sere giocato in dueFratello. modi: Perché Aperfanno pena, fino allamodo tenerezza. Abto o Chiuso. Nel Aperto bagliati dal miraggio di diventare tutti i giocatori, oltre naturalVip, e di un sacco mente al guadagnare Game Master, sonodia quattrini, si prostituiscono fino a un conoscenza delle informazioni punto die non segrete dellaritorno, naturarimanendo delle remarchiati a vita da quel consente suffisso – lazioni altrui: questo “del Grande Fratello” appunto – loro di mettersi d’accordo per che li accompagnerà per tutta la creare la storia migliore posvita. Pochi hannodi avuto la sibile. Nellafinora modalità gioco capacità di affrancarsene, e di far Chiuso, invece, le relazioni dimenticare questa conflittualità squallida oripossono creare ginegioco mediatica. tutti, Luca eArin fra i Per personaggi il gentero;Master e pochi altri si possono Game deveche sfruttare il contare sulle dita di una sola mano. loro intreccio per proporre sceNon ritengo sia indenne da questo ne interessanti. Si suppone, cobaratro diche volgarità l’editorenon di munque, fra i giocatori tanto vi sia spettacolo. mai alcun tipo di conflitVorrei chiedergli – se mai fosse pertualità o competizione. sona abituata alle doSecondo te,a rispondere a che tipo di mande – se sarebbe contento di far pubblico potrebbe piacere assistere gioco? i suoi figli adolescenti, questo A chi invece oloi suoi nipoti, a una porcheria simile. sconsiglieresti? Ma forse conosco risposta, diretSecondo me Hot la War è un gioco tamenteversatile, ispirata dalgrazie dio denaro. molto all’amMi sono sempre ribellato bientazione e a una fase adiogni diforma di censura, come espressione scussione iniziale grazie alla della più proterva deve volontà di anquale il gruppo decidere nientare, nella storia gente, ilche senso e la lo stile della andrà devo alla dire acapacità crearsi di– critica. da unoMa splatter

Resident Evil a un horror tecnologico in stile Fringe. Il mio consiglio è di giocarlo a chi già conosce i giochi di ruolo più tradizionali, ma vuole un gioco che funziona senza che i giocatori debbano mettere mano al regolamento per ottenere l’esperienza che vogliono; anche gli amanti dell’ucronia potrebbero trovarlo interessante. Credo, invece, che non piacerebbe a chi non ama il genere e a chi ha bisogno di sentirsi “l’eroe della situazione”: in Hot War non ci sono eroi. Sono previsti contenuti addizionali per l’edizione italiana? Quasi sicuramente essa conterrà uno scenario, lo stesso che usiamo per le dimostrazioni. I veri contenuti aggiuntivi, tuttavia, appariranno successivamente e non saranno opera nostra: abbiamo infatti lanciato un concorso, che coinvolge tutti coloro che acquistano la prevendita del gioco e porterà alla nascita dell’ambientazione itache, di Ci fronte a questo osanna alla liana. siamo infatti chiesti: volgarità, comincio a capire quella Hot War è ambientato a Lonstriscia cartapotrebbe bianca, incollata, ai dra, madicosa accadere tempi della miastessa adolescenza, sui in Italia nella situazione e le locandine dei filmLa e emanifesti nella medesima epoca? degli spettacoli più “sconvenienti”, migliore proposta fra quelle che prescriveva «V.M. di 16 anni».e pervenute sarà pubblicata Forse, adesso, sul cartellone commercializzata assieme del al Grande vero Fratello si dovrebbe scrivere gioco e proprio. Maggiori «V.M. di 99 anni»… informazioni si possono trovare Per continuare con(http://coyoteil giro di volgasul nostro blog rità e stupidità sui mediandr), di oggi, vi press.blogspot.com/, e sui rimando all’ultima pubblicità di maggiori siti di informazione Marc Jacobs. Ma tenetevi forte, eh! ludica.

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Viaggi

Aprile 2011

Houston, abbiamo un problema di Alice Perini - fotografie di Giancarlo Speranza

Risalire il fiume per ritrovare l’equilibrio. Nel Veneto con l’acqua per terra

Il Sile: l’acqua che sorge da terra

Permettetemi di spendere qualche parola per questa regione, il Veneto. L’itinerario di questo mese vede come protagonista un tragitto fatto d’acqua: il cammino lungo il Sile, il fiume

fausto bis ha indugiato qualche tempo, per sopraggiungere tra le Idi di marzo e la neo-festa per il compleanno di mammapapà Italia. Alla ricerca dei colpevoli e indaffarati nell’inseguire responsabilità che in un paese di gomma come il nostro rimbalzano di continuo da una parte all’altra. Operai di se stessi e del proprio patrimonio, solerti nel cancellare le tracce di fango e ogni altra testimonianza del-

di risorgiva più lungo in Europa. Potrebbe forse sembrarvi irriverente leggere questo mio invito a conoscere un angolino tanto nascosto quanto prezioso, incastonato tra le province di Padova, Treviso e Venezia: un tesoro d’acqua in una regione alle prese (alle “ri-prese”) con l’emergenza alluvione. In principio erano i giorni fra il 31 ottobre e il 2 novembre; l’in-

la rovina patita, fiduciosi di un aiuto che cala dall’alto (non dei cieli, delle istituzioni s’intende): il Veneto. «Una persona annega in alto mare, una annega in un bicchier d’acqua. Ma entrambi muoiono»: lo disse Padre Pio. I veneti non muoiono schiacciati dal peso dell’acqua. Se muoiono, è per il troppo ardore con cui hanno nuotato, cosa non

Quando tu metti insieme la Scienzia de’ moti dell’acqua, ricordati di mettere, di sotto a ciascuna proposizione, li sua giovamenti, a ciò che tale scienzia non sia inutile Leonardo da Vinci

Qui sopra una folaga e in alto l’ex mulino Bordignon

sempre positiva, soprattutto quando si vuol remare contro forze che non possono essere addomesticate. Lo spirito da conquistadores del XXI secolo, l’espansione smisurata dei centri urbani, l’appetito smodato per appropriarsi di ciò che un tempo si chiamava “natura” è una prerogativa anche della regione del leone alato. Un’accurata operazione di rimozione della natura, un suo allontanamento dall’essere la controparte legittima nell’abitare il mondo assieme all’uomo. L’uomo, l’unico a poter/dover districarsi fra la possibilità di interventi distruttivi o costruttivi degli elementi naturali. Acqua compresa. Più che di turismo, il Sile è portatore di un nuovo modo di pensare il viaggio: è il soggiorno in luoghi tanto lontani dalle preoccupazioni e dagli obblighi quotidiani quanto vicini, fisicamente, agli spazi della città, dell’ordinario, dell’abitudine. Un fiume che ha sempre conservato il suo carattere rasserenante, nonostante il

dustriale, di paesaggi volubili, di sequenze di città e di palude. Simbolo di un progresso inarrestabile, il fiume è sfruttato già verso la fine del XIX secolo per la produzione di energia elettrica: l’area urbana della città di Treviso, attraversata dal suo corso, è completamente coperta dalla rete elettrica dal 1925. Molto attivo negli anni ’30, lo squero, il tipico cantiere per le imbarcazioni a remi della città: armati di squara (squadra), termine dialettale che indica il principale strumento di lavoro, gli squeraroli riparavano le barche che percorrevano il Sile; i Cantieri navali del Levante, il cui ultimo varo di cui si ha notizia risale al 1948. Tra gli anni ’50 e ’60, complice il ridisegno della percezione ambientale che soccombe di fronte al boom economico, si compie il declino del trasporto fluviale e si assiste a una crescente indifferenza nei confronti del fiume: abbandono delle conche, scarichi abusivi, cave in alveo, morie di pesci. Eppure, resistono ancora oggi

gravoso dilemma novecentesco fra la ragione estetica e l’interesse pratico. Un caso, raro, di quella riuscita fusione fra sviluppo moderno e sensibilità ambientale, perché il rispetto della natura non significa ritornare a vivere nelle caverne. Il Sile non è il classico torrentello del locus amoenus: la sua bellezza è racchiusa nell’incantevole combinazione di patrimonio architettonico, archeologia in-

i segni rivelatori di un passato legato alla navigazione e a un’esistenza vissuta in simbiosi con l’acqua: i lavatoi in pietra, compagni delle lavandaie, i burci (barche usate per il trasporto delle granaglie) nascosti tra le canne, gli antichi mulini, le vie alzaie o restere, le strade arginali utilizzate dai buoi o dai cavalli per trainare i burci che risalivano la corrente. Residenze adagiate lungo il

Villa Barbaro Gabbianelli


Viaggi

Aprile 2011

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Houston, abbiamo un problema

tranquillo corso del Sile: il luogo ideale in cui i nobili veneziani amavano trascorrere la stagione estiva; un ambiente molto più accogliente e salutare rispetto agli angusti canali e alle calli veneziane, dove la luce

Un burchio lungo le sponde

del sole filtrava a fatica. Siepi, cespugli di bosso e di tasso, lunghi viali alberati, macchie fiorite: la scenografia perfetta per le passeggiate, le gite in carrozza, i divertimenti e le rappresentazioni teatrali. Un desiderio, quello di possedere una villa in campagna fra prati e colli, di cui il territorio conserva numerose testimonianze: Villa Barbaro Valier (ora Battaggia) del 1500, Villa Barbaro Gabbianelli, costruita, come leggenda vuole, alla fine del 1400 dalla regina di Cipro Caterina Cornaro come dono di nozze per la sua damigella prediletta, Fiammetta. E ancora Villa Mantovani, di stile palladiano, posta ai bordi di un moiasson del Sile, una curva molto insidiosa in cui la corrente forma mulinelli pericolosi per la navi-

gazione, Villa Celestia, battezzata in epoca veneziana come Boaria della Celestia, centro di raccolta e smistamento dei prodotti agricoli provenienti dalle campagne circostanti, nonché punto di partenza per

na del Tiveron, al cui interno è conservata una preziosa pala del 1500 di Lorenzo Lotto. Fontanassi, torbiera e risorgive: il versante naturale di questa via d’acqua. I Fontanassi di Casacorba, frazione di Vedelago, sono una mèta curiosa: in questa località le acque pluviali provenienti dalle montagne e dai rami sotterranei del Piave risorgono spontaneamente dal sottosuolo, complice il terreno molto permeabile. Osservando con attenzione queste pozze, s’intravedono delle bollicine che risalgono verso la superficie: è da qui inizia l’avventura del Sile. Altra particolarità, la torbiera, l’ambiente naturale in cui si accumula la torba, composto di origine organica prodotto dalla lenta decomposizione di specie vegetali in zone a clima freddo e umido. Relativamenle merci alla volta di Venezia. te rare in Italia, le torbiere si Sta a voi completare l’elenco: come suggerimento, vi consiglio di scrutare bene fra la fitta vegetazione, per scovare anche le residenze più timide e riservate; di osservare le facciate e le scalinate digradanti verso il fiume di quelle ville costruite soprattutto per essere ammirate; di stare sempre pronti, perché alla prossima curva del Sile potrebbe presentarsi davanti a voi l’ennesimo capolavoro di questo museo all’aperto. Dal suo tranquillo corso, situate sull’una o sull’altra riva, affiorano diverse chiese, molte delle quali in armonia con il paesaggio circostante. Fra le tante, la chiesa parrocchiale di trovano soprattutto nelle valli Casale sul Sile con il soffitto af- alpine chiuse, nei delta e nelle frescato da Giandomenico Tie- valli fluviali e nelle zone papolo e la chiesa di Santa Cristi- ludose e negli acquitrini, dai

quali si ergono giunchi, canne, carici, felci e falasco, un’erba palustre dalle foglie lunghe ed estremamente taglienti utilizzata sia per impagliare sedie e fiaschi che come lettiera per il bestiame. Se siete più esperti di animali che di vegetali, questo piccolo fiume non avrà certo alcuna difficoltà nell’accontentarvi: il falco pecchiaiolo, la poiana, l’airone rosso e quello cinerino, la civetta e il barbagianni abitano stabilmente o fanno tappa lungo le sue sponde. Gli itinerari per un turismo didattico e sostenibile all’interno del Parco del Sile incoraggiano un nuovo modo di rapportarsi al territorio: in un ambiente fortemente antropizzato, in una regione da sempre attratta da un modello di sviluppo “costi quel costi” e disposta a rinnegare la natura, percorrere questa tranquilla via d’acqua può

Fontanasso dea Còa Lònga

essere un indispensabile punto di partenza. Per intraprendere un viaggio che va oltre il tragitto del fiume.


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Viaggi

Aprile 2011

Giro giro tondo, io giro intorno al mondo testo e fotografie di Alice Perini

Per riconquistare familiarità con il proprio territorio. E con sè stessi

Ecco un museo. Riso, acqua e corti: un Ecomuseo Ci troviamo così bene nella libera natura, perché essa non ha alcuna opinione su di noi Friedrich Nietzsche

È da almeno quarant’anni che se ne parla. Ed è da almeno quarant’anni che sembra aleggiare un alone di mistero su questo termine, che affonda per metà le radici nell’universo dell’eco (ecologico, ecosostenibile, ecocompatibile) e per metà nella consolidata istituzione culturale del museo. L’esperienza m’insegna che ecomuseo, il protagonista sibillino di queste mie riflessioni, suscita un certo senso di sgomento, di sconcerto a noi esseri umani altamente civilizzati e convogliati sull’unica strada che conosciamo, quella del progresso, di un cammino (di una corsa?) con un solo obiettivo. Guardare avanti, al futuro. Per il dietro, il passato non c’è tempo. E capisco, forse, perché quell’ecomuseo spaventa: perché risveglia ciò che si è malamente nascosto sotto al tappeto, ciò che una comunità ha sepolto, senza mai scordare il punto

tradizioni, di paesaggi confinati agli angoli, di tracce di un’architettura minore solo nella misura in cui non la si conosce, o non la si apprezza. Dissotterrare tutto questo patrimonio, con il fine di valorizzarlo è compito della comunità dell’ecomuseo. Uno dei tanti. Trasmettere il valore del tesoro riscoperto è solo un altro incarico ufficiale. La ricchezza dei musei diffusi, sinonimo di ecomuseo, è racchiusa nelle persone, nelle risorse, nelle capacità e nelle competenze che ciascuna di esse ha raccolto e raccoglie nella propria vita, in relazione con il territorio di cui si è parte. Consapevoli della realtà in cui si abita e disponibili a contagiare altre comunità in quest’opera di riavvicinamento a quei luoghi prima al confino, con l’accorgimento di non premere troppo il tasto del localismo in tempi di

ire gli ecomusei, nel 1995. La tà di Andes, oggi Pietole) danno Lombardia, realtà della quale forma a itinerari diversi il cui vorrei raccontarvi qualcosa, se elemento unificatore è l’acqua.

non altro per appartenenza e per conoscenza diretta, arriva al traguardo dodici anni più tardi, nel 2007. Nello specifico, visto che di comunità si deve parlare, prendiamo una lente d’ingrandimento e partiamo alla scoperta dell’Ecomuseo delle Risaie, dei Fiumi e del Paesaggio rurale mantovano. Una lente d’i ng r a nd i mento indispensabile non perché l’ecomuseo sia piccolo, anzi. Indispensabile perché vi aiuterà nel ripescare tutto ciò che era stato rinchiuso in soffitta in questi dieci comuni della provincia di Mantova. Riso (e dunque acqua), luoghi disegnati dagli elementi naturali, dal lavoro e dalla cultura dell’uomo. Po e Mincio, per fama, sono i fiumi più coIl Po in località Governolo e sopra un filare di gelsi in località Barbasso nosciuti che solcano preciso in cui si è consumato ufficiale unità nazionale. queste terre: Governolo, frazioquell’occultamento. L’eclisse di In Italia, è il Piemonte che ne di Roncoferraro, Bagnolo una vita quotidiana, del saper detiene il primato di regione San Vito e Virgilio (proprio lui, fare, delle testimonianze e delle che ha accolto l’idea di istitu- il poeta latino nato nella locali-

Scorci naturalistici a parte, non perdetevi i manufatti idraulici, dalla conca del Bertazzolo alla Travata, la conclusione del piano di bonifica iniziato già dai Gonzaga per prosciugare il lago di Bagnolo e contenere il Mincio entro gli argini attuali. La coltivazione del riso è cosa seria, così come non è faccenda da ridere la sana competizione tra risotti in questi paesi di mastri risottai. L’abbondanza di acqua, convogliata in un reticolo di canali regolati da chiuse che percorre tutto il territorio, costituisce l’habitat ideale per la coltura del riso, pianta bisognosa di molte cure, alle quali provvedevano le mondine. Nonostante siate circondati dal paesaggio mantovano, le corti rurali, le ville e le fortificazioni disseminate in tutti i comuni impongono la loro presenza: opere architettoniche spesso dimenticate, nascoste dietro a giardini immensi e a mura sgretolate, testimonianze di una civiltà contadina e di tradizioni sopravvissute fino a cinquant’anni fa. Un elenco di nomi sarebbe solo noioso: vi basti sapere che non avrete difficoltà a trovarne qualcuna. Questo è un ecomuseo.


Sport

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Quando il gioco si fa duro di Daniele Adami

Uno speciale “maestro” per Francesca Dallapè e Tania Cagnotto: zio Paperone

L’Italia dai tuffi d’oro, nell’acqua Lo sport rende gli uomini cattivi, facendoli patteggiare per il più forte e odiare il più debole Alberto Moravia

L’oro. Per zio Paperone è un elemento vitale, indispensabile, necessario. Forse di più dell’aria da respirare o dell’acqua da bere. D’oro è l’enorme “piscina” all’interno del suo famigerato deposito, che egli utilizza in ogni momento libero, o quando ha bisogno di rilassare le membra dopo le fatiche di un’intera giornata. Si toglie gli abiti quotidiani e indossa un costume. Si avvicina al suo trampolino e si tuffa, generando una strana e affascinante onda in quel giallo “liquido” assai robusto. Rimane nascosto agli occhi per qualche istante, ma poi riemerge, e inizia a nuotare come se fosse un vero e proprio atleta. Questa materia, insomma, lo riporta alla vera vita. Vi chiederete: perché iniziare un articolo di sport parlando di zio Paperone e del suo oro? La nostra risposta sarà semplice, e si svilupperà nel corso della lettura. Innanzitutto, perché il tema centrale di queste righe è il mondo dei tuffi, e, più

precisamente, quella specifica porzione occupata da due giovani ragazze italiane, Tania Cagnotto e Francesca Dallapé. Nonostante siano davvero brave nelle competizioni individuali, è nella gara sincronizzata

che si esaltano e danno il meglio del loro ricco repertorio. In tale disciplina, infatti, hanno già ottenuto grandi risultati. E spesso si è trattato di medaglie del metallo più prezioso. Le ultime le hanno indossate poche settimane fa, agli Europei di Torino. Il loro terzo successo consecutivo in questa manifestazione. Una soddisfazione e un’emozio-

Tania, buon sangue non mente Quando lo sport è di casa spesso si ha una marcia in più. E così è stato per Tania Cagnotto. Il padre Giorgio, infatti, è stato uno dei migliori tuffatori al mondo degli anni settanta. Tra i suoi successi ricordiamo una medaglia d’oro agli Europei del 1970 e due d’argento ai Giochi Olimpici del 1972 e del 1976. Dopo aver appeso il costume al chiodo è diventato l’allenatore della figlia. La madre, Carmen Casteiner, è stata anch’essa una grande tuffatrice di quel periodo.

giorno per giorno. E la vittoria di Torino lascia ben sperare per i Mondiali, ma soprattutto per le prossime Olimpiadi di Londra. Dove gli ostacoli più difficili saranno le atlete cinesi, che da anni si situano sui più alti gradini dei podi internazionali. Ciò che conta è la voglia di mettere in ogni salto, in ogni tuffo, tutta l’esperienza maturata nel corso delle numerose gare. Senza la paura di sbagliare o di fare brutte figure. Pertanto, che sia oro o acqua, la cosa più importante è immergersi con un solo obiettivo: ten-

ne che nascono da un trampolino distante tre metri dalla superficie dell’acqua. Una distanza che, con un pizzico di fantasia, si potrebbe scorgere anche in quel deposito di Paperopoli. Certo, questo pizzico deve essere ben pesato, e sarà forse

esagerato. Ma l’immagine che vogliamo esprimere è quella di un desiderio di affrontare questa materia trasparente come se fosse un vitale bisogno, senza il quale non si potrebbe andare avanti. Come zio Paperone con

il suo amato oro, purché non vi sia nessuno che glielo porti via. I successi delle nostre atlete sono i punti di partenza per raggiungere traguardi sempre più lontani e prestigiosi. Per farlo servono costante allenamento, forte spirito di sacrificio, grande resistenza. Elementi che Tania e Francesca possiedono, indubbiamente. Elementi che vanno coltivati

tare di dare il meglio di sé, grazie alle proprie capacità e possibilità. Perché la resistenza di questi elementi potrebbe essere difficile da superare, e talvolta qualche errore lo si commette. Tania e Francesca, zio Paperone può essere un buon maestro, poiché la sua tecnica è ben sviluppata. Senza alcun dubbio. Un trio d’oro, ma è sempre meglio una piscina d’acqua!


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Sport

Aprile 2011

Quando il gioco si fa duro di Daniele Adami

Realtà, sorprese e verdetti ancora in bilico. Ecco i tre volti del nostro campionato

Il finale (o il fine?) della Serie A Poco meno di due mesi e il campionato di Serie A emetterà i suoi verdetti. Certo, i risultati finali sono ancora piuttosto lontani, ma è possibile azzardare qualche lieve idea. O meglio, da un lato vi sono parecchi punti

gol che aveva dimenticato per strada per alcune giornate. In scia alla squadra partenopea, l’Udinese, una delle piacevoli e inaspettate sorprese di questa annata. Il tecnico Guidolin merita il nostro applauso per aver

in sospeso (chi vincerà?, chi sarà retrocesso?, chi alzerà il trofeo del miglior cannoniere?), dall’altro alcune realtà sono già ben visibili alla luce del sole. Realtà che già si conoscevano, frutto di anni di esperienza e duro lavoro, e altre che sono piacevolmente sbocciate all’improvviso, senza nessun piccolo segnale di avvertimento. Il nostro punto di partenza? La classifica, seppur (e naturalmente) temporanea. Al vertice troviamo le due squadre milanesi, separate da due punti (al momento della scrittura di questo articolo). Il derby, in programma il 2 aprile, potrebbe portare interessanti novità: le distanze potrebbero restare invariate, in caso di pareggio, il Milan potrebbe riprendersi quel vantaggio perso dopo la sconfitta a Palermo, oppure l’Inter potrebbe azzerare il distacco dalla concittadina, e addirittura superarla. Quando leggerete tali parole conoscerete già le risposte ai precedenti “dilemmi”. A seguire il Napoli, guidato dal caloroso ed esuberante Mazzarri, la cui stella Cavani ha ripescato dal suo cilindro il vizio del

saputo conciliare le energie dei friulani in una sorta di armonia che lascia ben sperare per il travagliato, difficile ma conturbante finale. Un approdo in Champions sarebbe una splendida ciliegina da gustare, ma i sei punti dalla vetta sono intrisi di assoluto fascino e immaginazione. Spostiamoci a Roma (e non alla Roma), poiché davanti alla “capitale” giallorossa si situa la metà rivale biancoceleste. Storiche rivalità tra le cui fila si muovono numerosi grandi campioni, alcuni di vecchia data, altri appena “stappati”. Totti, Borriello, Menez, De Rossi e, sull’altra riva, Zarate, Brocchi, Floccari ed Hernanes. Passiamo alla tormentata vicenda juventina, lontana 17 punti dalla capolista. Un campionato segnato da troppi alti e bassi, vittorie prestigiose e cocenti sconfitte. L’allenatore, Gigi Del Neri, dopo la felice parentesi alla Sampdoria (condotta ai preliminari di Champions) si è trovato dinanzi una

nuova squadra martoriata da infortuni che spuntavano dalla terra come funghi. Sin da agosto. E lavorare con gravi e lunghe carenze non è facile. Chiaro, i tifosi probabilmente si attendevano ben altri risultati, ma la fiducia nel tecnico non è mai venuta a mancare e mai è stata messa in discussione da parte della società. Un elemento, questo, di fondamentale importanza, sia per l’uomo che per il professionista che allena sul campo i propri giocatori. Nonostante ciò, d’ora in avanti ogni partita sarà un potente ed entusiasmante banco di prova. Staremo a vedere. Passiamo brevemente la palla alla zona della classifica che si adagia in quello che definirei “il limbo” del campionato. Alcune squadre che, da un lato, sperano in un calo delle dirette rivali per strappare un posto nelle competizioni europee e, dall’altro, quelle che, arrivate a questo punto della stagione, si guardano attorno e valutano se rischiare qualcosa per aspirare al raggiungimento di un traguardo o allentare la presa perché, oramai, la salvezza è praticamente conquistata. Ma

e il Genoa. Il Chievo, invece, assieme al Parma, al Catania, alla Sampdoria, al Cesena, al Lecce, al Brescia e al Bari va impegnando le forze nel tentativo di non retrocedere. Tutto il campionato, insomma, è fatto di lotte di vario genere, giocate con più o meno spirito agonistico, con più o meno voglia di mettersi in mostra per tentare di fare qualche importante salto. A volte anche piuttosto difficile. Perché gli obiettivi sono diversi, perché i giocatori sono diversi, perché le società desiderano cose diverse. E, per finire, ritorniamo a Udine. Subito una constatazione. L’odierno (per il momento) capocannoniere, Antonio (Totò) Di Natale, è una figura assai consolidata nel panorama calcistico italiano. Per il suo impegno, per la sua dedizione ai compagni. Per la sua capacità di segnare e di far segnare. E ad “approfittare” di questa particolare attitudine è Alexis Sanchez, la vera sorpresa dell’anno. Ma solo in parte, poiché alcuni dei dodici gol realizzati sono opera di grande ingegno e innata bravura. Ottimi biglietti da visita per i palati di mezza

un’altra area del “limbo” è formata proprio dalle realtà che stanno lottando per rimanere nella massima serie. L’area più calda e movimentata. Nella prima zona, quella più “al sicuro”, scorgiamo il Palermo, la Fiorentina, il Bologna, il Cagliari

Europa, se non tutta. Per il momento, godiamoci le ultime giornate, sperando che possa regnare un grande senso di rispetto e correttezza. Fino alla fine. Sarebbe la più grande vittoria. Magari un po’ inaspettata.


Sport

Aprile 2011

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Quando il gioco si fa duro di Stefano Campostrini

In giro per il mondo con il cuore in gola per seguire il grande Circus

La bandiera a scacchi torna a sventolare Quello che trascorri guidando a Spa è il tempo più ripagato nella vita di un pilota Niki Lauda

Partiti! La Formula 1 è tornata. Le domande, le polemiche, le curiosità, i dubbi, da fine marzo hanno lasciato spazio soprattutto all’azione. A Melbourne, in Australia, si è svolto il gran premio inaugurale della stagione 2011; l’evento sarebbe dovuto seguire al primo appuntamento in Bahrain due settimane prima, non disputato a causa delle recenti vicissitudini politiche e di ordine pubblico che hanno interessato l’area del medio e Campionato 2011 10 aprile: Malesia 17 aprile: Cina 8 maggio: Turchia 22 maggio: Spagna 29 maggio: Monaco 12 giugno: Canada 26 giugno: Europa 10 luglio: Gran Bretagna 24 luglio: Germania 31 luglio: Ungheria 28 agosto: Belgio 11 settembre: Italia 25 settembre: Singapore 9 ottobre: Giappone 16 ottobre: Corea 30 ottobre: India (*) 13 novembre: Abu Dhabi 27 novembre: Brasile in sospeso: Bahrain (* da confermare)

vicino Oriente, andando così a pregiudicare la sicurezza dei partecipanti. Il destino della gara tra le dune si saprà solo a maggio e si profila la probabilità che possa svolgersi verso il

termine del campionato, forse al posto del GP del Brasile, che slitterebbe a dicembre. Il nuovo corso si è aperto come si è chiuso il precedente. Il campione in carica Sebastian Vettel ha vinto con ampio margine e si è guadagnato prima di tutti la chance di ambire al titolo piloti. Dietro di lui Lewis Hamilton su McLaren e al terzo posto la sorpresa Lotus Renault con Vitaly Petrov, il russo che ha scatenato la passione per questo sport nel suo paese e che ha scomodato anche il primo ministro Putin per fargli pubblicità e promuovere la sua immagine. La Ferrari è mancata all’appuntamento con le primissime posizioni, con Alonso 4° e Massa 7°, ma ha soprattutto rivelato una inattesa prestazione al di sotto delle aspettative. Niente di preoccupante comunque, le carte sono state appena mescolate. Lo spettacolo deve ancora iniziare, le squadre si stanno studiando e i risultati che contano arriveranno. Per tanti piloti, perché si profila, e tutti se lo augurano, una stagione di avvincente competizione sia tra i team che internamente tra piloti della stessa scuderia, magari evitando quei giochi di squadra che fanno tanto discutere e che ora sono stati libera-

lizzati; speriamo non ce ne sia bisogno. Red Bull, McLaren e Ferrari si daranno battaglia probabilmente come principali pretendenti ma sicuramente altri troveranno spazio e visibilità, augurandoci non solo un ritorno alla gloria dell’appannato Schumacher ma anche un sano e necessario avvicendamento con le nuove leve. Come ogni anno che si rispetti da qualche tempo a questa parte, sono cambiate anche alcune regole. Oltre alla già citata liberalizzazione degli ordini di scuderia sono da segnalare, sul fronte tecnico, l’abolizione

che raro è stato trovare, sinora, addetti nei vari box intenti ad operare sulle monoposto fino a tarda notte e a perdere anche il sonno per riparare o mettere a punto le vetture in cerca della migliore prestazione, alla ricerca della perfezione sfruttando anche l’ultimo minuto. Da quest’anno, e per volere anche del nuovo boss della Federazione Internazionale dell’Automobile Jean Todt, scatterà il coprifuoco per i meccanici. A mezzanotte tutti a riposo. Concesse solo quattro eccezioni a stagione, in casi di emergenza. Non ultima la novità introdotta dal

dell’F-duct (condotto d’aria tra cofano motore e alettone posteriore), la reintroduzione del KERS (dispositivo di recupero dell’energia cinetica, disponibile per la trazione) e la novità rappresentata dall’ala mobile poster iore che permette di sollevare un elemento aerodinamico dell’alettone e favorire minore carico di aria (quindi più velocità). È attivabile dal pilota che segue in determinati tratti del circuito e con una tempistica di alcuni secondi. Una nota curiosa riguarda poi una restrizione per i meccanici: tutt’altro

rientro della Pirelli come fornitore unico degli pneumatici. In seguito alle iniziali perplessità, le gomme e il lavoro svolto dai tecnici della casa italiana sono risultati abbondantemente apprezzabili.

Stiamo ad attendere altre novità. Carichi fino al prossimo appuntamento, tra pochi giorni si corre in Malesia. Allacciate le cinture.


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Cucina

Aprile 2011

Serviti il pasto, cowboy di Federico Martinelli

Il tipico “pane” modenese, ideale per momenti d’allegria

Prepariamo insieme le tigelle di Laura Dopo aver assaggiato le tigelle di Laura non possiamo che cantarne le lodi. Preparate al momento, dopo un’accurata lievitazione durata tutto il pomeriggio, sono ottime tagliate ancora calde che a prenderle tra le mani ti diventano le dita rosse. Un prosciutto crudo sull’affettatrice e…inizia la festa. Le tigelle sono un tipico piatto dell’Appennino modenese, un pane lievitato ideale con affettati, formaggi e creme dolci, speciale per festeggiare e per passare qualche ora in allegria. La ricetta tradizionale prevede il condimento con il pesto modenese, un trito -realizzato con la mezzaluna- di lardo suino, rosmarino e aglio. La salsa, chiamata cunza, può essere arricchita con pancetta e salsiccia ma fondamentale è l’amalgama delle materie e la lavorazione a mano, senza l’ausilio di elettrodomestici. Chiamate ori-

Per circa 20 tigelle: Acqua tiepida, 200 gr. Farina 00, 500 gr. Lievito di birra, 25 gr. Un cucchiaino di sale Un cucchiaino di zucchero Lardo, per ungere la padella Strutto, 80 gr. In sostituzione dello strutto Laura consiglia di mettere la panna

ginariamente “crescentine” a indicare l’impasto che lievita, erano cotte in dischi di terracotta chiamati tigelle, da deriva il nome attuale. Ora, strumenti più “pratici”, permettono una cottura rapida e agevole; sono facilmente reperibili nei negozi di cucina padelle con gli stampi già predisposti, e l’effetto è lo stesso. L’impasto, dopo aver lievitato, viene steso e ritagliato con una coppa, in modo da

darne uno stampo circolare e, messo in padella deve essere rigirato più volte. Gnam gnam...cotto e sbafato!

R I S TO R A N T E

Casale Spighetta ... dove la cucina tradizionale italiana viene rivisitata con un sapore d'Oriente ...

Via Spighetta 15 37020 Torbe di Negrar, Verona

Tel/fax: +39 045 750 21 88 www.casalespighetta.it


Arte

Febbraio 2011

R I S TO R A N T E

Casale Spighetta ... dove la cucina tradizionale italiana viene rivisitata con un sapore d'Oriente ...

Casale Spighetta, un nuovo spazio, un sorprendente gioco architettonico di salette che si intersecano pur rimanendo raccolte nella loro intimità. L'atrio Nafura, il Lounge panoramico Gioia & Gaia, la cantina del Trabucco, il Coffee Lounge tutti con arredi eleganti, diversi, con un tocco d'oriente legati da toni materiali ed effetti di luce e colore che rispecchiano alla logica di mirabili equilibri.

Le sale esprimono un’atmosfera ariosa ed elegante perfettamente in linea con la cucina dello Chef Patron. Un’esigenza per chi, come lo Chef Angelo Zantedeschi va al di la dell’arte culinaria, un grande amore per la tradizione e l’arte moderma.

Il Casale la Spighetta è un ristorante collocato nelle colline della Valpolicella a Verona, i suoi ambienti eleganti sono indicati per cene romantiche, banchetti e cene aziendali. Dal giardino estivo si può godere di un meraviglioso panorama.

Via Spighetta 15 37020 Torbe di Negrar, Verona

Tel/fax: +39 045 750 21 88 www.casalespighetta.it

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Global Service fornisce squadre specializzate e soluzioni produttive con l’obiettivo di rendere dinamiche ed efficienti le aziende che oggi devono rispondere a un mercato competitivo e in continua evoluzione, ottimizzando tempi e costi.

La cooperativa dispone di personale specializzato a garanzia di capacità organizzative e flessibilità delle maestranze. Alla disponibilità di manodopera in ogni giorno e periodo dell’anno, Global Service aggiunge il vantaggio dell’assolvimento di tutti gli obblighi previdenziali e assicurativi. L’ORGANICO È COSTITUITO DA: MAGAZZINIERI, CARRELLISTI, PERSONALE PER PREPARAZIONE ORDINI E SERVIZI DI SEGRETERIA E GESTIONE DI MAGAZZINI PER VARIE CATEGORIE MERCEOLOGICHE; SI OCCUPA SOPRATTUTTO: DI FACCHINAGGIO, DI MOVIMENTAZIONE MERCI E INSERIMENTO DATI;

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Verona è - Aprile 2011  

Numero di aprile 2011 di Verona è