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Verona è Quinta Parete

www.quintaparete.it

cultura e società

Anno 1° - n. 1 Ottobre 2010

Direttore responsabile Federico Martinelli

Arte

Musica

Giochi di ruolo

Il rock d’autore di Mattia Pattaro Vr - Mi per Salvador Dalì

La testa piena di storie

L’artista veronese si divide tra i Dioniso e la nuova carriera da solista.

Salvador Dalì. Il sogno si avvicina all’interno delle sale di Palazzo Reale a Milano fino al 30 gennaio.

Carta, matita ma soprattutto portate la fantasia! Viaggio alla scoperta di tre avvincenti giochi di ruolo.

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Ne hanno viste di cose, questi occhi

Editoriale Qualche giorno fa, alcuni colleghi, dalle pagine di un grande giornale d’informazione, raccontavano i dieci anni del Grande Fratello, celebre (ahimè !) trasmissione targata Mediaset. Dopo aver ripercorso l’evoluzione del programma attraverso la sequenza di conduttrici e inviati speciali, e aver magnificato tutte le “celebrità” che, una volta uscite dalla “casa”, hanno avuto successo, l’articolo indugiava a raccontare le novità della prossima edizione. Che si preannunciano mirabolanti, eccezionali e uniche, talmente uniche che sarà impossibile non apprezzare la qualità e la validità della proposta. Questi sono i buoni motivi, in virtù dei quali non dovremo perderci nemmeno una puntata della più attesa trasmissione degli ultimi anni. A detta loro. Ovviamente, tutto questo non può rispecchiare la nostra opinione né, tantomeno, l’opinione di chi ha ancora un minimo di buonsenso e sa riconoscere ciò che valorizza l’individuo e ciò che invece lo trascina nella volgarità più triste. Mi inquieta vedere tanta convinzione in colleghi che elogiano questo oltraggio all’intelligenza umana. Siamo proprio nel periodo della Volgarità, come diceva Giorgio Gaber: «La Volgarità. Sì, volgarità di tutto e di tutti. La volgarità degli oggetti, delle case, degli uomini, del successo, del fare, del non fare, delle parole, dei vestiti, delle facce, dei gesti, delle risate. La volgarità degli uomini politici, dei funzionari, dei giornalisti, degli intellettuali, degli attori, dei cantanti. La volgarità del mondo intero...». Noi di Quinta Parete non siamo, e non saremo mai, compiacenti nei confronti di chi fa un uso strumentale dell’intelligenza delle persone. Saremo sempre dalla parte di chi ama la cultura, quella vera. Segue a pag. 2

di Federico Martinelli federicomartinelli@quintaparete.it

A dieci anni dalla fondazione applausi per l’Avanteatro

Questi Baldi attori

La Compagnia Teatrale Einaudi-Galilei

Lo spettacolo Quel signore che venne a pranzo ha sovvertito -involontariamente- questa rubrica. Fino a fine agosto avevo già in mente cosa trattare e di quali spettacoli parlare. Inevitabilmente, mi sembra invece giusto soffermarsi su questo spettacolo e in particolare sulla compagnia teatrale che l’ha messo in scena: Lavanteatro di Avesa. Ne hanno viste di cose questi occhi…settore del giornale più che mai adeguato per questa analisi. È difatti una decina d’anni che seguo questa compagnia, e di strada ne ha fatta parecchia. Sul loro sito internet si legge: “La compagnia è nata nel 2000 in occasione della festa della Comunità di Avesa, borgo collinare di Verona in cui molti di noi vivono, e dall'idea di riunire un gruppo di amici e conoscenti presi "dalla strada" per rappresentare una commedia dialettale veronese, "I lavandari no' i canta più", che ricordava la vita vissuta

dal borgo tanti anni fa, quando il mestiere dei lavandai era l'unico sostentamento economico della gente di Avesa. Sotto la guida di un vero "maestro", quale è Renato Baldi, siamo partiti per gioco, inconsapevoli di poter salire su un palcoscenico e recitare, ma animati da grande spirito e da una crescente passione. Eravamo convinti che comunque quella sarebbe stata l'unica esperienza fatta insieme in questa attività ma invece la passione profusa, la voglia di divertirsi e, perché no, il successo riscosso ci hanno spinto a continuare; ed eccoci qua sempre "in scena", pronti per nuove avventure”. Sul merito del regista, Renato Baldi, vera anima del gruppo, non possiamo che esserne convinti. E confermiamo. Confermiamo perché lo stesso regista, ogni anno compie un vero e proprio “miracolo” teatrale, portando su un palcoscenico un nutrito gruppo di liceali con l’altrettanto valida compagnia tea-

trale Einaudi-Galilei. Gruppo unito ed affiatato che riesce a rappresentare, senza sbavature e con efficace bravura, i più difficili testi della storia del teatro, strizzando l’occhio alternativamente a produzioni dedicate al divertimento e alla spensieratezza e a produzioni impegnate come Il Calapranzi di Pinter o La Panne di Durematt. Ma tornando a L’Avanteatro non possiamo non sottolineare il percorso individuale di ogni singolo attore. Mi ricordo, anche se ero giovane, i primi spettacoli che pur essendo gradevoli, mancavano di quel ritmo e di quella sicurezza sulla scena che sono propri dello studio e dell’esperienza acquisita negli anni. Mi ricordo i “primi passi” del presidente Gianfranco Tognolini, ora attore convinto ed equilibrato. Mi ricordo il salto di qualità da Giulieta…l’ultima? a Il signore va a caccia, fino alla definitiva consacrazione quest’anno con Quel signore che venne a pranzo, riuscito allestimento del gruppo teatrale “amatoriale” Lavanteatro. Volete vederlo? Andate il 9 ottobre al teatro di Corbiolo (VR). Volete seguire la compagnia? Leggete il nostro giornale, consultate il sito internet www.lavanteatro.it o chiamate 045.91.71.10…ore pasti ! Così gli rimarrà il boccone sullo stomaco ma saranno orgogliosi di ricevere il vostro plauso telefonico.


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Ottobre 2010

Saremo sempre contro chi antepone alla cultura interessi personali o di secondo ordine.Volutamente, abbiamo costruito il menabò del nostro giornale con rubriche dedicate al teatro, all’arte, ai libri, al cinema, alla musica. Alla cultura! In testa a ogni sezione del mensile, abbiamo riportato battute di grandi film: non è forse vero che «All the world is a stage and all the men and women merely players»? Troverete così Il re è nudo, graffiante rubrica che tratterà gli argomenti più discussi del mese, Ne hanno viste di cose questi occhi, riflessioni a posteriori dedicate al teatro, Verso l’infinito e oltre, in cui gli appassionati di musica troveranno curiosità, interviste e considerazioni sui concerti, Visto abbastanza?, analisi cinematografiche e consigli sui film da vedere, È la stampa, bellezza… che presenterà i nuovi libri in uscita e – perché no? – vi consiglierà qualche classico da rileggere e apprezzare. La vostra lettura proseguirà con La televisione è dannosa come i narcotici, ironico e pungente spaccato sulla televisione d’oggi, La vita non imita l’arte, imita la cattiva televisione, tuffo nell’arte e nelle proposte artistiche con attenzione agli eventi sia maggiori sia minori, Ho cercato di diventare qualcuno intervista-servizio che presenterà un personaggio di particolare rilievo nel mondo sociale, Houston, abbiamo un problema, rubrica di viaggi, Serviti il pasto cow boy, per gli appassionati del settore enogastronomico. E molte altre rubriche… Ma ora, buona lettura !

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Mensile on-line Edito da Quinta Parete

Via Vasco de Gama 37024 Arbizzano di Negrar - Verona

Direttore responsabile Federico Martinelli Direttore Editoriale Silvano Tommasoli Autorizzazione del Tribunale di Verona del 26 novembre 2008 Registro Stampa n° 1821

In redazione Daniele Adami Paolo Antonelli Barbara Donatoni Francesco Fontana Federico Martinelli Ernesto Pavan Alice Perini Silvano Tommasoli Giordana Vullo

Realizzazione grafica Barbara Donatoni

Primo piano

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Il re è nudo di Silvano Tommasoli silvanotommasoli@quintaparete.it

I lavori stradali in città durano troppo a lungo. Eppure…

C’era una volta un re... Oddio, non proprio un re, facciamo un vassallo, dai! Egli era molto fedele al suo principe, che da un tot di anni dominava sui territori di Nordestia, ma minacciava che un giorno avrebbe fatto una bella secessione dallo stato centrale e i suoi sudditi sarebbero diventati tutti svizzeri. No, non solo puntuali e ordinati come sono gli elvetici. Che pagano le loro brave tasse e non gettano nemmeno le cicche per terra, e poi fanno per bene tutte quelle cose che a noi italiani fanno sballare dal ridere. Avete presente fermarsi davanti alle strisce pedonali per far attraversare uno di quei matti che si avventurano a piedi per la strada? O anche mettersi ordinatamente in fila davanti allo sportello postale per pagare un divieto di sosta, magari preso fermandoci un attimino in seconda fila, giusto il tempo per fare l’ape con gli amici? Ecco, gli svizzeri sono quelli lì, immeritatamente famosi per il cioccolato, che noi li freghiamo anche su quello («Sfizzero? No, Novi». Mah!) Tutti svizzeri, dunque. Per schiarirsi le idee, il vostro novelliere prese l’auto e fece un giro per Verona, la città del vassallo. Giù per Corso Milano, lavori di rifacimento e allargamento sede stradale e costruzione di una mezza dozzina di rotonde. Tempo previsto dall’impresa, un semestre circa. Tempo reale di traffico incasinato, almeno tre volte tanto. Quando poi riaprono le scuole, Corso Milano sarebbe una via di grande traffico, ma… Ma non per proseguire verso Castelvecchio, perché Piazza Corrubbio era sbarrata da un anno per risistemare giardini e parcheggio, con previsione di altrettanto tempo. Piazzetta Santi Apostoli era chiusa per lavori da quanto? Facciamo due anni, tanto per gradire? E del Lungadige dei Capuleti è meglio non parlare. Intanto, gli omini che, seduti sui loro sgabelletti martellavano sui san pietrini per piazzarli a mano uno per uno, da tre mesi buoni

tenevano chiusa la Via Zambelli. Piazza San Nicolò, per lavori che si sarebbero potuti eseguire in sette-giorni-sette, era rimasta sottosopra almeno dieci volte tanto. E qualche persona di buon cuore, di quelle che hanno per missione il bene del prossimo, particolarmente se sofferente, si era dato da fare perché fossero fatti questi (inutili) lavori, che avevano comportato la cancellazione di ben tre stalli auto per disabili. Che se uno non può camminare, saranno stracavoli suoi, no? [Ma su questo problema, ci torneremo, tranquilli. Che tra un sagrato brutto e inutile davanti a una chiesa esternamente brutta – che, architettonicamente, sarebbe quasi meglio demolire – e un aiuto a chi è in difficoltà, gli uomini di buona volontà, quelli veri, sanno che cosa scegliere, no?] Gli svizzeri, dunque. E il vassallo. Che se Verona diventasse città del quinto cantone svizzero, quello lombardo-veneto, dovrebbe tagliare tante teste. Soprattutto la propria. Infatti, recatosi quindici anni fa nella lontana Berna, il vostro narratore, alla conclusione di una “tre giorni” di lavoro, fu invitato alla grande festa d’inaugurazione della via principale della capitale, la Kochergasse, che è il proseguimento della Bundesgasse, e porta

alla Biblioteca centrale, per intenderci. Una via lunga alcuni chilometri, forse cinque, che era stata scavata per una profondità di tre metri e rifatta completamente, sottoservizi inclusi, come si usa tra gli svizzerotti ogni venti anni. Forte della sua esperienza di uomo che veniva dalla culla della civiltà e da una città patrimonio dell’umanità, egli esplose in una sonora risata, chiedendo se i lavori stradali fossero durati meno di sette anni, tempo medio prevedibile per un simil impegno in terra italiota. Candido candido, il suo interlocutore rispose che no, gli operai per quel “soli” cinque chilometri di centro cittadino avevano lavorato tre mesi, ventiquattro ore il giorno e in moltissimi, contemporaneamente. Con martelli pneumatici silenziati (e silenziosissimi davvero!) e alla luce delle fotoelettriche. Tre mesi di disagio! Normale, no? Ecco, qualcuno glielo faccia presente al vassallo. Che gli svizzeri prenderanno a calci nel posteriore anche gli uomini del principe e il vassallo stesso come extracomunitari qualsiasi, se non si adegueranno alle loro semplici regole al servizio della comunità. Qualcuno si era accorto che il vassallo che governa la città crede di essere elegantissimo e invece gira tra i cantieri del centro completamente nudo?


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Ottobre 2010

Musica

Verso l’infinito e oltre

Biografia

di Francesco Fontana francescofontana@quintaparete.it

L’artista veronese si divide tra i Dioniso e la nuova carriera da solista

Il rock d’autore di Mattia Pattaro Mattia Pattaro è un giovane cantautore veronese che, dal 2009, dopo più di dieci anni con il gruppo Dioniso, ha scelto di intraprendere anche una carriera artistica da solista con il nome d’arte di Colore. Mattia, strumentista e cantante, ha iniziato giovanissimo a scrivere canzoni: «Per me scrivere» spiega «è un’esigenza fisica, una spinta che arriva da dentro, troppo forte per essere contenuta, che deve essere espressa a ogni costo. Non mi sono mai imposto di scrivere canzoni di un genere piuttosto che di un altro» prosegue il cantautore «e tanto meno di scegliere i momenti nei quali comporre. Di solito prendo in mano la chitarra o mi metto davanti al piano e provo a vedere cosa nasce ma, ultimamente, ho sperimentato anche la composizione senza il riferimento dello strumento musicale: diciamo che dopo molti anni di pratica pretendo un po’ di più da me stesso». Gli anni passati con i Dioniso hanno portato Mattia (voce e chitarra del gruppo) a ottenere grandi soddisfazioni. «Abbiamo avuto il privilegio» racconta il cantante «di essere scelti come band di supporto di artisti come, tra gli altri, Zucchero, Max Pezzali, Formula Tre, Angelo Branduardi e Le Vibrazioni. Avere la possibilità di aprire i concerti di questi “big” della musica è stato davvero molto gratificante dal punto di vista personale e artistico». La consacrazione per il gruppo arriva nel 2006, quando i Dioniso pubblicano il loro primo album titolato Dalla mia camera che, oltre all’ampio riscontro e compiacenza da parte di critica e pubblico (i magazine Rockstar, Tribe e Rolling Stone recensiscono entusiasticamente l’album), riceve anche da Fnac Italia il riconoscimento come “Rivelazione indipendente 2006”. Il gruppo si aggiudica anche numerosi altri premi e i pezzi dei Dioniso in-

iziano a essere trasmessi anche da importanti emittenti radio come “Radio Due”, all’interno della seguitissima trasmissione “Viva Radio Due” condotta da Fiorello, “Radio studio più”, “Radio Verona”, “Radio Adige” e altre stazioni locali. I videoclip di Un gran bel film e Come tutto il resto non è entrano anche in rotazione

su canali televisivi nazionali quali All Music, Videoitalia e Musicbox. L’esordio da solista si apre per Colore con un’importante opportunità: le selezioni finali del Festival di Sanremo 2010. Mattia si presenta con Se solamente, un bel pezzo melodico accompagnato da un toccante testo ispirato a una storia vera. Spiega il cantante: «Alle selezioni finali ho ricevuto i complimenti di tutta la commissione artistica ma, nonostante questo, non sono stato selezionato per far parte dei sei finalisti che hanno raggiunto il palco dell’Ariston». Il singolo Se solamente viene poi pubblicato con la produzione artistica dello stesso Colore e di Sandro Franchin, già collaboratore di musicisti del calibro di Tiziano Ferro, Vasco Rossi e Simply Red. Mattia, parlando degli artisti che hanno influenzato il suo modo di

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vedere e scrivere la musica racconta: «Sono appassionato della musica britannica in genere e dei cantautori italiani come, ad esempio, Battisti, del quale ho tutti gli album. Potremmo dire che il mio genere è una sorta di “rock d’autore”. Parlare di questi “grandi” del passato spinge a una riflessione sul momento, piuttosto triste, del panorama musicale italiano, caratterizzato, almeno per quanto riguarda i grandi palcoscenici, da un drammatico vuoto artistico. «Attualmente le case discografiche» afferma Colore «alla qualità preferiscono il prodotto commerciale, quello che risponde a requisiti di vendibilità. Si predilige investire su cantanti, magari neppure musicisti, usciti dai vari talent show. Io penso che in Italia ci sarebbe la qualità e la gente avrebbe voglia di ascoltare musica di buon livello, differente da quella imposta: da qui si spiega il perché il pubblico di fronte a un concerto di De Gregori, per fare un nome, rimane a bocca aperta. La qualità media che ci viene proposta da radio e televisione ci ha disabituati, purtroppo, ad ascoltare musica di un certo valore». «La mia soddisfazione» racconta «è quella di sentire che alla gente piacciono le mie canzoni. Se persone, non solo di Verona, che magari hanno ascoltato un singolo o hanno visto un videoclip, mi contattano per complimentarsi e acquistano l’album sui portali di vendita digitale significa che il mio prodotto è apprezzato». Prosegue Mattia: «A settembre 2009 abbiamo suonato al Teatro Romano per l’iniziativa benefica “Artisti Uniti per Verona” e successivamente, a maggio di quest’anno, ho avuto la possibilità di esibirmi davanti a una Piazza Brà piena di spettatori per la rassegna musicale “Dolci note”. Da veronese quale sono è stato

Mattia Pattaro, in arte Colore, nasce a Verona nel 1983. Si avvicina alla musica ascoltando il rock and roll inglese e il cantautorato italiano e a 14 anni fonda la sua prima e unica band: i Dioniso. L’autore della maggior parte dei brani del gruppo è proprio Mattia, aiutato dalla penna del fratello Ricky. I Dioniso (Mattia Pattaro, Ricky Pattaro, Tommaso Franco, Giovanni Scarlata e Alessandro Chesini) pubblicano nel 2006 l’album d’esordio: Dalla mia camera, che acquisisce forte credibilità e compiacenza tra critica e pubblico. Molti artisti quali Zucchero, Le Vibrazioni, Max Pezzali, New Trolls e Gemelli Diversi scelgono infatti il gruppo come band di supporto per i loro concerti. Nel 2010 Mattia, assumendo il nome d’arte di Colore, si presenta alle selezioni di Sanremo, raggiungendo, con il pezzo titolato Se solamente, le selezioni finali per la categoria “Nuova Generazione”. Se solamente, pubblicata assieme alla splendida b-side Per metà, è anche il singolo di debutto per la nuova carriera artistica da solista di Mattia.

Partecipazioni e riconoscimenti I Dioniso vincono premi quali il “Cornetto Free Music Festival”, lo “Jesolo Music Festival” e il “Bologna Music Festival”. locali emittenti Moltissime trasmettono i primi due singoli dell’album d’esordio. I videoclip di Un gran bel film e Come tutto il resto non è entrano in rotazione sui canali televisivi All Music, Videoitalia e Musicbox. Il gruppo partecipa come ospite al programma televisivo di Raidue “Freedom” con un live set. L’album “Dalla mia camera” viene premiato da Fnac Italia come rivelazione indipendente 2006.

davvero un piacere cantare in contesti simili, nella mia città e davanti a un pubblico così numeroso». In conclusione l’artista parla dei suoi progetti futuri: «A settembre inizierò una nuova collaborazione con “Altoparlante”, un promotore discografico di Torino, e nel 2011 tornerò probabilmente alle selezioni di Sanremo con una nuova canzone, fiducioso di poter raggiungere le finali».


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Musica/Arte

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La musica fa viaggiare senza partire | La musica fa capire ciò che vuoi capire. Litfiba

Verso l’infinito e oltre di Francesco Fontana francescofontana@quintaparete.it

La stagione della musica moderna in Arena chiude con Peter Gabriel. A novembre Anna Oxa al Filarmonico

“L’estate musicale” continua a Verona L’estate di Eventi Verona è stata ricchissima di appuntamenti musicali. Nelle suggestive location di Verona e provincia grandi artisti hanno dato luogo ad una stagione di grande spessore artistico che ha avuto uno dei suoi capitoli più prestigiosi il 26 settembre, con Peter Gabriel in Arena Il Teatro Romano è stato il palcoscenico oltre che del discutissimo quanto atteso concerto di Morgan del 15 settembre, preceduto dalle polemiche suscitate da alcune dichiarazioni del cantate che hanno messo a rischio lo svolgimento dello spettacolo, anche di altre esibizioni. Il 3 settembre Elio e le Storie Tese, con la loro raffinata tecnica affiancata alla consueta ironia, hanno aperto la rassegna “Cantautori Doc” che è proseguita il 9 settembre con lo spettacolo di Gianrico Carofiglio “Le notti

dell’avvocato Guerrieri”. I Nuovi Cedrini, supportati dalla “Ottovolante orchestra” di Mauro Ottolini, hanno presentato il 6 settembre il loro “Casarotti & Fred” (un tributo a Fred Buscaglione). Al Castello Scaligero di Villafranca si sono esibiti invece i percussionisti Tambours du Bronx e i Litfiba che, dopo quasi dieci anni, sono tornati dall’11 settembre 2009 alla formazione originale con la voce di Piero Pelù e la chitarra di Ghigo Renzulli presentando il nuovo album live “Stato Libero di Litfiba”. Il prestigioso palcoscenico dell’Arena è stato senza dubbio il contesto nel quale si sono esibiti gli artisti maggiori. Ennio Morricone, maestro assoluto per le colonne sonore di molti film internazionali, dopo sei anni dall’ultimo concerto in Arena è tor-

nato a Verona per la sua unica data italiana. Domenica 12 settembre è stata la volta di Fiorella Mannoia che si è esibita in Arena presentando il suo nuovo progetto discografico “Il tempo e l’armonia”. Lo spettacolo più prestigioso è stato senz'altro quello del 26 Settembre con Peter Gabriel che ha scelto Verona per la sua unica data italiana del suo “New Blood Tour”. L’eclettico musicista britannico, ex cantante e fondatore nel 1966 dei Genesis oltre che organizzatore di numerosi festival musicali a partire dagli anni Ottanta, ha presentato il suo nuovo album “Scratch My Back”, composto di dodici pezzi incisi utilizzando strumenti orchestrali e voce, accompagnato da un’intera orchestra priva però di chitarre e batteria. Lunedì 22 novembre è in pro-

La vita non imita l’arte, imita la cattiva televisione di Federico Martinelli federicomartinelli@quintaparete.it

gramma al Teatro Filarmonico di Verona il concerto di Anna Oxa che, dopo quattro anni di lontananza dai palcoscenici, torna ad esibirsi raccogliendo nella nuova tournee i successi del passato affiancati alla presentazione del nuovo album “Proxima” in vendita dal 28 settembre.

Quelli che non vogliono imitare qualcosa, non producono nulla. Salvador Dalì

L’arte del genio del surrealismo sbarca a Milano

Da qui a lì. Vr - Mi per Salvador Dalì

Si potrà ammirare (nel vero senso della parola) fino al 30 gennaio, la mostra Salvador Dalì. Il sogno si avvicina all’interno delle sale di Palazzo Reale a Milano. A distanza di oltre cinquant’anni torna, nelle stesse stanze di allora, l’arte finemente geniale e surreale dell’artista scomparso nel 1989. Cinquantasei opere esposte e un catalogo finemente curato fanno da corredo alla vera grande mostra-evento della stagione. Arte pittorica ma anche video-sorprese e inaspettate riproduzioni; tutto questo accoglierà lo spettatore che non sarà passivo fruitore delle opere esposte ma diverrà protagonista assoluto dell’evento, grazie alla speciale riproduzione di una stanza in cui l’osservatore sarà accompagnato a sedersi immedesimandosi totalmente nell’arte e nel pensiero di Dalì stesso. Veri e propri simboli

dell’arte moderna abbrancheranno (per usare un termine altamente futurista- non me ne vogliano i surrealisti) il visitatore: dal divano a forma di labbra agli orologi disciolti, dai giochi di luci e ombre ai volti e agli animali infuocati. Arte e coinvolgimento ma anche un aspetto particolare e ai più pressoché sconosciuto. Dalì ha difatti collaborato con Walt Disney alla creazione del

cortometraggio Destino. Sarà quindi l’evento di Milano un’occasione per vedere, per la prima volta, questo prodotto artistico di recente completato dai Walt Disney Animation Studios utilizzando le tavole originali di Dalì. Numerosi anche le stanze in cui poter assistere a documenti rari e inediti in cui ascoltare interviste e contributi dell’artista spagnolo.

Info 22.09.2010 - 30.01.2011 Palazzo Reale Piazza del Duomo, 12 20122 Milano Tel. 02 875672 www.mostradali.it


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Teatro

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Non vado mai al cinema, la vita è troppo breve di Federico Martinelli federicomartinelli@quintaparete.it

Compagnie veronesi e non per la rassegna di Borgo Roma

Teatro Aperto: al via la stagione Tra i primi teatri di Verona a inaugurare la stagione invernale c’è quello di Santa Teresa con la rassegna Teatro Aperto, a cura del Circolo Culturale di Tombetta. Quattro appuntamenti il mese di ottobre e tre il mese di novembre, questa l’anticipazione per i nostri lettori. Il sipario si aprirà, dopo la pausa estiva, sabato 9 ottobre alle 21.15, con lo spettacolo I Rusteghi, di Carlo Goldoni, messo inscena dal gruppo Teatro d’arte Rinascita di Treviso. Lo spettacolo -con i suoi colpi di scena- ritrae magnificamente la contrapposizione tra giovani e anziani, restituendo uno degli scenari tipici della società del’epoca. Prosegue, il sabato successivo, la nostrana Piccolo Teatro del Garda con El moroso de la nona di Giacinto Gallina. Trama fitta ed intricata anche per questo testo, ambientato in una casa di un gondoliere veneziano, sposato

a ritrattare e a dire di aver sognato. E ora rischiano l’arresto perché la polizia crede che abbiano ritrattato per paura ma anche una querela dei vicini. Nel mese di novembre, dopo il successo estivo torna l’Estravagario Teatro con il divertente testo di Ken Ludwig Inganno in gonna (6 novembre) e Gli insoliti noti con il testo di Donato de Silvestri, Un cretino per l’onorevole. Un cartellone ricco di spettacoli, che non mancherà di accontentare tutti gli appassionati dei vari generi, anche nei mesi successivi in cui proseguirà la rassegna. in seconde nozze e diviso tra una famiglia di giovani innamorati e anziani e burberi zii. Sarà poi il turno de La Maschera con l’originale testo tratto da Moliere Le furbarie di Scapin, testo ispirato all’amore, sentimento molte caratteristico nelle opere dello

scrittore e drammaturgo francese. Chiude il mese di ottobre il Piccolo Teatro al Borgo con Le voci di dentro, di Eduardo de Filippo in cui i due fratelli protagonisti, credendo di aver assistito a un omicidio e avendo denunciato i loro vicini di casa, sono costretti

Info Teatro di Santa Teresa Via Molinara, 23 37135 Verona Tel. e Fax 045 508380 www.teatrosantateresa.org


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Libri

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É la stampa, bellezza di Ernesto Pavan ernestopavan@quintaparete.it

Dalla Campagna di Russia all'oppio: come le piccole molecole hanno influenzato i grandi eventi

La storia in provetta La leggenda vuole che l'esercito di Napoleone sia uscito massacrato dalla Russia per via dei bottoni delle uniformi: fatti di stagno, che si polverizza a temperature molto basse, col freddo sarebbero letteralmente svaniti, lasciando i soldati ad affrontare l'inverno coi cappotti aperti. Questa è appunto una leggenda; tra le vere ragioni della disfatta potrebbe esserci la scarsità di vitamina C, che provoca sofferenza e pazzia, o l'eccessiva quantità di alcaloidi (le stesse sostanze contenute nell'oppio, nella morfina e nella cocaina) consumati dai soldati attraverso la segale cornuta da cui ricavavano la farina. L'obiettivo de I bottoni di Napoleone è appunto spiegare il modo in cui in cui piccole molecole hanno dato luogo a eventi storici di portata mondiale; obiettivo che, ci sentiamo di dire, i chimici Le Couteur e Burreson hanno raggiunto con grande abilità.

Il saggio tratta di diciassette sostanze, fra cui il fenolo (alla base della produzione della plastica, ma anche primo agente sterilizzatore usato in chirurgia), la capsacina (la molecola responsabile del sapore piccante del peperoncino e, di conseguenza, una delle cause del colonialismo) e la seta, con uno stile divulgativo chiaro e piacevole; non è necessaria alcuna conoscenza di chimica per godersi l'opera, dal momento che i termini tecnici sono pochi e spiegati o nell'introduzione o man mano che vengono usati. Storia e scienza si intrecciano senza soluzioni di continuità, evidenziando come una singola scoperta sia in grado di cambiare il mondo in meglio o in peggio: è sorprendente apprendere come dalla coltivazione dell'olivo derivarono la grandezza e la decadenza della Grecia classica e venire a conoscenza delle basi chimiche, sociali

ed economiche di questi fenomeni. Non abbiamo trovato nulla da eccepire nell'edizione italiana: la traduzione è ottima, i refusi praticamente assenti e l'aspetto grafico ben curato. Penny le Couteur e Jay Burreson, I bottoni di Napoleone, Tea, pp. 408, € 10,00

Quando gli americani divennero supereroi e affrontarono McCarthy

Una mano di Assi e Joker Wild Cards è un perfetto esempio di pastiche: universo letterario creato da alcuni fra i maggiori autori di genere statunitensi (George Martin, Roger Zelazny, Chris Claremont, Walter Jon Williams e molti altri), fonde in sé generi diversi come l'ucronia, la fantascienza, le storie di supereroi e il giallo. L'origine è il primo volume della serie, il cui spunto è un virus alieno che contamina gli Stati Uniti del secondo dopoguerra: come carte estratte a caso da un mazzo, i sintomi dell'infezione sono casuali e variano da individuo a individuo, trasformando alcuni in mostri (Joker) e conferendo ad altri poteri favolosi (Ace). Ciascuno degli autori coinvolti nel progetto contribuisce al volume con un racconto, dando al lettore molti punti di vista differenti sull'universo immaginario: accanto alla storia del mostruoso Gargoyle, vittima di una delle mutazioni più bizzarre, si trova il resoconto dell'amaro ritorno a casa di Jetboy, eroe di guerra chiamato a compiere un'ultima missione, e la denuncia di come gli ideali della

Costituzione americana siano facili da dimenticare nei momenti di crisi

attraverso il racconto dell'ascesa e della caduta dell'agente governativo Golden Boy. Storie di tono diverso, dunque, ma senza che venga mai meno un certo impegno di fondo, eco di quello che spesso si vede sulle pagine dei fumetti di genere. L'editing di Martin garantisce la con-

tinuità dei racconti, di cui tuttavia è d'obbligo segnalare la qualità altalenante: forse a causa della stretta vicinanza tra le opere dei “grandi” e quelle di autori meno dotati, abbiamo avuto l'impressione che alcuni abbiano lavorato abbastanza pigramente, attingendo a piene mani a cliché e stilemi inflazionati, mentre altri ci abbiano messo maggiore impegno. L'edizione italiana presenta scelte di traduzione discutibili e un certo numero di refusi, che per fortuna non danneggiano troppo la lettura. Il volume è cartonato con sovraccoperta, di grande formato. Wild Cards è una serie di genere, non consigliabile a chi vedere questo tipo di letteratura come un puro strumento di evasione; lo è certamente, ma dare un giudizio netto è difficile, visto che gli autori sono molti e con stili molto diversi. Questo è il punto di forza e, assieme, la debolezza dell'opera. George R.R. Martin e altri, Wild Cards, Rizzoli, pp. 566, €16,00

Carta rubata alle ritirate Ovvero i libri da non comprare assolutamente. Cominciamo con la saga de La Ruota del Tempo di Robert Jordan: lo stile non è malvagio, ma è tutta roba già vista e per di più è incompiuta causa morte dell’autore (il che rende l’uscita dell'”ultimo” volume, a pochi mesi dal triste evento, e quella dei successivi già previsti, alquanto sospetta). Risparmiate i soldi per comprare qualcosa di più meritevole e, magari, che non superi i dieci volumi. Può sembrare una bestemmia, eppure è vero: Nessun dove di Neil Gaiman, da molti considerato un classico della letteratura fantastica, è un concentrato di idee banali, descrizioni frettolose, personaggi bidimensionali e soluzioni ovvie. Una grandissima delusione per chi ha conosciuto l’autore attraverso Sandman, il geniale fumetto di cui Gaiman scrive le sceneggiature, o altre sue opere quali American Gods e Stardust. Etichettiamo Neverwhere come “errore di gioventù” e pensiamo ad altro. Passando agli imbrattacarte nostrani, ci imbattiamo subito in un grande nome e in un grande titolo: Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti. È difficile dire cosa sia peggio, se il tono da finta denuncia (non si capisce di cosa), le situazioni improbabili risolte in modo improbabile, il tentativo di sembrare un autore “da giovani” usando l’organo genitale maschile come intercalare assoluto, la punteggiatura bizzarra o il finale da “son cento pagine che non so come andare avanti”. Da tenere accanto al WC. Concludiamo con i classici della letteratura-spazzatura: i romanzi di Licia Troisi. Avete presente il luogo comune secondo il quale la fantasy sarebbe un genere per bambini con problemi di socializzazione? Nasce da opere come queste, dall’idea che il lettore non meriti dialoghi scritti come si vede, trame che vadanno avanti senza forzature, l’uso di un Italiano corretto e qualunque altra cosa. Dal pensare, insomma, che si accontenti di poco.


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Giochi di ruolo

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Nessun uomo è un fallito se ha degli amici di Ernesto Pavan ernestopavan@quintaparete.it

Tre giochi per tutti, dalle miserie dell'animo alle corti d'Arabia

La testa piena di storie Mentre il colonnello Wilson bussava alla porta del Duca di Wellington e il figlio da lui abbandonato contrattava il matrimonio con una giovane borghese, un neonato veniva deposto davanti al convento di St. Catherine. In quel momento sono arrivate le ordinazioni al tavolo, così abbiamo fatto una pausa e discusso della storia che stavamo vivendo. Nella loro definizione più semplice, i giochi di ruolo sono giochi nel corso dei quali i partecipanti creano un immaginario condiviso e, dialogando e seguendo determinate regole, lo esplorano e interagiscono con esso; non si usano altri strumenti che la fantasia (e, nella maggioranza dei casi, carta e matita e qualche dado). Quello a cui stavamo giocando noi era Annalise (Narrattiva, € 29,90), attraverso il quale si dà vita a storie di vampiri narrate dal punto di vista delle vittime. Ciascun giocatore crea un personaggio definito da una Vulnerabilità (quella del colonnello era “Sono vulnerabile perché tormentato dal senso di colpa per la perdita dei miei uomini a Waterloo”) e da un Segreto, assegnatogli a caso fra quelli creati da tutti (il più leggero dei nostri era “Nessuno sa che sono un trafficante d'armi”; gli altri potrebbero offendere animi gentili). Il gioco si divide in tre fasi, così riassumibili: l'introduzione di ciascun personaggio; le vicende che ne approfondiscono le personalità; il confronto col Vampiro (che non è un personaggio e di cui prima di questa fase non si conosce l'identità). A turno, ciascun giocatore narra la storia dal punto di vista del suo personaggio; un altro giocatore da lui scelto gli fa da Guida, responsabile del resto del mondo immaginario; gli altri commentano e danno suggerimenti. La durata di ciascuna fase del gioco dipende esclusivamente dalla volontà dei partecipanti. Naturalmente, non tutti i giochi di ruolo sono così “pesanti” dal punto di vista emotivo. Fra gli altri vi è Lo Spirito del Secolo (Janus Design, € 35,00), che prende ispirazione dalla letteratura pulp

"Scriverò un libro su foglie di fiori / [...] Ti canterò accompagnandomi con questo docile liuto, ti mostrerò il Mondo / In tutta la sua vita, quando ogni minimo grano di polvere esalta la sua gioia" William Blake

Dove trovarli?

Foto di Giulia Barbano

degli anni '20 e ha come protagonisti donne e uomini straordinari che incarnano lo “spirito” di quanto di buono avverrà nel “secolo a venire”. È un gioco molto diverso da Annalise, relativamente “complesso”, nel senso che i personaggi sono definiti da molte qualità che hanno un riscontro nelle meccaniche di gioco: Aspetti (quello che “sono”), Abilità (quello che “sanno fare”) e Stunt (i modi in cui violano le leggi della fisica, della probabilità e del pudore). A differenza di Annalise, inoltre, il ruolo di giocatore-guida appartiene a una sola persona, chiamata Game Master; tutti i giocatori sono però chiamati a contribuire al gioco, il cui sistema consente a ciascuno di fare dichiarazioni che, fatti salvi determinati requisiti, diventano parte integrante della narrazione. Queste dichiarazioni costano Punti Fato, una valuta utilizzata anche per attivare alcuni Stunt e per ritirare i dadi o aumentarne il risultato; i Punti Fato si recuperano all'inizio di ogni sessione, oppure – meccanismo interessante – il Game Master può “attivare” il lato negativo di un Aspetto di un personaggio, spingendo il giocatore a farlo agire in un modo piuttosto che in un altro, in cambio di un Punto Fato. La scelta non è in alcun modo obbligata, ma rifiutare costa un Punto Fato. Giocare a Lo Spirito del Secolo, insomma, significa stabilire un dialogo continuo fra giocatori e Game Master per creare una storia ricca di azione e avventura; le situazioni di conflitto, che si tratti

di uno scontro a fuoco o di stilettate verbali fra un brindisi e l'altro, sono gestite in modo agile e dinamico, pur essendoci un buon numero di opzioni tattiche, in modo da produrre narrazioni alla John Woo o alla Doc Savage. Esistono anche giochi di ruolo competitivi: uno di questi è Mille e una notte (Narrattiva, € 22,90), ambientato nella favolosa corte del Sultano. Ciascun partecipante crea un cortigiano, caratterizzato attraverso brevi descrizioni sensoriali (“La mia pelle è liscia come seta”, “Nessuno mi sente camminare”, “Vedo quello che gli uomini pensano”) e un'Ambizione che vuole raggiungere a costo di passare sui cadaveri degli altri. Ognuno a turno narra una breve storia, in cui gli altri personaggi assumono i ruoli delle comparse, cercando di metterli in imbarazzo il più possibili; nel contempo, ciascuno – tranne ovviamente il narratore – può scommettere su determinati esiti delle vicende narrate dal cortigiano (per esempio dicendo “Chissà se il principe ritroverà la sua sposa?”), costringendo quest'ultimo a scegliere se risolvere l'esito e rischiare di far guadagnare una gemma all'altro - ma c'è anche la possibilità che sia lui stesso a guadagnarla – oppure evitare di menzionare l'argomento. Le gemme (dadi di ogni forma e colore) sono utilizzate dai giocatori per conseguire le Ambizioni dei personaggi, garantire la loro Sicurezza contro la volubilità del Sultano e permettere loro di conquistare la Libertà dall'oppres-

Non esistono negozi dedicati specificamente ai giochi di ruolo, anche se molti rivenditori di giochi da tavolo e di carte collezionabili ne hanno un assortimento. A Verona ci sono I Giochi dei Grandi (via San Nicolò 5/B), un grande negozio molto fornito, e Manicomix – Games Academy (Circonvallazione Oriani 2/C), mentre a Brescia si può andare al Manicomix locale (Corso Palestro 50/A), allo Starshop (Piazzetta Tito Speri 4) o a La Grotta di Merlino (via San Faustino 54). I negozi esclusi da questo elenco possono contattarci per fornire i loro indirizzi ed essere segnalati in futuro. Si può anche fare acquisti direttamente dagli editori, attraverso i siti web di Janus Design, Narrattiva e Coyote Press (dei cui prodotti parleremo nelle prossime uscite). In questo caso ci saranno da pagare le spese di spedizione, ma l'intero prezzo di copertina andrà all'editore, che è un bel modo di ricompensarne gli sforzi. Una nota sui prezzi: possono sembrare alti, sopratutto viste le dimensioni dei manuali (Mille e una notte è un libretto di 73 pagine in formato A5), ma sono pienamente giustificati dalla scarsità delle tirature e dai costi che gli editori devono sostenere (diritti di traduzione, stampa e spesso una grafica rinnovata). Inoltre, un gioco di ruolo non è un libro: il suo valore sta nelle ore piacevoli che si passano giocando a esso con gli amici. Bisognerebbe piuttosto paragonarne il prezzo con quelli dei giochi in scatola o dei videogames, in confronto ai quali questi giochi paiono addirittura economici.

sione della corte. Mille e una notte richiede dunque di mettere in gioco la propria creatività e di sapersi destreggiare all'interno di trame in continuo cambiamento, nonché buone capacità di valutazione tattica per valutare il rischio di concedere una gemma a un avversario. Se uno o più di questi giochi vi intrigano, date un'occhiata al box!


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cultura e società

Ottobre 2010

FuoriVerona

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Giro giro tondo, io giro intorno al mondo di Daniele Adami danieleadami@quintaparete.it e Alice Perini aliceperini@quintaparete.it

Comincia qui l’avventura del giovane 15 enne Arran Fernandez. Buona fortuna!

A Cambridge ci si allena… in matematica I numeri non sono fondamentali per la matematica

Ludwig Wittgenstein

L’ipotesi di Riemann ha un altro sfidante. L’irrisolta teoria sulla sequenza dei numeri primi, considerata il più importante problema aperto della matematica, occuperà presto i pensieri di Arran Fernandez, ragazzo 15enne del Surrey, contea dell’Inghilterra sud-orientale. Tra qualche anno però. Lasciamogli almeno il tempo di “farsi le ossa” a Cambridge, la seconda migliore università del mondo in base alla classifica stilata annualmente dal Times (il primo gradino del podio è occupato da Harvard). Il giovane Arran è stato ufficialmente ammesso il 3 Settembre scorso: meglio di lui fece soltanto William Pitt il Giovane che, nel lontano 1773, a soli 14 anni, diventò studente della prestigiosa università inglese. Cresciuto in Inghilterra da geni-

tori di origine latinoamericana, le doti matematiche di Fernandez si sono manifestate già in tenera età. A soli 5 anni, all’esame di licenza elementare, ottenne il voto più alto mai dato in matematica. Forse non gli diede troppa importanza, dato che, all’epoca, il suo sogno era di diventare un camionista. Con il passare degli anni, incalzato dai successi ottenuti, quel camion si è lasciato

raggiungere e poi sorpassare da un treno carico di numeri, equazioni e teoremi, tanto che ora la matematica è diventata il suo modus vivendi. Arran Fernandez, commentando la sua ammissione, così dichiara: “Ciò che conta per me non è l’età, ma la possibilità di confrontarmi con le menti brillanti che studiano qui”. Si tratta, infatti, della prima esperienza di studio collettivo per il giovane matematico che finora ha sempre avuto come precettori i genitori, sostenendo gli esami da privatista. Una volta comparsa la notizia, numerosi cronisti non hanno perso tempo nel ricercare e riportare alla luce casi di altri giovani “geni” che, avviati sulla strada della notorietà, non hanno concluso la loro esperienza nel migliore dei modi, tradendo le aspettative riposte in loro da molti,

in primis da genitori ambiziosi che spingono i propri figli a rincorrere il successo fin da piccoli. Vogliamo credere che non tutti i genitori siano assetati di fama tanto da assillare e costringere i loro pargoli ad un’esistenza fatta di sfide da vincere ad ogni costo. Contro tutti. Senza guardare in faccia a nessuno. Vogliamo invece credere che nella mente di questi ragazzi viva un vero dono di natura, un talento che non ha bisogno di essere estratto con le pinze e “dopato” all’estremo. Una dote che li renda semplicemente felici di quello che sono e di ciò che fanno. Ricordiamoci della lezione di Socrate: con la sua maieutica, l’arte della levatrice, si riproponeva di aiutare a far emergere quel qualcosa che già era dentro ogni uomo, nascosto e che grazie all’esercizio poteva affiorare e crescere.

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cultura e società

Ottobre 2010

Viaggi

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Houston, abbiamo un problema di Alice Perini aliceperini@quintaparete.it

Una proposta per viaggiatori avventurosi alla scoperta di una Sardegna insolita: Cala Goloritzè

Passo dopo passo, roccia dopo roccia: il mare Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone

John Steinbeck

“Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà”: questo è il pensiero di Guy de Maupassant, noto scrittore e viaggiatore francese del secondo Ottocento. In quegli anni, non dobbiamo dimenticarlo, viaggiare era il completamento della propria formazione per i giovani benestanti, un’esperienza di arricchimento della propria cultura. Maupassant ebbe l’opportunità, grazie ai proventi dei suoi libri, di essere un viaggiatore solitario in età adulta. Viaggiatore e non turista: perché il viaggiatore ha il coraggio di avventurarsi sul sentiero di ghiaia o per strade tortuose piuttosto di lanciarsi sulle arterie a scorrimento veloce; perché la sua curiosità, sinonimo di un intelletto attivo, lo porta a soffermarsi su ciò che per lui ha il sapore del nuovo, della scoperta; perché ha conservato il desiderio di farsi stupire e la capacità di rimanere a bocca aperta davanti agli “imprevisti” della natura. L’avventura di questo mese ci porta in una Sardegna diversa rispetto all’isola di sole spiagge pubblicizzata dalle riviste. Con i suoi 23.813 km², è la terza regione d’Italia dopo Sicilia e Piemonte: impensabile ridurla a quello spicchio di territorio ribattezzato come “Costa Smeralda”, zona certamente amata dai turisti ma che di sardo conserva ben poco. Preferiamo perciò allungare il nostro tragitto e arrivare nell’Ogliastra, una delle nuove province istituite con la legge regionale 9 del 2001, e punto di partenza per escursioni indimenticabili. Arrivare a Cala Goloritzè, la caletta forse più celebre che segna il confine meridionale del golfo di Orosei, con il suo arco e l’imponente guglia, è piuttosto impegnativo. Prima di tutto,

convincete la vostra auto: raggiunto il paese di Baunei, dovrà dare il meglio di sé arrampicandosi per una strada tanto panoramica quanto tortuosa. Arrivati all’altopiano del Golgo, un ambiente quasi lunare, si prosegue per una decina di chilometri prima di lasciar riposare la macchina al parcheggio di Su Porteddu. E ora tocca a voi: equipaggiatevi di buon fiato e di tanta forza d’animo per affrontare il percorso lungo circa 3.5 chilometri che separa il punto in cui si lascia l’auto dalla vostra agognata meta. La discesa verso il mare cristallino vi terrà impegnati per circa un’ora e mezza, contando qualche piccola sosta per ammirare ciò che vi circonda: un paesaggio maestoso, selvaggio, silenzioso. Non sentitevi solo circondati da pietre, ma cercate di allargare lo sguardo

alla vegetazione, ai vecchi rifugi e agli ovili dei pastori, di annusare i profumi della macchia mediterranea, di ascoltare il vento o il rumore dei passi sul sentiero di ghiaia. Viene quasi da chiedersi se percorrendo questa stradina si riesca a raggiungere il mare: in alcuni punti non si vede altro se non ciottoli. Eppure, quando meno ve lo aspettate, ecco che compare. Prima il blu intenso, poi, più ci si avvicina alla ripida scala in legno, ultima fatica prima di tuffarsi nelle acque cristalline, le varie tonalità dell’azzurro. Il mare. La visione ripaga tutte le fatiche del viaggio. Prendetevi qualche ora per nuotare in questo specchio d’acqua limpida. La spiaggia, di ciottoli bianchi, è piccola, quasi a suggerire una sensazione di intimità e accoglienza; alcuni scogli, an-

ch’essi di colore chiaro e levigati dalle onde del mare, affiorano dall’acqua trasparente, abitata da piccoli pesci. Di tanto in tanto il vostro sguardo diretto all’orizzonte incontrerà alcune barche cariche di turisti in visita alle calette del golfo di Orosei: la barca si avvicina al famoso arco per un momento, giusto il tempo di permettere ai gitanti di scattargli una fotografia, di avvistare la guglia e poi si riparte. Fortunatamente, nessuna imbarcazione può attraccare in questo paradiso: si raggiunge in piccoli gommoni o, ancora meglio, a piedi. Se siete amanti dell’abbronzatura, vi conviene arrivare alla cala già in mattinata, così da potervi godere il sole finché, verso le 15.30, non si sarà nascosto dietro alle imponenti pareti sopra la vostra testa. Una volta ritemprati dal contatto con la natura, vi rimane da affrontare la parte più difficile. Se prima siete discesi per un dislivello di 400 metri buoni, sappiate che ora il tragitto è tutto in salita. Cercate di non guardare troppo in alto, perché potreste trovarvi davanti ad un sentierino di sole rocce e ciottoli che si alza e si alza davanti a voi. Guardate piuttosto dove mettete i piedi: vi aiuterà non solo a evitare brutte storte ma anche a non spaventarvi per ciò che vi aspetta!


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cultura e società

Ottobre 2010

Sport

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Quando il gioco si fa duro di Daniele Adami danieleadami@quintaparete.it

La morte di un giovane pilota non ha fermato lo spettacolo. Addio Shoya Tomizawa

Quando c’è in gioco la vita, lo sport... Ogni gioco è anzitutto e soprattutto un atto libero. Il gioco comandato non è più gioco.

Johan Huizinga

Il pancration, negli antichi giochi olimpici, era un tipo di lotta corpo a corpo assai cruenta. Non di rado alcuni atleti morivano durante i combattimenti. I corpi senza vita venivano proclamati vincitori per la fama della loro terra natale. Il Colosseo era stato edificato dai Romani per sfide all’ultimo sangue da offrire al popolo. E il popolo esultava alla morte dei nemici della patria. Facciamo un salto di quasi duemila anni. Il semiologo francese Roland Barthes, nel suo celebre saggio Miti d’oggi, definisce il catch “uno spettacolo”, non uno sport. Una frase a dir poco azzeccata, soprattutto al giorno d’oggi, e non solo per questo tipo di competizione. Lo sport è tale senza spettatori che lo con-

templano?Dipende. I mass media direbbero no. Le coscienze potrebbero affermare il contrario. Tutte queste righe introduttive costituiscono il trampolino per parlare (e per riflettere) di un fatto accaduto lo scorso 5 settembre. Un giovane e promettente pilota giapponese, Shoya Tomizawa, è deceduto all’ospedale di Riccione in seguito

alle gravi lesioni causate da un terribile incidente durante il Gran Premio di Moto2 a Misano. Mentre percorreva una rapida curva a velocità sostenuta, le due ruote su cui viaggiava hanno oltrepassato il cordolo, finendo sull’erba sintetica. Scivola, cade. Due piloti che lo stavano seguendo, De Angelis e Redding, lo hanno incolpevol-

mente investito. Arrivano i soccorsi, ma la gara prosegue. La gravità dell’incidente è sotto gli occhi di tutti. Il peggio si muove nell’aria. A confermarlo è la stessa ambulanza che, compiuto il suo dovere, procede senza relativa fretta. La bandiera rossa non viene esposta. Lo sport, pertanto, non si ferma. Le motociclette praticamente distrutte e i piloti feriti, dopotutto, erano stati spostati e la pista era stata ripulita dai detriti. Gli organizzatori e gli addetti al circuito hanno compiuto quelle azioni necessarie al proseguimento della corsa, come se fosse stato un qualsiasi altro incidente. Il 19enne Tomizawa viene dichiarato morto alle 14.19. Sulla pista che gli ha tolto la vita, nel frattempo, si sta disputando la gara delle MotoGp. Al termine, Valentino Rossi e colleghi sono stati informati della morte del giovane giapponese. Sono tutti sotto shock, ma il podio si fa lo stesso. I fes-

teggiamenti vengono appena accennati. Chi corre a queste velocità conosce i rischi e i danni che possono capitare. Quando però avvengono simili tragedie i toni delle polemiche tendono ad accendersi. Si mira subito alla sicurezza. In questo caso i bersagli sono stati: il mancato sventolio della bandiera rossa, l’eccessivo numero di piloti presenti sul tracciato, l’erba sintetica. Soffermiamoci sul primo elemento. Se anche la bandiera fosse stata esposta, le sorti del ragazzo non sarebbero mutate. Certo. Ma poteva anche essere esposta, la gara poteva anche fermarsi, perché nei cuori di chi osservava e di chi era presente si sentiva la paura. Non è successo. E perché la gara delle MotoGp si è svolta? Semplice, il corpo era lontano dagli occhi. Se non si vede quell’oggetto, lo show, come dicono i Queen, non si ferma. Non si vogliono lanciare accuse a destra e sinistra. Spesso non portano a nulla. Anche la Formula 1, dopo il fatale incidente capitato a Senna, non ha bloccato la corsa. La morte, non si può negare, ha fatto e fa ancora parte dello sport. Probabilmente ci sarà anche domani ed oltre. Si desidera ricordare, piuttosto, che lo sport dei nostri giorni, anche se spettacolo costante, può prendersi dei momenti di pausa per sedersi e pensare. Non è un reato.


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cultura e società

Ottobre 2010

Cucina/Società

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Serviti il pasto, cowboy di Silvano Tommasoli silvanotommasoli@quintaparete.it

Un dolce povero, dalle campagne venete

Zaletti, le paste dolci di polenta

Un dolce che fa riavvolgere il nastro della memoria: ero bambino, quando, uscendo da scuola al pomeriggio, venivo accompagnato per merenda nella storica pasticceria San Nicolò di Verona e, tra tutte, sceglievo una pasta di polenta. Uno zaleto, del quale il nome è stato, oggi, nobilitato con un raddoppio della lettera “t”, ma, ugualmente, si sono perse le tracce in cucina. Dopo una lunga ricerca, e mille

esperimenti che hanno avuto per “vittime” i miei famigliari, ho messo a punto una ricetta che, oso dire, ricorda strettamente gli zaleti dell’indimenticato signor Leone. Ho preparato la polenta alla consueta maniera, cuocendola in metà acqua e metà latte (farina : liquido = 1 : 4). Con 200 g di farina di mais, si ottiene una polenta di circa 700 g, ma la resa varia da farina a farina. Provate, e tenete come punto di partenza la quan-

tità di polenta cotta ottenuta. Dopo averla lasciata raffreddare per una notte, con il passaverdura ho setacciato la polenta (più o meno finemente) a seconda della “granulosità” che volevo ottenere. Al passato ho aggiunto, poco alla volta, tutti gli altri ingredienti (100 g di farina, 250 g di zucchero, tre uova intere, un etto di burro sciolto nel microonde, 100 g di pinoli, 200 g di uvetta passita ammorbidita, la scorza di un limone grattugiata e un bicchierino abbondante di grappa) ottenendo una crema morbida e fine. Ho regolato la consistenza della crema aggiungendo farina (attenzione che l’acqua dell’uvetta, se non la si strizza per bene, può fare disastri), e la dolcezza aggiungendo zucchero. Poi, sulla placca del forno, coperta di carta-forno, ho adagiato la crema a cucchiate, aiutandomi con un altro cucchiaio e dandole una forma non molto regolare di 7 ÷ 8 cm x 5 ÷ 6 cm. Ho cotto in forno, preriscaldato, per circa 40’

÷ 50' a 180 °C (tenete d’occhio la cottura, perdiana! In fondo, è il vostro forno, no?). A cottura ultimata, gli zaletti devono risultare ben dorati ma non bruciati. Ho cosparso gli zaletti, ancora tiepidi, di zucchero a velo o semolato (quest'ultimo per una versione più rustica), e servito subito. Gli zaletti sono più buoni se consumati tiepidi. Gnam. Cotto e sbafato! (per lo più dagli ospiti)…

per il programma musicale del momento, che ne ha scelto una dozzina da mandare in video. La cosa più impressionante è che altre settantanovemila novecento ottantotto creature hanno visto infrangersi i loro sogni di fama e notorietà sul «Per me è un no» dei quattro giudici. Ovviamente, tra le lacrime e la disperazione di settantanovemila novecento ottantotto mamme che già intravedevano il business. La vita è appesa a una nota, sperando che sia solo quella la fragile discriminante che apre le porte di questo tipo di successo: soltanto pochissimi anni fa, da un’inchiesta denominata “veline” o qualche cosa di molto simile, abbiamo appreso che le prestazioni richieste alle ragazze non erano propria-

mente canore. Mi si dirà che è sempre stato così, dai tempi dei primi avanspettacoli. Sì sì, non ne dubito, ma allora il fenomeno era numericamente molto circoscritto, qualche decina di giovani donne che, in un mondo molto piccolo, si facevano strada a colpi di culottes. Ma non ci piace lo stesso, come non ci sarebbe piaciuto allora. Unica consolazione, che, di solito, dove si canta c’è tanta allegria. E l’Italia, malgrado la crisi economica, la disoccupazione, una natura diventata maledettamente ostile per le continue aggressioni dell’uomo, l’Italia canta ed è allegra. Non canta spesso anche il Presidente del consiglio, che è un uomo tanto allegro? Stringiamo i denti, ragazzi. Sanremo è vicino…

La ricetta 200 g di farina di mais 100 g di farina 250 g di zucchero 3 uova intere 1 hg di burro 100 g di pinoli 200 g di uvetta passita ammorbidita scorza di un limone grattugiata un bicchierino abbondante di grappa

Vi diremo qualsiasi cazzata vorrete sentire di Silvano Tommasoli silvanotommasoli@quintaparete.it

Canto, ergo sum

Amici Factor 2010 Se vuoi esistere, gorgheggia. Pare proprio che adesso funzioni così, che per essere qualcuno ci si debba presentare a uno di questi nuovi reality show musicali e tentare la via del palco. Sufficiente tentare, perché in ogni caso ti vedranno alcune milionate di telespettatori e, dall’alba del giorno dopo di quello nel quale sarai fuori dalla “casa”, per strada la gente ti chiamerà, ti chiederà l’autografo, vorrà toccarti e farsi fotografare con te (siano maledetti i telefonini con fotocamera!) Il segnale della notorietà è proprio questo. La richiesta di un autografo, di una foto insieme, che ha contaminato anche il mondo dei politici, anche di quelli che non cantano. La settimana scorsa, in un Tg, abbiamo visto tutti la mini-

stra Carfagna, intervenuta, a non so più quale convegno, assediata dai fan che volevano un pezzetto di carta con la sua firma scarabocchiata sopra. Una volta privilegio riservato solo alle star internazionali, oggi basta aver cantato o sculettato davanti una telecamera per almeno trenta secondi – giusto il tempo di uno spot del formaggino Miotuo – e sei subito un vip. Immediatamente dopo, il pubblico vorrà sapere cosa fai, dove mangi, con chi trascorri le vacanze, se sei fidanzato/a o hai l’amante. E questo ha contagiato i politici, che sanno perfettamente che nella notorietà televisiva si trova, per loro, l’elisir di una lunga vita pubblica. Così, ottantamila ragazzi si sono presentati a sostenere le selezioni


Verona é - ottobre 2010  

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