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Dimensione Pulito - Servizi ambientali 2026

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INFESTANTI

L’impatto del clima su numeri e abitudini

NANOTECNOLOGIE

Ricerca e innovazione per la lotta integrata

The Innovation Hub for Pest Management

Where the best come together

SPAZI, CONTENUTI E VISIONE

Leonardo Lifescience Group sarà presente a PestMed Bologna, Padiglione 33, Stand B28-C29. In questo contesto, Bleu Line guiderà due interventi tecnici che illustrano concretamente l’approccio innovativo e sostenibile dell’hub:

• Chimica di precisione e sostenibilità operativa: microincapsulazione e Aquatain GR, mercoledì 11 febbraio, dalle 11 alle 12, Arena Sorrento.

• Innovazione tecnologica nel Pest Control: e cienza e ualit con nsetti a e Gulp Box, giovedì 12 febbraio, dalle 12 alle 13, Arena Venezia.

UN NUOVO POLO NEL PEST MANAGEMENT

Leonardo Lifescience Group è il primo gruppo indipendente italiano nel settore chimico applicato al Pest Management e all’igiene ambientale. La sua missione è proteggere persone e ambienti attraverso soluzioni ef caci e sostenibili, sviluppate per rispondere alle esigenze operative di un mercato in continua evoluzione.

Nato dalla convergenza di Vebi Istituto Biochimico e Bleu Line, il Gruppo ha sviluppato il proprio Innovation Hub for Pest Management: un ecosistema integrato in cui competenze tecniche, conoscenza ap-

profondita del settore e approccio innovativo si incontrano in modo strutturato. Un progetto costruito in seno a Leonardo Lifescience Group che valorizza le specializzazioni delle singole aziende, mantenendone identità, autonomia e focus di mercato. All’interno dello stesso perimetro, Bleu Line e Vebi Tech contribuiscono allo sviluppo dell’Innovation Hub con ruoli distinti e complementari, mettendo a sistema soluzioni, tecnologie e know-how per rispondere alle esigenze di un Pest Management moderno, efficace e sostenibile. Un hub pensato per sviluppare strumenti af dabili, supportare i professionisti con soluzioni concrete e accompagnare l’evoluzione del settore.

All’interno dell’Innovation Hub, Bleu Line rappresenta il punto di riferimento operativo per il Pest Management professionale in Italia. Con oltre 40 anni di esperienza, l’azienda ha costruito un portafoglio completo di soluzioni, che combina prodotti biocidi a marchio proprio, studiati per garantire ef cacia, af dabilità e sostenibilità operativa, e brand internazionali selezionati, distribuiti in esclusiva sul territorio italiano, tra cui Vebi Tech, il brand di Vebi dedicato al disinfestatore professionista. Accanto allo sviluppo di soluzioni a marchio, Bleu Line si distingue per un approccio orientato alla formazione, alla consulenza tecnica e al supporto continuo dei professionisti del-

la disinfestazione. Attraverso programmi di formazione certi cata e competenze specialistiche consolidate, l’azienda accompagna il mercato verso modelli di intervento sempre più evoluti, responsabili e conformi alle normative.

Vebi Istituto Biochimico opera nei mercati consumer, semi-professionale e professionale, con una presenza consolidata in Italia e all’estero. All’interno del portafoglio, Vebi Tech rappresenta il brand dedicato al Pest Control professionale, selezionando e distribuendo soluzioni tecniche avanzate, progettate per rispondere alle esigenze operative più complesse e per il mercato internazionale. Con oltre 80 anni di esperienza alle spalle, Vebi Tech combina competenza professionale e af dabilità, offrendo ai clienti partnership durature e orientate al successo a lungo termine.

Bleu Line, via Virgilio 28 (Z.I. Villanova) 47122 Forlì (FC) - Italy bleuline@bleuline.it | +39 0543 754430 www.bleuline.it

Resilienza climatica nel controllo dei culicidi in ambiente urbano

Aquatain GR: controllo fisico-meccanico di larve e pupe di zanzara, pensato per i contesti urbani più complessi.

In uno scenario climatico sempre più influenzato da eventi meteorici intensi e da una stagione delle zanzare estesa, Aquatain GR rappresenta una soluzione tecnica ad alta adattabilità.

La formulazione granulare agisce esclusivamente per azione fisico-meccanica, creando gradualmente un film superficiale che interrompe il ciclo vitale di larve e pupe.

Perchè Aquatain GR

Tenuta al dilavamento

Attività residuale anche dopo piogge intense (7–10 giorni)

Attivazione differita

Efficace anche su superfici asciutte: si attiva al primo afflusso d’acqua

Persistenza operativa

Protezione continuativa fino a 4 settimane

Strategico per il Pest Management urbano

Ideale per tombini, caditoie, grigliati e acque stagnanti

Aquatain non costituisce un biocida ai fini dell’articolo 3, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (UE) n. 528/2012. [DECISIONE DI ESECUZIONE (UE) 2015/655 DELLA COMMISSIONE del 23 aprile 2015].

https://www.bleuline.it/aquatain-gr/

DISINFESTASTORIE

7 FORMARE NON BASTA, SERVE MOTIVARE

INNOVAZIONE

8 UN FUTURO “DI PRECISIONE”

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

12VERSO PESTICIDI PIÙ SICURI E SOSTENIBILI

ZOONOSI

16E L A CHIAMANO ESTATE FORMAZIONE

22UNA QUESTIONE DI COMPETENZE

26GLI ACARI DELLE DERRATE

28NAVIGARE CONTROVENTO

30LE MOSCHE NEL FOOD SERVICE

32APPROCCI INTEGRATI E PRE VENZIONE

34PIRETRO, NON SOLO ABBATTENTE MA ANCHE SNIDANTE

DERATIZZAZIONE SOSTENIBILE

ANNO 35 SUPP.01 AL N. N.1 2026

ISSN 2612-4068

Direttore Responsabile Giorgio Albonetti

Direttore editoriale Ornella Zanetti | ornella.zanetti@quine.it

Direttore Tecnico Maurizio Pedrini

Responsabile periodici

Chiara Scelsi | c.scelsi@lswr.it Tel. +39 349 0099322

Responsabile di redazione

Cristina Cardinali | c.cardinali@lswr.it Tel. +39 347 4238879

Redazione

Cristina Gualdoni c.gualdoni@lswr.it | Tel. +393477623887

Loredana Vitulano | l.vitulano@lswr.it Tel. +39 342 6618995

Hanno collaborato

Enzo Capizzi, Daniele Carli, Graziano Dassi, Francesco Nicassio, Alex Pezzin, Michele Ruzza, Giacomo Torrenzi, Marcello Verdinelli

Progetto grafico Elisabetta Delfini | e.delfini@lswr.it

Grafica e impaginazione LSWR

Immagini Shutterstock

Direzione commerciale dircom.quine@lswr.it

Ufficio traffico

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Stampa GALLI e C. Gavirate (VA)

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Abbonamento annuale: 49 euro

Annuale estero: 160 euro Copia arretrata: 17 euro Costo di una copia: 1.30 euro abbonamenti.quine@lswr.it Tel. 02 864105 www.quine.it

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54CITTÀ PIÙ CALDE, R ATTI NUMEROSI

proteggere e prendersi cura delle persone e degli ambienti attraverso soluzioni efficaci, sicure e sostenibili. INDICE INSERZIONISTI

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Viale Enrico Forlanini 21 - 20134 Milano www.quine.it | info@quine.it Tel. 02 864105

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Testata Associata

Distribuzione Rivenditori, Imprese di servizi, Aziende alimentari, Sanità e RSA, Enti pubblici, Pubblici esercizi, Hotellerie, Lavanderie professionali, Disinfestazione e servizi ambientali, Grande distribuzione

CLIMA

disinfestastorie

‘‘ Formare non basta serve motivare

DOCENDO DISCITUR

Premetto che parliamo di insegnamento e di corsi di formazione professionale. Vorrei partire da un pensiero loso co di Paperino (Donald Duck) sulla disperazione che spesso proviamo di fronte a un problema. Paperino afferma: «Se c’è una soluzione, perché ti preoccupi? E se non c’è una soluzione, perché ti preoccupi?» Come dargli torto. Archimede Pitagorico, inventore e matematico, obietterebbe giustamente che, prima di affermare che non esiste una soluzione, bisognerebbe avere la certezza dell’irrisolvibilità del problema. Anche qui, come dargli torto. Se poi teniamo conto che è statisticamente provato (da chi non lo so, ma da qualche parte l’ho letto) che la soluzione giusta arriva dopo 70 tentativi, c’è da chiedersi a che punto si trovino i docenti nel loro percorso di tentativi per informare, formare e - aggiungo - motivare chi, per i più svariati motivi, si trova tra i loro discepoli.

A questo aggiungo un altro tassello alle problematiche dell’insegnamento. A mio parere esiste un punto critico spesso trascurato, ben riassunto da questa frase: “Un uomo che insegna può facilmente diventare ostinato, perché fa il mestiere di uno che non ha mai torto.” La citazione è tratta dal Saggio sulle cause che possono in uire sul-

lo spirito e sul carattere, scritto da Montesquieu, losofo e giurista francese, un vero cervellone, nato nel gennaio del 1689 e morto nel febbraio del 1755.

Le premesse non sembrano troppo incoraggianti, ma una proposta - a mio giudizio degna di considerazione - mi riservo di esporla nella conclusione.

È vero che la realizzazione di corsi di formazione professionale poggia su diverse motivazioni, così come la partecipazione ai corsi. Tra queste, considero valide quelle alla base delle leggi sulla sicurezza: informare, formare e, se necessario, addestrare. Nel mio ragionamento tralascio l’addestramento e aggiungo invece MOTIVARE. Apro una parentesi che ritengo doverosa e che talvolta viene trascurata nei temi affrontati in tali eventi. Così come il testo dell’etichetta è il documento uf ciale che de nisce il corretto uso di un biocida, allo stesso modo il contratto è, a mio parere, il documento che stabilisce i reciproci obblighi e responsabilità che legano le parti. Torniamo agli obiettivi.

INFORMARE

Significa fornire le nozioni correlate e necessarie su un determinato argomento, soprattutto se coerenti con l’obiettivo del

corso. Mi fermo qui, perché sono implicite le dif coltà di condensare la mole di informazioni da trasmettere in una materia vasta come quella dell’Ars disinfestandi (lettura consigliata: l’aforisma di Montesquieu).

FORMARE

In estrema sintesi, formare signi ca misurare il grado di comprensione di quanto esposto dal docente e valutare se tale comprensione sia adeguata alle mansioni che il candidato sarà chiamato a svolgere.

A tal proposito, ritengo che più sono deniti in modo chiaro e preciso i termini contrattuali e le mansioni professionali del partecipante, più sarà semplice esprimere una valutazione ef cace.

MOTIVARE

Tra le molte sfaccettature del termine, sottolineo quella che riguarda l’indurre il partecipante ad acquisire un grado di autodisciplina tale da assolvere sia quanto richiesto dal contratto, sia gli aspetti critici ambientali, trasmettendoli a chi di dovere in modo circostanziato.

Ri essione utile: tenere presente il pensiero di Paperino e la necessità di cercare la giusta soluzione senza scoraggiarsi. Magari arriva al sessantanovesimo tentativo.

GRAZIANO DASSI

servizi ambientali innovazione

UN FUTURO DI “PRECISIONE”

Le nanotecnologie stanno cambiando il pest management e non si tratta di un semplice aggiornamento formulativo, ma di un cambio di paradigma che riguarda il modo stesso di concepire l’azione contro gli infestanti

CRISTINA CARDINALI

Per anni il controllo degli infestanti si è giocato su un equilibrio fragile. Da una parte l’ef cacia immediata dei trattamenti chimici, dall’altra le conseguenze a medio e lungo termine su ambiente, salute umana e sviluppo di resistenze biologiche. Un equilibrio che ha consentito di garantire risultati rapidi e visibili, ma che nel tempo ha mostrato tutti i suoi limiti, soprattutto nei contesti ad alta complessità gestionale.

Oggi questo assetto appare sempre più instabile. Le imprese dei servizi ambientali operano in scenari urbani, industriali e sanitari in cui non è più suf ciente “eliminare l’infestante”: occorre farlo in modo tracciabile, documentabile, compatibile con protocolli ambientali stringenti e con aspettative sempre più elevate da parte di clienti, enti di controllo e cittadini. Ma come controllare gli infestanti riducendo l’impatto complessivo degli interventi? Il pest management è diventato una disciplina di equilibrio, in cui l’efcacia deve convivere con la responsabilità.

È proprio in questa zona di tensione che si inserisce una parola chiave destinata a entrare stabilmente nel lessico del settore: nanotecnologia.

Secondo una recente e ampia revisione scienti ca pubblicata nel 2025 sul Journal of Integrated Pest Management da G.S. Anjana, M.J. Ahmad e S.H. Mir, le nanoparticelle potrebbero contribuire a ride nire l’approccio alla gestione degli insetti nocivi, rendendolo più mirato, più ef ciente e potenzialmente più sostenibile. Una prospettiva che propone un cambiamento strutturale del modo di progettare il controllo.

PICCOLE DIMENSIONI, GRANDI CAMBIAMENTI

Le nanoparticelle sono materiali che operano su scale in nitesimali, comprese tra 1 e 100 nanometri. Per dare un ordine di grandezza, si tratta di dimensioni paragonabili a quelle di virus e strutture cellulari. È proprio questa prossimità biologica a renderle così interessanti per il pest management: il principio attivo non viene più semplicemente distribuito nello spazio, ma entra in una relazione più diretta e controllata con l’organismo bersaglio.

Nel modello tradizionale una parte signi cativa del prodotto applicato si disperde nell’ambiente, si degrada rapidamente o colpisce organismi non target. Questo comporta un aumento dei dosaggi, una ripetizione degli interventi e un carico ambientale che, nel tempo, diventa dif cile da giusti care. Le nano-formulazioni introducono un cambio di prospettiva: non aumentare la quantità, ma migliorare la qualità dell’interazione.

L’elevato rapporto super cie-volume delle nanoparticelle consente una maggiore reattività e un’azione più ef cace anche a dosaggi

DALLA RICERCA AL CAMPO

QUANDO L’INFESTANTE INCONTRA IL NANOMETRO

a ricerca scientifica sulle nanotecnologie applicate al controllo degli infestanti sta aprendo scenari di grande interesse anche per il mondo dei ser izi ambientali. o dimostra la re isione pubblicata nel sul ournal of ntegrated est anagement, che analizza come nano-incapsulazioni, nano-emulsioni, nanoparticelle metalliche e sistemi intelligenti di rilascio possano migliorare l e cacia dei trattamenti

riducendo al tempo stesso l impatto ambientale.

a re isione e idenzia come ueste tecnologie non siano pensate per sostituire la lotta integrata, ma per rafforzarla, offrendo strumenti pi precisi, stabili e compatibili con i contesti sensibili in cui operano le imprese di pest management professionale.

e nanotecnologie applicate al pest management, infatti, non

inferiori. Il risultato è un vantaggio operativo evidente, ma anche un vantaggio etico e reputazionale. Ridurre la quantità di prodotto signi ca diminuire l’esposizione degli operatori, aumentare la sicurezza degli ambienti trattati e rispondere alle richieste di sostenibilità che sempre più spesso entrano nei capitolati pubblici e nei contratti privati.

DAL PRINCIPIO ATTIVO

AL SISTEMA INTELLIGENTE

Uno degli aspetti più signi cativi messi in luce dalla revisione scienti ca riguarda l’evoluzione del concetto stesso di insetticida. Si passa dal concetto di sostanza “da applicare”, a quello di un sistema intelligente in grado di rispondere all’ambiente e all’organismo bersaglio. Un sistema progettato, capace di proteggere il principio attivo, rilasciarlo gradualmente e interagire con il contesto in cui viene utilizzato.

Le nano-incapsulazioni permettono, ad esempio, di proteggere molecole sensibili alla luce o all’umidità, prolungandone l’azione nel tempo. Le nano-emulsioni migliorano la stabilità delle formulazioni e la loro distribuzione sulle super ci, rendendo possibile un controllo ef cace anche con concentrazioni molto basse. I nano-gel, già

rappresentano una soluzione futuristica , ma un e oluzione che inizier progressi amente a in uenzare prodotti, protocolli e richieste dei clienti. e formulazioni nanometriche permettono di la orare con dosaggi pi bassi e maggiore stabilit del principio atti o, riducendo il numero di inter enti e migliorando il controllo in ambienti sensibili come strutture sanitarie, alimentari e scolastiche. er le imprese,

sperimentati con successo come vettori di feromoni, mostrano un’elevata capacità di rilascio controllato e una maggiore durata operativa anche in condizioni ambientali dif cili, aprendo nuove prospettive nel monitoraggio e nel controllo comportamentale degli infestanti.

Per le imprese di servizi ambientali questo signi ca poter progettare interventi meno invasivi e più coerenti con i principi della lotta integrata. Signi ca spostare il baricentro dall’azione correttiva alla gestione preventiva, valorizzando il monitoraggio, la conoscenza del contesto e la personalizzazione dell’intervento.

QUANDO IL MATERIALE

DIVENTA AZIONE

Non tutte le nanoparticelle svolgono esclusivamente una funzione di trasporto. Alcune, in particolare quelle metalliche, esercitano un’azione diretta sugli insetti attraverso meccanismi sici e siologici. Silicio, zinco, rame o alluminio, in forma nanometrica, possono interferire con la cuticola, compromettere la capacità di adesione alle super ci, alterare i processi metabolici o indurre stress ossidativo. Questo tipo di azione, meno dipendente dalla chimica tradizionale, è particolar-

uesto significa poter integrare trattamenti pi mirati nei programmi di lotta integrata, alorizzando il ruolo della pre enzione e del monitoraggio. ignifica anche affrontare nuo e esigenze di competenza tecnica leggere schede di sicurezza pi complesse, formare gli operatori sull uso corretto dei prodotti e dialogare con clienti sempre pi attenti a sostenibilit , sicurezza e tracciabilit degli inter enti.

mente interessante perché riduce il rischio di sviluppo di resistenze. Uno dei problemi più critici anche nel pest control professionale, dove l’ef cacia dei trattamenti deve essere garantita nel tempo, senza ricorrere a un’escalation di dosaggi o principi attivi.

UN ALLEATO

PER LA LOTTA INTEGRATA

Le nanotecnologie non rappresentano una soluzione alternativa alla lotta integrata, ma uno strumento capace di rafforzarla. L’integrazione con il biocontrollo, ad esempio, consente di migliorare la stabilità e l’ef cacia di microrganismi entomopatogeni, mentre l’impiego di nanosensori apre nuove prospettive nel monitoraggio precoce delle infestazioni e nella rilevazione dei residui.

Questo signi ca avvicinarsi a un modello di pest management sempre più basato sui dati, sulla prevenzione e sulla capacità di documentare le scelte tecniche. Un modello che dialoga meglio con le esigenze di audit, certi cazioni e controlli, e che rafforza il ruolo consulenziale dell’impresa che può proporre interventi meno standardizzati e più personalizzati, basati sulla conoscenza del sito, sul comportamento degli infestanti e sulla valutazione continua dei risultati.

Un approccio che risponde meglio alle esigenze di sostenibilità, ma anche a quelle di ef cacia a lungo termine.

FORMAZIONE

E COMPETENZE

L’introduzione di formulazioni nanometriche comporta inevitabilmente un’evoluzione delle competenze richieste agli operatori. Le schede di sicurezza diventano più articolate, i meccanismi d’azione più complessi, le modalità applicative più specifiche. La revisione richiama implicitamente la necessità di accompagnare l’innovazione tecnologica con un adeguato investimento in formazione.

Per le imprese questo rappresenta una sda, ma anche un’opportunità. La capacità di comprendere e spiegare il funzionamento di queste nuove soluzioni diventa un elemento distintivo sul mercato, soprattutto nei confronti di clienti evoluti e di contesti sottoposti a controlli frequenti. Si tratta di passare dal concetto di trattamento a quello di processo. Le nanotecnologie, infatti, non funzionano come soluzioni isolate, ma esprimono il loro massimo potenziale quando vengono integrate in un sistema di gestione strutturato. Questo implica una maggiore attenzione alla fase di analisi preliminare, alla scelta delle formulazioni più idonee, alla valutazione dei risultati nel tempo. Per le imprese signi ca rafforzare il proprio ruolo tecnico e consulenziale, andando oltre l’esecuzione dell’intervento per diventare partner del cliente nella gestione del rischio infestanti.

QUADRO NORMATIVO

Ospedali, strutture sanitarie, scuole, industrie alimentari e logistiche rappresentano oggi una parte rilevante del lavoro delle imprese di pest management. In questi contesti, l’uso di prodotti tradizionali è sempre più sottoposto a vincoli stringenti, sia per ragioni normative sia per la crescente attenzione al rischio chimico.

Le nanotecnologie offrono risposte interessanti proprio in questi scenari. La maggiore stabilità delle formulazioni e la possibilità di lavorare a basse concentrazioni consentono di ridurre l’impatto complessivo del trattamento, migliorando la compatibilità con ambienti frequentati da persone vulnerabili o caratterizzati da elevati standard igienico-sanitari. Ma la revisione pubblicata sul Journal of Integrated Pest Management evidenzia come il quadro normativo relativo ai nano-pesticidi sia ancora in fase di de nizione. Le nanoparticelle pongono infatti interrogativi nuovi in termini di valutazione del rischio, classi cazione e autorizzazione.

Per il settore del pest questo signi ca operare con attenzione, privilegiando prodotti autorizzati, mantenendo un dialogo costante con i fornitori e aggiornandosi sugli sviluppi regolatori. L’innovazione, in questo ambito, non può prescindere da un approccio prudente e responsabile.

INNOVAZIONE SÌ, MA CON CAUTELA

titolo strettamente personale i sono alcuni punti critici, a mio a iso, nelle nanotecnologie. a prima che essendo appunto nano sono subdole nelle loro possibili deri e...come dire risol i un problema e se ne aprono altri, ma uesto un dato comune in ogni cambiamento.

raziano assi

La revisione sottolinea con chiarezza come l’entusiasmo per le nanotecnologie debba andare di pari passo con una valutazione attenta dei rischi. Le conoscenze sugli effetti a lungo termine delle nanoparticelle sull’ambiente e sugli ecosistemi sono ancora in evoluzione. Allo stesso modo, i quadri normativi speci ci per i nano-pesticidi non sono ancora pienamente consolidati e richiederanno aggiornamenti mirati. Per le imprese dei servizi ambientali questo signi ca muoversi in una fase di transizione. L’innovazione offre opportunità

concrete, ma richiede competenza, formazione e un dialogo costante con i produttori e le autorità di controllo. La tecnologia, da sola, non basta: deve essere inserita in un sistema di gestione responsabile.

LA

TRASFORMAZIONE DEL SETTORE

La direzione appare chiara. Il controllo degli infestanti diventa sempre più una disciplina di precisione, in cui la competenza tecnica, la capacità di analisi e la responsabilità ambientale si intrecciano. Le nanotecnologie rappresentano uno degli strumenti più promettenti di questa evoluzione, ma il loro valore dipenderà dalla capacità del settore di integrarle in modo consapevole e professionale.

Precisione signi ca intervenire solo dove serve, quando serve e nella misura necessaria, riducendo al minimo gli effetti collaterali. Le nanotecnologie si inseriscono perfettamente in questa logica, perché consentono di progettare trattamenti sempre più calibrati sul comportamento biologico dell’infestante e sulle caratteristiche dell’ambiente. La possibilità di modulare il rilascio del principio attivo nel tempo rappresenta uno degli aspetti più promettenti delle nano-formulazioni. Un rilascio graduale consente di mantenere l’ef cacia più a lungo, riducendo la necessità di interventi ripetuti e per le imprese questo si traduce in una gestione più razionale delle risorse, in una migliore piani cazione degli interventi e in una maggiore coerenza con i principi di sostenibilità richiesti dal mercato. Non è solo una questione di innovazione, ma di identità professionale: passare da “applicatori di prodotti” a gestori evoluti del rischio infestanti.

onte anotech frontiers can nanoparticles redefine our approach to insect pest management, n ana . ., hmad . ., ir . . , ournal of ntegrated est anagement, ol. , pmaf ford ni ersit ress.

VERSO PESTICIDI PIÙ SICURI E SOSTENIBILI

L’intelligenza artificiale sta aprendo nuove prospettive nel pest management. Il modello Pesti-Gen dimostra come i sistemi generativi possano supportare lo sviluppo di pesticidi a ridotto impatto su salute ed ecosistemi

Negli ultimi decenni il pest management si è trovato ad affrontare una trasformazione profonda. Da un lato, la crescente pressione esercitata da cambiamenti climatici, globalizzazione dei traffici e adattamento biologico degli infestanti ha reso il controllo chimico ancora centrale in molte strategie di difesa. Dall’altro, l’aumento delle restrizioni normative, la maggiore attenzione agli impatti sulla salute umana e sugli ecosistemi e la richiesta di soluzioni più sostenibili hanno messo in discussione il modello tradizionale di sviluppo e impiego dei pesticidi. In questo contesto si inserisce un filone di ricerca emergente che guarda all’intelligenza artificiale non solo come strumento di supporto decisionale, ma come vero e proprio motore di innovazione molecolare. Un contributo particolarmente significativo in questa direzione è rappresentato dallo studio “Pesti-Gen: Unleashing a Generative Molecule Approach for Toxicity Aware Pesticide Design”, pubblicato nel 2025 da Taehan Kim e Wonduk Seo, che propone un nuovo paradigma per la progettazione di pesticidi più sicuri attraverso modelli generativi basati su machine learning.

Lo studio evidenzia come, nonostante l’evoluzione delle strategie di Integrated Pest

Management (IPM), i pesticidi restano uno strumento imprescindibile per garantire rese agricole adeguate e contenere perdite economiche rilevanti. Studi consolidati indicano che, in assenza di mezzi chimici, le principali colture alimentari potrebbero subire riduzioni produttive fino al 30%, con conseguenze dirette sulla sicurezza alimentare globale. Tuttavia, l’uso diffuso di molecole di sintesi comporta criticità ben note quali tossicità per operatori e consumatori, impatti su organismi non bersaglio, contaminazione delle acque e sviluppo di resistenze. Le recenti restrizioni europee su sostanze come i neonicotinoidi hanno evidenziato quanto il tema della sicurezza ecotossicologica sia ormai centrale nelle politiche di gestione degli infestanti. È proprio su questo nodo che si concentra la ricerca di Kim e Seo, partendo da una constatazione chiave: fino a oggi, la maggior parte delle applicazioni di machine learning in ambito pesticidi si è limitata a classificare o predire proprietà di molecole già esistenti, senza affrontare il problema più complesso e strategico della generazione di nuove molecole. Secondo quanto riportato nell’articolo, le applicazioni tradizionali dell’intelligenza artificiale in agricoltura hanno privilegiato

PERCHÉ RIPENSARE LO SVILUPPO

DEI PESTICIDI

Il modello tradizionale di sviluppo dei pesticidi mostra limiti sempre più evidenti, dall’aumento dei fenomeni di resistenza negli infestanti alla riduzione dell’efficacia dovuta ai cambiamenti climatici e alla crescente pressione normativa su tossicità e impatti ambientali, fino alla mancanza di molecole progettate nativamente per la sostenibilità.

Pesti-Gen vuole superare una logica puramente correttiva, introducendo una progettazione molecolare orientata fin dall’inizio alla riduzione del rischio.

compiti come il riconoscimento visivo degli infestanti, la previsione della tossicità o la stima della persistenza ambientale. Sebbene utili, questi approcci non consentono di superare i limiti intrinseci delle molecole già disponibili.

Il salto concettuale proposto dai due ricercatori consiste nell’adattare al settore dei pesticidi le tecniche di generazione molecolare già ampiamente esplorate nel cam-

Fase 1 -

Apprendimento chimico generale, addestramento su migliaia di strutture molecolari; apprendimento delle regole di costruzione chimica; creazione di uno spazio latente continuo delle molecole

DAL MACHINE LEARNING PREDITTIVO AI

MODELLI GENERATIVI

Nel settore agricolo e del pest management, l’IA è stata finora utilizzata per: classificare pesticidi esistenti, prevedere parametri come tossicità o persistenza, supportare il riconoscimento di infestanti.

Pesti-Gen introduce un cambio di paradigma: non si limita a valutare molecole esistenti, ma genera nuove strutture chimiche, adattando tecniche già affermate nella scoperta di farmaci.

LEDUEFASIDELMODELLO

Fase 2 -

Ottimizzazione tossicologica; integrazione dei parametri di tossicità; focus su sicurezza per mammiferie ambiente acquatico; generazione di molecole ottimizzate per più obiettivi

po della scoperta di farmaci. In particolare, l’idea è quella di utilizzare Variational Autoencoder (VAE) per poter apprendere una rappresentazione latente delle strutture chimiche e generare nuove molecole ottimizzate rispetto a specifici parametri di sicurezza. Questo approccio consente di passare da una logica di selezione a una logica di progettazione assistita, aprendo la strada a pesticidi concepiti fin dall’origine per ridurre i rischi per la salute umana e per l’ambiente.

MOLECOLE VALIDE E PIÙ SICURE

Il cuore dello studio è il modello Pesti-Gen, descritto come un sistema di apprendimento in due fasi. Nella prima fase, il modello viene addestrato su un ampio insieme di strutture molecolari generiche, con l’obiettivo di apprendere le regole fondamentali della chimica organica e della rappresentazione SMILES delle molecole. Nella seconda fase, come illustrato dettagliatamente, il modello viene affinato utilizzando metriche di tossicità specifiche per i pesticidi: in particolare la tossicità per mammiferi e bestiame (LD50), e la tossicità per gli organismi acquatici (LC50).

Questa scelta metodologica è particolarmente rilevante per il settore del pest management, poiché supera i limiti di indicatori più instabili come l’emivita ambientale, fortemente influenzata da fattori esterni quali temperatura, suolo e condizioni climatiche.

Lo studio sottolinea come LD50 e LC50 rappresentino parametri più robusti e comparabili, permettendo di integrare nel modello una valutazione più affidabile del rischio per operatori, fauna e ecosistemi acquatici.

Un altro elemento di forza evidenziato nell’articolo Pesti-Gen è la costruzione di un dataset dedicato, basato su oltre 56.000 dati e 520 pesticidi unici, derivati dal database pubblico della provincia di Gyeonggi, in Corea del Sud. Questo dataset include informazioni dettagliate sulla tossicità per

l’uomo, il bestiame e l’ambiente acquatico, armonizzate secondo le classificazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Per chi opera nel pest management professionale, questo aspetto è particolarmente significativo e dimostra come l’innovazione non passi solo dall’algoritmo, ma anche dalla qualità e coerenza dei dati utilizzati per addestrarlo. La disponibilità di dataset strutturati su basi ecotossicologiche solide rappresenta un prerequisito fondamentale per lo sviluppo di soluzioni realmente sostenibili.

I risultati ottenuti mostrano che Pesti-Gen è in grado di generare nuove molecole con una validità strutturale di circa il 68%, un valore rilevante considerando la complessità del problema. Le molecole generate presentano caratteristiche chimiche plausibili e un buon equilibrio tra accessibilità sintetica e proprietà fisico-chimiche. Particolarmente interessante, in ottica pest management, è la capacità del modello di produrre strutture che mantengono i gruppi funzionali responsabili dell’attività pesticida, introducendo al contempo modifiche potenzialmente favorevoli alla biodegradabilità e alla riduzione della persistenza ambientale. Il modello dimostra che è possibile affrontare simultaneamente più obiettivi, efficacia, tossicità per i mammiferi, impatto sugli ecosistemi acquatici, aprendo nuove prospettive per la progettazione di principi attivi “by design”.

IMPLICAZIONI PER IL PEST MANAGEMENT PROFESSIONALE

Sebbene lo studio Pesti-Gen sia di natura prevalentemente accademica, le sue implicazioni per il settore del pest management sono tutt’altro che teoriche. In prospettiva, modelli di questo tipo potrebbero: accelerare lo sviluppo di nuove molecole a minore impatto; supportare le aziende nella conformità a normative sempre più stringenti; contribuire alla riduzione del rischio per operatori, utilizzatori finali e ambiente; favorire strategie di rotazione più efficaci, contrastando i fenomeni di resistenza. È importante pensare che le molecole generate computazionalmente richiedono sempre una validazione sperimentale. Tuttavia, l’uso dell’intelligenza artificiale può ridurre drasticamente tempi e costi della fase di scoperta, indirizzando la ricerca verso soluzioni più promettenti. Nonostante questo, il modello ha dei limiti che vanno riconosciuti. Il primo e più importante è la dipendenza da dataset pubblici. Il secondo è la necessità di test

L’INNOVAZIONE NON PASSA SOLO DALL’ALGORITMO, MA ANCHE
DALLA QUALITÀ E COERENZA
DEI DATI UTILIZZATI

di laboratorio per confermare le previsioni del modello. Allo stesso tempo, però non possiamo non pensare che si stia indicando chiaramente la direzione futura con modelli più specializzati, integrazione di ulteriori parametri ecotossicologici e analisi della cross-resistenza.

Per il mondo del pest management, queste prospettive suggeriscono uno scenario in cui la progettazione dei pesticidi non sarà più guidata esclusivamente dall’efficacia immediata, ma da una visione sistemica che tenga conto dell’intero ciclo di vita del prodotto.

L’articolo “Pesti-Gen: Unleashing a Generative Molecule Approach for Toxicity Aware Pesticide Design” rappresenta un contributo innovativo e altamente rilevante per il futuro del pest management. Introducendo modelli generativi orientati alla tossicità, si è dimostrato come l’intelligenza artificiale possa diventare un alleato strategico nella transizione verso una gestione degli infestanti più sicura, sostenibile e responsabile. Per gli operatori e i professionisti del settore, questi sviluppi stanno a indicare che la vera innovazione non riguarda solo le tecniche di applicazione o le formulazioni, ma nasce sempre più a monte, nella progettazione intelligente delle molecole che utilizziamo per proteggere colture, ambienti e salute pubblica.

E LA CHIAMANO ESTATE

Responsabile tecnico scientifico iblion rl

Il trend delle arbovirosi, degli ultimi anni, è preoccupante. Le istituzioni sono chiamate a mettere in campo una “macchina” in grado di dettare chiaramente sia la linea organizzativa sia quella operativa, per non correre il rischio di riproporre sempre “un film già visto”

Le arbovirosi sono zoonosi causate da virus trasmessi da vettori artropodi (arthropod-borne virus, come per esempio zanzare, zecche e ebotomi) tramite morso/ puntura. Interessano sia l’uomo che gli animali. Al momento attuale si contano oltre 100 virus classi cati come arbovirus, in grado di causare malattia nell’uomo. La maggior parte di questi appartengono a famiglie e generi, tra i quali i Togaviridae (Alphavirus), i Flaviridae (Flavivirus) e i Bunyaviridae (Bunyavirus e Phlebovirus). In Italia, gli arbovirus possono essere causa di infezioni sia importate sia autoctone e possono causare malattie con presentazioni cliniche diverse. Per questo motivo, le arbovirosi devono essere considerate nella diagnosi differenziale in caso di storia di viaggio all’estero o in presenza di nota diffusione sul territorio nazionale.

In Italia, sono soggette a sorveglianza speciale le seguenti arbovirosi: Chikungunya, Dengue, Zika, West Nile, Usutu, Encefalite da zecca (Tbe) e le infezioni neuro-invasive da virus Toscana. Le attività di sorveglianza integrata delle arbovirosi in Italia sono coordinate dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e, nel caso delle sorveglianze dei virus West Nile e Usutu dall’Istituto zoopro lattico dell’Abruzzo e del Molise (Izs-AM), in collaborazione con il ministero della Salute che, periodicamente, pubblica Piani di sorveglianza e risposta al ne di garantire un’individuazione precoce dei casi e ridurre il più possibile una eventuale diffusione.

LA CHIKUNGUNYA

Dai dati della sorveglianza nazionale dell’ISS appare evidente che nella scorsa

ENDEMICHE (AUTOCTONE)

IMPORTANTE (RISCHIO FOCOLAI LOCALI)

West Nile, Usutu (Nord Italia)

Toscana Virus (Centro-sud)

estate il Chikungunya virus abbia fatto “la parte da leone”. La Chikungunya è una malattia caratterizzata da febbre e forti dolori, che viene trasmessa all’uomo da zanzare infette, in particolare del genere Aedes. La prima epidemia nota è stata descritta nel 1952 in Tanzania, anche se già nel 1779 era stata descritta un’epidemia in Indonesia, attribuibile forse allo stesso agente virale. Attualmente l’infezione è stata identi cata in oltre 60 Paesi di Asia, Africa, Europa e delle Americhe. In Italia, oltre a quest’anno, ricordiamo che si sono veri cati focolai di trasmissione locale di Chikungunya nel 2007 e nel 2017, sostenuti dalla zanzara Aedes albopictus (la cosiddetta “zanzara tigre”).

SINTOMI E QUADRO CLINICO

Dopo un periodo di incubazione variabile no a un massimo di 12 giorni (in media di 3-7 giorni), si manifestano improvvisa-

Alpi

mente febbre e dolori alle articolazioni tali da limitare i movimenti dei pazienti, che quindi tendono a rimanere assolutamente immobili e assumere posizioni antalgiche. Altri sintomi includono dolore muscolare, mal di testa, affaticamento e rash cutaneo. Il dolore alle articolazioni è spesso debilitante, generalmente dura alcuni giorni ma può anche prolungarsi.

Nella maggior parte dei casi i pazienti si riprendono completamente, tuttavia, in alcuni casi il dolore alle articolazioni può persistere per mesi o anche anni. Spesso i sintomi nelle persone infette sono lievi e l’infezione può non essere riconosciuta o male interpretata, soprattutto nelle aree in cui è presente la dengue. Occasionalmente sono state segnalate complicanze oculari, neurologiche, cardiache e gastrointestinali. Raramente si verificano complicanze gravi, tuttavia negli anziani la malattia può essere una concausa di morte.

DIAGNOSI E TRATTAMENTO

La conferma diagnostica si realizza con la ricerca del virus o di anticorpi speci ci in campioni di sangue come riportato dal Piano Nazionale delle Arbovirosi (PNA). Il PNA guida le strategie e le procedure per la diagnosi e la gestione delle malattie trasmesse da zanzare, tra cui, appunto, la Chikungunya. Nel Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) è attivo il laboratorio di riferimento nazionale per gli arbovirus. Non esistono trattamenti antivirali specici e le cure si focalizzano primariamente nell’alleviare i sintomi. Al momento, non sono autorizzati in Europa vaccini contro questa infezione. Recentemente un vaccino è stato approvato negli USA.

PREVENZIONE

La prevenzione della malattia consiste innanzitutto nell’impedire o ridurre al mini-

mo le punture delle zanzare. È utile seguire le seguenti precauzioni generali:

• Applicare zanzariere alle nestre e attivare il condizionamento almeno nelle stanze in cui si soggiorna.

• Indossare vestiti che non lascino scoperte parti del corpo (camicie e pantaloni lunghi) e di colore chiaro, perché i colori scuri attraggono le zanzare.

• Applicare repellenti sulle parti del corpo che rimangono scoperte, tenendo presente che il sudore ne riduce l’effetto. Donne in gravidanza e bambini dovrebbero consultare il proprio medico o farmacista prima di utilizzare questi prodotti, mentre particolare attenzione va posta ai bambini di età inferiore ai 3 mesi, per i quali l’utilizzo è invece sconsigliato.

Inoltre, è fondamentale tenere presente che le zanzare, che sono i vettori responsabili della trasmissione di questa malattia, sono attive durante il giorno. Soprattutto nelle calde giornate estive, si manifestano con maggiore intensità nelle ore del mattino e nel tardo pomeriggio, no al tramonto. Per ridurre il rischio di epidemie trasmesse da zanzare del genere Aedes, il mezzo più ef cace è la lotta sistematica e continuativa

MONITORAGGIO ARBOVIROSI IN ITALIA

al gennaio al ottobre aggiornamento settimanale al sistema di sor eglianza nazionale - coordinato dall - risultano casi confermati di hi ungun a associati a iaggi all estero e autoctoni, nessun decesso. ono stati identificati episodi di trasmissione locale del irus hi ungun a in Regioni, milia-Romagna, eneto e oscana, due rappresentati da un caso sporadico ciascuno, un e ento gi chiuso, nella Regione eneto e uno appena atti ato in oscana, e tre da focolai . al gennaio al settembre aggiornamento mensile risultano casi confermati di engue associati a iaggi

all estero e autoctoni, nessun decesso ; casi di i a irus tutti importati, nessun decesso ; casi di autoctoni e associati a iaggi all estero, con un decesso ; casi di oscana irus autoctoni e associato a iaggio all estero, con un decesso . e zone pi duramente colpite durante l estate sono state in eneto pro incia di erona e in milia-Romagna pro ince di odena e ologna ; in uest ultima regione si do uto duramente combattere nella itt di arpi , la uale sar sicuramente ricordata agli annali come un caso storico altamente significati o onte

alla zanzara che funge da vettore della malattia. Poiché essa può riprodursi ef cacemente in zone antropizzate grazie a ristagni di acqua anche minimi, è necessario eliminare nei periodi di attività del vettore sistematicamente tutti i ristagni d’acqua (ad esempio in sottovasi, contenitori aperti nei

giardini) e facilitare la realizzazione periodica di campagne di disinfestazione volte a ridurre la popolazione di Aedes.

PIANO D’INTERVENTO

I protocolli operativi sono redatti dalle singole Regioni in recepimento delle in-

dicazioni contenute dal PAN: Piano Nazionale di Prevenzione, Sorveglianza e Risposta alle Arbovirosi 2020-2025, un piano strategico per gestire le malattie virali trasmesse da artropodi. In Emilia-Romagna, per esempio, ad una segnalazione da parte delle ASL locali di un caso (anche solo sospetto) di arbovirosi parte la noti ca (comunicazione urgente) ai Referenti precedentemente indicati e riferito alle Amministrazioni Comunali, le quali attivano le varie Ditte specializzate che entro 24h dalla segnalazione incominciano le operazioni di disinfestazioni straordinarie e che prevedono:

• 3 notti consecutive di interventi adulticidi spaziali (per un raggio stabilito di 100, 200, 300 metri da un punto de nito “zero” generalmente l’indirizzo di residenza della persona segnalata)

• Azioni di “porta a porta” in cui interventi di disinfestazione si svolgono direttamente nei cortili e nei giardini privati, con l’obiettivo di rimuovere i focolai di riproduzione e ridurre la popolazione di zanzare mediante trattamenti larvicidi e adulticidi (se ritenuti necessari).

• Ripasso del trattamento larvicida delle caditoie pubbliche presenti nell’area dell’intervento.

Se il caso sospetto non viene confermato dalle analisi di laboratorio, a seguito di questo “aggiornamento” tutte le operazioni straordinarie di disinfestazione si interrompono seduta stante e il protocollo straordinario di intervento viene interrotto.

CRITICITÀ

Questa “pesante” estate operativa ha visto centinaia di attivazioni a seguito di casi confermati ma, numericamente, le attivazioni sono state molte di più se ci riferiamo alle segnalazioni “sospette” ma poi smentite: e qui si apre un rilevante scenario di considerazioni a seguito di grande pressione lavorativa riversata sulle aziende di disinfestazione.

Da un certo momento stagionale in poi, abbiamo ricevuto anche 2-3 segnalazioni al giorno con conseguente grande sforzo

CHIKUNGUNYA

infezione si trasmette attra erso la puntura di una zanzara femmina del genere Aedes, come Aedes aegypti e Aedes albopictus la zanzara tigre . l irus responsabile appartiene alla famiglia delle toga iridae, del genere degli alpha irus.

hi ungun a in lingua s ahili significa ci che cur a o contorce pro oca infatti dolori alle articolazioni tali da compromettere i mo imenti.

lavorativo a discapito di tante altre azioni programmate. Cosa è successo? Una spiegazione può trovare risposta, in primis, sull’effettiva preoccupazione che ha riguardato il mondo sanitario: di primaria importanza è stato necessario, presumibilmente, da parte delle autorità locali cercare di evitare l’instaurarsi di epidemie più o meno localizzate, cosa questa che, purtroppo, non è riuscito dappertutto. I fattori analizzati e indicati come essere stati i più critici a tal riguardo sono risultati essere potenzialmente molteplici:

• Criticità nella gestione delle aree verdi private: durante i porta a porta si sono riscontrati, per la maggior parte dei casi, dei contesti di gestione de nibili “disastrosi” con presenza rilevante di zanzare adulte e numerosi focolai larvali attivi.

• L’isolamento è duciario: non si è avuto certezza del rispetto del “con namento temporaneo” delle persone infette, con conseguente effetto di ampli cazione nel territorio.

• Controlli sull’operato delle ditte per le attività ordinarie e in emergenza: in molti casi le autorità competenti hanno vericato che chi è intervenuto lo ha fatto in una maniera “approssimativa”, adoperando una qualità di esecuzione non idonea e opportuna alla situazione.

• Riscontro di differenza di tempi di risposta per le analisi di laboratorio a se-

guito di segnalazioni sospette: durante la stagione si sono ottenuti tempi non “omogenei” di risposta alle analisi per confermare, o meno, i casi segnalati; questo si è tradotto in attivazioni che poi sono state interrotte al raggiungimento del riscontro delle analisi negative. Questo ha provocato, ad un certo punto, il “tentennare” della volontà di immediata attivazione (entro le 24h) da parte di alcune Amministrazioni territoriali, che hanno deciso di aspettare prima il risultato della analisi e iniziare il protocollo straordinario di disinfestazione solo all’arrivo della conferma del caso.

• Libera interpretazione dell’ordine delle fasi operative previste dal protocollo straordinario di disinfestazione: si è notata molta variabilità nell’ordine della scelta tecnica delle varie fasi operative previste, questo soprattutto sulle segnalazioni dei casi sospetti, con avvenuta scelta variabile, da Comune a Comune, se iniziare le disinfestazioni con i larvicidi su suolo pubblico, oppure con gli adulticidi notturni oppure con i PaP.

L’inverno 2024-2025 poteva essere occasione di raccogliere dalle esperienze di Fano (PU) e Cavezzo (MO) utili indicazioni per cercare sistemi migliori di indagine, pro lassi preventiva e controllo del territorio (soprattutto a livello privato): purtroppo non è stato così.

L’estate appena trascorsa ha visto, da un certo punto di vista, ripetersi lo stesso scenario già vissuto, con situazioni confuse, poco chiare e apparati chiave apparsi impreparati.

Si ha avuto del tutto l’impressione di mancanza di una “regia” forte e decisa, in grado di dettare chiaramente sia la Linea Organizzativa sia quella Operativa e il risultato è stato il raggiungimento di uno stato di confusione e “ingolfamento” lavorativo su tutti i fronti.

Lo scenario climatico, in base al trend degli ultimi anni, è preoccupante e lo spettro delle arbovirosi rischia di dipingere le future estati come periodi estremamente critici, a tinte pericolosamente complicate.

LARVICIDA meccanico naturale

La lotta alle zanzare nell’ambito Horeca non è mai stata così efcace e sostenibile. Grazie a Newpharm, il controllo delle larve di zanzara raggiunge nuovi livelli di innovazione con Mosquitorex® e il dispositivo Moskyp. L’obiettivo è garantire ambienti più sicuri e confortevoli per clienti e operatori del settore. Mosquitorex è un larvicida meccanico rivoluzionario, progettato per eliminare le larve di zanzara nei principali focolai di proliferazione, come tombini, caditoie, sottovasi, fosse settiche, cisterne e vasche di raccolta. La sua azione sica si basa sulla creazione di una sottile pellicola uniforme sui corpi idrici trattati, impedendo la respirazione di larve e pupe e bloccando l’ovideposizione delle femmine.

I test condotti dal Centro Agricoltura Ambiente “Giorgio Nicoli” hanno confermato un’ef cacia straordinaria: il 100% di mortalità delle larve in meno di 48 ore, con una persistenza no a quattro settimane. Formulato con ingredienti vegetali al 100%, Mosquitorex rispetta l’ecosistema e non presenta simboli di pericolo in etichetta. La sua commercializzazione in oltre 20 paesi conferma il successo internazionale del prodotto.

Per una gestione completa delle zanzare, Newpharm presenta anche Moskyp, un dispositivo innovativo che sfrutta le naturali variazioni di temperatura tra giorno e notte per rilasciare in modo intelligente il larvicida liquido Mosquitorex, senza bisogno di batterie, pannelli solari o altre fonti di energia. L’intelligente dispositivo a rilascio calibrato per una protezione continua e senza l’uso di sostanze chimiche, lo rende ideale per hotel, ristoranti e locali con spazi aperti. Questo dispositivo garantisce un ambiente più piacevole e protetto no a 7/8 mesi con una sola ricarica, riducendo sensibilmente la presenza di zanzare senza impattare su clienti e personale.

La combinazione di Mosquitorex e Moskyp rappresenta una soluzione innovativa, rivoluzionaria e sostenibile per il settore Horeca, dove la qualità dell’ambiente incide direttamente sull’esperienza del cliente. Con Newpharm, la sicurezza e il comfort diventano priorità, offrendo agli operatori strumenti ef caci per il controllo degli infestanti senza compromettere la sostenibilità e la salute pubblica.

L’innovazione è la chiave del futuro: grazie a Newpharm, il settore dell’ospitalità può nalmente contare su soluzioni all’avanguardia per un controllo delle zanzare responsabile ed ef ciente.

ambientali formazione

La dimensione

formativa negli ultimi anni è passata da un approccio empirico a uno basato su competenze tecniche, normative e strategiche strutturate

UNA QUESTIONE DI COMPETENZE

La formazione non può prescindere dall’impellente necessità di tutelare la salute pubblica e l’ambiente, rispondendo al contempo alle esigenze di mercati sempre più esigenti in termini di qualità e sostenibilità.

La professionalità richiesta per affrontare con successo gli interventi richiede di unire nella gura dell’operatore competenze scienti che, tecniche e metodologiche elevate. Il Pest Control, inteso come insieme di attività di prevenzione, monitoraggio e intervento contro infestanti (insetti, roditori, uccelli sinantropi, ecc.), richiede oggi una conoscenza multidisciplinare che

travalica l’uso degli strumenti tradizionali. Gli operatori devono padroneggiare:

• biologia ed ecologia degli infestanti, per comprendere cicli vitali, comportamenti e contaminazioni potenziali;

• metodi di monitoraggio e prevenzione, per ridurre il ricorso ai trattamenti chimici;

• strategie di Integrated Pest Management (IPM), volte a combinare strumenti biologici, meccanici, culturali e chimici nel rispetto della salute e dell’ambiente;

• linee guida e protocolli di qualità, per rispondere alle aspettative, normative e contrattuali, della committenza pubblica e privata.

Questa complessità crescente impone percorsi formativi solidi che trasformino tecnici e operatori in pest manager competenti, consapevoli dei rischi e responsabili nella scelta delle soluzioni più ef caci.

LO STANDARD EUROPEO

Un punto di riferimento imprescindibile per la formazione nel settore è la norma europea UNI EN 16636:2015 “Servizi di gestione e controllo delle infestazioni (pest management) - Requisiti e competenze”. Questo standard de nisce i requisiti che imprese e operatori devono possedere per erogare servizi di pest management in

modo professionale, garantendo tutela della salute pubblica, dei beni e dell’ambiente. La norma, adottata in molti paesi europei, rappresenta il modello di riferimento per qualicare la gura del pest manager nel contesto internazionale.

La UNI EN 16636 non si limita a considerare l’ef cacia delle tecniche di controllo, ma speci ca competenze tecnico-scientiche, gestionali e organizzative che devono essere dimostrate dal fornitore dei servizi: dalla valutazione iniziale del rischio alla piani cazione delle attività, dall’esecuzione degli interventi alla veri ca dell’ef cacia, no alla comunicazione con il cliente e alla documentazione tecnica.

PERCORSI FORMATIVI

In Italia e in Europa sono oggi disponibili programmi di formazione strutturati e aggiornati che rispondono alle esigenze di competenza delineate dalla UNI EN 16636, con differenze metodologiche e di livello, ma con obiettivi comuni.

L’Associazione Nazionale delle Imprese di Disinfestazione (A.N.I.D.), attraverso Anid Servizi srl, propone un piano formativo annuale articolato in circa 88 ore di corso che coprono aspetti tecnici, scienti ci, normativi e operativi del pest management. Il percorso è nalizzato alla preparazione di gure professionali complete, con moduli didattici e pratici, test e certi cazioni riconosciute, consentendo di approfondire metodologie moderne e competenze gestionali di alto pro lo.

Un’altra offerta signi cativa nel panorama italiano è quella di Infestalia - Scuola della Disinfestazione, che propone una varietà di corsi aggiornati per il 2026: dai fondamenti di Pest Control (corso di base di circa 20 ore) ai percorsi specialistici online o in presenza, inclusi corsi su gestione del pest management nelle aziende alimentari o su aspetti manageriali e strategici del pest control.

LA DIMENSIONE DIGITALE

La digitalizzazione della formazione rap-

OPERATORI FORMATI

CONTRIBUISCONO

A CONSOLIDARE

RELAZIONI

STRATEGICHE

CON PARTNER

PUBBLICI E PRIVATI

presenta un elemento sempre più importante per il settore. La possibilità di seguire corsi in modalità e-learning o live streaming permette a professionisti, tecnici e responsabili di accedere a contenuti di alto livello in modo essibile, mantenendo un aggiornamento continuo in un settore in rapida evoluzione.

Questi strumenti formativi, oltre ad agevolare l’accesso alla conoscenza, permettono una riduzione dell’impatto ambientale legato agli spostamenti e una maggiore adattabilità alle esigenze operative delle imprese, pur mantenendo rigore e qualità didattica.

Il progetto “IPM 40 - Trained Professional” proposto da strutture private come Bleu Line è un percorso formativo modulare e essibile e rappresenta un esempio di offerta specializzata. Si tratta di un pacchetto di 19 corsi in remoto che copre circa 40 ore di formazione, dedicato speci camente allo sviluppo delle competenze richieste ai professionisti del pest management.

I partecipanti al progetto ottengono una quali cazione riconosciuta nel settore e in linea con gli standard di qualità del settore. Oltre a questi percorsi, sono disponibili corsi base (ad esempio su residui infestanti e tecniche operative) e pacchetti formativi in modalità FAD (formazione a distanza), che consentono agli operatori di aggiornarsi in modo continuo senza vincoli geogracamente legati alla sede sica del corso.

FORMAZIONE CONTINUA

La formazione non si esaurisce con un singolo corso o con l’ottenimento di un attestato. In un settore in continua evoluzione come il pest management, è fondamentale adottare una logica di apprendimento permanente. La formazione continua permette di:

• aggiornarsi su nuove normative, standard e linee guida;

• approfondire tecniche emergenti di monitoraggio e controllo;

• implementare approcci innovativi basati sui dati e sulla tecnologia;

• sviluppare capacità di analisi del rischio e di piani cazione integrata.

Inoltre, sempre più corsi integrano sessioni pratiche, simulazioni e case study che consentono agli allievi di applicare sul campo le conoscenze teoriche, rafforzando la capacità di problem solving e la capacità di gestione operativa in contesti reali. Questo approccio di “formazione sul campo”, integrato con la didattica teorica, prepara professionisti in grado di affrontare situazioni complesse con decisioni basate su evidenze e standard riconosciuti.

VANTAGGIO COMPETITIVO

La formazione è diventata un elemento centrale della professionalità e della sostenibilità anche di questo settore. Standard europei riconosciuti, programmi formativi strutturati, percorsi modulari e l’integrazione di strumenti digitali de niscono un nuovo modello di competenza. Nel corso degli anni la formazione si è trasformata, evolvendo da obbligo professionale, se non morale, ad asset strategico per differenziarsi e consolidare la ducia di partner pubblici e privati.

Un’azienda che investe nella quali cazione delle proprie risorse risponde meglio alle richieste normative e contrattuali e migliora la qualità del servizio, contribuendo a trasformare il “disinfestatore” in un pest manager completo, competente e af dabile, capace di rispondere alle s de operative e normative del presente e del futuro.

The best of pest

IL MEGLIO DEL PEST 2025

DI DIMENSIONE PULITO

Questi artropodi rappresentano un rischio emergente per la qualità e la sicurezza degli alimenti stoccati. Per combatterli

è necessario adottare un approccio che coinvolga pulizia, disinfezione e prevenzione

GLI ACARI DELLE DERRATE

Gli acari delle derrate rappresentano una delle criticità più sottovalutate nell’ambito della sicurezza e conservazione alimentare, specialmente in ambienti ad alto rischio come mulini, pasti ci, pani ci, depositi di cereali, mangimi ci e industrie di trasformazione. Sebbene invisibili a occhio nudo, questi artropodi possono compromettere in modo signi cativo la qualità igienico-sanitaria delle materie prime e dei prodotti niti, con ripercussioni sul piano economico, normativo e sanitario.

Sono diverse le principali specie di interesse igienico-sanitario che infestano le derrate alimentari, perchè il sempre maggior ricorso allo stoccaggio di derrate o alla lavorazione di ingenti quantità di alimenti ha portato nel tempo ad un incremento del numero delle specie di acari coinvolte nelle infestazioni. Gli acari infestanti delle derrate in generale misurano circa 200-300 micron e non possono quindi essere visti ad occhio nudo, ma soltanto al microscopio.

DANNI ASSOCIATI

Gli acari sono tofagi, micofagi o detriti-

vori e possono compromettere l’integrità di cereali (frumento, mais, avena, orzo), farine, semole, amidi, mangimi zootecnici e alimenti composti, frutta secca, semi oleosi, derivati caseari, spezie. I danni diretti comprendono la degradazione organolettica dei prodotti a causa di odore sgradevole, gusto rancido, presenza di escrementi, perdita di massa e valore commerciale, sviluppo secondario di microrganismi (es. muffe) dovuto all’attività tro ca degli acari.

I danni indiretti includono problemi di salute occupazionale (asma, dermatiti, allergie respiratorie), contaminazioni crociate (es. trasporto meccanico di muffe o spore), reazioni avverse nei consumatori (specialmente nei soggetti allergici).

STRATEGIE

DI LOTTA

Un piano ef cace di controllo degli acari richiede l’approccio IPM (Integrated Pest Management), che prevede l’integrazione di strumenti chimici, sici, ambientali e procedurali. Le fasi principali includono un sopralluogo tecnico ispettivo con verica di ambienti critici (intercapedini, silos,

zone morte), la raccolta di campioni da lotti sospetti e super ci, seguita da analisi microscopica, e la mappatura delle aree infestate mediante check-list e trappole collanti (opzionale per acari).

Si procede quindi applicando delle azioni correttive ambientali che comprendono la deumidi cazione, un’azione prioritaria nei magazzini, che ha lo scopo di abbassare l’umidità relativa a un valore inferiore al 55%. Si procede poi con ventilazione forzata e rimozione della condensa.

L’igiene è fondamentale per prevenire e combattere le infestazioni da acari. Farine residue, polveri organiche e accumuli vanno asportati tramite aspiratori industriali con ltri HEPA.

Dove è possibile, le super ci vanno frequentemente pulite con detergenti appositi e disinfettate con prodotti a base di alcoli o perossidi, per evitare che restino residui tossici. Trattamenti specifici contro gli acari sono i termotrattamenti ambientali (50 - 60 °C per 24 - 48 h) con sistemi a generazione d’aria calda, criotrattamenti localizzati con azoto liquido o ghiaccio

GIACOMO TORRENZI

servizi ambientali food safety

LE PRINCIPALI

Acarus siro

(Linnaeus, 1758) è tra le specie più comuni, predilige ambienti con umidità relativa (UR) > 65% e temperature comprese tra 17 - 30 °C. Particolarmente presente in farine, cereali, semi oleosi e mangimi.

SPECIE INFESTANTI

Tyrophagus putrescentiae

(Schrank, 1781) è una specie fungina-polifaga, associata a prodotti proteici e lipidici (prodotti caseari, frutta secca, spezie, carne secca). Predilige condizioni con UR >85%. Può svilupparsi anche in presenza di muffe o substrati in decomposizione. È l’acaro più dannoso per le derrate conservate.

Lepidoglyphus destructor

(Schrank, 1781) è un acaro tipico degli ambienti zootecnici e depositi di mangimi. Tollerante all’umidità, è un noto allergene occupazionale, cioè un organismo che può causare reazioni allergiche nei lavoratori durante l’attività lavorativa.

Glycyphagus domesticus

(De Geer, 1778) è un Infestante secondario di magazzini umidi e strutture con problemi di risalita capillare o condensa. Attacca cereali, carta e legno ammuffito.

secco per ambienti ridotti, uso di atmosfere modi cate (CO2/azoto) per silos, bulk o ambienti chiusi.

L’utilizzo degli acaricidi è consentito solo in aree non a contatto diretto con alimenti. I principi attivi ammessi sono le piretrine naturali (ef caci ma fotosensibili) e i piretroidi sintetici (es. permethrin, deltamethrin, previa autorizzazione e rispetto dei Limiti Massimi di Residuo).

PREVENZIONE

Le pratiche preventive sono incluse nel Piano di Autocontrollo HACCP e nel Piano IPM aziendale. Le best practices includono i controlli in accettazione delle derrate (ispezione visiva e campionamento analitico), lo stoccaggio corretto su pallet distanziati da pareti/pavimento in contenitori chiusi, la rotazione dei lotti (FIFO) e il monitoraggio delle scadenze, la manutenzione degli impianti, la formazione periodica del personale sulla rilevazione di segni indiretti (odori, residui polverosi, anomalie nelle confezioni).

Il controllo degli acari delle derrate non

CARATTERISTICHE DEI PRINCIPALI ACARI DELLE DERRATE

Acarus siro

Tyrophagus putrescentiae

Lepidoglyphus destructor

Glycyphagus domesticus

Temp. tra 17 - 30 °C e UR > 65% 9 –11 giorniFrumento e farina

Temp. superiore a 30°C e UR > 85% 10 - 27 giorni

Derrate ad alta percentuale di grassi e proteine (insaccati in genere, formaggi, farine di carne)

Temp. tra 20 °C - 30 °C e UR tra il 65% e l'80% 10 - 21 giorniCereali, mangime

Temp. tra 23 °C e UR 80 - 90% 3 settimane

può essere af dato a misure generiche o reattive. È necessaria una strategia integrata, preventiva, conforme agli standard BRC, IFS e alla normativa CE 852/2004. L’intervento tempestivo di professionisti del pest

Frumento, farine, zucchero, formaggio

Fonte: disinfestanti.it

management, combinato con un piano di controllo interno solido e aggiornato, rappresenta la garanzia più ef cace per la tutela del prodotto e la protezione del brand aziendale.

servizi ambientali professione

DALL’ANALISI ALLA STRATEGIA

CONTRATTO

Documento semplice ma esaustivo, corredato da un disciplinare tecnico che consente al cliente di confrontare le diverse offerte.

ANALISI SITUAZIONE

Valutazione del livello di pulizia iniziale del locale e rilevazione della presenza (quantità e tipologia) di eventuali specie infestanti.

USO DELLA TECNOLOGIA

Prevedere l’utilizzo del bioluminometro per certi care in modo oggettivo i livelli igienici delle procedure di pulizia

VERIFICA ECONOMICA

Assicurarsi che l’offerta al cliente sia sostenibile anche per l’azienda, evitando squilibri tra costi e ricavi

NAVIGARE CONTROVENTO

Per i professionisti della disinfestazione, navigare in questo mondo significa realizzare servizi rispettando leggi, norme, circolari e contemporaneamente cercare di far quadrare i bilanci aziendali

Il mio vivere la professione mi porta ad alcune considerazioni preliminari. La prima è che il mondo dell’Horeca ha con ni vasti, variegati e dalla complessità tecnica spesso sottovalutata. La seconda è che sovente nei bar-pasticceria si ha a che fare con artigiani innamorati del proprio lavoro al punto di faticare a prenderne in esame gli aspetti corollari.

La terza, infine, nasce da un commento telefonico con un giovane e valente perito

LA STRATEGIA

La proposta deve inserirsi in una visione più ampia, integrando marketing, organizzazione e pricing per valorizzare il servizio

agrario in cui si confrontavano due tecniche di trattamenti alla linfa del patrimonio arboricolo in cui mi con dò che un cliente di nuova acquisizione ebbe a dire: «Ma voi fate anche queste cose? Gli altri erano molto più sbrigativi». Da quella semplice osservazione è nata una ipotesi di lavoro: cercare di redigere un contratto semplice, ma esaustivo, corredato da un disciplinare che permettesse al cliente di confrontare consapevolmente le varie offerte.

IL NUOVO CONTRATTO

La realtà di riferimento è una caffetteria-pasticceria collocata in un centro commerciale con la peculiarità di voler selezionare una clientela non troppo frettolosa, consentendole una parentesi golosa di buon livello. La produzione dei pasticcini proviene da fornitori esterni di media-alta qualità. In effetti la gestione dei ri uti e la valutazione delle merci in entrata non era metodologicamente dissimile da una industria alimentare sia pure su scala ridotta. Il livello di pulizia, autogestita, era ottimo. La presenza

di ospiti indesiderati praticamente nulla se non per la presenza sporadica di mosche e qualche zanzara, qualche solitaria formica e la segnalazione di qualche farfallina. Ma vale il detto: “una rondine non fa primavera, ma una zanzara fa infestazione”, per cui il locale ha deciso di stipulare un contratto di disinfestazione realizzato da una grande azienda che si occupa dell’intera struttura. Il passaggio dall’autogestione al nuovo contratto è nato dalla visita di una funzionaria commerciale che nella trattativa ha enfatizzato che il pacchetto offerto dalla ditta che rappresenta comprendeva, oltre a un servizio di monitoraggio ben documentato, l’utilizzo di un bioluminometro e la certi cazione dei livelli igienici delle procedure di pulizia, una mini dispensa di buone pratiche di DDD (Disinfestazione, Derattizzazione, Disinfezione) e un usso programmato di aggiornamenti tecnici e assistenza a tutto tondo.

Pur comportando un signi cativo aumento del contributo economico da parte del cliente, questo non ripagava l’azienda dei maggiori costi. Ma, mi veniva spiegato, visto che il segmento di mercato Horeca è all’attenzione di molte ditte con proposte di listini ad esso mirato la strategia aziendale era di esplorare quel segmento con un pacchetto di servizi fuori dal coro. L’azienda si è data due anni, mi viene con dato, per mettere a punto un sistema integrato tra vendite-marketing-organizzazione e listino prezzi tale da giusti care l’iniziativa. Contando che, se il mercato premierà l’iniziativa, le conseguenti economie di scala dovrebbero portare sviluppi positivi.

I PUNTI DI FORZA

Il pro lo caratteriale del titolare dell’azienda di disinfestazione lo spinge entusiasticamente all’innovazione tecnologica. Egli utilizzerebbe il bioluminometro in ogni dove e in ogni occasione. Alla passione per la scienza ci accomuna quella per la storia

GLOSSARIO

CONTRATTO. nel diritto moderno, rappresenta l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un negozio giuridico patrimoniale.

DISCIPLINARE. complesso di disposizioni che regolano l’esercizio di un’attività o le caratteristiche di un prodotto, di un servizio o di una consulenza.

giuridica: dalla legge del taglione al Codice di Hammurabi, in cui la pena per i vari reati è identica al torto o al danno provocato, ai paradossi giuridici dei nostri codici attuali, già segnalati dal grande matematico e giurista Leibniz che a suo tempo segnalò come potessero coesistere sentenze fra loro contrastanti pur basandosi su interpretazioni rigorose delle leggi vigenti. Ciò detto, l’obiettivo è realizzare un contratto abbinato a un disciplinare in modo che siano fra loro integrati e adatti ai vari segmenti di mercato. Accomunati da concetti di sintetica semplicità per i contratti e di esaustiva analisi per il disciplinare, in modo da sempli care i rapporti con i clienti consentendo loro una comparazione informata delle offerte proposte dalle varie aziende.

La speranza è che il settore navighi concretamente verso orizzonti tesi alla difesa dai parassiti in modo sicuro, nel rispetto dell’ambiente e, aggiungo, verso un adattamento ai mutamenti che sembrano incombere dietro l’angolo. La salute, infatti, è il corollario sociale di ogni nostro contratto.

SPECIE PIÙ COMUNI

Musca domestica

(mosca domestica) Fannia canicularis

(mosca minore)

lucilia sericata (mosca verde) Drosophila spp..

Le mosche nel food service

Nel settore Horeca la presenza delle mosche può compromettere sicurezza e immagine. È possibile prevenire e combattere le infestazioni adottando

delle buone pratiche operative e una corretta gestione integrata

Tra i principali infestanti del settore Horeca gurano sicuramente le mosche, insetti sinantropici in grado di compromettere l’immagine dell’attività, la salute dei clienti e la conformità alle normative HACCP. Il controllo ef cace delle infestazioni da mosche richiede un approccio integrato, basato su conoscenze entomologiche, buone pratiche ambientali e l’intervento di professionisti del pest management.

LE SPECIE PIÙ COMUNI

Le mosche non sono tutte uguali. Diverse specie infestano con modalità e preferenze ecologiche differenti. Le più frequenti nel settore Horeca sono le seguenti. La Musca domestica (mosca domestica), la specie più diffusa negli ambienti urbani. L’adulto mi-

sura circa 6 - 7 mm e ha un corpo grigio con quattro linee scure sul torace. È attratta da materiali organici in decomposizione, ri uti alimentari e super ci zuccherine. La Fannia canicularis (mosca minore), simile alla mosca domestica ma più piccola e con un volo irregolare. Colonizza soprattutto aree ricche di ri uti umidi e scarichi fognari.

Lucilia sericata (mosca verde), conosciuta per il suo corpo metallizzato verde brillante, è attratta da carne in decomposizione. È particolarmente problematica in cucine, aree di stoccaggio carni e bidoni mal gestiti.

Calliphora vomitoria (mosca blu), specie anch’essa dai colori metallici, tende ad apparire nei mesi più freddi. Predilige ambienti con accumuli di materiale organico in fase di decomposizione.

SIMONE CIAPPARELLI

In ne, Drosophila spp., i moscerini della frutta, molto comuni in bar, cantine e aree di preparazione bevande. Sono attratti da frutta matura, vino, aceti e succhi zuccherini.

DANNI

Le mosche rappresentano un rischio igienico-sanitario signi cativo. Questi insetti infatti contaminano gli alimenti e le super ci trasportando agenti patogeni come Salmonella , E. coli , Shigella e Listeria sulle zampe e sull’apparato boccale. Il mancato controllo degli infestanti può portare a sanzioni, chiusure temporanee o revoca di certificazioni HACCP.

La presenza di mosche, anche in piccole quantità, è percepita dal cliente come un segno evidente di scarsa igiene, influenzando negativamente recensioni, punteggi e delizzazione e portando di conseguenza a danni reputazionali.

FATTORI DI RISCHIO

I principali fattori che favoriscono le infestazioni da mosche sono diversi: uno dei principali è sicuramente la gestione inefcace dei ri uti; contenitori di immondizia aperti, sacchi non sigillati, svuotamenti poco frequenti e mancata pulizia delle aree perimetrali favoriscono l’insediamento e la riproduzione.

Anche scarichi ostruiti, piani cucina sporchi, residui alimentari e piani di lavoro poco sani cati sono habitat ideali per ovideposizione e sviluppo larvale.

Le luci UV, le insegne luminose e le fonti di calore attraggono le mosche, soprattutto durante le ore serali. In ne, nestre prive di zanzariere, porte lasciate aperte, sistemi di aspirazione o ventilazione non schermati permettono alle mosche di entrare negli ambienti in modo indisturbato.

STRATEGIE DI LOTTA

Un corretto Piano di Gestione Integrata degli Infestanti prevede innanzitutto un’ispe-

GESTIONE DEL RISCHIO DA INFESTAZIONE

FATTORI DI RISCHIO PRINCIPALI

GESTIONE RIFIUTI

UMIDITÀ

ACCESSI

LUCI

CONSEGUENZE DELLE INFESTAZIONIINTERVENTI PROFESSIONALI

CONTAMINAZIONI

LAMENTELE CLIENTI

ISPEZIONI

TRATTAMENTI

SANZIONI BARRIERE

zione con analisi preventiva per identi care le specie infestanti, il livello di infestazione, i fattori attrattivi e i punti critici di accesso e nidi cazione. Per il monitoraggio vengono utilizzati strumenti professionali come trappole luminose a raggi UV (con piastra collante o griglia elettri cata), trappole attrattive con feromoni e dispositivi smart da remoto.

Prima di intervenire con prodotti chimici, è fondamentale agire sulle criticità che favoriscono l’infestazione, migliorando la gestione dei ri uti, installando barrieresiche come zanzariere, tende ad aria, chiusure automatiche, ottimizzando i ussi di lavoro per evitare accumuli di residui alimentari, sani cando regolarmente scarichi, griglie e aree di dif cile accesso. Quando il livello di infestazione supera la soglia tollerabile, si ricorre a insetticidi residuali a base di piretroidi naturali o sintetici, da applicare su super ci non a contatto con alimenti, o nebulizzazioni ULV (Ultra Low Volume), che saturano l’aria con particelle molto ni, raggiungendo fessure e angoli nascosti. Si ricorre anche a larvicidi specici per trattare focolai come scarichi e sifoni e, se necessario, a trattamenti adulticidi con

prodotti a rapida azione abbattente. Tutti i trattamenti devono essere eseguiti al di fuori degli orari di preparazione alimentare e devono essere conformi alle normative di sicurezza HACCP e del Regolamento CE 852/2004.

Un programma di prevenzione a lungo termine prevede la formazione del personale dell’esercizio, sensibilizzando gli operatori su buone pratiche di igiene e segnalazione tempestiva di presenze anomale, e controlli programmati da parte del pest control provider per monitorare l’ef cacia degli interventi e aggiornare il piano di gestione.

Le mosche sono quindi più di un fastidio stagionale: nel contesto Horeca rappresentano una possibile minaccia per la salute pubblica e l’immagine aziendale.

Solo un approccio professionale, strutturato e su misura, consente di controllare e prevenire infestazioni in modo ef cace e duraturo. Af darsi a tecnici specializzati nel pest management, capaci di coniugare competenze entomologiche, tecnologie all’avanguardia e conformità normativa, è la scelta strategica per garantire ambienti sani, sicuri e ospitali.

APPROCCI INTEGRATI E PREVENZIONE

Il controllo professionale degli infestanti richiede metodo, conoscenza e visione d’insieme.

Gli infestanti sono un indicatore di vulnerabilità strutturale e di rischio igienico

CRISTINA CARDINALI

Nel panorama della sani cazione professionale, il controllo degli infestanti sta assumendo un ruolo sempre più centrale. Se la disinfestazione è spesso percepita come un intervento immediato, nella realtà rappresenta un processo che inizia molto prima dell’infestazione e continua ben oltre la sua risoluzione, attraverso monitoraggio, prevenzione e responsabilità operativa. Il progressivo mutamento degli equilibri ambientali, l’aumento delle temperature medie, la capillarità degli scambi commerciali e la crescente densità abitativa stanno creando condizioni favorevoli alla diffusione di insetti infestanti, roditori e piccoli vertebrati sinantropi. In parallelo, cresce

anche la consapevolezza del valore della sicurezza igienica negli ambienti privati e collettivi, con una richiesta crescente di interventi professionali capaci di garantire protezione a lungo termine. Non è sufciente eliminare l’infestante visibile, è necessario strutturare un sistema di prevenzione, controllo e monitoraggio che riduca il rischio alla radice. Al centro di questo processo si colloca il disinfestatore professionale, una gura che negli ultimi anni ha visto un’importante evoluzione. Se in passato l’operatore era percepito soprattutto come esecutore di trattamenti chimici, oggi gli si richiede una preparazione molto più tecnica, che

comprende conoscenze di biologia degli infestanti, competenze diagnostiche, capacità di valutazione del rischio e padronanza della normativa sui biocidi e sulla sicurezza. Il Regolamento (UE) 528/2012 disciplina infatti l’immissione sul mercato e l’utilizzo dei prodotti destinati al controllo degli organismi nocivi, de nendo un quadro di utilizzo rigoroso che richiede analisi preventiva, tracciabilità delle sostanze impiegate e rispetto dei protocolli operativi.

METODOLOGIE PROFESSIONALI

Uno degli aspetti più importanti dell’attività di pest management è la diagnosi precoce dell’infestazione. Il professionista deve saper interpretare i segnali che caratterizzano le diverse specie: tracce fecali, esuvie, cattivi odori, rumori provenienti da intercapedini, danni a materiali, segni di rosicchiamento, no alle punture. L’ispezione si avvale spesso di strumenti professionali come torce ad alta luminosità, endoscopi, trappole di monitoraggio, termocamere e, in contesti più avanzati, sensori digitali che rilevano la presenza di roditori o insetti in

tempo reale. Una corretta gestione dell’infestazione parte sempre dall’analisi del contesto. L’edi cio deve essere valutato nella sua interezza, considerando pulizia, ordine, presenza di umidità, integrità delle strutture e gestione delle aree esterne. La prevenzione strutturale rappresenta di fatto la prima linea di difesa: un’abitazione ben mantenuta, con punti di ingresso sigillati, sistemi di smaltimento ri uti ben organizzati, locali tecnici puliti e aree verdi curate, riduce sensibilmente la probabilità che si instaurino condizioni favorevoli agli infestanti. Il monitoraggio riveste un ruolo determinante. Le trappole collanti, le lampade UV, i dispositivi multicattura e i sistemi digitali di rilevamento permettono al tecnico di analizzare l’andamento dell’infestazione e di intervenire in modo mirato. Parallelamente, le tecniche siche - come l’aspirazione tecnica, i trattamenti termici o l’impiego di barriere meccaniche - offrono soluzioni ef caci senza ricorrere immediatamente ai biocidi. Questi ultimi rimangono strumenti preziosi, ma devono essere impiegati con razionalità e solo nei casi in cui risultino indispensabili, utilizzando formulazioni idonee, principi attivi autorizzati e dosaggi calibrati in base alla situazione. Anche la rotazione dei principi attivi è una pratica importante per prevenire l’insorgenza di resistenze. L’Integrated Pest Management rappresenta oggi il paradigma operativo più evoluto e sostenibile. Si tratta di un approccio sistemico che mira a controllare l’infestante attraverso una combinazione di interventi non chimici e interventi mirati, integrati con il monitoraggio continuo e la revisione periodica delle strategie. L’IPM è un metodo di lavoro che richiede analisi puntuale, capacità di raccolta dati, comunicazione trasparente con il cliente e costante aggiornamento tecnico.

TECNOLOGIE EMERGENTI

La disinfestazione professionale sta vivendo una trasformazione profonda grazie all’introduzione di tecnologie che migliorano precisione, sostenibilità e sicurezza

degli interventi. Una delle innovazioni più rilevanti è l’impiego crescente della sensoristica ambientale, che permette di monitorare in tempo reale la presenza e l’attività dei infestanti. Sensori per rilevare movimento, vibrazioni, variazioni termiche o livelli di CO2 consentono alle aziende specializzate di attivare interventi mirati solo quando necessario, riducendo sprechi e impiego non strategico di biocidi. Un altro fronte in rapida evoluzione riguarda l’uso delle tecnologie digitali per la mappatura avanzata delle infestazioni. Software di geolocalizzazione, piattaforme di gestione e reportistica digitale integrano in un’unica interfaccia sopralluoghi, analisi del rischio, cronologie degli interventi e performance delle misure applicate. Questi strumenti rendono più semplice individuare aree critiche, veri care l’andamento delle attività e garantire la tracciabilità, elemento sempre più richiesto in settori regolamentati come l’agroalimentare o il sanitario.

Cresce anche l’adozione di dispositivi “smart” e automatizzati. Trappole intelligenti per roditori e insetti volanti inviano noti che quando vengono attivate, permettono un controllo da remoto e, in alcuni casi, regolano automaticamente l’erogazione di attrattivi o biocidi. Si tratta di soluzioni che riducono la necessità di controlli manuali continui, migliorano l’ef cienza operativa e innalzano gli standard di igiene e sicurezza.

Accanto alla digitalizzazione, avanzano tecniche siche e non chimiche a basso impatto ambientale. Il trattamento termico per la gestione di insetti delle derrate o delle cimici dei letti, ad esempio, è oggi supportato da sistemi di monitoraggio digitale della temperatura che assicurano uniformità e validazione del processo. L’impiego del freddo controllato, di barriere siche migliorate e di dispositivi a luce UV ottimizzati amplia le opzioni disponibili per chi opera nel settore. Queste innovazioni non sostituiscono ovviamente la competenza professionale, ma la potenziano.

SERVIZI DI DISINFESTAZIONE ERRORI COMUNI

SOTTOVALUTARE L’ISPEZIONE PRELIMINARE

imitarsi a un sopralluogo superficiale porta a diagnosi errate, mancata indi iduazione dei focolai e trattamenti ine caci.

APPLICARE PRODOTTI SENZA

UNA STRATEGIA INTEGRATA

uso indiscriminato di biocidi, senza un approccio e senza analisi delle cause, aumenta resistenze e fallimenti operati i.

TRASCURARE LA GESTIONE

DELLE NON CONFORMITÀ STRUTTURALI gnorare crepe, archi, drenaggi difettosi o accumuli di materiale compromette ualsiasi inter ento tecnico.

DOCUMENTAZIONE TECNICA INCOMPLETA O NON AGGIORNATA chede inter ento, monitoraggi, mappe e registri non compilati correttamente impediscono alutazioni, audit e continuit operati a.

MANCATA VERIFICA POST-INTERVENTO altare controlli e follo -up porta a ricadute e impedisce di misurare l e cacia del trattamento.

COMUNICAZIONE INSUFFICIENTE CON IL CLIENTE on spiegare limiti, tempi tecnici, atti it di pre enzione e modifiche necessarie nelle procedure interne compromette la riuscita del ser izio.

INADEGUATA FORMAZIONE DEL PERSONALE OPERATIVO ggiornamento insu ciente su nuo e tecniche, attrezzature, specie in asi e e normati e riduce la ualit del ser izio.

L’integrazione tra tecnologie emergenti, formazione continua e metodologie IPM permette alle imprese di disinfestazione di proporre servizi più ef caci, misurabili e in linea con le richieste sempre più stringenti di sicurezza e sostenibilità.

PIRETRO, NON SOLO ABBATTENTE MA ANCHE SNIDANTE

Ecco come può aiutarci a scovare le cimici dei letti

ENZO

CAPIZZI Sales &Technical Manager e RAFFAELE CARELLA Technical Manager Copyr

Con l’avvicinarsi della bella stagione, aumenta la voglia di viaggiare, di spostarsi e di visitare località più o meno note. Viaggi, vacanze, weekend fuori porta: ogni occasione è buona per muoversi e scoprire nuovi luoghi. Ma insieme a trolley e zaini, può capitare di “portare con sé” anche ospiti poco graditi. Tra i più insidiosi ci sono gli insetti ematofagi, come le cimici dei letti, che appro ttano proprio della mobilità

umana per colonizzare nuovi ambienti, pubblici e privati. Un rischio spesso sottovalutato, ma che merita attenzione, soprattutto in un periodo dell’anno in cui i movimenti aumentano in modo signi cativo. La cimice dei letti, che spicca tra gli infestanti che meglio appro ttano della mobilità umana, infatti, spesso viene anche chiamata “cimice del viaggiatore”. Questo insetto ematofago non ha bisogno del pas-

saporto: gli basta in larsi in una valigia, uno zaino o una borsa per viaggiare indisturbato verso nuove destinazioni. Con una sorprendente capacità di adattamento, riesce a colonizzare ambienti molto diversi tra loro - dalle stanze d’albergo alle abitazioni degli ignari portatori - passando prima da navi, treni, aerei e altri mezzi di trasporto, che diventano veri e propri trampolini di lancio per la sua diffusione.

MODALITÀ OPERATIVE

Vediamo le fasi ispettive e preventive, fondamentali per gestire in modo ef cace un fenomeno che, troppo spesso, viene sottovalutato o affrontato con leggerezza. Un approccio poco strutturato, infatti, apre la strada a una diffusione incontrollata dell’infestante, con tutte le conseguenze del caso: danni d’immagine, stress nella gestione, reazioni psicologiche da parte degli ospiti e, naturalmente, impatti economici non trascurabili.

A tale scopo riportiamo un caso concreto di gestione che illustra le modalità operative attuate per il contenimento del fenomeno. Siamo in un piccolo albergo della provincia di Roma. È giugno 2024 quando due ospiti stranieri, al risveglio, segnalano alcune punture su spalle e schiena. Trattandosi di clienti in partenza, la segnalazione - seppur accorata - viene presa un po’ alla leggera. Ma la storia, a quanto pare, non nisce lì.

I FOCUS SULLA FORMAZIONE

DEL

PERSONALE DI SERVIZIO PER PREVENIRE LE INFESTAZIONI DA CIMICE DEI LETTI

• riconoscimento insetti

• riconoscimento tracce

• monitoraggio dei dispositivi di cattura

• nozioni sul primo sopralluogo dopo la segnalazione

• indicazioni per lo spostamento in hotel degli ospiti che segnalano punture

• gestione del materiale destinato al lavaggio

• gestione del materiale destinato allo smaltimento

• soluzioni che possono limitare la diffusione

• indicazione dei corretti tempi di attesa e chiusura al pubblico delle camere

• capacità comunicativa e gestione psicologica del cliente allarmato

• gestione dei social network e delle recensioni negative

• gestione da psicosi del personale interno alla struttura

Una settimana dopo, nuovi ospiti riportano lo stesso disagio, accompagnandolo questa volta con un j’accuse particolarmente pungente sulle recensioni del principale portale internazionale di prenotazioni. A quel punto, la situazione inizia a destare più di qualche sospetto (o timore?) nei proprietari, che decidono di rivolgersi a professionisti del settore disinfestazione.

All’arrivo dell’esperto, l’approccio risulta subito strutturato e professionale. Si parte con un’intervista al personale addetto alla manutenzione e al rifacimento camere, utile per raccogliere informazioni preliminari e orientare l’ispezione.

Poi, come da prassi, il tecnico indossa tuta, guanti e copriscarpe monouso per evitare il rischio di trasportare accidentalmente l’infestante da un’area all’altra. A quel punto, può iniziare l’ispezione approfondita della stanza incriminata.

Si procede con attenzione allo spostamento e smontaggio degli arredi: spalliere, sommier, prese elettriche, cornici, paraspigoli, mostrine… tutto viene passato al setaccio. Un’operazione che, in futuro, dovrà essere eseguita dal manutentore, dopo una breve formazione speci ca.

Un alleato prezioso dell’ispezione è una bomboletta a base di Piretro – normalmente usata per l’erogazione automatica – che qui assume una funzione ben diversa: l’erogazione mirata di piccole quantità in crepe, interstizi e sotto la carta da parati. Questo uso, diverso e forse insolito, delle bombole consente di rilevare con elevata precisione i punti di annidamento delle Cimex lectularius. Grazie al forte potere snidante caratteristico del Piretro, è possibile localizzare semplicemente i punti critici.

E infatti, ciò che ci si aspettava, emerge senza troppi indugi.

PUNTI SENSIBILI

DOVE SI ANNIDANO LE CIMICI DEI LETTI

A questo punto, dopo aver individuato la reale causa della segnalazione degli ospiti e la migliore modalità di intervento adattata all’ambiente speci co si opta per un trattamento combinato: applicazione di un insetticida residuale non repellente, utilizzo di vapore secco nelle aree sensibili e rilascio di polvere di diatomee.

Conclusa la fase operativa, il tecnico sigilla la tuta monouso in un sacchetto destinato alla lavanderia per il lavaggio ad alte temperature, insieme a un secondo sacco contenente biancheria, tendaggi e altro materiale asportabile.

L’ispezione si estende anche alle camere adiacenti, che risultano però libere da infestazioni. Si decide quindi di piani care tre interventi a distanza di 7-10 giorni l’uno dall’altro, mantenendo la camera fuori servizio per l’intera durata del trattamento e no alla veri ca nale.

L’ispezione conclusiva, effettuata a stanza ancora non riassemblata, conferma l’assen-

za di nuove presenze: l’intervento può dirsi riuscito.

Tuttavia, sebbene sia improbabile, non si può escludere che alcune uova possano essere rimaste ancora in fase vitale, né che, in futuro, possano veri carsi nuove infestazioni.

Proprio per questo, rimettendo in funzione la camera trattata, è stato avviato un programma di prevenzione che prevede una formazione tecnica a vantaggio di governanti e manutentori, sull’importanza del riconoscimento non solo dell’insetto, ma anche delle primissime tracce riconducibili al fenomeno di infestazione e l’uso (inteso come installazione, cambio e lettura) di piccoli e semplici strumenti che consentono la prevenzione, come ad esempio piccole trappole collanti da applicare in punti sensibili, barriere meccaniche da applicare intorno alle strutture a rischio (reggi-valigia, struttura del letto, sommier). L’utilizzo adeguato di questi sistemi, ispezionati e cu-

Moquette, battiscopa, reggivaligia, piedi letto, sommier, rete letto, spalliera, cuciture e imbottiture struttura letto, struttura letto, materasso, lenzuola e coperte, comodini, quadri, placche prese corrente elettrica, punti luce prossimità letto, scrivanie, frigoriferi, guardaroba, tendaggi, sedie, cuscini extra in armadi.

rati quotidianamente da personale formato (anche se non esperto), consente infatti di aumentare i punti di controllo e procedere precocemente non solo all’individuazione ma anche all’avvio di un pronto intervento in caso di rilievo positivo.

Il circolo virtuoso da creare, deve basarsi sostanzialmente sulla creazione di un vero e proprio lo diretto tra governante-manutentore e operatore di Pest Management, percorso, questo, indispensabile a bloccare sul nascere la diffusione di tali infestazioni.

SISTEMA INSETTICIDA a dosaggio controllato

Da oltre 40 anni Copyr sviluppa soluzioni avanzate per il controllo degli insetti negli ambienti sensibili, con un’offerta che oggi rappresenta un’ampia gamma di bombole insetticide progettate speci camente per l’erogazione automatizzata. Un patrimonio di competenze che trova applicazione ideale nei contesti professionali del settore Horeca dove la presenza di insetti può compromettere igiene, sicurezza e qualità dell’esperienza. Negli ambienti caratterizzati da numerose porte e nestre, come bar, ristoranti e hotel, il rischio di ingresso degli infestanti è particolarmente elevato. Per prevenirne l’ingresso, la soluzione più semplice ed ef cace è l’installazione di sistemi automatici per la distribuzione di formulati insetticidi aerosol. L’obiettivo non è solo eliminare rapidamente gli insetti, ma anche impedirne l’accesso agli ambienti che devono essere protetti, garantendo una protezione continua nel tempo.

Il vero cuore dell’offerta Copyr è rappresentato dalle bombole insetticide, studiate per assicurare un’azione ef cace, costante e controllata contro un’ampia gamma di insetti volanti, come mosche e zanzare. La gamma comprende Kenyasafe® Extra, Kenyasafe® Py Plus, Pyrematic e Kenyatrin® Safe, a cui si af ancano oggi le nuove soluzioni Pireco Sol® e Lecospray, ampliando ulteriormente le possibilità applicative per il professionista.

Le bombole condividono un elemento distintivo fondamentale: sono tutte a base di Piretro, principio attivo di derivazione vegetale estratto dai ori di Chrysanthemum. Questa scelta consente di ottenere formulazioni ef caci e af dabili, particolarmente adatte

all’utilizzo in ambienti interni e sensibili, dove è richiesta un’elevata attenzione agli standard di sicurezza.

Le soluzioni insetticide vengono erogate attraverso Copyrmatic®, l’erogatore automatico programmabile che grazie alla temporizzazione e alla valvola dosatrice delle bombole, rilascia a intervalli prestabiliti una quantità de nita di prodotto, senza necessità di intervento da parte degli operatori, garantendo un’azione uniforme e continuativa nel tempo. Il design moderno ed elegante, unito alla silenziosità di funzionamento, rende Copyrmatic® adatto all’installazione in qualsiasi ambiente, anche quelli aperti al pubblico, integrandosi in modo discreto e funzionale negli spazi.

Accanto al controllo degli infestanti, il sistema può essere utilizzato anche per la deodorazione degli ambienti grazie ai profumatori professionali Fresh Air. Ogni bombola garantisce no a 3.000 spruzzi, coprendo aree no a 100 m3, migliorando la percezione degli ambienti e creando un’esperienza sensoriale gradevole per coloro che li frequentano

Con una gamma completa, strutturata e in continua evoluzione, Copyr conferma il proprio ruolo di riferimento nell’erogazione automatizzata, offrendo soluzioni af dabili per la protezione e la qualità degli ambienti professionali.

UN MONDO INVISIBILE MA PRESENTE

Cephalonomia gallicola

servizi ambientali infestazioni alimentari

Gli insetti delle derrate alimentari costituiscono un insieme ampio e variegato di specie che da secoli accompagnano l’uomo in ogni luogo in cui vengano accumulati, trasformati o conservati prodotti alimentari secchi

FRANCESCO NICASSIO

Esperto in gestione integrata e sostenibile degli infestanti

MARCELLO VERDINELLI

Ricercatore Istituto per la BioEconomia CNR

Storicamente, gli insetti delle derrate hanno in uenzato migrazioni, commerci e persino politiche economiche. Le infestazioni nei granai erano capaci di alterare prezzi, provocare carestie e determinare fallimenti commerciali. Oggi, a queste dinamiche si aggiunge una componente moderna: la percezione del consumatore, che interpreta la presenza di insetti come un fallimento igienico assoluto, inaccettabile e spesso motivo di contestazioni severe. Le infestazioni possono interessare cereali, farine, legumi, frutta secca, spezie, tabacco, cacao, prodotti erboristici e persino materiali non alimentari come carta, musealia e collezioni librarie. Il loro insediamento non è limitato ai grandi stabilimenti industriali: anche dispense domestiche, piccoli magazzini, attività commerciali e ambienti

farmaceutici possono ospitare popolazioni signi cative di questi insetti. Il danno provocato non è solo quantitativo. Oltre alla riduzione della massa alimentare disponibile, la presenza di insetti o dei loro residui – esuvie, escrementi, tele, polvere di rosicchiamento – compromette irrimediabilmente la qualità del prodotto, rendendolo invendibile e, in ambito domestico o industriale, inutilizzabile. Le attività tro che degli insetti modi cano inoltre l’ambiente microbico, favorendo muffe e batteri opportunisti che accelerano la degradazione degli alimenti.

Le famiglie più comuni includono coleotteri come Anobiidae, Tenebrionidae, Curculionidae e Silvanidae, e lepidotteri quali Pyralidae e Tineidae. Ogni gruppo possiede peculiarità biologiche che in uiscono

Lasioderma serricorne

sulle strategie di gestione: alcuni attaccano semi integri, altri prodotti altamente lipidici, altri ancora farine nissime con bassissima umidità.

LASIODERMA SERRICORNE

Tra gli infestanti più comuni, Lasioderma serricorne (Fabricius, 1792) (Coleoptera, Anobiidae) – noto come “anobio del tabacco” o “cigarette beetle” – occupa una posizione centrale. Si tratta di un piccolo coleottero lungo 2–3 mm, bruno-rossastro, dalla caratteristica forma tondeggiante e provvisto di antenne seghettate.

Sebbene storicamente associato all’industria del tabacco, il Lasioderma è un generalista opportunista: colonizza farine, cereali, legumi secchi, spezie, biscotti, cioccolato, semi oleosi e persino prodotti

farmaceutici vegetali. Il suo ciclo vitale è fortemente modulato dalla temperatura: tra 28 e 32°C completa lo sviluppo in 6–8 settimane, consentendo più generazioni annuali negli ambienti riscaldati.

La fase larvale è la più dannosa. Le larve scavano gallerie invisibili all’interno dei prodotti e producono polveri contaminate da escrementi, peggiorando le qualità organolettiche e facilitando attacchi fungini. La loro capacità di svilupparsi anche in substrati poveri di umidità li rende infestanti particolarmente tenaci.

Il L. serricorne è frequentemente associato ai Betilidi (Bethylidae), minuscoli imenotteri dai colori solitamente scuri, e simili a formiche con cui spesso vengono errone-

amente confusi. Sebbene importanti dal punto di vista ecologico, alcune specie di Betilidi possono accidentalmente pungere l’uomo, soprattutto quando le popolazioni sono elevate o quando si creano condizioni che spingono gli adulti ad esplorare gli ambienti abitati.

Dal punto di vista sanitario, il Lasioderma non è pericoloso in sé, ma il suo impatto indiretto è rilevante: dispersione di polveri irritanti, possibilità di reazioni allergiche, sviluppo di artropodi associati come acari e, soprattutto, parassitoidi.

GLI

IMENOTTERI PARASSITOIDI

Nel complesso sistema biologico degli insetti delle derrate, i parassitoidi rivestono

un ruolo fondamentale, con una intricata ecologia. Diversamente dai parassiti tradizionali, un parassitoide uccide l’ospite entro la ne del proprio sviluppo larvale, contribuendo così a regolare naturalmente le popolazioni degli infestanti.

Il genere Cephalonomia, con la specie Cephalonomia gallicola Ashmead, 1887, è uno dei più rilevanti in questo contesto. Questa è una piccola vespa parassitoide appartenente a un gruppo di grande rilevanza nei contesti di conservazione di derrate alimentari e habitat sinantropici. Come altre specie del genere Cephalonomia, è caratterizzata da un corpo slanciato, altamente adattato alla vita da predatore/parassitoide, con una netta specializzazione verso insetti

CASE HISTORY UN ENIGMA ENTOMOLOGICO NEL CUORE DI BARI

Quello che segue non è solo un racconto tecnico: è la dimostrazione concreta di come una diagnosi entomologica possa trasformarsi in un’indagine dalle sfumature quasi investigative, dove ogni dettaglio conta.

In un appartamento di metà Novecento, elegante ma non eccessivamente moderno, situato lungo una delle strade centrali di Bari, viveva una signora anziana assistita da una badante convivente. L’abitazione era pulita, ordinata, con mobili classici e abitudini domestiche stabili. Nulla lasciava presagire la presenza di artropodi molesti. Eppure, da diverse settimane entrambe le donne lamentavano punture ricorrenti, localizzate soprattutto su braccia, gambe e talvolta sul collo. Le reazioni cutanee erano caratterizzate da arrossamento, prurito intenso e piccoli pomfi persistenti.

La signora, già fragile, aveva iniziato a dormire male; la badante, sempre più preoccupata, riferiva episodi di ansia e una crescente di colt nel vivere serenamente in casa.

La badante, dopo aver cercato informazioni online, era convinta che si trattasse di Cimex lectularius.

IL SOPRALLUOGO

Il caso, di sicuro interesse, meritava un sopralluogo metodico, mirato ad identificare i possibili segnali delle cause più comuni, di questo genere di problematica: Cimici dei letti, acari parassiti dei tarliPyemotes - o, sempre legato alla presenza dei tarli, il parassitoide Scleroderma domestico.

1. Letti e divani furono esaminati

alla ricerca di esuvie, macchie fecali tipici delle cimici o insetti vivi: nulla.

2. Furono controllati anche mobili lignei e cornici associati ai tarli del legno: nessun foro attivo, nessun rosume.

La teoria delle cimici dei letti, così come quella degli acari e dei parassitoidi dei tarli, poteva essere esclusa.

LA SVOLTA

L’analisi si spostò in cucina e nei locali di servizio, dove fu trovato ualcosa di pi significati o

• Una presenza abbondante di Lasioderma serricorne, perfettamente riconoscibili dal colore bruno-rossastro e dalla forma arrotondata.

• Accanto ai coleotteri, piccoli

insetti neri, sottili, rapidissimi, simili a formichine… ma non lo erano.

Furono raccolti alcuni esemplari dei piccoli imenotteri e inviati all’entomologo specialista Marcello Verdinelli.

La risposta arrivò rapidamente: Bethylidae del genere Cephalonomia, parassitoidi del Lasioderma.

A quel punto, il quadro biologico era chiaro: le punture erano provocate dai Betilidi, presenti in numero elevato a causa della forte infestazione di Lasioderma.

Nonostante la diagnosi entomologica fosse ormai stabilita, mancava l’elemento più importante: la fonte primaria dell’infestazione.

Fu effettuato un secondo sopralluogo dettagliato in

che vivono in materiali organici in decomposizione o all’interno di substrati alimentari. Le femmine localizzano le larve di Lasioderma, le paralizzano con una puntura precisa e depongono un uovo sull’ospite.

Dal punto di vista morfologico, gli adulti sono di dimensioni ridotte - generalmente pochi millimetri - con colorazione bruno-giallastra e con tegumento liscio e lucido. Le femmine, sempre attere (senza ali), presentano un corpo robusto e allungato, capo largo, antenne genicolate e torace ridotto, adattato alla vita nei materiali compatti dove si sviluppano gli ospiti.

I maschi sono invece dimor ci: possono essere atteri o alati, leggermente più piccoli e morfologicamente più gracili.

Entrambi presentano tre ocelli ben sviluppati; nei maschi atteri è visibile una fascia scura trasversale sull’addome.

L’apparato boccale è di tipo predatorio, adatto a perforare il tegumento dell’ospite e a nutrirsene.

È un ectoparassitoide specializzato, associato principalmente a coleotteri che infestano derrate alimentari o materiali vegetali accumulati. Le femmine penetrano nei bozzoli dell’ospite o nei substrati infestati, e si nutrono direttamente della preda, che può morire anche prima dell’ovideposizione. Le uova vengono deposte sulla super cie dell’ospite, in genere nella zona intersegmentale che, essendo meno scleri cata, è la via di accesso più facile per

il parassitoide. Le larve, dopo la schiusa, penetrano all’interno dell’ospite, si nutrono dei tessuti interni e in ne costruiscono un bozzolo sericeo all’interno delle spoglie della preda. Questo comportamento la rende un potenziale agente di controllo biologico negli ambienti di stoccaggio e conservazione delle derrate.

Il ciclo vitale è rapido, completandosi in circa 3–4 settimane in condizioni favorevoli, e può comprendere più generazioni annuali. Le femmine, che possono riprodursi anche partenogeneticamente, mostrano un’elevata ef cienza nella localizzazione delle prede grazie a segnali chimici provenienti dal substrato o dagli stessi insetti infestanti.

cui furono attentamente ispezionati: i mobili della cucina, dispense e sportelli alti, cassetti con spezie e farine, sgabuzzini, piccoli ripostigli e armadi secondari.

Fu in uno di questi ultimi, un armadio nello sgabuzzino, che emerse il dettaglio decisivo: alcuni vecchi cuscini termici artigianali, apparentemente inutilizzati da anni.

Erano cuscini cuciti a mano, pesanti, con un leggero odore di stantio ma ancora relativamente ben conservati esteriormente eccetto che per dello spolverio sospetto tutt’intorno e la grande presenza, nelle vicinanze, di Lasioderma.

Quando furono aperti, la sorpresa fu totale: il loro riempimento era costituito da grano duro, materiale organico ideale per il Lasioderma.

Il cereale era completamente colonizzato: larve, crisalidi, adulti, polveri di rosicchiamento. Un vero “micro-ecosistema” ignorato per anni, che aveva alimentato una popolazione imponente di coleotteri e, di conseguenza, di parassitoidi Cephalonomia.

Rimossi i cuscini e avviata una pulizia approfondita, la densità degli insetti diminuì rapidamente. Nel giro di poche settimane:

• le punture cessarono

• gli imenotteri non comparvero più

• l’ambiente tornò completamente normale.

Il caso, apparentemente misterioso, si rivelò un perfetto esempio di come un singolo oggetto dimenticato possa creare condizioni ecologiche

favorevoli a un’intera catena biologica.

INSEGNAMENTO

Il caso descritto evidenzia aspetti chiave:

• Le infestazioni delle derrate non riguardano solo ambienti industriali, ma possono nascere anche da piccoli oggetti dimenticati in casa.

• L’associazione Lasioderma–Cephalonomia è un esempio di complessa interazione ecologica che può generare effetti sanitari imprevisti.

• Una diagnosi accurata richiede competenze interdisciplinari: nel caso di Bari, la collaborazione fra specialisti ha permesso di evitare errori diagnostici.

•La prevenzione è il vero

cardine del controllo infestanti: conoscere la biologia degli organismi permette di identificare rapidamente i focolai.

•La soluzione, talvolta, è sorprendentemente semplice, ma richiede occhio esperto e metodo scientifico.

Il caso di Bari non è solo un episodio risolto: è un promemoria del fatto che, dietro fenomeni apparentemente banali come punture misteriose, possono celarsi complesse dinamiche ecologiche e biologiche. Solo uno sguardo esperto e un approccio rigoroso consentono di ricostruirle e risol erle in modo definiti o.

SPECIE

Lasioderma serricorne

NOME VOLGARE

Tarlo o anobio del tabacco

INQUADRAMENTO SISTEMATICO

Classe Insecta

Ordine Coleoptera

Famiglia Anobiidae

DIMENSIONI

Larva 4 mm

Adulto 2 - 3 mm

CARATTERISTICHE E DIFFUSIONE

Subcilindrico o ovale, di colore brunorossastro, coperto di una densa peluria; ha antenne dentellate.

La testa è nascosta sotto il protorace che è incurvato.

La larva è bianca e molto pelosa. Specie di origine tropicale, attualmente molto diffusa.

CICLO BIOLOGICO

Uovo > Larva > Pupa > Adulto (vive 14 - 50 giorni)

Durata del ciclo

30 - 55 giorni

N° generazioni/anno 3

N° uova/femmina

HABITAT

Case, magazzini, manifatture di tabacco.

Larva: all’interno del substrato attaccato.

Adulto: molto mobile, si sposta facilmente in volo.

ABITUDINI ALIMENTARI

Adulto: non si nutre. Larva: polifaga; attacca frutta secca, farinacei,

20 - 100, isolate

spezie, droghe, erbe medicinali (pepe, camomilla, zafferano, liquirizia, rabarbaro, oppio, piretro, semi di anice, coriandolo e cumino), foglie secche di tabacco, sigari, sigarette, cioccolato, cacao, semi oleosi,pesce secco, crine animale e vegetale, libri, carta, tappezzerie, collezioni entomologiche, erbari e, a volte, anche legno.

DANNI

Diretti alle sostanze attaccate; spesso ingenti nel caso del tabacco. Le larve infestano derrate e non. Se ne cibano e le inquinano con loro carcasse, le esuvie, escrementi e bozzoli che in caso di infestazioni gravi possono essere numerosi e a grappolo.

SPECIE

Tribolium castaneum

NOME VOLGARE

Tribolio

INQUADRAMENTO SISTEMATICO

Classe Insecta

Ordine Coleoptera

Famiglia Tenebrionidae

DIMENSIONI

Larva 6 mm

Adulto

3 - 4 mm

LIMITI TERMICI PER LO SVILUPPO

Temperatura minima

22,5°C

Temperatura massima

40°C

CICLO BIOLOGICO

Uovo > Larva (6 - 8 mute) > Pupa > Adulto (vive 350 - 380 giorni)

Durata del ciclo 20 - 90 giorni N° generazioni/anno numerose N° uova/femmina - , fino a

CARATTERISTICHE E DIFFUSIONE

Corpo stretto, subcilindrico, di colore marrone rossiccio; antenne clavate, con clava costituita di segmenti. litre finemente punteggiate e striate. Specie cosmopolita e molto diffusa.

HABITAT

Molini, industrie agro-alimentari, abitazioni, dispense.

Larva: nel substrato alimentare Adulto: nel substrato alimentare

ABITUDINI ALIMENTARI

Prediligono cereali, farine e derivati; attaccano anche semi rotti, frutta secca, latte in polvere, erbari, collezioni di insetti e crisalidi del baco da seta. Sia le larve sia gli adulti hanno apparato boccale masticatore e si cibano a spese di sostanze ricche di amido, come

farine e cariossidi, soprattutto se spezzate. Si annidano in fessure dei pavimenti, dei silos, in residui di materiali lasciati nello stesso luogo per molto tempo. Spesso l’infestazione viene rilevata solo quando è già molto estesa. uesti insetti, infine, possono trovarsi nelle dispense di casa anche se si tratta di infestanti non comuni nelle abitazioni.

DANNI

Perdite quantitative e qualitative di prodotto. Gli adulti possiedono ghiandole toraciche e addominali che producono, a scopo di difesa, alcune sostanze chimiche fino a 13 diversi composti) appartenenti al gruppo dei chinoni. Sono sostanze dall’odore acre e pungente, di colore rosa-brunastro, che se prodotte in elevate quantità rendono inutilizzabile la farina.

servizi ambientali specie invasive

SONO TRA NOI ANCHE IN EUROPA

La formica di fuoco minaccia ambiente, agricoltura e salute. Prevenire la sua diffusione è una corsa contro il tempo

Le invasioni biologiche sono riconosciute come una delle principali cause di perdita di biodiversità e di alterazione degli ecosistemi. Tra le specie invasive più emblematiche, Solenopsis invicta si distingue per la rapidità di espansione, l’elevata plasticità ecologica e la capacità di produrre impatti multidimensionali. Detta anche “formica di fuoco” a causa della sua puntura che provoca una sensazione di intenso bruciore con possibile necrosi cellulare locale, è una formica eusociale con marcato polimor smo operaio con due tipologie di forme sociali, sia monoginica che poliginica. Originaria del Sud America, nei territori originari coesiste con altre comunità di formiche e, oltre ad una competizione intraspeci ca, risulta soggetta anche a fenomeni di predazione. Tra i maggiori predatori sono state identi cate mosche del genere del genere Pseudopacteon (Diptera: Phoridae) come antagonisti chiave, in grado di inuenzare la mortalità e foraggiamento. Tra i principali danni che causa la formica di fuoco, in ambito agricolo e zootecnico, si possono annoverare interferenze agli impianti di irrigazione, punture su bovini e operatori, con conseguenti danni sul benessere animale e per la sicurezza sul lavoro. Per quanto riguarda le infrastrutture civili, la Solenopsis invicta è nota per l’aggregazione presso campi elettrici (con episodi di guasti o manutenzioni costose in impianti e

apparati elettrici), così come lesioni cutanee tipiche della formica che possono portare a situazioni di ana lassi con gravi ripercussioni su persone sensibili.

INGRESSO E DIFFUSIONE NEGLI STATI UNITI

Negli Stati Uniti, le evidenze storiche identi cano un ingresso negli anni ’30 e ’40 in Alabama, presumibilmente associato a trasporto accidentale di materiale portuale. La diffusione ( gura 1) si è poi sviluppata negli USA meridionali: presumibilmente grazie all’uomo e a commerci di materiale vivaistico, ha accelerato la colonizzazione rispetto ad una sola dispersione naturale. Già nel 1949 si identi cavano aree infestate in Alabama, Mississippi e Florida, per poi essere identi cata negli anni ’50 in Louisiana e in Texas. Nel 1958 gli USA adottarono la “Federal Imported Fire Ant Quarantine”, con lo scopo di ridurne la diffusione regolamentando la movimentazione di articoli e prodotti a rischio (suolo, piante, attrezzatture ecc.); nonostante ciò l’infestazione si è poi sviluppata anche in Arkansas e successivamente in Oklahoma. Gli interventi di controllo su Solenopsis invicta negli Stati Uniti si sono evoluti nel tempo: da approcci di controllo chimico sui singoli nidi, a programmi di Integrated Pest Management (IPM) che combinano

l’utilizzo di esche granulari con interventi chimici localizzati e biocontrollo. Sul piano applicativo in contesti urbani e agro-zootecnici vengono utilizzate esche granulari a base di principi attivi a bassa concentrazione, progettate per essere raccolte dalle operaie e trasferite alla colonia, mentre come biocontrollo si è provata l’introduzione di mosche parassitoidi speci che. Si sono attivati anche studi su microsporidi e virus, ma sebbene vi siano stati buoni risultati dal punto di vista sperimentale, l’uso operativo in campo di patogeni richiede tuttora valutazioni rigorose di speci cità e sicurezza ecologica. Nel complesso, i miglioramenti più solidi e riproducibili sono stati ottenuti con approcci eseguiti con applicazioni broadcast con prodotti granulari, cioè trattamenti ripetuti a intervalli regolari su ampie aree. Sulla base di un’analisi multisettoriale (documentazione USDA) negli Stati Uniti, nel periodo 2000-2025, si può identi care un impatto economico nell’ordine di circa 6,7 miliardi di USD nell’area di quarantena federale.

IL CASO AUSTRALIA

Il caso australiano rappresenta uno dei più rilevanti esempi di risposta precoce e coordinata all’introduzione di Solenopsis invicta, fornendo un termine di paragone diretto con l’esperienza statunitense. A differenza degli USA, l’invasione è stata intercettata in una fase relativamente iniziale, consentendo l’implementazione di strategie di contenimento ed eradicazione su scala nazionale. La formica di fuoco viene rilevata ufficialmente in Australia il 22 febbraio 2001 nell’area di Brisbane, nel Queensland sud-orientale, arrivata probabilmente tramite container e materiali contaminati provenienti dal commercio internazionale che hanno portato a infestazioni iniziali concentrate in contesti urbani e periurbani, inclusi porti, aree industriali e cantieri infrastrutturali. Sebbene gli impatti osservati in Australia siano stati nora più limitati rispetto agli USA, diverse valutazioni ecologiche indicano rischi elevati per

Fig.1 Distribuzione formica di fuoco in USA
Fig. 2 Attività di eradicazione della formica di fuoco in Australia

la fauna autoctona, caratterizzata da alti livelli di endemismo. Studi sperimentali e modelli predittivi suggeriscono potenziali impatti su artropodi nativi, rettili, an bi e uccelli nidi canti al suolo, analogamente a quanto documentato nel contesto nordamericano. Il National Fire Ant Eradication Program (NFAEP) ha adottato un approccio di Integrated Pest Management simile a quello sviluppato negli USA, ma applicato in una fase molto più precoce. Le strategie iniziali includevano applicazioni broadcast di esche a base di indoxacarb, associate talvolta all’uso di IGR quali s-methoprene e pyriproxyfen per la soppressione della riproduzione. L’obiettivo primario era l’eradicazione locale e il contenimento rigoroso delle infestazioni. Il biocontrollo (in particolare l’uso di mosche parassitoidi del genere Pseudacteon) è stato valutato soprattutto a ni sperimentali e di supporto a lungo termine, ma in Australia l’enfasi è rimasta sul controllo chimico mirato e sulla sorveglianza intensiva, data la priorità assegnata all’eradicazione piuttosto che alla mitigazione dell’impatto. Dopo questa prima fase si è sviluppato un sistema che evidenzia (figura 2) un’area dove viene adottata metodica di soppressione, un’area perimetrale contenitiva, dove vengono eseguiti trattamenti brodcast con prodotto a base di indoxacarb e in ne una secon-

da area perimetrale identi cata come area di sorveglianza, nella quale si eseguono monitoraggi per evitare migrazioni della formica di fuoco. Le analisi costi-beneci indicano che, se l’invasione non fosse stata contenuta, i danni potenziali per l’agricoltura australiana, la biodiversità e la salute pubblica avrebbero potuto raggiungere decine di miliardi di dollari nel lungo periodo. I costi sostenuti dal programma di eradicazione, pur elevati, risultano signi cativamente inferiori rispetto ai danni evitati, rendendo il caso australiano un esempio paradigmatico di ef cacia della risposta precoce.

INSEDIAMENTO IN SICILIA

La distribuzione potenziale di Solenopsis invicta è stata ampiamente studiata tramite modelli di idoneità climatica e Species Distribution Models (SDM), utilizzati per stimare la probabilità di insediamento in aree extra-native sotto condizioni climatiche attuali e future ( gura 3). In Europa si evidenzia come circa il 7,0 % del territorio presenta condizioni climatiche attualmente idonee allo stabilimento della specie, soprattutto nella fascia mediterranea e nelle aree costiere ma, in riferimento a uno studio sulla base degli scenari di riscaldamento globale in Europa, identi ca come la distribuzione potrebbe estendersi no al

NEL 2023 LA FORMICA DI FUOCO È STATA RILEVATA IN SICILIA.

LA REGIONE

HA AVVIATO

ERADICAZIONE E SORVEGLIANZA

PER CONTENERNE

LA DIFFUSIONE

20,0 - 25,0% del territorio entro il 2050. Il primo insediamento europeo documentato della formica di fuoco in ambiente naturale è stato rilevato in Sicilia, nei pressi della città di Siracusa, in un parco naturale in prossimità della foce del ume Anapo nel 2023. Il focolaio descritto nello studio di riferimento comprendeva decine di nidi distribuiti su alcuni ettari e rappresentava un evento di particolare rilevanza perché confermava, su base empirica, le previsioni dei modelli di idoneità climatica per l’Europa meridionale. È importante sottolineare che alcune fonti divulgative e ser-

M., Schär, S., Somervuo, P., et al. (2023). The invasive ant Solenopsis invicta is established in Europe. Current Biology, 33(17), 3897-3904.e6

vizi giornalistici riportano l’ipotesi di una presenza antecedente e la possibilità che l’area realmente interessata sia più ampia; tali elementi, pur utili per orientare la sorveglianza, non equivalgono a una conferma uf ciale di proliferazione in altre province. A seguito della segnalazione scienti ca e della noti ca nazionale, la Regione Sicilia ha adottato un “Piano di azione per l’eradicazione della formica di fuoco (Solenopsis invicta)”, formalizzato con delibera della Giunta Regionale n° 242 del 04/07/24. Il Piano include una delimitazione della zona infestata, interventi urgenti su tutti i nidi individuati, monitoraggio per l’identi cazione di nuove aree, un piano di comunicazione del rischio sanitario, l’attività di formazione e un sistema di sorveglianza sanitaria per i casi di puntura. Gli interventi, nelle aree di presenza della formica di fuoco, sono iniziati nel 2025 con applicazioni broadcast di un biocida a base di indoxacarb, l’Advion® Fire Ant Bait di Syngenta in provincia di Siracusa (Biocida autorizzato in deroga). A novembre del 2025 la Regione Sicilia ha avviato una web app di segnalazione geolocalizzata “Fermiamola con un click”, che consente ai cittadini di inviare foto e coordinate di formicai sospetti. Tutte le segnalazioni ven-

gono validate da un gruppo di ricercatori dell’Università di Catania che, in caso di conferma, attiva le procedure di intervento di eradicazione. Esistono al momento altre segnalazioni (non scienti che o giornalistiche) che evidenziano la possibilità di una diffusione più ampia della formica di fuoco nel sud-est siciliano, quali i porti logistici e commerciali di Augusta e Catania, oltre a zone rurali e agricole fuori dalla provincia di Siracusa, con episodi di punture di formiche, ma senza conferma tassonomica. A livello UE, la Commissione Europea ha però ricordato gli obblighi previsti dal Regolamento (UE) 1143/2014 e la Commissione ha inviato una lettera di messa in mora all’Italia per carenze nella prevenzione/gestione dell’introduzione e diffusione, dichiarando di essere a conoscenza dell’adozione di un action plan.

SOLUZIONE EUROPEA

L’analisi della storia invasiva di Solenopsis invicta e delle strategie di gestione, consente di trarre alcune conclusioni chiave, di rilevanza strategica per il contesto europeo. I casi studio degli Stati Uniti e dell’Australia dimostrano in modo coerente che il successo invasivo della specie è fortemente legato alla combinazione di idoneità climatica e

dispersione fornita dall’uomo, mentre la probabilità di eradicazione diminuisce drasticamente una volta superata la fase iniziale di insediamento. Ne consegue quindi, che l’assenza di una risposta precoce e coordinata può portare a un’invasione su scala continentale, con costi economici e sanitari consistenti e dif cilmente reversibili, mentre un intervento tempestivo, basato su sorveglianza intensiva e azioni di eradicazione mirate, può limitare drasticamente la diffusione e ridurre i danni a lungo termine. In conclusione per l’Europa e in particolare per l’Italia, la presenza accertata in Sicilia rappresenta una nestra temporale critica: le priorità operative devono includere un rafforzamento della sorveglianza nelle aree a maggiore rischio climatico e logistico, una implementazione di protocolli di risposta rapida, una integrazione dei modelli climatici nei sistemi di allerta precoce e in ne un coinvolgimento attivo dei cittadini, oltre a eseguire, sin dall’anno 2026 interventi broadcast e di monitoraggio così come evidenziato nell’esperienza australiana. L’esito delle azioni intraprese nei prossimi anni determinerà se l’Italia e l’Europa riusciranno a contenere l’invasione o se assisteranno alla replicazione di quanto successo negli Stati Uniti.

Menchetti,

Gestione Integrata BLATTE E FORMICHE

L’impiego di erogatori di gel insetticida per il controllo delle blatte e delle formiche rappresenta oggi una delle soluzioni più ef caci, selettive e compatibili con contesti sensibili quali strutture sanitarie, industrie alimentari e ambienti condominiali. Questa metodologia si inserisce pienamente nei moderni programmi di Integrated Pest Management (IPM), privilegiando interventi mirati, a basso impatto ambientale e con ridotta esposizione per persone e animali non bersaglio.

GEL ANTIFORMICHE

IGR

Insetticida in gel in erogatori per esca pronti all’uso, a effetto domino per la distruzione dell’intera colonia grazie alla formula innovativa con regolatore di crescita IGR che aumenta l e cacia del trattamento S-metoprene tramite il comportamento di trofallassi delle operaie in uenza la italit delle larve e la fertilità della regina.

Composizione: Imidacloprid 0,01%, S-metoprene 0,08%, Denatonio benzoato 0,008%.

Autorizzazione Biocida n° IT/2021/00774/MRP

Il gel insetticida a base di Imidacloprid e S-metoprene combina due principi attivi con meccanismi d’azione complementari. L’Imidacloprid, appartenente alla classe dei neonicotinoidi, agisce sul sistema nervoso degli insetti interferendo con i recettori nicotinici dell’acetilcolina, provocando la morte degli individui adulti e delle forme giovanili che ingeriscono l’esca. L’S-metoprene, regolatore di crescita degli insetti (IGR), inibisce invece il corretto sviluppo delle blatte impedendo la metamorfosi e la riproduzione, interrompendo

GEL ANTISCARAFAGGI IGR

Insetticida in gel in erogatori per esca pronti all’uso, a effetto domino per la distruzione dell’intera colonia grazie alla formula innovativa con regolatore della crescita S-metoprene che provoca infertilità nelle femmine e impedisce alle ninfe di raggiungere lo stadio fertile.

Composizione: Imidacloprid 2,15%, S-metoprene 0,5%, OIT 0,04%, Denatonio benzoato 0,008%.

Autorizzazione Biocida n° IT/2022/00796/MRS

progressivamente il ciclo biologico della popolazione infestante. L’applicazione mediante erogatori di gel consente un posizionamento preciso del prodotto in prossimità dei focolai, lungo fessure, battiscopa, vani tecnici, quadri elettrici e aree di passaggio degli insetti, evitandone la dispersione nell’ambiente. Questo aspetto risulta particolarmente rilevante in strutture sanitarie e industrie alimentari, dove non è sempre possibile intervenire con prodotti concentrati diluiti e dove la tutela dell’igiene, la sicurezza degli operatori e la continuità delle attività produttive sono prioritarie. Nei contesti condominiali, l’uso del gel permette di intervenire in modo discreto ed ef cace sia nelle parti comuni sia nelle singole unità abitative, favorendo un controllo graduale ma duraturo dell’infestazione. Il fenomeno del trasferimento secondario dell’esca, attraverso il comportamento sociale, il cannibalismo delle blatte e la trofallassi delle formiche, contribuisce inoltre ad amplicare l’ef cacia del trattamento. Af nché il risultato sia ottimale, l’impiego del gel deve essere accompagnato da un’accurata attività di monitoraggio, da buone pratiche igienico-strutturali e da una corretta informazione degli utenti. In questo modo, gli erogatori di gel insetticida si confermano uno strumento altamente professionale, sicuro e sostenibile per il controllo delle blatte in ambienti complessi e ad elevata sensibilità.

servizi ambientali derattizzazione sostenibile

L’Università Agricola del Punjab brevetta un’esca anticoncezionale ecocompatibile che rappresenta un’alternativa non letale ai tradizionali rodenticidi

UNA SVOLTA NELLA GESTIONE DEI RODITORI

Negli ultimi anni, la gestione dei roditori è diventata una delle s de più complesse e critiche nell’ambito della disinfestazione, della sicurezza alimentare e della tutela ambientale. I roditori rappresentano una minaccia significativa per le produzioni agricole, per le infrastrutture urbane e per la salute pubblica, trasmettendo patogeni, danneggiando raccolti e strutture e riducendo la qualità della vita in aree densamente popolate. In questo contesto, un importante progresso scientifico è stato recentemente annunciato dall’Università Agricola del Punjab (Punjab Agricultural University - PAU), con sede a Ludhiana, India: la concessione di un brevetto per un’esca anticoncezionale per roditori, che rappresenta un’alternativa non letale ai tradizionali rodenticidi. Pubblicata il 3 gennaio 2026, la notizia ha attirato l’attenzione di studiosi, agricoltori e professionisti del pest management di tutto il mondo. L’innovazione è caratterizzata da un approccio completamente nuovo alla gestione dei roditori, puntando a controllare le popolazioni inibendo la riproduzione piuttosto che eliminando gli individui adulti con sostanze tossiche. Secondo quanto riportato dall’articolo del Times of India, la PAU ha ottenuto questo brevetto per un’esca altamente ecologica, formulata per in uenzare la fertilità dei roditori, riducendo così drasticamente la loro capacità riproduttiva in natura. Il cambio di approccio è signi cativo perché da un approccio letale si passa a uno preventivo. Infatti la gestione dei roditori si è da sempre basata principalmente sull’impiego di rodenticidi chimici ad azione letale. Sebbene tali prodotti possano ridurre rapidamente le popolazioni di roditori, essi presentano diversi limiti: resistenza chimica, l’uso prolungato di rodenticidi può portare allo sviluppo di resistenza nei

roditori, riducendo l’ef cacia dei prodotti nel tempo; effetti collaterali, i rodenticidi tossici possono contaminare l’ambiente, colpire specie non bersaglio e causare danni alla fauna selvatica o agli animali domestici; impatto sulla salute umana, l’uso indiscriminato di sostanze chimiche rappresenta un rischio per la salute delle persone esposte, compresi operatori e residenti; cicli di “uccidi e rimbalzo”, eliminare gli animali adulti può portare a un rapido rimpiazzo della popolazione, poiché nuovi individui colonizzano l’area liberata. L’approccio sviluppato dalla PAU si pone come risposta a queste criticità: il suo principio non è quello di uccidere i roditori, ma di impedire che si riproducano, modi cando così dinamiche di popolazione in modo più graduale e sostenibile. Questa strategia, se ben implementata, può portare a un equilibrio di lungo periodo nelle popolazioni di roditori, riducendo la necessità di interventi chimici ripetuti e potenzialmente dannosi.

COME FUNZIONA L’ESCA ANTICONCEZIONALE BREVETTATA

Secondo le informazioni disponibili nella documentazione di brevetto pubblicata dall’uf cio brevetti indiano (Patent Of ce Journal dell’aprile 2025), la formulazione brevettata dalla PAU si basa su un ingrediente chiave chiamato quinestrol, presentato in una forma a nanoparticelle. Elementi principali della tecnologia:

1. Principio attivo Quinestrol: il quinestrol è un composto sintetico con proprietà contraccettive, già noto in ambito biologico per la sua capacità di in uenzare i processi riproduttivi. In formulazioni convenzionali, tuttavia, la sua ef cacia può essere limitata dalla biodisponibilità e dal modo in cui viene assorbito nell’organismo del roditore.

CRISTINA GUALDONI

2. Nanoparticelle per migliori prestazioni: la vera innovazione risiede nella nanoformulazione del principio attivo. Il quinestrol è incapsulato in nanoparticelle che ne migliorano la biodisponibilità e l’ef cacia biologica. Ciò signi ca che la sostanza può essere assorbita più facilmente e in modo più ef ciente dall’organismo del roditore, permettendo di ridurre il dosaggio necessario e diminuendo l’impatto ambientale complessivo.

3. Matrice di rilascio appetibile: il brevetto descrive un’esca pronta all’uso, formulata in una matrice (ad esempio a base di farina di mais gelatinizzata) che la rende altamente appetibile per i roditori. Questo aspetto è fondamentale per superare uno dei principali ostacoli alla lotta antiparassitaria: la bait shyness (la riluttanza o evitamento delle esche sospette da parte dei roditori).

4. Ef cacia prolungata: grazie alla formulazione nano-incapsulata e alla maggiore biodisponibilità, il prodotto è progettato per esercitare un effetto anticoncezionale prolungato, diminuendo le nascite nel tempo e rendendo la gestione delle popolazioni più stabile e predicibile.

VANTAGGI AMBIENTALI

E OPERATIVI

L’innovazione della PAU rappresenta una notevole opportunità per modelli di gestione integrata dei parassiti (IPM), e non solo per l’agricoltura ma anche per il contesto urbano e periurbano. Una delle principali critiche nei confronti dei rodenticidi tradizionali riguarda i loro effetti collaterali su specie non bersaglio, incluse volpi, rapaci, cani, gatti e altri animali selvatici o domestici che possono ingerire esche o predare roditori contaminati da veleni.

In confronto, un’esca anticoncezionale che non causa mortalità diretta riduce notevolmente questi rischi, offrendo un pro lo di sicurezza molto più favorevole. Inoltre i rodenticidi tradizionali spesso contengono sostanze persistenti che possono contaminare suolo e acque superficiali. La tecnologia brevettata, con dosaggi ridotti e meccanismi non letali, può contribuire

UN’ESCA

ANTICONCEZIONALE

PER RODITORI RIDUCE

LA FERTILITÀ SENZA UCCIDERE,

PER UN PEST CONTROL PIÙ ECOLOGICO

SOSTENIBILE E SICURO

a minimizzare l’accumulo di residui chimici nell’ambiente. Un altro vantaggio è l’applicabilità in contesti sensibili. Aree come scuole, ospedali, mercati alimentari e magazzini richiedono spesso soluzioni di controllo roditori con massima sicurezza per umani e animali non bersaglio. Un prodotto anticoncezionale può essere particolarmente adatto in questi contesti, offrendo una strategia più accettabile dal punto di vista pubblico e regolatorio.

PAESAGGIO SCIENTIFICO

E TECNOLOGICO DI RIFERIMENTO

La ricerca di strumenti anticoncezionali per la gestione delle popolazioni animali non è del tutto nuova nella letteratura scienti ca. È infatti un campo di studio esplorato anche in altri contesti. Per esempio, esistono brevetti internazionali su strategie di immunocontraccezione per animali usando piante geneticamente modi cate per produrre antigeni che inducono infertilità nei roditori consumatori. Tuttavia, esempi applicativi concreti su larga scala, come quello sviluppato dalla PAU, sono rari e rappresentano un signi cativo passo verso l’adozione pratica. La nuova tecnologia brevettata dalla Punjab Agricultural University potrebbe avere importanti prospettive di utilizzo e implicazioni commerciali e operative per il settore del pest control. Il primo aspetto principale riguarda la potenziale integra-

zione negli IPM moderni. Gli schemi di Integrated Pest Management enfatizzano l’uso di metodi ecologici e meno invasivi prima di ricorrere a trattamenti chimici. Un’esca anticoncezionale può essere integrata in programmi IPM in combinazione con trappole meccaniche, monitoraggio e gestione dell’habitat, contribuendo a soluzioni più robuste e sostenibili. Il secondo è l’adozione nei settore agricolo dove le perdite causate da roditori possono raggiungere percentuali signi cative di raccolto, una riduzione della natalità nei roditori potrebbe tradursi in minori danni ai prodotti agricoli. Allo stesso modo, in aree urbane e periurbane, dove l’uso di veleni è spesso controverso e soggetto a restrizioni, un metodo anticoncezionale potrebbe essere una soluzione gradita alle autorità locali. Inoltre questo brevetto rappresenta un’opportunità di collaborazione per l’Università con aziende del settore pest control, istituzioni agricole o enti pubblici per la produzione e distribuzione su larga scala del prodotto. La tecnologia, essendo scalabile e pronta all’uso, potrebbe trovare rapido impiego in mercati emergenti e sviluppati. L’ottenimento del brevetto per un’esca anticoncezionale rodenticida da parte della Punjab Agricultural University, in conclusione, non è solo una notizia isolata, ma rappresenta un cambio di paradigma nella gestione dei roditori che potrebbe in uenzare strategie di disinfestazione a livello globale. Questo approccio, basato su controllo della fertilità anziché su uccisione diretta, si allinea con i principi moderni di sostenibilità, sicurezza e gestione integrata dei parassiti. Mentre la comunità scienti ca continua a esplorare nuovi metodi per gestire le popolazioni di parassiti in modo più umano e ecologico, la tecnologia sviluppata dalla PAU costituisce un esempio tangibile di come l’innovazione possa tradursi in soluzioni ef caci e potenzialmente trasformative. Con la commercializzazione e l’applicazione su larga scala di questo tipo di formulazioni, il pest control potrebbe passare immediatamente da una strategia reattiva e chimica a una più predittiva, sostenibile e accettabile da un punto di vista ambientale.

EKOMMERCE 25 anni di rivoluzione green

Quest’anno Ekommerce celebra un traguardo speciale: 25 anni di storia, una storia che ha contribuito a cambiare il modo di concepire la derattizzazione e il Pest Management tout court. Tutto iniziò in un piccolo laboratorio, quando i fondatori di Ekommerce riconobbero il potenziale di un’idea semplice ma rivoluzionaria: un dispositivo ef cace e rispettoso dell’ambiente.

Quel dispositivo si chiamava Ekomille.

All’epoca, i metodi tradizionali di derattizzazione si basavano esclusivamente su trappole a scatto e sostanze chimiche, spesso impiegate in modo indiscriminato.

I fondatori di Ekommerce videro oltre: non volevano offrire una soluzione come tante altre, ma proporre un nuovo modo di pensare. Con Ekomille dimostrarono che era possibile proteggere gli spazi urbani e rurali senza compromettere la salute dell’ambiente e delle persone. Quel piccolo prototipo divenne il primo passo verso una vera rivoluzione nel settore.

Da allora, l’azienda ha continuato a crescere, mantenendo viva la visione originaria dei suoi fondatori.

Oggi, ogni nuovo progetto ri ette la stessa aspirazione: migliorare continuamente, anticipare bisogni e soluzioni e operare nel pieno rispetto dell’ambiente e di chi vive negli spazi che proteggiamo.

A 25 anni di distanza, il vero traguardo non è solo la crescita, ma la capacità di conservare intatta quella visione.

Oggi Ekommerce si conferma un punto di riferimento nel mercato del Pest Management, distinguendosi per la capacità di sviluppare e commercializzare soluzioni avanzate per la derattizzazione, il controllo degli insetti e la disinfezione di ambienti civili, industriali e zootecnici. Dalla linea di dispositivi eco-

logici Ekomille alle trappole luminose Klight, no alle piastre e trappole collanti Tak e Flux, l’azienda propone strumenti all’avanguardia, che uniscono ef cacia e sostenibilità.

Oltre alle proprie linee, Ekommerce distribuisce prodotti leader di mercato e detiene per l’Italia l’esclusiva del marchio Mosquito Magnet, dispositivo ecologico per la cattura delle zanzare.

La costante attenzione all’innovazione, alla ricerca scientifica e alla formazione professionale garantisce che ogni prodotto mantenga elevati standard di qualità e affidabilità. Questo ha permesso all’azienda di conquistare il rispetto e la ducia dei mercati esteri e quindi affermarsi come realtà internazionale nel settore.

Ekommerce è la storia di un’idea che ha anticipato i tempi, trasformando un prodotto in un principio. È la storia di chi ha saputo guardare oltre e, guidato prima di tutto dall’etica, ha costruito un’azienda che oggi celebra un quarto di secolo di responsabilità, passione e lungimiranza.

Il riscaldamento globale aumenta le temperature urbane favorendo l’espansione delle popolazioni di roditori, con conseguenze dirette per l’igiene e la salute pubblica. Scopriamo cause, rischi e possibili strategie di controllo

CITTÀ PIÙ CALDE RATTI NUMEROSI

CRISTINA GUALDONI

Negli ultimi decenni, le grandi città del mondo stanno assistendo a un fenomeno che fino a pochi anni fa sembrava confinato ai racconti di cronaca urbana: la proliferazione massiccia dei ratti. Questo aumento non è casuale, ma strettamente collegato al cambiamento climatico e all’incremento delle temperature urbane, che creano condizioni ideali per la sopravvivenza e la riproduzione dei roditori. Uno studio pubblicato su Science Advances nel 2025 ha analizzato 16 metropoli internazionali, rilevando che l’aumento delle temperature nelle città è direttamente correlato alla crescita delle popolazioni di ratti. I ratti sono animali estremamente adattabili: possono vivere praticamente ovunque, trovare rifugi anche negli spazi più nascosti delle città e moltiplicarsi rapidamente. Le alte temperature urbane favoriscono questi meccanismi biologici, creando un habitat stabile e ricco di risorse. Con il riscaldamento globale, gli inverni sono più miti e le primavere iniziano prima, aumentando le possibilità di riproduzione durante l’anno. I roditori raggiungono la maturità sessuale in poche settimane e una singola femmina può dare vita a diverse cucciolate annuali, ciascuna composta da cinque o più piccoli, con un tasso di sopravvivenza elevato grazie all’abbondanza di cibo e rifugi nelle città. Inoltre, la disponibilità costante di cibo, dagli scarti domestici a quelli commerciali, crea un ambiente perfetto per la crescita delle colonie, aumentando la densità dei ratti anche in quartieri densamente popolati. Le città calde diventano così veri e propri laboratori urbani, dove i roditori non solo aumentano di numero ma modificano i loro comportamenti. Secondo lo studio, la maggior parte delle città analizzate mostra una significativa espansione dei roditori soprattutto nelle zone con fognature vecchie, accumulo di rifiuti o scarsa manutenzione urbana. I ratti diventano più audaci,

STRATEGIE PRATICHE

PER IL CONTROLLO DEI RATTI IN CITTÀ

Il fenomeno dell’aumento dei ratti nelle città è molto più di un semplice fastidio perché rappresenta un campanello d’allarme sulla connessione tra cambiamento climatico, urbanizzazione e salute pubblica. Comprendere le cause, monitorare le popolazioni e attuare strategie integrate è essenziale per garantire igiene, sicurezza e qualità della vita dei cittadini. Interventi tempestivi e coordinati, come quelli elencati sotto, possono fare la differenza, contenendo la proliferazione dei roditori e riducendo i rischi igienico-sanitari associati al riscaldamento globale

MONITORAGGIO DIGITALE

Sensori, videocamere e trappole sicure per rilevare e contenere le colonie in modo mirato, riducendo l’impatto ambientale dei pesticidi.

VERDE URBANO INTELLIGENTE

Pulizia regolare dei parchi, gestione dei sottoboschi, progettazione di aree aperte, utilizzo di piante non attrattive per i roditori.

COLLABORAZIONE INTERSETTORIALE

Coinvolgimento di enti pubblici, università, istituti di ricerca e privati per strategie coordinate e basate su dati scientifici aggiornati.

IL CAMBIAMENTO

CLIMATICO ACCELERA LA PROLIFERAZIONE

URBANA, AUMENTANDO LE CRITICITÀ NELLA GESTIONE

DEI RISCHI IGIENICO

SANITARI DELLE CITTÀ

escono allo scoperto anche durante il giorno e si avvicinano alle abitazioni, scuole e attività commerciali. Cronache italiane confermano questi dati: a Roma, Milano e Napoli, così come in altre città europee, le colonie di ratti si stanno diffondendo rapidamente, arrivando a essere visibili in quartieri storici e centri urbani densamente frequentati, aree che no a pochi anni fa erano considerate quasi immuni a questo fenomeno. I ratti sono inoltre animali notturni molto attivi, ma con l’adattamen-

to alle città calde hanno modi cato i loro ritmi diventando più visibili anche durante il giorno, esplorando vie commerciali, aree residenziali e parchi pubblici. Questa capacità di adattamento al cambiamento climatico e all’ambiente urbano li rende particolarmente dif cili da contenere. Alcune specie competono tra loro aumentando ulteriormente la pressione sulle risorse disponibili e spostando le colonie in nuovi quartieri, con il conseguente ampliamento dell’area di infestazione.

L’impatto sulla salute pubblica è immediato e tangibile. I ratti, si sa, sono vettori di numerose malattie trasmissibili all’uomo, alcune delle quali possono essere gravi o addirittura letali, come leptospirosi, salmonellosi, hantavirus e altre infezioni batteriche. La contaminazione degli alimenti, la presenza di escrementi e la proliferazione di parassiti come pulci e zecche aumentano il rischio di epidemie localizzate, soprattutto nelle aree urbane densamente popolate. Non solo, la proliferazione di questi roditori provoca danni materiali considerevoli, dal rosicchiamento di cavi elettrici e strutture edili no al degrado dei parchi e dei giardini pubblici, generando costi elevati per la manutenzione urbana e la sani cazione, oltre a creare un senso di insicurezza e disagio sociale. Il problema non è soltanto sanitario.

MANUTENZIONE URBANA

Riparazione di fognature, edifici e strutture degradate; sigillatura di possibili ingressi e rifugi; illuminazione urbana mirata per scoraggiare la presenza dei roditori.

EDUCAZIONE PUBBLICA

Campagne informative, guide pratiche per i cittadini, incentivazione della collaborazione tra residenti, scuole e autorità locali.

GESTIONE DEI RIFIUTI

Contenitori chiusi, raccolta frequente, separazione dei rifiuti, rimozione immediata di scarti alimentari pubblici e privati.

PIANIFICAZIONE URBANISTICA

Integrazione di considerazioni ecologiche, climatiche e igienico-sanitarie nelle politiche urbane; progettazione di infrastrutture resilienti e sostenibili.

ESEMPI CONCRETI DI SUCCESSO

Alcune città come Zurigo e Singapore hanno implementato sistemi integrati di monitoraggio, derattizzazione ecologica e sensibilizzazione pubblica che hanno ridotto drasticamente le popolazioni di ratti.

L’aumento dei ratti nelle città è un segnale evidente di squilibrio tra ambiente urbano e cambiamento climatico. Le città che crescono rapidamente e in modo disordinato, senza una piani cazione adeguata dei ri uti e delle infrastrutture, creano le condizioni ideali per la proliferazione dei roditori. I ratti si spostano rapidamente da una zona all’altra, colonizzando nuovi quartieri e aumentando il contatto con la popolazione umana. I dati raccolti dalla ricerca mostrano come città come Toronto, San Francisco e Washington D.C. siano esempi emblematici di questa tendenza: le popolazioni di ratti sono diventate più numerose, più audaci e più integrate negli ecosistemi urbani, aumentando i rischi igienici e sociali. Il cambiamento climatico agisce come un moltiplicatore dei problemi urbani, non solo incrementando la popolazione di ratti, ma ampli cando l’interazione tra roditori, ri uti e infrastrutture vecchie o inadeguate. Le cosiddette “isole di calore urbane”, aree densamente edi cate con asfalto e cemento, trattengono il calore e creano microclimi favorevoli ai ratti, permettendo loro di sopravvivere e riprodursi anche durante i periodi più freddi dell’anno. La combinazione tra temperature elevate, disponibilità di cibo e rifugi protetti rende quindi le città ambienti ideali per colonie sempre più vaste e persistenti. Oltre agli effetti diretti

sulla salute e sull’igiene, la presenza dei ratti ha conseguenze economiche rilevanti: danni agli edi ci, perdita di alimenti, interruzione di attività commerciali, aumento delle spese per sani cazione e derattizzazione. Studi urbani evidenziano come le infestazioni possano incidere anche sul turismo e sulla percezione della sicurezza urbana, con effetti indiretti sui cittadini e sulle imprese. Un altro aspetto spesso trascurato riguarda la biodiversità urbana. I ratti competono con altre specie di piccoli mammiferi e uccelli, modi cando l’equilibrio ecologico dei quartieri. Alcuni studi documentano come la loro presenza influenzi negativamente popolazioni di volatili urbani e rettili, creando ecosistemi impoveriti e meno resilienti. In questo contesto, la gestione urbana diventa essenziale. Gli esperti suggeriscono un approccio integrato che combini interventi strutturali, tecnologici ed educativi. La gestione accurata dei ri uti urbani è una misura fondamentale: contenitori chiusi ermeticamente, raccolta frequente e differenziata riducono drasticamente le fonti di cibo a disposizione dei roditori. La manutenzione delle infrastrutture, dalla riparazione di fognature alla messa in sicurezza di edi ci abbandonati e marciapiedi degradati, limita i rifugi naturali dei ratti, rendendo meno sicura la loro permanenza nelle città.

La progettazione di aree verdi urbane, la pulizia regolare dei parchi e la gestione dei sottoboschi sono ulteriori strumenti utili per ridurre i nascondigli a disposizione dei roditori. Un ulteriore aiuto può arrivare dalle tecnologie più avanzate di monitoraggio e controllo, che rappresentano un utile strumento elemento alla lotta contro le infestazioni. Infatti sensori, trappole intelligenti e sistemi di rilevamento digitale permettono di monitorare le colonie, identi care le aree a rischio e intervenire tempestivamente, riducendo l’uso indiscriminato di prodotti chimici. Parallelamente, la sensibilizzazione dei cittadini gioca un ruolo chiave. Educare la popolazione a conservare correttamente il cibo, chiudere i contenitori e segnalare eventuali infestazioni contribuisce significativamente al successo delle strategie di prevenzione, anche se le implicazioni sociali di questa proliferazione sono complesse. Infatti i ratti in uenzano il benessere percepito dai cittadini, generano ansia e disagio, e possono interferire con le attività commerciali, in particolare nel settore alimentare e turistico.

La loro presenza può anche ostacolare progetti di riquali cazione urbana e scoraggiare investimenti in quartieri densamente infestati, aumentando disuguaglianze e problemi sociali.

Quando il controllo

SUPERA IL TRATTAMENTO

Nel Pest Management professionale, i trattamenti tradizionali rappresentano da sempre uno strumento indispensabile. La loro azione rapida ed ef cace li rende fondamentali per rispondere a situazioni critiche e ripristinare in tempi brevi condizioni di sicurezza e controllo. In molti contesti produttivi e operativi, l’azione immediata resta un passaggio chiave nella gestione delle infestazioni. Però, accanto a questa ef cacia, l’evoluzione delle esigenze ambientali, produttive e gestionali ha portato il settore a interrogarsi su come rendere il controllo degli infestanti più stabile nel tempo. Da qui, le soluzioni di disinfestazione integrata, che consentono di superare questa logica emergenziale. Non si limitano a “spegnere l’incendio”, ma permettono di governare il fenomeno nel tempo attraverso un’azione continuativa, giorno dopo giorno, riducendo drasticamente la necessità di interventi chimici correttivi. È questa continuità di controllo a fare la differenza: mantenere la pressione sugli infestanti consente di abbassarne progressivamente i livelli no quasi ad azzerarli, trasformando la disinfestazione da intervento reattivo a strategia di gestione. In questo contesto si inseriscono le soluzioni integrate sviluppate e promosse da ORMA. L’impiego di insetti utili in ambito alimentare e zootecnico rappresenta un esempio concreto di controllo biologico ef cace e stabile nel tempo. I trattamenti tradizionali effettuati generalmente in allevamento contro le mosche, ad esempio, non consentono di arrivare ad un livello di contenimento dell’infestazione suf cientemente ef cace da decretare la risoluzione del problema, cosa che invece è resa possibile dall’applicazione di una strategia integrata che attraverso il trattamento con gli insetti utili permette un’azione costante, puntuale e risolutiva. Allo stesso modo, l’utilizzo di trappole larvicida di nuova concezione della

linea Inzecto (sistema innova tivo brevettato) per il controllo delle zanzare in ambienti urbani ed esterni consente di agire alla fonte del problema, arrivando, attraverso la loro azione conti nuativa, ad interrompere il ciclo di sviluppo prima che l’insetto diventi adulto. Nei contesti di aree verdi, in ne, l’installazio ne di sistemi di nebulizzazione permette un’azione quotidiana di breve durata e mirata, che ga rantisce un abbattimento costante delle popolazioni di zanzare e, allo stesso tempo, una riduzione signi cati va dei rischi per l’operatore, per gli utenti e per le relative ricadute sull’ambiente.

La disinfestazione integrata non è quindi una rinuncia all’ef cacia, ma un’evoluzione del concetto stesso di controllo: meno chimico, più strategia, più continuità. Un approccio che risponde alle esigenze produttive, sanitarie e ambientali dei contesti moderni, offrendo soluzioni durature là dove il trattamento tradizionale si ferma al risultato immediato.

Alla era PestMed 2026, che si terrà a Bologna dall’11 al 13 febbrao, i tecnici di ORMA presenteranno ai visitatori tutti i vantaggi tecnici ed operativi di queste nuove soluzioni e delle nuove strategie di controllo ef cace integrato. innova-ga-

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