TRANSIZIONE 5.0
L’iperammortamento al centro della politica industriale
TENDENZE Le macchine del cleaning sempre più sostenibili




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TRANSIZIONE 5.0
L’iperammortamento al centro della politica industriale
TENDENZE Le macchine del cleaning sempre più sostenibili




sicurezza , igiene e sostenibilità per una lotta efficace contro le ica in ospedale




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9RESPONSABILITÀ
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14PULITO SOSTENIBILE E FUTURO ENERGETICO
ANNO 35 N. 01 GENNAIO/FEBBRAIO 2026 ISSN 2612-4068
Direttore Responsabile Giorgio Albonetti
Direttore editoriale Ornella Zanetti ornella.zanetti@quine.it




Accu Italia, pioniere nella produzione di pacchi batteria e nell’assistenza tecnica avanzata, punta all’innovazione continua per arricchire ulteriormente la propria gamma di prodotti.
A partire dal 1° gennaio 2026, Edra Edizioni Srl ha incorporato le attività di Quine Srl. Edra Edizioni è la società che, dal 2026, riunirà tutte le attività editoriali del Gruppo Edra in Italia. Tale variazione non comporterà alcun cambiamento nei prodotti e nei progetti editoriali di Quine, ad eccezione della nuova ragione sociale.
Direttore Tecnico Maurizio Pedrini
Responsabile periodici
Chiara Scelsi c.scelsi@lswr.it Tel. +39 349 0099322
Responsabile di redazione
Cristina Cardinali | c.cardinali@lswr.it | Tel. +39 347 4238879
Redazione
Cristina Gualdoni c.gualdoni@lswr.it Tel. +393477623887
Loredana Vitulano l.vitulano@lswr.it | Tel. +39 342 6618995
Hanno collaborato
Stefano Belviolandi, Armando Ferraioli, Stefano Lodi, Niccolò Luongo, Marco Malagutti, Maurizio Pedrini
Progetto grafico Elisabetta Delfini e.delfini@lswr.it
Grafica e impaginazione LSWR
Immagini Shutterstock
Direzione commerciale dircom.quine@lswr.it
Ufficio traffico
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Stampa New Press Edizioni srl - Lomazzo (CO)
Abbonamenti
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Testata Associata

Distribuzione
Rivenditori, Imprese di servizi, Aziende alimentari, Sanità e RSA, Enti pubblici, Pubblici esercizi, Hotellerie, Lavanderie professionali, Disinfestazione e servizi ambientali, Grande distribuzione
A partire dal 1° gennaio 2026, Edra Edizioni Srl ha incorporato le attività di Quine Srl. Edra Edizioni è la società che, dal 2026, riunirà tutte le attività editoriali del Gruppo Edra in Italia. Tale variazione non comporterà alcun cambiamento nei prodotti e nei progetti editoriali di Quine, ad eccezione della nuova ragione sociale.

Accu nasce nel 1954 dall’ingegnere Franco Saporetti e dal fratello Alberto, pionieri nella distribuzione in Italia delle batterie al GEL Sonnenschein, sinonimo di qualità e affidabilità. Con la fondazione di Accu Italia nel 1974, l’azienda avvia un percorso di crescita strutturata che porta all’ampliamento dell’offerta - batterie, pile, caricabatterie e accessori - e allo sviluppo di una solida organizzazione tecnica, capace di affiancare i clienti in tutte le fasi, dalla progettazione al collaudo. Oggi Accu Italia rappresenta un punto di riferimento nel settore dell’energia, grazie a collaborazioni con partner di primo piano, competenze ingegneristiche consolidate e un approccio fortemente orientato all’innovazione. L’azienda investe costantemente in tecnologie avanzate per offrire soluzioni energetiche affidabili, sicure e su misura, con particolare attenzione ai settori della trazione leggera, dell’automazione e del cleaning indu-
striale. In questo contesto si inseriscono le linee Energy Safe ed Energy Safe Lithium, che rappresentano il cuore della strategia di sviluppo attuale: soluzioni progettate per garantire massima sicurezza, continuità operativa e prestazioni elevate, rispondendo alle esigenze sempre più evolute del mercato professionale. Per approfondire come queste strategie si traducano in risultati concreti, abbiamo chiesto a Gianbattista Di Muzio, Direttore commerciale & Marketing Batterie trazione, di raccontarci il percorso di crescita di Accu, il ruolo nel cleaning industriale, l’evoluzione verso la produzione di batterie custom e le prospettive future legate al litio.
Quali sono stati i passaggi chiave nella crescita?
Fin dai primi passi, ci siamo distinti per la capacità di progettare e produrre assemblaggi di batterie, sviluppando competenze
solide nel settore stazionario ed elettronico. Negli ultimi anni abbiamo ampliato il nostro raggio d’azione alla trazione leggera e al cleaning industriale, sviluppando soluzioni dedicate per logistica, automazione e veicoli elettrici professionali. Questo percorso ci ha permesso di evolvere da semplici fornitori a partner tecnologici, in grado di affiancare i clienti nella scelta delle soluzioni più adatte e di supportarli lungo tutto il ciclo di vita del prodotto.
Qual è oggi il vostro ruolo nel settore del cleaning industriale?
Il cleaning è uno dei settori su cui abbiamo investito maggiormente negli ultimi anni, sia in termini di prodotto sia di competenze. Lo abbiamo fatto sviluppando soluzioni dedicate come la gamma Energy Safe, pensata per garantire affidabilità, sicurezza e continuità di servizio anche nelle applicazioni più gravose. Accanto al prodotto, il vero valore aggiunto è il servizio: consegne rapide, una rete commerciale capillare e un forte supporto tecnico. Abbiamo investito molto anche nella formazione, sia interna sia rivolta ai clienti. Disponiamo di una sala corsi dedicata, dove organizziamo sessioni tecniche su utilizzo, ricarica, stoccaggio e manutenzione delle batterie. Nel cleaning è fondamentale scegliere la batteria giusta in funzione dell’applicazione, dell’ambiente di lavoro e delle modalità



Le batterie Energy Safe Cyclic, Energy Safe wet Lithium, Haze HZY EV sono affidabili, di lunga durata e offrono prestazioni ottimali
operative. Per questo il nostro approccio è sempre più consulenziale: non proponiamo soluzioni standardizzate, ma la risposta energetica più adatta alle reali esigenze operative.
Come si è evoluto il modello di business di Accu?
Negli ultimi anni abbiamo intrapreso un percorso molto chiaro: essere sempre meno percepiti come semplici distributori
Gianbattista Di Muzio, direttore commerciale & Marketing Batterie trazione

e sempre più come produttori di soluzioni energetiche ad alto contenuto tecnologico. Da circa quattro anni investiamo in linee dedicate alla realizzazione di batterie custom, sviluppate su specifica del cliente e assemblate in Italia, nello stabilimento di Calderara di Reno (BO). Le celle vengono selezionate in base a qualità e affidabilità del fornitore, mentre elettronica, BMS, contenitori e assemblaggio sono sviluppati internamente con il supporto dei nostri partner. Questo approccio ci consente tempi di sviluppo rapidi, controllo totale della qualità e piena conformità alle normative. Nel cleaning industriale il custom è particolarmente strategico: non si tratta solo di sostituire una batteria, ma di ripensare l’architettura della macchina per ottenere maggiore autonomia, minori ingombri e prestazioni complessive superiori.
Il litio sta cambiando il settore del cleaning. Quali sono le reali opportunità e le prospettive future?
Il piombo resta una tecnologia ancora molto diffusa, grazie al costo contenuto, alla facilità di gestione e a una riciclabilità quasi totale. Tuttavia, il litio offre vantaggi sempre più rilevanti nel cleaning: maggiore densità energetica, peso ridotto, ricariche rapide e soprattutto la possibilità di effettuare ricariche parziali, un limite strutturale del piombo. Accu ha scelto di puntare sul litio ferro fosfato (LiFePO4), tecnologia alla base della gamma Energy Safe Lithium, che garantisce elevati standard di sicurezza, stabilità termica e una
durata superiore in termini di cicli di vita. Tutti i sistemi sono progettati secondo criteri di massima sicurezza, sottoposti a test severi e pienamente conformi alle normative vigenti. Il futuro del litio nel cleaning è chiaro, ma richiede competenze specifiche, investimenti e una visione industriale solida. Per questo Accu continua a sviluppare sia soluzioni standard sia progetti custom, accompagnando il mercato verso una transizione consapevole e sostenibile.
Avete presentato le nuove batterie Energy Safe Lithium 24V/50Ah e 24V/30Ah: quali sono le loro caratteristiche e applicazioni?
I due modelli Energy Safe Lithium 24V/50Ah e 24V/30Ah sono destinati a diventare un riferimento per il settore del cleaning. Si tratta di batterie standard progettate per sostituire diverse configurazioni tradizionali al piombo, offrendo riduzione del peso, maggiore efficienza, ricariche parziali senza stress, elevata affidabilità e sicurezza certificata. Sono soluzioni ideali per spazzatrici e macchine uomo a bordo, dove continuità operativa e prestazioni costanti fanno la differenza. Accanto a queste batterie standard, continuiamo a sviluppare soluzioni custom, confermando il nostro ruolo di partner tecnologico a supporto dell’evoluzione del settore.



MAURIZIO PEDRINI direttore tecnico
PROFESSIONALE, UN SETTORE DI STRAORDINARIA
RILEVANZA SOCIALE ED ECONOMICA
Per Dimensione Pulito il primo numero dell’anno rappresenta un momento di rinnovata responsabilità e impegno verso i lettori.
Da sempre la nostra rivista interpreta con rigore il proprio ruolo: porsi sempre al servizio dell’informazione sulla cultura del pulito, dell’igiene e della sanificazione professionale, facendo da tramite tra imprese, associazioni, addetti professionali e tutti coloro che, a vario titolo, operano quotidianamente in un settore di straordinaria rilevanza sociale ed economica.
In questi anni, abbiamo cercato di allargare il nostro interesse agli scenari e allo sviluppo, costante e carico di nuove opportunità, di questo “mondo”, nel quale si esprime la vasta filiera della sanitation divenuta, col passare del tempo, sempre più strategica proprio perché delegata dalla società a garantire l’igiene, la sicurezza e la prevenzione di contaminazioni chimiche e fisiche, comprendendo in primis la produzione di macchinari, attrezzature e detergenti utilizzati in vari luoghi della vita comunitaria per assicurare ambienti salubri.
Parliamo di un comparto nel quale in Italia operano 35.000 imprese di pulizia, che coinvolge centinaia di migliaia di addetti, generando miliardi di euro di valore e incidendo sulla qualità della vita, sulla salute collettiva, sulla sostenibilità dei sistemi produttivi e dei servizi. Per questo la cultura del pulito non può essere demandata a pochi ma deve vedere protagoniste le aziende, gli imprenditori, la scuola, le istituzioni pubbliche e private. Quanti hanno a cuore il settore, sono chiamati, oggi più che mai, a scendere in campo, orientando le proprie scelte sul terreno dell’innovazione, della for-
mazione, della digitalizzazione, della transizione ecologica. Sfide critiche che definiscono il nostro presente, non più rimandabili al futuro.
In particolare, l’innovazione tecnologica con la rapida evoluzione e l’integrazione dell’ intelligenza artificiale in ogni settore,rappresenta un’eccezionale opportunità che dovrà essere guidata da un fondamentale principio etico: quello di essere un mezzo messo a disposizione delle persone che operano nel pulito professionale. Essa, in sostanza,non dovrà mai sostituire il lavoro umano, bensì integrarlo, rendendolo più sicuro, più efficiente e qualificato. In questo numero troverete un apposito “focus”, che abbiamo chiamato Dimensione Sanità, dedicato all’approfondimento di tematiche riguardanti la cura della pulizia negli ospedali. Qui, come ben sappiamo, la rigorosa applicazione di protocolli e procedure di pulizia altamente specializzata, insieme alla formazione continua degli operatori, e ai rigorosi controlli nell’esecuzione degli interventi, possono offrire un contributo decisivo alla prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza.
È questa, in estrema sintesi, la direzione che Dimensione Pulito continuerà a sostenere con forza per il 2026 e gli anni a venire: informazione seria, visione culturale e impegno concreto finalizzato a migliorare e arricchire i contenuti proposti. Cercando sempre di interpretare al meglio i grandi cambiamenti in atto nell’universo del professional cleaning e del Facility Management.
La vostra rinnovata fiducia ci stimolerà senz’altro a portare avanti tutti gli obiettivi con la massima determinazione!


Con la Legge di Bilancio 2026 il sistema degli incentivi agli investimenti viene profondamente ridisegnato. Il Nuovo Piano Transizione 5.0, fondato sul ritorno dell’iperammortamento e su un impianto pluriennale, è entrato ora nella fase decisiva dell’attuazione amministrativa
Il Nuovo Piano Transizione 5.0 si colloca oggi nel punto più delicato e, al tempo stesso, più determinante del suo percorso normativo. Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2026, il legislatore ha operato una revisione profonda dell’impianto degli incentivi fiscali destinati agli investimenti produttivi, intervenendo non solo sugli strumenti, ma anche sulle logiche di fondo che guidano la politica industriale del Paese. In questo scenario, l’attenzione delle imprese, dei professionisti e degli operatori istituzionali si è progressivamente spostata dal livello della norma primaria a quello, altrettanto decisivo, dell’attuazione amministrativa. All’inizio di gennaio 2026, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha comunicato ufficialmente di aver trasmesso al Ministero dell’Economia e delle Finanze lo schema di decreto interministeriale destinato a disciplinare le modalità attuative del Nuovo Piano Transizione 5.0. La trasmissione del testo ha segnato l’avvio della fase conclusiva dell’iter e ha assunto un rilievo sostanziale che è andato oltre il profilo procedurale.
Nella prassi della legislazione economica e tributaria, il decreto attuativo rappresenta infatti il passaggio attraverso il quale la norma primaria acquisisce concreta efficacia giuridica e operativa. È in questo atto che vengono definiti in modo puntuale e vincolante il perimetro degli investimenti agevolabili, le condizioni di accesso al
beneficio, le modalità di determinazione dell’incentivo fiscale, gli obblighi documentali richiesti alle imprese e il sistema dei controlli.
Senza il decreto attuativo, le disposizioni contenute nella Legge di Bilancio resterebbero una cornice normativa priva di immediata applicabilità. Questo aspetto è più volte richiamato nei documenti ufficiali di accompagnamento alla manovra, nei quali il Governo sottolinea come la certezza applicativa rappresenti un elemento essenziale per orientare le decisioni di investimento delle imprese e per evitare fenomeni di attesa che potrebbero tradursi in un rallentamento della spesa produttiva.
LA
Il contesto normativo nel quale si inserisce il Nuovo Piano Transizione 5.0 è quello delineato dal maxiemendamento alla Legge di Bilancio 2026, che ha introdotto una revisione strutturale dell’assetto degli incentivi fiscali. Nelle relazioni tecniche e nella nota di lettura predisposta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, viene esplicitata la scelta di superare la frammentazione degli strumenti agevolativi costruiti negli ultimi anni prevalentemente attorno a una pluralità di crediti d’imposta settoriali. Secondo il legislatore, questa frammentazione ha prodotto incertezza applicativa, sovrapposizioni normative e una crescente

Nel nuovo impianto della Transizione 5.0 l’investimento agevolabile non coincide automaticamente con l’acquisto di un bene tecnologicamente avanzato.
Questo principio, ampiamente richiamato nei documenti istituzionali, trova nel cleaning professionale un campo di applicazione particolarmente significativo. La pulizia è un’attività ad alta intensità di processo, in cui il risultato non dipende solo dalla tecnologia utilizzata, ma dalla combinazione di metodi, tempi, competenze, prodotti chimici e modalità di controllo.
Uno degli elementi qualificanti è l’enfasi sulla misurabilità dei risultati. Tradizionalmente, molte attività di pulizia sono state gestite sulla base dell’esperienza degli operatori e di procedure consolidate, ma spesso poco formalizzate. Il nuovo approccio richiede invece che il processo sia descritto, monitorato e documentato. Tempi di intervento, frequenze, consumi di acqua ed energia, utilizzo dei detergenti, qualità del risultato finale: tutti questi elementi devono poter essere letti come indicatori di performance.
L’INTEGRAZIONE COME CHIAVE DEL PROGETTO 5.0
Un progetto credibile non può limitarsi alla sostituzione di una macchina obsoleta con una più moderna, ma deve dimostrare la coerenza tra tutti gli elementi che compongono il servizio.
Le attrezzature devono dialogare con i prodotti chimici utilizzati, che a loro volta devono essere selezionati in funzione delle superfici, delle modalità operative e degli obiettivi di sostenibilità. La formazione del personale diventa parte integrante dell’investimento, perché senza operatori in grado di utilizzare correttamente le tecnologie e di interpretare i dati raccolti, il potenziale innovativo resta inespresso. Un ruolo crescente è svolto anche dai sistemi di gestione e raccolta dati: software per la pianificazione degli interventi, per il monitoraggio delle attività e per la rendicontazione dei risultati consentono di trasformare informazioni operative in evidenze documentali.
Cristina Cardinali
complessità gestionale per le imprese e per l’Amministrazione finanziaria.
La strategia delineata dalla manovra 2026 punta a ricondurre il sostegno agli investimenti produttivi a un meccanismo strutturale, stabile e pluriennale, capace di garantire un quadro di riferimento certo per la pianificazione industriale.
In questo disegno, l’iperammortamento torna a essere lo strumento cardine della politica industriale, assumendo una funzione centrale all’interno del Nuovo Piano
Transizione 5.0. Si tratta di una scelta che segna un ritorno a strumenti fiscali già sperimentati in passato, ma ripensati in chiave sistemica e integrati in una visione di medio-lungo periodo.
L’iperammortamento si applica agli investimenti in beni strumentali materiali nuovi, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi, effettuati nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028. Dal punto di vista tecnico-fiscale, il meccanismo opera attraverso una maggiorazione del costo fiscalmente riconosciuto del bene, che si riflette sulla base imponibile mediante l’aumento delle quote di ammortamento deducibili. A differenza dei crediti d’imposta, il beneficio non assume la forma di una compensazione immediata, ma si distribuisce lungo l’intero periodo di ammortamento, accompagnando l’investimento nel tempo. Le relazioni tecniche allegate alla Legge di Bilancio evidenziano come questa impostazione consenta di rendere l’incentivo coerente con i cicli industriali e con la durata economica dei beni strumentali. Dal punto di vista finanziario, l’iperammortamento produce una riduzione progressiva del carico fiscale, con un effetto positivo sul cash flow operativo delle imprese. Questo effetto risulta particolarmente rilevante per i settori manifatturieri e per le imprese caratterizzate da un’elevata intensità di capitale, per le quali la sostenibilità economica degli investimenti dipende in larga misura dalla possibilità di recuperare fiscalmente il costo nel
corso del tempo. La scelta di un orizzonte temporale triennale risponde a un’esigenza di stabilità normativa più volte richiamata nelle fonti istituzionali. Nei documenti di finanza pubblica, il Governo sottolinea come la discontinuità degli incentivi abbia rappresentato uno dei principali fattori di incertezza per le decisioni di investimento. L’estensione temporale dell’agevolazione consente invece alle imprese di programmare gli interventi in modo più razionale, superando la logica degli incentivi di breve periodo e favorendo una pianificazione industriale coerente con strategie di crescita strutturale. Un tassello importante alla luce dei numerosi richiami provenienti dal mondo imprenditoriale e dalle associazioni di categoria del comparto manifatturiero, che da tempo sollecitavano maggiore continuità e stabilità dell’impianto agevolativo.
DAL BENE AGEVOLATO
AL PROGETTO
Il Nuovo Piano Transizione 5.0 non si limita tuttavia a reintrodurre un incentivo già noto. Nelle comunicazioni istituzionali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e nei lavori parlamentari emerge con chiarezza la volontà di collocare l’iperammortamento all’interno di una strategia più ampia, orientata al sostegno della doppia transizione digitale ed energetica. L’innovazione tecnologica viene così concepita non come un fine in sé, ma come uno strumento per migliorare l’efficienza dei processi produttivi, ridurre i consumi energetici e rafforzare la competitività del sistema industriale. Questa impostazione emerge con particolare evidenza nei dossier predisposti dalla Camera dei Deputati in occasione dell’esame della Legge di Bilancio 2026. Nei documenti parlamentari viene ricostruito il percorso che ha condotto il legislatore a superare una logica basata su elenchi rigidi di beni agevolabili, orientandosi verso una valutazione più ampia degli investimenti, considerati come progetti complessi di trasformazione produttiva e organizzativa. In questa prospettiva, l’accesso all’incentivo risulta sempre più legato alla coerenza dell’investimento con gli obiettivi di policy, piuttosto che alla
PRODUTTIVI,
sola riconducibilità formale del bene a una categoria predeterminata.
Un elemento centrale del nuovo impianto riguarda il rafforzamento dei meccanismi di tracciabilità e controllo. Dai documenti del Senato della Repubblica emerge come negli ultimi anni il legislatore abbia progressivamente intensificato gli obblighi documentali e le verifiche sugli incentivi fiscali, introducendo controlli sia nella fase di accesso al beneficio sia successivamente alla sua fruizione. Questo orientamento risponde all’esigenza di garantire un utilizzo corretto delle risorse pubbliche e di prevenire comportamenti opportunistici. Il decreto interministeriale del Nuovo Piano Transizione 5.0 si colloca in questa linea di continuità. In particolare, chiarisce in modo puntuale quali documenti le imprese sono tenute a predisporre, in quali fasi del processo e con quali modalità. Le certificazioni tecniche assumono un ruolo centrale nel dimostrare la conformità degli investimenti alle condizioni previste dalla normativa. La qualità della documentazione diventa quindi un elemento determinante non solo per l’accesso all’incentivo, ma anche per la sua difendibilità in sede di controllo fiscale, come più volte sottolineato nei lavori parlamentari.
Un ulteriore profilo di rilievo riguarda il
tema della cumulabilità. Nei documenti ufficiali del Ministero dell’Economia e delle Finanze viene ribadito il principio del divieto di doppio finanziamento sugli stessi costi e la necessità di coordinare gli incentivi nazionali con quelli di origine europea. Questo aspetto assume un’importanza strategica per le imprese che operano in contesti territoriali agevolati o che accedono a più strumenti di sostegno. La Legge di Bilancio 2026 ha rifinanziato, infatti, il credito d’imposta per la ZES unica Mezzogiorno, le agevolazioni per le Zone Logistiche Semplificate, i Contratti di Sviluppo e la Nuova Sabatini per il sostegno agli investimenti in beni strumentali delle micro, piccole e medie imprese. Contestualmente, è stato istituito un fondo con una dotazione di 1,3 miliardi di euro a supporto degli investimenti riconducibili al paradigma Industria 4.0.
Dal punto di vista temporale, la trasmissione dello schema di decreto al Ministero dell’Economia e delle Finanze ha segnato l’avvio della fase conclusiva dell’iter attuativo. Nei documenti di finanza pubblica collegati alla manovra, il Governo ha più volte sottolineato l’importanza di evitare ritardi nell’attuazione delle misure, al fine di scongiurare effetti di attesa che potrebbero tradursi in un rallentamento degli investimenti produttivi.
INCENTIVO COME STRUMENTO STRUTTURALE
Nel complesso, il Nuovo Piano Transizione 5.0 e l’iperammortamento 2026–2028 rappresentano un passaggio rilevante nella politica industriale italiana. L’incentivo fiscale viene configurato come strumento strutturale, inserito in una strategia di medio-lungo periodo volta a sostenere la modernizzazione, la sostenibilità e la competitività del sistema produttivo. Per le imprese, la sfida non sarà soltanto quella di rispettare formalmente i requisiti di legge, ma di strutturare investimenti coerenti, pianificati e adeguatamente documentati, consapevoli che la reale efficacia della misura dipenderà dalla capacità di tradurre le previsioni normative in progetti solidi e difendibili sotto il profilo fiscale.
macchine sostenibili

Dalle lavasciuga alle soluzioni autonome, le macchine per il cleaning stanno evolvendo secondo una logica che integra efficienza operativa e sostenibilità ambientale

Negli ultimi anni il mondo del cleaning professionale sta attraversando una fase di cambiamento che va ben oltre il semplice aggiornamento delle attrezzature.
Non si tratta solo di macchine più performanti o di soluzioni più ergonomiche, ma di una trasformazione culturale e industriale che coinvolge l’intero settore. Al centro di questo cambiamento c’è la sostenibilità che non riguarda più soltanto i prodotti chimici o la riduzione dei consumi d’acqua, ma investe la progettazione complessiva delle macchine: il loro utilizzo e il loro impatto lungo l’intero ciclo di vita diventano parametri di valutazione sempre più rilevanti.
STRATEGIA ENERGETICA
Le macchine per la pulizia alimentate a batteria, dalle lavasciuga alle spazzatrici agli aspiratori fino ai più recenti sistemi robotizzati, sono diventate progressivamente protagoniste di un mercato che chiede efficienza e flessibilità. Se in passato la batteria era vista come una semplice alternativa tecnica, oggi rappresenta una scelta progettuale che incide su produttività e impatto ambientale. Questa evoluzione influisce anche sull’immagine aziendale e sulla percezione del servizio di pulizia. La libertà di movimento resta uno dei vantaggi più immediati: eliminare il vincolo del cavo significa ridurre i tempi morti, aumentare la sicurezza e lavorare con maggiore continuità, soprattutto nelle lavasciuga impiegate su grandi superfici. Ma dietro questo vantaggio operativo si nasconde una rivoluzione più profonda, legata al modo in cui l’energia viene prodotta, utilizzata e gestita.
La sostenibilità ambientale è diventata un criterio centrale nelle
scelte di molte aziende, non solo per motivi etici ma anche per rispondere a normative sempre più stringenti e a una crescente sensibilità da parte dei clienti. In questo contesto, le macchine per il cleaning alimentate a batteria offrono un contributo concreto. A differenza delle soluzioni con motori a combustione interna, non generano emissioni dirette durante l’uso.
Questo aspetto è particolarmente rilevante negli ambienti chiusi, dove la qualità dell’aria è un fattore determinante per la salute e il comfort delle persone. Ridurre le emissioni significa anche migliorare le condizioni di lavoro degli operatori, che possono svolgere le loro attività in ambienti più salubri. Ma il beneficio si estende anche agli utenti finali degli spazi puliti: clienti, dipendenti, pazienti, studenti.
Anche la riduzione della rumorosità rientra a pieno titolo nei criteri di sostenibilità. Le macchine a batteria sono generalmente più silenziose rispetto a quelle tradizionali, consentendo di operare anche in fasce orarie sensibili o in contesti dove il silenzio è fondamentale. Questo apre nuove possibilità organizzative: le pulizie possono essere effettuate in orari più flessibili, riducendo le interferenze con le attività principali degli edifici.
EVOLUZIONE DELLE BATTERIE
Quando si parla di batterie, è fondamentale guardare oltre la fase di utilizzo. La sostenibilità non può limitarsi al momento in cui la macchina è in funzione, ma deve considerare l’intero ciclo di vita del prodotto. Negli ultimi anni, l’evoluzione tecnologica ha portato a un progressivo abbandono delle batterie al piombo-acido a favore delle batterie agli ioni di litio.

Questo passaggio rappresenta uno dei cambiamenti più significativi nel settore del cleaning professionale. Le batterie al litio offrono numerosi vantaggi: sono più leggere, hanno una maggiore densità energetica, tempi di ricarica più brevi e una durata complessiva superiore. Ne deriva una riduzione delle sostituzioni, dei fermi macchina e dei rifiuti generati nel tempo, con benefici sia ambientali sia operativi. Dal punto di vista ambientale, il litio pone anche nuove sfide, legate all’approvvigionamento delle materie prime e alla gestione del fine vita. Proprio per questo, il settore sta investendo sempre di più in sistemi di recupero e riciclo delle batterie esauste. I materiali contenuti nelle batterie, come litio, nichel e cobalto, possono essere recuperati e reintrodotti nel ciclo produttivo, riducendo la necessità di nuove estrazioni e favorendo modelli di economia circolare. In alcuni casi, le batterie dismesse dalle macchine del cleaning trovano una seconda vita in applicazioni meno energivore, come sistemi di accumulo stazionario. Questo approccio allunga ulteriormente il ciclo di utilizzo delle risorse e contribuisce a ridurre l’impatto ambientale complessivo. Parallelamente all’evoluzione delle batterie, anche il design delle macchine per il cleaning sta cambiando. I produttori sono sempre più attenti alla scelta dei materiali, privilegiando soluzioni riciclabili e componenti modulari che facilitano la riparazione e l’aggiornamento delle macchine. Questo approccio non solo riduce i rifiuti, ma prolunga la vita utile delle attrezzature, rendendo l’investimento più sostenibile anche dal punto di vista economico.
L’efficienza energetica è un altro aspetto centrale. Le macchine di nuova generazione sono progettate per utilizzare l’energia in modo più intelligente, grazie a motori efficienti e a sistemi di controllo avanzati.
La batteria diventa così parte di un ecosistema tecnologico che ottimizza i consumi in base alle reali esigenze operative. La potenza viene infatti modulata in funzione
del tipo di superficie, del livello di sporco e delle condizioni operative, evitando sprechi e riducendo l’usura dei componenti. Il software gioca un ruolo sempre più importante in questo scenario. Le moderne macchine per il cleaning a batteria sono dotate di sistemi di monitoraggio che forniscono informazioni sullo stato della batteria, sui cicli di utilizzo e sulle prestazioni complessive. Questi dati permettono di pianificare meglio le attività, ottimizzare i tempi di ricarica e prevenire guasti. Sostenibilità ed efficienza sono sempre più interconnesse.
Il ruolo delle batterie nel cleaning professionale è destinato a crescere ulteriormente. La ricerca nel campo dell’accumulo energetico sta avanzando rapidamente, con lo sviluppo di soluzioni come le batterie allo stato solido, che promettono maggiore densità energetica e sicurezza. Questi sviluppi avranno un impatto diretto sulle macchine per il cleaning, che potranno offrire autonomie più lunghe e tempi di ricarica sempre più ridotti. In prospettiva, questo potrebbe cambiare radicalmente l’organizzazione del lavoro, rendendo le interruzioni per la ricarica sempre meno rilevanti e consentendo un utilizzo quasi continuo delle macchine. Un’altra tendenza è l’integrazione tra macchine a batteria e fonti di energia rinnovabile. Sempre più aziende valutano la ricarica delle flotte attraverso impianti fotovoltaici, inserendo il cleaning all’interno di strategie energetiche sostenibili. Le batterie assumono così un ruolo ancora più strategico, fungendo da ponte tra la produzione di energia rinnovabile e il suo utilizzo operativo. Non si tratta più solo di alimentare una macchina, ma di gestire in modo intelligente l’energia all’interno di un sistema complesso. In questo contesto si inseriscono anche automazione e robotica. I robot per il cleaning, alimentati da batterie di nuova generazione, stanno diventando sempre più
Nel settore del cleaning professionale, il danno ambientale non è legato a un singolo fattore, ma al modo in cui energia, risorse e materiali vengono utilizzati nel tempo. Emissioni generate da motori a combustione, consumi energetici elevati, rumorosità e gestione non corretta dei rifiuti contribuiscono a un impatto ambientale spesso poco visibile ma significativo.
Anche la durata delle macchine e la frequenza di sostituzione dei componenti incidono sul consumo di materie prime e sulla produzione di scarti
Le macchine per il cleaning alimentate a batteria rappresentano una risposta concreta a queste criticità. L’assenza di emissioni dirette durante l’utilizzo riduce l’inquinamento dell’aria negli ambienti chiusi, mentre una maggiore efficienza energetica limita gli sprechi. L’evoluzione delle batterie, in particolare quelle agli ioni di litio, consente inoltre una vita utile più lunga, minori esigenze di manutenzione e una gestione più strutturata del fine vita, grazie a programmi di recupero e riciclo. Il tema del danno ambientale riguarda però anche le scelte operative e organizzative. Utilizzare macchine a batteria più efficienti significa ridurre i consumi, ottimizzare i cicli di lavoro e limitare l’impatto legato all’intero ciclo di vita delle attrezzature. In questo senso, la tecnologia a batteria non elimina il danno ambientale, ma ne riduce le cause, trasformando la pulizia professionale in attività allineata ai principi di sostenibilità e responsabilità ambientale.
La pulizia potrà essere pianificata e monitorata in tempo reale, adattandosi alle esigenze degli spazi e riducendo al minimo gli sprechi di energia e risorse. La connettività e l’Internet delle Cose completano questo quadro. Le macchine connesse permettono di raccogliere e analizzare dati su larga scala, migliorando la gestione delle flotte e la manutenzione predittiva.
Dal punto di vista economico, l’adozione di macchine a batteria rappresenta una scelta sempre più razionale. A fronte di un investimento iniziale più elevato, i benefici nel medio-lungo periodo sono evidenti. Minori costi di manutenzione, maggiore efficienza energetica e una durata più lunga delle attrezzature contribuiscono a ridurre il costo totale di proprietà. Inoltre, la sostenibilità sta diventando un fattore competitivo sempre più importante.
Le aziende che investono in soluzioni a basso impatto ambientale possono valorizzare queste scelte anche in termini di immagine e reputazione, rispondendo alle aspettative di clienti sempre più attenti ai temi ambientali e sociali.
diffusi in aeroporti, centri commerciali e grandi strutture. La loro efficacia dipende in larga misura dalle prestazioni delle batterie, che devono garantire autonomia, sicurezza e continuità operativa.
Con l’evoluzione delle batterie, questi sistemi potranno diventare sempre più autonomi e intelligenti, integrandosi in modo fluido nei processi di gestione degli edifici.
Naturalmente, il percorso verso un cleaning sempre più sostenibile non è privo di sfide. La gestione del fine vita delle batterie, la necessità di infrastrutture adeguate per la ricarica e la formazione del personale sono aspetti che richiedono attenzione e investimenti. Tuttavia, la direzione è chiara. Le macchine per il cleaning alimentate a batteria non rappresentano solo un’evoluzione tecnologica, ma un tassello fondamentale di una progettazione orientata alla sostenibilità complessiva delle macchine. Le batterie, da elemento spesso nascosto all’interno delle macchine, diventano protagoniste di una nuova visione del pulito, in cui efficienza, responsabilità ambientale e innovazione procedono di pari passo. Il futuro del cleaning professionale è elettrico, intelligente e sempre più sostenibile. E al centro di questo futuro, come componente chiave di un sistema più ampio, ci sono le batterie.

Conoscere, sapere, incontrare. H3i giunge quest’anno alla sua nona edizione - dal 3 al 4 marzo a NH Milano Congress Centre di Assago -, con numeri in crescita sia per visitatori che per espositori. Un evento ormai consolidato, nato per valorizzare la chimica di settore (ingredienti, tecnologie di formulazione e servizi), che grazie al contributo delle associazioni di categoria dal podio della conferenza (Federchimica, AssICC-Confcommercio Imprese per l’Italia e Afidamp) garantisce un prezioso momento di aggiornamento e networking per gli operatori della filiera detergenza. H3i è l’acronimo di “Home Industrial Institutional Ingredients”. Innovazione di settore, situazione di mercato e regolamentazione rimangono i suoi pilastri portanti, ai quali l’edizione 2026 affianca focus specifici: l’utilizzo dei probiotici in detergenza, l’evoluzione del Pet Care (settore in costante crescita che abbraccia pulizia e igiene dell’animale domestico) e uno sguardo al comparto automotive, altro am-
bito caratterizzato da numeri significativi. Si parlerà di impiantistica al servizio della sostenibilità e, come ogni anno, delle tendenze nel mondo delle fragranze: il profumo è elemento cruciale nella scelta del consumatore e si sa quanto oggi sia sotto pressione per le crescenti istanze regolatorie.
Non c’è dubbio che le turbolenze geopolitiche in corso, insieme alle dinamiche economiche, commerciali e logistiche, rappresentino elementi di incertezza con possibili ricadute negative sui conti aziendali. Ne potrebbe risentire anche il Green Deal, traguardo raggiunto dopo decenni di intenso e oneroso impegno per uno sviluppo sostenibile di prodotti e tecnologie. Di questo parlerà l’Università Bocconi di Milano, cui è affidata la relazione di apertura della conferenza 2026.
Le presentazioni TechFocus 2026, a cura degli espositori e dei loro fornitori, offrono un’anteprima sulle innovazioni del settore della detergenza. I temi centrali riguardano
I visitatori pre-registrati che arriveranno ad H3i prima delle 10 riceveranno un voucher per caffè e pranzo. Per informazioni e dettagli sulla manifestazione, visitare il sito ufficiale www.h3i.it
il connubio tra alte performance e sostenibilità, con focus su materie prime vegetali e biodegradabili. L’evento rappresenta un momento cruciale per scoprire le tendenze future del mercato domestico e industriale. H3i favorisce il networking con i leader del settore e la relazione con fornitori di materie prime, attrezzature e formulatori, promuovendo collaborazioni efficaci per lo sviluppo di nuove formulazioni e soluzioni sostenibili. Un’occasione per affrontare le sfide della formulazione in ambito domestico e industriale e un’opportunità per le aziende di anticipare le tendenze emergenti e rafforzare la propria competitività sul mercato.

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3-4 marzo 2026
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Il centro congressi RAI di Amsterdam si prepara ad accogliere nuovamente Interclean Amsterdam 2026, dal 14 al 17 aprile. L’evento, che si conferma come l’appuntamento imperdibile per produttori, innovatori e leader del comparto, rappresenta molto più di una semplice esposizione commerciale: è il punto d’incontro strategico dove si delineano le direzioni future di un’industria in costante trasformazione.
L’edizione 2026 si presenta con ambizioni ancora più elevate rispetto al passato. La superficie espositiva è stata ampliata, il numero di espositori internazionali è cresciuto significativamente e il programma è stato arricchito con un ventaglio più ampio di dimostrazioni dal vivo e sessioni formative. Il fil rouge che attraversa l’intera manifestazione è il processo di transizione che sta investendo il settore: automazione, robotica autonoma e sostenibilità sono i pilastri su cui si costruisce il futuro della pulizia professionale.
Il layout della fiera è stato progettato attorno a quattro centri esperienziali tematici, ciascuno dedicato a un segmento specifico del mercato. Nel padiglione 12, in collaborazione con Clean Hospitals, si concentra l’area dedicata al settore sanitario, dove vengono presentate le più avanzate soluzioni per la prevenzione delle infezioni, gli standard igienici e le tecnologie di pulizia per ospedali e strutture di assistenza a lungo termine.
Il padiglione 8, recentemente ampliato, ospita invece il settore dell’ospitalità. Sviluppata in partnership con BICSc, quest’area non si limita alle soluzioni tradizionali ma introduce nuovi segmenti di prodotto, dalle tecnologie per la lavanderia e la cura dei tessuti ai sistemi per il controllo dei parassiti. All’esterno, presso l’ingresso K, il mondo della pulizia outdoor prende vita attraverso spettacolari dimostrazioni dal vivo, incluse quelle di pulizia delle finestre. Infine, il

padiglione 5 diventa il regno della robotica, con un’area interamente dedicata ai robot per la pulizia autonoma e dimostrazioni pratiche dei principali produttori del settore.
Interclean Amsterdam 2026 non è solo tecnologia esposta, ma anche e soprattutto condivisione di sapere. Quattro palchi dedicati alla conoscenza costituiscono il cuore pulsante dell’offerta formativa, esplorando persone, pratiche e tecnologie che ridefiniscono gli standard professionali.
Il Palco Principale ospita le sessioni ISSA, tavole rotonde con aziende pluripremiate, presentazioni su AI e intelligenza artificiale applicate al settore, oltre alla cerimonia di premiazione degli Innovation Awards. Da martedì a giovedì, le Sessioni di Conoscenza ISSA approfondiscono gli sviluppi nei comparti dell’ospitalità, degli ambienti di lavoro commerciali e dell’assistenza sanitaria.
Palchi specialistici completano l’offerta formativa con focus mirati su sostenibilità, salute, igiene e tecnologie digitali.
La giornata di venerdì conclude la manifestazione con un formato più informale: la conferenza Feel Good Friday, le premiazioni del National Cleaner e del Cleaning Team of the Year, culminando nel tradizionale Vrijdagmiddagborrel, un grande ricevimento dove networking e socializzazione si fondono con i contenuti professionali.

Nel contesto sanitario ospedaliero, i prodotti tessili monouso in microfibra si sono affermati come una soluzione efficace e sicura.
La loro capacità di garantire igiene, ridurre il rischio di contaminazioni e semplificare la gestione operativa li rende una scelta sempre più diffusa nei sistemi di pulizia professionale.
In primo luogo, l’utilizzo della microfibra, oltre che richiesto nei CAM, consente di ottenere una elevata efficacia pulente dei tessili. La microfibra, infatti, grazie alla sua particolare struttura, è in grado di catturare efficacemente lo sporco e i microrganismi che vi proliferano, garantendo una pulizia profonda e accurata: un primo passo essenziale verso la migliore igienizzazione possibile delle superfici.
Dal punto di vista della sicurezza poi, l’adozione di prodotti tessili usa e getta offre una sicurezza igienica significativa poiché questi tessili sono utilizzati una sola volta e poi eliminati. Con i tessili monouso non vi è alcun rischio di contaminazione incrociata o di trasporto di agenti patogeni da una superficie all’altra. Questo è particolarmente importante in ambienti ospedalieri, dove la prevenzione delle infezioni (ICA) è fondamentale per la sicurezza dei pazienti e del personale.
Tuttavia, l’aspetto più sorprendente riguarda l’impatto ambientale di un sistema di pulizia ospedaliero che impiega prodotti tessili usa
e getta, a condizione che sia gestito correttamente. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, in determinate condizioni, questo tipo di sistema può essere più vantaggioso dal punto di vista ambientale rispetto a uno che utilizza tessili riutilizzabili. Studi condotti da Falpi, ben conosciuta nel settore sanitario, hanno dimostrato che con il sistema di pulizia Monorapid, grazie ai moderni processi di lavorazione dei materiali impiegati nei tessili usa e getta, e ai più aggiornati protocolli di impiego, è possibile garantire oltre alla qualità del livello microbiologico anche un considerevole vantaggio dal punto di vista del relativo bilancio ambientale. In ultimo, ma non meno importante, eliminando la necessità di lavare e asciugare i tessili riutilizzabili, si azzera la dispersione di microplastiche nell’ambiente acquatico.
In sintesi, un sistema di pulizia ospedaliero che utilizza prodotti tessili usa e getta in microfibra, si rivela una scelta efficace, sicura e, se gestita correttamente, anche vantaggiosa dal punto di vista ambientale.




L’evento che ridisegna il futuro delle costruzioni, che promuove il confronto, l’innovazione e l’aggiornamento in un settore in continua evoluzione!
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Tutti gli interventi della fase conclusiva di attuazione del PNRR
Mascherine in ospedale una misura essenziale non più negoziabile
Strategie strutturate per contrastare le infezioni nosocomiali

22|23|24 aprile 2026

Progetto e direzione In collaborazione con


Megamini E-Control è la gamma di sistemi di dispensazione elettronici Celtex, asciugamani e saponi, che garantisce massima igiene e riduzione dei costi.
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Igiene, protezione, performance no touch


CRISTINA CARDINALI
C’è un filo rosso che attraversa oggi il mondo della sanità: la consapevolezza, finalmente più diffusa, che l’igiene è una componente strutturale della cura. Non un costo accessorio, non una voce tecnica relegata al “dopo”, ma una leva strategica che incide sulla sicurezza dei pazienti, sul lavoro degli operatori e sulla sostenibilità complessiva dei sistemi sanitari. Un elemento trasversale, capace di influenzare la qualità dell’assistenza tanto quanto le scelte cliniche e organizzative. In questo scenario di trasformazione profonda, le risorse e le visioni messe in campo per il rinnovamento del servizio sanitario rappresentano un’occasione irripetibile. Ripensare spazi, percorsi, tecnologie e modelli organizzativi significa anche interrogarsi su come vengono puliti, sanificati e mantenuti quegli stessi ambienti. Perché l’innovazione è tale solo se accompagnata da superfici sicure, aria controllata, procedure coerenti e personale formato. Eppure, l’esperienza quotidiana ci ricorda che alcuni gesti fondamentali continuano ad essere sottovalutati. La prevenzione, quella vera, passa spesso da azioni semplici, ripetute, apparentemente banali, che però fanno la differenza. Sono pratiche che rappresentano il primo vero presidio di sicurezza. La cultura dell’igiene richiede
costanza, attenzione e responsabilità condivisa. Non basta che le regole esistano, serve che vengano comprese e interiorizzate, da chi cura e da chi garantisce ambienti idonei alla cura.
Il cleaning sanitario è oggi chiamato a un salto di qualità. Non solo esecuzione, ma integrazione nei processi clinici. Un’attività che dialoga sempre più con il risk management, il controllo delle infezioni e la qualità delle cure. I prodotti e i macchinari, vanno affiancati a metodo, competenza e visione. Sanificare significa ridurre i rischi invisibili, interrompere le catene di trasmissione, proteggere i più fragili. È un lavoro silenzioso, spesso dato per scontato, ma senza il quale nessun percorso di cura può dirsi davvero completo. C’è poi un altro elemento che troppo a lungo è rimasto ai margini del dibattito. L’aria che si respira negli ospedali, la sua qualità, il modo in cui viene filtrata, rinnovata e distribuita, è parte integrante dell’igiene complessiva. Pensare al cleaning in modo moderno significa includere anche questi aspetti, superando una visione limitata alle sole superfici.
Parlare di igiene, oggi, significa parlare di futuro. E farlo con competenza, passione e senso di responsabilità è il modo migliore per contribuire a una sanità più forte, più moderna e più umana.



paredes.it paredes.it
IN PROSPETTIVA
2 IL PRIMO GESTO DELLA CURA
ATTUALITÀ
8 ULTIMO MIGLIO DEL PNRR
12IN OSPEDALE SENZA MASCHERINA

16LE NUOVE POLITICHE OMS

20GESTI CHE SALVANO
22STOP ALLE ICA

PREVENZIONE
26L’IGIENE È UN PROCESSO CLINICO



Dal 1989, Paperdì opera nel settore tissue dell’industria cartaria producendo articoli monouso per uso sanitario e alimentare destinati al settore domestico e a quello professionale

ANNO 35 N.01 GENNAIO/FEBBRAIO 2026 ISSN 2612-4068
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Hanno collaborato
Stefano Belviolandi, Armando Ferraioli, Stefano Lodi, Niccolò Luongo, Marco Malagutti, Maurizio Pedrini
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Testata Associata

Distribuzione Rivenditori, Imprese di servizi, Aziende alimentari, Sanità e RSA, Enti pubblici, Pubblici esercizi, Hotellerie, Lavanderie professionali, Disinfestazione e servizi ambientali, Grande distribuzione


L’igiene delle mani è il primo presidio di sicurezza in ogni ambiente professionale. Ma dopo un accurato lavaggio, tutto può essere vanificato da un’asciugatura inadeguata. Asciugamani in tessuto riutilizzati che trattengono umidità e batteri, carta di scarsa qualità che si sfalda lasciando residui sulla pelle. Paperdi risponde a questa criticità con Bambù, l’asciugamano monouso che unisce l’igienicità della carta in cellulosa alla performance di un tessuto di qualità.
Dal 1989, l’azienda orienta ogni scelta produttiva verso un principio chiaro: operare in modo sicuro e sostenibile, nei confronti delle persone e dell’ambiente. Bambù rappresenta l’evoluzione più recente di questa filosofia, un prodotto che reinterpreta il concetto di asciugamano monouso trasformandolo in uno strumento di vera efficacia professionale.
La struttura di Bambù è stata studiata per offrire un’esperienza superiore. La cellulosa naturale garantisce una morbidezza avvolgente che rispetta la pelle, mentre la resistenza del materiale assicura un’asciugatura completa senza il rischio di rotture o residui sulle mani. La capacità assorbente è elevata, rapida ed efficiente: bastano pochi passaggi per ottenere mani perfettamente asciutte, anche nelle situazioni più impegnative.
Ma è sul fronte dell’igiene che questo asciugamano fa davvero la differenza. Il monouso elimina alla radice il problema della contaminazione crociata: ogni utilizzo parte da zero, senza il rischio di trasferire impurità, umidità residua o microrganismi tipico degli asciugamani in tessuto tradizionale. In contesti dove l’igiene è un requisito non negoziabile, questa caratteristica diventa determinante.
Bambù si rivolge a diversi segmenti professionali, adattandosi con la stessa affidabilità a contesti differenti. Nei saloni di parrucchieri e centri estetici, dove il contatto ravvicinato con i clienti richiede standard igienici elevati e un’esperienza sensoriale gradevole. Nelle RSA e nei servizi di cura della casa, dove sicurezza e comfort per ospiti e operatori sono priorità assolute. Nel settore pet, per asciugare delicatamente le zampe e il mantello degli animali dopo il lavaggio, senza lasciare residui di carta sulla pelle o sul pelo.
Con Bambù, Paperdi amplia la propria gamma con un prodotto che va oltre la semplice funzionalità. Non è solo un asciugamano monouso: è uno strumento che eleva la qualità del servizio, protegge operatori e utenti, e dimostra che praticità e performance possono convivere senza compromessi.


Un gesto, che fa la differenza. Un gesto, che fa la differenza.







Grandi investimenti in sanità e servizi per l’Italia. Dall’iniziale esercizio di programmazione e di allineamento normativo, oggi il focus si sposta sull’impatto reale degli interventi con strutture che cambiano volto, processi che si digitalizzano, nuovi modelli organizzativi che entrano nella quotidianità di operatori e utenti
CRISTINA CARDINALI
Con l’erogazione dell’ottava rata del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e la contestuale richiesta della nona, l’Italia entra ufficialmente nella fase conclusiva di attuazione del PNRR. Un passaggio che non è soltanto contabile o procedurale, ma che segna il momento in cui i grandi numeri del Piano iniziano a tradursi, in modo sempre più concreto, in trasformazioni operative per i servizi pubblici, la sanità, le infrastrutture e, più in generale, per l’organizzazione dei sistemi complessi che incidono sulla qualità della vita dei cittadini. Il pagamento dell’ottava rata, pari a 12,8 miliardi di euro, porta infatti a 153,2 miliardi le risorse complessivamente ricevute dall’Italia, pari a circa il 79% della dotazione totale del Piano. Un dato che colloca il nostro Paese ai primi posti in Europa per avanzamento nell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e che assume un valore ancora più significativo se letto alla luce della complessità delle riforme e degli investimenti coinvolti.
MESSA A TERRA DEGLI INTERVENTI
Il raggiungimento dei 32 obiettivi collegati all’ottava rata e dei 50 obiettivi che sostengono la richiesta della nona rata testimonia una macchina amministrativa che, pur tra difficoltà e aggiustamenti, è riuscita a mantenere il passo con il cronoprogramma europeo. Ma è proprio ora, nell’“ultimo miglio”, che la sfida cambia natura. Se nelle fasi iniziali il PNRR è stato soprattutto un esercizio di programmazione e di allineamento normativo, oggi il focus si sposta sull’impatto reale degli interventi: strutture che cambiano volto, processi che si digitalizzano, nuovi modelli organizzativi che entrano direttamente nella quotidianità di operatori e utenti. In questo scenario, la Missione Salute rappresenta uno degli ambiti più rilevanti e, al tempo stesso, più complessi.
Con una dotazione complessiva di oltre 15 miliardi di euro per gli investimenti, a cui si affiancano riforme strutturali, il PNRR sanitario mira a ridisegnare il Servizio Sa-
nitario Nazionale rendendolo più moderno, digitale e vicino ai territori.
OSPEDALI PIÙ TECNOLOGICI E DIGITALIZZATI
Per l’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero l’investimento è pari a oltre 4 miliardi di euro e riguarda 280 strutture sanitarie sede di dipartimenti di emergenza e accettazione di I e II livello e prevede la sostituzione e l’introduzione di grandi apparecchiature ad alto contenuto tecnologico. Tomografi computerizzati, risonanze magnetiche, acceleratori lineari, sistemi radiologici e apparecchiature per la diagnostica avanzata rappresentano un salto qualitativo sul piano clinico, e impongono anche una revisione profonda dell’organizzazione degli spazi, dei flussi e delle procedure. Ogni ospedale digitalizzato dovrà essere dotato di un centro elaborazione dati e di infrastrutture informatiche in grado di supportare la gestione integrata delle informazioni cliniche.
Il totale di 15,62 miliardi di euro destinato alla Missione rappresenta l’8% delle risorse complessive stanziate per il PNRR. Un investimento senza precedenti che ridisegna strutture, servizi e modelli organizzativi della sanità italiana.
valori in milioni di euro
4.050 Ammodernamento tecnologico e digitale degli ospedali
4.750 Assistenza domiciliare e telemedicina
2.000 Case della Comunità:
1.000 Ospedali di Comunità
1.670 Fascicolo Sanitario Elettronico e sistemi informativi
524 Ricerca biomedica
737,6 Formazione del personale sanitario
889 Sicurezza e adeguamento antisismico degli ospedali

Per il mondo dei servizi, delle forniture e della gestione delle strutture, questo significa operare in ambienti sempre più tecnologici, dove la pulizia, la sanificazione e la manutenzione devono dialogare con apparecchiature sofisticate e sistemi digitali, nel rispetto di standard elevati di sicurezza e continuità operativa.
Accanto all’ospedale, il PNRR ridisegna il concetto stesso di assistenza sanitaria, spo-
stando l’asse verso il territorio e il domicilio. L’investimento dedicato all’assistenza domiciliare e alla telemedicina, pari a circa 4,75 miliardi di euro, punta a incrementare in modo significativo il numero di pazienti assistiti a casa, in particolare nella popolazione over 65.
L’introduzione su larga scala della telemedicina, la creazione di 600 centrali operative territoriali e la diffusione di dispositivi per il monitoraggio a distanza modificano il perimetro tradizionale della sanità. Anche in questo caso, l’innovazione tecnolo-
gica si accompagna a nuove esigenze organizzative: spazi di coordinamento, gestione dei dati, integrazione tra servizi sanitari e sociosanitari.
Il rafforzamento dell’assistenza territoriale passa anche attraverso la realizzazione delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità. Strutture pensate per intercettare i bisogni sanitari prima che si trasformino in ricoveri ospedalieri, riducendo la pressione sugli ospedali per acuti.
Le Case della Comunità, oltre 1.300 su tutto il territorio nazionale, dovranno garantire un punto unico di accesso ai servizi sanitari, con un forte supporto digitale e un’organizzazione orientata alla presa in carico della persona.
Gli Ospedali di Comunità, almeno 307, saranno invece dedicati ai pazienti con patologie a bassa intensità clinica o recidive croniche. Per chi opera nei servizi di gestione e pulizia degli ambienti, queste nuove strutture rappresentano un ambito di lavoro con caratteristiche specifiche, a metà strada tra il contesto ospedaliero e quello territoriale, dove la qualità ambientale diventa parte integrante del percorso di cura.
INFORMAZIONE
Un altro asse strategico del PNRR sanitario riguarda il rafforzamento delle infrastrutture per la raccolta e l’analisi dei dati. Il potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico e del Nuovo Sistema Informativo Sanitario punta a rendere omogenea e continua la disponibilità delle informazioni cliniche su tutto il territorio nazionale. Parallelamente, gli investimenti in ricerca biomedica e nello sviluppo delle competenze del personale sanitario completano il quadro di una sanità che guarda al futuro, ma che deve necessariamente fare i conti con la necessità di integrare innovazione, sicurezza e sostenibilità.
valori in miliardi di euro
153,2 risorse già ricevute dall’Italia (79% del totale)
12,8 per l’ottava rata con 32 obiettivi raggiunti
12,8 richiesti per la nona rata con 50 obiettivi identificati
L’approvazione, a inizio 2026, del disegno di legge delega per la riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale conferma che il PNRR è un intervento acceleratore di processi destinati a proseguire anche oltre la conclusione formale del Piano.
L’“ultimo miglio” del PNRR non coincide dunque con una linea di arrivo, ma con un passaggio di fase. Alla realizzazione degli investimenti deve seguire anche la loro gestione nel tempo.
Una sfida che riguarda istituzioni, operatori sanitari e, non da ultimo, tutti quei settori -compreso quello strategico della pulizia professionale e dei servizi integrati - chiamati a garantire ambienti sicuri, funzionali e all’altezza di una sanità sempre più tecnologica e orientata alla persona.
Sebbene il PNRR non preveda capitoli di spesa dedicati esclusivamente alla pulizia professionale, molti degli investimenti at-
tivati - in particolare nella Missione Salute - generano ricadute economiche dirette e indirette sul comparto del cleaning e dei servizi integrati.
Se si investe in nuove strutture, aumentano i metri quadrati da gestire. La realizzazione di Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali comporta un ampliamento significativo delle superfici, con un incremento strutturale dei costi per pulizia, sanificazione e servizi ambientali.
Ospedali più tecnologici vogliono dire pulizie più specialistiche.
L’introduzione di apparecchiature ad alta complessità (diagnostica avanzata, sistemi digitali, sale ibride) richiede interventi di cleaning altamente qualificati, con prodotti, attrezzature e competenze specifiche, incidendo sui budget operativi delle aziende sanitarie. Inoltre, la spinta alla digitalizzazione e alla tracciabilità dei processi sanitari favorisce anche l’adozione di sistemi di controllo e rendicontazione delle attività di pulizia, con un’evoluzione dei contratti verso modelli basati su qualità, performance e controllo dei risultati.
Importante anche sottolineare che gli investimenti in formazione, sicurezza e prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza rafforzano di fatto il ruolo strategico della sanificazione professionale come leva di riduzione dei costi indiretti (assenze, contenziosi, allungamento delle degenze). Infine, gli obiettivi ambientali del PNRR e gli interventi di riqualificazione strutturale potrebbero spingere le stazioni appaltanti a orientare le spese verso soluzioni di pulizia sostenibili, conformi ai CAM e integrate nei programmi di gestione energetica e ambientale.
Tutti questi cambiamenti chiamano in causa imprese, operatori e fornitori di servizi, sempre più coinvolti come partner strategici nella costruzione di una sanità moderna, sicura e orientata alla persona.
Nelle strutture sanitarie e nelle RSA, la prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) non è mai il risultato di una singola azione, ma di una catena di comportamenti corretti, ripetuti e condivisi. In questo sistema complesso, l’igiene delle mani rappresenta il punto di partenza più semplice e, al tempo stesso, più determinante. Le mani sono infatti il veicolo più frequentemente coinvolto nella trasmissione dei patogeni in ambito assistenziale. Il meccanismo di diffusione è tanto comune quanto insidioso: i microbi presenti sulla cute del paziente vengono trasferiti sulle superfici circostanti e viceversa, dando il via alle contaminazioni crociate. In assenza di corretti protocolli o prodotti ottimali, i germi possono sopravvivere e proliferare, aumentando il rischio di trasmissione a pazienti, ospiti e ambienti. Nelle RSA, questo rischio è amplificato dalla fragilità degli anziani, perciò ogni gesto assume un valore preventivo fondamentale. Industrie Celtex risponde a queste esigenze con un sistema integrato che combina soluzioni di dispensazione complete, come la gamma Megamini, più articoli monouso in tissue, saponi, gel igienizzanti mani e gel per la sanificazione del wc. Una soluzione specifica per i contesti più sensibili è il sapone in schiuma Disinfect+, che disinfetta le mani con un’efficacia ad ampio spettro contro batteri, lieviti e virus con involucro. La sua formulazione unisce azione detergente e disinfettante in un unico gesto, inoltre, l’assenza di profumo e colore e il pH fisiologico, lo rendono adatto anche al lavaggio frequente, tutelando la pelle degli operatori. In Italia è registrato come Presidio Medico Chirurgico. Per le aree che richiedono il rispetto specifico delle procedure HACCP, come zone di preparazione e distribuzione degli alimenti, Celtex propone Microbar Pro: un sapone disinfettante mani ad azione igienizzante con agente antibatterico e arricchito con glicerina per un effetto emolliente e dermoprotettivo. Accanto alla qualità dei prodotti, anche la modalità di erogazione gioca un ruolo determinante nell’efficacia delle pratiche di igiene. I dispenser Megamini, disponibili sia in versione manuale, sia elettronica E-Control no-touch, consentono un’erogazione controllata e uniforme del prodotto, migliorando l’esperienza d’uso e contribuendo a ridurre sprechi e contaminazioni crociate. La tecnologia no-touch, in particolare, elimina il contatto diretto con le superfici, persino del dispenser nel momento dell’erogazione, rafforzando ulteriormente il livello di sicurezza negli ambienti più sensibili. Completare correttamente il lavaggio, asciugando bene le mani, è parte integrante del processo di prevenzione. In quest’ottica, le carte Celtex, che spaziano dalla pura cellulosa al


riciclato bianco e avana, derivano da materie prime di qualità, provenienti da filiere controllate e trasformate in ottica di ridotto impatto ambientale. Certificate PEFC, conformi all’EU Ecolabel e dermatologicamente testate, consentono di coniugare elevate prestazioni con il rispetto delle esigenze professionali più rigorose e degli standard ambientali più attenti.
Con Celtex le strutture sanitarie possono integrare percorsi di igiene coerenti ed efficaci, supportando il lavoro quotidiano degli operatori e contribuendo a creare ambienti più sicuri, organizzati e attenti alla salute di tutti. celtex.it

Durante la pandemia abbiamo visto cosa significa prevenzione. Non era una moda, era una strategia.
Una strategia che ha dimostrato di funzionare. Perché allora si continua a fare finta?
Senior Advisor Disinfection and Cleaning
C’è una scena che chiunque frequenti un ospedale riconosce immediatamente. Sale d’attesa affollate, sedute occupate per ore, persone che tossiscono, starnutiscono, parlano al telefono a pochi centimetri di distanza. Bambini, anziani, pazienti fragili. Un via vai continuo di accompagnatori, visitatori, operatori, fornitori.
E poi c’è un dettaglio che oggi colpisce più di tutti: la normalità con cui si sta senza mascherina. Non perché non serva. Non perché i virus siano scomparsi. Ma perché, semplicemente, abbiamo smesso di percepirla come necessaria. Durante il Covid, la mascherina era un gesto automatico. Nessuno la metteva in discussione. Oggi, nello stesso luogol’ospedale - indossarla sembra quasi fuori contesto. C’è chi la porta e si sente osservato, chi la evita per non sembrare eccessivamente prudente, chi pensa che ormai sia inutile. In alcuni casi, la prevenzione sembra essere diventata un segnale di allarme più che di responsabilità. Eppure, dal punto di vista epidemiologico, non è cambiato quasi nulla.
Batteri e virus continuano a entrare sempre nello stesso modo: attraverso bocca, naso, occhi. Si trasmettono con il respiro, con le mani, con le superfici toccate da tutti, con l’aria che ristagna negli ambienti chiusi. Negli ospedali queste dinamiche sono amplificate. Non per carenze strutturali, ma per definizione: qui si concentrano persone malate, sintomatiche, fragili. Qui le attese sono lunghe. Qui i contatti sono inevitabili. Qui il ricambio continuo di persone provenienti dall’esterno aumenta in modo esponenziale il rischio di introduzione di agenti patogeni. Ed è proprio per questo che l’ospedale dovrebbe essere il luogo dove la prevenzione è più visibile, più rigorosa, più coerente. Invece, troppo spesso, si ha la sensazione opposta.
Durante la pandemia abbiamo visto cosa significa prevenzione applicata sul serio. Mascherine per tutti, percorsi separati, accessi contingentati, igiene delle mani costantemente richiamata, sanificazione continua delle superfici, maggiore attenzione alla ventilazione. Non era una moda, era una strategia. Una strategia che ha dimostrato di funzionare, riducendo non solo la diffusione del SARS-CoV-2, ma anche quella di molte altre infezioni respiratorie stagionali.
Oggi molte di quelle misure sono state abbandonate non perché inefficaci, ma perché non più obbligatorie. La prevenzione è tornata a essere percepita come un’opzione individuale, non come una responsabilità condivisa. E quando la prevenzione diventa opzionale, perde gran parte della sua
forza. Nei pronto soccorso questo è particolarmente evidente. Persone che arrivano dall’esterno, spesso con sintomi respiratori, attendono il triage senza mascherina. Altre si siedono accanto a pazienti fragili senza alcuna protezione. Tutto questo avviene nel silenzio generale, come se fosse normale. Ma normale non significa corretto.
INFLUENZA 2025/26
SOTTO LA LENTE
La stagione influenzale in corso non è trascurabile. La circolazione simultanea di virus influenzali A (H1N1 e H3N2), Influenza B, RSV, rhinovirus, adenovirus e la presenza costante di SARS-CoV-2 sta generando un numero elevato di accessi e complicanze. Non è una questione di allarmismo. È una questione di numeri, di pressione sul sistema sanitario, di tutela dei soggetti fragili. In questo contesto, continuare a considerare la mascherina come un retaggio del passato appare più una scelta culturale che sanitaria.
Le evidenze scientifiche raccolte negli ultimi anni hanno dimostrato che le mascherine riducono la trasmissione dei virus respiratori. Questo valeva ieri e vale ancora oggi. Il fatto che non sia più obbligatorio non la rende meno efficace. La domanda, quindi, non è se servano, ma perché si scelga di non utilizzarle.
MA SI CHIUDE UN OCCHIO?
Negli ospedali non mancano mascherine, DPI, disinfettanti, protocolli. Esiste tutto ciò che serve. Quello che spesso manca è la decisione di rendere alcune misure non negoziabili, almeno nei periodi critici. Si preferisce demandare la responsabilità al
Le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità sull’uso delle mascherine in ambito ospedaliero nascono nel marzo 2020, durante l’emergenza Covid-19, con l’obiettivo di ridurre il rischio di trasmissione delle infezioni respiratorie nelle strutture sanitarie. Successivamente, con il progressivo superamento della fase emergenziale, tali raccomandazioni sono state rimodulate e integrate nelle più ampie strategie di prevenzione e controllo delle infezioni correlate all’assistenza.
Oggi, secondo l’impostazione ISS, l’uso della mascherina non dovrebbe più essere considerato un obbligo generalizzato, ma una misura mirata e proporzionata al rischio. La mascherina chirurgica dovrebbe essere utilizzata da operatori sanitari, pazienti e visitatori in presenza di sintomi respiratori, nei reparti con pazienti fragili o immunodepressi e in situazioni di promiscuità assistenziale. I dispositivi filtranti FFP2 o FFP3 dovrebbero essere riservati ai contesti ad alto rischio, come l’assistenza a pazienti con infezioni respiratorie trasmissibili o durante procedure che generano aerosol.
Resta centrale la corretta gestione del dispositivo: la mascherina dovrebbe essere indossata e rimossa seguendo procedure adeguate, sostituita se umida o danneggiata e mai riutilizzata se monouso, sempre in associazione all’igiene delle mani. In questo quadro aggiornato, la mascherina dovrebbe essere parte di un sistema integrato di prevenzione, insieme a ventilazione degli ambienti, sanificazione, organizzazione dei flussi e formazione del personale. Un’evoluzione che trasforma uno strumento emergenziale in una pratica consapevole e strutturale di sicurezza.
Cristina Cardinali

singolo, evitando scelte che potrebbero risultare impopolari, ma che dal punto di vista preventivo sarebbero difficilmente contestabili.
Lasciare che chi entra dall’esterno acceda ai pronto soccorso senza mascherina, durante il picco influenzale, significa accettare un rischio evitabile. Non è una dimenticanza. È una scelta organizzativa. Nei periodi di massima circolazione dei virus respiratori, l’uso della mascherina dovrebbe essere obbligatorio per chiunque acceda alle strutture sanitarie dall’esterno. Non come gesto simbolico, ma come misura di prevenzione concreta e temporanea.
Un aspetto critico riguarda la gestione economica della pulizia e della disinfezione negli ospedali. A fronte di dichiarazioni su qualità e sicurezza, si assiste spesso a gare d’appalto al massimo ribasso, con una progressiva riduzione dei tempi dedicati alla sanificazione, anche in aree sensibili come il triage.
La prevenzione non si realizza sulla carta, ma attraverso tempo, competenze e materiali adeguati. Protocolli formalmente corretti rischiano di restare teorici se l’operatività quotidiana impone interventi ridotti all’essenziale. In questi casi, il rischio è quello di creare una percezione di sicurezza che non sempre corrisponde alla realtà. Occorre trovare il coraggio di dire che una sanificazione efficace ha un costo che non può essere barattato.
LE MANI: UN RISCHIO ANCORA
Un altro aspetto spesso dato per scontato riguarda l’igiene delle mani. Le piantane con gel idroalcolico sono presenti quasi ovunque - in area triage, nei corridoi, agli ingressi dei reparti - ma la loro presenza non garantisce l’utilizzo. Quante persone entrano, si siedono, toccano superfici, smartphone, documenti, senza mai igienizzarsi le mani? Quante passano davanti alle
piantane senza nemmeno notarle?
Il gel mani è uno strumento semplice, efficace, a basso costo. Ma funziona solo se viene utilizzato. Anche qui, la prevenzione non può essere lasciata alla buona volontà del singolo: deve essere facilitata, incentivata, richiamata in modo attivo, con sistemi di richiamo visivo, formazione continua e un monitoraggio più stretto. L’igiene delle mani non è un optional, è la prima linea di difesa.
L’ARIA: ELEMENTO MARGINALE
Se oggi le superfici sono finalmente riconosciute come vettori di rischio, l’aria resta ancora il grande assente nella cultura della prevenzione. Eppure, nei pronto soccorso le persone restano sedute per ore, respirando la stessa aria. Disinfettare le sedute è fondamentale. Ma non basta. Se l’aria non viene adeguatamente rinnovata, filtrata o sanificata, il rischio resta.
Ignorare questo aspetto significa lasciare aperta una falla evidente, soprattutto negli ambienti ad alta permanenza e alta rotazione di persone. Parliamo spesso di “ospedali sicuri”, ma quanti di questi edifici hanno sistemi di ventilazione realmente efficienti e monitorati? Quanti hanno integrato sistemi di sanificazione dell’aria in continuo? La prevenzione non è fatta solo di ciò che si vede. Spesso è fatta proprio di ciò che non si vede. E l’aria che respiriamo in attesa di una visita è, troppo spesso, una “zuppa biologica” che nessuno sembra voler analizzare.
E FUORI
La cultura della prevenzione non può fermarsi ai cancelli di un ospedale, deve essere un valore trasversale. Nel comparto Horeca si osserva una dinamica simile a quella descritta nel sanitario, se non peggiore. Dopo l’attenzione elevata del periodo pandemico, dove ogni tavolo veniva disinfettato con cura maniacale, molte realtà sono tornate a privilegiare velocità, estetica e riduzione dei costi. Tuttavia, la connes-

sione tra ambienti ricettivi, ristorazione e sanità è diretta: una prevenzione carente in questi contesti ha ricadute inevitabili sul sistema sanitario. Chi opera nel cleaning professionale sa bene che un ristorante sanificato male non è solo un luogo meno piacevole, è un anello debole della salute pubblica. Vedere che oggi molti gestori considerano la sanificazione professionale un “costo superfluo” ora che l’emergenza è passata, è un segnale di un problema culturale, prima ancora che gestionale.
Il comportamento degli operatori sanitari ha un forte valore comunicativo. Se chi lavora in ospedale non utilizza la mascherina o non ne promuove l’uso, il messaggio che arriva all’utenza è chiaro: la prevenzione non è prioritaria.
La stanchezza del personale è reale e com-
prensibile. Hanno vissuto anni in trincea e la mascherina è diventata per molti il simbolo di un carico di lavoro insostenibile. Tuttavia, la prevenzione richiede coerenza e leadership. Senza una posizione chiara da parte di chi opera nel sistema sanitario, diventa difficile aspettarsi comportamenti responsabili da parte dei cittadini.
Mascherine, igiene delle mani, superfici, aria: sono elementi inseparabili. Pensare di agire solo su uno di questi aspetti è un errore. La prevenzione funziona solo se è integrata, continua, coerente. E invece oggi sembra che ci vergogniamo della prevenzione. Come se ammettere che un rischio esiste fosse un passo indietro, invece che un atto di responsabilità.
Questo atteggiamento ha effetti anche fuori dagli ospedali. Il costo di una mancata prevenzione, in termini sanitari ed economici, è sempre più alto del costo di applicarla. Ogni giornata di lavoro persa per un’influenza contratta in una sala d’attesa, ogni complicanza respiratoria in un paziente fragile, ogni focolaio ospedaliero che allunga i tempi di degenza: sono tutti costi occulti che gravano sulla collettività.
Il Covid ci ha mostrato cosa significa prevenire davvero. Abbiamo visto cosa funziona, cosa riduce i contagi, cosa protegge i più fragili. Abbiamo investito in tecnologie, in formazione, in consapevolezza. Oggi, però, sembra che preferiamo dimenticare tutto in nome di una comodità che rischia di costarci cara.
I virus non dimenticano. Non vanno in vacanza e non si stancano di seguire le regole della biologia. Continueranno ad approfittare di ogni nostra distrazione, di ogni abbassamento di attenzione, soprattutto nei luoghi dove la prevenzione dovrebbe essere un esempio, di ogni taglio al budget della pulizia, di ogni mascherina lasciata in tasca “per non disturbare”. La prevenzione non è un ricordo del 2020. È una sfida del 2026.

Mondiale della sanità fornisce le indicazioni per prevenire e controllare le infezioni nosocomiali
Le infezioni correlate all’assistenza (ICA o HAIs, health care-associated infections) rappresentano una delle principali minacce alla sicurezza di pazienti, operatori sanitari e sistemi di cura in tutto il mondo. Ogni anno centinaia di milioni di persone subiscono danni evitabili a causa di infezioni contratte durante l’assistenza sanitaria, molte delle quali causate da microrganismi resistenti agli antibiotici. In questo scenario, le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e le strutture socio-sanitarie per lungodegenza costituiscono un punto critico, per la particolare vulnerabilità degli ospiti e per la complessità organizzativa che le caratterizza. Con l’adozione, nel maggio 2024, del Global Action Plan and Monitoring Framework on Infection Prevention and Control (IPC) 2024–2030, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito una nuova cornice strategica che rafforza in modo deciso le politiche di prevenzione e controllo delle infezioni, sottolineando la necessità di agire non solo negli ospedali, ma lungo l’intero continuum dell’assistenza, incluse le RSA. Le infezioni correlate all’assistenza sanitaria, comprese quelle resistenti agli antimicrobici, causano enormi sofferenze a pazienti, famiglie e operatori sanitari, rappresentando un pesante onere per i sistemi sanitari. La maggior parte di queste infezioni è prevenibile attraverso programmi
e pratiche adeguate di prevenzione e controllo delle infezioni (IPC) e servizi di base di acqua, risanamento e igiene (WASH). Il rapporto OMS The case for investment and action in infection prevention and control di marzo 2025 evidenzia come migliorare l’IPC e il WASH salva vite umane e genera elevati vantaggi economici. In occasione della 77ª Assemblea Mondiale della Sanità, tutti i paesi hanno adottato il piano d’azione globale e il quadro di monitoraggio dell’OMS 2024-2030. Questo messaggio è particolarmente rilevante per le RSA che ospitano persone anziane, spesso affette da patologie croniche, fragilità multiple, immunodepressione e con un elevato utilizzo di dispositivi invasivi. Tutti questi fattori aumentano il rischio di infezioni e la probabilità di esiti gravi, inclusa la mortalità. Inoltre, la vita comunitaria, la promiscuità degli ambienti e l’alternanza continua di operatori, visitatori e fornitori rendono più facile la trasmissione di agenti infettivi. In questi casi anche interventi relativamente semplici come il corretto lavaggio delle mani, l’igiene ambientale e la gestione appropriata dei rifiuti, possono produrre benefici immediati e misurabili.
La pandemia da COVID-19 ha messo drammaticamente in luce le fragilità delle
strutture residenziali per anziani. In molti Paesi, le RSA sono state epicentro di focolai con conseguenze devastanti. L’OMS ha tratto da questa esperienza una lezione chiara: la prevenzione delle infezioni non può essere reattiva o episodica, ma deve diventare una funzione strutturale e permanente dei sistemi di cura. Il Global Action Plan 2024-2030 si fonda su questa consapevolezza e promuove un approccio sistemico, basato su otto direttrici strategiche, tra cui: programmi attivi di IPC, formazione continua del personale, disponibilità di dati per l’azione, integrazione dell’IPC con le altre politiche sanitarie e un forte impegno politico e finanziario.
I REQUISITI MINIMI OMS
Un punto centrale delle nuove politiche è il concetto di requisiti minimi per i programmi di IPC, che dovrebbero essere garantiti in tutte le strutture sanitarie e socio-sanitarie. Tra questi rientrano: la presenza di un programma di IPC formalizzato; personale formato e con responsabilità dedicate; disponibilità di servizi WASH funzionali; procedure standardizzate di igiene ambientale, disinfezione e sterilizzazione; monitoraggio e audit delle pratiche. I dati raccolti mostrano che, a livello globale, solo una minoranza delle strutture soddisfa pienamente questi requisiti. Nelle RSA, il divario è spesso ancora più marcato, rendendo urgente un investimento mirato per colmare queste lacune e garantire un livello minimo di protezione agli ospiti e agli operatori. Un ruolo importante, in questo senso, viene riconosciuto all’igiene ambientale che rappresenta uno degli interventi a più alto ritorno in termini di salute ed economia.
Studi condotti in ambito OCSE, infatti, dimostrano che il miglioramento dell’igiene delle superfici e delle mani è tra le misure più efficaci e costo-efficienti per ridurre le infezioni e contrastare l’antimicrobico-resistenza. Nelle RSA, l’igiene ambientale assume un valore ancora maggiore: camere di degenza, spazi comuni, servizi igienici e aree di socializzazione devono essere gestiti con protocolli chiari, personale formato e prodotti adeguati. Il cleaning professionale non è più una funzione accessoria, ma una componente essenziale della sicurezza delle cure, pienamente integrata nei programmi di IPC. Per questo motivo l’OMS promuove l’adozione delle strategie multimodali di miglioramento (MMIS), che combinano cambiamenti organizzativi, formazione, monitoraggio, comunicazione e sviluppo di una cultura della sicurezza. Questo approccio si è dimostrato particolarmente efficace nel migliorare l’adesione alle pratiche di igiene e nel ridurre le infezioni associate all’assistenza. Applicate alle RSA, le strategie multimodali di miglioramento consentono di adattare le raccomandazioni internazionali alla realtà quotidiana delle strutture, coinvolgendo operatori sanitari, addetti alle pulizie, direzione e anche ospiti e familiari.
Nel contesto italiano, le Residenze Sanitarie Assistenziali rappresentano uno dei pilastri del sistema di welfare sociosanitario. L’invecchiamento progressivo della popolazione, l’aumento delle cronicità e la riduzione delle reti familiari rendono le RSA sempre più centrali, ma anche più esposte a rischi organizzativi e sanitari. Le indicazioni dell’OMS si inseriscono quindi in un quadro nazionale già caratterizzato da stringenti requisiti di accreditamento regionale, controlli delle ASL e crescenti aspettative da parte delle famiglie. Le nuove politiche OMS sull’IPC rafforzano concetti che in Italia sono spesso presenti sulla carta, ma applicati in modo disomogeneo: la necessità di programmi formalizzati,
LAVARSI LE MANI
PUÒ SEMBRARE
UN GESTO BANALE,
MA È UNA DELLE ARMI
PIÙ POTENTI
PER PROTEGGERE
PAZIENTI E OPERATORI
DALLE INFEZIONI
ED EVITARE
DI TRASMETTERE GERMI INVISIBILI
ruoli chiari, formazione continua e monitoraggio sistematico. Per le RSA italiane, allinearsi agli standard OMS significa non solo migliorare la sicurezza, ma anche anticipare futuri requisiti normativi e rafforzare la propria reputazione. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), offre un’opportunità unica in questa direzione, per ripensare anche le strutture residenziali. Sebbene il focus principale sia spesso su ospedali e assistenza territoriale, le RSA possono e devono intercettare risorse per migliorare infrastrutture, spazi, ventilazione, servizi igienici e sistemi di gestione dei rifiuti. Tutti elementi che l’OMS considera parte integrante del cosiddetto “built environment” della prevenzione delle infezioni. Integrare i principi OMS nei progetti finanziati dal PNRR significa progettare RSA più sicure, resilienti e capaci di rispondere non solo all’ordinario, ma anche a future emergenze infettive.
Uno dei messaggi più innovativi e al tempo stesso più concreti dell’OMS riguarda la formazione continua. La prevenzione

delle infezioni non può essere delegata a pochi specialisti, ma deve coinvolgere tutto il personale: medici, infermieri, OSS, fisioterapisti, addetti alle pulizie, manutentori e responsabili di struttura. Nelle RSA, il personale di cleaning svolge un ruolo quotidiano e diretto nella riduzione del rischio infettivo. L’OMS sottolinea l’importanza di programmi di formazione strutturati, iniziali e periodici, che rendano gli operatori consapevoli dell’impatto delle loro attività sulla salute degli ospiti. Questo approccio contribuisce anche a valorizzare professionalmente il settore del pulito, spesso sottovalutato, ma strategico.
Un altro aspetto chiave delle nuove strategie è la disponibilità di dati per l’azione. Tradizionalmente, la sorveglianza delle

infezioni è più sviluppata negli ospedali rispetto alle RSA. Tuttavia, l’OMS invita esplicitamente ad estendere progressivamente sistemi di sorveglianza anche alle strutture di lungodegenza. Per le RSA, questo non significa replicare modelli ospedalieri complessi, ma adottare sistemi proporzionati, capaci di rilevare eventi sentinella, focolai e trend ricorrenti. Anche informazioni semplici, se raccolte i n modo sistematico, possono guidare decisioni efficaci e prevenire situazioni critiche. Sempre facendo riferimento alla diffusione di infezioni e alla loro prevenzione spesso nelle RSA l’utilizzo di antibiotici è frequente e prolungato. L’OMS richiama l’attenzione sul legame stretto tra prevenzione delle infezioni e contrasto all’antimicrobico-resistenza (AMR). Ridurre le infezioni significa ridurre l’uso
di antibiotici e, di conseguenza, la pressione selettiva che favorisce la diffusione di batteri resistenti. In questo senso, l’IPC nelle RSA diventa uno strumento fondamentale non solo per la sicurezza immediata degli ospiti, ma anche per la tutela della salute pubblica.
Un elemento spesso trascurato, ma evidenziato nel documento, è il ruolo di familiari e visitatori nella catena della prevenzione. Nelle RSA, dove la dimensione relazionale è centrale, informazione e comunicazione diventano strumenti di prevenzione. In questo contesto, segnaletica chiara, disponibilità di soluzioni per l’igiene delle mani, indicazioni sui comportamenti corretti e una comunicazione trasparente sulle politiche di prevenzione contribuiscono sicuramente a creare un clima di fiducia e corresponsabilità.
Le nuove politiche OMS lanciano un messaggio chiaro anche al settore del pulito professionale: la prevenzione delle infezioni è una sfida di sistema. Le imprese di cleaning, i produttori di prodotti e attrezzature, i formatori e i consulenti possono diventare partner strategici delle RSA. Investire in competenze, innovazione, sostenibilità e dialogo con le direzioni sanitarie significa contribuire in modo concreto alla sicurezza delle persone più fragili. Per il settore del pulito, questo rappresenta anche un’opportunità di posizionamento culturale e professionale.
Le nuove politiche dell’OMS sulla prevenzione e controllo delle infezioni segnano un passaggio storico: l’IPC non è più un tema specialistico o emergenziale, ma un pilastro della qualità dell’assistenza lungo tutto il ciclo di cura. Uno dei messaggi più forti che questo documento vuole trasmettere è che investire in IPC conviene. Nelle RSA, dove fragilità, dignità e sicurezza si intrecciano ogni giorno, tradurre queste indicazioni in pratica significa evitare ricoveri, terapie, assenze dal lavoro e perdita di vite umane. Per le RSA, questo significa che destinare risorse a formazione, igiene ambientale e infrastrutture WASH non è solo un obbligo etico, ma una scelta strategica che migliora la qualità dell’assistenza, rafforza la fiducia delle famiglie e contribuisce alla sostenibilità del sistema.
L’obiettivo è ambizioso: entro il 2030 tutte le persone che accedono o forniscono assistenza sanitaria dovrebbero essere protette dalle infezioni correlate all’assistenza. Raggiungere questo traguardo richiede l’impegno congiunto di istituzioni, gestori di strutture, professionisti sanitari e di tutte le figure centrali del settore del cleaning. Per l’Italia e per il mercato del pulito professionale, la sfida è aperta: bisogna trasformare le raccomandazioni OMS in azioni quotidiane, misurabili e sostenibili, facendo della prevenzione delle infezioni un valore condiviso e visibile.
Un’indagine segnala gravi lacune nelle misure di prevenzione e controllo delle infezioni e nella gestione degli antibiotici nelle strutture

Il 3,1% dei residenti nelle strutture di assistenza a lungo termine (Rsa) in Europa presentava almeno un’infezione correlata all’assistenza sanitaria (HAI) al momento dell’indagine. Lo rivela un nuovo sondaggio del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), diffuso in occasione della Giornata mondiale dell’igiene delle mani. L’indagine, condotta tra il 2023 e il 2024, segnala gravi lacune nelle misure di prevenzione e controllo delle infezioni (IPC) e nella gestione degli antibiotici nelle strutture che ospitano una delle fasce più vulnerabili della popolazione europea, gli anziani. «Servono dati solidi per un’azione efficace. Questo sondaggio dimostra che dobbiamo proteggere meglio i residenti delle Rsa con strategie basate sulle evidenze, una sorveglianza rafforzata e un impegno concreto al cambiamento», ha dichiarato Piotr Kramarz, Chief Scientist dell’ECDC.
Le infezioni più frequenti registrate sono quelle urinarie, respiratorie e cutanee. Tra
i microrganismi più comuni identificati figurano Escherichia coli, seguito da SARSCoV-2, Klebsiella pneumoniae e Staphylococcus aureus. Tuttavia, solo una HAI su cinque è stata confermata microbiologicamente, sollevando dubbi su diagnosi mancate e trattamenti senza prove definitive. Il 4% dei residenti risultava in terapia antibiotica, e quasi un terzo di queste prescrizioni era a scopo profilattico.
Le infezioni urinarie rappresentavano la principale indicazione sia per il trattamento sia per la profilassi. La rilevazione ha evidenziato che, sebbene quasi tutte le strutture dispongano di protocolli per l’igiene delle mani, una su cinque non ha personale formato in materia di IPC. Meno della metà ha un comitato per il controllo delle infezioni, e circa il 40% è privo di un programma di gestione degli antibiotici. Inoltre, meno di una struttura su dieci offre formazione sulla prescrizione corretta degli antimicrobici.
Quattro strutture su cinque utilizzano di-
sinfettanti a base alcolica come metodo principale per l’igiene delle mani, mentre una su cinque si affida soprattutto a acqua e sapone. Tuttavia, quasi un terzo non dispone di un sistema regolare di monitoraggio e feedback sull’igiene delle mani per il personale.
L’Ecdc chiede alle autorità sanitarie nazionali e ai responsabili delle strutture di:
•Rafforzare la prevenzione delle infezioni formando il personale, destinando più risorse, migliorando la sorveglianza e promuovendo linee guida chiare e maggiore consapevolezza;
• Rendere obbligatorio l’uso di disinfettanti alcolici come metodo principale per l’igiene delle mani;
•Migliorare le pratiche di prescrizione degli antibiotici, razionalizzando l’uso profilattico.
Secondo l’Ecdc, queste misure sono fondamentali per tutelare la salute degli anziani nelle Rsa e limitare la diffusione della resistenza antimicrobica in Europa.
Il sistema di chiusura automatica sviluppato da Filmop eleva gli standard di sicurezza nel servizio di pulizia, rappresentando un salto di qualità nella gestione delle attrezzature e dei prodotti chimici. Concepito per i carrelli Alpha, il nuovo sistema consente di bloccare istantaneamente la porta e il coperchio dell’anello centrale al momento della chiusura, impedendo qualsiasi accesso non autorizzato al contenuto dei rispettivi vani. Il meccanismo, completamente integrato nella struttura del carrello, non richiede alcuna procedura macchinosa o complicata ma un solo e semplice gesto: è infatti sufficiente chiudere la porta o abbassare il coperchio per attivare il blocco istantaneo e mettere così in sicurezza il carrello, assicurando praticità e rapidità in ogni situazione. L’operatore può dunque lavorare in totale sicurezza senza interrompere il flusso per bloccare o sbloccare manualmente i vani allungando di conseguenza i tempi delle operazioni. L’attivazione
automatica del sistema assicura inoltre la protezione del contenuto anche in caso di distrazioni o dimenticanze.
La riapertura dei vani è poi possibile esclusivamente tramite l’inserimento dell’apposita chiave universale nella serratura, in questo modo solo il personale autorizzato può accedere a detergenti, attrezzature e materiali sensibili. Al termine dell’utilizzo, la chiave può essere comodamente riposta nello scomparto dedicato, mantenendola così al sicuro e a portata di mano.


filmop.com


Il sistema di chiusura automatica blocca istantaneamente il coperchio e la porta quando vengono chiusi, impedendo l’accesso non autorizzato ad attrezzature, prodotti chimici e materiale vario.






Il Rapporto ISS Sorveglianza RIS-6/2025 tra prevenzione, organizzazione e ruolo strategico del cleaning

L’igiene delle mani è unanimemente riconosciuta come la misura più semplice ed efficace per interrompere la catena di trasmissione delle infezioni correlate all’assistenza sanitaria (ICA). Tuttavia, ancora oggi, l’aderenza alle corrette pratiche di igiene delle mani continua a rappresentare una delle principali criticità all’interno delle strutture sanitarie, non solo in Italia, ma anche a livello internazionale.
A confermare l’importanza del tema è il Rapporto di Sorveglianza RIS-6/2025 dell’Istituto Superiore di Sanità ISS, che presenta i dati 2024 sul consumo di soluzioni idroalcoliche per l’igiene delle mani in ambito ospedaliero, nell’ambito della sorveglianza nazionale sul consumo di soluzione idroalcolica (CSIA). Un documento che non si limita a fornire numeri, ma offre spunti di riflessione fondamentali per il mondo della sanità, della prevenzione e del cleaning professionale.
PREVENZIONE DELLE INFEZIONI
Le infezioni correlate all’assistenza rappresentano ancora oggi una delle principali cause di morbosità e mortalità evitabile nei contesti sanitari. Secondo le stime internazionali, fino al 50% delle ICA potrebbe essere prevenuto attraverso l’applicazione sistematica
di pratiche corrette di igiene delle mani. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’utilizzo di prodotti a base alcolica per l’igienizzazione routinaria delle mani, in quanto garantiscono un’elevata efficacia microbiologica in tempi rapidi (20-30 secondi), una buona tollerabilità cutanea e una maggiore facilità di utilizzo rispetto al lavaggio tradizionale con acqua e sapone. In questo contesto, il monitoraggio del consumo di soluzione idroalcolica diventa uno strumento essenziale per valutare indirettamente l’adesione degli operatori sanitari alle pratiche di igiene delle mani e per individuare eventuali criticità organizzative.
LA SORVEGLIANZA CSIA
La sorveglianza nazionale del consumo di soluzione idroalcolica è stata istituita in Italia con l’obiettivo di monitorare nel tempo, a livello nazionale e regionale, l’uso di questi prodotti nelle strutture sanitarie. La sua rilevanza è stata ulteriormente rafforzata dal Piano Nazionale di Contrasto all’Antibiotico-Resistenza (PNCAR) e dal Piano Nazionale di Prevenzione, che riconoscono l’igiene delle mani come uno degli interventi chiave per la sicurezza delle cure. Nel 2024, il sistema di sorveglianza ha coinvolto 720 strutture sanitarie, distribuite su tutte le Regioni e Province Autonome, con
L’igienizzazione delle mani è fondamentale per prevenire le infezioni correlate all’assistenza (ICA) e ridurre la diffusione di batteri e virus, proteggendo pazienti, operatori e visitatori. Le soluzioni idroalcoliche sono lo standard secondo le linee guida OMS.
Norme e linee guida nazionali
In Italia, l’igiene delle mani è regolata da:
• PNCAR 2022-2025 – Piano nazionale contro l’antibiotico-resistenza
• Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025
Prevedono
• Formazione continua del personale sanitario
• Controllo costante del rispetto delle procedure
• Protocollo standardizzato a livello aziendale e regionale
Ruolo del cleaning professionale Il personale addetto alle pulizie garantisce sicurezza e igiene grazie a una gestione corretta di presidi e prodotti per le mani e all’uso di prodotti certificati UNI EN: EN 1500 – igiene mani con disinfettanti idroalcolici; EN 12791 – antisepsi chirurgica; EN 14476 – attività virucida; Rispetto di protocolli aziendali e D.Lgs. 81/2008 sulla sicurezza sul lavoro.
un incremento costante rispetto agli anni precedenti. Dal 2020 al 2024, il numero delle strutture partecipanti è passato da 425 a 720, segno di una crescente consapevolezza istituzionale e operativa. Un ruolo determinante in questo processo è stato svolto dalla digitalizzazione della raccolta dati, avviata dall’ISS attraverso l’applicativo web CSIA-ISS, che ha reso il sistema più efficiente, omogeneo e accessibile.
Secondo il Rapporto ISS, nel 2024 il consumo mediano nazionale di soluzione idro-
alcolica è stato pari a: 16,3 L/1000 giornate di degenza ordinaria (GDO) considerando l’intera struttura; 9,9 L/1000 GDO nei reparti di degenza ordinaria; 9,5 L/1000 GDO nell’area medica; 10,0 L/1000 GDO nell’area chirurgica; 37,9 L/1000 GDO nelle terapie intensive; 8,3 L/1000 GDO nell’area ortopedica. Il dato che colpisce maggiormente è il consumo nei reparti di degenza ordinaria, che risulta ampiamente inferiore allo standard OMS di 20 L/1000 GDO. Una soglia che negli anni immediatamente successivi alla pandemia di COVID-19 veniva spesso superata, ma che oggi appare sempre più distante. Durante la fase acuta della pandemia, l’igiene delle mani è stata al centro di campagne di sensibilizzazione, investimenti straordinari e controlli stringenti. Il consumo di soluzioni idroalcoliche ha raggiunto livelli elevatissimi, riflettendo una maggiore attenzione alla prevenzione del rischio biologico. Con la fine dell’emergenza sanitaria, i dati mostrano un calo progressivo e costante dei consumi, sia a livello nazionale che regionale. Questo trend, se da un lato può essere spiegato dalla riduzione della pressione assistenziale e dall’abbandono di pratiche emergenziali, dall’altro solleva il rischio di un abbassamento della guardia. Il pericolo è che l’igiene delle mani venga percepita come una pratica “scontata”, quando invece richiede un impegno continuo, formazione costante e un adeguato supporto organizzativo. Come prevedibile, i reparti di terapia intensiva continuano a registrare i consumi più elevati di soluzione idroalcolica, in virtù dell’elevata complessità assistenziale e del rischio infettivo particolarmente alto. Nel 2024, il consumo mediano nazionale in terapia intensiva è stato di 37,9 L/1000 GDO, un valore inferiore rispetto agli anni precedenti ma comunque significativamente più alto rispetto alle altre aree di degenza. Anche in questo caso, la ten-

denza è chiaramente decrescente: dai 79,5 L/1000 GDO del 2020 si è passati a valori quasi dimezzati nel giro di quattro anni. Un andamento che invita a riflettere sull’equilibrio tra appropriatezza, sostenibilità e sicurezza delle cure.
In questo scenario complesso, il cleaning professionale assume un ruolo sempre più centrale. Le imprese di pulizia e sanificazione, i produttori di detergenti e disinfettanti e i fornitori di soluzioni per l’igiene delle mani sono oggi parte integrante dei sistemi di prevenzione delle ICA. La corretta gestione dei dispenser, la scelta di prodotti efficaci e ben tollerati, la continuità della fornitura e l’integrazione con

i protocolli di sanificazione ambientale rappresentano elementi fondamentali per favorire l’adesione alle buone pratiche. Non si tratta più solo di “pulire”, ma di contribuire attivamente alla sicurezza delle cure, in sinergia con il personale sanitario e con le direzioni delle strutture. Uno degli aspetti più rilevanti della sorveglianza CSIA è la possibilità di utilizzare i dati non come meri indicatori statistici, ma come strumenti operativi di miglioramento. Confrontare i consumi nel tempo, tra reparti e tra Regioni consente di individuare criticità, valutare l’efficacia degli interventi e orientare le politiche di prevenzione. Per il settore del cleaning, questi dati rappresentano anche un’opportunità per dimostrare il valore aggiunto dei servizi professionali, supportando le strutture sanitarie nel rag-
giungimento di standard più elevati di sicurezza e qualità.
UNA RESPONSABILITÀ CONDIVISA
Il Rapporto ISS 2024 restituisce un’immagine articolata del sistema sanitario italiano: una rete di sorveglianza sempre più solida, una partecipazione in crescita, ma anche segnali di attenzione che non devono essere ignorati. Marcate differenze regionali nei livelli di consumo ne sono un esempio. Province autonome come Trento e Bolzano, insieme a regioni come Toscana ed Emilia-Romagna, mostrano valori nettamente superiori alla media nazionale, mentre altre aree del Paese presentano consumi molto più bassi. Queste differenze non possono essere interpretate in modo semplicistico. Entrano in gioco numerosi fattori:
LA CORRETTA GESTIONE
DEI PRODOTTI, DEI DISPENSER
E DEI SERVIZI
DI PULIZIA
PROFESSIONALE CONTRIBUISCE
IN MODO DECISIVO
A CREARE AMBIENTI
SANITARI PIÙ SICURI
modelli organizzativi, politiche regionali di prevenzione, disponibilità dei prodotti, sistemi di approvvigionamento, ma anche cultura della sicurezza e grado di integrazione tra servizi sanitari e servizi di pulizia. L’igiene delle mani rimane una delle armi più potenti contro le infezioni ospedaliere, ma la sua efficacia dipende dalla continuità dell’impegno e dalla collaborazione tra tutti gli attori coinvolti: istituzioni, operatori sanitari, imprese di pulizia, industria del settore e mondo della formazione. In un contesto sanitario sempre più orientato alla sicurezza, alla qualità e alla sostenibilità, l’igiene delle mani non è un dettaglio operativo, ma un indicatore concreto di cultura della prevenzione. Un ambito in cui il contributo del cleaning professionale può fare, oggi più che mai, la differenza.

Le infezioni correlate all’assistenza sono un indicatore di qualità tanto quanto la mortalità o le riammissioni.
Per Acoi la prevenzione e l’igiene fanno parte del gesto chirurgico

Vincenzo Bottino dal maggio 2024 è alla guida di ACOI, Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani, nata con l’intento di promuovere gli interessi della chirurgia nosocomiale nel nostro Paese, affrontando temi cruciali come la formazione, il contenzioso medico-legale e le relazioni con le istituzioni sanitarie.
Abbiamo chiesto al dottor Bottino di fornirci il suo autorevole parere su un tema che riguarda assai da vicino il mondo del professional cleaning, ovvero l’importanza di un’accurata igiene ospedaliera quale fattore strategico per la lotta alle Infezioni Correlate all’Assistenza. Ci è sembrato fondamentale ascoltare la voce e le proposte dei professionisti che ogni giorno sono particolarmente in prima linea nella prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza, attraverso la rigorosa applicazione di pratiche e procedure sempre più efficaci.
La ringrazio innanzitutto della disponibilità: credo che per voi medici chirurghi ospedalieri e per ACOI,
il tema della pulizia nosocomiale collegata a un’efficace azione di prevenzione e lotta alle Infezioni Correlate all’Assistenza, sia al centro dell’attenzione. Che considerazioni si sente di esprimere alla luce della sua esperienza e della mission dell’Associazione?
Le infezioni correlate all’assistenza sono un indicatore di qualità tanto quanto la mortalità o le riammissioni. Per ACOI la prevenzione non è “accessoria”: è parte del gesto chirurgico. Questo significa standard condivisi (linee guida OMS/ISS), comportamenti ripetibili e misurazione. Dove igiene delle mani, profilassi antibiotica appropriata, gestione dei flussi in sala e
sanificazione tracciabile diventano routine, calano complicanze e giorni di degenza. La nostra missione è ridurre la variabilità tra reparti: stessi protocolli, stessi controlli, stessa trasparenza sugli esiti. Portiamo questi standard non solo nei centri di eccellenza, ma ovunque si fa chirurgia, perché la sicurezza del paziente non può dipendere dal CAP dell’ospedale.
La chirurgia ospedaliera è un ambito cruciale nella lotta alle ICA, dato l’alto rischio di infezioni del sito chirurgico e altre complicanze post-operatorie, che aumentano morbilità e costi. Quali impegni state portando avanti, in questo ambito, con gli altri soggetti coinvolti
e con il Ministero della Salute, per ridurre il fenomeno?
Come ACOI stiamo lavorando per mettere in atto tre proposte operative e molto concrete: diffusione e aggiornamento dei bundle per la prevenzione delle infezioni del sito chirurgico (profilassi antibiotica, antisepsi alcolica, normotermia, controllo glicemico) integrati nelle nostre checklist di sala; formazione e audit nei reparti, con indicatori di processo ed esito (tassi di SSI, aderenza all’igiene delle mani, consumo di antibiotici) e cruscotti condivisi con le direzioni; proposte tecniche messe a disposizione di Regioni e aziende sanitarie per rafforzare i programmi di antimicrobial stewardship e la sorveglianza. Le nostre azioni sono pienamente allineate ai programmi nazionali e alle raccomandazioni internazionali; siamo pronti a condividerle anche con il Ministero ogni volta che saremo chiamati a confrontarci.
Le chiedo una riflessione sul concetto di igiene in ambito chirurgico ospedaliero: cosa comporta, in concreto, declinare questa parola attraverso l’attuazione di rigorosi protocolli, a partire dal lavaggio delle mani, fino alla sterilizzazione di strumenti e ambienti tramite detergenti e disinfettanti specifici?
Tradotto in pratica: cinque momenti OMS per l’igiene delle mani con dispenser accessibili e prodotti efficaci; preparazione cutanea con antisettici appropriati e tricotomia solo se necessaria; percorsi pulito/ sporco separati e controllo accessi in sala; sterilizzazione validata e tracciabile degli strumenti (lotti, indicatori, log digitale); piani di sanificazione per livello di rischio (sale operatorie, recovery, degenze) con check-list firmate e verifiche oggettive.
LA VARIABILITÀ
TRA REPARTI:
STESSI PROTOCOLLI,
STESSI CONTROLLI, STESSA TRASPARENZA
SUGLI ESITI.
QUESTI STANDARD
VANNO PORTATI
NON SOLO NEI CENTRI
DI ECCELLENZA,
MA OVUNQUE
DEL PAZIENTE
NON PUÒ DIPENDERE
DAL CAP DELL’OSPEDALE
anche trasparenza: quando accade un evento, si fa un audit, si corregge e si comunica al team. In questo senso, l’igiene è un processo clinico con impatto misurabile su complicanze, giorni di degenza e riammissioni.
L’accurato lavaggio e l’asciugatura delle mani costituisce in ogni ambito di pulizia e prevenzione, un vero e proprio “imperativo categorico”: ritiene che vi sia la piena consapevolezza della sua importanza in ambito ospedaliero e sanitario?
La consapevolezza c’è, riuscire a mantenerla alta è la sfida. Funziona la combinazione di: disponibilità capillare di soluzioni alcoliche, micro-formazioni frequenti e brevi, osservatori sul campo con feedback immediato, report visibili di reparto (consumo per 1.000 giornate di degenza e tasso di compliance), e leadership di esempio. Anche il design aiuta: dispenser “nel percorso naturale” del professionista, reminder visivi non invasivi, prodotti ben tollerati. La compliance non è solo formazione: è ergonomia, monitoraggio e cultura.
Gestione dei materiali “a monte” (allestimento completo prima dell’ingresso) e porte chiuse durante l’intervento riducono turbolenze e contaminazioni. Sono dettagli minuti ma fanno la differenza sugli esiti.
Più in generale, cosa rappresenta oggi, per voi chirurghi, l’igiene ospedaliera nelle sue varie accezioni, calata nella realtà quotidiana della vostra preziosa attività altamente specializzata? È sostanzialmente cultura della sicurezza. Significa che chirurghi, anestesisti, infermieri, OSS, tecnici di sterilizzazione e personale di cleaning lavorano su protocolli condivisi e rispondono agli stessi KPI. È
Troppo spesso la sanità ospedaliera nel nostro Paese è messa sotto accusa. In base al suo privilegiato osservatorio, qual è la sua visione d’insieme circa la cura dell’igiene e la sensibilizzazione del personale che opera negli ospedali italiani in materia di pulizia, sanificazione, disinfezione e sterilizzazione dei locali? Cosa emerge dal confronto con il resto d’Europa? In Italia convivono eccellenze e variabilità. I reparti con personale stabile, protocolli allenati, audit regolari e supervisione della sterilizzazione mostrano meno ICA e migliori esiti. Le criticità emergono dove c’è
Strumentino portatile che rileva in tempo reale il grado di pulizia delle superfici.
Kairosafe propone il Lumitester Smart abbinato ai tamponi Lucipac A3, con i quali si preleva il campione. Il test, rapido e preciso, è utilizzabile per il controllo della sanificazione in tutti gli ambiti, farmaceutico, alimentare, sanitario, HO.RE.CA, industriale ecc

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Il sistema evidenzia la presenza di sostanza organica (ATP e derivati) ed è di utilizzo molto semplice. Essenziale per il confronto prima e dopo la pulizia. I risultati sono visualizzati sul display e memorizzati nell’archivio cloud a cui si può accedere in qualsiasi momento per un continuo monitoraggio dei dati.
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Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani (ACOI), è la più grande società scientifica di chirurgia.
Fondata nel 1980 è composta da più di 6000 soci chirurghi. Formazione, nuove generazioni, futuro, tecnologia, inclusione, rispetto e tutela della professione, sfide continue sono le principali parole chiave che caratterizzano la nostra società scientifica. Attualmente, questa prestigiosa Società Scientifica è attiva su più fronti, al fianco dei propri associati: promuovendo, in primo luogo la ricerca scientifica, l’innovazione, la formazione, con un occhio sempre attento ai bisogni delle nuove generazioni, realizzando eventi formativi,
congressi regionali e nazionali, corsi di alta formazione chirurgica all’interno della Scuola Nazionale Ospedaliera (SNOC), percorsi di formazione a distanza (FAD), ed elaborando linee guida, consensus conference, protocolli, trials di studio. Altri due importanti obiettivi perseguiti sono: la valorizzazione dell’attività chirurgica nelle strutture ospedaliere e nelle Istituzioni Sanitarie Italiane e la difesa degli interessi morali, culturali, normativi ed economici della categoria.

turn-over elevato e outsourcing non governato. In Europa i sistemi più solidi hanno sorveglianza nazionale, standard unici, reporting obbligatorio e programmi strutturati di stewardship antibiotica. Dobbiamo ridurre la variabilità interna adottando standard nazionali e cruscotti condivisi, non mille regole diverse.
Negli altri Paesi europei esistono modelli virtuosi ai quali potersi ispirare per governare il fenomeno delle ICA, che oggi in Italia è solo parzialmente sotto controllo?
La letteratura e l’esperienza indicano alcune leve affidabili: bundle anti-SSI applicati con disciplina; stewardship antibiotica multiprofessionale; sorveglianza attiva con feedback rapidi; pubblicazione interna dei risultati (benchmark tra unità); formazione pratica e simulazione per le procedure ad alto rischio; “time-out” pre-incisione e
debriefing con raccolta near-miss. Non servono soluzioni miracolose: servono routine robuste, dati e responsabilità diffuse.
Certamente, per raggiungere
l’ambizioso obiettivo della massima igiene e sterilizzazione degli ambienti nosocomiali è necessario un grande sforzo collettivo di medici, infermieri, pazienti e familiari. In ospedale opera pure il personale fornito dalle imprese esterne di pulizia che prestano i loro servizi. Quali strumenti sono utili, a livello organizzativo e gestionale, per integrare al meglio il lavoro di questi operatori ai fini della salute e della sicurezza in ospedale?
Il cleaning è parte della squadra di cura. La differenza la fanno: formazione specifica per aree a rischio, piani per classe di ambiente, codici colore e DPI, tracciabilità delle attività (check-list digitali), parte-
cipazione agli audit e canali diretti con la direzione sanitaria. A livello contrattuale, è utile legare una quota del compenso a KPI di qualità (es. esiti dei controlli di sanificazione, non-conformità, tempi di ripristino sala). Così l’interesse di tutti coincide con l’esito clinico. La logistica conta: programmazioni realistiche dei turni di sala e procedure di turnover che non comprimano i tempi tecnici di sanificazione.
La nostra è una rivista che si occupa di igiene e cleaning professionale: è un “mondo” che in lei e nella sua Associazione desta interesse, per quanto concerne l’impiego di tecnologie, prodotti e sistemi che igienizzano e sanificano le pavimentazioni, curano il lavaggio e la sterilizzazione con prodotti chimici delle superfici, rimuovono le polveri e garantiscono la manutenzione delle condotte aerauliche, solo per fare degli esempi?
Siamo molto interessati all’innovazione, ma con approccio evidence-based e integrazione semplice nelle routine. Valutiamo favorevolmente: tracciabilità digitale della sterilizzazione e dei flussi, monitoraggi oggettivi delle superfici, sistemi di gestione dell’aria in aree critiche dove previsti (filtrazione, ricambi adeguati, manutenzione documentata), soluzioni che facilitino l’igiene delle mani, automazioni per sanificazioni in spazi idonei, prodotti efficaci e sostenibili con istruzioni chiare. La tecnologia è un mezzo: deve dimostrare efficacia, sicurezza e capacità di “stare” nei processi quotidiani senza complicarli.
Per la pulizia dei pavimenti in spazi ridotti, il carrellino Essecinque rappresenta una soluzione pratica e funzionale, già dotato di strizzatore a libro per i mop per pinza. A una prima occhiata può sembrare un semplice secchio, grazie alla capacità complessiva di 24 litri, ma la presenza delle ruote consente di spostarlo agevolmente senza sollevarlo, garantendo la stessa operatività di un carrello tradizionale.
Il vero valore aggiunto è il secchio interno estraibile da 12 litri, che permette di separare acqua pulita e acqua sporca come nei carrelli a due secchi. All’occorrenza, rimuovendo il secchio interno, il carrello si trasforma rapidamente in un secchio unico, adattandosi a diverse esigenze operative.
Il secchio interno può essere utilizzato anche in modo indipendente: è dotato di manico e risulta ideale per interventi rapidi o pulizie localizzate. La sua struttura include una pratica scanalatura che consente di agganciare il manico del mop, miglioran -do stabilità e comfort durante il lavoro.

Il carrellino è fornito di strizzatore a libro, compatibile con mop per pinza e con la maggior parte dei mop industriali. La leva lunga rende la strizzatura efficace, riducendo lo sforzo dell’operatore. Compatto, leggero e poco ingombrante, il carrello è indicato per corridoi, uffici, piccole stanze e sale d’attesa. Tre prodotti in uno, l’ideale per il lavaggio dei pavimenti e gli spostamenti veloci e pratici. Una scelta affidabile per imprese di pulizia orientate all’efficienza quotidiana operativa.
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In un mondo che ha riscoperto, spesso in modo brusco, la fragilità della salute collettiva, anche il concetto di “pulito” ha subito un’evoluzione profonda e la sanificazione è diventata un elemento centrale nella gestione degli spazi moderni
NICCOLÒ LUONGO
Marketing Specialist 3G
Oggi non basta più che una superficie appaia ordinata o brillante alla vista, l’imperativo è che sia microbiologicamente sicura. È un cambio di paradigma che riguarda non solo il settore delle pulizie professionali, ma l’intero modo di concepire gli ambienti di lavoro, di studio, di cura e di relazione.Tuttavia, proprio questa centralità ha generato equivoci, semplificazioni e, in alcuni casi, vere e proprie improvvisazioni.
Ma cosa significa davvero sanificare? E perché l’improvvisazione rappresenta il peggior nemico della sicurezza?

AFFIDARSI A IMPRESE
CHE INVESTONO IN FORMAZIONE E UTILIZZANO
ATTREZZATURE A NORMA È LA BASE PER COSTRUIRE
IL FUTURO DEL NOSTRO BENESSERE COLLETTIVO
IPOCLORITO DI SODIO (CLORO)
Uso: bagni, pavimenti resistenti, ambienti ospedalieri.
Pro: economico, spettro d’azione vastissimo (battericida e virucida).
Contro: corrosivo per metalli e tessuti, odore pungente, non adatto a superfici alimentari senza risciacquo profondo.
SALI QUATERNARI
D’AMMONIO (QUATS)
Uso: superfici delicate, uffici, scuole, palestre.
Pro: non corrosivi, spesso hanno un ottimo potere detergente unito a quello disinfettante.
Contro: se non risciacquati bene, possono creare “stratificazioni” sulle superfici.
PEROSSIDO D’IDROGENO (ACQUA OSSIGENATA)
Uso: sanificazione ambientale via aerosol, uffici high-tech, cliniche.
Pro: ecologico (decade in acqua e ossigeno), non lascia residui tossici.
Contro: richiede attrezzature specifiche (atomizzatori) per dare il meglio di sé.
ACIDO PERACETICO
Uso: industria alimentare e decontaminazione ospedaliera di alto livello.
Pro: rapidissimo e letale anche a basse temperature contro virus e funghi.
Contro: odore molto forte (simile all’aceto ma più acuto) e potenziale corrosività su alcuni metalli.
ALCOL (ETANOLO/ ISOPROPANOLO AL 70%)
Uso: piccoli oggetti, tastiere, telefoni, maniglie.
Pro: evapora velocemente senza lasciare residui.
Contro: infiammabile, può rovinare plastiche delicate o schermi se usato puro.
LA SANIFICAZIONE
Il primo punto da chiarire è concettuale: la sanificazione non è un prodotto, ma un processo. Non si acquista in un flacone e non si risolve con un gesto rapido. Nonostante ciò, ancora oggi si tende a confondere pulizia, disinfezione e sanificazione, utilizzando questi termini, come fossero sinonimi. In realtà, si tratta di fasi diverse, ognuna con un ruolo preciso.
Facciamo chiarezza:
Pulizia: rimozione dello sporco visibile, come polvere, residui e macchie.
Disinfezione: abbattimento della carica
microbica (batteri, virus, funghi) tramite agenti chimici o fisici.
Sanificazione: sistema integrato che comprende pulizia, disinfezione e miglioramento del microclima (ventilazione, umidità, temperatura).
Comprendere questa distinzione è fondamentale. Senza una corretta pulizia, la disinfezione perde efficacia; senza un approccio sistemico, non si può parlare di vera sanificazione.
È su questo terreno che si misura la differenza tra un intervento generico e un’azione realmente preventiva.
La qualità non risiede solo nel prodotto specifico utilizzato, ma nel metodo. Un sistema di sanificazione di qualità è tracciabile, documentabile, ripetibile. È fatto di procedure, verifiche, competenze e responsabilità. Tuttavia, anche il miglior sistema rischia di fallire se manca la consapevolezza di chi lo richiede.
Il committente ha un ruolo centrale. Continuare a considerare la sanificazione come un “costo da tagliare” significa esporsi a rischi sanitari, organizzativi ed economici. Al
Cari titolari di imprese di pulizia, il mercato è saturo di chi offre “prezzi stracciati”. Per distinguervi, dovete smettere di vendere “ore di lavoro” e iniziare a vendere “sicurezza certificata”.
STRATEGIE DI PROPOSTA E VENDITA:
• Non si vende il “COSA”, ma il “COME”. Non si dice «Sanifichiamo con l’ozono», si dice: «Proteggiamo i suoi dipendenti abbattendo il 99% della carica virale con un protocollo certificato ISO, che garantisce la continuità del suo business».
• Presentare un piano di campionamento (test con piastre o ATP bioluminometro) prima e dopo l’intervento permette di dimostrare scientificamente l’efficacia del vostro lavoro e vi rende partner, non semplici fornitori.
Esempio: «Sappiamo che il suo ufficio ospita 50 persone al giorno. Il nostro sistema di sanificazione programmata non si limita a pulire le scrivanie, ma neutralizza i patogeni nelle condotte dell’aria e sulle superfici comuni. Le forniremo un bollino di “Ambiente Sanificato” e un report tecnico da esporre, per dare tranquillità ai suoi clienti e ridurre i giorni di malattia del personale».
Situazione: il cliente contesta il prezzo alto. Risposta dell’operatore formato: «Capisco la sua obiezione, ma il nostro prezzo include l’impiego di personale formato specificamente per il rischio biologico e l’uso di presidi medicochirurgici che richiedono tempi di posa certificati. Usare un prodotto comune risparmiando tempo non sanificherebbe davvero, lasciando la sua azienda scoperta dal punto di vista della sicurezza sanitaria.»
contrario, considerarla un investimento sulla salute di dipendenti e clienti significa agire sulla prevenzione, ridurre l’assenteismo e aumentare il valore percepito del brand.
Un ambiente sano comunica attenzione, affidabilità e rispetto.
Un’impresa di pulizie specializzata non entra in un ufficio, in una scuola o in un’azienda “spruzzando a caso”. La sanificazione professionale segue fasi precise, definite da protocolli tecnici rigorosi.
La prima fase è il sopralluogo e la valutazione del rischio, indispensabili per comprendere la destinazione d’uso degli ambienti e individuare i punti critici di contatto: maniglie, tastiere, superfici condivise, zone comuni.
Segue la detersione meccanica, spesso sottovalutata. Lo sporco organico può proteggere i microrganismi dall’azione dei disinfettanti; rimuoverlo è una condizione imprescindibile per l’efficacia dell’intervento.
La terza fase è l’applicazione del disinfettante, che deve avvenire utilizzando Presidi Medico-Chirurgici (PMC) o biocidi, nel rispetto dei tempi di contatto indicati.
Infine, entrano in gioco le tecnologie avanzate, scelte in base al contesto: atomizzazione e nebulizzazione per raggiungere fessure e aria, sistemi a vapore secco per una sanificazione termica profonda, ozono - ove applicabile - per la saturazione degli ambienti in assenza di persone. Solo questo insieme di azioni trasforma la sanificazione in un vero strumento di prevenzione.
Uno degli errori più comuni è pensare che il disinfettante faccia tutto da solo. In realtà, il metodo è determinante. Non si sanifica lo sporco: la detersione previa è fondamentale, perché polvere e residui organici schermano i microrganismi. Bisogna prima pulire con un detergente neutro o sgrassante e risciacquare. Altro aspetto da valutare è il rispetto dei tempi di contatto. Ogni principio attivo necessita di un tempo minimo per uccidere i patogeni, che può variare da uno a quindici minuti. Spruzzare e passare subito il panno equivale a profumare la superficie, non a sanificarla.
Il dosaggio scientifico è un ulteriore indicatore di qualità. Usare troppo prodotto può danneggiare le superfici e creare pellicole che attirano nuovo sporco; usarne troppo poco rende l’azione inefficace. L’uso di sistemi di dosaggio automatici è sinonimo di qualità.
Anche la gestione dei panni fa la differenza. Il metodo corretto prevede di spruzzare sul panno (o usare panni pre-impregnati) per evitare di sollevare aerosol inutili, tranne nei casi di nebulizzazione ambientale controllata.
Non tutti i disinfettanti sono uguali. L’ipoclorito di sodio è economico ed estremamente efficace, ma corrosivo. I sali quaternari d’ammonio sono delicati e versatili, ma richiedono attenzione alle stratificazioni. Il perossido d’idrogeno è ecologico e non lascia residui tossici, ma necessita di attrezzature dedicate. L’acido peracetico è rapidissimo e potente, ideale per l’alimentare e l’ospedaliero, ma ha un odore intenso. L’alcol è pratico per piccoli oggetti, ma infiammabile.
La competenza dell’impresa si misura nella capacità di scegliere il principio attivo più adatto e di ruotarlo nel tempo, evitando l’insorgenza di resistenze microbiche.
L’IMPRESA D’ECCELLENZA
Per “vendere” qualità, un’impresa deve assicurarsi che i prodotti utilizzati siano registrati come Presidi Medico-Chirurgici o Biocidi presso il Ministero della Salute. È la prova legale che quel prodotto è stato testato per uccidere specifici virus e batteri, e permette di distinguersi da chi usa un comune sgrassatore da supermercato. Mostrare al cliente l’etichetta con il numero di registrazione ministeriale non è un dettaglio: è una prova di efficacia e serietà.
Il mix ideale per un’impresa moderna è la rotazione dei principi attivi e l’applicazione rigorosa dei protocolli. Usare sempre lo stesso prodotto può indurre resistenze batteriche. Un’impresa specializzata sa alternare, ad esempio, basi alcoliche con basi di perossido, garantendo un ambiente realmente sterile.

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Nel settore ospedaliero la differenza tra una pulizia ordinaria e una sanificazione professionale può salvare delle vite, prevenendo le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA).
L’impresa deve mappare le aree in zone di rischio:
Basso rischio: uffici amministrativi.
Medio rischio: sale d’attesa, corridoi. Alto rischio: sale operatorie, rianimazione, reparti infettivi.
Le attrezzature devono essere dedicate: non è permesso lo spostamento di carrelli o panni tra zone diverse. Si utilizzano spesso sistemi monouso pre-impregnati o panni in microfibra con codice colore rigido. Tecnologie di punta:
• robot a raggi UV-C per la sterilizzazione dell’aria e delle superfici in assenza di persone;
• perossido d’idrogeno vaporizzato. È una delle tecniche più efficaci per la decontaminazione totale
di una stanza dopo la dimissione di un paziente infettivo.
Frequenza: continua. Ogni volta che un locale viene liberato o secondo turni programmati più volte al giorno nelle aree comuni.
COME DEVONO PROPORSI LE IMPRESE IN QUESTO SETTORE?
Puntare sulle certificazioni (ISO 14001, ISO 45001) e sulla formazione certificata dei propri operatori, dimostrando di conoscere le norme di smaltimento dei rifiuti speciali.
LA FORMAZIONE
Un venditore o un titolare che parla per “sentito dire” trasmette incertezza; un professionista formato trasmette autorità, riduce i rischi e costruisce valore, perché non conta solo cosa si fa, ma come lo si racconta e lo si dimostra, anche attraverso dati, report e verifiche strumentali.
La formazione così oltre ad essere un obbligo normativo (come previsto dal D.Lgs 81/08) diventa il vero motore dell’impresa: tecnica, normativa e commerciale. Un’impresa che vuole vendere qualità deve formare i propri addetti e i propri commerciali sulla chimica e sulla biologia di base. Ma non basta, spesso il cliente ha paura dei controlli (ASL, NAS, Ispettorato). L’impresa deve essere formata per essere il suo “scudo” con un’accurata conoscenza normativa e documentale. Infine, molte imprese falliscono nella formazione commerciale: bisogna formare chi vende a cambiare linguaggio.
Nessun settore è escluso dalla necessità di sanificare, ma per alcuni ambiti si tratta di un requisito vitale. Il settore sanitario e farmaceutico - ospedali, cliniche, laboratori - vive di protocolli stringenti. L’Hore-
L’impresa dovrebbe dotare i propri specialisti di:
1. Patentino della Sanificazione: un attestato interno o di enti terzi che certifichi la partecipazione ai corsi.
2. Manuale operativo di cantiere: un documento che descrive passopasso ogni azione da compiere.
3. Strumenti di verifica (ATP-Metria): formare l’operatore all’uso del bioluminometro. Mostrare al cliente un grafico che scende dopo la pulizia è la prova regina della qualità venduta.
all’affluenza, al rischio biologico e alla tipologia di attività.
Negli ambienti ad alto traffico, come negozi e palestre, gli interventi devono essere frequenti, anche quotidiani o bisettimanali. In uffici e studi professionali, una cadenza settimanale o quindicinale è spesso adeguata. Industrie e condomini richiedono interventi programmati, con intensificazioni in caso di picchi influenzali o situazioni emergenziali.
Nel settore alimentare, la lotta al biofilm e l’integrazione con l’HACCP sono centrali. Nel settore scolastico, la priorità è proteggere i più vulnerabili con prodotti a basso impatto e una corretta sanificazione dell’aria. In ambito ospedaliero, la sanificazione ad alto rischio diventa una disciplina salvavita, con protocolli multilivello e tecnologie dedicate.
ca, con hotel, ristoranti e cucine industriali, è chiamato a tutelare clienti e operatori. Scuole, asili e università concentrano soggetti vulnerabili in spazi chiusi. Retail e GDO gestiscono flussi elevati di persone. Gli uffici open-space e i coworking sono luoghi di condivisione continua. Non esiste una risposta univoca alla domanda “ogni quanto sanificare?”. Le frequenze devono essere stabilite in base
In questo viaggio attraverso i settori più critici del nostro tessuto sociale ed economico, emerge una certezza: la sanificazione non è un accessorio del decoro, ma una disciplina tecnica e scientifica. La sfida del futuro, per le imprese di pulizia, non si giocherà sul prezzo al ribasso, ma sulla competenza certificata e sulla capacità di educare il mercato. Ciò che sanifichiamo oggi riecheggia nella salute di domani.
Nella pulizia professionale l’igiene non ammette distrazioni negli ambienti ad alto rischio. Per questo TTS propone microfibre progettate per pulire in profondità, oltre lo sporco visibile, grazie a un’azione meccanica ad alta capacità di raccolta.
Tra le soluzioni più indicate si distinguono i ricambi Microblue, Microred e Microsafe e il panno semi-monouso Exon. Test di laboratorio condotti da un ente esterno hanno mostrato risultati eccellenti nella rimozione dei microrganismi anche senza detergenti: 99,99% dei batteri Staphylococcus aureus ATCC 6538, Enterococcus hirae ATCC 10541 e Pseudomonas aeruginosa ATCC 15442, e del fungo Candida albicans ATCC 10231. Prove specifiche indicano efficacia anche contro Coronavirus 229E, con una riduzione del 99,9% per Microblue e Microred e del 99% per Exon.
Una raccolta efficace permette di ridurre quantità e aggressività


del chimico necessario a garantire l’igienizzazione, limitando il rischio di favorire batteri resistenti ai disinfettanti. L’elevato potere assorbente aumenta l’autonomia di lavaggio e contribuisce anche al risparmio d’acqua ogni giorno.
Per ridurre il rischio di contaminazione crociata è decisiva anche la gestione dei ricambi. Con l’impregnazione on demand di Dosely si prepara il panno poco prima dell’uso, mentre Pockety permette lo sgancio touch-free, senza contatto con le fibre sporche. Il codice colore aiuta a separare le aree e rende più rapide le procedure.
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Formula Servizi è una società cooperativa che opera in tutta Italia, offrendo avanzati servizi di pulizia con la massima attenzione alla formazione degli addetti e al controllo della qualità degli interventi
MAURIZIO PEDRINI
Marco Sanchi è responsabile multiservizi nord della società cooperativa Formula Servizi, con sede a Forlì, che opera in tutta Italia, fornendo preziosi servizi di cura dell’igiene, sanificazione, disinfezione in alcuni importanti ospedali. In questo ambito il nostro interlocutore segue sia la parte relativa alle pulizie, che è centrale, sia tutta una serie di attività ad essa correlate. Lo abbiamo incontrato per raccontare la sua esperienza e raccogliere alcune riflessioni su alcuni aspetti fondamentali per garantire la salute e la sicurezza dei pazienti, con lo sguardo puntato alla prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza.
Possiamo iniziare dal tracciare un quadro della presenza della vostra società nell’ambito degli ospedali nazionali, offrendo qualche significativo dato numerico e specificando i servizi che erogate?
Sono responsabile dei servizi erogati dalle
alte Marche, fino alla Valle D’Aosta, dove operiamo avendo vinto un appalto di pulizie in ambito civile. Per quanto concerne le pulizie ospedaliere, mi occupo di seguire il servizio presso tredici strutture nosocomiali e di tutti i distretti sanitari correlati, situate in Emilia Romagna, negli ambiti territoriali di Rimini, Cesena e Forlì. Nella regione Marche il collega Paolo Del Moro, è invece responsabile dei servizi erogati nell’ambito dell’appalto AV2 che serve le strutture ospedaliere e distrettuali dei territori di Ancona, Jesi, Fabriano e Senigallia. Oltre agli ospedali, in Emilia Romagna, prestiamo servizio in sei RSA del territorio. All’interno delle realtà ospedaliere svolgiamo servizi di pulizia e sanificazione, facchinaggio, trasporti interni di cose e persone, con l’aggiunta di tutte le attività ausiliarie correlate che prestiamo su richiesta dell’ente. Nell’ambito ospedaliero e sanitario-assistenziale sono occupati oltre 1000 operatori che si dedicano alla pulizia
nelle varie aree: da quelle amministrative a basso rischio, fino a quelle operatorie ad altissimo rischio.
Quale importanza assumono la corretta esecuzione delle procedure e dei protocolli di pulizia, sanificazione e sterilizzazione, rigorosamente definiti per aree di rischio nelle strutture ospedaliere?
La corretta applicazione delle procedure ha un valore fondamentale per il mantenimento delle condizioni di salubrità e igiene nei vari ambienti nei quali prestiamo servizio e penso che questo possa essere considerato come una base essenziale per assicurare il massimo della cura e della protezione del paziente.
Parimenti al rispetto delle procedure definite dalle direzioni infermieristiche, anche ai controlli sul servizio svolto ritengo debba essere riconosciuta particolare importanza. È infatti dalle attività di control-
lo dell’operato, svolte in maniera diretta o congiunta con i referenti dei vari enti, che possono nascere riflessioni ed analisi sull’efficacia della nostra attività relativamente al contenimento della carica batterica o al rischio di diffusione delle infezioni correlate all’assistenza.
Quali azioni di monitoraggio e controllo vengono messi in atto, in base al capitolato d’appalto, negli ospedali dove prestate i vostri servizi?
Sono tante e tutte egualmente preziose: esse devono partire da un atteggiamento proattivo da parte dell’Azienda affidataria, nel senso che la stessa deve mettere in campo in primis efficaci azioni di autocontrollo. Quindi ancor prima di effettuare controlli in maniera condivisa in collaborazione con l’ente (detti comunemente di seconda parte) noi ci impegniamo a monitorare costantemente l’azione dei nostri operatori per avere la garanzia del corretto

svolgimento di quanto previsto nel capitolato d’appalto. Attuando i controlli di prima parte, verifichiamo nei nostri operatori l’effettivo apprendimento della formazione erogata, accertando sul campo l’efficacia delle attività svolte dal singolo addetto. Per ogni operatore, in base all’anzianità di servizio e alle aree nelle quali presta la sua attività, vengono definiti un certo numero di controlli svolti a sorpresa da parte dei nostri coordinatori di servizio. Durante gli stessi vengono compilate delle check list nelle quali, oltre al rispetto delle procedure vengono monitorati altri aspetti tra i quali: la cura della divisa, l’esposizione del cartellino di riconoscimento, la capacità di rapportarsi correttamente con l’utenza e con il personale sanitario, la corretta tenuta del carrello e il corretto uso dei prodotti. Ovviamente da queste procedure di verifica può emergere la necessità di mettere in campo piccoli correttivi o di effettuare nuovi momenti formativi, ma al contempo

LA CORRETTA APPLICAZIONE
DELLE PROCEDURE HA UN VALORE FONDAMENTALE
PER IL MANTENIMENTO
DELLE CONDIZIONI DI SALUBRITÀ
un sistema di controlli ben strutturato a mio avviso funge da assicurazione agli occhi del cliente di massima serietà e di messa in campo di tutte le azioni necessarie a garantire il miglior risultato finale possibile.
Immagino però che anche l’azienda che vi assegna la commissione si impegni nell’azione di costante monitoraggio e controllo dell’efficacia e qualità del servizio di pulizia da voi svolto: in che modo?
In effetti, esistono ulteriori controlli effettuati a sorpresa dai delegati della commit-
tenza, che avvengono il più delle volte definendo e comunicandoci preventivamente solo la giornata di esecuzione e non le zone oggetto di controllo. Ritengo che questo secondo step di monitoraggio sia il cuore dell’attività di verifica in quanto permette a noi esecutori del servizio di intercettare le reali sensibilità della committenza, ad esempio, relativamente ad un’area ritenuta maggiormente critica. Infatti all’interno della stessa area di rischio possono sussistere aree che, pur godendo della stessa qualifica, sono maggiormente attenzionate da parte della committenza per motivi legati alla loro posizione o alla loro frequentazione. Questi momenti, se affrontati in maniera costruttiva e di confronto hanno un’importanza fondamentale in quanto ci permettono di modellare il nostro servizio “cucendolo addosso” ai desiderata del cliente. Non si tratta, è bene precisarlo di un processo, dove il nostro operato viene giudicato, bensì di un confronto costruttivo basato sul comune desiderio di ottimizzare le azioni di pulizia, trovando magari soluzioni congiunte per affrontare al meglio le criticità emergenti. A queste procedure di verifica, che sono comuni a tutti i capitolati noi, in maniera autonoma, applichiamo a tutti i servizi di pulizia sanitari un terzo
livello di controllo fornito da un ente esterno, in questo caso dall’IQC (International Quality Certification), il quale eseguendo controlli in maniera indipendente certifica ulteriormente il nostro livello prestazionale e il rispetto dell’esecuzione delle corrette procedure di pulizia secondo le linee guida ANMDO-IQC. Questa miglioria non è prevista né richiesta generalmente dai capitolati di pulizia, ma per noi rappresenta un’ulteriore garanzia di sicurezza del servizio offerto alla committenza, in quanto i report stilati trimestralmente da IQC vengono inviati, oltre che a noi, direttamente all’ente, portando così in rilievo i risultati dei controlli, eventuali criticità oppurecome spesso accade - risultati assai soddisfacenti.
Alla luce della sua esperienza, ritiene che una pulizia più accurata delle superfici ospedaliere possa contribuire a ridurre la contaminazione ambientale e che la sanificazione seguita dalla disinfezione sia in grado di limitare considerevolmente l’acquisizione di microrganismi patogeni?
In linea di massima, direi di sì. Condivido queste considerazioni che individuano un rapporto diretto di causa-effetto, anche se preferirei non addentrarmi troppo su questo terreno, lasciando la valutazione a chi ha maggiori e più specifiche competenze tecniche rispetto a me. Relativamente a questi aspetti ci affidiamo a quanto disposto dalle direzioni infermieristiche e dai responsabili del rischio infettivo con cui collaboriamo quotidianamente e dei quali seguiamo scrupolosamente le istruzioni nei vari ambiti che investono le nostre attività. Sicuramente, in base alle mie conoscenze, ritengo di poter condividere queste affermazioni perché rappresentano correttamente l’interpretazione di alcuni delicati aspetti del rischio di contaminazione. Una corretta sanificazione seguita dalla disinfezione riduce l’acquisizione di agenti patogeni ma, aggiungerei che è tutto il sistema di pulizia


e di integrazione dei servizi ospedalieri che se ben funzionante, può portare alla massima riduzione del contagio e all’effettivo contenimento della carica batterica. Peraltro, devo aggiungere che in genere non veniamo coinvolti sui tavoli di lavoro per l’elaborazione delle nuove procedure ma ci limitiamo ad acquisirle, valutando eventualmente le criticità che possono emergere nell’erogazione del nostro servizio.
Pensa che una pulizia accurata e incisiva, insieme ad altrettanto efficaci interventi di sanificazione, disinfezione e sterilizzazione possono contribuire in modo significativo alla riduzione del
Formula Servizi è una società cooperativa che ha sede principale a Forlì, in EmiliaRomagna, che offre servizi di igiene, logistica e manutenzione in ambito sanitario, industriale e civile, con anche un importante comparto edile orientato alle costruzioni di strutture sportive ed educative. Profondamente radicata sul territorio, è cresciuta negli anni espandendosi su tutto il territorio nazionale. Il suo campo d’azione è votato al settore multiservizi non limitandosi alle sole pulizie civili e sanitarie, ma includendo anche la logistica sanitaria e industriale, manutenzioni edili e impiantistiche, costruzioni di comparti scolastici e sportivi, l’archiviazione documentale, i servizi culturali e di restauro conservativo. Oggi è diventata un’importante realtà con migliaia di addetti, focalizzata sull’innovazione e sulla sostenibilità ambientale. Nell’ambito dell’igiene ospedaliera, Formula Servizi è leader nel cleaning etico e sostenibile. Fornisce, in particolare, soluzioni
preoccupante fenomeno delle ICA?
Sicuramente le attività di pulizia, sanificazione, disinfezione delle superfici e di sterilizzazione dei ferri e delle attrezzature costituiscono un cardine fondante nella prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza, ma al loro fianco ritengo sia indispensabile la sensibilizzazione costante rispetto alle corrette procedure da seguire nelle strutture nosocomiali, che riguardano pratiche basilari quali: il lavaggio igienico delle mani e il corretto uso dei guanti. Questi DPI sono fondamentali per proteggere gli operatori dal rischio biologico, prevenendo il contatto con sangue, fluidi corporei e microrganismi patogeni e van-
personalizzate a enti pubblici e privati, ospedali e strutture socio-sanitarie, garantendo qualità e sicurezza secondo elevati standard professionalmente riconosciuti e un servizio di Pronto Intervento e reperibilità attivo h24, 7 giorni su 7. La cooperativa forlivese sviluppa programmi di ricerca e innovazione applicata, utilizza prodotti, macchinari e metodologie di ultima generazione, garantendo la massima efficienza in tutto il processo produttivo, mediante scrupolosi e puntuali sistemi di gestione e controllo. Il cleaning rappresenta tuttora il core business di questa importante realtà italiana, che vanta in questa attività una esperienza di oltre cinquant’anni. I servizi di igiene sono certificati secondo le norme internazionali UNI EN ISO per qualità, sicurezza, ambiente ed etica. Formula Servizi è un’azienda certificata ANMDO IQC, lo standard che attesta la qualifica dell’organizzazione per corretta erogazione del servizio e relativo sistema di controllo nello specifico ambito delle pulizie in ambienti sanitari.
no indossati per ogni attività che comporti contatto con superfici contaminate, ma un loro uso errato può favorire la diffusione dei patogeni. Per questo motivo viene ciclicamente erogata al nostro personale una formazione dedicata al loro corretto uso e sostituzione.
Parimenti, onde evitare di trasportare sporco e microorganismi da una superficie all’altra viene posta particolare attenzione alla frequenza del cambio dei pannetti utilizzati per svolgere le attività di pulizia, verificando che non vi sia un loro uso promiscuo nella pulizia di diverse aree di degenza con conseguente passaggio di patogeni da un posto letto all’altro. In definitiva, i fattori che fanno la differenza in chiave di prevenzione delle ICA, per quanto ci riguarda, sono: il pieno rispetto delle procedure previste per l’attività di pulizia svolta dai nostri addetti e il corretto utilizzo dei guanti e dei materiali da ricondizionare.
Affrontiamo il tema della formazione e dell’aggiornamento del vostro personale che opera nei cantieri ospedalieri: come vengono effettuati e di quali requisiti devono essere in possesso i vostri dipendenti?
Questo è senz’altro un aspetto essenziale, in quanto la qualità delle risorse umane che siamo in grado di mettere in campo incide direttamente sul risultato finale del servizio che andiamo ad erogare. La condizione minima di base per operare in una struttura ospedaliera è un’adeguata comprensione della lingua italiana, scritta e parlata. Questo è necessario per recepire correttamente le istruzioni operative e per rapportarsi in maniera proficua e coordinata con il personale infermieristico all’interno dei reparti. La formazione viene poi erogata attraverso svariate modalità: con corsi in aula, direttamente sul campo o attraverso la nostra Digital Academy che, attraverso un portale internet, permette di erogare formazione ai singoli operatori direttamente anche tramite i loro dispositivi di uso quotidiano. La



formazione di base prevede le fondamentali nozioni sulle principali tecniche di pulizia, sui rischi correlati alle singole attività, su come rapportarsi all’utenza, ai pazienti e alle varie figure professionali che operano nella struttura ospedaliera. In seguito ogni nuovo addetto viene formato sul campo affiancato da personale esperto avente già una certa anzianità di servizio che illustra come eseguire le varie attività e ne monitora il corretto apprendimento. Ovviamente il nuovo operatore partirà da operare nelle aree a basso rischio, per arrivare progressivamente a prestare le sue attività in zone sempre più sensibili. Questa evoluzione avviene per step, con tutto il tempo necessario affinché abbia la possibilità di acquisire una certa padronanza di tutte le tecniche del caso.
La formazione però non si limita al primo periodo di assunzione e sono previsti momenti formativi di aggiornamento per tutto il personale indipendentemente dall’anzianità di servizio, prevedendo in alcuni casi anche momenti formativi eseguiti con la collaborazione del personale infermieristico che interviene direttamente nella formazione di aspetti in genere legati alla prevenzione del rischio infettivo. In questo ambito, negli ultimi anni abbiamo realizzato giornate di formazione congiunta con i referenti infermieristici delle principali strutture ospedaliere nelle quali operiamo su tematiche specifiche quali l’accurato lavaggio delle mani e la corretta modalità di cambio dei guanti.
Il settore della pulizia professionale negli ospedali è oggi sempre più in continua e costante evoluzione, richiedendo una spiccata specializzazione: come valuta, la vostra azienda, il presente e il futuro?
In questo settore, che rappresenta il nostro core business e richiede un’elevata specializzazione, diventa fondamentale offrire un ventaglio di servizi sempre più differenziati. Nell’ambito ospedaliero è importante essere in grado di erogare servizi accessori

e correlati, cogliendo così le nuove opportunità essendo in possesso di informazioni specifiche. Dobbiamo essere in grado non solo di cogliere queste opportunità, ma di adeguare costantemente, in modo flessibile e mirato, la formazione dei nostri operatori in funzione delle specifiche necessità che ci vengono prospettate e l’utilizzo di strumenti e tecnologie sempre più evoluti. Questo significa investire tanto nella formazione dei nostri operatori cercando di rimanere costantemente aggiornati sulle tecnologie che possono costituire un valore aggiunto per i nostri servizi di pulizia e per le attività che possono essere a loro correlate. Questo sforzo punta ad arricchire il nostro know-how integrando l’offerta di pulizia con i bisogni emergenti delle committenze per le quali lavoriamo.
Le chiedo un focus in relazione ai CAM e all’importanza delle certificazioni nelle gare d’appalto: l’offerta economicamente vantaggiosa sta emergendo, dopo che per anni ha dominato la logica del ribasso?
Credo che, obiettivamente, ci sia ancora un po’ di strada da fare. Sicuramente, rispetto a qualche anno fa c’è maggiore interesse per il contenuto dell’offerta tecnica, e per le modalità con le quali ci si propone di eseguire il servizio. È evidente, però, che lo stato generale del Paese e la costante crisi di risorse economiche ponga quotidianamente le stazioni appaltanti nella condizione primaria di contenere la spesa pubblica. È una condizione forzata per la quale, almeno a breve termine, non vedo onestamente una via d’uscita e che evidentemente “strizza ancora l’occhio” a certe offerte basate sul massimo ribasso. Per quanto riguarda i CAM, lasciandoci alle spalle gli anni della pandemia, si è via via riscoperta la validità dei prodotti eco-sostenibili, dei detergenti green e, più in generale, di tutte le tecnologie che possono ridurre l’impatto ambientale del nostro servizio.
Prodotti green e tecnologie innovative possono contribuire a migliorare la sicurezza igienica negli ospedali?
Le ditte che erogano il servizio devono essere perfettamente capaci di integrare il prodotto green nelle procedure che vengono applicate per il contenimento della carica batterica. Come accennavo, è chiaro che tutta la parte CAM per sua definizione va ad escludere quella dei disinfettanti e che per la prevenzione e la lotta alle ICA, il corretto impiego dei disinfettanti e la puntuale applicazione delle procedure riguardanti la sanificazione risultano fondamentali. La nostra efficacia nell’erogare un servizio ad impatto ambientale ridotto risiede nella capacità di integrare tali soluzioni green in un sistema che rispetti le corrette procedure di sanificazione definite dalle direzioni ospedaliere..
Per il personale sanitario che opera nelle RSA e nei contesti assistenziali, la cura dell’igiene e della pulizia degli anziani è un’attività quotidiana essenziale per la prevenzione delle infezioni e per il mantenimento del benessere generale della persona assistita. Gli ospiti anziani, spesso fragili o non autosufficienti, necessitano di interventi mirati, svolti con competenza, attenzione e rispetto delle procedure sanitarie.
L’igiene quotidiana del corpo, dei capelli e delle parti intime esterne deve essere effettuata utilizzando prodotti delicati e specifici. L’impiego di Gentle Soap, soluzione detergente indicata per l’igiene quotidiana di corpo, capelli e parti intime esterne, consente una detersione efficace rispettando il naturale equilibrio cutaneo, riducendo il rischio di irritazioni e secchezza della pelle. In situazioni di ridotta mobilità o allettamento, l’utilizzo di Gentle Foam, schiuma detergente per tutto il corpo che non necessita di risciacquo, facilita l’assistenza, garantendo igiene e comfort anche in as-

senza di acqua. Durante le manovre assistenziali, l’osservazione dello stato della cute permette al personale di individuare tempestivamente arros -
Detergenti, igienizzanti, cere, cosmetici progettati per assicurare standard di pulizia e igiene nel rispetto delle superfici, del personale e dell’ambiente.









Le infezioni associate alla cura della salute non sono inevitabili. Il sistema di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria (HVAC) è una componente critica del loro controllo nelle strutture sanitarie

Così come gli infermieri e i medici sono responsabili della salute e del benessere del paziente, il team tecnico garantisce l’efficienza e la sicurezza delle attrezzature mediche e degli impianti, contribuendo in tal modo alla qualità dell’assistenza ai pazienti. Un edificio carente nelle funzioni preposte può avere effetti significativi su tutti gli occupanti. Se anche un solo componente del cosiddetto sistema di controllo delle infezioni, non funziona correttamente, il sistema non riuscirà a svolgere il suo compito e a raggiungere il suo scopo, che è quello di impedire la diffusione delle infezioni. Sono innumerevoli le risorse a disposizione di una struttura sanitaria per il controllo delle infezioni e il
sistema di riscaldamento, ventilazione e aria condizionata è una delle più potenti. Relativamente al tipo di struttura, il progettista dell’impianto HVAC dovrà indicare i parametri definiti dalle norme riportate dalle Associazioni maggiormente accreditate a livello nazionale e mondiale.
Sono diverse le raccomandazioni per raggiungere gli obiettivi necessari al controllo delle infezioni che coinvolgono i sistemi di riscaldamento, ventilazione e aria condizionata. I responsabili delle strutture sanitarie svolgono un ruolo essenziale nel coadiuvare il
personale clinico nella comprensione delle funzioni del sistema HVAC. Un team clinico consapevole delle differenze funzionali tra gli spazi e informato sulle capacità e sulle limitazioni del sistema potrà meglio fronteggiare il verificarsi di qualsiasi emergenza, rispondendo in modo efficace ed esaustivo alle esigenze che potrebbero presentarsi e rispondere efficacemente ai bisogni dei singoli pazienti. Lo standard normativo richiede che in alcune aree ospedaliere l’aria venga espulsa direttamente all’esterno (come ad esempio per le sale d’attesa di radiologia, sale d’attesa del pronto soccorso, triage, endoscopia e broncoscopia).
Sia questi spazi che quelli aventi requisiti simili devono essere presi nella dovuta considerazione quando si eseguono procedure temporanee su pazienti affetti da malattie infettive trasmesse per via aerea.
Durante il processo di progettazione, che include un team di gestione delle strutture, deve essere calcolata la loro portata d’aria atta a soddisfare le condizioni di raffreddamento e di riscaldamento e rispettare i ricambi d’aria all’ora minimi richiesti. I ricambi d’aria si riferiscono al flusso d’aria continuo attraverso uno spazio, per diluire i livelli di contaminanti. Il team dovrà stabilire anche il livello di filtrazione necessario per rimuovere i contaminanti dal flusso d’aria ottimizzando l’aria per la ricircolazione. L’aria viene espulsa tramite prese d’aria di estrazione e scaricata all’esterno per bilanciare le quantità da utilizzare e per mantenere un equilibrio di pressione. È importante notare che l’aria espulsa sarà sostituita da aria esterna filtrata e condizionata, ma non dall’economizzatore. Se l’aria esterna non condizionata migra nell’edificio potrebbe causare problemi di controllo della temperatura e dell’umidità con diffusione di contaminanti non filtrati e con il possibile sviluppo di una crescita microbiologica, dovuta a vari fattori quali: mancata igiene, malfunzionamento delle attrezzature in utilizzo, errata gestione sia dei materiali che degli ambienti, soprattutto se in condizioni di umidità.
La crescita microbiologica può portare ad una contaminazione dell’ambiente ospedaliero contribuendo all’insorgenza di infezioni ospedaliere difficili da debellare e che espongono i pazienti a rischi di varia natura.
Il ruolo prioritario di un sistema HVAC nel controllo delle infezioni consiste nel controllo di contaminanti, ovvero di sostanze come batteri, virus e funghi che rendono l’aria impura e pericolosa da respirare. Detto controllo si ottiene con la diluizione dei livelli di contaminanti mediante ricambi d’aria prestabiliti, la rimozione dei contaminanti (preferibilmente alla fonte) filtrando l’aria erogata e scaricandola nelle modalità previste, bilanciando l’aria per creare differenziali di pressione che spostano l’aria dalle aree pulite a quelle meno pulite.
VENTILAZIONE
Essa si riferisce ad un processo in cui l’aria fresca esterna (AE) viene immessa in un edificio. Il sistema HVAC sposta i seguenti
È IMPORTANTE NOTARE CHE UN SOLO RICAMBIO DI ARIA/ ORA NON È SUFFICIENTE A DECONTAMINARE LA STANZA IN UN’ORA. valori: livelli di efficienza in minuti per ricambi d’aria/ora
elaborazione dell’autore
tipi d’aria nell’edificio: AE, aria di mandata, aria di ritorno e aria di scarico.
L’aria fresca esterna viene immessa nel sistema HVAC e adeguatamente trattata per garantire la voluta temperatura, umidità e qualità dell’aria per stabilire relazioni di pressione e diluire l’aria di estrazione ricircolata dall’edificio.
Alcune tipologie di spazi (come bagni, stanze di isolamento per infezioni trasmesse per via aerea, cucine, ecc.) generano aria troppo “sporca” per essere riutilizzata e che viene pertanto espulsa dall’edificio con un apposito ventilatore (aria di scarico).
La quantità di aria esterna immessa in uno spazio è determinata dalla tipologia di spazio in utilizzo, dall’occupazione prevista e dalla superficie occupata per meglio determinare e poter specificare i ricambi d’aria all’ora.
Questa funzione, come anche la diluizione, sono tra le più importanti di un sistema HVAC. Senza una corretta filtrazione, gli occupanti dell’edificio potrebbero ricevere aria esterna carica di sostanze irritanti ambientali quali inquinanti atmosferici, composti organici volatili oltre a sostanze di uso interno derivate dai prodotti utilizzati per la sanificazione, per le pulizie o derivanti da materiali sanitari di uso quotidiano. Di conseguenza l’apparecchiatura HVAC potrebbe danneggiarsi nel tempo a causa dell’accumulo di polvere e di contaminanti che possono intasare le serpentine e limitare il flusso d’aria. I filtri dell’aria sono supporti in fibra pieghettata che catturano le particelle dall’aria che li attraversa con vari livelli di efficacia.
trattamento aria controllo infezioni

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SCHEMA DI VENTILAZIONE DI BASE
L’aria fresca esterna (condotti blu) viene immessa nell’Unità di Trattamento Aria (UTA)
della stazione centrale, che condiziona e filtra l’aria, passa successivamente attraverso un ventilatore, diventando “aria di mandata” che servirà a ventilare gli spazi (condotti verdi). Dopo aver ventilato uno spazio, l’aria viene ricircolata nell’UTA (condotti gialli) per essere miscelata con l’aria esterna o ricondizionata (ad esempio, filtrata, riscaldata/ raffreddata, umidificata a seconda dei casi) e reimmessa in uno spazio, oppure espulsa da un ventilatore (condotti rossi) per essere scaricata dall’edificio
Essi sono classificati in base ad un sistema di valore di segnalazione dell’efficienza minima (MERV) basato sulla capacità del filtro di catturare particelle di diverse dimensioni.
Da una prospettiva di controllo delle infezioni, le dimensioni delle particelle possono essere nell’intervallo di 0,1 micron per SARS-CoV-2 o 0,015-0,030 micron per il virus del raffreddore (rinovirus). I filtri HEPA sono così efficaci da garantire un livello particolarmente elevato di filtrazione. L’aria filtrata con HEPA è in grado di trattenere elevate percentuali di sostanze

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FLUSSO DEI VETTORI
In questa disposizione, l’espirato (tosse, starnuti, ecc.) di un paziente infetto verrà diretto lontano dal personale sanitario, aspirato nella griglia di estrazione e scaricato direttamente all’esterno della struttura sanitaria.
inquinanti ma anche di virus, allergeni e batteri e ha meno particolato rispetto all’aria esterna fresca.
Applicazioni speciali richiedono l’utilizzo di questi filtri sui diffusori di alimentazione a soffitto delle sale operatorie ortopediche o neurochirurgiche dove è fondamentale portare quasi a zero il rischio di infezione. I filtri HEPA devono essere sottoposti a test di prova (DOP test) al momento dell’installazione per confermare che il filtro sia integro in ogni sua parte e che le guarnizioni speciali che riducono al minimo il bypass dell’aria e il mezzo filtrante funzionino come previsto.
Il ruolo dell’HVAC nel sistema di controllo delle infezioni è principalmente quello di fornire una pressurizzazione tra gli spazi e rimuovere i contaminanti trasportati dall’aria, due effetti praticamente invisibili ad occhio nudo. In un sistema HVAC correttamente mantenuto, la pressurizzazione sposta l’aria da spazi puliti a meno puliti e
riduce le possibilità degli occupanti di essere esposti all’aria contaminata. In genere, le stanze con contaminanti sono impostate ad una pressione dell’aria relativa negativa per contenere i contaminanti nello spazio in cui vengono generati. Al contrario, una pressione dell’aria relativa positiva spinge l’aria fuori da una stanza anziché aspirarla al suo interno, riducendo al minimo i contaminanti negli spazi che possono ospitare un paziente immunocompromesso (ad esempio, sala operatoria o stanza con ambiente protettivo a pressione positiva - PE). L’aria verrà indotta nella stanza tramite piccole aperture attorno al telaio della porta quando la porta è chiusa. Nella relativa segnaletica, la pressione viene indicata dai seguenti simboli all’interno di un triangolo: “+” per positivo, “0” per neutro, “-” per negativo. Si esplicita in tal modo la direzione del flusso d’aria: in una stanza a pressione positiva, la pressione dell’aria interna essendo superiore a quella esterna spingerà l’aria a fluire al suo esterno attraverso le fessure della porta. In una stanza a pressione negativa essendo la pressione dell’aria inferiore a quella esterna tenderà a far fluire l’aria esterna al suo interno.
DILUIZIONE
Essa si riferisce alla sostituzione del volume di aria contenuto in uno spazio con aria fresca di alimentazione proveniente dall’apparecchiatura HVAC, che riduce il numero di particelle “pericolose”. Aumentando la portata del flusso d’aria nella stanza aumenta anche il ricambio di aria/ora

Spazi come ad esempio le sale operatorie sono progettati con le estrazioni posizionate in basso sulla parete. Lo scopo di queste estrazioni posizionate in basso sulla parete è quello di scaricare il gas più denso dall’area inferiore della stanza o di aiutare a creare un flusso d’aria uniforme (laminare) attraverso il letto del paziente e lontano dal personale sanitario per salvaguardare la loro salute. Questi punti di scarico o ricircolo posizionati in basso sulla parete devono essere tenuti liberi da qualsiasi attrezzatura o materiale per funzionare correttamente

Una piccola stanza tra la camera di isolamento per infezioni trasmesse per via aerea e il corridoio o altri spazi adiacenti, chiamata anticamera, crea una relazione di pressione più resiliente tra due spazi, funzionando in modo simile ad una camera di compensazione. Una corretta progettazione dell’anticamera include una griglia di alimentazione e di scarico
e l’efficienza di rimozione delle particelle dalle apparecchiature HVAC. A causa della diffusione e della miscelazione dell’aria nella stanza, sono necessari più ricambi di aria/ora per diluire e rimuovere efficacemente i contaminanti ai livelli richiesti. Il numero di ricambi di aria/ora di una stanza è determinato dal suo volume (area moltiplicata per l’altezza del soffitto) e dalla sua portata d’aria.
STANZA DI ISOLAMENTO
Una camera di isolamento per infezioni trasmesse per via aerea (AIIR) è uno spazio progettato per ospitare pazienti sotto
indagine o confermati positivi per malattie infettive trasmesse per via aerea, come tubercolosi, morbillo e virus varicella-zoster, che possono percorrere lunghe distanze nell’aria o rimanere sospesi nell’aria per lunghi periodi di tempo.
Per aumentare la diluizione dei contaminanti nella stanza, le stanze di isolamento per le infezioni trasmesse per via aerea hanno un tasso di ricambio aria/ora più elevato rispetto alle stanze per pazienti comparabili che ospitano pazienti non infettivi (ad esempio una stanza AIIR avrà almeno 12 ricambi aria/ora mentre una stanza per pazienti acuti ne avrà un minimo di 4).
Un’unità di terapia intensiva o un’unità di terapia intensiva cardiologica avrà almeno 6 ricambi di aria/ora.
Alcuni standard richiedono che l’aria AIIR venga espulsa direttamente all’esterno tramite un sistema di scarico dedicato con un ventilatore, in genere su un’area del tetto con un’apposita colonna di scarico per espellere l’aria pericolosa lontano dalla struttura sanitaria.
Quando la stanza è in uso la porta deve rimanere sempre chiusa, eccetto quando necessitano l’accesso nella camera di isolamento i membri del team clinico muniti di un’attrezzatura protettiva consona.
Ogni volta che viene eseguita una procedura di generazione di aerosol (AGP) su un individuo sotto esame o confermato positivo per una malattia infettiva trasmessa per via aerea, la procedura deve essere eseguita in una AIIR. Queste stanze vengono tenute sotto pressione negativa per proteggere gli occupanti degli spazi adiacenti e hanno un aumentato numero di ricambi aria/ora che consente di poter diluire l’aria all’interno dell’AIIR ad una velocità maggiore.
AMBIENTE PROTETTIVO
Al contrario delle AIIR a pressione negativa, le stanze a pressione positiva (ambiente protettivo) sono progettate per ospitare pazienti immunocompromessi e per proteggerli da qualsiasi potenziale contaminante nell’aria anche negli spazi adiacenti.
La stanza PE funziona secondo gli stessi principi di una AIIR: relazioni di pressione (flusso d’aria direzionale), una porta chiusa e un numero di ricambi/ora aumentato. Tuttavia, le stanze PE non sono simili alle AIIR e necessitano di un diverso utilizzo. A differenza di una AIIR, che protegge il personale e l’ambiente esterno dai contaminanti derivanti dal paziente in isolamento, una stanza PE protegge il processo che avviene al suo interno dalla contaminazione esterna perché il paziente non rappresenta un pericolo per gli altri occupanti dell’edificio, ma viceversa.
I codici edilizi per le strutture sanitarie vengono aggiornati frequentemente per garantire che includano standard e requisiti ag-

L’aria di trasferimento per scopi di pressurizzazione negativa o positiva è indicata da una freccia spezzata
giornati per edifici più sicuri e resilienti. È importante notare che gli edifici e le aree di appartenenza degli stessi operano in base ai requisiti del codice al momento in cui l’area è stata costruita o ristrutturata di recente, non in base ai requisiti del codice più recente. Se un sistema HVAC già non funziona come previsto, anche un suo aggiornamento potrebbe non farlo adeguatamente funzionare, causando ulteriori problemi. È d’uopo ricordare che alcune modifiche potrebbero essere limitate o ritenute fattibili soltanto in determinati periodi dell’anno, come ad esempio durante le stagioni fredde quando il riscaldamento è in funzione oppure durante le stagioni calde quando è in funzione il raffreddamento, le limitazioni di capacità delle apparecchiature HVAC esistenti potrebbero rendere impossibile aumentare la portata d’aria esterna. Ogni qualvolta si necessiti di apportare modifiche al sistema HVAC, è consigliabile affidarsi ad uno studio di ingegneria che abbia una conclamata esperienza di lavoro nelle strutture sanitarie.
Il mantenimento di routine del sistema HVAC deve essere eseguito a regola d’arte per evitare di compromettere le capacità del sistema di filtrare, diluire, temperare o pressurizzare. Ad esempio, se un filtro è stato installato in modo errato, l’aria con-
taminata aggirerà il filtro e passerà attraverso l’apparecchiatura HVAC. Se un filtro non viene sostituito, l’unità di trattamento dell’aria non sarà in grado di mantenere sia le relazioni di pressione a valle che dei ricambi aria/ora. Per confermare che un nuovo filtro è stato installato in modo consono è possibile verificarlo utilizzando un contatore di particelle PM2.5 (particelle fini inalabili). Se un nuovo filtro è stato installato correttamente, il contatore di particelle deve leggere “zero”. Poiché le strutture ambulatoriali potrebbero non avere gli stessi livelli di filtrazione, il contatore di particelle potrebbe anche leggere un valore superiore a zero se utilizzato in tali spazi. In tal caso, dopo la sostituzione del filtro, un numero inferiore sta ad indicare un’installazione corretta.
Quando si lavora o anche si trasportano materiali all’interno dell’area “malattie infettive”, è sempre necessario indossare dispositivi di protezione individuale, indipendentemente dal fatto che un individuo entri o meno fisicamente nella stanza di un paziente infetto. Questo requisito si applica ai responsabili e a tutto il personale delle strutture sanitarie, ai tecnici HVAC, al personale dei servizi ambientali, ai medici e agli impiegati amministrativi in queste aree. È sconsigliato attraversare l’area “malattie infettive” a meno di necessità inderogabili. Gli occupanti dell’edificio sono tenuti ad utilizzare percorsi alternativi. I sistemi HVAC non sono in grado di offrire una protezione a chi sosta nella stessa stanza di un paziente infetto. I DPI sono sempre e comunque un obbligo.
L’irradiazione germicida ultravioletta (UVGI) utilizza l’energia della luce ultravioletta (UV) per inattivare i microbi nocivi. Nelle strutture, l’UVGI è comunemente applicata in tre modalità: come luci indirette che integrano il trattamento degli spazi, nelle Unità di Trattamento dell’Aria e come purificatore d’aria supplementare
in combinazione con un filtro dell’aria ad alta efficienza.
L’UVGI nella parte superiore della camera utilizza luci UV indirette (dirette verso il soffitto) per inattivare i microrganismi nocivi mentre attraversano la parte superiore di uno spazio dell’edificio. Questa modalità non deve essere considerata come un unico mezzo di prevenzione delle infezioni. È necessario prendere in considerazione le finiture all’interno dell’edificio e se la luce UV potrebbe causarne il degrado. UVGI in una UTA comporta l’inserimento di luci UV all’interno dell’unità per ridurre il biofilm (una comunità di microrganismi che si attaccano ad una superficie) sui componenti che sperimentano elevate quantità di condensa, come ad es. le serpentine di raffreddamento.
L’UVGI può anche essere utilizzato come un trattamento supplementare per l’aria che passa attraverso l’UTA inattivando i microrganismi, anche se questa modalità può essere difficile da implementare. L’illuminazione che utilizza l’UVGI nei filtri HEPA ne aumenta le prestazioni. Poiché un filtro HEPA da solo ha almeno un tasso di efficienza delle particelle del 99,97%, qualsiasi miglioramento risulterebbe di scarsa importanza senza alcun impatto clinico. Altre tecnologie di nuova concezione includono dispositivi di purificazione o di ripulitura dell’aria che impiegano la ionizzazione e che sono stati commercializzati come nuove modalità per ridurre polvere, microbi e alcuni composti organici volatili (COV). È d’uopo valutare attentamente se sia stato dimostrato che sia le nuove tecnologie che quelle emergenti risultino essere sicure ed efficaci. I dispositivi sono tenuti a soddisfare gli standard del settore. Le dichiarazioni certificate dal produttore devono essere verificate da agenzie di terze parti affidabili.
Articolo tratto da: Armando Ferraioli, Impianti di condizionamento nelle strutture sanitarie, Dario Flaccovio Editore - EDRAQuine, Milano, seconda edizione, 2025
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