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www.casaeclima.com

La rivista per i progettisti con LA PIÙ ALTA DIFFUSIONE CERTIFICATA

ISSN: 2038-0895 Euro 9

bimestrale

Per PENSARE, PROGETTARE e COSTRUIRE SOSTENIBILE

N. 56 · Anno X · settembre 2015

Poste Italiane Spa – Posta target magazine – LO/CONV/020/2010

STORAGE NON SEMPRE CONVIENE ROADMAP PER L’ACCUMULO

IMPIANTI VENTILAZIONE PER CASE PASSIVE CONDENSAZIONE O PDC?

CLIMA COMBATTERE LE ISOLE DI CALORE FACCIATE PMMA AL POSTO DEL VETRO EXPO 2015 GLASS ARCHITECTURE

RIQUALIFICAZIONE FINE SECOLO

CLASSE ORO, NON A PESO D’ORO

PASSIVHAUS, QUANTO FUNZIONA?

CERTIFICAZIONE NUOVI DECRETI EDIFICI ARRIVA L’ETICHETTA DI SISTEMA

Palazzo Ricordi a Milano ora è LEED Gold

Si può costruire ad alta efficienza con costi allineati alla media del mercato

PROGETTAZIONE COME SPINGERE I NETZEB

Il monitoraggio può riservare molte sorprese


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Soprattutto qualita` dell'aria I recuperatori della serie RECHE costituiscono il cuore del sistema di Ventilazione Meccanica Controllata (VMC) Tecno-ventil. La VMC nasce allo scopo di garantire un ricambio d’aria e mantenerne la massima qualità all’interno degli edifici sia residenziali che non, svolgendo anche la funzione di riscaldare o raffrescare l’aria di rinnovo. I vantaggi: • Recupero del calore fino a 95% • Basso consumo di energia • Comandi da remoto Touch-Screen • Ecosostenibilità ambientale • Sonda VOC

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ore e u erato d ad alta efficienza Siamo presenti alla

02 - 06 Novembre 2015 Paris Nord Villepinte

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il freddo che produce caldo iSeries è un sistema di climatizzazione multifunzione che, grazie all’innovativa tecnologia del recupero di calore, riscalda l’acqua in modo gratuito durante il ciclo di raffrescamento, senza incidere sui consumi di energia elettrica

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SSISTAL


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28 68 50

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26 30 2

n.56

34 12


IN QUESTO NUMERO

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Novità prodotti

12

“Architetti incompetenti e con troppe lacune tecniche?”

OPINIONI

Gli architetti secondo i committenti britannici non sarebbero in grado di seguire un progetto dalle fasi iniziali a quelle di messa in esercizio. I risultati dello studio condotto dal RIBA

14

26 28

34 40

58

Gold, ma non “a peso d’oro”

68

Passivhaus per social housing

76

Condensazione o pompa di calore?

80

Chi propone, calcola

84

Glass architecture a Expo

88

Il futuro è in cucina

92

Posa in opera del controtelaio e del serramento

Si fa presto a dire smart city

Secondo un sondaggio, i cittadini americani ignorano il concetto di smart city, soprattutto se sono poco istruiti e di basso livello sociale RICERCA

Come spianare la strada agli edifici “ad energia netta zero”? La spinta verso edifici sempre più performanti nei consumi di energia ha portato l’Energy Agency Solar Heating and Cooling Programme ad analizzarne opportunità, potenziale e barriere

30

LEED Gold fine ’800 nel cuore di Milano

Isole di calore, come e quando mitigarle SMART CITY

VMC

Ventilazione decentralizzata per case passive Il Passive House Institute ha fissato i requisiti energetici ed acustici, nonché le prove da eseguire per ottenere la certificazione ENERGIA

Fotovoltaico più conveniente con l’accumulo? Analisi del fotovoltaico con accumulo in impianti residenziali esistenti e di nuova installazione

Accumulo: costi, valore e trend di mercato Da Irena una roadmap per promuovere lo storage di energia da fonti rinnovabili in ambito residenziale

DENTRO L’OBIETTIVO

50

CLIMA E PROGETTAZIONE

Il cambiamento climatico viene amplificato, nelle grandi città, dall’effetto antropogenico di edifici, strade e impianti

FACCIATE

PMMA al posto del vetro: una strada percorribile? Opportunità e limiti dell’applicazione della resina acrilica in sostituzione o in abbinamento al vetro nelle facciate continue

EFFICIENZA ENERGETICA

Tre nuovi decreti sull’efficienza energetica degli edifici: cosa c’è da sapere? La parola agli esperti A luglio sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale tre nuovi provvedimenti sull’efficienza energetica degli edifici. Abbiamo intervistato diversi esperti e abbiamo chiesto loro di spiegarci quali sono i pregi, ma soprattutto i difetti riscontrati

20

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Palazzo Ricordi, a due passi dal Duomo, è stato riqualificato sotto il profilo strutturale ed energetico senza snaturarne l’anima fine secolo Eco2House vanta elevata efficienza energetica, comfort, ampio utilizzo di energie rinnovabili, materiali di qualità ad un costo complessivo inferiore a 1.200 euro al metro quadrato PROGETTAZIONE PASSIVA

Dal monitoraggio eseguito sul complesso di Wimbish emergono molte lacune a livello di progettazione che si riflettono negativamente sui consumi e sul comfort degli occupanti IMPIANTI

Analisi comparativa di due diversi interventi per riqualificare sotto il profilo impiantistico un appartamento anni ’60-70 in contesti climatici diversi ETICHETTA ENERGETICA

Progettista, installatore e venditore sono avvertiti: per sistemi che integrano molteplici apparecchi, non sarà il produttore a rilasciare l’etichetta, ma chi assembla l’impianto o lo propone PROGETTARE

Alimentazione, certo, ma anche architettura e tanto vetro all’Esposizione universale di Milano TREND

Nuovi materiali e tecnologie per il mercato delle cucine, sempre più attento ai bisogni dei consumatori TECNICA DEI SERRAMENTI

Dopo la fase di progettazione e la risoluzione dei nodi del giunto, passiamo all’installazione del falso telaio e del serramento

bimestrale

Direttore responsabile Marco Zani Coordinamento redazionale Carlo Latorre Redazione Alessandro Giraudi, Silvia Martellosio, Erika Seghetti redazione@casaeclima.it Art Director Marco Nigris Grafica e Impaginazione Balzac - MN Hanno collaborato a questo numero Guido Alberti, Giovanni Benedici, Dario Fusco, Claudio Moltani, Asia Poli, Sofia Vasili, Francesco Vivoli

Pubblicità Quine Srl 20122 Milano – Via Santa Tecla, 4 – Italy Tel. +39 02 864105 – Fax +39 02 72016740 Traffico, Abbonamenti, Diffusione Rosaria Maiocchi Editore: Quine srl www.quine.it Presidente Andrea Notarbartolo Amministratore Delegato Marco Zani Direzione, Redazione e Amministrazione 20122 Milano – Via Santa Tecla, 4 – Italy Tel. +39 02 864105 – Fax +39 02 72016740 e-mail: casaclima@quine.it Servizio abbonamenti Quine srl, 20122 Milano – Via Santa Tecla, 4 – Italy Tel. +39 02 864105 – Fax +39 02 70057190 e-mail: abbonamenti@quine.it Gli abbonamenti decorrono dal primo fascicolo raggiungibile.

Stampa CPZ spa - Costa di Mezzate - BG Casa&Clima è stampata su carta certificata Chlorine Free Iscrizione al Tribunale di Milano N.170 del 7 marzo 2006.

© Quine srl - Milano Associato

Poste Italiane Spa – Posta target magazine – LO/CONV/020/2010 Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 12191

Responsabilità Tutto il materiale pubblicato dalla rivista (articoli e loro traduzioni, nonché immagini e illustrazioni) non può essere riprodotto da terzi senza espressa autorizzazione dell’Editore. Manoscritti, testi, foto e altri materiali inviati alla redazione, anche se non pubblicati, non verranno restituiti. Tutti i marchi sono registrati. INFORMATIVA AI SENSI DEL D.LEGS.196/2003. Si rende noto che i dati in nostro possesso liberamente ottenuti per poter effettuare i servizi relativi a spedizioni, abbonamenti e similari, sono utilizzati secondo quanto previsto dal D.Legs.196/2003. Titolare del trattamento è Quine srl, via Santa Tecla 4, 20122 Milano (info@quine.it). Si comunica inoltre che i dati personali sono contenuti presso la nostra sede in apposita banca dati di cui è responsabile Quine srl e cui è possibile rivolgersi per l’eventuale esercizio dei diritti previsti dal D.Legs 196/2003.

In copertina: Palazzo Ricordi servizio a pag. 50

Aderente


NOVITÀ PRODOTTI

Design minimale, quasi mimetico

Puntando al minimalismo e alla linearità dei profili, per aperture vetrate completamente trasparenti e con soglie ribassate, Schüco ha lanciato i nuovi sistemi per finestre e porte finestra Schüco AWS 75 BS.HI+ e gli scorrevoli complanari e a ribalta (PASK). I sistemi in alluminio AWS 75 BS.HI+ (Block System High Insulation) montano il sistema modulare BS (Block System), che permette di avere sezioni in vista di soli 73 mm ottimizzando così la quantità di superficie vetrata. Per la variante porta finestra a una o due ante, inoltre, la soglia ribassata mantiene un’altezza a terra di soli 25 mm, rendendo più agevole l’accesso agli ambienti interni. La guarnizione centrale continua e il nuovo sistema di isolamento della sede del vetro, frutto della tecnologia SimplySmart, oltre a semplificare la posa assicurano superiori prestazioni di isolamento termico e di tenuta all’aria, all’acqua e al vento. I nuovi scorrevoli complanari e a ribalta (PASK) Schüco permettono la realizzazione di ampie aperture vetrate (con peso d’anta fino a 180 kg) facili da movimentare, mantenendo un design minimal e un elevato isolamento, tanto da poter essere installati in case passive (Schüco AWS 90 SI+). La principale innovazione risiede nel binario guida posizionato sotto il pavimento, che permette di realizzare soglie senza barriere agevolando il passaggio tra ambienti interni ed esterni. www.schueco.it

Pompa di calore per ACS molto calda Climaveneta ha introdotto sul mercato la nuova pompa di calore EW-HT capace di produrre acqua calda sanitaria (ACS) a temperatura elevata, fino a 78 °C, proponendosi così come alternativa ai bruciatori e caldaie a gas. I livelli di efficienza segnalati dal costruttore sono di gran lunga più elevati rispetto a qualsiasi altro sistema di combustione tradizionale, arrivando ad un valore COP di 4,18 con produzione di acqua a 78 °C (acqua lato sorgente a 45/40 °C). Elementi distintivi di questa nuova serie sono i compressori scroll dedicati, progettati specificatamente per questa tipologia di macchine, al fine di estendere il campo di lavoro e ottenere elevate temperature sia di condensazione che di evaporazione; la sinergia con la valvola di espansione e il driver assicura inoltre una regolazione accurata e priva di pendolazioni. La gamma EW-HT è disponibile in otto taglie con potenza da 70 a 279 kW, provviste di diverse opzioni sia per applicazioni residenziali, che commerciali o industriali, compresi interventi di retrofit; in questo caso, l’unità si integra perfettamente con gli impianti a 4 tubi già esistenti. www.climaveneta.it

Per non sprecare acqua

Il risparmio idrico e il riutilizzo delle acque meteroriche stanno prendendo piede anche in Italia, per effetto di normative regionali e dei requisiti di certificazione ambientale. Redi propone ben quattro soluzioni per il recupero e il riutilizzo dell’acqua piovana proveniente da tetti e coperture: Irriga e Irriga Plus per uso irriguo, in versione manuale o automatica; Riusa e Riusa Plus anche per uso domestico, per alimentare lo scarico del WC. Il sistema automatico Riusa Plus, in particolare, possiede un filtro multi-stadio e un debatterizzatore con lampade a raggi UV che consente di recuperare le acque piovane rendendole adatte anche all’utilizzo in lavatrice. www.redi.it

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n.56


RIMETTERE A NUOVO IL SOLAIO

Quando occorre ripristinare le condizioni statiche ottimali, gravando al minimo sulle strutture esistenti nel consolidamento dei solai di edifici esistenti, tornano utili le soluzioni sviluppate da Laterlite, che comprendono connettori per ogni tipo di solaio e una linea completa di calcestruzzi strutturali a base di argilla espansa Leca, che combinano leggerezza, resistenza meccanica e isolamento termico. Il Sistema Consolidamento Solai Leca-CentroStorico si basa sulla formazione di una nuova soletta in calcestruzzo armato, perfettamente interconnessa con il solaio esistente grazie all’impiego di specifici connettori (in tre differenti versioni, Legno, Acciaio e Calcestruzzo) in grado di aumentare la resistenza e rigidezza del solaio esistente incrementandone anche la portanza. L’abbinamento ideale è con i calcestruzzi strutturali leggeri Leca, a base di argilla espansa. Al top di gamma c’è il prodotto “più tecnico”: Calcestruzzo CentroStorico, un premiscelato fibrorinforzato a ritiro compensato e asciugatura controllata che, grazie al ridotto peso (circa 1500 kg/m3 contro i 2.400 kg/m3 del tradizionale CLS), assicura un notevole alleggerimento ed elevate proprietà meccaniche, conferite dalle fibre polipropileniche. C’è poi un prodotto “più leggero”, Leca CLS 1400 Calcestruzzo Leggero, un calcestruzzo strutturale premiscelato per getti di rinforzo e solette collaboranti da 1400 kg/ m3. Completano la gamma Leca CLS 1600 Calcestruzzo Pratico, un prodotto multiuso da 1600 kg/m3 adatto per qualsiasi tipo di applicazione e — ultimo arrivato — Leca CLS 1800 Calcestruzzo Alte Prestazioni, un fibrorinforzato da 1800 kg/ m3 ad alta resistenza meccanica, particolarmente indicato per la realizzazione di getti su solai di lamiera grecata. www.centrostorico.eu

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Heating

Heating Heating

Cooling

Cooling Cooling

Fresh Air Sostanze inquinanti nell’aria

Temperatura Pollini Rumore

Aria esterna Aria di mandata Aria di ripresa Espulsione aria

Zehnder: Zehnder: tutto per tutto unper ambiente un ambiente Zehnder:tutto tutto per per un confortevole, Zehnder: un ambiente ambiente confortevole, confortevole, confortevole, sano ed sano energeticaed energeticasano ed energeticamente efficiente. sano ed energeticamente efficiente. mente mente efficiente. efficiente. Fresh Air

Sostanze inquinanti Sostanze inquinanti nell’aria nell’aria

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Temperatura Temperatura Pollini

Pollini

Rumore

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Rumore

Zehnder Comfosystems: Zehnder Radiatori: Zehnder Nestsystems: Zehnder Comfosystems: Zehnder Sistemi per la ventilazione Radiatori e Comfosystems: scaldasalviette. Sistemi per la Sistemi per Sistemi la ventilazione per la ventilazione climatica. climatica . Zehnder Nestsystems: Zehnder Radiatori: Zehnder . climaticaComfosystems: climatizzazione radiante. Zehnder Tecnosystems Zehnder Tecnosystems S.r.l. S.r.l. Radiatori e(MO) scaldasalviette. Sistemi perS.r.l. la Sistemi per la ventilazione Zehnder Tecnosystems S.r.l. Zehnder Group Italia S.r.l. Zehnder Group Treviso Campogalliano Campogalliano (MO) Campogalliano (MO) Lallio (BG) Vedelago (TV) climatizzazione radiante. climatica.

Zehnder Radiatori: Zehnder Radiatori: Radiatori eRadiatori scaldasalviette. e scaldasalviette.


NOVITÀ PRODOTTI

Molto più di un boiler

Assomiglia ad un comune scaldacqua, ma è qualcosa di più: una pompa di calore senza unità esterna, capace di climatizzare gli ambienti e produrre acqua calda sanitaria con elevata efficienza, con un occhio a piccoli esercizi commerciali, locali pubblici e case vacanze. Frutto della ricerca Olimpia Splendid, Unico Boiler si compone di un’unità master e di un boiler, combinando in un unico ciclo la tecnologia di climatizzazione aria/aria, in raffrescamento o in riscaldamento, e la pompa di calore aria/acqua per ACS. Se l’unità master funziona in riscaldamento, la potenza erogata dal sistema è condivisa con il boiler. Quando invece è attiva la funzione raffrescamento, l’acqua calda sanitaria viene prodotta fino a 50 °C mediante un recupero totale di energia: il calore sottratto all’aria da raffreddare, infatti, non viene dissipato all’esterno, bensì trasferito direttamente al boiler. L’apparecchio dispone anche di funzionalità avanzate quali Acqua Calda Sanitaria Priority, Turbo Hot, che attiva la resistenza elettrica, funzione ECO, cui corrisponde un set-point più basso, e ciclo anti-legionella programmabile. Unico Boiler ha una capacità frigorifera di 2,6 kW, riscaldamento (pdc) di 2,5 kW e accumulo ACS pari a 50 litri. www.olimpiasplendid.it

FREDDO GRATUITO ANCHE IN INVERNO Free-cooling anche con basse temperature esterne: è quanto promettono i nuovi refrigeratori di liquido raffreddati ad aria SCREWLine3 di Clivet (da 520 a 1550 kW), progettati per garantire la massima efficienza in tutte le condizioni operative. Si tratta di macchine indicate per applicazioni che richiedono acqua refrigerata anche durante la stagione fredda, per esempio processi industriali, data centre, centrali TLC, applicazioni tecnologiche e centri commerciali. Quando la temperatura dell’aria esterna è inferiore alla temperatura dell’acqua di ritorno dall’impianto, il sistema di free-cooling recupera freddo dall’ambiente esterno e riduce il funzionamento dei compressori fino ad annullarlo completamente. La potenza frigorifera desiderata viene così erogata praticamente a costo zero. Sebbene il comportamento con basse temperature dell’aria sia importante, per oltre la metà del tempo, i refrigeratori funzionano grazie ai soli compressori. Per questa ragione ScrewLine3 adotta ampie superfici di scambio, che garantiscono elevato livello di efficienza a pieno carico anche con temperature aria esterna sopra i 30 °C e applicazioni in climi miti. Questa serie viene anche equipaggiata con diffusori per ventilatori a recupero energetico Axitop, che presentano notevoli vantaggi in termini di livelli acustici con riduzione di 3 dB(A) in potenza sonora ed una riduzione del 3% in energia assorbita dal ventilatore. www.clivet.com

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Adesivo rasante eco

Nell’ambito del sistema Cappotto Fassatherm, Fassa Bortolo propone il nuovo adesivo-rasante Eco-Ligt 950. Si tratta di un prodotto a base di calce idraulica naturale NHL 3,5, rinforzato con fibre di vetro e alleggerito con inerti leggeri di vetro, riciclati e a loro volta riciclabili, con elevata traspirabilità. Il fatto di essere alleggerito, il numero 950 indica infatti il suo peso specifico, 950 kg/m3-, favorisce la lavorabilità del prodotto e allo stesso tempo ne migliora la conducibilità termica, pari a λ = 0,31 W/mK. www.fassabortolo.com


Scorrevole per lunghe vetrate Secco Sistemi risponde alla domanda di grandi vetrature scorrevoli proponendo l’evoluzione del sistema EBE 85 AS, alzante scorrevole ideato per permettere al progettista di comporre in piena liberta lunghi nastri trasparenti, lineari e snelli. L’introduzione di nuovi profili e nuove soluzioni tecnologiche apre la porta a lunghi nastri di vetrate che alternano parti scorrevoli e parti fisse senza soluzione di continuità. Eliminati i telai verticali lungo tutta la serie di vetrate, snellezza e trasparenza sono esaltate dal nuovo nodo centrale che offre una larghezza architettonica a vista di soli 69 mm. Interessante anche la nuova soluzione ad angolo, grazie ad un giunto che elimina la necessità di un montante angolare fisso: si può quindi chiudere un attico a 360° eliminando telai e montanti fissi. Il sistemista trevigiano propone anche una specifica soluzione per la totale scomparsa nelle pareti delle ante in apertura. Il sistema è offerto nei quattro materiali che da sempre caratterizzano Secco: acciaio zincato verniciato, acciaio inox, corten e ottone. www.seccosistemi.it

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NOVITÀ PRODOTTI

ACS in pompa di calore Condensazione senza compromessi Chi è alla ricerca di una caldaia a condensazione senza compromessi può rivolgersi a ecoTEC plus di Vaillant, progettata per soddisfare i requisiti delle normative europee riguardanti l’efficienza energetica entrate in vigore a settembre ed etichettata in classe A. Un risultato reso possibile dal sistema di gestione della combustione (ELGA), che, miscelando in modo adeguato aria e gas, porta ad un abbattimento dei consumi. Le caldaie sono anche dotate di una nuova elettronica e di una pompa ad alta efficienza per garantire risparmi di energia elettrica; per esempio, il consumo elettrico della caldaia in stand-by è minore di 2 Watt. Grazie alle sue ridotte dimensioni (70 cm di altezza, 44 cm di larghezza e 35 cm di profondità) ecoTEC plus trova facilmente posto su qualsiasi parete; ma è possibile installarla all’esterno — se il clima è mite anche d’inverno — grazie al dispositivo antigelo che le permette resistere a temperature fino a -5 °C. Inoltre è possibile abbinare la centralina vSMART che trasforma smartphone e tablet in un sistema di controllo remoto per il riscaldamento, sfruttando la rete WiFi domestica. Le caldaie ecoTEC plus sono disponibili in versione solo riscaldamento, nelle potenze da 18, 25, 30 e 34 kW, oppure combinata (riscaldamento e ACS) con potenza di 25, 30 o 34 kW. C’è anche una versione che consente di integrare un bollitore da 20 litri nella parte posteriore della caldaia: in questo caso, aumentando la profondità di 20 cm si ottiene una produzione di ACS fino a 200/l al minuto. www.vaillant.it

Per la produzione efficiente di acqua calda sanitaria, Cordivari ha messo a punto Bollyterm HP, scaldacqua a pompa di calore con un COP di 2,95. Per ottenere prestazioni elevate in ogni condizione di utilizzo, l’apparecchio integra di serie una resistenza elettrica da 1.500 W con funzione boost, particolarmente utile quando occorre raggiungere la temperatura di comfort molto rapidamente. L’intero sistema è gestito elettronicamente da una centralina dotata di interfaccia utente grafica di facile utilizzo. Tre le soluzioni proposte: Bollyterm HP con pompa di calore integrata; Bollyterm HPI Flex con pompa di calore integrata e scambiatore fisso integrativo universale per collegare un’ulteriore fonte di calore; Bollyterm HPI Solare con pompa di calore e scambiatore fisso integrativo, destinato in particolare all’abbinamento con impianti solari termici. www.cordivari.it

Ampia modulazione Con la nuova gamma Family Condens, Riello adatta alle nuove esigenze di mercato e delle normative l’offerta di caldaie a condensazione per uso domestico. Gli apparecchi, infatti, offrono elevato risparmio energetico, con rendimenti elevati e minime emissioni inquinanti, sia su impianti a singola zona che multizona. Ciò è possibile grazie ad una modulazione che raggiunge un rapporto di 1:10 (potenza minima 2,8 kW) e all’installazione di un circolatore elettronico modulante a basso consumo (IEE≤0,20). Un’elevata modulazione con potenze minime molto basse adegua la caldaia alle diverse richieste di calore, tipiche delle mezze stagioni e consente l’integrazione con sistemi ad energia rinnovabile e alle diverse tipologie di terminali (radiatori o impianti a pavimento), garantendo la stabilità della temperatura di erogazione di acqua calda sanitaria anche nel periodo estivo. Le caldaie sono ora equipaggiate con un nuovo scambiatore di calore primario completamente in alluminio, a garanzia di una maggiore efficienza ed affidabilità, con accessibilità frontale alla camera di combustione (modelli 2.5 e 3.0). Family Condens è disponibile nelle versioni da interno, esterno ed incasso in tre taglie di potenza: 2.5, 3.0 e 3.5, le prime due con alimentazione a gas metano o GPL. Le unità sono tutte in classe energetica A, sia in riscaldamento sia in produzione sanitaria (solo modelli combinati e con bollitore). Con il solo controllo remoto, grazie alla sonda esterna fornita di serie, migliorano la loro classe energetica sino ad A+. www.riello.it

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n.56


Monoblocco con frangisole Oltre ad isolare dal freddo, alle nostre latitudini i serramenti devono contrastare anche il surriscaldamento estivo, che può essere mitigato adottando frangisole, meglio se posti all’esterno delle finestre. La soluzione proposta da Alpac è il sistema integrato per la chiusura del foro finestra Pressystem Frangisole, composto da spalle laterali coibentate in polistirene estruso XPS e fibrocemento, abbinate ad un cassonetto ad alta densità appositamente sagomato per frangisole, e sottobancale a taglio termico, così da massimizzare il grado di isolamento. Al blocco viene poi applicato un frangisole in leghe di alluminio preverniciato o estruso con trattamenti anti-grandine, integrabile con automatismi e sistemi domotici. Grazie alle diverse versioni disponibili, il frangisole può essere collocato in orizzontale, verticale o variamente inclinato e le lamelle orientabili, controllate da telecomando, permettono una regolazione del grado di ombreggiamento facile e intuitiva. www.alpac.it


Plastica o legno?

Ristrutturazione

Uponor Ecoflex

Uponor Teporis

Uponor Renovis

Uponor Minitec

Uponor Uni pipe PLUS

Uponor Modulari

Uponor Siccus

Uponor Plaster

Una gamma di soluzioni unica per ottenere la massima in ristrutturazione

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Per la pavimentazione di piscine, terrazze o altri ambienti esterni il mercato si sta sempre più orientando verso i WPC, materiali realizzati impastando farina di legno con una resina termoplastica, che funge da legante. In questo modo si ottengono doghe e listelli che mantengono l’aspetto e la lavorabilità del legno, con la resistenza agli agenti atmosferici, ai microorganismi e ai roditori tipica dei materiali plastici, senza dimenticare l’elevata stabilità dimensionale. E al termine della loro vita utile possono essere facilmente riciclate. Un buon esempio sono le doghe Naturinform di Harobau, che combinano la praticità del materiale,all’estetica, con una linea semplice e al tempo stesso ricercata che semplifica l’integrazione in ogni ambiente. Infrangibili e indeformabili nel tempo, anche se sottoposte al calpestio e in presenza di acqua con cloro e sale, le doghe non si deteriorano, mantenendo il loro aspetto nel tempo con ridota manutenzione. La superficie delle doghe naturinform è antiscivolo, anche se bagnata, e antischeggia, con il vantaggio della massima aderenza e il comfort piacevole di camminare a piedi nudi. Semplici da posare, sono certificate e garantite dall’associazione per il controllo della qualità delle aziende tedesche produttrici di materiali in legno. www.harobau.it/naturinform


Telecontrollo e teleassistenza Il controllo a distanza dell’impianto via smarphone è una delle killer application che spianerà la strada alla domotica. Ariston si porta avanti proponendo NET, applicazione per telefoni di ultima generazione che combina la funzioni di telecontrollo, quindi possibilità di regolare l’impianto da remoto, con quelle di teleassistenza, lasciando al servizio di assistenza del costruttore il compito di intervenire in casi di guasti o malfunzionamenti, con un intervento prioritario e notifica contestuale sullo smartphone dell’utente. Ovviamente solo dopo aver autorizzato il centro a intervenire. Con il proprio telefono, si può accendere o spegnere la caldaia, come pure programmare la temperatura o modificarla in base agli impegni dell’ultimo minuto. Il tutto con un semplice touch sul proprio dispositivo mobile o dal sito web. L’app consente anche di impostare un programma settimanale di riscaldamento, tenere sotto controllo i consumi attraverso delle apposite schermate, avere sempre a disposizione lo storico delle attività e verificare le prestazioni energetiche dell’impianto solare, quando presente. L’app Ariston NET può essere scaricata gratuitamente su smartphone (iOS e Android) ed è compatibile con tutte le nuove caldaie a condensazione Ariston. www.ariston.com/it/ariston-net

VRF studiato per i carichi parziali Nell’ambito delle macchine VRF (Variable Refrigerant Flow), Toshiba ha presentato al nuova famiglia e line per il settore commerciale, articolata nelle versioni a due tubi (SMMSe) e trifase (MiNi SMMSe). Evoluzione della famiglia SMMSi, la nuova gamma SMMSe si arricchisce di 3 nuovi moduli singoli da 18, 20 e 22 HP, che si affiancano a quelli esistenti da 8,10,12,14 e 16 HP. Un ampliamento che consente ora di realizzare un singolo sistema, con potenza fino a fino a 60 HP, riducendo l’ingombro delle unità esterne e il peso complessivo. Il rinnovamento interessa anche le unità interne, con l’introduzione della taglia da 0,6 HP e una maggiore disponibilità di periferiche (parete, cassette compatte, canalizzabili ribassate, consolle a pavimento) che possono essere collegate ad un singolo sistema con diverse combinazioni, fino ad un massimo di 64 unità. Toshiba anche migliorato la tecnologia VRF per garantire maggiori prestazioni e minori consumi, soprattutto a carico parziale. In estate come in inverno, il sistema SMMSe fornisce il freddo o il caldo necessario per mantenere la temperatura ideale con elevati valori di COP: a -7 °C fino a 6,44 e 6,20, al 50% e 30% del carico, mentre con una temperatura esterna di -10 °C fino a 4,92 e 4,75 rispettivamente. I sistemi sono progettati per funzionare anche in condizioni esterne critiche: fino a -25 °C in modalità riscaldamento e fino a +46 °C in modalità raffrescamento, assicurando elevati rendimenti. Da sottolineare i valori del coefficiente ESEER (European Seasonal Energy Efficiency Ratio), superiori a 7 per tutte le unità della famiglia SMMSe. Questo indice, introdotto da Eurovent per valutare l’efficienza dell’impianto in condizioni realistiche di utilizzo, tiene in considerazione i rendimenti in raffrescamento della macchina a diverse temperature esterne in funzione della variabilità del carico della persistenza di tali condizioni nel tempo. www.toshibaclima.it

n.56

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OPINIONI

Architetti incompetenti e con troppe lacune tecniche? Secondo i committenti britannici, non seguono un progetto dalle fasi iniziali alla messa in esercizio, perché non vogliono o non possiedono adeguate competenze tecniche.I risultati dello studio condotto dal RIBA SOFIA VASILI

I

n un mondo che sta evolvendo sempre più verso una logica multitasking, l’architetto sembra avere qualche difficoltà a stare al passo con i tempi. Perlomeno, questa è l’idea che si sono fatta i committenti britannici, che accusano i professionisti di non essere in grado (o meglio, di non averne la volontà) di seguire un progetto dall’inizio alla fine, ovvero dalla prima fase concettuale di progettazione a quella finale di messa in esercizio. Il dato, alquanto sorprendente, emerge da uno studio condotto da RIBA (Royal Institute of British Architects) nell’ambito di un progetto biennale voluto dal presidente uscente Stephen Hodder, che ha coinvolto un centinaio di clienti provenienti da settori diversi in interviste one-to-one e tavole rotonde.

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n.56

Architetti tecnici e concettuali

Il rapporto “Client & Architect: Developing the essential relationship” rileva una generale insoddisfazione da parte dei clienti, soprattutto appaltatori, nei

confronti degli architetti, che hanno competenze ritenute “a compartimenti stagni”. Da un lato ci sono quelli “concettuali” che si


la professione dove l’archistar non ritiene di sua interessano solo dell’ideazione del competenza “sporcarsi le mani” con aspetti tecnici progetto; dall’altro gli architetti e ingegneristici al timore di verificare che, nel “tecnici“, che seguono invece la passaggio alla pratica, molte idee teoriche possono parte — non meno importante risultare fallimentari. «Per molti professionisti è — legata alla messa in opera e al inaccettabile il rischio di verificare che l’estro funzionamento del sistema-edificio. creativo non trova alcuna rispondenza in termini Una rigidità che ha rifessi anche di efficienza ed esattezza», commenta Sean sull’aspetto economico, poiché, come http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 Cook, design director della società di promozione si legge nel report, i committenti, immobiliare Clivedale London. dopo aver pagato (profumatamente) Non mancano lacune sotto il profilo tecnico, l’architetto a cui affidano il progetto, dettate sia da una formazione accademica carente sono costretti a rivolgersi ad altri sia — in un circolo vizioso — da insufficiente professionisti per la verifica di tutti gli esperienza in cantiere. «Non credo che un aspetti tecnici in fase operativa. architetto possa lavorare in modo efficace se non vede il suo lavoro ultimato — nota polemicamente Da cosa dipende questa Andrew Barraclough, direttore del colosso delle mancanza di competenze costruzioni Wates —. Come può imparare dagli tecniche? errori commessi?» Le motivazioni sembrano essere Sul fronte della formazione, secondo Stuart Lipton, diverse. Dalle forme di “snobbismo” uno degli sviluppatori immobiliari britannici con che in molti casi caratterizzano

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maggiore esperienza, sarebbe necessaria una revisione del corso di laurea in Archiettura. Che a suo avviso è eccessivamente improntato sugli aspetti teorici e poco su quelli pratici e tecnici, indispensabili per occuparsi di costruzioni.

Cogliere le opportunità per rivalutare la professionalità

Insomma, dallo studio RIBA emergono molte critiche e anche molti spunti sui quali riflettere. Hodder, nella prefazione del documento, dichiara infatti che è necessario «ritrovare le chiavi per aprire i cuori e le menti dei clienti. Abbiamo bisogno di cogliere le opportunità per rafforzare la percezione del nostro valore».

Cambia la grafica, ma non l’informazione

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EFFICIENZA ENERGETICA

TRE NUOVI DECRETI SULL’EFFICIENZA ENERGETICA DEGLI EDIFICI

COSA C’È DA SAPERE?

Parola agli esperti A luglio sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale tre nuovi provvedimenti sull’efficienza energetica degli edifici, con diverse novità rilevanti, che entreranno in vigore il 1º ottobre 2015. Abbiamo intervistato diversi esperti e abbiamo chiesto loro di spiegarci quali sono i pregi, ma soprattutto i difetti riscontrati a cura della REDAZIONE

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ono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale del 15 luglio 2015 i tre decreti ancora mancanti in tema di efficienza energetica degli edifici, che completano il complesso quadro normativo. Attesi dagli operatori del settore e preannunciati dal Ministero dello Sviluppo economico, i provvedimenti, datati 26 giugno 2015, riguardano la nuova procedura di certificazione indicata nelle Linee Guida per la certificazione energetica degli edifici e i Requisiti prestazionali degli edifici, modificati rispetto al decreto 59/2009. L’emanazione di questi provvedimenti è un passo importante verso l’incremento degli edifici ad energia quasi zero. Infatti, a partire dal 1° gennaio 2021, i nuovi edifici e quelli sottoposti a http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 ristrutturazioni significative dovranno essere realizzati in modo tale da ridurre al minimo i consumi energetici coprendoli in buona parte con l’uso delle fonti rinnovabili. Per gli edifici pubblici la scadenza è anticipata al 1 gennaio 2019. I tre provvedimenti entreranno in vigore il 1 ottobre 2015 e consentiranno all’Italia di allinearsi con le direttive europee in materia.

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Il trio mancante

Il primo decreto (“Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici”), introduce nuove modalità di calcolo della prestazione energetica e fissa i requisiti minimi di efficienza per i nuovi edifici e per quelli sottoposti a ristrutturazione. Il secondo provvedimento (“Schemi e modalità di riferimento per la compilazione della relazione tecnica di progetto ai fini dell’applicazione delle prescrizioni e dei requisiti minimi di prestazione energetica negli edifici”) adegua gli schemi di relazione tecnica di progetto al nuovo quadro normativo, in funzione delle diverse tipologie di opere: nuove costruzioni, ristrutturazioni importanti, riqualificazioni energetiche. Infine, con il terzo decreto (“Adeguamento del decreto del Ministro dello sviluppo economico, 26 giugno 2009 – Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici”), sono state aggiornate le linee guida per la certificazione della prestazione energetica degli edifici (APE). Il nuovo modello di attestato sarà valido su tutto il territorio nazionale; insieme a un nuovo schema di annuncio commerciale e al database nazionale dei certificati energetici (SIAPE), offrirà al cittadino, alle Amministrazioni e agli operatori maggiori informazioni riguardo l’efficienza dell’edificio e degli impianti, agevolando il confronto tra unità immobiliari differenti e orientando il mercato verso edifici con migliore qualità energetica.

Cosa cambia?

Con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni, il certificatore energetico dovrà valutare in modo più analitico rispetto al passato i diversi fattori che concorrono all’efficienza energetica del sistema edificio-impianto. Per quanto concerne la prestazione

energetica certificata, le nuove Linee Guida introducono una modifica rilevante: oggi il valore di energia primaria globale certificato comprende i consumi per la climatizzazione invernale e la produzione di acqua calda sanitaria e, solo per gli edifici non residenziali, anche quelli relativi all’illuminazione. Da luglio, invece, si dovrà utilizzare l’indice di prestazione energetica globale non rinnovabile (EPgl,nr), somma della energia primaria non rinnovabile utilizzata per la climatizzazione invernale (EPH) ed estiva (EPC) per la produzione di acqua calda sanitaria (EPW per la ventilazione (EPV) e, nel caso del settore non residenziale, per l’illuminazione artificiale (EPL) e per il trasporto di persone (EPT), quest’ultimo da intendersi come il fabbisogno di energia per ascensori e scale mobili e marciapiedi mobili. Con l’introduzione dell’edificio di riferimento (DM Requisiti minimi) escono di scena i limiti assoluti di energia primaria, suddivisi per zona climatica e rapporto S/V, sostituiti da quelli elaborati sulla base di un edificio tipo. Non sarà quindi più necessario suddividere il valore certificato per metri quadrati o metri cubi, a seconda della destinazione d’uso (residenziale o non), ma l’indice globale di energia primaria non rinnovabile sarà espresso solo in kWh/m2a.

Le novità più significative

In detaglio, il decreto Linee Guida per la certificazione energetica introduce alcune importanti novità rispetto alle bozze circolate nei mesi socrsi: 1. Viene nuovamente modificata l’impostazione grafica dell’APE 2015, senza però introdurre sostanziali cambiamenti negli indici di calcolo, già previsti nella bozza precedente. 2. L’entrata in vigore del DM Linee Guida decorre dal 1° ottobre 2015. Il termine originariamente previsto era 1° luglio, ma le lungaggini burocratiche hanno costretto a spostare in avanti la data. 3. Entro 18 mesi dall’entrata in vigore del Decreto, ENEA metterà a disposizione le informazioni relative alla determinazione della prestazione media degli edifici esistenti, richiesta sulla prima pagina dell’APE. 4. È stato semplificato lo schema di annuncio immobiliare, per garantire una maggiore comprensione da parte dei consumatori. 5. Viene imposto l’obbligo a Regioni e Province autonome di definire piani e procedure di controllo per almeno il 2% degli attestati depositati sul territorio in ogni anno solare. Questi enti dovranno fornire al SIAPE, la banca dati nazionale degli edifici, i dati degli attestati relativi all’ultimo anno in corso entro il 31 marzo di ogni anno. Anche i cittadini potranno accedere ai dati contenuti nel database. 6. Gli eventuali aggiornamenti delle norme tecniche contenute nel Decreto, come le UNI TS 11300, si applicheranno decorsi 90 giorni dalla loro pubblicazione.

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Certificatori aggiornati

L’Art. 4 comma 3 del decreto obbliga tutti i software commerciali a generare, oltre all’APE, anche il tracciato informatico degli input necessari per il calcolo della prestazione energetica degli edifici. Anche se le software house stanno aggiornando i loro prodotti, rendendoli conformi alle nuove Linee Guida e alle UNI11300, è opportuno che i certificatori energetici che utilizzano questi software siano coscienti degli importanti cambiamenti nei procedimenti di calcolo delle prestazioni energetiche di edifici e impianti. Questo perchè, i certificatori devono essere in grado di fornire al software: assunzioni di base, condizioni al contorno, profili dei carichi perhttp://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 la corretta applicazione e per la validazione di metodi per il calcolo sia delle prestazioni energetiche in regime dinamico degli edifici, sia della definizione dei carichi termici di progetto estivi e invernali, ecc.

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Requisiti prestazionali degli edifici

Progettisti e certificatori di edifici di nuova costruzione od oggetto di rilevanti interventi di ristrutturazioni devono anche fare i conti con il decreto che sostituisce l’attuale DPR 59/09 per la determinazione dei requisiti minimi, il calcolo delle prestazioni energetiche e l’utilizzo delle fonti rinnovabili negli edifici. In caso di nuova costruzione e di ristrutturazione importante, i requisiti minimi devono essere determinati in base all’edificio di riferimento, in funzione della tipologia edilizia e delle fasce climatiche; le classi non si basano più su classi ed indici predefiniti, ma su valori di volta in volta definiti in relazione alle caratteristiche dell’edificio che si sta progettando. In altre parole, l’edificio soggetto a certificazione APE viene confrontato con un edificio

analogo, ipotizzando che quest’ultimo sia dotato di involucro e impianti rispondenti ai requisiti minimi fissati dalla legge 90. Per cui, l’edificio di riferimento avrà caratteristiche geometriche, ubicazione, orientamento, destinazione d’uso uguali all’edificio reale, ma caratteristiche termiche e parametri energetici di riferimento determinati per legge. Il fabbisogno energetico annuale globale viene calcolato per ogni singolo servizio energetico, espresso in energia primaria, su base mensile. Con le stesse modalità si determina l’energia rinnovabile prodotta all’interno del confine del sistema, e si opera la compensazione tra i fabbisogni energetici e l’energia rinnovabile prodotta on site, per vettore energetico e fino a copertura totale del corrispondente vettore energetico consumato. In caso di edifici di nuova costruzione, il progettista deve mettere in evidenza i risultati della valutazione della fattibilità tecnica, ambientale ed economica per l’utilizzo di sistemi alternativi ad alta efficienza, come sistemi a fornitura di energia rinnovabile, cogenerazione, teleriscaldamento e teleraffrescamento, pompe di calore. Sono state anche definite le tipologie di intervento e i diversi schemi per la relazione tecnica in caso di nuova costruzione, ristrutturazione rilevante o interventi di riqualificazione energetica. La diagnosi energetica è ora obbligatoria nel caso di ristrutturazione o nuova installazione di impianti termici con potenza termica nominale maggiore o uguale a 100 kW. Il decreto introduce anche la definizione di edificio ad energia quasi zero (ZEB) nel rispetto della direttiva 2010/31/UE: entro il 31 dicembre 2018 gli edifici pubblici ed in generale dal 1 gennaio 2021 tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere edifici ad energia quasi zero.

EFFICIENZA ENERGETICA DEGLI EDIFICI: parola agli esperti

Abbiamo interpellato alcuni esperti del settore chiedendo loro di illustrarci le principali novità introdotte dai tre decreti, nonché i pregi e le eventuali lacune

SERRAMENTI, l’annosa questione della “sostituzione”

Se è vero che l’edilizia si muove verso una maggiore efficienza energetica, quali sono i riflessi sull’industria serramenti? In particolare, gli elementi più significativi per le aziende che producono sistemi per serramenti e serramenti in PVC sono riportati nelle Appendici A e B del decreto: la prima riferita all’edificio di riferimento, la seconda agli edifici esistenti. «La distinzione è poco chiara — nota Paolo Rigone, direttore tecnico di UNICMI — soprattutto nella riqualificazione energetica, dove si concentrano gli interventi relativi all’involucro, compresi quelli per il risparmio energetico che comportano le detrazioni fiscali del 65%. Ciò vale, in particolar modo, per la sostituzione delle finestre, l’intervento più comune e frequente. Bisogna

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approfondire come funziona la Tabella 4 dell’appendice A e dell’appendice B per le trasmittanze termiche degli infissi (Uw) in funzione delle detrazioni fiscali del 65%. Resta infatti da capire come si devono utiizzare le nuove tabelle, che entreranno in vigore il 1° ottobre 2015 e se la tabella delle trasmittanze termiche introdotta dal DM Bersani nel marzo 2010 ai fini delle detrazioni fiscali per il risparmio energetico del 55% — e poi del 65% — è ancora valida oppure sarà sostituita dalle nuove. In linea generale, ritengo che debba prevalere il nuovo Decreto, poiché il DM Bersani è solo un’appendice di un decreto fiscale. Ma servirebbe un chiarimento». Critico nei confronti dei decreti anche Marco Piana, direttore del PVC Forum. Dato che i valori di trasmittanza termica, adottabili ora in due step (2015 e 2019/2021), sono scesi di qualche decimo


COSA CAMBIA IN REGIONE LOMBARDIA? di punto, probabilmente sarebbe stato opportuno introdurre un ulteriore gradino temporale per graduare la discesa dei valori. Viene fatto inoltre notare che tale riduzione dei valori avrà “conseguenze brutali” sull’involucro completamente vetrato e che, con l’introduzione dei nuovi decreti, non si terrà più conto dell’insieme finestra+schermo che qualche decimo di punto in più lo assicurava, come per altro prevedono le norme internazionali. Altro aspetto delicato — come sottolineano gli esperti — è rappresentato dal coefficiente globale di scambio termico H’ T i cui valori limiti appaiono in Tab. 10 dell’Appendice B in funzione del rapporto http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 S/V (area/volume) dell’edificio. Ci possono verificare casi in cui la parte opaca dell’involucro, che solitamente vanta una bassa trasmittanza termica, sia ridotta al minimo o addirittura inesistente, quindi la parte trasparente potrebbe non raggiungere i valori del decreto. Il coefficiente H’ T deve essere calcolato anche in caso di ristrutturazione di primo livello, per la parete oggetto dell’intervento, ma non è chiaro a quale valore del rapporto S/V occorre fare riferimento. Altro punto debole del coefficiente H’ T è che non viene declinato in funzione delle varie destinazioni edilizie, il che lo rende grossolano, mentre andrebbe regolato in funzione della destinazione edilizia dell’edificio. Ma la questione più spinosa per serramentisti e rivenditori riguarda la sostituzione dei vecchi serramenti che, nel caso di un appartamento in un condominio con riscaldamento centralizzato, dovrebbe essere accompagnata dall’installazione delle valvole termostatiche. Intervento non sempre possibile. Il doppio intervento, inoltre, si riflette in un maggior costo per il consumatore, che potrebbe così decidere di non sostituire i serramenti.

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INVOLUCRO, bene solamente la prestazione invernale

Luci e ombre anche per quanto riguarda l’involcuro. ANDIL, Associazione di Confindustria che rappresenta l’industria dei laterizi, ritiene che, nel complesso, i nuovi decreti abbiano considerato soprattutto la prestazione invernale, lasciando campo libero a qualsiasi soluzione per quella estiva. Aspetto che, come in altri paesi europei, resta ampiamente sottovalutato. «È giusto progettare edifici con involucri più isolati ed appare equilibrato il grado di isolamento imposto agli involucri edilizi dal primo decreto — afferma il Presidente ANDIL, Arch. Luigi Di Carlantonio —. Occorre però dare un’adeguata rilevanza all’inerzia termica per poter regolare il comfort abitativo, senza dover ricorrere ad impianti di climatizzazione energivori. Un controsenso, se l’obiettivo è tendere ad edifici con consumo nullo». ANDIL ritenie poco incisiva la scelta del parametro per la misurazione della prestazione energetica estiva. Il problema estivo viene, infatti, ricondotto essenzialmente ai flussi entranti nell’edificio dall’esterno (irraggiamento solare, trasmissione

Regione Lombardia si è adeguata ai contenuti della norma nazionale, nello specifico: • A partire dal 1° ottobre 2015 sarà introdotto per tutti gli edifici esistenti il nuovo formato di APE, uguale a quello nazionale. • La procedura di calcolo si baserà sulle norme UNI TS 11300 e sui contenuti del DM Requisiti Minimi e delle Linee Guida per la certificazione. • Per il calcolo di progetto sarà necessario utilizzare l’edificio di riferimento come richiesto dal DM Requisiti Minimi. • I certificatori energetici saranno abilitati in conformità al DPR 75 del 2013, quindi non sarà più necessaria la frequenza di un corso abilitante per alcune categorie di professionisti iscritti all’ordine. Rispetto alla norma nazionale vengono poi introdotte alcune novità specifiche per il territorio lombardo: • Sarà pubblicata la delibera regionale di recepimento comprendente la nuova procedura di calcolo conforme alle UNI TS 11300. • Sarà istituito un nuovo catasto energetico regionale dei certificati per la registrazione dei file formato XML con i dati di input e di output. • A partire dal 1° ottobre 2015 dovrà essere utilizzato obbligatoriamente il motore di calcolo CENED+2 Motore per la produzione dei certificati energetici e dei file XML per gli edifici esistenti. • A partire dal 1° gennaio 2016 sarà obbligatorio redigere l’APE secondo il nuovo formato anche per gli edifici nuovi. • A partire dal 1° gennaio 2016 saranno anticipati di 5 anni (3 per gli edifici pubblici) gli obblighi di progetto degli edifici nZEB a energia quasi zero. In pratica tutti gli edifici di nuova costruzione o le ristrutturazioni rilevanti il cui progetto viene presentato a partire dal 01 gennaio 2016 dovranno rispondere ai requisiti nZEB.

…E IN EMILIA ROMAGNA? L’adeguamento alle disposizioni nazionali in Emilia Romagna prevede meno eccezioni rispetto al caso lombardo e un recepimento pressochè completo dei tre decreti. Già in passato, del resto, il metodo di calcolo adottato a livello locale per l’attribuzione delle classi era lo stesso utilizzato nel resto del Paese. Un importante distinguo, però, è previsto sul fronte dei requisiti di rendimento energetico. Con l’emanazione del Dgr 967, la Regione compie un passo importante verso gli edifici a energia quasi zero: a partire dal 1° gennaio 2019 — e quindi in anticipo di due anni rispetto alla scadenza nazionale — i nuovi edifici e quelli sottoposti a ristrutturazioni significative dovranno essere realizzati in modo tale da ridurre al minimo i consumi energetici coprendoli in buona parte con l’uso delle fonti rinnovabili. Per gli edifici pubblici tale scadenza è anticipata al 1° gennaio 2017.

conduttiva delle pareti esterne), mentre viene ignorata la gestione dei carichi interni quali persone, elettrodomestici, radiazione diffusa in ingresso dalle superfici vetrate. Affidare la prestazione estiva degli edifici alla sola trasmittanza periodica, farà sì che qualsiasi involucro, dovendo rispettare i nuovi limiti

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PARERE DI…

ALBERTO BORIANI, INGEGNERE DI LOGICAL SOFT

Professionisti più attenti e preparati Anche se con i software oggi si può fare molto servono i giusti dati di input. Ecco dove i professionisti dovrebbero prestare maggiore attenzione

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«Prima che i decreti fossero pubblicati ufficialmente in Gazzetta, ho incontrato centinaia di tecnici, ai quali ho cercato di spiegare cosa cambierà sia a livello di classificazione degli edifici che a livello di verifiche di progetto — racconta Alberto Boriani, ingegnere di Logical Soft —. Ho cercato di spiegare e di far capire come funzionano l’edificio di riferimento e http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 la classificazione. Devo dire che la difficoltà maggiore che i professionisti incontrano è quella di avere a che fare con un nuovo criterio di classificazione che non lega più in modo così diretto la classe energetica con il consumo/fabbisogno. Una volta compreso il legame tra l’edificio di riferimento e quello reale, si capisce il procedimento per legare la prestazione energetica alla classe e poi all’edificio. Credo che questa sia la chiave delle novità introdotte dai decreti attuativi». Come giudica l’introduzione dell’edificio di riferimento? Personalmente la ritengo molto utile sia in fase di classificazione, che di verifica di progetto; utile sopratutto al progettista, poiché viene indicata la strada da seguire e sono disponibili parametri e verifiche di progetto che possono guidarlo nel processo. Se un progettista segue punto per punto le verifiche, tenendo in considerazione le tabelle dell’edificio di riferimento, ottiene una guida sicura per progettare edifici ad altre prestazioni. In questo senso è un notevole passo avanti. Ritiene vi possano essere difficoltà di comprensione per l’APE da parte del consumatore finale? Credo che inserire non solo la prestazione energetica, ma anche le due “casette con le faccine” (sulla parte sinistra dell’attestazione) e — nella seconda pagina — anche il consumo presunto, sia stata una giusta mossa per fare chiarezza agli occhi del consumatore. Le faccine relative all’involucro indicano, in maniera schietta, qual è la qualità generale dell’edificio: se ride vuol dire che la qualità dell’involucro è

di trasmittanza stazionaria, sarà automaticamente — e talvolta impropriamente — adeguato anche anche sotto l’aspetto del comportamento estivo. Potrebbe quindi verificarsi che, a fronte di un’etichetta energetica di alto valore per l’estivo, il consumatore si troverà a dover necessariamente “correggere” a posteriori i difetti di una cattiva progettazione: i carichi interni, infatti, renderanno gli ambienti iper-isolati “invivibili” d’estate. «Spero — conculde il presidente ANDIL — che il normatore

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buona. Nei fatti, però, è possibile portare un edificio energivoro in una buona classe energetica giocando sui vettori energetici rinnovabili. Nella progettazione dei singoli componenti anche un software di progettazione aiuta ad avere punti di riferimento? Bisognerà verificarlo sul campo, dato che non sempre nuove verifiche di progetto portano a realizzare edifici migliori nella realtà. Un conto, infatti, è lo sforzo concettuale del progettista, altro è il rapporto, nel mondo reale, con chi deve costruire e con i vincoli economici da rispettare. Se non si impongono obblighi, si rischia che il progetto sia ottimo sulla carta, ma perda qualità nel passaggio alla fase realizzativa. Con le nuove disposizioni non si può lesinare su certi aspetti e, di conseguenza, è molto probabile che gli edifici saranno realizzati con una qualità migliore che in passato. Quali sono le maggiori preoccupazioni dei progettisti? Sono quelle relative al calcolo per il fabbisogno di energia primaria estiva, perchè è un aspetto non toccato in precedenza. Sono anche preoccupati dal reperimento dei dati relativi ai generatori, perchè non è sempre chiaro quali dati servono e, in ogni caso, non è sempre facile acquisirli. Un altro aspetto che inizia a farsi sentire riguarda il calcolo dei fabbisogni diversi: non residenziale, illuminazione ecc. Per molti progettisti, cosi come per i certificatori, è un campo in molti casi inesplorato. Molte preoccupazioni sono legate ai nuovi tipi di generatori, alle pompe di calore usate sia in estate che in inverno. Questi forse sono i temi che più spiazzano il certificatore perchè non è abituato a calcolarli. Altro motivo di preoccupazione, specie per i progettisti, è il periodo di transizione e la gestione dei progetti in itinere. Ritengo che debbano intervenire le Regioni emanando circolari esplicative.

possa approfondire questo tema per una rapida revisione del decreto nella direzione già indicata, peraltro, da alcuni protocolli energetico-ambientali e che, nel mentre, prevalga l’elevata competenza dei progettisti per la corretta valutazione del contributo della massa superficiale, presente tra i requisiti minimi del primo decreto, o della capacità termica, parametri che garantiscono anche la prestazione estiva dell’involucro».


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CLIMA E PROGETTAZIONE

Il cambiamento climatico viene amplificato, nelle grandi città, dall’effetto antropogenico di edifici, strade e impianti

Isole di calore, come e quando mitigarle a cura della REDAZIONE

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ittime e allo stesso tempo causa degli effetti del cambiamento climatico, le grandi città si trovano a fare i conti con una crescente tropicalizzazione del microclima, anche a latitudini non sospette. Uno degli aspetti che, meglio di altri, rendono percepibile questo fenomeno è la formazione delle cosiddette “isole di calore”, ovvero l’innalzamento della temperatura media, sopra le grandi città, che può variare da qualche grado fino a 10-12 °C rispetto alla temperatura media delle aree rurali circostanti. Una sorta di cupola che non si vede, ma si percepisce in modo evidente soprattutto durante i mesi estivi, in presenza di temperature elevate e

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ad alto grado di umidità. Il fenomeno è il frutto di diverse interazioni microclimatiche, aggravato dalla crescente cementificazione del territorio, che riduce le aree verdi, dalle emissioni in atmosfera dei veicoli e dalla diffusione sempre più capillare degli impianti di condizionamento dell’aria.

Cause ed effetti

L’aumento delle temperature sopra i grandi centri urbani è un effetto determinato da diversi fattori, quali: • caratteristiche dei materiali che ricoprono le superfici nelle aree urbane, come cemento ed asfalto, che assorbono invece di riflettere i raggi solari; • assenza di aree a verde che agevolano l’evaporazione naturale; • aumento delle aree verticali, con incremento delle superfici che assorbono e riflettono i raggi solari e che bloccano i venti e le correnti d’aria che potrebbero


Temperature

Surface Temperature (Day) Air Temperature (Day) Surface Temperature (Night) Air Temperature (Night)

Abbonati per leggere DAY

NIGHT

Rural Suburban

Pond Warehouse Urban or Industrial Residential

Downtown

Urban Park Suburban Rural Residential

Modified from Voogt, 2000

http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10

ISOLE DI CALORE. Andamento delle temperature in corrispondenza di diversi contesti territoriali a livello superficiale e atmosferico, di giorno e di notte. Si noti come le temperature superficiali siano nettamente più variabili rispetto alle temperature dell’aria durante il giorno, mentre quasi collimano durante la notte Tratto da “Reducing Urban Heat Islands: Compendium of Strategies”, EPA contribuire ad una diminuzione della temperatura (effetto canyon); • attività umane che producono calore quali traffico, attività produttive ed industriali, impianti di climatizzazione; • alto livello degli agenti inquinanti che alterano l’atmosfera.

AUMENTA IL CONSUMO. Rilevazione dei carichi elettrici a New Orleans in funzione della temperatura esterna. I consumi incominciano ad impennarsi tra i 20 e i 25 °C Tratto da “Reducing Urban Heat Islands: Compendium of Strategies”, EPA

1000 800 600 400 200 0 0 (-18)

20 (-7)

40 (4)

60 (16)

80 (27)

Maximum Daily Temp ºF (ºC)

100 (38)

120 (49)

Sailor, 2006, with data courtesy of Entergy

Average Electric Load (MWh)

1200

CUPOLA CALDA. Due stratificazioni di aria sopra i centri urbani: la volta d’aria (in basso) è limitata all’altezza degli edifici, mentre la cupola d’aria (in alto) si estende nella parte superiore dell’atmosfera in corrispondenza della città

Gli effetti del fenomeno sono essenzialmente riconducibili a: • salute degli abitanti, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione, come anziani e malati cronici. • Aumento dei consumi energetici nei mesi più caldi, per il maggior ricorso ad impianti di climatizzazione, anche se va valutato l’effetto — in questo caso positivo — sui consumi per riscaldamento in inverno (vedi riquadro). • Incremento delle emissioni inquinanti e di gas serra, per il maggior ricorso ai condizionatori.

IN INVERNO AIUTA Se in estate l’isola di calore provoca disagi alla popolazione e aumenta i consumi energetici, nei mesi più freddi concorre a ridurre il ricorso al riscaldamento, con un benefico effetto in bolletta. Questo perché l’effetto non è limitato ai soli mesi caldi, ma si estende a tutto il corso dell’anno. In uno studio condotto qualche anno fa ad Atene, città dal clima mite, è stata riscontrata una riduzione del carico termico mensile intorno al 30% con punte che arrivano a superare il 50%. In città più fredde, l’impatto di un innalzamento di qualche grado della temperature esterna può risultare meno evidente, ma non per questo ininfluente sui consumi energetici. Una ricerca sulla città di Londra, ha evidenziato una riduzione del 22% nel carico di riscaldamento nella zona centrale rispetto alle aree rurali limitrofe. Un aspetto che va attentamente considerato quando si definisce il set di strumenti da impiegare per mitigare l’effetto isola di calore nei mesi estivi.

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EFFETTO ANTROPOGENICO Le isole di calore sono destinate ad estendersi e a intensificarsi col tempo, in virtù della crescente urbanizzazione del territorio. Con l’aumento della popolazione aumenta infatti la componente antropogenica del fenomeno, riconducibile al traffico automobilistico e al funzionamento degli impianti di climatizzazione e di illuminazione. È stato infatti stimato che un aumento della popolazione urbana dell’1% provoca un incremento del consumo energetico del 2,2%. In una zona urbanizzata che si estende su 50 km di un milione di abitanti, con un consumo pro capite giornaliero di 150 kWh di energia complessiva (considerando anche le attività produttive), il calore antropogenico spalmato su tre mesi estivi può superare 0,5 Mtep, a fronte di una radiazione incidente pari a poco più di 1 Mtep nello stesso lasso di tempo. QUARANTA GRADI DI DIFFERENZA. L’innalzamento della temperatura, a sua volta, spinge ad un maggior utilizzo degli impianti di Ripresa aerea dell’area intorno a Salt raffrescamento, con un effetto che tende ad autoalimentarsi, anche perché i COP degli apparecchi Lake City, Utah, in una giornata di tendono a ridursi all’aumentare delle temperature di raffreddamento dei condensatori. Si stima che luglio: i puntinihttp://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 bianchi in centro città nell’area di Los Angeles, ogni grado di temperatura in più incide sulla domanda elettrica per 600 MW. si caratterizzano per una temperatura

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di circa 70 °C, le aree in blu, in corrispondenza dell’area rurale circostante, arrivano a 30 °C Tratto da

“Reducing Urban Heat Islands: Compendium of Strategies”, EPA

Studiare, prima di intervenire

Il primo passo per affrontare il problema, infatti, è conoscerlo e monitorarlo nel tempo: individuare le cause e gli effetti, per poi cercare possibili rimedi. A questo scopo, quattro anni fa è stato lanciato a livello europeo il progetto di ricerca UHI – Urban Heat Island, coordinato da ARPA Modena, completato nel luglio dell’anno scorso. I ricercatori hanno affrontato la ricerca con un approccio multidisciplinare, mettendo insieme una squadra composta da esperti di meteoclimatologia e di pianificazione territoriale, coinvolgendo nel progetto istituzioni e amministrazioni locali di alcune grandi città (per l’Italia Modena e Padova), senza le quali ogni intervento è destinato a fallire. Dal punto di vista scientifico meteo-climatico, la ricerca si è focalizzata sul rapporto tra le previsioni di ordine climatologico macroregionale e la presenza (misurata) delle isole di calore urbano a livello locale. Lo studio del fenomeno a livello locale è stato quindi incrociato con l’analisi dei fattori antropici che lo possono provocare, approfondendo le relazioni che sussistono con la forma e composizione degli insediamenti nonché con la componente del “metabolismo urbano” (traffico, emissioni ecc.). Nell’ambito della pianificazione territoriale, si è partiti invece dallo studio e dal confronto dei quadri legislativi, delle tecniche e delle buone pratiche utilizzate nei diversi paesi partecipanti, per approfondire le metodologie e le politiche urbanistiche e di edificazione/recupero che potrebbero contrastarne gli effetti negativi.

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Buone pratiche

L’applicazione di soluzioni concrete di mitigazione e adattamento è stata sperimentata attraverso azioni pilota in otto città dell’Europa centrale che rientrano nel territorio del Programma Central Europe tra cui l’agglomerato metropolitano Bologna — Modena e il corridoio urbano Venezia — Padova, in Italia. Interessate dal programma anche Vienna (Austria), Stoccarda (Germania), Lodz & Varsavia (Polonia), Lubiana (Slovenia), Budapest (Ungheria) e Praga (Repubblica Ceca). L’amministrazione di Modena, per esempio, ha elaborato un progetto per l’area industriale, con interventi volti a mtigare l’effetto isola di calore, attraverso premi volumetrici per interventi di inverdimento delle coperture e tecnologie coolroof, piantumazione di alberi sulle strade, tetti e strade bianche (per aumentare l’albedo) e realizzaizone di lastricati permeabili Stoccarda, invece, ha concentrato l’attenzione sull’individuazione di “streetcanyon” e corridoi di ventilazione, nonché sull’inverdimento di tetti e facciate. Anche Varsavia ha deciso di potenziare aree piantumate e coperture verdi, stimando un effetto sulla temperatura tra 0,3 e 0,5 °C.

COLORI CHIARI. Come insegnano le città del Mediterraneo, dipingere di bianco case e strade migliora la riflessione dei raggi solari riducendo la temperatura all’interno delle case e dei centri urbani


TETTI FREDDI. L’utilizzo di materiali tecnologici consente di ridurre il surriscaldamento estivo senza pregiudicare eccessivamente il contribuito gratuito dei raggi solari nei mesi freddi

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CITTÀ PIÙ VERDI. Tetti verdi o pensili, parchi e aree umide contribuiscono all’evapotraspirazione che mitiga gli effetti delle isole di calore

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Ripensare le città partendo dalle aree dismesse

Nessun singolo intervento può essere efficace da solo. La lotta alla tropicalizzazione delle città si può condurre solamente con una pianificazione a livello locale e regionale. Secondo i ricercatori, infatti la scala regionale è fondamentale per individuare le vulnerabilità specifiche delle macro aree territoriali e le priorità di intervento, al fine di definire un insieme coordinato di indirizzi e regole. Su scala locale, invece, alle amministrazioni spetta il compito

PIÙ CALDE DELL’ARIA. In una tipica giornata estiva, le temperature in corrispondenza del tetto o di una strada possono essere superiori anche di 30-40 °C rispetto alla temperatura dell’aria, in media di 10-15 °C, mentre ciò non avviene nelle aree verdi fuori dalle città, dove la differenza tende ad annullarsi

di contrastare gli effetti con interventi puntuali, approfittando — ad esempio — dell’occasione offerta dalla riqualificazione di aree dismesse o laddove ci sia la possibilità di intervenire sulla morfologia urbana. Interventi che devono privilegiare un adeguato bilanciamento tra spazi verdi e cementificati, l’ombreggiamento e la ventilazione, sfruttando l’esposizione e la direzione dei venti predominanti, senza dimenticare la permeabilità del suolo, che favorisce la naturale evaporizzazione e traspirazione. Ad una scala ancora più locale, si può intervenire sui regolamenti edilizi, favorendo strategie di raffrescamento: dai tetti bianchi alle pavimentazioni stradali in colori chiari per aumentare l’albedo, dal miglioramento dell’isolamento dell’involucro alle tecniche di progettazione passiva che pongono attenzione all’orientamento e alla ventilazione naturale. Ma si può anche spaziare maggiormente gli edifici, creando corridoi di ventilazione naturale.

Accorgimenti che funzionano

Distanziare gli edifici. Questa misura, ovviamente, presuppone che si stia intervenendo su aree di nuova edificazione o in corso di riqualificazione urbanistica. Ridurre la densità dei fabbricati che incidono sul territorio, creando n.56

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ANCHE L’UMIDITÀ E LA MORFOLOGIA DELLE SUPERFICI INFLUENZANO IL FENOMENO Il fenomeno delle isole di calore è studiato anche oltreoceano. Un recente studio è stato condotto dalla Yale University del Connecticut su un esteso campione di 65 città nordamericane. Si è così scoperto che l’innalzamento delle temperature sopra le città è provocato dal rilascio di calore — negli strati bassi dell’atmosfera — mediante convezione, ovvero attraverso il movimento d’aria provocato da differenze di temperatura: il caldo, e quindi l’aria più leggera, è spinto verso l’alto mentre quella fredda — più pesante — tende a muoversi verso il basso. La presenza di edifici amplifica il fenomeno, in quanto ostacola l’azione del vento, che potrebbe favorire un ricambio con aria più fresca.

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L’influenza della convezione è particolarmente acuta nei climi umidi: nelle città di Atlanta (Georgia) e Nashville (Tennessee), la differenza di temperatura media all’interno della cintura urbana è superiore a 3 °C. Oltre all’umidità e all’albedo, un altro fattore che influenza la formazione delle isole di calore è la morfologia delle superfici: quelle lisce assorbono più facilmente la radiazione solare, aumentando la temperatura, mentre le superfici ruvide riflettono in parte i raggi solari. Inoltre, l’effetto è più marcato di notte rispetto alle ore diurne, sempre a causa dei moti di convezione.

al contempo ampi corridoi di ventilazione Strade bianche, non nere. L’albedo si può migliorare anche intervenendo http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 (street canyon) concorre senza dubbio alla con colori chiari su strade, marciapiedi e pavimentazioni interne, che ricoprono mitigazione delle isole di calore, intervenendo sulla mediamente un quarto della superficie urbana. Nell’ambito del progetto componente antropogenica del fenomeno. “Cool Change Cities” è in fase di test, sulle strade di Sidney, in Australia, uno Inverdire i tetti. Dove possibile, inverdire i tetti speciale composto di materiale roccioso, cemento e sostanze pigmentanti di piani o lievemente inclinati raffresca l’ambiente colore chiaro, che — se applicato all’intera rete viaria — potrebbe ridurre le circostante per effetto dell’evapotraspirazione, temperature anche di 7 °C. Mentre il “tradizionale” asfalto assorbe il calore diurno aumenta l’umidità e, nel complesso, migliora il e lo rilascia durante la notte, qualsiasi materiale dal colore chiaro respinge i raggi microclima urbano. Senza contare che il tetto verde solari e fa sì che la superficie non si surriscaldi e non rilasci, quindi, calore. Tra i trattiene l’acqua piovana, filtra le polveri presenti limiti di questa soluzione, l’effetto abbagliante del colore chiaro, che potrebbe nell’aria e migliora l’isolamento termoacustico della influire sulla sicurezza stradale. copertura Aree verdi e specchi d’acqua. Infine, la creazione di parchi, giardini e Superfici chiare. Si può anche intervenire sulle aree verdi estensive ha il duplice effetto di ridurre la densità dei fabbricati e superfici verticali e orizzontali privilegiando i colori l’impermabilità del suolo, favorendo gli effetti di evapotraspirazione, al pari dei chiari che riflettono i raggi solari, aumentando tetti verdi. l’albedo, ovvero il rapporto fra l’intensità della radiazione riflessa da un corpo e quella con cui viene irraggiato (un corpo perfettamente bianco ha albedo uguale a 1). Effetto conosciuto da PERCHÉ NERE? Strade bianche potrebbero migliorare sempre, basti pensare alle architetture dei paesi l’albedo riducendo il surriscaldamento estivo, ma — di mediterranei, come “bianca Ostuni”, nel cuore contro — i colori chiari possono causare fenomeni di caldo della Puglia. C’è però un limite: l’effetto abbagliamento mettendo a rischio la sicurezza stradale che si ottiene nei mesi più caldi si traduce in un difetto in quelli più freddi, quando i raggi solari riscalderebbero l’involucro riducendo il carico degli impianti di climatizzazione. A questo proposito, sono allo studio sia materiali con caratteristiche ottiche dinamiche, sia i cosiddetti “cool materials”, materiali “freddi”, che riflettono la radiazione solare, ma che presentano allo stesso tempo un’alta emissività nell’infrarosso, quindi in grado di raggiungere temperature di equilibrio inferiori rispetto alle superfici naturali normalmente utilizzate, come marmo bianco o mosaico bianco. Si sta anche lavorando a materiali nanotech con elevata capacità di accumulo termico latente, in colori chiari per assolvere al duplice compito di raffrescare in estate e riscaldare in inverno.

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Secondo un sondaggio, i cittadini americani non sono a conoscenza del concetto di smart city, soprattutto se sono poco istruiti e di basso livello sociale ERIKA SEGHETTI

S

econdo un recente rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite oltre la metà della popolazione mondiale vive nelle città, una cifra che dovrebbe aumentare di due terzi entro il 2050. Considerando che soltanto 60 anni fa meno del 30% della popolazione viveva in grandi centri urbani, il cambiamento è — e sarà — epocale. Questi dati sono ad ogni modo noti, così come è noto il fatto che qualsiasi città si sta “attrezzando” per accogliere questo flusso di residenti. Perlomeno in linea teorica. Basta fare una ricerca su google associando a un qualsiasi nome di città il termine “smart city” per veder comparire innumerevoli risultati con programmi, iniziative, piani che hanno in qualche modo a che vedere con la smartness urbana. Ma in questo cambiamento quanto sono coinvolti i cittadini? In parole più semplici, quante persone sanno davvero cos’è una smart city? Cerca di rispondere a queste domande un sondaggio condotto da Meeting of the Minds — piattaforma statunitense creata per diffondere conoscenza condivisa sui temi della sostenibilità urbana, tecnologia e innovazione — in territorio Usa, ma i cui risultati potrebbero essere usati anche come cartina di tornasole per l’Europa.

Meno della metà degli intervistati sa cos’è una smart city

L’indagine è stata svolta su un campione di 1000 abitanti a cui sono state rivolte alcune semplici domande. Agli intervistati è stato chiesto se avessero mai sentito parlare di città intelligenti, di dare una definizione del concetto indicando alcuni concetti-chiave e di riferire se, secondo la loro opinione, quelle città definite “smart” lo sono realmente. I risultati non sono molto incoraggianti: meno della metà del campione (il 39%) ha dichiarato di conoscere o di aver sentito parlare di smart cities. E, come spesso accade, la consapevolezza aumenta con il grado di istruzione o dello status sociale (valutato in termini di reddito).

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Soltanto il 16% delle persone che guadagnano meno di 40mila dollari all’anno ha mostrato di sapere cos’è una smart city, contro il 32% di coloro che ne guadagnano almeno 100mila e il 45% di quelli con un reddito superiore ai 200mila dollari. Stesso panorama per il livello istruttivo. A conoscere il concetto di smartness urbana è soltanto il 4% del campione che ha un high-school degree, il 39% dei laureati e il 44% con una laurea specialistica o un dottorato. Nessuna delle persone che non ha studiato — ovvero che non ha frequentato il college — ha mai sentito il termine smart applicato alla città.

La Top 5 degli elementi “smart”

Quali sono gli elementi-chiave che identificano l’intelligenza urbana? Secondo quanto riferito dagli intervistati, al primo posto troviamo l’efficienza energetica degli edifici, poi il wi-fi diffuso e, a seguire, la domotica, i sistemi infrastrutturali di connessione e la presenza di rete 4G. Questi elementi non vengono, però, nella maggior parte dei casi, rinvenuti nelle città in cui si vive. E sopratutto non c’è un’unanimità di giudizio. Le città statunitensi ritenute più smart (San Jose, Los Angeles, San Francisco, New York e Columbus) lo sono solo, nel migliore dei casi, per il 46% degli intervistati, meno della metà dei cittadini intervistati.


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La spinta verso edifici sempre più performanti nei consumi di energia ha portato l’Energy Agency Solar Heating and Cooling Programme ad analizzarne opportunità, potenziale e barriere a cura di SILVIA MARTELLOSIO

O

ltre il 40% del consumo di energia primaria a livello globale e il 24% delle emissioni di gas a effetto serra sono imputabili al fabbisogno energetico degli edifici. Considerate le sfide legate ai cambiamenti climatici e all’impiego razionale delle risorse, sempre più scarse, al settore delle costruzioni è chiesto un miglioramento significativo in termini di efficienza energetica. L’ultima frontiera in termini di risparmio energetico sono gli edifici “ad energia netta zero” (NetZEB), che lentamente incominciano a diffondersi nei paesi avanzati. Ma quali sono le azioni da intraprendere per diffondere sul mercato questi edifici? E quale il

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COME SPIANARE LA STRADA AGLI EDIFICI “AD ENERGIA NETTA ZERO”? loro potenziale? A queste e altre domande ha cercato di rispondere l’International Energy Agency Solar Heating and Cooling Programme (IEA SHC) tramite la pubblicazione del “Task 40 and Annex 52 of the Energy in Buildings and Communities Programme (EBCP): Towards net Zero Energy Solar Buildings”, sintesi che si basa sul lavoro di 82 esperti nazionali provenienti da 19 paesi membri.

In futuro solo edifici a energia “netta” zero

In tutto il mondo, la bio-edilizia sta accelerando, tanto da essere vista come un’opportunità commerciale a lungo termine. Non a caso, il 51% di architetti, ingegneri, imprenditori, proprietari e consulenti afferma che, entro il 2015, ben il 60% del loro costruito e/o progettato sarà di natura “green”. Trend non circoscritto a poche aree geografiche, come oggi, ma destinato a diffondersi a livello globale. La società di consulenza americana Navigant Research stima che il mercato


SISTEMI DI PROGETTAZIONE

mondiale dell’efficienza energetica negli edifici E FUNZIONAMENTO pubblici e commerciali passerà dai 68,2 miliardi di dollari del 2014 a 127,5 miliardi di dollari entro il Involucro edilizio 2023. Le opportunità di mercato per l’edilizia verde non riguarderanno solo i nuovi edifici, ma anche Riscaldamento, ventilazione e quelli esistenti che, per raggiungere il livello net condizionamento dell’aria [HVAC] zero energy, dovranno adottare processi di analisi in grado di garantire rilevanti risparmi sui costi energetici, anche fino al 50 percento. Sistemi solari/generazione È opinione ormai consolidata tra gli esperti in rinnovabile http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 materia che raggiungere il livello NetZEB sia più “semplice” per alcune tipologie di edifici. Tra questi troviamo le case unifamiliari a basso consumo Building automation energetico (nuove o in retrofit) con un adeguato orientamento del tetto; edifici costruiti in zone dal clima mite, dove le strategie di ombreggiamento Progettazione e funzionamento sono in grado di compensare la maggior parte del carico energetico; edifici bassi (da uno a tre piani); e, infine, edifici con ridotti livelli di potenza elettrica.

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EDIFICI ATTUALI

NetZEBs

Passivi; non progettati come un sistema energetico

Ottimizzato per la progettazione passiva e l’integrazione dei sistemi solari attivi

Sistemi di grandi dimensioni

Piccole unità, integrati con sistemi solari

Luce naturale, solare termico, fotovoltaico, Nessuna integrazione sistematica solare ibrido, sistemi geotermici, biocarburanti completamente integrati tra loro Sistemi utilizzati in modo poco efficace

Ottimizzano il comfort e le prestazioni energetiche; richiesta online di previsione e/o riduzioni della domanda di picco

Progettazione e gestione vengono generalmente considerati a parte

Progettazione e gestione integrati e ottimizzati

NETZEBS, PRINCIPALI SFIDE / BARRIERE DA SUPERARE

Quanto è importante la progettazione integrata?

Che si tratti degli edifici nuovi o esistenti, facili o difficili da efficientare, il requisito fondamentale per ottenere il livello NetZEB è sempre e solo uno: la necessità di un design rigoroso e un funzionamento simile a quello di un sistema energetico integrato. Per fare in modo che il NetZEBs diventi lo standard, è necessario che, innanzitutto, la progettazione passi dal modello tradizionale a quello integrato. Ciò significa che architetti, ingegneri strutturali, elettrici e meccanici, imprese e altri soggetti coinvolti nei lavori devono collaborare tra loro per costruire edifici con sempre meno consumi energetici. Una progettazione NetZEBs intelligente richiede quindi approcci integrati: efficienza energetica e progettazione passiva, progettazione e funzionamento, progettazione e ottimizzazione della raccolta solare. Soprattutto, quest’ultimo approccio richiede la progettazione ottimale delle facciate e del tetto in grado di convertire l’energia solare in calore o elettricità.

AZIONI NECESSARIE Produttori e progettisti

La progettazione di edifici NetZEBs introduce nuove sfide per tutti i settori della building community. Per fare in modo che NetZEBs diventi realtà, i progettisti dovranno avere gli strumenti necessari e adatti per progettare e integrare al

meglio tutti i sistemi, mentre i produttori dovranno fornire apparecchiature ad alta efficienza e sviluppare il know-how per integrarle. Entrambi, inoltre, dovranno monitorare attentamente le esigenze degli occupanti e fornire, di conseguenza, condizioni di vita confortevoli. Industria delle costruzioni

Anche l’industria delle costruzioni sarà chiamata a sviluppare percorsi che integrino pienamente i sistemi con le energie rinnovabili; a distribuire apparecchiature e sistemi che riducano al minimo il consumo di energia in tutte le stagioni; a sviluppare strumenti più raffinati per architetti, ingegneri e aziende di produzione per un corretto dimensionamento e la scelta appropriata di apparecchiature HVAC. Sarà anche necessario potenziare i sistemi di building automation e le regolazioni per ottenere un migliore controllo del comfort, migliorare la progettazione degli edifici e la selezione di materiali a basse emissioni. Inoltre, bisognerà introdurre norme più stringenti per misurare le prestazioni dei sistemi integrati all’interno dell’edificio e formare la manodopera sulle nuove tecniche di costruzione e sulle procedure di controllo della qualità. Mercato

Per quanto riguarda il mercato, dovrebbero essere intraprese una serie di iniziative e/o attività di marketing volte a incoraggiare l’adozione di tecnologie NetZEB. Le quattro priorità principali includono: la certificazione edilizia ben visibile che potrebbe servire ad ispirare i proprietari di edifici e i designer; l’accreditamento dei professionisti; i cosiddetti dashboards virtuali che evidenziano i flussi e il consumo di energia e, infine, le informazioni disponibili (pubblicazioni, manuali, linee guida, ecc…) per motivare i professionisti NetZEB. Infine, la comunità di ricerca deve incrementare i propri sforzi sull’involucro degli edifici, l’ottimizzazione delle tecnologie di energia rinnovabile, le attrezzature meccaniche, i servizi di illuminazione, il riscaldamento e i controlli relativi al sostegno e alla diffusione sul mercato di progetti NetZEB.

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VMC

VENTILAZIONE DECENTRALIZZATA

per case passive

Il Passive House Institute ha fissato i requisiti energetici ed acustici, nonché le prove da eseguire per ottenere la certificazione GIOVANNI BENEDICI

L

a ventilazione meccanica con recupero di calore dovrebbe essere alla base di ogni strategia impiantistica volta all’efficienza energetica, poiché concorre al contenimento delle dispersioni energetiche favorendo al contempo il necessario ricambio d’aria. Nel caso delle case passive, questa funzione diventa ancora più centrale, poiché l’involucro è pressoché ermetico — o tende ad esserlo — mentre la sezione impiantistica, per la generazione di calore, è spesso ridotta all’essenziale. L’efficienza e la corretta installazione

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degli impianti di ventilazione sono quindi fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi prestazionali, al pari del comportamento degli abitanti, che devono essere informati e, talvolta, educati sul corretto uso della casa, per esempio evitando l’apertura delle finestre in inverno. Al fine di garantire una corretta progettazione degli impianti di ventilazione, il Passive House Institute (PHI) ha recentemente fissato nuovi requisiti energetici ed acustici per i sistemi decentralizzati, quelli installati in facciata, stanza per stanza, che presentano caratteristiche e funzionalità differenti rispetto a quelli centralizzati e che richiedono quindi una normazione ad hoc. Contestualmente, sono state indicate anche la metodologia delle prove da eseguire su questi dispositivi al fine di conseguire la certificazione PHI.

Requisiti PHI da rispettare Efficienza energetica (calore). Il recupero di calore effettivo dell’impianto deve essere almeno pari al 75%, in modalità di flusso bilanciato, con una temperatura esterna di 4 °C (± 1 K) e temperatura dell’aria estratta di 21 °C (± 1 K). In fase di calcolo, bisogna considerare che non essendo presenti condotti di adduzione, non è necessario inserire differenziali di pressione esterni rispetto ai valori indicati dai produttori dell’apparecchio. Strategie di controllo. È richiesta una regolazione automatica in base


CENTRALIZZATA O DECENTRALIZZATA? La ventilazione decentralizzata, generalmente meno efficiente di quella centralizzata in termini energetici e acustici, presenta vantaggi in termini di minori costi di installazione e interventi invasivi, soprattutto nel caso caso di riqualificazione energetica di edifici esistenti. Basta infatti praticare uno o due fori di piccolo diametro per applicare l’apparecchio, che resta celato nello spessore del muro, da cui fuoriesce solo la bocchetta. In tema di efficienza, molto dipende da come viene progettato l’impianto (soprattutto in termini di perdite di carico, nel caso dei centralizzati) e dalla scelta delle unità di ventilazione: i sistemi delocalizzati di ultima http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 generazione, di fascia alta, equipaggiati con ventilatori a basso consumo energetico e con ridotte emissioni sonore, possono in molti casi rivelarsi una valida alternativa ai centralizzati. I veri plus delle unità centralizzate riguardano la possibilità di montare un recuperatore termodinamico con pompa di calore, eseguire il ricircolo per il raffrescamento estivo e la deumidificazione. Per la sola climatizzazione invernale, invece, il centralizzato può rivelarsi la soluzione più idonea grazie ala possibilità di variare le portate in base all’effettiva occupazione di ogni singolo locale.

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al contenuto di C02 o di umidità relativa, allo scopo di evitare elevate perdite di calore rispetto ai sistemi di ventilazione centralizzata. Consumi elettrici. Il consumo totale di energia elettrica dell’unità di ventilazione non deve superare 0,45 W/h/m3. Comfort. Assenza di spifferi nell’ambiente, misurando temperature e velocità dell’aria ad una distanza di 50 cm dalla parete esterna. Dispersione. Deve essere inferiore al 3% del flusso d’aria, quella esterna misurata con un differenziale di pressione di 50 Pa. La norma di

riferimento per il calcolo è la UNI EN 13141-8:2014 Efficienza di ventilazione. I rischi di “corto circuito” (o effetto mixing) tra i due flussi, con miscelazione dell’aria esausta in uscita con quella fresca in ingresso, sono maggiori nei sistemi decentralizzati rispetto a quelli centralizzati a causa della prossimità delle bocchette. Per questa ragione la soglia di “short circuit” deve essere inferiore al 3% della portata media. Per la misura, si fa riferimento alla norma UNI EN 13141-8:2014, appendice C. Isolamento acustico (interno). La pressione sonora nella stanza ove è installato l’apparecchio, in condizioni di funzionamento continuo, non deve superare i 25 dB(A) in ambienti di soggiorno o riposo, oppure di 30 dB(A) se si tratta di locali di servizio, come bagni e cucine.

BILANCIATA ANCHE NEI SINGLEROOM

Isolamento acustico (esterno). Si deve considerare un valore massimo di 35 dB(A), in funzionamento notturno all’interno di aree residenziali. Abbattimento emissioni sonore. In base alla DIN 4109, l’abbattimento sonoro nel foro di apertura deve essere superiore a 30 dB in aree di categoria III (61-65 dB). Qualità aria interna. I filtri dell’aria esterna devono essere almeno di classe F7, quelli di estrazione dell’aria non inferiori a G4. Protezione antigelo. La protezione per lo scambiatore di calore deve garantire un funzionamento continuo a temperature esterne fino a -15 °C. Sensibilità pressione vento. Il riferimento è la norma EN 13141-8. Ad una differenza di pressione di 20 Pa, la deviazione del tasso di ingresso ed estrazione dell’aria non può superare il 10% dei rispettivi livelli massimi di portata. Condensa. In funzione del tipo di scambiatore di calore utilizzato, devono essere prese precauzioni per evitare la formazione di condensa nell’aria esausta, che potrebbe ghiacciare in presenza di basse temperature esterne.

UNITÀ VMC DECENTRALIZZATA

La ventilazione meccanica bilanciata si basa su due diversi canali: uno per il prelievo dell’aria dall’esterno, la filtrazione e il trattamento di quella in entrata; l’altro per l’aspirazione e l’espulsione all’esterno di quella viziata. Negli impianti centralizzati e semicentralizzati, le due reti aerauliche sono in genere distinte, ognuna dotata di un suo proprio ventilatore: l’aria di rinnovo viene introdotta nelle zone giorno e nelle camere da letto, mentre la ripresa di quella viziata avviene mediante bocchette poste nei locali di servizio, bagni e cucine; negli impianti delocalizzati o “single room”, i condotti sono sì separati, ma contenuti nello stesso alloggiamento, solitamente inserito nello spessore del muro o a parete. Rispetto ai sistemi centralizzati, aumenta però il rischio di “corto circuito” tra i due flussi, che può portare ad una mescolazione dell’aria esausta con quella più fresca proveniente dall’esterno.

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COSA OFFRE IL MERCATO

ZEHNDER CONFOAIR 70

Unità VCM decentrata a singolo canale con 4 velocità per portate da 16 a 65 m3/h e regolazione touchscreen con indicazione della modalità di funzionamento. Fornito di serie con recuperatore entalpico dPoint ad alta efficienza, che può raggiungere una resa dell’88,5%, non richiede scarico condensa. I consumi sono contenuti, compresi tra 4 e 19 W. Per evitare inutili dispersioni di calore, in caso di guasto o di mancanza di corrente, vengono attivate automaticamente le serrande di protezione dei canali interni di mandata e di ripresa. Il sistema è anche canalizzabile, per ventilare due locali adiacenti

VORTICE VORT HRW 20 MONO

Le unità possono funzionare in modalità aspirazione o ventilazione, con recupero di calore mediante scambiatore ceramico ad alta efficienza (90% alla portata minima), creando un sistema completo per il ricambio dell’aria a basso consumo energetico. Disponibile in cinque modelli, con portate da 18 a 60 m3/h, nelle versioni con comando integrato o in remoto, l’apparecchio è silenzioso (16 dB(A) alla portata minima) e consuma meno di 2 W nel funzionamento a basso regime, poco meno di 5 W alla portata massima

MAICO AERA DUO E SMART Maico Italia propone i sistemi AERA Smart (doppio flusso), indicato per bagni e cucine e AERA Duo (flusso alternato, con inversione ogni 70 secondi), ideale per camere da letto e soggiorno. Le unità sono gestibili come unità separate secondo le esigenze di ogni stanza, ma è anche possibile combinarle per creare un vero e proprio sistema integrato di ventilazione in tutta l’abitazione. Facili da installare (è sufficiente un foro di 100 mm su parete perimetrale) offrono un rendimento termico dal 75% al 90%. Presente anche la funzione by-pass free cooling durante l’estate

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PLUGGIT ICONVENT

Disponibile in configurazione Mono (appartamenti) e Duo (case unifamiliari) con scambiatore ceramico a nido d’ape. La regolazione intelligente evita fenomeni di depressione in presenza di bagni o cucine cieche dotate di estrazione d’aria. Quando l’estrattore è in funzione, iconVent interviene sulle unità VCM aumentando le portate d’aria in ingresso e bilanciando così l’afflusso e il deflusso d’aria nell’abitazione: in questo modo la resa termica può raggiungere il 93%

ECOAIR SYSTEM SMALL 50

Unità VMC decentralizzata con recupero di calore mediante scambiatore a flussi incrociati (resa 80%) per ambienti fino a 60 m2, indicato per interventi di riqualificazione energetica. L’unità è collegata all’esterno con doppio foro per la presa e l’espulsione dell’aria

NICOLL RECUPERO PLUS

Unità VMC decentrata con inversione di flusso (ciclo completo in 140 s) e recupero di calore mediante elemento ceramico (fino al’85%), dotata di una gestione elettronica. Collegando due apparecchi via radio è possibile aumentare prestazioni ed efficienza: mentre uno immette l’aria, l’altro estrae quella viziata. Nel funzionamento stand alone, l’aria calda e viziata impiega 70 secondi per fuoriuscire dalla stanza riscaldando così l’elemento in ceramica. Quindi l’apparecchio inverte il flusso: l’aria fresca dall’esterno fluisce nella stanza e si riscalda mediante il calore accumulato dall‘elemento in ceramica. Il ciclo completo dura 140 secondi. In modalità duale, invece, il primo apparecchio provvede alla ventilazione, il secondo trasporta contemporaneamente aria viziata verso l’esterno. Durante questa fase il calore dell’aria viziata si accumula nell’elemento in ceramica. Dopo 70 secondi i ventilatori cambiano la direzione di trasporto. n.56

33


ENERGIA

Fotovoltaico più conveniente con l’accumulo?

Analisi di convenienza delle batterie di accumulo abbinate ad impianti fotovoltaici residenziali su impianti esistenti o di nuova installazione DARIO FUSCO*

34

n.56


F Abbonati per leggere

ino al 2008, in Italia si contavano 330 MW di potenza fotovoltaica installata su tutto il territorio. Poi, con l’avvento del Conto Energia, il mercato del fotovoltaico è esploso, arrivando a coprire il 17% della produzione nazionale (fonte: GME) grazie a 18 GW di nuova potenza installata. Come noto, gli incentivi si sono dimostrati insostenibili nel lungo periodo e, quando si sono esauriti, il mercato ha subito un tracollo: secondo il Renewable Energy Report dell’Energy & Strategy Group, nel 2014 sono stati installati nel nostro paese soltanto 380 MW. Attualmente, l’unico incentivo economico disponibile è rappresentato della detrazione fiscale al 50% per gli impianti residenziali applicati sui tetti degli edifici, misura che scadrà — se non prorogata — a fine dicembre.

Conviene l’autoconsumo

http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10

Con la fine del Conto Energia, che ad eccezione della Quinta versione promuoveva la sola produzione elettrica, un impianto fotovoltaico diventa conveniente solo nel caso di massimizzazione dell’autoconsumo, cosa non sempre di facile implementazione a causa della probabile non-contemporaneità tra produzione e utilizzo. Senza incentivi, infatti, la vendita dell’energia prodotta in eccesso da un impianto è pari al prezzo medio zonale della sola quota di energia elettrica, che mediamente si attesta intorno ai 0,05 €/kWh. D’altra parte, l’acquisto di energia per un tipico cliente residenziale prevede il pagamento in bolletta, oltre che della quota energia, anche di accise, tasse e oneri di distribuzione, con un costo al kWh pari a circa a 0,20 €: ciò significa che auto-consumare energia elettrica rende quattro volte più che venderla al gestore. Le batterie d’accumulo dell’energia elettrica diventano quindi una tecnologia fondamentale non solo per gli impianti che non possono collegarsi alla rete nazionale, ma anche per quelli che si collegano alla rete e che devono necessariamente aumentare la propria quota parte di autoconsumo.

Energy Storage a Tokyo, con tre unità CellCube FB 10-100 Foto: Gildemeister energy solutions

SOLAREXPO. Le ultime edizioni di SolarExpo a Milano erano incentrate sui sistemi di accumulo per fotovoltaico

n.56

35


Analisi di un impianto esistente

Abbonati per leggere INTEGRAZIONE. Schema di edificio con fotovoltaico, inverter e accumulo, tutto controllato da un’unica centralina

Secondo il Rapporto Statistico 2013 del GSE il solare fotovoltaico in Italia conta circa 500.000 impianti di potenza inferiore ai 20 kW, per una potenza media pari a 6 kW. Di questi, la stragrande maggioranza è incentivata in accordo ad uno dei Conti Energia erogati dal GSE. Consideriamo un’abitazione con impianto fotovoltaico da 6 kW, incentivato secondo il V Conto energia, l’unico che premia l’autoconsumo e che può quindi avere convenienza ad adottare batterie.

http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10

Tipico Impianto da 6 kW – 5 conto energia Produzione Media Annua

C’è accumulo e accumulo

Il mercato delle batterie è attualmente dominato dalle batterie al piombo, tutto sommato economiche, ma caratterizzate da un rendimento e da una vita utile relativamente bassi, che ne limitano fortemente l’adozione a prescindere dalla loro convenienza. D’altra parte, le batterie al litio sono molto più performanti sotto tutti i punti di vista e per questo sono da lungo tempo indicate come la tecnologia emergente. Tuttavia, esse presentano un costo decisamente più alto, sebbene in continua diminuzione da anni: secondo un recente rapporto Deutsche Bank, batterie al litio si trovano oggi sul mercato ad un prezzo pari a circa 550 €/kWh, un livello che solo un paio di anni fa si pensava di raggiungere nel 2020. Le potenziali applicazioni delle batterie fotovoltaiche possono essere genericamente classificate in due macro-categorie: • impianti fotovoltaici esistenti, per i quali si vuole aumentare la quota di autoconsumo; • impianti fotovoltaici nuovi. Esaminiamo in dettagli i due casi, calcolando il tempo di ritorno di un un investimento in sistemi di accumulo per autoconsumo.

36

n.56

kwh/anno

7.800

Autoconsumo Attuale

%

40%

Autoconsumo Atteso

%

80%

Incremento autoconsumo

%

40%

Incremento autoconsumo

kWh/anno

3.120

Autoconsumo totale

kWh/anno

6.240

Ricarica Batteria

kwh/giorno

6,8

Energia Immessa in rete

kWh/anno

1.560

Costo batteria

4.000

Inverter nuovo

2.000

Montaggio

1.500

Costo totale

7.500

Costo elettricità

€/kwh

0,20

Premio Autoconsumo

€/kwh

0,114

Prezzo vendita (tariffa Omnicomprensiva)

€/kwh

0,1996

Guadagno Autoconsumo

€/kwh

0,115

Aumento costo energia all’anno

%

3%

Inflazione

%

1%


In accordo con la mappa solare redatta dalla Joint European Research Center, ipotizziamo una produzione annua per un impianto fotovoltaico installato a Roma di 1.300 kWh/kWp. Per un impianto da 6 kWp, si ha quindi una produzione media annua pari a 7.800 kWh. Per stimare la quota parte di autoconsumo, possiamo riferirici ad un interessante articolo pubblicato su Casa&Clima (n. 55, giugno-luglio 2015, pag. 19) in cui Cerne et al. hanno studiato l’autoconsumo di alcuni edifici in determinate condizioni. In particolare, grazie ad una serie di simulazioni, hanno ricavato che, mediamente, un’abitazione con impianto da 6 kWp a Roma riesce ad auto-consumare circa il 35% dell’energia prodotta, che potrebbe arrivare a circa il 40% in caso di utilizzo di un impianto di raffrescamento in estate. http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 Per quanto riguarda l’accumulo, si ipotizzi l’adozione di una batteria da 7 kWh con potenza di picco pari a 3 kW, ad un costo di circa 4.000 euro. Questo tipo di sistema non permette all’utente di staccarsi completamente dalla rete, ma potrebbe migliorare considerevolmente la quota di autoconsumo.

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Facciamo due conti

Ipotizziamo quindi di passare da un autoconsumo del 40% all’80%. Ciò implica che circa un 40% della produzione fotovoltaica, invece di essere venduta, verrebbe auto-consumata in un momento differente da quello della produzione; in accordo quindi con il quinto conto energia, il guadagno in questo caso risulterebbe nella mancata spesa di acquisto di energia elettrica, il cui prezzo in Italia si aggira su 0,20 €/kWh, a cui va aggiunto il premio di autoconsumo pari a 0,114 €/kWh erogato dal GSE. Dal conto bisogna però sottrarre 0,1996 €/kWh dovuti alla mancata vendita dell’energia prodotta, per un guadagno di 0,1144 €/kWh. Moltiplicando tale risultato per il 40% di 7.800 kWh, ovvero per l’aumento della quota incrementale auto-consumata, si ottiene un guadagno annuo di circa 356 euro l’anno. Sommando al prezzo della batteria anche i 2.000 euro necessari all’acquisto

Impianto fotovoltaico da 6 kW Nuovo Consumo medio annuo

kwh/anno

8.400

Produttività Impianto

kwh/kwp

1.300

kWp

6

kwh/anno

7.800

Autoconsumo diretto

%

40%

Incremento Autoconsumo grazie a batteria

%

40%

Autoconsumo totale

%

80%

Autoconsumo

kWh/anno

6.240

Vendita in rete

%

20%

Vendita in rete

kWh/anno

1.560

Costo batteria

4.000

Inverter nuovo

€/kW

2.000

Numero Pannelli (250 W)

n

24

Prezzo Unitario Pannelli

200

Pannelli

4.800

Costo Materiale

10.800

Montaggio

2.700

Costo totale

14.000

Costo elettricità

€/kwh

0,21

Prezzo vendita

€/kwh

0,05

Guadagno autoconsumo

€/kwh

0,16

Costo Manutenzione

% Costo

2%

Aumento costo energia all’anno

%

3%

Inflazione

%

1%

Potenza di Picco Produzione Media Annua

n.56

37


TESLA POWERWALL. Sistema di accumulo con batterie agli ioni di litio per applicazioni residenziali sviluppato dal costruttore di auto elettriche Tesla. Disponibile in versione da 7 o 10 kWh, quest’ultima indicata per funzioni di backup

l’inflazione e l’aumento dell’energia come al caso precedente, si ottiene un tempo di ritorno dell’investimento pari a circa 10 anni, che si ridurrebbero a soli cinque anni in caso di detrazioni fiscali al 50%.

Tiriamo le somme

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L’analisi economica evidenzia che, da un lato, l’ottimizzazione di un impianto fotovoltaico esistente attraverso l’installazione di batterie di accumulo presenta ancora costi troppo elevati, soprattutto se si considerano gli incentivi sull’immissione in rete di cui, ad oggi, godono la maggior parte degli impianti residenziali in Italia. L’investimento appare invece più interessante per chi volesse investire oggi in un impianto fotovoltaico completo, con tempi di rientro senza incentivi pari a circa di un inverter in grado di gestirne la logica di http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 10 anni. funzionamento — un impianto pre-esistente In accordo con il trend evidenziato da Deutsche Bank, presupponendo una vita in cui non erano previste batterie è difficile che utile delle batterie tra i 10 e i 15 anni e una riduzione significativa dei prezzi delle ne sia già provvisto — e sommando i costi di stesse nel prossimo decennio, il re-dumping dell’impianto — ovvero la sola installazione, che stimiamo essere pari al 25% del sostituzione della batteria — avverrebbe con un tempo di ritorno decisamente costo del materiale, l’intero intervento arriverebbe inferiore a quello attuale e, quindi, sicuramente conveniente. a costare 7.500 euro. Si considerino, inoltre, spese Inoltre, la profittabilità dell’investimento raddoppierebbe, considerando le di manutenzione nell’ordine del 2% annuo sul detrazioni fiscali al 50%, le quali tuttavia, a meno di proroghe, dovrebbero costo dell’impianto, ovvero 120 €/anno. terminare il 31 dicembre di quest’anno. Ipotizzando un tasso di inflazione pari all’1% e un aumento del costo dell’energia pari al 3%, si ottiene così un tempo di ritorno pari a circa 16 Tempi di ritorno ancora lunghi anni, probabilmente maggiore della vita utile della Tempi di ritorno tra i 7 e i 10 anni possono essere ritenuti accettabili in campo batteria stessa. residenziale, ma non costituiscono certamente una soluzione dirompente — o “disruptive” per dirla all’americana — su larga scala. Ciò appare ancora più evidente considerando che questo tipo di investimento Se l’impianto è nuovo risulta maggiormente conveniente in paesi cui l’energia elettrica costa molto Passiamo ora al caso di un nuovo impianto (come in Italia) o in paesi dove vi è una scarsa accessibilità (come in Africa o nelle fotovoltaico con potenza di picco, come nel caso isole): rimane quindi difficile immaginare, ad oggi, una diffusione di massa di precedente, di 6 kW. Il sistema dovrebbe costare questa soluzione in paesi come l’America, dove l’elettricità costa mediamente mediamente 5.000 euro per la quota parte di 0,12 $/kWh. pannelli, con l’aggiunta di 2.000 euro per l’inverter Come avviene per ogni nuova tecnologia (vedi smartphone, tablet, tv al plasma, e 4.000 per la batteria. Il costo di installazione ecc.), ci sarà quindi bisogno di “early adopters”, i quali adotteranno appunto viene ipotizzato anche in questo caso pari al questa soluzione non solamente per ottenere un guadagno economico, ma 25% del costo del materiale, ottenendo un costo perché affascinati dalla filosofia che la accompagnano, in attesa che le economie complessivo di quasi 14.000 euro. di scala renderanno tali tecnologie chiaramente convenienti anche senza la Considerando un costo dell’elettricità necessità di incentivi. mediamente pari a 0,20 €/kWh e un autoconsumo D’altro canto, sono attualmente oggetto di studio anche l’adozione di modelli pari all’80%, si ottiene un guadagno derivante di consumo differenti da quelli tradizionali, che prevedono la messa in comune dall’auto-produzione di elettricità pari a tra diverse utenze di impianti di produzione e stoccaggio dell’energia, con 1.300 €/anno, destinato ad aumentare in caso di l’obiettivo di ottimizzarne i costi di investimento e lo sfruttamento. incremento dei costi energetici. Siamo infatti noi individui e i modelli di comunità in cui viviamo a doversi per Ipotizzando inoltre una valorizzazione per la primi rinnovare, in accordo con la necessità di favorire lo sviluppo di tecnologie vendita dell’energia in eccesso pari a una media efficienti e rispettose delle risorse naturali di cui si dispone. di 0,05 €/kWh, in accordo con i prezzi minimi Che poi, alla fine, quando si parla di “Smart Grid” e “Sharing Economy” non si garantiti dal GSE, si possono aggiungere ai ricavi parla d’altro che di questo. 117 €/anno derivanti dalla vendita del restante 20% di energia prodotta. Considerando, infine, i costi di manutenzione, * Dario Fusco, Strutture & Energia

38

n.56


Guide dell’INSTALLATORE PROFESSIONALE Fascicoli tecnici dedicati alla formazione dell’Installatore 1 di installatori e progettisti GUIDE Professionale In collaborazione con:

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26 settembre 2015 Prima uscita


ENERGIA

Da Irena una roadmap suggerisce le strategie per promuovere lo storage energetico er raddoppiare la quota di energia da fonti rinnovabili entro il 2030 è necessario investire in tecnologie di stoccaggio e accumulo. E per farlo occorrono un quadro esaustivo del settore e i giusti strumenti per interpretarlo. A sostenerlo è l’International Renewable Energy Agency (IRENA), che ha recentemente pubblicato una roadmap, “Remap 2030”, con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo globale dei sistemi di immagazzinamento dell’energia pulita.

o per altri scopi. Valutando i piani per i sistemi di pompaggio idroelettrico in 26 paesi, l’Agenzia ha dedotto che la capacità totale passerà dai 150 GW del 2014 a 325 GW nel 2030. La stima della capacità delle batterie di accumulo per l’integrazione delle energie rinnovabili si basa sull’analisi, paese per paese, delle vendite di veicoli elettrici stimate in circa 80 milioni entro il 2020, e sul presupposto che dopo il 2028 parte delle batterie scartate verranno riutilizzate. Considerando una capacità totale installata VRE (Variable renewable energy) di 2885 GW al 2030, il report suggerisce che il 5% (ovvero 150 GW) verrà dalla “seconda vita” delle batterie.

Monitorare il mercato

Studi e stime con approcci diversi

ASIA POLI

P

Le analisi sul mercato globale dello stoccaggio di energia elettrica sono difficili da elaborare a causa dell’incertezza su quali tecnologie e segmenti debbano essere inclusi nella valutazione. Aspetto chiave dello studio IRENA è capire se lo stoccaggio è utilizzato per sostenere l’integrazione delle energie rinnovabili

Come sottolinea IRENA, sono diversi gli studi che hanno utilizzato strumenti di modellazione per valutare il potenziale nazionale e globale del mercato. Nel 2009, l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) ha

SISTEMIDIACCUMULO:

COSTI,VALOREETRENDDIMERCATO

40

n.56


Si tratta di dati e valutazioni spesso disomogenei tra loro, anche se il stimato una capacità di accumulo dell’energia globale denominatore comune è la stima di una forte crescita del settore nei prossimi tra 180 e 305 GW, comprendendo nel conto anche anni, di cui non è chiaro quanto sarà imputabile al mercato residenziale. le grandi centrali idroelettriche. Un recente studio di mercato di Citigroup suggerisce che il mercato dell’accumulo energetico — escludendo i sistemi Costi, come valutarli correttamente idroelettrici di pompaggio e le batterie per auto — Altra questione cruciale per il mercato dei sistemi di accumulo di energia arriverà a toccare 240 GW entro il 2020 (Citigroup, elettrica è legata ai costi dei sistemi, uno dei fattori che finora ne hanno 2015). Navigant Resarch riporta invece che circa 20 ostacolato la diffusione su larga scala. La crescente domanda e lo sviluppo gigawattora (GWh) su 50 GWh dei sistemi di storage tecnologico — secondo le previsioni dei ricercatori IRENA — abbatteranno i nel settore delle utility sosterranno l’integrazione delle costi in modo significativo e con una certa rapidità. energie rinnovabili. Resta il problema di valutare ed esprimere il costo di un sistema di storage, http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 Una strada alternativa è valutare i piani industriali se in potenza (watt), capacità (watt-ora) o energia utilizzabile per ciclo (kWh). dei grandi player del settore. Il colosso Tesla si è La tabella 1 confronta tre sistemi di stoccaggio a batterie per il residenziale, posto l’obiettivo, entro il 2020, di produrre, grazie disponibili nel mercato tedesco nel 2012. alla sua “gigafactory”, 35 GWh di capacità di accumulo, mentre la società di servizi energetici Costi in calo Alevo prevede di arrivare a 16 GWh. Il produttore Come si può notare, i costi vanno valutati non solo guardando il prezzo del di automobili cinese BYD Auto conta invece di sistema: altrettanto importanti sono caratteristiche quali la profondità di aumentare la propria capacità di produzione dai scarica, l’efficienza di andata e ritorno e il numero di cicli. I risultati mostrano 10 GWh del 2015 a 34 GWh nel 2020. che i sistemi di accumulo per l’autoconsumo da impianto fotovoltaico su tetto Senza considerare gli studi nazionali. Il Fraunhofer incrementerebbero i costi di generazione di circa 0,4-0,6 kWh/euro. Questa Institut, ad esempio, cavalcando l’obiettivo che la la situazione nel 2012. Alla fine del 2014, i sistemi tedeschi per lo storage Germania si pone di raggiungere una produzione residenziale (inclusi inverter e installazione) da 6000 cicli), potevano essere energetica al 100% rinnovabile, parla di un orizzonte acquistati a circa 2.000-2.200 euro per kilowatt (kW). Il che si traduce in un al 2020 con 24 GWh provenienti da applicazioni con costo per ciclo pari a 0,16-0,30 euro/kWh. Il sistema Powerwall di Tesla è stato batterie stazionarie, 60 GWh da sistemi idrolettrici a introdotto sul mercato nel mese di aprile 2015 al prezzo di 385 euro/kWh (solo pompaggio, 33 GW dagli elettrolizzatori e 670 GWh batteria) o di 0,16 euro/kWh a ciclo per l’intero sistema. dall’accumulo di calore. Anche i costi dei sistemi di storage su scala più grande (utility) continuano a

Abbonati per leggere

Tecnologia della batteria

piombo-acido

Ioni di litio

Ioni di litio

Potenza della batteria (kW)

5

5

5

Capacità della batteria (kWh)

14,4

5,5

8

Percentuale di scarica

50%

80%

100%

Capacità utilizzabile (kWh)

7,2

4,4

8

Numero dei cicli

2800

3000

6000

Prezzo (euro)

8900

7500

18900

Euro/kW

1780

1500

3780

Euro/kWh

618

1364

2363

Euro/kWh utilizzabili

1236

1705

2363

Euro/kWh utilizzabili/cicli

0,44

0,57

0,39

TABELLA 1. Prestazioni e costi delle batterie di accumulo per i sistemi residenziali presenti nel mercato tedesco (2012) n.56

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Costi capitali/ciclo Capital costs/cycle 1

$/kWh/cycle $/kWh/ciclo

Abbonati per leggere 0.1

http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 0.01 2008

2013

2018

Pumped-storage Stoccaggio mediantehydro pompaggio

Compressed Air Energy Stoccaggio di energia ad ariaStorage compressa

Lead-acid batteries Batterie a piombo e acido

Sodiumasulphur batteries Batterie sodio e zolfo

Lithium-ion batteries Batterie agli ioni di litio

Vanadium redox batteries Batterie redox al vanadio

Fonte: TheThe Brattle Group, 2014; 2014; Walawalkar, 2014 2014. Source: Brattle Group, Walawalkar,

FIGURA 1. Valutazione dei costi dei sistemi per l’accumulo elettrico

diminuire. Negli Stati Uniti, attualmente sono intorno a 2.500 dollari al kW, o 1.700 dollari al kwh. Nelle Hawaii i prezzi sono già scesi notevolmente e sono pari rispettivamente a 1.500 e 1.000 dollari. Nella Figura 1, IRENA illustra il costo di tutte le tecnologie legate allo storage. L’aggiunta di questi oneri ai costi di generazione pesa sulla bolletta. Il che significa che lo stoccaggio di energia elettrica da fonti rinnovabili variabile nella rete — viene spiegato nel report — è ancora responsabile del raddoppo dei costi dell’energia elettrica consumata.

Il valore dell’accumulo

Valutare correttamente il valore dell’accumulo è un altro elemento da considerare con attenzione. I costi di storage sono calcolati come differenza tra i prezzi dell’energia elettrica durante l’accumulo e quelli in produzione (vedi Figura 2). Lo stesso principio può essere applicato anche all’accumulo residenziale. I costi di produzione del fotovoltaico con storage possono essere più convenienti rispetto alla differenza tra il prezzo di cessione delle energie alla rete e i prezzi residenziali per l’acquisto di energia elettrica dalla rete.

Prezzo dell’energia ($/kWh) Electricity price ($/kWh)

electricity price ($/kWh) ∆ Prezzo dell’energia ($/kWh) vs. vs. Costi dell’accumulo ($/kWh) storage costs ($/kWh)

FIGURA 2. Valore dell’accumulo per kilowatt-ora

ore 6.00 6am

42

n.56

ore 12.00 12noon

ore6pm 18.00

ore 24.00 12midnight

ore 6.00 6am


ACCUMULO, I MIGLIORI DEL 2015 Proclamati i vincitori dell’ees Award 2015, concorso che premia i prodotti più innovativi nel campo dello stoccaggio energetico Nuovi materiali, ma anche innovazioni nel campo della produzione, tecnologia, applicazioni, riciclo o riutilizzo di componenti. Giunto alla seconda edizione, l’ees (Electrical Energy Storage) Award ha premiato anche quest’anno, nella cornice di Intersolar Europe — conclusosi lo scorso 12 giugno a Monaco di Baviera — le migliori tecnologie nel campo dell’accumulo energetico. La giuria del Premio ha giudicato le proposte in base al grado di innovazione tecnologica, al vantaggio per l’industria, l’ambiente e la società, e alla redditività economica. I trend Dai numerosi contributi presentati al concorso emergono diverse tendenze. Nelle tecnologie delle celle per accumulatori dominano gli ioni di litio, ma ottime prospettive si aprono anche per soluzioni alternative, per esempio agli ioni di sodio basate sull’acqua salata. Passando ai sistemi di accumulo si segnalano i dispositivi combinati o accoppiati a CC, che si possono installare senza problemi anche su impianti fotovoltaici preesistenti. Con aumentate funzionalità: funzioni di back-up, strategie di caricamento basate sulle previsioni meteo, sistemi di controllo del carico intelligenti e dotati di autoapprendimento, nonché funzioni di monitoraggio dell’utilizzo a base web e soluzioni app per il monitoraggio dallo smartphone. Grande attenzione anche alla sicurezza e alla facilità di installazione, con soluzioni “plug and play” sempre più diffuse, per rendere più agevole e veloce il collegamento. Diverse anche le tecnologie off-grid. Si va da piccoli impianti solari completi di accumulo, dalle ridotte dimensioni per il comparto consumer fino a sistemi concepiti come backup di reti deboli o minigrid, anche in combinazione con piccoli impianti eolici o generatori diesel. Dai progetti presentati emerge chiaramente che le funzioni di gestione della rete sono in costante evoluzione. Con il controllo intelligente, per esempio, centinaia di piccoli accumuli, installati in abitazioni mono e bifamiliari, possono immagazzinare temporaneamente energia rinnovabile, configurandosi con uno storage a rete con capacità complessiva nell’ordine dei megawatt.

di energia elettrica adatto per applicazioni fisse domestiche, sistemi off-grid e micro-grids, realizzato con materiali ecocompatibili. La batteria si compone infatti di ioni ibridi a lunga durata basati su una soluzione acquosa di solfato di sodio. Considerando che la temperatura della cella non deve essere monitorata, non è necessario investire in soluzioni protettive antincendio e di ventilazione. Inoltre, la capacità di stoccaggio della batteria rimane costante anche durante le oscillazioni estreme di temperatura.

Vincitore: Kostal Industrie Elektrik GmbH (Germania): sistema completo con batteria ad alta tensione e accoppiamento CC, inverter intelligente e sensore di corrente Giudizio: Versatile, affidabile e dal design modulare Il PIKO BA System Li lanciato da Kostal Industrie Elektrik GmbH è un dispositivo di accumulo trifase per abitazioni private, che integra un inverter, una batteria agli ioni di litio e un sensore di corrente che analizza la domanda di energia del nucleo familiare in tempo reale senza la necessità di una batteria inverter separata. Inoltre, il quadro elettrico protegge il sistema di storage da sovratensioni.

I VINCITORI

Vincitore: Solarwatt GmbH (Germania): accumulo solare in grado di

Vincitore: Aquion Energy, Inc. (USA): batterie agli ioni ibridi a lunga durata, basate sull’acqua salata, competitive in termini di prezzo rispetto alle batterie agli ioni di litio Giudizio: Sostenibile e altamente efficiente Spicca per sostenibilità e affidabilità la nuova generazione di batterie Aqueos Hybrid Ion (AHI) proposte in concorso da Aquion Energy. Si tratta di un accumulo

funzionare anche senza comunicazione con inverter Giudizio: Un sistema efficiente che può essere utilizzato per il retrofit MyReserve di Solarwatt è un sistema di storage con batteria modulare, particolarmente indicato per gli interventi di retrofit. Grazie alla tecnologia DC, il prodotto è compatibile con tutti gli inverter tradizionali monofase e trifase, e può essere integrato senza interferire con la corrente in uscita dei pannelli solari o con il sistema di comunicazione. Oltre alla semplice installazione plugand-play, MyReserve vanta un rendimento complessivo del 93%, che consente

n.56

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MATERIALI ALTERNATIVI PER FACCIATE

PMMA al posto del vetro: una strada percorribile? Uno studio presentato all’ultimo Energy Forum analizza i benefici e i limiti dell’applicazione del PMMA in sostituzione o in abbinamento al vetro nelle facciate continue a cura della REDAZIONE*

I

l vetro è un materiale quasi perfetto sotto il profilo della trasparenza e della trasmissione della luce, tanto da renderlo il protagonista della maggior parte delle applicazioni architettoniche. Presenta però qualche limite, quali la densità (quindi peso elevato su grandi superfici) e la trasmittanza termica, che hanno portato ricercatori e progettisti ad esplorare soluzioni alternative, rivolgendosi in particolare ai materiali plastici. La sfida è assicurare adeguati livelli prestazionali, in termini ottici e

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n.56

meccanici, alleggerendo al contempo le strutture. Un’analisi dei materiali alternativi per la realizzazione di facciate continue, in particolare delle potenzialità del polimetilmetacrilato (PMMA), è stata presentata da Valentina Covre dell’Università Iuav di Venezia nel corso dell’ultima edizione di Energy Forum, il convegno sull’efficienza energetica che si tiene ogni anno a Bressanone. Il punto di partenza è un progetto di ricerca finanziato dal Fondo Sociale Europeo in partenariato con Permasteelisa Group, che ha


La facciata del quartier generale londinese di Reiss ha un rivestimento esterno multifunzione in resina acrilica

considerato, nella sostituzione del vetro con PMMA, tutte le fasi di progettazione, produzione, posa e manutenzione di una facciata continua trasparente. Sono stati valutati gli aspetti strutturali, termici, acustici, oltre che economici delle diverse soluzioni, senza dimenticare l’analisi del ciclo di vita del prodotto secondo la metodologia LCA.

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I tre limitihttp://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 del vetro Il vetro ha tanti pregi, come trasparenza, durezza, impermeabilità ai liquidi e al vapore, inerzia chimica e biologica. Presenta però tre grandi limiti in ambito architettonico: Densità: quella del vetro varia tra 2.400 e 2.700 kg/m3, con ripercussioni in termini di movimentazione e trasporto in ogni fase del processo, dalla produzione delle lastre fino alla posa in opera nell’edificio. Fattore solare: la trasparenza al passaggio dei raggi solari, che una volta penetrati negli ambienti cambiano lunghezza d’onda restando “imprigionati”, causa il ben noto effetto serra, con conseguente riscaldamento dei locali, che può essere positivo in inverno (apporto energetico gratuito), ma che nei mesi più caldi provoca fenomeni di surriscaldamento. Trasmittanza termica: come noto, il vetro non è un buon materiale isolante. Per superare questi limiti, l’industria vetraria ha

sviluppato soluzioni basate su trattamenti superficiali, o sull’accoppiamento di materiali diversi, realizzando sistemi stratificati o multiparete; gli stessi problemi possono essere mitigati intervenendo a livello architettonico, con facciate ventilate, a doppia pelle, o a doppia pelle chiusa (Closed Cavity Facade). Soluzioni che comportano però complicazioni in fase di produzione, installazione e riciclo degli elementi a fine vita.

Possibili sostituti

Nella sua ricerca, Valentina Covre si è proposta di identificare materiali sostitutivi del vetro per facciate continue installate su edifici di grande altezza. Si è partiti dai materiali polimerici trasparenti o traslucidi già impiegati nell’industria delle costruzioni, quali policarbonato alveolare e compatto, EFTE, PVC, poliestere

TABELLA 1. I possibili sostituti del vetro. Caratteristiche di alcuni materiali polimerici trasparenti o traslucenti

Materiale

Prodotto produttore

Policarbonato alveolare

PC2540-7 (Rodeca)

Policarbonato compatto Policomb Scudo (Dott. Gallina)

Spessore Peso Valore U mm Kg/m2 W/m2K

Trasmissione Guadagno Conduttività Coeff. espans. Abbattimento Modulo luce solare termica termica lineare acustico Vicat elasticità % % W/mK mm/m°C dB °C MPa

40

107,5

1,00 1,10

53

10

1200

4,61

80

EFTE

Tefzel EFTE (DuPont)

0,05

1700

PVC

PVCT 10 (Plasting)

10

1400

PETG

PETG10 Spectar (Plasting)

10

1270

PMMA

Plexiglass XT (Evonik)

10

1190

90

4,40

56 0,20

0,065

24

0,065

33

2400 148

0,24

2400 830

0,14

0,080

75

3000

88

0,20

0,068

87

2200

92

0,19

0,070

103

3300

32

n.56

45


(PETF) e polimetilmetacrilato (PMMA). Le caratteristiche di alcuni di questi prodotti sono riportati nella Tabella 1. Una caratteristica che accomuna questi materiali, con poche eccezioni, è che vengono impiegati in configurazione a singolo strato per formare la chiusura verticale (nelle facciate a doppia pelle, membrane architettoniche); in ogni caso in edifici non di tipo residenziale o commerciale. Al contempo, l’elevata leggerezza rappresenta il vero punto di forza dei materiali polimerici, indipendentemente dal sistema di costruzione impiegato. Escludendo dai possibili candidati l’EFTE, per la scarsa rigidità (è flessibile, utilizzato soprattutto per membrane gonfiabili), la scelta si è concentrata su due grandi famiglie: policarbonato e PMMA. Nella sfida diretta il secondo prevale per il superiore modulohttp://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 elastico (3.300 contro 2.400 MPa), pur lontano dai valori del vetro (70.000 Mpa). Il PMMA è stato quindi selezionato per le succesive analisi e simulazioni.

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Unità di riferimento

Individuato il materiale, lo studio è proseguito con la simulazione di una struttura di facciata continua in cinque diverse varianti, utilizzando come base un edificio di sette piani, il Birley Fields Students Accomodation di Manchester, nel Regno Unito. Ogni unità misura 1.500x4.000 mm, composta da un elemento trasparente (1.480x1.830 mm) e da due elementi opachi, con finitura in alluminio (pannelli Alucobond), con altezza di 1.000 e 1.150 mm. In questa applicazione, ogni unità di facciata presenta una superficie di 6 m2, con forza peso complessiva di 3,10 kN, di cui 2,10 kN per la parte vetrata (67%) e il resto per elementi del telaio e carichi accidentali

Analisi termica

Partendo dal valore di conducibilità termica del PMMA Plexiglass XT utilizzato come riferimento (0,19 W/mK) e dalle dimensioni dell’unità campione, sono state condotte alcune simulazioni con software Bisco rimpiazzando parzialmente il vetro con il polimetacrilato. Il valore base è la trasmittanza termica rilevata nella facciata dell’edificio

VETRO DI RIFERIMENTO

TABELLA 2. Trasmittanza termica (U). Le cinque varianti principali di sostituzione del vetro con PMMA e due (6 e 7) opzioni di rivestimento basso-emissivo delle lastre Valore U

originale

1

2

3

4

5

6

7

W/m2K

1,134

1,811

1,081

1,078

1,483

1,595

1,051

1,033

Simulazione termica dell’unità facciata utilizzata nell’edificio Birley Fields Students Accomodation con sofware Bisco crediti: Permasteelisa Group

46

n.56

campione Birley Fields (vedi riquadro), pari a 1,134 W/m2K, ottenuta con una temperatura interna di progetto di 20 °C ed esterna di 0 °C. Non è stata condotta un’analisi in regime estivo, in quanto le variazioni sarebbero emerse solo in termini di guadagno solare e non per la trasmittanza termica. Per quanto concerne l’elemento in PMMA, sono state considerate sette diverse varianti, con la sostituzione di uno o entrambi i vetri per poter beneficiare, nel primo caso, del coating bassoemissivo sul vetro esterno e, nel secondo, della bassa conducibilità termica della soluzione “tutta plastica”. Due di queste varianti, la sesta e la settima, prevedono l’applicazione di un coating bassoemissivo sulla lastra di PMMA. Le cinque configurazioni principali prevedono, rispetto all’unità originale: 1) sostituzione della vetrata con due lastre accoppiate di PMMA, che simulano un sistema integrale; 2) sostituzione del solo vetro interno (6 mm) con una lastra PMMA, per mantenere l’effetto del coating basso-emissivo sul vetro esterno; 3) sostituzione del solo vetro esterno (8 mm) con una lastra PMMA, applicando il coating bassoemissivo sul vetro interno (6 mm); 4) sostituzione di entrambi i vetri con pannelli in PMMA dello stesso spessore, mantenendo invariata la struttura della vetrata; 5) sostituzione di entrambi i vetri con PMMA estruso in continuo che segue lo stesso profilo della struttura originaria, mantenendo invariato anche il volume occupato dallo spaziatore.

Unità facciata continua nel Birley Fields Students Accomodation, Manchester Dimensioni: 1.480x1.830 mm Superficie: 2,7 m2 Tipo di vetro: AGC doppio vetro con rivestimento bassoemissivo sulla seconda faccia Stratificazione: 8 mm Planibel Energy Pos.2 20 mm Argon 90% 6 mm Planibel Clear spessore totale 34 mm Framework: quattro lati Trasmittanza termica (Ug): 1,1 W/m2K Trasmissione luminosa: 70% Fattore solare (g): 39


utilizzando il carico del vento impostato nelle analisi dell’unità facciata originale. Il risultato, mostrato in Figura, evidenzia, per entrambe le versioni, un comportamento analogo a quello delle unità di facciata interamente in vetro.

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Analisi acustica

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ANALISI STRUTTURALE. Stress e deflessione delle lastre all’interno e all’esterno soggette al carico del vento Credit: Valentina Covre TABELLA 3. Stress e deflessione. Unità originale e tre versioni con PMMA sottoposte a simulazione sotto il carico del vento Originale

STRESS N/mm2

DEFLESSIONE mm

Variante 2

Variante 3

Variante 4

Vetro 6 mm

Vetro 8 mm

PMMA 6 mm

Vetro 8 mm

Vetro 6 mm

PMMA 8 mm

PMMA 6 mm

PMMA 8 mm

WS

8,15

11,37

0,58

14,61

15,78

1,21

4,56

5,04

WP

4,71

6,25

0,28

8,49

12,10

0,65

2,85

3,19

WS

7,33

7,62

9,71

9,86

14,50

15,52

40,20

41,82

WP

6,06

6,27

8,14

8,23

12,64

13,43

35,90

37,34

Prendendo spunto dalla Tabella 2 si vede come la variante 1 (U = 1,811 W/m2K) sconta l’eliminazione del gas argon interposto nella doppia vetrata a fini di isolamento termico. Le varianti 2 e 3, invece, offrono prestazioni analoghe a quelle del doppio vetro, in termini di trasmittanza termica (1,081 e 1,078 W/m2K). Le varianti 4 e 5 pagano in termini prestazionali l’assenza del rivestimento basso-emissivo, che invece viene reintrodotto negli ultimi due casi esaminati, che prevedono, appunto, il coating delle lastre PMMA analogamente a quanto avviene con il vetro.

Analisi strutturale

Le due migliori varianti, la 2 e la 3 — che prevedono la sostituzione di uno solo dei due vetri con PMMA —, sono state sottoposte ad un’analisi strutturale con il software SJ Mepla,

Anche senza condurre una impegnativa campagna di test sulla facciata, dato che il PMMA presenta un coefficiente di riduzione acustica (Rw) di 30 dB nello spessore di 6 mm e che utilizzando lastre di spessore diverso si migliora ulteriormente la resa (poiché si agisce su diverse lunghezza d’onda) rispetto alle vetrata con lastre del medesimo spessore, si può ipotizzare un miglioramento complessivo delle prestazioni acustiche. Una simulazione condotta con il software Insul indica, per le configurazioni 2 e 3, un abbattimento acustico di 37 dB, leggermente migliore rispetto ai 36 dB ottenuti dall’unità originale con doppio vetro, ottenendo performance superiori alle basse frequenze: Rw inferiore di 8 punti contro i 4 del vetro.

Analisi LCA

La ricercatrice ha anche condotto un’analisi sul ciclo di vita del prodotto (LCA) per valutare l’impatto ambientale delle diverse configurazioni, utilizzando il software GaBi 6.0. In particolare sono state confrontate l’unità campione in vetro e la soluzione 3 che, ricordiamo, prevede la sostituzione del solo vetro esterno (8 mm) con una lastra PMMA, applicando il coating basso-emissivo sul vetro interno (6 mm). Le emissioni in chilogrammi di CO2 equivalente sono risultate pari a 145 per il vetro contro 170 della soluzione ibrida vetro-PMMA.

n.56

47


In conclusione: vetro o PMMA?

Dall’analisi condotta sul sistema facciata emerge come i requisiti di trasmittanza termica, insieme a quelli strutturali sotto carico del vento, escludano la possibilità di utilizzare il PMMA come unico materiale per la realizzazione di una chiusura verticale, qualsiasi sia il sistema adottato. Gli unici casi che portano a risultati http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 accettabili, tanto da giustificare il proseguimento della ricerca, sono quelli che vedono l’accoppiamento del materiale polimerico al vetro, con quest’ultimo che assolve alla funzione strutturale. Lo stesso concetto, su una scala più grande, è alla base delle facciate a doppia pelle, dove i due strati — uno solo dei quali ha funzione strutturale — sono distanziati tra loro (anche 80-90 cm) e indipendenti. RISULTATI DELLA SIMULAZIONE. Punti di forza e limiti L’accoppiamento tra PMMA e vetro delle diverse soluzioni ipotizzate nello studio Credit: Valentina Covre pone l’accento sulla tecnologia costruttiva, in particolare per quanto concerne la sigillatura di due All’interno o all’esterno? materiali diversi, che presentano Stabilito che la soluzione più efficace, tra quelle esaminate, è l’accoppiamento del vetro con valori di dilatazione termica lineare materiale polimerico, si è indagato su quale fosse la migliore configurazione strutturale, in molto differenti (7x10-5 per il particolare se il PMMA dovesse essere applicato all’interno o all’esterno della facciata. PMMA, 0,9x10-5 nel caso del vetro), Da un lato, l’applicazione della lastra di PMMA all’esterno sembrerebbe garantire maggior sottoposti ad una significativa sicurezza, escludendo impatti accidentali, ovvero carichi concentrati (ad esempio durante forza di taglio. Un lavoro di le operazioni di pulizia). D’altra parte, il rischio di rigonfiamento delle lastre dovuto ai carichi approfondimento, condotto insieme climatici, consiglierebbero di utilizzare il materiale polimerico all’interno, poiché l’effetto con Sika, consentirà di valutare la cuscino (pillow) è visibile ad occhio nudo e, replicato sull’intera facciata, rovinerebbe l’estetica tenuta del sigillante sul PMMA, sia dell’edificio. All’interno, invece, l’utente percepisce solo una frazione della vetrata. dal punto di vista strutturale, sia Nonostante i benefici in termini di comportamento acustico e le garanzie contro di tenuta, e identificare un prel’ingiallimento nel tempo offerte dal PMMA, l’ostacolo più arduo da superare riguarda il prezzo. trattamento adeguato per ottenere La sostituzione del vetro della facciata originale con una analoga lastra in PMMA aumenta il l’adesione tra i due materiali, non costo di quattro volte. Inoltre, in base all’analisi LCA, non si riscontrano miglioramenti in termini possibile senza applicazione di un di impatto ambientale. primer. Gli aspetti rilevati dalla ricerca consentono però di ipotizzare l’uso di PMMA in altre applicazioni Un altro lavoro di approfondimento architettoniche meno esigenti in termini prestazionali. Inoltre, non è escluso che lavorando è in corso per valutare la resistenza in stretta cooperazione con il produttore del materiale, si riesca ad arrivare a un processo di al fuoco, fattore non secondario in produzione innovativo che consenta di contenere i costi, che al momento rappresentano il questo tipo di applicazioni. principale limite applicativo.

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* Sintesi della relazione “Alternative materials to replace glass in building curtain wall facades” presentata da Valentina Covre (Università Iuav di Veenzia) all’Energy Forum 2014 di Bressanone.

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n.56


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GOVERNO TECNICO

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Nr.01 – MERCOLEDÌ 18 GENNAIO 2012

L

e vicende di Fukushima sono arrivate inattese e violente. Esse ci insegnano che non conosciamo ancora a sufficienza la nostra Terra, ed i metodi migliori per soddisfare le nostre attuali esigenze. In questa nota riassumiamo le fonti di energia necessarie al nostro progresso civile. Si ribadisce la necessità di sviluppare nuove indagini e di aprire nuovi laboratori. Si sottolinea l’importanza delle Università, nel loro ampio significato di deposito di conoscenza, di luogo di indagine attiva su quanto ancora non conosciamo, e di deposito della cultura raggiunta, da trasmettere alle nuove

La decisione desta meraviglia e rammarico e richiama all’impegno

dott. ing Franco Ligonzo

stro Giornale ha cercato di soddisfare queste esigenze, dandosi una mission— >pag.4 “cogliere e interpretare lo spirito del tempo” (n.13 del 15/7/09) e seguendo una linea editoriale che io stesso nel settembre 2010 (n.14 del 1/9/2010) avevo riassunta in sei punti: ■ “no” alla banalizzazione segue a pag. 5 dei problemi complessi; “si” al dare spazio alle diverse analisi, purché complete, motivate e documentate; ■ “no” alle soluzioni semplicistiche; “si” al sostenere soluzioni che, pur semplici, tengano conto della complessità di partenza e an— >pag.6 che degli effetti di medio periodo; ■ “no” all’intolleranza intellettuale; “si” alla discusPresidente Cni sione rispettosa delle idee altrui; ■ “no” al bla-bla-bla fine a sé stesso; “si” al dare spazio alle idee portatrici di valore aggiunto; ■ “no” a una linea edito— >pag.13 riale asservita a interessi di parte; “si” a un’informazione plurale e indipendente; ■ “no” ad accettare che il comportamento eticamente corretto finisca là dove comincia quello “penalmente rilevante”; “si” ad accettare un limite etico — >pag.8 tanto più stringente quanto

segue a pag. 3 e 4

GIUSEPPE LANZAVECCHIA

ANNO ACCADEMICO/1

La crisi finanziaria e quella culturale

N

el 1996 ho pubblicato un libro (1) che esaminava per diversi paesi industrializzati l’evoluzione – dal 1960 al 1995 – di economia, occupazione, forza lavoro; demografia per sesso, fasce d’età, fertilità, mortalità, durata della vita, processi migratori; società (come l’ingresso delle donne sul mercato del lavoro); necessità di una continua crescita economica in tutto il mondo in un contesto di globalizzazione crescente, e quin-

di di competizione sempre più diretta tra le diverse aree geopolitiche. L’evoluzione richiedeva cambiamenti strutturali di lavoro e occupazione: aumento dell’età lavorativa (fino a 65–70 anni) dovuto alla maggior durata della vita; scomparsa di tante attività del passato e comparsa di altre del tutto nuove; riduzione del lavoro dipendente a favore di quello autonomo; attività sempre più sofisticate e prepasegue a pag. 7

POLITECNICO DI MILANO: Crescita e sostenibilità

GUIDA AI PRODOTTI PER LEED

®

La situazione mondiale dopo Fukushima dott. ing. Alessandro clerici

a pag. 8

Modello tedesco per le tariffe

UNIVERSITÀ DEL SALENTO: Conoscienza e sapere

— >pag.5

a pag. 8

RAPPoRto CNI suI bANdI dI

TITOLO DEL RICHIAMO: PRogettAzIoNe a pag. 8

a pag. 6

segue a pag. 5

Andamento del prezzo del petrolio e dei prezzi dell'energia elettrica e

Le Rinnovabili sono la causa degli aumenti della bolletta elettrica

del gas per un consumatore domestico tipo Numeri indici: gen 2007 = 100 260 250 240 230 220 210 200 190 180 170 160

-

150 140 130 120

-

110 100 90 80 Jul-11

Jul-10

Oct-11

Apr-11

Jan-12

Jul-09

Brent ($/b) Brent (¤/b) Prezzo energia elettrica (consumatore domestico tipo) Prezzo gas (consumatore domestico tipo)

Jan-11

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ANNO ACCADEMICO/2

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cesco Profumo, infatti, è stato a lungo rettore del Politecnico di Torino e da qualche mese era passato alla presidenza del CNR. E il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che gli è stato affidato, sappiamo essere di grandissimo peso in un’economia della conoscenza. Meraviglia, però, che non siano stati scelti altri ingegneri-architetti-geo-

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LAVORO E OCCUPAZIONE

dott. ing. Carlo Valtolina

meglio di noi tecnici, coPerchénosce lail trattativa privata valore essenziale dell'aggiornamento continuo, oltre all’Antitrust quello della culnon piace tura e, per 60 anni, il no-

La Manovra Salva Italia cambia i lavori 1 pubblici Sia chiaro: la mia meraviglia non è per nulla una critica alla scelta dei ministri fatta dal Premier, Prof. Mario Monti, ma è la reazione al fatto che nel suo cosiddetto “governo tecnico” c’è un solo ingegnere. Certamente quest’unico ingegnere è persona ben nota: il Prof. Ing. Fran-

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DENTRO L’OBIETTIVO

50

n.56


BEN ISOLATO. L’isolamento termico prevede un cappotto interno nelle pareti con affaccio su strada e un cappotto esterno sulle facciate che danno sul cortile. Anche i serramenti sono stati sostituiti con versioni in alluminio TT e tripli vetri UFFICI. I primi cinque livelli sono occupati dalla sede milanese di Furla, importante marchio italiano nel settore della moda DUE ANIME. Se l’esterno ha mantenuto l’aspetto originario, la corte interna, non visibile dalla strada, abbraccia i canoni dei moderni edifici, con ampie vetrate, terrazze e balconi

IPERMODERNO. Piano terra soppalcato e seminterrato ospitano il Ferrari Store di Milano

LEED Gold fine ’800 nel cuore di Milano Palazzo Ricordi, a due passi dal Duomo, è stato riqualificato sotto il profilo strutturale ed energetico senza snaturarne l’anima fine secolo CARLO LATORRE

U

n edificio di pregio storico e architettonico nel cuore di Milano, tra la Galleria e il Duomo, è stato riqualificato sotto il profilo strutturale ed energetico con l’obiettivo di conseguire la Classe A (dalla E di partenza) e la certificazione LEED Gold Core&Shell, diventando così l’edificio sostenibile più antico del capoluogo lombardo. Terminati i lavori, durati due anni, i locali al piano terra sono stati destinati al Ferrari Store, mentre i cinque livelli superiori del palazzo, ad uso uffici, sono stati occupati da Furla, prestigioso marchio della moda. Nel complesso si tratta di una superficie di 4.600 metri quadri per un volume di circa 16.600 m3.

BEN COLLOCATO. Palazzo Ricordi si trova nel centro di Mlano tra il Duomo e la Galleria, due luoghi simbolo del capoluogo lombardo

GEOTERMICO. Il sistema di climatizzazione si basa su un sistema VRF a recupero di calore totale con unità condensate mediante acqua di falda

DENTRO TUTTO È CAMBIATO. L’interno ha subito radicali modifiche strutturali, per portare l’edificio ad adeguati livelli di sicurezza, fruibilità ed efficienza energetica n.56

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Nel cuore di Milano

Palazzo Ricordi sorge al civico 2 di via Berchet, in una delle aree di maggiore pregio del centro storico milanese. Acquisito da Antonello Manuli Holdings, l’edificio è stato riportato al suo antico splendore, con accenti di modernità, acquisendo un’impronta più sostenibile. Raro esempio di conservazione migliorativa su grande scala, resa anche possibile dal valore economico degli spazi, che giustifica investimenti rilevanti. «L’involucro esterno è stato conservato, data la tutela per il pregio storico e architettonico, mentre http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 l’interno è stato completamente trasformato secondo le nuove esigenze funzionali e perseguendo la massima efficienza energetica — conferma l’Arch. Carlotta Cocco, della società Evotre, responsabile della certificazione per la committenza —. L’edificio di sei piani è stato ripensato per diventare un modernissimo spazio commerciale di pregio. Ma con un’anima green, dove i risparmi energetici e gli elementi di sostenibilità costituiscono un valore aggiunto per i brand che hanno preso gli spazi in affitto di Palazzo Ricordi».

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Pulizia architettonica e strutturale

Edificato nel 1880 grazie all’Opera Pia Borella e divenuto nel 1920 sede dalla Società Ricordi, nel corso degli anni il palazzo ha subito diverse opere di ampliamento e consolidamento protrattesi fino al secondo dopoguerra, quando furono ripristinati gli interni (solai, setti murari, eliminazione dei balconi)

ANALISI SOLARE. In fase di progetto è stato realizzato un modello 3D dell’edificio per verificare l’esposizione al sole nelle diverse ore del giorno al variare delle stagioni

gravemente danneggiati dai bombardamenti alleati. Lavori che nel tempo hanno portato ad una stratificazione di modifiche a livello strutturale e formale, risolte con la radicale “pulizia” condotta con l’ultimo intervento, che ha comportato un ripristino architettonico all’esterno e un completo rifacimento all’interno, sia sotto il profilo strutturale che impiantistico, con la creazione di nuovi corpi scala ed elementi aggettanti sul cortile interno. Il progetto è stato seguito da un team affiatato composto da F&M Ingegneria, Studio di Architettura Parisotto & Formenton, ESA engineering ed Evotre.

ANTICO E MODERNO. Il cortile interno ha un aspetto moderno, in contrasto con le facciate rivolte all’esterno, che hanno mantenuto l’aspetto originario fine ’800. Un riuscito connubio frutto del lavoro dello Studio di Architettura Parisotto & Formenton Foto: Paolo Utimpergher

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n.56


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All’interno il rifacimento è stato pressoché completo, a cominciare dai corpi scale Foto: Paolo Utimpergher

Intervento radicale, ma rispettoso

L’immobile si articola su cinque piani ad uso uffici, con ingresso separato, oltre ad uno spazio commerciale disposto sui piani interrato, terra e soppalco. Il progetto di riqualificazione strutturale ha comportato il consolidamento delle strutture con rifacimento di solai, pavimentazioni, copertura e impermeabilizzazioni, oltre al ripristino della facciata con la sostituzione integrale dei serramenti, anche in un’ottica di miglioramento delle prestazioni energetiche, pur con tutti i limiti di un intervento su un edificio storico. Dove possibile, spazi e involucro, compreso il cortile non visibile dalla strada, sono stati rimodellati con un taglio contemporaneo, attraverso volumi aggettanti totalmente vetrati e la realizzazione di una facciata piana. Gli spazi interni sono stati ridisegnati in forma di open-space, più consoni ad una destinazione commerciale. Nel complesso, un riuscito connubio di antico e moderno, che non ha stravolto l’anima dell’edificio. Gli interventi sono stati mirati al mantenimento e riutilizzo degli elementi strutturali e di facciata attraverso il loro consolidamento e il recupero dell’84% della struttura originaria, oltre al riciclo di oltre il 90% dei rifiuti, altrimenti destinati a discarica.

DIMORE STORICHE CERTIFICATE LEED Palazzo Ricordi non è l’edificio più antico in Italia a fregiarsi della certificazione LEED: già Ca’ Foscari (1453) a Venezia aveva raggiunto questo traguardo, nella categoria LEED for Existing Buildings: Operations & Maintenance, che prevede però solamente interventi non strutturali. Viceversa, il palazzo milanese, pur risalendo alla fine dell’800, vanta la certificazione LEED Foto: Paolo Utimpergher Core&Shell, in quanto l’intervento ha interessato la struttura, l’involucro, la distribuzione interna e l’intero sistema impiantistico di riscaldamento, raffrescamento e ventilazione (HVAC), ad eccezione delle finiture, lasciate ai locatari.

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PRINCIPALI INTERVENTI

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COPERTURA. Il tetto dell’edificio è stato completamente ricostruito, mantenendo la struttura in legno, ma aumentando in modo significativo la coibentazione. SERRAMENTI. Pur seguendo il disegno originale, i serramenti sono stati adeguati ai moderni requisiti di efficienza, con applicazione di profili in alluminio a taglio termico, doppia camera e triplo vetro a controllo solare, trattati per rispettare il limite di 0,5 per il fattore solare fissato dalla regione Lombardia. Trasmittanza Ug = 1,1 W\m2K.

CAPPOTTO ALL’INTERNO E ALL’ESTERNO. Per conservare l’aspetto originale dell’edificio, i progettisti hanno dovuto applicare un capotto interno in schiuma PIR – Polyiso (Stiferite) in corrispondenza delle pareti perimetrali con affaccio su strada, mentre la facciata che dà sul cortile interno è stata isolata tramite applicazione di un cappotto esterno, anch’esso in schiuma poliuretanica, ma di maggior spessore.

Cuore green con geotermico

UFFICI OPEN SPACE. Sono stati consegnati con partizioni in cartongesso o intonaco, con finitura a gesso o cappotto interno con lastra in cartongesso sulle pareti perimetrali. PAVIMENTI. Forniti alla committenza con sopraelevato in calcio silicato al rustico senza finitura. PLAFONE. La soletta e le strutture a vista, se non in C.A., sono trattate con materiale intumescente come previsto dalle normative antincendio. BALCONI E TERRAZZI. Pavimenti in pietra, con parapetti in ferro o in vetro temperato, stratificato extrachiaro.

Se l’intervento esterno è stato conservativo, quello impiantistico è invece radicale, con la sostituzione del precedente generatore con un impianto geotermico a pompa di calore con emungimento di acqua di falda e condizionamento con anello di condensazione. In particolare, l’impianto a servizio dei piani ad uffici è del tipo VRF (variable refrigerant flow) a recupero di calore totale, basato su unità moto condensanti Mitusbishi in pompa di calore acqua/ acqua. Per il prelievo dell’acqua di falda sono stati realizzati due pozzi di emungimento profondi circa 40 metri, mentre un terzo pozzo viene utilizzato per la reimissione. Nell’edificio, ogni piano è servito da unità autonome ed indipendenti installate nel locale tecnico interrato. Ad ogni

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piano sono presenti unità interne canalizzate con pannello di controllo autonomo, ed unità di trattamento aria a recupero per la ventilazione meccanica. Il monitoraggio e la contabilizzazione dei consumi avviene mediante un sistema di supervisione (Mistsubishi TG-2000A) che consente di controllare ogni singola macchina e rilevare i consumi suddivisi per utenza. Basato su un software interattivo installato su PC operante in ambiente Windows, il sistema può gestire fino a 2000 climatizzatori in tutte le loro funzioni.


LOCALE TECNICO. l’impianto di climatizzazione è di tipo VRF a recupero di calore totale, basato su 15 unità moto condensanti Mitsusbishi in pompa di calore acqua/acqua, condensate ad acqua di falda

GEOTERMICO. Scavo del pozzo di reimmissione dell’acqua di falda. Altri due pozzi, profondi 40 metri, sono stati realizzati per l’emungimento dell’acqua

POTENZA CON LA MASSIMA FLESSIBILITÀ Per quanto concerne la climatizzazione, ogni piano dell’edificio è indipendente, essendo provvisto di due moto condensanti e un circuito di distribuzione autonomo. Nel complesso, quindi, sono presenti quindici macchine Mitsusbishi in pompa di calore acqua/acqua per una potenza complessiva di 600 kW in raffreddamento. Una delle motocondensanti provvede sia al raffreddamento dei terminali elettrici, sia alla preparazione di ACS (centralizzata) attraverso un booster a gas che consente di produrre acqua ad alta temperatura. Essendo i carichi dei terminali elettrici e quelli di ACS sempre contrapposti, si riescono a bilanciare i carichi attraverso il recupero di calore a livello di distributore. In sostanza, la macchina lavora in regime di caldo o di freddo secondo il carico prevalente, mentre l’altro risulta di fatto gratuito. La scelta di servire ogni livello con due macchine è determinata non tanto da un vincolo di potenza, quanto dalla distribuzione simmetrica degli spazi, che vede la presenza di due cavedi tecnici alle estremità di ogni piano. Dalle moto condensanti poste nel locale interrato, il fluido giunge a due distributori per piano, collegati alle unità interne. Il sistema è a recupero di calore: in funzione delle richieste dei diversi locali di ogni piano, il distributore provvede direttamete al ricircolo del gas senza doverlo convogliare alla motocondensante. Soluzione utile soprattutto nelle mezze stagioni, quando può verifiarsi una richiesta contemporanea, in aree diverse dell’edificio, di caldo e di freddo. Anche il recupero di calore dell’aria non è centralizzato, ma affidato a due diversi recuperatori presenti in ogni piano: ciò ha consentito di installare le macchine al piano e non in copertura, rispettando così i vincoli paesaggistici.

Le ragioni della scelta impiantistica

I progettisti motivano la scelta segnalando i numerosi benefici della soluzione adottata, a partire dallo sfruttamento dell’acqua di falda, di cui Milano peraltro abbonda, che consente di ottenere elevate rese, riducendo i consumi annui; senza dimenticare l’apporto di una fonte energetica rinnovabile, sia in termini ambientali, sia ai fini della certificazione. Il sistema ad espansione diretta, inoltre, consente di ridurre al minimo lo spessore delle condotte di distribuzione, soluzione particolarmente apprezzata nella riqualificazione di edifici storici dove gli spazi utilizzabili per i passaggi impianto sono più difficili da ricavare. A ridurre il consumo energetico concorre anche il recupero di calore, che consente di avere simultaneamente a disposizione fluido caldo e freddo sulle unità interne facenti capo allo stesso sistema. In questo modo, in ogni stanza, è possibile decidere autonomamente se riscaldare

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LAVORI IN CORSO. Installazione delle unità canalizzate a soffitto a servizio degli uffici dal primo al quinto piano

MASSIMA FLESSIBILITÀ. Schema della centrale VRF a servizio dei piani ad ufficio

ANELLO DI CONDENSAZIONE Al fine di ridurre le portate d’acqua per la condensazione, è stato realizzato un circuito secondario chiuso (anello) di condensazione a temperatura controllata, che scambia calore con l’acqua di falda tramite l’interposizione di uno scambiatore a piastre. Ciò consente di sfruttare tutto il salto termico disponibile sull’acqua prelevata dal sottosuolo e preserva i condensatori delle pompe di calore dalle impurità contenute nell’acqua. L’anello chiuso permette anche di recuperare calore nel caso in cui alcune macchine installate sul circuito operino in raffreddamento ed altre in riscaldamento. Il calore ceduto dalle prime sarà recuperato dalle seconde con conseguente riduzione della portata d’acqua prelevata dalla falda. Con questo sistema, quanto meno a livello teorico, si può arrivare ad un limite in cui calore ceduto e calore assorbito dalle macchine si uguagliano, condizione a cui corrisponde una portata d’acqua di falda nulla.

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ANALISI. Simulazione del carico termico su base annuale


CORE&SHELL Questo sistema di rating LEED è stato pensato per aiutare progettisti, designer, costruttori e proprietari di edifici a implementare un design volto alla sostenibilità nell’iter progettuale delle strutture, senza doversi curare delle finiture. “Core & Shell”, infatti, valuta gli elementi di base dell’edificio come la struttura, l’involucro e il sistema di riscaldamento, raffrescamento e ventilazione, senza includere le finiture e le scelte tipicamente di responsabilità degli affittuari che saranno incentivati a completare le rifiniture seguendo le Linee Guida fornite alla firma del contratto di locazione.

Doppia certificazione

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o raffreddare, venendo incontro alle differenti esigenze di ambienti con diversa esposizione, destinazione d’uso e occupazione. Il sistema arriva a fornire addirittura un apporto gratuito in caso di utilizzo contemporaneo di riscaldamento e raffreddamento in locali con richieste differenti, come nel caso di sale riunioni e open-space, soprattutto nelle mezze stagioni. Non da ultimo, un impianto VRF offre massima flessibilità, consentendo di connettere fino a 60 unità interne per piano, anche di diverso tipo, per adattarsi ai layout e alle finiture presenti nei diversi ambienti.

L’edificio ha raggiunto due importanti risultati sotto il profilo delle prestazioni energetiche e ambientali: la certificazione in Classe A e la certificazione LEED Gold secondo il protocollo Shell&Core; quest’ultima, oltre a valutare le performance termiche ed energetiche annuali dell’edificio, abbraccia tutta la sfera ambientale, dai materiali di costruzione ai sistemi di climatizzazione. La classe Gold, in particolare, indica una riduzione dei consumi di almeno il 35% rispetto all’edificio standard di riferimento, e del 40% in termini di emissioni di CO2 equivalente. «Ci troviamo ben oltre gli standard di efficienza disposti dalla Direttiva EU per il 2030», sottolinea l’arch Cocco. «Cruciale è stata la decisione della committenza di affidare la regia a un team di project management che ha controllato ogni aspetto dell’intervento, lavorando in sinergia con i professionisti coinvolti, proprio come richiesto dal processo di certificazione LEED». Per ottenere questa certificazione sono stati eseguiti piccoli e grandi interventi, alcuni molto “semplici” come la realizzazione del parcheggio bici per gli utenti (ricavato all’interno, destinando un locale con il posizionamento delle bici in verticale) o l’adozione di rubinetterie temporizzate e cassette a doppio flusso (con un risparmio idrico del 37%), altri più complessi, legati al miglioramento delle prestazioni energetiche.

Qualità dell’aria e della luce

L’impianto provvede anche al ricambio meccanizzato dell’aria. In corrispondenza di ogni piano, sopra il controsoffitto dei bagni, sono state installate unità di trattamento aria primaria collegate all’impianto ad espansione diretta e dotate, a bordo, di un proprio recuperatore di calore entalpico. L’aria viene prelevata da un condotto comune a tutti i piani, collocato all’interno dei cavedi impianti; un sistema analogo provvede all’espulsione dell’aria viziata. Per miglorare il comfort e ridurre i consumi, è stata ottimizzata l’illuminazione naturale per oltre il 90% degli spazi regolarmente occupati grazie alla distribuzione interna e alle ampie finestrature dell’edificio. L’installazione degli impianti è stata perfezionata da un processo di Commissioning avanzato, che ha preso avvio fin dalle prime fasi di progettazione e ha verificato l’installazione, la taratura e il funzionamento di tutti gli impianti secondo le richieste da progetto.

SCHEDA INTERVENTO Tipologia riqualificazione strutturale ed energetica di un edificio storico Località Milano, via Berchet 2 Zona climatica A4 Committente Antonello Manuli Holdings Progetto architettonico Parisotto + Formenton Architetti Progettazione strutturale, project management e direzione lavori (DL) F&M ingegneria Impianti e DL impianti ESA ingegneria Consulenza certificazione Evotre Superficie riscaldata 4.383 m2 Volume riscaldato 16.6910 m3 Energie rinnovabili geotermico ad acqua di falda, con motocondensanti in pompa di calore Certificazioni Classe A e LEED Gold Shell&Core

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DENTRO L’OBIETTIVO

Gold, ma non “a peso d’oro” a cura della REDAZIONE

Il controllo solare è affidato a frangisole disegnati su misura e realizzati da un artigiano locale

Eco2House vanta elevata efficienza energetica, comfort, ampio utilizzo di energie rinnovabili, materiali di qualità ad un costo complessivo inferiore a 1.200 euro al metro quadrato, non dissimile da quello che si pagherebbe per un edificio “standard” 58

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Per le finestre la scelta è caduta su sistemi a “tutto vetro” in legno alluminio, a bassa trasmittanza, che d’inverno offrono un buon apporto gratuito


Il tetto prevede un tavolato in OSB isolato con fibra di roccia. In copertura è presente un impianto fotovoltaico con potenza di 4,13 kW

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Costata poco più di 1.000 euro al metro quadrato, Eco2house ha ottenuto la certificazione Casaclima Gold (9 kWh/m2a)

I muri perimetrali sono in calcestruzzo cellulare spesso 30 cm, con cappotto in calcio silicato da 22 cm (U = 0,12 W/m2k)

Per ACS e climatizzazione solo una pompa di calore e l’impianto di ventilazione meccanica centralizzata. Non sono infatti presenti né una caldaia, né un sistema di raffrescamento estivo n.56

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S

i può costruire una casa ad alta efficienza energetica, sostenibile e confortevole, investendo poco più di quanto si spenderebbe per abitare in una casa standard? Teoricamente sì, ma nella pratica la risposta non è sempre così scontata: non di rado si pagano nel conto la scarsa esperienza del progettista, e la difficoltà a reperire imprese di costruzione e fornitori di componenti con adeguate competenze e manodopera specializzata.

Edificio in sezione. La casa è stata progettata per coniugare efficienza e contenimento dei costi

Tempi e costi limati al minimo

Non è questo il caso della Eco2house appena completata a Chivasso, in Piemonte, progettata da Gianni Izzo per se stesso e completata in poco più di dodici mesi. Si tratta di un’abitazione bifamiliare con un fabbisogno energetico di soli 9 kWh/m2a, certificata CasaClima Gold — ad oggi la massima raggiungibile —, realizzata prestando attenzione alla qualità di materiali e impianti, ma che alla fine dei lavori è costata meno di 1.200 euro al metro quadrato, prezzo nettamente sotto la media, considerando le prestazioni energetiche raggiunte. Il cantiere, avviato nel gennaio dell’anno scorso, è stato chiuso dopo dodici mesi e già a marzo di quest’anno i committenti hanno potuto prendere

possesso della casa. Così Gianni Izzo, spiega la genesi del progetto: «Il punto di partenza è l’idea di realizzare un edificio che avesse la migliore classe energetica con il più basso costo possibile, addirittura uguale al costo di un edificio costruito facendo uso di tecniche tradizionali, con i costi necessari per impiantisca e miglioramento delle prestazioni dell’involucro reperiti nell’ottimizzazione delle lavorazioni e delle fasi di cantiere, per mezzo dei principi di una progettazione integrata». E aggiunge: «Una casa che non solo sfrutti le risorse rinnovabili, consumando scarse risorse per Tempi stretti. Dodici mesi sono stati il suo funzionamento, ma che generi anche pochi sufficienti per realizzare l’edificio, anche rifiuti e inquinamento per essere costruita». grazie ad un’attenta progettazione iniziale e all’impiego di un sistema semi«Molti sono convinti, sottolinea il progettista, che prefabbricato per l’involucro e il tetto un edificio a risparmio energetico costi di più e sia più complicato da realizzare rispetto ad uno tradizionale. Niente di più sbagliato. In passato avevo già realizzato progetti, anche approvati dai Comuni, che andavano in questa direzione, ma le imprese temevano di fare un buco nell’acqua. Per dimostrare che si può costruire una casa ad alto risparmio energetico a costi standard e lavorando con imprese non specializzate, ho messo a punto Eco2house e l’ho costruita per me stesso».

Progettazione mirata

Per coniugare efficienza e risparmio, il punto di partenza non può che essere una progettazione mirata al contenimento dei costi, in cui ogni aspetto viene attentamente esaminato prima di aprire il cantiere. «Usare principi di logica ed economia

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PIANTE E SEZIONI

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COMPORTAMENTO ETICO Interni. La casa è molto curata anche nelle finiture, nonostante il desiderio di contenere al minimo i costi di costruzione. Ognuna delle due unità abitative si articola in due piani, oltre a un livello seminterrato non riscaldato

Il progettista ha deciso di adottare un comportamento etico sia nelle procedure di appalto che nelle fasi di cantiere. Sui contratti d’appalto e di fornitura la committenza si è impegnata a pagare le ditte alla presentazione della fattura, come è poi avvenuto in modo puntuale. Di contro, le aziende impegnate nei lavori si sono impegnate a rispettare tempi e modalità costruttive della Eco2house. Durante il cantiere si è proceduto alla raccolta differenziata dei rifiuti e, per quanto è stato possibile, si sono riciclati gli scarti di lavorazione, per esempio, i pezzi derivanti dal taglio dei blocchi di muratura sono stati polverizzati e riutilizzati per chiudere eventuali tracce presenti negli stessi blocchi.

negli aspetti essenziali per un edificio a risparmio energetico, seguendo principi fermamente determinati: verificare e ottimizzare ogni scelta progettuale, scavare un solido dalla caratteristiche ottimali per generare ambienti privi di ponti termici, scegliere la prefabbricazione come sistema per evitare rifiuti indifferenziati, utilizzare solo la materia necessaria, limitando gli sfridi e usando

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In cantiere. Prime fasi dei lavori di costruzione, iniziati nel gennaio dello scorso anno. Le uniche opere non prefabbricate sono le strutture di fondazione

materiali omogenei, dagli scarti tutte ortogonali tra loro, onde evitare tagli delle lastre dei solai che avrebbero http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 riutilizzabili in altre lavorazioni, per un comportato un costo maggiore di lavorazione o spreco di materiale. «Nella cantiere pulito e poco inquinante», Eco2house non esistono angoli che non siano di 90°, a livello architettonico così Izzo spiega il processo che ha e strutturale, per mantenere il costo di costruzione sotto la soglia prefissata portato alla Eco2House. — spiega Izzo —: il materiale scelto, prefabbricato, viene venduto in pezzi Già in fase di progetto sono stati rettangolari che si pagano interi, dunque ogni spreco doveva essere limitato al esaminati tutti gli elementi del minimo». processo di edificazione, con l’obiettivo di ridurre al minimo le criticità in cantiere, a partire dalla risoluzione dei ponti termici. A PARTICOLARI COSTRUTTIVI questo scopo si è partiti da un solido dalle caratteristiche ottimali, isotropo (avente cioè un comportamento omogeneo in ogni suo punto), sul quale lavorare per sottrazione di materiale per ottenere gli ambienti interni. Balconi e altri elementi aggettanti sono stati applicati alla struttura senza intaccare il volume riscaldato, in modo tale da garantire la continuità dell’isolamento ed eliminare alla radice i ponti termici. PARTICOLARE1_ PIANTA PILASTRO

PARTICOLARE 3_ ATTACCO PARAPETTO METALLICO e SERRAMENTO

PARTICOLARE 2_ NODO TETTO FALDA PARETE VERTICALE - COLMO

PAVIMEN T O sp.2cm

C ALD AN A C ON R ET E EL.sp.10cm

Parete Perimetrale -Trasmittanza U= 0,12 W/mqk -Sfasamento 23,4 h

R ASAT URA

GU AIN A BITUMINOSA

ISOLAN T E T ER MIC O A C APPOT T O Multipor sp.22cm

ISOLAN T E T ER MIC O Styrodur 3035CS sp.30cm

MU R AT U R A PER IMET R ALE "Ytong T hermo" sp.30cm PILAST R O IN C.A.

ELEMEN T O PER C OLMO VEN T ILATO IN LAMIERA

ISOLAN T E C ALC IO SILICATO sp.5cm

T R AVE D ICOLMO

IN T ON AC O D I C ALC E E GESSO sp.2cm

SER RAMENT O A TENUTA ALPIF EN ST ER

R IN GH IER A IN ACCIAIO

ST AF F A PER ANC OR AGGIO RINGHIERA

Tetto -Trasmittanza U= 0,10 W/mqk -Sfasamento 12 h

T ELO D I T EN U T A Sd 0,02 m sp.0,4cm

PAN N ELLO IN F IBR A D I R OC C IA sp.25+ 15cm

R ASAT U R A sp.2cm

F R EN O AL VAPOR E Sd 2 m sp.0,4cm PAN N ELLO IN OSB sp.3cm

ISOLAN T E T ER MIC O A C APPOT T O Multipor sp.22cm

ST R AT O D I F IN IT U R A PAN N ELLO IN CARTONGESSO sp.1,5cm

MU R AT U R A PER IMET R ALE Ytong T hermosp.30cm

N ASTR AT UR A PER TENU TA ALL'ARIA

IN T ON AC O IN T ERNO sp.2cm

N AST R O BU T ILIC O PER TENUTA ALL'ARIA

Solaio Terrazzo Trasmittanza U= 0,11 W/mqk Sfasamento >24h

LAMIER A IN ALLU MIN IO VER N IC IAT A A POLVERE GENUS 900

IN T ER C APED IN E VEN T ILATA sp.6cm

T ELO D I T EN U T A Sd 0,02 m sp.0,4cm

PAN N ELLO IN F IBR A D I R OC C IA sp.25+ 15cm

F R EN O AL VAPOR E Sd 2 m sp.0,4cm

30°

PAN N ELLO IN OSB sp.3cm

ST R AT O D I F IN IT URA PANNELLO IN C AR T ON GESSO sp.1,5cm

PARTICOLARE 4_ NODO MURO DI FONDAZIONE - SOLAIO CONTRO TERRA

PARTICOLARE 5_ NODO PARETE PERIMETRALE PRIMO SOLAIO COIB. ESTRADOSSO

N ASTR AT UR A PER TENU TA ALL'ARIA

N ASTR AT UR A PER TENU TA ALL'ARIA

T R AVE D OR MIENTE IN LEGNO

Parete Perimetrale -Trasmittanza U= 0,12 W/mqk -Sfasamento 23,4 h

T ASSELLO D I F ISSAGGIO PER PAN N ELLO "YtongMultipor" R ASAT URA

ISOLAN T E T ER MIC O A C APPOT T O "Ytong Multipor" sp.22cm MU R AT U R A PER IMET R ALE "Ytong T hermo" sp.30cm

Parete Perimetrale -Trasmittanza U= 0,12 W/mqk -Sfasamento 23,4 h

IN T ON AC O D I C ALC E E GESSO sp.2cm

GU AIN A BITUMINOSA

Primo, ridurre gli sprechi

Solo a questo punto sono stati scelti i materiali da costruzione, individuando la soluzione in un sistema semi-prefabbricato, completo di blocchi per murature, cappotto, lastre per solai, intonaci. L’integrazione del progetto architettonico preliminare con quello strutturale, ha consentito di realizzare una pianta dove le travi sono

PAVIMEN T O sp.2cm

SOT T OF ON D O PAVIMENTO 8cm C ALD AN A C ON R ET E EL.sp.7cm

ISOLAN T E T ER MIC O Styrodur 3035CS sp.5cm

ISOLAN T E T ER MIC O Styrodur 3035CS sp.30cm C ALD AN A IN C LS AR MATO sp.5cm T ASSELLO D I F ISSAGGIO PER PAN N ELLO "YtongMultipor"

SOLAIO A LAST R E "Ytong" sp.20cm

ISOLAN T E T ER MIC O A C APPOT T O "Ytong Multipor" sp.22cm IN SER IMEN T O GU AIN A BIT U MINOSA ALLA BASE D ELLA MUR AT UR A IN BLOCC HI YTONG PAVIMEN T O sp.2cm SOT T OF ON D O D I PAVIMENTO 12cm C ALD AN A C ON R ET E EL.sp.5cm SOLAIO A LAST R E YT ON G sp.20cm IN T ON AC O D I C ALC E E GESSO sp.2cm

BAT T U T O IN C LS AR MAT O sp.12cm ISOLAN T E T ER MIC O Styrodur 3035CS sp.10cm BAT T U T O IN C LS AR MATO sp.10cm

Primo Solaio Trasmittanza U= 0,11 W/mqk Sfasamento >24h

F ISSAGGIO SC ALA AU T OPORTANTE IN ACCIAIO

PARTICOLARE 6_ SOLAIO TERRAZZO SOTTO TETTO NON RISCALDATO LAMIER A C OIBENTATA C ALD AN A C ON R ET E EL.sp.7cm GU AIN A BITUMINOSA ISOLAN T E T ER MIC O Styrodur 3035CS sp.40cm

PAVIMEN T O sp.2cm

PAR APETTO IN BLOCC HI YTONG

C ALD AN A C ON R ET E EL.sp.10cm GU AIN A BITUMINOSA ISOLAN T E T ER MIC O Styrodur 3035CS sp.30cm

Solaio Terrazza su sottotetto non riscaldato Trasmittanza U= 0,09 W/mqk Sfasamento >24h

R ASAT U R A sp.2cm

ISOLAN T E T ER MIC O A C APPOT T O Multipor sp.22cm MU R AT U R A PER IMET R ALE Ytong T hermosp.30cm

IN T ON AC O IN T ERNO sp.2cm

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In cantiere. Realizzazione dei muri perimetrali con blocchi di calcestruzzo cellulare spessi 30 cm, sopra i quali è stato applicato un cappotto in calcio silicato da 22 cm http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10

Attenzione ai particolari. Isolamento di pilastri e solai con pannelli in XPS

Struttura e involucro

L’edificio consta di due unità abitative collegate tra loro, che si estendono su una superficie totale di poco più di 240 metri quadrati, di cui un centinaio nel piano interrato e circa 55 di sottotetto. Il piano terra consta invece di 90 metri quadrati. Dal punto di vista costruttivo, le uniche opere non prefabbricate sono le strutture di fondazione, in calcestruzzo armato gettato in opera tradizionale, e i pilastri, anch’essi in calcestruzzo armato, a sostegno del primo e secondo solaio. I muri perimetrali sono composti da blocchi di calcestruzzo cellulare spessi 30 cm, sui quale è stato applicato un cappotto in calcio silicato da 22 cm, ottenendo così una trasmittanza U = 0,12 W/m2k. I solai sono realizzati con lastre semi-prefabbricate in calcestruzzo cellulare, appoggiate su travi in acciaio REP: utilizzando un solaio autoportante si è potuto evitare l’impiego della cassaforma, risparmiando su costi e tempi di realizzazione. Le lastre sono spesse 20 cm, con 5 cm di caldana di calcestruzzo superiore, mentre la coibentazione

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è affidata a pannelli in XPS per uno spessore totale di 30 cm e trasmittanza complessiva U = 0,11 W/m2k.

Copertura in OSB e fibra di roccia

Per il tetto è stato invece scelto un tavolato in OSB avvitato alle travi in legno lamellare, incastrate nelle murature perimetrali. La coibentazione vede la fibra di roccia sia tra le travi (spessore 25 cm, densità 60 kg/m3), sia per la chiusura del pacchetto (spessore 15 cm densità 110 kg/m3), con teli freno a vapore e traspiranti nastrati e non fissati con chiodi o punti metallici. In questo modo si è ottenuta una trasmittanza U = 0,10 W/m2k «Utilizzare le travi e non i puntoni ha consentito di risparmiare circa 1 metro cubo di legno — spiega il progettista —. Nel sottotetto non sono più presenti i pilastri, poiché il tetto appoggia sui muri perimetrali e i tramezzi interni sono in cartongesso, a eccezione della parete principale dei bagni dove si appoggiano i sanitari, in blocchi di calcestruzzo cellulare».

Integrità dell’involucro e impianti

Per preservare il più possibile l’integrità dell’involucro e limitare le dispersione si è deciso di realizzare un unico foro nei solai, entro il quale quale far passare tutti gli impianti: adduzione acqua, ventilazione meccanica controllata, elettricità e scarichi. In un’ottica di razionalizzazione dei lavori (e dei costi), bagni e cucina sono stati posizionati nella stessa area della pianta e gli apparecchi idrosanitari


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In cantiere. Il tetto è realizzato con un tavolato in OSB avvitato alle travi in legno lamellare, incastrate nelle murature perimetrali. Il tutto isolato con fibra di roccia, con teli freno a vapore e traspiranti nastrati e non fissati con chiodi o punti metallici http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10

sono stati installati nel locale bagno: si è così evitata la sovrapposizione delle condotte, contenendo al minimo lo spessore del solaio. La sezione dell’involucro non viene mai intaccata, ridotta con fori, tracce o riduzioni: gli arredi sono stati collocati in modo tale da poter inserire i frutti degli impianti esclusivamente sui tramezzi interni dell’abitazione, in cartongesso, risparmiando così il costo delle assistenze murarie per la chiusura delle tracce e per la sigillatura e tenuta all’aria dei fori di passaggio degli impianti. L’unico spazio da gestire e controllare è il cavedio per gli impianti, posto al centro della pianta. Anche per lo sfiato dell’impianto idrosanitario è stata trovata una soluzione priva di fori nel tetto

VMC. Sistema di ventilazione meccanica centralizzata Hoval con recuperatore entalpico

ACS. Pompa di calore Hoval per la produzione di acqua calda sanitaria. È l’unico impianto termico presente nella casa

Integrità involucro. Per evitare le dispersioni di calore e ottimizzare i costi di costruzione è stato praticato un unico foro nei solai, entro il quale passano tutti gli impianti: adduzione acqua, ventilazione meccanica controllata, elettricità e scarichi

FV sul tetto. Gli impianti sono alimentati da un campo fotovoltaico da 4,13 kW collocato in copertura

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INTORNO A MILLE EURO AL METRO QUADRO Si può realizzare una casa Gold spendendo meno di mille euro al metro quadrato? Facciamo due conti. Il costo totale dell’edificio Eco2house, completo e funzionante, quindi comprensivo di tutti gli impianti, finiture, particolari e sistemazioni esterne limitrofe all’edificio è stato pari a a 230.924,75 euro. Se si considera tutta la superficie edificata (244,55 m2) il costo al metro quadro si attesta a 944,28 euro. Se si considera invece al 50% la superficie del piano interrato il costo sale a 1.183,32 €/m2, comunque sotto la media. Nel conto va considerata la qualità dei materiali e delle finiture. Blocchi di muratura, termocappotto (Multipor), solai e intonaci sono stati forniti da Ytong, il polistirene espanso estruso è lo Styrodur di BASF, mentre la lana di roccia per la coibentazione del tetto è Rockwool, mentre teli e nastri sono firmati Riwega. Di marca anche le finestre (AlpiFenster K40) e gli impianti: Hoval ha fornito il bollitore per ACS e l’impianto di ventilazione meccanica, Geberit gli impianti di scarico, Antonio Lupi gli apparecchi idrosanitari e la rubinetteria, mentre http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 i componenti dell’impianto elettrico sono bticino. Infine, i pavimenti sono di Mutina e i serramenti interni di Lualdi e Rimadesio.

Abbonati per leggere Costi per piano

Piano interrato

98,80

al 50% 49,40

Piano terra

91,24

91,24

Piano sottotetto

54,51

54,51

244,55

195,15

Totale Costo a metro quadrato

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n.56

€ 944,28

€ 1.183,32

Costi per tipo di intervento CATEGORIA DI LAVORAZIONE

IMPORTO

PERCENTUALE

Impianto di cantiere

€ 6.213,58

2,69

Scavi e rinterri

€ 2.904,80

1,26

Opere strutturali

€ 37.738,39

16,34

Tetto

€ 14.738,69

6,38

€ 7.971,12

3,45

Opere edili

€ 72.807,63

31,53

Serramenti esterni

€ 22.159,40

9,60

Impianto VMC

€ 6.886,29

2,98

Impianto ACS

€ 2.999,50

1,30

Impianto idrosanitario e fognario

€ 13.593,50

5,89

Impianto elettrico

€ 10.700,00

4,63

Impianto fotovoltaico

€ 9.500,00

4,11

Fornitura pavimenti

€ 8.035,75

3,48

Serramenti interni

€ 6.165,00

2,67

Apparecchi sanitari

€ 8.511,10

3,69

€ 230.924,75

100,00

Impermeabilizzazioni e coibentazioni


Abbonati per leggere In cantiere. Montaggio delle grandi http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 finestre in legno alluminio ad elevato risparmio energetico fornite da Alpi Fenster

Frangisole. Il controllo solare è affidato a brise-soleils progettati su misura e costruiti artigianalmente o in corrispondenza di ambienti riscaldati: è stato eseguito un collegamento tra le tubazioni di scarico, a monte del senso del flusso di scarico, portando tale collegamento all’esterno, nello spessore del sottofondo del pavimento, non collegato direttamente con l’esterno.

Senza caldaia né condizionamento

Vista la filosofia alla base di Eco2house, l’energia rinnovabile gioca un ruolo di primo piano nel contenimento dei consumi e delle emissioni inquinanti. La prima cosa che salta all’occhio è l’assenza di un generatore di calore per riscaldamento, ritenuto superfluo (in emergenza si provvede con termosifoni elettrici trasportabili). Il sole fornisce energia ai pannelli fotovoltaici posti in copertura, che a sua volta alimentano la pompa di calore utilizzata per la produzione di ACS. I raggi solari concorrono anche a riscaldare direttamente i locali, nei mesi più freddi, attraverso le due grandi vetrate esposte a sud. Calore che viene mantenuto all’interno degli ambienti dal sistema di ventilazione meccanica centralizzata con recuperatore entalpico, alimentato anch’esso dai pannelli fotovoltaici. Sia il bollitore che l’impianto VMC sono stati forniti da Hoval. Durante tutto l’anno, il controllo solare è affidato a brise-soleils progettati ad hoc e costruiti artigianalmente, modellati per non ostacolare

l’apporto di calore nei mesi invernali, proteggendo gli ambienti dall’eccessivo surriscaldamento in quelli estivi. Un impianto di recupero delle acque piovane alimenta le vaschette di scarico dei wc e il sistema di irrigazione del giardino, evitando inutili sprechi di acqua potabile.

SCHEDA INTERVENTO Tipologia edificio monofamiliare, costruzione media Località Chivasso (TO) Zona Climatica E Altitudine 183 m s.l.m. Gradi Giorno 2.628

Impianto idrico e VMC Ditta Antonio Simonetta, Chivasso (TO) Impianti VMC e ACS Hoval Serramenti Alpi Fenster, Rifiano (BZ) Serramenti interni Rimadesio e Lualdi Sanitari Antonio Lupi

Committente Silvana Garelli Progettazione architettonica, strutturale, impiantistica e consulenza energetica Gianni Izzo architetto consulente Casaclima Direzione lavori (DL) Gianni Izzo Impresa costruzioni Associazione temporanea di imprese coordinate dalla DL

Trasmittanze (U) Murature perimetrali 0,12 W/m2k solaio U = 0,11 W/m2k tetto U = 0,10 W/m2k

Superficie lorda 142 m2 Superficie netta riscaldata 110 m2 Volume totale 503 m3 Sistema costruttivo Ytong Impianto elettrico GF elettroimpianti di Giuseppe Falbo, Montanaro (TO)

Trasmittanza media sup. opache 0,11 W/m2k Trasmittanza media sup. trasparenti 0,9 W/m2k Potenza di riscaldamento relativa alla superficie netta 18,9 W/m2 Fabbisogno energetico 9 kWh/m2a Classe energetica CasaClima Gold Impianto fotovoltaico 4,13 kW

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PROGETTAZIONE PASSIVA

Passivhaus per social housing. Quanto funzionano? Dal monitoraggio eseguito sul complesso di Wimbish emergono molte lacune a livello di progettazione che si riflettono negativamente sui consumi e sul comfort degli occupanti ERIKA SEGHETTI

C

ombinare i benefici ambientali con quelli sociali, mettendo sul mercato abitazioni energeticamente sostenibili ad un prezzo calmierato. Questo l’obiettivo, senza dubbio ambizioso, del progetto Wimbish Passivhaus — il primo in suolo britannico — che ha portato alla realizzazione di 14 unità abitative progettate secondo i principi della progettazione passiva e proposte con la formula del

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GLI INTERVENTI IN BREVE Oltre ad un’attenzione alla pianificazione dell’orientamento, gli edifici del complesso di Wimbish sono caratterizzati da pareti e soffitti coibentati (i muri esterni sono stati rivestiti da 250 millimetri di schiuma isolante), serramenti

con tripli vetri e brise-soleil. La richiesta energetica è coperta grazie all’utilizzo di pannelli fotovoltaici termici integrati con caldaie a gas tradizionali e l’implementazione di un sistema di ventilazione meccanica a recupero di calore.

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Alla prova dei fatti social housing. Iniziativa senz’altro lodevole, perlomeno sulla carta. Poiché il passaggio dalla teoria alla pratica, e quindi dai risultati attesi a quelli effettivi, non è sempre così scontato.

SCHEDA PROGETTUALE Consulenza tecnica RES inbuilt, società specializzata in green building Archiettti Parsons + Whittley Costruttore Bramall Construction Fondazione per l’housing sociale Hastoe Housing Association

Il complesso residenziale in questione, sebbene vanti il riconoscimento e la certificazione del Code for Sustainable Homes Level 4, nonché l’accreditamento Passivhaus, ha superato solo a metà la prova — quella più dura — del monitoraggio dei consumi e del funzionamento dei sistemi in condizioni reali. Non si tratta, invero, del primo test a cui la struttura è stata sottoposta, ma di un’integrazione dei precedenti risultati raccolti dall’University of East Anglia (UEA) nell’aprile del 2011 (il primo anno di attività) e nel settembre del 2013. Il monitoraggio 2014 è stato condotto dalla società specializzata in consulenza ingegneristica Linktreat, con sede a Norwich basandosi, come per i precedenti, sul modello TSB (Technology Strategy Board’s Building Performance Evaluation Programme). n.56

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Dall’analisi dell’edificio sono arrivate alcune conferme e qualche sorpresa. In sintesi, per quanto riguarda la qualità dell’aria e il consumo di gas, i risultati hanno, seppur con qualche eccezione, confermato le aspettative. Mentre sul fronte dei consumi elettrici e delle prestazioni dei sistemi di ventilazione sono emerse criticità che dovranno, come si evidenzia nel report, essere risolte. Vediamo i risultati in dettaglio.

Abbonati per ENERGIA leggere Consumi di gas annuali Aspettative

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La progettazione passiva ha come obiettivo la riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento. Lo standard Passivhaus prevede che non venga superata la soglia dei 15 kWh/m2a. Tutte le 14 unità di Wimbish sono state progettate per soddisfare questo valore. A Wimbish, il riscaldamento e l’acqua calda sono forniti da una piccola caldaia a gas presente in ogni proprietà, integrata da un pannello solare termico. Il gas non è utilizzato per altre finalità energetiche. Risultati

Anche la “peggiore” unità di Wimbish consuma molto meno gas rispetto ad una casa tradizionale. I consumi sono risultati ovviamente diversi nell’arco degli anni in quando legati alle mutevoli condizioni climatiche. In due delle quattordici unità abitative i consumi sono variati in seguito al cambiamento degli inquilini, a dimostrazione che i comportamenti e le abitudini degli occupanti incidono in modo significativo sui consumi. Se le abitazioni avessero adottato una tariffa energetica economicamente più vantaggiosa, secondo i ricercatori, la bolletta media per il gas sarebbe stata nel 2014 pari a 62 sterline per gli appartamenti e 130 (iva esclusa) per le unità unifamiliari. La Figura 1 mostra il consumo annuale di gas delle abitazioni a partire dall’occupazione (luglio 2011). Come si può notare,

FIGURA 1. Consumi annui di gas

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n.56

FIGURA 2. I consumi delle abitazioni di Wimbish confrontati con le tariffe classiche i consumi variano di anno in anno e risultano diversi nelle varie unità. Vanno evidenziati alcuni elementi: le prime tre abitazioni sono state occupate a metà anno, nella nona e nella quattordicesima si è verificato un cambiamento degli inquilini, che ha portato a risultati diversi in termini di consumi. L’inverno del 2012/2013 è stato poi molto freddo, il che ha comportato una inevitabile impennata dei consumi. Per contestualizzare i risultati, i valori rilevati a Wimbish sono stati confrontati con i consumi medi di un’abitazione “tradizionale” (secondo i dati forniti dalla società energetica Ofgem). La Figura 2 mostra anche quanto gli abitanti di Wimbish avrebbero speso per i consumi di gas se avessero adottato la tariffa Equigas di Ebico, identificata dagli analisti come l’opzione più conveniente. Va notato, però, che chi consuma meno risulta penalizzato, perché paga di più per kWh rispetto ai clienti standard. La Figura 3 mostra il consumo di gas normalizzato rispetto alla superficie delle abitazioni. Viene inoltre mostrato il consumo di gas previsto in base al PHPP (Passivhaus Planning Package)

FIGURA 3. Consumi di gas in base alla superficie delle abitazioni


utilizzato per la progettazione. Nel complesso, soprattutto se si ignorano i dati della stagione invernale 2012/2013, particolarmente rigida, il rendimento medio è vicino alle attese. I dati, ovviamente, cambiano da abitazione ad abitazione, in quanto dipendono dal livello di occupazione e dalle abitudini degli inquilini. Questo aspetto emerge nei due appartamenti che hanno vissuto un cambio di inquilini: i nuovi occupanti sono stati molto più attenti rispetto ai precedenti. Anche se in un appartamento — viene sottolineato nel report — lo sono stati anche troppo, denotando un’attenzione fin troppo scrupolosa (quasi maniacale) nel voler tagliare ulteriormente http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 bollette già ridotte all’osso.

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Consumi di gas stagionali Aspettative

In una Passivhaus, il riscaldamento degli ambienti è necessario solo nei mesi più freddi, mentre la domanda di acqua calda risulta abbastanza costante durante tutto l’anno. Le barre grigie in Figura 4 rappresentano la somma di queste due esigenze, mentre quelle gialle mostrano il contributo dei pannelli solari nel coprire questa domanda. Alla caldaia è affidato il compito di compensare l’eventuale differenza tra la domanda e l’apporto solare. Quindi, se le abitazioni si comportassero come da progetto, il consumo di gas dovrebbe risultare alto nei mesi di Dicembre e Gennaio per poi scendere gradualmente da Aprile a Settembre; senza mai superare, in ogni caso, i 30 kWh al mese. Per alcune unità si è previsto un consumo di gas pari allo zero nei mesi estivi. Risultati

Alcune aspettative sono state disattese. Come si vede in Figura 5, circa la metà delle abitazioni esaminate ha registrato un consumo di gas nei periodi estivi superiore ai valori previsti. Così, nell’autunno dell’anno scorso sono state eseguite ispezioni e apportati interventi manutentivi. Il monitoraggio dell’anno in corso confermerà se i problemi sono stati effettivamente risolti.

FIGURA 4. Richiesta di calore e contributo solare secondo il progetto PHPP, rivisto successivamente in PHPP 8.5

FIGURA 5. Consumi di gas mensili (linee continue: unifamiliari; linee tratteggiate: appartamenti) Ciò dimostra come, in fase di progettazione, sia necessario considerare l’impatto del numero di occupanti sui sistemi e sulle loro prestazioni, che può essere differente rispetto ai criteri che regolano le Passivhaus. Aspetto che a Wimbish non è stato valutato. Le abitazioni più grandi, ad esempio, avrebbero dovuto disporre di un maggior numero di pannelli solari. Il consumo di gas inaspettato per il periodo estivo può essere dettato da: • uso imprevisto (e improbabile) del riscaldamento nei locali • contributo ridotto dei pannelli solari • metratura di alcune abitazioni superiore rispetto a quanto previsto dal PHPP

Consumi elettrici annuali Aspettative

Lo standard Passivhaus non include un obiettivo esplicito per l’utilizzo di energia elettrica, ma è stato individuato un valore “congruo” per l’energia elettrica consumato da ciascuna abitazione: circa 27 kWh/m2a per le case unifamiliari e 31 kWh/m2a per gli appartamenti. In confronto, se si divide il valore indicato da Ofgem per il consumo medio di una casa standard nel Regno Unito, si ottiene un fabbisogno di 40 kWh/m2a. Risultati

In generale, il consumo di energia elettrica nelle abitazioni di Wimbish può essere considerato “normale”, ben al di sopra dei bassi livelli previsti per una Passivhaus. Negli appartamenti il consumo è inferiore, come riflesso del minor numero di abitanti. Ulteriori risparmi di calore dettati dall’uso di energia elettrica ridurranno le bollette del gas per il riscaldamento invernale e aumenteranno il rischio di surriscaldamento in estate. Idealmente, un progettista di Passivhaus avrebbe dovuto dotare le unità di elettrodomestici ad alta efficienza energetica, cosa

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COMFORT Comfort termico in inverno

Abbonati per leggere http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 FIGURA 6. Consumi elettrici annuali

che non è invece avvenuta nelle abitazioni di Wimbish. Si sarebbero anche dovute fornire maggiori istruzioni agli occupanti, incoraggiandoli a mettere in pratica comportamenti volti al risparmio energetico. Dettagli

Il grafico del consumo annuo di energia elettrica (Figura 6) mostra che, in media, le abitazioni unifamiliari consumano leggermente più del valore medio rilevato da Ofgem, mentre gli appartamenti risultano ben al di sotto di questa soglia, grazie soprattutto al minor grado di occupazione. Anche in questo caso emerge una differenza nei consumi fra case ed appartamenti, dettata dai diversi livelli di occupazione e di una progettazione, quindi, che non ne tiene sufficientemente conto. Il risultato complessivo è che soltanto due appartamenti, su 14 unità abitative, superano le aspettative e hanno consumi in linea con ciò che ci si aspetterebbe da una Passivhaus.

FIGURA 7. Consumi elettrici per superficie. Il consumo di energia elettrica “normale” può essere attribuito a due fattori: • Livelli più elevati di occupazione rispetto a quanto ipotizzato nel progetto • Utilizzo di elettrodomestici vecchi e poco efficienti

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Una Passivhaus dovrebbe essere in grado di mantenere una temperatura costante di 20 °C nella stagione fredda; tuttavia gli occupanti potrebbero decidere di ridurre la temperatura se non sono in casa o durante le ore notturne. La Figura 8 mostra, per il mese di Febbraio 2014, il range di valori registrati per l’80% del tempo e il valore medio rilevato dai singoli sensori. Gli appartamenti sono risultati generalmente un po’ più freschi rispetto alle case. Un dato dipendente dal livello e dal tempo medio di occupazione, così come da caratteristiche intrinseche delle strutture. Complessivamente, le temperature in febbraio sono da ritenersi eccellenti, anche se va sottolineato che il mese in questione non è stato particolarmente rigido.

Comfort termico d’estate

Una delle maggiori criticità relative alle nuove costruzioni termicamente efficienti riguarda il rischio di surriscaldamento.

FIGURA 8. Temperatura invernale rilevata dai sensori

FIGURA 9. Temperature estive 2014


L’obiettivo di una Passivhaus è garantire che la temperatura media di 25 °C non venga superata più del 10% delle ore complessive di occupazione. Premettendo che l’estate del 2014, sebbene sia stata mediamente calda, non ha avuto lunghi periodi di temperature alte, le abitazioni in questione hanno risposto in modo adeguato alle aspettative. La Figura 9 mostra che la maggior parte delle proprietà hanno mantenuto una media sotto 26 °C per il mese di luglio, il più caldo del 2014. http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 Durante l’intero anno, la maggior parte delle proprietà non ha superato il limite del 10%. Un appartamento e due abitazioni unifamiliari hanno registrato temperature superiori ai 25 °C rispettivamente per il 12 e il 15 per cento del periodo considerato, quindi leggermente al di sopra di quanto previsto per una Passivhaus, ma nella norma. L’unica eccezione è stata una casa dotata di tre camere da letto e di una cucina con affaccio a sud, dove sono state registrate temperature eccessive e sopra il limite: la temperatura di 25 °C è stata superata nelle camere per il 59% del tempo complessivo di occupazione e in cucina per il 47%. Un risultato dettato da alcune “peculiarità” degli occupanti: sono troppi, amano il caldo, fanno un elevato uso di energia elettrica e hanno dichiarato una certa riluttanza ad aprire le finestre per non fare entrare gli insetti.

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Umidità

La circolazione dell’aria in una Pasivhaus dovrebbe essere adeguata ad evitare eccessiva umidità relativa (RH) e la conseguente formazione di condensa e muffa. Le abitazioni di Wimbish sono state tutte equipaggiate con un sistema di ventilazione meccanica con recupero di calore che, stando alle verifiche, è risultato correttamente installato e perfettamente funzionante. Le analisi hanno rilevato che i livelli di umidità si

FIGURA 10. Distribuzione dell’umidità a fine inverno (marzo 2014). Rilevazione dei sensori (otto per gli appartamenti, da sinistra)

attestano mediamente al di sotto della soglia superiore, risultando quindi accettabili. Si sta ad ogni modo valutando la possibilità di sostituire lo scambiatore di calore standard con uno che recupera anche l’umidità. In due abitazioni unifamiliari è stata testata l’installazione, per il periodo invernale 2013/14, di uno scambiatore entalpico. I quattro più elevati valori di umidità relativa sono stati rilevati tutti nella unifamiliare (con due stanze da letto) dotata di scambiatore entalpico. Ma le ragioni non sono molto probabilmente legate allo scambiatore, poiché un’altra abitazione dotata dello stesso componente (quella con tre stanze da letto) non ha mostrato scostamenti analoghi.

QUALITÀ DELL’ARIA

I livelli di anidride carbonica sono comunemente utilizzati come indice della qualità dell’aria di un edificio. In una stanza occupata, in presenza di scarsa ventilazione, i livelli di CO2 possono aumentare rapidamente da 400 ppm a 2000 ppm e oltre, con conseguenze evidenti nel benessere degli occupanti: diminuzione dei livelli di concentrazione e una maggiore inclinazione alla stanchezza, fisica e, soprattutto, mentale. Sebbene sia difficile stabilire valori precisi, picchi superiori ai 1.500 ppm dovrebbero essere infrequenti ed è auspicabile che non si superino mai i 1.200 ppm. Lo studio condotto ha rilevato che i valori a Wimbish sono sempre rimasti in un intervallo accettabile, ad eccezione del periodo in cui era necessario cambiare i filtri. Durante i mesi estivi, quando gli occupanti hanno maggiori possibilità di aprire le finestre, la qualità dell’aria è sicuramente migliore. I dati diffusi in Figura 11, che si riferiscono al mese di Marzo 2014, sono quindi indicativi di prestazoni peggiori rispetto ad altri periodi dell’anno.

FIGURA 11. Risultato del monitoraggio dei livelli di anidride carbonica. Dalle rilevazioni emerge che raramente si sono superati i 1.200 ppm

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Watt nominali Proprietà del ventilatore Grafici Casa singola con due camere da letto 29 Figura 12 Casa singola con tre camere da letto 54 Figura 13 Appartamento 25 Figura 14

Equivalente “impulso energetico” giornaliero (ogni “impulso” corrisponde a 0,1 kWh) 7 13 6

Abbonati per leggere VENTILAZIONE TABELLA 1. Stato dei filtri del sistema di ventilazione meccanica con recupero di calore

Il sistema di ventilazione deve garantire sia la qualità dell’aria sia il comfort, riuscendo al tempohttp://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 stesso ad assicurare bassi consumi, un livello costante di recupero di calore e una corretta filtrazione dell’aria in ingresso. Lo studio TSB ha rilevato che, in normali condizioni di funzionamento, il consumo di energia elettrica del sistema, e in particolare quello dei ventilatori, era molto vicino ai valori attesi in due casi: nell’appartamento monitorato e nella casa unifamiliare con due letti, mentre è risultato superiore nell’abitazione più grande. In ogni caso, in tutte e tre le abitazioni esaminate i livelli sono rimasti entro le soglie previste da una progettazione passiva. Monitorare l’energia utilizzata dai ventilatori ogni giorno fornisce un utile indicatore dello stato dei filtri, come si vede in Tabella 1. I filtri catturano polline e altre particelle nei flussi d’aria in entrata e in uscita prima che raggiungano lo scambiatore di calore e i ventilatori, salvaguardando così i componenti dall’intasamento. I filtri per l’aria in ingresso riducono anche la quantità di accumulo di polvere nei condotti (altrimenti avrebbero bisogno di pulizia periodica) e garantiscono una buona qualità dell’aria per i residenti. Col passare del tempo, i filtri tendono ad intasarsi e, per mantenere la corretta portata, i ventilatori devono a lavorare di più, con effetti su rumorosità e consumi. Operare ad un regime più elevato riduce inoltre la durata dei componenti. Ecco perché è fondamentale sostituire i filtri non appena la macchina inizia a lavorare ad una maggiore intensità. I risultati riportati in Tabella 2 non mostrano cambiamenti evidenti a seguito della sostituzione dei filtri, così come invece era emerso nello studio TSB precedente. I dati mostrano consumi elettrici al di sopra del livello nominale e le cause di ciò sono difficili da rintracciare. A complicare la situazione c’è anche l’installazione, in due delle unità analizzate, dello scambiatore di calore entalpico. L’aumento dei consumi riscontrato nel 2014 è un segnale allarmante, soprattutto perché non se sono individuate le cause. La prestazione insoddisfacente dei sistemi potrebbe essere dettata da una sostituzione tardiva dei filtri, ma potrebbe indicare anche un malfunzionamento non ancora identificato. Il risultato, per le due abitazioni coinvolte, è una spesa eccessiva in bolletta e, sicuramente, una qualità dell’aria non ottimale.

FIGURA 12. Consumi elettrici della ventilazione meccanica – casa unifamiliare con due camere da letto. La riduzione del consumo giornaliero nel mese di luglio è indicativo della sostituzione del filtro, mentre quella di settembre è indice semplicemente di assenza da parte degli occupanti

FIGURA 13. Consumi elettrici della ventilazione meccanica – casa unifamiliare con tre camere da letto

TABELLA 2. Confronto dei consumi monitorati in periodi diversi Proprietà Appartamento Casa singola con due camere da letto Casa singola con tre camere da letto

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Studio TSB: consumi Studio TSB: rilevamenti nominali kWh/a fino al 5/7/13 kWh/a 219 223 254 353 473 634

2014 kWh/a 291 405 715

FIGURA 14. Consumi elettrici della ventilazione meccanica – appartamento


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IMPIANTI A POMPA DI CALORE

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DAIKIN ALTHERMA


Condensazione o pompa di calore? Analisi comparativa di due diversi interventi per riqualificare sotto il profilo impiantistico un appartamento anni ’60-70 in contesti climatici diversi FRANCESCO VIVOLI*

P

Abbonati per leggere

er sostituire una caldaia a gas esistente per riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria (ACS) con un sistema a pompa di calore aria/acqua, reversibile, con accumulo per ACS, l’analisi tecnico-economica condotta da Mesos ha messo a confronto due possibili soluzioni impiantistiche. La prima consta di un sistema a pompa di calore aria/acqua reversibile a bassa temperatura con accumulo per produzione di ACS e sistema di emissione a fan coil (in sostituzione dei radiatori), mentre la seconda è composta da un sistema http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 di riscaldamento e produzione di ACS con caldaia a condensazione integrato da un congruo numero di condizionatori di tipo “split” per il raffrescamento estivo.

Economia e comfort

Dall’analisi dei dati, relativi ad un appartamento inserito in un condominio tipico degli anni ’70, è stato possibile ricavare un ordine di grandezza del vantaggio economico della sostituzione, sia in termini di riduzione dei costi di esercizio annui sia dei tempi di ritorno dell’investimento. La prima soluzione (PdC al posto della classica caldaia a gas) comporta anche un evidente vantaggio per l’utente in termini di comfort abitativo, nonché in termini di rivalutazione economica dell’appartamento, dovuta ad un innalzamento della classe energetica, in virtù del fatto che l’energia resa dalla PdC è da considerare come rinnovabile. Le valutazioni economiche tengono conto, oltre che del risparmio di combustibile, anche degli incentivi statali. Considerato che l’obiettivo dell’analisi è stimare la convenienza economica di una soluzione rispetto all’altra, si è trascurata l’attualizzazione dei parametri del flusso di cassa. Ciò anche in ragione del fatto che l’attualizzazione dei flussi in entrata (risparmio energetico) è in buona misura compensata dal fisiologico aumento delle tariffe energetiche. La valutazione è, in ogni caso, indicativa: sarà compito del progettista valutare, caso per caso, quale sia la soluzione impiantistica ottimale da adottare nello specifico contesto.

Costi di gestione

A seconda della città (e quindi della zona climatica e dei Gradi Giorno) in cui si vuole installare l’impianto e del costo unitario del gas, che varia a seconda delle

aree geografiche, si ottengono differenti costi di esercizio e, quindi, un diverso risparmio annuale (costo gas o energia elettrica). Nella tabella 1 sono riportati i risparmi mediamente ottenibili durante la stagione invernale (dati 2014, oneri finanziari esclusi), grazie all’adozione di una pompa di calore in tre città esemplificative delle tre aree geografiche in cui si può dividere l’Italia: nord, centro e sud. Come si evince dalla tabella, più la località è caratterizzata da temperature medie stagionali elevate, minore è il risparmio ottenibile, in quanto sono minori le ore di riscaldamento annuo. Per quanto riguarda il raffrescamento, il risparmio economico di una soluzione rispetto all’altra, in termini di energia elettrica consumata, è stato stimato trascurabile, almeno in prima approssimazione, poiché relativo al confronto di

ABITAZIONE DI RIFERIMENTO L’analisi economica è basata su un appartamento tipo, con le seguenti caratteristiche: • Superficie: 120 m2 (h = 3 m) • Tariffa elettrica: D3 (impegno potenza 4,5 kW) • Prima Soluzione – Costo indicativo dell’intervento di retrofit con impianto a pompa di calore elettrica aria/acqua reversibile da 10 kW termici, fan coil e sistema di accumulo: 10.000 € (taglia riferita alle condizioni climatiche dell’Italia centrale) • Seconda Soluzione – Costo della caldaia a gas metano a condensazione, in sostituzione della vecchia, e sistema di condizionamento estivo con apparecchi split per climatizzazione estiva: 6.100 € n.56

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COSTI DI ESERCIZIO (consumi)* Città

Zona climatica

Costi di esercizio caldaia a condensazione (€/anno)

Costi di esercizio pompa di calore (€/anno)

Risparmio annuale (€/anno)

Milano

E

1662

1173

489

Roma Palermo

Abbonati per leggere D

1397

871

526

B

649

416

233

TABELLA 1. Risparmi mediamente ottenibili durante la stagione invernale (dati 2014), in tre aree geografiche, sostituendo la caldaia con una pompa di calore (esclusi oneri finanziari) http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10

due sistemi (PdC centralizzata vs insieme di unità split), che operano con la stessa tecnologia.

Investimento ed incentivi

Per una corretta analisi economica, devono essere stimati i valori degli incentivi statali ad oggi previsti per questi tipi di tecnologie: • detrazioni fiscali del 65%; • detrazioni fiscali del 50%; • Conto Termico. Occorre quindi fare una distinzione tra i due interventi ipotizzati: nel primo caso, gli incentivi riguardano tutto l’ammontare dell’investimento: PDC + fan coil. Nel secondo intervento, invece, la detrazione fiscale del 65% o del 50% riguarda caldaia a condensazione, adeguamento radiatori e valvole termostatiche; inoltre, questo intervento non è coperto dal Conto Termico, previsto solo per gli edifici pubblici.

Incentivi fiscali o conto termico?

È da notare che l’ammontare delle detrazioni fiscali del 65% e del 50% viene erogato in dieci anni, come detrazione IRPEF (o IRES) . Il contributo del Conto Termico, invece, viene erogato in due anni sotto forma di bonifico diretto. La sostanziale differenza tra le due detrazioni fiscali sta in primo luogo nel fatto che quella del 65% richiede

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n.56

la presentazione di una specifica documentazione col relativo aggravio delle prestazioni di un professionista abilitato, mentre la detrazione fiscale del 50% viene applicata direttamente dall’utente nella sua dichiarazione dei redditi. Peraltro se si vuole sostituire la vecchia caldaia con una nuova a condensazione, per poter rientrare nelle condizioni del 65%, bisogna intervenire sulla riqualificazione dell’intero impianto. perché si dovranno rispettare le condizioni di incremento delle prestazioni energetiche previste per questo caso, e dunque i costi dell’intervento diventano più importanti. Il Conto Termico, invece, prevede un meccanismo diverso, basato sulla incentivazione della quantità di energia rinnovabile utilizzata. L’ammontare dell’incentivo è legato ai diversi parametri da cui dipende questa quantità, ossia la potenza della PdC, il suo COP e la zona climatica in cui viene installato l’impianto. Sarà quindi l’utente finale a valutare quale sia la forma incentivante più consona alle sue esigenze, valutando i pro e i contro di ognuna in relazione ai

parametri di cui sopra, ai costi del procedimento di richiesta dell’incentivo e dell’attualizzazione dei flussi di cassa. Questo perché gli incentivi non sono erogati in unica soluzione, ma vanno considerati distribuiti nei corrispondenti anni (10 anni per le detrazioni fiscali, 2 anni per il Conto Termico) e quindi assimilate a risparmi annuali determinati dai costi di esercizio stimati precedentemente.

Ritorno dell’investimento

Sommando anno per anno ai risparmi dei costi di esercizio il contributo annuale dell’incentivo di cui gode la pompa di calore depurato dal valore dell’incentivo relativo alla caldaia a condensazione, si può fare una stima del tempo di ritorno semplice dell’investimento. Per ognuna delle tre città (Milano, Roma, Palermo), la valutazione del tempo di ritorno ha riguardato i tre casi di aggregazione del risparmio sul costo del combustibile, di volta in volta, con la detrazione al 65%, detrazione al 50%, Conto Termico. Per semplicità non si sono considerati i casi “incrociati”, quelli cioè in cui, per esempio, si scegliesse di richiedere il conto termico per la pompa di calore e la detrazione del 65% per la caldaia

CONTRIBUTI ANNUALI DEGLI INCENTIVI STATALI riferiti ai due interventi di sostituzione alternativi Tipo di incentivo

Incentivi caldaia a condensazione (soluzione B) (€/anno)

Incentivi pompa di calore (soluzione A) (€/anno)

Detrazione 65%

201,50

650

Detrazione 50%

155

500 Milano 707

Conto Termico

-

Roma 582 Palermo 353

TABELLA 2. Contributi annuali degli incentivi statali riferiti ai due interventi di sostituzione alternativi (costi non attualizzati)


TEMPI DI RITORNO DELL’INVESTIMENTO PdC vs caldaia a condensazione Città

65%

50%

Conto termico

Abbonati per leggere Milano

4

5

5

Roma

4

4,5

5

Palermo

6

7

14

TABELLA 3. Tempi di ritorno dell’investimento a confronto http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10

a condensazione. In definitiva, i tempi di ritorno dell’investimento per la sostituzione di una vecchia caldaia a gas con un sistema di riscaldamento a pompa di calore rispetto all’installazione di una caldaia a condensazione risultano quelli della Tabella 3. I dati riportati in tabella mostrano che i tempi di ritorno dell’investimento sono abbastanza simili per le tre zone climatiche. Considerando che entrambe le tipologie d’impianto hanno una vita utile di circa 15 anni, risulta chiara la convenienza ad installare una pompa di calore in luogo di una caldaia a condensazione. Solo in un caso non si riesce a rientrare dell’investimento entro 10 anni e ne vedremo i motivi nelle valutazioni analitiche che seguono, relative ai tre casi geografici di studio.

Tre casi di studio

Milano (fascia climatica E). Tra le città analizzate è una di quelle che più beneficerà dell’intervento di sostituzione della caldaia con una pompa di calore. Ciò è dovuto

al fatto che il riscaldamento rimane acceso per un maggiore numero di ore all’anno rispetto a Roma e a Palermo. L’intervento di sostituzione del vecchio impianto con uno a PdC confrontato con l’installazione di una caldaia a condensazione mostra tempi di recupero dell’investimento: di 4 anni con la detrazione 65%, di 5 con la detrazione 50%, di 5 con il Conto Termico (che però “paga” in due anni invece che in 10). Roma (fascia climatica D). I benefici economici e i tempi di ritorno dell’investimento, ottenibili dall’adozione di una pompa di calore in luogo di una caldaia a condensazione, sono, in tutti i casi, praticamente coincidenti con quelli che si hanno a Milano (come si può osservare dalla tabella 3). Infatti, nel caso della detrazione fiscale del 65% il tempo di ritorno sarebbe di 4 anni, nel caso della detrazione fiscale del 50% si sale a 4 anni e mezzo, che diventano 5 anni se si opta per il conto termico. Nonostante le ore di accensione dell’impianto siano nettamente inferiori rispetto a Milano, i tempi di ritorno sono praticamente coincidenti (se non minori). La spiegazione risiede nel costo al metro cubo del gas metano, che a Milano è inferiore rispetto alla Capitale. Quindi, la differenza di costo del vettore energetico (gas o elettricità) è maggiore, compensando il minor consumo dello stesso, a tutto vantaggio dell’adozione di un impianto che

utilizza l’elettricità come fonte di energia. Palermo (fascia climatica B). La convenienza dal punto di vista economico di installare una pompa di calore si riduce scendendo a sud. Infatti, a fronte di una diminuzione del periodo di accensione del riscaldamento rispetto a Roma, non c’è un gap nei costi del gas metano. Tuttavia, se si usufruisce delle detrazioni fiscali, potrebbe risultare ancora vantaggioso l’utilizzo di una pompa di calore in luogo di una caldaia a condensazione. Dalle analisi effettuate si può infatti osservare che con il conto termico il tempo di ritorno è di circa 14 anni (vicino al limite del tempo di vita dell’impianto), ma con la detrazione fiscale del 50% scende a 7 anni e con quella del 65% si porta a 6 anni. Ovviamente, qualora l’appartamento fosse già dotato di impianto di raffrescamento (per esempio il classico sistema a split) e si volesse considerare l’utilizzo di una PdC per il solo riscaldamento e produzione di ACS in luogo di una caldaia a condensazione, senza quindi considerare il raffrescamento, i tempi di ritorno di alzerebbero notevolmente, come si evince dalla Tabella 4. * Ing. Francesco Vivoli – Consulente tecnico e coordinatore scientifico della formazione Mesos

MESOS  INNOVATION AND TRAINING ADVICE

TEMPI DI RITORNO DELL’INVESTIMENTO per solo riscaldamento Città

65%

50%

Conto termico

Milano

7,5

8,5

11,5

Roma

7

8

11

Palermo

10

15

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sito web www.portalemesos.it sede operativa Roma presso Centro Ricerche ENEA Casaccia per informazioni sui corsi 06 3048 3253 info@portalemesos.it per consulenza tecnica 06 3048 6031 vivoli@portalemesos.it

TABELLA 4. Tempi di ritorno dell’investimento per solo riscaldamento n.56

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ETICHETTA D’INSIEME

Chi propone, calcola Progettista, installatore e venditore sono avvertiti: per sistemi che integrano molteplici apparecchi, non sarà il produttore che dovrà rilasciare l’etichetta, ma colui che assemblerà l’impianto o chi lo proporrà SILVIA MARTELLOSIO

A

partire dal 26 settembre 2015, il mercato degli apparecchi termici cambierà radicalmente con l’entrata in vigore dei nuovi Regolamenti Europei che introducono l’obbligo di etichettatura energetica dei prodotti e sistemi per il riscaldamento degli ambienti e per la produzione di acqua calda sanitaria (Reg. n.811 e n.812). Queste norme definiscono nuovi requisiti prestazionali minimi per la commercializzazione o messa in servizio degli apparecchi (Reg. n.813 e n.814) [Vedi Casa&Clima n°45]. I regolamenti interesseranno caldaie a combustibile liquido o gassoso, pompe di calore, pompe di calore a bassa temperatura, cogeneratori, scaldacqua convenzionali, scaldacqua solari,

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n.56

PIÙ CLASSI PER L’ETICHETTA ENERGETICA Nuove classi per prodotti ancora più efficienti Alle classi dalla G alla A, tipiche degli apparecchi tradizionali, dal 2015 al 2019 si aggiungeranno altre due classi (A+ e A++) per indicare l’integrazione con energia da fonti rinnovabili. Dal 26 settembre 2019 la scala andrà da D ad A+++.

COSA SI INTENDE PER SISTEMA? Per sistema si intende la combinazione di un apparecchio primario per il riscaldamento/produzione di acqua calda sanitaria e componenti come apparecchi supplementari, centraline di termoregolazione e sistemi solari termici. La classe energetica iniziale dell’apparecchio primario può essere, così, incrementata integrandolo con componenti che determinano l’aggiunta di punti bonus incrementando l’efficienza energetica del sistema. Il risultato è che, in alcuni casi, la classe energetica del sistema è più alta di quella dell’apparecchio primario. Questo tipo di miglioramento può essere ottenuto indipendentemente dal tipo di sistema o fonte energetica, e deve essere valutato di volta in volta in base a calcoli ben definiti.


ALTRE DATE PER IL CIRCOLATORE Si ricorda che a partire dal 1°agosto 2015, con l’entrata in vigore dei Regolamenti UE n. 641/2009 e n. 622/2012 che riguardano i circolatori, le caldaie potranno montare solamente circolatori ad alta efficienza. Ciò significa che i produttori possono immettere sul mercato solamente prodotti dotati di circolatori ad alta efficienza, mentre distributori e installatori possono vendere i prodotti NON conformi ad ErP, senza etichettatura energetica oppure NON dotati di circolatori ad alta efficienza, solamente se immessi nel mercato dai costruttori prima dell’entrata in vigore delle rispettive normative (1º agosto per i circolatori, 26 settembre per i generatori).

può giungere alla definizione di un “insieme”, a cui viene attribuita una etichetta dedicata. Tale etichetta è utile per sottolineare prestazioni efficienti di sistemi che integrano diverse tecnologie e varie fonti energetiche. L’etichetta di insieme fornisce la prestazione complessiva di un insieme costituito da un apparecchio e da uno o più componenti rilevanti per il risparmio energetico: dispositivo di controllo della temperatura, generatore supplementare (ad esempio, una pompa di calore ad integrazione), bollitore ad accumulo e/o solare termico ad integrazione sul riscaldamento e/o sul sanitario.

Abbonati per leggere Esempio applicativo: caldaia + controllo di temperatura + dispositivi solari

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scaldacqua a pompa di calore e serbatoi per l’acqua calda. Questi prodotti dovranno essere accompagnati da un’etichetta energetica, da apporre su tutti gli strumenti di comunicazione, e da una scheda prodotto, entrambe fornite dal produttore. Oltre all’etichettatura energetica e alla scheda dei singoli prodotti per riscaldamento, i nuovi regolamenti introducono anche una novità molto importante per il settore: l’obbligo di un’etichetta d’insieme (o di sistema), riguardante l’intero sistema installato.

Partendo da una caldaia a condensazione di classe A si possono ottenere prestazioni energetiche eccellenti, evidenziabili con l’etichetta di sistema. Nell’esempio, il generatore è una caldaia a condensazione che integra un

Etichetta di sistema, chi la compila?

La compilazione dell’etichetta d’insieme, così come della scheda che l’accompagna, sarà a carico del soggetto proponente, sia esso produttore, installatore, venditore o progettista. Determinante in questo contesto sarà il ruolo di colui che assemblerà l’impianto, a cui spetterà di accertare il corretto valore di efficienza del sistema. Nel caso in cui sia il produttore a confezionare e vendere il sistema, esso dovrà fornire l’etichetta energetica e la scheda dei singoli prodotti e del sistema, insieme alla scheda di calcolo già compilata. Se il sistema rimane immutato lungo tutta la filiera distributiva, i documenti rimarranno tali e verranno forniti di volta in volta al potenziale acquirente. Nel momento in cui qualsiasi soggetto della filiera (installatore, distributore o progettista) intenda togliere e/o aggiungere un componente del sistema, sia l’etichetta di sistema che la scheda di calcolo elaborate dal produttore non avranno più alcuna validità e dovranno pertanto essere riformulate sulla base delle modifiche apportate.

Dall’apparecchio al pacchetto, un esempio concreto

A partire da un apparecchio per la climatizzazione invernale e/o produzione di acqua calda sanitaria, si

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sistema di controllo della temperatura e alcuni dispositivi solari. La prima cosa richiesta dalla scheda di calcolo è la sua efficienza energetica, reperibile nei dati tecnici. Dopo di che è necessario inserire il contributo del controllo di temperatura, disponibile anch’esso nella scheda tecnica fornita dal produttore. In questo caso, la terza riga non viene compilata poiché non sono presenti caldaie supplementari. È invece previsto un dispositivo solare: i parametri richiesti sono disponibili nelle documentazioni tecniche dei singoli componenti. Dopo aver effettuato i calcoli il risultato ottenuto è pari a 102. È stato quindi elaborato un sistema che, partendo da una caldaia in classe A abbinata a un controllo di temperatura e un dispositivo solare (destinato a migliorare il riscaldamento), ha ottenuto una classe di efficienza energetica stagionale A+. Dato che il sistema non è stato elaborato dal produttore delle componenti o della caldaia, il nome del prodotto e del proponente corrisponderà a quello di chi ha compilato la scheda di sistema. Chiaramente chi assembla il sistema è anche responsabile del suo corretto funzionamento.

Quali conseguenze per il mercato?

La distribuzione dovrà prendere completa conoscenza del nuovo regolamento, oppure dovrà accontentarsi di vendere sistemi preconfezionati dalle aziende. È chiaro che le multinazionali, operando su tutti i mercati europei, avranno più facilità ad allinearsi al regolamento. Va anche detto che non si tratta solo di ampiezza, ma anche di completezza di gamma. Un produttore capace di fornire dal sistema solare alla pompa di calore sarà avvantaggiato nel rilasciare una propria etichetta di sistema. Insomma, ben presto, non conteranno solo le dimensioni, ma anche la velocità con cui si risponderà alle esigenze del mercato.

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n.56


“MESSA IN SERVIZIO” E “IMMISSIONE SUL MERCATO”: CHE DIFFERENZA C’È? La “messa in servizio” è il primo impiego di un prodotto utilizzato ai fini previsti dall’utilizzatore finale nell’Unione Europea ed è differente dall’“immissione sul mercato”. L’immissione sul mercato è infatti l’atto iniziale che consente di mettere per la prima volta a disposizione un prodotto sul mercato, mentre la messa in servizio coincide con il primo utilizzo del prodotto all’interno della comunità da parte dell’utilizzatore finale.

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PROGETTARE

Glass architecture A EXPO

Alimentazione, certo, ma anche architettura e tanto vetro all’Esposizione universale di Milano A CURA DELLA REDAZIONE

E

xpo si concentra su un tema centrale — quest’anno è Nutrire il Pianeta —, ma come tutte le esposizioni universali offre anche l’occasione per sperimentare e mostrare al pubblico interessanti soluzioni architettoniche. Materiale tecnologico con un forte contenuto di design, il vetro è tra i protagonisti dell’edizione milanese, aperta fino ad ottobre. Numerosi padiglioni giocano infatti con le trasparenze e le proprietà di questo materiale per catturare l’attenzione dei visitatori e per sottolineare caratteristiche e peculiarità del paese. Quattro diversi esempi di come si può lavorare il vetro in

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n.56

modo innovativo sono stati mostrati da AGC nel corso di una presentazione tenutasi nel quartiere fieristico, che ha toccato i padiglioni di Belgio, Giappone, Kuwait e Azerbaigian.

Padiglioni agli antipodi

I padiglioni di Belgio e Giappone si caratterizzano per la presenza di vetri AGC con prestazioni energetiche e funzionalità avanzate. Due vetri BIPV, che incorporano celle fotovoltaiche (SunEwat XL) o un film organica, ricoprono la parte meridionale della cupola geodetica e il tetto del padiglione belga, due elementi che simbolizzano altrettanti aspetti del territorio: da una parte il modello ideale di pianificazione urbanistica del futuro, comprendente una zona centrale con quartieri periferici, dall’altra un richiamo alla tradizione e ai valori rurali, che rappresentano ancora oggi un aspetto importante dell’economia del paese. Con una superficie totale coperta di 315 m2, le celle fotovoltaiche forniscono


FORNITORE DI ARCHITETTI E DESIGNER

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AGC Flat Glass Italia, specializzata nella produzione e nella lavorazione di vetro per le costruzioni, con sede direzionale a Milano e produttiva a Cuneo, è la branch italiana di AGC Glass Europe, importante produttore europeo di vetro piano. Caratteristiche prestazionali quali isolamento acustico e termico, controllo solare, sicurezza e protezione antincendio, aprono ai prodotti AGC le grandi forniture contract per importanti progetti firmati da architetti di fama internazionale: tra i più recenti nel nostro paese la Torre Diamante nelll’area ex Varesine e Il Bosco Verticale a Milano, come pure l’Auditorium “Nuvola di Fuksas” a Roma.

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PADIGLIONE DEL BELGIO. Il vetro è utilizzato sia per comporre la cupola geodetica, sia per creare una copertura fotovoltaica trasparente che fornisce energia elettrica alle utenze

elettricità al padiglione generando ogni giorno circa 130 kWh di energia verde. Appartenenti alla linea di prodotti con rivestimento magnetronico ad alte prestazioni, i vetri Stopray di AGC Glass Europe mantengono una temperatura gradevole all’interno dei padiglioni operando un controllo solare. Grazie a questa caratteristica, 560 m2 di Stopray Smart 51/33 sono stati installati sul tetto e sulla facciata del padiglione belga, mentre la versione Stopray LamiSmart 24 è stata scelta per realizzare l’intera facciata di quello giapponese, che si estende su 1.100 m2. Il vetro Planibel Clearvision, grazie al suo basso contenuto di ferro, conferisce un aspetto puro ed extrachiaro al maestoso scalone che i visitatori utilizzano per accedere alla zona centrale del padiglione belga, proprio sotto alla cupola geodetica. Il parapetto in vetro curvo, completamente trasparente, offre un’eccellente trasmissione luminosa e un’ottima resa cromatica, mentre le scale in vetro stratificato si contraddistinguono per la pellicola di PVB bianco opaco.

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GOING GREEN AGC Glass Europe è da sempre attenta al tema della sostenibilità, tanto da ottenere, prima in Europa nel 2010, la certificazione Cradle to Cradle per il vetro Float e i vetri basso emissivi e selettivi con rivestimento magnetronico. Non è solo una questione di comunicazione ambientale: questa certificazione offre la possibilità di ottenere di crediti nei principali sistemi di certificazione della sostenibilità degli edifici, come LEED e BREEM (Building Research Establishment Environmental Assessment Method). A fine 2013, l’azienda ha ottenuto anche il Cradle to Cradle Certified Silver per la gamma di vetro stratificato di sicurezza Stratobel e per il vetro stratificato acustico Stratophone, dopo aver certificato nel 2012 la linea dei vetri decorativi. AGC testimonia il suo impegno in termini di sostenibilità aziendale anche attraverso l’analisi del ciclo di vita dei prodotti (LCA) e la certificazione dei propri stabilimenti secondo la norma ISO 14001.

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PADIGLIONE DEL GIAPPONE. Nonostante l’impianto tradizionale, il padiglione utilizza vetro laccato bianco temprabile per 150 m2 di pareti interne

vetro, permette di eliminare il 99,9% dei batteri che vi si depositano, funzione gradita negli ambienti dove il cibo fresco viene preparato ogni giorno. Nel padiglione giapponese è stato invece utilizzato vetro laccato bianco temprabile (Lacobel T Crisp White) per ricoprire 150 m2 di http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 pareti interne. Decorativo e antibatterico Il vetro decorativo prodotto dalla società si è dimostrato una scelta Padiglione a sfere indovinata per le pareti divisorie. Il Padiglione Azerbaigian sorprende i visitatori con un’architettura composta da sfere che Nel padiglione belga, i visitatori rappresentano la biodiversità e la cultura di un Paese in cui diversi elementi convivono insieme. partecipano alle dimostrazioni L’idea alla base della scelta architettonica è la biosfera, ovvero un sistema aperto ai flussi culinarie di famosi chef belgi, in una esterni, capace al tempo stesso di proteggere e favorire lo sviluppo della vita al suo interno. cucina hi-tech costituita da oltre Ideato, progettato e realizzato da Simmetrico, network italiano di creativi, project manager ed 100 m2 di divisori, realizzati con esperti in tecnologie multimediali, in collaborazione con lo studio di architettura Arassociati, vetro AntiBatterico chiaro (Planibel i progettisti strutturali di iDeas e lo studio di architettura del paesaggio AG&P, il padiglione è AB) o laccato chiaro (Lacobel AB). La stato realizzato attingendo ai materiali tradizionali dell’Azerbaigian, come il legno, lavorato in tecnologia brevettata, che diffonde modo innovativo, abbinato a materiali universali come il vetro e il metallo. ioni d’argento negli strati esterni del Per questa applicazione è stato selezionato Planibel Linea Azzurra di AGC Glass Europe, utilizzato per le sfere, le parti piane della facciata e i parapetti interni. Prodotto solo in Italia, nello stabilimento di Cuneo, questo vetro speciale chiaro si caratterizza per un aspetto PADIGLIONE leggermente azzurrato ed è particolarmente adatto per grandi superfici vetrate e per un uso DELL’AZERBAIGIAN. nell’architettura più raffinata. La facilità con cui può essere tagliato, molato, temperato, curvato Tema dominante la sfera, e stratificato, lo rendono adatto per progetti complessi. Il pavimento del padiglione vede che sottolinea il concetto invece l’utilizzo di Planibel Clearvision, vetro low-iron con aspetto estetico fortemente neutro, di biosfera, sistema elevata trasmissione luminosa e resa colore. aperto ai flussi esterni,

capace di proteggere e favorire lo sviluppo della vita al suo interno

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Facciate in verde

Vetri AGC sono stati utilizzati anche nelle facciate esterne del padiglione Kuwait. Realizzato da Nussli Italia, che si è avvalsa del contributo dello Studio Italo Rota per l’ideazione architettonica e il design, questo padiglione spicca per la struttura stretta e lunga, ispirata al profilo delle vele delle “Dhow”, le imbarcazioni tradizionali kuwaitiane ancora in uso nelle acque del Golfo Arabico, e alle superficie delle serre e dei sistemi agricoli idroponici del Paese. Per la realizzazione delle facciate del padiglione, ideate da Progetto CMR, è stato scelto il vetro Planibel Green di AGC, nello spessore da 10 mm. Grazie allo spessore e alla tipica colorazione verde, il vetro offre un buon controllo solare: fattore solare del 46%, trasmissione luminosa pari al 63%, riflessione interna ed esterna intorno al 6%.

PADIGLIONE DEL KUWAIT. Le facciate esterne sono realizzate con vetro Planibel Green di AGC, nello spessore da 10 mm


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TENDENZE

Il futuro è in cucina CLAUDIO MOLTANI

Nuovi materiali e tecnologie. Il mercato delle cucine guarda al futuro e offre soluzioni adatte a qualsiasi necessità dei clienti, anche i più esigenti

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l combinato disposto fra materiali innovativi, elettrodomestici e tecnologie di ultima generazione ci consegna un ambiente cucina che è probabilmente il luogo più ecosostenibile dell’intera abitazione. Con qualche sorpresa, visto che alcune di queste idee erano già realizzate molto tempo fa.

La cucina del 2025

Un buon punto di partenza per tentare di definire come sarà la cucina del prossimo futuro sono i Concept Kitchen che Ikea ha recentemente presentato a Milano: idee, spunti, visioni che la multinazionale svedese ha però intenzione di concretizzare entro i prossimi dieci anni. Fra questi, vi è un prototipo di sistema di recupero e riciclaggio dei rifiuti organici e dell’acqua che permetterà, finalmente, di utilizzare le acque grigie per lavastoviglie e wc; un piano di cottura a induzione che, al

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contempo, è anche bilancia, tavolo da pranzo e piano di lavoro che sa riconoscere gli alimenti che vi vengono appoggiati (il tavolo interattivo “legge” il peso, le vitamine, le fibre di ogni singolo alimento, e suggerisce ricette per la preparazione ottimale degli stessi); e, infine, la dispensa composta da contenitori autorefrigeranti, per buona parte tecnologicamente avanzati (possono infatti essere impostati in base all’alimento che debbono conservare) in parte presi pari pari dalla tradizione, visto che si utilizza un materiale come la terracotta, già ben conosciuto per le sue proprietà naturalmente isolanti e refrigeranti. Il punto di partenza di Ikea è che la maggior parte della popolazione abiterà in grandi città, con case più piccole, ma sempre più interconnesse, con meno tempo a disposizione e con spazi che si adatteranno


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CONCEPT KITCHEN 2025 DI IKEA

sempre meglio alle nuove esigenze. In questo contesto, la cucina assumerà un ruolo rilevante per favorire la socializzazione di nuclei familiari sempre più “aperti”, eliminando tutte quelle barriere che, oggi, possono ancora fortemente ridurre la creatività delle persone alle prese con pentole e fornelli.

Prodotti tecnologici in cucina

Ma che la cucina sia un territorio per il quale realizzare prodotti di altissima tecnologia, che sanno risparmiare sui propri consumi e che contemporaneamente permettono all’utilizzatore di risparmiare sui tempi, è ormai un dato acquisito. Alcuni di questi prodotti arrivano da un’altra multinazionale, Whirlpool, e dal suo marchio KitchenAid: il frigorifero Supreme No Frost, ad esempio, è probabilmente quanto di più avanzato oggi la tecnologia permetta per la conservazione nel freddo non industriale. Questo frigo (ovviamente in Classe A+++) racchiude due diverse tecnologie by Whirlpool (il Fresh Control e il Total No Frost), una per il frigo e l’altra per il congelatore, capaci di creare per ciascuna zona l’ambiente ideale alla conservazione dei cibi evitando gli… effetti collaterali della brina. I due sistemi agiscono indipendentemente l’uno dall’altro (contrariamente ad un tradizionale modello No Frost) e, consentendo la distribuzione ideale della temperatura, con consumi ancor più ridotti, permettono anche di avere una umidità controllata per un prolungamento della conservazione degli alimenti. KitchenAid si occupa, prevalentemente, di piccoli elettrodomestici: l’ultimo nato è il Cook Processor Artisan, che se pur rientra nella categoria dei “piccoli” in pratica è un robot che può fare

letteralmente di tutto: bollire, friggere, cuocere a vapore, stufare, impastare, tritare, frullare, fare il pane, emulsionare, montare, mescolare…e anche qui, con consumi elettrici ridotti e controllati. Altra rivoluzione riguarda le modalità di cottura e conservazione degli alimenti, con la modalità sottovuoto. La grande novità (premiata con il Compasso d’Oro per l’insieme di caratteristiche di design e funzionalità) arriva dalla Tre Spade ed è la valvola sottovuoto Takaje Vacuum Seal. Questa Takaje (che non è un nome giapponese ma piemontese, e che significa “ce l’abbiamo fatta”) consiste in una valvola in gomma e carbonio che permette di trasformare qualunque recipiente di vetro, nuovo o già utilizzato, in un contenitore per il sottovuoto, con una semplicissima operazione. In questo modo, oltre a riutilizzare i contenitori in vetro, si allungano da 3 a 5 volte i tempi di conservazione degli alimenti, con buona pace del portafoglio familiare. Per quanto riguarda odori e fumi, in passato più che presenti in cucina, oggi qualsiasi tipo di cappa aspirante è un vero gioiello in grado non solo di aspirare ma anche di profumare e, in qualche caso, climatizzare, tutta la zona cucina. E la tecnica di estrazione perimetrale dell’aria ormai è di utilizzo comune; forse non tutti sanno che questa tecnologia è stata brevettata da un’azienda tedesca, la

WHIRLPOOL. Frigorifero Supreme No Frost

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VALVOLA SOTTOVUOTO TAKAJE

Novy, di cui una delle ultime proposte è la Maxi Pure Line, che adotta un sistema che permette il facile smontaggio e la pulizia dei filtri.

Materiali innovativi

Dopo la breve panoramica sugli elettrodomestici, passiamo agli altri protagonisti, ovvero i materiali. Qui, la ricerca, e le tecnologie di estrazione e lavorazione, hanno permesso la nascita, negli ultimi anni, di una serie continuamente innovata di “solid surface”, o di cosiddetti “nuovi materiali”, che stanno scalzando il terreno ai precursori, Corian di DuPont su tutti. E qui gli italiani e, forse, gli spagnoli, forti di una leadership che affonda le sue radici nelle miniere di marmo, hanno sicuramente molto da offrire ai mercati e, in ultima analisi, all’utilizzatore finale. Ad esempio, con il Fenix, prodotto da Arpa, un materiale nanotech a

base di resine che, grazie ad un trattamento nanotecnologico irreversibile, rende la superficie estremamente compatta e idrorepellente, resistente ai graffi e, essendo intrinsecamente antibatterica, perfettamente utilizzabile in cucina. O con le grandi lastre da 1600x3200 mm prodotte dal Laminam inizialmente per l’utilizzo in architettura ma che si stanno dimostrando altrettanto efficaci per la realizzazione dei piani di lavoro cucina. Grazie all’utilizzo dalla nuova linea di produzione con sistema di pressatura Gea, la serie 1600x3200 si diversifica in dieci colori ispirati a elementi come cemento, marmo, legno pregiato e ferro ossidato; o, ancora, con il Lapitec (ne vediamo un esempio nella cucina Viva proposta da Maistri), o con il Dekton prodotto dalla spagnola Cosentino, una miscela di materie prime utilizzate nella produzione di vetro, porcellana e superfici in quarzo, materiale ultracompatto che viene realizzato con una tecnologia di sinterizzazione delle particelle. E quando questo materiale ancora non c’è, o se esiste viene impiegato in altri ambienti, ecco che qualcuno scopre come sfruttarlo anche in cucina: è il caso di Ceramica Althea, che fino ad oggi realizzava i suoi piatti doccia con il Plus+Ton, un materiale che viene fuso a oltre 1.250 °C e che è completamente riciclabile, antigraffio, antimacchia e antibatterico, e che sta studiando come introdurre questo procedimento, brevettato a livello mondiale, anche per la realizzazione dei piani di lavoro cucina.

VIVA. Proposta da Maistri

DEKTON. Prodotto dalla spagnola Cosentino

LAMINAM. Lastre da 1600x3200 mm

90

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Edifici storici

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Building management e telegestione

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RISCALDAMENTOENERGIA ISSN:2038-2723

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CONDIZIONAMENTO

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Centri sportivi e polifunzionali

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ANNO 5 - GIUGNO 2014

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Cooling Pumps Towers 7% 3%

Radiantradiante System Sistema

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CASE HISTORY SISTEMI SDHV PER IL RESIDENZIALE TELERISCALDAMENTO PER RAFFREDDARE

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REFRIGERAZIONE

LA RIVISTA PER I PROFESSIONISTI DEGLI IMPIANTI HVAC&R

ANNO 5 - SETTEMBRE 2014

TUTTO VARIABILE IN CENTRALE RECUPERO DI CALORE

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Cogenerazione in piscina Continuous commissioning per il campus universitario Regolazione automatica della climatizzazione in palestra Involucro solare per lo stadio di Brema

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#32

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#30

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REFRIGERAZIONE

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#29

FOCUSTECNOLOGICO

Sistemi antincendio Edifici per l’istruzione Impianti di riscaldamento Impianti radianti Edifici per la sanità Filtrazione Travi fredde Diagnosi energetica Riqualificazione delle strutture ricettive Accumulo Biomasse Sicurezza Il risparmio nella pubblica amministrazione Ventilazione Sistemi ibridi Ispezioni Microcogenerazione e trigenerazione Pompe di calore Contabilizzazione Generazione distribuita La riqualificazione degli impianti nei condomini Recupero Gestione degli impianti VRF Il comfort nei microambienti: i mezzi di trasporto Misure e collaudi Qualità ambientale Catena del freddo Strategie di ottimizzazione energetica Monitoraggi e regolazioni nelle strutture per il commercio Fonti rinnovabili

ANNO 5 - FEBBRAIO 2014

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#28

DOSSIER MONOGRAFICO

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TECNICA DEI SERRAMENTI

POSA IN OPERA DEL CONTROTELAIO E DEL SERRAMENTO Dopo la fase di progettazione e la risoluzione dei nodi del giunto, si passa all’installazione del falso telaio e, successivamente, del serramento GUIDO ALBERTI*

L

a progettazione del sistema finestra inizia con la scelta del controtelaio e del serramento, risolvendo tutti e tre i nodi del giunto, come abbiamo visto negli articoli pubblicati nei numeri scorsi. Successivamente, si passa alla verifica delle isoterme, mediante software di simulazione agli elementi finiti (FEM) e — in caso di esito positivo —, al cantiere.

Il ruolo del serramentista

Un progetto ad alta efficienza energetica inizia con la posa in opera del controtelaio da parte del serramentista. Proprio così, è il serramentista a preoccuparsi di questa fase e non, come consuetudine, l’impresa edile. Tuttavia, ben vengano imprese qualificate in grado di posare correttamente un controtelaio, risolvendo tutti e tre i livelli di posa e garantendo tenuta al sistema. Prima della progettazione e, quindi, della realizzazione del controtelaio, è buona norma comunicare gli ingombri a chi lavora in cantiere, evitando, in questo modo, di restringere troppo i fori nella muratura. Alcuni sistemi prevedono infatti accessori quali cassonetti e sotto bancali che, inevitabilmente, vanno a ridurre l’altezza del foro grezzo nella muratura. Lo stesso discorso vale per le spallette laterali.

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n.56

È sempre gradita la redazione, da parte del serramentista, di adeguati disegni, per indicare alle maestranze che intervengono nelle fasi successive come procedere con gli intonaci, all’interno e all’esterno, e — se presente — con la posa del sistema a cappotto.

Posa del controtelaio

Esaminiamo brevemente le fasi di posa di un controtelaio o falso telaio che dir si voglia. Per prima cosa si procede al fissaggio meccanico del controtelaio mediante elementi di tenuta correttamente dimensionati, per poi procedere alla risoluzione dei livelli. Un aspetto che dovrebbe rimettere in discussione la posa del controtelaio mediante zanche e malte è l’impossibilità, da parte del progettista, di calcolare la resistenza, perlopiù al taglio, degli elementi. Questo aspetto è sicuramente più semplice nel caso in cui si utilizzino altri fissaggi meccanici, i cui carichi massimi ammissibili sono noti poiché certificati dal produttore. La logica dei tre livelli, esaminata negli articoli precedenti, vale anche in queste fasi. Una volta inserito il controtelaio nel foro grezzo, centrato, messo a piombo ed a livello, viene mantenuto in posizione mediante dei comuni cunei o materassini gonfiabili. Per comodità si inizia con il livello intermedio, quello che deve garantire isolamento termoacustico, interponendo schiuma poliuretanica nel giunto di posa. L’estrusione è preferibile che avvenga dal basso verso l’alto, solo dopo aver accuratamente agitato la bomboletta, al fine di garantire una giusta miscelazione dei componenti. Infine bisogna tenere in conto l’espansione, onde evitare di tagliare la parte in eccesso, che potrebbe deteriorarsi nel tempo. Successivamente, prima che la schiuma PU solidifichi del tutto, si può costipare il materiale nel giunto, evitando in questo modo di tagliare la parte in eccesso che fuoriesce a seguito dell’espansione.


I TRE LIVELLI

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Nodo primario. Inserimento di schiuma PU nel livello intermedio; apposizione di una pellicola di tenuta nel livello interno È cruciale che la schiuma sia quanto più elastica possibile e non espanda in modo eccessivo. Per capire se la schiuma è abbastanza elastica, basta estruderne un segmento, aspettare che espanda e provare a fare un nodo. Se ciò è possibile, la schiuma è sufficientemente elastica. Si passa alla risoluzione del livello interno, applicando una barriera, che deve essere continua su tutti e quattro i lati del controtelaio, così da garantire tenuta all’aria e impermeabilità al vapore. Tale barriera può essere di tipo adesivo, con o senza rete da “affogare” nell’intonaco. In questo modo si garantisce tenuta al livello interno e si evitano perdite per ventilazione. In questa fase è importante che lo strato di tenuta all’aria interno sia continuo su tutti e quattro i lati del controtelaio. Occorre

Per definire le caratteristiche dei prodotti in funzione del loro posizionamento all’interno del nodo, possiamo suddividerlo in tre parti: esterna, intermedia e interna. Definiamo queste tre sezioni “Livelli”, a cui associamo un colore: un livello interno, convenzionalmente indicato con il colore Blu; un livello intermedio identificato con il colore Giallo e, infine, un livello esterno identificato con il colore Rosso. Nel caso di un serramento, questi tre livelli, come si vede nella figura, indicano una specifica zona che deve garantire prestazioni differenti.

Effetto barriera. Nodo primario: applicazione di una pellicola adesiva di tenuta

Prova del Nodo. Se si riesce ad “annodare” un segmento di schiuma, significa che questa è elastica al punto giusto

n.56

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Dettaglio importante. Risvolto della pellicola di tenuta in corrispondenza dell’angolo

Dettaglio. Come sormontare la pellicola di tenuta Fissaggio con isolamento esterno. Staffa di fissaggio per controtelaio da “affogare” nel coibente

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Edifici in legno. Occorre raccordare il telo di tenuta al vento al controtelaio FOTO www.fanzola.it

Impermeabilizzazione del bancale. Raccordo del quarto lato con guaina in EPDM FOTO www.fanzola.it

prestare attenzione agli angoli e alle giunzioni. Negli angoli si può procedere “pizzicando” per qualche centimetro la pellicola mentre per le giunzioni è sufficiente un sormonto di qualche centimetro, usando però del sigillante (per esempio MS-Polimero). Infine, è bene ricordare che l’applicazione, soprattutto nel caso di pellicole adesive, deve avvenire su superfici pulite ed asciutte. Una volta che la schiuma è solidificata si può procedere con il fissaggio meccanico del controtelaio, mediante opportuni fissaggi, scelti in funzione delle sollecitazioni e del tipo di supporto (muratura, calcestruzzo ecc.). La regola da seguire è abbastanza semplice: il primo fissaggio va fatto a circa 150 mm dall’angolo interno; i successivi vanno invece applicati a una distanza non superiore a 700/800 mm. Si deve procedere lungo tutti e quattro i lati e non solo lateralmente. In presenza di controtelai posizionati nel coibente, si possono usare staffe angolari per il fissaggio meccanico alla muratura. In genere, il livello esterno, sui tre lati, è già risolto dal controtelaio, grazie all’uso di profili di raccordo che vengono affogati nell’intonaco o nella rasatura nel caso di isolamento con sistema a cappotto. In linea di massima, quindi, per i tre lati del livello esterno, a meno di particolari condizioni climatiche di sito o di struttura, non si applicano pellicole o guaine di tenuta. Tale funzione è svolta dal profilo di raccordo. Questo perché, qualora dovesse verificarsi, soprattutto nel periodo estivo, infiltrazione d’aria umida all’interno del giunto di posa, questa incontrerebbe strati con temperatura sempre superiore a quella di condensazione. Nel caso di edifici in legno, essendo privi di intonaco, è importante raccordare il telo di tenuta al vento al controtelaio. Infine, il livello esterno inferiore va trattato diversamente dagli altri tre. Il motivo è semplice: questo livello deve garantire tenuta all’acqua, non solo in caso di pioggia battente, ma anche verso acqua stagnante. Ciò che si trova sotto il bancale, dev’essere impermeabilizzato. Il quarto lato dev’essere quindi “collegato” con il livello di impermeabilizzazione del sotto bancale. Esistono ovviamente degli elementi “prefabbricati” in grado di garantire tenuta a eventuali ristagni d’acqua.


Posa del serramento

Il “cantiere” inizia con la posa del controtelaio, parte del sistema finestra e che, quindi, deve essere affidata al serramentista. Non è raro che i capitolati impongano serramenti con tre guarnizioni, mentre per la posa in opera non ne venga chiesta nemmeno una. Troppe volte, infatti, la posa in opera del controtelaio è affidata al caso; spesso e volentieri si usano “rimasugli di cantiere” per il livello intermedio e nessun profilo di raccordo per quello interno ed esterno. Una volta posato il controtelaio, ultimati i lavori edili, si passa alla posa del serramento che sarà sicuramente più agevole e veloce grazie alla perfetta messa in opera del controtelaio da parte http://shop.quine.it/dettaglio.asp?idprodotto=10 del serramentista. Una corretta posa del controtelaio, infatti, riduce i tempi per l’installazione del serramento e garantisce una maggiore affidabilità e qualità del sistema finestra. La logica dei tre livelli è sempre ricorrente, anche nella posa in opera del serramento. È possibile utilizzare anche un solo prodotto, come un nastro autoespandente multifunzione, in grado di risolvere tutti e tre i livelli. Occorre però prestare attenzione alla traversa inferiore, che richiede un discorso separato, quanto meno nella scelta dei prodotti da utilizzare. In alternativa ai nastri multifunzione, che hanno un costo significativo, si può pensare ad altri prodotti, ad esempio due

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Posa errata del controtelaio. A sinistra, non è stato inserito alcun elemento di raccordo con intonaco esterno. A destra: livello intermedio con malta e controtelaio metallico

semplici e comuni nastri BG1, a condizione che il controtelaio sia stato progettato per questo sistema di posa. In questo modo si riescono a ridurre i costi di posa in opera del serramento, senza compromettere le prestazioni del sistema. * Guido Alberti, Tecnico esperto Finestra Qualità CasaClima (www. posaqualificata.it)

Hai domande, curiosità o dubbi riguardo le tecniche di posa dei serramenti? Invia una mail a tecnicaserramento@casaclima.it. Risponderà in privato o dalle colonne di questa testata il nostro esperto Guido Alberti

Posa del serramento su controtelaio opportunamente progettato e posato

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CASA&CLIMA# 56  

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