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ISSN: 2038-0895

Per PENSARE, PROGETTARE e COSTRUIRE SOSTENIBILE

N. 83 I Anno XV I GENNAIO/FEBBRAIO 2020 I Bimestrale

RINNOVABILI Quale futuro per le biomasse? KLIMAHOUSE L’ecosistema del costruire bene NZEB Strategie politiche e strumenti di sostegno CLIMAMI La progettazione degli edifici cambia con il clima

SPECIALE BIM Il BIM per la progettazione impiantistica

Poste Italiane Spa – Posta target magazine – LO/CONV/020/2010 Organo ufficiale

IL GIUSTO MICROCLIMA

RIVESTIMENTI A CAPPOTTO Progettazione e posa a regola d’arte


la formula del clima perfetto

entra nel futurO del risCaldamentO

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I sistemi Daikin impiegano le tecnologie piÚ efficienti dal punto di vista energetico, come pompe di calore 100% elettriche e sistemi ibridi, in grado di dimezzare le emissioni di CO2 raddoppiando l’efficienza. Sostituendo la vecchia caldaia del tuo cliente riduci l’impatto ambientale, abbatti i consumi e lo fai risparmiare con gli incentivi fiscali.

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BIMESTRALE Organo ufficiale di:

Comitato consultivo Carla Tomasi (Finco) Angelo Artale (Finco) Giorgio Albonetti (Quine) Marco Zani (Quine) Comitato scientifico Antonio Arienti (Aif) Alfio Bonaventura (Aifil) Cesare Boffa (Fire) Gianfranco Borsatti (Anfus) Sergio Fabio Brivio (Finco) Francesco Burrelli (Anaci) Paolo Cannavò (Fecc) Riccardo Casini (Unicmi) Davide Castagnoli (Anacs) Innocenzo Cipolletta (Aifi) Italo Cipolloni (Anisig) Daniela Dal Col (Anna) Gianluca De Giovanni (Assofrigoristi)

Caterina Epis (Fondazione Promozione Acciaio) Nicola Antonio Fornarelli (Acmi) Fabio Gasparini (Assites) Potito Genova (Assobon) Gabriella Gherardi (Aises) Donatella Guzzoni (Sismic) Iginio Lentini (Union) Giuseppe Lupi (Aipaa) Antonio Maisto (Assoverde) Carlo Miana (Assoroccia) Laura Michelini (Anfit) Fabio Montagnoli (Pile) Francesco Morabito (Assografene) Daria Pasini (Archeoimprese) Paolo Pastorello (Restauratori Senza Frontiere) Marco Patruno (Fisa) Massimo Poggio (Fias) Carmine Ricciolino (Aiz) Walter Righini (Fiper) Marcello Rossetti (Aicap) Kristian Schneider (Ari) Angelo Sticchi Damiani (Aci) Daniele Succio (Anipa) Paolo Taglioli (Assoidroelettrica) Eleonora Testani (Ancsa) Bruno Ulivi (Ait)

Fondata da Andrea Notarbartolo

IN QUESTO NUMERO

18

Grafica e Impaginazione Grupo Asís

DENTRO L’OBIETTIVO

6 NOVITÀ PRODOTTI

38 Il cielo nelle stanze

Pubblicità Quine Srl 20141 Milano - Via G. Spadolini, 7 - Italy Tel. +39 02 864105 - Fax +39 02 70057190 - dircom@quine.it Traffico, Abbonamenti, Diffusione Rosaria Maiocchi Editore Quine srl - www.quine.it Presidente Giorgio Albonetti Amministratore Delegato Marco Zani Direzione, Redazione e Amministrazione 20141 Milano - Via G. Spadolini, 7 - Italy Tel. +39 02 864105 - Fax +39 02 70057190 e-mail: redazione@quine.it Servizio abbonamenti Quine srl, 20141 Milano – Via G. Spadolini, 7 – Italy Tel. +39 02 864105 – Fax +39 02 70057190 e-mail: abbonamenti@quine.it Gli abbonamenti decorrono dal primo fascicolo raggiungibile. Costo copia singola: euro 2,30 Stampa Aziende Grafiche Printing Srl – Peschiera Borromeo (MI) Casa&Clima è stampata su carta certificata Chlorine Free Iscrizione al Tribunale di Milano N.170 del 7 marzo 2006. Poste Italiane Spa – Posta target magazine – LO/CONV/020/2010 Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 12191

IN COPERTINA w w w. c a s a e c l i m a . c o m

a cura della redazione

10 TECH

Associato Anes Aderente

ISSN: 2038-0895

Per PENSARE, PROGETTARE e COSTRUIRE SOSTENIBILE

KLIMAHOUSE L’ecosistema del costruire bene NZEB Strategie politiche e strumenti di sostegno

microclima

RINNOVABILI

N. 83 I Anno XV I GENNAIO/FEBBRAIO 2020 I Bimestrale

RINNOVABILI Quale futuro per le biomasse?

46 Ottenere il giusto

CLIMAMI La progettazione degli edifici cambia con il clima

a cura della redazione

18 Quale futuro per le biomasse?

di Sebastian Bendinelli

SPECIALE BIM Il BIM per la progettazione impiantistica

WORK IN PROGRESS

52 Riqualificazione

e risanamento di un edificio anni ‘50

INTERVISTA

22 Ferroli conferma

l’impegno verso la sostenibilità con nuovi prodotti green a cura della redazione

24 L’ecosistema del costruire bene

57 Rivestimenti

65 La progettazione degli

31 L’approccio BIM

nella progettazione impiantistica MEP di Patrizia Ricci

EDIFICI PUBBLICI

70 Strategie politiche e

PROGETTO CLIMAMI

SPECIALE BIM

46

SPECIALE ISOLAMENTO

di Patrizia Ricci

di Silvia Martellosio

RIVESTIMENTI A CAPPOTTO Progettazione e posa a regola d’arte

SERVIZIO A PAGINA

di Davide Gigli

a cappotto: progettazione e posa a regola d’arte

KLIMAHOUSE 2020

IL GIUSTO MICROCLIMA

Organo ufficiale

edifici cambia insieme al clima a cura di Cristina Lavecchia

strumenti di sostegno per il raggiungimento del target nZEB di Giulia Paoletti, Roberta Pernetti e Valentina Ciolli

CONSULENZA FISCALE

Responsabilità Tutto il materiale pubblicato dalla rivista (articoli e loro traduzioni, nonché immagini e illustrazioni) non può essere riprodotto da terzi senza espressa autorizzazione dell’Editore. Manoscritti, testi, foto e altri materiali inviati alla redazione, anche se non pubblicati, non verranno restituiti. Tutti i marchi sono registrati. INFORMATIVA AI SENSI DEL D.LGS 196/2003 Si rende noto che i dati in nostro possesso liberamente ottenuti per poter e ettuare i servizi relativi a spedizioni, abbonamenti e similari, sono utilizzati secondo quanto previsto dal D.Legs.196/2003. Titolare del trattamento è Quine srl, via G. Spadolini 7, 20141 Milano (info@quine.it). Si comunica inoltre che i dati personali sono contenuti presso la nostra sede in apposita banca dati di cui è responsabile Quine srl e cui è possibile rivolgersi per l’eventuale esercizio dei diritti previsti dal D.Legs 196/2003.

© Quine srl - Milano

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Poste Italiane Spa – Posta target magazine – LO/CONV/020/2010

Hanno collaborato a questo numero Assocaaf, Sebastian Bendinelli, Valentina Ciolli, Davide Gigli, Cristina Lavecchia, Giulia Paoletti, Roberta Pernetti, Stefania Pisanti, Patrizia Ricci

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4 EDITORIALE

Direttore responsabile Marco Zani Redazione Silvia Martellosio redazione.casaeclima@quine.it

83

GENNAIO/FEBBRAIO 2020

74 Compensazione

dei crediti fiscali, le novità a cura di Assocaaf

ASSOVERDE

76 Costruire in Verde:

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70

un cambio di passo per lo sviluppo sostenibile di Stefania Pisanti


EDITORIALE

Legge di Bilancio, poche brevi considerazioni

ANGELO ARTALE, Direttore Generale Finco

Il giudizio al momento non può essere positivo. Ancora una volta, alcuni nodi fondamentali e strutturali sono lungi dall’essere adeguatamente affrontati, pur in presenza di alcune positive misure puntuali

Ebbene, a distanza di tempo – e nonostante un percorso a volte non lineare – l’efficienza energetica ha trovato una sua ragion d’essere grazie ai bonus per la riqualificazione in generale, senza dimenticare il Sisma Bonus – anche se ancora complesso nella procedura – per la riqualificazione sismica. E l’importanza della manutenzione si fa strada. Tuttavia, si sentiva la mancanza di attenzione per il “bello” che adesso viene ripreso dal Bonus Facciate (per gli esterni). Possiamo, dunque, affermare che il Legislatore ha fatto proprie – in modo palese e non – alcune delle principali istanze che tutta la Federazione (non solo Finco, per carità) ha con costanza sollecitato nel corso dell’ultimo decennio. A questo punto, però, occorre fare alcune sintetiche considerazioni in vista dell’approvazione della manovra della Legge di Bilancio al 31 dicembre (di cui vedremo l’esito prima che questo articolo venga pubblicato).

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n.83   www.casaeclima.com

1. Bene, come accennato, il Bonus Facciate e comprensibile la limitazione dell’agevolazione alle facciate esterne. Sarebbe opportuno estendere la possibilità di applicazione anche alle società e non escludere le superfici trasparenti, come sembrerebbe intenzione del Governo con emendamento depositato dai Relatori. A questo proposito, da più parti viene lamentata l’inopportunità del Bonus Facciate senza alcun vincolo di efficienza energetica ove si esegua la sola tinteggiatura. Credo però che l’attuale formulazione dell’emendamento da parte dei Relatori sia sostanzialmente corretta: la sig.ra Maria e il relativo condominio, in linea di massima, non faranno un intervento di efficientamento energetico, se non possono spendere e vogliono solo tinteggiare. Basta parlare con qualche Amministratore di condominio per averne conferma. Se li obblighi non faranno nulla nè l’uno nè l’altro fino a far sgretolare il palazzo. Inoltre, alcune sigle – ad esempio quelle che rappresentano

Bene il Bonus Facciate e comprensibile la limitazione dell’agevolazione alle facciate esterne. Sarebbe opportuno non escludere le superfici trasparenti, come sembrerebbe invece intenzione del Governo

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el 2013, Finco realizzava un documento dal titolo “Per un’Italia più bella e più sicura”, facendo seguito ad altre due pubblicazioni “Legge Obiettivo no, Obiettivo Manutenzione sì” e “Abbattere per ricostruire”. Prima ancora ha realizzato con ENEA il “Libro Bianco” (edito da Il Sole 24 Ore) che affrontava il tema dell’efficienza energetica negli edifici. Nel 2015, per il ventennale di Finco a Milano, Innocenzo Cipolletta, membro del Comitato Consultivo della Federazione, ipotizzava l’idea di un Bonus Facciate.


Sul resto, purtroppo, il giudizio non può essere al momento (e temiamo anche in seguito) positivo. Non si può infatti non sottolineare, ancora una volta, come alcuni nodi fondamentali e strutturali siano lungi dall’essere adeguatamente affrontati; nodi che hanno ritorni pesantissimi anche e soprattutto nel settore delle costruzioni. In primis quello della spesa pubblica corrente, abnorme rispetto a quella per investimenti e priva di ritorni; in secondo luogo la devastante e controproducente occupazione del mercato da parte di aziende statali e soprattutto municipali, che in alcuni casi (vedi AMA/ATAC a Roma, ma anche molte nel settore degli appalti e delle utilities) costituiscono la summa di come non deve essere speso il denaro dei contribuenti. E, visto che siamo in periodo di rinnovo delle relative governance, sarebbe opportuno scegliere persone competenti: condivisibile a questo proposito l’azione di pressione sul Decisore per l’indicazione delle competenze per la scelta dei futuri manager delle partecipate che sta portando avanti Federmanager.

Bene la conferma dei bonus per efficienza energetica e sismica, nonostante si continui ad applicare il 50% e non il 65% per infissi e schermature solari

la proprietà edilizia – ritengono, per certi versi giustamente, che quest’obbligo di fatto sarebbe grave per un settore già supertassato come quello della casa. Il tema non può essere quello di abbassare questo bonus, ma di obbligare (indurre) chi ritiene di fare un minimo di investimento a farlo in efficienza energetica. Non solo. Può accadere che con l’occasione della tinteggiatura si cambi idea e si passi all’intonaco e quindi all’efficienza. Si potrebbe forse pensare a un obbligo di efficientamento energetico, magari solo nel caso in cui le facciate non siano state rifatte da più di 30/35 anni. Inoltre, si potrebbe aggiungere l’obbligo di togliere i fili delle antenne dalle facciate visto che si tratta di interventi anche estetici che devono essere, tra l’altro, in linea con i piani colore delle città. 2. Bene la conferma – benché sempre di breve periodo – dei bonus per efficienza energetica e sismica, nonostante si continui ad applicare il 50% e non il 65% per infissi e schermature solari. 3. Male, anzi malissimo, il permanere della ritenuta dell’8% sui bonifici relativi agli interventi per la riqualificazione energetica, in presenza peraltro della fatturazione elettronica e quindi con il solo scopo di far cassa sulla pelle delle imprese. Sarebbe quantomeno opportuno ripristinarla al 4%. 4. Bene l’abrogazione dello sconto in fattura (Emendamento Toffanin) per poi eventualmente variarlo in linea con la risoluzione approvata dalla Commissione decima del Senato (si veda in proposito il link https://bit.ly/2rEt1cB), limitandone magari l’applicazione ai lavori primari di importo superiore ai 200 mila euro. 5. Bene/Male (nel Decreto Fiscale) la variazione solo parziale (applicabilità sopra i 200 mila euro, comunque sempre di complessa attuazione) del meccanismo di anticipazione sulle ritenute per la manodopera impiegata in appalti e subappalti. 6. Bene per ora l’approccio – vedremo in seguito – alla stesura del Regolamento del Codice degli Appalti. Il tema non è collegato direttamente alla Legge di Bilancio, ma è troppo importante per non farvi almeno cenno. A questo proposito, nella recente audizione presso il Ministero delle Infrastrutture, Finco ha lanciato la proposta, tra le altre, di procedere alla redazione di un contratto di subappalto-tipo, normativamente riconosciuto. 7. Bene per il settore immobiliare la conversione a regime della cedolare secca al 10%. Sul tema della patrimoniale si ritiene opportuna – in linea con quanto richiesto da Confedilizia – l’esenzione degli immobili inagibili, di quelli dei piccolissimi comuni e di quelli non allacciati ai servizi pubblici. 8. Bene l’impegno sulla manutenzione del territorio, occorre però tradurla in pratica.

E ancora, un fisco con un’imposizione mediamente di oltre il 40%, sempre attento ai soliti noti (vedi ad esempio l’incremento imposta auto aziendali fortunatamente rientrato) e di farraginosa applicazione. Per finire, una burocrazia che, ad onta di tutte le sempre sbandierate migliori intenzioni, rimane un fardello per lo sviluppo del Paese e sostanzialmente un nemico – invece che un facilitatore – per cittadini e imprese. Questo è vero al quadrato nel settore delle costruzioni. Non ultimo, il sistema della giustizia. Un sistema che mina la base fondamentale della convivenza, ovvero la certezza e la rapidità del diritto (anche dei creditori), ormai arrogantemente autogestito – andando ben oltre ai dettati costituzionali – dalla categoria dei magistrati che “fanno e disfano” senza controllo alcuno. È ora che il Consiglio Superiore della Magistratura venga cambiato, è ora di dirlo. Sono problemi che hanno radici lontane, certamente, ma riusciremo a iniziarci a lavorare?

www.casaeclima.com    n.83

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NOVITÀ PRODOTTI

Sistema ibrido per il riscaldamento La nuova Daikin Altherma H Hybrid è la soluzione ottimale per la sostituzione della vecchia caldaia in appartamenti e case indipendenti medio-piccole poiché unisce la tecnologia e l’innovazione di una pompa di calore elettrica a una caldaia a condensazione a gas, garantendo alti livelli di comfort tutto l’anno. Il nuovo sistema ibrido è composto da una pompa di calore esterna da 4 kW e da una caldaia a condensazione a gas da 28 o 32 kW, capaci di offrire i vantaggi della condensazione non solo in riscaldamento, ma anche in produzione di acqua calda sanitaria. L’ACS viene così generata con un’efficienza fino al 20% superiore rispetto alle caldaie a condensazione tradizionali. Per fornire più acqua calda sanitaria è possibile combinare il sistema di riscaldamento ibrido con serbatoi differenti (sia pressurizzati che non). Avendo esattamente gli stessi ingombri di una classica caldaia, l’unità interna risulta estremamente compatta. Non richiede particolari spazi di installazione laterali o sottostanti e può essere alloggiata all’interno di un mobile da cucina o a incasso nel muro esterno. La nuova soluzione è inoltre in grado di ridurre l’impatto sull’ambiente grazie all’utilizzo del refrigerante R32 per raggiungere alti livelli di efficienza e abbassare così fino al 41% le emissioni di CO2. La combo tra le due tecnologie permette anche una riduzione dei costi in bolletta (fino al 42% in meno rispetto a una vecchia caldaia). Infine, grazie agli incentivi statali, si può accedere al conto termico o alle detrazioni fiscali per riqualificazione energetica per detrarre in 10 rate annuali il 65% delle spese totali sostenute.

www.daikin.it

Connettore per facciate in calcestruzzo Durante la progettazione di un edificio è fondamentale tener conto delle dispersioni dei flussi di calore che possono compromettere il comfort interno, la salubrità (muffe e condense) e l’efficienza energetica. Tra le soluzioni innovative per combattere i ponti termici, Schöck presenta Isolink®, un connettore in fibra di vetro dalle apprezzabili proprietà statiche e fisiche, che rappresenta l’alternativa ai comuni tralicci in acciaio per ottenere pareti a doppia lastra o a sandwich prefabbricate perfettamente isolate. Termicamente risalta la superiorità dell’innovativa fibra di vetro, che possiede una conducibilità termica di 0,7 W/mK: un valore nettamente migliore rispetto ai materiali in acciaio per armatura (λ = 50-60 W/mK) e

all’acciaio inox (λ = 15-17 W/mK). Fungendo da collegamento nelle pareti a doppia lastra, i pioli impediscono la formazione di ponti termici e garantiscono sicurezza e resistenza al fuoco (REI120) grazie alla forte adesione al calcestruzzo.

Con elevate proprietà termoisolanti Isolink funge da elemento di unione, pertanto è indicato per l’ancoraggio di facciate sia in appoggio che per quelle a sbalzo e consente la produzione di elementi prefabbricati in calcestruzzo perfettamente isolati, anche di grandi dimensioni (fino a 6x12 m). Utilizzando Isolink si ha un notevole risparmio di tempo di posa in opera: il piolo viene infatti facilmente inserito nello strato isolante precedentemente preforato e grazie alla sua conformazione garantisce un facciavista perfetto.

Progettazione flessibile I vantaggi sono molteplici: le aziende di prefabbricazione possono realizzare doppie lastre o pannelli sandwich con un piolo che è termicamente perfetto e che non comporta alcuna modifica alla linea produttiva. I costruttori di facciate invece sono liberi di fissare le sottostrutture su tutti gli spessori di isolante in modo semplice e senza modificare la normale prassi. I professionisti possono inoltre avvalersi di un software di calcolo che permette di individuare precisamente la quantità di elementi Isolink necessaria per realizzare l’opera, nonché di identificare la tipologia più idonea e la corretta posizione di inserimento, facendo emergere un chiaro vantaggio economico.

www.schoeck.it

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1550 kW con il minimo ingombro Con UltraGas da 1550 kW, Hoval amplia la sua gamma di caldaie a condensazione a gas. Questa famiglia di prodotti si presta per qualunque tipo di applicazione: dalle abitazioni monofamiliari alle centrali di riscaldamento locale, al teleriscaldamento. Grazie alla sua particolare struttura, la nuova caldaia occupa meno della metà dello spazio rispetto ai comuni sistemi disponibili sul mercato. Con una larghezza di soli 1.550 mm, una profondità di 2.152 mm e un’altezza 2.547 mm, UltraGas (1550) può essere trasportata e installata anche in ambienti ridotti. L’efficienza della caldaia si deve alla tecnologia del bruciatore e al design del suo scambiatore di calore. Il bruciatore modulante di gas premiscelato garantisce infatti un’efficienza elevata e una ridotta quantità di emissioni nocive per l’intera gamma di potenza. L’unità di premiscelazione con ventilatore genera una miscela di gas e aria omogenea che brucia quindi in modo ottimale. La quantità della miscela viene adattata continuamente al fabbisogno di calore tramite la velocità del ventilatore. Il bruciatore funziona in modo continuo da 328 a 1550 kW, grazie al suo ampio intervallo di modulazione ed evita così le emissioni elevate e l’alto consumo di energia che deriverebbero da ripetuti avvii e arresti dell’impianto. Il consumo di energia del ventilatore, inoltre, si riduce al diminuire della velocità. Il bruciatore a maglia Ultraclean brucia la miscela di gas e aria nel range ottimale, riducendo al minimo le emissioni nocive, in modo silenzioso e pressoché senza fiamma. UltraGas affronta le oscillazioni di potenza grazie all’ampio intervallo di modulazione del bruciatore e al sistema di regolazione intelligente TopTronic E, che monitora e gestisce i dati

di potenza con la massima praticità. Grazie alle interfacce di TopTronic E, Hoval UltraGas può essere integrata anche in sistemi di domotica. I valori di portata e la temperatura di ritorno corretti vengono raggiunti senza difficoltà mediante l’elevato contenuto di acqua, che funge da termo-accumulatore.

www.hoval.it

Tecnologie e materiali per l’efficienza energetica

Fiera di Verona

19-22 Febbraio 2020 www.ecohousexpo.com IN CONTEMPORANEA CON

La più importante mostra internazionale di impianti ed attrezzature per la produzione di calore ed energia dalla combustione di legna

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NOVITÀ PRODOTTI

Argilla espansa anti-umidità Nei sistemi per la realizzazione di pareti interrate, i riempimenti con argilla espansa Leca TermoPiù consentono facilmente di isolare termicamente senza ponti termici, allontanare l’umidità, garantire il drenaggio, proteggere le impermeabilizzazioni e gli eventuali isolamenti e ridurre le spinte laterali sulla muratura fino all’85%. L’isolamento di murature perimetrali interrate (per esempio, cantine) si realizza riempiendo tutta la porzione trapezoidale dello scavo con Leca TermoPiù. In questo modo, oltre all’isolamento termico e al drenaggio, si ha anche la riduzione (fino all’85%) delle spinte orizzontali sul muro interrato dovute al terreno. L’applicazione risulta semplice anche in caso di pareti irregolari o con difetti di planarità (ad esempio in edifici storici) ai quali l’argilla espansa, granulare e sfusa, si adatta senza problemi senza sfridi e scarti a differenza delle soluzioni isolanti in pannelli. Leca Termopiù è l’argilla espansa speciale antirisalita di umidità per la realizzazione di sottofondi e vespai isolati contro terra. Grazie allo speciale trattamento, il vespaio isolato in Leca Termopiù assicura un’efficace barriera antirisalita di umidità per capillarità dal terreno assicurando salubrità all’edificio per l’intera vita utile. L’origine del prodotto, unitamente a un processo produttivo rispettoso dell’ambiente, permette a Leca TermoPiù di essere un prodotto ecobiocompatibile e certificato ANAB-ICEA per la applicazioni in Bioedilizia.

www.leca.it

Nuova app per la scelta del refrigerante L’app BITZER Refrigerant Ruler completamente rinnovata permette di determinare in modo facile e rapido i dati relativi alla refrigerazione. Specificatamente ideata per tablet e smartphone iOS e Android, questa nuova app contiene tutti i comuni refrigeranti, inclusi importanti dati di prodotto, le informazioni sulla sicurezza, il potenziale di riscaldamento globale (GWP), il potenziale di distruzione dell’ozono (ODP) e le informazioni sulla scelta del tipo di olio per il compressore. Lo strumento ha un’interfaccia utente intuitiva per una conversione facile e precisa temperatura-apressione, assicura inoltre una preselezione e un utilizzo facili di diverse unità di misura inglesi e del sistema metrico. Le funzioni principali includono numerosi cursori paralleli per la regolazione dei valori di temperatura e pressione, i filtri di ricerca, i preferiti e anche la possibilità di regolare tutti i parametri importanti nel menu “ImpostazionI”. Inoltre, sono memorizzate brochure informative sui refrigeranti e link a importanti documenti online. L’app contiene dati e informazioni su oltre 100 refrigeranti sintetici e naturali, che possono essere preselezionati tramite le funzioni di filtro. A scopo di confronto e anche per l’utilizzo pratico durante la manutenzione e l’impiego di sistemi più vecchi, l’azienda fornisce anche dati su refrigeranti usati in passato che potrebbero essere interessati da particolari restrizioni d’uso. Nel menu “Impostazioni” possono essere regolati tutti i parametri importanti per determinare il livello sul mare e per regolare i valori di temperatura e pressione. Altre funzioni permettono l’analisi anonima e il cambio delle impostazioni di default. L’app offre la possibilità di misurare l’altitudine sul

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livello del mare o la pressione atmosferica per correggere il punto di rugiada e il punto di ebollizione durante l’inserimento dei valori di sovrapressione. In base alla configurazione l’analisi del luogo di installazione viene eseguita come optional in modo automatico tramite GPS o barometro se l’apparecchio in uso ha i sensori suddetti. È possibile inserire o correggere il livello sul mare anche manualmente. Anche le unità di temperatura e pressione possono essere selezionate e combinate liberamente.

www.bitzer.de


Unità a colonna per sistemi digital e super digital inverter All’interno della gamma Light Commercial, Toshiba Italia Multiclima presenta la nuova Unità a Colonna per i sistemi Digital e Super Digital inverter. Ideale per riscaldare e rinfrescare gli spazi commerciali, anche di grandi dimensioni e che necessitano di alte potenze, Colonna si presenta compatto, di sottile spessore, facile da collocare nei negozi, ristoranti e studi professionali; una valida alternativa alle più note cassette, split a parete, unità a cassetta e a soffitto. L’unità – compatibile con i sistemi Digital e Super Digital Inverter con gas R32 e R410, in installazioni mono o trifase – è disponibile in 5 taglie da 2, 3, 4, 5, 6HP. Le sue dimensioni compatte (altezza cm. 175, larghezza cm. 60) offrono all’installatore la possibilità di lavori veloci, favorendo così l’installazione anche in semplici progetti di ammodernamento di spazi commerciali. La nuova unità è un prodotto esteticamente moderno con un’ampia capacità di distribuzione dell’aria grazie ai deflettori posizionati nella parte alta che assicurano un ampio flusso d’aria verso l’alto, il basso e da sinistra verso destra. L’ampia mandata d’aria (150° in verticale e 45° in orizzontale) e il comando auto-swing fanno di questo prodotto un vero alleato del benessere. Il comando a filo, già integrato e preinstallato, è collocato nell’apposito alloggio sul fronte nell’unità. Con questo si possono programmare in modo facile e intuitivo le impostazioni di funzionamento e le temperature, oltre al monitoraggio energetico, per tenere sotto controllo il consumo energetico dell’unità durante la settimana. Il comando è dotato di programmazione settimanale fino a 8 programmi giornalieri, così da impostarne il funzionamento durante il periodo necessario e conseguire

così un risparmio in bolletta. A bordo macchina, precisamente nel quadro elettrico, si trova anche il rilevatore di perdite di gas, attivo solo in combinazioni con le unità esterne Super Digital Inverter e Digital Inverter dotate di gas R32: il funzionamento di questo sensore è garantito da Toshiba per 7 anni di funzionamento continuo della macchina, trascorsi i quali sul comando comparirà un avviso di sostituzione. Sempre sul comando saranno visualizzabili i messaggi in caso di anomalie. Nella base dell’unità a Colonna si trova il pannello di aspirazione contenente il filtro d’aria che blocca le particelle di polvere presenti nell’aria e la bacinella per la raccolta dello scarico di condensa. Le migliori prestazioni con le nuove unità a colonna si possono raggiungere nelle installazioni con sistemi Super Digital inverter R32: con capacità di raffrescamento da 5,0 kW fino a 14,0 kW con SEER fino a 6,67 e capacità di riscaldamento da 5,0 kw fino a 16,0 kW con SCOP fino a 4,41, in classe energetica A++/A+. Buone le prestazioni anche nelle installazioni con Digital inverter R32 con capacità di raffrescamento di 5,0 kW fino a 12,1 kW e SEER fino a 5,16 e capacità di riscaldamento da 5,6 kW fino a 12,0 kW e SCOP fino a 4,00, in classe energetica A/A.

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TECH

Rimuovere la CO2 in atmosfera Sviluppato dal Massachusetts Institute of Technology, il sistema cattura l’anidride carbonica anche in caso di basse concentrazioni

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n team del MIT (Massachusetts Institute of Technology) ha sviluppato un nuovo sistema per rimuovere l’anidride carbonica dall’atmosfera. A differenza di quelli esistenti, il dispositivo funziona praticamente a qualsiasi livello di concentrazione, anche molto basso come quello atmosferico, che è di circa 400 ppm. A differenziarlo è anche la minore dispendiosità in termini di energia: il processo avviene infatti a temperatura ambiente e con un consumo energetico di circa 1 GJ per tonnellata di anidride carbonica catturata. La tecnica, descritta approfonditamente in un articolo pubblicato sulla rivista Energy and Environmental Science, si basa sul passaggio dell’aria attraverso una pila di piastre elettrochimiche cariche.

UNA GRANDE BATTERIA CHE ASSORBE E RILASCIA CO2 Il dispositivo è essenzialmente una grande batteria che assorbe l’anidride carbonica durante il ciclo di carica e la espelle durante quello di scarica. Mentre la batteria si carica, si verifica una reazione elettrochimica sulla superficie di ciascuna pila di elettrodi rivestiti da poli-antrachinone, un composto di nanotubi di carbonio, e che hanno un’alta affinità con l’anidride carbonica. La reazione inversa ha luogo invece quando la batteria è scarica, momento in cui il dispositivo fornisce la potenza necessaria per espellere un flusso di anidride carbonica pura.

NATURA BINARIA “Il grande vantaggio di questa tecnologia è la natura binaria dell’affinità dell’adsorbente con l’anidride carbonica”, spiega Sahag Voskian, che ha sviluppato il sistema durante il suo dottorato di ricerca al MIT. In altre parole, il materiale dell’elettrodo ha, per natura, un’affinità con la CO2, che – a seconda dello stato di carica o scarica della batteria – può essere elevatissima o totalmente assente. Questo elimina la necessità di prevedere delle fasi intermedie di trattamento chimico o di immissione di energia, come avviene per la maggior parte dei dispositivi di cattura CO2.

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Carbone attivo dagli scarti di produzione della birra Un processo di trattamento chimico e termico per creare due materiali preziosi: carbone attivo e nanotubi di carbonio

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ricercatori della School of Chemistry della Queen’s University di Belfast hanno sviluppato una tecnica a basso costo per convertire gli scarti della birra in carbone attivo. Nello specifico, il team di studiosi guidato da Ahmed Osman ha ideato un metodo molto semplice per trasformare i rifiuti di orzo. In uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Chemical Technology and Biotechnology, i ricercatori prevedono che da 1 kg di scarti di produzione della birra sarà possibile produrre abbastanza carbone attivo per coprire la superficie di 100 campi da calcio. Dopo essere stati essiccati, gli scarti di produzione subiscono un processo di trattamento chimico e termico, miscelati con acido fosforico e idrossido di potassio. In questo modo, è possibile produrre un materiale molto utile per la purificazione dell’acqua, soprattutto grazie alle sue proprietà di assorbimento (il carbone attivo è infatti utilissimo come antitossico e antiveleno). Ma non solo: dal processo di conversione è possibile creare anche i nanotubi di carbonio, un tipo di materiale molto resistente alla trazione e con capacità di conduzione elettrica tale da renderlo utilizzabile nel mondo dell’elettronica, per la realizzazione di chip piccoli e veloci. Oltre a ridurre le importazioni di carbone attivo dall’estero, utilizzando le risorse locali disponibili per la sua produzione, l’adozione di questa particolare tecnologia avrà anche il vantaggio di aumentare la produzione di nanotubi di carbonio di grande valore.


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TECH

Grafene per ridurre l’inquinamento atmosferico Il grafene aumenta la capacità del biossido di titanio nel degradare particelle inquinanti. Potrebbe essere usato per avere un cemento “intelligente” in grado di ridurre le sostanze inquinanti

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La fotocatalisi in una matrice cementizia, applicata agli edifici, potrebbe avere un grande effetto nel combattere l’inquinamento atmosferico, riducendo i NOx e consentendo l’autopulizia delle superfici, il cosiddetto effetto mangia smog. Il grafene potrebbe aiutare a migliorare il comportamento fotocatalitico di catalizzatori come il TiO2 e, allo stesso tempo, migliorare le proprietà meccaniche del cemento

lcuni ricercatori appartenenti al progetto Graphene Flagship e provenienti da realtà come l’Università di Bologna, il Politecnico di Milano, il CNR e Italcementi hanno realizzato un fotocatalizzatore composto da grafene e biossido di titanio in grado di degradare fino al 70% in più di ossidi di azoto rispetto alle semplici nanoparticelle di anidride titanica. Per realizzarlo, i ricercatori hanno utilizzato l’esfoliazione in fase liquida al fine di staccare strati di grafene (fogli bidimensionali di atomi di carbonio) dalla grafite di base; quindi hanno aggiunto nanoparticelle di biossido di titanio alla miscela per creare un nuovo materiale nanocomposito di grafene-titania che può essere utilizzato come rivestimento sulla superficie dei materiali per rimuovere passivamente gli inquinanti dall’aria. L’obiettivo finale del progetto è trasformare strade ed edifici urbani in altrettanti giganteschi filtri dell’aria per catturare e degradare l’inquinamento atmosferico. “Il biossido di titanio, quando è inserito nel cemento ed è esposto alla luce solare, può degradare le particelle inquinanti – spiega Giulio Cerullo, coordinatore del gruppo del Politecnico di Milano. Si ha quello che viene definito un processo di fotocatalisi, dove le nanoparticelle di titanio, assorbendo la luce, possono distruggere le molecole inquinanti. Messo nel cemento, lo si rende capace di pulire l’aria circostante, con l’attivazione della luce solare. Noi in questo caso abbiamo aggiunto, oltre alle nanoparticelle di titanio, anche dei nanofogli di grafene, che rendono il tutto ancora più efficiente, permettendo di eliminare molte più molecole inquinanti”.

XINLIANG FENG, Graphene Flagship

Questo composto può essere facilmente applicato su superfici come strade, marciapiedi o pareti esterne degli edifici come una normale pittura per pulire

passivamente l’aria. È alimentato solo dalla luce solare e il nitrato prodotto dalla catalisi è innocuo e si lava via dalle superfici con vento e pioggia.


TECH

Il primo parco virtuale 3D di case in legno Dieci case, visitabili h24: un viaggio virtuale che permette ai potenziali clienti di vivere l’esperienza delle case prefabbricate in legno, restando comodamente seduti sul divano di casa

N

ell’immaginario collettivo, le case in legno vengono associate talvolta a design e architetture adeguati solo per alcune aree geografiche, come quelle di montagna. Alcuni consumatori pensano invece che le case prefabbricate siano case “standard” da scegliere a catalogo, senza alcuna possibilità di personalizzazione. Non sanno che il termine “prefabbricazione”, in realtà, si riferisce esclusivamente alla modalità produttiva, che consente di realizzare la casa quasi interamente in fabbrica, evitando errori, imprevisti, lungaggini e inefficienze tipiche delle case in edilizia tradizionale o delle case in legno realizzate

in cantiere oppure in modo artigianale. Per fare giungere a tutti gli utenti interessati alla casa in legno le informazioni necessarie – e anche il messaggio che il design di questo tipo di case può soddisfare tutte le esigenze individuali e i diversi stili architettonici – Vario Haus ha intrapreso due iniziative molto importanti: 1. esporre le proprie case presso il villaggio dimostrativo Blaue Lagune, in Austria; 2. realizzare il primo parco virtuale di case in legno, così da consentire ai potenziali clienti internazionali di visitare le case Vario Haus dall’interno grazie al proprio computer.

I potenziali acquirenti oggi hanno la possibilità di visitare virtualmente 10 case, ma l’intento di Vario Haus è di espandere gradualmente questo parco virtuale, ‘costruendo’ nuovi modelli e nuove tipologie di case prefabbricate in legno. Chiaramente questa visita non sostituisce un contatto diretto con l’azienda

GÜNTHER PALLWEBER, Amministratore Delegato di Vario Haus Italia

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Il primo Parco virtuale di case campione, costruito da Vario Haus, consente di vivere la medesima esperienza della visita a un villaggio dimostrativo reale, ma senza lasciare la propria abitazione.

VIAGGIO VIRTUALE Le case possono essere ammirate dall’esterno e visitate parzialmente dall’interno. Il tour comprende, infatti, la possibilità di entrare nella casa e visitare le singole stanze nel dettaglio. Le case presentano al loro interno differenti tipologie e stili di arredamento: in questo modo i “visitatori” hanno l’occasione di familiarizzare con le numerose alternative offerte da Vario Haus anche per l’aspetto delle finiture. Inoltre, il visitatore ha la possibilità di simulare i diversi momenti della giornata, facendo tramontare il sole con un click. Durante l’intera visita, la planimetria della casa rimane visibile nella parte superiore dello schermo, permettendo al visitatore di comprendere le effettive dimensioni e la luminosità della casa in cui si trova e capire se potrebbero adattarsi alle sue personali esigenze abitative. Partendo dalla pianta proposta da Vario Haus, i clienti possono esprimere i loro personali desideri e le modifiche che vorrebbero apportare, per realizzare la casa dei loro sogni. Ma l’esperienza virtuale non si ferma qui. Durante il primo incontro, i consulenti Vario Haus offrono ai clienti la possibilità di amplificare la loro esperienza di visita delle case prototipo. Grazie agli occhiali per la realtà virtuale, è possibile vivere ancora più nel dettaglio l’esperienza di una casa prefabbricata in legno Vario Haus.


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TECH

Biofertilizzante per terreni salini

Zaino solare

Una tecnica di fertilizzazione dei semi che consente di coltivare piante in ottima salute anche in terreni altamente improduttivi

U

n team di ingegneri del MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston ha scoperto che rivestire i semi con una protezione, in grado di rilasciare i nutrienti necessari alla pianta germinativa, potrebbe consentire la produzione di colture anche in aree poco fertili. Nello specifico, questo tipo di biofertilizzante consiste in una copertura di seta adeguatamente trattata con l’aggiunta di batteri in grado di fornire naturalmente una sostanza a base di azoto. Dopo numerosi test ed esperimenti, i ricercatori hanno mostrato come i semi dotati di questo tipo di rivestimento siano in grado di crescere con successo anche su terreni poco produttivi e, nello specifico, troppo salati per consentire naturalmente ai semi non trattati di svilupparsi normalmente. Lo studio sul biofertilizzante nasce dagli anni di ricerca che il prof. Benedetto Marelli ha dedicato all’estensione della shelf life dei semi usati come colture alimentari. L’azione di questi microbi, noti come rizobatteri, non solo fornisce un fertilizzante naturale alle colture, ma evita i problemi associati ad altri tipi di fertilizzanti, specie se azotati, che hanno un grande impatto ambientale sulla qualità del suolo. L’aspetto innovativo della ricerca risiede, però, proprio nell’aver trovato un modo per “conservare” i batteri. Infatti, sebbene essi siano diffusi nei terreni di tutto il mondo, sono molto difficili da preservare al di fuori del loro ambiente naturale, vale a dire il suolo. Tuttavia, la seta usata dai ricercatori del MIT riesce a mantenerli in vita, ma solo grazie all’aggiunta di un particolare tipo di zucchero noto come trealosio, che alcuni organismi usano per sopravvivere in condizioni di acqua bassa. In questo modo, i semi trattati con questa particolare miscela biofertilizzante di seta, batteri e trealosio hanno sviluppato piante migliori rispetto a quelle nate da semi non trattati, crescendo su campi addirittura improduttivi da un punto di vista agricolo. Ma il vero punto di forza di questa tecnica consiste nell’essere molto economica e nel non richiedere particolari attrezzature e competenze. Infatti, come afferma Merelli: “Il trattamento è rapido, facile e potrebbe essere scalabile, per consentire alle grandi aziende agricole e ai coltivatori non qualificati di farne uso”. Come passo successivo, i ricercatori stanno lavorando sullo sviluppo di nuovi rivestimenti biofertilizzanti che potrebbero non solo proteggere i semi dal terreno salino, ma anche renderli più resistenti alla siccità, utilizzando coperture in grado di assorbire e conservare l’acqua dal terreno.

Facendo ricerca su questo tema, mi sono imbattuto nei biofertilizzanti, sostanze che possono essere utilizzate per aumentare la quantità di nutrienti nel terreno. Questi fertilizzanti sono composti da microbi che vivono simbioticamente con alcuni tipi di vegetali e convertono l’azoto per farlo assorbire prontamente dalle piante

BENEDETTO MARELLI, professore di Ingegneria Civile e Ambientale al MIT

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Lo zaino è composto da una serie di piccoli pannelli modulari di forma triangolare che garantiscono flessibilità e resistenza

P

rogettato da Bradley Brister, studente inglese all’ultimo anno di Ingegneria del Design alla Brunel University di Londra, SunUp è uno “zaino solare” da 15 W in grado di caricare completamente una batteria da 4.000 mAh in circa 12 ore. L’idea nasce come progetto di tesi, ma le intenzioni di Brister sono quelle di svilupparlo ulteriormente e di lanciarlo il prima possibile sul mercato. “L’obiettivo del progetto era quello di affrontare i problemi relativi all’uso dell’energia solare mentre si è in viaggio con lo zaino in spalla – ha spiegato Brister presentando il prototipo. In linea generale, c’erano due opzioni disponibili: o i più comuni pannelli poli/monocristallini rigidi, decisamente più efficienti ma anche molto più fragili, oppure i pannelli in silicio amorfo completamente flessibili, più resistenti ma molto meno efficienti”. Proprio perché nessuna delle due strade rispondeva alle esigenze di Brister, SunUp è stato realizzato sperimentando una terza opzione: una serie di piccoli pannelli policristallini di forma triangolare tra loro uniti da un flessibile sistema di cerniere conduttive. In questo modo, SunUp può, per esempio essere allacciato all’esterno dello zaino. Inoltre, le singole sezioni possono essere facilmente sostituite in caso di rottura o danneggiamento. Sviluppato in collaborazione con The North Face, azienda statunitense che produce abbigliamento, calzature e accessori per la montagna, lo zaino solare è stato annunciato come il secondo classificato al prestigioso James Dyson Award.


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Quale futuro per le biomasse? Sono la fonte di energia rinnovabile più usata in Italia e in Europa, ma con un potenziale ancora in larga parte inespresso e un trend di crescita in rallentamento. Innovazione tecnologica e riduzione delle emissioni sono le maggiori sfide per il futuro SEBASTIAN BENDINELLI 18

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L

e biomasse costituiscono la fonte di energia rinnovabile maggiormente utilizzata nell’Unione europea e rappresentano una componente chiave del mix energetico dei prossimi anni, in vista degli obiettivi di riduzione dell’utilizzo di combustibili fossili e dell’aumento della quota di rinnovabili a livello continentale. Il Quadro 2030 per il clima e l’energia – adottato dal Consiglio europeo nell’ottobre 2014 e rivisto al rialzo nel 2018 – prevede infatti tre obiettivi chiave: una riduzione almeno del 40% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990; una quota almeno del 32% di energia rinnovabile; un miglioramento almeno del 32,5% dell’efficienza energetica. Obiettivi che si inseriscono, ora, nel solco di un piano a lungo termine ancora più ambizioso: il raggiungimento della neutralità climatica dell’intera Unione europea entro il 2050, come ribadito a fine novembre dalla neo Presidente della Commissione UE, Ursula Von Der Leyen. Nell’opuscolo programmatico pubblicato dalla Commissione per illustrare questa strategia, si prevede a chiare lettere che “in un’economia a emissioni zero sarà necessaria una maggiore quantità di biomassa”. Allo stesso tempo, l’aumento della produzione dovrà derivare “da una combinazione di fonti sostenibili per garantire che i pozzi di assorbimento forestali e altri servizi ecosistemici europei non diminuiscano”.

LA PRODUZIONE EUROPEA DI BIOMASSA

Fonte: JRC

L’ultimo studio del Joint Research Center della Commissione europea sulla produzione e sull’utilizzo delle biomasse, pubblicato nel 2018, calcola a livello continentale una produzione media di 1.466 milioni di tonnellate di materia secca all’anno, in gran parte provenienti dal settore primario (Figura 1). Naturalmente, non tutta la biomassa disponibile viene utilizzata: una parte rilevante viene lasciata sul terreno (pensiamo, per esempio, a quella costituita dagli alberi caduti), dove ricopre un importante ruolo come carbon sink, ovvero “serbatoio” di anidride carbonica che, immagazzinata nel legno durante il ciclo vitale

FIGURA 1. Produzione annuale di biomassa nell’Unione europa a 28 divisa per settori

della pianta, non si disperde nell’atmosfera. Della biomassa che viene raccolta e utilizzata, invece, solo il 19% serve alla produzione di bioenergia; più o meno la stessa quota è destinata alla produzione di bio-materiali (18,8%), mentre la maggior parte (61,9%) è utilizzata per la produzione di cibo e mangimi per animali. Per quanto riguarda lo “stato di salute” delle foreste europee – uno degli allarmi più frequenti sulla produzione di biomasse è connesso proprio al pericolo della deforestazione – lo studio contiene una buona notizia: in media, ogni anno, l’aumento netto della superficie boschiva in Europa viene consumato per circa due terzi; questo significa che un terzo del legno prodotto resta al suo posto, contribuendo a sottrarre anidride carbonica dall’atmosfera e garantendo alla produzione di biomassa un margine di sostenibilità. La cattiva notizia è che si tratta di un margine abbastanza ristretto: le foreste europee assorbono circa 31 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, quanto basta per compensare appena le emissioni di due piccoli Paesi come Lituania e Lussemburgo.

E IN ITALIA? Secondo i dati FIPER, la copertura boschiva nel nostro Paese si estende su oltre un terzo (36,5%) del territorio nazionale, con 11 milioni di ettari. Il dato è in aumento (circa 0,2% all’anno), soprattutto a causa dell’abbandono di superfici coltivate: si stima che negli ultimi 100 anni la superficie coperta da boschi e foreste sia addirittura raddoppiata. Si tratta, insomma, di un enorme patrimonio “energetico” potenziale, che però viene ancora sfruttato in maniera insufficiente: nell’ultimo report di RSE (Ricerca Sistema Energetico), il prelievo annuo globale di legno in italia – sia per legname “da opera”, sia per usi energetici – è di 0,71 m3 per ettaro, un valore molto più basso rispetto alla media dell’Europa a 27 (2,39 m3 per ettaro) e con una tendenza in diminuzione. Se guardiamo il dato relativo ai soli prelievi per usi energetici, quello italiano non si discosta tanto dalla media europea (0,49 m3 per ettaro contro 0,52), ma bisogna considerare che l’industria del legno per usi non energetici (dalla fase di prelievo alle lavorazioni successive) genera scarti dell’ordine del 40-50%, che sarebbe prontamente utilizzabile per produrre energia. Il patrimonio boschivo italiano è poco sfruttato e “coltivato”: i prelievi per ettaro coprono soltanto il 22% circa dell’accrescimento medio dello stock di biomassa (3,3 m3 per ettaro). www.casaeclima.com    n.83

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RINNOVABILI

2. in quanto fonti programmabili, sono in grado di colmare gli sbilanciamenti di rete derivanti dal fotovoltaico e dall’eolico. Grazie a questa flessibilità si può contare sul loro apporto nei momenti di calo di produzione dalle altre fonti; 3. le biomasse hanno un’incidenza significativa sull’attuale produzione da FER termiche, soprattutto in ambito rurale e montano.

IL MERCATO DELLE CALDAIE A BIOMASSA Le biomasse solide sono la fonte di energia rinnovabile più utilizzata in Italia: nel 2018, l’insieme delle FER ha coperto circa il 20% del fabbisogno termico, con una produzione pari a 11,3 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep). Di questi, la quota delle biomasse solide occupa una posizione maggioritaria, con il 67% della produzione totale. Al secondo posto le pompe di calore (27%), mentre risultano minoritarie le quote delle altre tecnologie, come il solare termico e il biogas (Figura 2). Il parco installato di caldaie a biomassa equivale a circa 500 mila unità, suddivise in: 400 mila a legna, 75 mila a pellet e 25 mila a cippato. A questi vanno aggiunti circa 11 milioni di apparecchi domestici, di cui 2,6 alimentati a pel-

Fonte: Energy&Strategy Group

Da questi dati, si capisce come il settore possa accrescere notevolmente la propria importanza strategica per raggiungere gli obiettivi del PNIEC, il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, che per il 2030 prevede una quota del 30% di energia prodotta da fonti rinnovabili, con un aumento dell’1,3% annuo dei consumi finali lordi per riscaldamento e raffrescamento. Secondo il Renewable Energy Report 2019 dell’Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano, il 2018 ha confermato il trend positivo della potenza installata di nuovi impianti da fonti rinnovabili (1.162 MW, rispetto ai 900 e 778 MW dei due anni precedenti). Guardando alla ripartizione tra singole tecnologie, le biomasse presentano la crescita più bassa in termini assoluti (74 MW), ma la più elevata in termini percentuali rispetto al 2017 (+48%), seguite dall’idroelettrico (+47%, 140 MW), dall’eolico (+42%, 511 MW) e dal fotovoltaico (+6,5%, 140 MW). Tuttavia, il tasso di crescita previsto al 2025 e al 2030, rispetto agli obiettivi di potenza installata per le diverse fonti rinnovabili, vede la biomassa come l’unica fonte rinnovabile in calo (Tabella 1). Nelle osservazioni presentate da FIPER al Ministero dello Sviluppo Economico nell’ambito delle consultazioni sul PNIEC, si evidenzia che “senza l’apporto delle biomasse/biogas è impensabile il raggiungimento dell’obiettivo previsto del 30% di produzione da FER al 2030”, per tre ragioni: 1. a differenza delle altre fonti rinnovabili, le biomasse sono in grado di garantire una produzione costante di energia (8.000 ore all’anno di funzionamento) indipendentemente dalle condizioni atmosferiche, garantendo la sicurezza dell’approvvigionamento;

FIGURA 2. Produzione di energia termica da fonti rinnovabili (2018)

TABELLA 1. Potenza installata al 2025 e 2030 e rispettivo tasso di crescita Fonte

Potenza complessiva installata per fonte (MW) 2017

2025

2030

2025

2030

18.863

19.140

19.200

1%

2%

813

919

950

13%

17%

Eolica

9.766

15.690

18.400

61%

88%

Bioenergie

4.135

3.570

3.764

-14%

-9%

Solare

19.682

26.840

50.880

36%

158%

Totale

53.259

66.169

93.193

24%

75%

Idrica Geotermica

Fonte: Energy&Strategy Group, Renewable Energy Report 2019

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Tasso di crescita

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Fonte: Energy&Strategy Group

FIGURA 3. Numero di caldaie a biomassa vendute in Italia (2018)

let. I consumi annui di legna, quindi, risultano ancora decisamente superiori agli altri due: 16,5 milioni di tonnellate, contro i 3,4 milioni del pellet e gli 1,2 milioni del cippato. L’andamento delle vendite di caldaie a biomassa ha registrato, dopo un picco nel 2013, una flessione nel triennio 2014-2016, tornando a salire nei due anni successivi, anche grazie ai buoni risultati degli incentivi fiscali (Conto Termico 2.0). Nel 2018 le unità vendute sono state 16.620 (Figura 3), per la maggior parte nel settore domestico: quelle con una potenza nominale minore di 100 kW rappresentano infatti circa il 97% del mercato. Le caldaie di potenza superiore, al contrario, scontano ancora la forte contrazione delle vendite iniziata nel 2015, e nel 2018 hanno registrato un volume d’affari minore rispetto a 10 anni fa. Osservando le previsioni dei trend futuri, lo scenario per le biomasse utilizzate nel settore termico mostra, di qui al 2030, un andamento stabile o in leggero decremento, poco oltre la soglia dei 7000 Ktep. Il nodo principale che condiziona pesantemente gli sviluppi futuri del settore riguarda le emissioni. Per favorire l’installazione di nuovi impianti a biomassa bisognerà inevitabilmente puntare sull’alta qualità ambientale e sull’efficienza energetica. Gli obiettivi del PNIEC prevedono infatti anche la possibilità di limitare le installazioni ex-novo, soprattutto nelle aree caratterizzate da situazioni critiche sotto il profilo della qualità dell’aria. Sarà dato molto peso, invece, al rinnovo dei vecchi impianti (come per esempio la riconversione delle caldaie a legna a pellet), con tecnologie più efficienti in grado di ridurre le emissioni. Per questo obiettivo, tutta la filiera del legno può instaurare un “circolo virtuoso”: l’utilizzo del legno in edilizia – se prelevato utilizzando corretti criteri selviculturali – può essere infatti impiegato al posto di materiali che, per essere prodotti, a parità di peso e caratteristiche generano più emissioni di CO2, come il cemento armato – la cui produzione genera il 5% di tutte le emis-

sioni mondiali. A sua volta, l’aumento dell’impiego di legno per fornire materiali di sostituzione avrebbe come effetto secondario un aumento della disponibilità di biomasse legnose per produrre energia, sostituendo fonti fossili a più alto tasso di emissione. Un altro settore chiave sarà quello del teleriscaldamento, dove il PNIEC prevede al 2030 una produzione di energia termica derivante da biomasse pari a 1640 GWh (+700 GWh rispetto ad oggi). Secondo l’ultimo studio FIPER “Teleriscaldamento a biomassa: un investimento per il territorio” (2018), gli impianti di teleriscaldamento permettono un risparmio medio di immissione di CO2 in atmosfera attorno al 60%, ma anche per quanto riguarda la produzione di polveri sottili (PM) presentano prestazioni migliori rispetto ai dispositivi domestici, come caldaie e stufe a legna, e alle caldaie a gasolio ancora largamente utilizzate nelle zone montane.

“GIVE ME FIRE” PREMIA LE STUFE INTELLIGENTI Durante la prossima edizione di Progetto Fuoco, fiera di riferimento per il settore degli impianti e attrezzature per la produzione di calore ed energia dalla combustione della legna – a Verona dal 19 al 22 febbraio 2020 – avrà luogo la prima edizione di Give Me Fire – Progetto Fuoco European Startup Edition, un premio per le startup più innovative del settore. Le 12 aziende finaliste selezionate – nove italiane, una francese e una belga – saranno ospitate nell’Innovation village, una nuova area espositiva dove potranno incontrare potenziali investitori e partner. Il vincitore si aggiudicherà un premio consistente in servizi per un valore di 15.000 euro.

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INTERVISTA

INFORMAZIONE DALLE AZIENDE

Ferroli conferma l’impegno verso la sostenibilità con nuovi prodotti green Intervista ad Alessandro Maroccolo, Direttore R&D Ferroli Group a cura della REDAZIONE

A.M.: Nel nostro Gruppo l’innovazione non dorme mai. Vendendo i nostri prodotti in più di 113 mercati, con filiali dirette o distributori, sono innumerevoli le richieste di adeguamento o miglioramento dei prodotti che piovono sul quartier generale ogni settimana. Naturalmente, insieme con il team di Product Development che coinvolge l’Alta Direzione e il Marketing di Gruppo, operiamo una scelta ponderata e coerente con la visione globale del Gruppo e con le aspettative di evoluzione dei mercati, sia in termini temporali che di valore di business, sia di penetrazione e posizionamento di marca.

C&C: Discostiamoci per un attimo dal tradizionale sviluppo dei prodotti a catalogo. Rispetto al cambiamento dei mercati, è necessario implementare gli aspetti green produttivi? A.M.: Le parlerò del nostro progetto di sviluppo di caldaie a miscele di idrogeno. All’origine l’Unione Europea ha concentrato le sue politiche di securitization della dipendenza energetica sull’efficienza energetica: ci sono state diverse ondate di legislazione sugli apparecchi e sugli usi finali, iniziando dai frigoriferi nei primi anni ’90 per finire con le caldaie nel 2013. Nel frattempo, sono stati varati una serie di pacchetti legislativi per promuovere la generazione di energia rinnovabile, sia in mega-centrali che con produzione distribuita sui tetti delle case private. Mancava, in effetti, 22

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Il sistema energetico del futuro parla chiaro: dovrà essere alimentato da fonti sicure e pulite. La sperimentazione dei green gas, per esempio le miscele di idrogenometano, rappresenta un passo indispensabile per raggiungere questo traguardo

C&C: Il Gruppo Ferroli possiede già un catalogo di prodotti impressionante, che spazia dalle caldaie e scaldabagni murali, alle pompe di calore, alle caldaie centralizzate e perfino alle caldaie a vapore. La vostra attività di Ricerca e Sviluppo è riuscita a trovare nuovi filoni di ispirazione? Verso quali innovazioni si sta muovendo l’azienda?

una spinta forte verso il rinnovamento e l’innovazione del vettore “gas combustibile” per uso riscaldamento. Da qualche mese, grazie anche alla nuova sensibilità dei giganti del mondo del gas, tra cui la nostra SNAM, si inizia a parlare sempre più diffusamente dello sviluppo di una componente green del sistema di distribuzione del gas naturale, che può diventare un interessante asset per la riduzione delle emissioni climalteranti. È proprio del 21 novembre 2019 la notizia della distribuzione in anteprima di miscele di idrogeno-metano da parte di SNAM in un test locale su una parte della rete di trasporto nazionale. Non si tratta di un esperimento, ma di un test su una infrastruttura esistente, pensata e realizzata e già funzionante per il metano. Questo ci indica che la soluzione delle miscele idrogeno-metano è praticabile già nell’immediato futuro,


almeno per quanto riguarda l’infrastruttura di rete. E qui veniamo al punto nodale: gli apparecchi utilizzatori.

C&C: Ovvero? A.M.: Voglio dire che queste miscele, così interessanti dal punto di vista della sostenibilità (come l’elettricità green che già possiamo acquistare), dovranno però far funzionare le nostre caldaie e scaldabagni a gas. Qui entra in gioco l’innovazione dei prodotti Ferroli. Effettivamente, il parco caldaie installato ha una anzianità di servizio molto variegata e non è affatto detto – anzi, non lo è proprio nella maggior parte dei casi – che possa funzionare alla massima efficienza e sicurezza con tipi di gas diversi da quelli originariamente previsti. Ci stiamo dunque muovendo per lo sviluppo di una nuova generazione di prodotti a gas, espressamente previsti e regolati sia per il metano, così come per le miscele idrogeno-metano, sempre garantendo la massima efficienza, affidabilità e sicurezza.

C&C: Qual è il livello di complessità del progetto? A.M.: L’approccio multi-gas è da sempre nel nostro DNA; tuttavia questo progetto rappresenta uno step superiore, in cui pochissimi players – soprattutto pochi fornitori e partners tecnologici tradizionali – hanno investito. Per questo abbiamo scelto di stringere una part-

nership direttamente con l’Università Tecnica di Eindhoven (TU/e), all’avanguardia in Europa nella ricerca applicata ai sistemi di combustione a idrogeno.

C&C: Come verrebbe prodotto questo idrogeno? A.M.: Al momento, la previsione dei big del gas è di utilizzare grandi centrali di produzione dell’idrogeno da elettrolisi dell’acqua, utilizzando energia elettrica pulita, ad esempio eolica e/o fotovoltaica. Il grosso benefit dell’idrogeno è che in questo modo può essere utilizzato in grandi serbatoi come stoccaggio off-peak dell’energia elettrica prodotta dal fotovoltaico, in alternativa ai sistemi di batterie che sono molto più inquinanti e di più difficile gestione alla fine del loro ciclo di vita. Questo garantirebbe la piena sostenibilità del sistema e della filiera, aprendo al nuovo paradigma di sostenibilità di questo cosiddetto green gas.

C&C: Siete quindi già attrezzati per il futuro? A.M.: La strada non è certo breve, ma Ferroli è forte di una storia di quasi 65 anni nella progettazione, sviluppo e fabbricazione di apparecchi a gas. Questo non è per noi che un nuovo capitolo di un’emozionante avventura che ci ha condotto a braccetto con i nostri clienti, prima alla ricerca del massimo comfort e oggi della massima sostenibilità ambientale.

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L’ecosistema del costruire bene Klimahouse, manifestazione che fin dalla prima edizione nel 2005 ha attirato nei padiglioni di Fiera Bolzano mezzo milione di visitatori, compie 15 anni. In occasione di questo importante anniversario si presenta con una grafica e un claim rinnovati che sottolineano la volontà di svilupparsi ulteriormente da fiera classica a vero e proprio ecosistema del costruire bene SILVIA MARTELLOSIO

“C

ostruire bene, vivere bene”. Un messaggio chiaro, che racconta il desiderio e l’esigenza di puntare a una migliore interazione tra natura e tecnologia: dare vita a modelli abitativi che influenzino positivamente la qualità della vita e migliorino il benessere individuale.

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Tante le novità in programma a Klimahouse 2020 (Bolzano, 22-25 gennaio), manifestazione che festeggia i suoi primi 15 anni. Oltre 150 appuntamenti, tra i quali spicca Klimahouse x Bolzano, iniziativa che estende la manifestazione a tutta la città, coinvolgendo negozi, ristoranti e bar con prodotti a km 0, o di filiera corta, aderenti al pro-

Credit: Marco Parisi

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posito #NoPlastic (posate, bottiglie o sacchetti in materiale plastico). All’interno dello spazio espositivo da 25.000 mq – che in questa edizione ospiterà più di 450 stand ed espositori – si terrà, inoltre, il Klimahouse Congress 2020, convegno internazionale sull’edilizia sostenibile realizzato in collaborazione con l’Agenzia CasaClima. Sul palco 15 speaker di fama internazionale che affronteranno temi di attualità per il settore, come costruzioni 4.0 e ruolo della robotica.

Spazio poi a idee e progetti per un’edilizia innovativa con le 25 startup e scaleup del Klimahouse Future Hub. Insomma, una quattro giorni ricca di appuntamenti che avranno come filo conduttore la centralità dell’uomo negli spazi abitativi e la volontà di mettere in rete aziende, ricercatori, artigiani, esperti, startup e giovani per creare un vero e proprio ecosistema del costruire bene per un futuro migliore.

KLIMAHOUSE 2020 INCONTRA LA GENERAZIONE Z Una progettazione sempre più centrata sul rapporto tra uomo e natura, attenta al cambiamento climatico e pronta a dare spazio anche alla voce dei giovani che, in tutto il mondo, ha portato questa emergenza all’attenzione delle Istituzioni e del grande pubblico. La quindicesima edizione di Klimahouse darà quindi spazio alle idee e alle proposte dei rappresentanti della GenZ – diventati nell’ultimo anno i veri portavoce dell’emergenza climatica – con l’hackathon “Onda Z” che metterà studenti e professionisti del settore a confronto: un dialogo mirato a individuare soluzioni concrete per la realizzazione di spazi abitativi più sostenibili e a misura d’uomo. Ogni idea proposta all’interno di Onda Z concorrerà alla redazione di un manifesto programmatico da presentare davanti a tutta la platea di Klimahouse, nell’ambito del congresso internazionale Klimahouse 2020 che si terrà il 24 gennaio a Fiera Bolzano. Per stimolare il confronto e il dibattito costruttivo tra i giovani partecipanti, il programma prevede anche alcuni eventi speciali come l’Innovation Corner con protagoniste 4 startup legate all’ambiente e l’Unconference Board, spazio di discussione in cui poter esprimere liberamente le proprie idee in interventi della durata di 6 minuti.

Il nuovo claim cambia radicalmente il nostro modo di essere fiera. “Costruire bene, vivere bene” significa contribuire con le nostre scelte alla qualità della vita della collettività. Dobbiamo cercare di capire che la sostenibilità energetica della costruzione non è più una moda, ma un’esigenza

CLAUDIO CORRARATI, Vicepresidente di Fiera Bolzano

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POMPA DI CALORE IDRONICA

STAN D25/54D

Sphera Evo (MDAN-Ymi + SRHME), disponibile in quattro grandezze da 4 kW a 10 kW, è il sistema specializzato autonomo in pompa di calore split full DC inverter in grado di soddisfare le richieste termiche e di comfort di abitazioni mono o plurifamiliari, a medio-basso consumo energetico. Grazie all’app dedicata è possibile gestire le funzionalità principali della pompa di calore targata Clivet, come la schedulazione dell’impianto e dell’acqua calda sanitaria dal proprio smartphone. Il nuovo sistema è una soluzione sostenibile per il condizionamento e la produzione di acqua calda sanitaria grazie all’introduzione del refrigerante ecologico R32, con GWP (Global Warming Potential) del -70% rispetto al refrigerante R-410A. Prestazioni migliorate garantiscono la classe A+++ in riscaldamento in bassa temperatura (35 °C acqua in mandata) e un’efficienza stagionale per la produzione di acqua calda sanitaria ai vertici della categoria classe A+ con profilo L. Sphera Evo permette il riscaldamento, raffreddamento e attualmente anche la produzione di ACS fino a 55 °C, con un ampio limite di funzionamento che va da -25 °C a +43 °C di aria esterna. Per soddisfare tutte le applicazioni e le possibilità di installazione, Sphera Evo offre inoltre nuove funzionalità quali il doppio set-point regolabile, la possibilità di impostare le curve climatiche sia in riscaldamento che raffreddamento e la funzione silent per il funzionamento notturno. www.clivetlive.com

PORTONE SEZIONALE

Hörmann arricchisce la propria proposta con un portone caratterizzato da prestazioni termiche elevate: LPU67 Thermo. Realizzata in acciaio coibentato a doppia parete, questa nuova porta da garage presenta elementi a separazione termica con uno spessore di 67 mm e una doppia guarnizione sia per i singoli elementi sia per pavimento. Il portone ha infatti un valore di trasmittanza termica pari a 0,92 W/m2K (per una dimensione di 5000x3000 mm) e garantisce quindi un potenziamento dei valori di coibentazione fino al 50% in più rispetto ai tradizionali modelli da 42 mm. Per implementare ulteriormente l’efficienza energetica del prodotto è inoltre possibile applicare su richiesta la guarnizione perimetrale ThermoFrame, grazie alla quale il telaio portone viene separato termicamente dalla muratura consentendo così un miglioramento dell’isolamento termico dell’intero portone. Disponibile in svariate misure (fino a un massimo di 5000 mm in larghezza e 3000 mm in altezza), LPU67 Thermo è idoneo a ogni tipologia di garage e vanta, oltre a un’ottima coibentazione, anche un’elevata sicurezza, grazie alla possibilità di motorizzazione con abbinamento al sistema BiSecur. Proposto con greca M e L in due superfici – Silkgrain® effetto seta e Decograin simil-legno (nelle finiture pellicolate simil legno Golden Oak, Dark Oak e antracite Titan Metallic CH 703 ) – LPU67 Thermo è disponibile in 15 colori preferenziali e, a richiesta, in tutte le tonalità della gamma RAL. Il nuovo portone sezionale è inoltre proposto anche in Versione Premium, con una speciale dotazione di ruote di scorrimento tandem, guide e componentistica in bianco grigio RAL 9002, in grado di rendere l’insieme esteticamente ancora più raffinato. www.hormann.it

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STAN C18/44D


POMPE DI CALORE A INVERSIONE DI CICLO

STAN C18/22D

Le pompe di calore a inversione di ciclo serie i-Shwak V4 sono state progettate da Maxa per applicazioni in ambito residenziale e commerciale. Estremamente versatili, sono predisposte per il funzionamento in pompa di calore con produzione di acqua calda per il riscaldamento e per l’utilizzo sanitario a una temperatura fino a 63 °C con l’impiego delle resistenze elettriche. Frutto dell’evoluzione del precedente modello V3, il nuovo sistema è la soluzione ideale per il totale controllo del clima dell’abitazione dotata di riscaldamento a fan coil, ma anche con pavimento radiante. L’utilizzo della tecnologia del compressore brushless inverter, abbinato alla valvola di espansione elettronica e al ventilatore a giri variabili (sempre brushless, come pure i circolatori integrati), ottimizza i consumi e l’efficienza operativa dei componenti frigoriferi e del sistema nel suo complesso. Il sistema garantisce un funzionamento senza perdite di efficienza fino a temperature esterne di -20 °C. Inoltre, le pompe di calore sono dotate di una specifica protezione antigelo per ridurre ulteriormente il rischio di guasti durante la stagione fredda. Stoccando acqua calda nel puffer tecnico a 41 °C è possibile ottenere acqua calda sanitaria disponibile all’utente alla temperatura di 40 °C. L’ingombro è estremamente ridotto poiché al suo interno include sia il serbatoio di acqua calda sanitaria che un puffer di acqua tecnica impianto, oltre a tutti i componenti dell’impianto. L’installazione risulta così facilitata e all’utente finale vengono assicurati design, efficienza e ingombro ridotto pari a quello di un normale elettrodomestico. Tutti i componenti idraulici dell’unità sono facilmente accessibili aprendo il pannello frontale; i raccordi dell’acqua e del refrigerante sono nella parte alta posteriore dell’unità. Questo assicura facilità di manutenzione e installazione. www.maxa.it

RIQUALIFICARE IL VANO FINESTRA

STAN D22/04D

Il risparmio energetico è al centro del focus di Roverplastik che, per favorirlo, ha sviluppato e costantemente potenziato il sistema monoblocco RoverBlok. Nato come elemento di integrazione e continuità tra l’involucro e il serramento, il sistema si distingue per l’uso di materiali innovativi che garantiscono una riduzione importante del peso del prodotto (-50% rispetto ai blocchi tradizionali), portando a una soluzione più maneggevole per facilitare l’installazione in cantiere. Inoltre, questi nuovi materiali eliminano qualsiasi continuità tra i profili e i complementi di ancoraggio alla muratura andando così a soddisfare le future normative che prevedono, per esempio, l’abolizione dell’alluminio, incompatibile con l’uso dei sistemi a cappotto. RoverBlok è realizzato combinando poliuretano espanso, materiale leggero e isolante che migliora le prestazioni, riduce gli spessori e quindi l’ingombro, e l’esclusiva pellicola prefinita Velo Skin mineralizzato: un manufatto quindi dal comportamento termoigrometrico bilanciato, esente da tensionamenti, in grado di assicurare risparmio energetico, un ottimo isolamento acustico e massima resa estetica grazie a complementi di finitura completamente a scomparsa. Le prestazioni raggiunte da RoverBlok durante le prove ambientali (aria, acqua e sicurezza) soddisfano tutti i livelli previsti, indipendentemente dalla destinazione d’uso e dal contesto geografico ambientale dell’edificio. www.roverplastik.it

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SISTEMA DI ISOLAMENTO CON PANNELLI IN LANA DI VETRO I sistemi a cappotto sono soluzioni di isolamento termoacustico interno ed esterno che riducono le perdite di calore dell’edificio durante la stagione invernale e limitano il surriscaldamento durante la stagione estiva. weber.therm robusto universal con Isover Clima34 G3 è un sistema di isolamento termico esterno che coniuga le prestazioni di un cappotto con la robustezza di una muratura tradizionale. Oltre a regolare il flusso di calore dell’edificio sia in estate che in inverno, il sistema previene la formazione di ponti termici e condensa anche grazie al pannello in lana di vetro ad alta densità, idrorepellente, naturale, traspirante e durevole nel tempo. I sistemi a cappotto rappresentano inoltre la soluzione ideale per progettare e costruire edifici ad elevata efficienza energetica, seppure le soluzioni più diffuse di questa tecnologia siano caratterizzate da vincoli costruttivi che ne limitano la possibilità espressiva in facciata. weber.therm robusto universal, tuttavia, supera e risolve queste problematiche garantendo robustezza e durabilità a un sistema di isolamento declinabile secondo qualunque alternativa estetica. A differenza di quanto avviene per un sistema a cappotto tradizionale, i pannelli isolanti sono ricoperti e protetti da uno spessore di 2 cm di intonaci speciali ad alte prestazioni. Questo permette la scelta di finiture dalle più tradizionali (minerali) a quelle di maggior tendenza (rivestimenti in pietra, ceramica e laterizio). La possibilità, poi, di abbinare al sistema i pannelli in lana di vetro Isover Clima34 G3 e prodotti di finitura (intonaci,

PELLICOLE ANTISOLARI La schermatura solare “passiva” delle vetrate è oggi fondamentale per risolvere efficacemente il problema dell’effetto serra negli edifici con vetrate esposte all’irraggiamento solare diretto. Serisolar, azienda che effettua analisi tecniche con tecnici specializzati in loco, determina il tipo di risparmio energetico ottenibile attraverso l’installazione chiavi in mano di speciali pellicole antisolari a lunga durata e a basso o zero impatto architettonico. Apposite analisi gratuite dimostrano preventivamente al cliente finale l’effettiva validità schermante del prodotto da installare, l’ombreggiatura e il suo aspetto cromatico-architettonico. Le pellicole antisolari da esterni fornite e posate in formula “chiavi in mano” correggono in maniera efficace le performance riflettenti delle vetrate esistenti, senza doverle smontare dal loro serramento. La scelta delle gradazioni architettoniche è molto vasta: va dalle classiche pellicole silver, alle prestigiose ed eleganti versioni sputtered bronzo- titanio, fino alle nuove pellicole neutre-invisibili a zero effetto specchio. Garanzia 10 anni; ROI da 3-5 anni e possibilità di trasformare le vetrate esistenti anche in vetrate di sicurezza certificata EN12600. www.serisolar.com

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STAN A04/20D

rasanti e rivestimenti decorativi), anch’essi a base minerale, permette di ottenere le migliori prestazioni di traspirabilità, isolamento acustico e reazione al fuoco dell’intero sistema. Isover Clima 34 G3 è un pannello in lana di vetro G3 ad alta densità in fibra crêpé, idrorepellente, prodotto in Italia con almeno l’80% di vetro riciclato e con una resina termoindurente di nuova generazione, che associa componenti organici e vegetali, minimizzando le emissioni nell’aria di sostanze inquinanti come formaldeide e altri composti organici volatili (VOC). www.saint-gobain.it

STAN C21/20D


STAN C18/52D

PANNELLO IN CARTONGESSO CHE RISCALDA Grazie a una tecnologia innovativa, T-panel di S.T.S. Polistiroli diffonde calore per irraggiamento, garantendo il massimo comfort. Realizzato da quattro strati di diversi materiali, il pannello è formato da: una lastra in cartongesso idro, adatta a qualsiasi tipo di ambiente; un componente radiante impermeabile con grado di protezione IPX7; uno strato isolante e un foglio termo-riflettente che ne massimizza la resa. Rapido e leggero, si installa a parete come una normale lastra in cartongesso e ha dimensioni 60x200 cm. T-panel non utilizza acqua o altri fluidi; è al 100% elettrico e non produce campi elettromagnetici grazie alla particolare tecnologia riscaldante brevettata. La produzione Made in Italy, la qualità dei materiali e dei processi produttivi garantiscono un prodotto ecologico che rispetta l’ambiente e che fa risparmiare. Quando è acceso e gestito da termostato consuma meno di 0,04 €/ora e, se abbinato a un sistema di termoregolazione smart, si può programmare da remoto tramite app. Le applicazioni sono molteplici e le installazioni sempre rapidissime: dimenticate tubazioni, valvole o collettori. T-panel

è perfetto per le ristrutturazioni, gli ampliamenti e per tutte quelle situazioni dove serve migliorare il comfort, sia in ambienti abitativi che di lavoro. www.stspolistiroli.it

STAN B06/30D

NASTRO DI RINFORZO PER MURATURE Xella introduce nella sua gamma Ytofor, prodotto specifico per il rinforzo delle murature con giunti sottili incollati, progettato per rinforzare le pareti in muratura, aumentare la resistenza meccanica e ridurre il rischio di fessurazione. Ytofor è un nastro resistente e flessibile, facile da riporre, trasportare, srotolare e tagliare. Il nastro d’armatura di larghezza 40 o 80 mm è composto da una rete di cavi in acciaio ad alta resistenza tessuti con fibre di vetro ed è disponibile in rotoli di 30 metri di lunghezza, misura che permette di ridurre le sovrapposizioni rispetto al rinforzo tradizionale con tralicci metallici di 3 m. Per Ytong è stata appositamente sviluppata una nuova versione del sistema di rinforzo per murature, passando dal traliccio Murfor EFS al nastro Ytofor, per rendere la costruzione delle pareti Ytong ancora più semplice e veloce. È, infatti, sufficiente un singolo strato di colla per garantire l’incollaggio della muratura armata. Tra i vantaggi troviamo anche la velocità di posa con un risparmio di tempo del 25% rispetto alla posa tradizionale e il risparmio di materiale, in quanto il nastro viene tagliato su misura della parete stessa. I test di laboratorio hanno dimostrato che il nastro è resistente come un rinforzo tradizionale realizzato con barre d’acciaio. L’utilizzo del nastro d’armatura è consigliato nelle murature realizzate in strutture particolarmente deformabili (es. solai e travi in acciaio o in legno, edifici esistenti). Ytofor può essere utilizzato per realizzare murature armate in ambito non strutturale, ideale per tamponamenti esterni, divisori

interni e pareti di grandi dimensioni. Consente, infine, una maggiore spaziatura tra i giunti tecnici, permettendo la realizzazione di pareti più lunghe a parità di spessore. www.ytong.it

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Saremo presenti a

2020

KLIMAHOUSE

dal 22 al 25 Gennaio 2020 | Bolzano

Settore CD Stand C18/64

Sopra solo cielo. Sotto solo Isotec. ISOTEC consente di realizzare coperture isolate e ventilate, con tutti i tipi di struttura portante ed è compatibile con qualsiasi rivestimento, dalle tradizionali tegole alle più moderne soluzioni continue in metallo. Il tutto con la massima efficienza energetica ed un’eccezionale rapidità di posa. Anche nella soluzione Isotec Parete per facciate isolate e ventilate. isotec.brianzaplastica.it


SPECIALE BIM L’approccio BIM nella progettazione impiantistica MEP

La progettazione BIM, affiancata dalla modellazione MEP, rappresenta un ineguagliabile strumento di collaborazione tra le figure coinvolte nelle fasi progettuali di realizzazione e gestione dell’opera PATRIZIA RICCI

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SPECIALE

A

l giorno d’oggi sempre più spesso si fa ricorso a processi di virtualizzazione dell’edificio per affrontare la complessità costruttiva dell’involucro e della progettazione impiantistica, soddisfacendo così la richiesta di un sempre maggiore grado di performance degli edifici. Questo porta i professionisti a condividere non solo i processi di progettazione e di cantiere tra diversi gruppi di lavoro, ma anche la documentazione digitale con committenti, amministrazioni e imprese. La ricerca di una possibile definizione della voce BIM sul web restituisce per Building Information Modeling (Modellizzazione delle Informazioni di Costruzione) un metodo per l’ottimizzazione della pianificazione, realizzazione e gestione di costruzioni tramite l’aiuto di un software che consente la rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un edificio, costituito tipicamente da una parte architettonica, strutturale e impiantistica. Tutti i dati rilevanti di una costruzione possono essere così raccolti, combinati e collegati digitalmente. Il BIM quindi non è un prodotto né un software, ma un “contenitore di informazioni sull’edificio”. Un approccio BIM alla progettazione comporta la collaborazione tra i progettisti, l’interoperabilità dei software, l’integrazione tra i processi e la sostenibilità. Un metodo di progettazione collaborativo che consente di integrare in un unico modello digitale le informazioni utili in ogni fase della progettazione: architettonica, strutturale, impiantistica, energetica e gestionale. Per questo può essere utilizzato da impiantisti, ingegneri strutturisti, architetti, costruttori, montatori, collaudatori, e così via. Per la progettazione impiantistica (comunemente chiamata MEP, acronimo di Mechanical, Electrical and Plumbing) la definizione rilasciata dalla Cooperative Research Centre (CRC), ente di riferimento in Australia, è considerata la più adatta: “Il BIM è una tecnolo-

gia model-based collegata a un database contenente le informazioni del progetto e la rappresentazione grafica, la documentazione per la costruzione e le analisi”. La definizione pone in relazione la rappresentazione grafica del modello con le informazioni tecniche che il modello stesso è in grado di immagazzinare e riportare alle varie scale di definizione. La progettazione MEP aggrega tre discipline tecniche comprendenti i sistemi che rendono gli interni degli edifici adatti all’occupazione umana, ovvero il “sistema nervoso centrale” di un edificio: sono responsabili delle caratteristiche di “comfort della creatura” di una struttura e rendono un edificio vivibile e piacevole. Il MEP rappresenta una sorta di guida digitale alla progettazione in 3D che consente una progettazione dell’impianto definita nei minimi dettagli ed esclude soluzioni improvvisate durante la fase esecutiva.

PROGETTAZIONE BIM MEP Il processo BIM consente di gestire la complessità costruttiva dell’involucro e dell’impiantistica tramite la condivisione di modelli, elaborati progettuali e dati, garantendo velocità nell’esportazione dei modelli e interazione tra il progettista dell’involucro e il progettista degli impianti termo-meccanici ed elettrici (MEP). Gli impianti tecnologici costituiscono infatti una parte importante di ogni costruzione, sia per il delicato compito di rendere confortevoli e sicuri gli ambienti di vita e lavoro, sia per la numerosità e complessità di sviluppo delle reti impiantistiche installate nelle costruzioni. Nell’ambito di una modellazione impiantistica è scontato che gli ingegneri debbano dialogare con architetti e strutturisti perché l’involucro architettonico e strutturale costituisce la base del pre-dimensionamento e della modellazione dell’impianto stesso.

BOX 1

IL BIM SPECIALIST La norma UNI 11337-7, intitolata “Gestione digitale dei processi informativi – Parte 7: Requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa”, disciplina le professionalità non regolamentate relative alla gestione delle informazioni in conformità alla Legge 4/2013. Questa norma viene definita e pubblicata in concomitanza con l’avvio degli obblighi legislativi previsti, per i contratti pubblici, dal D.M. 560/2017 e, più in generale, in coincidenza con l’incremento della diffusione della digitalizzazione nel settore. La norma propone quattro profili professionali, il BIM Specialist, il BIM Coordinator, il BIM Manager e il CDE Manager. Il BIM Specialist è la figura professionale chiamata ad avere una conoscenza approfondita e una padronanza degli strumenti software che consentono la produzione di un modello tridimensionale a cui è associato un database, detti in gergo tecnico BIM Authoring, e una consapevolezza dei criteri con

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cui i software sono stati concepiti sotto la fattispecie dell’ingegneria dell’informazione e segnatamente delle basi di dati. Tradizionalmente si identifica nella figura del disegnatore. Oggi troviamo sempre più frequentemente BIM Specialist MEP molto qualificati, che lavorano per sfruttare al meglio tutte le potenzialità dell’approccio BIM nella loro materia e che sono sempre alla ricerca di soluzioni che sappiano rispondere alle loro esigenze. Questi specialisti (MEP Modeler) sono progettisti MEP con notevole esperienza nella modellazione BIM di elementi 2D/3D e nel coordinamento funzionale tra le varie discipline, gli strumenti di progettazione, gli impianti e le utility, in linea con i requisiti dei vari progetti. Hanno capacità di gestione dei modelli di clash detection (conflitto tra i modelli) e di coordinamento tra i vari dati BIM.


BIM Nella progettazione, le installazioni MEP vengono affrontate insieme sia per il loro elevato grado di interazione sia per evitare conflitti, problema comune quando i sistemi elettrici, meccanici e idraulici sono progettati in modo isolato. L’introduzione della metodologia BIM ha portato un contributo sostanziale in tal senso: uno dei vantaggi del BIM è proprio quello di favorire il coordinamento e la collaborazione tra gli attori della progettazione. Modello MEP e modello BIM architettonico/strutturale costituiscono la base per l’ottenimento di una soluzione impiantistica che consenta la creazione e la modifica degli assetti impiantistici MEP 3D (condutture, tubazioni, terminali di emissione) partendo dal modello architettonico, in linea col modello virtuale della costruzione e delle sue modifiche. Solo partendo da una visione d’insieme del sistema edificio-impianto è possibile valutare l’inserimento dimensionale e spaziale degli impianti in una costruzione senza commettere errori. Come conseguenza di tutto ciò, diventa strategica la programmazione e la pianificazione della commessa perché la produzione di un modello federato, architettonico, strutturale e impiantistico, garantisce vantaggi non solo dal punto di vista economico, ma anche in termini di miglioramento ed efficientamento dei processi interni. Progettare con strumenti BIM migliora notevolmente il flusso di lavoro di un progettista. Al di là della soluzione software, va comunque detto che l’approccio BIM richiede uno sforzo in termini organizzativi e una predisposizione a investire in formazione sia di prodotto — nel passaggio da una progettazione 2D con CAD tradizionale a una “a oggetti” di tipo parametrico, cioè a un 3D con contenuto informativo o un “3D intelligente” — sia di metodo: come vengono comunicate all’impiantistica le varianti subite da un modello architettonico? Come vengono classificati i file che costituiscono le cosiddette revisioni? Occorre dunque considerare anche una serie di aspetti che non sono strettamente legati alle funzionalità di un software. Per rispondere a queste e altre domande sull’argomento, e approfondire la conoscenza delle soluzioni MEP presenti sul mercato, abbiamo chiesto la collaborazione di alcune note software house. Sulla base delle loro risposte sono state delineate le figure coinvolte nella progettazione BIM MEP, i metodi e gli strumenti più idonei (vedi Box 2).

BUILDING ENERGY MANAGEMENT SYSTEM I software che utilizzano la tecnologia BIM consentono anche la gestione delle risorse energetiche e delle apparecchiature impiantistiche installate, la riduzione dei consumi e la gestione degli ambienti interni in termini di comfort. Facendo riferimento alla norma UNI EN 15232, con Building Energy Management System (BEMS) si intende il processo di gestione degli impianti, ovvero un sistema informatizzato di comunicazione in remoto che ha l’obiettivo di perseguire il minor consumo di energia durante il funzionamento e per l’intero ciclo di vita dell’insieme edificio-impianto e che in tempo reale rilascia una sequenza di report sui consumi e le performance degli impianti per la gestione manutentiva programmata. I sistemi BEMS hanno l’ambizioso obiettivo di trasformare gli edifici in Smart Building: i manufatti diventano sempre più intelligenti. Per l’applicazione del metodo BIM, della gestione del BEMS e dei software è necessaria una crescita professionale mediante corsi di formazione dedicati. Nonostante la progressiva diffusione delle tecnologie BIM e l’obbligatorietà per gli appalti

TRE SOLUZIONI SOFTWARE

BOX 2

DDS-CAD La soluzione scelta da Harpaceas – società di Milano che offre servizi e soluzioni software per l’implementazione del BIM – è DDS-CAD, un software OpenBIM certificato da buildingSMART®. Attraverso il formato IFC dialoga liberamente con i principali strumenti di progettazione architettonica (Allplan, ArchiCAD®, Vectorworks®, Revit®), strutturale (Tekla Structures, Allplan) e di coordinamento (Solibri Model Checker, Bim+). In questo senso DDS-CAD risponde ai requisiti fissati dal Codice degli Appalti e dal successivo DM 560/2017 nonché alle indicazioni delle norme UNI 11337. Importando in DDS-CAD i file IFC, le informazioni e gli attributi associati agli elementi del modello architettonico-strutturale quali il valore di trasmittanza, lo spessore delle pareti o i fabbisogni d’aria, vengono messi a disposizione del progettista che li può utilizzare, rielaborare ed integrare ai fini del calcolo e della verifica delle discipline MEP. DDS offre anche una serie di funzionalità tra cui strumenti di calcolo sul pre-dimensionamento che consentono di velocizzare la modellazione dell’impianto stesso. Il software si contraddistingue per la sua totale indipendenza rispetto ad altri programmi CAD (ad esempio AutoCAD). Il modulo Building, le librerie di prodotti e le funzionalità di calcolo integrate consentono al progettista di lavorare in un unico ambiente con notevoli risparmi in termini di tempi e costi di gestione. “La scelta di questo strumento – spiega il Dott. Piergiorgio Galantino, Direttore Commerciale Divisione BIM Architettonico e Impiantistico di Harpaceas – è legata anche all’ottimizzazione dei processi di lavoro tipici di uno studio impiantistico che il software consente. In caso di varianti infatti, con le tecnologie tradizionali, gli elaborati grafici devono essere rifatti con un notevole dispendio di tempo ed energie. L’uso di questo strumento consente invece di lavorare su un modello e di produrre un elaborato grafico che si aggiorna insieme al modello stesso con una drastica riduzione dei costi fissi di uno studio professionale”. Altro aspetto importante riguarda il computo metrico: le tecnologie CAD consentono infatti di lavorare solo su geometrie prive di contenuto informativo ,mentre questi strumenti offrono al cliente anche la certezza dell’investimento. SEGUE A PAGINA 34

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SPECIALE Edificius – MEP Se finora la principale difficoltà era rappresentata dalla compatibilità dei software di calcolo impiantistici con i software di BIM authoring, oggi, con soluzioni quali Edificius-MEP di ACCA software, anche questa è superata. “Proviamo – chiarisce Michele Santoro di ACCA software – a chiedere a un progettista di impianti se ritiene che progetterebbe meglio vedendo, controllando e modellando l’impianto come se fosse già realizzato in 3D. E proviamo a chiedergli quante volte ha detto o ha sentito dire, magari in cantiere, “...ma qui l’impianto non può passare!”. Edificius-MEP è il software certificato da buildingSMART International per l’import IFC per la modellazione 3D di impianti MEP (meccanici, elettrici ed idraulici) integrata alla progettazione architettonica che consente di progettare direttamente in 3D”. Il modellatore Smart MEP adatta le viste dinamiche del modello in tempo reale rispetto allo sviluppo della modellazione 3D e mette a disposizione funzioni per disegnare nello spazio con coerenza e consapevolezza, grazie a snap, goniometri spaziali e connessioni automatiche tra gli oggetti, funzioni che rendono la progettazione 3D semplice, naturale e libera da vincoli inutili. L’impianto in 3D è visibile in tempo reale, grazie a real-time rendering e realtà virtuale: in questo modo diventa davvero facile vedere, capire e controllare il progetto, così come farlo vedere e spiegarlo ad altri; quindi anche una nuova modalità di presentazione del progetto. “Con Edificius-MEP – conclude Santoro – il progetto dell’impianto è integrato con quello architettonico e strutturale 3D, consentendo di comprenderne correttamente i tracciati fin dalla prima fase di progettazione, senza possibilità di incorrere in errori e in correzioni successive che comporterebbero tanta perdita di tempo e di soldi. Il vantaggio è evidente: è possibile trovare le migliori soluzioni progettuali in maniera integrata all’architettura e alla struttura dell’edificio ed è possibile vedere in 3D con real-time rendering il modello della costruzione completo di tutto. Inoltre è possibile collaborare con progettisti architettonici e strutturali che usano altri applicativi grazie alla importazione ed esportazione in formato standard IFC che consente di integrare l’impianto in modelli architettonici realizzati per esempio con Revit o ArchiCAD, o con strutture progettate con Tecla, etc.” SEGUE A PAGINA 35

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pubblici, il mercato registra infatti ancora una carenza di professionisti BIM specializzati in ambito impiantistico.

I SOFTWARE OPENBIM Un linguaggio riconosciuto, universale e interdisciplinare degli operatori è ciò che consente ai modelli delle varie discipline l’interoperabilità permettendo il coordinamento e il controllo delle interferenze. OpenBIM è un approccio condiviso per la collaborazione durante le fasi di progettazione, realizzazione e messa in esercizio di opere basate su standard e flussi di lavoro aperti. Collaborazione, comunicazione, compatibilità sono gli elementi decisivi per un vero approccio OpenBIM. L’approccio OpenBIM consente la realizzazione dell’interoperabilità per l’intero flusso di lavoro. Si tratta di un’iniziativa ideata da buildingSMART® in collaborazione con i principali fornitori di software che supportano il formato di scambio dati IFC (Industry Foundation Classes). Attualmente, grazie al formato IFC è possibile comunicare tra tutti gli autori del progetto, se pur nei diversi ambiti di competenza. L’utilizzo di software OpenBIM garantisce quindi non solo di poter importare ed esportare file in IFC (formato che assicura la qualità del trasferimento dati da/verso ciascun modello di ciascuna disciplina), ma anche che i modelli dei vari settori vengano realizzati ciascuno nello strumento reputato migliore dal singolo professionista, favorendo dunque un’elevata qualità di progetto. L’approccio OpenBIM favorisce un flusso di lavoro trasparente e aperto che consente a tutti gli attori del


BIM Linear

progetto di partecipare in modo coordinato, indipendentemente dal software utilizzato, e mette a disposizione un linguaggio comune che consente di creare processi condivisi, grazie ai quali aziende e amministrazioni possono sviluppare progetti caratterizzati da contratti commerciali trasparenti, dalla possibilità di confrontare la valutazione del servizio e da una qualità dei dati garantita; inoltre, fornisce dati del progetto duraturi che possono essere utilizzati durante tutto il ciclo di vita dell’edificio. In questo modo è possibile evitare errori e inserimenti multipli e rafforzare l’offerta di prodotti online tramite ricerche più precise sulle esigenze degli utenti, fornendo i dati del prodotto direttamente in BIM.

IL MODELLO FEDERATO “La comunicazione tra i progettisti dell’edificio, delle strutture e degli impianti – spiega Michele Santoro di ACCA software – è fondamentale per non incorrere in errori di progettazione e conseguenti varianti in corso d’opera durante la fase di cantierizzazione, ottimizzando così tempi e costi di realizzazione. Solo l’uso di simulatori per il calcolo delle interferenze, non esistenti nella tradizionale progettazione CAD, che individuano la sovrapposizione tra gli elementi impiantistici, strutturali e architettonici rende possibile il controllo e il coordinamento. Si può far uso di specifici software BIM Clash Detection per la verifica delle interferenze e la gestione dei conflitti tra differenti modelli IFC-OpenBIM, come tra il progetto

Le soluzioni proposte da ATH Italia, azienda di Torino che vanta una pluriennale esperienza nel settore termotecnico, sono riconosciute da progettisti, installatori e società di ingegneria per la loro affidabilità e il loro costante aggiornamento tecnico e normativo. “Abbiamo scelto di operare con Revit e avviato una collaborazione stretta con un’azienda tedesca già affermata nel settore. Pensare a un investimento molto elevato e dilatato a causa delle difficoltà del mercato e della necessità di allargarlo oltre i confini del Paese ci ha spinti a lavorare con Linear, leader in Germania per applicativi MEP, non solo con Revit, ma anche con AutoCAD, che ha sempre la quota di mercato maggiore” — dichiara Sergio Strata di ATH Italia. “Questa soluzione – continua Strata – copre tutte le esigenze di una moderna progettazione nel settore HVAC, a partire dall’analisi dell’edificio (calcolo delle potenze invernali ed estive), al calcolo degli impianti (ad aria o a pannelli radianti), al calcolo delle reti (tubazioni e canali). Il calcolo della rete di canali consente anche l’analisi acustica dell’impianto di distribuzione dell’aria”. Per Strata, attualmente, si sceglie di progettare BIM-MEP sostanzialmente solo se lo richiede il cliente. “Nei piccoli e medi impianti – precisa – la problematica delle interferenze si risolve in cantiere e la digitalizzazione delle informazioni ha scarso interesse presso i normali utenti di un immobile. Certamente l’adozione del modello BIM-MEP permette molti vantaggi, se il cliente è in grado di gestire le informazioni. A parte la possibilità di inserire prodotti di specifici fornitori (cataloghi), verificare le interferenze, modificare componenti, avere direttamente calcoli e computi, controllare e pianificare meglio i costi e gli investimenti, potrà programmare meglio le manutenzioni e controllare l’andamento dell’efficienza e dell’usura delle macchine”. In merito alla condivisione di un modello BIM-MEP con un modello BIM-architettonico e ai possibili vantaggi, risponde: “In teoria, è possibile. In pratica vedo ancora troppi problemi, a partire dalla necessità di operare tutti sullo stesso modello avendo esigenze di deformazione dello stesso in maniera molto marcata. Ognuno vede l’edificio in maniera totalmente diversa nella fase iniziale, quella creativa e progettuale (ovvero concettuale). Solo successivamente, nella fase in cui si rende concreto il progetto, dotandolo di macchinari reali, tubi, canali, etc., si può tornare a lavorare senza difficoltà sull’unico modello. Ma ormai l’impianto è stato pensato e la fase ‘astratta’ è conclusa”.

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SPECIALE architettonico e quello strutturale o impiantistico. Grazie alle funzioni per la federazione di modelli BIM si ottiene un unico risultato che integra i diversi aspetti progettuali”. “La collaborazione tra studio architettonico, strutturale e impiantistico propria dei sistemi BIM – aggiunge Piergiorgio Galantino di Harpaceas – consente di prevenire già in fase di progettazione eventuali interferenze o conflitti e rende possibile la realizzazione di analisi architettonico-impiantistiche degli ingombri per il corretto posizionamento di un elemento dell’impianto. Questi controlli possono essere fatti a livello di BIM authoring o di piattaforme di project collaboration (Solibri o BIM PLUS) che leggono i modelli IFC di più discipline, creano il modello e consentono al BIM coordinator di effettuare analisi di clash detection”. Questa tecnologia permette di tracciare gli scambi di informazioni tra i vari soggetti che intervengono nel processo di progettazione.

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INDIVIDUARE GLI ERRORI DI PROGETTAZIONE In fase di progettazione, si può ricorrere a strumenti di integrazione BIM per il controllo delle interferenze e la risoluzione degli errori di progettazione nel caso in cui gli oggetti occupino lo stesso spazio (hard clash) o siano troppo vicini (soft clash) tra loro. Si parla di interferenza tra due oggetti quando, ad esempio, un tubo dell’acqua attraversa una parete o si sovrappone a un condotto per l’aria. La funzione MEP Clash Detection consente all’appaltatore MEP di minimizzare gli errori progettuali, senza sprecare materiale e ore di lavoro. Nella progettazione per i settori dell’hospitality (hotel, ristorazione, etc.) o dell’healthcare (poli ospedalieri, centri ricerca, etc.) il ruolo assunto dai sistemi meccanici, elettrici e idraulici efficienti è fondamentale e non può assolutamente essere trascurato. Il funzionamento di questa tipologia di edifici è legato a sistemi MEP estremamente complessi: impianti di riscaldamento,


BIM BOX 3

LA REALTÀ AUMENTATA PER NAVIGARE IL MODELLO BIM DEGLI IMPIANTI

Una interessante novità nel mondo della progettazione è stata presentata da Sacee Srl, società di ingegneria ed Energy Service Company (E.S.Co.), cliente Harpaceas: l’adozione della realtà aumentata per navigare il modello BIM dell’impianto geotermico di “Palazzo Tarsis”, realizzato con DDS-CAD. In questo progetto il software DDS-CAD è stato utilizzato per la progettazione e modellazione BIM LOD 350 dei nuovi impianti di tutto l’edificio e dello showroom. L’adozione della realtà aumentata e del modello BIM MEP permette di conseguire vantaggi in termini di migliore qualità dei processi e maggiore efficienza operativa, sia in fase di progettazione sia nelle future operazioni di manutenzione. Navigare il modello realizzato con DDS-CAD è semplicissimo: occorre scaricare l’app AR Per gentile concessione di Sacee – www.sacee.it Magic Experience (disponibile su Apple Store e Google Play), inquadrare e scansionare il marker qui presente, visualizzare e navigare il modello BIM MEP dell’edificio. La riqualificazione impiantistica di questo palazzo storico del centro di Milano ha avuto inizio con la progettazione BIM dell’impianto geotermico ad acqua di falda che sostituisce il riscaldamento a caldaia precedentemente in uso. La difficoltà di questo progetto nasce innanzitutto dal rilievo degli impianti esistenti, nati in epoche diverse e sovrapposti gli uni agli altri nel corso degli anni. In questo contesto, l’approccio del BIM si è rivelato fondamentale, sia nella restituzione completa, coerente e precisa dello stato di fatto, sia nelle attività di progettazione tridimensionale parametrica dei nuovi impianti, eseguite con DDS-CAD. L’adozione dell’approccio BIM con DDS-CAD ha permesso un miglioramento evidente della comunicazione e della visibilità del progetto al cliente finale e un risparmio di tempo notevole per la società, poiché le varie progettazioni impiantistiche (progettazione elettrica, meccanica, della prevenzione incendi) sono state eseguite contemporaneamente da operatori diversi ma con lo stesso strumento.

ventilazione e condizionamento (HVAC), approvvigionamento e fornitura idrica, impianti antincendio, e chilometri di cavi e tubi che si collegano e intrecciano tra loro nella struttura dell’edificio, che devono essere facilmente ispezionabili per consentire manutenzioni e riparazioni (impianti elettrici e idraulici). In queste strutture un sistema MEP efficiente rappresenta una condizione imprescindibile per il corretto funzionamento della stessa. In questi casi, committente, appaltatore e progettista possono risparmiare budget e minimizzare gli errori progettuali, utilizzando in anticipo il workflow BIM nei loro progetti.

DIGITAL TWIN E REALTÀ AUMENTATA Il fine ultimo del BIM è consentire una razionalizzazione della manutenzione dell’opera: attraverso il digital twin (“gemello digitale”) si dispone di un modello virtuale dell’opera che contiene un database di informazioni disponibile, ad esempio, per le società a cui è affidata la manutenzione programmata ordinaria e straordinaria della struttura. Il digital twin può avere svariati ambiti di

applicazione: il modello può essere infatti virtualizzato anche per scopi di formazione. Nel caso di un ospedale, dove la componente impiantistica è molto rilevante, attraverso il digital twin si possono impostare, ad esempio, i percorsi che devono essere effettuati per un determinato intervento di manutenzione. Possiamo dunque affermare che digital twin e realtà aumentata sono tecnologie che consentono la navigazione all’interno del modello e la visualizzazione delle componenti architettoniche, strutturali e impiantistiche. Grazie all’integrazione con RTBIM e VRiBIM, rispettivamente ambienti per real-time rendering e realtà virtuale immersiva, questi software consentono al tecnico innovativi e più efficaci sistemi di controllo e di esplorazione dell’impianto già durante la fase di progettazione. Nello specifico, nel caso degli impianti, la realtà aumentata potrebbe ottimizzare e facilitare il lavoro degli installatori offrendo loro la possibilità di vedere cosa realizzare. Con questi strumenti la progettazione ha un ruolo predominante, in quanto viene drasticamente limitata l’autonomia degli installatori e la possibilità di adottare soluzioni “fai da te” in cantiere, dovendosi attenere alle indicazioni del progettista.

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DENTRO L’OBIETTIVO

Il cielo nelle stanze

Disegnato e realizzato da More, in collaborazione con l’architetto Gerald Schnell, il progetto ha definito un volume puro di cemento e legno, nel quale spazi privati coperti dialogano con stanze a cielo aperto VISTA DA PATIO ORIENTATO A OVEST

a cura della REDAZIONE

C

aratterizzato da quattro patii, ciascuno dei quali racconta una storia, questo edificio situato a Sovico (MB) è nato per realizzare il desiderio di una coppia che sognava una casa-nido dove coltivare le proprie passioni. Il lotto a disposizione, circondato su tre lati da altre case, era perfetto per accogliere una casa intima e introversa, con un’apertura ampia verso ovest su un suggestivo spazio verde. Cuore pulsante dell’abitazione è il living centrale che vive in sinergia con il paesaggio e mette in relazione gli ambienti privati che lo circondano, ciascuno con una precisa funzione: cucina, studio, area wellness e zona dedicata al riposo e al relax. Il cemento a vista ha una tonalità simile a una pietra calcarea; il suo colore caldo e chiaro è reso ancora più morbido dall’uso generoso del legno che lo intervalla e che ne armonizza il ritmo, rendendolo fluido e delicato. La facciata est della casa prospiciente la strada definisce una chiara demarcazione tra interno ed esterno. Attraversato il portone di legno a lamelle, si viene accolti

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da una stanza senza tetto, un patio bianchissimo, uno spazio intimo e protetto che accoglie e dà il benvenuto. Da qui, tutta la casa si sviluppa attraverso una sequenza di stanze e spazi aperti, in grado di generare ambienti in forte relazione tra loro, ognuno con un suo carattere distintivo. Il cuore della casa – che accoglie il living e la sala da pranzo – si affaccia su tre dei quattro patii e afferma il proprio carattere dominante sull’intero organismo domestico. Il tetto di questa stanza centrale, che poggia sui tre volumi in cemento, copre e protegge lo spazio di vita; le grandi vetrate ad ante scorrevoli aprono il soggiorno verso gli esterni disegnati dai patii che la circondano in continuità. Il pavimento è in lastre di gres di grande formato, così come quello dei patii, a suggerire che si tratta di un vuoto senza soluzione di continuità con l’esterno. A demarcazione del confine tra il dentro e il fuori resta solo un grande vetro. Negli ambienti privati della casa, il pavimento in legno di rovere riscalda, adattandosi al carattere intimo e riservato


delle stanze. I tre volumi hanno ciascuno una propria destinazione d’uso: il primo accoglie la cucina, divisa in ambiente aperto con isola e zona colazione e una, più riservata, per lavanderia e dispensa; il secondo volume ospita lo studio e l’area wellness & gym; il terzo la camera da letto con il bagno padronale e le cabine armadio, nonché il garage e la zona ingresso e gli spazi a servizio della casa. Il patio ovest è caratterizzato da un giardino zen con ghiaia bianca e un piccolo acero, accessibile direttamente dalla cucina. Il patio rivolto a nord è estensione della casa verso il giardino: le pareti che lo delimitano lasciano posto al paesaggio bucolico. Nel patio orientato a sud trova posto l’idromassaggio. Su di esso affacciano l’area wellness e la camera da letto; è delimitato da un frangivista scorrevole a lamelle che protegge da sguardi indiscreti e genera interessanti giochi di luci e ombre. Gli infissi del soggiorno sono in abete termotrattato, scuro come le lamelle della boiserie in facciata. Gli infissi dei volumi privati sono incassati nel muro di cemento nascondendo e proteggendo il telaio esterno, internamente sono bianchi in continuità col colore delle stanze. Gli interni della casa sono progettati in uno stile classico contem-

GIARDINO ZEN. Accesso e vista esterna

poraneo, con materiali naturali: legno e pietra e una selezione rivestimenti di pregiata manifattura come le piastrelle artigianali fatte a mano in Marocco, il tutto per suggerire uno stile senza tempo, evitando mode effimere.

SOLUZIONI TECNICHE Il sistema costruttivo della casa è un ibrido in calcestruzzo e legno, ingegnerizzato e interamente prefabbricato da More, business unit innovativa dell’azienda storica Moretti Spa. Oltre a tempi di montaggio estremamente rapidi – l’assemblaggio della struttura al rustico in meno di due settimane – la pre-ingegnerizzazione ha consentito il controllo di tutti i dettagli costruttivi, coniugando progetto strutturale, meccanico, elettrico e architettonico in un concreto progetto esecutivo integrato. Le pareti monolitiche dei quattro blocchi sono in cemento prefabbricato, finito all’esterno da una crosta di 7 cm di calcestruzzo armato con rete e colorato in pasta con ossido di colore a campione. La sabbiatura fine dona matericità e profondità, rendendo la parete simile a una pietra naturale in un formato ciclopico e non convenzionale. La parete più

LIVING CENTRALE. Dettaglio e pannelli in legno scorrevoli che separano uno dei volumi privati

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DENTRO L’OBIETTIVO

grande ha uno sviluppo di 11 metri e un peso di quasi 18 tonnellate; è un componente termoisolato e intelligente, dotato di tutti gli incassi necessari all’alloggiamento di serramenti, impianti e impermeabilizzazioni. Lo strato isolante di 10 cm di poliuretano garantisce un adeguato valore di trasmittanza, con un valore minimo di 0,17 W/m2K; i 16 centimetri di calcestruzzo strutturale armato conferiscono resistenza strutturale e uno sfasamento fino a 12 ore. Il lato interno caldo della

struttura in cemento è finito con una controparete a doppia lastra di 8 cm riempita con lana di roccia, dove alloggiano gli impianti. La lastra interna in vidiwall garantisce resistenza meccanica e flessibilità d’uso, la seconda lastra una finitura a gesso fine di facile lavorabilità. Sul lato esterno della crosta, un elemento di sacrificio al piede – alto circa 20 cm posato in opera – alla stregua di un battiscopa a filo esterno, integra il risvolto di guaina e crea una barriera fisica alla risalita dell’umidità del terreno lungo le pareti.

FINITURE INTERNE E ILLUMINAZIONE I pavimenti del soggiorno sono in gres Cotto d’Este, mentre quelli delle camere in legno di rovere naturale Fiemme 3000. I rivestimenti dei bagni sono le zellige (piastrelle artigianali marocchine) di Mosaic del Sur. Il bagno turco prefabbricato è Effegibi, mentre i sanitari e le rubinetterie sono una selezione di Ex.T. Luci interne da incasso Flos, illuminazione esterna progettata e realizzata da Simes.

DETTAGLIO INFISSI E OSCURANTI 40

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POSA PANNELLI E PARETI PREFABBRICATE


Le fondazioni della casa sono in travi rovesce in cemento armato prefabbricato giuntate alle pareti portanti da riprese tipiche della prefabbricazione in cemento. Un’intercapedine a vespaio non areato nello spessore delle fondazioni ospita le canalizzazioni orizzontali dell’intero impianto aeraulico. Il magrone di 10 cm, piano d’imposta delle fondazioni, è separato dalle stesse dalla barriera al radon con funzione anche di freno vapore. L’isolante in fondazione di 10 cm in EPS bianco all’interno del vespaio è integrato con ulteriori 6 cm di poliuretano sotto il massetto. Valore complessivo di trasmittanza 0.17 W/m2K. I serramenti “foro muro” di Eurofinestra, impostati sul filo interno della controparete, sono in abete termo-trattato esterno con anima in legno-sughero (valore Uf medio <1,0 W/m2K) e laccati internamente in colore RAL come i divisori. Tutti i serramenti montano un triplo vetro basso emissivo con valore Ug=0.6 W/m2K. Gli alzanti-scorrevoli tripartiti del soggiorno, sempre forniti e posati da Eurofinestra, sono anch’essi in abete

MONTAGGIO DEI SOLAI PREFABBRICATI IN CEMENTO

IL PROGETTO INTERNAZIONALE CRAVEZERO

A partire dal 2021, quasi tutti i nuovi edifici presenti nell’Unione europea dovranno rispettare lo standard energetico “quasi zero”. A quel punto, i progettisti e le società di costruzione dovranno puntare su edifici a basso consumo energetico, così come stabilito nella direttiva 2018/844 sul rendimento energetico degli edifici. Dal 2017, all’interno di un progetto di ricerca finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020, è stato costituito un tavolo di lavoro. Insieme ad altri specialisti della progettazione e delle costruzioni, More con la casa madre Moretti SpA è stata tra le aziende selezionate. A fianco di prestigiosi enti di ricerca, come l’Istituto Fraunhofer (Friburgo – Germania), Eurac Research (Bolzano – Italia) e AEE Intec (Gleisdorf – Austria), e di grandi imprese multinazionali nel mondo delle costruzioni, quali la svedese Skanka e la francese Bouygues, è stata data vita a CRAVEzero, piattaforma su cui i soggetti coinvolti condivideranno il proprio know-how con l’intero settore, con l’obiettivo essere in Europa un riferimento sia nel residenziale che nel terziario per eliminare ogni costo extra per la realizzazione di edifici NZEB e promuovere innovativi modelli di business per tutti gli stakeholders, così da facilitarne la realizzazione e capillarità sul territorio.

Linee guida per il risparmio energetico “Dopo aver fatto partire il progetto CRAVEzero, abbiamo esaminato attentamente la struttura dei costi e i processi di pianificazione di 12 case study in ​​Austria, Francia, Italia e Svezia per identificare una base di costo per l’acquisto, la manutenzione e il funzionamento di diversi componenti, inclusi sistemi di recupero del calore, solare termico e soluzioni per l’involucro edilizio”, ha affermato Tobias Weiss, project manager di CRAVEzero presso AEE

ISOLAMENTO AL PIEDE E PREDISPOSIZIONE DELL’ELEMENTO DI CHIUSURA

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DENTRO L’OBIETTIVO INTEC con sede in Austria. “Utilizzando i dati di progetti reali estrapolati dai case study analizzati, abbiamo creato modelli per mezzo milione di varianti, rintracciabili sulla piattaforma online accedendo al menù Interactive Case Study Dashboard ”. Gli utenti possono filtrare i risultati mediante una combinazione di tecnologie o impostare un limite per il fabbisogno di energia primaria o l’investimento finanziario a budget, ad esempio, per visualizzare i costi in 40 anni di vita dell’edificio e attraverso più fasi, dalla pianificazione alla gestione. “Un grande vantaggio dello strumento è rappresentato dalla possibilità di confrontare il proprio progetto di costruzione con i modelli disponibili online, così da verificare il relativo status rispetto ai case study in termini di costi durante tutto il ciclo di vita e in termini di fabbisogno di calore e di energia primaria”, continua Weiss.

termo-trattato. Il sistema frangisole a lamelle orientabili di Hella è integrato nelle pareti prefabbricate e, quando chiuso, invisibile alla vista. Le pareti che dai patii esterni in calcestruzzo penetrano nel soggiorno centrale hanno finitura in calcestruzzo faccia vista anche all’interno dell’abitazione in continuità spaziale e materica con l’esterno. I serramenti scorrevoli hanno uno speciale sistema di falso integrato nelle pareti prefabbricate che garantisce il taglio termico e permette l’alloggiamento del serramento a filo parete. Il tetto centrale è in pannelli di legno prefabbricato e isolati con lana di roccia ad alta densità. Un’ulteriore coibentazione in lieve pendenza dello spessore minimo di 18 cm in polistirene espanso protetto all’acqua da una guaina in pvc genera una grande superficie di 60 mq quasi piana. La trasmittanza è 0.14 W/m2K, con uno sfasamento di 11 ore.

Progettisti e investitori che desiderano visualizzare stime dei costi del ciclo di vita quando lavorano offline possono scaricare lo strumento sotto forma di un foglio di calcolo Excel da CRAVEzero.eu. Il consorzio ha anche creato un video tutorial per spiegare come navigare nella pinboard.

Progettazione integrata Lo strumento CRAVEzero Pinboard (www. cravezero.eu), disponibile in inglese, è attualmente in fase di beta-test. Altra caratteristica della piattaforma web è la Interactive Process Map che illustra il processo di progettazione di NZEB. Una progettazione integrata è essenziale per la costruzione di un NZEB: significa che ingegneri e architetti collaborano strettamente per sviluppare la soluzione più innovativa ed efficace per un determinato progetto e monitorare l’adesione a standard e processi durante la sua implementazione. Diagrammi di flusso del processo ideale vengono utilizzati per aiutare il progettista a definire le responsabilità di ciascun attore coinvolto nel progetto, nonché per evidenziare eventuali strozzature o punti deboli che hanno ostacolato lo sviluppo. SEGUE A PAGINA 43

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SIGILLATURE DEI SERRAMENTI

BARRIERA AL VAPORE E IMPIANTISTICA: guarnizione punto chiodo per il fissaggio delle tubazioni elettriche


Le lattonerie di 5 cm in lamiera verniciata proteggono la testa delle pareti prefabbricate. Una canalina incassata sul tetto in legno raccoglie l’acqua del piano centrale distribuendola sui rispettivi tetti dei blocchi laterali da cui viene poi convogliata e smaltita. Tutti i pluviali sono integrati nelle pareti in cemento e non visibili all’esterno. La parete nord della casa ha un rivestimento in doghe di legno a lamelle con passo 6 cm. Il rivestimento integra e nasconde la basculante di 6 metri del garage e il portoncino d’ingresso pedonale.

“Durante l’analisi della struttura dei costi dei case study, abbiamo scoperto che per gli investitori può essere molto redditizio costruire edifici a energia quasi zero, a condizione che tengano conto dei bassi costi di gestione”, ha affermato Weiss. Il progetto CRAVEzero si concluderà nel 2020. Prima di questo termine, il consorzio di aziende e istituti di ricerca che lavorano al progetto in tutto il mondo sta pianificando di tenere una serie di webinar per spiegare ai professionisti del settore edile le numerose funzioni che la pinboard ha da offrire.

Realizzazioni More tra i case study

CENTRALE TERMICA e VMC

POSA. VMC a pavimento

More e Moretti SpA, attraverso la partecipazione attiva al progetto con l’ing. Cristina Foletti e l’arch. Francesco Matricardi, hanno contribuito con due particolari realizzazioni che risultano delle best practices in termini di efficientamento dei costi ed eccellenza delle performance energetiche: la casa monofamiliare More realizzata nel 2014 a Lodi su progetto dell’arch. Valentina Moretti e l’edificio pluripiano “Isola nel Verde” costruito da Moretti SpA nel 2012 a Milano su progetto dello Studio associato Eureka! “Abbiamo aderito con grande entusiasmo al progetto CraveZero – afferma Valentina Moretti, direttore creativo More e vicepresidente di Moretti SpA – perché con lungimiranza stimola la condivisione a livello internazionale di competenze ed esperienze complementari che favoriranno l’attuazione dell’adeguamento richiesto dalla Direttiva comunitaria. Questo impegno è, peraltro, in perfetta sintonia con la ricerca e lo sviluppo in ambito progettuale e costruttivo che la nostra azienda ormai da anni sta portando avanti. Come architetto e costruttore, la mia più grande responsabilità, oltre alla sicurezza, è quella di ridurre al minimo l’impatto di un edificio sull’ambiente, coniugando altresì questo requisito imprescindibile con il comfort, la durabilità e, non da ultimo, la qualità architettonica”.

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DENTRO L’OBIETTIVO

BLOWER DOOR TEST. Verifica tenuta serramenti

CONCEPT ENERGETICO Il concept energetico riguardante involucro e impianti ha visto la partnership tra More e Zeropositivo architetti, studio specializzato nella progettazione di edifici passivi e ad alta efficienza. L’attenzione all’ambiente e la ricerca costante a innalzare il livello di qualità costruttiva ha portato a percorrere la strada per la certificazione CasaClima. Questo processo, oneroso e volontario, non è obbligatorio in base alla normativa nazionale: ciò si traduce in una molte44

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plicità di attenzioni che non vengono mai riposte in una costruzione “tradizionale”. CasaClima, in qualità di ente terzo, controlla tutto il processo costruttivo iniziando dalla progettazione e proseguendo in cantiere attraverso la verifica con prove strumentali. La certificazione finale, avvenuta con un indice energetico di 20 kWh/m2K (pari a 2 litri di gasolio al mq per riscaldamento), ha fatto rientrare l’edificio nella classe A, un sigillo di qualità per il cliente, sicuro di poter vivere in una casa moderna dai bassi consumi energetici, salubre e confortevole.


MORE

ZEROPOSITIVO ARCHITETTI

Nata nel 2010, More rappresenta l’anima più innovativa di Moretti – Building on Human Values, azienda di Erbusco (BS) con oltre 50 anni di storia ed esperienza nel settore della progettazione e costruzione di grandi opere. Forte di questo prezioso know-how, More ha ideato e brevettato un sistema rivoluzionario per la progettazione architettonica e la costruzione di case su misura, rivelando un forte orientamento alla definizione del futuro del costruire e dell’abitare. Alla progettazione e realizzazione degli edifici, affianca anche la progettazione degli interni, domestici e non solo. More appartiene alla Holding Terra Moretti – Gruppo fondato da Vittorio Moretti – che comprende dieci aziende nel settore delle costruzioni, vitivinicolo e nell’hôtellerie. A unire le diverse realtà del gruppo è un sogno condiviso: migliorare la qualità del vivere. More vuole ridisegnare, con i suoi edifici, il paesaggio del mondo, sotto il segno della coerenza architettonica e del rispetto dell’uomo e della natura.

Zeropositivo Architetti è uno studio di architettura che ha come obiettivo principale lo sviluppo di una filosofia progettuale moderna e sostenibile, attenta all’estetica e al comfort. Grazie a un’esperienza decennale, alla formazione e alla pratica di cantiere, è oggi un punto di riferimento nel settore della progettazione di edifici passivi e ad altissima efficienza energetica. Lo studio è in grado di offrire al cliente un servizio completo, occupandosi della progettazione a vari livelli (architettonica, impiantistica, design) per edifici ad alta efficienza o dedicandosi all’attività di consulenza tecnica in affiancamento a professionisti e imprese in tutto il territorio nazionale.

www.morettimore.it

www.zeropositivoarchitetti.com

PROGETTO ENERGETICO

FUNZIONAMENTO INVERNALE ED ESTIVO

Involucro

Durante il periodo invernale la pompa di calore produce acqua calda a temperatura max 35 °C in funzione della sonda climatica esterna e modula così la potenza erogante, alimentando il volano termico e di conseguenza l’impianto radiante, mediante sonde di temperatura sulla mandata e sul ritorno dei circuiti. Questi ultimi saranno regolati da sonde di temperatura e umidità presenti in ogni locale. La VMC nel periodo invernale garantisce i corretti ricambi di aria all’interno degli ambienti della casa, rispettando il limite minimo di 0.30 vol/h previsto dalla vigente UNI 11300, in modalità di funzionamento standard, aumentando la portata in funzione del livello di CO2 riscontrato all’interno della casa. La batteria di deumidificazione viene alimentata dall’acqua alla temperatura presente nel volano termico, integrando così termicamente la temperatura di mandata nei locali, neutralizzando il carico di ventilazione e coprendo in piccola parte il carico di trasmissione dell’edificio. Nel periodo estivo il modulo idronico interno, essendo reversibile, produce acqua refrigerata per la deumidificazione e per il pavimento radiante, oltre ovviamente a produrre acqua calda sanitaria. La batteria di deumidificazione della VMC viene alimentata a punto fisso dal volano termico con temperatura ingresso di 12 °C. L’acqua refrigerata giunge nel deumidificatore e contribuisce a smaltire il carico latente dell’abitazione, prodotto dall’aria di rinnovo della VMC e dall’uso interno della casa in funzione dei valori di temperatura e umidità rilevati nei singoli locali. In soccorso vi è un’unità stand alone alimentata anch’essa con l’acqua in ingresso a 12 °C, azionata da un igrostato presente nel soggiorno, il quale fa entrare in funzione l’unità al superamento del livello di umidità impostato all’interno della casa.

A livello d’involucro particolare attenzione è stata riposta nell’ottimizzazione delle stratigrafie e nella risoluzione dei principali nodi della costruzione. Di conseguenza, nell’ottica di spingere l’edificio al più alto livello di comfort possibile, risulta indispensabile il rispetto del requisito di ermeticità attraverso la prova del blower door test. Per questo motivo è stata progettata la tenuta all’aria attraverso l’uso corretto di teli, nastri e giunti tra le parti di raccordo tra le strutture, al fine di evitare spifferi che possono pregiudicare le performance energetiche dell’edificio e causare danni alle strutture. L’insieme delle attenzioni ha portato al superamento della prova finale richiesta dalla certificazione, rientrando ampiamente al di sotto del limite di 1,5 vol/h per la classe A.

Impianto termico L’impianto meccanico è stato concepito partendo dal basso fabbisogno di energia richiesto dall’abitazione. Le basse potenze in gioco hanno permesso di proporre un impianto su misura, dimensionato sul reale fabbisogno. La soluzione proposta prevede una pompa di calore aria/ acqua Zubadan Mitsubishi da 11,20 kW, alimentata da energia elettrica, e un modulo idronico interno reversibile per provvedere anche al raffrescamento, al quale sono associati un bollitore per acqua calda sanitaria da 500 lt e un accumulo inerziale da 200 lt. Presenti circuiti radianti a pavimento per la climatizzazione invernale ed estiva, con controllo dell’umidità mediante VMC e unità interna di deumidificazione stand-alone per soccorso. L’aria interna degli ambienti è trattata da un’unità di ventilazione meccanica centralizzata con recupero di calore Zehnder Comfoair Q450. In abbinamento alla VMC è stata prevista una batteria di deumidificazione, con integrazione termica, che assicura il controllo dell’umidità relativa per il pavimento radiante nel periodo estivo.

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DENTRO L’OBIETTIVO

Ottenere il giusto microclima Una tipica casa vacanza valtellinese in cui il verde in copertura contribuisce a minimizzare l’impatto ambientale e a migliorare la trasmittanza, garantendo uno sfasamento estivo importante a cura della REDAZIONE 46

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U

na tipica casa vacanza in Valtellina sulle Alpi Retiche, in cui legno e verde sono protagonisti indiscussi. Situata nel Comune di Dazio (SO), la villa è stata progettata dallo studio bioprogettazionetarca per sfruttare la migliore esposizione solare possibile e trarre il massimo vantaggio dalle tecniche del verde, nello specifico dalla copertura.

TECNICHE DEL VERDE E TETTO VERDE Nel loro ciclo naturale, infatti, gli alberi d’inverno si spogliano per permettere al sole, nella banda dell’infrarosso, di entrare e riscaldare passivamente gli ambienti; di contro, nei caldi periodi estivi le foglie – che funzionano come dei frangisole naturali – intercettano, schermano e assorbono la radiazione solare, creando all’interno dell’abitazione un microclima raffrescato e con umidità controllata. Il verde in copertura, inoltre, migliora la vista architettonica dell’edificio – minimizzandone l’impatto ambientale –, ottimizza le caratteristiche di trasmittanza della copertura, garantendo uno sfasamento estivo importante, filtra in parte le polveri sottili, incrementa notevolmente la coibentazione acustica e contribuisce alla regolazione dell’acqua piovana non sovraccaricando le condutture pubbliche nei periodi di intense piogge. La copertura a verde è stata realizzata con quattro varietà di Sedum, pianta rustica della zona molto resistente agli stress idrici e agli sbalzi di temperatura (norma di riferimento: UNI 11235/2007).

COMPOSIZIONE E MATERIALI L’accesso all’edificio, garantito dalla strada comunale, è contraddistinto dall’attraversamento del cancello pedonale, realizzato riproducendo gli elementi caratteristici dell’edificio principale (torre in pietra e frangisole). Dai gradini in pietra posizionati di fronte alla torre d’ingresso si accede all’abitazione principale. L’ingresso/torre è costituito da un doppio volume che funge da entrata e disimpegno giorno, in cui è presente anche una scala di accesso alla zona notte. Il volume è costituito da intonaci a base calce molto grezzi di tinta grigio medio e da un soffitto in cemento armato a vista; piccole fessure danno una tonalità soffusa e più intima. Dall’ingresso, più buio, si accede alla zona giorno, separata da una quinta in muratura che fa intravedere il soggiorno, molto luminoso, per accedere al quale è necessario percorrere il disimpegno che corre parallelamente al soggiorno stesso. Il soggiorno è costituito da porte-finestre alternate a

SISTEMA DI SCHERMATURE. Le tende regolabili permettono di avere luce e vista esterna, ma anche di tenere il sole al di fuori in estate

muratura in successione continua per sette aperture. Questa regolarità di pieni e vuoti è segnata dalla simmetria dei travetti rispetto alle aperture. Il legno di larice del soffitto e il rovere spazzolato del pavimento sono evidenziati e resi protagonisti rispetto al bianco opaco delle vernici della muratura, delle porte e dagli elementi della cucina; allo stesso tempo, contrastano con il soffitto in cemento armato grezzo della copertura piana della cucina.

GLI AMBIENTI Al sorgere del sole, la luce del mattino è convogliata all’interno dall’apertura sviluppata sul piano di lavoro e sul tavolo colazione. Nel bagno giorno, sempre con il legno sia al pavimento che al soffitto, si è giocato con le piastrelle di rivestimento www.casaeclima.com    n.83

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DENTRO L’OBIETTIVO

con i toni del bianco e grigio, il tutto reso soffice dalla luce del mattino tramite una piccola finestra. Sempre a piano giorno, nella parte nord, sono presenti una camera e un ripostiglio/dispensa. La zona notte, accessibile dalla scala elicoidale in ferro e legno, è costituita da una camera padronale e tre camere secondarie e due bagni. La camera padronale ha a

COPERTURA A VERDE realizzata con quattro varietà di Sedum, pianta rustica della zona molto resistente agli stress idrici e agli sbalzi di temperatura

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disposizione un terrazzo in parte rientrante e in parte a sbalzo in legno di larice, da cui è possibile scorgere le vette delle Alpi Orobie e parte della Valtellina verso Sondrio. Il volume è estruso nella zona giorno lungo il lato sud, così da avere il maggior numero di locali al sole. Le aperture sono collocate in modo da ottenere grande trasparenza verso l’esterno contatto con il verde esterno. La cucina ha una terrazza esterna in legno coperta in trasparenza, parapetti e frangisole fissi in legno di larice naturale della stessa tipologia, utilizzabile come sala da pranzo d’estate e protetta da tre alberi di Lagerstroemia (della famiglia delle Lytraceae). Il giardino ampio si sviluppa per lo più verso est rispetto all’edificio, ed è stato studiato in modo da richiedere minima manutenzione, ma con una varietà di essenze e colori per tutte le stagioni: siepe di gelsomino e rose (base sempreverde e due fioriture che rendono gradevole la siepe dal punto di vista cromatico e dei profumi, filtrando l’aria dall’esterno); Lagerstroemia di fronte alla terrazza pranzo d’estate; una spalliera di frutta a mascherare i pannelli solari, aiuole a coronamento delle zone esterne con azalee e stagionali varie, e infine una parte dedicata alle aromatiche. Il tetto verde è realizzato con il Sedum, essenza autoctona che, come già detto, si trova abitualmente sulle rocce e sui muretti dei terrazzamenti vitati valtellinesi, con sei tipi diversi che garantiscono una varietà cromatica durante quasi tutte le stagioni.

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DENTRO L’OBIETTIVO LE SCHERMATURE Il sistema di schermature è di tre tipologie. 1. Mobile esterno al vetro con tende regolabili che permettono di avere luce e vista esterna, ma anche di tenere al di fuori il sole in estate a frangisole abbassato. In inverno, a frangisole alzato, il sole entra anche se non sono presenti gli utenti. Infatti, la centralina climatica al mattino alza automaticamente i frangisole per ricevere il sole e la sera li abbassa per ridurre l’emissione verso l’esterno. 2. Fisso con le schermature di legno di larice naturale non trattato, studiato in riferimento all’altezza solare nei due solstizi estivo e invernale, con un frangisole della stessa tipologia del parapetto della terrazza. 3. Verde a foglia caduca, che permette naturalmente la schermatura solare, il controllo dell’umidità e del vento in estate, mentre in inverno, quando la pianta è spoglia, fa passare i raggi solari.

IN CONCLUSIONE L’edificio presenta numerosi aspetti di interesse: ■■ è una casa vacanza che prevede l’estrusione, in modo da creare un fronte sud più lungo possibile per avere un miglior sfruttamento del sole per la maggior parte dei locali; ■■ abbina le tecniche del verde al recupero delle acque per l’irrigazione; ■■ ottimizza le schermature fisse e mobili per il riscaldamento passivo invernale e per il raffrescamento estivo; ■■ utilizza intonaci in calce e vernici interne naturali, un’ottima soluzione per la limitazione dei ponti termici;

ZONA GIORNO

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impiega il solare termico per acqua calda sanitaria e per riscaldamento. In seguito saranno realizzati anche un impianto fotovoltaico e una piscina. Inoltre, si tratta di un edificio attivo, dotato di 18 mq di pannelli solari termici che riscaldano un woofer di l.1000, utili per l’acqua calda sanitaria e per il riscaldamento invernale, mentre in estate l’acqua calda in esubero viene automaticamente commutata alla piscina (realizzazione futura). La coibentazione è stata realizzata con eliminazione dei ponti termici e una parte a doppia pelle in corrispondenza del rivestimento in legno. Gli intonaci interni sono a base calce con successiva applicazione di vernice naturale. Il recupero delle acque per irrigare il giardino è stato ottimizzato utilizzando acqua solo di copertura. ■■

SCHEDA DI PROGETTO PROGETTO ARCHITETTONICO, ENERGETICO, INTERNO E VERDE: Studio biorprogettazionetarca di Tarca Davide | www.bioprogettazionetarca.it ACCESSO ALLA ZONA NOTTE. Scala elicoidale in ferro e legno

REALIZZAZIONE: Tarca costruzioni, Mello (SO) | www.tarcacostruzioni.it

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WORK IN PROGRESS

STATO DI FATTO DELL’EDIFICIO. Prospetto ovest

Riqualificazione e risanamento di un edificio anni ’50 Oltre che una riqualificazione estetica e funzionale, l’obiettivo generale è il recupero in termini di efficienza energetica di un edificio costruto negli anni ’50. Nel corso del 2020 sulla rivista verranno pubblicati diversi articoli che ne racconteranno l’evoluzione. Questa prima parte tratterà delle caratteristiche costruttive e degli obiettivi di progetto DAVIDE GIGLI 52

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A

volte i casi della vita sono davvero curiosi. Questo nuovo progetto si trova esattamente di fronte alla costruzione descritta sulle pagine di questa rivista (rubrica: Work in progress) lo scorso anno, il che ci offre la possibilità di creare un dialogo tra i due progetti. Un dialogo architettonico, materico ed energetico che amplia il concetto di risanamento edilizio a quello di (piccola) rigenerazione urbana. Il patrimonio edilizio italiano è composto da un elevato numero di costruzioni di questo tipo: una forte ed estesa rigenerazione consentirebbe molteplici effetti positivi sia a livello architettonico che ambientale. Questo aspetto sarà approfondito a fine cantiere, ma iniziamo a tenerlo bene a mente.

URBANISTICA E CIVILISTICA L’edificio è stato realizzato negli anni ’50. Il lotto in origine era unico, con due piani fuori terra – rialzati di circa 130 cm rispetto al piano stradale – due accessi e quattro appartamenti. In seguito è stato suddiviso in due particelle distinte, ciascuna con due appartamenti, senza l’esecuzione di nessuna opera di rinnovamento, ma solo alcune operazioni interne descrivibili, più che altro, come manuten-

STATO ORIGINALE del lotto

zione ordinaria. La divisione in due particelle distinte, a seconda dei punti di vista, permette o causa la possibilità di operare in maniera separata. La proprietà della particella su cui dovremo intervenire non è unica: questo rappresenta un ulteriore ostacolo in quanto i diritti sulle parti comuni devono essere intesi alla stregua di quelli di un condominio, con tutti i problemi che si possono immaginare. Questo naturalmente lo possiamo affermare a posteriori, dopo una prima fase di studio e discussione delle possibili soluzioni architettoniche ed energetiche che si sarebbero potute realizzare e che saranno descritte nei prossimi paragrafi. Nonostante una suddivisione della proprietà della costruzione (cortile, appartamenti, cantine) pari a 75:25, se il possessore della quota minoritaria decide, per un qualsiasi motivo, di non voler operare, il suo diritto sulle parti comuni prevale sulla possibilità di risanare un edificio dalle condizioni evidentemente ammalorate da un punto di vista edilizio e penose da un punto di vista energetico. Questa sfida si può affrontare in modi diversi: litigando e infilandosi in un loop di discussioni e tempo perso oppure progettando, ovvero trovando degli scenari alternativi che possano scaturire da una mediazione positiva o negativa.

STATO ATTUALE della particella edificata

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WORK IN PROGRESS CARATTERISTICHE COSTRUTTIVE Involucro opaco L’edificio è stato realizzato con struttura a telaio in calcestruzzo e tamponamenti con foratoni a tutto spessore. Il tetto ha una struttura lignea con una doppia trave orizzontale appoggiata su elementi lignei. Sul solaio tra il secondo piano e il piano sottotetto, oggi non utilizzato, è stato posato un isolamento in lana di vetro/roccia (impossibile capirlo in quanto ricoperto di polvere e guano) di circa 6-8 cm di spessore, che contribuisce a ridurre la dispersione verso l’esterno, che ormai appare come una “tecnologia” antiquata e inefficiente. Inoltre, potrebbe essere un elemento potenzialmente pericoloso per la salute in quanto queste vecchie fibre potrebbero essere nocive. Dunque, in fase di rimozione di questo materiale, dovrà essere obbligatoria un’attenzione particolare. A parte queste condizioni, gli appartamenti sono orientati verso sud; molto luminosi grazie alle numerose finestre, liberi su tre lati e con stanze e spazi abbondanti. Combinando il recupero energetico a una ristrutturazione degli spazi interni, il potenziale è enorme.

CONDIZIONE DEL SOTTOTETTO

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Involucro trasparente I doppi serramenti, ormai consumati, sono a vetro singolo. Di conseguenza, le prestazioni in termini di tenuta all’aria, isolamento termico e acustico sono molto scarse. Inoltre, sono ombreggiati da persiane in legno. Putroppo, il doppio serramento è soggetto a fenomeni di condensa elevati, accompagnati da abbondante formazione di muffa. A causa della sempre minore tenuta dei serramenti, dovuta a una mancata manutenzione e alle crescenti deformazioni dei telai dopo sessanta anni di utilizzo, questo fenomeno è peggiorato negli anni.

Impianti Nella metà di costruzione abitata gli appartamenti sono termicamente autonomi con caldaie a gas collegate a camini in cui andrà verificata la presenza di amianto. Gli ambienti sono riscaldati tramite numerosi e abbondanti radiatori lamellari che causano il classico effetto di disomogeneità delle temperature.

Cantine Le cantine, essendo ampie e seminterrate, sono adatte a ospitare un piccolo magazzino/laboratorio. Questi ambienti, attualmente piut-

SERRAMENTI. Dettaglio muffa e condensa


CONDIZIONE DELLE CANTINE

tosto degradati e privi di finiture, si prestano per essere un progetto di ricerca su isolamento interno, comfort termoacustico e soluzione del radon, gas presente in regione assolutamente da tenere in considerazione.

OBIETTIVI DI PROGETTO Oltre che a una riqualificazione estetica e funzionale, l’obiettivo generale del progetto è il recupero della costruzione in termini di efficienza energetica. Attualmente sono in fase di conclusione le trattative per definire esattamente il livello di condivisione da parte di tutti gli attori e il risultato che si potrà ottenere, per cui presentiamo le diverse alternative del “mazzo”. Una prima ipotesi di progetto prevede la realizzazione di un isolamento termico generale in grado di portare l’edificio in classe CasaClima C e sfruttare il bonus cubatura per ampliare la costruzione. Questo consentirebbe di sopraelevare la costruzione di circa due metri, realizzando in copertura dei nuovi volumi e delle terrazze. Questa soluzione presenta, di contro, un costo di realizzazione più elevato, dovendo

includere sia un maggior onere strutturale, sia il costo degli oneri di urbanizzazione. A lungo termine però garantirebbe un più alto valore dell’immobile. Una seconda ipotesi prevede la sola realizzazione dell’isolamento termico sulle pareti esterne e nel tetto, senza aumento di cubatura, con il recupero del sottotetto e la realizzazione di abbaini e lucernari. Questa soluzione, apparentemente più limitata, consente comunque di valorizzare la costruzione, soddisfare i requisiti di efficienza energetica e garantire agli inquilini un elevato comfort abitativo. Nel caso si dovessero manifestare delle resistenze alle prime due ipotesi, la terza e ultima prevede la realizzazione di un isolamento interno almeno per parte della struttura, recupero del sottotetto e tutta una serie di accorgimenti puntuali tali da garantire agli attori attivi l’opportunità di sfruttare le risorse rinnovabili senza realizzare elementi che possano pregiudicare i diritti di terzi. Sebbene sia un costruzione bifamiliare, se non ci dovesse essere accordo tra i proprietari, il progetto deve considerare i vincoli alla stregua di un condominio. Quest’ultimo punto ci riporta nuovamente alla riflessione sui diritti civili, in quanto la volontà di mantenere condizioni degradate sembra essere prevalente sul raggiungere standard almeno minimi di salubrità degli ambienti, risparmio energetico e comfort abitativo. Se da un lato è frustrante, dal lato opposto questa limitazione (così come anche, in parte, nella seconda ipotesi) deve stimolare la capacità di progetto e la ricerca di soluzioni alternative nella ferma convinzione che l’inerzia e la mancanza di propositi possono essere aggirati e superati con l’intelligenza e la tenacia.

IL PARERE DEL PROGETTISTA Ricordate il progetto di risanamento energetico di una costruzione monofamiliare di Bolzano descritta per oltre un anno sulle pagine della nostra rivista (rubrica: Work in Progress)? Ebbene, è finita con questi risultati: efficienza dell’involucro 58 kWh/m2a (CasaClima C); efficienza complessiva 13 kg CO2/m2a (CasaClima A). Per la certificazione ufficiale vale il risultato peggiore: pertanto la casa è stata certificata CasaClima C, ma le prestazioni complessive sono veramente ottime. A inizio dicembre 2019 il riscaldamento non si è ancora attivato, ma in casa comunque ci sono circa 22/23 °C. Un risultato positivo, che va oltre quanto non dicano i numeri.

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SPECIALE

isolamento

Rivestimenti a cappotto: progettazione e posa a regola d’arte Esistono diverse modalità per isolare le pareti esterne di un edificio. La tecnologia di isolamento a cappotto termico è forse la più nota. Per capire i requisiti necessari e le prestazioni, anche in termini di efficienza energetica, abbiamo coinvolto alcune aziende che da anni operano in questo settore PATRIZIA RICCI

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SPECIALE

L’

isolamento a cappotto (o “cappotto isolante”) è una tecnica per la coibentazione termica e, in alcuni casi, acustica delle pareti di un edificio, realizzata applicando del materiale isolante sulla superficie delle pareti. I sistemi di rivestimento a cappotto, noti anche come ETICS (External Thermal Insulation Composite Systems), rappresentano una delle principali opzioni di isolamento termico e finitura esterna delle chiusure opache, soprattutto nel caso in cui vengano realizzati con strati isolanti a elevate prestazioni. Questi sistemi sono indicati sia nella realizzazione di nuovi edifici a basso consumo energetico, sia nell’ambito della riqualificazione energetica degli edifici esistenti (retrofit energetico) ogni qualvolta l’obiettivo primario della progettazione sia la ricerca di funzionalità, elevate prestazioni, efficienza e sostenibilità dell’involucro edilizio. Il sistema a cappotto consente una riduzione dei consumi energetici anche oltre il 30%, proteggendo le pareti esterne dall’aggressione degli agenti atmosferici e dagli sbalzi di temperatura, garantendo così una riduzione del riscaldamento invernale e del condizionamento estivo, con conseguente risparmio economico e riduzioni delle emissioni inquinanti.

dagli urti e dalle aggressioni di alghe e muffe e ciò non può avvenire con una semplice pittura, ma è fondamentale l’utilizzo di rivestimenti a spessore con granulometrie minime superiori al millimetro, che siano molto idrorepellenti e certificati come resistenti alle aggressioni biologiche. La progettazione di un sistema d’isolamento termico a cappotto oggi è facilitata dal Rapporto Tecnico UNI/TR 11715:2018, elaborato dal CTI, che contiene le indicazioni per la corretta progettazione, realizzazione e manutenzione del sistema, completo anche di dettagli e particolari costruttivi. Inoltre, le migliori aziende che propongono sistemi di iso-

SISTEMI DI RIVESTIMENTO A CAPPOTTO, LE ORIGINI I moderni sistemi di rivestimento a cappotto discendono dalle prime soluzioni di isolamento termico applicate in facciata intorno agli anni ’70 per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici. Inizialmente, questi sistemi erano realizzati con pannelli isolanti, di ridotto spessore, incollati e fissati meccanicamente al supporto murario retrostante con un esiguo numero di tasselli, rivestiti con un sottile strato di intonaco armato con una leggera rete in fibra di vetro e rifiniti con una rasatura di tipo plastico oppure con una semplice tinteggiatura. Questa tecnica – simile nella realizzazione a quella impiegata al giorno d’oggi – ha subito negli anni dei miglioramenti che ne hanno definito gli attuali standard prestazionali, realizzativi e normativi. Più precisamente, l’evoluzione di questi sistemi è determinata dall’implementazione della prestazione di isolamento termico della parete opaca di facciata realizzabile con idonei spessori dei pannelli isolanti in funzione delle condizioni di contorno. La costante ricerca, sviluppo e sperimentazione degli elementi che costituiscono il sistema a cappotto, con particolare attenzione per quanto concerne i pannelli isolanti, è sospinta dalla crescente richiesta di raggiungere elevati standard prestazionali dal punto di vista energetico (in funzione della normativa vigente) e dalla domanda di mercato. Negli ultimi anni, infatti, queste soluzioni hanno conosciuto una notevole evoluzione tecnologica e funzionale a causa della crisi energetica e, successivamente, alla necessità di riduzione delle emissioni di CO2 al fine di limitare gli effetti sul clima. Lo sviluppo e la modifica di alcune caratteristiche dei pannelli isolanti è stata anche determinata dalla diffusione, in ambito nazionale ed europeo, di nuove tecniche di realizzazione degli edifici consistenti, ad esempio, nell’edificazione a secco e nella rivisitazione di materiali tradizionali, quali il legno, utilizzati però con nuove modalità di funzionamento e assemblaggio.

FRANCESCO CAVICCHIOLI, Technical Marketing Manager di Knauf Insulation

MARCO GROSSI, Coating HQ di Mapei

LA PROGETTAZIONE DEL CAPPOTTO TERMICO Quando un intervento di isolamento termico dell’involucro edilizio può definirsi ben riuscito? Quali sono gli aspetti da tenere in considerazione? Secondo Marco Grossi, Coating HQ di Mapei: “Un aspetto fondamentale e molte volte trascurato, riguarda la protezione del sistema che viene spesso effettuata con finiture inadeguate. Il sistema a cappotto necessita di protezione dalle intemperie,

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MATTEO ARIOLI, Technical & Facade Specialist Rockwool


isolamento lamento a cappotto distribuiscono anche informazioni attraverso quaderni tecnici e documentazione che derivano dall’esperienza decennale acquisita in cantiere”. Per Matteo Arioli, Technical & Facade Specialist Rockwool: “Gli aspetti da tenere in considerazione per un corretto intervento sono molteplici e dipendono da vari fattori, come quelli di natura tecnica. Tra questi risultano di cruciale importanza gli aspetti progettuali, correlati alla tipologia strutturale dell’edificio su cui dovrà essere effettuato l’intervento, e le prestazioni che si vogliono raggiungere, sia per quanto concerne il sistema a cappotto sia per la prestazione dell’involucro. Risulta inoltre fondamentale, soprattutto per edifici da riqualificare, l’analisi del supporto murale sul quale il cappotto dovrà essere posato al fine di verificare l’idoneità dello stesso prima della posa. Un altro aspetto rilevante è l’utilizzo di componenti che si comportino in modo adeguato quando connessi uno all’altro esprimendo al meglio il concetto di sistema, come ad esempio per sistemi che siano dotati di Valutazione Tecnica Europea (ETA), all’interno della quale è possibile trovare informazioni sulle valutazioni effettuate e sui risultati ottenuti. Nella sua gamma prodotti, Rockwool propone il sistema a cappotto REDArt® adatto sia su supporto tradizionale che su supporto in legno (CLT e Timber frame). Per tutti e tre i sistemi proposti, Rockwool ha ottenuto una Valutazione Tecnica Europea (ETA)”. “Per la corretta progettazione di un sistema di isolamento un buon punto di partenza è costituito dalle norme UNI citate, che rappresentano un riferimento tecnico di cui l’Italia era sprovvista fino a qualche anno fa”, afferma Francesco Cavicchioli, Technical Marketing Manager di Knauf Insulation. “Quando si interviene sull’esistente, la progettazione deve tenere conto dello stato di fatto della muratura, della sua idoneità come supporto per il sistema cappotto, mentre più in generale, anche sul nuovo, occorre porre particolare attenzione nella scelta dell’isolante, per il quale vanno presi in considerazione diversi aspetti. Tra questi vale sicuramente la pena citare l’isolamento termico in regime invernale ed estivo, la sicurezza antincendio, la resistenza al vento (che si riflette nella corretta progettazione dei fissaggi meccanici, responsabili della resistenza alla forza di estrazione del vento), quello dell’isolamento acustico e, infine, in ottica green, anche quello della sostenibilità ambientale del pannello. In Knauf Insulation ci impegniamo a soddisfare la crescente domanda

di efficienza energetica negli edifici esistenti e di nuova costruzione con una gamma completa di soluzioni e prodotti: lane minerali (lana di roccia e lana di vetro con la rivoluzionaria ECOSE® Technology, che prevede l’utilizzo di leganti di origine vegetali, privi di formaldeide aggiunta), lana da insufflaggio e XPS”. Potremmo dunque riassumere dicendo che la buona riuscita di un intervento di isolamento termico dell’involucro edilizio si basa sul rispetto di tre aspetti principali: la scelta di un sistema di isolamento termico a cappotto di qualità; la corretta progettazione del cappotto termico e dell’intervento; la posa a regola d’arte grazie ad applicatori esperti e dalle competenze certificate. I passaggi fondamentali per una corretta progettazione sono individuabili nel calcolo termico, determinante nel calcolo delle prestazioni dei componenti del sistema e per il rispetto dei requisiti normativi e di legge, nello studio dei dettagli costruttivi, fondamentali per evitare la formazione di ponti termici o il distacco di parti del cappotto e, infine, nella progettazione della posa in opera.

I REQUISITI E LE PRESTAZIONI CARATTERIZZANTI I sistemi di rivestimento a cappotto possiedono diverse caratteristiche da considerare in funzione della struttura e del supporto al quale devono essere vincolati, al fine di ottenere un comportamento ottimale del sistema nel suo complesso. Per Matteo Arioli: “I requisiti e le prestazioni dipendono dalla tipologia di sistema a cappotto che viene scelto e possono dipendere sia dai singoli componenti che dall’intero sistema. Diventa difficile poter elencare tutti i requisiti ma, a titolo esemplificativo, risultano di particolare importanza: sicurezza in uso, durabilità e manutenzione, protezione dal rumore, sicurezza in caso di incendio e isolamento termico e ambientale. I pannelli isolanti Rockwool, realizzati per l’isolamento delle facciate, vengono sottoposti a un trattamento specifico nel processo produttivo che li rende idonei alle severe condizioni di utilizzo tipiche dell’isolamento dall’esterno”.

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SPECIALE L’ISOLAMENTO TERMICO

Infatti, in un sistema a cappotto correttamente progettato e realizzato, ogni singolo materiale ha la funzione di proteggere e garantire un’elevata durabilità anche in condizioni climatiche estreme. Considerando l’irraggiamento solare, per limitare gli effetti causati dal surriscaldamento eccessivo del sistema ETICS, si possono determinare i valori dell’indice di riflessione IR minimi. Questi ultimi variano dal 20% al 30% a seconda del grado di irraggiamento solare a cui è sottoposta la facciata e in relazione alle condizioni climatiche. Per sistemi ETICS si consiglia un valore IR superiore al 20% riferito agli intonaci di rivestimento. In caso di IR inferiore al 20% è necessario affidarsi a sistemi garantiti dal produttore. Una realizzazione a regola d’arte del sistema garantisce, poi, delle ottime prestazioni anche per quanto riguarda la tenuta all’acqua, all’aria e all’azione del vento. In relazione al comportamento acustico, va precisato che i sistemi a cappotto contribuiscono all’abbattimento del rumore e garantiscono adeguati livelli di comfort interno. Questi sistemi di isolamento costituiscono una doppia parete costituita da un paramento di base e da una massa esterna. Le due masse costituite dalla parete di base e dallo strato di rivestimento generano il noto effetto “massa-molla-massa”. La molla è rappresentata proprio dai pannelli isolanti. Si determina così un incremento del valore del potere fonoisolante della singola parete che dipende dalla tipologia di isolante utilizzato, anche dallo spessore e dalla massa superficiale dello strato di finitura. Nella progettazione dei sistemi a cappotto è opportuno abbassare il valore della frequenza di risonanza poiché, se a basse frequenze le masse (parete e intonaco) oscillano in fase, non si determinano differenze acustiche rispetto alle soluzioni prive di cappotto, ma alla frequenza di risonanza le stesse masse oscilleranno in contrapposizione di fase. Per frequenze superiori si crea, dunque, un disaccoppiamento attraverso lo strato isolante interposto, incrementando l’isolamento acustico della parete con cappotto. I fattori che la influenzano sono la rigidità dinamica del materiale isolante adottato nel sistema (minore è il valore della rigidità dinamica migliore è il comportamento acustico del materiale) e la massa superficiale della rasatura esterna. Altri fattori che possono influenzare il comportamento acustico sono l’incollaggio e la tassellatura dei pannelli isolanti.

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L’isolamento termico rappresenta uno dei requisiti fondamentali. Il parametro principale per il controllo dell’isolamento termico di una parete di facciata è la sua trasmittanza termica, definita come il flusso di calore che ne attraversa l’unità di superficie quando la differenza di temperatura tra le due facce opposte è di 1 °C. Il suo valore dipende dalle proprietà e dagli spessori dei materiali impiegati per la sua realizzazione. Analizzando il nuovo quadro legislativo dal punto di vista dell’impatto sulla progettazione edilizia, il Decreto interministeriale del 26 giugno 2015 “Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici” è sicuramente quello più importante e con molti elementi di novità in relazione al calcolo delle prestazioni termiche delle strutture di involucro. Nelle appendici A e B del Decreto (Requisiti Minimi) vengono introdotte delle nuove tabelle con i valori di trasmittanza termica U di riferimento e trasmittanza termica U massima da applicare a seconda della categoria di intervento. Lo spessore dell’isolamento termico dovrà pertanto essere determinato al fine di garantire il raggiungimento della prestazione minima richiesta, in relazione alle specifiche zone climatiche. Gli involucri opachi di facciata dotati di un rivestimento a cappotto assicurano il raggiungimento di elevati standard di risparmio energetico nella realizzazione di “edifici a energia quasi zero”, in quanto consentono di realizzare uno strato di isolamento termico omogeneo e continuo, facilmente raccordabile alle linee di imposta dei telai delle chiusure trasparenti, per il totale controllo dei ponti termici sui vari fronti di facciata, mantenendo la struttura di supporto in una condizione di “quiete termica”; di adottare spessori tali da conferire all’edificio un comportamento energetico molto conservativo, minimizzando quindi le dispersioni e privilegiando l’accumulo termico e, in definitiva, riducendo ai minimi termini il fabbisogno energetico. Una prestazione termica funzionale è essenziale anche per Francesco Cavicchioli. “Sia sul nuovo che sull’esistente è al cappotto che viene affidato il miglioramento del comfort estivo e invernale e delle prestazioni termiche dell’involucro. La scelta dell’isolante è determinante ai fini del livello di prestazione da raggiungere sia in ambito termico che acustico, senza tralasciare la resistenza al fuoco”. “Il cappotto è sicuramente il sistema più veloce e performante per isolare un edificio – conclude Grossi.


isolamento Appena installato permette di usufruire di comfort ambientale, ridurre le emissioni di CO2 e di beneficiare di un importante risparmio economico sulle spese di riscaldamento invernale o raffrescamento estivo. A seconda della tipologia del sistema è possibile migliorare anche le prestazioni acustiche dell’edificio”.

IL CALCOLO TERMICO Il calcolo termico pone le basi per giungere a una progettazione di qualità del cappotto termico in quanto consente di calcolare le prestazioni dei vari elementi che compongono il sistema al fine di determinare la classe energetica dell’edificio. “Ogni sistema di isolamento termico – secondo Grossi – deve essere correttamente dimensionato da un tecnico professionista in base alla relativa zona climatica, la struttura e la conformazione dell’edificio. La scelta del sistema e dell’isolante può tener conto di diversi fattori come vincoli di spessore, esigenze di prestazioni di reazione al fuoco, di resistenze agli urti, richieste di economicità. Tutte queste variabili devono essere considerate per effettuare il calcolo termico in cui verranno utilizzati i dati prestazionali di ogni singolo componente”. Il calcolo termico del sistema a cappotto viene influenzato da vari fattori: il luogo di installazione del cappotto o l’ubicazione dell’edificio, la destinazione d’uso dell’edificio, i limiti normativi da rispettare e le prestazioni desiderate mediante l’applicazione del cappotto termico, il supporto sul quale verrà applicato il sistema, l’umidità e

la formazione di condensa e muffa e la tipologia di materiale per l’isolamento termico. “Al fine di ottemperare i requisiti nazionali in vigore – aggiunge Arioli – è necessario individuare il corretto spessore dell’isolante termico in funzione del sistema prescelto, della zona climatica, della tipologia costruttiva dell’edificio e del tipo di intervento. Queste variabili risultano fondamentali per poter raggiungere una determinata prestazione che va poi a riflettersi sul comportamento globale dell’involucro. Oltre all’aspetto termico va però citato anche quello igrometrico, importante per il controllo delle condensazioni interstiziali e superficiali che possono influire sulle prestazioni della soluzione e dell’intero involucro, oltre che sulla durabilità stessa del sistema”. Rockwool propone isolanti specifici per cappotto che, grazie alla loro conduttività termica, sono ideali per involucri edilizi ad alta efficienza. Inoltre, gli isolanti Rockwool, grazie alla struttura a celle aperte della lana di roccia, contribuiscono significativamente al miglioramento delle prestazioni fonoisolanti della parete su cui il pannello viene installato. Un’altra peculiarità del pannello in lana di roccia specifico per applicazione da cappotto è la permeabilità al vapore, aspetto indispensabile quando si considera l’interazione fra i componenti del sistema. Il pannello isolante Rockwool, con un valore di permeabilità al vapore µ pari a 1, consente di realizzare pacchetti di chiusura “traspiranti”. In aggiunta a quanto esposto sopra, va inoltre detto che i pannelli isolanti Rockwool sono stabili dal punto di vista dimensionale e questa caratteristica risulta di fondamentale importanza soprat-

RIFERIMENTI NORMATIVI Fino al 2018, in Italia, il riferimento tecnico per la progettazione cappotto termico e per la posa qualificata del cappotto è stato il Manuale di Applicazione del Sistema a Cappotto Cortexa. A giugno 2018, UNI ha pubblicato due nuovi documenti tecnici sugli isolanti ETICS che sono stati elaborati dalla Commissione Tecnica “Isolanti e isolamento termico - Materiali” del Comitato Termotecnico Italiano (CTI) ed entrati in vigore di recente. I due documenti sono la UNI 11716:2018 e la UNI/TR 11715:2018, quest’ultima contenente il rapporto tecnico sulla “Progettazione e posa in opera di sistemi di isolamento termico a cappotto” su edifici nuovi ed esistenti, sia su superfici verticali che suborizzontali, e si riferiscono ai rivestimenti isolanti termici a cappotto per l’applicazione esterna. La UNI/TR 11715:2018 rappresenta attualmente l’unico riferimento normativo per la progettazione del cappotto termico in Italia. Di questo documento si consiglia di tenere conto nell’utilizzo dei materiali che rientrano in sistemi ETICS certificati come da normativa, o altrimenti dotati di idoneità per l’uso all’interno di sistemi ETICS. Mentre la UNI 11716 è una norma che va a stabilire i requisiti di “conoscenza, competenza, abilità dei posatori di cappotti termici”, in particolare di quei sistemi di isolamento termico per esterni che vengono indicati anche con l’acronimo ETICS.

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SPECIALE tutto all’interno di un sistema a cappotto, di per sé già soggetto a tensioni superficiali per effetto delle variazioni climatiche ed atmosferiche. “Lo spessore del cappotto va dimensionato, in funzione della prestazione da raggiungere, partendo dai valori di conducibilità termica, espressi nel rispetto dei requisiti delle normative europee di riferimento. Più elevate sono le prestazioni da raggiungere, migliore deve essere la combinazione tra la conducibilità e lo spessore del pannello in regime invernale. Nella determinazione del regime estivo entrano in gioco anche altri fattori, quali la densità dell’isolante e il calore specifico dello stesso. Più alti sono i valori di entrambi i parametri, migliore sarà il comportamento in regime estivo del cappotto. Knauf Insulation propone una specifica gamma di pannelli in lana di roccia specificatamente progettati per l’utilizzo in sistemi ETICS: la gamma SmartWall si compone di pannelli a differente livello di conducibilità termica (λD compreso tra 0,0340,035 W/mK), privi di rivestimenti o rivestiti da primer ai silicati di calcio. Tra i vari prodotti, il pannello SmartWall C1, ad esempio, garantisce un’eccellente combinazione di isolamento termico invernale (λD 0,035 W/mK) ed estivo (grazie all’elevata densità) in applicazione a cappotto (ETICS), con la massima sicurezza in caso di incendio (incombustibile – A1). Lo specifico rivestimento ai silicati di calcio su un lato del pannello permette poi una posa in opera decisamente più semplice e agevole, per una qualità ottimale del sistema nella sua complessità”, conclude Francesco Cavicchioli.

IN COSA CONSISTE LA PROGETTAZIONE DELLA POSA IN OPERA? Matteo Arioli: “Avere indicate in modo chiaro le fasi di lavorazione permette sicuramente di organizzare l’installazione del cappotto in modo efficiente ed efficace individuando quali lavorazioni effettuare e con quali tempistiche. Risulta poi evidente che, in funzione delle condizioni climatiche presenti, le fasi di lavorazione possono essere riviste e modificate per consentire di posare in condizioni atmosferiche idonee in base alle indicazioni di prodotto presenti sulle schede tecniche”. Francesco Cavicchioli: “È importante ricordare che la posa in opera del cappotto termico riguarda anche il progettista, che ha il compito di specificare nel dettaglio le fasi dell’intervento da realizzare, scegliere correttamente gli elementi che andranno a comporre il sistema a cappotto e le loro prestazioni e, infine, valutare attentamente l’installazione. Fondamentale è la preparazione del supporto, la definizione della modalità di incollaggio del pannello (legata al tipo di supporto), la progettazione del fissaggio meccanico (che deve essere definito, in funzione del carico vento, nella quantità di tasselli al metro quadro, nella tipologia e nella lunghezza del tassello), il tipo di finitura, etc. Ogni passaggio va esplicitato nel capitolato d’appalto. La gamma SmartWall di Knauf Insulation comprende una serie di pannelli in lana di roccia rivestiti con primer ai silicati di calcio su un lato, con la funzione di semplificare notevolmente la posa in opera, garantendo elevata planarità ai pannelli stessi e un’agevole posa in opera della rasatura armata”. Marco Grossi: “Oggi è possibile avvalersi di specifiche norme, quali UNI/TR 11715:2018 che fanno specifico riferimento alla “Progettazione e messa in opera dei sistemi isolanti termici per l’esterno” e la UNI 11716:2018 che prende in considerazione i requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle “Figure professionali che eseguono la posa dei sistemi compositi di isolamento termico per esterno”.

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LA PROGETTAZIONE DEI DETTAGLI COSTRUTTIVI “Il sistema a cappotto deve necessariamente essere progettato con cura – precisa Matteo Arioli. Due delle fasi più importanti della progettazione sono la verifica del requisito di sicurezza in uso e un’attenta analisi dei dettagli costruttivi che risultano cruciali per poter permettere al sistema a cappotto (ETICS) di rispondere alle prestazioni richieste in modo corretto. Inoltre, essendo le tipologie di edifici e soluzioni molto differenti fra loro, l’aspetto relativo alla progettazione dei dettagli risulta di fondamentale importanza in quanto deve essere fatta su misura in base alla tipologia costruttiva su cui dovrà essere eseguito l’intervento. La progettazione dei dettagli permette inoltre di evitare di dover affrontare i nodi costruttivi direttamente in fase d’opera con soluzioni non precedentemente pianificate. Va inoltre detto che lo studio del dettaglio costruttivo permette di identificare i punti critici e trovare una soluzione tecnicamente idonea sia per quanto concerne l’aspetto relativo ai ponti termici sia per quanto riguarda la tenuta all’acqua, aspetto determinante della progettazione quando si tratta di sistema a cappotto”. Dello stesso parere anche Marco Grossi: “L’utilizzo di accessori dedicati a ogni singolo dettaglio, per esempio la zoccolatura o i raccordi al davanzale della finestra e al balcone oppure i giunti tecnici di dilatazione sono vivamente consigliati, anche se un accessorio posato male può causare serie problematiche, e qui entriamo a considerare la qualità della manodopera che certo non è esaltante. A fronte di ottimi posatori che hanno partecipato a corsi di formazione, organizzati da associazioni e aziende o che hanno sviluppato una solida esperienza in cantiere, si contrappongono attori improvvisati che ignorano quali siano le reali problematiche di un sistema a cappotto. Per spiegarmi meglio vorrei fare riferimento a studi e ricerche effettuate da Mapei con il Professor Amilcare Collina in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli che hanno portato a una pubblicazione sul nostro sistema Mapetherm, disponibile sul nostro sito. Il richiamo principale dello studio fa riferimento alle tensioni che si generano sul sistema al variare della temperatura dell’aria e dell’irraggiamento solare, che sono la causa della dilatazione dell’isolante che può condurre alla fessurazione e distacco del pannello. Le conclusioni per superare questa criticità suggeriscono come uniche misure la cura della planarità del supporto e l’applica-


isolamento zione dell’adesivo in strato continuo così da ottenere una distribuzione delle tensioni in modo puntuale ed uniforme, stressando meno il pannello e proteggendo il sistema aumentandone la durabilità”. “La cura dei dettagli costruttivi – conclude Francesco Cavicchioli – comprende tutta una serie di aspetti ripresi anche dalle norme UNI. Elencarli tutti è difficile, ma senz’altro non va trascurato l’attacco a terra del cappotto, con la possibilità di utilizzo di idonei profili di partenza e una corretta progettazione della cosiddetta “zoccolatura”, che è una zona particolarmente sollecitata sia dal punto di vista meccanico, essendo più facilmente soggetta ad urti, che dal punto di vista igrometrico (per il rischio di umidità di risalita). Finestre, aperture e dettagli d’angolo sono ugualmente importanti, in quanto zone particolarmente sollecitate a tensioni (e quindi a maggior rischio di fessurazione della finitura)”.

CESSIONE DEL CREDITO D’IMPOSTA PER LA RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA CON CAPPOTTO TERMICO La domanda crescente di interventi di riqualificazione energetica mediante l’isolamento dell’involucro con cappotto termico si accompagna sempre più spesso alla richiesta degli investitori di potere accedere ai benefici della cessione del credito. Cromology ha stretto un accordo di collaborazione con Cremonesi – ESCo (Energy Service Company) che si occupa di efficienza energetica, sicurezza e sostenibilità degli edifici, consulenza, progettazione, sviluppo e gestione di piani per la sostenibilità ambientale e l’efficienza energetica – per mettere a disposizione il servizio di cessione del credito di imposta in caso di riqualificazione energetica con cappotto termico. Un impegno importante per offrire servizi in grado di soddisfare le esigenze di un mercato in continua evoluzione e attento alle questioni ambientali; soprattutto per quanto riguarda l’efficienza energetica dell’involucro, un tema strategico per Cromology che propone al mercato dell’edilizia Sistemi a Cappotto certificati ETA (secondo ETAG 004) con i marchi specialisti della facciata Settef e Viero, entrambi brand soci fondatori di Cortexa, progetto associativo di riferimento in Italia per l’Eccellenza del Sistema a Cappotto. Oltre a servizi di formazione e consulenza finalizzati alla corretta scelta, progettazione e posa del cappotto, grazie a questa collaborazione, Cromology si pone come intermediario competente e qualificato tra i richiedenti di interventi con cessione del credito e i propri partner e imprese fornitrici dei servizi, agevolando le relazioni tra i diversi attori della filiera e contribuendo a una dinamica di crescita qualitativa e quantitativa del mercato. Tanti i vantaggi per i committenti e i professionisti, tra cui:

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accesso senza limiti al servizio, sia per interventi di grandi che di piccole metrature; Cremonesi segue ogni fase dell’iter della pratica: dalla riunione condominiale/interazione col privato, fino alla dichiarazione sul portale ENEA; gestione degli interventi “allargati” in una sola pratica: non solo quelli relativi al cappotto termico ma anche quelli riguardanti infissi, tetto, opere di manutenzione; possibilità di consultare un Help Desk che risponde a tutte le domande degli attori nella filiera, compresi condomini, committenza e privati.

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PROGETTO CLIMAMI

La progettazione degli edifici cambia insieme al clima Climatologi, architetti e ingegneri insieme per promuovere scelte sostenibili e resilienti nelle attività professionali della città di Milano a cura di DOTT.SSA CRISTINA LAVECCHIA*

*Fondazione Osservatorio Meteorologico Milano Duomo

L’

atmosfera urbana è uno degli ambienti più complessi dal punto di vista meteo climatico: è una “collezione di milioni di microclimi”. Le variazioni orizzontali e verticali di temperatura e umidità dell’aria, radiazione solare e ventilazione possono essere significative anche a distanza di pochi metri e fortemente influenzate dalle caratteristiche geometriche, strutturali e funzionali del tessuto urbano (Figura 1). In molte attività professionali di tipo progettuale e gestionale riferite all’ambito urbano, i dati climatici locali sono neces-

sari per il dimensionamento e per l’analisi costi/benefici dell’opera. Si pensi, ad esempio, alla progettazione del sistema edificio-impianto o all’efficientamento energetico del parco edilizio esistente. Saper scegliere e valutare la bontà e la consistenza dei dati climatici a disposizione rispetto alla scala spazio-temporale del progetto, nonché stabilire la loro coerenza con tutti gli altri dati in ingresso progettuali, diviene essenziale ai fini di stabilire il livello di prestazione attesa e quantificarne successivamente la performance reale (consumi energetici, comfort indoor). www.casaeclima.com    n.83

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PROGETTO CLIMAMI

Le valutazioni di performance ante e post operam sono tanto più necessarie in un periodo di veloce alterazione del clima, quale quello attuale, e di impatti climatici già ora evidenti e misurabili nelle nostre stesse città: ondate di calore estive e precipitazioni brevi e molto intense.

CLIMATOLOGIA PER ATTIVITÀ PROFESSIONALI Il Progetto ClimaMi “Climatologia per le attività professionali e l’adattamento ai cambiamenti climatici urbani nel milanese” è divenuto operativo a inizio 2019 con l’intento di rafforzare la conoscenza e la consapevolezza delle dinamiche del clima in ambiente urbano e far sì che l’adattamento al cambiamento climatico locale sia considerato un fattore prioritario nelle attività professionali pubbliche e private quotidiane (www.progettoclimami.it). Il progetto – promosso da Fondazione Osservatorio Meteorologico Milano Duomo – ha come partner Fondazione Ordine degli Architetti e PPC della Provincia di Milano, Fondazione Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano e Fondazione Lombardia per l’Ambiente, ed è co-finanziato su base annuale da Fondazione Cariplo. Esso mira a fornire, a uso dei professionisti e relativamente al bacino aerologico milanese, uno Strumento Informativo Clima Urbano (SI-CU) che, alla fine del primo anno di attività, si compone di:

FIGURA 1. Atmosfera urbana e sua complessità

FIGURA 2. Andamento della temperatura media annuale in Milano 66

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un Database Climatologico relativo a 19 stazioni meteorologiche urbane e riferito al periodo 20122018 che, oltre alle usuali statistiche climatiche, contiene gli indicatori climatici utilizzati dai professionisti direttamente come dati di input nei calcoli progettuali, nella modellistica o come supporto alle decisioni (in totale 94 indicatori climatici per 6 settori di attività professionali); ■■ Linee Guida procedurali di orientamento e indirizzo sul significato e sull’utilizzo di dati e indicatori climatici nei vari campi applicativi e in area urbana, che mirano tra l’altro a unificare i lessici tecnici di settore relativamente alla tematica clima; ■■ seminari tecnici e corsi di capacity building per professionisti, appositamente progettati per trasferire conoscenza sulla climatologia in ambiente urbano e per: ■■ comprendere le caratteristiche spaziali e temporali dei differenti indicatori climatici disponibili e le relative implicazioni; ■■ valutare le incertezze associate; ■■ scegliere i dati climatici coerenti con gli atri dati di input, il contesto e gli scopi dell’attività professionale specifica; Il SI-CU è gratuitamente disponibile online sul sito di progetto. ■■

Il periodo scelto dal progetto ClimaMi per restituire gli indicatori climatici, ovvero il lasso temporale 2012-2018, è legato sia alla scelta delle stazioni meteorologiche considerate (stazioni urbane della rete nazionale Climate Network di proprietà di Fondazione Osservatorio Meteorologico Milano Duomo (www.fondazioneomd.it/climate-network), ma soprattutto all’andamento temporale delle temperature nelle nostre città negli ultimissimi decenni. In Figura 2, l’andamento delle temperature medie annue registrate in Milano Centro dalla fine dell’Ottocento a oggi mostra a partire dagli anni ’80 del secolo scorso una repentina e inequivocabile tendenza all’aumento al di là di ogni normale variabilità meteorologica interannuale (l’oscillazione dei valori medi di temperatura, in blu, al di sopra e al di sotto della media climatica, in verde). Come si vede nel grafico, il clima è divenuto successivamente instabile tanto che ci si sta chiedendo se l’usuale trentennio di riferimento (CLINO – CLImatological NOrmal), indicato dall’Organizzazione Mondiale della Meteorologia come periodo per la definizione e il calcolo del clima locale, abbia ancora un senso per determinati scopi operativi come il dimensionamento di un impianto di


DATABASE CLIMAMI: INDICATORI

FIGURA 3. Temperature di progetto invernali per involucri normali/pesanti climatizzazione che dovrà funzionare da qui ai prossimi 20-30 anni. L’andamento misurato a Milano caratterizza, con propri valori di media e tendenze all’aumento, molte città da nord a sud della penisola [rif. Rapporto ISTAT 2018 “Anni 2002-2016. Temperatura e Precipitazione nelle principali città” | https://bit.ly/34ocuXA; Rapporto Legambiente CittàClima 2019 “Il clima è già cambiato” | https://bit.ly/2PNJzXA].

CLIMA E SETTORI PROFESSIONALI Nel progetto sono stati analizzati vari settori di attività professionale che hanno uno stretto legame con il clima e che afferiscono alle aree di possibile e auspicabile intervento in chiave di adattamento delle città agli impatti del cambiamento climatico. Tra questi riveste una particolare rilevanza l’attività di progettazione del sistema edificio-impianto. In tale ambito l’analisi delle condizioni climatiche locali è indispensabile per minimizzare il consumo energetico dell’edificio e massimizzare le condizioni di benessere dei suoi occupanti. Si applica sia alle nuove costruzioni che al parco edilizio già esistente per il dimensionamento degli impianti di climatizzazione, di involucro e finestrature nonché nei processi di diagnosi, monitoraggio e ottimizzazione delle prestazioni energetiche. Oltre alle prestazioni energetiche dell’edificio e alle associate emissioni di gas climalteranti, un altro fattore sta diventando sempre più importante e inizia a essere considerato in ambito di pianificazione urbanistica: il benessere microclimatico dello spazio pubblico esterno che viene influenzato da forme, dimensioni, materiali e funzioni dell’edificio stesso. Il set di indicatori climatici forniti da ClimaMi per lo specifico settore di attività è funzionale all’analisi bidirezionale delle influenze reciproche clima-edificio che caratterizza l’ambiente urbano e la sua sostenibilità nonché resilienza in termini di adattamento ai cambiamenti climatici già in atto. Quando si parla di consumi energetici in ambito urbano si fa riferimento, inoltre, a una molteplicità di attività relazionate ai cosiddetti consumi HVAC (Heating, Ventilation, Air Conditioning) che interessano trasversalmente il settore dell’industria, il terziario e quello residenziale: la contabilizzazione energetica (contrattualistica e fatturazione dei consumi energetici, tra cui i contratti servizio energia e i contratti a prestazioni energetiche garantite);

Oltre ai valori medi ed estremi mensili e annuali di temperatura, precipitazioni, umidità relativa, velocità e direzione del vento, radiazione solare, sono presenti nel Database ClimaMi i seguenti indicatori: ■■ il giorno medio mensile, ovvero i 24 valori medi orari delle variabili meteorologiche fondamentali rappresentativi dell’andamento giornaliero medio per ciascun mese dell’anno, utile nella fase di analisi parametrica della progettazione; ■■ la temperatura esterna invernale di progetto per gli edifici con involucro pesante o normale, per il dimensionamento degli impianti tecnici per la climatizzazione invernale quale il calcolo della potenza di picco dell’impianto di riscaldamento (Figura 3); ■■ la temperatura esterna invernale di progetto per gli edifici con involucro leggero, per il dimensionamento degli impianti tecnici per la climatizzazione invernale; ■■ la temperatura esterna estiva di progetto, per il dimensionamento degli impianti tecnici per la climatizzazione estiva, corrispondente alla media delle temperature massime giornaliere nel periodo estivo; ■■ l’escursione giornaliera di temperatura – massima assoluta e media delle massime – per diversi dettagli temporali (decadale, mensile, stagionale e annuale); ■■ la radiazione solare media giornaliera e massima estiva e invernale, per il calcolo del carico dei sistemi di raffrescamento, della quantità di calore che l’involucro edilizio è in grado di guadagnare dall’esterno attraverso le superfici vetrate, del dimensionamento di sistemi passivi/attivi di riscaldamento, per la progettazione di sistemi fotovoltaici e la valutazione del livello di illuminamento naturale;

SEGUE A PAGINA 68

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PROGETTO CLIMAMI

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la rosa dei venti in 16 settori, in aggiunta alla direzione prevalente e alla velocità media del vento, con dettaglio mensile e stagionale oltreché annuale, per un calcolo più dettagliato della resistenza termica dell’involucro edilizio (coefficienti di convezione) del carico per infiltrazione attraverso l’involucro;

■■

i Gradi Giorno riferiti alla stagione termica invernale del territorio coperto da ClimaMi (15 ottobre – 15 aprile, DPR 412/93) – Figura 4;

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i Gradi Giorno Estivi, riferiti alla stagione termica estiva (giugnoagosto) [Lavecchia et al., “I gradi giorno pesano in bolletta. L’importanza di un corretto monitoraggio del clima nelle aree urbane per il risparmio energetico”, Casa&Clima n. 48];

■■

l’indice Humidex, indicatore dell’effetto combinato di temperatura e umidità dell’aria sulla percezione del calore da parte dell’uomo; un indicatore utile a caratterizzare la qualità microclimatica dello spazio esterno urbano è il numero medio annuo di giorni in cui è stata superata la soglia oraria di disagio termoigrometrico di 35°C [WMO-WHO, “Heatwaves and Health: Guidance on warning-system development”, 2015 | https://bit. ly/35mpXQO] – Figura 5.

l’efficientamento energetico (certificazioni e diagnosi energetiche); la gestione e monitoraggio del consumo energetico (indicatori di prestazione energetica IPE, Benchmark interni/esterni). Anche in queste attività, l’utilizzo di indicatori climatici (principalmente temperatura dell’aria e gradi giorno invernali ed estivi) aggiornati e specificamente riferiti all’ambito urbano di interesse sono fondamentali per la corretta valutazione degli obiettivi e dei risultati delle azioni progettuali, gestionali e di efficientamento intraprese.

FIGURA 4. Gradi giorno

Alcuni di questi indicatori sono utilizzati nelle attività di diagnosi/efficientamento energetico e di ottimizzazione nella gestione degli impianti di riscaldamento, quali: ■■

l’analisi del rapporto Clima/Potenza Termica Edificio (PTE), ovvero l’analisi del consumo energetico o del fabbisogno di calore dell’edificio per stagione termica invernale in funzione della temperatura esterna (metodo UNI EN 15603);

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l’analisi del consumo unitario per Grado Giorno o Consumo per Unità Climatica (CUC).

FIGURA 5. Humidex 68

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EDIFICI PUBBLICI

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Strategie politiche e strumenti di sostegno per il raggiungimento del target nZEB Una raccolta dati da cui ricavare informazioni utili per la ristrutturazione degli edifici in Europa Centrale: l’iniziativa eCentral per l’uso delle rinnovabili GIULIA PAOLETTI, ROBERTA PERNETTI E VALENTINA CIOLLI Eurac Research

A

livello europeo gli edifici rappresentano il 40% del consumo totale di energia; circa il 75% degli edifici esistenti risultano inefficienti e il tasso annuo di riqualificazione energetica è intorno allo 1,2%1. Le Direttive europee 844/2018, 2010/31/ UE (EPBD) e 2012/27/UE (EED) hanno richiesto un efficientamento energetico e di integrazione di fonti rinnovabili, definendo il target energetico prestazionale di edificio a energia quasi zero (nZEB). Questo target è sia per gli edifici nuovi ed esistenti (in caso di ristrutturazioni importanti), privati e pubblici (per quest’ultimi è richiesto

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il raggiungimento del target a partire dallo scorso gennaio 2019). Le Direttive europee sono state recepite e adottate dai Paesi Membri che, a livello nazionale/regionale, hanno definito quantitativamente il target nZEB, considerando le caratteristiche climatiche e le possibilità energetiche locali. L’obiettivo prestazionale che deve raggiungere un edificio nZEB implica un cambiamento dei diversi livelli di progettazione, gestione e utilizzo dell’edificio. Il suo raggiungimento è spesso ostacolato da barriere sociali (mancanza di informazioni affidabili, di lavoratori qualificati o dubbi sui possibili benefici),


economiche (i risparmi energetici non sono chiari o garantiti e i risultati degli investimenti ridotti) e finanziarie (scarsità di capitali, di finanziamenti disponibili e conoscenze limitate). Raggiungere l’obiettivo nZEB significa anche aumentare il comfort abitativo e la qualità di vita degli inquilini, riducendo l’uso di energie fossili e favorendo la transizione verso l’utilizzo di energia rinnovabile prodotta in loco. È strategico, quindi, definire delle buone pratiche per incentivare questo tipo di interventi.

EFFICIENZA ENERGETICA DEGLI EDIFICI PUBBLICI IN EUROPA CENTRALE Il progetto eCentral, finanziato dal programma Interreg Central Europe, mira a sviluppare strategie di rinnovamento di edifici pubblici con il raggiungimento del target nZEB attraverso l’utilizzo di soluzioni tecnologiche e schemi di finanziamento alternativo (Public Private Partnership, Energy Performance Contracting, Crowdfunding). Per avere un quadro completo sulla situazione nel contesto dei Paesi di riferimento di eCentral e dell’Europa centrale e orientale (Austria, Croazia, Germania, Ungheria, Italia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia) è stata condotta un’indagine sullo stato di attuazione e utilizzo del target nZEB nei processi di ristrutturazione degli edifici pubblici, sottolineando eventuali limiti e difficoltà. Il questionario è stato distribuito a 48 tra professionisti e funzionari della Pubblica Amministrazione.

“Secondo la definizione dell’EPBD, un nZEB è un edificio ad altissimo rendimento energetico con un fabbisogno energetico quasi nullo (o molto basso) che dovrebbe essere coperto dalla produzione a fonti rinnovabili in loco (o nelle vicinanze)” PANORAMICA DEI TARGET NZEB Dai risultati del questionario e da un’analisi comparata delle legislazioni è emerso che il target nZEB varia in funzione del paese: alcuni utilizzano valori numerici assoluti per indicatori definiti (come Repubblica Ceca, 1

FIGURA 1. Misure ritenute importanti per una maggiore implementazione del target energetico di nZEB

Germania, etc.) mentre altri determinano il valore numerico massimo utilizzando un edificio di riferimento (come l’Italia) – Tabella 1. Il 37% dei partecipanti (poco più di un professionista ogni tre) ha confermato che esistono politiche adottate a livello nazionale (o regionale) per l’integrazione dell’obiettivo nZEB in caso di ristrutturazione negli edifici esistenti. Come si evince dalla Tabella 1 sono ancora pochi i Paesi (Austria, Italia e Slovenia) che hanno definito i requisiti energetico prestazionali minimi in caso di ristrutturazioni edilizie. La metà dei partecipanti (52% esperti di energia, 27% rappresentanti pubblici e 13% professionisti dell’edilizia, 8% altri) ha dichiarato di aver già lavorato nella progettazione di edifici a energia quasi zero (nuovi o esistenti) e un rappresentante pubblico su due conferma di avere questa esperienza. Per il 65% dei partecipanti è molto importante avere maggiori finanziamenti statali per rendere più fattibile il raggiungimento del target nZEB, mentre per il 58% dei partecipanti è molto importante accrescere le conoscenze professionali dei tecnici coinvolti (architetti, ingegneri, etc). Risulta comunque importante accrescere la conoscenza sui benefici del target nZEB in termini di risparmi economici e comfort finale, e avere una maggiore garanzia sul risparmio energetico pianificato, anche attraverso un maggior utilizzo di processi strutturati e azioni di controllo e verifica.

CERTIFICATI ENERGETICI PRESTAZIONALI Il certificato energetico prestazionale, indicato negli artt. 11, 12 e 13 della Direttiva 2010/31/UE (conosciuto a livello italiano come Attestato di Prestazione Energetica o APE), è uno strumento pensato per identificare il fabbisogno energetico degli edifici, capace di poter confrontare più edifici e indirizzare il processo decisionale di acquisto/locazione di una proprietà. Il certificato energetico include svariate informazioni correlate all’immobile: le generalità, i dati energetico-prestazionali (fabbisogno annuo di energia per riscaldamento e raffrescamento, energia primaria, CO2, etc.), le raccomandazioni e le misure di efficientamento energetico possibili valutate secondo i costi-benefici del ciclo di vita dell’edificio (sia in termini di costi di investimento sia di risparmi energetici attesi).

https://ec.europa.eu/energy/en/topics/energy-efficiency/energy-performance-of-buildings/overview

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EDIFICI PUBBLICI

TABELLA 1. Panoramica delle definizioni di nZEB in Europa centrale Edifici residenziali Paese

Austria

Riferimento

OIB guidelines 6, National Plan 2014

Edifici non residenziali

Fabbisogno di Energia Primaria [1] (kWh/m2*a)

Altre specifiche prestazionali – requisito prestazionale nZEB

Nuove costruzioni

Edifici esistenti

Nuove costruzioni

Edifici esistenti

160

200

170

250

Requisiti prestazionali minimi per il fabbisogno di riscaldamento, il fattore di efficientamento energetico ed emissione di CO2.

n/a

30% del consumo di energia primaria deve essere generata da fonti di energia rinnovabili. I limiti di energia primaria sono identificati con dei range di valori perché dipendono dalla zona climatica in cui si trova l’edificio (continentale o costiera), variabile in funzione dell’uso dell’edificio (otto le categorie - abitazioni multiple, case unifamiliari, edificio per uffici, edificio scolastico, ospedali, hotel e ristoranti, palazzetto dello sport, edifici commerciali).

n/a

Limiti nel fabbisogno di energia primaria e nei coefficienti di trasmittanza termica; la definizione è ancora in fase di sviluppo o deve ancora essere adottata - chiarimenti per edifici privati e residenziali previsti fino alla fine del 2018.

Croazia

Regolamento tecnico sull’uso razionale dell’energia e della protezione termica negli edifici OG 128/15

Germania

Primo disegno di legge sull’efficienza energetica in edilizia (Gebäudeenergien gesetz) del 23.01.2017 - non ancora adottato

n/a

Italia

Legge 90/2013 Decreto requisiti minimi (D.M. 26 giugno 2015)

Calcolo energetico puntuale - limiti calcolati su un edificio di riferimento, unico indicatore fisso: più del 50% del fabbisogno energetico per ACS, riscaldamento e raffreddamento deve provenire da fonti di energia rinnovabile.

Polonia

In stato di definizione

Repubblica Ceca

Regolamento 78/2013

35-80

60-75

n/a

n/a

25-250

55% [2]

45-75-190

75-80% [2]

Decreto 364/2012

Edifici residenziali - appartamenti: 32 Casa privata: 54

Slovenia

Piano nazionale per nZEB approvato in Slovenia nel 2015

75-80

Ungheria

Decreto modificato 7/2006 (V.24.)

Slovacchia

n/a

100

n/a

90% [2]

n/a

Uffici: 60-96 Edifici scolastici: 34

n/a

90-95

55

65

Minimo il 50% del consumo di energia primaria deve essere generato da fonti di energia rinnovabile.

n/a

Edifici per uffici: 90 Edifici scolastici: 85

n/a

Nuovi edifici: limiti nei coefficienti di trasmittanza termica dei componenti edilizi. Requisiti minimi per prevenire il surriscaldamento estivo degli edifici e per i sistemi di ingegneria edile.

[1] Il fabbisogno di energia primaria – secondo le definizioni nazionali – comprende il riscaldamento, l’acqua calda sanitaria, la ventilazione e il raffrescamento. Può comprendere il fabbisogno supplementare di energia primaria per le attività domestiche (elettricità, etc.) [2] Consumo massimo di energia primaria rispetto a un edificio di riferimento definito. Fonte: risultati del progetto eCentral

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n.83   www.casaeclima.com


Il 75% dei partecipanti all’indagine considera il certificato energetico prestazionale uno strumento utile e facile da usare per conoscere il livello di efficienza energetica (e consumo di una proprietà); il 96% dei partecipanti (professionisti e tecnici del settore) sa cos’è un certificato energetico e ne comprende il contenuto. Purtroppo, più della metà dei partecipanti (54%) ammette che i certificati energetici risultano di difficile lettura per i non professionisti e i comuni utilizzatori degli immobili che, non capendone il significato, lo percepiscono negativamente come “un ulteriore atto amministrativo e burocrazia eccessiva” (62%) e ancora come un maggior “costo per i proprietari/investitori” (64%), specialmente durante i processi di vendita/ affitto o migliorie della proprietà. Parallelamente, il raggiungimento dell’obiettivo nZEB richiede lo sviluppo di un nuovo approccio progettuale che si concentra maggiormente sui flussi energetici negli edifici, più dinamico e completo. A questo proposito, nell’ambito del progetto eCentral sono stati analizzati gli strumenti di calcolo utilizzati per la verifica del target prestazionale nZEB. I risultati mostrano la necessità di uno strumento facile da utilizzare da esperti di edilizia, capace di calcolare le misure di efficientamento e ottimizzare i costi-benefici dell’investimento, e di facile lettura dei risultati da parte di proprietari e inquilini.

STRUMENTI ECONOMICI PER LE RISTRUTTURAZIONI ENERGETICHE Gli strumenti economici per la ristrutturazione energetica sono molteplici e possono essere suddivisi tra (i) strumenti finanziari come prestiti o sovvenzioni, (ii) strumenti fiscali come i crediti d’imposta o (iii) riduzioni di IVA e (iv) strumenti di promozione dell’efficienza energetica come i risparmi energetici o i certificati bianchi. Nella Tabella 2 è riportata una panoramica degli strumenti economici utilizzati in investimenti di efficientamento energetico di edifici esistenti nel 2013. La maggior parte degli strumenti economici utilizzati nel settore residenziale sono sovvenzioni, seguiti dai prestiti. Solo in Italia vengono utilizzati incentivi fiscali, obblighi di efficienza energetica e certificati bianchi. Questi sono istituiti solo in pochi Stati Membri, ma è probabile che la situazione cambierà con

TABELLA 2. Panoramica degli strumenti economici utilizzati in investimenti di efficientamento energetico di edifici esistenti nel 2013 in Europa AT CZ DE HU HR

IT

PL

SI

SK

x

x

x

x

x

l’attuazione della direttiva sull’efficienza energetica (2012/27/UE). I partecipanti all’indagine ritengono che il miglioramento degli strumenti economici (sovvenzioni/sovvenzioni, prestiti, incentivi fiscali, obblighi di efficienza energetica e certificati bianchi) per investitori/ proprietari/conduttori e la semplificazione delle procedure di richiesta delle sovvenzioni, siano le misure più importanti per stimolare le ristrutturazioni di efficienza energetica. Anche una migliore ripartizione dei rischi e dei risparmi energetici/economici tra investitori, proprietari e locatari è necessaria. Tuttavia, la disponibilità di fondi pubblici, nel caso non siano sufficienti, potrebbe ostacolare il rinnovamento energetico. Pertanto, modelli innovativi di finanziamento da parte di privati come il Public-Private Partnership (PPP), i contratti energetici (EPC) e il CrowdFunding (CF) dovranno essere utilizzati su larga scala.

CONCLUSIONI Allo stato dell’arte, solo tre dei Paesi coinvolti nel progetto eCentral (Austria, Italia e Slovenia) hanno già stabilito una definizione nZEB per gli edifici residenziali e non residenziali, nuovi o esistenti. Il raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica stabiliti dall’UE è un compito complesso che richiede anche investimenti per la formazione e per aumentare il grado di conoscenza non solo dei professionisti (architetti e ingegneri), ma anche di costruttori e investitori, così anche degli utilizzatori finali, cioè gli inquilini e la Pubblica Amministrazione. Le autorità pubbliche svolgono un ruolo importante perché devono dimostrare in prima persona che raggiungere l’obiettivo nZEB nella ristrutturazione di edifici pubblici esistenti è possibile e un rappresentante pubblico su due ha confermato di avere questa esperienza. Sono però necessarie maggiori garanzie sui risparmi energetici previsti, utilizzando anche un protocollo di certificazione o strumenti specifici per monitorare, verificare e garantire i risparmi ottenuti durante la vita dell’edificio. A questo proposito, i benefici derivanti dall’obiettivo nZEB devono essere reali e concreti in termini di risparmio energetico e di comfort. L’attestato di prestazione energetica può essere considerato uno dei più importanti strumenti europei, in grado di migliorare la prestazione energetica degli edifici. Aumentare e facilitare l’utilizzo di incentivi pubblici nel caso di raggiungimento di target efficienza energetica elevati è invece una strategia essenziale per incrementare gli investimenti nella ristrutturazione degli edifici esistenti.

Incentivi fiscali

x

Il progetto eCentral è stato finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Interreg CENTRAL EUROPE 2014-2020.

Certificati bianchi/altri obblighi energetici

x

Maggiori informazioni sul sito: www.interreg-central.eu/Content.Node/eCentral.html

Finanziamenti/sussidi Prestiti

x

x

x

x

x

x

x

x

x

x

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CONSULENZA FISCALE

Compensazione dei crediti fiscali, le novità Dal 2020 i crediti tributari potranno essere utilizzati in compensazione solo dieci giorni dopo la presentazione della relativa dichiarazione a cura di ASSOCAAF

C

on l’introduzione degli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA), la possibilità di utilizzare in compensazione i crediti fiscali subisce alcune semplificazioni. Infatti, coloro che hanno ottenuto un risultato pari almeno a otto negli ISA relativi alla dichiarazione dei redditi presentata entro il 2 dicembre 2019 e relativa all’anno d’imposta 2018, hanno l’esonero dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione orizzontale di crediti per un importo non superiore a 50.000 euro annui per quanto

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riguarda l’IVA e per un importo non superiore a 20.000 euro annui relativamente a imposte dirette e IRAP.

COMPENSAZIONE CREDITI IVA Ai fini dell’IVA, il vantaggio interessa la compensazione del credito risultante dalla dichiarazione IVA che verrà presentata nel 2020 relativa all’anno d’imposta 2019 e la compensazione dei crediti IVA


infrannuali relativi ai primi tre trimestri 2020; tali compensazioni infrannuali possono essere effettuate solo se ricorrono i presupposti e se entro il mese successivo al termine del trimestre viene presentato il modello IVA TR. L’importo di 50.000 euro si riferisce a tutte le compensazioni orizzontali che verranno effettuate nel 2020; pertanto, bisognerà considerare sia le compensazioni relative al credito IVA 2019 che le compensazioni dei crediti IVA infrannuali relativi al 2020. Si ricorda che l’utilizzo in compensazione orizzontale dei credito IVA annuale superiore a 5.000 euro e dei crediti infrannuali può essere effettuato solo dal 10° giorno successivo alla presentazione della dichiarazione IVA annuale o del modello IVA TR.

sul proprio reddito complessivo, deve richiedere l’apposizione del visto di conformità.

COMPENSAZIONE IMPOSTE DIRETTE E IRAP

COMPENSAZIONI ORIZZONTALI E CARTELLE DI PAGAMENTO

Ai fini delle imposte dirette, invece, il vantaggio riguarda la compensazione del credito della dichiarazione annuale relativa alle imposte dirette e all’Irap per il periodo d’imposta 2018. Il limite di 20.000 euro è da considerarsi con riferimento a ciascun tributo; pertanto, se dalla dichiarazione dei redditi emergono due diversi crediti d’imposta, entrambi inferiori al limite, ma nel complesso superiori alla soglia di 20.000 euro, si potranno utilizzare in compensazione senza l’apposizione del visto di conformità. I crediti scaturiti dalla dichiarazione dei redditi per l’anno 2018 potevano essere utilizzati in compensazione già a partire dal 1° gennaio 2019, senza la necessità di presentare prima la dichiarazione dei redditi e il modello ISA. Il decreto fiscale collegato alla Legge di bilancio 2020, per i crediti maturati dal periodo d’imposta in corso al 2019, ha previsto che la compensazione orizzontale per importi superiori a 5.000 euro possa essere effettuata dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione non solo per l’IVA (come già avveniva), ma anche per la compensazione dei crediti delle imposte sui redditi, addizionali, imposte sostitutive e IRAP.

È bene ricordare che per poter procedere con le compensazioni orizzontali è sempre necessario non avere carichi erariali pendenti superiori, complessivamente, a 1.500 euro; nel calcolo si devono considerare: imposte, sanzioni, interessi, gli aggi e altre spese collegate come per esempio le spese di notifica della cartella. Nella verifica dei carichi erariali pendenti, bisogna far riferimento ai ruoli scaduti al momento del versamento e nel caso si abbiano più cartelle, bisogna verificare il debito scaduto nel suo ammontare complessivo; nella verifica non si devono considerare I debiti per i quali si abbia la sospensione della riscossione o qualora la somma sia stata rateizzata.

IL REGIME PREMIALE NON SI TRASFERISCE AI SOCI L’Agenzia delle Entrate, con la risposta n.411 dell’11 ottobre 2019, ha chiarito che il regime premiale della società (nello specifico società artigiana) con esonero dal visto di conformità non si trasferisce ai soci. Il caso esaminato è quello di dichiarazione dei redditi persona fisica in presenza di redditi da partecipazione e trasferimento di un credito Irpef dalla società partecipata al socio; nonostante la società partecipata abbia un livello di affidabilità fiscale per l’applicazione degli ISA, tale da beneficiare dell’esonero di cui all’art. 9-bis, comma 11, lett. a), del decreto legge n.50 del 2017, il socio per poter utilizzare in compensazione orizzontale l’eccedenza di Irpef a credito superiore a 5.000 euro, che viene generata dallo scomputo delle ritenute dall’imposta netta

PERDITA DEL REGIME PREMIALE Un problema non irrilevante sorge nel caso in cui, a seguito di controlli successivi, venga meno il punteggio di almeno otto negli ISA. In questo caso, il contribuente che ha effettuato le compensazioni senza apposizione del visto di conformità, incorre nel rischio di non veder riconosciuti i versamenti effettuati utilizzando in compensazione orizzontale i crediti ed incorre, pertanto, nella sanzione del 30% per omesso/tardivo versamento delle imposte.

MODALITÀ DI PRESENTAZIONE F24 E CONTROLLI PREVENTIVI Tutte le compensazioni dei crediti maturati a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019 dovranno transitare sui canali Entratel/Fisconline. I soggetti non titolari di partita Iva avranno l’obbligo di presentazione telematica dei modelli F24 che contengono compensazioni, senza alcun limite di importo, derivanti da crediti di imposte sui redditi, addizionali e imposte sostitutive. I modelli F24 contenenti compensazioni saranno soggetti ad un controllo preventivo da parte dell’Agenzia delle Entrate e per le deleghe presentate dal mese di marzo 2020 saranno previste pesanti sanzioni nel caso di crediti utilizzati in compensazione e ritenuti non spettanti. I controlli preventivi potranno portare alla mancata esecuzione della delega. L’Agenzia delle Entrate comunicherà telematicamente la mancata esecuzione e la relativa sanzione. Il contribuente avrà 30 giorni successivi per poter fornire chiarimenti. La mancata esecuzione delle deleghe di pagamento, per effetto dell’attività di controllo, comporterà la sanzione, per ogni delega non eseguita, pari al 5% dell’importo fino a 5.000 euro di crediti utilizzati in compensazione e ritenuti non spettanti; la sanzione sarà pari a 250 euro oltre i 5.000 euro di crediti utilizzati in compensazione. www.casaeclima.com    n.83

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ASSOVERDE

Costruire in Verde: un cambio di passo per lo sviluppo sostenibile Assoverde rafforza la “rete” delle imprese e dei professionisti per raccordarla direttamente ai settori istituzionali e al mondo accademico STEFANIA PISANTI

I

l 27 febbraio 2020, in occasione della fiera “MyPlant&Garden” (Milano – RHO, dal 26 al 28 febbraio), Assoverde – Associazione Italiana Costruttori del Verde – promuove il convegno “Costruire in Verde. Assoverde, un cambio di passo per lo sviluppo sostenibile”. L’evento sarà l’occasione per presentare il nuovo impulso dell’Associazione, frutto della centralità e delle potenzialità che il settore del verde riveste oggi in risposta ai grandi temi dell’inquinamento ambientale, del dissesto idrogeologico, della qualità e della salubrità degli spazi urbani. Assoverde risponde a questi temi rafforzando al suo interno la “rete” delle imprese e dei professionisti, per raccordarla direttamente ai settori istituzionali, del Governo e dello Sviluppo, e al mondo accademico, della Ricerca e dell’Innovazione. A sostegno del nuovo impulso, il trasferimento “strategico” della sede da Monteveglio (BO) a Roma, con sede legale nell’edificio cinquecentesco di Confagricoltura e sede operativa presso gli uffici FINCO – Federazione Industrie Prodotti Impianti Servizi ed Opere Specialistiche per le Costruzioni – nel quartiere Coppedé, nonché nuovi assetti organizzativi e operativi. Tra le principali funzioni che segnano “il cambio di passo” dell’Associazione, il Presidente – dott. Antonio Maisto – indica: lo sviluppo di nuove sinergie per cogliere le varie opportunità in campo; la costruzione di azioni coordinate volte a rafforzare e valorizzare le specificità del settore, sia nei lavori privati che negli appalti pubblici; la rappresentazione del comparto nelle sue svariate forme, sia a livello nazionale che internazionale. Ma, soprattutto, l’estensione dei servizi alle imprese: costruzione di un osservatorio analitico del settore; organizzazione di iniziative di formazione e tirocini mirati; promozione all’interno di eventi e manifestazioni; disponibilità di documentazione, materiali e contributi specialistici per le esigenze specifiche delle aziende; in altre parole, rappresentazione, visibilità e sviluppo delle imprese nella “rete” Assoverde.

76

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Questo e altro sarà presentato nell’evento del 27 febbraio, insieme a una serie di vantaggi che Assoverde offre ai propri iscritti: la possibilità di essere rappresentati in fiera nelle tre giornate (presso gli spazi espositivi di Assoverde) e, non ultima, la scontistica su veicoli da lavoro, prevista dalla Convenzione con Renault Retail Group-Italia, che sarà illustrata e sottoscritta in occasione del convegno.


Via Brenta 13 – 00198 Roma Tel. 06/8555203 – Fax 06/8559860

SOCI FINCO ACMI Associazione Chiusure e Meccanismi Italia Presidente: Nicola Fornarelli Vice Presidente: Antonio Gramuglia Presidente Onorario: Vanni Tinti AICAP Associazione Aziende italiane Cartelli ed Arredi Pubblicitari Presidente: Paolo Buono Vice Presidente: Giuseppe Strippoli Segretario Nazionale: Paolo Moleri Direttore Generale: Angela Pirrone

ANNA Associazione Nazionale Noleggio Autogru e Trasporti Eccezionali Presidente: Daniela Dal Col Vice Presidente: Simone Gramigni Past-Vice Presidente: Angelo Gino ANIPA - FIAS Associazione Nazionale Imprese Pozzi per Acqua Presidente: Daniele Succio ANSAG Associazione nazionale sagomatori Presidente: Ettore Tamburini Vice Presidenti: Dario Carniello e Paolo Venturelli APCE Associazione per la Protezione delle corrosioni elettrolitiche Presidente: Giuseppe Landi Direttore: Matteo Robino

AIFIL Associazione Italiana Fabbricanti Insegne luminose Presidente: Alfio Bonaventura Vice Presidente: Vitaliano Mantovani Segretario Nazionale: Claudio Rossi

ARCHEOIMPRESE Associazione Italiana Imprese di Archeologia Presidente: Daria Pasini Vicepresidenti: Monica Girardi, Luca Mandolesi

AIPAA Associazione Italiana per l’Anticaduta e l’Antinfortunistica Presidente: Giuseppe Lupi Vice Presidente: Michele Brambati Direttore: Tommaso Spagnolo

ARI Associazione Restauratori d’Italia Presidente: Kristian Schneider Vice Presidente: Irene Zuliani Segretario: Paola Conti

AISES Associazione Italiana Segnaletica e Sicurezza Presidente: Gabriella Gherardi Vice Presidente: Toni Principi

ASSITES Associazione Italiana Tende, Schermature solari e Chiusure Tecniche Oscuranti Presidente: Fabio Gasparini Vice Presidenti: Loris Di Francesco, Nereo Sella

AIT Associazione Imprese Impianti Tecnologici Presidente: Bruno Ulivi Vice Presidenti: Riccardo Cerrato, Carlo Antonio Gandini Segretario: Roberto Vinchi

ASSOBON Associazione Nazionale Imprese Bonifica Mine ed Ordigni Residui Bellici Presidente: Potito Genova Consigliere: Stefano Gensini

AIZ Associazione Italiana Zincatura Presidente: Carmine Ricciolino Vice Presidente: PierLuigi D’Ambrosio

ASSOCOMPOSITI Associazione dei materiali compositi e affini Presidente: Roberto Frassine Direttore: Simona Tiburtini

ANACI Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari Presidente: Francesco Burrelli Segretario: Andrea Finizio

ASSOFRIGORISTI Associazione Italiana Frigoristi Presidente: Gianluca De Giovanni Vice Presidente: Franco Faggi Direttore: Marco Masini

ANACS Associazione Nazionale Aziende di Cartellonistica Stradale Presidente: Franco Meroni Vice Presidente: Elena Orlandi Direttore: Paolo Bertaggia

ASSOIDROELETTRICA Associazione dei Produttori Idroelettrici Presidente: Paolo Pinamonti Direttore Generale: Paolo Taglioli

ANCSA Associazione Nazionale Centri Soccorso Autoveicoli Presidente: Eleonora Testani Vice Presidente: Enzo Ciabatta Direttore: Alessia Lentini ANFIT Associazione Nazionale per la Tutela della Finestra Made in Italy Presidente: Laura Michelini Vice Presidente: Marco Rossi Direttore: Dario Poletti ANFUS Associazione Nazionale Fumisti e Spazzacamini Presidente: Gianfranco Borsatti ­Vice Presidente: Massimo Pistolesi ­Segretario generale: Sandro Bani

ASSOROCCIA Associazione Nazionale costruttori opere di difesa dalla caduta di massi e valanghe Presidente: Carlo Miana Vice Presidente: Diego Dalla Rosa Direttore Generale: Bruno Zanini ASSOVERDE Associazione Italiana Costruttori del Verde Presidente: Antonio Maisto Vice Presidente: Pasquale Gervasini Segretario Generale: Federico Ospitali CNIM Comitato Nazionale Italiano Manutenzione Presidente: Aurelio Salvatore Misiti


UNICMI Unione Nazionale delle Industrie delle Costruzioni Metalliche dell’Involucro e dei Serramenti Presidente: Guido Faré Vice Presidente Vicario: Donatella Chiarotto Direttore Generale: Pietro Gimelli

FIAS Federazione Italiana delle Associazioni Specialistiche del Sottosuolo Presidente: Massimo Poggio Vice Presidenti: Mauro Buzio, Stefano Chiarugi AIF – FIAS Associazione Imprese Fondazioni consolidamenti - indagini nel sottosuolo Presidente: Antonio Arienti

UNION Unione Italiana Organismi Notificati Presidente: Iginio S. Lentini

ANIG HP – FIAS Associazione Nazionale Impianti Geotermia – Heat Pump Presidente: Gabriele Cesari

ACI Presidente: Angelo Sticchi Damiani

ANISIG – FIAS Associazione Nazionale Imprese Specializzate in Indagini Geognostiche Presidente: Italo Cipolloni

ANAS Spa - Azienda Naz. Autonoma delle Strade Presidente: Claudio Andrea Gemme Amministratore Delegato: Massimo Simonini Burlandi Franco Srl Amministratore Unico: Fabrizio Burlandi

FIPER Federazione Italiana Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili Presidente: Walter Righini Vice Presidente: Hanspeter Fuchs, Federica Galleano Direttore: Vanessa Gallo

CASEITALY Srl Presidente: Laura Michelini CSI S.p.A. Presidente: Antonella Scaglia Vice Presidente: Alessandro Ciusani Amministratore Delegato: Vincenzo Ruocco

FIRE Federazione Italiana per l’Uso Razionale dell’Energia Presidente: Cesare Boffa Vice Presidente: Giuseppe Tomassetti Direttore: Dario Di Santo

GRAVILI Srl Amministratore Delegato: Antonio Gravili INCO INGEGNERIA Spa Amministratore Unico: Aldo Muller

FISA – FIRE SECURITY ASSOCIATION Fire Security Association Presidente: Marco Patruno

IN&OUT Spa Presidente: Angelo L’Angellotti Amministratore Delegato: Sergio Fabio Brivio e Nicola Lippolis CFO Direttore Generale: Sergio Fabio Brivio Interbau Srl Presidente: Giuseppe Cersosimo

FONDAZIONE PROMOZIONE ACCIAIO Presidente: Caterina Epis Direttore Generale: Simona Maura Martelli

Istituto Italiano della Saldatura Presidente: Pietro Lonardo Vice Presidenti: Giovanni Pedrazzo e Luigi Scopesi

PILE Produttori Installatori Lattoneria Edile Presidente: Fabio Montagnoli Tesoriere: Palmiro Bartoli

LAPI Spa - Laboratorio Prevenzione Incendi Spa Presidente: Massimo Borsini Vice Presidenti Cda e Consiglieri: David Borsini e Luca Ermini M3S Spa Presidente: Ulderico Granata

RSF Restauratori Senza Frontiere Presidente: Paolo Pastorello Vice Presidenti: Carla Tomasi e Alessandra Morelli

PONTINA STAMPI Srl Presidente: Catiuscia Boscato CEO: Gianpiero Di Girolamo

Per ulteriori informazioni sulle Associazioni federate potete consultare il sito Finco www.Fincoweb.org - Area associate

COMITATO DI PRESIDENZA FINCO

Carla Tomasi Presidente Finco

Gabriella Gherardi Francesco Burrelli Vice Presidente Vice Presidente Finco Vicario con delega a Organizzazione e Filiere

Daniela Dal Col Consigliere Incaricato Filiera Macchine e Attrezzature

Fabio Gasparini Consigliere Incaricato Sviluppo Associativo

Walter Righini Consigliere Incaricato Filiera Rinnovabili

Lino Setola Consigliere Incaricato della Filiera Mobilità e Sicurezza Stradale

Angelo Artale Direttore Generale

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ISSN: 2038-0895

Per PENSARE, PROGETTARE e COSTRUIRE SOSTENIBILE

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N. 78 I Anno XIV I MARZO/APRILE 2019 I Bimestrale

CINQUE PIANI NERAZZURRI AD ALTA TECNOLOGIA

Poste Italiane Spa – Posta target magazine – LO/CONV/020/2010

PROGETTAZIONE Edificio per uffici certificato Passivhaus DENTRO L’OBIETTIVO Dubai: oltre lo Zero Energy

KLIMAHOUSE 2019: VIDEO La sostenibilità è la chiave per vivere bene

BIM2BEM La modellazione energetica nella progettazione integrata

Organo ufficiale

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N. 79 I Anno XIV I MAGGIO/GIUGNO 2019 I Bimestrale

SERRE URBANE IN QUOTA

MADE EXPO 2019 Le novità per la “Qualità dell’abitare” DENTRO L’OBIETTIVO Costruire per le generazioni di domani CASE HISTORY Ristrutturazione senza cappotto

MATERIALI SOSTENIBILI Il valore “verde” del legno

CLIMATIZZAZIONE Edifici storici e monumentali

PER AVERE LA COPIA CARTACEA E LA COPIA DIGITALE IN ANTEPRIMA

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Organo ufficiale

SISTEMI RADIANTI Gli impianti “invisibili”

Organo ufficiale

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N. 81 I Anno XIV I OTTOBRE 2019 I Bimestrale

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Poste Italiane Spa – Posta target magazine – LO/CONV/020/2010

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CANTIERI SMART Il futuro è a “impatto zero”

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CERTIFICAZIONE Il parquet ecologico deve essere marchiato Ecolabel

INVOLUCRI ATTIVI E ADATTABILI Come l’edificio produce energia

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WATER MANAGEMENT REPORT L’acqua, un bene prezioso ma insufficiente

THERMAL COMFORT Il colore influenza la percezione della temperatura?

DENTRO L’OBIETTIVO Progettazione multidisciplinare tra antico e moderno

la fonte più sicura per l’aggiornamento professionale STORIA E TECNOLOGIA PER L’M9 DI MESTRE

N. 80 I Anno XIV I SETTEMBRE 2019 I Bimestrale

RISCHIO SISMICO Nuovi strumenti e strategie per il progettista EFFICIENZA ENERGETICA Un mercato in crescita, ma non troppo APPALTI PUBBLICI VERDI Cosa sono GPP, PAN e CAM? CRISI ENERGETICA Isole minori alla ricerca di una strategia sostenibile

SMART HOME Abitare il futuro con gli oggetti “intelligenti” di oggi

ISOLAMENTO ACUSTICO Progettazione a norma di legge

Organo ufficiale

Fascicolo Fascicolo Mese Mese

Fiere Fiera Speciale Argomenti Argomenti

69 70 84 71 72 74 87 75 83 85 86 73 88 76 Ottobre 2017 2020 Novembre 2017 2020 Gennaio-Febbraio 2018 Marzo-Aprile Maggio-Giugno 20182020 Ottobre 2018 Novembre2020 2018 Gennaio/Febbraio Marzo/Aprile Maggio/Giugno 2020 2018 Settembre 2020 2018 Settembre Ottobre Novembre/Dicembre SAIE SAIE Klimahouse MCE 2020 SAIE Ecomondo Klimahouse MCE Expocomfort SmartEnergy Expo SmartEnergy Expo Progettare per Anticipazioni MCE Climatizzazione efficiente VMC Domotica Edifici in legno l’isolamento Ricarica e-Car Domotica nei sistemi Efficienza nei sistemi Efficienza Software a confronto Smart House Tamponature Coperture Progettare l’isolamento Risparmio idrico Strutture leggere Smart house Sistemi diBIM riscaldamento Risparmio di riscaldamento Serramenti innovativi d’acqua di riscaldamento Ventilazione meccanica Strutture leggere Sistemi radianti Rinnovabili Retrofit in edifici tutelati NZEB Serramenti innovativi Materiali isolanti

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