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Anno XIH n. 67 - gennaio-mario 1985

trimestrale - sped. in abb. postale gr. IV/70

queste iNtituzioni Politiche della transizione: il caso agricolo Vincenzo Spaziante Il piano è morto, viva il piano

Paola Masi Il credito agrario: un sistema bloccato Dei problemi della politica agricola la Rivista si è già occupata in passato (v. il fascicolo n. 49, Programmazione in agricoltura e sistema di governo), in concomitanra con la presentacione alle Camere della prima rela-<ione sullo stato d'attuarione del Piano agricolo na<ionale del 1979. Con quel fascicolo intendevamo soprattutto sottolineare i primi ma inequivocabili segni di un tentativo di sganciamento della politica agricola dal piano allora in corso. Aardavamo, allora, anche un'zpotesi: che la crescente insofferenra nei confronti di quel piano nascondesse e neppure troppo bene - un df/ìiso atteggiamento di rifiuto verso ogni J?2rma diprogramma-<ione applicata all'agricoltura. L'occasione di questo fascicolo, che ospita un articolo di analisi e riflessioni sul ruolo del credito agrario, e più ancora l'annuncio dell'imminente varo di un nuovo documento programmatico di settore in sostituzione del piano del '79, ormai privo di ogni operatività, ci inducono a tornare sul tema con qualche necessario aggiornamento. Cominciamo con vedere quali sono le ragioni invocate per sostenere l'opportunità di

MAGGIOLI EDFVORE


un nuovo piano agricolo: o meglio, per usare le sfumature semantiche dello stesso documento, di "un piano di tipo nuovo". Gli elementi innovativi che vengono ora proposti dovrebbero consentire di rafforzare la metodologia programmatoria, proprio a partire da quelli che si sono rivelati i punti critici del vecchio piano. Il quale sarebbe venuto a rapida usura nei fatti, assai prima delle scadenze naturali, per un trzplice ordine di ragioni. Innanzitutto, per aver dovuto scontare gli effetti negativi di un disegno di ingegneriafinanziaria a dir poco pretenzioso. I vincoli di destinazione per soggetti (Stato, Regioni, Province autonome) e per settori (i sette comparti produttivi individuati dalla legge n. 984177) avrebbero avuto in sostanza quest'effetto: di costringere le scelte di allocazione delle risorse in "una gr:glia a maglie rigide" che ha sclerotizzato I' intervento pubblico in agricoltura più che abbia ottenuto, secondo le attese, in termini di responsabilizzazione dei centri di spesa e di controllo dell'efficienza sui risultati. La seconda ragione di obsolescenza del precedente piano viene collegata ai mutamenti, tanto imprevedibili quanto profondi, che a tutti i livelli (mondiale, comunitario, nazionale) hanno interessato il contesto economico generale. Il mutamento ha presto messo fuori gioco un piano che era stato "inteso come unico e statico atto diprescrizioni onnicomprensive". Terza ed ultima ragione di crisi, "le debolezze di un sistema istituzionale sbilanciato" sul versante statale non meno che su quello regionale. E dunque, ecco gli elementi che caratterizzano la "nuova concezione programmatoria" e il "piano di tzpo nuovo" che ne consegue. Primo elemento, una programmazione finanziaria flessibile. Si intende, in tal modo, che il nuovo piano dovrà essere sostenuto da finanziamenti statali non più predeterminati secondo quote annuali fisse di uguale importo (come era nel vecchio piano) ma da flussi finanziari rideterminati annualmente sulla base di alcuni

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parametri prestabiliti di rivalutazione: ancoratianr<itutto al tasso d'inflar<ione, ma anche, e in via aggiuntiva, al valore della PL V agricola e ad eventuali arretramenti della politica agricola comunitaria tali da lasciare scoperte esigente d'intervento ritenute invece irrinunciabili. Dalla rigidità delle previsioni di spesa si passa insomma alla rigidità dei criteri sulla base dei quali formulare quelle previsioni; da una rzgidità che piega verso il basso la curva dei trasferimenti in termini reali all'agricoltura, a una r;gidità che tende a risospingerla verso l'alto, comunque ben al di sopra della soglia di compensazione dell'inflazione. Posta in questi termini, la questione della finanra del piano viene però necessariamente a scontrarsi con gli obiettivi di indiciaione della spesa (indicati dal Ministro del tesoro come puntifermi del piano di rientro dellafinana pubblica) e di controllo programmato dell'inflazione (che, per quanto in parte compromesso, resta pur sempre obiettivo costituente dell'attuale compagine governativa): sì che, al momento almeno, non pare lecito considerarla definitivamente chiusa. Un secondo elemento innovativo viene individuato nella flessibilità del metodo programmaiorio, e in particolare nella sua "struttura aperta e modulare" quale risulta dalle prescrizioni di secondo livello (piani di settore e direttive) che verrebbero a dare concreterca puntuale e valore cogente alle indicaioni di carattere generale del programma quadro. Ma può non avere molto senso spingere nella direzione diprescriioni e regole di condotta che si vogliono maggiormente vinco lanti, quando poi la forza precettiva di piani e direttive non sia sostenuta da una corrispondente capacità di controllo. La delicatercja della questione, che necessariamente viene a toccare il nervo dei rapporti Stato—Regioni, è tale da rendere più che comprensibile un orientamento ispirato a grande prudenza. Non giustifica, invece, un atteggiamento solo problematico o elusivo. Infine, gli aspetti istituionaii. Il documento di programma insiste molto - e molto opportunamente - sul ruolo—chiave che nella gestione del piano appartiene al Ministero dell'agricoltura e sull'improcrastinabile necessità di una sua riforma. Ma con la presentazione al Parlamento di un disegno di legge governativo diretto proprio a questo scopo, il problema è stato ben avviato a soluzione. Rimane invece aperto un altro grosso problema: quèllo della sede interministeriale di governo dell'agricoltura. A intenderlo riduttivamente, il problema r:guarderebbe niente più che la scelta tra due opzioni' istituzionali: la conferma di quella attuale, che assegna lefunioni. diprogrammaione del settore agricolo a un apposito comitato (il CIPAA), e il riassorbimento delle funr<ioni del CIPAA nell'ambito della programmazione economica generale e dunque del CIPE. Ma al di là del dilemma istitu<ionale, il vero problema che si presenta è quello di assicurare all'organismo collegiale di governo che verrà scelto, quale che sia, il supporto di una struttura tecnica interministeriale non necessariamente "stabiIir<ata",ma in grado comunque di operare in maniera non occasionale al di là di quelle che sono le strette es:gene di servirio diretto in favore del comitato.

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Dalla cornice metodologica del programma quadro passiamo ai contenuti, dove pure gli elementi innovativi non mancano. Uno su tutti: /'importanra centrale riconosciuta, come obiettivo prioritario de/piano, ai requisiti di imprenditoria/ità che devono caratterirjare l'attività agricola e guidare conseguentemente le scelte d'intervento pubblico. Questa impostarione, che rappresenta un punto di svolta di non poco conto nella politica agricola narionale, dovrebbe finalmente consentire di far uscire il settore agricolo dallo stato di emarginazione (e ta/ora di autoemarginaione) nel qua/e siamo abituati a vederlo profondamente radicato, attraverso una maggiore apertura agli stimoli, a//e esigente, a/le indicazioni che vengono dal mercato. Ciò non comporta - come alcuni, non senta una buona dose di zpocrisia, hanno mostrato di temere - l'abbandono immediato e totale di ogni intervento in favore di aree e produzioni svantaggiate o deboli. Szgnfica invece che l'attività agricola, ovunque localir<ata e comunque condotta, non potrà più vivere di una rendita indiscriminata e generalir<ata - sia pure modesta - ma dovrà farsi qua/che conto e ritrovare, là dove le abbia perdute, nuove ragioni di convenienza economica. Significa anche spostare l'asse dell'intervento pubblico da una concezione che vede non mo/to più lontano delle es:gene di sostegno e integraione dei redditi agricoli a una visione ne/la quale il sostegno finanziario non viene meno ma èfinalirato a promuovere direttamente l'innovazione, l'imprenditorialità, l'efficienza delle attività agricole e, come risultato finale, incrementi reali di reddito degli operatori del settore. Ma perché questo processo possa avviarsi occorre rimuovere tutti quegli elementi che fin qui l'hanno bloccato. Il programma quadro ne indica due, di diversa natura, che a mepaionofondamentali. I/primo è costituito dal/a "crescita dei trasferimenti a carattere sociale" (rifinaniamento del deficit prevideniale agricolo e politiche fiscali di particolare favore) che hanno progressivamente assorbito quote crescenti dei trasferimenti finanziari in precedenza destinati a scopi produttivi. Il secondo, dall'effetto secondario degli interventi comunitari in favore de/le produr<ioni agricole eccedentane: "effetto disincentivante sui produttori, sugli operatori del commercio, sui trasformatori industria/i. Il riparo dell'intervento ha attenuato lo sforzo imprenditoriale..., hafunionato da narcotico, inducendo assuefaione allepurepratiche di sostegno, allontanando dal mercato fasce importanti diproduione". Ma la sola denuncia non basta: è su questo terreno, ancora prima e assai più di ogni altro, che si giocano le sorti de/piano e le prospettive della nostra agricoltura. (Vincenzo Spaiante)

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Il credito agrario: un sistema bloccato di Paola Masi

Il comportamento finanziario delle imprese agricole in relazione al volume ed alla gestione del credito agrario costituisce un territorio di ricerca e di riflessione abbastanza inesplorato. La letteratura in materia, quella che c'è, risulta prevalentemente orientata alle valutazioni delle scelte di politica agricola, perseguite o mancate, grazie al finanziamento agevolato predisposto dall'autorità pubblica. E mancato, invece, un interesse sistematico di ricerca per le interazioni tra i comportamenti degli intermediari finanziari agricoli, quelli degli operatori agrari e quelli del sistema creditizio in genere rispetto allo sviluppo economico del settore. A colmare la lacuna appena segnalata non sarà certo quest'articolo, che intende solo evidenziare alcuni aspetti del problema con particolare riguardo all'evoluzione dei flussi creditizi e della struttura istituzionale interessata dopo il 1973. Le difficoltà e i limiti di questa impostazione sono di varia natura: a) al livello di teoria economica, la riflessione sulle interazioni tra strutture finanziarie e sviluppo economico in ipotesi non concorrenziali è ancora largamente insufficiente ed eterodossa rispetto alle impostazioni teoriche

dominanti (VICARELLI); "il credito agrario è il comparto del sistema creditizio ove più forte è la commistione fra credito ed incentivi e comunque fra credito e regolamentazione pubblica" (BANCA D'ITALIA, P. 80); questo fatto rende problematica una distinzione dei ruoli e dei compiti dei diversi operatori interessati; il volume reale del credito all'agricoltura risulta in larga parte sottostimato, non solo perché non ci sono quantificazioni del credito ordinario a destinazione agricola, ma anche perché sarebbe necessario passare alla rilevazione del flusso di credito rurale (come in Francia), concetto più ampio e più adeguato alla misurazione delle più moderne tendenze del settore 1 a) la serie temporale considerata permette un'analisi di breve periodo, il che invita a prendere con molta cautela i risultati conseguibili 2. La scelta di questo arco temporale tuttavia consente di evidenziare il grado di congruità del sistema di finanziamento agricolo alle esigenze di sviluppo del settore visti i rapidi mutamenti che hanno caratterizzato il sistema creditizio e le strutture finanziarie del Paese in risposta ai fenomeni nuovi che hanno connotato l'economia dopo la prima crisi petrolifera. ;

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LE TENDENZE GENERALI

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IL volume del credito agrario, sia come consistenza a fine periodo che com erogazioni annue, è più che quintuplicato dal 1974 al 1982 (Tab. 1). Le erogazioni annue hanno rappresentato in media l'8,8% del credito totale interno (CTI) ed il 19,7% del finanziamentp,. al pubblico, cioè della quota residua rispetto ai finanziamenti al settrésiatale. La quota delle erogazioni aniiue sul finanziamento al pubblico e cresèiiita nello stesso periodo di 17 ini1 percentuali, fino a raggiungere nI 119,82 il 28,3% del totale. Lo stesso notevole incremento si registra considertndo la quota delle consistenze a fine periodo sullo stesso aggregato. J.crescita del credito agricolo si preseriinoltre molto sostenuta rispetto a11a(paral1ela diminuzione della quota de ialore aggiunto agricolo sul valore r giunto dell'economia, diminuzne prossima a due punti percentualiI&1'arco temporale sopra considerato (Tab. 2). Il,cedito agrario agevolato nel periodo 174782 ha coperto in media il 62% de1totale delle erogazioni annue: suddividendo il periodo in tre trienni il it agevolato risulta decrescente come quota sul totale solo nel second' ('(t77-79), mentre i valori delle quote -''. ''imedie di ciascun triennio fanno regstiare una caduta di circa otto pipercentuali tra il primo ed il te,zo. Andamento specularmente inverso fa registrare il credito non agevolato pl totale del credito annuale erogat. Come tendenza può quindi dirsi 6/352.

che il peso del finanziamento non agevolato risulti crescente. Analizzandone gli andamenti più in dettaglio si possono estrapolare alcuni dati: l'anno della massima espansione è stato il 1979 (43,7% del totale); dal 1976 al 1979 la crescita è stata molto sostenuta, collocandosi intorno ai 15 punti percentuali; tra credito d'esercizio e credito di miglioramento, quest'ultimo registra l'aumento più consistente come quota sul totale; il credito d'esercizio non agevolato rapportato alle retribuzioni lorde agricole risulta in chiaro incremento. Il volume globale di credito d'eserci<io nel periodo 1974-82 cresce sul totale di credito agrario di 5 punti percentuali, arrivando a rappresentare l'88,8% del totale nel 1982. Va aggiunto che il tasso medio di crescita del credito di esercizio nel periodo considerato ha costantemente superato quello della produzione vendibile, così come quello d.i miglioramento ha superato quello degli investimenti fissi lordi. Nonostante i buoni andamenti complessivi del volume di credito agrario rispetto agli indicatori economici considerati, l'incremento assoluto dell'indebitamento del settore agricolo non fa ancora raggiungere livelli pari a quelli europei, né.. tanto meno, per restare in Italia, livelli prossimi a quelli di altri settori produttivi nazionali. Il rapporto medio tra volume annuale di credito agrario e valore aggiunto agricolo, seppure pressoché duplicato tra il '74 e l'82, risulta appena del 30%, contro il 65% della media CEE e contro il 75% del settore indu-


striale nazionale. Sotto la media europea si collocherebbe anche il rapporto tra capitale proprietario investito e capitale di credit04 Quanto agli intermediari autorizzati alla concessione del credito agrario in generale, gli andamenti del periodo 1977-82 in base alle operazioni annue effettuate mostrano una stazionariet nella presenza delle ariende di credito ed una lieve ripresa del ruolo degli istituti di credito speciale. Le prime hanno coperto in media nel periodo il 46 5 1 % del totale del volume di finanziamenti mobilitati per le operazioni annue effettuate, mentre i secondi rte hanno coperto il 35,8% (Tab. 3). La sostanziale stazionarietà del ruolo svolto dalle aziende di credito nel settore è confermata dagli andamenti della parte di prestiti agricoli sul totale dei prestiti che queste concedono alle imprese non finanziarie. La quota dei prestiti agricoli oscilla costantemente intorno al 4% nel periodo 1976-83, nonostante che nello stesso periodo il valore complessivo dei prestiti concessi alle imprese non finanziarie aumenti con regolarità sul totale dei prestiti accordati dalle aziende di credito. Il rapporto prestiti/depositi agricoli è inoltre pari a circa la metà dello stesso rapporto relativo al totale delle imprese non finanziarie (vedi Tab. 6). All'interno del credito d'esercizio le aziende di credito hanno però decisamente rafforzato il proprio ruolo giungendo ad erogarne più del 50%. Analizzando storicamente le quote di credito d'esercizio concesso dalle aziende di credito (nel 1960 coprivano il 38,5%, nel 1970 il 47,7%, nel 1982 il .

51,3%) si può rilevare che l'incremento degli ultimi dodici anni è stato più contenuto di quello degli anni sessanta. Volendo qualificare le tendenze più recenti si può notare che le aziende di credito hanno ampliato la quota di credito d'esercizio concesso a tassi non agevolati (più 5% dal triennio 1977-79 a quello 1980-82). Al contrario, la loro partecipazione alla erogazione del credito di miglioramento è in costante e sensibile flessione (12,9% nel 1977, 8,3% nel 1982) (Tab. 5). Gli istituti speciali, considerando per ogni anno le consistenze a fine periodo del volume di credito agrario, hanno occupato in media il 54,5% del totale nel periodo 1974-82. La loro quota media per ognuno dei tre trienni del periodo risulta tuttavia in diminuzione (Tab. 4). Questo dato si spiega con la tendenza di più lungo periodo alla contrazione della parte di operazioni effettuate annualmente posta in essere dagli istituti speciali, andamento che solo nel periodo 1980-82 sembra cominciare a conoscere un'inversione. Rispetto alla globalitì dei loro impieghi, gli istituti speciali dal 1978 al 1983 sembrano aver lentamente ripreso interesse per gli impieghi agricoli - in ciò rispondendo positivamente alle innovazioni nelle procedure di raccolta avviate dal 1975 -, interesse accompagnato da un incremento della quota dei finanziamenti agevolati agrari sul complesso del loro finanziamento agevolato (+4% nell'83 rispetto al '78) (Tab. 7). Contrariamente alle aziende di credi353/7


to, gli istituti speciali hanno aumentato la concessione di prestiti agricoli all'interno di quelli alle imprese non finanziarie (+2,3% nel 1983 rispetto al '76) 5 . Gli istituti speciali erogano attualmente tre quarti del credito di miglioramento ed un terzo di quello di esercizio. Rispetto a quest'ultimo il loro peso è passato dal 40,4% sul totale del 1960, al 36,1% del 1970, al 34,4% nel 1982: se si confronta la media dei due trienni 1977-79 e 1980-82 si constata tuttavia una lieve ripresa (+2,5%) del secondo rispetto al primo. In leggero incremento risulta anche il peso degli istituti speciali nell'erogazione di credito di miglioramento, anche se nella ripartizione delle quote annue l'incremento più significativo è quello rilevabile per gli istituti di credito fondiario (vedi Tab. 5)6.

CHI RICEVE DA CHI

Poiché le imprese agricole che fanno uso sistematico di registri contabili sono tuttora pochissime, non è possibile avere dati attendibili sulle loro scelte finanziarie e sui loro comportamenti. Per colmare questa lacuna di solito si ricorre a stime ed ipotesi. Un tentativo controcorrente di analisi empirica è rappresentato da una nota indagine campionaria promossa da un Istituto bancario nel 1979-80 in tre regioni rappresentative (Piemonte, Emilia Romagna, Puglia) (IsTITuTo BANCARIO S. PAOLO). I risultati di quest'indagine disegnano un quadro del comportamento finanziario agricolo 8/354

che può confermare e motivare alcune tendenze riscontrabili nell'andamento degli aggregati generali sopra analizzati. Dall'indagine emerge che le aziende agricole individuali che usufruiscono del credito sono i tre quarti del totale considerato. Il loro livello di indebitamento rappresenta però solo il 7,2% del capitale investito nell'azienda. Contrariamente a quanto sarebbe auspicabile, le agevolazioni creditizie risultano complessivamente favorire le aziende di maggiori dimensioni. Questo dato è confermato dal fatto che tra le aziende che non ricorrono al credito più della metà hanno dimensioni inferiori ai 5 ettari. Relativamente al tipo di credito richiesto, il campione analizzato dimostra che il credito a breve viene utilizzato prevalentemente dalle aziende medio—piccole, mentre il credito a lungo termine è richiesto soprattuto dalle aziende di grandi dimensioni, sia per le maggiori garanzie reali che sono in grado di offrire, sia per i più rilevanti fabbisogni durevoli necessari agli investimenti di capitali. Il volume richiesto di credito a breve termine risulta inoltre superiore di quello a lungo termine, pur essendo il costo del credito agevolato a breve più vicino ai tassi di mercato rispetto al costo del credito agevolato a lungo termine, i cui tassi sono assai inferiori a quelli correnti. Quanto agli effetti che l'intervento sul costo del credito ha per coloro cui è diretto, la situazione (uso contenuto delle agevolazioni creditizie e larga prevalenza dell'autofinanziamento; i-


nefficacia redistribuitiva degli incentivi proposti; tendenza a finanziare la produzione piuttosto che ad aumentare i livelli di capitalizzazione) risulta non poco preoccupante. Dal punto di vista degli istituti erogatori, ed in particolare da quello delle aziende di credito autorizzate, l'indagine sottolinea che "nonostante il rialzo del contributo in conto interessi determinato in molti casi, il rendimento medio del credito agevolato delle aziende di credito è diventato molto inferiore a quello del credito concesso a tassi di mercato" (Ruozi, p. 12) 7 Ciò spiega in parte la tendenza delle aziende di credito a non aumentare la quota degli impieghi del settore agricolo sul totale di quelli destinati ai vari settori produttivi. La stazionarietà, sopra rilevata, del ruolo delle aziende di credito nella gestione del finanziamento all'agricoltura, nonché la loro tendenza a prediligere negli ultimi anni la concessione di credito non agevolato, risponderebbe quindi ad ovvi criteri di convenienza nella distribuzione delle proprie attività, comportamenti tanto più evidenti in periodi di politiche generali di contenimento creditizio e di alti costi del denaro 8 La scarsa propensione all'impiegò agricolo è tuttavia imputabile anche alla subordinazione delle decisioni bancarie rispetto a quelle amministrative. I vincoli imposti alla sfera decisionale delle aziende di credito (volume dei contributi pubblici, limiti all'importo di ciascun prestito, subordinazione al giudizio di merito degli organi amministrativi periferici nella liquidazione di contributi con vincoli di destinazio.

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ne, limitazione nella scelta delle concessioni tra le domande già valutate idonee dagli apparati amministrativi) hanno comportato sia una diffusa deresponsabilizzazione rispetto alla valutazione tecnica ed al rischio della concessione, sia una assenza di concorrenzialità tra le varie aziende di credito nella ricerca di clientela agricola9 Le condizioni strutturali della produzione e dell'investimento agricolo, insieme alle caratteristiche istituzionali del sistema di incentivazione finanziaria agricola, non sembrano in sostanza adatte a stimolare né un maggiore impiego, né una più efficiente presenza delle aziende di credito nello sviluppo economico del settore. D'altronde, le stesse condiiioni strutturali portano a escludere che un ruolo di promozione dello sviluppo possa essere svolto attualmente dagli istituti speciali, la cui operatività nel settore risulta ancor più necessitata dalle scelte dell'autorità pubblica. La confusione di ruoli tra amministrazione pubblica, intermediari finanziari ed imprese è aspetto peculiare del complesso del sistema d'incentivazione creditizia italiano. Assumendo però che il settore agricolo è caratterizzato dalla prevalenza di un'area imprenditoriale che produce senza profitto (FABIANI, 1975) va considerato il significato del suo comportamento rispetto agli altri due soggetti implicati. Di fronte a politiche di contenimento orizzontale e non differenziato della presenza pubblica nell'economia e di fronte a politiche "market oriented" degli intermediari finanziari, il basso .

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livello di indebitamento agricolo assume per quell'area imprenditoriale il carattere di un comportamento obblzgato, quale effetto indotto di un conflitto che oppone la logica e le scelte dell'operatore pubblico alla logica e agli interessi degli intermediari interessati.

IL PUNTO DI VISTA DELLA BANCA CENTRALE

Il ruolo istituzionale che la Banca Centrale svolge in materia di credito agrario riguarda la definizione e il controllo degli intermediari autorizzati, nonché le caratteristiche della provvista. I principi che informano il suo operato in questo circuito non sono sostanzialmente difformi da quelli che valgono, in linea generale, per l'intero sistema creditizio, e in particolare da quelli che riguardano l'osservanza del principio della separazione delle scadenze. Anche in questo settore l'autorità monetaria ha il compito di controllare l'applicazione della legislazione relativa al credito, i rapporti tra istituti speciali ed aziende di credito, soprattutto quelle che par tecipano al capitale dei primi e che acquistano le obbligazioni emesse dagli istituti, le nuove forme di raccolta degli istituti (certificati di deposito ed obbligazioni quinquennali per il credito d'esercizio) e il rispetto dei limiti per il riscontro delle cambiali agrarie, fissati in conformità alle esigenze di regolazione della base monetaria. Alla luce delle funzioni complessive che la Banca Centrale svolge nel nostro si10/356

stema istituzionale (CIAMPI) gli orientamenti e le valutazioni da essa espressi in materia di sistemi creditizi vanno attentamente valutati. Analizzando l'evoluzione del finanziamento all'agricoltura (BANCA D'ITALIA, p. 76) la Banca ritiene che negli anni ottanta si sia accentuata la tendenza alla commistione dei significati e dei ruoli tra credito ed incentivi. Ciò è da attribuire all'uso dello strumento finanziario a fini compensativi della caduta di reddito agricolo conseguente sia alla minore remunerazione dei prezzi agricoli quali sono stati fissati dalla CEE, sia alla restrizione degli interventi pubblici sulla struttura produttiva. Questa tendenza finisce coll'amplificare gli aspetti patologici che già per sé caratterizzano il sistema del credito agrario. Dal punto di vista finanziario ciò si traduce nella scarsa sensibilità del credito agevolato agricolo alle fluttuazioni congiunturali, nelle prestazioni inefficienti degli intermediari autorizzati, nella bassa propensione alla ricerca ed alla adozione di nuovi strumenti finanziari (quali le obbligazioni a tasso variabile per gli istituti speciali, o il conto corrente agrario per il credito d'esercizio). Dal punto di vista di politica degli incentivi il rischio più grosso è che il sistema di agevolazione degeneri in un meccanismo distributivo di sovvenzioni, "un canalizzatore di sussidi pubblici", inefficiente rispetto agli strumenti ed inefficace in relazione agli obiettivi. La Banca Centrale ritiene che il sistema creditizio possa contribuife allo


sviluppo del settore agricolo, possa cioè trasmettere impulsi al sistema reale, solo laddove la selezione delle iniziative da finanziare recuperi e solleciti una dimensione di redditività nella decisione di richiesta di fondi, evitando che nei criteri di concessione del credito vi sia una preminenza della garanzia sulla valutazione della capacità di reddito dell'impresa. Ciò presuppone la necessità di pervenire ad una distinzione tra decisioni sulla concessione del credito e decisioni sulla eleggibilità ed assegnazione dell'incentivo pubblico. La Banca Centrale in sostanza insiste sulla necessità di separazione tra "gestione finanziaria" e "gestione politica" come unica soluzione in grado di garantire un'allocazione efficiente delle risorse disponibili. Questa nota e solida impostazione einaudiana può non essere in contrasto con l'esistenza degli Istituti di credito agrario purché la "specialità" della loro presenza venga intesa correttamente come specializzazione, cioè come capacità di offrire servizi tecnici e soluzioni adeguate alle caratteristiche proprie del settore, e purché l'interesse dell'operatore pubblico si rivolga al finanziamento di piani globali di sviluppo delle imprese agricole. Come dire che fra un ruolo esecutivo e subalterno degli intermediari finanziari nel credito agrario e il suo opposto, quale sarebbe l'adozione di un free banking agricolo, può esistere una mediazione utile e praticabile degli interessi tra gli operatori implicati 10 Il punto di vista sostenuto con fer.

mezza e coerenza dalla Banca Cddtale, e ripreso in alcune proposte di ri forma del sistema (FABIANI, 1982)' 7si scontra tuttavia con innumerevli comportamenti e rapporti procedurli consolidati nel circuito reale che vànJno nella direzione contraria. Valga, per tutti, l'esempio del conto corrente agrario. Sebbene fosse stato propostò fin dal 1957, quest'istituto creditiziò venne introdotto solo vent'anni più tardi (con la legge 403/77) anche perché le sue caratteristiche si pone'vaho inevitabilmente in contrasto cònr 'il credito in natura ed i suoi erogatori tradizionali (Consorzi agrari provinciali e relative Federazioni). I I particolari requisiti previsti dalla normativa per la sua concessione (dùL rata massima di 12 mesi, destinazione a fini prestabiliti, utilizzazione a mezzo di assegni speciali non trasferibili, impossibilità di presenza di saldi attivi, interessi sul prestito non sottratti al momento dell'erogazione, corresponsione dei contributi pubblici &ul l'importo effettivamente utilizzato) danno all'istituto del conto corrente agrario una configurazione atipica, nella quale vengono a sommarsi esigenze divergenti. Più della cambialé agraria, il conto corrente è soggetto à vincoli di destinazione di cui peròdiviene controllore l'azienda di credito anziché l'autorità pubblica interessata a dare determinati indirizzi alle destinazioni: non si capisce se l'azienda di credito debba entrare nel merito della destinazione rispetto alla gestione dell'impresa o se debba limitarsi a constatare passivamente il rispetto di uii 357/11


dichiarazione di destinazione fatta al momento della richiesta, ruoli entrambi inadeguati al funzionamento efficiente di un intermediario bancario. Il vincolo di destinazione pesa, inoltre, anche sui conti correnti che non godono di agevolazioni pubbliche; e ciò non giova né alle aziende di credito, né ai beneficiari (principalmente cooperative), poiché comporta controlli e procedure opposti alla logica del conto corrente, come forma tecnica propriamente flessibile. Lo strumento innovativo introdotto con il conto corrente agrario resta così railentato in partenza rispetto alle sue possibilità di sviluppo ed alle finalità cui era stato predisposto: la tensione tra compiti e strutture produce anche in questo caso una soluzione ambigua. L'INTERVENTO SUL COSTO DEL CREDITO

In aggiunta alla regolamentazione legislativa, l'intervento statale in materia di credito agricolo prende varie forme che riguardano le agevolazioni fiscali, la costituzione del fondo interbancario di garanzia, la partecipazione al capitale di alcuni istituti di credito, la concessione di contributi sugli interessi. Questi ultimi coprono un ruolo determinante tra gli interventi diretti sul costo dei prestiti. Lo scopo di questi interventi è quello di fornire incentivi finanziari allo sviluppo ed alla gestione del settore, cercando di sanare gli squilibri territoriali che lo caratterizzano. In questo senso è incentivo finanziario anche il contributo in conto capitale, che si diffe12/358

renzia dal pagamento degli interessi non tanto negli effetti quanto dal punto di vista operativo (diversa concentrazione temporale della spesa pubblica e concessione demandata ai soli organi amministrativi) (PONTOLILLO, p. 190). L'intervento sul costo del credito può essere usato come strumento di programmazione purché garantisca la coerenza tra la selettività delle agevolazioni, l'ammontare delle disponibilità pubbliche ad esso destinate ed il grado di segmentazione del mercato dei finanziamenti agricoli (PACI, p. 63). Quanto al mancato uso programmatico dell'intervento pubblico sul costo del credito agrario le opinioni sono concordi. Un recente studio sulla evoluzione territoriale dei flussi e delle interrelazioni tra credito, produzione lorda vendibile ed investimenti ha addirittura dimostrato che nei caso dell'Italia centro—meridionale la dinamica del credito è completamente autonoma da quella degli investimenti e della produzione lorda vendibile (TACOBELLI).

Anche volendo limitarsi a considerare l'intervento sul credito agrario come mero dispositivo per regolare l'afflusso di liquidità al settore primario, le conclusioni deducibili dai dati e dall'assetto istituzionale non potrebbero che essere negative. In primo luogo va ricordato che la quota di risorse complessivamente spettanti alle agevolazioni creditizie agrarie è predeterminata in via legislativa e secondo criteri non strettamente pertinenti alle esigenze tecnico—strutturali del settore. Secondariamente, il tasso agevola-


to, pur offrendo un margine di convenienza all'agricoltura rispetto al tasso di mercato, non è strumento capace in sé di regolamentare la domanda di fondi: l'andamento contenuto dei finanziamenti agevolati agricoli nel periodo 1977/82 non sarebbe altrimenti motivato visto l'aumento notevole di profittabilità di cui godevano "sulla carta" le agevolazioni agrarie rispetto all'andamento generale del costo del credito. La struttura normativa degli istituti predisposti è stata inoltre a lungo segnata dalla separazione tra raccolta ed impiego di risorse, oltre che dalla distinzione temporale e dalle garanzie richieste per la concessione dei contributi. Quella separazione ha comportato non solo strozzature nel flusso di risorse finanziarie disponibili, come insegna la storia degli istituti speciali, ma anche la necessità di creare strutture sussidiarie di dubbia funzionalità come i fondi di rotazione. Questi ultimi costituiscono l'esempio più evidente della assunzione da parte del19 Stato del ruolo d'intermediario in sostituzione del sistema bancario. Come si ricorderà, i fondi di rotazione furòno creati all'inizio degli anni cinquanta allo scopo di far affluire rapidamente risorse liquide al settore, sotto forma di anticipazioni statali agli istituti di credito agrario. La loro effettiva capacità di compensare le fluttuazioni di risorse disponibili è risultata tuttavia fortemente compromessa dall'essere strutturati in forme insensibili alle variazioni congiunturali nell'offerta di credito. Essendo infatti un meccanismo di assegnàzione automa-

tica di capitali, il fondo di rotazione finisce per ampliare e non per opporsi alle fluttuazioni nelle disponibilità liquide. Riassumendo in forma sintetica le osservazioni fin qui svolte si può dire che il sistema e gli andamenti recenti del credito agrario delineano un quadro nettamente inadeguato alle esigenze del settore agricolo. Le carenze non risultano essere nel volume di credito erogato ma nella struttura e nei criteri di erogazione. La protezione offerta dallo Stato non è meccanismo moltiplicativo d'investimento, né strumento riequilibrante delle disparità strutturali e reddituali presenti nel settore. Allo stato attuale della normativa i miglioramenti operabili sul piano finanziario dalla autorità monetaria non possono che risultare incapaci a risolvere i nodi di fondo che impediscono un uso efficiente ed efficace dello strumento creditizio. Gli istituti autorizzati all'erogazione e gli agricoltori rispondono in base alle loro diverse logiche ad una situazione che rende largamente coatti i loro comportamenti: la loro differenza è ovviamente nel potere economico e nella forza contrattuale che sono in grado di esprimere per ottenere dall'autorità pubblica una modifica dello status quo. Alle radici c'è un problema di ridefinizione dell'intervento dello Stato sul credito agricolo in termini di migliore capacità programmatica. Il problema non è nuovo ma ciò non implica che non si debba tornare a parlarne. Solo in questo ambito hanno senso infatti i suggerimenti della Ban359/13


ca Centrale. Solo in questo ambito ha senso misurare i diversi progetti di riforma che sono stati proposti.

ALCINE PROPOSTE DI RIFORMA Negli ultimi due anni sono state presentate alla Camera dei deputati tre proposte di riordino della legislazione sul credito agrario 11 . In materia era intervenuto anche il CNEL, riconoscendo la necessità di superare la rigida ed inadeguata normativa base sul credito risalente al 1928. I tre progetti di legge hanno la intenzione comune di avvicinare la legislazione in materia alle evoluzioni sociali, organizzative e produttive del settore agricolo. Nella sostanza i progetti mirano a dare una nuova inquadratura ai soggetti, alle modalità di erogazione, alle garanzie ed agli enti erogatori interessati. Le proposte e le priorità indicate da ciascun progetto delineano tre approcci profondamente diversi e tra loro scar samente mediabili. Il primo in ordine cronologico (presentato l'il agosto 1983) è quello più attento alle necessità di programmazione e al riconoscimento delle prerogative regionali. Affermando con chiarezza la potestà regionale in materia di credito (accesso, garanzia, assegnazione di fondi, accertamento di conformità), la proposta di legge stabilisce un ancoraggio, cioè una finalizzazione del credito agrario rispetto ai piani nazionali ed ai programmi regionali. La precisazione di questa scelta, tuttavia, non si traduce in una articolazione altrettanto precisa degli stru14/3 60

menti operativi capaci di garantirla. La delega al governo in merito alle modifiche della garanzia pubblica, al riordino della provvista degli Istituti autorizzati, nonché la loro razionalizzazione territoriale, non stabilisce infatti i criteri che devono presiedere alla delega stessa. Ciò si verifica, ad esempio, per la modifica delle garanzie pubbliche. Il progetto abolendo la sezione speciale del Fondo interbancario di garanzia 12 prevede la costituzione di fondi regionali di garanzia su cui ripartire le relative disponibilità, il trasferimento alle filiali della Banca d'Italia dello schedario regionale e la trasmissione degli schedari alle regioni interessate. In sostanza si attribuisce alle regioni la facoltà di determinare i criteri per la prestazione di garanzie senza stabilire regole e procedure comuni da osservare. L'affermazione di "autonomia" regionale sembra tradursi impropriamente solo in una loro maggiore "libertà". Similmente imprecisa da un punto di vista organizzativo ed istituzionale è la volontà di creare un istituto per il credito a medio termine per l'agricoltura (Medioagri s.p.a.) con funzioni di rifinanziamento degli enti creditizi e di intervento diretto mediante la concessione di mutui a medio e lungo termine per gli imprenditori agricoli. Sebbene questo organismo trovi la sua necessità logica nell'esigenza di sostituire l'attuale Consorzio nazionale per il credito di miglioramento, non vi sono sostanziali garanzie che esso non diventi un duplicato a fini settoriali del Mediocredito Centrale, con gli stessi problemi e con molti più limiti.


Le maggiori novità previste dal progetto risiedono nella estensione della categoria dei soggetti legittimati a beneficiare del credito agrario. Specificatamente le innovazioni riguardano l'ampliamento della definizione dell'imprenditore agricolo, nonché la bipartizione del credito tra quello di finanziamento, a breve termine, e quello di miglioramento, a medio e lungo termine. La forma tecnica di erogazione prevista è quella del conto corrente agrario: in questo senso il progetto accoglie l'esigenza di una maggiore flessibilità nell'erogazione, abolendo contemporaneamente la cambiale agrana ed il credito in natura. Il secondo progetto presentato alla Camera dei deputati (presentato il 13 settembre 1983) è in realtà più tradizionale e conforme alla logica della legge base del 1982. Rispetto a quest'ultima, si formula un'accurata e lunga integrazione di tutte le forme non previste originariamente, segnatamente in merito ai soggetti, alle for me di conduzione, al compito degli enti erogatori e ai loro strumenti. Tuttavia, l'ammodernamento procedurale e terminologico introdotto da questo progetto non porta sostanziali innovazioni al sistema vigente, ereditandone quindi le insufficienze e le disfunzioni. Il terzo progetto (presentato il 21 febbraio 1984) si pone invece come legge—quadro nei confronti della normativa passata e futura. L'attenzione prioritaria del progetto non è alla programmazione del credito, quanto alla estensione del finanziamento all'intero comparto agricolo—forestale—ali-

mentare (il c.d. approccio globale). Sganciando la concessione del finanziamento del requisito soggettivo della imprenditorialità agricola, ponendo come criterio d'individuazione e di eleggibilità le attività svolte dall'impresa, il progetto tende a dilatare eccessivamente lo spazio operativo del credito agrario. E agricoltura qualsiasi produzione che preveda un ciclo biologico; questo non giustifica tuttavia l'equiparazione, nelle possibilità di finanziamento agricolo, delle fasi e di produzione, di delle imprese commercializzazione e di trasformazione. I riflessi istituzionali di tale perdita di specializzazione del credito agrano (ripartito nel progetto in credito di gestione e credito per investimenti) non rendono possibile il mantenimento di una vera rilevanza agraria agli Istituti di erogazione, né alle procedure, né agli strumenti. Lo stesso progetto suggerisce di rimandare ad una revisione complessiva del sistema del credito agevolato la definizione di una disciplina per la raccolta, l'impiego e la struttura degli enti erogatori. L'approccio globale sembra quindi trasformarsi in approccio generico. In sintesi le tre proposte di legge appaiono incapaci di spiegare e regolamentare le complesse interrelazioni tra agricoltori, istituti eroganti ed autorità pubblica. La costruzione di un sistema adeguato per il credito agrario esige evidentemente uno sforzo progettuale più ampio, maggiore conoscenza dei comportamenti e migliore definizione degli interessi collettivi da perseguire. 36 1/15


Tabella 1 - Credito totale interno e credito agrario (in miliardi di lire)

Credito totale

Pinanziamenti

ANNI

interno

al pubblico

(1)

(2)

1974

21.343

Credito Agrario

(3):

operazioni annue

Esercizio

(3)

Credito Agrario Non agevolato

(6):

consistenza

Esercizio

1.307

(4)

12.547

1.423.5

1.193,4

480,4

2.694

1975

31.134

16.896

2.032,4

1.646,4

562,1

3.301

1.622

1976

34.044

19.844

2.477,0

2.005,1

625,1

4.003

1.937

1977

35.294

17.731

2.974,2.

2.475,2

972,0

4.815

2.364

1978

49.392

17.686

4.104,0

3.548,4

1.386,3

6.166

3.297

1979

54.796

25.293

5.288,3

4.645,2

2.077,7

7.623

4.283

1980

63.197

29.189

6.589,3

5.830,1

2.493,9

9.307

5.401

1981

72.975

28.070

7.811,7

6.898,2

2.810,5

11.254

6.678

1982

100.759

31.362

8.885,4

7.886,9

3,020,7

12.844

7.507

Fonte: Banca d'Italia - Bollettino Economico, si. 2, 1984 - Relazione Annuale 1983. Per una definizione degli aggragati riportati vedi nota 3 del testo.

Tabella 2 - Quote del credito agrario (erogazioni annue) rispetto al CTI, al VA agricolo ed alle retribuzioni lorde agricole (in %)

Credito ANNI

Agrario/CT!

Credito d'emer

Credito agevo..

cizio/credito

lato/credito

agrario

agrario

VA agricolo/ VA economia

Credito d'eser

Credito agri-

cizio/VA agri-

colo non age-

rio/Finanzia-

colo

volato/fietri-

menti al pub-

buzioni lorde

buco

Credito agra-

1974

6,7

83,8

63,2

8,2

17.0

22,6

1975

6,5

81,0

68,9

8,6

20,1

21,7

12,0

1976

7,3

80,9

72,0

8,0

21,2

19,1

12,5

1977

8,4

83,2

63,5

8,0

21,2

23,4

17,1

1978

8,3

88,5

61,7

8.0

24,9

32,0

23,2

1979

9,8

87,8

56,3

7,8

27,1

40,1

20,9

.

11,3

1980

10,4

88,5

58,0

7,2

29,1

39,5

22,6

1981

10.7

88,3

60,3

6,7

31,2

37,9

27,8

1982

8,9

88,8

63,4

6,6

31,1

34,8

28,3

Fonte: elaborazione su dati Banca d'Italia (vedi Tabella 1).


Tabella 3 - Ripartiziòni percentuali di credito agrario come operazioni annue effettuate fra istituti autorizzati (in %)

Aziende di

ANNI

credito

Istituti Altri

speciali

1977

43,1

37,3

1978

47,2

35,7

17,1

1979

48,3

32,3

19,4

1980

46,6

34,2

19,2

1981

44,8

36,0

19,2

1982

46,5

39,0

14,5

19,6

Fonte: elaborazione su dati Banca d'Italia - Bollettino annate 1980/1983.

Tabella 4 - Ripartizione % delle consistenze a fine periodo del credito agrario erogate dagli Istituti speciali e dagli altri Istituti i.tnr .,,cti

ANNI

Istituti speciali

Istituti autorizzati

1974

57,2

42,8

1975

56,6

43,4

1976

57,3

42,4

1977

56,5

43,5

1978

54,5

45,5

1979

51,9

48,1 48,0

1980

52,0

1981

53,0

47,0

1982

53,2

46,8

Fonte: elaborazione su dati Banca d'Italia Bollettino Economico, n: 2, 1984.

363/17


00

o.

Tabella 5 - Credito agrario, operazioni effettuate, distinte per Istituti eroanti Ripartizione percentuale

CREDITO D'ESERCIZIO Altri

Aziende di credito

Istituti speciali ANNI

1977 1978 1979 1980 1981 1982

Totale

di cui non agevo lato - % sul tot.

Totale

di cui non agevo 'lato - % sul tot.

Totale

di cui non agevo lato - % sul tot.

30,4 29,9 27,5 29,6 31,3 34,4

35,6 35,8 37,3 30,0 31,5 32,6

49,2 51,0 53,3 51,3 49,7 51,3

33,0 34,6 43,8 45,1 41,5 39,0

20,4 19,1 19,2 19,1 19,0 14,3

60,0 56,9 57,9 56,4 54,1 49,6

'

CREDITO DI MIGLIORAMENTO

1977 1978 1979 1980 1981 1982

Altri

Aziende di credito

Itituti speciali

Totale

di cui non agevo lato - % sul tot.

Totale

di cui non agevo lato - % sul tot.

Totale

di cui non agevo lato - % sul tot.

71,6 73,0 67,0 69,0 71,5 75,0

19,9 31,3 33,8 34,1 30,5 21,2

12,9 11.5 12,4 10,2 8,1 8,3

34,4 24,7 41,9 41,0 38,0 32,4

15,5 15,5 20,6 20,8 20,4 16,7

14,4 33,1 42,3 41,5 35,8 27,5

Fonte: elaborazione su dati Banca d'Italia - Bollettino - annate 1980/1983.


Tabella 6 - Aziende di credito

ANNI

1976 1977 1978 1979 1980 1981 1982 1983

Agricoltura: Prestiti/ Depositi

2,29 2,00 1,73 1,63 1,57 1,48 1,36 1,49

Imprese non .. finanziarie: Prestiti! Depositi

....

% prestiti agricoli sul totale alle imprese non finanziarie

3,25 3,14 2,65 2,48 2,47 2,46 2,25 2,42

4,1 4,1 4.3 4,3 4,1 4,1 4,2 4,3

% imprese non finanziarie. sul totale dei prestiti

79,7 84,5 87,4 87,6 87,5 88,6 87,4 87,0

Fonte: elaborazione su Banca D'Italia, Relazione Annuale, 1983.

Tabella 7 - Istituti speciali

ANNI

1976 1977 1978 1979 1980 1981 1982 1983

Prestiti agricoli! prestiti imprese non finsnziarie x 100

4,3. 4,6 5,1 5,7 5,7 6,2 6,3 6,6

Prestiti imprese non finanziarie/ totale prestiti x 100 83,0 82,1 81,5 79,4 81,6 80,9 80,0 79,4

Impieghi agricoli sul totale impieghi x 100.- Consistenza a fine periodo

.

6,0 6,3 6,7 7,4 8,1 8,5 8,1 .8,1

Fonte: elaborazione su Banca d'Italia, Relazione Annuale, 1983.

365/19


NOTE 'Alcuni dati sul credito agrario sarebbero, al contrario, errati per eccesso, poiché la Banca d'Italia comprende nel credito agrario anche i finanziamenti accordati a cooperauve che producono mezzi tecnici o trasformano e commercializzano prodotti agricoli (SELLERI, pp. 225-226). L'accezione "settore agricolo" che sottende queste affermazioni è tuttavia estremamente restrittiva e inadeguata alle modificazioni socio—strutturali auspicate in sede CEE. 2 L'evoluzione ed il ruolo delle istituzioni finanziarie agricole, nonché le caratteristiche proprie dell'ordinamento speciale, dal dopoguerra ad oggi sono state variamente analizzate (PACI). Manca tuttavia un'analisi che comprenda e colleghi il periodo prebellico e quello attuale. Il credito totale interno rappresenta gli impieghi delle aziende di credito in lire e in valuta, gli impieghi degli istituti di credito speciale, le emissioni delle obbligazioni da parte delle imprese e degli enti territoriali, il fabbisogno interno del settore statale (Tesoro, Cassa Depositi e Prestiti, Cassa per il Mezzogiorno ed aziende autonome) al netto dei finanziamenti del Tesoro alle istituzioni ereditizie. 4 La certezza dei confronti statistici tra Stati membri della CEE e tuttavia fortemente compromessa dalla disomogeneità dei sistemi crediuzi nazionali e delle rilevazioni contabili, nonché dai ricordati vuoti di rilevazione (D'ADAMO). 5 Occorre ricordare che è valida tuttora la correlazione inversa tra quota del credito all'agricoltura e tassi di sviluppo degli impieghi complessivi erogati dagli Istituti speciali, il che conferma, per questi ultimi anni, il ruolo subordinato dell'agricoltura rispetto alla richiesta degli altri settori produttivi, come è stato rilevato per gli anni sessanta (MARINELLI, pp. 316-318). 6 L'aumento di peso relativo degli istituti di credito fondiario è da attribuirsi prevalentemente al loro aumento numerico (PACI, p. 177). Inoltre va ricordato che tra le erogazioni degli istituti di credito fondiario vengono registrati come fondi agricoli anche i mutui fondiari sui beni rustici, sebbene non tutti concordino sul loro significato agricolo (ONADO).

20/366

7 0ccorre

notare che i vari provvedimenti adottati per rendere più flessibile l'adeguamento dei tassi di riferimento utilizzati sia dagli Istituti speciali che dalle aziende di credito - legge n. 125 del 23.4.1975; legge n. 403 del 1.7.1977; DPR n. 616 del 24.7.1977; estensione all'agricoltura del DPR n. 902 del 9.11.1971 - nonché i recenti provvedimenti di revisione dei tassi minimi agevolati DPCM del 2.4.1982 (G.U. n. 124 del 7.5.1982) - che devono essere rispettati dalla legislazione regionale, non hanno modificato sostanzialmente le condizioni di scarsa profittibilità relativa delle agevolazioni agricole. °La stazionarietì qui rilevata conferma la tesi di chi non credeva all'automatico ruolo propulsore che la politica di aumento numerico delle autorizzazioni verso le aziende di credito avrebbe provocato per il settore agricolo. Tale politica iniziò intorno agli anni sessanta con i Piani Verdi (PACI, pp. 167-1 82).

9 Anche

dal punto di vista della provvista di mezzi finanziari la diffusa intermediazione dello Stato ha accentuato la tendenza alla deresponsabilizzazione del sistema bancario. Va precisato che non s'intende tanto discutere la funzione d'intermediazione svolta dallo Stato, su cui si dibatte anche a più generale livello (NA.RDOzzI—ONADO), quanto la sua gestione concreta. '°Questa impostazione sarebbe conseguenza di quella più ampia relativa alla funzione della supervisione bancaria, cioè delle funzioni e dei fini della vigilanza della Banca Centrale sul sistema bancario nell'ottica dell'efficienza allocativa delle strutture creditizie (CIOCCA, pp. 33-57). "Le proposte sono da attribuirsi a: on. Barca ed altri (Atto Camera n. 377 dell'1 1 /8/1983); on. Lobianco ed altri (Atto Camera n. 432 del 1319/1 983); on. Formica ed altri (Atto Camera n. 1323 del 21/2/1984). A queste proposte si aggiungono due disegni di legge presentati al Senato dal sen. Venturi, che prevedono solo modifiche settoriali e/o integrazioni rispetto alla legge n. 1760 del 1928 e, come tali, non vengono qui considerati. 12 La sezione speciale del fondo interbancario di garanzia concede attualmene fideiussioni sulle operazioni di mutuo globale destinate al finanziamento dei piani di sviluppo disciplinati dalla direttiva CEE n. 159/72 sull'ammodernamento delle aziende agricole.


BIBLIOGRAFIA BANCA D'ITALIA, Bollettino Economico, 1984,

n. 2.

C.A.

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M.L. MARINELLI, Evoluzione settoriale del credito e struttura degli intermediari finanziari, in Capitale industriale e capitale finanziario (a cura di F. Vicarelli), Il Mulino, Bologna 1979. G. NARDOZZIâ&#x20AC;&#x201D;M. ONAD0, I rapporti tra banche ed imprese e il settore pubblico come intermediario finanziario, in Economia italiana, 1980, n. 2. M. ONADO, L'evoluzione del credito fondiario nel secondo dopoguerra, GiuffrĂŠ, Milano 1967. S. PACI, Il credito agrario, F. Angeli, Milano 1980. V. PONTOLILLO, L'intervento dello Stato sul costo del credito, in La politica monetaria in Italia (a

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Queste istituzioni 67 3  
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