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QT Mario Rella

INFORMATIVA 2175 capitolo terzo

Questa è Torino


Informativa 2175

CAPITOLO TRE - Ho mentito, non è vero che ho già accettato alla richiesta d’incontro, la telefonata di conferma arriverà entro l’una di questa notte. Ma non posso aspettare il rientro di Nero. Gli ultimi avvenimenti stanno rapidamente complicando la situazione; non abbiamo più molto tempo.Appena chiusa la telefonata con Renato sono ripiombato in un sonno profondo. Non mi sono reso conto del trascorrere del tempo fino a che ho cominciato a riemergere dai meandri di quel limbo dove stavo trovando una pace inaspettata; per un attimo ho avuto l’impressione di essermi distaccato dal corpo, e di aver fluttuato a qualche centimetro al di sopra del materasso... leggero, sereno. Ora sento una vibrazione all’altezza del petto, intermittente… una melodia metallica, lontana, ha cominciato a rimbalzarmi nel cervello. Melodia... vibrazione... mi sono addormentato sul telefono! Ho gli occhi gonfi ed appannati al punto che le scritte sul display esterno del telefono mi sembrano illeggibili, così comincio a sbattere le palpebre freneticamente. Vedo un numero piuttosto lungo, probabilmente la telefonata proviene da una scheda telefonica straniera. E’ la telefonata che aspettavo. <<Sì... pronto>> Dall’altra parte non sento rumori di sottofondo, solo una voce asciutta, seria, setosa... è una donna. <<E’ per domani, si faccia trovare alle sedici in San Babila, ha capito? Ripeta>>

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<<Domani, ore sedici a Milano, in piazza San Babila. Come vi riconosco?>> <<Lei non si preoccupi, noi la conosciamo.>> Clic. Scommetto che il sole è forte ed il cielo è limpido, lo si può intuire dalla luminosità della fitta coltre di nebbia che avvolge Torino. Non posso vedere a più di venti metri in ogni direzione. E’da poco passata l’alba e anche questa notte ho dormito quattro ore. Giuro che quando questa storia sarà finita prenderò un mese di ferie che passerò a dormire! Prima di partire per Milano mi voglio concedere qualcosa che in albergo adoro fare… “La colazione”. La stranezza è che non è mia abitudine prendere più di un caffè al mattino, ma davanti ad un buffet non so resistere, devo prendere tutto... tazza grande di caffè con una lacrima di latte, succo di frutta, un croissant, francesismo usato dai piemontesi per indicare il classico cornetto, qualche biscotto, marmellate di ogni tipo e crostata. Se c’è, anche un toast con prosciutto e formaggio. Il problema è che, una volta arrivato al tavolo, a fatica visto lo strabordante piatto che porto, mi limito a qualche assaggio. Bevo con avidità il succo e poi il caffè ma il resto rimane quasi intatto. L’analista del mio reparto, al quale per pura curiosità chiesi il motivo di quel comportamento mi disse che era semplicemente un bisogno recondito di appagamento, dovuto forse al fatto che in casa mia ogni pasto era sempre misurato, controllato... D’altra parte il motto di mia madre era “alzati da tavola sempre con un po’ di fame”… Neanche quindici minuti dopo aver pagato il conto dell’albergo sono già all’imbocco della tangenziale di Torino in direzione nord. Questa è una città stupenda anche dal punto di vista urbanistico. Viaggiando ai margini delle ore di punta, ci si sposta molto rapidamente in auto. Alla guida me la cavo bene, fin da ragazzo è stato un mio talento, mi viene naturale, entro subito in simbiosi con qualunque mezzo a motore, al punto che spesso esagero… come questa mattina, sto viaggiando ben oltre il limite malgrado la fitta nebbia, ma se rallentassi temo che potrei riprendere sonno. Quarantacinque minuti dopo sono alla barriera d’ingresso a Milano e di sicuro sarò in Prefettura non prima di un’ora. Un paradosso, ma questa è Milano… La sua tangenziale è un girone dell’inferno. Durante i numerosi

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rallentamenti approfitto per fare l’inventario delle cose che devo avere a portata di mano. -In valigetta ho i documenti necessari per la relazione, la mia reco-pen la sistemo subito nel taschino interno della giacca, l’audio è migliore. Tolgo il caricatore alla pistola che dovrò lasciare all’agente di piantone all’ingresso del palazzo, mentre il resto dei “ferri del mestiere” li lascio in macchina; fortunatamente ho i permessi per parcheggiarla all’interno del cortile dove sarà sorvegliata.Alla vista degl’alti papaveri della Pubblica Amministrazione avverto sempre una leggera nausea, il buon umore lascia immediatamente il posto ad un profondo disgusto. Sono veramente poche le persone in questa stanza che ritengo meritevoli del posto che occupano, perché lo fanno con reale senso del dovere, e che quindi godono della mia stima. La maggior parte di loro sono solo figure politiche di passaggio obbligato che si trovano a ricoprire incarichi non voluti ma necessari alla loro carriera. Posso dire che, tra questi, l’unico che vedo con vero piacere è il Comandante dell’Arma, il Generale Siffredi, persona tutta d’un pezzo, di sani principi ma soprattutto con un cervello fino. Ed il sentimento è reciproco, sembra cercarmi con gli occhi e, non appena mi intercetta, si avvia a lunghi passi verso la finestra al lato della quale mi trovo. Ha una smorfia sul viso che trasforma in un largo sorriso quando allunga le mani con le quali agguanta la mia… <<Ambrosi, che piacere vederti, sapevo che sarebbe venuto il capo della tua sezione, quell’idiota di Terzani, ma quando mi è arrivata la velina con i nuovi partecipanti ho tirato un sospiro di sollievo, credimi>> <<Anche per me è un piacere vederla generale, la trovo veramente in forma, ma come fa? Sono sicuro che è merito della sua signora, con la sua cucina celestiale le sta regalando l’eterna giovinezza!>> <<Ecco bravo! Sei riuscito subito a guadagnarti un invito a cena per questa sera, quando lo dirò a Caterina si farà una bella risata e si metterà subito all’opera ai fornelli>> <<Lei lo sa generale, non chiederei di meglio, ma questa sera proprio non posso, sono nel bel mezzo di un’operazione che non mi lascia respiro, ma

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conservo gelosamente questo “buono pasto” non appena mi libero>> <<Peccato Ambrosi, ci avrebbe fatto piacere, ma il dovere prima di tutto.>> <<A proposito di quest’operazione, stia pronto, oggi verrà attaccato duramente dal Generale Scilipoti, e credo che sia questo il motivo per cui Terzani abbia “marcato visita”.. Quell’uomo è un vero viscido, quando sente puzza di bruciato è il primo a defilarsi>> Ed ecco che mi è improvvisamente chiaro il motivo del cambio di programma... maledetto Terzani! <<Ne sono al corrente generale, non si preoccupi, ribatterò colpo su colpo...>> Non mi va di passare per un novellino raggirato dal proprio superiore. Mentre parliamo, la grande stanza affrescata in cui ci troviamo si affolla di Autorità ed intravedo il collega di Renato, un capitano dell’Esercito che conosco, di cui posso fidarmi. Con una scusa mi congedo dal generale e, camminando ai margini della stanza, raggiungo l’angolo opposto dove si trova. <<Ciao Mainardi, hai fatto un buon viaggio?>> Lui senza espressione e continuando a scrutare la sala, mi risponde sottovoce <<Il tuo amico dice di non muoverti, devi aspettare, nessuno ora può affiancarti, neppure io, ho l’aereo per Baghdad alle quattordici e zero zero>> <<So già tutto, sei carino a preoccuparti per me, ma parti tranquillo e dai un bacino a rambo da parte mia quando lo vedi>> Rispondo con tono scherzoso e ostentando una sicurezza che non ho, voglio mascherare il filo d’ansia che comincio a provare. <<Fai come ti pare Mario, ma fai attenzione, non abbiamo ancora le idee chiare sull’intera faccenda e le informazioni in nostro possesso sono contrastanti, all’interno del gruppo ci sono fazioni in disaccordo, se finisci nelle mani sbagliate potrebbe sorgere un problema.>> Con calma e decisione gli do un paio di pacche sulla spalla e con un gesto lo invito ad incamminarsi verso la sala riunioni, perché nel frattempo c’è stata la chiamata degli uscieri per l’inizio del briefing. L’ordine del giorno riporta alcune questioni che non riguardano la mia attività e quindi una buona ora la passo a fare disegni sul foglio per gli

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appunti che ognuno dei partecipanti ha sul tavolo davanti a sé. La sala in cui ci troviamo è grandissima, le voci rimbombano, il soffitto a cassettoni è interamente affrescato; questo è un palazzo del ‘500 se non ricordo male, ristrutturato e modificato nel corso dei secoli; persino Napoleone Bonaparte è stato qui, insediando, durante la sua dominazione italiana, il ministero dell’interno dell’allora Repubblica Italiana da lui presieduta. Non posso far altro che sorridere amaramente pensando alle losche figure che oggi calpestano quegli stessi pavimenti… <<…Bene, è il momento di dedicarci all’argomento più delicato, vero motivo di questo incontro fortemente voluto dal Ministro degl’Interni in accordo con la Difesa. Facciamo il punto della situazione e poi, a turno, tutti i diretti interessati saranno chiamati ad esprimere la propria opinione. Dagli appunti che ho qui, il delegato dell’AISI(1) è la persona più indicata ad esporci i fatti ed a ragguagliarci sullo stato dell’arte… giusto Dottor…>> inforcati gli occhiali, la faccia ad un centimetro dal foglio, il Prefetto, non riesce a trovare il mio nome nel documento che ha davanti. Vorrei lasciarlo macerare per qualche minuto ancora ma i colleghi che mi conoscono, al tavolo, cominciano a guardami di traverso ed a schiarirsi nervosamente la voce, quindi… <<Mario Ambrosi, Sig. Prefetto, sono qui>> alzo una mano in aria e comincio a sventolarla fino a che, con un ampio gesto del capo, il Prefetto mi fa capire di avermi individuato. <<Bene Dott. Ambrosi, ci illumini.>> con rapido e discreto movimento della mano fingo di aggiustarmi il bavero della giacca, mentre avvio il micro registratore all’interno della reco-pen che ho sistemato nella giacca. <<Sig. Prefetto, dalla relazione che la mia sezione ha fatto pervenire a tutti i presenti, si evince che l’Italia risulta essere il fulcro di un nuovo focolaio eversivo che presenta cellule attive e dormienti in varie parti d’Europa. Sappiamo anche, dai rapporti di questi mesi pervenuti dal distaccamento dell’anti-terrorismo in Medio Oriente, che vi sono chiari segni di contatto con varie organizzazioni estremiste filo islamiche tra le quali Hamas, Hezbollah e Fatah. I nostri colleghi spagnoli ci fanno sapere che hanno intercettato una comunicazione telefonica di una settimana fa tra un

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esponente intermedio dell’ETA (2) tale “Roberto” ed un presunto appartenente ad una cellula lombarda che si fa chiamare “bandito”. Per il momento non ci risulta essere, ancora, un’organizzazione strutturata e non abbiamo notizie riguardo ad eventuali finanziatori o sponsor di rilievo. E’ però credibile che i leader dei movimenti si stiano attivando a tale scopo ed è molto probabile che riescano a trovare finanziamenti e armi nel breve termine. La grande facilità di comunicazione, di oggi, ci deve convincere del fatto che tutto è possibile ed in tempi molto brevi.>> Faccio una breve pausa, mi schiarisco la voce e prendo un bel respiro; ora viene la parte più difficile. <<La mia sezione, attraverso il sottoscritto, presenta alle autorità qui presenti ed ai Ministri dal Sig. Prefetto rappresentati, formale richiesta di delega alle “operazioni” e di secretazione di tutti i verbali fino ad oggi prodotti e che da oggi verranno trasmessi. Richiediamo, inoltre, l’affido esclusivo di tutte le unità d’ascolto attivate sui soggetti già coinvolti direttamente e indirettamente alla questione in oggetto.>> La reazione alle mie parole è già ben visibile sul volto di almeno tre dei presenti che, rossi in faccia e con sguardo corrucciato stanno confabulando freneticamente con i loro collaboratori. Il primo e più coinvolto di questi sta già chiedendo, con veemenza la parola. Si tratta del capo dell’AISE, ex S.I.S.M.I. o servizio informazioni militari e che oggi potrebbe essere considerato il controspionaggio o spionaggio estero, il Generale Arnaldo Scilipoti, noto accentratore, autarchico e presuntuoso ma se non altro è uno che non si tira mai indietro, uno con le palle per intenderci… il capo di Renato. <<Generale Scilipoti, a lei la parola>> Si affretta a dire il Prefetto quasi spaventato dai gesti irrequieti del generale. <<Io mi domando e dico… ma quante volte ancora dovremo sopportare il menefreghismo e la scarsa disciplina di questi sedicenti “007” che avviano indagini in totale autonomia, non ne condividono con nessuno i risultati e pretendono di venire qui a chiedere addirittura carta bianca? Noi siamo coinvolti almeno quanto l’AISI, se non di più, abbiamo inoltre dimostrato di saper fare il gioco di squadra trasmettendo tempestivamente ogni notizia ed

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ogni sviluppo vi sia stato, in questi mesi, nell’area mediorientale. Siamo anche in grado di approfondire le notizie, che solo oggi apprendo, riguardo il contatto con l’E.T.A. Non ritengo, pertanto opportuno, oltre che non augurabile, affidare tutta questa faccenda, così delicata e potenzialmente pericolosa, nelle mani di un solo soggetto inquirente che, tra l’altro, già dimostra scarsa propensione alla collaborazione ed alla condivisione delle informazioni.>> - E mentre il Generale parla, e tutti mi guardano con la coda dell’occhio immaginando il mio imbarazzo per le parole dure, indirizzate alla mia sezione, è vero, ma dal sottoscritto incassate essendone il delegato, io, nel profondo, sto ridendo di gusto perché nella mia testa sta prendendo forma una certa idea: la giusta punizione per il caro Franco Terzani… Prima che il Prefetto intervenga, dopo la filippica di Scilipoti, riprendo la parola e gioco le mie carte: <<Generale, Prefetto, come ben sapete le norme di revisione in materia di intelligence varate ed entrate in vigore nel 2007, modificano l’assetto, la struttura e le competenze operative di tutto il nostro sistema informazioni, dividendone, in maniera netta, l’area d’azione. La mia richiesta di oggi è solo un atto formale e di doverosa comunicazione al fine di evitare qualsivoglia incomprensione o intralcio durante la nostra attività d’indagine.>> Il Generale ora è paonazzo... <<Ciò nonostante, per la stima e per la provata competenza in campo internazionale, desideriamo richiedere la collaborazione del controspionaggio e del Generale Scilipoti, che potrà nominare un ufficiale di collegamento specifico per questa missione e che riceverà quotidiani rapporti di aggiornamento sul nostro operato direttamente dal mio superiore il dott. Terzani, il quale mi ha chiesto di riferirle che sarà a sua completa disposizione.>> Il piatto è servito… <<Se lei lo permette, Generale, essendo io il referente di questa operazione, desidero proporre, come collegamento, un suo operativo col quale ho in passato già lavorato e che ritengo il più idoneo ad affiancarmi: il Maggiore Ferri… Renato Ferri.>> Ora trattengo il respiro, se si rifiuta, mezzo piano va a farsi fottere… Ma Scilipoti è uno che, come detto, sa il fatto suo, è conscio che sarà tagliato

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fuori dall’intera operazione se non gli lascio questo spiraglio. Oltre tutto la balla della piena disponibilità di Terzani deve averlo disorientato ma certamente allettato. Sono certo che non farà passare giorno senza soffocarlo di domande ed aggiornamenti. Sono stato un vero bastardo, forse ho esagerato parlando di rapporti quotidiani… mi trattengo a stento dal ridere… <<Dott. Ambrosi, la sua proposta mi sorprende e mi fa pensare che forse anche per voi c’è una speranza…>> Dice sarcastico Scilipoti mentre mi scruta come se mi stesse vedendo con occhi diversi… <<La trovo una soluzione accettabile solo se alle parole farete seguire anche i fatti. Le concedo anche il maggiore Ferri ma non perché me l’abbia chiesto lei. Lo assegno alla missione perché so che lavorerete veramente insieme. Conosco bene i vostri trascorsi!>> - Bravo generale, non me ne passi una ma almeno non mi sei d’intralcio. Ora che lo scoglio è superato devo trovare il modo di uscire da qui il più velocemente possibile… comincia a mancarmi l’aria Il Prefetto interviene conclusivo… <<Bene, signori, prendo atto delle richieste e dell’accordo appena raggiunto tra i nostri due rappresentanti dei Servizi e mi limiterò a trasmettere gli atti ai Ministeri competenti. Ordino fin da subito la secretazione del verbale di quest’oggi e, ai presenti, raccomando la massima attenzione nella gestione delle informazioni riguardanti questo delicato caso.>> <<L’AISI, da oggi, sarà competente e referente unica, mentre l’AISE fungerà da supporto esterno. Vi esorto a mettere da parte ogni eventuale acredine passata ed a collaborare attivamente negli interessi della nostra Nazione. Ve lo rammento nuovamente, la situazione sociale è molto delicata, un’escalation eversiva è un’eventualità drammaticamente realistica.>>

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note (1) Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna – I Servizi Informazioni Italiani nel 2007 hanno subito una riforma e cambiato nome: il S.I.S.De. è diventato AISI ed il SISMI ora si chiama AISE – Servizio Informazioni e Sicurezza Esterna. (2) Euskadi Ta Askatasuna – in spagnolo País Vasco y Libertad, letteralmente "paese basco e libertà"

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Informativa 2175 - cap. III _ Mario Rella  

il terzo capitolo del feuilleton di Mario Rella per Questa é Torino

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