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QT Mario Rella

INFORMATIVA 2175

Questa è Torino


Informativa 2175

CAPITOLO UNO “Sono un animale notturno”. È così che si definiva un mio amico d’infanzia, ed eravamo molto simili. Di notte rinasco, sento l’energia che pervade tutto il mio corpo, le idee si fanno chiare, divento determinato sicuro in tutto ciò che faccio. Nero non mi risponde, il telefono squilla a vuoto ed io ho bisogno di lui, come sempre.. Renato Ferri, detto Nerino, Nerato… Nero. Fin da piccoli ci divertivamo a sfotterci, storpiavamo i nostri nomi, cercavamo improbabili soprannomi quando, annoiati trascorrevamo i nostri pomeriggi al “tequila”, il sotterraneo della villa di Sandro, detto Pomma.. tutti e tre amici fraterni, insieme dai tempi dell’asilo. Sempre senza una Lira, sempre a parlare di politica anzi, sempre a parlare del “Fascio”. Non a caso il soprannome che tutti scegliemmo per Renato fu proprio “Nero”.. Già a quindici anni lui aveva le idee chiare, era il più razionale dei tre, il più maturo... Forse perché era quello di noi che già aveva capito come andava la vita, che se volevi qualcosa dovevi prendertela. Non era un colosso fisicamente, di corporatura sottile era un fascio di muscoli. Quello che ci stupiva di più era la sua implacabile determinazione, non si arrendeva mai, anche quando nelle lotte “tutti contro tutti”, sopraffatto da me e Sandro, non diceva mai basta, noi ci stancavamo prima. Non posso dire che fosse esteticamente un adone, ma sprigionava un’energia ed un carisma che gli permettevano con poco di sedurre le ragazze. Si stancava presto però, una volta ottenuto ciò che voleva, il suo

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atteggiamento con la fidanzatina di turno mutava, diveniva per questa quasi uno sconosciuto. Più volte a Sandro o a me toccava l’ingrato compito di consolare le sue ragazze, “sta attraversando un periodo difficile…” le raccontavamo.. “è un ragazzo difficile, devi dargli tempo…”, tutto fiato sprecato, sapevamo bene che non le avrebbe più volute vedere. Sandro era il più bello di noi, prestante fisicamente, alto e longilineo, il viso sembrava disegnato da un dio greco, i muscoli scolpiti nel marmo. Di carattere era buono e generoso, sempre simpatico e con un atteggiamento quasi aristocratico, probabilmente ereditato dalla famiglia della madre che aveva lontani legami con un antico casato Romano. Sandro era un diplomatico nato, è per questo, probabilmente, che decise di iscriversi a Scienze Politiche contro la volontà dei genitori. Il Padre importante funzionario pubblico e la madre commerciante d’arte lo volevano al fianco del fratello maggiore di otto anni che, già così giovane era uno dei migliori avvocati di Milano. E alla fine vinsero loro. Dietro minaccia del taglio della rendita mensile, Sandro, che era assuefatto alla vita agiata, cedette rapidamente alle pressioni della famiglia e si iscrisse a Giurisprudenza. Io rimasi, dunque, il solo dei tre a seguire la strada di Scienze Politiche. Renato decise invece di seguire il suo animo e di andare volontario nei Parà, e non appena ebbe finito il liceo partì per quella che sarebbe stata la più importante esperienza della sua vita, nonché quella che segnerà il futuro di tutti e tre. ----------------“Renato ho bisogno di parlarti… quella persona si è fatta viva, dobbiamo decidere cosa fare, abbiamo tempo fino all’una…” Spero solo che ascolti la segreteria, altrimenti ci fottiamo mesi di lavoro per colpa di una telefonata!

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Da quando è cominciata questa storia non dormo più di quattro, cinque ore per notte. Sono davvero a pezzi, ho le occhiaie.. ho bisogno di cambiarmi, di fare una doccia calda e mangiare qualcosa. Ora sono le sette di sera, se mi sbrigo riesco a comprare una camicia e dell’intimo nuovi, e poi mi butto in una camera d’albergo per qualche ora. -Chi lo sostiene dice il vero; Torino è una città magica.. lo dicono la storia scolpita sui suoi palazzi d’epoca, la foschia che l’avvolge per duecento giorni l’anno, la terra scura e sempre umida...Io sono nato qua, nel ‘73, nel bel mezzo dei casini post ’68, quando i giovani si erano convinti che le botte date e prese sarebbero servite a cambiare le cose. In effetti i gruppi extra-parlamentari delle due sponde estreme raggiunsero un buon livello organizzativo ed un discreto seguito, ma quelli che “noi” in gergo chiamiamo “fattori esterni” furono decisivi nell’attribuire la vittoria finale al “sistema”. “Noi” siamo il Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica, il S.I.S.De., noto anche come servizio segreto civile e per “fattori esterni” intendiamo interventi diretti o indiretti mirati a destabilizzare o condizionare uno o più avvenimenti. Ciò che intendo per “sistema” è molto più complesso e non può essere spiegato in poche parole, forse non può essere spiegato… Io non c’ero e, come dice il mio capo, stavo ancora a menarmi il pisello quando lui già era operativo ed insieme ai cugini americani giocava a scacchi contro i molti servizi stranieri del blocco sovietico, esaltati dalla brusca svolta a sinistra che il nostro paese stava prendendo, ed impegnati a far degenerare le proteste organizzate in eversione armata, sponsorizzando le varie cellule che poi divennero le tristemente famose “brigate rosse”. Dal canto nostro, anche noi, non ci siamo fatti pregare e di porcate su ambedue le sponde ne abbiamo fatte tante.

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Ma di tutto ciò ho sempre sentito solo la mezza messa, il parere ed i racconti di una sola sponda, ed ho capito, da tempo, che non è sufficiente. L’essere umano non è mai completamente sincero e per di più assume a verità le cose che sente da altri che godono della sua stima e le fa proprie, mischiando fatti vissuti in prima persona con altri invece solo ascoltati. Impossibile poi stabilire la “vera verità”. Squilla il cellulare, finalmente, spero sia Renato… Merda!... non è lui… “Terzani dimmi” - il mio capo non tollera i miei modi sbrigativi, soprattutto al telefono.. “Dove cazzo sei?! E’ tutto il giorno che cerco di parlarti”. Mi tocca inventarmi qualcosa di convincente.. “Sono a Torino, sto dietro ad una pista, gli anarchici…” – C’è sempre una pista anarchica, no? “Non sparare cazzate Ambrosi!, ti sembro un giornalista? Ti ricordo che domani a mezzo giorno c’è il briefing in Prefettura a Milano e tu sei il nostro delegato!” – “Fammi fare un’altra figura di merda come a Firenze e ti mando ad addestrare la polizia politica in Iraq! E’ chiaro?!” – Me lo ricordo eccome il briefing di Milano, saranno quattro ore buttate nel cesso, passate a relazionare i pupari su come i loro pupi stanno inscenando l’opera di cui loro stessi reggono i fili.. – “Stai tranquillo Terzani, ho tutto sotto controllo, tra poco vado in albergo, mangio e poi vado di filata in camera a ripassare la lezione. Alle ventitre e zero zero in punto sarò in branda per le otto ore di santo riposo e domattina, infilato il mio gessato scuro di Jack Emerson, fresco di rasatura e pettinato, sarò pronto per i tuoi amici burocrati. Ti farò fare un figurone!”

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– Il mio capo ha un debole per gli abiti griffati, se avesse un logo famoso sarebbe capace di indossare anche una pelle di cinghiale appena scuoiato…“Ambrosi bada che sia così… ah… alla fine sei riuscito a fartelo il gessato di cui mi parlavi eh..? non è che stai prendendo una cattiva strada? Ti devo mettere sotto osservazione il conto corrente? Ahahahahah… Bravo ragazzo, mi piace la gente che si cura ma soprattutto che veste bene! Domani voglio che ti dia da fare col Prefetto, non voglio rotture di coglioni finché la nostra operazione non è conclusa, ok?” – “Domani andrà come previsto, non ci saranno sorprese, te lo garantisco.. ora ti mando un bacino e ti saluto”. “Il bacino mandalo a quella stronza di tua…” clic.. chiamata terminata – ----------------------La telefonata che aspettavo arrivò un’ora dopo essermi addormentato, anzi svenuto, nella camera dell’Hotel Genova, in pieno centro a Torino, in una delle piazze più belle, intitolata ovviamente ad un Savoia, Carlo Felice rappresentato a centro piazza da un pregevole monumento mentre eroicamente inforca un cavallo impennato e, spada sguainata sembra lanciare un’improbabile carica contro il nemico (sinceramente non ricordo di aver mai letto di un Savoia nella veste di grande condottiero militare; erano molto più efficaci nell’azione per così dire diplomatica…), e che fino ad oggi era chiamata Porta Nuova, perché sede anche della Stazione ferroviaria centrale della città. Dopo le Olimpiadi invernali del 2006, molte cose sono cambiate ed anche la stazione ora è decentrata e sotterranea. Abbiamo anche una linea di metropolitana, milioni di metri cubi di cemento “abitabile” ma disabitato ed un considerevole buco nero nei conti cittadini. “Ehi, Ti ha chiamato? Cosa ti ha detto?” – era Nero. Io ero ancora perso in un sogno strano, e avevo la bocca impastata -

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“Sì anch’io sto bene, te la sei presa comoda eh?!” “Non fare il coglione, ero in missione! Preferivi che ti rispondessi durante un appostamento? Così magari domani invece di andare a fare il fighetto in Prefettura ti toccava scrivere il mio necrologio..” “Cristo, il vostro servizio è più veloce di un tweet.. come fai a sapere di domani? Mi hanno assegnato l’incarico solo tre giorni fa, oltretutto io sostituisco il mio capo!” “Calmati, ho un collega che è partito ieri proprio per partecipare, vogliono una relazione anche dall’antiterrorismo. Ho letto la velina con i partecipanti.” “Ok, ok… senti, la situazione si sta complicando. Mi hanno chiesto di organizzare un’infiltrazione.” - Dall’altro capo del telefono percepisco chiaramente lo stupore di Renato, senza che abbia ancora aperto bocca “Stai parlando di un’operazione in grande stile?” - la voce di Nero ora è carica d’ansia – “Sì” “Questo complica tutto” “Sì lo so..” “Il nostro amico cosa ti ha detto al telefono?” “Dice che loro sono pronti, vogliono incontrarmi domani, a Milano, dopo il briefing.” “Mario non fare cazzate! Non è ancora il momento, e domani saresti troppo esposto e senza copertura! Spero tu gli abbia detto di no!” “Gli ho detto di sì.” Mi chiamo Mario Ambrosi, ho trentotto anni e sono un dipendente dello Stato Italiano. Sono stato reclutato quando ancora frequentavo la facoltà di Scienze Politiche a Palazzo Nuovo a Torino. Fu il prof. Bonello, sociologo ed appassionato di storia contemporanea, a presentarmi a quello che poi fu il mio reclutatore.

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Avevo appena iniziato il secondo anno ma mi ero già ampiamente fatto notare nelle organizzazioni della destra studentesca ed il professore, alla fine di una lezione mi chiese di fermarmi per qualche minuto. Quando tutti furono usciti dall’aula iniziò a farmi una serie di domande che sul momento non riuscii a comprendere, o meglio, non capivo cosa centrassero con la lezione o con il rapporto, fino ad allora molto formale, che avevamo. Io, che fino a quell’età avevo sempre avuto un atteggiamento positivo e disponibile non fui reticente e risposi a tutto con tranquillità ed in alcuni casi con dovizia di particolari.. “Ambrosi, voglio che risponda ad alcune domande... non ci conosciamo ancora bene ma mi sembri un tipo sveglio… come descriveresti il tuo carattere?”… e ancora… “Come vedi il paese in cui sei nato e vivi? Provi gratitudine verso lo Stato?” ... “Come commenteresti l’evoluzione del dualismo negli estremi politici del nostro Paese?” e via di questo passo. Questi incontri durarono per circa due settimane almeno una volta al giorno. Se non c’era lezione era lui che veniva a cercarmi facendo capitare la cosa come per caso; lo incontravo al bar della facoltà e con la scusa di un caffè riprendeva l’interrogatorio. Malgrado la forte carica eterosessuale che Bonello trasmetteva (era un omone alto e robusto, con una voce baritonale e modi piuttosto rudi) ad un certo punto ho temuto che stesse tentando un approccio sessuale. E fu in quel momento, davanti ad una mia evidente quanto improvvisa rigidità, che il professore avvertì l’esigenza di spiegare quell’insolita raccolta d’informazioni personali: “C’è qualcosa nella mia attività professionale che non può essere espressa pubblicamente. Io provo un grande amore per la nostra Patria, ed ho avuto l’onore di essere chiamato per servirla in questi anni. Certo, avrei desiderato romanticamente una vita avventurosa e più eccitante, ma ad ognuno il proprio ruolo. Parafrasando l’uomo che me ne ha data l’opportunità, posso dire di essere un servitore dello stato”. Ma che cazzo stava dicendo? Dove sarebbe andato a parare? Ero, a quel punto, completamente disorientato. - Ambrosi, desidero farti una domanda che, più di vent’anni fa, fecero anche

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al sottoscritto… La pausa che seguì mi parse infinita; ero così in ansia e concentrato, in attesa di quella domanda che ebbi l’impressione di percepire, nell’aria, ancora le vibrazioni dell’ultima parola pronunciata. – Allora cazzo! La vuoi fare questa domanda o preferisci che te la strappi con una tenaglia insieme alla lingua?! - Ho un carattere che posso definire “fumino”, a volte i miei scatti d’ira sono tanto repentini e violenti da provocarmi forti giramenti di testa – Per fortuna questa volta il tutto è avvenuto dentro la mia testa, ma ho avvertito delle scosse elettriche fino alla punta dei piedi ed ora ho delle gocce di sudore che mi colano sulla fronte. Probabilmente sono impallidito perché il professore mi sta guardando più attentamente, con un’espressione interrogativa - Mario, tutto bene?- La mia faccia dev’essere divenuta una maschera di sofferenza al punto da spingere il professore ad usare il mio nome di battesimo; sembra quasi intenerito. - È tutto ok, mi è solo venuto un crampo al polpaccio, niente di preoccupante… Ma torni pure alla domanda che voleva farmi, di cosa si tratta, l’ascolto. E, finalmente, dopo una toccatina al naso ed una ravviata al ciuffo di capelli ormai radi, si decise. - Ambrosi, ho seguito attentamente il tuo percorso e la tua rapida ascesa nei gruppi della Destra studentesca… Deluso e con un principio di solenne incazzatura, lo interruppi subito guardi professore, l’ho già detto ai dirigenti del Fuan(1), non sono interessato alla carriera politica, le motivazioni del mio impegno in quei gruppi è altra, molto meno arrivista e certamente senza la bieca finalità del compromesso! Lo dissi con fredda lucidità e con un accenno di infantile orgoglio, quasi fossi un paladino del puro e sano ideale. Ma venni a mia volta interrotto da Bonello che, buttando la testa all’indietro iniziò a dimenarsi saltellando sulla

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sedia ed emettendo un suono che da principio mi parse asma bronchiale e che per un paio di secondi mi fece temere il peggio; già mi vedevo chino sul professore a praticare la respirazione bocca a bocca schifato dal gusto catramoso dei suoi baffi ingialliti dalla nicotina delle oltre quaranta sigarette al giorno. Ma riportando il testone in posizione eretta vidi i suoi denti irregolari incoronati nella bocca spalancata ed i suoi occhi annacquati dalle lacrime. Capii che quel colosso se la stava scialando, rideva come un matto, neanche avessi raccontato la migliore barzelletta del secolo… - mi sta prendendo per il culo? - pensai. - Professor Bonello, che ho detto di così divertente? - Domandai con un sorrisetto forzato e con tono infastidito. Bonello si rese conto del mio cambio d’umore; all’epoca ero ancora molto permaloso. Ricomponendosi, riprese a parlare - la politica non centra nulla, benché sia stato, non lo nego, un elemento di partenza della mia valutazione, ti assicuro che non intendo proporti per nessuna candidatura. - Ma mi scusi, valutazione per cosa? Non sapevo che fossi sotto osservazione - aggiunsi. - Ambrosi, forse non lo sai, ma io ho una laurea anche in psicologia e spesso vengo incaricato di tracciare dei profili, o di aiutare delle persone che fanno un mestiere “particolare” a superare dei traumi e, non ultimo, di valutare e proporre le nuove leve. Ebbi un leggero fremito, come se il mio sub-conscio avesse percepito un elemento di quella situazione che al conscio ancora sfuggiva. - Professore io non credo di capire, anzi comincio a sentirmi a disagio. Vorrebbe arrivare al dunque e spiegarmi di cosa sta parlando? A quel punto Bonello cambiò espressione, si fece serio e si ricompose anche gli abiti, stringendo il nodo alla cravatta e sistemando le maniche della giacca di tweed sui polsini della camicia. - Sto parlando, e te lo dirò esplicitamente

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solo una volta, del Servizio Informazioni dello Stato: il “SISDE”. Se non caddi dalla sedia fu solo perché, nel dirmelo, Bonello mi poggiò una mano sulla spalla e fu lesto a stringere le dita afferrando il maglione che portavo ridandomi così l’equilibrio che avevo per un attimo perduto. (nota) (1) – Fronte Universitario d’Azione Nazionale: movimento politico studentesco fondato a Roma nel 1950 da giovani universitari aderenti alle sezioni giovanili del Movimento Sociale Italiano. Ne hanno fatto parte decine di parlamentari, (tra gli altri Roberto Menia, Ignazio La Russa, Italo Bocchino, Francesco Storace, Guido Lo Porto, Domenico Nania, Vittorio Sbardella), ma anche altri noti personaggi italiani, primo tra tutti Paolo Borsellino, il coraggioso magistrato rimasto ucciso nella Strage di via d'Amelio il 19 luglio 1992 e Medaglia d'oro al valor civile, che si iscrisse nel 1959 al "FUAN Fanalino" di Palermo, e ne fu rappresentante degli studenti.

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Mario Rella - Informativa 2175