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EDITORIALE di Daniela Barisone Lo so, sembra più assurdo a noi che a voi. Satisfiction raggiunge su grande richiesta il secondo numero. Ci sono state molte novità da qui al lancio del primo numero e la più importante è indubbiamente il nuovo dominio che ci è stato assegnato. Da oggi quindi basta (finalmente!) con il vecchio indirizzo, tutto è stato rinnovato, ampliato e sistemato su http://www.satisfiction.net Bello, vero? Qualcosa di miracolosamente facile da ricordare! Inoltre sono fiera di annunciare il felice riscontro della prima edizione del nostro concorso letterario dedicato ai vampiri, sono già giunti in redazione ben due racconti e so che molti altri sono in produzione. Bravi, continuate così! Sempre a proposito del concorso, ci tengo a specificare che il numero di parole (non caratteri/battute!) per cui il vostro racconto possa essere ritenuto valido sono dalle 2000 alle 8000 (su quest‟ultimo dato possiamo essere un pochino più elastici). Evitate di inviare romanzi, non siamo una casa editrice (di nuovo, purtroppo.)!

Tra i nostri collaboratori si sono inoltre aggiunte nuove leve, speriamo di leggere presto i loro articoli e di approfondirli insieme a voi nel blog. Vi aspettiamo (e adesso abbiamo pure i podcast *O*)!

Daniela Barisone L'arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è. Paul Klee

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Due chiacchiere con Tanja Sartori – di Debora Magini Tanja Sartori

Tanja Sartori nasce a Cremona il 18 giugno 1980, diplomata in Ragioneria ha frequentato la facoltà di Scienze Letterarie presso l‟Università di Pavia e un corso di Correttore di bozze e redattore editoriale. Si occupa principalmente di correzione bozze, web design e gestione siti internet. Ha creato il sito www.ebookingdom.net e il forum http://autoriesordienti.forumcommunity.net per dare agli scrittori emergenti la possibilità di avere uno spazio per promuoversi e collaborare tra loro.

Pubblicazioni: - Il Fiore Eterno – Vol. I – Custodi della luce (prima edizione Il Melograno poi ristampato nel 2008 dalla 0111 Edizioni) ora autoprodotto con lulu.com - Il Fiore Eterno – Vol. II – Custodi delle Tenebre (0111 Edizioni, 2008) di prossima ristampa. - Il Destino di Faidar (lulu.com, 2009) - Sospesa a metà (raccolta di poesie pubblicata con Boopen Editore, 2010 – Una delle poesie presenti in questa raccolta è stata inoltre selezionata e inserita nell‟antologia “La Notte – I grandi Temi della Poesia”, Giulio Perrone Editore, 2008) Forum: http://murasaki.forumcommunity.net/ Blog: http://fatedtoheaven.blogspot.com/ Satisfiction n° 2

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D: Ciao Tanja, benvenuta su Sognando Leggendo e grazie per aver accettato di rispondere questa piccola intervista da affiancare all’articolo che abbiamo recentemente pubblicato sul tuo primo libro “I Custodi della Luce”. Direi di iniziare subito con la prima domanda che facciamo tutti, un po’ per prassi… Ti va di dirci qualcosa di te? R: Innanzitutto grazie di avermi ospitata e un saluto a tutti i lettori del blog! Devo ammettere che questa è la prima intervista che mi viene fatta e spero di non dire troppe cavolate XD Su di me che posso dire… che di solito do l‟impressione di essere un tipo tranquillo e pacato ma poi quando mi si conosce meglio emerge il mio lato “strampalato”, per il resto sono molto timida, parlare di me vuol dire citare la mia grande passione per lo scrivere, per il Giappone e per le storie che sanno catturarmi.

D: Dalla tua biografia abbiamo scoperto che, in realtà, il tuo scopo, prima di diventare scrittrice, è quello di lavorare come correttore bozze e redattore editoriale. Hai scelto questa strada in virtù al tuo sogno di diventare scrittrice o, diciamo, l’idea di provare a scrivere qualcosa di tuo è stata una conseguenza naturale? R: È iniziato tutto con il mio sogno di scrivere, un giorno mi sono ritrovata con una storia tra le mani e ho iniziato a svilupparla, poi ovviamente quando ho avuto il manoscritto nel cassetto ho iniziato a informarmi sul mondo dell‟editoria e della scrittura e mi sono appassionata molto ai meccanismi che stanno dietro al libro stampato, inoltre la mia passione per la linguistica e la filologia (scoperte ai tempi dell‟Università) hanno contribuito a orientarmi su questa strada e fare di me una paladina dell‟italiano XD

D: Cosa significa la scrittura, per te? R: Per me scrivere significa principalmente comunicare, ma è anche una valvola di sfogo è la conseguenza naturale del desiderio dell‟uomo di esprimere al prossimo quello che sente dentro, è anche un mezzo per trasmettere conoscenze ed esperienze. Poi ovviamente è anche una passione, è l‟entusiasmo di inventare una storia e di creare un mondo ideale per sfuggire dalla realtà o per offrirne una visione migliore.

D: Dicci, qual è il tuo processo creativo? Hai un rituale speciale, un gesto scaramantico…? R: Sono terribilmente caotica, non ho un metodo particolare, di solito scrivo guidata dall‟ispirazione del momento quando sento proprio l‟urgenza di buttare fuori quello che ho dentro e allora mi immergo nel mio mondo alternativo e inizio a vivere una nuova storia. D‟altro canto però sono anche una perfezionista e cerco sempre di fare in modo che tutti gli elementi dello scritto siano collegati tra loro e per questo, avendo io la memoria di un‟ameba ritardata, prendo sempre un sacco di appunti per segnarmi le cose più importanti ed evitare di uccidere un personaggio che poi mi serve (una volta ho rischiato di farlo sul serio…). Per il resto il mio ambiente ideale per la scrittura è un posto comodo e nel più completo silenzio. Satisfiction n° 2

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D: Qual è stata la tua fonte di ispirazione per quanto riguarda la Trilogia del Fiore Eterno? R: Ho iniziato la saga intorno ai sedici anni, volevo provare a scrivere una storia per un concorso e invece mi sono trovata per le mani un romanzo completo che poi si è ampliato fino a diventare una trilogia, (è la storia a decidere dove portarti) le fonti di ispirazione per i personaggi e le vicende, anche se sembra banale dirlo, sono state anime, manga, libri, film e il mondo reale!

D: Su, sinceramente, qual è il tuo personaggio preferito? Quello che senti più “figlio”, in un certo senso. R: Chi più chi meno amo tutti i miei personaggi, ma di sicuro quelli a cui sono più legata sono Yuri e Sheila, ho una passione per i personaggi freddi, distaccati e poco socievoli, quelli che pensano più al dovere che al divertimento insomma…

D: Quello che ti ha creato più problemi perché, chissà come, finiva sempre per fare “quello che voleva”? R: Bella questa domanda, non ci avevo mai fatto caso… ora che mi ci fai pensare il personaggio più difficile da gestire credo sia stato proprio il supercattivone Zarkon sia perché ho dovuto lottare parecchio per togliergli la sua figura di “cliché” fantasy e farlo sembrare un po‟ più umano e un po‟ meno “evil lord”, un altro è stato il mago Romar, neppure io me l‟aspettavo e invece alla fine ha preso l‟iniziativa e ha rovesciato i ruoli con il suo padrone…

D: Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Se dovessi scegliere il personaggio che ti è più affine come carattere o scelte compiute durante il “viaggio”? R: Ribadisco Sheila, lei è quello che sarei io se vivessi davvero nel Mondo di Luce, è un personaggio ambiguo, affascinato dalle arti oscure, del mio carattere le ho lasciato il fatto di essere rigorosa, a volte troppo seria, ligia ai suoi doveri e allo stesso tempo fragile. Diciamo che lei è il mio lato “oscuro”, invece il mio lato comico per una volta l‟ho lasciato da parte, diluito tra le varie battutine che ogni tanto si scambiano i personaggi.

D: Come è stata la tua esperienza editoriale? Una strada irta di ostacoli o un colpo di fortuna inattesa? R: Non saprei dirlo neppure io, ho pubblicato con un piccolissimo editore, con i limiti che ne conseguono, di sicuro è stata una bella opportunità, ma per chiamarlo “colpo di fortuna” dovrei arrivare a una casa un po‟ più grande… Diciamo che l‟esperienza è ancora in corso e che gli ostacoli sono belli grossi per chiunque voglia intraprendere la via della scrittura.

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D: Il primo pensiero che ti è passato per la mente una volta scoperto che finalmente saresti stata pubblicata? R: Il primo pensiero è stato di pura gioia! L‟idea di avere il proprio libro stampato e pensare che verrà letto da qualcuno che non siano i tuoi amici e i parenti è una sensazione stranissima ed esaltante. Ero sicuramente elettrizzata quando l‟ho saputo, contando che uscivo da un brutto periodo è stata una specie di rinascita.

D: Puoi dirci qualcosa delle tue letture preferite? Ci sono autori di riferimento, modelli che ti hanno influenzata o segnata? R: È strano che io abbia esordito con un fantasy perché in realtà sono una patita assoluta del genere horror sin da quando ero una ragazzina. Il mio autore preferito è senza dubbio il re, Stephen King, è a mio avviso uno scrittore completo e nonostante sia un autore di genere, è uno che ha molto da insegnare. Per il resto leggo un po‟ di tutto dai classici ai libri più leggeri. Per restare sul panorama fantasy sicuramente sono stata segnata dalla “Storia Infinta” di Ende e dalle Cronache di Dragonlance di Margaret Weis Tracy Hickman, poi vabbe‟ impossibile non citare Tolkien…

D: Un autore del fantasy italiano che ami particolarmente? R: Con il fantasy italiano ho un rapporto contrastante, nel senso che ad esempio non mi piace l‟idea imperante che il fantasy debba essere confinato nel settore della letteratura per ragazzi. Non mi piace poi che per scrivere fantasy si debba per forza rifarsi ai soliti cliché triti e ritriti e non si possa creare qualcosa di nuovo e originale, per questo ben vengano scrittori come Barbi e Dimitri (che sono nella mia lista “da leggere” xD sono troppo indietro *fissa sconsolata la pila di libri sulla scrivania e la fila di file nell‟ebook reader*). Insomma perché rifarsi sempre agli stranieri quando in Italia abbiamo avuto antecedenti illustri quali l‟Orlando Furioso dell‟Ariosto o il Cavaliere Inesistente di Calvino che sono a pieno titolo splendidi esempi di scrittura epica e fantastica. Poi da quando sono entrata nel mondo degli esordienti ho iniziato a leggere molti miei colleghi e alcuni non hanno nulla da invidiare in quanto a fantasia ai grandi nomi, per citare qualcuno: Alessandra Paoloni, M.P. Black, Barbara Risoli, Giuseppe Pasquali…

D: Domanda molto cattiva ma ormai assolutamente di rito che proponiamo a tutti i nostri intervistati. Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano? R: Qualcosa ho accennato nella risposta precedente riguardo al fantasy, non mi piace che la letteratura di genere venga svilita e non mi piace il fatto che molte volte vengano spacciati per capolavori dei libri che sono a malapena mediocri o semplicemente di moda, così come non mi piace che gli esordienti debbano sgomitare e abbiano pochissime possibilità per emergere e rischino sempre di finire tra le grinfie di un qualche editore a pagamento che promette promette ma poi non fa nulla di concreto per la loro carriera.

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Dice l’intervistatrice…

D: Un’ultima domanda che ci interessa: progetti per il futuro? A quando il terzo libro della Trilogia Il Fiore Eterno? R: Progetti per il futuro tanti, il più è riuscire a portarli a termine

Beh, ragazzi, devo ammettere che questa esperienza delle interviste si sta rivelando divertentissima! Trovare nuove domande intriganti, cercare di mettere scherzosamente l’autore un po’ in difficoltà e scoprire sempre qualche nuovo particolare… Sono io che mi ritrovo a ringraziare voi, autori, che vi prestate così gentilmente alle nostre bombardate di domande!

Ora sono impegnata con un lavoro a più mani, una storia lunga e difficile da collocare che tratta di guerra con elementi di fantascienza, il titolo sarà “Code 2-18”, ci stiamo lavorando da ben due anni e speriamo di ultimarlo entro l‟autunno. Riguardo al terzo libro del Fiore Eterno per ora sono a metà della prima stesura ma sono ferma da un po‟ e sto aspettando di finire gli altri progetti in corso per vedere di riprenderlo in mano. E poi ho in mente un‟altra storia dai toni più horror che non so bene dove mi porterà…

D: Qualche mini anticipazione per i nostri lettori? R: Sul seguito del Fiore posso dire che il terzo capitolo si distaccherà abbastanza dai primi due sia come struttura che come stile (sono passati un bel po‟ di anni d‟altronde…), anche se sarà collegato ai precedenti a livello di trama. Sarà ambientato una ventina di anni dopo e avrà come protagonisti i figli degli attuali Custodi, ci saranno molti personaggi nuovi ma anche qualche vecchia conoscenza…

D: Bene, l’intervista è finita. Ti ringrazio nuovamente infinitamente per la tua disponibilità e ti chiedo: vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci? R: Wow devo dire che è stato divertente! Be‟ innanzitutto ringrazio lo staff per questa bella intervista e per la recensione e saluto tutti quanti i lettori che passeranno di qui ^^ Come ultime parole vorrei dire agli aspiranti scrittori come me di non perdersi d‟animo e continuare a provarci, di non farsi incantare da chi chiede soldi per pubblicare il vostro libro e soprattutto di non smettere mai di studiare, imparare e migliorarsi perché non si è mai arrivati e non si smette mai di crescere come autori. Grazie di nuovo a tutti quanti e buone letture!

Ancora grazie a Tanja Sartori che è stata gentilissima!

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Un abbraccio a tutti e alla prossima settimana con “Due chiacchiere con…”

Debora Magini aka Nasreen (direttamente da http://sognandoleggendo.net)

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I Sogni di Machiavellism

La speranza è un sogno ad occhi aperti. (Aristotele)

Tutti noi abbiamo un sogno nel cassetto, sogni ambiziosi o semplici desideri, ma quanti sono pronti a combattere con le unghie e con i denti per realizzarli? Troppo spesso ci affidiamo alla semplice volontà di inseguire un sogno, ma lui rimane lì, chiuso nel suo cassetto, a prendere ragnatele. Un sogno è come un‟indicazione stradale, indica la strada giusta da percorrere, ma sta a noi decidere se prenderla o no. A parole è sempre facile, ma tra il dire e il fare c‟è di mezzo il mare. È più facile rimanere a guardare, tenere i nostri sogni come semplici illusioni, magari fantasticarci sopra di tanto in tanto. “Ah, sarebbe così bello… chissà, un giorno…”. Certamente ci sono anche sogni che si sono realizzati, a testimoniarlo ci sono cantanti, attori, scrittori, uno per ogni categoria. Ma forse è più costruttivo parlare di chi non ce l‟ha fatta. Poco tempo fa, in un film, ho visto una scena, dove c‟è un aspirante scrittore che parla con un barista. Lo scrittore gli illustra tutta la trama del libro che sta scrivendo, discutendo animatamente sui particolari. Dopo aver concluso il barista gli chiede di poter vedere il manoscritto, lo scrittore un po‟ imbarazzato gli cede il blocco di fogli. Il barista lo sfoglia e gli fa notare che c‟è solo la copertina con il titolo, i restanti fogli sono vuoti. Lo scrittore risponde “Un passo alla volta!”. Vorrei soffermarmi su questo scrittore perché è un soggetto interessante. Lo scrittore del film crede nel suo sogno, vuole che diventi il suo mestiere, la sua fonte di vita, eppure non fa niente per realizzarlo. C‟è da domandarsi se lui ci creda realmente. Un sogno è il punto di partenza, ma crederci non basta. Si può aspettare la fortuna, un miracolo, una stella cadente. Affidarsi al destino è certamente più facile che combattere. Il problema di quello scrittore è che viveva d‟illusioni e alla fine si è dovuto rassegnare. Non gli è stato possibile vivere di sola scrittura, si è rassegnato e ha iniziato a vendere porte automatiche.

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Arrivati a questo punto, si potrebbe fraintendere il messaggio che sto lanciando. Non sono qui per demoralizzare i sognatori. Leggere di sogni che si avverano, ti spinge a sognare, leggere di sogni infranti ti spinge a lottare, io la penso così. Post Scriptum: Il film in questione è Kiiroi Namida (Yellow Tears), assolutamente consigliato.

Machiavellism

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Uno strano ambasciatore di Marcello Nardo

Il gatto indugia stabile sulle zampette, poi guarda Vitangelo e miagola. È il segnale della sera. L‟uomo sorride e contraccambia con un cenno della testa. Immediatamente, il felino scivola lungo il cornicione e balza sul suo terrazzo; lui lo accarezza, sfilandogli l‟ormai consueto messaggio dal vecchio collarino indaco: Vitangelo, non smetterò mai di ringraziarla per quello che fa. Avrei bisogno solamente di una rosetta, due mele e una saponetta. Grazie infinite! Alda. L‟uomo prende un lungo respiro, lascia il grazioso messaggero bianco a gironzolare per il terrazzo ed entra in casa. Assorto, si dirige verso il piccolo disimpegno e s‟infila le scarpe. Prima di varcare l‟uscio della porta chiama Paola: -«Amore, fai mangiare qualcosa al micio lì fuori, per favore». Non ha ancora finito di parlare e già si ritrova nell‟angusto ascensore; il supermarket è giusto sotto casa, ma alle sette passate teme di non trovar più quel poco che la professoressa Alda desidera. Non ci sono chissà quante persone in fila all‟unica cassa aperta mentre Vitangelo imbusta l‟ultima mela. Gli è andata di lusso per oggi, tanto che sente i muscoli del viso rilassarsi. Non si è attenuto, ovviamente, a quella striminzita lista; ha provato a usare l‟immaginazione: cos‟altro potrebbe servire a un‟anziana e sola signora che si muove a stento? Così, pensa che ti ripensa, la busta s‟è fatta bella pesante. Esce con il passo lento e i suoi pensieri sprofondano nell‟aria malinconica della sera, che da qualche anno gli è divenuta lieta; e poco importa se la professoressa Alda abita al sesto piano di un palazzo senza ascensore perché, almeno, arrivare fin lassù lascia il tempo a un pinco pallino qualunque, che lavora di braccia dalle otto e trenta alle cinque, una graditissima fetta di tempo per riflettere. Infatti gli ci vuole poco, tra una rampa di scale e quella successiva, per tornare con la mente al bizzarro inizio di tutta quella storia, alle parole scritte sul primo bigliettino appioppatogli per caso da quel micio bianco che, gironzolando per i tetti, l‟aveva puntato:

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Salve o tu che leggi! Vengo da parte di una persona curiosa di sapere cosa succede al di là delle sue mura. Da tempo, questa persona, è impossibilitata a muoversi. Non ha televisore, e ciò prova che non tutto gli va male. Solo molti libri. Dunque, che mi dici del mondo, gentile sconosciuto? Un inizio stravagante, sì, ma così profondamente sincero e disarmante da non lasciare indifferente quel pinco pallino. Seguì un tempo relativamente breve in cui, sempre tramite il curioso ambasciatore, vi fu uno scambio per così dire epistolare, ad un certo punto del quale Vitangelo capì che doveva agire di più e scrivere di meno. E intese ciò con ancor più interesse e forza volitiva quando, una sera, conobbe finalmente di persona la professoressa Alda e tutti i suoi libri, che in quella piccola casetta sembravano aver figliato. Lui, che in vita sua avrà letto sì e no tre libri, uno dei quali nemmeno per intero. Da allora, tra conversazioni dal sapore filosofico e classici letti e riletti sotto le pazienti e benevole indicazioni dell‟anziana professoressa, il mondo, da piccolo e ripetitivo, per Vitangelo iniziava ad allargarsi smisuratamente. Se ne era perse di cose belle, pensava sempre più spesso. Ora, era oramai tardi? Eccolo infine, trafelato e con quell‟abnorme punto interrogativo davanti alla porta dell‟anziana professoressa. Suona il campanello e dopo qualche minuto, tra un sorriso sdentato e un lungo e forte abbraccio della donna, entra in casa. -”Dio mio Vitangelo, quante cose hai preso! Ma da dove sei caduto figlio mio! Se non ci fossi tu io… io…”. -”No, no! Adesso non pianga eh! Per favore non pianga professoressa. Se lo ricorda? Il nostro è un patto: se lei è malata non c‟è problema, può chiamarmi quando vuole. Invece io ho una grave… ehm… mancanza culturale, che è come avere una malattia. Quindi, per me venire qui è come una terapia! Com‟era? Ah! Do ut des! Una domanda: ora che il telefono le funziona di nuovo, perché non mi ha chiamato sul cellulare? Forse non vede bene il numero che le ho scritto?”. -”Hai ragione! Lo so che è più pratico. Il fatto è che trovo così poetico affidare i miei messaggi a Bastet che…”. -”Ah! Ecco come si chiamava! Bastet! Beh, non si offenderà mica se la chiamo micia…”. -”Certo che sì! È permalosa come una dea! Ma dimmi un po‟, come sta tua figlia?”. -”Paola? Oh, molto meglio. Sa… mi sembra che si stia riprendendo. Dopo la separazione, come gli dicevo l‟altra volta…” -”Le dicevo! Che sono diventata un uomo?” -”Ah, giusto… come le dicevo l‟altra volta, non voleva sapere più nulla della madre. Invece, ieri, si sono sentite per telefono. Incrociamo le dita professoressa!” -”Povera ragazza! Mi dicevi che cerca di non farti mancar nulla. Dev‟essere dolcissimo vederla prodigarsi per te”. -”Sì… come a volte non è il massimo vedere come nasconde il dolore”. -”Sai… non pensare che voglia approfittare della tua bontà, ma vorrei tanto conoscerla tua Satisfiction n° 2

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figlia”. -”È buffo! Non gli ho ancora parlato di lei…” -”Le!” -”Uff… mi dà uno schiaffo?” -”E perché?” -”Così me lo ricordo!” -”Sei troppo alto! Continua…” -”Dicevo che non le ho detto niente di lei… voglio dire… Paola mi vede leggere, uscire all‟improvviso la sera, eppure non dice nulla. Chissà perché…” -”Non è che ti imbarazza dirglielo?”. -”Mah… solo non vorrei che mi reputasse uno stupido. Sa… sapere perché ho cominciato a mettermi davanti un libro alla mia età, quando non mi ci aveva mai visto. Sciocchezze del genere insomma. Chissà cosa penserebbe?”. -”Credo che rimuoverebbe definitivamente ogni confine all‟immensa stima che ha per te”. -”Dice? Beh, proverò a parlarle… Ah! professoressa, come mi vede da fuori? Nel senso… cosa pensa del me che si vede dall‟esterno?”. -”Noto con piacere che stai ancora leggendo Pirandello! Ti piace eh?!”. -”Destabilizzante! È così che si dice no!? Il tipo della storia ha anche lo stesso nome mio, e chi se lo immaginava! Pensavo di essere l‟unico con questo nomaccio! Bene professoressa, scappo che conoscendo Paola starà sicuramente preparando la cena”. -”Va bene Vitangelo. Eccoti i soldi della spesa…”. -”Non esiste professoressa. Scappo. Davvero. Buonasera e ci vediamo presto”. -”Aspetta, aspetta! Che io non posso mica correrti dietro! Prendili su!”. -“Infatti non deve corrermi dietro…Ah! Al volo… è riuscita a sentire suo figlio? Ho provato in questi giorni a chiamarlo, ma il suo cellulare è sempre irraggiungibile”. La professoressa Alda ondeggia il capo da sinistra verso destra, amareggiata. Vitangelo se ne torna piano piano verso casa. Serio. Seduto a tavola, dice a se stesso ma sì, perché no?. Poi abbassa il volume della tv, rompendo il silenzio: -“Sai Paola, hai presente il micio bianco qui fuori…”.

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Spot pubblicitario “Il Filo – Gruppo Albatross” – ma davvero parlano di democratizzazione culturale? – di Daniela Barisone

La casa editrice “Il Filo – Gruppo Albatros”, la CE a pagamento più famosa d‟Italia, sta mandando in onda in questi giorni questo http://www.youtube.com/watch?v=8t4muXzhpjQ video, dove parla di “democratizzazione culturale”, dove tutti hanno modo e maniera di vedere pubblicata la propria opera, il proprio sogno…

Ebbene, no. Questa non è “democratizzazione culturale”! Far pubblicare a tutti in maniera indiscriminata il proprio libro è solo ed esclusivamente saturare ed intasare il mercato del libro con centinaia di testi che nella maggior parte delle volte non hanno ricevuto nemmeno uno straccio di editing (prove alla mano con libro in lettura).

Lo Studio83 ha creato un controspot con una nuova e rivoluzionaria tecnica editoriale! Gustatevi la pubblicità!

http://www.youtube.com/watch ?v=7EP2Mc_sL8I&feature=player _embedded

Ora, partiamo subito con il dire che pagare per pubblicare il proprio testo non è un reato. Ciò non toglie che i soldi richiesti da Il Filo sono un‟esagerazione. Si va dai 2000 euro nei casi più fortunati a 4000 in quelli meno fortunati, per libri che non avranno alcun editing e correzione di bozza, non avranno pubblicizzazione in alcun modo, vi verranno affibbiate un tot di copie da vendere per i fatti vostri e se avrete fortuna riuscirete a malapena a recuperare metà della cifra spesa.

Per chi non credesse a quel che viene detto in questa sede, consigliamo la lettura di questo resoconto http://writersdream.org/quando-i-sogni-hanno-unprezzo scritto da Linda Rando in occasione del Salone del Libro di Torino 2010, dove in un incontro con Giorgia Grasso (la signorina dello spot) è stato tirato fuori il manoscritto tarocco (contenente articoli di blog, fan fiction, pagine da Wikipedia e recensioni di film) che era stato precedentemente inviato a Il Filo e la relativa proposta di contratto che ne è seguita. Avete capito bene: il Gruppo Albatros ci ha inviato una proposta di contratto su una cosa che non è neppure un libro! Credo che da qui si evinca già la serietà di tale gruppo, no?

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Inoltre lo stesso spot è un abbaglio, uno specchietto per allodole molto ben congegnato in questi tempi di crisi, dando all‟illuso scrittore l‟idea che pagando per pubblicare potrà avere la gloria, la fama e il successo per uscire da questo periodo nero. Falso! Niente di più falso! Il vostro testo non riceverà cure e sarà stampato pieno di refusi terribili e tutte quelle promesse di pubblicizzazione in radio e tv, traduzioni all‟estero e chissà quali altre sciocchezze svaniranno nel fumo. Peccato che non rimanga neppure l‟arrosto da mangiare.

Pubblicate free signori, magari non avrete la fama e la gloria, ma almeno quando lo scriverete nel curriculum nessuno potrà sfottervi perché vi siete fatti gabolare.

Barisone Daniela

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Il maestro meccanico – di Letizia Loi Attenzione: il seguente testo contiene scene esplicite di sesso, con contenuti omoerotici. Se ritenete possa turbarvi, siete pregati di non continuare la lettura.

Londra riposava placida in una coltre di nebbia, in bocca sentiva ancora il sapore del sangue dell‟umano, che aveva abbandonato in un vicolo buio. Più tardi avrebbe dovuto mettersi in contatto con il proprio Master, per ricevere nuovi ordini. William passò la chiave magnetica nell‟apposita fessura e la porta si aprì con un sibilo, rivelando la rampa di scale che portava alla Cripta. In lontananza, il suo udito finissimo percepiva il rumore delle ventole dell‟aria centralizzata ed il gocciolio dei canali di scolo, ma ogni rumore venne zittito dal suono cadenzato dei suoi passi sugli scalini di marmo. Raggiunse il piano sotterraneo e, come d‟abitudine, si accostò alla bara di cristallo che campeggiava al centro della stanza. Al suo interno, il corpo bianchissimo di un giovane dai capelli fulvi giaceva pigramente, perfetto come se fosse addormentato, eppure immobile. “Troverò il modo di riportarti in vita, amore mio. Abbiamo attraversato insieme un secolo, in questo o nel prossimo riuscirò a risvegliarti” pensò il Vampiro, chinandosi per baciare il freddo vetro sopra le labbra del suo amante.

*°*°*°*°*

Correva l‟anno di grazia 1886 quando William lo vide per la prima volta. Era l‟8 dicembre di un inverno gelido e nevoso, l‟intero paesaggio era coperto da una spessa coltre bianca e suo padre, il Dottor Blackwood, era rientrato intirizzito e stanco, ma non da solo. Accanto a lui sostava un ragazzo alto e magro. La luce calda delle lampade a gas ne illuminò la figura sottile, fiammeggiò sui lunghi capelli fulvi, accese di riflessi screziati i suoi occhi d‟argento e delineò ogni curva della sua pelle alabastrina. Era vestito con abiti modesti, antiquati ed impolverati, ma due gemme d‟onice gli ornavano le orecchie, svelando ciò che era: un androide. «Ti presento il tuo nuovo maestro. E‟ il tuo regalo di compleanno» annunciò suo padre. In seguito gli spiegò che il proprietario della Steam Corporation – l‟azienda più prospera ed Satisfiction n° 2

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all‟avanguardia del secolo – era un suo caro amico e quell‟automa, rimasto per lungo tempo sul fondo di un polveroso magazzino, era una delle loro prime produzioni. Non era mai stato utilizzato, infatti, sin da subito, era stato scartato perché troppo umano – sia nell‟aspetto, che nell‟indole – e non in linea con le richieste del mercato, che prediligeva articoli dall‟aspetto più singolare e dal carattere più docile. Stava per essere rottamato, ma il Dottor Blackwood l‟aveva notato ed il proprietario, dato che non sapeva che farsene, glielo aveva ceduto più che volentieri. Suo padre l‟aveva ritenuto perfetto come regalo per il suo diciassettesimo compleanno; un maestro che non avrebbe mai dovuto stipendiare, né sostenere, e per il quale non aveva sborsato un soldo. Will ne rimase immediatamente affascinato, tese la mano a quel dono, invitandolo a seguirlo e lo portò a fare un giro della loro tenuta. L‟automa aveva l‟aspetto di un ragazzo poco più grande di lui, era taciturno, intelligente e gentile. Si guardava attorno con curiosità, porgendogli occasionalmente delle domande, per avere più chiaro quale sarebbe stato il suo compito da quel momento in poi. Il giovane Blackwood era certo che fosse ben felice di occuparsi dell‟istruzione di un signorotto, piuttosto che giacere in un ripostiglio. Poi si rese conto che non aveva un nome e fu proprio lui a battezzarlo: «Skandar… ti piace questo nome? Ti chiamerò così!» dichiarò con entusiasmo, sorridendo al volto perplesso e divertito dell‟androide. Skandar si rivelò un maestro esemplare e rigoroso. Spiegava tutto con chiarezza e pazienza, ma non scusava la pigrizia o la distrazione, e William lo preferiva a tutti i precettori che aveva avuto sino a quel momento, perché non gli metteva mai fretta e gli concedeva una pausa se lo vedeva troppo stanco. Era premuroso, anche se esigente, e non alzava mai la voce. Rendeva ogni materia interessante ed all‟improvviso studiare era divenuto piacevole, persino divertente! Vedendo finalmente risultati così fruttuosi e, soprattutto, suo figlio tanto interessato alla cultura, anche suo padre –solitamente incontentabile – rimase soddisfatto. In breve tempo Skandar divenne non solo il suo insegnante, ma il suo principale punto di riferimento; un confidente ed un amico. William era figlio unico, poiché sua madre era morta dandolo alla luce e suo padre, che l‟aveva amata profondamente, non si era mai risposato e si era buttato a capofitto nel lavoro. Era stata la signora McGregor, la loro fidata governante tentacolare, a crescerlo. Vivevano alla periferia di Londra – il Dottor Blackwood raggiungeva il suo studio nella City con la carrozza a vapore – e Will aveva sempre studiato privatamente. Capitava molto raramente, quindi, che avesse compagnia. Tutto ciò contribuì a rendere la vicinanza del suo docente androide ancor più speciale; con il suo aspetto, le sue parole, i suoi modi, la sua voce… Skandar catturava tutta la sua attenzione, al punto che il giovane Blackwood non sapeva più chi, tra loro due, fosse il padrone. Si sentiva una piccola falena attratta dalla vivida fiamma che era quell‟automa e non aveva idea di quando avesse iniziato a desiderarlo con tanto fervore… forse sin dal primo momento. Visti gli impegni di suo padre e le faccende in cui era occupata continuamente la governante, erano quasi sempre soli a casa. Blackwood Manor era il loro regno indiscusso e William non desiderava interferenze da parte di altre persone. Eppure, quando non avevano nessuno attorno, si sentiva sempre più spesso a disagio.

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Era confuso, il suo maestro era un androide e per di più aveva l‟aspetto di un ragazzo… era normale quello che provava? Era sbagliato che il suo cuore battesse più forte ad ogni suo elogio, che sentisse il bisogno di toccarlo e si ritrovasse a spogliarlo con gli occhi, ad immaginare cosa si celasse sotto i suoi vestiti, e si chiedesse se il suo corpo fosse sensibile quanto il proprio? Skandar gli apparteneva, a tutti gli effetti Will poteva disporre di lui a proprio piacimento, eppure a volte temeva persino l‟idea di allungare una mano ed accarezzare il suo viso. Se la signora McGregor li avesse visti, cosa avrebbe pensato? E se il Dottor Blackwood si fosse accorto di qualcosa, cosa sarebbe successo? Eppure quell‟automa era l‟unica presenza costante nella sua vita e riempiva le sue giornate, era la ragione per la quale la mattina caracollava giù dal letto, pronto ad incontrarlo e seguire ogni sua lezione, ed il motivo per il quale la notte si ritirava nella propria stanza tanto fremente d‟aspettativa, da riuscire a prendere sonno solo ad orari impossibili. Era inutile negare quei sentimenti e quel desiderio, che lo travolgevano con prepotenza sempre maggiore, al punto che ormai faticava a trattenersi. Il desiderio di toccarlo, di scoprirlo e farlo suo era divenuto un pensiero fisso, quasi un‟ossessione. Inconsapevolmente, cominciò a provocare l‟amico con piccoli gesti, in maniera sempre più sfacciata, che però Skandar – essendo un androide – non coglieva nel modo corretto. «Skandar, che ne dici di una passeggiata a cavallo?» propose Will una splendente mattina di maggio. «Non se ne parla, Signorino, ha una versione di latino da terminare» rispose severamente l‟interpellato, richiamandolo ai suoi doveri. «Ma è sabato!» protestò l‟adolescente, indignato. «Il sabato non è forse un giorno come gli altri?» replicò l‟insegnate, inarcando un sopracciglio sottile. Il ragazzo, però, non lo ascoltò affatto e gli si appese al collo: «Ti prego» lo supplicò, affondando il viso tra i suoi capelli. «Più tardi, forse, se avrà finito il suo compito» concesse il maestro, sollevandolo con la sua forza sovrumana e portandolo di peso in salone. «Non ho alcun modo per convincerti?» sussurrò William al suo orecchio. «Ne dubito, Signori…» cominciò Skandar, ma venne interrotto da due labbra morbide, che si posarono con autorità sulle sue «Cos‟era questo?» domandò incerto, subito dopo. «Un bacio» rispose con sfacciataggine l‟allievo. Semplicemente non aveva resistito, quella bocca rossa, piccola e succosa sembrava chiamarlo e reclamare le sue attenzioni. «Perché?» chiese allora il docente, mentre l‟altro gli si stringeva di più addosso e scioglieva la treccia in cui erano legati i suoi lunghissimi capelli, facendoglieli ricadere sulle spalle come un velo ramato. «Perché lo desideravo da tanto… sei così bello, Skandar» mormorò l‟adolescente, portandosi al viso una ciocca fulva e respirandone il profumo dolce.

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«Sono un androide e ho un aspetto maschile» gli fece allora presente, ma nemmeno stavolta il suo padroncino lo ascoltò; già da tempo era venuto a patti con sé stesso. «Non m‟importa» ribatté infatti, dopo di che catturò di nuovo la sua bocca e lo sospinse verso il divano, su cui crollarono scompostamente l‟uno sull‟altro. L‟automa fremette, indeciso se abbandonarsi o meno a quel contatto caldo ed ignoto. Lui non capiva… per anni il tempo gli era scivolato addosso; le ore, i giorni, i mesi, gli anni, non avevano significato. Poi quel ragazzo era entrato nella sua “vita” – o forse lui era entrato nella vita di quel ragazzo – ed ogni istante era diventato importante, luminoso, colorato… cosa significava? Avvertendolo irrigidirsi, William si scostò affranto: «Non ti piace» constatò, ma quando cercò il suo sguardo, si rese conto che il suo insegnante era solo stupito e smarrito, non disgustato o chissà che altro. «Se sento una stretta qui…» chiese Skandar, indicandosi il torace «è normale?» Ed il giovane Blackwood sorrise raggiante, poi annuì, prima baciarlo ancora una volta. Convinse quella bocca invitante a schiudersi per lui e la blandì con la propria lingua, appropriandosene ed inghiottendo i suoi sospiri. Scese sul suo collo, succhiando la giugulare e poi ancora più in basso. Le sue mani presero a slacciargli la camicia, liberandolo da essa, dal gilet e dalla giacca, e gli ricoprì il petto asciutto di morsi e baci. «Aspetta… per favore, fermati» ansimò il maestro, sopraffatto da quelle sensazioni sconosciute e dalla frenesia del suo padrone, ma quest‟ultimo giocò brevemente con i suoi capezzoli e gli slacciò i pantaloni, facendoli sparire in men che non si dica. Will si concesse qualche attimo per osservare quel corpo nudo, bianchissimo ed alla sua totale mercè, coperto unicamente da quelle lunghe ciocche rosse che si spargevano sul divano ruvido e sulle sue spalle solide. Poi s‟insinuò tra le sue gambe e, nel momento in cui ingoiò il suo sesso, l‟androide s‟inarcò, cercando un maggiore contatto. «Ti piace?» lo interrogò il ragazzo e l‟altro poté esalare solo un “sì” tremante, artigliando la fodera del sofà. Quando lo riprese in bocca e spinse piano un dito dentro di lui, percepì il suo corpo rilassarsi ed accoglierlo con una facilità ben superiore a quella umana. Lo preparò brevemente, ma con efficienza, tuttavia, quando fu pronto a penetrarlo, esitò: «Posso… davvero posso..?» «Che aspetti..? Io ti appartengo» replicò Skandar perplesso, e quelle parole, alle orecchie di William, per la prima volta suonarono completamente diverse. Allora lo prese, spingendosi in lui con tanta decisione e bisogno che sembrò volesse possederlo non solo fisicamente, ma ad un livello ancor più profondo, conquistando ogni cosa di lui, sino alla fibra più intima. L‟amico cedette sotto il suo assalto e gli si concesse totalmente, abbandonandosi sul divano. Andò incontro ad ogni suo affondo e si ancorò alla sua schiena; quelle sensazioni, troppo vivide e bollenti, sembravano accavallarsi l‟una sull‟altra, travolgendogli il corpo e la mente. Infine, qualcosa parve implodere dentro di lui, per un attimo si tese contro il corpo del compagno e poi ricadde sul sofà, privo di energie. Il ragazzo naufragò in lui ancora ed ancora, sino a perdersi completamente e marchiarlo come proprio. Gli crollò addosso e lo senti rabbrividire sotto di sé; una creatura sottile, innocente, fragile e persa. Lo raccolse nel proprio abbraccio e lo coprì con il proprio fisico – più muscoloso del suo –sentendolo accucciarsi maggiormente accanto a sé, come alla ricerca di un rifugio. Satisfiction n° 2

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Il docente nascose il viso contro il suo petto e Will udì un mormorio, da qualche parte vicino al proprio stomaco: «Sei riuscito a farmi dimenticare la versione di latino». Una risata cristallina sgorgò dalle sue labbra. «Ti amo» confessò tra i suoi capelli, posandogli un bacio in cima alla testa. Non si era mai sentito così bene in vita sua, felice, appagato e… no – si rese conto – non c‟era davvero nulla di male in tutto ciò. Quelle due parole erano tracimate fuori dalla sua bocca, ma non se ne pentiva affatto, né se ne vergognava. Il loro rapporto divenne ancora più intimo, non c‟era momento della giornata che William con trascorresse con Skandar o luogo in cui non se lo portasse dietro. Quando non erano impegnati sui libri, uscivano per delle lunghe passeggiate, sia nei campi della tenuta – dove spesso andavano anche a cavallo – che nella City. Niente avrebbe potuto convincere il giovane Blackwood a separarsi dal suo insegnante, cosa che cominciò ad infastidire suo padre; non era normale, secondo lui, che un ragazzo trascorresse tanto tempo libero con un automa. Perciò, spesso suggeriva a suo figlio di intrattenersi in città, frequentare il teatro o qualche club dove avrebbe potuto farsi delle amicizie vere ed all‟altezza del suo status sociale. Ma, per quante sere uscisse, per quante persone incontrasse, Will non trovava nessuno più interessante di Skandar e, quando rientrava, era ancora più avido della sua vicinanza e del suo contatto. Il desiderio che provava nei suoi confronti, lungi dall‟essere soddisfatto, era cresciuto ulteriormente, tanto che perfino quando non erano soli faticava a tenere le mani a posto. La lussuria lo colpiva con un‟intensità ed una frequenza di cui quasi si vergognava; voleva prenderlo ovunque ed in qualunque modo, immaginava il suo viso puro, corrotto dal piacere, e fremeva dall‟eccitazione. Un pomeriggio d‟estate, mentre studiavano nel giardino all‟ombra di un salice piangente, il ragazzo si lasciò completamente distrarre dai polsi sottili e scoperti del suo docente, che facevano bella mostra di loro stessi, sotto le maniche rimboccate delle camicia. Ne seguì i movimenti fluidi, mentre l‟androide gli illustrava una qualche teoria chimica e, prima ancora di rendersene conto, catturò uno di essi e posò un bacio asciutto sulla parte interna e tenera. Sakandar s‟interruppe di colpo e lo scrutò accigliato: «Che sta facendo?» domandò a mo‟ di rimprovero e, quando il suo alunno si spostò in avanti, posandogli le labbra sul collo, lo afferrò per le spalle e lo scostò da sé con decisione. «Questo non è il momento adatto». «Non ti va?» replicò innocentemente il suo padroncino. «A differenza sua, Signorino, io non ho degli ormoni che necessitino d‟essere sfogati» ribatté incolore, e sussultò quando William chiuse il libro di colpo, per poi alzarsi ed allontanarsi da lui a grandi passi. L‟androide rimase immobile per un momento, evidentemente troppo preso alla sprovvista per processare quell‟evento e reagire adeguatamente. Possibile che se la fosse presa tanto per un rifiuto? Poi scattò in piedi e lo raggiunse in un battito di ciglia, afferrandolo per un gomito. «Dove crede di andare? Ha, davanti a lei, almeno un‟altra ora di studio» lo ammonì. Il giovane Blackwood cercò di scrollarsi di dosso la sua presa, ma era come tentare di liberarsi da delle tenaglie. Il suo volto incupito rivelava chiaramente quanto fosse infuriato e, con il suo solito temperamento focoso, sbottò: «Credi davvero di essere questo per me, un mero sfogo?!» ed il silenzio con cui l‟amante accolse quel quesito lo innervosì ancor di più. «Allora vieni a letto con me solo perché sono il tuo padrone?!» Non poteva sopportare quell‟idea, per lui Skandar non era un oggetto, era il suo bene più prezioso. Satisfiction n° 2

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«Non capisco cosa voglia dire, io sono un androide» ribatté semplicemente quest‟ultimo. «Questa non è una risposta. Perché vieni a letto con me, solo perché sono io a volerlo?» «Non la capisco» l‟insegnante scosse il capo con frustrazione «Perché dovrei farlo, se non per il suo volere?» «Allora se ti ordinassi di concederti a qualcun altro, ubbidiresti?» lo interrogò con freddezza ed una punta di cattiveria, ma si sentì subito in colpa, quando vide l‟automa sgranare gli occhi con l‟innocenza di un bambino. «I-io… se questo potesse renderla felice… forse lo farei» mormorò abbassando il capo e lasciando il suo braccio, per cingersi il corpo in una posa difensiva. Si stava proteggendo da lui, realizzò il giovane. «No, non ne sarei affatto contento, come non lo sono di sapere che non t‟interesso affatto» dichiarò mestamente, passandosi con nervosismo una mano tra i capelli «Non ti toccherò più, allora». «Io non ho mai detto che lei non mi interessi, cosa le viene in mente?!» esclamò il maestro. «Cosa devo pensare, dunque? Se il tuo padrone non fossi io, ma mio padre, non faresti l‟amore con me, giusto?» replicò esausto. «Sì, invece, lo farei. Se lei mi volesse comunque, io lo farei» sussurrò Skandar, con quella che parve quasi timidezza e, se non fosse stato un essere artificiale, probabilmente sarebbe arrossito. «Perché?» domandò William, avvicinandosi a lui con una flebile speranza. «Perché voglio vederla felice» pigolò l‟androide «Voglio che lei sia sempre felice, che diventi una persona colta, speciale e responsabile, che tutti ammireranno. Una persona desiderata da tutti, così quando un giorno si sposerà e non avrà più bisogno di me…» «Io non mi sposerò e avrò sempre bisogno di te» «Quando si stancherà di me e mi metterà da parte…» «E‟ impossibile che mi stanchi di te e non potrei mai metterti da parte» «Allora saprò di aver fatto qualcosa di buono e di non essere stato inutile» concluse Skandar, ignorando tutte le sue interruzioni, e finalmente il suo padroncino lo abbracciò, stringendolo a sé come se non volesse lasciarlo più. «Tu non sei inutile, non sei un oggetto, sei il mio tesoro e niente, per me, conta di più al mondo. Voglio solo te al mio fianco» soffiò al suo orecchio, immergendo il volto tra i suoi capelli ramati «Lei è un umano… un giorno dovrà sposarsi e avere dei figli, come tutti quelli della sua specie» affermò il docente, artigliandogli la camicia.

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«Non voglio né moglie, né figli e non m‟importa che tu sia un automa. Io ti amo. Lo capisci questo? Solo tu mi rendi felice» replicò, posando la fronte sulla sua, per poi catturare le sue labbra soffici. «Hmpf… no, potrebbero vederci» ansimò Skandar, tentando di scostarsi. «Non può vederci nessuno» lo rassicurò, senza lasciarlo andare. «Se la signora McGregor si affacciasse ad una finestra…» tentò ancora il docente. «Si godrà lo spettacolo» lo interruppe beffardo il suo passionale allievo, poi lo baciò ancora e lo fece indietreggiare, premendolo contro il tronco dell‟albero più vicino. «Mi ami?» domandò con urgenza. «Sono un androide!» gli ricordò per l‟ennesima volta. Possibile che quel ragazzo non volesse capire?! «Questo non c‟entra affatto» lo tacitò William. «Come può dire… io non la capisco, non so dove stia cercando di arrivare» gli posò il capo su una spalla, con frustrazione crescente. «Un uomo ed un animale non sono uguali, giusto? Sai perché?» «Perché l‟uomo sa ragionare, l‟animale è puro istinto» rispose l‟insegnante, non capendo cosa c‟entrasse quell‟argomento con la loro discussione. «Anche un androide sa ragionare, e la ragione costituisce ciò che qualcuno preferisce chiamare “anima”. In questo non sei diverso da noi umani, Skandar» sorrise, posandogli un bacio sulla fronte. «Allora mi spieghi cosa vuol dire “amare”» replicò quest‟ultimo. «L‟hai detto poco fa. Perché vuoi stare con me?» «Perché voglio vederla felice» «Per quale motivo?» «Voglio significare qualcosa per lei» «Sì, ma perché?» insistette ancora. «Perché…» mugugnò l‟automa, senza riuscire a giungere ad una risposta. «Perché… mi ami..?» «Io… sì» ammise infine, un po‟ per l‟esasperazione, un po‟ perché era riuscito a recepire il concetto, e William rise – la stessa risata serena e scrosciante della prima volta che avevano fatto l‟amore – e s‟impossessò nuovamente della sua bocca deliziosa.

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*°*°*°*°*

Una bassa risata lo riscosse ed il Vampiro William Blackwood riemerse dai propri ricordi, voltandosi all‟indirizzo di quel suono. Nella penombra della stanza fiammeggiò un tizzone rossastro, illuminando per un attimo due occhi d‟ametista, ed una figura longilinea emerse dalle tenebre, coperta da un lungo cappotto scuro, con in mano una pipa sottile che esalava una scia di fumo nebbioso. «Dopo un secolo, sei ancora fedele al tuo amore?» lo schernì la voce melliflua del Demone Melanchor, dolce ed appiccicosa come caramello. «Ho giurato che sarebbe stato per sempre. Per questo ho stretto un patto con te, per vivere con lui in eterno, e non m‟importa che la sua energia vitale si sia esaurita, io troverò il modo per ricaricarlo» rispose, riportando lo sguardo su Skandar, addormentato in quella bara trasparente. Il dono di una vita eterna per creare, in cambio, il caos. Una scelta incurante fatta in nome dell‟amore. «Allora sarà il caso che tu porti a termine il tuo prossimo compito, mio caro. Chissà, forse nella nuova città troverai una fabbrica che abbia ancora i mezzi per aggiustarlo» sussurrò il Master al suo orecchio, accarezzandogli lascivamente i capelli scuri.

Letizia Loi - http://hikaruryu.livejournal.com/

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La letteratura postmoderna e il reflusso emotivo-esofageo – di Serenase Effect

Ciao Satisfiction, sono un nuovo collaboratore del blog e vi avverto che sono uno di quei fintidandy scazzati, cinici, che dicono cattiverie gratuite e che mangiano latte e vetriolo a colazione. Non per niente questo mio post é un tenativo per iniziare una rubrica dal nome “Pillole di Veleno“, chissà! In ogni caso, impareremo ad amarci, mi auguro. Io non vi parlerò di cose belle, non vi parlo di quanto sia bello scrivere e leggere. Gli scrittori “esordienti” (odio questo termine, quindi lo metto tra virgolette) spero mi capiranno. Quando ho tempo, e solitamente ne ho poco, mi guardo attorno, mi capita di girare alla Feltrinelli, alla Mondadori, in giro per Roma, e vedo questi scaffali pieni di libri degli scrittori più vari. Senza nemmeno nominare lo scrittore medio che un tempo faceva il l‟attore o il comico – Volo, Faletti, perché dietro una risata si nasconde un‟intellettualità da commozione (cerebrale) – i grossi della letteratura italiana, per lo meno, dalle cifre e senza volerli nominare tutti ma soffermandomi solo su quelli che ritengo più significativi, sono i personaggi dello spessore di Alessandro Baricco. Che in effetti Luttazzi c‟aveva ragione quando diceva “Baricco non lo sopporto proprio! “Castelli di rabbia”! Già solo il titolo mi faceva accapponare la pelle. Apro il libro, leggo la prima frase e mi sono trattenuto dal lanciarlo solo perché ero in una libreria! Troppo lezioso. Troppo. Non a caso, la sua vera attività è fare corsi di scrittura creativa” Un sincero grazie per la lezione di stile, di uso e abuso della lingua italiana. Eppure, il lettore medio di Baricco è una ragazza liceale che sul suo status di MSN o Facebook scrive una sua citazione. Il che, per quanto inutile, mi porta a pensare che in effetti si sta passando da una scrittura di spessore a una scrittura da citazione, che non importa ciò che si dice ma come lo si dice. La frase effetto vende, e in questo vomito emotivo tutti sono contenti delle proprie letture. Facendo, tra l‟altro, nascere un secondo problema, che probabilmente un giorno approfondirò: gli scrittori improvvisati. E‟ un fenomeno che noto più che altro nei social network e nei vari blog di giovani ragazze che sono tutte scrittrici che parlano di sofferenza e usano termini aulici e alle volte esasperati per parlare del più frivolo nulla che esista. E tra gli scrittori preferiti, c‟è Baricco. Sarà un caso? Forse è un caso l‟elevato numero di punti che mettono tra una frase e un‟altra, chissà. E forse sto diventando troppo cattivo. Il secondo scrittore che ci tengo a citare è una donna, che io apprezzo molto, anche se rappresenta una scrittura più underground e da scolapasta mentale. Sto parlando di Isabella Santacroce, che attraverso il sesso, la violenza, il disgusto più estremo – che in V.M. 18 riprende Satisfiction n° 2

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in maniera poco originale Pasolini che a sua volta riprendeva in maniera poco originale De Sade – ci parla di quanto possa fare schifo un essere umano. Per lo meno non pretende nulla, anzi, se è costruita, recita bene la sua parte. E il suo modo di scrivere è d‟effetto ma non pretenzioso. Parla anche di cose inutili, di emozioni, ma lo fa talvolta ingenuamente. Ad esempio, leggendo Lulù Delacroix mi sono un po‟ commosso, una scrittura genuina, scorrevole, vera. Chissà, forse ci sta prendendo pure lei in giro? Fa tanto il personaggio dicendo d‟essere una missionaria della letteratura, usa paroloni. E‟ criptica, strana, può piacere, può non piacere. Non resta indifferente. La nota negativa è che tenta di riprendere in esasperatamente Carroll, che ultimamente, grazie anche a Tim Burton, ha dato il via al macabro gusto di Alice in Wonderland. Insomma, anche lei un po‟ modaiola lo é. E ce ne sarebbero tanti altri di cui parlare, Ammaniti, la Mazzantini e compagnia bella. Ammaniti di certo lo reputo una benedizione per la letteratura italiana, ma vorrei che ci fossero più scrittori e meno personaggi, un po‟ come lui. Si prendono tutti un po’ troppo sul serio, a mio modesto parere. E possono permetterselo, mi direte voi, visto quanto vendono. Non lo so, io non sono soddisfatto della letteratura “postmoderna” italiana. Perché tende a rifarsi ad altri scrittori, per lo più stranieri, e non riesce più a creare la magia dei grandi della letteratura. Quanto pagherei per un nuovo Verga, un Pirandello. Ok, è un‟utopia. Ma quello che vi voglio chiedere attraverso questo articolo è: A voi piace la letteratura dei big italiani? Siete soddisfatti? E ditemi un po‟ chi è il vostro scrittore preferito, perché sono tremendamente curioso. Com‟è messa la nostra amata patria sotto questo punto di vista?

A voi la parola. http://www.satisfiction.net/blog/?p=212

Vi abbraccio timidamente,

F.V.N.

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Recensioni

Il sentiero di legno e sangue di Luca Tarenzi

Titolo: Il sentiero di legno e sangue (isbn:9788895313115) Autore: Luca Tarenzi Serie: Wyrd Edito da: Asengard Edizioni Prezzo: 8,90 euro Genere: Favola, horror, steampunk, gothic Pagine: 144 p. Voto:

Trama: Apre gli occhi nel cuore di un‟immensa conchiglia. Ha un corpo di legno articolato e ingranaggi, e il cadavere del suo costruttore giace accanto a lui. Non ha un nome, non ha memoria, ma appena nato ha già mostruosi nemici che lo braccano e una missione che non ha chiesto né desiderato: diventare umano. Attorno a lui c‟è un mondo che un‟antica catastrofe ha trasformato nel sogno delirante di un folle, alle sue calcagna due Incubi, la Maschera e la Bestia, e davanti a lui un sentiero costellato di mutazioni, tribù selvagge, divinità del caos e giganti marini che lo condurrà verso un destino molto più incerto di quanto i suoi creatori avessero mai potuto prevedere.

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Recensione: Sono stata la prima a comprare questo libro. La prova è l‟autografo che l‟autore ha fatto a me, “prima acquirente ufficiale”, il 15 Maggio 2010 al Salone del Libro di Torino allo stand della Asengard. Affascinata dalla trama di questo “Pinocchio” versione gothic horror della nuova collana Wyrd della Asengard, oggi mi sono messa d‟impegno e in due ore circa ho letteralmente divorato questo libro. Esattamente, divorato. Capirete il perché della scelta del termine solo leggendo. L‟ho trovato affascinante, steampunk per certi versi, l‟autore ha tratteggiato un mondo quasi post atomico, dove non ci sono mutazioni, ma che indubbiamente merita l‟illustre citazione “Il sonno della ragione genera mostri”. In alcuni istanti mi è venuto persino in mente uno dei miei film preferiti: “Sfera”, con Dustin Hoffman. Naturalmente della favola di Collodi vi è quasi nulla, viene mantenuto il viaggio di Pinocchio (che nel libro non ha nome) in questa terra popolata da Sognatori umani che, come dei, sono in stasi e mutano la relatà con i propri sogni, spesso orribili e mostruosi. Si sa, fra i sogni spesso si nascondono anche gli incubi, in questo caso il Gatto e la Volpe, il primo in una inquietante versione di porcellana e la seconda a forma di orripilante bestia che si nutre all‟inizio degli intestini del creatore del nostro protagonista, un falegname di nome Polvere Gialla che ha sulle braccia tatuati gli strumenti che gli servono per lavorare il legno. Il protagonista inizia così una surreale avventura in un mondo grottesco, dove Mangiafuoco è un altro mostruoso sognatore e i suoi burattini alcuni dei pochi esseri umani sopravvissuti, costretti all‟orrore senza fine di essere allacciati ai suoi fili conficcati nelle carni e recitare per sempre Shakespeare. Il libro, breve, è un crescendo dell‟avventura che porta “Pinocchio” e il suo logorroico tarlo parlante verso la fine e, come indicato nella prefazione, arriverete sull‟orlo del baratro e guardando giù vi verrà da ridere.

Lascia la tua impressione su questo libro: http://www.satisfiction.net/blog/?p=120

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Sintassi Parte della grammatica che tratta dell‟organizzazione delle parole in unità superiori e dei loro rapporti reciproci. Le unità sintattiche fondamentali sono il sintagma e la frase. Una frase si compone normalmente di almeno due elementi basici: il sintagma nominale e sintagma verbale. Ad esempio, nella frase „la zia Alba mangia l‟albicocca, „la zia Alba‟ costituisce il sintagma nominale e „mangia l‟albicocca‟ il sintagma verbale (caratterizzato dalla presenza di un verbo). Una prima identificazione pone la funzione di soggetto al sintagma nominale principale; il rimanente costituisce il sintagma verbale, che a sua volta può comprendere parti nominali (come in „mangia l‟albicocca‟). Non c‟è corrispondenza stretta fra la natura di un componente, come si ricava dalla teoria delle parti del discorso, e la sua funzione sintattica: un nome può indifferentemente assumere la funzione di soggetto, di complemento oggetto, di attributo o di un altro complemento; a sua volta la funzione, ad esempio, di soggetto, può essere ricoperta da nomi, pronomi, aggettivi, persino avverbi. Il livello sintattico del linguaggio infatti è quello in cui è più evidente la differenza fra una struttura superficiale della lingua e una struttura profonda, individuata dalla grammatica generativa: le parti del discorso sono la rappresentazione superficiale della struttura profonda, costituita dalle funzioni sintattiche. Di conseguenza è tipica della sintassi di molte lingue una certa libertà nell‟ordine dei costituenti: per questo è equivalente dire „parto domani‟ o „domani parto‟, con una libertà che non è permessa ad altri livelli di analisi. Per la morfologia, ad esempio, è obbligatorio formare i derivati sul modello di „considera-zione‟, e non è possibile una forma come „zione-considera‟. Tuttavia ogni lingua tende a preferire un ordine fra i molti: quello normale italiano è soggettoverbo-complemento („la zia Alba mangia l‟albicocca‟), quello del latino è soggettocomplemento-verbo („anus Alba pomum armeniacum manducat‟); altre soluzioni sono possibili, ma in questo caso manifestano un particolare intento comunicativo „l‟albicocca, mangia la zia Alba (e non la mela)‟. Su basi tipologiche di questo tipo si costruiscono raffinate classificazioni delle lingue. La sintassi ha inoltre rapporti stretti, anche se controversi, con la semantica: è evidente infatti che esistono relazioni fra il lessico e le regole di composizione delle parole: ad esempio, una frase come „il tavolo mangia l‟albicocca‟, pur essendo assolutamente corretta dal punto di vista sintattico non ha però un significato ammissibile in italiano: si deve supporre che le regole sintattiche agiscano solo dopo altre regole, più profonde, che assegnano la compatibilità o meno dei significati delle parole.

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NUOVA SEZIONE PODCAST! Anche noi ci siamo aggiornati e convertiti al malefico podcast! D‟ora in poi verrete ammorbati dalla mia vocina petulante e noiosa *o* Non vi vedo adeguatamente riconoscenti, tsk! Bando alle ciance e ciancio alle bande, in QUESTA http://www.satisfiction.net/blog/?page_id=231 nuovissima e chiccosissima pagina in quattro colori moda potrete scaricare il primo dei nostri podcast, l‟audio del bando del primo concorso letterario di Satisfiction. Forza, accendete gli iPod e China iPod!

Satisfiction n° 2

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Il Prometeo della BIC – di Sambuca Flambé Il fumo, si sa, è un brutto vizio. Ed è per questo che sto cercando di smettere. Sono passato da 20 sigarette al giorno, a 15 il giorno dopo. Poi solo 5, ieri due, oggi nessuna. Meno fumo e più penso che ciò che c‟é scritto sui pacchetti (il fumo uccide, il fumo danneggia te e chi ti sta intorno, ogni sigaretta che fumi muore un gattino, eccetera) sia solo irriverente satira rivolta ai salutisti; del tipo “caro amico, leggi un pò cosa dicono di noi e poi gustati meglio la tua Camel Blue dopo una bella risata”, e non ridi solo tu ma anche i tuoi alveoli, che danzano felici nei polmoni perché il fumo gli fa bene, non male, li solletica stimolandoli a fare sempre meglio, a dare il massimo, a pompare aria sempre più forte verso le arterie sempre più ostruite. La sigaretta è sempre stata mia amica. Ogni volta che ne ho avuto bisogno lei era là, a rallegrarmi con i suoi sbuffi argentei. Mi distraeva nella fila alle poste, mi dava qualcosa da fare nelle notti insonni. E‟ stata la sorella che non ho mai avuto, quella a cui daresti volentieri fuoco ma di cui non puoi fare a meno. Nelle notti d‟estate, quando non riuscivo a dormire, e stavo ore e ore a fissare il tetto su cui, ogni tanto, una macchina di passaggio proiettava bande luminose che veloci passavano per la mia stanza e andavano via, sfanculizzandosi in qualche statale, in quelle notti, nel bel mezzo della malinconia, a un certo punto spuntava fuori lei, mi dava una carezza sulla fronte sudata, sorrideva, mi baciava appassionata e mi diceva: “ce l’hai”? E io annuivo, rapito e ansimante, prendevo l‟accendino e davo il via alle danze. Mi viene in mente la mattina dopo la notte di fuoco, che ti alzi e senti come un forno in mezzo al petto, la gola che grida e tu che non hai fiato, e te la schiarisci raschiandoti la laringe fino a sentire le corde vocali che si tendono come quelle di un violino. E poi senti una voce che esce da un pacchetto, “oh, povero caro, ti ci vorrebbe proprio qualcosa per riprenderti”, te ne infili una in bocca e come Prometeo dai il fuoco. E ad un certo punto capisci che forse non è l‟angelo che pensavi, che ti sei preso in casa una mantenuta sanguisuga che ad ogni bacio ti toglie il fiato non perché sia questo grande schianto, ma perché vorrebbe soffocarti, renderti i polmoni come uno straccio vecchio e poi fare il fuoco fatuo sulla tua tomba. Ma mentre lo pensi arriva lei, ti poggia le mani sulle spalle e te le stringe a massaggiarti, ti sorride, inclina la testa lasciva e ti fa: una sigaretta? http://www.satisfiction.net/blog/?p=225

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Concorso Satisfiction Prima Edizione – Bando Il sito internet Satisfiction, gestito da Daniela Barisone, organizza la prima edizione del Concorso Satisfiction, con a tema vincolante i VAMPIRI. Lunghezza dei racconti: tra le 2.000 e le 8.000 parole. Tipo di racconto: Vampiri, di qualsiasi genere e tipo. Vincoli: di nessun tipo se non quello di seguire la traccia. Generi ammessi: tutti, racconti comici/parodistici o erotici inclusi. Ci sono costi di iscrizione? No. Consegna racconti: entro e non oltre domenica 26 Settembre 2010. Numero di racconti per partecipante: da uno ad un massimo di 4 (quattro) Dove inviare: mandare i racconti a concorsi@satisfiction.net Formato del file: DOC o DOCX. Inserire nella mail: nome e cognome. Se non volete apparire con il vostro vero nome, siete pregati di fornire un nickname. Chi decide i vincitori: Daniela Barisone, Linda Rando (Writer‟s Dream), Debora Magini (Sognando Leggendo), Letizia Loi e Maka Davoli. Quando verrà comunicato il vincitore: in base al numero e alla lunghezza delle opere, tra Ottobre e Novembre. Satisfiction n° 2

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Premio: I dieci migliori racconti selezionati tra le opere inviate verranno raccolte in un ebook-antologia che verrà distribuito gratuitamente sul sito di Satisfiction http://www.satisfiction.net Inoltre verrà decretato un vincitore assoluto, il cui racconto verrà pubblicato sulla rivista gratuita online di Satisfiction. Tutti gli autori accettano di pubblicare secondo QUESTA licenza Creative Commons (dove per non uso commerciale si esclude l‟autore stesso, che rimane pienamente proprietario di tutti i diritti sulla propria opera). Scarica il bando completo in PDF -> QUI

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Contatti Puoi inviarci una mail per contattarci, chiedere chiarimenti, richiedere un'intervista o dare la tua disponibilità a diventare nostro collaboratore all'indirizzo

redazione@satisfiction.net

Al momento stiamo cercando nuovi collaboratori per curare rubriche di attualità, editoria, racconti e fanfiction. Cerchiamo anche recensori di libri e fanfiction e intervistatori. Contattateci se siete interessati. - Tutti i nostri collaboratori partecipano a titolo gratuito, chiediamo inoltre di fare network e portare anche le proprie iniziative, in modo da avere una sinergia tra siti.

Per fare richiesta di vedere pubblicato sul blog una poesia, un racconto o una fanfiction (rigorosamente one-shot, no a storie a capitoli) inviate una mail all'indirizzo

racconti@satisfiction.net. Non è necessario che i testi siano inediti. Occasionamente potremo decidere di creare piccole antologie free con i racconti inviati (ciò non avverrà ovviamente con le fanfiction).

Per inviare i vostri brani per il Concorsi letterari, inviate la vostra mail a

concorsi@satisfiction.net, specificando nell'oggetto il titolo del bando in corso e nel corpo della mail tutti i vostri dati ed eventuali domande e richieste.

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Un blog completamente dedicato alle interviste di autori esordienti e fanfiction, recensioni di libri, scuola di scrittura, contest letterari e molto altro! Fateci visita per leggere le interviste dei fanwriters e dei disegnatori più famosi del fandom e degli stessi che hanno avuto la fortuna di diventare autori esordienti! Leggi le news sui concorsi letterari più appetibili e cerca le info sulla scuola di scrittura. Il sito non è a scopo di lucro, aggiornato senza periodicità alcuna (e non corrispondente a testata giornalistica) dove si vuole raccogliere news ed interviste sul mondo della scrittura e della lettura.

http://www.satisfiction.net

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

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Il secondo numero della rivista online di Satisfiction.net

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