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Anno 1 n° 7

29 marzo 2014

Settimanale gratuito di attualità, politica e cultura della Sibaritide Direzione e Redazione: Via Galeno - 87067 Rossano (Cs) · Tel.: 0983/031127 · www.ecodellojonio.it · redazione@ecodellojonio.it · www.facebook.com/ecodelloionio

ROSSANO

AREA URBANA

SPORT

Il generale Graziano in politica

Interi quartieri degradati con disagio sociale

Rosalba Forciniti si racconta

Concorrerà nel centrodestra

Rossano e Corigliano hanno le loro Casbah

Bronzo olimpico 2012 “Amo Longobucco”

a pag. 6

alle pagg. 2 e 3

a pag. 13

La spazzatura rimarrà per le strade delle nostre città

Salta il bando rifiuti

La capofila Vibeco si ritira dalla gara regionale

Autocompattatore in discarica

a pag. 7

Ha da passà ‘a nuttata

H

a detto bene il premier Matteo Renzi quando ha esortato i calabresi a rimboccarsi le maniche. Da Scalea arriva un monito però cerchiamo di ragionare sugli ultimi eventi che vanno, purtroppo, in una direzione opposta a quella indicata dal presidente. La Calabria, dopo anni di commisariamenti per le politiche ambientali, ha voluto far da sé. Ha deciso di esportare rifiuti per un paio di anni, in attesa di poter attivare una rete di piattaforme in grado di dare autosufficienza allo smaltimento. Un’Ati risponde, con capofila una società di Milano, tre della regione. Insomma, tutto ok, si dirà. Sbagliato! La Vibeco di Milano dice “arrivederci e grazie”, si ritira lasciandoci in braghe di tela con le immondizie per strada, con i turisti che sbarcheranno al porto di Corigliano, grazie a Costa Crociere e non incrocieranno i rifiuti al porto, ma lungo il percorso turistico in borghi e città. Magnifico! Sul fronte opposto, comuni ex provincie e regioni, si affannano a progettare lo sviluppo urbano. Peccato che pensino solo a lampioni, marciapiedi, panchine, aree attrezzate e simili, dimenticando qualche metro più avanti il degrado, l’abbandono, l’emarginazione sociale, una integrazione impossibile. I milioni di euro, provenienti dall’Europa, costituiscono una Frecciarossa delle Ferrovie Italiane. Peccato che non si utilizzi un passaggio dorato per integrare nel tessuto urbano quartieri che rappresentano metastasi pericolose. Bubboni sociali che rischiano di scoppiare da un momento all’altro con una deflagrazione che potrebbe lasciare in tanti sul campo. Nel frattempo, aspettiamo che passi la nottata. Il Brigante


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L’ECO DELL’AREA URBANA

Un’area degradata ROSSANO – Il passeggio si sviluppa lungo viale de Rosis, la via buona di Rossano Scalo, rifatta da poco nell’ambito di un finanziamento da 14 milioni di euro di fondi Pisu. Un programma di lavori pubblici della vecchia giunta di sinistra, oggetto di un botta e risposta fra l’attuale amministrazione di centro destra e quella uscente. Programmi integrati di sviluppo urbano, che avrebbero dovuto dare sviluppo, appunto, ai quartieri degradati, a quelli in cui la disgregazione sociale ormai tocca livelli non più sostenibili. Oltre il torrente Inferno, poco al di sotto dei Giuseppini del Murialdo, sorge un Bronx, il Bronx di viale Margherita. Quell’insieme di case anni 40, quel dedalo di viuzze e vicoli, da cui un tempo si sviluppava il via vai verso la chiesa di San Giuseppe. L’area su cui insiste è molto estesa, perché ospitava un’avviata attività di vendita di materiale per l’edilizia. È noto a tutti che quelle case sono stracolme, specialmente nei periodi di raccolta degli agrumi, di extracomunitari come di cittadini dell’Est, che pagano per un posto letto, pur vivendo comunque in mille disagi. Ma la rabbia degli abitanti delle aree limitrofe, come dei commercianti, non si riversa solo su quel che accade quando qualcuno alza il gomito oppure litiga per l’apprezzamento pesante sulla propria donna. In molti, in tanti, si lamentano di quella scelta assurda e del perché, avendo a disposizione 14 milioni di euro, non si sia pensato di chiamare i proprietari dell’area, negoziare una proposta che contemperasse le esigenze di sfruttare le volumetrie utili, con la possibilità di realizzare, nel cuore dello scalo, un’area utile per eliminare i problemi che ci sono e interrompere questo angolo retto con due lati, costituito da viale Margherita e via Nazionale. A suffragio di queste tesi, sostenute dai tanti che hanno accolto i cronisti con un’area mista fra rassegnazione e rabbia, si portano gli esempi di Corigliano Scalo. Gli interventi visibili nelle aree ex Policastri e Miele, oggi

Emergenze sociali

LUCA LATELLA MARTINA FORCINITI

Veduta satellitare dello scalo. Nel tondo la zona interessata. A destra L’ingresso all’area da viale Margherita

Via Margherita e quelle case da bonificare Un’area degradata con problemi urbanistici e di integrazione assolutamente organiche ad uno sviluppo urbano degno di questo nome, un tempo opifici e depositi. Sul banco degli imputati viene messo, fra gli altri, l’assessore ai lavori pubblici del tempo Minnicelli al quale non si risparmiano critiche, anche per quell’impianto di illuminazione che accompagna la risalita in auto a Rossano centro. Privo di un percorso pedonale, dunque inutile e dispendioso. Lo struscio su viale Margherita è scomparso, lo testimoniano i contratti di affitto dei

magazzini abbattuti del 50%, e non solo per la crisi ormai cronica del commercio. A sera, in tanti vorrebbero vedere qualche gazzella e qualche volante in più, per avere un po’ di sicurezza. Poche traverse più avanti, la mensa della Caritas si affolla e, fra gli utenti, ci sono molti che vivono tranquillamente in città, non creano problemi, si sacrificano, evocando nella mente di tanti i nostri emigrati, costretti alla fine degli anni ’60, nelle baracche delle grosse città industriali del Belgio come della Germania.


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L’ECO DELL’AREA URBANA

ed un treno perso A Corigliano Alta molte zone risultano degradate

Immobili abbandonati Pericolo nel borgo

GIACINTO DE PASQUALE

CORIGLIANO – Il 9 marzo scorso, nel rione “Cittadella” del Centro storico cittadino, si è verificato il crollo delle murature interne di un vecchio palazzo, ormai abbandonato da anni.

Per fortuna il crollo non ha provocato danni a persone o cose, ma questo fatto è sintomatico di una problematica che in città si trascina, purtroppo, da oltre un ventennio: l’abbandono di molte case nei rioni più antichi di Corigliano Centro. Un abbandono che accomuna nu-

merose vicende storiche di altri centri abitati della nostra Calabria, interessati soprattutto tra gli anni 1970 e 1980, da un costante ed inesorabile spopolamento. In questa sede, non vogliamo occuparci delle cause di questo fenomeno, ma piuttosto far notare l’ ingloriosa e pericolosa fine che questo considerevole patrimonio immobiliare sta subendo e le relative conseguenze di natura igienico-sanitaria e sicurezza pubblica. Alcuni rioni rappresentano la parte più antica della città: “Rione Ognissanti” (foto), che sorge sulla collina del castello, zona antichissima; vicino al “Rione Ognissanti”, nella parte SudEst del colle si trova “Rione Castelluccio” che era la zona maggiormente fortificata. La “Giudecca” (sorto intorno al 1200) rappresentava il quartiere della comunità ebraica; il “Rione della Cittadella”, che ancora oggi si trova nella zona sottostante il complesso monastico della Riforma; “Rione S. Martino” e “S. Domenico”; “via Roma” – sorta intorno alla metà dell’Ottocento, che in passato era conosciuta come “via Nova” ed infine la zona prospiciente la Chie-

sa matrice di Santa Maria. Ebbene queste zone descritte hanno risentito dell’abbandono da parte di tantissimi cittadini coriglianesi. In linea di massima un abbandono dettato da nuove esigenze urbanistiche e quindi dalla necessità di vivere in un contesto diverso. Accanto a ciò, tuttavia, l’abbandono è stato dettato anche da motivi contingenti e di sicurezza. Infatti il 6 aprile 1990 a causa di un movimento franoso il sindaco dell’epoca, Franco Pistoia, fu costretto ad emettere nei confronti di 40 famiglie, ordinanze di sgombero delle rispettive abitazioni: da allora, purtroppo, quelle abitazioni sono rimaste totalmente esposte ad eventi climatici, agli animali, ai balordi, ai ladri e ai senza tetto. Dunque il problema dell’abbandono dell’ immenso patrimonio edilizio, come si diceva, è grave e si auspica che l’attuale amministrazione Geraci, l’affronterà al più presto, oltre ad avviare interventi mirati di bonifica. È necessario intervenire al più presto, perché queste zone di Corigliano Centro hanno tutto il diritto di tornare a condizioni di vita normale.


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Le eccellenze sanitarie

La Chirurgia del “Compagna” Guarasci: «Ai collaboratori chiedo di ascoltare i pazienti» Il direttore dell’Unità Operativa Complessa dell’ospedale di Corigliano Mario Guarasci

GIACINTO DE PASQUALE

CORIGLIANO – Mario Guarasci, medico cosentino, dal primo dicembre 1999 è primario del reparto di chirurgia (oggi ribattezzato UOC), presso l’ospedale “Guido Compagna” di Corigliano. Da allora ad oggi, l’unità operativa di chirurgia rappresenta, indubbiamente, il “fiore all’occhiello” del presidio ospedaliero ausonico. Al dottor Guarasci abbiamo rivolto alcune domande. Gli utenti parlano di professionalità e disponibilità da parte sua e di tutto il personale medico e paramedico dell’intera Unità operativa da lei diretta. Come intende lei la professione medica e cosa chiede

soprattutto ai suoi collaboratori? «Oggi la professione medica, e quella del chirurgo in particolare, è profondamente cambiata rispetto ai decenni scorsi. Alla base di questa affermazione ci sono tanti fattori ma, a mio parere due sono i più rilevanti: in primis le nuove esigenze degli utenti, che non solo richiedono di essere curati per la malattia diagnosticata ma, richiedono anche di essere compresi da vari punti di vista fisico, psicologico nonché estetico; inoltre, oggi l’utenza è estremamente informata sulle nuove tecnologie. Dunque, il ruolo del medico è completamente nuovo, basato su una corretta gestione delle disponibilità umane e strumentali, al fine di aumentare le conoscen-

ze e dimostrare sempre di più maggiore competenza. Ai miei collaboratori chiedo di dare sempre il massimo ascolto ai pazienti, essere disponibili, dare le giuste spiegazioni, descrivere le procedure che di volta in volta si individuano nella diagnosi e nella terapia». L’Ospedale di Corigliano molte volte è stato al centro di polemiche anche e soprattutto per ciò che concerne l’erogazione di prestazioni, ecco perché l’Unità Operativa Complessa di Chirurgia viene definita un’isola felice: a riguardo cosa può dire? «Io non so se la Chirurgia dell’Ospedale di Corigliano sia un’ isola felice. Posso dire però che il gruppo che coordino è costituito da dirigenti medici ed infermieri che danno sempre il massimo della loro professionalità, che rispondono alle continue sollecitazioni del sottoscritto e che lavorano posso dire quasi quotidianamente, oltre l’orario previsto dal contratto». Secondo lei cosa si dovrebbe fare in concreto per migliorare l’offerta sanitaria del nostro ospedale? «È difficile rispondere brevemente a questa domanda in quanto, purtroppo, le criticità presenti nella nostra

struttura sanitaria sono molte: riguardano il personale che risulta carente nelle varie unità operative, l’aggiornamento tecnologico, il potenziamento dei servizi diagnostici, l’angustia di alcuni locali in particolare quelli del Pronto Soccorso, che spesso è il primo “impatto” per chi entra in ospedale e la sensazione non è per niente piacevole. Purtroppo le scarse disponibilità legate all’attuale congiuntura del cosiddetto “Piano di Rientro”, non consentono nel breve periodo una risoluzione di tali problematiche». Entro la fine dell’anno dovrebbero partire i lavori per la realizzazione del Nuovo Ospedale della Sibaritide. Lei ritiene che questa nuova struttura porterà ad un miglioramento qualitativo delle prestazioni sanitarie, nella Piana di Sibari? «Riallacciandomi a quanto detto precedentemente, sono certo che con l’ospedale unico non avremo le attuali carenze strutturali: anzi il progetto prevede soluzioni d’avanguardia. Quanto ai contenuti spetterà a noi dirigenti medici, assieme a quelli aziendali, fare le opportune scelte di politica sanitaria per elevare il livello qualitativo delle prestazioni».

I numeri

Tanti interventi di alta chirurgia CORIGLIANO – Basta dare una rapida occhiata alle cifre prodotte dall’Unità Operativa Complessa di Chirurgia dell’ospedale di Corigliano dal 2010 al 2013, per rendersi conto di come giustamente un gran numero di pazienti decide di farsi operare da Mario Guarasci e dalla sua équipe. In quel periodo, sono stati numerosi gli interventi di media e alta chirurgia. Circa 2700 all’apparato digerente ed in particolare resezioni coliche e gastriche eseguite con la tecnica della laparoscopia, colecistectomie per via laparoscopica, resezioni delle vie biliari e resezioni epatiche. Per quanto concerne gli interventi di endocrino chirurgia, questi hanno interessato tiroidectomie, surrenectomie laparoscopiche. L’èquipe ha effettuato, inoltre, interventi all’apparato urinario, quali nefrectomie per neoplasie renali, prostatectomie sia per patologia benigna che neoplastica. Da rilevare che l’attività dell’Uoc ha riguardato anche la cosiddetta chirurgia ambulatoriale e chirurgia in day hospital, con 1200 interventi. Inoltre, in questi dati sono presenti anche interventi di altissima chirurgia, quali riparazioni dei grossi vasi addominali (aorta e vena cava) del tutto incidentali.


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«Paghiamo il Consorzio per un servizio inefficiente»

Le bollette dell’ente sono un incubo per agricoltori già tartassati da oboli

MARTINA FORCINITI

ROSSANO – Gestione dubbia dei servizi che, se non sono inefficienti, non vengono erogati affatto. Il problema del Consorzio di Bonifica della Piana di Sibari e Media Valle Crati passa da qui. È inutile dire che, alla luce di questa situazione, il pagamento dei tributi consortili risulta essere un obbligo quantomeno contraddittorio. Questi tributi, dunque, vanno pagati? La domanda l’abbiamo girata all’agronomo Pietro Simari, che ha provato a risponderci sulla base di una sentenza pronunciata dalla Commissione Tributaria della Provincia di Cosenza. «Alcuni agricoltori si sono consorziati ed hanno incaricato un avvocato di difenderli contro l’obbligo di pagamento dei tributi consortili. Il ricorso – spiega Simari – con sentenza di

Esiste un enorme contenzioso legale

Il bacino della diga di Tarsia

La Commissione tributaria orientata pro contribuenti

La foce del fiume Crati

primo grado è stato rigettato, in quanto questi balzelli per l’irrigazione non erano dovuti; tuttavia, i tributi per il funzionamento del consorzio andavano pagati. In secondo grado si è poi ritenuto che “la contribuzione, anche per soli fini istituzionali, deve essere subordinata al presupposto che gli

immobili devono risultare effettivi beneficiari dei vantaggi derivanti dal lavoro di bonifica già completato o da completare». In sostanza, la sentenza spiega come non si debba pagare se i beneficiari non ricevono vantaggi, neanche per i tributi finalizzati al funzionamento del consorzio.

«Il problema sta in primo luogo, nella frammentarietà delle nostre aziende, la maggior parte delle quali è piccola; in secondo luogo nella mancata redazione, da parte del consorzio, di un piano di classifica generale che stabilisca chi deve pagare cosa. Se questo piano non viene approvato e portato a conoscenza – si chiede l’agronomo – su che base il consorzio stabilisce quanto l’agricoltore deve pagare? Purtroppo, però, il solo agricoltore può comunque fare poco ed il consorzio gioca su questo. Infatti è ovvio che si preferisce pagare una tassa medio bassa piuttosto che assumere un avvocato per un ricorso e affrontare spese di gran lunga maggiori». Il servizio, quando non è completamente assente, in ogni caso è inefficiente. «Le acque del consorzio vengono dalla diga di Tarsia - spiega ancora Simari - che in questo periodo viene in-

quinata dalla fioritura, oltre che dalle erbe infestanti, i cui semi finiscono nell’acqua. Semi che entrano nei terreni, infestandoli. Non è detto, però, che in queste acque non vengano scaricati anche benzina, antiparassitari o altro». A suo dire, una soluzione al problema, pare esserci. «I singoli agricoltori potrebbero associarsi e assumere un avvocato che presenti il ricorso. In questo caso la spesa di ognuno sarebbe irrisoria. Si potrebbe così arrivare ad una sentenza che decreti l’illegittimità del pagamento e, addirittura, l’illogicità dell’esistenza di un consorzio che non eroga il servizio». Infine, Pietro Simari ha da dire anche su sindacati e associazioni di categoria: «Chi dovrebbe rappresentare il sindacato dei lavoratori agricoli ha abbandonato i suoi associati e sta assistendo allo scempio senza far nulla».

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Su e giù

Il generale Graziano scende in politica

Il comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato nel centrodestra LUCA LATELLA

ROSSANO – Nel numero scorso, abbiamo evidenziato la necessità che Rossano e questa area abbiano una capacità di scelta delle rappresentanze politiche. Scrivevamo del bisogno di una ricetta chiara e della abilità di “cuochi” in grado di dare finalmente corpo a politiche positive. La chiusura del tribunale, la sanità a pezzi, la perdita dell’Asl, come della Comunità montana, l’assenza di vie di comunicazione moderne e via elencando, rappresentano il curriculum negativo di un territorio che chiede una inversione di tendenza. L’obiezione più facile è che ci

vorrebbe un miracolo, ma intanto qualcosa si muove. È ufficiale che il Generale Giuseppe Graziano, dopo un prestigioso ruolo di dirigente generale alla regione Calabria, con un curriculum chilometrico approda nel centro-destra. Il Comandante regionale del Corpo forestale dello Stato di Calabria e Sicilia, farà il suo ingresso nel centro-destra con una volontà di spendersi in prima persona per la sua città e per quest’area, oltre che ovviamente per la sua regione. Si tratta di una decisione che filtra attraverso la discrezione che questo personaggio compìto ama usare. Il Generale Graziano non è aduso ai riflettori e non gli piace apparire. Al contrario,

preferisce essere. Nella sua lunga carriera, figlio di un democristiano convinto, si ritrovano incarichi di elevato prestigio: Dirigente di Settore Dipartimento “Politiche dell’Ambiente”, Presidente della Commissione di valutazione dell’ammissibilità dei ricorsi per la concessione dei contributi ai Comuni per la raccolta differenziata, Dirigente del Settore “Programmazione ed Indirizzo, Protezione della Natura, Sviluppo Sostenibile” del Dipartimento Politiche dell’Ambiente e tanto altro ancora da occupare pagine e pagine. Oggi tutta questa esperienza viene messa al servizio della politica, nella consapevolezza di dare un contributo fattivo ai programmi, ai progetti, insomma a quella necessità di intervenire presto e bene, dopo fiumi di chiacchiere, dopo tonnellate di parole e di slogan che richiamano i problemi di sempre: la 106, la ferrovia a binario unico, il porto, orfano del suo destino, l’agricoltura, ecc. Una giovane classe politica sta prendendo corpo, nella speranza di attrarre una rinnovata credibilità da parte di una opinione pubblica che, di andare a votare, non ha più voglia.

Luciano Pugliese. Il sindaco di Pietrapaola non si accorge, nemmeno dopo diversi mandati amministrativi, che un impianto sportivo polivalente potrebbe allietare i pomeriggi di tanti giovani, ospitare gare e tornei, attirare turisti, ormai rari, insomma consentire una utilizzazione di quelle migliaia di euro buttate al vento.

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Il generale del Corpo Forestale dello Stato, Giuseppe Graziano

Natalino Gallo. Con lui si può dire: Ok il prezzo è giusto. Il suo commercio di agrumi e frutta, rispetta e non affama gli agricoltori locali. Corretto, puntuale nei pagamenti, esercita un ruolo di intermediazione che è lontano mille miglia dallo sfruttamento dei suoi conterranei operato dai commercianti del nord Italia.

Associazione “Io non chiudo”. Il sodalizio che difende, sin alla prima ora il Tribunale di Rossano, non molla. Assedia le stanze del potere romano con una presenza costante di un gruppo agguerrito e mai pago. Manifesta la vergogna per la cancellazione di 156 anni di storia gloriosa. Chiedere il ripristino del presidio di giustizia.

Pietro Lecce. L’assessore provinciale al Turismo, ormai di ritorno a casa, non ha dato alla nostra zona un sistema turistico locale che la legge prescrive da oltre dieci anni. Un vero peccato, perchè avremmo avuto un marchio territoriale, ed una serie di vantaggi per i nostri operatori turistici costretti come sempre al fai da te.

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Chiara la volontà di offrire la sua esperienza per la città, per il comprensorio oltre che per l’intera Regione Calabria

Matteo Renzi. A parte alcuni volti stridenti al suo fianco sul palco, il premier da buon toscano, ha detto ai calabresi: Alzatevi e datevi da fare. Un invito espresso ad abbandonare le politiche col cappello in mano, le richieste agli altri di ciò che possiamo fare con i fondi comunitari e con le provvidenze ordinarie.

Maurizio Martina. Il ministro ha detto no alla pesca del novellame, senza pensare alle tante famiglie che vivono di questa rendita. Avrebbe potuto allargare le maglie di una rete troppo stretta, consentendo l’uso di mestieri a braccia. Da 100 anni si fa così e nessuno si è mai lamentato. Men che meno i pescatori che ci campano.

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La Vibeco si ritira dalla gara: i rifiuti ancora per le strade

La capofila milanese dell’Ati abbandona e sancisce la diserzione del bando GIANLUCA PASSAVANTI

ROSSANO – È ufficiale, la capofila dell’Associazione Temporanea di Imprese (ATI), Vibeco Srl di Milano, si ritira dalla gara per il trasporto oltre frontiera dei rifiuti solidi urbani. La gara viene considerata deserta e la Calabria rischia di presentarsi ai turisti quest’anno con un mare di rifiuti in ogni angolo del territorio. È questo il triste epilogo di una storia nata male e condotta peggio. La Vibeco dice addio alla Calabria, lo fa per il clamore suscitato da una operazione emergenziale, lo fa per le lungaggini burocratiche di un Assessorato regionale che, a distanza di oltre un mese da quel 22 febbraio 2014, data di apertura dell’offerta dell’Ati Vibeco, Ecoross, Calabria Maceri, BM Service, non è riuscito a chiudere la pratica. Cosa potrà accadere oggi è

Si riparte da zero con l’estate alle porte

Bucita ritorna in primo piano

La collina di Bucita

facilmente ipotizzabile anche senza leggere la sfera di cristallo. Intanto, le 750 tonnellate al giorno di rsu rimarranno per le strade. A

con certezza, quanti rifiuti convergeranno nell’impianto rossanese. Insomma, come in un grottesco gioco dell’oca, si ritorna al punto di partenza, solo che in questo caso il gioco ricade sulla pelle dei cittadini calabresi. Riflette danni incalcolabili sull’economia di questa regione, se si considerano anche le campagne di discredito che i media nazionali, con Gabibbi e simili, stanno conducendo ormai da mesi. A tanto si aggiunga l’ultimo evento che ha investito la Regione Calabria, con la decapitazione del suo governatore che, a breve, dovrà mettersi “a riposo”, salvo solcare i cieli di Bruxelles. Praticamente, una situazione drammatica, con l’estate alle porte e con tutti gli elementi igienico-sanitaBucita non arriveranno solo ri negativi a premere sui co130 tonnellate per come era muni e su gli stessi cittadini. stato previsto (in arrivo da Cosa potrà fare l’assesCorigliano e Rossano), ma sore Pugliano, è un mistero. non si è in grado di stabilire

Qualch sera fa, ha “autorizzato” l’inviato di “Striscia la notizia” a riprendere le discariche a cielo aperto, suscitando l’ilarità dell’intero Paese. Non c’è più tempo per scherzare, afferma un addetto ai lavori. Appena farà più caldo, scoppierà un’emergenza sanitaria, al cui confronto, quella di Napoli, diventa risibile. Le temperature elevate, daranno corpo a fenomeni incontrollabili. Dal canto suo, la Vibeco ha fatto sapere che mai e poi mai si impegnerà in una regione che ha dimostrato di non saper discernere fra emergenza ed interventi conseguenti e ordinaria campagna di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Un’ulteriore certificazione negativa che ci giunge da una società di rilievo nazionale. Un timbro che sancisce un punto di non ritorno che avremmo dovuto e potuto evitare.

L’ECO DELLO JONIO PUOI TROVARLO QUI: ROSSANO CENTRO STORICO Edicola Zito R. Tabacchi Marincolo G. La Drogheria Edicola cartoleria Bar Centrale di Provino L. Macelleria Montagna C. ROSSANO SCALO Capani La Gelateria Sesto Senso Tabacchi Edicola Galeno Bar Guetos Sporting Cafè Esso di Arturo Graziano Flow di Massimo G. Bar Ristoro Ospedale Bar Primavera Caffetteria Tagliaferri Maqueda Cafè Edicola Zito R. Welcome Bar Agenzia Viaggi Simet

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L’INTERVISTA DAMIANO MONTESANTO

CARIATI – A Filomena Greco, imprenditrice, chiediamo: è stato difficile, per una donna, essere ai vertici di una azienda considerata tradizionalmente a guida maschile? «Le difficoltà di una donna nel mondo del lavoro sono parecchie, a prescindere dall’ambito professionale in cui opera. Credo fortemente che l’impresa, così come ogni altra professione, non abbia sesso! L’imprenditore, maschio o femmina che sia, deve pensare alla crescita dell’attività aziendale, alla migliore commercializzazione dei prodotti, garantire il posto di lavoro, oltre che una sempre migliore qualità della vita ai propri collaboratori. Io mi ritengo fortunata perché sono inserita in un contesto d’impresa a conduzione familiare. Questa è la forza non solo de “iGreco”, ma soprattutto di Filomena Greco, imprenditrice, che si è collocata ai vertici aziendali grazie alla profonda stima ed al grande amore che regna tra i fratelli. Anche con i collaboratori non ho riscontrato particolari difficoltà; anzi, essendo tutti giovani, siamo riusciti a creare un team unito coinvolto nella mission aziendale, interessato al lancio di nuovi prodotti ed alla realizzazione di nuovi progetti. Non vorrei che sembrasse tutto rose e fiori; come donna ho dovuto stringere i denti per riuscire a centrare gli obiettivi». La sua azienda sta conquistando mercati importanti europei ed extraeuropei: qual è il segreto del suo successo? «Deciso il percorso di rinnovamento della azienda, ci siamo avvalsi di professionisti esterni nei diversi settori aziendali: ci siamo posti degli obiettivi e dei tempi di realizzazione. Abbiamo, quindi, scelto i consulenti migliori che il mercato offriva, sia nel campo dell’enologia che nel settore della comunicazione consapevoli che, affidarsi a dei professionisti che conoscono le dinamiche aziendali e del mercato, contribuisce in modo fondamentale alla scelta delle strategie ed al raggiungimento degli obiettivi. Nel settore dell’olio, invece, abbiamo basato tutto sulla nostra conoscenza personale e professionale, nata dall’esperienza vissuta dai noi direttamente sul campo, oltre che sul contributo di validi collaboratori interni alla azienda». Qual è il range della sua produzione? «Ovviamente prodotti di qualità, per poter emergere nel mercato globalizzato; ma in questo campo abbiamo avuto l’aiuto

Greco: «Puntare sulle eccellenze che la nostra terra ci offre» Filomena Greco racconta il percorso innovativo intrapreso dalla sua azienda

Filomena Greco

fondamentale del nostro meraviglioso territorio che riesce ad esprimere prodotti universalmente riconosciuti come eccellenze, sia nel settore oleario che in quello vitivinicolo. Il collante di quanto sopra si è detto è costituito da costanza, caparbietà, rischio ed intraprendenza». Gli scaffali della grande distribuzione sono pieni di prodotti di scarsa qualità, soprattutto per quanto riguarda l’olio e il vino: cosa ha da dire in merito e cosa propone per cambiare la situazione? «Occorre innanzitutto rilevare che gli effetti della crisi si sono riversati inevitabilmente negli acquisti quotidiani ed in primis sulla spesa alimentare. Nel settore agroalimentare, poi, si è verificato il più elevato abbassamento di acquisti di prodotti di qualità e, soprattutto, d’importazione. I nostri prodotti, per scelte aziendali, non sono presenti nella GDO tranne che, per una tipologia del nostro olio, all’interno dell’Esselunga. La GDO offre ciò che il mercato richiede; il problema rimane la politica dei prezzi, che la GDO pratica nei confronti dei produttori, che porta questi ultimi a rinunciare a collocare i propri prodotti di qualità negli scaffali. Affrontando i mercati esteri, ci si rende conto che il Made in Italy è più apprezzato

dagli stranieri, che dagli italiani. Ciò è dimostrato dal trend dell’export dei prodotti agroalimentari italiani degli ultimi due anni. Quindi, occorrerebbe far rilevare l’importanza economica di acquistare prodotti italiani, permettendo così alle aziende di continuare ad operare sul territorio nazionale mantenendo invariati e/o incrementando i livelli occupazionali». Ed in Calabria? «Noi calabresi non abbiamo avuto la lungimiranza di altre regioni d’Italia e mirare così sui nostri punti di forza: cioè turismo, cultura, enogastronomia ed agroalimentare. Negli ultimi anni, forse proprio grazie alla crisi, stiamo arrivando a capire le reali potenzialità di questi settori. La Calabria risente ancora di certi luoghi comuni che nel settore agroalimentare in cui operano “IGreco” sono fortemente rilevanti; quindi, in primis, è fondamentale produrre qualità, puntando sul territorio e mettendo in conto grandi sacrifici e tempi lunghi. In Calabria si tratta di fare emergere il senso dell’identità nazionale, soprattutto sul piano imprenditoriale, abbandonando la cultura del “piangersi addosso” o del “è tutta colpa degli altri”. La strada è lunga; ma, da inguaribile ottimista e donna, sono convinta che ci si riuscirà!”».


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sabato 29 marzo 2014

L’ECO DEL BASSO JONIO DAMIANO MONTESANTO

PIETRAPAOLA – Allo scalo di Pietrapaola, che d’estate aumenta la sua popolazione per la numerosa presenza di turisti, nel più profondo oblio giace un’opera che all’epoca è costata parecchio denaro, forse un miliardo delle vecchie lire. Si tratta di una struttura sportiva all’avanguardia, in quanto ospitava una pista per l’atletica (costruita in tartan) una per il lancio del martello, una per il gioco della pallacanestro, una per la pallavolo e per la corsa ad ostacoli, oltre ad un più comune campo da calcio. Peccato che nessuno abbia mai giocato in questa struttura o qui abbia mai praticato una qualsiasi attività sportiva. Difatti, completata l’opera di costruzione, quando si era prossimi al collaudo, un’esondazione del vicino fiume la rese praticamente inagibile. Da qui comincia l’odissea dell’opera. Per procedere al suo recupero, occorre obbligatoriamente superare il vincolo ambientale-idrogeologico, mettendo in sicurezza il fiume; e per fare ciò occorrono finanziamenti. Le varie amministrazioni, che nel frattempo si sono succedute, hanno ereditato l’opera e di conseguenza nessun finanziamento. Violentata dall’insipienza e dall’irresponsabilità tecnico-politica, spogliata di ogni arredo (infissi, sanitari e altro) utilizzati altrove, impoverita delle numerose attrezzature, restituisce oggi

Impianto fantasma Lo sport negato a Pietrapaola La struttura sportiva avrebbe potuto ospitare atletica leggera e vari sport di squadra ma non è mai entrata in funzione

L’impianto sportivo di Pietrapaola abbandonato a se stesso

un aspetto completamente stravolto anche per l’inesorabile passar del tempo. Le erbacce cresciute a dismisura e senza controllo fanno il resto. La costruzione di quest’opera, che sebbene si prestava ad un utilizzo territoriale e non esclusivamente comunale, in quanto facilmente raggiungibile, per la sua posizione strategica di

fianco alla SS 106 e quindi inserita nel tessuto urbano, aveva suscitato tanto entusiasmo. Si tratta di una delle tante cattedrali nel deserto, costruite ed abbandonate. A testimoniare ciò che doveva essere è rimasta solo la recinzione che serve a ricordare al passante distratto, che lì, probabilmente, c’è una struttura sportiva.

Il fatto, però, non ha suscitato e non suscita ancora alcuno sdegno da parte dei cittadini, né alcuna iniziativa da parte di autorità politicoamministrative, oltre che da organismi addetti al controllo della spesa pubblica. Infatti, molti soldi pubblici sono stati spesi e, nonostante ciò, rimane un’opera orfana come le tante

di cui è ricco il territorio, perché i padrini-sponsor della prima ora si defilano tranquillamente, di fronte a simili fallimenti, salvo poi ripresentarsi imperterriti, alle scadenze elettorali, per prometterne altre di maggiore valore o mostrarsi indignati per quanto accaduto. Così vanno le cose del mondo, a queste latitudini.


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L’ECO DELL’ALTO JONIO COME ampiamente anticipato nel numero 6 de “L’eco dello Jonio” (foto), Mons. Nunzio Galantino, Vescovo della Diocesi di Cassano allo Ionio, è stato confermato da Papa Francesco segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana per il prossimo quinquennio. Sabato 22 marzo avevamo dato notizia della conferma di Mons. Galantino, in un primo momento nominato “ad interim” dal Pontefice il 30 dicembre scorso.

Come anticipato

Mons. Galantino confermato segretario della Cei Il Vaticano ha dato notizia della nomina di Galantino “ad quinquennium” il 25 marzo. Il Presule nell’annuncio papale che lo ha designato ai

vertici della Cei viene indicato ancora come vescovo di Cassano allo Ionio. Da notizie in nostro possesso, l’incarico in Diocesi cesserà a breve.

A scuola di legalità negli istituti comprensivi di Amendolara e Oriolo

Il progetto sul tema “Noi cittadini consapevoli” è stato proposto dall’associazione “Libera” GIACINTO DE PASQUALE

AMENDOLARA – La scuola ha un ruolo centrale nel diffondere la cultura della legalità e della convivenza civile. Di conseguenza ha come obiettivo primario oltre all’istruzione, anche la formazione di cittadini protagonisti attivi della vita sociale. In una dimensione più specificamente europea, la scuola ha inoltre la responsabilità di contribuire alla coesione sociale attraverso una maggiore attenzione per le differenze che esistono tra le varie generazioni, diffe-

renze tra etnie, lingue, religioni e culture. Per tale motivo l’educazione alla legalità deve assumere una funzione nuova nel complesso della programmazione didattica ed essere uno snodo interdisciplinare ben integrato nei curricula. La cultura rende liberi, capaci di scegliere e di assumere le proprie responsabilità nella vita individuale, sociale e civile. È solo così che si aprono le porte alla cultura della giustizia e della legge. La scuola, presidio di legalità, è credibile nella sua funzione educativa solo

quando è in grado di proporre modelli positivi di comportamento nella tutela dei diritti e nell’esercizio di una cittadinanza attiva. Permette inoltre, lo sviluppo di un’etica della responsabilità che implica l’impegno a promuovere azioni finalizzate al miglioramento del proprio contesto di vita. In quest’ottica, si inquadra perfettamente l’iniziativa voluta per l’anno scolastico in corso, dall’Istituto comprensivo di Amendolara – Oriolo e dal Coordinamento provinciale dell’associazione “Libera”, oltre all’associazio-

Il comune di Oriolo

ne “Per lo Sviluppo dell’Alto Jonio (“U. Pagano”), di avviare un progetto per la promozione e la valorizzazione del concetto di legalità e di cittadinanza attiva, dal titolo ‘Noi cittadini consapevoli’. Il progetto che si colloca nella zona dell’Alto Jonio cosentino, prevede una serie di interventi messi in atto da vari protagonisti sia del mondo istituzionale che sociale presenti nel territorio ed attivi nel settore del contrasto alla criminalità, dello sviluppo territoriale, della formazione ed educazione, dell’animazione territoriale e della cooperazione.

Alla base della proposta, è la convinzione che la costituzione di una rete di istituzioni (enti, scuole, associazioni no profit, volontariato), sia di notevole importanza, in quanto sono ben radicati nel territorio e quotidianamente sono capaci di identificare problemi, bisogni e domande da tradurre poi in percorsi e progetti concreti. L’idea alla base della proposta è quella di mettere insieme alcune delle diverse realtà presenti nel territorio in un percorso di approfondimento, conoscenza e progettazione sociale.


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L’ECO DELL’ALTO JONIO

Disservizi a Cerchiara Quell’Ufficio postale che apre solo per tre giorni La popolazione in rivolta: pronta una petizione popolare GIACINTO DE PASQUALE

CERCHIARA – Una petizione popolare per richiedere l’apertura, in maniera continuativa, dello sportello postale situato nella Piana di Cerchiara. È questa l’iniziativa che intende portare avanti il sindaco della cittadina del Pollino, Antonio Carlomagno, per far fronte a un disservizio che sta coinvolgendo almeno 1300 persone. «Con questo gesto – ha spiegato il sindaco di Cerchiara di Calabria – cercheremo di porre all’attenzione di “Poste Italiane” quello che ormai è un vero e proprio disservizio per l’intera comunità. Difatti, per attuare il cosiddetto “piano di razionalizzazione” è stata decisa la chiusura per tre giorni alla settimana dello sportello della frazione di Piana di Cerchiara; tuttavia, si è riscontrato che, in molte circostanze “Poste italiane” non rispetta il calendario fissato e di conseguenza alcune volte lo sportello resta chiuso anche per una settimana intera. Questa situazione, come si può facilmente intuire,

Una veduta di Cerchiara di Calabria in alto Il sindaco Antonio Carlomagno

«Poste italiane non rispetta il calendario previsto» crea non pochi problemi ai cittadini». La petizione popolare, che sarà successivamente inviata alla sede centrale di “Poste Italiane” a Roma (ed anche alla sede

di Castrovillari), segue tutta una serie di azioni volute dall’amministrazione comunale di Cerchiara di Calabria, al fine di salvaguardare lo sportello postale. «I telegrammi inviati agli organi competenti e la richiesta di incontri con i rappresentanti di Poste italiane sul territorio – ha aggiunto Carlomagno – han-

A volte rimane chiuso per l’intera settiamana no prodotto pochi risultati; pertanto, abbiamo deciso di intraprendere questa iniziativa per tutelare le esigenze di un’intera cittadinanza. Lo facciamo anche spinti dalla

recente sentenza del Tar del Lazio (sent. n. 1117/2014) che ha disposto l’apertura dell’ufficio postale di San Pietro in Guarano, sperando che, ultimata la raccolta firme, dalla sede centrale di “Poste Italiane” possa arrivare un segnale. Non è possibile – afferma ancora il sindaco - che si creino ulteriori disagi e disservizi nei confronti di queste comunità che già da tempo soffrono un costante disinteresse da parte dello Stato centrale, con tutte le conseguenze che un atteggiamento del genere comporta proprio in termini di servizi erogati. Per una realtà come la nostra – afferma ancora Carlomagno- l’ufficio postale rappresenta un servizio fondamentale, non solo per ciò che concerne i servizi erogati, ma proprio per la funzione sociale che storicamente le “poste” svolgono. Io mi auguro – conclude il sindaco Carlomagno- che i cittadini rispondano in maniera convinta a questa nostra iniziativa che ritengo molto importante». I cittadini cerchiaresi possono firmare la petizione presso gli uffici comunali.


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L’ECO DELLO SPORT MARTINA FORCINITI

LONGOBUCCO – Sensibilità, simpatia, talento sono qualità che difficilmente troviamo in un’unica persona. Rosalba Forciniti, campionessa di Judo originaria di Longobucco, ci dimostra ampiamente di aver racchiuso in sé tutte insieme queste caratteristiche e, se il tutto non fosse già di per se delizioso, una bellezza genuina non poteva guastare. Viso pulito e solare, l’aspetto è quello di una ragazza calabra della miglior specie, Rosalba balza agli onori della cronaca nel 2012 quando, dopo una lunga strada di sacrifici, partecipa ai Giochi Olimpici di Londra e vince il bronzo nel Judo. Il suo piccolo paese natio, a cui Rosalba è affezionatissima, diventa così il fortunato testimone della prima salita sul podio delle Olimpiadi, di una donna calabrese. Una donna forte, di carattere, che ha sempre combattuto e non solo sul tatami. «Ho iniziato a praticare il judo a 8 anni – racconta la campionessa olimpica a “L’Eco dello Jonio” – e, chiaramente, a quell’età più che scegliere quale sport esercitare, ho seguito il consiglio di chi mi stava vicino. In principio mia madre era contraria perché ero già una ragazzina irrequieta e temeva che potessi diventare ancora più “selvaggia”. Tuttavia, dopo le titubanze iniziali, ho convinto i miei ad iscrivermi in una piccola palestra di Longobucco, “l’Olympians”, dove ho intrapreso gli studi. Da quel momento, non mi sono più fermata». Per assecondare le proprie

“Io, donna e campionessa olimpica” La Forciniti si racconta «Orgogliosa delle mie radici longobucchesi» passioni, il più delle volte, la strada che si imbocca non è quella più comoda e Rosalba, questo, lo sa bene. «Ho lasciato Longobucco quando avevo 14 anni – continua – e mi sono trasferita a Roma. Per poter completare gli studi, facevo la spola da una città all’altra: tre settimane nella Capitale ed una nel mio paese, in modo tale da essere pronta per le interrogazioni che mi avrebbero

permesso di conseguire così la promozione a giugno». Dopo il diploma, ottenuto fra grandi sacrifici, per Rosalba arriva il momento di spiccare il volo. Dalle prime vittorie e medaglie alla partecipazione ai Giochi Olimpici di Londra, il passo è breve e, se anche la sfortuna non va mai in vacanza, Rosalba sa come saltare a piè pari gli ostacoli. «Venti giorni prima dell’i-

nizio delle Olimpiadi mi ruppi una mano. Il mio primo pensiero fu “non ci credo!” perché durante la mia carriera non mi ero quasi mai infortunata gravemente ed il fatto che fosse successo ad un passo dal coronamento del mio sogno più grande, era quasi ridicolo. Non dissi niente a nessuno, perché quell’infortunio avrebbe potuto precludermi la possibilità di partire per Londra, e

quindi mi allenai con il gesso fino a qualche giorno prima della gara. Per fortuna è andata bene». Rosalba è legatissima alle sue radici calabre e, nonostante gli impegni la tengano lontana da casa anche per lunghi periodi, la sua gente è un punto fermo da non dimenticare. «Purtroppo vengo in Calabria molto poco, durante le feste, in estate o quando invitata agli eventi. L’accoglienza della gente, però, è sempre bellissima, i miei conterranei sanno come essere calorosi. È gente che non si dimentica». Per ultime, ma non per questo meno importanti, le sue considerazioni sugli affetti, a cui Rosalba dà il giusto risalto. «A volte la famiglia di un atleta viene relegata al ruolo di spettatore, mentre io ci tengo che tutti sappiano quanto i miei familiari siano stati importanti per me. Mio padre, in particolare, prendeva l’auto e mi seguiva dappertutto, anche all’estero, e per me ha fatto tantissimi sacrifici e rinunce economiche. A lui, a mia madre, devo moltissimo».

Brevi ROSSANO

CORIGLIANO

CORIGLIANO

A tre giornate dal termine, l’Odissea 2000 vuole raggiungere la salvezza matematica. E dovrà farlo sabato 29 marzo vincendo contro l’Augusta fra le mura amiche. Ma non sarà facile perchè i siracusani hanno bisogno di punti salvezza, per evitare la retrocessione diretta in Serie B. Non ci sarà Sapinho per squalifica.

Turno di riposo per la Pasta Pirro Corigliano che al termine del terz’ultimo turno potrebbe perdere la testa della classifica. Infatti il Latina che insegue a due lunghezze di distacco battendo sabato la pericolante Libertas Eraclea potrebbe tornare a guidare la classifica con un punto di vantaggio proprio sui coriglianesi.

Per la Caffè Aiello mercoledì 26 marzo a Potenza Picena è terminata, almeno per quest’anno, la stagione di A2. I rossoneri di coach Michele Totire sono stati sconfitti 3-1 in gara 3 valida per gli ottavi di finale play off, e quindi sono stati eliminati. Si chiude così una stagione sicuramente negativa per Tomasello e compagni.

Tre punti contro l’Augusta Pasta Pirro, turno di riposo e per l’Odissea 2000 è salvezza ma occhio al Latina

Cala il sipario sulla stagione della Caffè Aiello

AGENZIA SCOMMESSE SPORTIVE

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Tabacchi Galeno

Se no n scom mett i non V INCI

VIA GALENO - ROSSANO (CS)


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L’ECO DELLA CULTURA Itinerari storici di Samantha Tarantino

Castiglione, il fiero popolo dei Brezii

Anche a Paludi un “vallo” come quello di Adriano SAMANTHA TARANTINO

I

n pochi sanno che in varie regioni, dal Nord al Sud dell’Italia, popolazioni italiche caratterizzarono vari territori lasciando testimonianze del loro passaggio o della loro presenza. Ebbene, le notizie su di loro sono più numerose quando questi gruppi etnici rientravano nella politica di annessione della grande Roma che inglobava nel proprio territorio questi gruppi, costituendo le colonie. Anche nel nostro territorio rimangono ricche testimonianze dell’insediamento di svariate popolazioni italiche. Tra le più orgogliose e combattive si riconoscono i Brezii, che nel 356 a.C. co-

stituirono la lega Brezia, una sorta di riconoscimento federativo di questa popolazione italica su di un territorio che fino al V sec. si presentava piuttosto vuoto per insediamenti abitativi. I Brezii dunque, riconosciuti popolo dominatore di un territorio vasto come quello settentrionale della Calabria, pongono la propria capitale in Cosenza (356 a.C.), mentre eleggo-

no come roccaforte militare il piccolo possedimento di Castiglione di Paludi. Castiglione, negli anni spesso chiamata anche Città di Castiglio, proprio a testimoniare nel nome stesso una fortificazione militare, fa rinvenire i primi reperti alla prima età del ferro, periodo a cui risalgono 50 tombe (a fossa) con un corredo databile tra la fine del X e la prima metà del-

l’VIII sec. a.C. La frequentazione del sito si estenderà fino all’epoca romana, nel periodo tardo-imperiale, oltre a qualche traccia tardo medievale (VIII-IX d.C.). Tuttavia, il periodo più fertile per il numero considerevole di testimonianze restituiteci è tra il IV ed il III sec. a.C., momento che coincide con la creazione della poderosa confederazione, della capitale Cosenza e la scelta di Castiglione di Paludi come baluardo militare elevato. In genere le città più importanti venivano dotate di un sistema difensivo imponente, per far si che la roccaforte venisse controllata al meglio; ed infatti, la cittadella fortificata presentava un maestoso sistema murario (cinta) costituito da blocchi squadrati di arenaria, interrotto da due porte, di cui la più importante permetteva l’ingresso al centro attraverso una via principale; due grandi torri a pianta circolare, di cui è possibile vedere ancora la maestosità, stanno a difesa della via principale, mentre la presenza di una terza torre si trova nella più esterna dell’ingresso minore. La cin-

ta muraria correva intorno a due zone scavate (pianori) che riconducono ad una parte settentrionale in cui è stato recuperato un edificio a pianta semicircolare, probabilmente un teatro, in parte costruito ed in parte scavato nella roccia. Nella parte sudest trovano collocazione i resti probabilmente di edifici pubblici (colonnati), mentre tracce di abitazioni private si trovano nella parte sud, così come testimoniano i resti di vasellame, piatti e svariati oggetti di uso quotidiano che ancora oggi non è raro trovare mentre si passeggia per il vasto parco archeologico. Il fiero popolo dei Brezii subì un notevole contraccolpo durante gli anni della II° guerra Punica, fino al tracollo finale ad opera dei Romani, che fecero dei limiti settentrionali del territorio brezio, la Regio III (divisione romana dei territori). Ed è così che questa orgogliosa stirpe italica diede il nome all’intera regione Calabria (il Bruttium), lasciandoci un esempio di architettura militare tra i meglio conservati in Italia meridionale.


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LETTERE E AGENDA

“A Roma grazie a don Santo” Il Codex Purpureus al Quirinale: soddisfazione della Diocesi Viale Michelangelo, 33 - Rossano (cs) consiglia

FRANCESCA SAPIA

ROSSANO – Grande soddisfazione nella Diocesi Rossano Cariati, per l’esposizione, presso il Palazzo del Quirinale a Roma, del Codex Purpureus Rossanensis, nell’ambito della mostra “Le radici dell’Europa. Il messaggio di Atene e Roma”. A tal proposito, incontriamo don Pino Straface, direttore del Museo Diocesano di Arte Sacra di Rossano, per avere più particolari su un avvenimento così importante. Don Pino non nasconde l’entusiasmo per questo evento e accenna alla candidatura dello stesso Codice, come Patrimonio dell’Umanità, presso la Commissione Internazionale Unesco. Sostiene che gran merito di tutto questo lavoro di volorizzazione del Sacro Evangelario, spetta a Mons. Santo Marcianò, già Arcivescovo di Rossano – Cariati, attualmente Ordinario Militare d’Italia e, ad un lavoro incessante di tutti i membri della Diocesi stessa, il cui obbiettivo è quello di divulgare e far conoscere il più possibile, l’esistenza di un documento così antico, precisamente del V-VI seco-

Camilleri gioca a scacchi con l’imponderabile. Le strade del suo personaggio si moltiplicano, si confondono, si scambiano l’una con l’altra. Partono dalla giudecca di Caltabellotta, in Sicilia, e lungo il Quattrocento si inoltrano nei labirinti delle capitali, delle corti piccole e grandi, degli studioli umanistici, delle Accademie e delle Università; nella geografia politica della penisola italica e delle remote contrade di là delle Alpi.

Mons. Marcianò mostra il Codex Purpureus a Papa Francesco ed al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

lo d.C. Chiediamo quando, un bene di così alto valore storicoculturale, ritornerà a Rossano. Il Codice Purpureo è infatti in fase di restauro quasi concluso, presso la Icrcpal di Roma, mentre quello esposto nel Museo Diocesano è una copia. Il Museo a breve, verrà sottoposto a lavori di ristrutturazione. Il direttore ci rassicura che il Codice tornerà a Rossano, sua sede già dal XII secolo d.C, a fine restauro e auspica che i visitatori, 11.000 l’anno, possano aumentare, affinchè un’opera di tale valore possa essere cono-

Sellerio € 14.00

sciuta e visionata da più fruitori possibili. L’esposizione inaugurata il 27 marzo, presso il Palazzo del Quirinale, Sala della Rampa e Sala delle Bandiere, durerà fino al 15 luglio 2014. Organizzata dal Consiglio della conservazione del patrimonio artistico della Presidenza della Repubblica Italiana, è atta ad evidenziare l’apporto di cultura, arte e civilizzazione che Grecia ed Italia, Paesi a cui spetta a rotazione la Presidenza dell’Unione Europa nell’anno corrente, hanno dato al mondo.

Poche cose sanno identificarsi in un territorio come il vino. Cultura, tradizioni, costumi, storia diventano un tutt’uno e, sorso dopo sorso, si aprono al racconto per chi è pronto ad ascoltare e a meditare, magari socchiudendo gli occhi. In centoquattordici etichette una prima traccia di quante cose può regalare un bicchiere di vino: le suggestioni dei luoghi, i profumi della terra di cui è frutto, il lavoro di tante mani in cantina e in vigna, i sogni di quanti hanno concorso a realizzarlo. Rubettino € 9.90

Taccuino ROSSANO

ROSSANO

AMENDOLARA

ROSSANO

ROSSANO

“Mobilità ed infrastrutture nell’area urbana CoriglianoRossano e nella Sibaritide”: questo il tema di un convegno che si terrà sabato 29 marzo alle 17 presso l’Hotel Roscianum. Coordinato dall’assessore ai Trasporti Giovanni Forciniti, relazionerà il presidente della Provincia, Mario Oliverio. Le comunicazioni sono affidate agli ingnegneri Battista Iacino, Stefano Aiello e Claudio Le Piane

Sabato 29 marzo, alle ore 19,15, la IX edizione de “La città della musica” torna nello storico concio Amarelli per il concerto “Clarinettando - Suggestioni Sonore” del famosissimo clarinettista di origine argentina José Daniel Cirigliano. Nel corso della serata il musicista presenterà il Cd “Opere contemporanee per clarinetto”. La partecipazione è gratuita.

In programma domenica 30 marzo, alle ore 10,30, nella sala consiliare di piazza Antonio Sassone ad Amendolara, un convegno-dibattito dal tema “Grandi opere, sviluppo e territorio. Quale sostenibilità?” Previste le relazioni di Luigi Salvatore, consigliere comunale, Luigi Sisci, presidente della consulta ambiente comunale e di Antonio Laschera del comitato cittadino.

Nei locali del plesso della scuola primaria Petra si inaugura la biblioteca. Durante l’evento, previsto per sabato 29 marzo, alle ore 10, verrà dato largo spazio ai bambini, che racconteranno l’avventura che stanno portando avanti con i loro insegnanti. Nel corso della mattinata sarà, inoltre, celebrata l’importanza del libro come “mezzo di diffusione della cultura”.

L’Ancrel-Club dei Revisori, con il patrocinio del comune di Rossano, ha organizzato una giornata formativa su Anticorruzione e trasparenza. Giovedì 3 aprile dalle ore 9 nella Sala Rossa di Palazzo San Bernardino interverranno Giuseppe Antoniotti, Gennaro Bianco, Roberto Mastrofini, Nicola Middonno e Miryam Macella. Coordina Giuseppe Passavanti.

Infrastrutture nell’Au All’Amarelli concerto Sviluppo territoriale ne parla Oliverio di clarinetto in un convegno

Alla Petra si inaugura Giornata formativa la biblioteca a San Bernardino

Cinema

Farmacie di turno sabato e domenica 29-30 marzo

Rossano San Marco (0983.292986) Sala 1: Allacciate le cinture (ore 21) Sala 1: Tarzan 3D (17/19) Sala 2: Amici come noi (17/19/21) Corigliano Metropol (chiuso) Trebisacce Gatto (0981.500291) Belle e Sebastien (sabato e domenica ore 19.30/21.30) Cariati Cinema Teatro Cariati (chiuso)

Rossano Di Donato (0983.290772) Sab-dom (8.30-13/16.3020.00) Gallina (0983.64415) Sab (8.30-13) Forciniti (0983.520725) Sab-dom (24h) Paludi Ferrari (0983.62041) Sab (9-13) Cropalati Allevato (0983.61244) Sab (9-13)

Corigliano Scarcella (0983.80017) Sab (8.30-13) Romanelli (0983. 886297) Sab -dom(8.30-13/16.30-20) Paladino (0983. 81119) Sab -dom(8.30-13/16.30-20) Crosia Minisci (0983.42470) Sab (8.30-13) Gabriele (0983.42269) Sab (8.30-13) Trebisacce Calvosa(0981.51029)

Sab-dom (24h) Mandatoriccio Abbate (0983.994515) Sab (08.30-12.30/15.3020.00) Pietrapaola Scorpiniti (0983.90254) Sab (9-10) Villapiana Carlomagno (0981.556654) Sab (8.30-12.30) De Franco (0981.505025) Sab (9-12.30)

Cassano Maiuri (0981.71344) Sab (8.30-13) Persiani (0981.74041) Sab (8.30-13) Vaccarizzo Garetti (0983.84029) Sab -dom (24h) Amendolara Cloro (0981.911298) Sab -dom (24h)



L'eco dello jonio numero 7