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Anno 1 n° 6

22 marzo 2014

Settimanale gratuito di attualità, politica e cultura della Sibaritide Direzione e Redazione: Via Galeno - 87067 Rossano (Cs) · Tel.: 0983/031127 · www.ecodellojonio.it · redazione@ecodellojonio.it · www.facebook.com/ecodelloionio

ROSSANO

CORIGLIANO

JONIO

Troppi randagi paura e timori nelle periferie

Quella tassa di depurazione non dovuta

Comparto ittico e pesca in piena crisi

Il comune spende 26mila euro al mese

Municipio condannato alla restituzione

Tanti i problemi a Cariati e Trebisacce

alle pag. 4 e 5

A

Scegliamo i cuochi giusti

bbiamo affrontato con un approccio prudente, documentandoci ed attivando ogni nostro contatto qualificato: la questione del riordino delle diocesi. Contemporaneamente, ci siamo permessi di sottolineare l’esistenza di una diffusa preoccupazione per la mancanza di un arcivescovo a Rossano, dopo la prestigiosa nomina di Mons. Santo Marcianò a Cappellano Militare in Italia. In tanti ci hanno segnalato come le brutte notizie non arrivino mai da sole e che il processo di spoliazione della città di Rossano stia toccando livelli inimmaginabili. Abbiamo perso tutto e, se non torniamo a puntare su una politica in grado di battere i pugni, di alzare la voce, di far sentire le ragioni della città e del territorio, la nostra Caporetto è dietro l’angolo. Sarebbe troppo facile stilare l’elenco delle perdite, ricordare per esempio l’offesa al Liceo Classico “San Nilo”, cui sono stati tolti i gradi, la cancellazione dei 156 anni di storia del Tribunale rossanese, l’abbattimento dei livelli sanitari, che contemplerebbe l’installazione di ospedali da campo. Ma non vogliamo fare l’elenco della lavandaia. Preferiamo spronare le forze politiche, esortarle a sviluppare un piano organico per quest’area. Una ricetta semplice, che tolga gli slogan vecchi che la gente non vuole più sentire. Si parta dalle risorse, si faccia in modo di preservare quello che abbiamo di valore: mare, montagna, beni culturali, agricoltura. Poi, una volta scelti i cuochi adeguati, il risultato non potrà mancare. Il Brigante

a pag. 7

alle pagg. 10 e 11

Diocesi unica?

Preoccupazioni per l’attuale fase di riorganizzazione che interessa le diocesi italiane su indicazione del Papa

La Cattedrale di Rossano “SS. Achiropita”

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alle pagg. 2 e 3

Lounge Bar


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L’ECO DELL’AREA URBANA

Diocesi: scongiurare Mons. Marcianò ha assunto l’incarico di cappellano militare in Italia lasciando vacante l’Arcidiocesi di Rossano Presto lascerà Galantino

GIANLUCA PASSAVANTI

ROSSANO – Il 10 ottobre del 2013 Sua Eccellenza Monsignor Santo Marcianò, arcivescovo di Rossano-Cariati, è stato nominato Ordinario Militare in Italia ed ha salutato la sua gente il 24 novembre 2013 con una cerimonia in Cattedrale. Dunque l’arcidiocesi di Rossano-Cariati è priva del suo capo spirituale. Senza troppi giri di parole, un addetto ai lavori ci dice che prima del prossimo giugno la sede non verrà coperta perché ritualmente è necessario che si segua la prassi ordinaria, che richiede almeno sei mesi. Purtroppo, però, i rumors hanno preso corpo. Qualcuno ha iniziato a preoccuparsi della coincidente nomina del Vescovo di Cassano a Segretario della Conferenza Episcopale Italiana. Da notizie in nostro possesso, Mons. Nunzio Galantino il prossimo 24 marzo verrà confermato nel suo incarico e, per questo, dovrebbe lasciare la diocesi di Cassano, stante il gravoso lavoro che lo attende in tutta Italia. Il nostro Luca Latella ha ricostruito le varie fasi di riorganizzazione che la Chiesa ha inteso darsi ed il fatto che sia in corso una revisione delle diocesi ha acceso una serie di campanelli d’allarme. Un alto prelato ci ha dichiarato che, in sede di conferenza episcopale calabrese,

L’altare e il coro della Cattedrale di Rossano “SS. Achiropita”

A breve il vescovo di Cassano verrà confermato alla guida della Cei

Mons. Santo Marcianò e Papa Francesco

non si è mai parlato di accorpamenti ed in tanti fanno osservare che già l’arcidiocesi Rossano-Cariati è vasta, per cui ipotizzare un accorpamento con Cassano sarebbe alquanto arduo.

Però, le ragioni riorganizzative potrebbero avere anche il sopravvento, soverchiando le inopportunità di un territorio disgregato, di un’articolazione assai diffusa in Sila Greca come nella

piana di Sibari della Casa del Signore. Le gerarchie ecclesiastiche non si sbottonano. È, infatti, iniziato il lungo lavoro di tessitura di quella trama fitta, capillare, che porte-

rà alla nomina di un nuovo arcivescovo nella diocesi Rossano-Cariati. Per come spiega un fine conoscitore di questi percorsi, non è il caso di fare nomi, perché ciò significherebbe bruciare i possibili candidati. Rossano, pur vantando una storia ricca di Santi, Papi, in quest’ultimo periodo ha visto due ministri di culto assurgere al ruolo di vescovi, Mons. Luigi Renzo prima, Mons. Franco Milito poi. I due sono stati rispettivamente chiamati alla diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea l’8 settembre 2007 e alla diocesi di Oppido MamertinaPalmi il 4 aprile 2012. Certo rimane una viva attesa nel mondo cattolico e, appena la nomina verrà concretizzata e solo allora, saranno fugati tutti i dubbi di quei soggetti che ancora temono un colpo di mano, ipotizzano una decisione che veda prevalere le ragioni organizzative su quelle storiche e di affezione. In fondo, fa osservare un cattolico convinto, Cariati nell’anno 1979 rinunciò alla sua diocesi, subendo l’aggregazione con Rossano. Anche a quel tempo non mancarono i sentimenti di meraviglia sui quali prevalsero le ragioni organizzative. L’editore e la redazione tutta de L’Eco dello Jonio, partecipano al dolore che ha colpito la famiglia Caputo per la perdita della signora

Assunta Morfù


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ipotesi di “unione” LUCA LATELLA

ROSSANO – Le diocesi italiane sono state revisionate, l’ultima volta, nel 1985, ma già nel 1968, su richiesta della Santa Sede, la Conferenza episcopale italiana, oggi diretta dal vescovo di Cassano, Nunzio Galantino, aveva elaborato un progetto organico di revisione delle circoscrizioni diocesane. A seguito ed in applicazione dell’Accordo di revisione del Concordato Lateranense stipulato tra la Santa Sede e il Governo italiano il 18 febbraio 1984 in applicazione delle norme sugli gli enti, i beni ecclesiastici approvate con Protocollo del 15 novembre 1984, la Santa Sede ha compilato l’elenco delle diocesi italiane per le quali ha richiesto allo Stato il riconoscimento della personalità giuridica agli effetti civili. Da ormai trent’anni, dunque, è in vigore la revisione delle diocesi che oggi potrebbe contemplare l’accorpamento fra l’Arcidiocesi di Rossano-Cariati e la Diocesi di Cassano. Per come riportano i documenti del tempo, tutte le diocesi calabresi

Cariati fu annessa nel 1979

Rossano e Cassano già rivisitate nel 1985 sono state interessate da quella revisione (le diocesi di Cassano allo Ionio, le Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, Cosenza-Bisignano, Crotone-Santa Severina, le diocesi di Lamezia Terme, Locri-Gerace, l’Eparchia di Lungro, le diocesi di Mileto-NicoteraTropea, Oppido Mamertina-Palmi, San Marco Argentano-Scala, le Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova e di Rossano-Cariati) per dare risposte ad una sempre più crescente popola-

zione – parliamo degli anni ’60 – in Italia. Papa Paolo IV, pontefice in quegli anni, aveva iniziato a parlare di “numero eccessivo” delle diocesi, invocando una “fusione” in quanto risultavano troppe quelle esistenti (325). Per quel che concerne le diocesi dell’arco jonico, il 30 settembre 1986 con il decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, le due sedi di Rossano (eretta in epoca antica, nel VII sec.) e di Ca-

riati (eretta nel XIV sec.), già unite aeque principaliter dal 1979, furono unite con la formula plena unione e la nuova circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale, diventando parte della provincia ecclesiastica dell’arcidiocesi di Reggio CalabriaBova. Diversa la storia della Diocesi di Cassano (eretta nel X sec.). Il 13 febbraio 1919 in seguito all’erezione dell’eparchia di Lungro con la bolla Catholici fideles di papa Benedetto XV, la diocesi cedette i paesi di lingua albanese e rito bizantino che rientravano nel suo territorio. Il 5 gennaio 1973, le parrocchie lucane della diocesi sono state cedute alla diocesi di Anglona-Tursi ed in cambio sono stati aggregati a Cassano i paesi dell’Alto Ionio Cosentino. Il 4 aprile 1979 ha ceduto il vicariato di Scalea alla diocesi di San Marco Argentano. Il 30 gennaio 2001 con la bolla Maiori Christifidelium, papa Giovanni Paolo II ha elevato alla dignità di sede arcivescovile e metropolitana l’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano e la diocesi di Cassano all’Ionio è entrata a far parte della sua nuova provincia ecclesiastica.


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Troppi cani in giro: LUCA LATELLA

ROSSANO – Oltre trecentomila euro per circa 400 cani in albergo, mentre il resto “passeggia” per il territorio. Il fenomeno del randagismo, a Rossano, preoccupa e non poco, soprattutto le periferie in quanto più spaziose, meno frequentate ed i cani hanno tutto il tempo di radunarsi in branco. E sono proprio i branchi ad incutere maggior paura, soprattutto quando ci si imbatte in uno di questi, da soli, magari la sera. Il Comune tenta da anni di arginare il fenomeno del randagismo. Basti pensare che il canile che l’ente ha affidato ad una cooperativa (il contratto scadrà nel 2016) ospita 370 cani, spendendo circa 26mila euro al mese, dunque 3 euro giornalieri per ogni cane, per un totale di oltre 310 mila euro annui. Di recente, il Palazzo di Città ha sottoscritto un’altra convenzione con il canile “Quattro Zampe” di Paola proprio perché la struttura rossanese risulti essere satura, ma anche per particolari catture. Il tutto è compreso nel canone mensile di 26 mila euro. Presso il canile tutti i cani vengono microcippati e sterilizzati mentre non è completa l’anagrafe canina che, per legge, dovrebbe registrare tutti gli amici a quattro zampe presenti nelle nostre case. Presto partirà, probabilmente entro gli inizi di aprile, una campagna di sensibilizzazione del comune e l’inizio della microcippatura dei cani domestici. Un lavoro immane, insomma, per il canile comunale situato in zona Trionto, ma che probabilmente non basta a rendere più sicuri anche i giochi dei tanti bambini che tutti i giorni si divertono su Viale Mediterraneo. Proprio a Sant’Angelo – ad esempio – questo fenomeno è preoc-

Il canile comunale in zona Trionto

Rossano, in periferia il randagismo preoccupa tanto 400 cani costano 26 mila euro al mese A S.Angelo avvistati furgoni sospetti cupante e notato dai tanti, tantissimi rossanesi che qui si recano a far due passi per rimettersi in forma, oppure una corsetta ogni tanto. Il lungomare di Rossano, con il sopraggiungere della primavera e della bella stagione, da quando è stato risistemato, ospita tanti amanti dello sport all’aria aperta. Si approfitta, insomma, di una giornata soleggiata, dei primi tepori per rimet-

tersi in forma. Un “viavai” a tutte le ore, dall’alba al tramonto, per quella che è un’attività fisica che fa bene anche alla psiche osservando la bellezza del nostro mare, il crepuscolo, i tramonti o le albe dei più mattinieri. Tutto bello se non fosse per i tanti, troppi cani randagi che circolano liberamente, che si trovano lì perché evidentemente abbandonati dall’uomo, che quindi incutono un certo ti-

more – se non paura – a chi si avventura nelle zone un po’ più isolate del lungomare anche solo per allungare la passeggiata quotidiana. Le testimonianze “particolari” raccolte fra chi pratica ciclismo e jogging oppure fra chi si dedica ad una più “pigra” passeggiata, non sono affatto poche. Un signore in bici “l’ha appena scampata”. “Diversi cani di varie taglie, un branco – racconta – hanno tentato di aggredirmi subito dopo il ponte sul torrente Colognati. Per fortuna me la sono cavata, ma ho dovuto chiamare mio figlio, chiedendogli di venire a prendermi con l’auto”. “Ho avuto paura, mi abbaiavano e si sono solo avvicinati: non mi hanno aggredita, solo per il tempestivo intervento di alcuni ragazzi” è l’amara esperienza di una signora, impegnata a passeggiare con un gruppo di amiche, nel primo pomeriggio. A qualcuno, però, non è andata così bene. “Una settimana fa, durante la mia solita corsetta, quattro cani hanno tentato di mordermi. Fra terrore e panico, mi sono salvato salendo su un cassonetto dell’immondizia”. Tante, insomma, le esperienze più o meno negative, per quello che è un fenomeno, il randagismo, che preoccupa e non poco, ma che alla base ha la negligenza dell’uomo. Probabilmente non basta la struttura comunale adibita a canile: probabilmente il fenomeno stesso è più grave di quanto si possa prevedere. E non è del tutto infondato che , a quanto pare, più volte sarebbero stati avvistati di notte, o prima dell’alba, automezzi provenienti da altri Comuni intenti a liberare decine di cani in alcune zone della città, tra cui proprio Sant’Angelo.


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paura fra la gente A Corigliano il Comune spende 300 mila euro l’anno

Circa 550 i cani custoditi in un canile di Cassano per conto dell’ente GIACINTO DE PASQUALE

CORIGLIANO – Secondo la “Dichiarazione universale dei diritti dell’animale” l’abbandono di un animale è “un atto crudele e degradante”. In questo momento storico, benché si stia facendo molto a tutela degli animali con numerosi decreti legge e norme attuative che indicano l’abbandono degli animali come un reato punibile con l’arresto fino ad un anno di carcere e multe fino a 10mila euro e responsabilizzando così i proprietari degli eventuali danni, l’abbandono, nonostante tutto, non accenna a diminuire. A chi di noi non è capitato di incontrare animali feriti e lasciati inermi per strada oppure branchi di cani che si aggirano per le vie, o più spesso per le zone di campagna abbandonate e che quindi lasciati incustoditi possono rappresentare un pericolo? Purtroppo, anche la città di Corigliano non è immune da questa problematica che aumenta costantemente.

Un branco di cani nei pressi del porto a Schiavonea

Eppure il comune dal 2006 ha stipulato una convenzione con un canile privato di Cassano Jonio, come rifugio per cani senza padrone che qui trovano riparo. Tutto ciò comporta una spesa non indifferente per la comunità. Infatti, ad oggi,

il canile di Cassano ospita 550 cani con una spesa annua per il comune ausonico che supera i 300 mila euro. E allora viene spontaneo domandarsi il perché il comune di Corigliano non si doti di un canile nel proprio territorio? “Purtroppo – ci dice l’assessore alla protezio-

ne animali Marisa Chiurco – il canile da solo non basta ad arginare la piaga del randagismo. Infatti, bisognerebbe dapprima realizzare un canile sanitario, luogo destinato alle prime visite di controllo per i cani qui ricoverati. Dopo aver superato questa fase di “quaran-

tena”, i cani potranno essere immessi nel canile-rifugio. Ecco che allora – spiega ancora l’Assessore Chiurco – la struttura deve prevedere due fasi sanitarie molto importanti. Per fare ciò le attuali risorse disponibili sono assolutamente insufficienti”. Ma da solo, il canile non può fungere da deterrente. “In effetti è così. Per affrontare in maniera seria il fenomeno del randagismo è importante, oltre alla creazione di una struttura-rifugio, anche effettuare un censimento della popolazione canina. La polizia municipale, con la collaborazione di altre forze dell’ordine, dovrà monitorare i cani con proprietario. Sarebbe necessaria, in modo che gli ambienti urbani siano puliti, una raccolta sistematica dei rifiuti, tale da scoraggiare, inoltre, il ricovero casuale per strada degli stessi cani. Favorire la sterilizzazione dei cani vaganti prelevati, la microcippatura degli stessi e la loro relativa reimmissione sul territorio, nella zona in cui sono stati prelevati (ove ciò sia possibile). Ed infine, cosa più importante, intervenire nelle scuole promuovendo ed incrementando le adozioni responsabili da effettuare nei canili. Mi rendo conto – conclude l’assessore Chiurco – che fare tutto ciò non è facile, ma noi ci stiamo provando, perché questa, lo ripeto, è l’unica strada seria e valida per combattere il fenomeno del randagismo”.


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I 58 cinesi residenti hanno attività commerciali e sono molto riservati

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Su e giù

Mario Guarasci. Il primario di chirurgia dell’ospedale di Corigliano ed il suo staff dimostrano come le eccellenze siano presenti anche nella nostra sanità. Centinaia di interventi, capacità professionale, ottimo rapporto con l’utenza, lunghe liste di attesa, rappresentano le credenziali di un lavoro altamente qualificato.

Franco Pacenza. Gira gira, in ogni angolo della Sibaritide spunta l’ex onorevole. Quale che sia l’argomento, egli siede al tavolo della presidenza ed è sempre in prima fila, pronto ad alzare il dito e non solo. Attende, lo hanno capito tutti, con il motore acceso una ripartenza che, il rottamatore suo amico, forse gli negherà.

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ROSSANO - Chi sono? Dove vivono? Che cosa fanno? Domande che si sono posti un po’ tutti, almeno una volta. Vicini, colleghi, per molti persino amici, della vita del popolo cinese, uomini e donne dai grandi sorrisi, si vorrebbe conoscere di più, lungi dal dover ricondurre la loro vita all’abbinata riso e tecnologia. Nel tentativo di sollevare il velo su chi giunge in città dalla grande Cina, con alcuni dei 58 residenti a Rossano (fra questi, 30 sono donne e 28 gli uomini censiti all’anagrafe), abbiamo scambiato quattro chiacchiere. Con “Mario”, 38 anni, piccolo imprenditore, non è stato facile. Originario dello Zhejiang, una provincia orientale della Cina, è arrivato in Italia 20 anni fa. Da 5 anni circa vive a Rossano, dove è proprietario di un negozio di abbigliamento. Sposato con una figlia di 2 anni, confessa che a spingerlo a lasciare la Cina è stata sua madre. Non è chiaro se la sua condizione economica sia migliorata ma, dalle poche parole che riusciamo a strappargli, si evince che quella degli immigrati cinesi non è una comunità coesa. Non ci sono momenti e luoghi di aggregazione. Anche con la gente del posto, Mario non si è molto integrato e afferma che con i suoi clienti non ha alcun tipo di rapporto se non un cortese saluto quando entrano ed escono dal suo negozio. Ateo, ogni tanto va al ristorante ma in Italia le portate sono troppe, in Cina infatti hanno un piatto unico, a base di riso. Mario si trova bene a Rossano e fra un anno, forse, iscriverà sua figlia alla scuola dell’infanzia. Riusciamo a contattare Valery, una ragazza cinese di vent’anni fidanzata con un ragazzo di Corigliano. Lavora come com-

Anche Rossano ha la sua piccola Chinatown

Uno dei negozi gestiti dalla comunità cinese

messa in un negozio di abbigliamento, i cui proprietari sono anch’essi cinesi, Luigi e Monica. Luigi ci accoglie con un sorriso ed afferma di essere in Italia da dodici anni, in Calabria da quattro. Ha due bambini. Mentre poniamo le prime domande, Monica in cinese vieta al marito di rispondere. La stessa Valery non parla più, il ruolo di comando è della donna. Il fidanzato della ragazza conferma che nel nucleo familiare cinese, il ruolo tra uomo e donna è paritario, equilibrato. Persone cordiali con i dipendenti ma restie a parlare di se e della loro cultura con gli estranei. La sua fidanzata si è integrata senza alcuna difficoltà nella sua cerchia di amici e fami-

liari. Anche la commessa di un negozio di oggettistica in centro, una ragazza così timida da non averci rivelato il suo nome, si trova in Italia da diverso tempo e il suo ottimo italiano non può che confermarlo. Arrivata nel 2000, ha fatto la spola fra diverse città e a Rossano risiede da più di un anno. E’ sposata ed ha un figlio di 2 anni. Si trova bene in città e ha anche degli amici del posto, dice accennando un sorriso perché, se è vero che tutto il mondo è Paese, anche in Italia come in Cina “c’è gente buona”. Ha tutte le intenzioni di rimanere e la sua espressione irritata, mentre esclude l’ipotesi di ritornare in Cina, non può essere più eloquente di così.

Marco Minniti. Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega ai servizi segreti, confermato da Renzi, ha avuto una promozione per il suo lavoro puntuale e qualificato. Minniti è uomo di apparato, ma anche fine rappresentante delle istituzioni democratiche che rispetta, con un lavoro serio.

Matteo Salvini. Rozzo oltre ogni dire, incarna l’anima più antimeridionalista della lega. Un personaggio da evitare, specialmente quando si lamenta per i fondi destinati dal ministro Franceschini ai beni culturali del meridione. Dimentica le truffe delle quote latte ed il cerchio magico di Bossi, con gioielli e milioni di euro di dubbia provenienza.

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MARTINA FORCINITI FRANCESCA SAPIA

Antonello Ciminelli. Il sindaco di Amendolara può piazzare il suo vessillo sulla vittoria contro le trivellazioni indiscriminate. Alla testa di un movimento importante e di popolo ha fatto prevalere le ragioni del territorio su quelle dello sfruttamento selvaggio delle risorse. Una lotta impari ma vincente.

I beni culturali. Più che il nostro patrimonio archeologico, sono da mettere alla berlina le politiche di settore che hanno privato nel tempo il territorio della vera ricchezza che avevamo. Incuria, furti, abbandono e così via hanno ridotto Sibari come Paludi a notizie di cronaca internazionale. Dicendo ai turisti “state lontani”.


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Venditori ambulanti a Schiavonea

«Noi migranti, pienamente integrati»

La città di Corigliano ha accolto bene le comunità straniere GIACINTO DE PASQUALE

CORIGLIANO – La maggior parte dei lavoratori stranieri che risiede abitualmente nel territorio coriglianese è titolare di licenze commerciali di ambulantato; in città si contano almeno 130 licenze, suddivise equamente tra cittadini rumeni, senegalesi, marocchini, tunisini, egiziani ed altri. In molti preferiscono vendere la propria mercanzia, senza una fissa dimora, a causa della pressione fiscale. I cittadini con attività commerciale stabile sono in gran

parte di origine cinese, ma altri quattro hanno fatto la scelta di un’attività permanente: si tratta di un cittadino di origine marocchina e di altri tre di origine rumena. La comunità cinese ha, dunque, all’attivo sul territorio comunale una trentina di negozi, per cui rappresentano un numero cospicuo e pertanto saranno oggetto di un’inchiesta nei prossimi numeri del giornale. Fhaid, cittadino marocchino è uno di quelli che ha deciso di investire in un’attività commerciale stabile. Fhaid risiede a Schiavonea da molti anni e nel

suo negozio di bigiotteria, chincaglieria ed articoli vari, lavora anche il resto dei suoi familiari: “Ho scelto di aprire questo negozio - ci dice Fhaid - anche per dare un lavoro alla mia famiglia, mentre per me resta fondamentale il commercio ambulante”. “La scelta di avere una licenza di vendita ambulante e non a posto fisso – ci spiega Fhaid – è data soprattutto da motivi fiscali. Qui in Italia troppe tasse, troppi balzelli di vario tipo, e poi si guadagna di più attraverso le fiere e i mercati”. Al cittadino marocchino chiediamo se si sente accolto nella comunità di Schiavonea: “Mi trovo bene qui – afferma senza remore – non a caso ho scelto di aprire un’attività commerciale. Qui la gente è buona ed ospitale, io mi sono integrato bene, e così come me anche tanti altri lavoratori stranieri”. Nei pressi del Quadrato Compagna, sempre a Schiavonea, una famiglia di origine rumena, per esempio, ha aperto da qualche anno un negozio di generi alimentari rumeni. Kostel, che è il titolare, ci dice che gli affari vanno bene: “Da queste parti – afferma – i cittadini rumeni sono davvero in numero considerevole, quindi ho pensato che vendere i prodotti del nostro Paese, alla fine, poteva essere una buona idea. Ed in effetti la vendita c’è”. Alla domanda circa i rapporti interpersonali con i cittadini coriglianesi, risponde: “Sono buoni – afferma Kostel – qui basta che lavori, fai il tuo dovere e non disturbi, la gente ti vuole bene e fa amicizia con te. Io in questi anni qui a Schiavonea non ho avuto alcun tipo di problema. La gente è tollerante, affabile. Però ti devi saper comportare, essere onesto e fare il tuo dovere. Solo così non avrai mai problemi di alcun genere”.

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A Corigliano

«Il comune restituisca la tassa di depurazione» CORIGLIANO – Il comune di Corigliano, attraverso la Soget, reclama dagli abitanti del centro storico, il pagamento della tassa di depurazione, nonostante le svariate sentenze del giudice di pace, che condannano il comune alla restituzione di questa tassa. Queste richieste sono immotivate, poichè proprio nella parte più antica del paese, non esiste più un depuratore. Basandosi su questa motivazione, nei giorni scorsi, i rappresentanti di un movimento e di un Comitato civico, Giorgio Luzzi ed Alfonso Pietro Caravetta, hanno inoltrato alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Castrovillari ed alla sezione regionale della Corte dei Conti, un esposto-denuncia. I due esponenti Luzzi e Caravetta, sostengono nell’esposto che “con le sentenze n. 411/2011, n. 116/2013 e n. 205\13” (solo per citarne alcune), il Giudice di Pace di Corigliano, condannava il Comune di Corigliano al pagamento delle spese processuali e legali, provvedendo nel contempo, ad annullare le ingiunzioni di pagamento. Il G.d.P dott. Francesco Tocci riconosceva che la quota relativa al canone di depurazione, riconosciuta l’assenza di servizio, pertanto non è dovuta. Dunque, come si può notare dalle svariate sentenze, sembrerebbe proprio che il Comune di Corigliano, sia incorso più volte in condanne, ed in particolar modo, riguardo al già citato canone di depurazione di acque reflue. Questa problematica è presente in un Principio giuridico sancito dalla Corte Costituzionale con dispositivo “n° 335 del 10 ottobre 2008”. Così, confortati da questa e da altre sentenze, molti contribuenti coriglianesi hanno inteso ribadire quanto espressamente pronunciato dalla Corte suprema: “Questo esposto-denuncia si rende doveroso per la scarsa trasparenza amministrativa finora dimostrata e per l’atteggiamento omissivo e recidivo degli uffici che non evadono le richieste protocollate da parte di cittadini, associazioni e comitati civici, che interrogano l’Ente al fine di verificare quali impianti siano funzionanti e collegati in rete, legittimata a fronte di canoni di depurazione a tutt’oggi richiesti”.

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Amministratore Vincenzo Lapietra Direttore responsabile Luca Latella Hanno collaborato Giacinto De Pasquale Martina Forciniti Pietro Marincolo Gianluca Passavanti Francesca Sapia Samantha Tarantino

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L’ECO DELL’AREA URBANA GIANLUCA PASSAVANTI

ROSSANO – La storia di Gennarino Scorza, è poco nota, anzi a conoscerla erano, fino al 27 gennaio scorso, davvero in pochi, tranne, ovvio, i familiari. Questo tranquillo commerciante di pesce che fino a qualche anno fa accoglieva tutti con la sua aria riservata nella storica pescheria di via nazionale è stato un uomo coraggioso un eroe silenzioso che ha detto no alla libertà con disonore, accettando di essere internato in ben tre lager patendo 600 giorni di fame e stenti. Raccontiamola tutta questa storia che prende le mosse da quel fatidico 8 settembre del 1943, da quell’armistizio di Cassibile che lascia le truppe italiane in balia di se stesse. Gennarino, dopo aver combattuto in tutti i teatri di guerra, viene preso dai tedeschi il 19 settembre a Verona, in un albergo di un suo concittadino. Non accetta di mettersi da quella che considera la parte sbagliata dell’umanità e viene dapprima deportato a Mauthausen, poi a Bergen Belsen, quindi a Ravensburg nei pressi di Amburgo. Inizia la sua lunga odissea, il suo no convinto ad ogni pentimento che lo avrebbe portato a tornare in Italia a riabbracciare sua moglie, Achiropita Potentino, sposata in un breve periodo di licenza nel 1942, suo figlio Sarino che conoscerà solo quattro anni dopo la sua venuta al mondo. Internato con prigionieri Russi, in ogni momento avrebbe potuto dire sì alla libertà con disonore, ma non lo farà mai. Nemmeno quando gli stenti, il lavoro nelle miniere, intaccano i suoi polmoni. Una pleurite senza cure lo riduce a pesare poco più di venti chili. Accanto a lui un Tenente medico cosentino, con mezzi di fortuna aspira il liquido dai polmoni, mentre un cappellano militare, a rischio della propria vita, sottrae qualche genere di prima necessità e cerca di alimentare Gennarino. Poi quando tutto sembra precipitare con la capitolazione dei Tedeschi, nel campo di concentramento arrivano gli Alleati. Un Ufficiale Medico, Francis Scorza, prende in cura quello che solo dopo saprà essere un figlio di un suo zio. E’ il 5 aprile del 1945, Gennarino Scorza viene portato in un sanatorio e ci vorranno ben otto mesi perché si riprenda e possa tornare in Calabria. Assieme alla moglie, dunque,

Gennarino Scorza Una storia di resistenza Medaglia al valore per la sua scelta di dire no al pentimento con disonore

In alto Gennarino Scorza Sopra Mario Scorza, il Prefetto Gianfranco Tomao e il presidente della Provincia, Mario Oliverio

abbraccia un ometto di quattro anni che non aveva mai conosciuto. Gennarino rivede il suo Ionio, si mette al lavoro senza pause, mentre la famiglia cresce. A Sarino seguono altri sette figli, con un padre che rappresenta un esempio di coerenza e dirittura morale. Anni dopo la sua morte, il comitato presso la presidenza del consiglio dei ministri ha disposto il conferimento della medaglia d’onore all’internato militare Gennarino Scorza, con decreto del Presidente della Repubblica e con cerimonia ufficiale tenutasi presso il campo di concentramento di Tarsia in

data 27 gennaio 2014 il prefetto di Cosenza Gianfranco Tomao ha consegnato ai familiari la medaglia d’onore. Un riconoscimento postumo che, ripara a tante distrazioni che la società odierna si permette. Un popolo senza memoria non ha storia. Gennarino Scorza ne ha scritto un piccolo pezzo, con sacrificio ed a rischio della vita, un bell’esempio per i figli per i cinque nipoti che si chiamano come lui, ma anche per tutti gli altri, noi compresi. Chissà che fra tante vie e piazze intitolate a fiumi e mari, non si possa trovare traccia del passaggio di quest’uomo.


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L’ECO DEL BASSO JONIO DAMIANO MONTESANTO

Pesca a Cariati Un comparto in difficoltà

CARIATI – La pesca saprà resistere oppure è destinata a morire? La pesca è sempre stata, nel nostro comune, una delle attività più importanti che ha impegnato centinaia di nuclei familiari localizzati, prevalentemente, lungo la linea di costa. Il nucleo fondamentale di quella che oggi è Cariati marina, è storicamente costituito dalle famiglie di pescatori che abitavano vicino al mare. Con l’avvento dell’emigrazione di massa dei primi anni ‘60 del secolo scorso, questa attività ha subito un duro colpo, perché non in grado di competere con i redditi delle rimesse degli emigranti. L’avvento del porto, agli inizi degli anni ‘80, ha ridato linfa a questa attività ma ne ha, al contempo, mutato i caratteri genetici: non più le tradizionali motobarche, adatte alla pesca del pesce azzurro, con le lampare, secondo le tecniche tradizionali, o reti da posta, ma le più moderne paranze che con meno personale si possono adatta- Barche da pesca a Cariati re, non solo allo strascico, ma ad altri tipi di pesca. Purtroppo oggi questa Certamente meno poetica attività è in forte crisi, non della precedente, ma più red- tanto o non soltanto per la ditizia, la pesca con le paran- scarsa pescosità del mare e ze ha significato momenti im- le poche alternative al tipo di portanti nella trasformazione pesca, per l’alto costo dei cardelle famiglie tradizionali, buranti, ma per le normative miglioramento del tenore di europee sempre più stringenvita, nuova consapevolezza ti e vincolanti, preoccupate economica fondata, non più più di vietare che di favorisulla sopravvivenza, ma sulla re. Perfino normative, come formazione di reddito e sugli quella del fermo biologico, investimenti, con importanti che prevedono una forma di ricadute nella cantieristica, indennizzo per la sosta foragevolati anche dalle norma- zata non esplicano appieno i tive nazionali ed europee. loro effetti, sia per il ritardo

Penalizzano il blocco delle pesche “speciali” vere e proprie fonti di reddito annuali

con cui viene erogato, sia per l’incertezza dell’erogazione e nei confronti dell’armatore e nei confronti del pescatore imbarcato. “La crisi che colpisce il mondo della pesca – ci dice Gabriele Alterino, giovane presidente di una cooperativa di pesca – è causata da molteplici fattori, come ad esempio i regolamenti comunitari, sempre più stringenti, che mal si adattano alle tipologie di pesca che vengono praticate lungo le nostre coste. I

Locali Storici d’Italia

divieti della pesca al tonno ed al pesca del pesce spada per alcuni periodi dell’anno e il divieto assoluto previsto per la pesca del novellame di sarda (il bianchetto, sardella), ha messo in ginocchio l’intero comparto. A soffrire per questi divieti, sono non solo i pescatori, ma, ovviamente, l’intero indotto, ossia i commercianti e le aziende di trasformazione e commercializzazione di questi prodotti. Cosa veramente strana è che accanto a questi divieti non è stata prevista nessuna misura di accompagnamento, visto che ormai non si può pescare quasi nulla! Tutti questi divieti, sono stati calati dall’alto e, ovviamente i pescatori non li vedono di buon occhio”. In realtà forme di diversificazione dell’attività, come la pesca turismo, esistono e riescono a mettere in moto anche finanziamenti importanti a fronte di investimenti dell’armatore. Manca però la cultura necessaria per intercettare le novità e investire si

di esse. “C’è bisogno di una vera e propria rivoluzione culturale – aggiunge il presidente Alterino – per lasciarsi alle spalle una cultura fondata sull’assistenzialismo e il contributo a fondo perduto” . Oggi gli equipaggi sono tutti giovani, i figli spesso hanno sostituito i padri nella conduzione dell’attività, si sono ammodernati nella strumentazione e nella tipologia delle reti e di quant’altro occorre, ma ciò non basta o non è sufficiente. I giovani armatori non hanno ancora assunto la piena consapevolezza dell’impresa, che può avere finanziamenti, solo se è disponibile ad investire anche del proprio, come avviene per ogni altra impresa. “Il Fondo europeo pesca (Fep) – conclude Alterino, – dovrebbe essere ripensato e riformulato secondo le caratteristiche di ciascun paese membro. Le coste e i mari calabresi e italiani in genere, non possono essere paragonati a quelli danesi o norvegesi e viceversa. Il Fep per avere successo, dovrebbe aderire agli usi, costumi e tradizioni (in questo caso parliamo di pesca italiana) del Paese membro, anziché fare di tutti i mari un unico oceano”. Per assicurare un futuro alla pesca, bisogna scrollarsi definitivamente di dosso una certa crosta di assistenzialismo, duro a morire, e una certa dose di fatalismo di verghiana memoria, l’uno e l’altro non più in linea con lo sviluppo dei nostri tempi, e utilizzare , con intelligenza e sagacia , quanto messo a disposizione dalle norme comunitarie e nazionali.


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L’ECO DELL’ALTO JONIO Sono stati redatti due progetti per un porto turistico rimasti però idee sulla carta GIACINTO DE PASQUALE

TREBISACCE – Le barche non sono più di pesante legname ma di leggera resina. I vestiti per ripararsi dalla pioggia battente non sono più gli stracci di una volta ma anch’essi di plastica. Ma la fatica della lotta contro il mare è ancora quella antica. Parliamo dei pescatori di Trebisacce costretti ad una interminabile e impari lotta per poter sottrarre alla rabbia delle onde, le barche e le reti ogni qual volta lo scirocco ingrossa le onde e invade minacciosamente la spiaggia. Per non parlare dei danni provocati dalle mareggiate che hanno già ingoiato e distrutto gran parte della zona terminale del Lungomare. Tutto questo si verifica perché la cittadina jonica non dispone di un porticciolo in grado di accogliere la marineria e di soddisfare la domanda del turismo da diporto, che certo non manca e che potrebbe diventare un punto di forza dell’economia locale.

Delle barche sulla spiaggia di Trebisacce

A Trebisacce il settore ittico in piena crisi

Da anni la marineria del centro dell’Alto Jonio già penalizzata dalla sardellina attende un porto

È da oltre un trentennio che i trebisaccesi accarezzano il sogno del porto. Infatti, in varie occasioni le amministrazioni che si sono succedute nel tempo hanno fatto sperare nella realizzazione di questa struttura, ma a conti fatti i progetti sono rimasti ancora nel cassetto e chissà se l’argomento verrà mai ripreso. Parliamo di ciò perché uno dei più gravi problemi con i quali i pescatori trebi-

saccesi devono fare i conti quotidianamente è proprio il porto. Chi vive di pesca sa benissimo l’importanza fondamentale che una struttura del genere riveste. In effetti per vari esponenti della marineria locale, l’argomento principale è decisamente il porto. La marineria locale, purtroppo, va diminuendo in numero di addetti e di imbarcazioni anno per anno.

Rimane in attività solo chi il mare lo vive dentro, ma è chiaro che di ricambio generazionale non è proprio il caso di parlarne. “Accanto al problema del porto – ci dice Giovanni, un pescatore di 50 anni – abbiamo tutta una serie di questioni che con il passare del tempo stanno facendo morire la piccola pesca calabrese e non solo quella trebisaccese. Avevamo puntato molto sulla sardella

ma, da due anni, non la possiamo più pescare. Tutto ciò è stato un grave danno in termini economici. Attraverso le nostre associazioni di categoria abbiamo chiesto degli aiuti, sotto forma di incentivi o di sgravi fiscali, ma fin qui di concreto non abbiamo visto nulla. È chiaro che in un quadro di crisi profonda come quello attuale io credo che saranno ben pochi i pescatori, non solo trebisaccesi ma anche calabresi, che potranno continuare a praticare la pesca come professione”. Per tornare al porto che non c’è, abbiamo saputo che non uno, ma ben due erano i progetti, pronti per essere finanziati: il primo, lo aveva redatto “Italia Navigando”, una società del settore specializzata nella costruzione di porti turistici in Italia, ed il secondo lo aveva invece realizzato una società privata, la “Five Resort srl”. Sia il primo che il secondo progetto sono rimasti solo alla fase progettuale, mentre i pescatori continuano a dannarsi ogni qual volta il mare alza la voce.


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L’ECO DELL’ALTO E DEL BASSO JONIO Da tempo le due vie di accesso al paese sono disagiate

Un’impresa raggiungere Scala Coeli SCALA COELI – Raggiungere Scala Coeli, piccolo centro nell’entroterra jonico, diventa sempre più un’impresa. Pur esistendo due collegamenti con la costa, la S.S 108 ter e la strada comunale che parte dalla S.S. 106, all’altezza del bivio in località S. Leo, il piccolo centro montano risulta isolato perché entrambe le strade non sono praticabili. La S.S. 108 ter, che passa dal comune di Terravecchia, è interessata, ormai da qualche anno, da un movimento franoso che in alcuni tratti rende molto precaria la circolazione, limitata, peraltro, a mezzi di piccole dimensioni. La strada comunale, invece, che passa per la frazione di S. Morello, oltre ad avere gli stessi problemi della S.S. 108 ter, cioè GIACINTO DE PASQUALE

TREBISACCE – Un territorio coperto da ben 17 comuni che sente vivo il problema del disagio sanitario e del conseguenziale vuoto che da esso ne deriva (nel momento in cui si chiudono delle strutture sanitarie), vedrà discussa, dopo nove mesi dalla sua presentazione, la petizione per la riapertura dell’ospedale Chidichimo di Trebisacce. Questa sarà sottoposta all’esame del Parlamento Europeo e martedì 1 aprile Rossella Ciacci, esperta di politiche europee che vive tra la Calabria e Bruxelles, sarà lì per rappresentare tutti coloro che «non vogliono arrendersi dinnanzi all’inattività istituzionale e credono che ogni azione, purché nell’ottica di un sistema operoso e condiviso, non debba lasciarsi intentata. Ho lanciato l’idea di questa iniziativa – afferma la Ciacci – con la consapevolezza che sebbene il problema, per la complessità che presenta, non rientri nella

movimenti franosi tra la frazione e il capoluogo è interdetta alla circolazione perché, pare, non sia stata mai collaudata e quindi è priva della necessaria agibilità. E pensare che la strada, di pochi chilometri, è stato il sogno inseguito dagli abitanti del comune capoluogo e da quelli della frazione, perché rompeva un isolamento storico che costringeva, prima della sua costruzione, i cittadini a fare un lunghissimo giro arrivando sulla SS 106 per poi risalire. I cittadini, per raggiungere Cariati e la costa, in genere, sono costretti a fare la strada che attraversa l’abitato di Mandatoriccio raddoppiando quasi il percorso. Queste condizioni producono esasperazione nella popolazione ed enor-

me disagio e pericolo perché spesso e volentieri, quasi sempre, l’alternativa per Mandatoriccio non viene praticata e le due strade, non agibili, vengono tuttavia utilizzate. Chi deve provvedere a mettere in sicurezza le strade? Chi deve vigilare affinché la circolazione veicolare avvenga in sicurezza? Ma soprattutto, a quale santo devono votarsi i cittadini di Scala Coeli perché venga loro garantito il diritto alla mobilità e alla libera circolazione? Per quanto tempo ancora, cittadini dello stesso comune non possono incontrarsi se non dopo aver percorso decine di chilometri di strade dalle condizioni precarie? Sono tutte domande che vogliamo porre con forza, in una regione e in un territorio, che spesso balbettano di sviluppo, di turismo, di ambiente e di altro e poi non sono in grado di garantire i diritti minimi ai cittadini. Ma chissà, avvicinandosi le elezioni europee e poi quelle regionali... forse. d. m.

Ospedale di Trebisacce: ad aprile il Parlamento Ue affronterà il problema

Il legale Rossella Ciacci da tempo sta portando avanti la battaglia per la riapertura del nosocomio

L’ospedale “Chidichimo” di Trebisacce

sfera delle competenze della legislazione europea in senso stretto, meritasse di essere comunque sollevato ad una sfera più ampia, per la sua stessa

natura, che vede violato un diritto fondamentale, quello alla salute, che non può essere legato ad una territorialità e ad una nazionalità specifica.

La petizione – aggiunge dopo aver ringraziato l’on. Erminia Mazzoni per l’impegno profuso nel voler portare al dibattito la petizione – me-

ritava di essere sostenuta con coraggio, altrimenti sarebbe rimasta immobile nella trafila dell’imponente macchina burocratica comunitaria. Il Parlamento Europeo – continua Rossella Ciacci – nei giorni scorsi ha chiesto all’apposita Commissione per le Petizioni di esperire un’indagine preliminare sulla materia della petizione ed il fatto di aver concesso la possibilità di adire al tavolo della discussione appare un ottimo traguardo. Non è il caso – conclude – di alimentare false speranze, perché questa petizione sin dall’inizio aveva l’obiettivo di tenere viva la questione e sollecitare risposte finora mai ricevute a livello nazionale. In questo caso però avrà il merito di aver creato un “precedente” importante di dibattito a livello europeo». Quale potrà essere la decisione nel merito dell’organismo europeo è davvero difficile da stabilire, di certo però è già un dato non trascurabile che la vicenda sia affrontata in ambito europeo.


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L’ECO DELLO SPORT

Una giornata appesi a tavola e vela

GIANLUCA PASSAVANTI

ROSSANO – Sprazzi di sole caldo ci ricordano che viviamo in questa regione straordinaria ed anche che la bella stagione è ormai alle porte… mare sole sport e vento!! Quello stesso vento che ai più risulta fastidioso ed inutile, viene salutato con gioia da una piccola “comunità” che sta crescendo, anno dopo anno, stagione dopo stagione, anche qui a Rossano: i kiters. E’ sera mentre parlo con il “guru” del kitesurf e degli sport acquatici in generale, Sandro Tinari, ma lui è già informato sulle tendenze e sulle intensità che “zio Eolo” ci proporrà nei prossimi giorni. Sandro bisogna tenersi informati sulle condizioni quotidianamente? Si, esistono siti specializzati che monitorano le condizioni climatiche con grande precisione, anche se il vecchio “tam tam” risulta ancora il metodo più efficace. I vecchi segnali di fumo per intenderci? Ride, non esattamente, gli amici che abitano sulla costa, Cariati, Punta Alice, Strongoli, Cirò e Crotone sono sempre pronti ad avvisarci sulle condizioni, il vento sulla costa jonica per fortuna non manca ma bisogna trovare le condizioni giuste. Appuntamento per l’indomani mattina allo “Spot NA MURRA”, lungomare di Rossano. Eccitato come un bambino nel giorno del suo compleanno preparo l’attrezzatura e raggiungo gli altri amici, Paolo, Mino, Stefano, Giovanni, Antonio, Felice, che sono già operativi intorno al Guru… Si respira una bella aria, amicizia, gioia di essere lì, oltre a

Il Kitesurf sempre più in voga: sport evoluzione del windsurf tanta trepidazione nell’attesa di capire quale sarà lo spot giusto per una bella uscita con il kite.. Rossano oggi non promette nulla di buono ed allora, dopo un bel caffè siamo tutti pronti a spostarci. Prima tappa Punta Alice! In quaranta minuti arriviamo a destinazione. La location è da urlo:un antico faro domina la costa, giù la spiaggia si divide in due insenature che vanno a creare una punta, spiaggia bellissima, incontaminata e tutta per noi, sole, mare amici, cosa

chiedere di più? Forse un po’ di vento… Posti del genere, in altre realtà, sarebbero sicuramente valorizzati meglio: ma questa è un’altra storia. Il gruppo arrivato a destinazione segue delle dinamiche ben precise, tutti intenti a gonfiare le vele, stendere i cavi ed indossare mute e trapezi. Sandro è il primo ad incitarmi a preparare l’attrezzatura. Io un po’ titubante preparo il mio kite, ma…. Non vedo vento... Sandro mi bacchetta e fiducioso mi dice che tempo quindici mi-

nuti e saremo in acqua... Nostradamus è un dilettante al confronto, dodici minuti di orologio ed Eolo si presenta a noi in tutta la sua imponenza. La comunità rossanese vanta un team di tutto rispetto ed ecco che i più bravi sono già intenti a provare figure e manovre da freestyle. Io invece,mi accontento del vento nelle mani, del silenzio e della tranquillità che solo il mare sa regalare e mi riempio gli occhi di tutto ciò che mi circonda. La giornata scorre veloce e la stanchezza

non si fa mai sentire, celata dall’adrenalina che questo sport meraviglioso regala… raccolgo la mia attrezzatura, il sorriso non abbandona mai il mio volto e quello dei miei amici.Mi fermo un altro po’ a contemplare il nostro splendido mare: all’orizzonte due delfini sembrano quasi surfare sulle onde, il loro stile è ineguagliabile.Con questa immagine negli occhi prendo la via di casa: domani chissà quale sarà la spiaggia giusta, noi saremo comunque pronti, aloha riders!

Brevi ROSSANO

CORIGLIANO

CORIGLIANO

ROSSANO - Ad Isernia, contro l’Aesernia calcio a 5, l’Odissea 2000 tenterà di recuperare i punti persi in casa contro Lucera, in una gara che sembrava già vinta ed alla fine solo pareggiata. I play off sono distanti sei lunghezze e tutto è ancora possibile per i ragazzi di Nelsinho, a patto che non si sbagli più.

CORIGLIANO - Quart’ultimo atto del campionato di A2 che potrebbe riservare delle novità in vetta alla classifica. La Pasta Pirro Corigliano sabato 22 è impegnata in casa contro Potenza e quindi con l’opportunità di ottenere la diciottesima vittoria stagionale, ma con grande attenzione ai risultati degli altri campi.

CORIGLIANO - Tutta la stagione nella gara di domenica 23 marzo al Pala Corigliano contro i marchigiani del Potenza Picena. I rossoneri sono chiamati a vincere altrimenti verranno eliminati dalla corsa play off per un posto in A2. Sconfitti mercoledì nelle Marche gli uomini di Totire sono chiamati a dare una svolta.

Odissea 2000 a Isernia per recuperare terreno

Pasta Pirro ospita Potenza ma attenzione alle altre

Play off: Caffè Aiello, gara da dentro o fuori

AGENZIA SCOMMESSE SPORTIVE

URA APERT R CORNE O V O NU IVO SPORT

Tabacchi Galeno

Se no n scom mett i non V INCI

VIA GALENO - ROSSANO (CS)


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L’ECO DELLA CULTURA Itinerari storici di Samantha Tarantino

Broglio di Trebisacce Origini di prestigio

I primi insediamenti risalgono all’età protostorica SAMANTHA TARANTINO

N

ei libri di storia, spesso, capita di leggere e memorizzare senza capire, le distinzioni fra le varie età e periodi che suddividono le epoche storiche (età del rame, età del bronzo, età del ferro). Capire il perché questi periodi vengano distinti in tale modo, sembrerebbe scontato e soprattutto a molti è ignoto che anche la Calabria ed in particolar modo il versante ionico, abbia conservato testimonianze notevoli di queste età così remote. Dopo la scoperta del rame, lo stagno è il secondo metallo conosciuto dall’uomo preistorico: dall’unione di questi due minerali si ottiene il bronzo, una lega più dura del rame e

dal caratteristico color dorato. Ebbene, l’età del bronzo, conosciuta anche come protostorica( XVI sec.), rappresenta un periodo di grande fioritura economica e culturale. Ed è proprio ciò che hanno evidenziato una serie di scavi archeologici, iniziati nel 1979, che interessarono la zona ai margini settentrionali della piana di Sibari. Gli scavi, sistematici, si concen-

trarono dunque, nella zona di Trebisacce, precisamente in località Broglio. Da vari strati archeologici, si distinsero chiaramente le varie fasi dell’ uso di un villaggio, che videro la frequentazione del sito, dal periodo Bronzo medio , fino all’incirca all’VIII sec., corrispondente alla piena età del ferro. In questo periodo (VIII sec.) il sito verrà poi abbandonato, probabilmen-

te perché, in contemporanea stava prendendo forma ed organizzazione la colonia greca di Sibari. Gli scavi, susseguitisi nel corso degli anni, hanno rinvenuto resti di abitazioni dalle caratteristiche strutture in legno, a pianta curvilinea, dalle pareti sostenute da pali piantati in buche scavate nel terreno e dai tetti sostenuti da montanti posti all’interno. Queste abitazioni presentavano pavimenti in argilla battuta, misto a cocci, dai focolari quadrangolari sopraelevati. La popolazione che diede vita a questo territorio era conosciuta con il nome di Enotri (nome tramandato dai Greci, i quali identificavano così le popolazioni indigene, prima della colonizzazione classica ellenica) e che vissero mezzo millennio prima della fondazione di Sibari. Queste popolazioni avevano rapporti commerciali con il popolo dei Micenei, i quali frequentavano il mare Jonio, quando le grossi navi mercantili portavano ricchezze di vario genere e gli scambi commerciali erano molto frequenti. A tal riguardo, interessante

fu il rinvenimento di resti di alimenti che consentì la ricostruzione di ciò di cui si nutrivano queste popolazioni. Si tratta infatti, di colture agricole quali cereali e legumi, noci e soprattutto l’uso intensivo dell’olivo. E’ proprio la coltura dell’olivo fu strategica e significativa, sia dal punto di vista alimentare che produttivo; in concomitanza a questo uso si fabbricarono dei grandi recipienti chiamati dolii, costituiti da argilla depurata ed in cui si conservava al meglio l’olio e tanto altro. L’ immagazinamento in dolii era tipico dei palazzi cretesi- micenei. L’olio dunque era visto come preziosa merce di scambio, tanto da far rilevare il sito di Broglio di Trebisacce come un importante luogo socioeconomico. Broglio cominciò a conoscere la decadenza, nel momento in cui le esigenze topografiche delle popolazioni cambiarono e quel luogo non corrispondeva più al modello di insediamento utile; fu per questo motivo che il sito di Broglio, conobbe il destino comune di altri siti frequentati e poi assorbiti da altri.


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LETTERE E AGENDA

Rossano, “Luce” in una stele

Nell’ambito della Giornata mondiale della poesia Viale Michelangelo, 33 - Rossano (cs) consiglia

ROSSANO – Anche in città è stata celebrata la “Giornata Mondiale della Poesia”, promossa dalla commissione nazionale italiana per l’Unesco. In quest’ambito, sabato 22 marzo sarà inaugurata una stele, costituita interamente da acciaio riciclato e che sarà collocata in Piazza Mazzei a Rossano. Sul foglio di acciaio è stata incisa la poesia inedita di Anna Lauria, “Luce del Sud”. All’inaugurazione della stele, patrocinata dal Comune di Rossano, parteciperanno il vice sindaco, nonché assessore al Turismo, Guglielmo Caputo ed il dirigente comunale Giuseppe Passavanti. L’evento continuerà poi, con la lettura del “Memorandum sulla Tutela del Creato”, realizzato dagli alunni delle scuole secondarie di Rossano e Corigliano, impegnati nell’ambito di “Ricicl’Art 2013” ed a seguire l’intervento della studentessa Noemi Savelli dell’Istituto Tecnico Agrario, la quale introdurrà e leggerà i dieci punti di un documento che rappresenta una sorta di vademecum, circa la salvaguardia dell’ambiente, visto come bene collettivo. I giovani studenti saranno coordinati dalla prof.ssa Cinzia Traino mentre la curatrice dell’evento, Francesca Sapia, avrà cura di evidenziare un evento così rilevante per una cittadina come Rossano, in cui dare spazio a manifestazioni di questa importanza, mette in risalto la sinergia tra imprenditoria locale, azione politica, scuola ed arte, oltre che promuovere la grande volontà di voler valorizzare al massimo tutte le risorse presenti sul territorio. L’evento avrà risonanza anche sul sito internet dell’Unesco. La stele poetica

Da quando è entrata in vigore, la moneta unica non ha fatto che disastri: ci ha resi tutti più poveri, ha accresciuto le differenze tra i Paesi e ha trascinato nel suo fallimento il sogno europeo dei nostri padri. Oggi l’Europa è soltanto un mostro burocratico e antidemocratico, sempre più lontano dai cittadini e dai loro bisogni, che ci opprime con la sua tirannia fiscale e con una quantità di normative astruse. Mondadori € 17,00

La devozione per il santo patrono e il grande amore per la sua città hanno spinto l’autore ad approfondire il bios di san Nilo e a ricostruirne la vita in un romanzo dove la fantasia narrativa si alterna alla storia secondo una personale interpretazione, rivelando verità non dette e smentendo quelle della tradizione ritenute improprie. Il romanzo perciò non ha la presunzione di essere una ricostruzione storica della sua biografia, bensì diventa un viaggio emotivo. Falco € 14,00

Taccuino ROSSANO

CORIGLIANO

ROSSANO

CORIGLIANO

CORIGLIANO

Appuntamento prestigioso presso il Concio della Fabbrica della Liquirizia Amarelli, in contrada Amarelli, sulla statale 106. Domenica 23 marzo alle 17.30, si apriràla terza edizione di Fashion&Food. L’inaugurazione dell’evento ospiterà un dibattito sulle frodi alimentari a cui l’esperto Silvio Greco, docente universitario di Produzioni alimentari, contribuirà con il suo qualificato apporto.

Prosegue la lotta della comunità coriglianese contro l’ipotesi del transito nel porto di Schiavonea di 750 tonnellate di rifiuti al giorno contemplati nel bando regionale. Sabato 22 marzo la cittadinanza convoglierà i propri sforzi, partendo dal Parco Fabiana Luzzi, in corteo fino a Schiavonea, per dire ancora una volta un fermo “no” alla realizzazione del bando regionale sui rifiuti.

Un precoce inizio di primavera incoraggia le gite fuori porta e regala, agli amanti dell’escursionismo e non solo, la possibilità di partecipare domenica 23 marzo alla nuova “uscita” organizzata dal Club trekking di Rossano. Da Zagaria ai Giganti del cozzo del Pesco, il percorso non è impegnativo e promette ai partecipanti scenari di immensa bellezza. (info www.trekkingrossano.it)

Grande festa a Corigliano per i più piccoli. Domenica 23 marzo, presso il Parco comunale “Fabiana Luzzi”, prende il via la prima edizione de “La festa dei bambini”, evento voluto dagli assessorati al Turismo, Pubblica Istruzione e Servizi Sociali. Laboratori, spettacoli e momenti di gioco allieteranno grandi e piccini dalle ore 10 alle ore 18. Ospite della giornata, Peppa Pig.

Lunedì 24 marzo, alle ore 18.00 presso il Centro di Eccellenza di Corigliano Scalo, verrà presentato “Chi è stato”, racconto inchiesta di Fabio Pugliese sulla famigerata strada della morte, la strada statale 106 Jonica Calabrese. Carlo Caravetta introdurrà la presentazione, durante la quale interverranno l’ex sindaco di Corigliano, Giovanni Battista Genova.

Al via Fashion&food all’Amarelli

In corteo per dire “no” Il Club trekking al bando sui rifiuti riprende le escursioni

Peppa Pig al parco “Fabiana Luzzi”

Cinema

Farmacie di turno sabato e domenica 22-23 marzo

Rossano San Marco (0983.292986) Sala 1: 300 l’alba dell’Impero 3D (ore 21) Sala 1: Mr. Peabody e Sherman 3D (17/19) Sala 2: Allacciate le cinture (17/19/21) Corigliano Metropol (chiuso) Trebisacce Gatto (0981.500291) Belle e Sebastien (sabato ore 19.30/domenica ore 19.30/21.30) Cariati Cinema Teatro Cariati (chiuso)

Rossano Ferrari (0983.530579) Sab- dom (08.30-13/16.3020.00) Mascaro (0983.565044) Sab-dom (24h) Forciniti (0983.520725) Sab (08.30-13/16.30-20.00) Paludi Ferrari (0983.62041) Sab (9-13)

Cropalati Allevato (0983.61244) Sab (9-13)

Il libro “Chi è stato” al Centro di eccellenza

Corigliano Scarcella (0983.80017) Sab (8.30-13)

Trebisacce Pucci (0981.51040) Sab-dom (24h) Mandatoriccio Abbate (0983.994515) Sab (08.30-12.30/15.3020.00)

Crosia Minisci (0983.42470) Sab (8.30-13) Gabriele (0983.42269) Sab (8.30-13)

Villapiana Carlomagno (0981.556654) Sab (8.30-12.30) De Franco (0981.505025) Sab (9-12.30)

Cassano Maiuri (0981.71344) Sab (8.30-13) Persiani (0981.74041) Sab (8.30-13) Vaccarizzo Garetti (0983.84029) Sab -dom (24h) Amendolara Silvestri (0981.915089) Sab -dom (24h)



L'eco dello jonio numero 6