Page 1

Periodico della Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia

Quattrocolonne Sgrt Notizie - Anno XXVIII n. 1 - 15 gennaio 2019

san benedetto è ANCORA IMPRIGIONATA

castelluccio il paese fantasma

preci TRA LUPI e MACERIE

IL RISTORANTE STELLATO che resiste a NORCIa

LA META È LONTANA

LA RICOSTRUZIONE È INIZIATA, MA IL RITORNO ALLA NORMALITÀ È ANCORA UN MIRAGGIO


Q u att rocolonne SGRT NOTIZIE

EDITORIALE

03

14 La Basilica imprigionata San Benedetto: dopo due anni non c’è ancora un progetto e i fondi restano congelati

L’alba senza il giorno A due anni dal terremoto una lenta ricostruzione

A CHE PUNTO SIAMO

04

anno xxviiI_15 GENNAIO 2019_n.1

STORIE DI TERREMOTATI

16 Non c’è più neanche

un posto dove pregare I norcini da due anni non hanno più una chiesa

La burocrazia blocca Norcia

Ancora precari e fuori dalle proprie case

06 Preci, il borgo inaccessibile

La comunità si sta sfaldando

09 Il Deltaplano spicca il volo

Apre la struttura che ospita le aziende colpite dal sisma

10 Castelluccio

città fantasma

Spopolamento e difficile ripresa economica della Valnerina

17 Una Stella per Norcia

La storia del ristorante premiato sopravvissuto al terremoto

18 Un difficile ritorno

Storie di persone ospitate al Trasimeno e rientrate in città

20 Spina riparte dal suo castello Le prime case del borgo ricostruite dopo il sisma del 2009 sono state riconsegnate agli abitanti

FOTOGALLERY

22 Dentro al Vespasia

A Norcia, tradizione e innovazione si incontrano in cucina

Centro Italiano di Studi Superiori per la Formazione e l’Aggiornamento in Giornalismo Radiotelevisivo Presidente: Antonio Bagnardi Direttore del Centro: Gianni Scipione Rossi Direttore della Scuola: Antonio Socci Coordinatori didattici: Chiara Longo Bifano – Marco Mazzoni

Quattro Colonne SGRT Notizie Periodico della Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia

Direttore responsabile: Antonio Socci Redazione degli allievi della Scuola a cura di Gabriella Mecucci In redazione: Claudio Agrelli Riccardo Annibali Stefania Blasioli Pierfrancesco Carcassi Valentina Celi Riccardo Ciriaco Sofia Gadici Giovanni Maria Gambini Bianca Giammanco Aldo Gironda Veraldi Marianna Grazi Francesco La Luna Giovanni Landi Arnaldo Liguori Marcello Mamini Luca Marroni Rebecca Pecori Lorenzo Pelucca Anno XXVIII – numero 1 – 15 gennaio 2019 Registrazione al Tribunale di Perugia N. 7/93 del marzo 1993 Segreteria: Villa Orintia Carletti Bonucci – Via G. Puccini, 253 06134 Ponte Felcino (PG) Tel. 075/5911211 – Fax. 075/5911232 e-mail: segreteria@centrogiornalismo.it – http://www.centrogiornalismo.it

La Cascata delle Marmore è una cascata a flusso controllato, inserita in un grande parco naturale, tra le più alte d’Europa, potendo contare su un dislivello complessivo di 165 m, suddiviso in tre salti. Si trova a circa 7,5 km di distanza da Terni, in Umbria, quasi alla fine della Valnerina, la lunga valle scavata dal fiume Nera

2

quattrocolonne-news.it

Spedizione in a.p. art.2 comma 20/c – legge 662/96 Filiale di Perugia Stampa: T&RB S.R.L. - Perugia

gennaio 2019


Q

EDITORIALE

L’alba senza il giorno A due anni dal terremoto del 2016 la Valnerina prova a ripartire I lavori però sono intrappolati tra nuovo centralismo e apparati inefficienti

L

di ARNALDO LIGUORI @arnaldo_liguori

a facciata della Basilica è sospesa sul vuoto, sorretta dalle sue stesse macerie. San Benedetto di Norcia. Il 30 ottobre 2016, come altri giorni prima di quello, gli umbri si svegliarono con il passaggio del terremoto negli occhi. Oggi, dopo due anni, la Basilica è puntellata, vestita di uno scheletro di metallo. Simbolo di una ricostruzione – quella umbra – troppo lenta. A volte sospesa. La messa in opera dei lavori sembra ostacolata da diversi fattori: lo scarso coordinamento tra le istituzioni nazionali, regionali e comunali; l’ingarbugliata matassa normativa; la complessità burocratica che gli enti si trovano ad affrontare ed i cittadini a subire. Tutto concorre, a modo suo, a prolungare i tempi. I danni di un terremoto, inoltre, non sono quantificabili solo nella perdita di patrimonio edilizio, produttivo e artistico, ma anche nell’indebolirsi delle strutture sociali e nello sfaldarsi delle comunità. Insieme ai muri, è necessario ricostruire qualcosa di invisibile, intangibile: la quotidianità. A Norcia il pericolo dello spopolamento, del non ritorno a casa, è stato per lo più evitato. Tutti hanno un tetto sopra la testa, anche se la ricostruzione procede a rilento. Diversa è la situazione a Preci, i cui abitanti sparpagliati per i monti, così come i suoi borghi, non hanno un luogo in cui

ritrovarsi. Con il centro storico tutt’oggi inaccessibile e le difficoltà dell’inverno, si sente l’eco di una comunità che si assottiglia e si perde. Il momento della distruzione è solo l’apice di un processo che si snoda tra due fasi: quella della prevenzione, prima, e quella della ricostruzione, poi. La prevenzione sismica è un lavoro a lungo termine, politicamente poco spendibile nell’immediato, quindi difficile da finanziare. La ricostruzione, invece, vive sotto le luci della ribalta, almeno per qualche tempo. Scossa, cordoglio, vicinanza, lento distacco, rimozione. Così, volta dopo volta, il terremoto passa. La memoria collettiva ha bisogno di rimuovere, per andare avanti. Quella dell’Umbria, è una storia di tante rimozioni. I suoi abitanti sanno di vivere in una zona sismica: la faglia tettonica sta lì, oltre gli Appennini, e quando si muove, gli effetti sono devastanti. Nonni, padri, madri o figli, ognuno ricorda una data, a ogni data un terremoto: 1979, 1984, 1997, 2009, 2016. Quasi un eterno ritorno. Dopo due anni, andava fatto il punto. Ogni storia raccolta in questa rivista racconta un pezzo della caparbia volontà degli umbri di ricostruire sé stessi e la propria terra. Storie che dipingono un quadro in movimento, seppure ancora precario. In Umbria s’intravede l’alba, ma il giorno non è ancora arrivato. Q quattrocolonne-news.it

3


TEMATICA

ritardi e intralci

La burocrazia blocca Norcia

Vite precarie e fuori dalle proprie case La ricerca di una normalità che non si trova

T

ornare a vivere la quotidianità a Norcia, uno dei borghi più affascinanti e caratteristi d’Italia, a prima vista sembra impossibile. Dopo due anni dal terremoto che la devastò, camminare per le strade significa fare i conti con lo sconforto, ma anche con la speranza. Chiunque si incontri ricorda perfettamente quel 30 ottobre del 2016 quando la terra tremò per venti secondi, che sembrarono non finire mai. Venti secondi dopo i quali nulla è stato più come prima. Oggi, può capitare, mentre si entra a Norcia passando sotto l’arco di Porta Romana completamente avvolto dalle impalcature, di imbattersi in due anziani che passeggiano. Il cappello in testa e le pipe in bocca, non hanno difficoltà ad ammettere che sebbene ancora quattro case cinque sono inabitabili, molto è stato fatto. Ad agosto il centro storico è stato quasi completamente riaperto e sorridendo ammettono: «è stato un miracolo, ci sembrava di sognare a poter nuovamente percorrere le vie di Norcia». Spostando lo sguardo alle transenne e alle mura che ancora portano i segni del sisma, ci si accorge che la vita sta lentamente tornando in questa piccola città di montagna. Molti negozi hanno riaperto e seppure i turisti sono pochi, basta entrare in una bottega qualsiasi per avvertire il profumo di ogni tipo di salumeria. Dopo aver assaggiato un fantastico prosciutto locale viene naturale chiedere se con l’arrivo del freddo sono aumentati i disagi: «Ma quale problema inverno? Qua siamo gente di montagna, siamo abituati al freddo; il problema sono le autorizzazioni che non arrivano. Non poter tornare nelle nostre case è ciò che ci fa star male. Pensate che ancora ci sono persone che vivono nei moduli collettivi». I moduli collettivi sono abitazioni che ospitano circa 80 persone, a fronte delle 472 dei giorni successivi all’emer-

4

quattrocolonne-news.it

Luca Marroni

Il Campanile di Santa Maria Argentea, la cattedrale di Norcia. Il lavoro prevede una cerchiatura esterna della Torre Campanaria e il posizionamento di una struttura di rinforzo esterna per sostenere il coronamento della guglia

di LUCA MARRONI @lucamarroni

gennaio 2019


A CHE PUNTO SIAMO

Luca Marroni

I Moduli abitativi collettivi sono sistemi abitativi temporanei, destinati a soddisfare le esigenze alloggiative emerse a fronte degli eventi sismici che hanno interessato Norcia

genza. In questi locali , situati appena fuori le molto rigida, se non ci sarà una semplificazione mura del centro storico di Norcia, ogni singola delle procedure il rischio è che si resti al palo». famiglia ha a disposizione delle camere, ma poi Ma c’è anche chi ha sconfitto i tempi lunghi le cucine, come i bagni e le altre stanze sono in così: «Sa, io ho costruito una casetta abusiva... ci comune. mettevano tanto...». Nessuno di coloro che vive ancora in questi Presso l’ufficio speciale per la ricostruzione moduli ha molta voglia di parlare: «Non ci lasono già state presentate più di mille pratiche, mentiamo, siamo stati aiutati, ma la situazione non è facile. Ciò che fa più male è vivere nella ma se ne attendono più di diecimila. Oltre alle nostalgia di quei momenti, piccoli e quotidiani, case una delle preoccupazioni principali è quella come apparecchiare la propria tavola o guardarsi relativa alla viabilità verso le Marche. La strada un film in serenità sul divano, che ora tutto que- che da Norcia porta ad Ascoli Piceno, infatti, è sto non esiste più». Nessuna, delle 1465 persone ancora chiusa e questo rappresenta un danno che subito dopo il terremoto erano state allog- enorme per le attività economiche e dunque per giate in vari Hotel sparsi tra Umbria e Marche è il tessuto sociale. «Tenere chiusa quella strada ancora là. La maggior parte della popolazione ri- è un suicidio per la nostra città» commenta un entrata a Norcia è stata alloggiata nelle 582 abi- altro negoziante mentre dispone le forme di fortazioni Sae (Soluzioni abitative di emergenza), maggio sugli scaffali della sua bottega. ma anche loro, nonostante la maggior comodità Tutti lamentano un calo dei visitatori di oltre sperano di poter tornare presto nelle proprie case il settanta per cento e per un’economia basata sul originarie. Le Sae sono casette di legno, di circa 80 metri quadri disposte su più file. Guardan- turismo questo significa che molte attività fatidoli appaiono ordinate e confortevoli, ma sono cano ed alcuni iniziano a pensare di dover lasolo una soluzione temporanea. Ad impedire il sciare questo luogo. «Un mio amico è già partito rientro nelle case di proprietà sembrano essere qualche mese, ha trovato lavoro a Terni – raci tempi burocratici delle procedure di recupero conta un uomo che appena fuori Norcia vende degli edifici. patate – io resisto finI soldi sono stanche posso perchè queziati, quasi 17 milioni «La ricostruzione è ancora sta città è dove sono di euro aspettano di cresciuto ma chisessere spesi, ma man- in fase embrionale per sà...». L’unico dato in cano le autorizzazioni. colpa della normativa controtendenza, sono Proprio per denunle cosiddette esportatroppo rigida e complessa» ciare queste lentezze zioni, la vendita cioè, riguardanti la ricodei prodotti tipici di struzione privata e di Norcia nel resto d’Ialcuni servizi essenziali come l’ospedale, è talia. L’aumento di nato lo scorso ottobre, questo settore è stato un comitato chiamato di oltre il cinquanta Rinascita Norcia. per cento, complice Anche il sindanon solo la spinta di co Nicola Alemanno solidarietà dovuta al condivide le preocsisma, ma anche una cupazioni ed afferma seria politica di marche la ricostruzione keting. Nonostante è ancora in «fase emresti molta incertezza brionale per colpa la speranza, a Norcia, della normativa che è molto complessa e non muore. Q quattrocolonne-news.it

5


TEMATICA

Viaggio tra le macerie

Preci, il borgo inaccessibile

A due anni dal terremoto, il tempo non migliora le cose. Difficoltà quotidiane, ricostruzione che non parte e una comunità che si sfalda. Ritornano anche i lupi

C

ostantino è un pastore di Roccanolfi, frazione del piccolo paese di Preci, nel sud-est dell’Umbria. I sette mesi dopo il terremoto del 30 ottobre 2016 li ha trascorsi nella stalla insieme ai suoi animali. Come fanno gli altri abitanti della Valnerina, Costantino racconta quel periodo con commozione e dolore, rivivendolo ogni giorno nelle molte difficoltà quotidiane. Dal maggio del 2017 questo pastore vive in un Mapre (modulo abitativo provvisorio rurale d’emergenza) che chiama una «baracca di lamiera spessa tre centimetri». È preoccupato per la propria moglie, invalida all’80 per cento dopo un intervento ai polmoni, che in questa struttura soffre il freddo e vorrebbe tornare nella sua casa per vivere una vita finalmente normale. Una casa, la loro, che è stata classificata con un’agibilità di livello “B”, secondo la scheda Aedes (Agibilità e Danno dell’edificio nell’Emergenza Sismica), dove con “A” si indica un edificio agibile e con “E”

6

quattrocolonne-news.it

una struttura inutilizzabile in ogni sua parte. Ciò significa che per far rientrare Costantino nella propria casa sarebbero necessari solo pochi interventi superficiali. E come per lui anche per le altre 90 famiglie che si trovano nella stessa condizione. Il borgo di Preci è una “zona rossa”. A due anni dal terremoto con la magnitudo più alta che abbia sconvolto l’Italia dopo quello dell’Irpinia del 1980, il centro storico di questa città medievale immersa nel Parco dei Monti Sibillini è ancora chiuso, inaccessibile. «Stiamo aspettando le certificazioni delle ditte che hanno messo in sicurezza parte degli edifici» ci ha detto il sindaco di Preci, Pietro Bellini, prevedendo una parziale fruibilità del borgo per l’inizio del 2019. Su una popolazione di 760 persone, più del 50 per cento degli abitanti è rimasto senza casa. Di questo, 83 persone hanno trovato una sistemazione nelle Sae (soluzioni abitative d’emergenza), 277 nelle autonome sistemazioni dentro e fuori

Sofia Gadici

Le macerie delle case di Preci. Il Comune della Valnerina è stato l’epicentro, insieme a Norcia, del terremoto del 30 ottobre 2016. Le scosse di magnitudo 6,5 hanno distrutto il paese

di SOFIA GADICI

gennaio 2019


A CHE PUNTO SIAMO

Sofia Gadici

Il pastore Costantino che abita in un Mapre

Sofia Gadici

La casa di Costantino tra i Monti Sibillini

Sofia Gadici

Il centro di Preci, ancora zona rossa

Sofia Gadici

Strada di accesso a Preci riapeta dopo un anno dal sisma

il territorio comunale e 18 nei Mapre, destinati il bestiame. Problema sempre più sentito dai citsoltanto ad agricoltori e allevatori. tadini e gli allevatori di Preci ma che il sindaco In questo paese anche gli interventi più sem- non considera un’emergenza e quindi non ritiene plici di ricostruzione non vengono realizzati a necessario affrontare. causa delle lunghe procedure individuate per acUn rapporto deteriorato che mette a rischio la cedere ai finanziamenti della ricostruzione. Per stessa coesione sociale del paese. Costantino e gli altri preciani con case di livelIn una comunità già incrinata dalla dispersiolo “B” è infatti necessario l’intervento di tecnici ne geografica degli abitanti e dal crollo delle preprivati per presentare le richieste all’Usr (Ufficio senze turistiche a causa del sisma, a Preci manca Speciale per la Ricostruzione), un luogo dove le persone possano ma il tutto non si esaurisce in un incontrarsi e confrontarsi. Per i cittadini unico passaggio, date le continue Per Massimo Messi, presidente e estenuanti richieste di integra- le istituzioni sono dell’associazione “Preci e i suoi zioni progettuali. lontane e distanti borghi”, luoghi idonei a questa fiUn meccanismo contorto che nalità esistono già, come la “Casa sta esasperando i cittadini, mentre del Parco” che inspiegabilmente le istituzioni locali vengono percepite sempre più rimane inutilizzata per scelta dell’amministraziolontane e distanti. ne. Il piano del primo cittadino è quello di coA queste difficoltà si aggiunge poi un conflit- struire nuovi spazi. «Sono arrabbiato – ci ha detto to tra abitanti e cittadini riguardo la questione – perché i progetti esistono, ma non vengono readei lupi. I preciani si sentono minacciati da que- lizzati sia a causa di un rimpallo di responsabilità sti animali che sono tornati ad abitare i Monti con la Regione Umbria sia per le procedure per le Sibillini (più di 60 esemplari secondo gli ultimi varianti di occupazione dei terreni che, per questa rilevamenti) e che si spingono sempre più spesso situazione specifica, non prevedono deroghe alle verso il centro abitato in cerca di cibo, attaccando leggi ordinarie in materia di urbanistica». Q

quattrocolonne-news.it

7


A CHE PUNTO SIAMO

FOCUS

Una ricostruzione “eccezionale” in deroga alle leggi urbanistiche

N

ella località Piedivalle, tra l’abbazia di Sant’Eutizio (una delle più antiche dell’Umbria) e una piazzola con i moduli abitativi d’emergenza c’è il letto di un fosso che scende a valle. Proprio nel punto in cui questo emerge in superficie, è stato appeso uno striscione su cui si legge: «Il ristorante Guaita Sant’Eutizio ha riaperto». Una storia di rinascita e tenacia, quella di questo ristorante, che però lascia a chi la osserva qualche dubbio e non poche preoccupazioni. La struttura in legno che lo ospita appare davvero troppo vicina a quello sbocco e quindi al letto del fosso, su cui, praticamente, è stata costruita. Il ristorante ha riaperto lo scorso 15 aprile e il sindaco di Preci, Pietro Bellini, ci spiega che «è stato realizzato in deroga alle leggi ordinarie in materia di urbanistica». Molto spesso queste leggi appaiono un ostacolo alla veloce rinascita dei luoghi colpiti dal terremoto e in situazioni straordinarie possono essere derogate. Ma il rischio è sempre dietro l’angolo. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sono oltre 70 mila gli umbri che vivono in immobili collocati in aree a rischio idrogeologico per frane o alluvioni. Dei 92 comuni dell’Umbria, mette nero su bianco il rapporto, nessuno è immune da questo pericolo. Una situazione quindi da non sottovalutare, a maggior ragione in zone terremotate. Il corso d’acqua adiacente al ristorante è considerato dal primo cittadino di Preci privo di rischi perché «a memoria d’uomo, non si è mai verificato nessun problema con quel fosso». Una rassicurazione debole che gli importanti lavori realizzati poco più a valle per allargare e rinforzare gli argini dello stesso fosso contraddicono. Tanto che, aggiunge il sindaco, «nel caso in cui dovessero verificarsi precipitazioni davvero eccezionali occorrerebbe attenzionare la struttura».

8

quattrocolonne-news.it

Sofia Gadici

La struttura in legno che ospita il ristorante dell’abbazia di Sant’Eutizio è stata costruita in deroga alle leggi urbanistiche

Sofia Gadici

Appare preoccupante il luogo della delocalizzazione: la struttura sorge lungo il letto del fosso che attraversa la zona di Piedivalle

gennaio 2019


TEMATICA

Rendering del progetto

Il progetto del Deltaplano, che ospita le aziende rilocate dopo il sisma del 2016. La struttura è stata costruita sul Pian Grande, di fronte ai campi di lenticchie di Castelluccio

la rinascita economica

Il Deltaplano spicca il volo fra speranze e polemiche La struttura commerciale per le aziende di Castelluccio ha la forma di un aliante fra le lenticchie del Pian Grande

R

di VALENTINA CELI

@bohemian_absinthe

isollevarsi dalla crisi, planare sopra alle difficoltà, atterrare nuovamente vicino casa. È il sogno dei commercianti di Castelluccio colpiti dal terremoto del 2016, che ancora oggi stentano a veder ripartire le loro attività. L’impraticabilità delle strade, l’impossibilità di accedere agli edifici danneggiati, la mancanza di strutture adeguate per la ricollocazione delle aziende, e le lungaggini burocratiche, non hanno fatto che esasperare la situazione dell’economia nella frazione di Norcia. Ma le cose stanno cambiando: è stato da poco inaugurato “Il Deltaplano”, la galleria commerciale temporanea, ideata per porre fine all’emergenza. Situata alle pendici del Pian Grande, coi suoi 1500 metri quadri suddivisi in 3 moduli, potrà ospitare 8 ristoranti, un bar e la Pro Delta, la scuola di deltaplano (che occuperà gli spazi della sala polivalente), è un ambiente che verrà utilizzato per eventi pubblici. Ma l’atteso progetto non ha mancato di creare polemiche e attriti nelle fasi della sua realizzazione: molti lamentano che la sua collocazione in uno dei punti più caratteristici d’Italia abbia de-

turpato irreversibilmente il paesaggio della campagna nursina. Non è stato benvisto il fatto che per la costruzione dell’area commerciale sia stato sbancato il fianco della collina, e vi siano state riversate tonnellate di cemento armato per gettarne le fondamenta. Anche a Norcia qualcosa si sta muovendo: contestualmente al Deltaplano è stata consegnata un’altra struttura, la “Galleria”, che darà un tetto a 22 attività commerciali e artigianali da rilocare. Alla sua inaugurazione, la Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini ha commentato: «Grazie a queste strutture l’economia del territorio, e tutti gli operatori economici dei diversi settori, avranno spazi idonei e di qualità, nell’attesa della ricostruzione degli immobili danneggiati». Infatti i commercianti di Castelluccio nel Deltaplano vedono il rinascere della speranza, troppo a lungo sopita, di un lento ritorno alla normalità, e la possibilità di riappropriarsi della propria dimensione lavorativa con qualche certezza in più, almeno per i prossimi anni, fino al definitivo rientro in paese. Q quattrocolonne-news.it

9


A CHE PUNTO SIAMO

l’inchiesta

Castelluccio paese fantasma Lo spopolamento e la difficile ripresa economica della Valnerina

10

quattrocolonne-news.it

gennaio 2019


A CHE PUNTO SIAMO Castelluccio è una frazione del comune di Norcia, ed è uno dei centri abitati più elevati dell’Appenino. Dopo il sisma del 2016, il paese è stato quasi completamente raso al suolo

di STEFANIA BLASIOLI

È

di nuovo inverno in Umbria. È il terzo dalle devastanti scosse di terremoto del 2016. Migliaia sono stati gli sfollati. Le prime stime della Regione parlavano di circa 5 mila persone. I numeri tuttavia erano approssimativi poiché una quota non trascurabile della popolazione faceva ancora ricorso a soluzioni di fortuna per la notte, come le automobili. «Ripristinare al più presto le condizioni di sicurezza e normalità per le comunità interessate è stato il primo obiettivo che l’Umbria si è prefissata» si legge tra le premesse del report pubblicato dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione (Usr) dell’Umbria “a due anni dal terremoto”, pubblicato ad agosto di quest’anno. Una sfida vinta a metà. Ad oggi, la quota maggiore della popolazione senza più una casa, circa il 70%, è alloggiata in un’autonoma sistemazione. Della restante parte, la porzione più consistente vive nelle Sae (soluzioni abitative d’emergenza), si tratta di circa 1762 persone su un totale di 7412.

«Le difficoltà sono legate ai trasporti - spiega un membro della Cooperativa della Lenticchia di Castelluccio di Norcia IGP - La maggior parte di noi produttori viveva a Castelluccio e lavorava lì, ora bisogna fare avanti e indietro da altri centri. Ma il vero problema è lo spopolamento del paese, che probabilmente resterà inabitato: seppur il turismo sta ripartendo, c’è il rischio che diventi una città fantasma, popolata dai turisti di giorno, ma priva di abitanti. Castelluccio era un paese fondato sulla tradizione, non credo che i miei figli torneranno a vivere lì dopo la ricostruzione, la nuova generazione andrà altrove».

Gli imprenditori e il turismo «Il danneggiamento del patrimonio edilizio è stato molto esteso ed ha coinvolto in modo molto significativo moltissime attività economiche» continua il documento dell’Usr. Agli uffici regionali sono pervenute 393 domande di delocalizzazione di attività produttive, di cui 352 nei soli comuni di Cascia, Norcia e Preci, La produzione le più vicine all’epicentro. Il terremoto ha messo in gi- «La crisi è «I commercianti fanno fatica» nocchio le attività produttive del fortissima, e racconta Alberto Allegrini, Precratere. «La ricostruzione procede sidente di Confcommercio per la a rilento, e questo impedisce una i fari mediatici Valnerina. «La crisi è fortissima, e ripresa della produzione» spiega si sono spenti» i fari mediatici si sono spenti». Chi il segretario Coldiretti di Norcia. è sopravvissuto, dice, lo ha fatto «Le normative sono poco chiare. grazie alla prosperità precedente Ogni poco esce una nuova ordinanza che modi- al terremoto e alla fortissima solidarietà dell’imfica le precedenti, e l’Ufficio per la Ricostruzione mediato dopo sisma. Allegrini racconta come, nei si paralizza». mesi che hanno seguito il terremoto, le vendite Per il settore agricolo la sofferenza maggiore online dei prodotti tipici hanno subito un’impenè quella dell’allevamento: «Le strutture tempo- nata grazie al rumore mediatico. E spiega: «Noi ranee non sono idonee per lo svolgimento delle ci vergogniamo a dirlo, ma siamo “gelosi” del caso attività. Per il bovino da latte, ad esempio, non di Genova: a due mesi da quando è accaduto si sono stati considerati gli spazi per la mungitura e sta già pensando alla ricostruzione, noi stiamo lo stoccaggio del latte, manca una parte struttu- ancora combattendo per la messa in sicurezza. La rale dell’azienda». A Castelluccio, alcuni agrituri- ricostruzione è partita sulla carta, ma non siamo smi riaprono nonostante le difficoltà. I problemi neanche al 20%. Dopo due anni è davvero poco». con la viabilità e le fasce orarie per entrare nel Chi aveva un’attività in questi territori ha paese infatti sussistono ancora. Uno di questi è avuto due possibilità: restare nel proprio negozio, l’Agriturismo ‘Locanda De Senari’. Sulla pagina lottando con le difficoltà economiche, oppure dedi Tripadvisor.it della struttura, tra le recensioni, localizzare. E spesso la scelta è stata obbligata. La sono moltissimi i messaggi di incoraggiamento: conseguenza più triste sono le “lotte fratricide”, «Tornerete più forti che mai», «Forza ragazzi», tra i commercianti, costretti a contendersi il poco «Attendiamo di riassaporare la vostra cucina». lavoro rimasto. Anche la raccolta della lenticchia a Castelluccio Oltre ad essere Presidente di Confcommerha risentito di danni causati dal sisma. cio, Allegrini è stato colpito dal sisma del 2016 quattrocolonne-news.it

11


A CHE PUNTO SIAMO

anche in qualità di imprenditore. Proprietario e poi vanno via. In 30 secondi siamo tornati indello storico Hotel Europa nel centro di Norcia, dietro di cinquant’anni». oggi un cumulo di macerie, gestisce il ristoran«Ora il turismo è più guidato dalla domante “Nemo” in una delle strutture realizzate per la da che dall’offerta» aveva detto a Quattrocolonne delocalizzazione delle attività commerciali, nella l’assessore regionale Fabio Paparelli a gennaio e, a zona di Porta Ascolana. Il ristorante ha riaperto il distanza di un anno, la situazione non è cambiata. 16 Giugno 2018, venti mesi dopo la scossa del 30 Si dovrà ripartire da qui. ottobre. «La nuova struttura– dice Allegrini – è «Il terremoto ci ha tolto il nostro punto di bellissima, ma naturalmente non è perfetta. Qui forza: una qualità altissima della vita. Nonostante sono riuscito a reinventarmi: ero un albergatore, fossimo, come dice la canzone di Bersani, “a 6 km non un ristoratore, ora mi trovo a fare qualcosa di curve dalla vita” non ci mancava niente: c’era la che non mi competeva». È dunque comunità e c’era il lavoro. Norcia una resa? «Assolutamente no. Noi «Il vero non soffriva dello spopolamento siamo sicuri che Norcia ripartirà dell’arco appenninico. I ragazpiù forte di prima. Il rischio non è problema è lo zi che partivano per frequentare che non torni quella che conosce- spopolamento» l’università, tornavano con il loro vamo, il punto è: tra quanti anni? bagaglio di esperienze e lo metteQuante generazioni? Riuscirò a vano a frutto per la loro città. Io dare ai miei figli lo stile di vita che i miei geni- dicevo sempre che quando sulle favole si legge tori hanno dato a me? Le persone più avanti con “...e vissero felici e contenti” tutti venivano vivere gli anni, che hanno passato la vita a spaccarsi la a Norcia». schiena su Norcia, per farla crescere, riusciranno a Allegrini conclude con un auspicio: «La travedere la rinascita?». gedia deve essere un’opportunità. Non chiediamo «Bisogna riaprire gli alberghi – torna ad di sbrigarsi: vogliamo che si ricostruisca con dei esporre Allegrini – prima si viveva di turismo: criteri giusti, un nuovo 1979, quando la ricostruquello dei vacanzieri, e quello delle seconde case zione fu un modello. Bisogna non avere più pau(che rappresentano circa il 70% degli edifici), di ra di questo mostro: è come avere un animale in chi viveva altrove e d’estate veniva a trascorrere casa, può essere anche il più cattivo del mondo, qualche mese qui da noi. Adesso siamo ridotti ad ma se si educa con il metodo giusto, diventerà il un turismo “mordi e fuggi”: si fermano poche ore più affettuoso». Q

12

quattrocolonne-news.it

Stefania Blasioli

La Cooperativa della Lenticchia di Castelluccio di Norcia promuove i prodotti tipici umbri alla Fiera internazionale dell’Artigianato di Milano a Dicembre 2018

gennaio 2019


A CHE PUNTO SIAMO

FOCUS

Il nuovo centralismo frena l’economia Difficile individuare i problemi della paralisi: “Sono molteplici, la burocrazia, i controlli. Con la nomina del nuovo Commissario per la ricostruzione, ad ottobre 2018, c’è stato un totale blocco. Il cambio di consegne è durato quasi sei mesi” ci spiegano gli imprenditori del territorio. Con l’emendamento della maggioranza al decreto Genova, i presidenti regionali sono relegati ad un mera funzione consultiva. “Io spero non sia una rottura - ha affermato il Commissario straordinario per la ricostruzione post sisma Piero Farabollini, in un’intervista a un’emittente regionale - la volontà del governo è quella di collaborare”. Il nuovo commissario tecnico ha letto le polemiche sulla terminologia come una strumentalizzazione. “Non è una questione di termini utilizzati -sostiene- è una questione di programma, di attività, di lavorare assieme fianco a fianco sinergicamente.” Questa decisione tuttavia non è stata percepita come un gesto di apertura dalle forze economiche ed istituzionali umbre. Fonti vicine al vice-commissariato per la ricostruzione regionale dell’Umbria fanno notare il paradosso: “Le risorse non mancano, è la farraginosità delle procedure che bisognerebbe semplificare. Finita la fase di emergenza, quella della ricostruzione sarebbe dovuta essere quanto più prossima ai cittadini. Il protagonismo doveva essere di sindaci e presidenti, ma è stato tutto centralizzato. Si è allontanata la cabina di comando dal territorio, e tutto è rallentato.”

Fonti: -Report “A due anni dal terremoto” a cura dell’Ufficio speciale ricostruzione Umbria aggiornati ad Agosto 2018 -Relazione al Parlamento del Commissario straordinario per la ricostruzione On. De Micheli -Dossier a cura di Legambiente “Lo stato di avanzamento dei lavori nelle aree colpite dal sisma”

Tutti i dati della ricostruzione In Umbria la percentuale di edifici inagibili è in assoluto la minore stimata (33%) tra tutte le regioni colpite. Nella raccolta delle macerie, Legambiente segnala che il 72% è stato rimosso, quantità di gran lunga maggiore rispetto ad Abruzzo (13%) Lazio (39%) e Marche (43%). Per la ricostruzione privata le domande pervenute all’USR Umbria sono 703 per la ricostruzione “leggera”. Per edifici gravemente danneggiati sono 57, di queste solo il 3% sono state autorizzate. La parte più consistente di domande proviene dal comune di Norcia, che sul totale riporta 21 richieste su 57 per danni pesanti e 270 su 703 per danni lievi.

quattrocolonne-news.it

13


TEMATICA

il simbolo di norcia

La Basilica imprigionata

La ricostruzione di San Benedetto è ancora bloccata Dopo due anni non c’è ancora un progetto e i fondi rimangono congelati

A

passeggio per le vie di Norcia sembra non sia cambiato molto rispetto al paesaggio a cui televisioni e giornali ci hanno abituato negli ultimi due anni. Lungo corso Sertorio ci sono molti negozi aperti, ma la città rimane imprigionata tra gabbie di metallo e transenne e, se sbagli vicolo, devi tornare indietro. Lo sguardo cade subito sull’impalcatura che riveste la facciata della basilica di San Benedetto. La foto della piazza è sempre quella. La statua severa del santo e dietro, sfocato, il “ventre della balena”. A che punto siamo con la ricostruzione? Circa un mese fa ha terminato i suoi lavori la Commissione istituita dal Ministero dei Beni Culturali e presieduta da Antonio Paolucci, già ministro del Mibac ed ex direttore dei Musei Vaticani, che già aveva curato il restauro della basilica di Assisi del 1997. La Commissione ha prodotto un documento interno dalle linee guida abbastanza generiche: la ricostruzione dovrà rispettare i volumi originari della Basilica, e al contempo avere “un’anima nuova”, come ha detto il sindaco di Norcia Nicola Alemanno. Reli-

14

quattrocolonne-news.it

gione a prova di terremoto. Una chiesa-gioiello, energicamente efficiente, all’avanguardia nella tenuta antisismica. Il prossimo passo riguarda la redazione di un documento preliminare alla progettazione, una sorta di pre-bando che il soprintendente speciale alla ricostruzione Iannelli sta redigendo in questi giorni, in parallelo alla stesura del bando di progettazione internazionale, in collaborazione con il portale del Consiglio Nazionale Architetti. Questo concorso, a cui parteciperanno le migliori élites di progettisti da tutto il mondo, avrà due fasi: nella prima, aperta a tutti, verrà fatta una preselezione, nella seconda si sceglierà il miglior progetto. Ci sarà poi un altro bando, con tempistiche avvolte nell’incertezza, che assegnerà la ricostruzione effettiva della chiesa. In estate, una polemica sullo stile della nuova San Benedetto aveva portato alla costituzione di un comitato, “Norcia basilica com’era”, tremila firme spaventate dal vetro e dall’acciaio. Ma come ci ha detto Renato Boccardo, vescovo dell’arcidiocesi Spoleto-Norcia , l’effettiva proprietaria di San Benedetto: «la Basilica non sarà mai più com’era, anche se deve

Riccardo Annibali

La statua di San Benedetto, patrono di Norcia e d’Europa. Alle sue spalle la basilica, costruita tra il XII e il XVIII secolo, in gran parte crollata dopo il terremoto del 2016

di RICCARDO ANNIBALI @riccahan

GIOVANNI MARIA GAMBINI

@Giovann52275958

gennaio 2019


STORIE DI TERREMOTATI

«La chiesa non sarà mai più com’era, ma la ricostruzione dovrà rispettare il suo spirito originario»

Riccardo Annibali

Molte vie di Norcia rimangono tutt’ora inacessibili. Nella foto, la zona tra il Teatro Comunale e la Basilica di San benedetto

rispettarne lo spirito. Siamo in tempo di guerra, non di pace, e dobbiamo sbrigarci pur procedendo con legalità e trasparenza». La Basilica resta sventrata e ignora questi passaggi burocratici. Solo da un mese è iniziata la rimozione delle macerie, quasi interamente con fondi della protezione civile. Tutto parte da qui. L’operazione è tecnicamente complicata, perché le macerie, paradossalmente, tengono in piedi la controfacciata (e quindi la facciata), per cui va prima costruita una gabbia interna che sorregga le mura stesse. La soprintendente Marica Mercalli ha previsto che entro la tarda primavera sarà tutto ripulito, proprio in concomitanza – sempre secondo le previsioni – con l’emissione del primo bando da parte del Mibac. I soldi non mancano. Sono già stanziati, ma “in ghiacciaia”. Fin dai primi giorni dopo il sisma l’Unione Europea ha mostrato una particolare attenzione per la basilica intitolata a San Benedetto, proclamato patrono d’Europa nel 1964 da Papa Paolo VI. Un euro su dieci di tutti i fondi stanziati fra Unione e Governo per la messa in sicurezza e ricostruzione a Norcia confluirà proprio nel ripristino del cuore spirituale d’Europa. I primi fondi, circa 700.000 euro, potrebbero essere sbloccati per la rimozione delle macerie, considerabile già come ricostruzione. La domanda sorge spontanea: siamo nei tempi giusti o è il classico caso di paralisi all’italiana? È vero, il terremoto ha lasciato dietro sé una mole infinita di lavoro. Ma in due anni, con tutta l’attenzione istituzionale del caso, si sarebbe potuto fare di più che non un documento contenente generiche linee guida, una selva di ipotesi, e la rimozione delle primissime macerie? “Evitare i tempi morti” è la parola d’ordine per Regione, Diocesi, Soprintendenza e Comune di Norcia. L’architetto Alfiero Moretti, direttore generale del Governo del Territorio per la Regione Umbria, ha tenuto a specificare che: «la tabella di marcia è più che rispettata, in nessun caso di terremoto la ricostruzione impiega meno di die-

ci anni. Duemilacinquecento cantieri sono già attivi», ha aggiunto, «500 sono finiti, 800 famiglie sono già rientrate». Il problema si crea quando ci sono zone grigie in cui la competenza è ripartita fra tanti soggetti. Come nel caso di San Benedetto, dove il Ministero è il terminale delle operazioni, ma decide di concerto con gli altri. Giampaolo Stefanelli, ex sindaco di Norcia attualmente all’opposizione in consiglio comunale, ha detto: «La città non trae beneficio dalle passerelle politiche, se non sono seguite dai risultati. Assuefarsi all’emergenza ci impedisce di prendere in mano il nostro futuro». Mentre camminiamo di nuovo per il corso, ci fermiamo a parlare con una commerciante: «Per carità, fare, stanno facendo», ci dice, «ma a me pare che non sia cambiato nulla». Ora et labora, verrebbe da dire. Q

quattrocolonne-news.it

15


TEMATICA

Non c’è più neanche un posto per pregare

Oltre a San Benedetto, il sisma ha danneggiato tutte le altre chiese di Norcia Da due anni i fedeli si riuniscono in un centro polifunzionale fuori città

Riccardo Annibali

La statua di San Giacomo di Norcia, l’unica rimasta in piedi sulla facciata della chiesa della Madonna Addolorata

I

l terremoto non ha solo obbligato le famiglie a Per alcune chiese la certificazione di inagibilità lasciare le proprie abitazioni: delle undici chie- è meno grave: San Giovanni, struttura del tardo se dentro le mura di Norcia, non ce ne è più Trecento, può essere riaperta in breve tempo. I una aperta, inclusa Santa Maria Argentea, la con- motivi che impediscono l’inizio dei lavori sono cattedrale della diocesi di Norcia-Spoleto. Quasi molti, primo fra tutti che le chiese sono beni cultututto il patrimonio religioso e artistico del cratere, rali e non possono seguire le regole della ricostruin totale 350 chiese, è stato gravemente danneggia- zione privata. La Cei e il Governo stanno cercando to. I riflettori sono puntati solo sulla ricostruzione un’intesa per velocizzare le procedure, evitando le di San Benedetto, ma c’è molto altro. lungaggini delle gare d’appalto. Il nuovo centro della Madonna delle Grazie, a Sul tema dei “disservizi spirituali” abbiamo Norcia, è l’unico luogo che i fedeli sentito Don Giampiero Ceccahanno attualmente a disposizione. responsabile di tutta la rico«Va organizzata relli, Si tratta di un salone polifunziostruzione per la conferenza epinale, inaugurato nel giugno del una resistenza scopale umbra: «Va organizzata 2017 dal cardinale Gualtiero Basuna resistenza spirituale e ci vorrà spirituale» setti, e progettato per essere anche molta pazienza», ha detto. «Come un centro di accoglienza in caso Diocesi, vogliamo la certezza che di calamità. Questa chiesa, però, si trova fuori dal gli edifici siano davvero sicuri prima di riaprirli centro di Norcia, ed è difficile da raggiungere a al pubblico; dopo il terremoto del 1979» ricorda piedi, specialmente per gli anziani. il prelato, «c’era voglia di ripartire. Questa volta Molti fedeli intervistati a Norcia ci dicono: vedo più rassegnazione». Don Ceccarelli è stato «Dobbiamo andare a Spoleto per qualsiasi cosa l’ultimo abate di Sant’Eutizio a Preci, monastero che non sia una semplice messa. Anche per i pranzi fondato da eremiti siriani nel V secolo d.C. e condelle cerimonie, per comodità, finiamo per rima- siderato uno dei complessi religiosi più importanti nere lì, quando vorremmo aiutare i ristoranti di di tutto l’Occidente. Anche Sant’Eutizio è stato Norcia». irrimediabilmente danneggiato dal sisma. Q

16

quattrocolonne-news.it

di RICCARDO ANNIBALI @riccahan

GIOVANNI MARIA GAMBINI

@Giovann52275958

gennaio 2019


STORIE DI TERREMOTATI

la storia di successo

Una Stella per Norcia

Ristorante “Vespasia” : la rinascita umbra parte anche dall’eccellenza in cucina

I

l fortepiano è ancora lì. Ma dal terremoto del 30 ottobre, nessuno lo ha più accordato. Lo strumento musicale settecentesco è il simbolo della resistenza del “Vespasia” di Norcia, unico ristorante premiato con la Stella Michelin in provincia di Perugia, che ha scelto di riaprire i battenti nel centro storico del borgo umbro, nonostante la devastazione che lo circonda. Situato all’interno di Palazzo Seneca (dimora storica del XVI secolo, adibita a hotel di lusso), il “Vespasia” è un’eccellenza della gastronomia italiana nella patria della norcineria, ma la sua sopravvivenza è un caso isolato nel deserto che attanaglia Norcia dopo il sisma. La fortuna del “Vespasia” risiede nelle alterne vicende della sua storia: dopo essere passato di mano in mano, a metà degli anni 2000 palazzo Seneca fu rilevato dalla famiglia Bianconi, proprietaria già di altre strutture ricettive nella zona. Sono stati loro a curare un’estesa ristrutturazione, a partire dal rifacimento completo delle fondamenta, prima della riapertura nel 2008. E questo ha fatto sì che la residenza storica venisse risparmiata dalle scosse nel 2016, a differenza dell’adiacente Chiesa di S. Francesco, andata completamente distrutta. Palazzo Seneca e il ristorante non hanno riportato danni; ma essendo nel bel mezzo della zona rossa, sono comunque rimasti inaccessibili per cinque mesi, fino all’aprile 2017, quando fu aperto un

corridoio di passaggio dalla vicina piazza di San Benedetto. Durante l’emergenza il “Vespasia” è stato in prima linea per aiutare i meno fortunati: per un po’, da ristorante d’élite si è trasformato in mensa, per offrire pasti caldi ai soccorritori della Croce Rossa e agli sfollati. E i Bianconi hanno tentato in tutti i modi di preservare i posti di lavoro dei 75 dipendenti di Palazzo Seneca, che sono rimasti in cassa integrazione fino alla riapertura. I danni a livello economico sono stati e sono ancora ingenti: a due anni dal terremoto, il turismo a Norcia è quasi inesistente, e a Palazzo Seneca, definito dal Telegraph uno dei «50 migliori alberghi d’Italia», l’unico hotel rimasto aperto, i clienti scarseggiano e non si fermano mai per più di 1-2 notti. E anche il ristorante, attrattiva gourmet, stenta a riprendere il regime pre-terremoto, nonostante la prestigiosa guida Michelin gli abbia conferito la massima onorificenza, la Stella, per il terzo anno di fila. Un premio al coraggio e all’impegno profuso per mantenere alto il nome del territorio, grazie al menù stagionale costellato di specialità a km zero (come ad esempio la lenticchia di Castelluccio) reinventate dallo chef Valentino Palmisano. Oggi il “Vespasia” guarda al futuro e si propone di trainare Norcia fuori dal suo periodo buio, facendo assaporare l’amore per la Valnerina, racchiudendolo in un piatto. Q

Giovanni Landi

Il sous chef del Vespasia, Filippo Moriggi, mostra la targa della Stella Michelin 2016, anno in cui il ristorante fu premiato per la prima volta

di VALENTINA CELI

@bohemian_absinthe

quattrocolonne-news.it

17


STORIE DI TERREMOTATI

Vite dOPO IL TERREMOTO

Un difficile ritorno

Storie di persone ospitate al Trasimeno e rientrate a Norcia

S

ono tutti rientrati a Norcia i 450 nursini ac- l’altro mio figlio è torcolti dagli alberghi del Comune di Magio- nato a Norcia a luglio ne, sul lago Trasimeno. Gli ultimi 50 hanno del 2017 con la sua lasciato la località alla fine di gennaio del 2018. bambina e mia nuora. Tra gli sfollati accolti c’è Benedetta Ottaviani, Anche mio marito è una delle pochissime persone a cui il terremoto voluto tornare, lo conon ha distrutto la casa. Contando sulla disponi- noscono tutti qui». bilità e sulla gentilezza degli abitanti di Magione, Ora vivono nelle ha alloggiato nell’albergo “Le Rocce” insieme alla casette Sae nell’area sua famiglia e a decine di altri terremotati. Bene- industriale. C’è grandetta ha 26 anni e sta per laurearsi in comunica- de insofferenza nelle zione pubblica a Roma, ma il suo cuore batte per parole di Anna: «Ora Norcia. Durante il periodo di permanenza al Tra- a casa mia c’è un acsimeno, dal 31 ottobre del 2016 a metà dicembre cavallamento nel pa2017, non ha smesso di occuparsi della sua atti- vimento, c’è il rischio vità di famiglia, un centro benessere con tanto di che si sfondi. In una profumeria e parrucchieri a Norcia. «Non ho mai frazione qui vicino pensato neanche per un attimo di lasciarla». An- sono dieci le casetdava avanti e indietro più volte a settimana, anche te che sono da rifare. grazie all’aiuto dei suoi familiari. Una famiglia con tre Per questo, quando ha ottenuto il certificato bambini ha addirittura di agibilità della sua casa nel dicembre del 2016, a trovato la muffa nei non ci ha pensato un attimo: «Tornare è stato muri, dovranno andarun sollievo». È fiduciosa sul progresso della cit- sene». Anna lamenta il fatto di non vedere altro tà, spera che le istituzioni lavorino per il bene di che casette, che le danno un senso di desolazione Norcia: «Forse perché sono una giovane piena di e solitudine mai provato fino ad ora: «Quando speranza per il futuro». Per Benedetta, l’esperien- sono tornata a Norcia inizialmente ho provato za del terremoto ha insegioia, euforia. Poi ha pregnato a «non dover mai valso l’angoscia». Non sa dare nulla per scontato, «Cosa direi al governo? quanto rimarrà in queste ma a credere sempre nei abitazioni provvisorie, si Di mettersi una mano propri sogni». sente in balia degli eventi. Se per lei il terremoto sulla coscienza». La sua vecchia casa ha destabilizzato solo in è stata classificata con la parte la propria vita, per lettera “E”, cioè a rischio Anna Cipolla, 49 anni, dipendente di una coo- crollo e dunque da demolire. Si sente abbandoperativa, quel momento ha rappresentato l’ini- nata dalle istituzioni nazionali. «Quelle locali zio di un calvario. «Ci hanno messo nei pullman stanno facendo il massimo, ma la burocrazia sta come i deportati, senza sapere dove andavamo», uccidendo tutto. Non c’è alcun progetto per Norsi sfoga. Anna è stata da novembre 2016 a fine cia. Cosa direi al governo? Di mettersi una mano settembre del 2017 a San Feliciano nell’albergo sulla coscienza». “Ali sul Lago”. Ha tuttavia un ricordo bellissimo Sono tornati in paese anche Armira Areti e il di quel periodo: «Sono tornata a Norcia esclusi- marito Michele, rispettivamente di 36 e 38 anni. vamente per la mia famiglia. Mia figlia sta a Preci, Entrambi macedoni, si sono conosciuti a Norcia.

18

quattrocolonne-news.it

Marcello Mamini

La nonna di Benedetta Ottaviani nel giorno della consegna della propria casetta Sae fuori dalle mura di Norcia. È stata fuori casa 15 mesi, di cui 6 a Magione

di MARCELLO MAMINI

gennaio 2019


STORIE DI TERREMOTATI

Marcello Mamini

Benedetta Ottaviani con tutti i dipendenti della sua attività di famiglia. Il titolare del negozio è lo zio, in primo piano, ed è grazie a lui che il centro benessere è potuto sopravvivere

Lì hanno messo su casa insieme nel centro storico e hanno acquistato un locale per farne una norcineria. Il loro amore per la città è immenso ed è per questo motivo che hanno fortemente insistito per tornare a casa. La loro abitazione non ha infatti subito danni, ma tutti gli edifici attorno sono stati abbattuti dalla potenza del sisma. Per dieci mesi ospiti dell’albergo “Le 3 Isole” di Magione, lì hanno ritrovato la felicità. «Ci siamo trovati bene, siamo rimasti amici con i proprietari del residence. Nella disgrazia abbiamo trovato una comunità pronta ad aiutarci». Grazie infatti al supporto della popolazione, su consiglio del sindaco di Magione, Giacomo Chiodini, Michele ha potuto aprire un’altra norcineria, prima a Magione e poi a Passignano. Quando il Comune e la Protezione Civile hanno dato loro il permesso di riappropriarsi della propria casa, a giugno del 2017, lui ha cercato di proseguire, da lontano, l’attività fino a quando nel gennaio del 2018 ha deciso di cederla. Ora

è riuscito ad aprirne un’altra fuori dalle mura di Norcia. Gli affari però non vanno un granché. «Si fa tanta fatica, qui la gente non arriva. Dentro le mura non ci sono servizi, i negozi sono pochissimi, la vita è difficile». A volte si sono sentiti più nursini dei veri nursini: «Abbiamo sentito Norcia più casa nostra noi stranieri rispetto alcuni dei nativi. Alcuni che avevano casa agibile hanno infatti preferito andare a Perugia o a Roma, per rifarsi una vita». Per Michele a livello mediatico il tema è totalmente assente. «Non ci sono ad ora progetti per il futuro, per ripartire. Non si vede nulla». Anche loro sono tornati per la famiglia, per i figli. «Sono nati a Norcia ed è giusto che crescano qui. Rimanere a Magione voleva dire cambiare totalmente vita. Ho già fatto un grande cambiamento trasferendomi dalla Macedonia a Norcia, che mi ha dato tutto. Non voglio, soprattutto per loro, farne un altro. Ora siamo in cerca di normalità. Non chiediamo altro». Q quattrocolonne-news.it

19


STORIE DI TERREMOTATI

Rinasce il borgo

Spina riparte dal suo castello

Dopo il sisma del 2009, la riconsegna delle prime 22 case nel borgo segna l’inizio della fine della ricostruzione Ancora da sciogliere il nodo delle case parzialmente inagibili

I

l 15 dicembre 2018 – esattamente 9 anni sono finite al 60%; la dopo il sisma del 2009 - è il giorno della ri- numero 3, invece, è consegna del castello di Spina. Alla presenza ferma al 40%. della presidentessa della Regione, Catiuscia MaDietro ai ritardi, rini, e del sindaco di Marsciano, Alfio Todini, la oltre ai vincoli della gabbia di impalcature, gru e ponteggi si è aperta soprintendenza, c’è la attorno al cuore del borgo, frazione di Marsciano, burocrazia: ogni unità rivelando il primo gruppo di case rimesso a nuovo ha iniziato i lavori indopo i danni del terremoto. dipendentemente dalSono trascorsi 24 mesi dall’inizio dei lavori e le altre, solo dopo aver sui terrazzi ricostruiti com’erano nell’Ottocento concluso un progetto fanno la loro comparsa i vasi con i fiori: segnale generale in accordo che nelle ultime settimane le persone hanno ri- con i diversi proprietacominciato a vivere nelle loro abitazioni. L’ultima ri. Questi spesso vivevolta che lì dentro avevano preparato un caffè era vano altrove ed erano quasi un decennio fa. Da lì a poco, un terremoto irreperibili, causando il passato in sordina sui media ma devastante per blocco degli interventi gli abitanti aveva costretto ad andarsene circa 590 di tutti gli altri, anche di loro, fra comune e frazioni. Qualcuno pensava di chi tra le mura di che un giorno come questo non sarebbe mai ar- quel castello custodiva rivato. tutta la propria vita. I lavori, finanziati con circa «Quando sono entrato in casa, mi è sembra- 8,7 milioni di euro, dovrebbero essere finiti entro to di tornare giovane», esclama sorridente Mario il termine di 36 mesi. Altri nodi rimangono in via Fabi, 76 anni. È stato lui il primo a rimettere pie- di risoluzione: nel 2012 sono stati sistemati i 64 de nel suo appartamento dove, assieme alla mo- edifici della “ricostruzione leggera” – i meno danglie Franca, ha trascorso 53 anni di vita coniugale. neggiati – per un importo di 7,8 milioni; ancora «È stata una festa – gli da fare 15 edifici dei 98 della “ricostruzione fa eco lei – ci mancava pesante” (costo 23,7 molto, per fortuna ci «Quando sono entrato milioni), comprensiamo arrivati vivi!». in casa, mi è sembrato dente le case più danFinora sono una neggiate e le attività decina i proprietari di tornare giovane» produttive. rientrati nel castello, A giugno 2019 fidiviso in appartamenti. Molti altri, circa ottanta proprietari di prime e nirà il secondo mandato del sindaco Alfio Todini, seconde case, aspettano: le altre parti – in gergo che veste la fascia tricolore di Marsciano dal 2009. «Ci sono voluti tre anni per trovare i fondi tecnico “Umi”, Unità minime di intervento, in cui i lavori dei 42 edifici sono frazionati – verranno per i lavori, dopo la messa in sicurezza nel dicemcompletate entro il 2019. Due Unità (la 4 e la 1) bre del 2009 – afferma – ora che la ricostruzione

20

quattrocolonne-news.it

Pierfrancesco Carcassi

Sopra, gli abitanti di Spina alla cerimonia di riconsegna del 15 dicembre 2018, poco prima di rimettere piede nel borgo per la prima volta, dopo il terremoto del 2009

di PIERFRANCESCO CARCASSI @Piercassi

gennaio 2019


STORIE DI TERREMOTATI

Pierfrancesco Carcassi

A destra, il cimitero di Spina, rimasto com’era dopo il primo intervento di messa in sicurezza

leggera è completata e quella pesante si avvicina alla fine, vorrei lasciare il Comune con tutte le risorse allocate e i lavori avviati». Intanto, a passarsela peggio sono quelli che la casa non l’hanno persa. Una quarantina di abitazioni parzialmente agibili sono escluse da ogni piano di aiuto: le famiglie che in alcuni casi ci abitano si alzano la mattina sapendo che una nuova scossa le potrebbe far cedere. A una ventina di loro andò meglio, paradossalmente, con le scosse del 2016: le case divennero totalmente inagibili, garantendo a chi ci abitava un contributo proveniente dai fondi stanziati per quell’evento. Gli altri, invece, rimangono a bocca asciutta. “Un inghippo”, come l’ha definito il sindaco, ancora lungi dall’essere risolto e che rischia di rimanere “un vicolo cieco”, come ha confermato la governatrice Marini. Intanto, la vita economica del borgo inizia a ripartire. Tre anni fa è stata aperta la piscina comunale e ora si avviano i percorsi verdi lungo la valle del Tevere, per rilanciare il turismo. Nella stessa direzione va il progetto di spingere chi possiede seconde case nel castello ad affittarle sulla piattaforma per alloggi turistici Airbnb, per compensare le spese di ricostruzione. Ma non tutto si avvia a tornare alla normalità. Il supermercato è ancora in un container. E poi la modernizzazione spiazza gli anziani ritornati: l’unico sportello bancario sta per chiudere e lascerà il posto a un moderno sistema automatizzato. Una rivoluzione per chi dieci anni fa depositava e ritirava i risparmi dal cassiere. A una certa età troppi cambiamenti affaticano. Q

FOCUS

L

... Ma per il cimitero mancano i fondi

o stesso giorno in cui tutti gli spinaioli lasciarono le loro case da vivi, anche i loro compaesani defunti furono costretti a lasciare le proprie. Un gioco del destino macabro e surreale: il sisma danneggiò loculi e cappelle funerarie nel cimitero del paese, lasciando in vista lo scempio delle tombe squassate e delle bare esposte. Oggi non è più così, ma rimangono ben visibili i segni del terremoto: riposano qui i cari di molti abitanti del borgo, trincerati tra i puntelli e le transenne messi nel 2009 per sostenere le strutture più deboli. Con loro sono sepolti almeno una decina di anziani che, dopo essere stati evacuati con il sisma, non hanno fatto in tempo a rivedere la loro casa ricostruita. La chiesetta interna, dove si benedivano le salme prima della sepoltura, è sbarrata e transennata da allora. Chi può ha sistemato le tombe dei familiari a spese proprie, altri aspettano l’intervento del Comune. «E’ un problema di soldi – spiega il Primo cittadino, Alfio Todini – Assieme al Piano di ricostruzione erano stati stanziati 500mila euro per opere pubbliche come infrastrutture, utenze e fognature, ma non sono sufficienti per coprire anche il costo del cimitero che calcoliamo ammonti a circa 300-400mila euro. Stiamo cercando le risorse proprio in queste settimane e speriamo di trovarle dalla gestione dei fondi del sisma».

quattrocolonne-news.it

21


FOTOGALLERY

Tradizione e innovazione, tecnica e istinto confluiscono nei piatti del Vespasia, il ristorante stellato di Norcia

1

4

la lista degli ingredienti

di VALENTINA CELI

@bohemian_absinthe

GIOVANNI LANDI

22

Foto [1] Preparazione: Ogni piatto ha alle spalle tanto studio e infiniti esperimenti. Quelli che sembrano semplici spaghetti al pomodoro hanno richiesto 4 mesi di lavoro. [2] Successo: La Stella Michelin è il coronamento della tenacia del Vespasia. [3] Integrazione: I sapori del territorio si fondono con le tecniche orientali. [4] Cura dei dettagli: Dalla scelta degli ingredienti all’estetica dei piatti. [5] Origine: Nel-

quattrocolonne-news.it

la zona rossa, a soli 20 metri dalla piazza di San Benedetto. [6] Tecnica: Le esperienze internazionali degli chef si assaporano ad ogni boccone. [7] Creatività: Reinventare gli abbinamenti ed esaltare i gusti dei prodotti. [8] Passione: Dietro ai fornelli si respira spirito di squadra e amore per la cucina. [9] Complessità: I menù degustazione offrono un assaggio del percorso di ricerca gastronomica.

7

gennaio 2019


fotogallery

2

3

5

6

8

9

quattrocolonne-news.it

23


TERZA EDIZIONE

Aperte le iscrizioni: c’è tempo fino al 10 marzo

MASTER DI SCRITTURA SERIALE DI FICTION 5

borse di studio

640

ore di lezione

40

ore di proiezioni

presso società di produzione

Il Master si svolgerà presso la sede del Centro Italiano di Studi Superiori per la Formazione e l’Aggiornamento in Giornalismo Radiotelevisivo a Perugia Per informazioni sul regolamento: Sito: www.centrogiornalismo.it Tel. 075 5911211 E-Mail: segreteria@centrogiornalismo.it

stage

Profile for Quattrocolonne

Numero 1 (15 gennaio 2019)  

Realizzato dai praticanti della Scuola di Giornalismo di Perugia

Numero 1 (15 gennaio 2019)  

Realizzato dai praticanti della Scuola di Giornalismo di Perugia

Advertisement