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principale (vedi concept), attraverso gli echi delle voci femminili e alle parti strumentali. Un ascolto che non lascia spazio alle parole ma a una riflessione interna su noi stessi, chi siamo, qual è il nostro percorso e come l’affrontiamo, quali errori commettiamo e cosa facciamo per rimediare a essi. È un album che parla di abbandono, della perdita di una persona che amiamo e della perdita in qualcosa in cui crediamo fermamente. “Elevare” qualcuno a un piano superiore al nostro può essere negativo per noi stessi. Distruggere la “figura divina” per diventare liberi da ogni dogma. Il vostro disco si muove tra post 26

rock e qualche idea progressive. Quali sono i vostri punti di riferimento in questi campi? L’idea di creare un concept è nata dalla convergenza del libro di J. Cambell L’eroe dai mille volti, Berserk di K. Miura, la narrativa silenziosa di Bloodborne e l’ascolto compulsivo di gruppi come Pink Floyd, Tool, Il Teatro degli Orrori, Queens of the Stone Age, Zu e tutto il post-rock di fine ’90 inizio 2000. Ovviamente le influenze di cui parliamo sono latenti nelle strutture dei brani, senza partire dall’idea di trarne troppo sfoggio. È più il concetto di “acquisire” per poi “dimenticare”. Sono anni che ascoltiamo questi gruppi e ormai,

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TRAKS MAGAZINE #25  

Ecco il nuovo numero di TRAKS MAGAZINE, con Margherita Zanin in copertina e interviste a Stefano Vergani, La Tarma, VIncenzo Fasano, Niiik,...

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