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Numero 25 - giugno 2019

MARGHERITA ZANIN dare significato agli imprevisti

STEFANO VERGANI LA TARMA

VINCENZO FASANO NIIIK


sommario 4 Margherita Zanin 8 Stefano Vergani 12 La Tarma 16 Vincenzo Fasano 22 NIIIK 26 Eileen Sol 30 Gianluca Gill 34 Beppe Dettori 38 Nina Zilli #qcs

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MARGHERITA ZANIN dare significato agli imprevisti

“Distanza in stanzaâ€? è il nuovo disco della cantautrice ligure e punta alle essenze dei sentimenti e alle altalene di pensieri semplici e profondi, capaci di trasformarci e darci una visione personale sul senso della vita


Come sei arrivata a “Distanza in stanza” e quali sono state le premesse di questo disco… Le distanze sono faticose e imprevedibili, ci cambiano profondamente e ci legano ai ricordi. Il percorso di Distanza in stanza è arrivato in un periodo della mia vita dove dovevo vivere e provare delle emozioni forti, ne sentivo il bisogno da tempo. Come tutti i cambiamenti ho riflettuto sul senso della vita, cosa che poi non è così inusuale, soprattutto in questo momento storico. Le mie premesse erano semplicemente quelle di dare un significato ad alcuni imprevisti. Oggi che è uscito questo disco provo un senso di libertà che si riflette nella tanto ricercata sicurezza che tutto quello che ho fatto mi andava di farlo e le canzoni rispecchiano davvero quello che provavo nei momenti in cui ho

dato via libera ai sogni, scrivendo e suonando. Incontrai Lele Battista nel 2017 dopo che erano ormai mesi che cercavo un produttore che potesse esprimere il mio mondo senza violentarlo, comunicando e sperimentando. Dal punto di vista sonoro mi sembra che ci sia una ricerca di dialogo tra strutture di canzone classiche e sperimentazione Le mie canzoni nascono spontanee in luoghi speciali e particolari. La sperimentazione per me è come un mezzo di libertà. Tuttavia la musica è un viaggio che serve per guardarsi dentro, uno

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specchio ben preciso accomunato dal perdersi e dal ritrovarsi. Mi piace molto il ‘classicismo’ della musica e non amando gli obblighi preferisco creare una mia libera definizione di sperimentazione. Ecco, per me sperimentare significa avere un approccio sciolto alla propria musica. Ogni canzone ha un’introduzione dei più bei nomi del cantautorato contemporaneo italiano (tutti uomini, peraltro): ci racconti come funziona su disco e come sei riuscita a realizzare il tutto? Distanza in stanza’ è composto da dodici brani che si trasformano in stanze dove sentirsi diversi. Ogni stanza ha una porta poetica e un artista che fa da chiave d’accesso. Gli artisti presenti sul mio disco sono personaggi che hanno saputo creare un’onda evolutiva musicale nel panorama nazionale italiano. Si parla di vera sperimentazione e di vari pensieri rispettabilissimi. Non è un caso che ci siano questi nomi, sono artisti che ho apprezzato tantissimo, che ho avuto bisogno di ascoltare in de-

terminati momenti della mia vita e che hanno fatto da faro guida nel mio percorso di cambiamento. Siete curiosi? Che cos’ha regalato Lele Battista a questo disco? Lele mi ha aiutato a creare un sound personale, seguendo le mie vere intenzioni, ha reso ancora più speciale il mio progetto cantautoriale così come lo ha reso speciale Giovanni Garibaldi con riff di chitarra intimi e spaziali. Ringrazio entrambi per aver iniziato questo progetto insieme a me e per avere creato fin dal primo giorno in studio arrangiamenti degni di nota. Ci siamo ispirati a vicenda, tenendo conto che non è semplicissimo fare un disco e che varie esperienze ci hanno rallentato; siamo riusciti comunque a creare un mondo fuori dall’omologazione e con un sound particolare e personale. Un lavoro che è durato due anni, nei quali abbiamo dato vita a un progetto ricco di sentimenti ed esperienze, che ci hanno cambiato profondamente. Volevamo creare un disco bello ed essenziale, accurato e sensibile. Un disco che po6


portanti rivelazioni della canzone d’autore. L’immagine di elevata poesia, richiama all’atto d’amore celebrato nella stanza dal soffitto viola. La melodia delicata ci porta piano piano verso spazi estesi e sognanti raggiungendo l’apice della sensibilità, per poi ritornare intimi. Probabilmente il significato che do a questa canzone e al suo cielo è un più personale. Così grande, così speciale, così etereo, così variabile. Uno stato d’animo, Il cielo.

tesse essere riascoltato nel tempo. Un’ esperienza che rimarrà per noi, sempre e comunque. Come nasce l’idea di reinterpretare “Il cielo in una stanza”, a parte l’assonanza con il titolo dell’album? E nonostante le rivelazioni di Paoli, fra l’altro… Come racconta Gino Paoli, il testo descrive l’incontro con una prostituta in un casino di Genova. Nonostante la storia di questa poesia, ‘Il cielo in una stanza’ è considerata come una delle più im-

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STEFANO VERGANI

“Mi sono giusto allontanato per un attimo”: dalla Brianza alla Sicilia non c’è che un passo, se a compierlo è un cantautore dallo stile peculiare e con la necessità di uscire dagli schemi. Anche pubblicando un disco in due parti, per esempio

Dalla Brianza (velenosa) alla Sicilia: come matura questa emigrazione al contrario che, se non ho capito male, è alla base almeno del titolo del tuo nuovo al-

bum? Il titolo dell’album, è un verso estrapolato dalla canzone In equilibro che parla di quel tipo di smarrimento che si prova quan-


do la vita che eri ormai “abituato� a vivere da sempre, da un giorno all’altro cambia completamente la faccia e di conseguenza ti ritrovi sbalzato in una dimensione to-

talmente diversa, spiritualmente e nel mio caso anche geograficamente parlando. Avendo esaurito diciamo il rapporto con la mia terra di origine, causa anche tutta


una sorte di coincidenze favoreli, sono partito con la mia compagna e ci siamo trasferiti in un casa in campagna nella provincia di Siracusa, ho messo da parte la chitarra e la penna per un annetto buono e mi sono messo a fare il cuoco in un bel ristorante, doveva essere una scelta passeggera e invece orami sono quasi quattro anni che vivo e lavoro qui e devo dire che mi sono ambientato bene. Un album in due parti: quale la motivazione? Abbiamo deciso di dividere il disco in due parti sostanzialmente

perché essendo questo un percorso totalmente nuovo per me musicalmente parlando, non ci piaceva l’idea di uscire con un singolo solo ad anticipare il tutto ma piuttosto offrire una visuale più’ ampia sull’opera, pertanto uscire prima con sette canzoni ci pareva una buona strada per fare entrare chi ascolta in questo nuovo mondo e dargli, si spera, una buona ragione per aspettare la seconda parte. Mi incuriosisce molto “Leopardi”: come nasce la canzone? La canzone nasce in fondo dal pessimismo, è un dialogo tra due 10


persone che si illudono e si disilludono sullo scorrere della vita, e si chiede retoricamente a Leopardi se tutto questo studiare che ha fatto lo ha alla fine salvato dai codardi, a volte la disperazione arriva talmente in alto che tutta la saggezza che si può conquistare serve relativamente a poco, l’essere umano è un macchina completamente fuori controllo, così come lo è volutamente la musica che accompagna questo brano dove si va in cerca di risposte conoscendo appena le domande. Qual è stato il contributo di Francesco Arcuri a questo disco? Io e Francesco ci conosciamo oramai da tanti anni e c’è sempre stata una grande stima tra noi, diciamo che mi ha spronato molto a cercare una nuova strada per quanto riguarda un universo musicale che non avevo mai prima preso in considerazione, perciò nell’ultimo anno ho appoggiato la chitarra e mi sono messo a manovra-

re sintetizzatori e tastiere , gli spedivo i provini non molto convinto del lavoro che stavo facendo ma lui è stato capace di darmi quella fiducia ed energia che mi è servita per sentirmi a mio agio in questa nuova fase. Così che ogni pezzo del disco è nato da una mia idea e poi è stata arrangiata magistralmente dalle sue mani. Tre nomi che ti piacciono della musica italiana di oggi? Ti dico gli ultimi tre dischi che ho ascoltato: Luna Persa di Max Manfredi, Volando di Renzo Zenobi, e Vecchia Roma degli Ardecore.

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LA TARMA Anticipato dal video denuncia “Come va oggi il nostro amore?” è uscito su tutte le piattaforme digitali il secondo album di inediti della cantuatrice, un lavoro dal titolo “Usignolo Meccanico”


Sono un po’ inquietato dalla cover del tuo nuovo album… Me la spieghi? La copertina è una delle cose più istintive e meno studiate dell’album, nel senso che non ti so spiegare del tutto perché sia proprio così. Con Maria Grazia De Vita, la fotografa che ha fatto gli scatti e sviluppato l’artwork, ho fatto una lunga ricerca di immagini che ci colpissero e che fossero un accostamento strano fra una pubblicità super pop e qualcosa di dissonante. Un po’ come il disco: allegro sì, ma poi storce la bocca in un ghigno. Allora siamo passate attraverso cervelli in fumo, bocche, dentifrici, detersivi... alla fine ha iniziato a prendere piega questa, che non so bene cosa sia, ma sicuramente è parte del mio inconscio che emerge. Dalla bocca mi esce un astice, come nell’arcano XVIII dei Tarocchi, la luna, in cui un gigantesco astice emerge da una pozza d’acqua in una notte di luna piena, un’immagine folgorante. Per i tuoi vari impegni il disco ha richiesto alcuni anni per essere ultimato. E’ cambiato tan-

tissimo da quando hai iniziato a lavorarci oppure i concetti base sono rimasti gli stessi? Stranamente i concetti base sono rimasti esattamente gli stessi: sono io che sono cambiata molto in questi cinque anni e, soprattutto nell’ultima fase di lavorazione, non è stato sempre semplice rimanere fedele a un concept partito tanto prima, ma in un qualche modo sono riuscita a tenere tutti i pezzi assieme, sia dal punto di vista artistico che dal punto di vista della produzione, e, anche se a costo di una enorme fatica, posso dirmi abbastanza soddisfatta.

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Ci sono sonorità decisamente anni Ottanta nel tuo disco: che cosa ti piace di più di un decennio che, per “Cause di forza maggiore” non hai vissuto in prima persona?

Giusta osservazione... quello che dai miei occhi di ex bambina cresciuta negli anni Novanta si percepiva, era un’irrefrenabile leggerezza. Nelle estati dei primi anni Novanta ancora si respirava, i suc14


i primi ad avere il sentore di fascismi, colpi di stato e dittature, quindi io semplicemente come artista mi sento in dovere di intervenire e dire la mia. Ho solo lanciato il mio personale campanello d’allarme, e continuerò a farlo se necessario. In questi ultimi anni hai affrontato attività differenti, realizzando colonne sonore di vario genere e anche recitando in serie tv e film. Che cosa ti hanno regalato queste esperienze? L’esperienza nel cinema e nella tv è stato un passettino nel mondo sul quale di fatto mi sono specializzata negli ultimi anni, prendendo due diplomi di Composizione per la Musica da Film in Conservatorio. Essere presenti sul set è entusiasmante, ci si sente come falene al cospetto di un sole che brucia in piena notte: abbagliante, magico. Una delle esperienze più importanti ed epifaniche è stato poter recitare al fianco di Elio Germano e vederlo da vicino all’opera sul set: come osservare un animale maestoso nel suo habitat. Davvero un grande artista.

cessi di qualche anno prima andavano ancora in rotazione, al mare, nei bar... qualcosa nel cervello dev’essermi andata in tilt. Fondamentalmente, io vado pazza per la cassa in quattro. Benché una buona parte del disco faccia uso di una sana ironia, hai scelto come biglietto da visita del disco un pezzo che è altresì ironico ma che è accompagnato da un video che di ironico ha davvero poco. Come nasce l’idea di singolo e video di “Come va oggi il nostro amore”? Da quando in Italia è in vigore l’attuale governo 5 Stelle - Lega, avverto sempre più tensione e repressione da parte sia delle istituzioni, che anziché essere a tutela delle minoranze e della democrazia sembrano godere nel far crogiolare le persone in un clima di odio e discriminazione, ma anche da parte delle persone civili, il cui razzismo trova sfogo nei social media e nell’idiozia quotidiana. Il clima che si respira è molto, molto pericolosamente repressivo dei diritti civili. In tutte le epoche gli intellettuali e gli artisti sono stati 15


VINCENZO FASANO Di Chiara Orsetti

Con il termine cantautore si definisce una vastità di esseri umani che si esprimono scrivendo canzoni praticamente infinita. A conti fatti, però, appena la si pronuncia ci si aspetta un prototipo ben definito: testi più o meno impegnati, musica tra il pop e il melodico, voce interessante ma non da vocalizzi. Possiamo allora affermare che Vincenzo Fasano è un cantautore atipico. Ha una voce molto particolare, riconoscibile e che arriva dritta al cuore. La sua musica accompagna i testi avvolgendoli di un’atmosfera completamente sua. I suoi testi spesso parlano di conflitti interiori, di magagne esteriori, di sensazioni. Va a colpire i cinque sensi. “Acquapunk” è il suo nuovo album, e gli abbiamo rivolto qualche domanda.


Come i lettori accaniti di Traks sapranno, sono decisamente una tua fan. Ho ascoltato in anteprima il tuo nuovo album, Acquapunk, e la prima domanda che mi viene da farti è sul sound che lo contraddistingue. La sensazione che hai creato sa essere acco-


sento quasi l’esistenza di una preghiera continua che mi sostiene! Il lavoro è stato molto lungo, insieme al mio produttore Matteo Buzzanca e con l’aiuto della precisione maniacale di Mattia Panzarini, abbiamo ascoltato e riascoltato i brani un’infinità di volte

gliente o graffiante a seconda dei momenti, bilanciati alla perfezione. È stato un lungo lavoro di precisione o ti è uscito di getto? Intanto grazie per dichiararti una mia fan. Sai, è bellissimo sapere che c’è sempre qualcuno che da qualche parte mi sta ascoltando, 18


uno dei miei favoriti per intensità, musica e interpretazione. Te lo devo chiedere, anche se sarà la domanda che ti rivolgeranno più spesso… che cosa intendi con Acquapunk? Per me la parola Acquapunk rappresenta il bene contaminato dal male, l’ acqua è il simbolo della purezza, il Punk rappresenta la nostra noncuranza verso il pianeta. La tirannia generazionale è evidente, quanto vogliamo bene ai nostri figli? Ho letto che il tuo colore preferito è l’estate, e probabilmente sono d’accordo con te. Mi piacerebbe sapere però che impatto hanno le stagioni sulla tua emotività, quanto il tempo e il paesaggio che cambia va a finire dentro le tue canzoni… Si, l’estate è la mia stagione preferita, il sole è importante, la luce mi cambia i pensieri. Abito a Mantova, in una città del nord famosa anche per la nebbia, sicuramente gli ambienti che ci circondano ci influenzano sotto ogni aspetto, le energie delle persone ci cambiano la vita, ma alla fine

prima di scegliere un suono, un mondo. Nulla è stato fatto a caso infatti è stato difficile, per esempio, trovare per i brani più ritmati dei suoni di batteria che non “raffreddassero” i concetti delle parole. Il brano che da il titolo al disco è 19


quello che conta è come stiamo dentro. Pensa però...vivere un momento di estrema gioia mentre fuori piove, sarebbe più facile capire che si è felici. Un altro brano che ho molto apprezzato è “Ed io”. Sei davvero la tua guerra mondiale? Sei riuscito a crederti, e quindi a crederci, ora? Su “Le bare bianche” non faccio alcuna domanda, vorrei la raccontassi tu. Di mio posso solo dire che mi sono commossa… Si, sono la mia guerra mondiale, ho ancora tante battaglie da vincere, per il momento non sono una persona serena ma credo di essere in un momento di rivoluzione che mi porterà a stare bene, ho voglia di stare bene. Questi sono giorni importanti, il valore del tempo per me è cambiato, è molto importante ogni singolo minuto. Da poco credo nella forza della preghiera, qualunque sia la sua natura, in questo periodo mi sono circondato “naturalmente” di persone che credono, hanno tutti una cosa in comune: “La voglia di vivere”. Sento che è il momento di fare pace con me e ho voglia di crede-

re nelle nuove generazioni per la pace nel mondo.La prima volta che in studio abbiamo ascoltato a volumi smodati il ritornello di “Le Bare Bianche” mi sono commosso anch’io:-) , ho pensato:”Sto ascoltando quello che avevo da dire”. Questo brano parla dell’inizio di un viaggio che hai sempre sognato di fare con la persona che ami, che ami profondamente, la paura non ha più spazio, senti che è il tuo turno, che è la tua vita. La grafica dei tuoi ultimi due album richiama in qualche modo l’idea degli elementi naturali: il verde per Fantastico che sa di bosco incantato, e l’acqua che domina in Acquapunk e ricopre completamente foreste di discariche. Segui una logica per cui dobbiamo aspettarci il fuoco in copertina nelle tue prossime pubblicazioni? Le copertina dei singoli e di Acquapunk sono state realizzate da Charlie Davoli con sovrapposizioni di immagini e colori. Davoli è un grande artista, una persona speciale con una profonda sensibilità che mi ha rapito im20


to tutto il mondo, per me anche quello interiore, ma che che c’è la possibilità di rinascere, di tornare alla purezza, alla vita. Grazie per avermi intervistato, spero di vedervi a qualche mio concerto per continuare il discorso:-)

mediatamente. La copertina di Acquapunk è l’immagine di un bambino che nuota in un bosco allagato ricoperto di copertoni in un’acqua limpida e piena di stelle. Questa immagine ci dice che “è successo qualcosa” che ha cambia21


NIIIK Un ep dal titolo minaccioso (“Inferno”) ma anche un gusto per la melodia e la canzone cantautorale, mescolata però a sonorità contemporanee con inclinazioni elettroniche: la nostra intervista dare un senso differente al mio essere musicista e dare anche una svolta al mio modo di comunicare musica lavorando su pezzi scritti e arrangiati da me, alcuni

Vuoi raccontare come nasce (e cresce) il progetto Niiik? Il mio progetto solista NIIIK nasce nel 2013, dopo una vita passata nel mondo delle cover volevo 20


ha seguito la produzione artistica dei miei primi due lavori (Irreale e Icaro), usciti tra il 2013 e il 2014, molto introspettivi e incentrati su un genere pop/rock melodico; nel 2018 poi grazie alla grande collaborazione con Luca Stasi, producer giovane e di grandi idee, è nato il mio ultimo lavoro, Inferno, che ha abbandonato le sonorità dei primi due lavori aprendosi anche ad arrangiamenti più elettronici e a uno stile più moderno. Quello che caratterizza la mia musica è la voglia di trasmettere forti emozioni, messaggi che possono sembrare banali ma rivisti da angolazioni differenti, dando più peso a elementi tante volte un po’ sottovalutati o dimenticati. Il tuo nuovo lavoro, Inferno, ha un titolo piuttosto minaccioso ma contenuti melodici e piuttosto vari: quali sono le ispirazioni alla sua base? Appunto come dicevo prima, il titolo Inferno nasce proprio come provocazione, un titolo così duro, per una canzone e un ep che parla d’amore vuole essere un messaggio che va oltre, che ricorda

tra l’altro composti anche diversi anni prima ma mai pubblicati. I primi passi li ho mossi grazie a un grande mentore come Max Zanotti (Deasonika e Casablanca) che 21


comunque a tutti che dietro a un’emozione così bella e forte c’è sempre un qualcosa di difficile da superare. Lo stesso viene anche ritrovato negli arrangiamenti che racchiudono molta elettronica e contenuti melodici sempre a creare questa contrapposizione che deve portare l’ascoltatore a essere un po’ “spaesato”, ma rassicurato, durante l’ascolto. Come nasce Seguimi, che hai scelto anche come singolo?

Seguimi è il secondo singolo estratto da Inferno ed è sicuramente il pezzo più spensierato e di facile ascolto dell’ep. Volevo che in un unico pezzo si riuscisse a far trasparire l’emozione di libertà che si prova solo quando si intraprende un viaggio, il non avere obblighi, impegni o pensieri; questo pezzo è anche un messaggio per tutte le persone che oggi sono assuefatte ai social network e non sono più in grado di comunica22


mancare in nessun caso nella tua playlist personale? Non mi ritengo assolutamente un esperto di musica, anzi, ecco però quelli che per me sono stati i lavori che hanno influenzato molto la mia cultura musicale dagli inizi fino a ora: Temple of the dog Temple of the dog; Post Orgasmic Chill - Skunk Anensie; Evolve Imagine Dragons. Tre dischi completamente differenti tra di loro ma che racchiudono a mio parere tutto quello che a livello musicale serve conoscere per spaziare dal rock più duro al pop arrivando fino all’elettronica... Rimanendo sempre in un contenuto estremamente commerciale e di facile ascolto, elementi per me fondamentali nella musica.

re se non attraverso un cellulare; anche il video di questo singolo è stato ideato seguendo questa linea, creando un vero e proprio “inseguimento” tra due persone che decidono di “seguirsi” non tramite il digitale ma nella vita reale. Perché hai deciso di chiudere il lavoro con una cover del classico battistiano I Giardini di marzo? Le cover sono sempre un territorio molto impervio da calcare, se poi si va su dei “mostri sacri” come Lucio Battisti la brutta figura è dietro l’angolo. Volevo però dare un segnale forte di rottura dai due lavori precedenti inserendo molta più elettronica e sonorità differenti, quindi per far capire che la strada intrapresa era nuova, con Luca Stasi abbiamo deciso di farci un “biglietto da visita” molto forte, stravolgendo un pezzo cardine della storia della musica. Il risultato ha avuto tante buone valutazioni e ci ha permesso così di seguire la nostra strada anche per tutti gli altri pezzi a partire appunto da Seguimi. Tre dischi che non potrebbero 23


EILEEN SOL

Con un sound che prende spunti da post rock e progressive, il quartetto pubblica “Iconoclasta”, concept album strumentale con una ricca storia a corredo So che il vostro progetto è nato nel 2016. Mi raccontate come nasce e che cosa significa il nome che avete scelto? Il nome del gruppo è una scelta che è durata a lungo e che ha messo a dura prova i nostri nervi, ma che rappresenta a pieno la visione di ognuno di noi. Il nome di un personaggio di un videogioco (Bloodborne) e il nome di un oggetto di un film (sonda spaziale del film Akira), sono una scelta, 24

che per chi la vede da fuori, può sembrare alquanto casuale, ma la prima volta che l’abbiamo sentita ci è piaciuta subito perché è un’assonanza che ci ricollega a un immaginario artistico da cui possiamo attingere in piena libertà, che sia un film, un libro, una fotografia, un quadro o un videogioco. Il progetto Eileen Sol nasce nella primavera 2016 dall’immaginazione del bassista Matteo Cavaciocchi (Fall As Leap). L’obiettivo


all’arrangiamento dei pezzi del disco tra settembre e dicembre 2017 e registrano il tutto da Riccardo “Paso” Pasini al suo Studio73 di Ravenna in una serrata settimana di session. Il disco viene finito di mixare a maggio 2018. Iconoclasta è uscito il 24 maggio 2019 su tutte le piattaforme digitali. Si può acquistare a questo link https://eileensol.bandcamp.com/releases Potete spiegarne ispirazioni e sentimenti? E in che cosa vi sentite veramente iconoclasti? Iconoclasta rappresenta un grande cerchio narrativo al cui interno esistono due sottoinsiemi divisi da un punto di rottura. È la nascita di un ragazzo che a causa di un evento traumatico della vita viene soccorso da un eroe, il quale verrà elevato a figura divina, che tradirà il ragazzo nel momento di maggior bisogno. La figura dell’eroe verrà distrutta dal giovane, che affronterà un cammino pieno di oscurità, trovando poi redenzione nelle proprie memorie e riuscendo, finalmente, a uscire dal guscio in cui era intrappolato. Un altro spunto di riflessione oltre a quello

è creare una formazione che possa dare vita al progetto strumentale Iconoclasta, che già a livello concettuale e compositivo è ben delineato nella sua testa componendo i demo e le bozze per le illustrazioni. A luglio 2017 contatta quindi due vecchie conoscenze con cui aveva condiviso un’importante esperienza; infatti due anni prima in occasione della sua laurea al Conservatorio di Bologna con una tesi sugli Zu è accompagnato nella parte della discussione dedicata alla performance musicale dal batterista Nicola Benetti (Miotic, Super Trutux, Antarte, The Blank Canvas) e dal chitarrista Pietro Guarracino (Nora Prentiss, Rivers). Infine completa la formazione col chitarrista e sound designer Michele Marchiani (kidslovedinosaurs, Pynch, Sycofante, Syntagm). Le influenze che si incontrano sono le più disparate: dal jazz, parte del background di studi di Guarracino, al postrock/ metal di Cavaciocchi, alla musica math/noise di Benetti e allo shoegaze e sludge di Marchiani. Lavorano insieme alacremente 25


principale (vedi concept), attraverso gli echi delle voci femminili e alle parti strumentali. Un ascolto che non lascia spazio alle parole ma a una riflessione interna su noi stessi, chi siamo, qual è il nostro percorso e come l’affrontiamo, quali errori commettiamo e cosa facciamo per rimediare a essi. È un album che parla di abbandono, della perdita di una persona che amiamo e della perdita in qualcosa in cui crediamo fermamente. “Elevare” qualcuno a un piano superiore al nostro può essere negativo per noi stessi. Distruggere la “figura divina” per diventare liberi da ogni dogma. Il vostro disco si muove tra post 26

rock e qualche idea progressive. Quali sono i vostri punti di riferimento in questi campi? L’idea di creare un concept è nata dalla convergenza del libro di J. Cambell L’eroe dai mille volti, Berserk di K. Miura, la narrativa silenziosa di Bloodborne e l’ascolto compulsivo di gruppi come Pink Floyd, Tool, Il Teatro degli Orrori, Queens of the Stone Age, Zu e tutto il post-rock di fine ’90 inizio 2000. Ovviamente le influenze di cui parliamo sono latenti nelle strutture dei brani, senza partire dall’idea di trarne troppo sfoggio. È più il concetto di “acquisire” per poi “dimenticare”. Sono anni che ascoltiamo questi gruppi e ormai,


nel nostro modo di suonare, abbiamo inconsapevolmente acquisito alcuni “codici” che rappresentano il sound di questi gruppi. Come nasce Nostomania? Nostomania è uno dei pezzi a cui siamo più affezionati. È stato composto da Matteo e quando ce l’ha fatto ascoltare abbiamo messo a posto la metrica della parte finale e aggiunto la melodia finale creata da Pietro. Per definizione “è una forma morbosa di nostalgia, per cui il soggetto prova un intenso bisogno di ritornare nei luoghi della propria infanzia, divenendo incapace di adattamento in un

ambiente non abituale”. Come suonerà Iconoclasta dal vivo? La scaletta sarà sicuramente quella dell’album ma ci saranno alcuni intermezzi improvvisati per darci più libertà di esecuzione e dare più respiro a tutto lo show. Stiamo anche preparando i visual da implementare con i brani. Per rimanere sempre aggiornati sulle date future seguiteci sui nostri social, Facebook e Instagram

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GIANLUCA GILL

Tra fisica e Borges, il nuovo album del cantautore si chiama “Disco quantistico” ed è nato a Catania, tra gatti e Barocco Un palazzo settecentesco catanese, l’Etna, il paesaggio, il gatto Taro: come si parte da questi ingredienti e si arriva a “Disco quantistico”? Catania, il Barocco, il vulcano e il mare, sono solo la scenografia, lo sfondo dove ho scritto queste can-

zoni. Ero molto in alto, una piccola casetta abusiva con una terrazza immersa tra le nuvole. Poi un pomeriggio, in un teatro sotto casa, assisto casualmente a una conferenza sulla fisica quantistica dal titolo: la natura della mente. I relatori sono Franco Battiato e 28


come facciamo adesso con le serie tv. P.S. Alcuni estratti della conferenza verranno ascoltati durante il live show a introduzione dei singoli brani. In questo modo l’ascoltatore si troverà immerso in un viaggio sonoro senza interruzioni e scoprirà alcune tra le nuove frontiere della fisica moderna (che lo interessano molto da vicino). La fisica quantistica è la disciplina che si può avvicinare di più ai segreti dell’universo. Come ti è venuto in mente di utilizzarla come spunto per il tuo disco? Non è fantascienza, è la realtà, e quindi ho deciso di comunicare con più persone possibili tramite le canzoni. Mi sono chiesto: ma lo sapranno? Saranno pronti a registrare i sogni? Mi ha affascinato soprattutto la possibilità di esplorare mondi sconosciuti, cercare informazioni inedite che stanno nel sottobosco. Per non parlare delle assonanze concettuali tra le religioni orientali e le nuove frontiere della fisica. Cosi come ho fatto con il mio disco di esordio (Chi ha ucciso Luigi Tenco?) mi è sempre piaciuta l’idea di seguire

Jack Sarfatti (un fisico hippy che negli anni 70 faceva esperimenti sul cervello assumendo LSD). La natura della mente - conferenza. Sono rimasto cosi esterrefatto da quello che ho sentito, che ho deciso di approfondire subito la questione. La sera stessa scrissi la prima canzone di Disco quantistico: Fisicamente (la fisica mente). In natura infatti si manifestano fenomeni che non si possono spiegare scientificamente (per esempio non abbiamo molte informazioni su come realmente funziona il nostro cervello). La domanda quindi è: come fanno gli scienziati a tracciare dei confini tra la scienza legittima e tutto il resto? (K.Popper) Dunque la fisica mente, o comunque non ci dice tutta la verità. Gli scienziati si sono concentrati sulla materia morta ma non hanno considerato la materia vivente, i pensieri, la coscienza. Nei prossimi anni verrà introdotta una sorta di “internet della mente” che ci permetterà tramite neuroposta, di videoregistrare i nostri sogni e di poterli rivedere comodamente seduti sul divano di casa, proprio 29


un filo conduttore all’interno di un album. Ma se prima il focus era concentrato su un passato zeppo di delitti poetici e politici impuniti, adesso il tema è il futuro. È iniziato quindi un lungo lavoro di ricerca fatto soprattutto di letture, (potrei aggiungere una bibliografia proprio come si fa con i saggi o le tesi di laurea) ma elencherò solo alcuni titoli significativi: Come gli hippie salvarono la fisica, Il tao della fisica, Fisica quantistica per poeti, La crisi del mondo moderno. Nonostante tutto devo ammettere di non averci capito un granché, ma quando ho letto le parole del premio Nobel Richard Feynman (“Penso si possa tranquillamente affermare che nessuno capisce la meccanica quantistica”) in quel momento, ho deciso di farne un disco. Mi sembra al contrario che la parte sonora del disco flirti con la bellezza della semplicità e dell’essenzialità. Era questo tipo di contrasto quello che ricercavi? Disco Quantistico è stato concepito in Sicilia e registrato a Berlino (in concomitanza alla mia 30

emigrazione) in una stanzetta del Funkaus, ex sede della radio della DDR, insieme al producer canadese Tim Gowdy. Siamo nel profondo est, il complesso monumentale è isolato, maestoso e in semi abbandono, puoi raggiungerlo con il tram o il traghetto, il viaggio dura 1.30h. Tra l’andata e il ritorno si ascoltano i mix in cuffia, fuori è tutto grigio, gelato. Anche qui il contesto risulterà fondamentale. La parte sonora del disco flirta con la bellezza della semplicità in contrapposizione alla complessità dell’argomento, ma risente anche della produzione minimal e sperimentale d’oltre oceano. La volontà era quella di creare un tipo di suono diverso, poco italiano. Solo nell’ultimo brano Una particella ci siamo lasciati andare a sperimentazioni un pò più tirate, ma era inevitabile dato il tema, ricordo che Salvini era ancora al 10% quando ho scritto: una ruspa mi accarezza la coscienza… Come nasce The cat is Both alive and dead? The cat is Both alive and dead


a oggi, ho scritto tre dischi, tutti completamente diversi l’uno dall’altro, sia nei suoni che nei testi. Vado avanti convinto del fatto che se uno ha delle cose da dire, prima o poi la strada la trova. Per adesso mi tengo la mia piccola fetta di pubblico e le mie canzoni oneste. Adoro scrivere testi politici, ne leggo veramente pochi in Italia, e in questo periodo storico si avverte l’esigenza di cambiare passo. Ho già alcune canzoni pronte per un nuovo album, una di queste si intitola Mal di mare ed è una riflessione sulla questione dei porti chiusi. Analizzo clinicamente i sintomi che si provano quando si passa troppo tempo sopra una nave col mare in tempesta. Il tutto si potrebbe descrivere con una parola sola: TORTURA. L’intenzione è quella di usare un linguaggio che riesca ad arrivare alla “pancia” dell’ascoltatore. Ma anziché saziarlo e compiacerlo con pane e nutella, provocarne il vomito e la nausea. Questa volta anziché mandarlo ai discografici, lo manderò ai dirigenti del Partito Democratico.

giustifica in un certo senso la presenza del gatto in copertina e vuole essere in qualche modo una citazione del famoso esperimento mentale di Schrödinger, Il paradosso del gatto: lo scenario presenta un gatto che può essere contemporaneamente sia vivo sia morto. (in un certo senso e come dire che la realtà non esiste o che possono esserci vite parallele). Da qui il tema della morte e di quel processo che dura 49 giorni (7 settimane) prima di essere reincarnati. (Questione introdotta da Battiato durante la conferenza). Ma la scelta di mettere Taro (il gatto della mia amica Clara) in copertina è figlia anche di una poesia di Borges, dedicata al suo gatto Beppo, illuminante al riguardo: Uno dei temi portanti del disco è il futuro. Come vedi il tuo, in qualità di cantautore? Futuro è una parola bellissima: … sono passato dal futuro, ho visto fiori nuovi, mari puliti…(bombe d’acqua). Farò il mio percorso, libero, continuerò le mie ricerche sonore e stilistiche senza mai smettere di sperimentare. Fino 31


BEPPE DETTORI

Rock, sperimentazione, hardcore-punk ma soprattutto testi lividi di rabbia contro una società sempre impunita: ecco “Frasi per tatuaggi” Vent’anni per un disco solo: ci vuoi raccontare la travagliata storia di “@90”? - Be’! Grazie a Undas edizioni musicali, che ha deciso di pubblicare il lavoro… Riascoltare dopo quasi vent’anni le canzoni, a me e Giorgio Secco, (produttore, autore, arrangiatore e chitarrista) ha dato una bellissima sensazione e

sono riaffiorate una serie di sensazioni belle e meno belle che han determinato in noi la decisione di far qualcosa per pubblicarlo. Le cose meno belle: lo stillicidio dei direttori artistici ben istruiti a demolire i nostri entusiasmi. Le discussioni rabbiose, fastidiose e l’indifferenza ricordo nelle riunioni alla fine delle “opzioni” di34


ho/abbiamo potuto non pensare ai nostri due amici che suonarono nel progetto e che non sono più con noi. Leandro Misuriello e Silvio Verdi, ai quali dedichiamo “@90”. Sono anche curioso: come si affronta la promozione di canzoni nate così tanto tempo fa? Voglio dire, sarai cambiato molto da quando hai scritto questi brani, immagino. Sì, direi trasformato da allora. Prima ero brizzolato oggi ho tutti i capelli bianchi:D:D:D Scherzi a parte… Con un entusiasmo maggiore e una consapevolezza mirata più a concretizzare il lavoro e rimpicciolire le illusioni. Ci piaceva l’idea di far uscire un lavoro con quel sapore anni ‘90 ricco di strutture e assoli diverse da quelle più frenetiche di oggi. Sono troppo anziano? Un po’ si è vero…è come aprire un vecchio cassetto dei ricordi e assaporare il significato di una vecchia foto. Mi sembra che i suoni siano comunque piuttosto attuali o sostanzialmente “senza tempo”, facendo riferimento al rock clas-

scografiche. Tutto questo ci fece rinunciare (nel ’99) a insistere nel trovare l’etichetta. Lasciammo ben conservate le “tracce” già mixate e le mantenemmo per tempi migliori. Oggi, dopo svariate esperienze come compositore, front-man ed esploratore vocale, è riaffiorato l’antico entusiasmo di allora e riascoltando le linee di basso non 35


Per omaggiare Ivan Graziani in primis e poi per la bellezza sfrontata della canzone (del ‘78) a seguire. Allora (nel ’99) era consuetudine discografica aprire la promozione di album di inediti con una cover (almeno quelli con cui avevamo a che fare). Si scelse Monnalisa. Forse per la struttura fortemente hendrixiana del ritornello (Hey Joe). Lo chiedo quasi sempre, ma direi che in questo caso si impone ancor di più: hai già in mano canzoni nuove? Puoi darci qualche anticipazione? Sì, sto lavorando a un album di inediti. Ci saranno brani tratti da alcuni spettacoli teatrali che porto avanti da qualche anno e altre cose nuove che stanno nascendo.

sico. Che cosa ti piace invece della musica degli anni ’10 del nuovo millennio? Sono d’accordo con te, pop con riferimenti rock. Della musica di oggi mi piacciono tante cose, direi tutte quelle produzioni che mi trasmettono sincerità e onestà Come mai hai deciso di proporre la cover di Monnalisa di Ivan Graziani, tra l’altro proprio in cima al disco? 36


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NINA ZILLI ft. GIULIANO PALMA

“50MILA” #quellochesentivo

di Chiara Orsetti

Esce il 28 luglio del 2009 “50mila”, singolo che vede Nina Zilli accanto a Giuliano Palma, tratto dall’ep omonimo. In seguito è stato scelto da Ferzan Özpetek come uno dei brani principali della colonna sonora del film Mine vaganti. E curiosamente la canzone è stata inserita nel videogioco Pro Evolution Soccer 2011. 38


perché questo dolore è amore per te. Cinquantamila lacrime senza sapere perché sono un ricordo lontano da te.

Ognuno ama a modo suo. Qualcuno lo fa col sorriso, probabilmente perché ricambiato e appagato. Qualcuno invece è costretto a farlo da lontano, contando le ore, le lacrime, le occasioni mancate.

Cinquantamila lacrime non basteranno perché musica triste sei tu dentro di me.

Cinquantamila lacrime non basteranno perché musica triste sei tu dentro di me. Cinquantamila pagine gettate al vento perché eterno è il ricordo, il mio volto per te.

In fondo soffrire è un loop: non smette quando lo decidi tu, ma solo quando ha finito di spargere ovunque brandelli di te. Non si può fare altro che accettare. E sperare che passi.

E c’è chi crede di doversi giustificare per quello che sente, per quello che la notte lo tiene sveglio. Senza sapere quando passerà, abbandonarsi a ciò che si prova e farlo diventare errore necessario, inevitabile come il sentimento a cui è legato.

Non mi guardare, non lo senti il dolore, brucia come un taglio nel sale. A me piace così, che se sbaglio è lo stesso, perché questo dolore è amore per te.

Non ritornare, no tu non ti voltare, non vorrei mi vedessi cadere.

A me piace così, e non chiedo il permesso, perché questo dolore è amore per te.

A me piace così, che se sbaglio è lo stesso, 39


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TRAKS MAGAZINE #25  

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