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#TAG numero 2 Giugno - Luglio 2020

TALK ABOUT GREEN VIAGGIAMO CON LA MENTE On the road a zero emissioni. Viaggio sulla Route 66 in auto elettrica

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COVID-19 VS FOTOVOLTAICO L’industria fotovoltaica globale non è più immune all’emergenza COVID-19, come reagisce il mercato Parlano le voci mondiali più rilevanti

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FASE 2 BIKE TO WORK Al lavoro si andrà in bici elettrica? A Londra e Roma e-bike gratis a medici e infermieri

pag. 26

DECRETO RILANCIO ECOBONUS 110% La prima norma che guarda al futuro: l’obiettivo è rinnovare. Facciamo chiarezza per definire i corretti punti di partenza. Le risposte di alcuni esponenti di spicco coinvolti nella difesa dell’ambiente.

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Questa rivista è solo in formato digitale fatto salvo diffusione limitata agli iscritti e a convegni o iniziative sul tema.


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RUBRICA DALLA A ALLA Z

RUBRICA DALLA A ALLA Z

di Andrea Zanotti CEO_PV Shield Era il 27 Aprile, ed insieme abbiamo partecipato ad una tavola rotonda di un bellissimo evento organizzato dalla nostra associazione, ITALIA SOLARE. Ti ho conosciuto proprio in associazione, qualche anno fa, e del tuo modo di essere mi ha colpito il sorriso, la pacatezza e quella tua voglia di analizzare i dettagli con una leggerezza d’animo, che a primo avviso poteva sembrare superficiale, ma poi si rivelava passionale e coinvolgente. Quel 27 Aprile, proprio in quella tavola rotonda del Webinar parlavamo di Comunità Energetiche e della loro nascita. Io partecipavo quale responsabile del gruppo di lavoro misure e tu come responsabile del gruppo di lavoro degli stoccaggi. Eravamo tutti entusiasti, perché la normativa pubblicata sulle comunità energetiche fa parte delle battaglie vinte dalle rinnovabili, perché è un ulteriore passo verso un futuro 100% rinnovabile e green, perché l’apertura del mercato da molti a molti ci permette di sognare un futuro tecnologicamente ancor più evoluto. Abbiamo chiuso l’evento con una delle tue battute. Ricordo che hai sfidato l’AD dell’RSE dicendogli : ”Metteteci alla prova e vedrete che non vi deluderemo, la tecnologia è disponibile”. Oggi giovedì 28 maggio, ad un mese dalla tua scomparsa, penso a te Marco, e a quanto saresti stato felice, come tutti noi, nel vedere un’ennesima battaglia vinta e la legge del 110% sull’Ecobonus. Perché noi che amiamo le rinnovabili, prima di vederlo come un lavoro, lo vediamo come un obiettivo di vita e una cosa di cui parlare per ore e ore. Dedico a te Marco questo pensiero felice e questo numero di #TAG, perché sono convinto che da lassù riesci a vedere tutto quello che facciamo, rimproverandoci con il sorriso e con una battuta accompagnata dal tuo sguardo amichevole. Un abbraccio. Dedicato a Marco Pigni 1966-2020

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#TAG


ATTUALITÀ

ECOBONUS 110% PARTIAMO DALL’ABC PER CHIARIRE LE INFORMAZIONI DISPONIBILI Staff di #TAG Partiamo con ordine. Che cos’è il 110%? Messa nero su bianco dal DL Rilancio (34/2020) è una detrazione valida per tutte le spese di ristrutturazione dal 1° luglio 2020 al 31/12/2021. La spesa sostenuta è detraibile per il 110% del suo importo in 5 anni o da trasformare in sconto in fattura. Oppure da cedere a banche o fornitori. Per usufruire della detrazione del 110% bisogna migliorare di 2 classi energetiche la pagella energetica dell’edificio, oppure se non possibile, portare la classe energetica più alta raggiungibile. Cosa manca per completare l’iter e comprendere tutte le opportunità possibili? 1- Conversione in legge del decreto (entro 60 gg dalla pubblicazione del decreto) 2- Circolare Agenzia delle Entrate (entro 30 gg dalla pubblicazione del decreto) 3- Definizione dei decreti attuativi Per servirsi della norma è necessario realizzare almeno uno o più, di questi interventi principali: _ Isolamento Termico _ Sostituzione impianti climatizzazione _ Antisismico, in zona sismica 1-2-3 Se si esegue almeno uno degli interventi citati, si possono aggiungere interventi “secondari” come: _ Fotovoltaico _ Infissi _ Schermature solari _ Batterie _ Colonnine di ricarica

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SPESA AGEVOLATA

NOTE

60.000 Euro

Intervento trainante

30.000 Euro

Intervento trainante

96.000 Euro

Intervento trainante

Fotovoltaico

48.000 Euro

110%

Batterie accumulo

1.000 Euro/kWh

110%

Colonnine di ricarica

No Limite

Abbinato a uno dei precedenti Abbinato a uno dei precedenti Abbinato a uno dei precendenti

ANNI

%

INTERVENTO

5

110%

5

110%

Isolamento termico pareti o tetto > 25% Caldaia a condensazione

5

110%

pompa di calore Messa in sicurezza in zone 1-2-3

5

110%

5 5

(solo per condomini)

Quali sono gli edifici oggetto dell’intervento? _ Edifici unifamiliari solo se sono abitazioni principali _ Condomini senza distinzione fra abitazione principale o secondaria Non è previsto bonus 110% per edifici commerciali, ad eccezione di studi professionali o negozi all’interno di un condominio. L’Ecobonus 110% è tra le misure più accattivanti dell’intero decreto Rilancio, ma per ottenerlo bisognerà avere a che fare con molta burocrazia. Siamo oggi in attesa del provvedimento dell’Agenzia delle entrate riportante le modalità attuative del meccanismo dello sconto in fattura. Il decreto prevede già anche l’attuazione di controlli per verificare ed eventualmente recuperare agevolazioni ottenute indebitamente. Inoltre, in caso di mancata integrazione, anche parziale, dei requisiti che danno diritto all’ecobonus 110%, l’Agenzia delle Entrate provvede al recupero delle somme corrispondenti alla detrazione non spettante. Concludiamo quindi con le cose da non fare: _ Non richiedere singoli preventivi a varie aziende _ Non firmare nessun documento o accordo di preadesione non chiaro nel suo contenuto: il decreto potrebbe subire modifiche Affidarsi a professionisti diventa di fondamentale importanza, diffidate da chi anticipa le risposte e vi garantisce vantaggi ancor prima di sapere.

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#TAG


ATTUALITÀ

ECOBONUS 110%: LA PRIMA NORMA CHE GUARDA AL FUTURO, L’OBIETTIVO È RINNOVARE Staff di #TAG

Non ci fermiamo alla parte finanziaria della norma. Si, quella sarà un forte impulso per il settore tecnologico e delle costruzioni, allo stesso tempo è necessario scendere nei dettagli per capire l’importanza di una norma così innovativa. EPOCA DI COSTRUZIONE Non Specificato

INVESTIMENTI

SI PUNTA ALL’EFFICIENZA: QUESTO È IL PRIMO OBIETTIVO

Analizzando i numeri del 2018 nella tabella sottostante messa a disposizione da ENEA, la maggior parte degli investimenti in interventi di risparmio energetico sono stati effettuati su

RISPARMI

RiSPARMIO (GWh/anno)

M€

%

GWh/a

%

54,8

2,3%

17,4

2,2%

171,3

7,2%

56,1

7,0%

<1919

176,0

1946-1960

413,3

17,4%

142,7

17,8%

1961-1970

578,4

24,3%

207,6

25,8%

1981-1990

231,4

9,7%

75,8

9,4%

1919-1945

1971-1980 1991-2000 2001-2005

456,4 123,4 59,7

>2006

112,0

Totale

2.376.7

7,4%

19,2% 5,2% 2,5% 4,7% 100%

55,4

160,7 38,6 20,9 28,5 803,5

6,9%

0

60

120

180

240

0

200

400

600

800

20,0% 4,8% 2,6% 3,5% 100%

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Investimenti (M€), 2018


abitazioni costruite tra il 1946 e il 1980. Questi danno luogo ad un 63,6% della percentuale di risparmi di energia. I numeri sono importanti: per ogni milione di Euro investito dallo stato il risparmio diretto netto è di 338 GWh/anno per il cittadino, ma anche per lo stesso in materia prima (Energia + Gas).

propria abitazione nel breve periodo. Concludiamo quindi affermando che sulla carta avremo solo vantaggi da questo ecobonus: _ Creazione di lavoro distribuito su tutto il territorio nazionale _ La maggior parte degli interventi verranno realizzati da aziende locali _ Abitazioni più efficienti: meno costi in bolletta _ Spinta verso l’eliminazione del GAS: TECNOLOGIA, INFORMAZIONE E elettrificazione dei consumi con efficientamento PRODUZIONE DIFFUSA del sistema Non solo efficienza ma autoproduzione _ Abitazione che si autoprodurranno l’energia dell’energia necessaria con impianti fotovoltaici necessaria al funzionamento che vengono “integrati a costo zero” come _Notevole aumento del valore degli immobili di intervento secondario correlato agli interventi proprietà trainanti. Per come è scritta la norma si punterà Una decisa spinta verso il futuro, questa volta al fotovoltaico con sistema di accumulo e possiamo dire che lo stato ha fatto un ottimo colonnina di ricarica auto. Qui l’obiettivo è lavoro. Riusciranno i cittadini, le imprese ed spingere la produzione distribuita, accelerando i professionisti a cogliere l’occasione senza sull’obiettivo del 2030 per le FER elettriche avaramente rovinare tutto? mettendo i cittadini in condizione di auto- Se rispetteremo le regole avremo ottimi risultati. ricaricare la propria vettura elettrica nella 7

#TAG


ATTUALITÀ

ABBIAMO RIVOLTO ALCUNE DOMANDE SULL’ECOBONUS 110% AD ESPONENTI DI SPICCO COINVOLTI NELLA DIFESA DELL’AMBIENTE Gianni Silvestrini Direttore scientifico Kyoto Club e QualEnergia per far decollare rapidamente e su larga scala gli interventi si è definito un obbligo, l’aumento di almeno due classi energetiche, ambientalmente poco coraggioso. Ricordiamo infatti che il patrimonio edilizio del nostro paese è in larga parte inefficiente e che nel giro di trent’anni dovremmo portarlo alla condizione “carbon neutral” attraverso una riqualificazione energetica spinta. Certo, la scadenza del bonus alla fine del 2021 scoraggia interventi radicali, ma ci si deve augurare che le ampie risorse del pacchetto Next Generation EU, chiaramente indirizzato in senso ambientale, possano favorire un percorso più coraggioso anche negli anni successivi.”

“Il bonus 110% deve essere interpretato alla luce di tre obbiettivi: la ripresa economica post Covid19, la riduzione delle bollette energetiche e il taglio delle emissioni di CO2. L’aver introdotto nel Bonus anche gli interventi antisismici rafforza la sua portata. E sarà pure una grande opportunità per il fotovoltaico e i sistemi di accumulo, anche se andrà evitato il rischio di cannibalizzare le Comunità energetiche previste dal Milleproroghe. L’operazione avrà successo se si riusciranno a snellire le procedure, se le assemblee dei condomini riusciranno a deliberare rapidamente e se si creerà una efficace filiera di imprese e di finanza in grado di gestire tecnologie ed interventi. Ma torniamo all’efficacia dei risultati dell’operazione. Sicuramente quello dell’edilizia è uno dei settori che può far ripartire rapidamente l’occupazione. Il mondo dell’auto sarebbe un altro comparto su cui intervenire, accelerando la transizione all’elettrico, operazione in Italia più difficile per i ritardi storici di FCA. Anche i vantaggi per gli inquilini con la riduzione dei consumi ci saranno, ma in diversi casi non così clamorosi. Perché, e qui veniamo al terzo punto,

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COSA RAPPRESENTA PER L’ITALIA QUESTA NORMA? É REALMENTE IL PRIMO PROVVEDIMENTO PRO-RINNOVABILI? Edoardo Zanchini Legambiente Vicepresidente nazionale

Paolo Rocco Viscontini Presidente di Italia Solare

“Questo è un provvedimento unico al Mondo, perché finanzia tutte le spese di riqualificazione del patrimonio edilizio privato. Ora dobbiamo fare in modo che sia utile davvero a ridurre i consumi energetici degli edifici e ad affrontare i problemi di rischio statico e sismico. L’obiettivo deve essere di aiutare le famiglie a risparmiare sulle bollette, riducendo l’inquinamento nelle città e le emissioni di gas serra. L’Ecobonus al 110% purtroppo su questi obiettivi è inadeguato, dobbiamo sperare che sia modificato in Parlamento. Potrebbe diventare il primo provvedimento pro-rinnovabili se si spingessero le innovazioni davvero sostenibili. E quindi finanziando solo le pompe di calore elettriche, da abbinare al fotovoltaico, e non le caldaie a gas come purtroppo è previsto. E fissando obiettivi ben più ambiziosi di risparmio energetico, il salto di due classi è troppo poco e il rischio è che tutti facciano interventi minimi, portando le abitazioni dalla classe G alla classe E. Non dobbiamo sprecare questa occasione.”

“L’Ecobonus 110% è un segnale positivo di attenzione verso il mondo dell’efficienza energetica e delle rinnovabili. Il patrimonio edilizio italiano ha sicuramente bisogno di un profondo programma di riqualificazione e il provvedimento va sicuramente nella direzione giusta. Speriamo in alcune migliorie che ci aspettiamo vengano introdotte nel passaggio in parlamento, tra cui l’estensione della durata del provvedimento oltre il 2021 e una maggiore chiarezza del meccanismo alla cessione del credito che deve essere di facile ed efficace utilizzo anche per le piccole e medie imprese. Il provvedimento, in realtà, è il secondo segnale di cambiamento. Il primo lo abbiamo registrato alla fine del 2019 con l’approvazione dell’emendamento sulle comunità energetiche e questo è un ulteriore segnale positivo di interesse verso il settore. Penso sia importante sottolineare che questi segnali devono poi essere confermati da una serie di dettagli, che si traducono in decreti attuativi, volti a rendere davvero efficaci gli stessi provvedimenti. Le idee sono buone ma servono ora strumenti adeguatamente impostati e avviati che permettono la realizzazione delle idee perché, è bene ricordarlo, le politiche si giudicano in base ai risultati ottenuti.”

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ATTUALITÀ

Valeria Erba Presidente ANIT

Fabio Roggiolani Cofondatore di Ecofuturo

“L’aspetto più interessante di questo provvedimento è che potrebbe essere un’ottima opportunità per il settore delle costruzioni che guarda alla sostenibilità e al risparmio energetico. ANIT come associazione nazionale per l’isolamento termico ed acustico ritiene fondamentale puntare all’efficienza energetica e alla decarbonizzazione, crede che solo con edifici altamente prestazionali e serviti da FER si possa veramente fare la differenza. Ad oggi però mancano alcune indicazioni e chiarimenti necessari per l’applicazione. Riteniamo che se si vuole veramente puntare ad interventi efficienti sia necessario anche una revisione degli indicatori e dei requisiti che andrebbero distinti in funzione della tipologia di intervento. Crediamo infatti che sia più corretto puntare al risparmio energetico e non alla classe energetica che, soprattutto per quanto riguarda l’involucro, non è significativa dell’effettivo miglioramento dovuto a interventi di efficientamento. Siamo convinti che tale opportunità debba essere rivolta a interventi che garantiscono un risparmio importante ma se deve aiutare anche il rilancio del settore il provvedimento dovrebbe chiarire aspetti tecnici e fiscali e puntare alla fattibilità degli interventi sia da parte di grossi gruppi come da piccole e medie imprese. Siamo convinti che con la Legge di conversione si potranno sistemare i punti critici e nell’ambito dei comunque pochi mesi a disposizione ci auspichiamo ci sia la possibilità di migliorare diversi edifici e di conseguenza il nostro ambiente.”

“Un provvedimento rivoluzionario perché lega l’edilizia all’efficienza energetica e alle rinnovabili, ma anche perché è messo a disposizione di tutti anche di coloro che non avrebbero potuto permetterselo. Democratico e diffuso perché essenzialmente ancorato alla prima casa o alla seconda, forse, ma in contesti condominiali. Nasce dall’unione di due strategie: la prima quella del mondo ecologista che spinge incessantemente in questa direzione per frenare i cambiamenti climatici, la seconda quella dell’inclusività sociale del reddito di cittadinanza e ora del reddito energetico, norma proposta sempre dallo stesso presentatore dell’ecobonus al 110%, ovvero il sottosegretario Riccardo Fraccaro. Il risultato è il provvedimento più avanzato al mondo che segnerà un salto epocale del settore edilizio e rinnovabile. Rischi ce ne sono e anche aggiustamenti da fare ma ora occorre che il mondo delle aziende che sa fare davvero rinnovabili ed efficienza energetica si sappia unire per offrire i migliori prodotti e le migliori competenze mettendo all’angolo e identificando l’orda di speculatori che cercheranno di vendere patacche per incapacità o semplicemente perché ambiente e giustizia sociale non sono assolutamente nei loro interessi. Mai come oggi fare rete è fondamentale ed Ecofuturo ha iniziato il giorno dopo il Lockdown, a maggior ragione ora, a svolgere questo ruolo di tessitura di rapporti tra chi fa business sulle rinnovabili e sul risparmio energetico nel rispetto dell’uomo e della Terra.”

(Associazione Internazionale per l’Isolamento Termico e Acustico)

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Gabriele Giacobazzi Presidente dell’ordine degli Ingegneri di Modena agevolare una platea più ampia di cittadini e imprese ma c’è difficoltà a calcolarne l’effetto sulla spesa pubblica. Per i professionisti delle categorie tecniche si tratta di una grande opportunità perché sono richieste competenze e capacità di lavoro Interdisciplinare. Occorre però evitare di enfatizzare eccessivamente i vantaggi fiscali per i committenti, manca ancora infatti tutta una serie di precisazioni e saranno inevitabili modifiche al decreto in sede di conversione in legge. Da questo punto di vista non aiutano i titoli di alcuni giornali che profetizzano miracoli che non ci saranno. Gli ordini e le categorie professionali hanno il dovere di informare e formare i propri iscritti chiedendo loro responsabilità e correttezza nei confronti dei loro committenti. L’insieme di questi incentivi che riguardano la sicurezza sismica, la performance energetica e l’estetica delle facciate costituisce una occasione unica per dare una spinta decisiva verso il recupero del patrimonio edilizio esistente e la riqualificazione delle nostre città. E’ una sfida che va affrontata con tutte le capacità, le competenze e la serietà di cui gli ingegneri italiani sono capaci.”

“Intanto è necessaria una premessa. Il sistema degli incentivi di natura fiscale ha notevoli pregi rispetto ad altre forme di premialità degli investimenti. Il primo vantaggio è che vengono remunerati investimenti già fatti e non c’è il rischio di mettere risorse che poi potrebbero non produrre gli effetti desiderati. Il secondo vantaggio e la semplicità della procedura che passa attraverso la rendicontazione e l’asseverazione delle modalità con cui è avvenuto l’investimento in funzione degli obiettivi della norma di incentivazione fiscale. Ma c’è anche qualche inevitabile problema. Il più importante è la difficoltà di programmare questo tipo di aiuti nel tempo e nella dimensione, a meno che non si proceda con quantità di risorse contingentate che però comporterebbero l’attivazione di procedure a favore dei primi che chiedono l’agevolazione (il meccanismo del “click day”) che sono, per questo tipo di interventi, assolutamente inaccettabili perché discriminanti. Perciò il secondo problema viene da solo e consiste nella difficoltà ad immaginare, calcolare quindi programmare le entità dell’aiuto che attraverso queste forme di agevolazione occorre coprire con fondi pubblici nel bilancio dello stato. Le caratteristiche dei nuovi incentivi introdotti con il decreto rilancio finiscono per ampliare questi aspetti positivi e negativi. Si vorrebbe

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#TAG


MOBILITÃ&#x20AC; ELETTRICA

ON THE ROAD A ZERO EMISSIONI: VIAGGIO SULLA ROUTE 66 IN AUTO ELETTRICA 12


di Niccolò Della Bianca Head of Communications & Media Relations, MOTUS-E

2448 MIGLIA DI SOGNI E SPERANZE

È stata la strada della speranza per milioni di americani. La Route 66 ha segnato la storia a stelle e strisce solcando, tra lande desolate e urbanizzazione massiva, Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico e Arizona prima di arrivare in California. Il primo a cantarla fu John Steinbeck, l’Omero della Grande Depressione, che nel romanzo “Furore” la definì “Mother Road”, la strada madre, uno dei suoi attuali soprannomi. La strada che attraversa in diagonale gli States è stata muta protagonista della migrazione interna di migliaia contadini americani, costretti dalla penuria dei raccolti ad abbandonare le pianure inaridite del Midwest per riversarsi lungo quella via polverosa, in un esodo dai toni biblici che ha come meta agognata la California. Il vero sviluppo della Route 66 arriva però solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando una nuova ondata di migrazione interna interessa la rotta verso la California: nuovi sogni e nuove speranze alimentano la ripresa dei viaggi in macchina, in autobus o in autostop, verso quella terra promessa di lavoro e fortune. Sono gli anni in cui Jack Kerouac scrive il suo capolavoro, “Sulla strada”, gli anni in cui la nascita del rock’n’roll e della Beat Generation contribuiscono a nutrire il mito della Route 66 come metafora stessa del viaggio.

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#TAG


MOBILITÀ ELETTRICA

UN’AUTOSTRADA “ELETTRICA” Gli americani si adattano molto facilmente al cambiamento, una volta convinti che il cambiamento è vantaggioso, oltre che necessario. Il progressivo sviluppo delle tecnologie automotive (diciamo da Ford in poi) negli Stati Uniti, unitamente ad una geniale strategia di marketing pubblicitario, ne ha permesso la diffusione su larga scala: il sogno di ogni lavoratore americano era l’auto, si guardava quella del vicino per averla più bella, con lo stereo e i sedili in pelle, magari per portarci la fidanzata al Drive-In il sabato sera. Questa rivoluzione, la rivoluzione di una nuova forma di mobilità, può accadere ancora oggi con lo sviluppo di massa dell’auto elettrica. Ne sono convinti anche il giornalista Craig Welch e il fotografo David Guttenfelder della prestigiosa rivista americana National Geographic che hanno fatto un viaggio in auto elettrica sulla Route 66, attraversando distese pianure desolate e visitando luoghi simbolo dell’innovazione “green” made in USA. Il loro viaggio a zero emissioni li ha portati, in realtà, fino a Washington D.C., in un coast-tocoast documentato con meravigliose fotografie sul numero speciale del magazine dedicato all’Earth Day.

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AUTOMOBILI, ASFALTO E DINERS: NASCE IL MITO In questo periodo, lungo i quasi quattromila chilometri di strada, compaiono i primi “diners”, le iconiche stazioni di servizio rimaste praticamente intatte dagli anni Cinquanta e Sessanta. Compaiono i primi motel, le grandi scritte luminose sulle insegne, i racconti e le storie che si intrecciano tra quelle stanze, la solitudine, le parole scambiate con qualche occasionale compagno di viaggio, le Cadillac dai colori pastello parcheggiate sull’asfalto che brucia. Negli anni Novanta, poi, la Route 66 viene inserita nel patrimonio paesaggistico degli Stati Uniti e le viene attribuito il titolo di “Historic”, tanto da diventare uno dei simboli del Paese

nordamericano. Il mito della Route 66, non più connesso a storie di emigrazione, speranza o riscatto, rivive ogni anno nei milioni di turisti che ne affollano il percorso, attraversandola in motocicletta o magari su una vecchia decappottabile. Sì, perché le automobili sono le attrici protagoniste di questo palcoscenico naturale. Nel 1926, quando la Route 66 fu aperta al traffico, le automobili che solcavano la polverosa strada che collega Santa Monica a Chicago, erano ancora poche, ma già nel 1930, quando la Route 66 venne completamente asfaltata, le automobili negli States erano quasi 20 milioni.

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#TAG


MOBILITÃ&#x20AC; ELETTRICA

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INDIANI NAVAJO, TRUCKS ELETTRICI ED ENERGIE RINNOVABILI: LA “GREEN” ROUTE 66 Il reportage di Welch e Guttenfelder è, come ogni reportage di viaggio che si rispetti, pieno di incontri e racconti che intrecciano storia locale e riconversione “green” dell’economia statunitense. C’è Russell Benally, un indiano Navajo che i giornalisti incontrano su una collina rocciosa fuori LeChee, in Arizona, sede di piccola comunità Navajo vicino al lago Powell. Quando incontrano Russell, in lontananza, stagliata sul sole morente, dalla collina si vede ancora la più grande centrale a carbone ad ovest del Mississippi, che impiegava centinaia di indiani Navajo. Assomiglia ad una grande nave spiaggiata. Un impianto vecchio di 45 anni, che aveva prodotto elettricità ogni anno per rifornire due milioni di case a Los Angeles fino al 2016, quando venne spenta perché non poteva più competere con gas e fonti rinnovabili a basso costo. La chiusura della centrale a carbone si inserisce in una tendenza che sembra inarrestabile negli Stati Uniti come nel resto del mondo. Dal 2010 ad oggi più di 500 impianti a carbone sono stati chiusi solo negli States. Nel 2019 il consumo di carbone negli Stati Uniti è stato il più basso degli ultimi 40 anni; ad aprile, per la prima volta, le energie rinnovabili hanno generato più elettricità del carbone. A pochi chilometri da LeChee, a Page in Arizona, Welch e Guttenfelder parcheggiano la loro Tesla Model S a Horseshoe Bend, una pittoresca ansa del fiume Colorado. Centinaia di visitatori affollano quella vista sul fiume. Dopo la chiusura della centrale, molte famiglie Navajo si sono reinventate come guide turistiche e stanno aprendo ristoranti. La centrale a carbone non c’è più ma, in compenso, sono tornati i turisti a LeChee. Welch e Guttenfelder si dirigono poi nel Kansas occidentale, dove trascorrono una giornata a

Greensburg, 790 anime. Nel 2007 un tornado ha spazzato via oltre il 90 percento di questa cittadina agricola, uccidendo 11 persone. Quando venne il momento della ricostruzione, si decise di far rinascere Greensburg come borgo sostenibile, facendo fede al suo nome, “Green Burg”. Oggi la nuova scuola di Greensburg utilizza il riscaldamento solare e geotermico e la comunità consuma l’energia elettrica generata da impianti eolici. Greensburg oggi è 100% “carbon free”. C’è poi l’incontro con Robert “RJ” Scaringe, il fondatore di Rivian, azienda che costruisce trucks e pick-up elettrici. Rivian ha recentemente stipulato un accordo con Amazon per 100.000 camion per consegne a zero emissioni entro il 2030. Negli USA da Tesla a Ford fino addirittura all’Harley-Davidson, tutti sono entrati nella corsa all’oro dell’elettrico. E Scaringe, con Rivian, scommette tutto su questo mercato. Scaringe – si dice nel reportage - si aspetta che i propri figli, tutti di età inferiore ai cinque anni, non conosceranno mai un mondo “in cui le prese di ricarica non siano, semplicemente, ovunque”. Alla fine del viaggio, dopo aver percorso quasi quattro mila chilometri e aver toccato con mano la metamorfosi sostenibile dell’America più profonda, la domanda di fondo che ci si pone è questa:

QUANTO SIAMO VICINI ALLA DISMISSIONE TOTALE DEI COMBUSTIBILI FOSSILI IN AMERICA? Leggendo le parole e ammirando le fotografie di Welch e Guttenfelder sembra davvero che la strada verso la rivoluzione green sia segnata e la strada, come scrive Kerouac, è vita. È ora di andare fino in fondo.

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ENERGIE RINNOVABILI

IL COVID-19 COME STA INFLUENZANDO L’INDUSTRIA GLOBALE DEL FOTOVOLTAICO? di Gianni Chianetta Presidente Global Solar Council L’industria fotovoltaica globale non è più immune all’emergenza COVID-19 di qualsiasi altra azienda. La crisi sanitaria che si sta diffondendo in tutto il mondo sta avendo effetti senza precedenti sull’economia con l’interruzione delle operazioni, del commercio e delle catene di approvvigionamento, tra cui le imprese solari. Il Global Solar Council ha organizzato un webinar per fornire un aggiornamento su come il nostro settore stia rispondendo alla situazione e alle prospettive per le aziende fotovoltaiche. Il webinar ha presentato i risultati di un sondaggio globale condotto dall’GSC chiedendo alle aziende, di oltre 60 paesi, come la situazione sanitaria sta influenzando le operazioni, gli ordini e le catene di approvvigionamento e cosa pensano che i governi e le istituzioni possano rispondere e sostenere il settore fotovoltaico. Grazie al contributo di esperti del settore, l’evento è stato l’occasione per condividere esperienze provenienti da diversi continenti e per sviluppare una risposta collettiva all’emergenza. Il webinar ha anche offerto l’opportunità di discutere scenari futuri e le prospettive recentemente pubblicate per le energie rinnovabili dall’Agenzia internazionale per le

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energie rinnovabili (IRENA). Le associazioni di Asia, Europa e Italia hanno indicato le loro misure proposte per far tornare le aziende fotovoltaiche al lavoro post-Covid-19 e stimolare gli investimenti nell’energia pulita. IRENA afferma che i pacchetti di recupero COVID-19 che collocano le energie rinnovabili e l’energia solare al centro delle politiche possono stabilire un percorso verso una crescita e una prosperità sostenibili. La perturbazione sociale ed economica, causata dagli effetti della pandemia COVID-19, sta avendo gravi impatti sull’industria del solare a livello globale, sia in termini di operazioni quotidiane che di investimenti, ma il settore è pronto a riprendere la sua tendenza alla crescita a lungo termine e contribuire a una ripresa economica verde che protegga il clima, crei posti di lavoro e garantisca una crescita inclusiva. Il Webinar è stata l’occasione per avere un aggiornamento da varie regioni, fornito dall’Asian Photovoltaic Industry Association (APVIA), SolarPower Europe e ITALIA SOLARE. L’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) ha presentato il suo Global Renewables Outlook recentemente pubblicato, evidenziando il ruolo del fotovoltaico, e di


altre tecnologie pulite, nella transizione verso le energie rinnovabili nel sistema energetico globale, passaggio necessario per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda SDG delle Nazioni Unite 2030 e dell’accordo di Parigi sul clima entro il 2050. L’indagine ha monitorato le gravi ripercussioni che la situazione attuale sta avendo sull’industria solare a livello globale, trainata soprattutto da blocchi e restrizioni sul lavoro e sui viaggi in molti paesi che ostacolano le operazioni quotidiane. Il Global Solar Council ha rilevato che il 72,1% degli intervistati ha segnalato un calo degli ordini rispetto al periodo pre-emergenza, con 6 su 10 di questi che affermano che gli ordini sono scesi fino al 50%, 3 su 10 che segnalano un calo del 50%-90% e 1 su 10 affermando che gli ordini sono stati praticamente spazzati via. Guardando avanti ai prossimi quattro mesi, il 79,5% di tutti gli intervistati prevede un calo degli ordini, con la metà di questi che si prepara a un calo del 40% o più. Anche le imprese solari stanno affrontando interruzioni nell’acquisto di beni e servizi, con il 74,9% degli intervistati che ha già avuto difficoltà nelle forniture e il 71,4% si aspetta problemi nei prossimi quattro mesi.

In termini di impatto sulle operazioni quotidiane, oltre la metà degli intervistati (57%) ha citato blocchi e relative restrizioni sul lavoro e la circolazione come la principale interruzione della loro attività. Poco più di un terzo (37%) ha dichiarato di soffrire per la minore domanda dei clienti e la difficoltà a finalizzare i contratti. Circa un quinto delle aziende afferma di avere problemi anche con la catena di approvvigionamento e le questioni logistiche. Il ruolo dei governi e delle istituzioni in questo difficile contesto è fondamentale e le imprese di fotovoltaico sono ansiose di vedere una serie di risposte politiche per aiutarli a tornare al lavoro prima di tutto e riprendere le attività operative e gli impianti il più rapidamente possibile, ma anche a lungo termine per sostenere il settore solare al fine di accelerare il passaggio alle energie rinnovabili e alla decarbonizzazione. Sono particolarmente favorevoli agli sgravi fiscali, o a un maggiore sgravio, per gli impianti fotovoltaici, ma anche al finanziamento statale dedicato, come i “prestiti” non rimborsabili e i crediti d’imposta per le imprese. Molti intervistati hanno chiesto una riduzione della burocrazia e degli oneri amministrativi per accelerare gli investimenti.

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ENERGIE RINNOVABILI

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Francesco La Camera Direttore Generale di Irena “I pacchetti di recupero COVID-19 possono mettere il mondo sulla strada verso una crescita sostenibile e la prosperità. L’accordo di Parigi e l’Agenda per lo sviluppo sostenibile presentano una visione a medio termine per un futuro più resiliente e inclusivo che possa fungere da quadro per le misure nazionali di stimolo necessarie oggi. Il Global Renewables Outlook di IRENA mostra che ponendo la transizione energetica in corso, e il ruolo crescente dell’energia solare, al centro della ripresa, possiamo far crescere l’economia mondiale, creare milioni di posti di lavoro e migliorare la vita delle persone ovunque.”

FRANCESCO LA CAMERA

“È chiaro che le aziende fotovoltaiche stanno soffrendo pesantemente al momento per la grave interruzione dell’attività economica in molti paesi del mondo e che molti dei problemi sono legati ai blocchi con cui molti di noi vivono. È imperativo che le imprese solari possano riprendere le operazioni con la stessa rapidità che la situazione sanitaria lo consente, ma anche che si presti particolare attenzione a stimolare gli investimenti in fonti energetiche pulite e rinnovabili nella nostra nuova normalità, aumentando le nostre ambizioni per il clima in modo che questa crisi possa dare origine a una nuova economia verde.”

GIANNI CHIANETTA

Gianni Chianetta Presidente del Global Solar Council around


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Paolo Rocco Viscontini Presidente di Italia Solare “L’Italia sta soffrendo pesantemente per gli effetti causati dall’epidemia di Covidi-19 e nel settore fotovoltaico rischiamo di vedere molte aziende, soprattutto di piccole e medie dimensioni, in bancarotta. ITALIA SOLARE sta spingendo il governo ad accelerare i processi di semplificazione e a completare le revisioni delle normative del mercato dell’energia in modo da creare le condizioni per un recupero efficace. La tragedia dell’epidemia può e si trasformerà in un’opportunità per migliorare la nostra vita, spronandoci ad essere finalmente efficaci contro il cambiamento climatico e l’inquinamento: questo è possibile solo a partire da un vero e proprio impianto fotovoltaico. Il fotovoltaico può essere il motore di una ripresa globale in Italia e non solo.”

PAOLO ROCCO VISCONTINI

“Questa crisi avrà naturalmente un impatto sulle economie, ma allo stesso tempo è una grande opportunità per concentrarsi sul cambiamento climatico e accelerare le decisioni verso la transizione energetica. Come associazione chiediamo il sostegno per fornire l’accesso ai finanziamenti per l’industria solare, per garantire un ecosistema favorevole a nuovi progetti solari, per promuovere l’attuazione di progetti su larga scala che affrontino le barriere e consentano lo sblocco della creazione di posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili in Europa, aumentando la domanda di fotovoltaico su piccola scala.”

ARISTOTELIS CHANTAVAS

Aristotelis Chantavas Presidente di SolarPower Europe

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CLIMA

LA DIFFUSIONE DEL CORONAVIRUS DIPENDE ANCHE DALLE CONDIZIONI CLIMATICHE? di Luca Mercalli Climatologo e Presidente della Società Meteorologica Italiana In questi giorni di emergenza sanitaria legata alla rapida diffusione del nuovo coronavirus SARSCoV-2, responsabile dell’infezione respiratoria Covid-19, da più parti ci si domanda se il dilagare dell’infezione - oltre che a viaggi e commerci internazionali e ai comportamenti individuali - sia legato anche all’andamento del tempo atmosferico e alle caratteristiche climatiche delle varie regioni del mondo, e se mostrerà

fluttuazioni stagionali simili a quelle degli altri virus influenzali che tendono a esplodere d’inverno (aiutati anche dalla concentrazione delle persone in luoghi chiusi) e a estinguersi nei più caldi e soleggiati mesi estivi. Qualsiasi conclusione è al momento prematura e la cautela è d’obbligo (lo stesso Ministero della Salute italiano non si sbilancia in merito), ma osservando la situazione dei contagi

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documentati nel mondo, al netto di probabili disomogeneità nei metodi e nell’efficacia delle rilevazioni, si nota intanto come le regioni al momento più colpite - Cina, penisola coreana, Iran, Italia, Spagna, Francia, Stati Uniti nordoccidentali... - si concentrino lungo una fascia latitudinale compresa tra 30° e 50° Nord, da Est a Ovest, in zone caratterizzate da condizioni termo-igrometriche relativamente simili nelle prime settimane del 2020 (temperatura medie tra 5 e 11 °C e umidità relativa media tra 47 e 79%). E’ quanto suggerisce un tentativo di correlazione tra clima e contagi proposto nello studio “Temperature and latitude analysis to predict

potential spread and seasonality for COVID-19”, sottoposto a revisione sul Social Science Research Network, di un gruppo di ricercatori coordinato da Mohammad M. Sajadi (Institute of Human Virology, University of Maryland School of Medicine, Baltimora). L’obiettivo è aprire la strada a una eventuale previsione della diffusione dell’epidemia nelle prossime settimane e mesi anche su base geografica e climatica. Seguendo lo spunto offerto da questo articolo, abbiamo provato a riportare in un grafico le temperature medie di alcune località rappresentative delle zone più (o meno) colpite dal contagio.

TEMPERATURE MEDIE 10 FEBBRAIO - 9 MARZO 2020* IN CITTÀ DEL MONDO PIÙ O MENO COLPITE DAL CORONAVIRUS *Per Wuhan si è considerato l’intervallo 20 gennaio-19 febbraio 2020, più consono a descrivere il periodo caratterizzato dalla rapida espansione del virus nella provincia cinese di Hubei 30 C° 25 C°

FREDDO Scarsa diffusione COVID-19

20 C° 15 C°

TEMPERATURA MEDIA 5-11 C° Massima diffusione COVID-19

10 C° 5 C°

CALDO Scarsa diffusione COVID-19

Considerando il periodo 20 gennaio - 20 febbraio 2020 in cui l’epidemia si è diffusa nella provincia cinese di Hubei, a Wuhan la temperatura media è stata di 6,8 °C; nell’intervallo 10 febbraio - 9 marzo 2020, che ha visto il diffondersi del contagio al di fuori della Cina, si sono registrate medie termiche di 5,3 °C a Seoul, 6,3 °C a Berlino, 7,9 °C a Teheran, 7,8 °C a Piacenza, 8,6 °C a Parigi, 6,0 °C a Seattle... tutte città in regioni caratterizzate da importanti manifestazioni dell’infezione. In nessuna di queste le medie giornaliere sono scese sotto 0 °C, salvo a Seoul per alcuni giorni in febbraio, e questo potrebbe indicare che condizioni di gelo prolungato limitano la propagazione virale.

Singapore

Calcutta

Parigi

Teheran

Piacenza

Wuhan

Seattle

Seoul

Mosca

-5 C°

Toronto

0 C°

In effetti grandi città boreali più fredde, caratterizzate pure esse da alta densità abitativa e intensi scambi internazionali potenzialmente favorevoli al contagio, nonché da sistemi sanitari in grado di censire con una certa efficacia le persone infette, non mostrano situazioni altamente critiche, come ad esempio Mosca, per quanto reduce da un inverno di mitezza record (media 10 febbraio - 9 marzo pari a 2,3 °C), o Toronto (media -1,4 °C). Ma, all’opposto, soprattutto il caldo potrebbe ostacolare la diffusione del virus, che ad oggi si è scarsamente esteso sia nelle regioni tropicali ed equatoriali, sia nell’insieme dell’emisfero australe, dove sta terminando l’estate. Uno studio sulla pandemia di SARS del

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CLIMA

2003 (Chan et al., 2010) ha dimostrato che i coronavirus tendono a inattivarsi a elevate temperature e umidità dell’aria. A risultati analoghi è giunta una recentissima ricerca dell’Università Beihang di Pechino (High Temperature and High Humidity Reduce the Transmission of COVID-19, sempre sul Social Science Research Network) condotta confrontando dati meteo e diffusione del virus in cento città cinesi nelle fasi iniziali dell’epidemia (21-23 gennaio 2020): i contagi paiono ridursi all’aumentare di temperatura e umidità relativa, come noto per le altre influenze. Così in India: a Calcutta media di 23,6 °C e solo poche decine i casi in tutto il subcontinente, numero che tuttavia soffre ragionevolmente di sottostima date le precarie condizioni sanitarie del Paese. Per comprendere meglio la possibile stagionalità sarà interessante osservare l’evoluzione dei casi nell’emisfero australe all’arrivo dell’inverno (da giugno in poi).

Anche in Italia, il virus non esplode nel sud più caldo. La distribuzione regionale dei contagi sembrerebbe alimentare la possibilità che a SARS-CoV-2 il caldo non piaccia: per ora, e per fortuna, la diffusione della malattia si mantiene infatti di gran lunga inferiore al Centro-Sud, dove nel mese di marzo le temperature medie sono state di 10,8 °C a Roma-Fiumicino, 11,0 °C a Bari-Palese e 13,8 °C a Palermo-Punta Raisi, rispetto agli 8-9 °C della Valpadana. Ovviamente anche in questo caso la prudenza è d’obbligo: si tratta di osservazioni preliminari che andranno confermate o meno dagli eventi successivi. Se si osservano i dati della Spagna (medie di 11,3 °C a Madrid e 13,5 °C a Barcellona) e la rapidissima propagazione del contagio nel Paese iberico, la connessione tra temperature miti e minor numero di casi osservati appare meno evidente (anche altri fattori possono essere implicati nella diffusione).

TEMPERATURE MEDIE 10 FEBBRAIO - 9 MARZO 2020* IN CITTÀ ITALIANE PIÙ O MENO COLPITE DAL CORONAVIRUS *Analisi basata su dati di Marzo 2020 15 C° 14 C° 13 C° 12 C° 11 C° 10 C°

TEMPERATURA MEDIA 8-9 C° Massima diffusione COVID-19

9 C° 8 C°

CALDO Scarsa diffusione COVID-19

7 C° 6 C°

Molte domande restano aperte, in particolare: il coronavirus sparirà dunque dal nostro emisfero in estate come fanno i ceppi virali della comune influenza? Si ripresenterà nell’inverno 2020-21, dando tuttavia il tempo, si spera, alla comunità bio-medica di individuare un vaccino o una cura? Quali saranno eventuali zone-rifugio per il virus? Scomparirà definitivamente? Il fenomeno - oltre che nuovo per molti aspetti sia virologici sia umani (impatto di una pandemia

Palermo

Bari

Roma

Padova

Bergamo

Piacenza

5 C°

su una società e un’economia iper-globalizzate e già alle prese con altre precarietà ambientali, dai cambiamenti climatici, alla degradazione di ecosistemi, alla sovrappopolazione) - è estremamente complesso a causa delle molteplici interazioni tra fattori ambientali, biologici, climatici e antropici (misure di contenimento e prevenzione, comportamenti individuali e collettivi...). I tentativi di previsione, che muovono i primi passi,

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coinvolgono l’impiego di modelli matematici integrati che mano a mano verranno testati e “tarati” dalla comunità scientifica in base ai dati raccolti.

Gli studi proseguono e, come conclude il giornalista e scrittore americano Jon Cohen, “il tempo dirà”...

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RUBRICA È L’ORA DI...

RUBRICA È L’ORA DI... “FASE 2: BIKE TO WORK” ELETTRICO E CONDIVISO Come ci muoveremo nel post Fase 1? In giro per il mondo circola una nuova parola d’ordine: “bike to work”. Al lavoro si andrà in bici elettrica? A Londra e Roma e-bike gratis a medici e infermieri. A Londra arrivano e-bikes gratis per gli spostamenti del personale sanitario. Le mettono a disposizione le società di bike sharing Raleigh, GOCycles e la rete di vendita specializzata Fully Charged. Ma anche in Italia si moltiplicano iniziative simili. A Roma Jump, l’e-bike sharing di Uber, offre gratuitamente i suoi mezzi a medici e infermieri dello Spallanzani (per il pubblico è prevista una tariffa agevolata di 1 euro a viaggio). Utilizzo libero per il personale sanitario

anche a Torino per le bici (muscolari) di To Bike. E a Cremona la ciclofficina sociale La Gare des Gars ha fornito all’ospedale una flotta di 7 bici per il bike to work. Questo per tre mesi. Ma ci chiediamo perché la soluzione delle biciclette elettriche condivise non possa risolvere un problema ben più vasto: garantire la mobilità urbana ai lavoratori che torneranno in azienda con le riaperture della “Fase 2“. Alleggerendo così la pressione sui mezzi pubblici, dove mantenere le distanze di sicurezza potrebbe diventare impossibile. «Le biciclette elettriche fanno parte della soluzione _ dice il fondatore di GoCycle, Richard Thorpe. È un momento difficile per tutti e siamo

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molto lieti di offrire la possibilità di aiutare lo staff sanitario di Londra, per quanto piccolo possa essere il nostro aiuto». Ci sono anche monopattini ed e-scooter in sharing Servizi di e-bike sharing sono attivi anche a Bologna (Mo Bike), Roma e Milano (Greta di Helbiz). A Milano, Roma, Torino e in molte città della Riviera sono disponibili migliaia di monopattini elettrici condivisi. A Milano e a Roma operano diversi servizi di scooter sharing elettrici. Tutti fermi, oggi, a causa dell’epidemia. La serrata in Italia ha coinvolto anche i rivenditori, mentre nel Regno Unito le ciclofficine e i punti vendita sono stati esclusi dal lock down. «Vediamo questo come riconoscimento dell’importanza di andare in bicicletta, nonchè una valida alternativa all’utilizzo del trasporto pubblico» commenta Dan Parson direttore di Fully Charged. L’alternativa ai mezzi pubblici super affollati: la soluzione del bike to work dovrebbe essere istituzionalizzata e compresa nei piani per la Fase 2 ora allo studio della commissione presieduta da Vittorio Colao. Magari attraverso le società di trasporto pubblico locali che, in accordo con i gestori dei servizi di sharing, potrebbero integrare l’utilizzo di monopattini, e-bike e scooter elettrici condivisi nei piani tariffari e negli abbonamenti. La riapertura di ciclofficine e punti vendita, e

l’introduzione di sostanziosi bonus comunali generalizzati per l’acquisto di veicoli di mobilità leggera, potrebbero essere il secondo pilastro del progetto. L’Emilia-Romagna mette sul piatto un milione di euro. La Regione Emilia-Romagna sta lavorando a un incentivo che promuova l’utilizzo della bicicletta per gli spostamenti casa lavoro. La proposta è di finanziare con un milione di euro i Comuni per promuovere il bike to work. L’ha detto oggi l’Assessore all’Ambiente Irene Priolo nel corso di un filo diretto con i cittadini. «C’è preoccupazione per l’aumento del traffico veicolare quando si allenterà il lock down - ha detto- e, dato che le fasi 2 e 3 per la ripartenza devono tenere conto dell’impatto ambientale, stiamo lavorando su un incentivo che inviti i cittadini a recarsi al lavoro in bicicletta». L’Emiia-Romagna recepisce così alcuni dei suggerimenti della Fiab (Fedeazione italiana ambiente bicicletta) che ha presentato un piano in dieci punti. Tra questi: convenzioni con le società di bike sharing per la riduzione o azzeramento dei costi, agevolazioni per acquisto delle biciclette, realizzazione di corsie per biciclette sulla rete stradale cittadina, l’ampliamento delle Zone 30. di Mauro Tedeschini Giornalista e Co-Founder di Vaielettrico.it

MOBILITÀ IN PILLOLE #QUALE TIPOLOGIA DI VEICOLO SI RICARICA? Il mercato dell’auto, nella transizione da motore termico a motore elettrico, ha introdotto una serie di varianti ibride che convivono sgomitando per mettere in difficoltà l’acquirente. Cerchiamo di fare chiarezza su quali sono i veicoli che si possono ricaricare. MHD (Micro Hybrid Drive) Motore elettrico solo per lo start and stop, non è possibile ricaricare. MHEV (Mild Hybrid Electric) il motore elettrico supporta solamente quello termico (sempre acceso) nei momenti di difficolta (partenze, salite, accelerazioni), non è possibile ricaricare. HEV (Hybrid Electric Vehicle – Full Hybrid) il motore elettrico si alterna a quello termico che si ricarica solo con il recupero inerziale. PHEV (Plug-in Hybrid EV) Unico Ibrido ricaricabile il cui motore elettrico può essere utilizzato in maniera autonoma per un numero limitato di chilometri autonomia elettrica mediamente 50 km. EREV (Extended Range Electric Vehicles) In questi veicoli è presente un piccolo motore termico che può ricaricare la batteria in caso di emergenza. BEV (Battery Electric Vehicle) o EV: è mosso solamente da un motore elettrico, veicolo ad emissioni zero Nel prossimo numero analizzeremo il concetto di tempi di ricarica. 27

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ATTUALITÀ

LEGAME TRA COVID-19 E INQUINAMENTO ATMOSFERICO: IL PROGETTO PULVIRUS Intervista ad Alessandro Bratti Direttore Generale di ISPRA È di fine aprile la nascita dell’alleanza scientifica fra ENEA, Istituto Superiore di Sanità (ISS) e Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (SNPA, composto da ISPRA e dalle Agenzie Regionali del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) per fornire risposte circa la possibile correlazione tra COVID-19 e inquinamento atmosferico. Il progetto, denominato PULVIRUS, si avvarrà di competenze e operatività di tutto il territorio nazionale che vede la collaborazione del Servizio pre-operativo nazionale in via di definizione “Qualità dell’Aria - Mirror Copernicus” e del progetto europeo Life-Prepair sul bacino padano. Il progetto studierà le interazioni fra particolato atmosferico e virus sia mediante una simulazione matematica al computer che un modello biologico rappresentativo delle caratteristiche di SARS-CoV-2. PULVIRUS si svilupperà sull’arco di un anno, ma già fra pochi mesi sarà comunque possibile consultare i primi risultati significativi fra i quali l’analisi di fattibilità di un sistema di rivelazione precoce da attivare possibilmente prima della prossima stagione autunnale. L’obiettivo è quello di effettuare un’analisi seria e approfondita su queste tematiche, fondata su protocolli scientifici verificabili, così da fornire a istituzioni e cittadini informazioni attendibili utili per la migliore comprensione dei fenomeni e l’assunzione delle opportune decisioni.

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ATTUALITÀ

Abbiamo intervistato uno dei protagonisti: “carrier” di particelle virali. In ogni caso questi Alessandro Bratti, Direttore generale ISPRA studi potrebbero sicuramente essere utili per (Istituto superiore per la protezione e la ricerca predisporre modelli predittivi. ambientale) La sinergia di tutti gli enti nazionali e territoriali Che tipo di dati raccoglierà e analizzerà il su questo progetto pensa possa dare progetto Pulvirus? l’abbrivio ad una governance più centralizzata È un progetto complesso che si basa sulle per quanto riguarda la tutela dell’ambiente? seguenti linee di attività: Analisi degli effetti delle misure di distanziamento fisico durante il periodo della pandemia da COVID 19: cosa dicono le stazioni di monitoraggio italiane. • Valutazione sull’intero territorio nazionale della riduzione delle emissioni e concentrazioni di inquinanti atmosferici per effetto dell’introduzione di misure per contrastare la diffusione del COVID-19; • Assimilazione dati ensemble modeling (unione di dati statistici provenienti da analisi diverse); • Campagna integrata di caratterizzazione della composizione chimica del particolato; • Valutazione dell’impatto a larga scala della riduzione delle emissioni sulla composizione atmosferica e sulle concentrazioni ambientali di gas serra. Studio sulle interazioni fisico-chimiche-biologiche tra polveri sottili e virus. Raccomandazioni per il trattamento di campioni di particolato e valutazioni preliminari allo sviluppo di un modello predittivo di allerta precoce conseguente alla presenza di tracce di COVID-19 sul particolato atmosferico Se, come ipotizzato, viene dimostrata una correlazione tra la diffusione del Covid19 e l’inquinamento atmosferico si può immaginare che i risultati possano essere utili anche per prevenire o mitigare la diffusione di pandemie in futuro? Come per esempio l’identificazione di particolari inquinanti tra i tanti? La correlazione più plausibile potrebbe essere, cosi come ipotizzato dai colleghi della Rete Italiana Ambiente e Salute, quella che evidenzia come le popolazioni soggette a situazioni di maggior inquinamento atmosferico siano anche quelle più sensibili a contrarre infezioni sia di naturale virale che batterica. Vedo meno probabile l’ipotesi di particolato come

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In questo caso mettere insieme così tanti enti è stato abbastanza semplice per la grande motivazione che sta alla base dei numerosissimi colleghi tutta tesa a dare un contributo per aumentare la conoscenza sui fenomeni relazionali tra inquinamento e salute. Non c’è dubbio che questa grande tragedia ha messo in evidenza come ambiente e salute

necessitino di un’unica regia almeno a livello nazionale. Per i temi ambientali ci si era già posti il problema. L’introduzione della legge 132/2016 tesa ad indentificare dei criteri minimi di tutela ambientale su tutto il territorio nazionale va in quella direzione. Dopo 4 anni dell’applicazione della legge posso dire che qualche passo in avanti è stato fatto ma, a mio parere, assolutamente insufficiente. Credo che l’unica soluzione sia la costituzione di una Agenzia nazionale sul modello dell’EPA statunitense. Benché il Covid19 ci abbia gettato in una situazione indiscutibilmente drammatica non possiamo non vederne gli aspetti positivi tra i quali anche una maggiore propensione della politica a seguire le linee guida della comunità scientifica. Pensa possa essere un inizio affinché questo rapporto non venga mai meno e sia finalmente possibile un green deal nazionale senza indecisioni e ritardi? Penso che la politica nazionale debba basarsi maggiormente sulle professionalità espresse dagli enti di ricerca e tecnico-scientifici governativi. Non credo, almeno per quel che riguarda i temi ambientali, che ci sia la necessità di creare comitati e sottocomitati chiamando chissà quali esperti. Sempre parlando delle cose che conosco, ritengo che le professionalità degli Enti sopra ricordati (Ispra, CNR, ENEA, ISS, SNPA) potrebbero essere consultati con maggior regolarità così come avviene ad esempio in Germania. Per quel che riguarda il Green deal ritengo che la pandemia che stiamo vivendo abbia solo accelerato un processo inevitabile. Il modello di sviluppo così incentrato su una sorta di globalizzazione totale non può reggere. Occorre ritornare allo slogan “pensare globalmente, agire localmente”. Oggi un’economia più basata sulle specificità locali è possibile e, anzi, grazie alla digitalizzazione e allo sviluppo delle tecnologie assume anche una valenza globale. Il futuro se sapremo leggere bene ciò che è capitato potrebbe essere di grande prospettiva.

UN “NEW NORMAL” PUÒ ESSERE REALE 31

#TAG


RUBRICA #TAGGA#TU

RUBRICA #TAGGA#TU

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#TAG dedica questo spazio alle tue curiosità: fai #TU le domande e avrai le risposte. E se è un argomento su cui vuoi dire la tua, non esitare a scriverci a redazione@talkaboutgreen.it, gli argomenti più interessanti ed esaustivi saranno pubblicati nel prossimo numero. #SISTEMA DI ACCUMULO DOMESTICO, ECCO COME FUNZIONA! di MARCO da PADOVA

La batteria di accumulo di energia è un apparecchio, in genere integrato con l’inverter fotovoltaico, che è in grado di funzionare al servizio di un impianto fotovoltaico installato sul tetto di casa (o altro impianto di auto-produzione di energia). Le batterie stoccano temporaneamente il surplus di energia prodotta per restituirla quando l’impianto non produce. Infatti, l’efficacia di un sistema di accumulo domestico è proprio quella di garantire un autoconsumo differito, cioè l’utilizzo dell’energia prodotta anche nei momenti in cui l’impianto non produce elettricità: mattino presto, sera, notte, pioggia, ecc… Solo quando le batterie sono completamente cariche l’energia in eccesso verrà immessa in rete e valorizzata attraverso lo ‘scambio sul posto’ col Gse (il Gestore dei Servizi Energetici). Ad oggi, per quanto riguarda l’accumulo domestico, le batterie hanno una capacità di accumulo che va da un minimo di 2,4 kWh a un massimo di 14 kWh e possono o no essere modulari, da 2 fino a 4 batterie.

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#VEHICLE-TO-GRID (V2G), COSA SIGNIFICA? di GIULIA da SIENA

L’arrivo previsto di milioni di veicoli elettrici a batteria su strada nei prossimi dieci anni rappresenta una grossa sfida per la rete elettrica. La batteria dell’auto può essere utilizzata per fornire energia verso la rete, oltre che per prelevarla, per coprire i fabbisogni elettrici delle proprie abitazioni, uffici, aziende senza dover attingere dalla rete elettrica o ricorrere all’installazione di un sistema di accumulo. La definizione più ampia e corretta è quella di Vehicle to X (V2X) che indica semplicemente lo scambio tra il veicolo e un altro elemento di una rete elettrica intelligente, che può essere anche un singolo elettrodomestico. Il sistema nasce in Giappone ed è stato sviluppato fin dai primi anni Duemila per avere questa funzionalità. Il sistema è comunque in arrivo @PvShield anche per lo standard europeo ed è parte delle info@pvshield.com proiezioni di scenario di tutti gli operatori del settore elettrico e dell’auto a batterie nel mondo.

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#TAG n.2 - Giugno 2020  

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