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INVERNO 2014 nei confronti di pazienti che avevano avuto Febbre del Nilo sintomatica. Alcuni di essi continuavano a manifestare stanchezza cronica, mal di testa, alterazioni della pressione etc. Nel 25% circa di questi pazienti era riscontrabile un’alterazione dei valori ematici di alcuni parametri che indicano lo stato del funzionamento renale, con effettiva compromissione degli stessi e che sembrerebbe progressiva nel tempo. Sempre nel 25% circa di questi pazienticon sintomi persistenti è stato rilevato materiale virale nelle urine. Per alcuni dei pazienti erano trascorsi sette anni dall’infezione acuta di WND. Ulteriori studi sono necessari poiché i soggetti analizzati erano tutti sopra i cinquant’anni e perché non è chiaro se anche nelle forme asintomatiche vi sia una problematica simile di persistenza del virus. Un altro studio è stato condotto invece negli uccelli ed è stato dimostrato, analogamente nell’uomo, che il virus tende a permanere all’interno dei reni, cuore, pelle ed altri a lungo nel tempo. Non è però chiaro se tale permanenza negli uccelli possa costituire un problema. Di per sé la persistenza nei reni non è accompagnata, se non in rari casi, da viremia misurabile con la PCR

. Una prova interessante e molto significativa è stata di inoculare ciclofosfamide in topi da laboratorio che erano guariti da WND. Tale sostanza inibisce la proliferazione dei linfociti. Dopo ciò sono state osservate positività per la WND . Ci sono quindi alcune domande che, a oggi, rimangono senza risposta per noi falconieri, o meglio, per noi tutti: 1. L’eventuale permanenza del virus in organi interni e pelle degli uccelli colpiti può provocare fenomeni di bassa presenza del virus oppure riacutizzazioni

tale da costituire un problema per altri uccelli o uomini? 2. Un animale guarito clinicamente può diffondere ancora virus tali da costituire unproblema per altri animali o uomini? 3. Animali guariti e con titolo anticorpale alto ma senza virus circolante, possono essere pericolosi per altri animali o uomini o devono essere trattati con particolari precauzioni? Oppure il problema della persistenza negli organi pone un serio dubbio? 4. Questi soggetti ammalatisi e poi guariti, allo scopo della prevenzione e della sicurezza per i detentori di rapaci, devono essere mantenuti in vita o devono essere considerati potenzialmente pericolosi? PREVENZIONE Per la WND non c’è prevenzione, almeno per i falchi, se non il fatto di poter evitare certi tipi di prede e proteggere i falchi dalle punture delle zanzare. Si tenga conto che proprio i Corvidi (prede ambite dai falconieri) sono tra i maggiori diffusori del virus. Non è quindi una cosa sorprendente individuare in un falco di una certa età e cacciatore una positività sierologica ai virus Nel settore ippico la problematica è già stata affrontata ed è stato realizzato un vaccino che sembra essere efficace. La vaccinazione non è però prevista per i rapaci né per altre specie di uccelli. l bacino del Mediterraneo è però oramai zona endemica per queste patologie e il problema WND nonché di altre patologie come la Usutu, peraltro entrambe zoonosi rappresentano un problema che l’ambiente della falconeria deve affrontare con serietà.

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PURSUIT Italia - Numero 1  

La promozione di Falconeria in Italia

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