Issuu on Google+


La ricetta è semplice: 1 – Chiamarsi Nicola 2 – Salvare le vecchiette 3 – Non mangiare conigli 4 – Farsi acchiappare Ma andiamo con ordine.


CHIAMARSI NICOLA “Uffa però eh...” - Dai su che siamo quasi arrivati. “Ma io perché devo sempre starti dietro e fare tutta questa fatica alle volte mi chiedo...” - Perché sai che è giusto. È il nostro dovere... “Sì, sì, sarà anche giusto. Sarà anche il nostro dovere. Però una fatica...” - Solo le strade in salita possono avere un magnifico panorama alla loro fine. “Chiudi il becco” Uhm... no, non posso iniziare la mia storia così a metà. Devo fare almeno le presentazioni. Sennò non è mica carino, no? Salve a tutti, mi chiamo Rodolfo. E sono una renna. Sì, beh... sono un tipo famoso modestamente. Avete presente quando passa la slitta di Babbo Natale? Ecco, io sono la renna in cima che porta la luce. Renne più fighe di me, modestamente, non ce n'è. Ma non è certo un mestiere che mi è capitato per caso. Ho fatto una discreta fatica per arrivare dove sono, e comunque beh... non sono certo Lui. Avete capito di chi parlo, ma sì... dai... il Grande


Mago. Quello con la barba, di una certa età... no, via, su, non Dio, non il Barbabianca. Nessuno vuole essere il Barbabianca. È un lavoro schifoso e decisamente malpagato. Io parlo di lui, sì, dai, insomma... di Babbo Natale. Che ha la barba bianca anche lui adesso, ma mica ce l'ha sempre avuta. Volete sapere come si diventa Babbo Natale. Non è una domanda. Lo so. Lo so e basta. Tutti vogliono sapere come si diventa Babbo Natale. E, beh... si capisce che non si può. Babbo Natale c'è già, è lui e punto fine basta. Però posso dirvi come si fa. Anche se non si può fare. Cioè, chiaro, posso dirvi come ha fatto lui. Per cominciare, lui si chiamava Nicola. Nicola è un nome che ti aiuta sempre a fare grandi cose. Non a trovarti la donna giusta, questo no. Ma a fare grandi cose.... Era nato a Patara nel 280 dopo quel raccomandato di Gesù, che fare il messia mi sarebbe riuscito anche a me se ero figlio di Dio, possibile che tutto sia sempre a colpi di parentela? Ma dicevo... Nicola nacque a Patara, nel 280, da genitori che credevano nei principi diffusi dal Raccomandato. I suoi genitori morirono prestissimo per colpa della peste. Così Nicola si mise a pregare il buon Barbabianca per non farlo


morire di fame. E Barbabianca lo esaudì. Si scoprì una ricchissima eredità che i suoi genitori gli avevano lasciato sotto una mattonella risparmiata chissà come. Nicola era felicissimo, poteva ormai vivere senza lavorare per il resto della sua vita. Iniziò a girare per le campagne però e vide che tutti avevano fame, allora dona un po' e dona un po' là, in capo ad un mese finì tutta la sua eredità. Si mise di nuovo a pregare, ma non successe niente. Ormai viveva in una grotta e mangiava solo quello che trovava nel bosco, perché era un bambino povero e solo. Un giorno trovò me, che chissà come ero stato abbandonato nella campagna della Turchia. Ero solo un piccolo cucciolotto di renna, ma Nicola mi prese con sé ed iniziò a nutrirmi dividendo il poco cibo che aveva. Continuava a pregare tutte le sere ma non succedeva niente. Stavamo per morire di fame quando il Barbabianca si degnò di apparire nella nostra caverna. - Ehi, bimbominkia, hai finito di stalkerare!? - disse con voce tonante. - C'è gente che si vuole fare una dormita a una certa, non è che puoi


scassarmi l'anima a questo modo, che cazzo vuoi? Ti ho riempito di soldi e tu li hai dati a destra e a sinistra, quindi... - Ma ho visto quei poveri bisognosi che... insomma, pensavo che il cristianesimo... - Sì, il cristianesimo. Mio figlio era meglio se lo abortivo. Non capisce una sega e non si sa far capire da nessuno! Poi che c'entra, anch'io quando ho dettato a Mosé non è che mi abbiano proprio capito ma insomma, almeno ho scritto pochino. Lui con tutti quei vangeli di qui e tutti quei vangeli di là... voleva fare il divo lui! Meno male che non c'erano ancora i selfies sennò invece che le sue icone oggi le chiese sarebbero piene di lui che sorride in mutande davanti allo specchio del bagno! - Ehm... cosa sono i... “selfies”...? - Ah già che ora è il 286 e ancora di queste cose fortunatamente non ne sapete niente. Vabbè dai insomma che cazzo vuoi che poi ti esaudisco e mi faccio una bella ronfata finalmente? - Io... vorrei... mangiare? - Mapporcomé! Lo vedi qual'è il tuo problema bimbominkia del cazzo? Tu non lo sai cosa vuoi! Se io ora ti do cibo, soldi o altra merda tu te la sputtani in tre per due come hai già fatto e siamo da capo! Non mi muovo di qui fino a che


non mi hai detto cosa vuoi DAVVERO. Così non ci si torna più sopra e fine. Accanto al Barbabianca apparve con un [[POFF!!!]] un angioletto alto e magro, ma più basso del Barbabianca, con degli occhialini da contabile e una cartella in mano dove prendeva qualche appunto. - Ehm, Altissimo... - Che cazzo vuoi Gabriele!?! Almeno tu potresti dormire, vai a nanna no? - Ehm... ci sarebbe quella cosetta sulle bestemmie... - E chi cazzo ha bestemmiato questa volta, porcomé? Questo bambino di merda bestemmia pure oltre che scassarmi le palle con le sue preghiere di questi coglioni? - No, è che... vedete... il vostro linguaggio... dovrebbe... diciamo... attagliarsi alle situazioni, ecco. Secondo quanto stabilito... - Ma vaffanculo tiraseghe di uno scribacchino! - Io faccio come volete Altissmo ma... - E poi io non bestemmio, che cazzo dici? Beh insomma quando dite quell'espressioncina che inizia con “porco”...


- Porcomé? AH, ma quelle non sono bestemmie. Il porco è una creatura divina come tutte le altre, no? Se dicessi Giraffamé? - Beh Altissimo, tecnicamente voi... come dire... nominate il vostro nome in vano... ecco... non so se si dovrebbe... soprattutto in presenza di un bravo bambino che... - Che mi sfonda i coglioni tutte le sere senza nemmeno sapere il cazzo che vuole, ecco cosa fa il tuo “bravo bambino”! - Io forse ho trovato! - li interruppe Nicola. - Sentiamo bimbominkia. E che non sia una Playstation 3000 che non l'hanno ancora inventata e poi il passacarte qui mi scassa il cazzo con quella faccenda delle discronie delle mie chiappe! - Io... io vorrei capire cosa pensano tutti gli esseri viventi, per sapere sempre quello che vogliono e di cui hanno bisogno. Perché è vero, io non voglio niente per me. Nient'altro che fare le persone felici. L'arcangelo Gabriele inarcò un sopracciglio. - Beh, è molto lodevole questo da parte tua bel bambino ma questo non si potrebbe fare da regolamento i poteri magici sarebbero interdetti se non per angeli, santi, profeti o parenti in primo


grado dell'Altissimo. E poi sapendo cosa vogliono non è detto che potresti darglielo, e questo renderebbe la tua sofferenza ancora pi... - Oh, ma questi gran cazzi! Accordato! E ora andiamocene a letto tutti che qui poi mi scasso il ritmo sonno-veglia e devo ricominciare coi sonniferi. L'ultima volta ne ho presi troppi e ho dormito così tanto che m'è scappata una meteora e bum! Poveri dinosauri. Vabbè via. Tutti a letto. E fine stavolta eh, smettila di pregare che ho anche altro a cui pensare, sono il fottutto Dio io, mica seghe! - Ehm... il linguaggio Altissimo... il linguaggio... E con queste parole i due svanirono. Restammo solo io e Nicola. “Certo che un pezzetto di pane però Nicola poteva anche chiederlo”, pensai. Nicola saltò su e mi guardò strano: - Ma... tu... tu parli? “Ma che gli prende? È evidente che non parlo, sono una renna io...” - Come non parli? Stai parlando, adesso! “Ma è scemo?” - Io... sento davvero i tuoi pensieri, amico


mio! Possiamo parlare! “Ma davvero?” - Davvero! È meraviglioso! - mi abbracciò contento. “Sì sì, tutto molto meraviglioso, ma noi come mangiamo adesso che Barbabianca è sparito?” - Andremo nel bosco a cercare frutta come sempre! “ Ma è inverno, non c'è frutta!” - Dai, su, qualcosa si trova sempre. Nicola era molto fiducioso. Io no. Io non sono mai molto fiducioso. Per natura. Noi renne non abbiamo fiducia. Lo sanno tutti. Però mi sa che alla fin fine aveva abbastanza ragione lui perché quella notte dormimmo abbracciati per scaldarci e poi trovammo sempre quello di cui avevamo bisogno, anche se non era mai abbastanza perché Nicola non la smetteva di regalare tutto quello che ci capitava tra le zampe di qua e di là. In ogni caso a noi due ne restava abbastanza per sopravvivere e io gli volevo bene perché era un bambino così buono che non si poteva non volergli bene. Una mattina che eravamo nella piazza di


Patara per scambiare quel poco che avevamo raccolto con altri contadini e raccoglitori un giovane mercante ci vide e disse: - Bel bambino, ma che ci fai qui tutto solo? - Sono orfano, signore. Ma me la cavo, non si preoccupi. - rispose Nicola. - Sì ma qui... in questo buco... se vuoi ti porto a Myra, è una città non lontana, lì avrai più opportunità per trovare un modo per vivere, qui appena c'è una cattiva stagione muoiono tutti. - Ma è la mia gente signore, ed io voglio stare fra di loro. - E perché mai, bambino? Che fanno loro per te? - Non è quello che possono fare loro per me che mi spinge a rimanere ma quello che posso fare io per loro. - Allora pensa, bambino, che se u venissi a Myra potresti studiare, imparare tante cose, e poi potresti fare molto di più per queste persone, non credi? - Beh, in effetti... “Il mio naso non si fida di questo qui, Nicola, io starei attento, ecco.” pensai. - Beh, ma in fondo un posto vale l'altro e vedere un po' di mondo non può che farci bene,


no? - mi rispose Nicola in un orecchio. - Allora è deciso? - chiese il mercante da sopra il suo carro tendendoci una mano. Nicola afferrò la sua mano, salimmo. - Viene anche la renna? - chiese il giovane. - SÏ, Rodolfo viene sempre dove vado io e io vado sempre dove va lui. - rispose Nicola. - Bene. Allora partiamo. Come ti chiami bel bambino? - Nicola, e voi messere? - Io? Non ti fare spaventare, ho un brutto nome, ma i nomi sono solo nomi. Tremotino Cattivoni, per servirti... ne faremo di strada insieme! Hai mai pensato ad un vestitino rosso? Questi stracci marroncini non sono di gran moda, sai?


SALVARE LE VECCHIETTE Il giovane mercante aveva una parlantina molto vivace, attraversammo le foreste senza trovare briganti, e per la prima volta attraversammo anche il mare. Poco mare, sarà stata un'oretta o due di chiatta, ma a noi parve un viaggio magnifico... in poco meno di un giorno arrivammo a Myra. La città era bellissima e splendente, molto più piena di traffico, cose, persone, odori, colori, suoni e sapori di quello che avessimo mai visto. Appena scesi dal carro però Nicola mi disse nell'orecchio: - Sai, Rodolfo... non riesco a sentire bene i suoi pensieri... è come se non pensasse niente... “Io te lo avevo detto. Questo non mi convince per nulla...” pensai. - Ci dovremo accampare per la notte, una notte in locanda ve la pago io, dormirete in stanza con me, domani decideremo il da farsi, sicuramente troverete un bel mestiere ed una bella sistemazione. - disse il mercante. Accettammo. Che potevamo fare? Al mattino presto Tremotino ci svegliò e ci portò una


bella colazione in camera: pane burro e marmellata con un bicchierone di latte per Nicola e tanta biada per me. Cominciava già a starmi più simpatico. Si mise lì con noi mentre mangiavamo. - Caro Nicola... vedi... io sono a conoscenza di un fatto... molto particolare... che ti riguarda... si dice che tu sappia leggere le menti... - Chi dice questo, signore? - Chiamami pure Tino, te l'ho detto, siamo amici... - Chi dice questo, Tino? - Beh, sai... si sente in giro... magari sono solo delle voci... non so se mi spiego... ma, ecco, pensavo solo che se fossi in te, con tutto quel potere... beh... si potrebbero fare tante cose, soprattutto qui in una città così piena di vita... cose che... ti renderebbero ricco per tutta la vita... - Ma io non voglio diventare ricco, Tino. Io voglio fare felici le persone. - Beh, intanto faresti molto felice me per esempio... - In che modo? - A me piacerebbe tanto avere tanti soldi, sai... perché... perché ho una mamma malata, ecco. Sì. Mia madre è molto malata, e io ho bisogno di tanti soldi per poterla curare.


“Guarda che tu non gli leggi i pensieri, ma io lo annuso bene, la mamma di questo qui non è malata per nulla e scommetterei quasi che la mamma nemmeno ce l'ha per nulla...” - Uhm... e di quanti soldi hai bisogno? - Tanti, tantissimi, tanti che un bambino come te non può nemmeno contarli tutti... - Tino, mi dispiace ma non sono molto convinto. Per fare tanti soldi di solito bisogna derubare qualcuno. Onestamente, se ne possono fare solo un po'... quelli giusti. Oppure si deve essere molto bravi in qualcosa per farne proprio tanti. Ma io non sono molto bravo in niente, ho solo un piccolo regalo che mi è stato fatto una notte. Non credo di poterti aiutare, mi dispiace... - Non... non ti preoccupare Nicola... la vita è lunga, ci rifaremo. E detto questo il giovane mercante svanì in una nuvola di fumo e fiamme. “Avevo ben detto io che mi puzzava” pensai. - Non so chi fosse ma per adesso non sembra voglia darci fastidio, e siccome la colazione è finita e non ci sono passaggi per tornare a Patara penso che dovrò trovarmi un lavoretto. O ci stabiliremo qui, oppure se non ci


piacerà, quando avrò guadagnato abbastanza ce ne torneremo nei nostri boschi con una carrozza. “Oppure quando sarò grande ti posso portare io... sono sempre una renna in fondo.” - Non ti preoccupare. Non ce ne sarà bisogno. Detto fatto, Nicola si mise a lavorare. Tagliava la legna, puliva le stalle, sbucciava le patate nelle taverne e... poco a poco... anche gli anni passarono. Continuavamo a non avere molto denaro o molto cibo, perché Nicola regalava tutto a tutti quelli che secondo lui ne avevano più bisogno. Ma – misteriosamente – nonostante tutto quello che dava, io e Nicola riuscivamo sempre a cavarcela. Ma la curiosità di imparare di più gli era rimasta perché, mi diceva spesso, - Tremotino almeno su una cosa aveva ragione: se sapessi di più potrei fare meglio del bene alle persone, e magari anche a più persone. Così entrò in seminario, che era l'unica possibilità di studiare a quei tempi per un povero. Studiava e lavorava, lavorava e studiava, ed appena era libero e poteva... dava dava e dava.


Ed arrivarono così i suoi 20 anni. Io ero ormai una vecchia renna di 14 anni. Ancora un anno o due e sarei andato a trovare il Barbabianca. Vivevo ancora accanto al monastero in cui studiava e facevamo ogni giorno lunghe passeggiate. Lui aveva fatto carriera perché lavorava e studiava, studiava e lavorava, tanto che si diceva che forse un giorno lo avrebbero fatto addirittura Papa. Un giorno mentre facevamo una passeggiata nei boschi sentimmo delle voci dietro a un gruppetto di alberi e – per paura che ci scoprissero – ci nascondemmo. Le voci parlavano e noi ascoltavamo, presto capimmo che erano il Barbabianca, sì, insomma, Dio no? Ecco, lui e quel raccomandato di suo figlio. Che – l'ho detto e lo ripeto – mi riusciva anche a me fare il messia se ero figlio del Barbabianca. Il Raccomandato diceva: - E, insomma, Babbo, che vo' io o vai te? - Vado io vado io, che due coglioni però, sei proprio un rammollito! Ho generato un rammollito, ecco chi ho generato! - Ma no, dai, babbo, è che ch'ho l'aperitivino co' due angiolesse che una quarta minimo voglio dire....


- Ma poi mi dici che cazzo ci facciamo qui? - Eh te l'ho detto, qualccheccosa gli si deve dare a questo qui, lo tengo d'occhio da un pochino e voglio dire, guarda, o l'è un santo o poco ci manca. Tu gli dai una benedizioncina e via, una cosina facile, che poi tanto qualche d'uno a fare qui' lavoro ce lo si deve mettere no? Via, ora io andrei che poi sennò... - Dove pensi di filartela tritacazzi? Prima mi fai venire qui e poi te la squagli pure? - Ma dai babbo, e' te l'ho detto. Io poi un son bono per 'ste cose... - AH perché io? - Te quantomeno tu se' i' mi' maestro, se un tu ci riesci te e un ci riesce nessuno. - Boja che tritacazzi scioperato che ho per prole! E così detto [[PUFF!!]] il Barbabianca ci apparve di nuovo. Che poi anche se non faceva puff bastava che uscisse da dietro il boschetto. Solo che deve sempre fare il vanitoso lui... - Ma no! Guarda chi sei! Il bambino rompicoglioni che legge nei pensieri! Guarda chi si rivede! Non avevo mica capito che eri tu! Porcomé di un porcomé, quanto tempo! Non ci si


sentiva più da quando? - Da quando mi avete chiesto di non rivolgervi più la preghiera, Altissimo... - rispose Nicola. - Ma che mi sei diventato un pretino, bambino rompicazzo? Ti sta anche bene quel vestitino, mi pari un po' frocetto, ma insomma... - A cosa devo l'immenso onore di questa seconda apparizione, Altissimo? - Ma niente, quel rombiballe di mio figlio è convinto che saresti buono per un lavoretto, ecco sì ho del lavoro da offrirti. Un po' noioso, tutto uguale, alquanto sbragamaroni ma insomma... è pur sempre un lavoro. Che di questi tempi, porcomé se serve, dico giusto? Con un piccolo [[POFF!!]] apparve, sempre con gli occhialini e le mezze maniche da impiegato, l'arcangelo Gabriele. - Perdonatemi l'intromissione Altissimo ma ci sarebbe di nuovo quella questioncina del linguaggio, che, soprattutto se in presenza di un giovane prete... - Ma vaffanculo anche tu! Insomma, che fai pretonzolo dei miei coglioni? Accetti? - Altissimo, perdonatemi – rispose Nicola in


ginocchio – ma io non so nemmeno di che mestiere si tratti e poi, insomma, un lavoro alle vostre dipendenze già lo avrei, come dire... - Tu hai un'occupazioncella malpagata stronzetto, io parlo di un lavoro vero, ecchemiofiglio! - Altissimo, il linguaggio, secondo la normativa del... - provò a interrompere Gabriele, ma poi gli cascarono le braccia e ci rinunciò vedendo già dalla faccia del Barbabianca che era tutto inutile come al solito. Quindi, con un sospiro, si rivolse a Nicola – Quello a cui si riferisce l'Altissimo Nostro Signore è che abbiamo bisogno di un addetto alla felicità dei bambini. C'è una festività, su cui stiamo lavorando, in cui qualcuno dovrebbe portare dolcetti e frutta secca ai bambini, intorno alla prima settimana di gennaio di ogni anno, data da concordare in sede di firma del contratto. Garantita immortalità, ferie di 364 giorni all'anno pagate e superpoteri illimitati. Pare che Lei sia il candidato risultato più idoneo nella selezione, accetta? Nicola ci pensò su. Poi ripose: - Solo se mi sarà concesso di portare con me anche Rodolfo. Lui ne ha più bisogno di me, sta


per morire... - Concesso, ecchecazzo, renna in più renna in meno mi fa poca differenza. Ora fermi lì tutti e due che vi benedico e formalizziamo questa stronzata eh? Restammo fermi in attesa della sua benedizione quando a un certo punto il Barbabianca disse: - Ma porcomé di un porcomé! Ho lasciato il libretto delle benedizioni nell'altra tunica! Allora ragazzi facciamo così: faccio un salto a casa a prenderla e ci vediamo stasera sempre qui a questo albero, ok? - Eppure io insisto nel ripetervi, Altissimo, che questa questione del linguaggio non è così secondaria come a lei parr... - e [[POFF!!]] [[POFF!!]] sparirono tutti e due. Continuammo la passeggiata. Eravamo molto eccitati e allo stesso tempo dubbiosi: sarebbe riapparso l'Altissimo? O ci aveva fatto solo uno scherzo? Continuavamo a passeggiare e discorrere quando trovammo una vecchietta che faceva la carità, o meglio: che la stava facendo prima che le


venisse un colpo. Era accasciata e dolorante, Nicola me la mise in groppa e la portammo da un medico. Il medico ci disse che quella era una donna famosa per aver sempre lavorato la terra tutta la sua vita, per aver sempre dato tutto ai suoi nipotini e poi – quando i nipotini erano diventati grandi ed erano partiti per il mondo – aveva continuato a dare frutti agli orfani e fare torte per i bambini poveri di tutta Myra. Quando era diventata troppo vecchia per lavorare aveva iniziato a mendicare; purtroppo però, per lei non c'era proprio niente da fare. Non avrebbe passato la notte. Io e Nicola ci guardammo. “Non avrai mica intenzione di fare quello che penso che tu abbia intenzione di fare vero?” - Certo, invece, mio caro amico! - mi disse all'orecchio. “Guarda che questa volta si arrabbia sul serio!” - Che si arrabbi pure, quel che è gusto è giusto! Così mi rimise la vecchietta sulla groppa, dicemmo al medico che andavamo a seppellirla e ci recammo all'appuntamento con il Barbabianca.


Il Barbabianca si presentò come aveva promesso e ci lanciò la sua benedizione, ma nel buio non si accorse che sulla mia groppa c'era la vecchia e Nicola all'ultimo momento si scansò con un salto agile. Io tornai giovane ed scattante, e questa volta per sempre e la vecchietta aprì gli occhi e si guardò in torno... - Che cazzo è successo? - chiese scorbutica. - Chi cazzo sei vecchia dei miei coglioni? si stupì il Barbabianca. - Ehi vecchio del cazzo, qui le domande le faccio io! Stavo morendo in santa pace e ora sono qui arzilla come non lo ero nemmeno da giovane, qualcuno mi spieghi qualcosa prima che spacchi qualche naso! - Vecchio del cazzo a chi, fottuta belarda? Non lo sai che sono il fottuto Dio di questo paio di coglioni? Iniziarono a picchiarsi selvaggiamente, Gabriele cercò di separarli prendendo molti schiaffi, ma ben presto si stancarono e smisero visto che erano entrambi immortali. Si chiarirono e si presero perfino in simpatia. La vecchia nonostante il suo caratteraccio era una delle donne


più buone del mondo e il Barbabianca accettò volentieri che il lavoro se lo prendesse lei. La vecchia, dal canto suo, fu ben felice di non morire più e passare l'eternità a dare dolcetti ai bambini. Prima di scomparire di nuovo il Barbabianca le fece un'ultima domanda: - Insomma, vecchia befana, come ti chiami e che giorno la vuoi questa tua cazzo di festività? - Mi chiamo Peppa Sassi, vecchio puzzone, la data fai tu non me ne batte un cazzo! E la sai una cosa? Mi piace “befana”, ha un suo ché! Chiamatemi così!


NON MANGIARE CONIGLI Erano passati ancora molti anni, la Befana e il Barbabianca si diceva che avessero un flirt, perché amore e odio si sa che poi... Noi però non li vedevamo più, non ne sapevamo più niente, ma tutti gli anni i bambini ricevevano i dolcetti e questo ci rendeva molto felici di quello che avevamo fatto. Non avevamo più risentito né loro due né il Raccomandato né Gabriele e vivevamo felici. Io ormai ero immortale e potevo accompagnare il mio amico nelle sue passeggiate quotidiane nei boschi. Non mi ero mai spiegato perché quando la benedizione ci aveva colpiti io fossi ringiovanito mentre la vecchia no, ma non mi interessavo più di tanto alla cosa. Nicola, dal canto suo, ormai era un uomo di quarant'anni e stava per diventare vescovo. Non che la cosa lo interessasse più di tanto, ma come mi ripeteva spesso: - Più potrò, e più potrò fare bene agli altri, perché potere è avere e avere è poter donare. Non farò niente per il potere, ma non lo rifiuterò mai. Meglio accettare umilmente e poi ridistribuire a chi ne ha bisogno che rifiutare.


E quando fu il momento dell'elezione il popolo, che lo conosceva bene fin da bambino come grande lavoratore e uomo generoso sempre con tutti, lo acclamò così tanto che alla fine lo fecero Vescovo per davvero. Mi disse: - Questo non cambierà niente, Rodolfo, io sarò sempre il piccolo Nicola, e mi interesserà sempre e solo fare del bene a tutti. Io avevo i miei dubbi perché sapevo bene che gli umani appena hanno tanto così di potere poi si sa già come va a finire. Però gli volevo bene, ed avevo fiducia in lui. O forse l'opposto, cioè avevo fiducia in lui perché gli volevo bene. Fosse l'una o fosse l'altra cosa, in ogni caso gli volevo bene e del resto, alla fine, chi se ne importa? Eravamo cresciuti insieme e niente ci avrebbe separati. Avevo paura che ci separasse solo la sua morte perché – bene o male – mettendo la vecchia al suo posto, aveva reso immortale me, ma lui continuava ad invecchiare e prima o poi sarebbe pur morto. Ma non ci volevo pensare. Un bel giorno, quando aveva 45 anni, Nicola


fu invitato a Nicea, nella bassa Turchia, per un grande concilio. Accettò, ma con una sola condizione: che io potessi andare con lui. Io ne ero felice perché da quel primo viaggio tra Patara e Myra non avevamo più fatto nessun viaggio, e mi piaceva l'idea di vedere un po' di mondo. Passammo boschi e pianure, era tutto verde e ridente, faceva un po' freddo ma io beh... ero pur sempre una renna, no? A quel tempo la Turchia non era come oggi, sapete? Faceva molto più freddo in tutto il mondo e là in Turchia si stava giusto giusto benino, ma d'inverno faceva freddo e le estati non erano certo torride. Arrivammo a Nicea e subito vedemmo che erano accorsi da tutto il mondo un sacco di preti importanti e vecchiotti, come il mio amico Nicola. Alcuni avevano la faccia più simpatica ed altri meno, ma c'era un grandissimo via via di carrozze, uomini, bestie e merci che ci si perdeva la testa, e io ero contentissimo. Solo che a un certo punto mi parve di riconoscere tra la folla una faccia che non avevo mai dimenticato... “Nicola,” pensai “non ti sembra che quello sia Tremotino?” - Ma no, cosa vai a pensare Rodolfo,


Tremotino ora dovrebbe essere un vecchio decrepito invece quello è un giovane prelato... Chiedemmo in giro chi fosse e ci fu detto che quello era il famossissimo Ario, e che le sue idee religiose sarebbero per l'appunto state discusse proprio a quel concilio perché erano molto controverse. Ce ne andammo a letto nella camera che ci era stata assegnata, Nicola era tranquillo e mi rassicurava che non c'era niente da temere, ma io non ero convinto. Perché lui sarà anche stato magico ma il mio naso non sbagliava mai. Infatti quando tutti dormivano sentimmo bussare alla porta. Era lui. Ario. O come volete chiamarlo. - Avanti – disse Nicola. - Ciao Nicola! Quanto tempo, non mi riconosci? - Ci conosciamo eminenza? - Sono sempre io, Tremotino! Ti ho portato a Myra, non ricordi? Se non fosse stato per me saresti ancora a vendere bacche al mercato di Patara. Invece guardati, che meraviglia di prelato che sei diventato! - Ma... Tremotino... come hai fatto a restare


così giovane? Anche tu benedetto dal Signore? Tremotino ebbe un fremito di disgusto. - In un certo senso... – rispose – Sicuramente devo a lui la mia nascita e la mia immortalità ma... non lo hai ancora capito? Dai su che è facile. Sempre vestito di rosso, immortale... sono Lucifero, l'angelo della luce! “Te lo avevo detto, io” pensai. - Tu... tu sei... il demonio in persona? – si spaventò Nicola. - Ora su dai... “il demonio”... questa è la cattiva pubblicità, la propaganda della concorrenza. Io sono l'angelo più bravo e bello di tutti che porta la luce agli uomini, ecco tutto. Non vedo cosa ci sia da aver paura. - Fuori di qui! E subito! - Ti pare il modo di accogliere i vecchi amici? Sono qui ancora una volta per farti una proposta, e spero che adesso, più vecchio e più saggio, mi ascolterai come non hai fatto da bambino. - Non credo proprio! - E invece dovresti, in fondo è vantaggiosa. Unisciti a me... coi tuoi poteri e la mia conoscenza del mondo sì che potremmo far del bene alle


persone, non come quel vecchiaccio barbuto che se ne frega di tutto e di tutti. - Sarà, ma non mi convinci. - Pensaci: potresti dare a tutti tutto quello che vogliono se ti unissi a me, non solo un poco e solo ogni tanto, sempre tutto a tutti, in grandi quantità, tutto senza limiti! - Ma tutto è troppo... le persone quando hanno tutto perdono sé stesse. - Sarà anche ma io a questo concilio spazzerò via la chiesa di quel vecchiaccio con le mie idee e i miei poteri. Verrà il mio tempo, Nicola, e se ti unirai a me potrai fare qualcosa, altrimenti ti spazzerò via. Perché finora sono stato buono e caro e ti sono venuto in contro ma sono pur sempre il demonio! - Ma no, Tremotino, no che non sei il demonio... sei solo un angelo che porta la luce, non è così che mi hai detto? E ora su, vai a letto anche tu che magari la notte ti porta consiglio e domattina avrai pensieri meno funesti. Buonanotte... su su... E detto questo Nicola accompagnò fuori dalla nostra camera Tremotino, Ario, Lucifero o come lo volete chiamare, chiuse la porta e ce ne andammo a dormire. Ma – ovviamente – non era


finita neanche un po'. Proprio no. Il giorno dopo al concilio Tremotino iniziò a parlare in modo strano e tutti lo stavano ad ascoltare sempre più rapiti, sembrava che avessero perso ogni volontà e che ormai qualsiasi cosa dicesse fosse per tutti oro colato. Nicola non sapeva cosa fare, non voleva lasciare il mondo in mano a Tremotino, e non era ancora il grande mago che è oggi. Si sentiva impotente e qualsiasi critica facesse veniva zittito da tutti come l'ultimo degli sciocchi. Allora ebbe un'idea. Si alzò deciso, andò da Tremotino e gli dette un sonoro schiaffone. Improvvisamente l'incantesimo si spezzò. Tutti capirono che erano stati ingannati e il dibattito prese tutt'altra piega. Tremotino cadde in minoranza, le sue idee furono confutate e rifiutate e il concilio si chiuse con la sua messa al bando. Ma non finì neppure qui. Molti infatti restarono comunque ammaliati dalle sue idee e seguirono lui nell'esilio. Presto quelle idee avrebbero portato molte morti e catastrofi. Ma fortunatamente non tutto era perduto, e – per il momento – avevamo vinto noi. Sulla strada del ritorno però finimmo le provviste. Nicola era troppo generoso, e anche da vescovo non viaggiava mai con un seguito e delle


scorte. Viaggiavamo sempre io e lui da soli, e mangiavamo quello che trovavamo oppure vivevamo di quello che gentilmente ci veniva offerto da qualche contadino gentile. Dopo qualche giorno che non mangiavamo trovammo un grosso coniglio ferito. “Io sono erbivoro” pensai “ma tu uccidilo e mangialo, almeno sopravvivrai. Io se morirò di fame, pazienza, ho già vissuto molto più di una renna normale e sono felice di avere vissuto il mio tempo con te” - Ma no, mio caro amico, non dobbiamo uccidere per nutrirci. Presto troveremo delle bacche, basta solo tenere duro e camminare, devi avere fiducia. “Io fiducia ce l'ho. Però ho anche un po' fame...” Continuammo a camminare altri tre giorni e quel poco che trovavamo Nicola volle sempre dividerlo col coniglietto ferito, che se non stava guarendo riusciva almeno a sopravvivere perché il mio amico se lo teneva sempre al caldo vicino alla pancia, sotto il suo mantello. Ad un certo punto con uno dei suoi soliti


[[POFF!!]] apparve il Barbabianca. - EH ma checcazzo, così non va Nicoletto mio! Qui mi ci resti secco, e dopo il servizio che mi hai fatto con Tremotino al concilio di Nicea non posso mica lasciarti schiattare nella merda a questo modo! - Grazie di esserci apparso Altissimo... - Senti... stavo pensando... me lo diceva anche la vecchia... alla fin fine tu un bel lavoro di quelli seri te lo eri proprio meritato anche se poi hai messo lei al suo posto. E così... beh, ne avrei trovato un altro. Poca fatica, anche questo... verso aprile... si tratta solo di lasciare in giro qualche uovo per quando festeggiano che mio figlio è rinato... “Il solito raccomandato” pensai fra me e me, “mi riusciva anche a me fare il messia se ero figlio tuo, uffa!” - Grazie Altissimo, ma io voglio solo fare del bene e non voglio niente per me. Se posso, vorrei che tu salvassi la vita questo povero coniglio... - Ma porcomé di un porcomé! Quel cazzo di coniglio spastico è morto e stramorto, e io non spreco miracoli per i conigli di questo paio di palle. Molla il coniglio e fatti benedire, una buona


volta! Nicola, davanti ad un ordine così secco, mise il coniglio a terra e si inginocchiò. Il Barbabianca prese la mia e [[ZOTT!!]] lanciò la sua benedizione su Nicola. Ma Nicola con le sue ultime forze si scansò e gettò nel raggio il grosso coniglio, che diventò ancora più grosso, quasi come una umano, si guardò introno e disse: Buonsalve! Com'è che riesco improvvisamente a parlare? - Ma porcomé di un porcomé! – disse il Brbabianca pestando i piedi per la rabbia – Possibile che sei sempre così... così BUONO, cazzo!? Sei così buono che fai venire il latte ai coglioni anche a me, che ce ne vuole, ecchemiofiglio e miamogliemaila! Con un altro [POFF!!]] apparve Gabriele, l'arcangelo notaio. - Altissimo, ma ora basta! Questo linguaggio lo dobbiamo rivedere da cima a fondo, sapete!? - Ma che cazzo dici, coglione!? Mi ha fatto benedire un coniglio questo stronzo! Un fottutissimo coniglione! Guarda qui! Non


smadonneresti anche tu? Il coniglio, imbarazzato, si guardava intorno. - Ehm... sono io il problema? - Il problema non sei tu, coniglio – rispose Gabriele – Ma effettivamente per questa mansione non avevamo pensato proprio a... un coniglio. Ad ogni modo. Se è fatta è fatta. E tu, Nicola, dovrai proprio smetterla di prenderti gioco dell'Altissimo un bel giorno, non pensi? - Io... mi dispiace – disse Nicola – ma non credo di essere chi fa per voi. Io... io voglio solo dare, ecco tutto. - Ad ogni modo io me ne vado, tu e la tua renna già mi stavate sul cazzo, ora col coniglio siamo proprio arrivati! Crepate di fame, fate quel porco che vi pare, io mi dissocio e vaffanculo! - e con un sono [POFF!!]] stizzoso sparì. - Aspettatemi Altissimo, ve ne prego – disse Gabriele sparendo in un [POFF!!]] frettoloso. Rimasti soli ci guardammo. “Sei un po' scemotto in effetti, a volte, sai?” pensai. - Ma lui... se non avessi fatto così... sarebbe


morto... - Ehm, piacere – tese la zampa il coniglione – Roger Toffolotti. Se ho ben capito ora di mestiere sono beh, come dire un... “coniglio pasquale”, giusto. - Ah, non so... se lo dici tu... che cos'è un... “coniglio pasquale”? - Beh, ne sapevo meno di te ma al momento in cui sono stato benedetto mi è stato insegnato anche cosa devo e posso fare. E sapete qual'è la buona notizia? - No... - Nessuno morirà di fame qui. Il coniglio andò per la sua strada, perché il dovere lo chiamava e purtroppo doveva lasciarci. Ma, nonostante che l'America non fosse ancora stata scoperta, io e Nicola mangiammo cioccolata di mille tipi e mille sapori per tutto il viaggio di ritorno.


FARSI ACCHIAPPARE Nicola ormai era vecchio. Aveva più di sessant'anni e sarebbe dovuto morire in ogni caso. A quei tempi già arrivare a sessant'anni era un miracolo, superarli una benedizione, andare oltre era semplicemente impensabile. Ne avevamo fatte di cotte e di crude insieme e nella nostra vita si poteva proprio dire che non ci era mancato niente. Ma era il momento di lasciarci. Io ormai ero immortale, ma avevo già deciso che mi sarei messo col muso su di lui e mi sarei lasciato morire di fame. Infondo... cos'è al mondo una renna senza il suo amico? Tutti volevano bene a Nicola e nessuno voleva che morisse, a Myra. Aveva portato la prosperità alla città, aveva aiutato tutti, e quando lo avevano voluto fare Papa si era rifiutato, perché voleva restare fra la sua gente. Tremotino non si faceva più vivo ma nel nord dell'Europa molti lo ascoltavano e le cose andavano abbastanza maluccio. Un giorno quelli che lo seguivano avrebbero fatto un bel pastrocchio, guidati da un omino buffo coi baffetti. Anche lui amico di Tremotino. Perché se ho capito bene mentre il regno del Barbabianca funziona a familiarità, quello di Tino funziona per amicizie.


Prima si commette una colpa insieme e poi questo ci lega e si comincia a chiamarsi “amici” solo perché “complici di lunga data” pare brutto, e anche perché ormai nessuno degli altri ti vuole più come amico e quindi si resta soli gli uni con gli altri. E a quel punto tanto vale continuare a fare cose brutte e star fra di sé. O qualcosa del genere. Non so. Non ci ho mai capito molto di queste cose. Infondo, sono solo una renna io. Ad ogni modo me ne stavo lì con il muso sulla pancia di Nicola che era bianco cadaverico, magro smunto, una barba e capelli lunghi e lisci. Nonostante il freddo non voleva che si scaldasse la sua stanza, diceva: - Quest'anno la legna è poca, meglio darla ai giovani... io, in ogni caso, non vivrò a lungo. Addosso non aveva più la veste e i paramenti vescovili, che non gli erano mai piaciuti, ma solo un lungo pigiama a sottana tutto bianco con delle stelline blu che gli aveva cucito una volta una contadina riconoscente. Secondo me si era un po' innamorato, ma la contadina era sposata, e Nicola non lo aveva mai ammesso. In ogni caso quel pigiama, da allora, lo aveva usato sempre, anche se ormai era vecchio e logoro.


Improvvisamente con un gran [[POFF!!]] apparve l'arcangelo Gabriele con la sua tenuta da segretario di uno studio di notai. Si guardò in torno. - Eh, ma no, così con va, Altissimo... Scomparì e riapparì tenendo per mano il Barbabianca che strepitava con gli occhi chiusi dalla rabbia. - No, no e no! È inutile che mi ci porti per mano! Io non ci vengo da quel maledetto pretaccio rompicoglioni! L'ultima volta mia ha fatto benedire un conigliazzo! A me! Dio! Un conigliazzo! Macchemiofiglio! - aprì gli occhi e vide che era davanti a noi – Ma sei stronzo nel midollo! Ti ho detto che non ci volevo venire e ora me ne vado! Non lo benedico, trovatemene un altro, questo è uno scassacazzi già così, figurati se me lo tengo fra i coglioni per l'eternità! Con un altro [[POFF!!]] apparve anche il Raccomandato, sapete? Il figlio del Barbabianca, quello che se ero figlio ci riuscivo anch'io a fare il messia. Ecco, lui. Il Raccomandato era in giubbotto di pelle nera, bermuda colorati, occhiali


da sole e stivali da cow boy. Disse: - 'Gnamo babbo che prima 'ttu lo fai prima me ne torno dalle cherubine che ho lasciato in spiaggia... - E te che ci fai qui, che non fai mai un cazzo dalla mattina alla sera, proprio ora devi venirmi tra le palle!? - rispose educato come suo solito il Barbabianca. - Oh babbo, dai, si sa che l'è un caso un po' speciale... poi i'ddrink me lo sono portato e le cherubine là m'aspettano quindi son venuto volentieri. Pe' i' mi' compleanno voglio lui, quindi benedicilo e facciamola finiha! - Te e i tuoi capricci, t'ho viziato troppo io a te, porcomé! - Altissimo – si intromise Gabriele – permettetemi di... - “Di notare il linguaggio” - gli fece il verso il Barbabianca. - Ovviamente il linguaggio da voi utilizzato non è il migliore ma volevo dire una cosa differente: questo non è il solito capriccio di vostro figlio. Nicola di Myra è veramente l'uomo più indicato per questo mestiere... i test attitudinali non mentono.


Le tre apparizioni continuarono a discutere così per un bel po' fino a che mi stancai e pensai: “Ma insomma, basta!” i tre mi guardarono straniti. “Sì, sì, dico a voi tre: lo so che mi potete leggere nel pensiero anche voi! Basta!” - Basta cosa, inutile bestiaccia cornuta? - mi chiese affabile il Barbabianca. “Basta di fare i capricci e i litigi! Non so cosa siate venuti a fare qui ma il mio amico sta morendo, e ne avrà ancora per poco, guardatelo come ansima poverino! Se dove fare qualcosa fatelo subito oppure lasciatelo morire in pace! Se lo merita dopo tutto quello che ha fatto!” I tre si guardarono in silenzio. Poi Gabriele fece un cenno col capo al Barbabianca, che annuì riluttante, prese una benedizione dal taschino della sua veste e la gettò svogliatamente su Nicola. - Beh, almeno mi sono preso una soddisfazione, pretaccio di queste palle: alla fine ti ho beccato, hai finito di scansarti. Porcomé di un porcomé! E pronunciate queste parole i tre sparirono in un unico [[POFF!!]] fumoso e misterioso.


Nicola piano piano aprì gli occhi. - Dove... dove sono... e chi... chi sei tu? “Nicola, sono io... Rodolfo!” - Ah! Una renna che parla! - fece un salto. “Ma che ti ha fatto il Barbabianca?” - Il Barbianca? Chi è il Barbabianca? Non sapendo cosa fare feci l'unica cosa che mi venne in mente, la stessa che aveva fatto Nicola al concilio di Nicea: gli detti un sonoro schiaffone. Che con gli zoccoli fa anche abbastanza male. Ecco. - Ahio, Rodolfo! Che fai!? “Non lo so, ma sembra che funzioni” - Ehm... eh sì. Mi era rimasta la benedizione di traverso e non mi andava né in su né in giù. Ma ora finalmente l'ho ingoiata bene. Su, su, prendi su le tue cose. Dobbiamo scappare dalla finestra, tutti devono pensare che io sia morto. “E dove andiamo?” - Ce ne andremo a nord, per il mio nuovo mestiere ci hanno preparato una bella casetta a Rovaniemi. “Rovaniemi? E che è?” - E che ne so, so solo che dobbiamo andare a


Nord, molto a Nord, e poi la riconoscerò. Fu il viaggio più lungo e freddo che potessimo affrontare o anche solo immaginare. Dopo due mesi ancora non si vedeva niente. E questo è il punto dove avevo iniziato la nostra storia. “Uffa però eh...” - Dai su che siamo quasi arrivati. “Ma io perché devo sempre starti dietro e fare tutta questa fatica alle volte mi chiedo...” - Perché sai che è giusto. È il nostro dovere... “Sì, sì, sarà anche giusto. Sarà anche il nostro dovere. Però una fatica...” - Solo le strade in salita possono avere un magnifico panorama alla loro fine. “Chiudi il becco” E fu a quel punto che la vedemmo. Era una casetta bellissima tutta di legno e con il caminetto già acceso. Entrammo. Ci sedemmo. Nicola trovò una pipa e se l'accese. Io mi accovacciai davanti al fuoco. Eravamo in pace. E per sempre insieme. Però mi venne un dubbio, e dovevo proprio


levarmelo: “Ma che lavoro sarà il tuo di preciso, Nicola?” - Io sono incaricato di portare la felicità ai bambini ogni anno, il 25 di dicembre. Porterò sorrisi e gioia di vivere. Non cose, non dolci, non inutili cianfrusaglie, no. I poteri che mi hanno concesso sono immensi perché io dovrò portare la VERA felicità a tutti i bambini. Sarò lo spirito del Natale. Perché i mali del mondo sono tanti, ma i bambini hanno diritto ad essere felici sempre, o almeno una volta all'anno. Dicono che il mondo mi conoscerà come... Babbo Natale. E con un piccolo [[POFF!!]] di pipa la nostra avventura cominciò.


EHy - 2016



Come diventare babbo natale