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In ver n o 2008 • VOL. 1 NO.2


Editore, Editeur, Editor

Articoli / Articles

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EDITORIALE

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Ciak, si gira!

Il caffè fa bene al fegato!

Marco Luciani Luciani Castiglia, Castiglia, Marco Direttore responsabile, responsabile, Redacteur Redacteur en en Chef, Chef, Editor Editor Chief Chief Direttore

Gian Galeazzo Galeazzo Pollifrone, Pollifrone, Gian

Così detta un consolidato esclamativo da set cinematografico, che però ha il pregio di potersi utilizzare, in sede di commento, anche in altre circostanze. Nella grande geopolitica internazionale, per esempio. A cominciare dai vicini del Sud, dove un pressoché sconosciuto senatore outsider dell’Illinois, in una campagna elettorale indubbiamente storica, ha sbaragliato i “poteri forti” repubblicani (ma perché, quelli democratici sono forse “mammole”?) ottenendo un lasciapassare democratico a dir poco epocale. Sperando di non essere accusato di umorismo «razzista» anch’io, sono proprio curioso di vedere cosa succederà ora che alla «White House» alloggia un nero, mentre le plurievocate forze “oscure” di Bush e del suo entourage saranno sostituiti dalla tanto sbandierata politica “in chiaro” della gestione di colore Obama. Auguri sinceri, Barak, ne avrai bisogno per livellare attese e progetti così fantasmagorici che Star Trek, in confronto, è fiction per sbarbatelli. E in Italia? Tranquilli, il Belpaese è un teatrino troppo gustoso per poter chiudere i battenti al primo refolo di vento. Dopo oltre mezzo secolo di guerra civile partitica su Fascismo e Antifascismo, altamente deleteria, eccoci all’era catodica del diverbio sociale Berlusconismo-Antiberlusconismo. Chi «associa» e chi si “dissocia”. L’italiano medio sente sempre il prurito sottotraccia della baruffetta ideologica. E’ scritta nel suo Dna storico da Repubblica dei Condomini. Certo, guardandosi in giro abbiamo ben poco da invidiare. Dal solstizio d’inverno all’equinozio di primavera ci passano ad occhio e croce novanta giorni. Una vita o un batter d’occhi, a seconda del punto di vista. Fate voi. In Iraq e in Afghanistan, morte e dolore (nel nome di Dio, pensate un po’) continuano a scrivere a sangue un futuro cui rischia di non arrivare nessuno. La Cina persiste a proteggere il Tibet con il suo personalissimo spirito olimpico. Iran e Corea del Nord fanno morire di fame la base popolare ma in compenso sfoggiano progetti nucleari da apocalisse. In Sudan, stanno

Tony Di Di Labbio, Labbio, Direttore Direttore artistica, artistica, Directeur Directeur artistique, artistique, Art Art director director Tony

Il Piceno tra passato e futuro

Marketing

L’italianità, fra lingua e cucina

Direttore amministrativo, amministrativo, Directeur Directeur administratif, administratif, Administrative Administrative Manager Manager Direttore

Jadranka Subic, Subic, Jadranka Coordinament generale, generale, Coordinatrice Coordinatrice générale, générale, General General coordination coordination Coordinament

Diya Angeli, Angeli, Relazioni Relazioni pubbliche, pubbliche, Relations Relations publiques, publiques, Public Public relations relations Diya

Marcoastiglia uciani C Ideatore del progetto .It

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tentando di far dimenticare il Ruanda. E se il mondo che conta perdura nella sua colpevole indifferenza, ci riuscirà alla grande. Non vi sono ancora venuti i brividi? Bene, allora è meglio sorvolare su Nigeria, Congo, Georgia, Thailandia, Pakistan, e via belligerando, dove diritti ed esseri umani sono regolarmente presi a fucilate. Da buon cristiano (non è un titolo di merito) rifletto a voce alta e non trovo angosciosamente risposta a questa insana tendenza della specie terrestre ad evitare accuratamente di starsene in pace. Forse Hollywood, potrebbe aver già scritto incosciamente una traccia di soluzione con un film di fantastronomia di qualche anno fa: «Deep Impact». Ditemi chi di voi non ha sognato, da allora, un bell’asteroide tosto e implacabile, capace di far zittire in “tempo zero” e per una causa comune sufficentemente solida come la vita stessa del pianeta, tutti i dissapori e le diatribe politico-socialireligiose tra Stati e Governi. Due coincidenze attuali mi fanno sperare-tremare: una recente ricerca scientifica ha rilevato come sul globo terracqueo cadano 220.000 tonnellate all’anno di materia siderale, come mai prima. Troppo leggera per preoccupare ma sintomo certo di un’accresciuta attività meteoritica astrale. L’altra coincidenza? Nel film, il presidente degli Stati Uniti che si batte per salvare la Terra è un ottimo Morgan Freeman, un nero. Che Dio ce la mandi buona. La cometa. 2

Midlife tug of war for modern italian women: juggling career, Family and ageing parents

Redazioni • Rédaction • Editorial staff ITALOFONA: ITALOFONA:

Gian Galeazzo Galeazzo Pollifrone, Pollifrone, responsabile responsabile Gian Angie Guarino, Guarino, Laura Laura Salvati Salvati (assistenti) (assistenti) Angie FRANCOPHONE: Khady Khady Beye Beye responsable responsable FRANCOPHONE: Clelia Dangué, Dangué, Caroline Caroline Chavir-Vadri Chavir-Vadri (assistantes) (assistantes) Clelia ANGLOPHONE: Rosa Rosa Vetrano Vetrano responsable responsable ANGLOPHONE: Miranda Piccolino, Piccolino, Irene Irene Marciante Marciante (assistants) (assistants) Miranda PROMOZIONE: PROMOZIONE:

Evelyne Fiorenza, Fiorenza, responsabile responsabile Evelyne Isabelle Huot, Huot, Nancy Nancy Rossi Rossi (assistenti) (assistenti) Isabelle SCIENZE & & VITA: VITA: Mariagabriella Mariagabriella Ghizzoni, Ghizzoni, responsabile responsabile SCIENZE Claudia Schiavoni, Schiavoni, Gabriella Gabriella Gobbi Gobbi (assistenti) (assistenti) Claudia CULTURALE: Francesca Astengo, Astengo, responsabile responsabile CULTURALE: Francesca Antonella Marotta, Marotta, Gianfranco Gianfranco Pennino Pennino (assistenti) (assistenti) Antonella ARTISTICA: Bernadette Rusgal, Rusgal, responsabile responsabile ARTISTICA: Bernadette Joseanne Brunelle, Brunelle, Anita Anita Aloisio Aloisio (assistenti) (assistenti) Joseanne COMUNITARIA: Sonia Sonia Benedetto, Benedetto, responsabile responsabile COMUNITARIA: Teresa Romano, Romano, Flavia Flavia Gagliarducci Gagliarducci (assistenti) (assistenti) Teresa SPORTIVA: MaLuCa, responsabile responsabile SPORTIVA: MaLuCa, Gianni Cristiano, Cristiano, Piero Piero Facchin Facchin (assistenti) (assistenti) Gianni

Fotografi • Photographes • Photographers Vincenzo DʼAlto, DʼAlto, Sebastien Sebastien Nudo, Nudo, Ivan Ivan Reina Reina Vincenzo ____________________________________________________ ____________________________________________________

Collaborazioni • Collaborateurs • Contributors Ada Nazzari, Nazzari, Luigi Luigi Colleoni, Colleoni, Vincenza Vincenza Santini, Santini, Salvatore Salvatore Modica, Modica, Ada Claudine Douville, Douville, Claudia Claudia Schiavoni, Schiavoni, Miranda Miranda Piccolino, Piccolino, Claudine Gabriella Gobbi, Gobbi, Mariagabriella Mariagabriella Ghizzoni, Ghizzoni, Flavia Flavia Gagliarducci, Gagliarducci, Gabriella Clelia Dangué, Dangué, Laura Laura Salvati, Salvati, Gianfranco Gianfranco Pennino, Pennino, Clelia Irene Marciante, Marciante, Josianne Josianne Brunelle, Brunelle, Angie Angie Guarino, Guarino, Irene Teresa Romano, Romano, Giani Giani Cristiano Cristiano Teresa

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Il rischio di trombosi raddoppia con oltre 4 ore di viaggio

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AUSTRIA: Introdotta patente per girare con cane!

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La “bellezza” di essere italiani

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Un sogno diventa realtà: su Marte c’è acqua !

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Spitzer “mostra” dove nascono le stelle

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Tra Italia e Canada uno stile «metropolitano»?

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Le cellule immunitarie stimolano i neuroni

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Clonazione: tra medicina ed etica morale

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Le foreste? Aiutano l’effetto serra

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Mamma, mi è scappata la pipì…

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Giappone: per gli uomini, addio alla “pipì in piedi”?

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Montreal, vera culla del multiculturalismo

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L'uomo giusto è quello che ti fa ridere

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Puis, mon mari me souffle innocemment: “Pourquoi pas dédier cet article à Guido Nincheri?” ...Perfetto!

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Sempre e comunque italiani

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Majestueux Kilimandjaro

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Un «calcio» alla tv

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Le conclusioni di un convegno sulla «terapia delle malattie epatiche» in Italia

Il caffè fa bene al fegato!

no studio di ricercatori dell’Istituto Mario Negri: nelle giuste dosi aiuta a combattere la cirrosi epatica e il tumore

Attili, «non devono invogliare a un consumo esagerato di caffè, ma sono importanti perché possono portare alla scoperta delle molecole protettive che esso contiene, probabilmente antiossidanti come i diterpeni».

ROMA - Il caffè non fa male, anzi fa addirittura bene. Una tazzina di espresso protegge infatti il fegato da malattie gravi come la cirrosi epatica e il tumore, soprattutto quando il soggetto è ad alto rischio per queste patologie perché, ad esempio, consuma molti alcolici. La buona notizia arriva dalla revisione di una serie di studi che hanno avuto, negli anni, come protagonista la bevanda più amata dagli italiani. Un compendio di risultati presentato durante l’incontro «La terapia delle malattie epatiche» da Alessandra Tavani, che ha condotto lo studio con Carlo La Vecchia, entrambi dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano.

Il consumo di caffè, sottolinea Tavani, è associato a riduzione di rischio della cirrosi: infatti, maggiore è il consumo della bevanda nera, minore la presenza della gamma-glutamil transferasi (GGT), un indicatore della malattia. Analoga riduzione di rischio si riscontra nei confronti dell’epatocarcinoma, il

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I BENEFICI

tumore del fegato. Numerosi studi, aggiunge Tavani, mostrano che il consumo di caffè riduce infatti il rischio di sviluppare questo tipo di tumore. Varie componenti del caffè possono essere collegate agli effetti favorevoli della bevanda contro il tumore epatico: sia la stessa caffeina sia i molti agenti antiossidanti di cui il caffè è una fonte preziosissima.

LE DOSI

Svezia: un francobollo per il cappuccino e l’espresso

Il promotore dell’incontro Adolfo Francesco Attili, Ordinario di Gastroenterologia presso l’Università di Roma La Sapienza ha comunque precisato che troppi caffè possono dare disturbi come tachicardia e difficoltà ad addormentarsi. Questi risultati, ha spiegato

(ANSA) - I termini espresso, cappuccino, caffé freddo e macchiato sono comparsi, scritti in italiano, su 1 dei 4 francobolli usciti recentemente in Svezia. Le illustrazioni sono in tema: tazzine, macchinetta per espresso, beccuccio per fare il cappuccino e scritte in italiano con l’aggiunta del termine spagnolo ‘cortado’ (caffé macchiato). Spiega in una nota il servizio filatelico: «In Svezia la cultura del caffé trae la sua origine da quella italiana: non potevamo ignorarlo... Pur contando, onestamente, su influenze provenienti anche da altre tradizioni». 5


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MIDLIFE TUG OF WAR FOR MODERN ITALIAN WOMEN: JUGGLING CAREER, FAMILY AND AGEING PARENTS Nowadays, many modern Italian women are faced with time and energy constraints caring for a parent. Working full time and caring for an elderly parent, in addition to filling the roles of wife, mother and (often) grandmother, can be an overwhelming burden. These women are frustrated with Quebec’s cutbacks to the public healthcare system. More specifically, the network of health care services which met the needs of the elderly, have now been weakened. In fact, the correlation between a diminishing efficiency in government services and a growing need for assistance amongst the elderly is very strong. Consequently, geriatrics must now depend on alternative solutions for daily assistance, such as monitoring blood

pressure, administering medication, bathing, housecleaning, grocery shopping, and transportation. Italian society is familyoriented, thus there is a substantial degree of expectation of interfamilial assistance. Rather than seeking professional services to handle these tasks, ageing Italian immigrants prefer turning to their families. It has been proven, that they turn mainly to their daughters for assistance. As for the daughters, these women feel that their parents have the right for dignity and independence thus, will not send 6

them to nursing homes. In fact, some still see it as socially and culturally inconceivable to place relatives in a home. However, the feeling of responsibility results in increased pressure for these daughters. They experience emotional fatigue and physical exhaustion trying to deal with their ageing parent, while working and managing their own homes and families. Furthermore, an ageing parent becomes increasingly dependent and their children must see them gradually degenerate. Consequently, family caregivers resent the increasing demands on their time and a sense of guilt is common. A solution must be found. Perhaps these Italian women will have to sacrifice their Italian family-oriented values, and depend on professional helpers or institutions to care for their parent. In any case, it’s not easy. This is just another example of how increasing demands in society contributes to the deterioration of cultural values and principles.

Spazio PICCOLINO

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i di M

La mia italianità “In Progress” L’italianità si potrebbe definire in mille modi perchè per ogni persona vuol dire una cosa diversa. L’italianità non è costretta a limiti geografici e neppure a limiti di nazionalità o di razza. In poche parole, è a volte un modo di vivere, di pensare e, in senso generale, fa riferimento al sentirsi italiano(a) senza necessariamente esserlo. Per me, l’italianità si definisce nella persona che sono, nel modo in cui la cultura italiana mi ha scolpito, poco a poco, attraverso i miei ventidue anni. Anzitutto, descrivere cos’è per me l’italianità non è sempre facile non avendola ancor definita concretamente. Ogni giorno, la riscopro tramite la gente che frequento e le cose che imparo e subisce un’evoluzione interminabile. Ora come ora, posso ritrovarla nelle mie tantissime “identità”. Sono nata a Montreal da genitori di origine italiana, dandomontrealese, quebecchese, canadese e italocanadese. Essendo distante migliaia di chilometri dalla patria dei miei genitori ed avendo visitato l’Italia soltanto due volte, mi sento comunque più italiana di tutte le mie altre identità. Perché? Beh, probabilmente perché sono stata stregata dall’incantesimo di una cultura che sveglia l’anima con la sua lingua, poesia, cucina ed arte. Dunque, la cultura italiana è per

I te n a lc e u b a ig L

me una passione e non considero minimamente l’ipotesi che le mie radici italiane possano sparire perché mi trovo in un «altro paese». L’italianità, a volte, vuol dire anche che posso andare in Italia e non sentirmi mai come una “straniera”! A parte le differenze nella definizione dell’italianità, ricordiamoci al contempo che tutti la vivono diversamente. Io lo faccio col senso primordiale di non fare mai sparire la cultura italiana dalla mia vita e trasmetterla il più possibile. L’apprendimento dell’italiano è una delle mie priorità, e ci sono sempre cose che non conosco e voglio imparare. Intanto, posso 7

già esprimermi abbastanza bene in italiano senza che un italiano… d’Italia si accorga che sono canadese: per me, un orgoglio! Poi, insegno al PICAI a bambini di sei e sette anni. Un lavoro che mi da la soddisfazione di vedere dei giovanissimi italo-canadesi imparare la loro cultura d’origine (anche se alcuni lo fanno controvoglia, un giorno spero che capiranno l’utilità di aver “sacrificato” i cartoni animati del sabato mattino!). Mi piace la musica italiana, come gli 883, Ligabue o Tiziano Ferro, leggo libri e riviste italiani e ogni tanto mi trovo davanti alla televisione. Più italiana di così!


Il Piceno tra passato e futuro a di AdNAZZARI

“La richezza più grande del Piceno è comunque la gente che vi abita, abituata al lavoro e al sacrificio, ma anche amante della vita, delle tradizioni, della buona tavola e soprattutto della propria terra, che ha saputo conservarsi costruendo un’economia avanzata in una realtà a misura d’uomo. È da questo rispetto per la realtà che li circonda che nasce l’equilibrio del Piceno e dei suoi abitanti che pur proiettati nel futuro non hanno mai dimenticato l’importanza delle loro origini”

From atop my nonna’s balcony, high on Monte Rosara, only a winding road up from Ascoli Piceno’s centro I stand and look out at the mezmerizing veduta which spreads itself before my eyes. On this clear morning, I can even see the ocean, far in the horizon. To the east and west, dark, rich luscious mountains and hills surround me and straight ahead, the cluster of terra cotta roofs embedded deep in a sort of valley…I stand amazed, how can so much beauty inhabit such a small place? My earliest memories of this place are the soft, sandy beaches of Porto d’Ascoli, San Benedetto, Porto San Giorgio and Civitanova. The aquamarine waters that slowly become a deep, dark blue, the white crests of waves that crash upon the shores, the sea shells I collected. I remember the merchants selling at the famous mercato every Wednesday and Saturday, tossing clothes and shoes in the air, “Saldi! Guardate donne che merce!” The taste of my first ice cream, fior di latte and cioccolatta in a small café in Acquasanta. I can still feel it’s creamy, cool softness on my tongue. The rich taste of my Nonna’s olio d’oliva extra vergine sprinkled lightly across fresh bread from il forno. The sizzling sound and tantalizing aroma of olive ascolane frying on the stove and then the wonderful taste as I bit into one. My mouth begins to water at the mere thought of them. The famous Meletti bar…I still remember the first time I visited it, I was in awe of its beautiful antiquity. The strolls in Piazza del Popolo or through Fermo’s mercantino dell’antiquariato. The sweet aroma of pizzette from l’Assagino. The illustrious buildings rich with history and visits to the small paesi where my paretns and nonni were born. I remember the laughs and smiles upon arrival and the tears and watery eyes as I waved goodbye. As all these memories crash upon the sandy shores of my mind, I am struck with overwhelming emotions. These emotions, much like the places, buildings and faces that bring them about, form an integral part of my identity. They define who I am and are incredibly important to me because they are my roots. Though I was born in Canada and am Canadian, in my heart I feel and consider myself Italian, more specifically marchigiana because it is this culture that has surrounded me since my childhood and was a fundamental part of my upbringing. The first words which escaped my mouth from when I was a ‘freginella’ (dialetto ascolano) as my Nonna sometimes calls me were

‘sci, sci’ (dialetto ascolano). Though I have perfected my Italian now, I sometimes throw in the odd word from my ascolano dialect for fun and in order to feel a bit closer to my roots. I have been to Italy, more specifically to the Marche region, many times since I was a child. And every time I go, I take back a little piece of its culture and I feel myself to be even more marchigiana. I am proud to be marchigiana because it is a region so rich in culture and beauty. It is a region where monti and mare engage in an everlasting love affair that enthralls every person who ventures into its borders. It is a place where family awaits me with open arms. It is a place I consider my second home. From the time when I was a little bambinella, I was taught the importance of respecting my culture, of upholding traditions and remembering my roots and where I come from. So much so that it runs through my veins and has made me the person I am today. My Italian culture is and will always be very important to me as it is what sets me apart from others, yet at the same time identifies me as part of an important community. It links me to others who have been brought up the same way as I, no matter what region they come from in Italy. As I run my fingers over my stack of CDs, the melodies of some of my favorite songs come into my mind, from great Italian singers like Vasco Rossi, Gianluca Grignani, Ligabue, Nek, 883 and many more. And I continue to fuel my insatiable thirst for knowledge about Italy by reading about its history in magazines, on the Internet and through the publications and events of important institutions such as ALMA that has made it its mission to keep the Italian and more specifically the marchigiani culture alive. Being part of such organizations and participating in events organized by the Italian community allows me to stay close to my roots. Regional organizations such as ALMA are the perfect way for young people to learn a little bit more about where they come from and to discover the true richness, beauty and culture of their region. As we giovani italo-canadesi look into the future with strong ambitions and dreams, we must not lose sight of who we are or where we come from. Life may throw many unknown things in our way that may cause us at times to feel lost. Yet despite this, we can know with certainty that there is always a place we are linked to, there is always a part of us, that no matter where we are, we can look back to to provide us with a sense of comfort and belonging: our roots.

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DIRITTO AL CUORE

«E tu, Vincenza, da dove vieni?» «Sono canadese anch’io,» rispondo. «Si, ma da dove vieni?» È questa la conversazione che si svolge ripetutamente con persone che incontro per la prima volta ovunque viaggio per il mondo, nonostante mi ritrovi in compagnia di altri canadesi e che, come loro, sono nata in Canada e ho vissuto qui tutta la mia vita. Quando poi appago la loro curiosità spiegando che sono di origine italiana, appare sui loro visi quel sorriso di simpatia che dice, «Lo sapevamo che c’era qualche cosa di particolare»

L’italianità, fra lingua e cucina 10

Non mi fraintendete. Sono fierissima di essere italiana e non perdo occasione per mettere in evidenza la mia italianità. Per spiegare come questa si esprime nella mia vita quotidiana ho bisogno di mettere in rilievo due punti di referimento che, almeno per me, costituiscono l’essenza dell’identità italica stessa. Cioè, la famiglia e la buona cucina. Al mattino, il profumo di un buon caffé espresso riempe immancabilmente la nostra casa che, l’avrete senz’altro intuito, si trova vicino a quella dei miei genitori. La domenica mattina poi, si va tutti a messa, compreso mio marito e le nostre due figlie: in seguito,si pranza dai miei. Una routine che si ripete ogni domenica, eccetto durante l’estate quando siamo in Italia con i genitori di mio marito. Per catturare appieno l’essenza di questa mia italianità, che mi sto rendendo sempre più conto

essere alquanto «tradizionale», ho pensato di condividere con voi alcuni brani di conversazioni avute sia con italiani che “non-italiani”. Sulla famiglia: «Ma come fai a vivere cosí vicino ai tuoi? Non impazzisci? ...Tua madre ti ha cresciute le figlie? Sei molto fortunata!... Parlate l’italiano a casa? E anche con le le figlie? Allora, anche loro parlano italiano?...Tre lingue! Ma sono veramente fortunate... Tua figlia maggiore ha ventiquattro anni, e ancora vive con voi? Non è ora che si trovi un’appartamento per conto suo? Altrimenti, quando mai imparerà il senso di “responsabilità”?... Almeno vi paga l’affitto?...Davvero? Sono solo due anni che lavora ed è già riuscita a comperarsi un appartamento al mare in Italia? Siete fortunati ad avere una figlia cosi brava!»... Sulla cucina: «Che cosa mangi oggi? Ravioli? Ma sono comprati? Ah... li hai fatti con tua madre. Ma fate proprio tutto in casa? Pasta? Prosciutti? Salsicce? Vino? Sugo di pomodori? Ma sei veramenta fortunata, che hai imparato a fare tutte queste cose.... Ed è tua madre, quella che vive vicino a te, che ti ha insegnato tutto? ...E le figlie? Anche loro hanno imparato a cucinare?...Ah, ho capito, è la nonna che gliel’ha insegnato. Sono veramente fortunate!». Credete davvero che necessitino di commenti, tali considerazioni? Modestamente, mi ritengo molto fortunata di aver potuto mantenere, almeno per un altra generazione, i valori, le consuetudini e le tradizioni che hanno formato la mia identità. Inoltre, spero di esser riuscita a trasmettere almeno un granello di questa italianità alle mie figlie, anche se inevitabilmente trasformata. La cultura, come ogni tesoro che si rispetti, ha bisogno di guardiani fidati per sorvegliarlo. E di testimoni entusiasti per regalarne intatto ai posteri tutto il suo inestimabile valore.

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VOLARE / Studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

Il rischio di trombosi raddoppia con oltre 4 ore di viaggio

ricerca iniziata nel 2001 in seguito al clamore suscitato dal caso della giovane inglese morta dopo un volo dall’Australia. La sindrome da classe economica, questo il nome popolare del fenomeno, non è una malattia ma una condizione che favorisce il manifestarsi di tromboembolie. Rimanere per ore immobili, soprattutto in posizione seduta, rallenta molto la circolazione del sangue negli arti inferiori e può favorire, nel momento in cui ci si muove, il distacco di trombi e, come estrema conseguenza, un’embolia polmonare. ATTENZIONE AI VIAGGI BREVI - Lo studio dell’Oms mette in guardia non solo chi fa viaggi molto lunghi, ma anche chi prende l’aereo più volte nel

giro di poche settimane. Questo perché in realtà l’aumento del rischio non si esaurisce con la fine del viaggio, ma permane per quattro settimane, e il ripetersi delle stesse condizioni di immobilità non può che peggiorare la situazione. Da Ginevra arriva quindi il suggerimento di diffondere un’informazione capillare ai viaggiatori, presso gli aeroporti o le stazioni dei pullman. I CONSIGLI PER PREVENIRE A conforto di coloro che si accingono a partire, arrivano dall’Organizzazione anche una serie di consigli e ragguagli pratici, sebbene questa prima parte della ricerca fosse mirata solo a valutare l’incidenza del rischio e non a divulgare linee guida per la prevenzione. I fattori più importanti si possono

valutare in partenza: l’obesità, il fumo, la presenza di casi in famiglia, ma anche il fatto di essere molto alti o molto bassi (sopra 1,90 o sotto 1,60 metri), l’uso di contraccettivi orali, sono come in ogni malattia cardiovascolare elementi di predisposizione. Inoltre, a maggior cautela, ci sono alcuni esercizi che si possono eseguire anche da seduti, che favoriscono una sana circolazione nelle gambe. Oltre ad alzarsi ogni ora se possibile, è utile muovere i piedi in su e in giù usando l’articolazione della caviglia, in modo da esercitare i muscoli del polpaccio. Infine, attenzione all’abbigliamento: scegliere vestiti, in particolare pantaloni, larghi e comodi.

AUSTRIA AUSTRIA

Introdotta patente per girare con cane! a cosiddetta “sindrome da classe economica” non è frequente ma non va sottovalutata. E con qualche accorgimento si può prevenire

GINEVRA (Svizzera) - Attenzione alle lunghe trasferte in aereo ma anche in auto o pullman: quando si viaggia per più di quattro ore in condizioni di immobilità il rischio di andare incontro a un tromboembolo raddoppia. Malgrado ciò non si tratta di un allarme, poiché le probabilità di incorrere in questi problemi circolatori restano basse, intorno a 1 caso su 6mila. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso noti i risultati del suo progetto WRIGHT, una

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VIENNA - Una ‘patente’ per condurre i cani: per rendere meno conflittuale la convivenza tra uomo e cane in città. Vienna ha recentemente introdotto un esame, per ora facoltativo, per i padroni e i loro amici a quattro zampe. «Si tratta di migliorare il comportamento sociale dei cani e così di tener conto anche dei timori nella popolazione per la sicurezza», ha detto l’organizzatrice del progetto, l’assessore all’ambiente della citta’ di Vienna. Non c’è che dire, un duro colpo al vecchio slogan «guida da cani»...(ANSA) 13


Un sogn o diven ta r ealtà: su Mar te c’è acqua !

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COSE DA “PAZZI”

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La “bellezza” di essere italiani appartenga solo alla generazione dei nostri nonni. Attraversando l’oceano, però, due o cento identità si definiscono dentro di noi. Si scopre di essere cittadini del mondo o meglio pellegrini nel mondo; di condividere con il resto dell’umanità il cammino di vita fatto di gioie, di sfide, di dolori, di conquiste, di desideri. Di commuoversi leggendo una poesia del portoghese Pessoa o ascoltando la musica del russo Stravinsky. Ci si accorge poi di poter vivere in ogni angolo del mondo perché il mondo è la nostra grande casa. Perché la pace del cuore viene da dentro e non da fuori. Accanto però ad un’identità così “global” e cosmopolita, un cammino completamente antitetico si delinea in noi: la ricerca spasmodica di un’identità culturale, regionale e nazionale. È come se questa società, che ci tira ineluttabilmente verso la globalizzazione e l’appiattimento delle culture, nello stesso tempo ci spingesse a ricercare le nostre radici profonde. Senza le quali non riusciremmo ad avere un’individualità. E allora si comincia a cercare ciò che di più caro è dentro di noi: la storia della nostra famiglia, della nostra città, la ricchezza della nostra lingua, gli studi dei classici latini, del Rinascimento italiano, il genio di scienziati come Dulbecco, Rita Levi Montalcini o Rubbia. Il valore del pensiero classico, della logica, della morale, del diritto, del sapere che sono alla base della conquista della libertà dei popoli. Ed in questa ricerca ci sorprendiamo nel vedere quanti nostri compatrioti abbiano contribuito nel loro percorso di vita ad arricchire il patrimonio artistico-culturale dell’intera umanità. Aveva ragione l’anziano missionario…. I nostri occhi, i pensieri, sono nati nel bello. E se fosse proprio la ricerca della bellezza intesa come ricerca di una società migliore nella politica, nell’arte, nell’economia, nella cultura, nella scienza, nella medicina ed in ogni altra forma d’espressione umana, interiore od esteriore, quello che ci fa sentire così italiani?

tL za n ie c s o i b u R rlo a C

“Vorrei essere italiano anch’io. Perché voi italiani nascete con il concetto di bello. Sin dal primo sguardo, dopo il primo vagito, siete immersi nella bellezza del paesaggio, dell’architettura, dell’arte e della cultura”. Così, appena arrivata in città, mi disse un anziano missionario quebecchese ritornato a Montreal dopo aver passato più di 30 anni della sua vita in giro per il mondo al servizio dei più diseredati. In un primo momento non capii l’importanza ed il significato di quelle parole che risuonarono alle mie orecchie quasi prive di senso. Oggi, dopo sei anni esatti, mi reinterrogo sul significato di essere italiana e sul cammino fatto in questi anni alla ricerca di questo senso. L’emigrazione non è un viaggio in nave o in aereo. È un cammino interiore, complesso, tortuoso, arricchente ed affascinante. Rimanendo in Italia si ha una percezione vaga ed astratta di italianità e si pensa che il concetto di patria

di Mariagabriella Ghizzoni

La NASA e l’Agen zia Spaziale Eur opea (ESA) con tin uan o l’esplor azion e su Mar te alla r icer ca di acqua n ell’atm o sfer a, n el suo lo e n el sottosuolo n on ch é di tr acce di vita or gan ica

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6 2 L’obiettivo è quello di ottenere risposte certe sull’effettiva presenza di questa sostanza vitale agli organismi viventi ma anche di tracce sulla sua esistenza passata, nel tentativo di ricostruire 5 l’evoluzione del pianeta dal momento in cui, secondo gli astronomi, grandi masse d’acqua lo avrebbero ricoperto. Le prime immagini delle osservazioni ravvicinate del pianeta “rosso” trasmesse dalle sonde Mar in er , alla fine degli anni 60, e dalle sonde Vikin g, dieci anni più tardi, erano state accolte con grande stupore ma con tanta delusione; appariva un mondo tutt’altro che ospitale: 4

deserti aridi spesso sottoposti a violente tempeste di sabbia, di color rosso per la forte presenza di composti di ferro (foto 1,2,3), vulcani spenti, pianure di lava, crateri, canyon profondi.(foto 4,5,6,7). Dal punto di vista geologico, le informazioni attuali, permettono alcune considerazioni preliminari.

L’emisfero settentrionale, con grandi pianure e altopiani, è costituito da una crosta di riformazione dominata da ampie distese, più o meno levigate, di materiali vulcanici effusivi riversatisi in tempi geologicamente recenti dagli strati subcrostali. L’attività interna del pianeta è poi resa evidente dalla

presenza di altopiani di natura vulcanica (vedi le dorsali di Elysium e di Tharsis) sui quali si elevano imponenti vulcani (il monte Olympus misura 570 Km di diametro di base e 26 Km di 8


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quota) (foto 8). Tali formazioni si sono mantenute e accresciute in loco per tempi prolungati, forse fino a 100 milioni di anni fa, prima che la loro alimentazione venisse interrotta dai movimenti tettonici. L’emisfero settentrionale presenta anche una calotta ghiacciata (foto 9, ripresa da Hubble) e lascia intravedere quelli che potrebbero essere stati i fondali di antichi oceani. L’emisfero meridionale con antichi altopiani e grossi crateri formati da bacini di impatto di meteore (Hellas ha un diametro di 2000 Km), appare di origine più antica, in quanto le tracce del bombardamento meteoritico sopravvivono in un ricco assortimento. Si osserva inoltre una vasta calotta ghiacciata (foto 10,ripresa da Hubble, foto 11).

La differente storia geologica fra i due emisferi è messa in evidenza da un sistema di profonde faglie di lunga estensione che li divide per un certo tratto.(es. la valle Marineris che si estende per oltre 5000 km con larghezze fino a 120 km e profondità fino a 6000 metri).(foto 12, 13, 14). Si ritiene che Marte, formatosi alla stessa epoca della Terra, come questa possegga un nucleo centrale circondato da un mantello e da una crosta superficiale di spessore medio di 40-50 km; tale valore è circa il doppio di quello della crosta terrestre. Questo elevato spessore e la mancanza di un’adeguata base fluida di sostegno (il mantello) avrebbero impedito la costituzione delle placche continentali galleggianti simili a quelle terrestri e

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13 conseguentemente la mancanza di rilievi montuosi (catene montane simili alle Alpi o alle Montagne rocciose) di origine tettonica. Sepolto sotto il mantello, il nucleo di Marte, povero di ferro e di nichel, non raggiungerebbe i 2500 km di diametro: troppo minuscolo per possedere un

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17 14 superficie nette tracce di calanchi e canali (channels) dovuti (forse) in passato al fluire di grandi masse d’acqua, provenienti anche dal sottosuolo, di depositi sedimentari che fanno pensare a fondali lacustri o marini con una serie di terrazze parallele alla presunta linea costiera tipiche dell’acqua che si ritira.(foto 15, 16, 17, 18, 19, 20)

campo magnetico significativo. Si rilevano invece localmente proprietà magnetiche “a macchia di leopardo”, soprattutto nell’emisfero sud, che dipendono dalla consistenza delle polveri e delle rocce ferrose. I risultati delle sonde inviate alla fine degli anni 90 hanno rinnovato la spinta e l’entusiasmo per la ricerca sulla storia del pianeta rosso... La sonda Mar s Path fin der , con l’esplorazione del suo robottino Sojourner del suolo marziano, ci ha inviato immagini particolareggiate ed un’interessante campionatura dei minerali raccolti. Le prime straordinarie immagini inviate dalla sonda Mar s Global Sur veyor , in orbita intorno ad esso, hanno permesso una rappresentazione globale ad alta definizione del panorama marziano allargando visuali in parte già note ed evidenziando in

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IL pianeta è avvolto da una fine atmosfera con nuvole rosate costituita per il 95% da anidride carbonica e non offre protezione alle radiazioni ultraviolette, al vento solare e ai raggi cosmici. Il continuo bombardamento di radiazioni e di particelle cariche di energia, potrebbe aver prodotto nel tempo l’impoverimento dell’atmosfera del pianeta anche a causa dell’assenza di un campo magnetico globale. Le stagioni climatiche influiscono notevolmente nella dinamica delle masse aeriformi: la ciclica evaporazione del ghiaccio al polo sud, per la grande esposizione solare durante l’estate, provoca variazioni di pressioni con conseguenti forti venti di tipo ciclonico che creano, favoriti dalla rarefazione dell’aria, tempeste di sabbia.(foto 21 su Marte e foto 22 simile sulla Terra)

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Proprio questo fattore è la causa di temperature molto basse ai poli in inverno (-128 gradi), in quanto non si genera un significativo effetto serra, e delle notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte. 21

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23 La sonda Odissey ha confermato i risultati sulla morfologia del terreno e sulla dinamica atmosferica nelle diverse stagioni. Nei suoi rilevamenti ha ricostruito la mappatura dei componenti e dei minerali in superficie e nel sottosuolo: non solo rocce vulcaniche ma anche rocce sedimentarie in cui si trova una grande quantità di ematite.(foto 23 a raggi infrarossi) Il 31 ottobre 2001, la sonda ha inviato la prima immagine di Marte a raggi infrarossi di una vasta area ghiacciata dell’emisfero sud composta da anidride carbonica ma anche da acqua solida.(foto 24) Le informazioni acquisite e i nuovi risultati dell’indagine scientifica vengono studiati ed elaborati per interpretare i fenomeni e per confermare i presupposti teorici. I recenti mezzi di osservazione, di rilevamento e di analisi sono

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dotati di una strumentazione tecnologica sempre più sofisticata nelle stazioni orbitanti e nei rover in esplorazione della superficie. Gli spettrometri a raggi gamma e a neutroni rilevano e misurano la presenza e la concentrazione di idrogeno (elemento costituente l’acqua insieme all’ossigeno) nel suolo e nel sottosuolo. Inoltre dall’analisi dell’emissione dei raggi gamma, per esposizione del suolo ai raggi cosmici, si ottiene uno spettro che permette di individuarne gli elementi

componenti, la concentrazione e la distribuzione. L’insieme dei dati, elaborati insieme alla strumentazione di Mars Global Surveyor, (estate 2003) ha fornito la mappa della distribuzione dell’acqua, sotto forma di ghiaccio, concentrata nelle regioni polari, sui versanti dei vulcani, sul fondo dei canyon e in vaste aree vicino all’equatore (es. Valle Marineris). Analizzando migliaia di immagini, misurazioni ed elaborazioni si rafforza l’ipotesi che i fenomeni erosivi, alluvionali e di depositi 23

stratiformi siano stati prodotti in passato dall’azione meccanica di grandi masse d’acqua. (foto 25) Il 3 febbraio 2004 Mars Odissey ha trovato tracce di molto idrogeno anche sotto la superficie del pianeta. Anche dalla sonda europea Mar s Ex pr ess dell’ESA, dopo la delusione per la perdita del rover Beagle 2 in fase di atterraggio su Marte, arrivano le prime conferme di vapore d’acqua nell’atmosfera tramite lo spettrometro Pfs (interamente italiano, analizzando la luce riflessa dalla superficie attraverso l’atmosfera determina la composizione chimica in funzione della quota), di consistenti valori di acqua ghiacciata al polo sud con lo spettrometro Omega-Vnir utilizzato per la mappatura mineralogica della superficie dall’analisi riflessa nel visibile e nell’infrarosso. ( fabbricato in Francia con la collaborazione di ricercatori dell’Istituto nazionale d’astrofisica di Roma ) Con le telecamere si ottengono riprese tridimensionali ad alta risoluzione, con gli spettrometri a raggi infrarossi si sta cercando il ghiaccio in superficie, mentre con il radar Marsis (a segnali a bassa frequenza) da aprile si cercherà l’acqua nel sottosuolo. Gli strumenti Aspera e Spicam permetteranno di analizzare la composizione chimica dell’atmosfera e di vedere quanto gas si perde a causa dell’erosione del vento solare. La NASA da gennaio sta esplorando il suolo con Spir it e


Oppor tun ity che sono atterrati in due punti opposti del pianeta. Il primo in località Gusev Crater ( antico bacino di un lago)(foto 26), il secondo in località di Meridiani Planum ricca di ematite grigia (foto 27). I due rover, come due veri geologi all’opera, setacciano palmo a palmo il terreno sul quale si muovono, analizzano al microscopio campioni di roccia nel loro interno, per vedere la

struttura, indagano sulla composizione con esami fisici, chimici e per via spettrografica, inviano e ricevono immagini, dati e elaborazioni via radio con le sonde orbitanti. Uno staff al completo all’opera in questo megalaboratorio dislocato in più punti di Marte per svelarne i suoi segreti. Le immagini trasmesse sono di qualità eccellente fornite da sofisticate fotocamere digitali ed

ottenute dalla composizione, come in un puzzle, di tanti piccolissimi particolari. È di questi giorni la conferma che Spirit, nel cratere di Gusev, ha scoperto, all’interno di alcuni campioni di rocce, microscopiche crepe contenenti residui cristallini chiari, tracce di acqua molto salata. Grandi rivelazioni ci arrivano in più da Opportunity come verifica di ipotesi credibili che aspettavano 28

26 solo conferme. I campioni esaminati hanno una struttura segnata da abbondanti e finissime stratificazioni ondulate (sedimenti marini che sono stati sottoposti a delle correnti) composti da granuli di diverso spessore con la presenza diffusa ovunque di sferule di grande coesione, come la sabbia del mare, dovute ad

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aggregazioni in presenza di acqua (foto 28). Nei piccoli vuoti la presenza di sali minerali di elementi, tra cui Bromo e Cloro, depositatisi sul fondo marino (foto 29,30,31) la cui composizione rivela l’origine di formazione nell’acqua o la permanenza in essa, dopo la formazione, per lungo tempo.

Ciò ha permesso al capo scientifico della missione della NASA, Steven Squyres, di dichiarare : “Meridiani Planum un tempo ospitava un oceano”. Quelli attuali non sono certamente gli scenari del pianeta immaginato da Lowel alla fine dell’800 abitato da civiltà extraterrestri (i marziani), ma senza dubbio le conoscenze attuali sono ancora estremamente interessanti e motivano ragionevolmente la continuazione della ricerca scientifica. La presenza dell’acqua, anche allo stato solido apre spiragli di eccezionale portata per il futuro. I giacimenti già esistenti, in opportune condizioni fisiche, potrebbero trasformarsi dallo stato solido a quello liquido. Inoltre la possibile scoperta di resti di microrganismi, cioè di forme primordiali di vita del lontano passato, costituirebbe


Gli scienziati hanno scoperto che Carina è la loro «culla»

una sensazionale conferma dell’esistenza di qualche forma biologica che potrebbe essere ripristinata. Per ricreare le condizioni climatiche del passato di Marte, si potrebbe intervenire favorendo l’evaporazione dell’anidride carbonica presente nel suolo in modo che la concentrazione dell’atmosfera, ora troppo povera, aumenti sino ad ottenere un’adeguata copertura del pianeta con conseguente innalzamento della temperatura per effetto serra. Ma la sfida potrebbe andare oltre perché su Marte, nonostante le condizioni ostili di oggi, non si può a priori escludere di riuscire a creare un ambiente idoneo per l’adattamento alla vita dell’uomo.

Spitzer “mostra” dove nascono le stelle

L’avventura continua...... 30 - Ove non diversamente specificato, le foto sono di origine NASA e NASA-JPL

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l super telescopio a infrarossi della Nasa ha ripreso la formazione degli astri all’interno di una nebulosa lontana 10 mila anni luce La n ebulosa Car in a: secon do gli scien ziati della Nasa è la «culla» delle stelle ch e n ascon o (Reuters)

È stato tutto merito degli occhi a infrarossi della Nasa. Lo sguardo indagatore del super telescopio spaziale Spitzer, infatti, è riuscito a «catturare» la nascita di alcune stelle. Di centomila astri, a voler essere precisi: abbracciate da una nuvola gassosa e tutti intorno a una stella madre lontana diecimila anni luce dalla

Terra. Gli scienziati della Nasa hanno potuto così scoprire che la nebulosa Carina è un’incubatrice. Una vera e propria «culla»: raccoglie le radiazioni e i venti emanati da un grappolo di stelle enormi che hanno squarciato le nuvole di gas e polvere della nebolusa comprimendole per

In Molise il libro piu’ grande del mondo: pesa 78 kg ! CAMPOBASSO - Pesa quasi 78 kg, è alto più’ di un metro e occorrono quattro persone per sollevarlo: è il libro più grande del mondo. Il volume, scritto al contrario e in geroglifico, è stato realizzato da Michele Santelia, autore di Campobasso che candida la sua opera al guinness dei primati. Si tratta del “libro dei morti degli antichi Egizi”, insieme di papiri egiziani, raccolta di iscrizioni magiche, riti, inni, credenze che servivano al defunto per presentarsi al cospetto di Osiride... (ANSA)

formare nuove stelle. Un evento assolutamente eccezionale: per la prima volta nella storia della Nasa, Spitzer è riuscito ad attraversare l’ammasso nebuloso e a scoprire la formazione di nuove stelle. E la sua telecamera ha ripreso tutto: sono dei piccoli ammassi di pulviscolo che prendono vita da Eta Carinae, una delle più grandi stelle nebulose conosciute, nata a sua volta dall’enorme nebulosa Carina. Ed è proprio lei, la grande madre: Eta Carinae è grande 100 volte più del Sole ed è la seconda stella più luminosa che esista. Gli esperti della Nasa credono che presto «morirà» in un’esplosione di supernova.


via liarducci Gag

TENDENZE...

a di Fl

Tra Italia e Canada uno stile «metropolitano»?

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ggigiorno, credete che siano gli stilisti a creare la moda, o è la gente che segue la stessa? In realtà, si può affermare che ognuno di noi crea la sua propria moda… Io, essendo una giovane stilista italo-canadese, ho notato come non tutti seguono l’“ultima moda”. Molti ne restano tagliati fuori, mentre altri “lanciano” la lora personale… Nell’articolo parlerò dell’italianità di Montréal sulla moda italiana. Fino a che punto noi «montrealesi» ci lasciamo influenzare dalla moda italiana che si distingue per classe e stile? Due anni fa mi trovavo in Italia e notai che gli italiani prendono molta cura di se stessi; questo perché vivono in un altro modo rispetto a noi. Un giorno, di passaggio a Formia (una località balneare vicino Roma) saltava all’occhio come molte persone fossero vestite “fashion”. Un esempio: sono rimasta sbalordita nell’osservare una donna sui 50 anni che, da come era vestita, sembrava una signorina di 20: in quel modo, la

signora mostrava la propria bellezza attraverso l’abbigliamento, ben truccata, con grandi occhiali, un completo di scarpe “in tinta” con la borsa. Quel giorno lì ero con una mia amica, con una semplice t-shirt addosso, e circa 15 gradi di temperatura. Tutti ci fissavano perché per noi era caldo, mentre molti giravano già in girocollo o con una maglione… Forse si capiva che noi eravamo americane… In Italia, uomini o donne, curano molto il proprio “look” 28

durante il giorno o anche solo quando vanno a far spesa. Perchè gli orari di lavoro sono diversi dai nostri e, quindi, hanno più tempo durante il giorno per l’aspetto estetico personale. L’aspetto da noi conta meno, perché non fa parte del nostro quotidiano seguire le ultime tendenze sulla moda. In Italia i materiali sono più leggeri, colorati e scollati. Ad esempio il lino si usa molto di più rispetto a Montréal, perchè il clima lo consente. In effetti, l’unico momento in cui possiamo

vestirci così è d’estate, perchè d’inverno non è davvero possibile. In Italia ho notato che sono tutti molto simili nell’indossare capi o accessori; tutti portano nuovi occhiali e tutti sono sempre all’ultima moda. La bellezza di noi montrealesi sta nel fatto che siamo multietnici. La nostra identità è rappresentata attraverso vestiti, cultura e abbigliamento di differente provenienza. Ma è anche vero che qui siamo meno pratici in termini di moda. Perchè? Uno dei motivi sta nel fatto che la mattina ci alziamo presto per andare a lavoro, e vogliamo essere vestiti più a nostro agio per il comfort. Molte persone non sono pronte a comprare abiti di marche famose, allora si preferisce vestire più semplice, casual. D’inverno qui in Canada ci si veste più per scaldarsi che non per seguire la moda. A differenza dell’Italia dove, durante il pomeriggio, hanno 3 ore di riposo dal lavoro, qui invece abbiamo soltanto mezz’ora o un’ora di “lunch time”. Anche questo è un ostacolo in più per noi, perchè in Italia hanno il tempo di ritornare a casa per riposare, ma qui in Canada dobbiamo affrontare la giornata intera. Un fatto che dipende anche dal tipo di lavoro che si svolge o se si vive in un piccolo centro o in una metropoli. Diciamolo: in

Italia la moda è bella, perchè quando mi capitava di passeggiare per le strade mi sentivo come ad una sfilata: una vera principessa. Bello, anche, vedere tutta quella gente ben vestita, che punta senza dubbi sull’abbigliamento e anche sugli accessori. Sono rimasta stupita, perché non mi sarei mai aspettata di vedere persone quasi “fanatiche” del proprio corpo. Qui in Nordamerica siamo più rilassati e sportivi, meno classici, ma andiamo più forte sugli accessori. E la generazione attuale tiene molto di più alla moda e si prende piu’ cura nel 29

modo di vestire di quanto accadesse prima. In strada non g raro vedere giovani vestiti come gli artisti; questo perché la musica ha una grande influenza, e la moda di oggi è particolarmente sexy. I giovani vogliono essere “fashionable” e svelano il loro corpo con la nuova moda. Mi ricordo anni fa quando certi amici andavano in Italia e ritornavano a Montrèal mi raccontavano poi dei cambiamenti di moda, abbigliamento o accessori, e mi dicevano: ”In Italia non si usa più, è fuori moda”. Quando sapevo che era una cosa “fuori moda”, non la indossavo più!. Fino a qualche tempo fa la moda a Montreal era in ritardo di almeno 2 anni, ma sono già 3 o 4 anni che “guarda” a quella italiana perchè vuole sempre guardare al futuro senza sentirsi fuori moda: “essere vestiti strani”. Perchè è vero di sicuro che siamo fanatici sul nostro aspetto ed il “look”. Un’altra volta, sempre 2 anni fa, ho fatto il giro di tutti i negozi, ma proprio tutti… E la moda era la stessa di quella che troviamo qui da noi. Oggi posso dire che non siamo più in ritardo sui vestiti, ma siamo ancora “indietro” in fatto di scarpe. In definitiva, dal mio punto di vista, la donna italo-canadese è più conservatrice della donna italiana.


MEDICINA

Le cellule immunitarie stimolano i neuroni

RECENTE SCOPERTA che attaccano, cioè, componenti specifiche del sistema nervoso, danneggiandolo. Una malattia tipica di questo tipo è la sclerosi multipla, in cui le cellule di difesa attaccano la guaina mielinica che riveste le fibre nervose. Eppure, gli esperti sapevano che talvolta le cellule autoimmuni specifiche del cervello sono presenti senza dare problemi; un arcano difficile da interpretare.

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n gruppo di ricercatori israeliani ha dimostrato che i linfociti “T” garantiscono il processo di rinnovamento dei circuiti nervosi

Il nostro sistema immunitario riveste un ruolo molto importante nel mantenere la funzionalità del cervello: alcuni ricercatori del Weizmann Institute of Science di Rehovot, in Israele, hanno dimostrato che cellule immunitarie specifiche, che hanno cioè una funzione di difesa, sono cruciali per mantenerlo giovane poiché stimolano la rigenerazione dei neuroni. Secondo tale fonte, queste cellule, speciali linfociti “T”, garantiscono il processo di rinnovamento dei circuiti nervosi e di ricambio cellulare con formazione di nuovi neuroni (neurogenesi) in certe aree del cervello. La scoperta, che sovverte quanto ritenuto finora e cioè che il cervello sia una sorta di santuario protetto in cui il sistema immunitario ha un ruolo marginale per evitare che faccia danni, è avvenuta grazie a studi su topi diretti dal Dr. Michal Schwartz ed è ritenuta molto importante in quanto apre nuove prospettive contro la perdita delle funzioni cognitive e la neurodegenerazione tipica della terza età.

FORMAZIONE DI NUOVI NEURONI Ebbene, gli scienziati israeliani hanno scoperto che queste cellule autoimmuni hanno in realtà anche un ruolo positivo per il cervello, perché lo stimolano a rigenerarsi, con la formazione di nuovi neuroni. In alcune aree cerebrali, come l’ippocampo, la rigenerazione e il ricambio dei neuroni nonché la formazione di nuove reti neurali con creazione di nuove sinapsi sono condizioni alla base di apprendimento e memoria. I ricercatori hanno dimostrato che queste cellule autoimmuni cervello-specifiche in quantità controllata hanno dunque l’abilità di contrastare la neurodegenerazione tipica di malattie come il morbo di Alzheimer e di Parkinson, il glaucoma, la sclerosi laterale amiotrofica. Inoltre, hanno dimostrato che tali cellule partecipano al processo di neurogenesi: infatti, topolini immunodepressi sono deficitari di questo processo e hanno problemi di apprendimento e memoria, ma iniettando loro cellule T il processo di neurogenesi si ripristina.

CELLULE IMMUNITARIE - È noto che con l’invecchiamento diminuisce la funzionalità del sistema immunitario, ha osservato Schwartz, e questo potrebbe far venir meno il ruolo rigenerante delle cellule T specifiche sul sistema nervoso e, quindi, portare al suo invecchiamento. Le cellule immunitarie, hanno spiegato i ricercatori, in genere non vanno «d’accordo» con il sistema nervoso, che è protetto dalla barriera ematoencefalica dall’ingresso sia di sostanze tossiche e patogeni sia dalla presenza impropria di troppe cellule immunitarie. Tanto è vero che spesso cellule di difesa nel cervello possono provocare malattie. Si tratta di cellule autoimmuni 31


leliae angué D

OSSERVAZIONI

di C l

Clonazione: tra medicina ed etica morale

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ualsiasi persona, vivendo la nostra epoca, è cosciente dei cambiamenti che avvengono nei diversi campi della vita, soprattutto nel mondo scientifico. Oggi la medicina e la biotecnologia permettono di realizzare interventi che nessuno avrebbe potuto immaginare cinquant’anni fa. Un rene può essere trapiantato.

La clonazione di un animale non ha più segreti per l’uomo. Scoperte e rimedi che rappresentano un vero passo avanti per l’umanità ma che tuttavia creano dei problemi senza precedenti a livello giuridico e morale. E mi spiego sui perché. Un primo problema,

fondamentale, riguarda la riproduzione umana. Quante coppie ricorrono all’inseminazione artificiale poiché non possono avere un bambino? Un esempio ben conosciuto è quello inglese nella provincia del Kent. Un uomo chiese ad una donna di essere ?la madre portatrice? per sua moglie in quanto quest’ultima non poteva avere figli. Ma una volta firmato il contratto e fecondata la donna, la stessa decise inaspettatamente di tenere il bambino. Il padre si affrettò a dichiarare il bambino suo ma la donna affermò con vigore la stessa cosa: ci volle l’intervento del tribunale per risolvere l’intricata vicenda. Un altro dilemma etico che solleva la medicina è la questione dei limiti. Fino a dove la scienza ci porterà? Prendiamo l’esempio delle persone che sono mantenute in vita grazie all’aiuto delle macchine: ciò, affida una responsabilità ed un potere enormi alla persona che le controlla. Come decidere se qualcun altro, il cui cuore non batte da solo, ha diritto di restare in vita oppure no? Il risultato di questo “potere” ci da forse una nuova definizione della morte o della sua «gestione» morale ancor prima che fisica. Il fatto, ad esempio, che i biotecnici possano produrre delle nuove forme di vita in laboratorio è un altro di quei problemi dalle conseguenze etiche estremamente serie. Creare un batterio che potrebbe sconvolgere il naturale

equilibrio delle cose non è in qualche parte una sfida ad un campo riservato per secoli al concetto di intervento divino? Inoltre, non è pericoloso aver a che fare con una nuova forma di vita di cui non si conoscono fino in fondo i termini di reazione e adattamento alla realtà? Non esiste un minimo rischio che essa diventi in qualche modo “incontrollabile”? Quante sono davvero le persone, soprattutto gli addetti ai lavori, che temono responsabilmente l’accadere di queste cose? Oggi gli scienziati sono capaci di duplicare organismi viventi, cellula dopo cellula, attraverso un processo chiamato clonazione. Alcuni anni fa il mondo rimase incredulo davanti al successo della duplicazione in fotocopia genetica di una pecora diventata poi adulta: Dolly. Oggi si continua a parlare di

clonare gli umani. Non posso far altro che chiedermi preoccupata se sia una cosa da considerare veramente utile per la scienza e l’umanità oppure da evitare in tutti i modi possibili. Per concludere, sarà scontato ma dobbiamo riconoscere che il progresso della scienza non ha soltanto dei lati positivi. La possibilità di creare o di prolungare la vita oltre i limiti attuali rimette in questione la concezione più profonda della stessa. Per queste ovvie ragioni è importante chiedersi se la scienza può davvero giustificare tutto. Purtroppo non ho la risposta, ma non per questo posso esimermi dall’invitarvi a riflettere sul soggetto. Potremmo cominciare, magari, a “clonare” insieme qualche buona idea per il nostro incerto futuro.


PROVOCAZIONE DALLA SCIENZA

Le foreste? Aiutano l’effetto serra I risultati clamorosi di una ricerca pubblicata su Nature. Le piante in crescita assorbono anidride carbonica ma emettono metano

potrebbe pensare, da processi di decomposizione organica. Inoltre è stata individuata una correlazione analoga a quella del processo di fotosintesi clorofilliana: cioè maggiori sono la temperatura e la radiazione solare, maggiore è l’emissione di metano, tanto che queste raddoppiano quando la temperatura dell’aria aumenta di 10°C.

L

e foreste come salutari polmoni della Terra, in grado di rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera e scongiurare il riscaldamento globale? Macchè, tutto sbagliato, tutto da rifare. Secondo un clamoroso studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature le foreste assorbono senz’altro anidride carbonica, ma rilasciano metano, che è un gas serra con un potenziale riscaldante molto alto.

Con clusion e par adossale, in un mondo che si riscalda le foreste sarebbero da ridurre, piuttosto che da estendere. Secondo i ricercatori europei, considerata l’attuale copertura vegetale sul pianeta, il contributo delle piante al metano atmosferico raggiungerebbe addirittura il 30%. Se si tiene conto che il metano ha un potere riscaldante 21 volte superiore a quello dell’anidride carbonica, si dovrebbe concludere che l’assorbimento di questo gas serra operato dalle piante attraverso la fotosintesi clorofilliana diventa ben poca cosa rispetto alla contestuale emissione di metano. Attraverso quali specifici processi le piante producano metano rimane tuttavia un mistero che gli stessi autori della scoperta non sono in grado chiarire. Come era prevedibile, non appena resa nota, la scoperta ha suscitato una valanga di polemiche. I favorevoli sostengono che ora si spiega perché, negli ultimi anni, gli osservatori climatici di tutto il mondo rilevano una riduzione del metano atmosferico. Essa sarebbe dovuta alla deforestazione che, avendo ridotto la copertura vegetale di circa il 12% tra il 1990 ed il 2000, avrebbe portato ad una riduzione delle emissioni di metano. Gli scettici, invece, obiettano che gli esperimenti dei ricercatori europei, essendo effettuati in laboratorio o in serra, su piante che hanno cicli vegetativi piuttosto rapidi e vita media breve, non possono essere generalizzati a tutto il mondo vegetale nelle sue condizioni naturali . Se la scoperta fosse in qualche modo confermata, inutile dire che sarebbe l’inizio di un vero e proprio caos scientifico e... amministrativo.

L’in cr edibile scoper ta, ch e h a lasciato di stucco i botan ici di tutto il mon do, è stata fatta da ricercatori europei del Max Planck Institut di Heidelberg (Germania), del Dipartimento dell’Agricoltura di Belfast (Gran Bretagna) e dell’Università di Utrecht (Olanda), i quali hanno condotto una serie di esperimenti sia in laboratorio sia in campi coltivati nelle serre, utilizzando traccianti radioattivi e analisi chimicofisiche per rilevare le emissioni naturali delle piante. In questo modo sarebbero arrivati alla certezza che il metano emesso proviene dagli stessi processi vitali delle piante e non, come si

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La dose MODICA

atore v l a S di

Q

uante volte vi siete trovati di fronte a una tale situazione, cioè che il vostro bambino, svegliandosi, viene a vedervi e con candore confessa che si è fatto la pipì addosso durante la notte? Questo disturbo viene definito con il termine « enuresi », ossia l’emissione involontaria e incosciente d’urina, che avviene di solito durante il sonno, in bambini oltre i cinque anni di età, in assenza di lesioni dell’apparato urinario. In Canada si contano oltre 200.000 bambini al di là dei cinque anni di età, che fanno ancora la pipì a letto. Crescendo, meno bambini bagnano il letto: dal 15 al 20% dei bambini fanno pipì a letto a 5 anni, dal 7 al 10% lo fanno a 7 anni e solo l’1% lo fa ancora in età adolescenziale, cioè 15 anni e più. Altro dato statistico, l’enuresi colpisce più i maschi che le donne (in rapporto: 3-1). Esistono tre forme diverse di en ur esi in fan tile : A) Forma primaria: il bambino, oltre i 4-5 anni, bagna il letto senza aver mai acquisito il controllo delle minzioni notturne (85% dei casi). B) Forma secondaria: il piccolo, in un primo tempo raggiunge il controllo della vescica, lo mantiene per almeno 5-6 mesi, ma riprende in seguito a bagnare il letto (13% dei casi). C) Forma automatica: il disturbo si presenta sia di notte che di giorno. Diverse le cause possibili dell’enuresi: 1 . Ritardo nello sviluppo del controllo della funzione vescicale; 2. Sonno pesante; 3. Maggiore produzione d’urina durante la notte, eccedendo così la capacità della vescica ; 4. Ridotta secrezione notturna di ADH o ormone antidiuretico; 5. Ereditarietà ; 36

6. Cause fisiche (infezioni delle vie urinarie, diabete, malformazioni di organi dell’apparato urinario); 7. Influenze emozionali (ricerca di attenzioni da parte del bambino, ansia legata a particolari momenti di stress e tensione emotiva). La prima cosa da fare in tali situazioni è di consultare un pediatra per escludere ogni possibilità dovuta a cause fisiche. È poi responsabilità del medico riconoscere l’enuresi come un problema serio che necessita di trattamento. Non si deve accettare il fatto che il tempo risolverà prima o poi il problema, con il medico si dovrà discutere di un tipo d’intervento piuttosto che un altro o per una combinazione degli stessi. Non dimenticatevi che l’enuresi può incidere sullo sviluppo psicologico del vostro bambino, causandogli vergogna, colpevolezza, bassa stima di sé, tutte sensazioni che si rifletteranno nel tempo in problemi di comportamento, come la chiusura in se stessi o l’aggressività. In ter ven to far macologico Un farmaco comunemente utilizzato nel trattamento dell’enuresi è la Desmopressine (DDAVP), la cui azione principale consiste nella riduzione della produzione di urine, attraverso la ritenzione dei fluidi e la concentrazione delle urine a livello dei tubi distali. La desmopressine agisce rapidamente e si sceglie quando si vogliono notti asciutte immediatamente, quando non si ha il tempo d’insegnare il condizionamento per « allarme » (un altro trattamento), quando si vuole un risultato a breve scadenza ( esempio: vacanze), oppure per migliorare la stima in se stesso del bambino. La maggioranza dei bambini ottiene un controllo urinario da 3 a 6 mesi dopo l’utilizzo continuo, però gli studi divergono quanto ai risultati ed in certuni fra di essi si osserva un’alta percentuale di recidiva dell’enuresi una volta sospesa la desmopressina. Intervento comportamentale: richiede molto più tempo ma permette il mantenimento a lungo

Mamma, mi è scappata la pipì…

termine del comportamento acquisito. L’obiettivo è di agire concretamente sul comportamento del bambino, utilizzando un sistema di incentivi che lo diriga verso l’acquisizione del comportamento desiderato e l’eliminazione di quello indesiderato. A ciò si accompagna un continuo monitoraggio dello stato psicologico del bambino e dei suoi aspetti emotivi (ansie, paure, sentimenti di vergogna). Diversi metodi sono stati provati per tentare di controllare l’enuresi notturna, ma nessuno ha avuto successo da solo. Svegliare il bambino durante la notte non fa che privarlo del sonno; limitarlo nella quantità di liquidi aiuta pochissimo; le ricompense e i tabelloni d’incoraggiamento significano che il bambino ha già un certo controllo dell’enuresi; gli esercizi che insegnano a trattenersi non correggono il problema di troppa produzione d’urina in rapporto alla capacità della vescica e la consultazione d’uno psichiatra lascia supporre che ci sia una ragione psicologica dietro il problema. Anche se nessuno di questi metodi funziona da solo, essi possono essere

utilizzati in combinazione con altri. Un altro metodo è quello degli apparecchi che danno l’allarme, suonando alla prima goccia di pipì nel pigiama, più utili di quanto non sembri, sollecitano il risveglio e allenano il riflesso, ma non sono ben accettati dal bambino. Infine, non dimenticate che il vostro bambino bagna il letto involontariamente e che anzi ne prova abitualmente vergogna. Incoraggiatelo e ditegli che siete sicuri che un giorno saprà sormontare il problema da solo. Un consiglio: evitate di dargli troppo da bere prima d’andare a letto e domandategli d’andare al bagno appena prima di coricarsi. Svegliatelo durante la notte affinché possa andare a far pipì. Congratulatevi con lui se non ha bagnato il letto e non punitelo mai in caso contrario. Ricordatevi anche che il vostro appoggio e quello della famiglia sono fondamentali per la riuscita del trattamento. Informazioni: (514) 252-7000. 37


Articoli SALVATI

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Montreal, vera culla del multiculturalismo

Giappone: per gli uomini, addio alla “pipì in piedi”?

La pipì gli uomini la fanno da milioni di anni in piedi, ma dall’invenzione della tazza in poi questa postura ha richiesto almeno una capacità: mir ar e giusto. In Giappon e sembra che gli uomini non siano particolarmente dotati di senso della direzione e che quindi stiano sempre di più adottando la p o sizio n e fem m in ile quando si chiudono nella stanza più appartata della casa. La tendenza è emersa in seguito a uno studio effettuato

dalla Matsush ita Electr ic Wor ks, produttrice di wc, che ha rivelato come quasi la metà del cam p io n e m asch ile in ter v istato (il 4 9 %) h a am m esso di utilizzar e il w ater in m odo com odo a causa delle lamentele delle proprie mogli sulla quantità di liquido destinato al pavimento. I signori che abbassano la tavoletta sono risultati essere più del tr iplo di quelli ch e lo stesso studio av ev a in dividuato otto an n i pr ima, mentre nel 2004 erano il 30%. 38

alla terra che noi, famiglie d’immigranti, abbiamo lasciata, ma che vivrà sempre nel nostro cuore e nella nostra anima. Il multiculturalismo montrealese è anche dovuto al fatto che ci troviamo nella provincia del Quebec, la sola dove si pratica un reale bilinguismo. Qui si devono capire e parlare inglese e francese per comunicare efficacemente.Godiamo così di tre lingue: le due nazionali del Canada, oltre alla nostra materna. Quando si è arrivati parlando solo l’italiano, per esempio, la barriera linguistica sembrava insormontabile. Però, una volta che i nuovi venuti si sono liberati da paure e insicurezze, hanno imparato ad apprezzare i vari benefici legati alla comprensione delle tre lingue. Conoscenze linguistiche poi trasmesse ai figli per acquisire gli stessi vantaggi. Il plurilinguismo ci assicura un avvenire di maggior successo nel paese che ha accolto i nostri genitori e ci permette di apprezzare meglio il nostro patrimonio. Attualmente, essere immigranti o discendenti d’immigranti è un onore, un privilegio, non una vergogna da nascondere. Venire da altrove significa aver avuto il coraggio di lasciare la famiglia per un futuro imprevedibile. Noi, figli d’immigranti, parliamo, leggiamo e scriviamo in tre lingue: le porte del mondo si aprono al nostro passaggio. Montreal è una città dove l’individualità è riconosciuta e rispettata. Qui come in pochi altri posti le idee e le competenze di una persona misurano il suo successo. Questa metropoli accoglie calorosamente moltissime famiglie straniere, permettendo loro un domani più sereno. Una città che ci riunisce tutti dietro l’appellativo di “montrealesi”. Sta a noi, come ringraziamento, far scoprire la sconosciuta bellezza della nostra terra natia a questa realtà sociale ed i suoi abitanti.

M

USI CHE CAMBIANO

Dall’analisi, condotta in una fascia di età fra i 30 e i 50 anni, è an ch e emer so come i più disposti a cambiar e abitudin i sian o i più giovan i. Il water in Giappone è del resto un argomento di una certa serietà, dal momento che sono diffusi articoli come la tav o letta r iscaldata, o dispositivi come il bidet incorporato nella tazza. Le to ilettes p ubblich e sono invece dotate di suoni di sciacquone prodotti ad arte per coprire imbarazzanti rumori.

ontreal è una metropoli riconosciuta ed ammirata mondialmente per la ricchezza e la diversità della sua cultura Qui, si trovano individui di ogni parte del mondo, ciascuno con le proprie tradizioni: il luogo ideale d’incontro di queste diverse culture. In pratica, si può esplorare il mondo per mezzo di un semplice giro tra le sue strade. La metropoli accoglie nuovi immigranti quasi quotidianamente, gente che mantiene legami ed affetti profondi con la madrepatria ma che dimostra anche un autentico rispetto per la terra che li ha accolti, ossia il Quebec. Montreal offre a tutti un posto sicuro dove stabilirsi e far crescere una famiglia. Un’apertura sul mondo che ha fatto della nostra città un posto privilegiato dove si può cominciare una nuova vita senza perdere le proprie radici. I miei genitori, come tanti altri, arrivarono a Montreal per approfittare di questa “terra d’opportunità”. Il Canada e gli Stati-Uniti, infatti, sono forse i due soli paesi al mondo dove un individuo di umili origini, comunque dotato d’intelligenza e ambizione, può diventare un uomo di successo. Inoltre, il Canada possiede un chiaro vantaggio sull’America: qui l’individualità e non la conformità è di rigore. Quando si vive in America, si è americani, punto e basta. D’altronde, quando si abita in un posto come Montreal, si manifesta l’amore per il luogo di nascità; si è canadesi, ma anche italiani o greci o magari africani. Il multiculturalismo di questa città è dovuto a tale sentimento di fierezza delle nostre origini. Quartieri come la “Piccola Italia” o “Chinatown” sono omaggi 39


CONFERMA DA RICERCHE USA

Calamaio & PENNINO

franco n a i G di

L'uomo giusto è quello che ti fa ridere

Leader sh ip’s Elusive Natur e

U

na risata aiuta a riconoscere il partner: la spiegazione scientifica del perché le signore preferiscono gli uomini simpatici

experience and body of knowledge. Although there is much we can say about leadership, we must ultimately accept that it probably will be never fully understood, as it still escapes a thorough definition, one capable of encompassing its innumerable and complex facets, together with the leader’s unique personality and leadership style, and with the make up of his group of followers. Leadership’s elusive nature -as I have come to understand it through my own personal experience - will provide the backdrop for this journey of reflection and discovery. I shall look at a number of aspects and characteristics related to leaders and leadership, particularly those which seem relevant enough to be singled out among the many that surfaced when brainstorming for this column. For instance, I will dwell and explore a leader’s ability to “make things happen”, his willingness to include his subordinates in his projects, his taking a stand when faced with difficult choices, his ability to always be an agent of change, or his humanness in his dealings with others.

Our society is fascinated with leaders. They are usually the terminal of great public adulation, and never fail to attract total attention wherever they go or whatever they undertake. They are truly the ultimate headline-news makers and a source of true inspiration to many. Throughout the past centuries, scholars have tried to understand leadership and the power it exerts on human beings. In fact, leadership has been a fundamental component of human organizations ever since the dawn of man, manifesting itself spontaneously there where significant change and a general improvement of the human condition were sought or needed. We know that it is usually synonymous with influencing positively followers’ behavior, attitudes, and performance for the attainment of excellence through pre-established goals. We can also state that it usually springs from fine minds, from individuals who -through their special and unique qualities- bring into the complexity of human interaction that original spark which is capable of inspiring and of contributing decisively to the advancement of both human 40

L'amore sarà anche cieco - come si dice - ma è sensibilissimo alle risate, soprattutto nel caso del gentil sesso. Il fatto che le persone divertenti siano più attraenti di quelle serie e musone è un'ovvietà, ma non si tratta solo di un'altra immagine stereotipata del romanticismo: a dare ragione alle donne e alla loro ben nota preferenza per gli uomini simpatici, spassosi, sorridenti e carichi di positività ci sono ora i risultati di due ricerche condotte negli Usa tra gli studenti dei college. SIMPATIA IRRESISTIBILE - La prima indagine ha preso in esame 200 giovani - sia maschi che femmine - a cui è stato chiesto di esaminare le foto di colleghi del sesso opposto, sulle quali i soggetti ritratti avevano precedentemente annotato frasi più o meno divertenti. A questo punto i partecipanti all'esperimento hanno dovuto indicare quale tra i protagonisti dell'insolita rassegna fotografica avrebbero preferito come partner. La maggior parte delle ragazze ha dato la preferenza agli studenti considerati più simpatici in base alle parole annotate sulla foto, mentre la scelta dei ragazzi è stata influenzata dalle frasi che indicavano sì simpatia, ma anche buon senso e arguzia. Il secondo studio ha ulteriormente confermato questa predisposizione delle donne nei confronti del maschio sorridente, ma ha dimostrato anche che dal canto loro gli

uomini apprezzano moltissimo le donne che ridono alle loro battute e che considerano irresistibile il loro sense of humour. RIDERE PER SOPRAVVIVERE - Secondo lo psicologo Geoffrey Miller, della University of New Mexico, l'attrazione del gentil sesso nei confronti di uomini simpatici troverebbe una spiegazione nel processo di selezione che assicura la continuità della specie. Il senso dell'umorismo è infatti indice di creatività e intelligenza, ovvero di qualità “geneticamente parlando”. 41


ene ciante by Ir Mar

Thoughts...

Italian -Can adian s: YES We Ar e ! “After three generations of being in Quebec, ItaloCanadians still see themselves as Italian”, stated my French Canadian colleague after a casual conversation at work. His comment hit me like a ton of brinks, since I realized that he knew my secret and the secret of many other ItalianCanadians. Most Italians arrived in Canada after World War II, which is now over half a century ago, and yet three generations later their grandchildren identify themselves as Italians. However, with that said, we should not forget that upon arriving most Italians have integrated within the new world. Unfamiliar to the language and the Canadian ways, many have courageously journeyed within the new land and spent long hours working for a better life. Some never went back to their home country, and yet their grandchildren live the Italian pride. Ironically, these children cannot speak Italian with their grandparents; however, their passion for Italy is vibrant and is celebrated during Italian festivities. Why is it so difficult to detach from a country that is an ocean away and has become

FATTI AD ARTE

eannerunelle B

os par J

Me voici qui médite sur le lar ge éven tail des possibilités con cer n an t le sujet de cet ar ticle. Apr ès tout, il y a un e abon dan ce d’ex cellen tes ex position s à Mon tr éal en ce momen t. Puisque la r evue « It » célèbr e la vitalité in ter cultur elle du Québec, il me semble pr imor dial que l’ar tiste qui in spir er a ces quelques par agr aph es, aur a con tr ibué à for ger la cultur e d’ici, ou tout au moin s laissé son empr ein te de façon mémor able.

Puis, mon mar i me souffle in n ocemmen t: “Pour quoi pas dédier cet ar ticle à Guido Nin ch er i?” ...Per fetto!

G

foreign to many ItalianCanadians? Perhaps the best way to describe it would be that these children are the fruits from strong Italian roots. Thus, it is painful to let go of what made you, who you are today. The Italian values and traditions are not yet forgotten, despite our true Canadian existence. The sweet taste of Nonna’s cooking still lingers in my mouth, their stories from the old land still echoes, and as I look in the mirror I can visualize their presence. It is thanks to our grandparents’ sacrifices that Italian-Canadians 42

have moved from rags to riches. They have given their children and children’s children the opportunity to live what the world has to offer. Our obsession with Italian cars, fashion, and music will not be replaced. It was the youth among the ItalianCanadians that cheered the loudest during the 2006 FIFA World Cup, and the youth are among the first to defend and represent their mother land. Our love for Canada is great, as thankful as we are, but either in Italy or abroad we’ll always be I Fratelli D’Italia!

uido Nincheri, cet illustre personnage artiste, architecte, entrepreneur, si peu connu malgré l’importance de sa contribution artistique qui s’étend à travers neuf provinces canadiennes et sept états américains et dont la présence créatrice a enrichi la vie (et continue à le faire) de nombreuses communautés italophones, francophones et anglophones au Canada et aux États-Unis


Nincheri, est né à Prato, en Toscane, Italie, en 1885, second fils d’un courtier en textile. Un

talent artistique se dévoile tôt chez Nincheri, et à l’âge de 16 ans, il s’inscrit à l’Académie des

beaux-arts de Florence, où il étudie le design et l’architecture. En 1914, Nincheri et sa jeune épouse Giulia s’embarquent vers l’Argentine mais la guerre interrompt le voyage des nouveaux mariés. Ils restent quelques mois à Boston puis se dirigent vers Montréal. Peu après son arrivée, Nincheri fait la rencontre de Henri Perdriau, vitrailliste et décorateur d’églises au Québec. Fasciné, Nincheri fait l’apprentissage de la technique de vitrail et rapidement, l’artiste toscan se fait une réputation de décorateur au sein du clergé.

L’héritage européen de Nincheri influence et façonne son cheminement artistique. On distingue une préoccupation sociale dans les sujets qu’il dépeint au début de sa carrière. Puis se manifestent dans ses compositions, les techniques des préraphaélites anglais ainsi 44

que celles des peintres italiens du XVè siècle, ou les éléments décoratifs de l’Art Nouveau, selon les thèmes commandés par ses clients. En 1925, il installe son atelier dans un local qu’il loue à ses mécènes, les frères Dufresne, é m i n e n t s h o m m e s d’affaires de M o n t r é a l . Nincheri devient le directeur artistique de ce qu’on pourrait aujourd’hui comparer à une PME, comme me l’a mentionné en souriant monsieur Paul Labonne, directeur du Château Dufresne. Nincheri orchestre trois équipes d’artistes et artisans: deux à Montréal, la première qui se dévoue à la peinture (fresques et huile), la deuxième à la production de vitraux et la troisième, en Italie, chargée de sculpter dans le marbre le mobilier liturgique dessiné par Nincheri. On peut compter parmi ses employés plusieurs artistes montréalais, notamment Umberto Bruni, Giuseppe Fiori et Claude Vermette. Nincheri, fidèle au réalisme pictural de la Renaissance, suivant le parcours de Michelange et Raphaël, créé un univers visuel très peu exploré au Québec à cette époque. Son talent de narrateur,

la complexité de ses compositions et la sensibilité de sa touche picturale produisent une oeuvre qui est à la fois raffinée et dynamique, qui charme l’observateur par son interprétation ��vocatrice des personnages mythologiques et bibliques, ou par sa parfaite maîtrise de la perspective et des contrastes de couleurs. Cet homme aux multiples talents a été le récipiendaire de plusieurs médailles en Toscane. En 1933, le pape Pie XI lui confère le titre de Commandeur de l’ordre de St-Sylvestre pour sa contribution artistique dans les église canadiennes. En 1972, il est fait Chevalier de la République italienne, et en 1992, à titre posthume, la ville de Montréal le reconnaÎt comme un des Bâtisseurs de la Cité, lors des célébrations du 3 5 0 è anniversaire de la ville. Guido Nincheri a grandement contribué à notre histoire et la culture de n o t r e patrimoine et son oeuvre monumentale ne peut que s u s c i t e r l’admiration et le respect, par sa qualité, sa sensibilité et sa recherche. Pour les intéressés, l’Atelier d’histoire d’Hochelaga-Maisonneuve a créé un dépliant qui vous guidera vers les diverses institutions montréalaises où l’on peut découvrir la virtuosité de Guido Nincheri. Je vous conseille entre autres de visiter les églises St-Léon de Westmount et de Notre-Dame de la Défense, ainsi que le Château Dufresne. Joséane Brunelle tient remercier monsieur Paul Labonne, directeur du Château Dufresne.

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ngieGuarino

I PUNTINI SUGLI “IT”

n di A

L’italianità, il mio «amore malsano» Armani, Benigni, Chianti: tre nomi, tre esempi diversi, magari “bizzarramente” accomunati, ma scelti giusto per citarne alcuni, e che riflettono la spettacolare espansione del made in Italy nel mondo. Infatti, negli ultimi anni, l’italiano e l’immagine dell’Italia hanno riscosso un grande successo. Alcune stime ritengono che, nel globo, siano circa 200 milioni le persone che parlano, studiano o ig n rtB e b o R vorrebbero imparare l’italiano. Forse perché, risalendo ai loro alberi genealogici, sono italiani di terza o di quarta generazione e stanno riscoprendo la loro appartenenza al Belpaese o semplicemente perché, pur non essendo italiani, vogliono vivere e conoscere una cultura riconosciuta mondialmente per fascino e raffinatezza. Vi chiederete come io viva la mia italianità? Onestamente, mai prima d’ora mi ero posta la domanda. Infatti, pur essendo nata e cresciuta in Canada, le mie radici hanno preso il sopravvento su di me ed hanno fatto in modo che mi sentissi totalmente italiana. Già da bambina, d’altronde, avevo sviluppato una vivida passione per la nostra lingua e cultura. Crescendo, il mio interesse e amore (perché di ciò si

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Libro di Antonella Marotta Edizioni Bastogi 2006

Q

uesto saggio analizza il rapporto Eduardo-Pirandello attraverso un’analisi intertestuale e psicanalitica, secondo la teoria del critico e teorico americano Harold Bloom, il quale propone in un suo testo intitolato “The Anxiety Of Influence” un rapporto conflittuale padre-figlio di tipo freudiano

L tila s o iG n a rm A g o

tratta!) non ha smesso di crescere. Ho letteralmente d i v o r a t o romanzi, fumetti e riviste di ogni tipo, senza parlare delle ore passate a guardare film e fiction, sempre in italiano. È stata una passione insolita la mia, un «amore malsano» (!), come direbbero certi psicologi , che non lascia molto spazio ad altri interessi e alla conoscenza di altre culture. Eppure, nel mio caso, non è stato così. Al contrario, la conoscenza della mia lingua materna si è rivelata una preziosa alleata per l’apprendimento di altre lingue e il vasto panorama letterario, musicale e artistico offertomi dalla

uigi sione Recen l Prof. L olleoni C de

LETTERATURA ITALIANA

cultura italiana mi ha resa più ricettiva alle varie tradizioni artistiche delle altre. Tra l’altro, il mosaico etnico esistente in Canada ha impedito che mi concentrassi unicamente sulle mie origini e mi ha permesso di confrontare la mia cultura, e di condividerla con altri gruppi etnici. La mia italianità l’ho quindi vissuta quotidianamente, attraverso la pratica della lingua, l’interesse per i vari aspetti della vita sociale e culturale di casa nostra e tutte quelle tradizioni che mi sono state trasmesse dai miei genitori, che non hanno mai dimenticato ne rinnegato le loro origini. Assicurando il futuro, in qualche modo, delle mie.

A Montréal incontriamo moltissimi italocanadesi, ma Antonella Marotta appartiene alla categoria, assai più rara, di “napoletanocanadesi”. Parecchi visitatori della città partenopea ricavano vivamente l’impressione che lì la gente usi una tale carica espressiva, da sembrare tutti «attori» e che la città si presenti come un grande palcoscenico dove ogni atto è posto per sorprenderti. Fedele quindi allo spirito delle sue origini, la Marotta ha investigato sul più grande dei rappresentanti del teatro napoletano del XX secolo: Eduardo De Filippo. Nella suo libro «Pirandello nel teatro di Eduardo» , si scopre il legame di Eduardo con un’altro grande drammaturgo siciliano, mirabile maestro della letteratura italiana del ‘900: Luigi Pirandello. Se Edorado Scarpetta fu il suo vero padre che lo introdusse alla scena, Pirandello è stato l’autentico progenitore del De Filippo nell’ispirazione e nell’attuazione delle sue commedie più famose. La tesi, scorrevole e intrigante, è dimostrata grazie a notizie biografiche e ad un’attenta analisi delle commedie dei grandi artisti che ne furono

protagonisti. Indubbiamente, questo scritto ci permette di scoprire molti dettagli inediti e importanti dell’opera di Eduardo. Una chicca in più nel ricco e sorprendente microcosmo letterario degli autori italiani all’estero.

An ton ella Mar otta è nata a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, ma vive in Canada. Nel 2003 ha conseguito un Master in studi letterari all’Università McGill di Montreal dove oggi insegna. Da questo numero, inizia la sua collaborazione con .It

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resa omano R

COMUNITÀLIA

di Te

Sempr e e comun que italiani

P

roprio nei giorni del Campionato Europeo di calcio, in cui il sentimento nazionale riaffiora anche nelle persone meno scioviniste, e fra l’altro, non proprio appassionate di calcio, come la sottoscritta, mi sono ritrovata a riflettere sul concetto di italianità. Prima del mio trasferimento in Canada, avvenuto da poco più di due anni, parlare di italianità, per me, significava scherzare con leggerezza su vizi e virtù di noi abitanti dello stivale, con la consapevolezza, però, che in ogni scherzo c’è un fondo di verità e che, sebbene non si possa generalizzare, molti stereotipi che ci riguardano non sono poi così lontani dalla realtà. Al mio arrivo in Canada lo “scherzo” si è improvvisamente trasformato nel tentativo di smentire puntualmente i luoghi comuni sugli italiani che circolano al di fuori dei confini del Bel Paese. è cambiato l’approccio all’argomento perché essere in un paese straniero ci mette automaticamente sulla difensiva e qualsiasi commento, più o meno ridanciano, sulla nostra cultura ci offende. La sostanza, però, resta la stessa: nel bene e nel male siamo italiani. Ma cosa vuol dire compiutamente? Quali sono gli

elementi che contraddistinguono la nostra cultura e che, al di là del possesso della cittadinanza, ci rendono “italiani”? Una domanda da un milione di dollari e un milione di risposte possibili. Una nutrita schiera di filosofi e antropologi hanno dibattutto e scritto volumi sul concetto di “cultura”, mettendone in risalto l’aspetto mutevole e di interscambio tra le stesse. Nella definizione di quella che, nell’epoca multimediale, è ormai diventata l’enciclopedia universale, ossia wikipedia, la cultura è ‹‹il variegato insieme dei costumi, delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori, degli ideali e delle abitudini delle diverse popolazioni o società del mondo››. Concetti che, pur dimostrando una certa consistenza, sono, tuttavia, come si accennava sopra, destinati a mutare nel contatto con altri ambienti geografici e altre culture. Ed è qui che entra in gioco la mia esperienza di 48

“italiana dell’Italia”, ossia una new entry nel vasto numero di italiani che hanno deciso di scegliere, per ragioni diverse, il Canada come loro paese d’adozione. Tale “identità” mi ha portato ad essere un pesce fuor d’acqua, almeno all’inizio, anche in seno alla comunità italiana di Montreal perché molte tradizioni, valori, costumi degli italiani all’estero nel Bel Paese si stanno perdendo. In Italia, infatti, hanno seguito un corso d’evoluzione indipendente, com’è naturale che sia, da quello avviato in Canada, dove l’attaccamento al paese di provenienza ha spinto ad un rafforzamento del sentimento d’italianità che, però, allo stesso tempo, ha subito un lento innesto con la cultura ospitante, risultato di un melting pot di diversi gruppi sociali. Di conseguenza, arrivando a Montreal mi sono sentita un «pesce fuor d’acqua» o forse dovrei dire, coniando una nuova metafora non molto poetica ma che renda l’idea, come un «pesce che è passato da un acquario ad un altro» e che ha avuto modo di conoscere nuove specie di consimili ma anche molti esemplari della sua stessa specie. Sì perché, nonostante i naturali adattamenti all’ambiente circostante, ciascuna cultura mantiene una certa consistenza che è, poi, ciò che rende gli

italiani tali, con i loro pregi e difetti, in qualunque parte del mondo si trovino. Italiani che magari, non saranno precisi e organizzati come altri, che sono

maestri nell’arte dell’arrangiarsi, che si portano addosso la fama di un paese con ancora troppe incongruenze ma che sono amanti del bello, nella moda e 49

nelle arti, della buona cucina e soprattutto hanno un forte senso della famiglia, dell’amicizia e dell’ospitalità.


udineouville D

LA VIE EST UN SPORT POUR TOUS…

la par C

Majestueux Kiliman djar o Souvenir inoubliable sur le toit d’Afrique… Peut-être avez-vous suivi ces jours-ci l’ascension du Kilimandjaro par une équipe de grimpeurs regroupant entre autres le chef d’antenne de TVA Pierre Bruneau, ascension réalisée dans le but d’amasser des fonds pour la Fondation Centre de cancérologie Charles-Bruneau. Le sommet a été atteint hier par 27 des 33 membres de l’expédition qui ont pu constater à leur tour que se promener en altitude n’a rien d’une ballade… Évidemment, pour tous ceux qui ont déjà réalisé ou tenté cette ascension, c’est une foule de souvenirs qui reviennent à la mémoire. Puisqu’on pouvait suivre l’expédition dans le Journal de Montréal, sous la plume de Martin Smith qui en faisait lui-même partie, j’ai eu à répondre quelques fois à cette question ces jours-ci : « C e in d u la e n ʼu d é rm a « r» e m a c

j. n ia K lm s p ru g e td o h P

. g m rtp s v o D e in d u la C

Est-ce si difficile que ça? ». La réponse est simple. Oui. Et pourtant chaque expédition est différente. Les conditions climatiques varient de l’une à l’autre, les routes empruntées ne sont pas les mêmes, les affinités dans les groupes sont différentes mais un facteur reste commun pour tous, c’est la montagne qui mène. Notre sommet à nous, les membres de l’expédition chapeautée par la Fondation du club de hockey Canadien pour l’enfance, a été réussi en février 2005, le 15 exactement. Déjà trois ans et pourtant il me semble que c’était hier. La route que nous avons alors empruntée, la Western Breach. a été fermée depuis, jugée trop dangereuse après que trois américains y eurent péri en janvier 50

2006 suite à un éboulement. Pourtant nous étions passées là, un an auparavant, lors d’une journée de Saint-Valentin qui restera à jamais gravée dans nos mémoires. La montée était difficile, l’escarpement important, l’effort très ardu. Lorsque nous avions débouché dans le cratère au sortir de la partie la plus technique de notre ascension, le spectacle était impressionnant. Un mélange de beauté et d’austérité incroyable, un paysage figé dans les glaces au cœur duquel nous avons passé là l’une des nuits les plus marquantes de notre existence. Le groupe de la Fondation Charles-Bruneau devait aussi y passer la nuit, atteignant le cratère par une autre voie. Ils ont dû y renoncer, les vents soufflant sur la

montagne étant trop important pour y permettre un accès sécuritaire. Ce fut certainement la bonne décision parce que je me souviens des vents qui soufflaient cette nuit-là, des vents qui avaient obligé nos guides et porteurs à attacher les tentes ensemble de peur qu’elles ne s’envolent. J’étais sortie quelques instants au milieu de la nuit, effet du Diamox oblige, et je revois encore ces ombres tranchantes projetées par une lune d’acier, ce vent qui criait à mes oreilles et qui me bousculait sans ménagements, ces falaises de glace qui semblaient terrifiantes dans la pénombre nocturne. Je sentais que la montagne me tolérait à peine et que je devais lui vouer le plus grand des respects. Je comprends certes l’émotion

qu’ont ressentie les grimpeurs lorsqu’ils ont atteint le panneau mythique qui soulignait qu’ils étaient sur le toit de l’Afrique. Mais cette émotion-là ils la revivront avec plus d’intensité encore au cours des prochains jours parce qu’à ce moment-là elle était un peu écrasée par l’effort. Les cinq membres de l’expédition qui n’ont pu rallier le sommet ont certainement vécu une grande déception, mais il ne faudrait surtout pas que cette déception se double d’un sentiment d’échec. Il n’y a pas d’échec en montagne, il n’y a que des tentatives qui n’aboutissent pas toujours. C’est au contraire une grande victoire que d’avoir la sagesse de reconnaître ses limites, que de passer par-dessus l’orgueil 51

légitime que donne la conquête d’un sommet. Vouloir poursuivre à tout prix c’est non seulement mettre sa sécurité en danger, mais aussi celle des autres. L’humilité est certainement la plus grande leçon qu’une montagne peut donner à l’homme… Chapeau bas à tous ces grimpeurs, chapeau bas à tous ceux qui se lancent dans la grande aventure d’une ascension. Le Kilimandjaro a la fausse réputation d’être une montagne « facile »…il n’y a rien de facile quand on passe les 5,000 mètres d’altitude. Je suis certaine que le groupe de M.Bruneau aura trouvé force et inspiration dans la cause qu’ils supportent. Pour tous ces jeunes qui portent leur Kilimandjaro en eux…


anniristiano C

Spor Tr en d

ia di G Quale futur o per lo spor t più popolar e al mon do?

Un «calcio» alla tv Negli ultimi anni il calcio in Italia, come del resto nei paesi europei più evoluti, ha vissuto appieno la sua trasformazione attraverso i palinsesti delle pay-tv. Un aspetto che, al debutto, sembrava essersi introdotto come secondario: in effetti, in 50 anni di storia la televisione ed il calcio avevano vissuto in ottima simbiosi; anzi, il tubo catodico aveva contribuito in maniera determinante a far diventare il calcio uno sport popolare, tuttavia senza eccessi ed esasperazioni. Nessuno poteva davvero immaginare che poi sarebbe stata proprio la televisione a gestire i calendari e le sorti stesse dei campionati. In pratica, il posticipo di una partita della Serie A è diventato una consuetudine irrinunciabile, così come per la B l’anticipo al venerdì sera. Nel giro di un solo paio di stagioni il campionato di calcio ha visto perdere la sua caratteristica più naturale. Il «sacro» appuntamento domenicale del pomeriggio, allo stadio, che tutti i tifosi dedicavano alla propria squadra del cuore, spariva mestamente. E si inaugurava quello che fu tristemente ribattezzato il “campionato-spezzatino”: fra posticipi, anticipi, gare in notturna e pomeridiane, diventava via via più difficile raccapezzarsi su quando una giornata di campionato avesse inizio o la stessa prendesse fine... Un trapasso irreversibile? Fatto sta che Serie A e B sono sconquassate dalla nuova politica televisiva. Il calcio diventa sempre più un business da schermo finanziato soprattutto dai soldi della

pay-tv, accrescendo gli interessi economici e politici di presidenti e manager, che in precedenza avevano rinsaldato le loro alleanze all’interno dell’industria del pallone. A margine del complesso sistema di interessi del football figurano i diritti dei tifosi ormai depredati delle maggiori attrazioni dello sport più amato e seguito del mondo. I sapienti dirigenti del calcio mondiale sono riusciti in un’impresa non da poco (negativa): snaturarlo dei suoi aspetti migliori, credendo di poter sostituire le impareggiabili emozioni dei gradoni popolari e pregni di storia degli stadi, con le comode ma asettiche poltroncine della tv in salotto. Il calcio moderno si è impoverito tecnicamente e tatticamente, ma soprattutto sotto il profilo etico e romantico. È approdato in Borsa, imponendo il fattore economico a quello agonistico. Uno spietato sistema speculativo che ha fatto vittime eccellenti, portando al fallimento squadre che hanno scritto la storia del calcio italiano come la Fiorentina, il Torino e il Napoli. Intanto, in tutti gli stadi d’Italia, mentre la paytv (e, recentemente, il web) continua ad imperversare e stritolare tradizioni e costumi calcistici secolari, la maggioranza positiva degli ultras, spesso chiamati in causa solo quando accusati (a torto o a ragione) o additati per violenze o quant’altro di negativo, stanno combattendo tenacemente questa politica del calcio moderno. Almeno potranno dire di non essere stati complici della scomparsa del gioco piu bello del mondo. 52

GUINNESS WORLD RECORDS Rowing - Distance in 24 Hours (men) WHO:

Matthias Auer / Christian Klandt / Olaf Behrend WHAT: 263 km (163.42 miles) WHERE: DRUM Rowing Club, Berlin, Germany WHEN: August 2-3, 2003 The greatest distance rowed in 24 hours (upstream and downstream) is 263 km (163.42 miles) by Matthias Auer, Christian Klandt and Olaf Behrend (all Germany) at DRUM Rowing Club, Berlin, Germany on August 2-3, 2003. Swimming Relay, Most Participants, One Length Each, 24 Hrs

Jacques Fox (Luxembourg), starting in Malaysia in February 2004 and ending in Hawaii, USA in November 2004. Longest Punch-Bag Marathon WHO: Ron Sarchian WHAT: 36 hr 3 min WHERE: Encino, California, USA WHEN: June 15 - 17, 2004 The record for punch-bag marathon is 36 hr 3 min and was set by Ron Sarchian (USA) at Premier Fitness, Encino, California, USA, from June 15 17, 2004. Ball Contr ol, Football Duration

Most Basketballs Spun Simultaneously WHO: WHAT: WHERE: WHEN:

Michael Kettman 28 London, UK May 25, 1999

WHO: WHO:

Projecte Home Balears WHAT: 3,168 WHERE: Palma de Mallorca, Spain WHEN: June 1-2, 2007

Martinho Eduardo Orige WHAT: 19 hr 30 min WHERE: Padre Ezio Julli Gym, Araranguá, Brazil WHEN: August 2-3, 2003

The longest marathon playing tennis was 30 hr 30 min 30 sec and was achieved by Christian Albrecht Barschel and Hauke Daene (both Germany), at Molln Tennis Club, Molln, Germany, on 11-12 July 2008. The pair raised over EUR 5,000 for a German brain tumour care organisation. The pair completed 39 sets and were in their 40th set when the marathon ended. The score was 21 sets to 18 in favour of Hauke Daene.

The most participants to swim one length each in a 24 hour relay is 3,168 and was set by Projecte Home Balears (Spain) at the Municipal Sports Complex in Palma de Mallorca, Spain on June 1-2, 2007.

Martinho Eduardo Orige (Brazil) juggled a regulation soccer ball for 19 hr 30 min non-stop with feet, legs and head without the ball ever touching the ground at Padre Ezio Julli Gym in Araranguá, Brazil on August 2-3 2003.

Most Ir onman Races Completed In One Year

Longest Tennis Marathon, Singles

WHO: Jacques Fox WHAT: 14 WHERE: From Malaysia to Hawaii WHEN: November 27, 2005

WHO:

The most Ironman races completed in a year is 14 by

Albrecht Barschel and Hauke Daene (both Germany) WHAT: 30 hr 30 min 30 sec WHERE: Molln Tennis Club, Molln, Germany WHEN: 11-12 July 2008 53

The most basketballs spun simultaneously is 28 by Michael Kettman of St. Augustine, Florida, USA, on May 25, 1999 on Guinness World Records, London, UK. Most Runners in a Horse Race WHO: Bayanwula WHAT: 228 WHERE: Xiwuzhumuqinqi, Inner Mongolia Autonomous Region, China WHEN: July 25, 2005 The record for most runners in a horse race is 228 set in Bayanwula, Xiwuzhumuqinqi, Inner Mongolia Autonomous Region, China on 25 July 2005. © Copyright Guinness World Records 2008


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