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aprile 2012 - numero 3

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L’ editoriale

La Puglia vista da Antonio Stornaiolo Siamo nati per soffriggere

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s torie La terra del buon vino Si fa presto a dire vino La Puglia piace al Vinitaly

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Il vino dalla A alla Z

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Vino vizi e virtù

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LVino un’arte antica

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Per la Puglia il futuro è rosato

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Da sommelier a sommelier, raccontami questo Vinitaly

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l avoro il lavoro è dietro l’angolo ma, occhio a non perdere il treno

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s tyle

Bari sempre più fashion Al telefono la ragazza monella e vagabonda Cibo, Colore, energia

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il mangiar sano fa tenedenza

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g usto Il Dolmen Team Culinary campione italiano ai fornelli

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Lu Cuturusciu, Salneto mon amour

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È Pasqua, arriva la scarcella

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c ultura Le macchine di Leonardo La Puglia di Benito Gallo Maresca Il Palazzo Ducale simbolo della rigogliosa cultura martinese Sfogliando la Puglia

s pettacoli

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Lecce capitale del cinema del Mediterraneo

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L’amore è Nina Zilli

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Unico Venditti

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LevanteCon a Bari

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s entieri La Settimana Santa in Puglia La Passione di Cristo attraversa il cuore dle Salento Botrugno e Francavilla Fontana

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Vita conquista Roma

s port Lunga vita ai Cus Centri universitari sportivi, per fortuna ci sono Giovani e vincenti le promesse del Cus Lojacono la storia del Cus

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L’editoriale

fabio Paparella

Informare

nell’epoca dei “social” L’informazione sta cambiando, o meglio, sta cambiando il modo di fare informazione. Nell’epoca della comunicazione 2.0 abbiamo assistito ad un rapido mutare del mondo dei media. Se fino al 1995 internet era una rete dedicata alle comunicazioni all’interno della comunità scientifica e tra le associazioni governative e militari, il boom degli anni 2000 a portato centinaia di milioni di computer “in rete”, tanto che le preivisioni parlano di 2,2miliardi di persone connesse nel mondo nel 2013, cioè domani. La disponibilità di una connessione web in maniera diffusa ha accresciuto anche il numero di notizie e di fonti e quindi di operatori del settore. Tutti possono inserire dei contenuti di qualsiasi genere e a qualsiasi titolo nella rete. È proprio questa la cosa più rivoluzionaria. Abbiamo bruciato le tappe e, dopo circa sei secoli di carta stampata, centotrenta anni di radio e una novantina di Tv, in meno di venti anni internet ha stravolto non solo il modo di informarsi ma anche il modo di informare. Prendete i socialnetwork, quando è stato creato Facebook, doveva servire esclusivamente per gli studenti di Harvard, nessuno immaginava che potesse arrivare ad avere più di 850 milioni di utenti attivi. Quando è stato inventato Twitter, si pensava ad un servizio di sms, nessuno ipotizzava che a distanza di sei anni, ben 500milioni di persone lo utilizzassero per comunicareo che potesse avere un ruolo così importante nella storia dell’uomo. Mi sto riferendo al ruolo fondamentale assunto nella primavera araba o nelle proteste londinesi. Mi verrebbe da dire che l’informazione è come l’acqua: nessuno sa la strada che può prendere ma, state certi che qualsiasi varco troverà, lo percorrerà. Alla luce dell’attuale crisi economica mondiale, l’industria dell’informazione sta rapidamente capitolando. I costi aumentano, le inserizoni scarseggiano e i giornali chiudono. È una realtà figlia di questi giorni. Ma l’informazione non è in pericolo; porprio quando la strada sembra stia per finire, proprio quando il baratro sembra inveitabile, ecco che l’informazione si rigenera. Trova nuove forme e nuova vita sui “social”. Certo, occorre valutare con attenzione ciò che si trova su internet ma, con un po’ di pratica, si riesce a fare un decente filtro delle notizie. Dei socialnetwork, quindi, non potremo più farne a meno. Anche la nostra piccola redazione ha deciso di adeguarsi ai tempi e le nostre pagine “social” da qualche settimana già stanno cambiando. Non più pagine di mera rappresentaza istituzionale, ma vere e proprie pagine-notizia, veri punti di informazione verificata. In fondo non è il mezzo che fa la notizia ma il giornalista. Nelle prossime settimane cercheremo di cambiare ancora una volta pelle, se avete imparato a conoscerci saprete già che è difficile tenerci fermi, amiamo essere avanguardia con l’auspicio di trovarvi come sempre partecipi delle nostre evoluzioni.

f.paparella@publimediasud.it aprile duemiladodici

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La Puglia vista da

antonio stornaiolo

Siamo nati per soffriggere

Vuoi la crisi, vuoi l’instabilità, vuoi i pensieri per la testa, certo è che mai come in questo periodo siamo sempre più sciroccati. Facciamo tanta confusione. Specialmente nello scrivere e nel parlare. Prendiamo fischi per fiaschi, lucciole per lanterne con una facilità imbarazzante. Magari sarà anche il cambio di stagione, chissà. Oppure è davvero tutta colpa dell’angusta realtà nella quale ci ritroviamo a sopravvivere. Senza contare gli schemi comunicativi sempre più complicati ed interattivi: tra feisbuic, tuitter e compagnia cantante ormai non ci si raccapezza più e la confusione è assai. Ed allora capita di leggere su un giornale che: “Un funzionario prima si impicca e poi si spara”. O fuori da un ente pubblico che: “Questo ufficio è chiuso per i morti ed aperto per tutti i santi”. O ancora sulla vetrina di un negozio: “La macelleria è aperta la domenica solo per i polli”. E’ il trionfo del doppio senso, l’apoteosi del qui pro quo. Non di rado si tratta solo di veniali disattenzioni. Fuori da un’orologeria: “Cercasi commessa sveglia”. Altre volte di vere e proprie carenze linguistiche, come spesso accade dal dottore: “-Lei ha dolori allo sterno, ed il paziente –No, solo all’interno…”. Alcune volte invece, la frase goffa è una scelta, il modo migliore per giocare con la vita, a cominciare dalle parole che la raccontano. Sicuramente questo è il caso di un rosticciere napoletano che, davanti alla sua friggitoria, qualche anno fa scrisse un meraviglioso: “Siamo tutti nati per soffriggere”. Cambiando e capovolgendo la realtà attraverso il senso scritto dunque, per molti si alleggerisce l’umana paura che dà l’ignoto. Alla faccia di quelli che si dicono precisi e puntuali. Essì perché di questi tempi bisogna diffidare proprio di quelli che sembrano all’apparenza i più accorti e meticolosi. Costoro esibiscono una testa quadrata, paventano schemi razionali che nulla lasciano alla fantasia ed all’immaginazione. Hanno una soluzione infallibile per ogni evenienza. Sono bassi? Si mettono i tacchi. Hanno le tette piccole? Se le rifanno. Non si trova lavoro? Mettono mano all’Articolo 18 per rendere più facili i licenziamenti. Che è come avere sete ed andare a raschiare la pietra pomice per tirare fuori l’acqua. Eppure grazie a questa ostentata sicumera passano per tecnici specializzati e vanno di successo in successo come le farfalle di fiore in fiore. Ma diciamo la verità: che tristezza! Far quadrare i conti spennando i deboli è troppo facile, troppo! Ed allora evviva le gaffes ed i deragliamenti della mente. L’ultima, bellissima, mi fu raccontata dal Maestro Renzo Arbore a proposito di una sua tournee in Sicilia. Fuori da un teatro, terminati i biglietti, scrissero: “Renzo Arbore è esaurito. Si prega di non insistere”. Prendiamola così la nostra esistenza, con ironia. Per non dimenticare di essere caduchi e relativi. Quando si dice: lo smisurato di Collegno. www.antoniostornaiolo.it

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s torie La terra del buon vino

Si fa presto a dire

VINO Il prezioso nettare vanta una grande produzione in Puglia, dove nel 2010 ne ha prodotto sei milioni di ettolitri pari ad un sesto della produzione nazionale

Forse la parola “Enotria”, che un tempo indicava la Calabria Citra e per estensione la penisola italica, non vuol dire “terra del vino”, come l’etimo suggerirebbe. Di sicuro però pochi luoghi come l’Italia hanno dimestichezza con il vino. Parliamo di una bevanda che ha familiarità remote con il genere umano: siamo certi della presenza del vino solo da cinquemila anni a questa parte, ma gli archeoagronomi azzardano che potrebbe far parte della dieta umana da un tempo almeno doppio, probabilmente in seguito alla casuale fermentazione di un piccolo deposito d’uva (un po’ come avvenne per il pane lievitato). È un prodotto che riempie di sé la letteratura universale, dal fortissimo vino con cui Odisseo ubriaca Polifemo per poterlo accecare nel sonno al “rosso Falerno” cantato da Catullo, fino alle quartine di Omar Kkayyam che inneggiano alle libagioni, giù per li rami fino ai brindisi operistici della Traviata e della Cavalleria Rusticana. Nel mondo si producono annualmente circa duecentosettanta milioni di ettolitri di vino, quasi centosessanta milioni dei quali provengono dal Vecchio Continente. L’Italia, secondo i dati provvisori 2011, vi ha contribuito con quarantadue milioni e duecentomila ettolitri, ricedendo alla Francia il primato che le aveva strappato dal 2007 in avanti. Per la Puglia gli ultimi dati disponibili sono del 2010, ma attestano che il contributo della nostra regione, con poco più di sette milioni di ettolitri, ammonta a circa un sesto della produzione nazionale. All’interno di questa cifra la parte del leone la fa la provincia di Foggia, con quasi due milioni e novecentomila ettolitri ed una superficie coltivata a vigneto di oltre trentamila ettari. I freddi numeri, però, dicono poco in termini economici: il dato saliente è quello del progresso percentuale sul totale dei vini Doc, Docg e Igt, che ormai superano (insieme) il 40% della produzione. Significa che la terra del vino da taglio e del vino ad uso industriale, con la triste rilevanza dei casi di sofisticazione e adulterazione, sta progressivamente raggiungendo la maturità, incrementa il suo valore aggiunto, si insedia nelle fasce alte del mercato interno ed internazionale, produce innovazione e lavoro. Nelle complesse articolazioni dell’attuale borsa del vino, la Puglia dice la sua anche all’interno di quel peculiare fenomeno di marketing che intreccia vitigni, territori e “marchi” familiari. Una complessità ed un valore di cui cerchiamo di dar conto nelle pagine che seguono, e che permettono di dire, con buona pace dei tempi in cui c’erano solo il bianco, il rosso, il rosato, che si fa presto a dire vino: servono i nuovi alfabeti e le nuove grammatiche che la Puglia sta apprendendo e scrivendo. Enrico Ciccarelli

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La Puglia piace al Vinitaly Ancora un grande successo per le aziende pugliesi a Verona durante la quarantasettesima edizione della manifestazione che è ormai una vetrina internazionale del settore vitivinivolo Puglia, dove la terra diventa vino. Con questa frase la regione pugliese si è presentata al Vinitaly edizione 2012, l’evento fieristico della primavera veronese che per molte aziende enologiche presenta un’importante punto di incontro con tutti i clienti, storici e nuovi; per poter presentare prodotti tradizionali o innovativi e per ottenere una maggiore visibilità a livello nazionale ed internazionale. Quattro giorni di degustazioni, incontri, dibattiti, scambi di accordi commerciali, studio delle nuove tendenze del mercato, confronto delle aziende con gli esperti del settore e con alcuni dei più importanti partner di una azienda che produce vino (packaging, marketing e comunicazione, spedizionieri, conservazione e quant’altro). Dopo una domenica di apertura con un’ottima partecipazione e un grande afflusso di visitatori gli organizzatori della kermesse veneta temevano una ridotta presenza della clientela nei giorni successivi, feriali; timori che fortunatamente, nonostante l’inizio della settimana lavorativa, si sono rivelati infondati, con un flusso costante di degustatori e visitatori presenti. Anche se considerata da alcuni nient’altro che una semplice vetrina, per molti altri invece è un momento, un’esperienza, un’occasione, un approccio importantissimo con i propri clienti. Un mercato, quello del vino, che nonostante il calo di alcuni storici compratori, come più imprenditori hanno tenuto a sottolineare girando tra gli stand veronesi, soprattutto degli Stati Uniti e dell’Europa, sta cercando con soluzioni positive altre strade, soprattutto nei mercati nascenti asiatici. E al Vinitaly 2012 la Puglia ha avuto un ruolo di primo piano. Molti i piccoli produttori di eccellenze locali, molte novità e tante conferme per i nomi già noti al pubblico degli estimatori dei vini regionali che iniziano a farsi conoscere anche oltreoceano. Con la collaborazione di AIS, Associazione Italiana Sommelier Puglia, Movimento Turismo del Vino Puglia e Onav, Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino Puglia, i dati diffusi dalla Regione Puglia confermano il successo di questa edizione: centinaia i giornalisti accreditati nell’area Puglia tra blogger, relatori e guide; 256 incontri del “Taste press &blog” organizzato dal Movimento Turismo del Vino; buyer ed importatori esteri che hanno incontrato i produttori sviluppando migliaia di contatti; 32 eventi organizzati tra conferenze stampa, degustazioni mirate a cura dell’Onav Puglia e assaggi “raccontati” dalle Masserie didattiche dedicate ogni giorno ad un particolare territorio della Puglia. Ma sono i dati a fare della Puglia uno degli indiscussi leader nazionali del settore. Un padiglione interamente riservato alla nostra Regione, il “Padiglione dieci”, riservato alle produzioni pugliesi: 144 cantine espositrici presenti con quasi 2500 etichette per un totale di 60mila bottiglie consumate e 600mila calici riempiti. Nell’Enoteca dei vini di Puglia sono state stappate dai sommelier dell’Ais Puglia, 1200 bottiglie per un totale di 12mila calici degustati. All’interno degli stand la media degli incontri con gli operatori del settore è stata di circa 150 unità per singola azienda. Una importante novità di quest’anno è stata la presenza dei cuochi delle Masserie didattiche che attraverso gli orti di Puglia hanno raccontato e fatto degustare piatti semplici e genuini abbinati ai vini serviti in Enoteca. Un abbinamento, quello tra enologia e gastronomia tipica, che ha reso lo stand pugliese tra i più affollati, garantendo alle aziende pugliesi presenti in Veneto un alto ritorno in termini di immagine e di approccio al cliente sopra la media. Un settore importante per la nostra economia. Che nonostante l’aggressione di nuovi ed agguerriti produttori esteri (Sudamerica, Sudafrica, Australia…) si posiziona ai primi posti per quantità e soprattutto per qualità. Un fermento di aziende anche piccole e piccolissime, ognuna con la propria storia, la propria qualità, i propri segni di riconoscimenti, che fanno della enologia pugliese una delle più variegate dell’intero quadro nazionale.

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Il vino dalla A alla Z Ecco un piccolo dizionario utile a chi si avvicina per la prima volta a questo mondo AVVINARE il termine indica la pratica di versare un po’ di vino in un recipiente ligneo perché assuma l’odore del vino. Lo si fa in particolare con le botti nuove. Per traslato, indica il lieve movimento rotatorio che i degustatori imprimono al vino nel calice prima di berlo

INFARTO il vino, in particolare quello rosso, svolge una preziosa funzione di “pulizia” delle arterie coronariche dal colesterolo, ed assunto in moderata quantità riduce il rischio di infarto del miocardio. Per questo l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera presidio medicosanitario l’assunzione di un bicchiere di vino rosso ai pasti.

BOUQUET mutuato dai fiori, questo termine indica l’insieme dei profumi che un vino acquista con la maturazione in botte e poi in bottiglia

LIQUOROSO un vino che somiglia ad un liquore per struttura e dolcezza. Indica una gradazione superiore ai 15°

CUVÈE l’atto con cui si miscelano vini di diversa provenienza e di diverse annate. Un procedimento particolarmente diffuso nella produzione dello champagne.

METODO CLASSICO O CHAMPENOIS procedimento di elaborazione dello Champagne o degli spumanti di qualità superiore (V.M.Q.P.R.D.) attraverso la seconda fermentazione alcolica in bottiglia dei vini (presa di spuma), e successiva aggiunta di liquore e lieviti di tiraggio. In seguito i vini vengono scossi, filtrati e dosati.

DECANTER La caratteristica ampolla di cristallo nella quale si opera la decantazione del vino, in particolare del rosso. L’ossigenazione consente al vino imbottigliato di recuperare tutti i suoi profumi e sapori.

NOME La parola “vino” deriva dal termine sanscrito “vena”, che vuol dire “amare”, ed è la stessa da cui deriva il nome latino della dea Venere.

SUGHERO L’uso di tappare con il sughero le bottiglie di vino risale al Settecento, ed è considerato uno dei passi fondamentali per la nascita della moderna indstria del vino TANNINI sostanze che si trasferiscono al vino dalla buccia dell’uva prima e dalle botti di legno poi, importanti per il colore e per la conservazione. Danno un gusto astringente e ruvido che si attenua con l’invecchiamento

VITIGNO Con questo termine si indica una particolare varietà di vite. generalmente utilizzata per la produzione di vino. I vitigni si possono distinguere per differenti forme e colori dei chicchi di uva, del grappolo e delle foglie, oltre che per differenti periodi di maturazione e soprattutto per le diverse caratteristiche organolettiche dei vini da essi ottenuti.

OSSIDATO la prolungata esposizione del vino all’aria genera un processo di ossidazione, con perdita di consistenza del profumo e del sapore e opacizzazione del colore. Si parla anche di vino “marsalato” (per i rossi) o “maderizzato” (per i bianchi)

WATERLOO La battaglia che segnò la fine dell’epopea napoleonica fece anche la fortuna dello champagne: i soldati di Wellington, dopo la battaglia, saccheggiarono tutte le cantine della regione e fecero conoscere nei loro Paesi un vino fino ad allora sconosciuto: lo Champagne.

FERMENTAZIONE il processo chimico che trasforma gli zuccheri in alcool e anidride carbonica viene definito fermentazione alcoolica. Ad essa segue (tipicamente in primavera) la fermentazione malolattica, con la trasformazione dell’acido malico in acido lattico.

PASSITO vino tipico da dessert, ottenuto da uve appassite (sia lasciate appassire sulla pianta che su graticci dopo la vendemmia), ad elevato tasso alcolico e contenuto di zuccher

WINEMAKER letteralmente significa “viticoltore”, ma il termine è passato ad indicare gli “architetti del vino”, tecnici competenti che propongono innesti e miscele innovative alle case vinicole.

GRANATO colore peculiare di grandi vini rossi da invecchiamento

ROTONDO definizione di vini dal gusto morbido con moderata acidità e corpo

ERBACEO aroma vegetale tipico di vini giovani o fatti con uve non perfettamente mature; caratteristico del carbernet e del merlot

ZUCCHERAGGIO operazione illegale di sofisticazione che consiste nell’aggiungere al mosto dello zucchero nella fase precedente la fermentazione, al fine di accrescere artificiosamente la gradazione alcoolica del vino. Enrico Ciccarelli

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VINO vizi e virtù

Abbiamo chiesto a due medici di aiutarci a comprendere meglio pregi e difetti del “nettare di Bacco” che come tutti gli alcolici crea danni con un uso sconsiderato

La manifestazione Le due anime del vino s’inserisce nel programma di diffusione della cultura del vino e del suo consumo consapevole, dell’Associazione Italiana Sommelìer. L’ambivalenza proposta svela le peculiarità di questa bevanda nota sin dall’antichità e che oggi è parte integrante della dieta mediterranea. Convivio, Religione e Medicamento per gli antichi Greci e Romani, tradizione salvaguardata dagli Ordini Monastici, giunge a noi con tutte le sue proprietà ivi comprese quelle degli enoliti o vini curativi (vin brulè). Il Vino, riscoperta delle nostre origini, salvaguardia delle nostre tradizioni, è oggi arricchito dalle evolute tecniche colturali e di cantina universalmente riconosciute.

mostravano mortalità differenti, per effetto protettivo indotto da un maggiore consumo di vino (“Effetto Paradosso” o “Effetto Bordeaux”, dal nome della regione con minori eventi cardiovascolari). Il vino è un alimento molto nutriente (7 Kcal/gr di alcol contro le 4 Kcal/gr. di proteine e zuccheri): un bicchiere di vino con titolo alcolometrico di 12° sviluppa 67 Kcal.; un autentico laboratorio di sensazioni in grado di accompagnare ed

esaltare gli alimenti a cui viene abbinato, che trasmette proprietà benefiche, felice sensazione di convivio ed effetto rasserenante, se consumato con consapevole moderazione. Le dosi raccomandate anche dal Ministero non devono superare i 40gr./die per l’uomo e 20gr./die per la donna, ossia un consumo di circa 12 grammi di alcol al giorno, equivalenti a 2 bicchieri colmi di un vino con 12 gradi alcolici.

In foto Nicola Signore e Francesco Campione

LE VIRTÙ DEL VINO Le proprietà curative sono state confermate dalla scoperta scientifica di un costituente di cui l’uva è ricca, il resveratrolo, ad azione antiossidante, antiinfiammatoria, immunostimolante ma soprattutto antivirale e antitumorale con benefici soprattutto a carico dell’apparato gastroenterico e cardiovascolare. Il progetto Monica dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), pubblicato nel 1992 in una prestigiosa rivista medico scientifica, sorprendeva il mondo della stampa con un risultato paradossale: nazioni a pari elevato consumo di grassi,

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Vino, un’arte antica Breve viaggio nella conoscenza del vino e della viticultura italiana e pugliese attraverso la Storia, il Mito e l’Arte

Nicola Signore

Vinitaly è un evento imperdibile per professionisti e “profani” dell’enogastronomia e può diventare l’occasione per ricordare che il vino è parte integrante del tessuto culturale del nostro Paese, legato tra Mito ed Arte, alla storia dell’Italia ed, in particolare, della Puglia. Le prime tracce della coltivazione della vite provengono dall’Oriente, in un’area compresa tra il Mar Nero e l’Iran, tra il VII ed il IV millennio avanti Cristo. La viticultura e la produzione di vino giungono nella nostra Penisola attraverso i rapporti che le popolazioni delle Isole Eolie intrattengono con l’Egeo in epoca preistorica avendo, poi, più ampia diffusione durante la colonizzazione greca. È proprio in Grecia che “la vite si intreccia al Mito”, legandosi al culto del dio Dioniso: frutto di una delle tante avventure extra coniugali di Zeus, è il dio dell’ebbrezza ma anche della salvezza donata ai propri seguaci. Dalle feste religiose connesse al culto dionisiaco, ai simposi di cui tanto scrissero letterati e filosofi ellenici, dalla produzione di vasi per il mescolamento, trasporto e consumo del vino, alla ritualità funebre, il bagaglio di conoscenze greco viene “travasato” nel territorio italiano, in particolare in quello della Magna Grecia pugliese che vede come centro nevralgico Taranto e che poi si diffonderà in Messapia – l’odierno Salento – e la Peucezia – l’attuale provincia di Bari. La civiltà romana – Plinio il Vecchio parla di viticultura con dovizia di particolari nel suo Naturalis Historia - sarà l’erede di questo patrimonio che poi arriverà nel Medioevo, in cui il vino si inserisce in un contesto di teorie, pratiche ed abitudini collegate ad una sana alimentazione. Forse avvelenata dalla celeberrima In alto a sinistra: Cratere a figure rosse Lucrezia Borgia per eliminare i (V secolo a.C.) raffigurante Dioniso intento propri nemici, fedele compagna di nell’osservare una menade danzante poeti ed artisti – Amedeo Modiritrovato a Ceglie del Campo. gliani, purtroppo, ne fece un uso smodato che lo portò alla prematura morte – la bevanda ed il suo cultocultura giungono, finalmente, sino ai nostri giorni, protagonisti di eventi e rassegne ma anche di quotidiane situazioni conviviali. Per i lettori “assetati” d’arte, è possibile approfondire il lato archeologico Il Satiro delle “vicende vinicole” legate alla (II sec a.C.) nostra regione, visitando la mostra ritrovato nel La vigna di Dioniso – Vite, vino territorio di e culti in Magna Grecia, allestita Taranto. presso Palazzo Simi, Bari, aperta fino al 15 Aprile 2012. Buon divertimento…e prosit!

Francesco Campione

Alessia Colaianni

UN BICHIERE DI TROPPO Il vino rappresenta altresì, una bevanda alcolica e come tale psicoattiva, in grado di indurre dipendenza e alcolismo se consumata fuori pasto e in alte dosi. L’abuso apporta danni cronici a quattro organi “bersaglio”: cervello, fegato, cuore, rene. Tali effetti sono amplificati se contemporanei all’esposizione ad agenti nocivi lavorativi (solventi o pesticidi). Oggi l’alcol rappresenta per frequenza, la principale causa di abuso nei giovani e la sua potenza è accresciuta dall’uso contemporaneo di droghe o farmaci. La sua assunzione dovrebbe essere fortemente sconsigliata prima dei sedici anni e il consumo divenirne concetto pedagogico. L’attuale normativa penalizza l’uso di alcol alla guida, il cui dibattito è ancora aperto in merito alle dosi (il limite max tollerato alla guida è di 0,5 g/litro) o all’eventuale divieto assoluto. Solo un consumo consapevole e moderato è in grado di far emergere gli aspetti generosi e salutari che il vino offre evitandone gli effetti dannosi. Concludendo, già dall’antichità, il vino ha insiti in sé, due aspetti : il vino “amico” ma anche possibile “nemico”; l’anima bianca e l’anima nera. Cardiologo

Oculista

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s torie Per la Puglia il futuro è...

rosato!

Da cugino povero, o quasi, dell’enologia italiana a regina delle carte dei vini, tanto da meritare un Osservatorio ad hoc. Sono i Rosati la vera rivelazione del Vinitaly 2012.

I dati sono chiari ed in crescita, sia a livello nazionale che per quanti riguarda le esportazioni, così come confermato dall’Assessore all’agricoltura della Regione Puglia Dario Stefàno durante un dibattito a Verona. “I dati sono in crescita a fronte di una contrazione diffusa dei consumi e tra gli addetti ai lavori c’è la netta percezione di enormi possibilità di sviluppo per i vini in rosa. Non a caso la nostra regione ha ideato e organizzato il Primo Concorso nazionale dei Vini Rosati, che a breve entrerà nel vivo. E non si tratta di un concorso estemporaneo, frutto di un’operazione di marketing bensì nasce da un percorso virtuoso che vogliamo condividere con tutte le regioni, confrontandoci con chi è più avanti di noi”. I campioni pugliesi verranno giudicati il

20 e 21 aprile prossimi a Bari. La cerimonia di premiazione, invece, è programmata il 5 maggio prossimo a Otranto nel corso di un convegno internazionale al quale ha già assicurato la sua presenza il ministro Catania. La Puglia, insomma, protagonista indiscussa, vista la leadership quantitativa e qualitativa nel comparto dei rosati: “Oltre il 40% della produzione va in effetti localizzato nella nostra regione – ha sottolineato Stefàno – ma voglio ricordare come i rosati, per storia e tradizione, siano presenti in quasi tutto il territorio nazionale. E sono moltissime le denominazioni che includono nei loro disciplinari la tipologia rosato. Un motivo in più per puntare con sempre maggiore convinzione sui rosati italiani”. Durante l’incontro è stato ricordato il tentativo, di appena qualche anno fa, dell’Unione Europea di cambiare le regole di produzione dei vini rosati autorizzando la miscela di rossi e bianchi, vicenda nella quale la Puglia ha svolto un ruolo determinate nel bloccare l’i-

niziativa che avrebbe mandato in polvere una tradizione produttiva millenaria. Da qui, prima l’idea del Concorso dedicato ed ora quella di avviare la costituzione di un Osservatorio nazionale in chiave allargata, con tutte le regioni italiane, il Ministero delle Politiche Agricole e i privati. “Finalmente i rosati stanno trovando diritto di cittadinanza anche nelle carte dei grandi ristoranti – ha spiegato Alessandro Scorsone, sommelier e volto televisivo intervenuto a Vinitaly -. In passato sono stati a lungo bistrattati ma bisogna dire con onestà che non c’era una grande qualità. Ora le cose sono cambiate ed in Italia siamo fortunati perché possiamo vantare rigidi controlli e una pulizia delle cantine che non troviamo altrove. Il rosato, con la sua struttura può supportare una serie infinita di cibi. Ricordo che il vino non deve dissetare ma allietare le papille gustative e quando lo si assaggia in realtà si assaggiano le regioni e la filosofia dei loro produttori”. Roberto Mastrangelo RIPRODUZIONE RISERVATA

Come si produce un rosato? Il processo di produzione dei vini rosati è a metà strada tra quello in bianco e quello in rosso. Il rosato si produce da uve rosse che vengono pigiate, lasciando le bucce macerare nel mosto quel tanto che basta affinché il vino prenda il colore desiderato. Una tonalità più o meno intensa, che dal rosa può arrivare al chiaretto per il nostro bistrattato rosato. Ottenuto il giusto colore, si separano le bucce dal vino (svinamento) e la fermentazione prosegue in recipienti di acciaio. Successivamente il vino viene travasato e reso limpido. Dopo un periodo di affinamento (riposo per la maturazione) il vino viene filtrato e imbottigliato.

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Da sommelier a sommelier, raccontami questo Vinitaly La nostra amica e preziosa esperta Angela Giasi intervista la collega sommelier Maddalena Nuzzo per scoprire le novitò di questa edizione del VinitalyMaddalena Nuzzi Ciao Maddalena, quest’anno per un malaugurato incidente non ho potuto partecipare come sommelier a Vinitaly, però per soddisfare le curiosità dei nostri lettori ho pensato che potresti aiutarmi a guidarli in un giro virtuale tra le novità nel panorama dei nostri vini pugliesi. C’è chi conosce solo i vini rossi della nostra regione soprattutto Primitivo e Negroamaro. «È ora che si sfati la convinzione che in Puglia si beva solo Rosso e che si mettano nella giusta luce la varietà e la qualità del patrimonio ampelografico pugliese, elementi che vanno sempre più a costituire motivo di interesse per consumatori ed estimatori. Si può spaziare liberamente, avendo a disposizione un’ interessante varietà di vitigni; ed è bello ed entusiasmante bere pugliese dall’aperitivo al dolce». Brava! E, a proposito, descrivi ai nostri lettori le novità sul coté dei bianchi. «Ecco due novità: Fondovico e Fontana di Ticchio, entrambi di Colli della Murgia, le loro ultime creature Vino bianco frizzante Igp Puglia per Fondovico, da agricoltura biologica; da vitigni: greco, malvasia, bianco d’alessano, moscato, prodotto nell’Alta Murgia Barese, in un terreno tendenzialmente argilloso con scheletro calcareo; uve allevate a guyot da 4500 piante per ettaro a 450 m s.l.m.; raccolte manualmente nel mese di settembre; pressatura soffice e decantazione a freddo, fermentazione in serbatoi di inox a 16° per 2 settimane; rifermentazione in autoclave a 14° C., riposa per 30 gg in bottiglia prima della messa in commercio; 10,5%Vol.. Colore giallo paglierino, fruttato che riporta alla mela annurca, ricordo di salvia; floreale che riporta all’acacia. Fresco e sapido e perlage persistente. Ideale come aperitivo, cremosità data dal suo notevole residuo zuccherino: 24g/l. L’altro , Fontana di Ticchio, è un vino bianco frizzante Igp Puglia brut da agricoltura biologica; da vitigni: fiano e chardonnay, prodotto nell’Alta Murgia Barese, in un terreno tendenzialmente argilloso con scheletro calcareo; le uve, allevate a guyot da 4500 piante per ettaro a 450 m s.l.m. sono raccolte manualmente nel mese di settembre e poi pressate direttamente evitando la pigiatura. Seguono la decantazione a freddo e la fermentazione in inox a 16°C per due settimane poi la rifermentazione in autoclave a 14°C e resta in bottiglia per almeno 3 mesi prima della messa sul mercato; 13& Vol. e residuo zuccherino di 6 g/l. Fresco e fragrante, con chiari riferimenti al lievito e alla crosta di pane; fruttato che ricorda la banana e il litchis. Bollicine fini e persistenti che mettono in

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risalto i sentori primari dei vitigni, vino da aperitivo, da abbinare a frutti di mare crudi». Credo che tutti vorranno provarli, ma continua... «Ti faccio assaggiare un’altra bollicina, ma cambiamo colore, passiamo al rosa tenue brillante, sorseggiando il Melarosa spumante extra dry di Cantine due Palme, uve di negramaro in purezza vinificate in bianco o ancor più legittimo dire …in rosato. Si perché siamo nel grande Salento, la patria del rosato. Versiamo il Melarosa nel calice e lo sentiamo scendere allegro, poi scorgiamo il suo perlage fine e di media persistenza. Al naso ci giungono delicate note di garofano, acqua di rosa e pesca. In bocca ritroviamo, sorprendentemente, un notevole corpo in piacevole equilibrio e lo vediamo abbinato

ad un carpaccio di gamberi». Ora ti suggerirei di passare ai vini in abbinamento con i primi. Risaliamo in Valle d’Itria, in terreni di natura calcarea, in vigne, in alcuni casi, anche di oltre 45 anni, sapientemente coccolate dall’Azienda Albea che ha a cuore la salvaguardia della tipicità. Versiamo il loro Selva locorotondo bianco doc, 12,5% Vol; uve: verdeca 50%, bianco d’alessano 40%, fiano 5%, in acciaio. Paglierino tenue, buona intensità olfattiva: frutta a polpa gialla, cedro, ginestra, note iodate, the verde. Sapido, in corrispondenza con il naso, fresco ma con buona struttura ed importante morbidezza , persistente. Lo vedrei in armonia con tagliolini agli asparagi selvatici e crema di latte, oppure ad un primo con il magazine dell’eccellenza pugliese


s torie gamberi e zucchine. Fai venire la voglia! Vai avanti con i vini da abbinare ai secondi. «Restiamo sui bianchi e con filetti di baccalà fritti, ci berremmo un Fiano Minutolo o Minutolo di Cantine Polvanera. Siamo in agro di Gioia del Colle, i vigneti di questa azienda che lavora in biologico le sue uve, si trovano ad altitudini che arrivano in alcuni casi a 500-600 metri e che garantiscono escursioni termiche più ampie, quindi acidità più sostenute e intenso e variegato sprettro aromatico. Il Minutolo 100% 2010 che versiamo , ci appare di un paglierino luminosissimo. Al naso il vino è una sinfonia di aromi: rose bianche, susine, litchi, note agrumate. Il gusto ci parla di freschezza, di buona intensità, di struttura possente ma equilibrata. Buona persistenta aromatica». «Ma sui secondi va bene anche un rosato pugliese, come questo Gazza rosata un Puglia Rosato igt, 90% bombino nero e 10% nero di troia; l’azienda è Santa Lucia, solida realtà che ha come obiettivo quello di nobilitare i vitigni autoctoni. Il Gazza rosata, appare attraverso il calice di un rosa cerasuolo tenue e brillante; al naso sono riconoscibilissimi il lampone e il sottobosco. Sapido,

abbastanza fresco e con una poderosa struttura. Abbastanza persistente, andrà a sposarsi perfettamente ad una cernia al forno». Come concludiamo questo excursus? «Dulcis in fundo , dalle terre assolate e selvagge della Murgia nord-occidentale, da vigneti che dimorano su suolo roccioso e calcareo di origine carsica , l’azienda Torrevento produce il suo nettare da Moscato di Trani, si chiama non a caso Dulcis in Fundo, Moscato di Trani dolce, naturale, paglierino netto. Il vino si apre con profumi di canditi, miele, ananas e fiori bianchi. Dolce e cremoso al gusto, fresco e sapido, solo come i grandi vini dolci possono essere; ideale sui dolci a base di pasta di mandorla della tradizione pugliese, ma anche su gorgonzola e pere».

Alcuni momenti di questa edizione 2012 del Vinitaly: Anche Al Bano Carrisi era a Verona per promuovere la sua cantina; Più sotto altre due rinnomate cantine pugliesi: Cantine Miali e Due Palme.

Credo che i nostri lettori saranno soddisfatti e molti consumatori saranno solleticati nella loro curiosità : una Puglia “in bianco” finalmente! Hai ragione! A Vinitaly quest’anno si è messo l’accento sull’eleganza e che cosa c’è di più elegante dei nostri bianchi e dei nostri rosati? Angela Giasi

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ETICHETTE INTERATTIVE? LA TECNOLOGIA PUÒ AIUTARE Come anteprima al Vinitaly di Verona è stato presentato uno studio della facoltà di Agraria dell’Università di Torino, che ha progettato e sta mettendo tecnicamente a punto un QR code per ogni bottiglia di vino. Il lettore, utilizzabile attraverso l’uso di uno smartphone, rende visualizzabile l’etichetta completa di informazioni produttive, modalità di produzione e commercializzazione, caratteristiche del vino e del produttore. La storia di una cantina in un semplice QR code. Un risparmio per le aziende che potrebbero modificare le etichette e dare informazioni aggiuntive al cliente senza dover ogni volta ristamparle. Quali saranno le prime aziende ad utilizzarlo?

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Il lavoro è dietro l’angolo ma, occhio a non perdere l’occasione Se da una parte si continua a dire a gran voce che oggi trovare lavoro è un miraggio, è altrettanto vero che spesso chi ha delle opportunità le spreca con prese di posizione di principio e poca flessibilità… e allora perché? Siamo davvero diventati tutti così esigenti? Oppure forse è cambiato qualcosa nella nostra percezione e nella cultura del lavoro? Se interpretiamo meglio le informazioni del mercato del lavoro però, appare necessario fare chiarezza anche su altri aspetti dello questo scenario, onde evitare di appartenere così ad un gregge che bela senza sapere sia il perché e sia per cosa. Per trovare lavoro occorre dire anche che, innanzitutto bisogna cercarlo, ma cercarlo per davvero in modo costante, instancabile inviando centinaia di curriculum e non solo via mail. In realtà un dato comune che emerge dai vari studi sul mercato del lavoro e la resistenza al cambiamento da parte dei candidati, resistenza che spesso si evidenzia già nella telefonata di convocazione alla selezione, “scusi potrei arrivare più tardi, sa devo prendere i mezzi e rischio di alzarmi presto, oppure ma alle dieci di mattina è presto non si può fare alle 12”, altra resistenza è la gestione della distanza per soli max 30 km per raggiungere il luogo di selezione per molti è troppo… e spesso la richiesta è non venite per caso dalle mie parti più vicini dove abito magari in futuro. Le altre centinaia di stranezze nelle obiezioni telefoniche non le elenco ma rifletto con voi nel dire subito, ma dov’è in questi casi , e sono tanti, l’urgenza di trovare lavoro, da dove si percepisce la necessità di misurarsi con una vera sfida basata su progetti chiari del candidato. Per non parlare poi dei tanti casi dove la poca flessibilità nel gestire i cambiamenti di abitudini per poter conservare il proprio posto di lavoro crea conflitti insormontabili tra dipendente e azienda, conflitti che a volte portano fino al licenziamento. Insomma roba da mandare in confusione chiunque, allora forse è opportuno fare la tara alle tante voci che sentiamo e non credere così facilmente al belare di un gregge, approfondendo scoprirete che esistono molte verità o se preferite realtà. Le opportunità ci sono come vedremo fra poco, ma ancora una volta mi preme rimarcare un aspetto, non deve essere il lavoro a cercare noi ma il contrario, e poi svestiamoci dei tanti pregiudizi inculcati da famiglia e sociètà, ripuliamo il nostro punto di vista e vedrete che allora sarà anche più semplici capire dove sono le imprese che assumono e se c’è spazio per profili come il nostro.

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A.S.P.P. Addetto servizio prevenzione e protezione

Responsabile tecnico amminsitrativo di cantiere

Per importante azienda cliente operante nel settore del vetro, ricerchiamo:

Per prestigiosa Società nostra Cliente, operante nel settore dell’edilizia ricerchiamo:

A.S.P.P. ADDETTO SERVIZIO PREVENZIONE E PROTEZIONE

RESPONSABILE AMMINISTRATIVO DI CANTIERE

Principali attività: Dovrà gestire e coordinare le attività di sicurezza stabilite programmerà le riunioni periodiche necessarie e seguirà i programmi di formazione ed informazione specifici dei lavoratori. Gestirà tutte le procedure e le attività relative alle normative di carattere ambientale

La figura avrà le seguenti responsabilità: • gestione delle attività amministrativo/ contabili • gestione tecnico-amministrativa del cantiere. Requisiti richiesti: Il candidato ideale possiede una formazione in discipline economiche , esperienza in ambito amministrativo all’interno di realtà modernamente organizzate. capacità di lavorare in team completano il profilo. Tipologia contratto: Iniziale contratto di somministrazione con possibilità di assunzione diretta da parte di azienda cliente. Orario: Full time, dal lunedì al venerdì. Sede di lavoro: Bari

Requisiti: possesso di laurea in ingegneria, 3/4 anni di esperienza nella mansione, preferibilmente con provenienza da aziende di produzione (a ciclo continuo). Completano il profilo, un buon utilizzo del pacchetto office, buone doti relazionali ed organizzative. Disponibilità, flessibilità a lavorare su turni e massima serietà. Sede di lavoro: provincia sud barese Orario di lavoro: full time PER CANDIDARSI INVIARE CV E FOTO ALL’INDIORIZZO MAIL bari@inforgroup.eu

PER CANDIDARSI INVIARE CV E FOTO ALL’INDIORIZZO MAIL Selezionetalenti@bancamente.it

@ scrivete a: enzoielpo@bancamente.it Enzo Ielpo risponderà alle Vostre mail

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Al telefono la ragazza monella e vagabonda Brillante accordo di co-marketing per l’azienda di abbigliamento barlettana con la compagina telefonica H3g Italia. Un sistema di comunicazione aziendale alternativo per la campagna primaverile Moda e telefonia rappresentano senza alcun dubbio due delle passioni dei giovani. Una maglietta, un paio di pantaloni ed un telefonino perennemente acceso, per poter essere in contatto con i propri amici. È la ricetta comune alla stragrande maggioranza degli adolescenti degli anni duemila. Cosa c’è di meglio, quindi, che offrire l’uno e l’altro allo stesso tempo? È la riflessione alla base del co-marketing che vede protagonisti Monella Vagabonda, un famoso brand del territorio pugliese (di Barletta più precisamente) e nei primi posti delle preferenze giovanili di tutta Italia, ed un colosso della telefonia mobile, 3 Italia.   Un nuovo metodo di comunicazione commerciale che mette insieme due (o anche più) marchi importanti per fornire ai propri clienti un valore aggiunto maggiore della somma dei valori dei singoli prodotti. Questa la scelta della nuova campagna primaverile dell’azienda dell’imprenditore barlettano Luigi Gorgoglione, titolare del marchio della simpatica ranocchia verde con un fiore in testa. Acquistando un qualsiasi capo della linea donna-bambina, a qualunque prezzo, si avrà diritto a 9 euro di traffico telefonico e a un buo-

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no sconto di 8 euro sul costo di attivazione dell’offerta Smartpack Black. Per aderire basterà consegnare in uno dei negozi 3 la cartolina che si riceverà dal rivenditore. Ecco in sintesi l’offerta. Non uno sconto diretto sul proprio prodotto, ma la possibilità di ricevere un beneficio su un altro prodotto, altrettanto appetibile dai giovanissimi, come una ricarica telefonica. «L’accordo con un’azienda come 3 Italia è un grande riconoscimento alla qualità del nostro prodotto», sottolinea Luigi Gorgoglione, titolare di Monella Vagabonda. «Cerchiamo sempre di offrire qualcosa in più ai nostri clienti e, considerando l’importanza che la telefonia mobile riveste oggi nella vita di ognuno di noi, crediamo di aver fatto un bel regalo a tutte le “monelle vagabonde” d’Italia». Quali sono gli obiettivi della vostra campagna? «L’iniziativa ovviamente punta a far penetrare sempre più il nostro marchio sul mercato e procede parallelamente a una ricerca continua finalizzata a migliorare sempre più la qualità del nostro prodotto».

Qui sopra la campagna promozionale di Monella vagabonda e Tre.

L’accordo tra Monella Vagabonda e 3 Italia è frutto della consulenza di Wake Up, e l’uso del co-marketing (per gli addetti ai lavori) è un percorso ben noto ed utilizzato sempre maggiormente dalle aziende di successo, che diventano una sorta di “testimonial” di altre aziende, ottenendone in cambio dei vantaggi di immagine e di posizionamento dei propri prodotti. «Il co-marketing è una strada molto interessante per sviluppare il proprio business», aggiungono Fabio Mazzocca e Marco Divenuto, titolari di Wake Up. «Siamo lieti di aver portato a Barletta un’azienda importante come 3 Italia. Siamo certi che Monella Vagabonda trarrà grandi benefici da questa operazione. Ci auguriamo di poter ispirare altre aziende del territorio a realizzare operazioni di questo tipo». Ma l’azienda di Barletta, il cui marchio nasce da un’idea di Luigi Gorgoglione, che 5 anni fa si inventa Monella Vagabonda con l’obiettivo di dare al pubblico femminile un prodotto di qualità a basso costo. Il grande successo dell’azienda pugliese ha contribuito ad una vera e propria rivoluzione del settore dell’abbigliamento femminile, creando il fenomeno definito “Fast Fashion”; una concezione il magazine dell’eccellenza pugliese


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H&M aumenta le vendite anche grazie alla Puglia Qui sotto Anna Tatangelo, mentre in basso a sinistra Belen Rodriguez, le due bellissime donne già testimonial dell’azienda barlettana.

Il colosso svedese dell’abbigliamento lowcost cresce ancora nel fatturato e un contributo significante giunge dai punti vendita pugliesi e intanto è giunto a novantuno punti vendita in Italia

Con l’arrivo della primavera il colosso svedese dell’abbigliamento Hennes & Mauritz ha spento le candeline del suo novantesimo punto vendita in Italia. Il 21 marzo infatti, H&M aprirà il suo terzo store in Liguria, presso il Centro Commerciale Le Terrazze di La Spezia. Intanto il gruppo svedese di abbigliamento ha fatto registrare, nonostante il momento non certamente felice del commercio al dettaglio, un incremento delle vendite del 13% nel primo trimestre del 2012, pari a un +3% a cambi costanti. Le vendite del colosso svedese del fast fashion nel periodo gennaio-marzo 2012 si sono attestate a 3,1 miliardi di euro circa. Buoni numeri, secondo i responsabili, per tutti e 4 i negozi pugliesi di H&M, nel centro commerciale Gran Shopping di Molfetta, a Bari in via Sparano, nel centro commerciale Bariblù di Triggiani e nel centro commerciale Le Colonne di Brindisi. E’ il chiaro segnale di una moda giovane, quella proposta da H&M, che va alla ricerca di abbigliamento interscambiabile, multiculturale e, soprattutto a basso costo. Bene la ricerca degli accessori di abbigliamento, mentre i capi più “importanti” e “costosi” sono in deciso calo. Senza stagioni il jeans, mentre per questa estate “andranno di gran moda i colori tenui e pastellati”, come ci dicono in un negozio H&M, ma sempre alternati a colori più decisi ed intensi. Una estate, dunque, alla ricerca del colore e di quel tocco di personalizzazione del proprio abbigliamento, a cui la catena è decisamente orienteed. R.M. innovativa del prodotto moda con prezzi contenuti, valorizzato da efficaci campagne di marketing e testimonials di grande notorietà, tra cui Belen Rodriguez, Anna Tatangelo, Elisabetta Gregoraci, ed importanti campagne sui maggiori media nazionali. Chiediamo ancora a Gorgoglione, alla luce dello sviluppo del vostro marchio su altre categorie merceologiche non direttamente collegate al mondo dell’abbigliamento, quali sono i vostri piani di sviluppo per i prossimi anni? «Guardiamo con attenzione particolare al mondo Cartoon. Vogliamo animare il nostro marchio, ed intanto guardiamo con attenzione ai fumetti, ai giocattoli, ai 3D». Oltre all’Italia, quali altre aree di mercato secondo voi saranno in futuro strategiche per lo sviluppo del vostro brand? «La Cina sicuramente, da guardare sempre più come mercato potenziale e meno come Paese fornitore.., poi, il medio oriente con il quale stiamo già lavorando e verso il quale percepiamo una sempre maggiore fiducia».

In foto una delle campagne pubblicitarie del colosso svedese H&M.

Isabella Battista RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cibo, Colore, energia

il mangiar sano fa tendenza E nato Frulez, bistrot nel cuore di Bari in cui si possono assaporare insalate particolari, centrifugati e birra artigianale per tutti i tipi di palato Una nuova realtà è il posto migliore dove crescere e trovare nuovi stimoli per un’attività professionale. Lo sanno bene Lorenzo Diomede e Michele Melillo. Hanno 35 anni, un consistente background didattico arricchito da esperienze in Italia e all’ estero ed un sensibile attaccamento alle origini che ha trasformato il loro know how in un’esperienza imprenditoriale logica e innovativa. Nasce così , in collaborazione con altri 3 soci, a Piazza Umberto, nel centro di Bari, Frulez. Un nuovo modo di fare cucina, una nuova esperienza culinaria capace di coniugare sapore e salute I vegetali, verdura, legumi e frutta non sono più prodotti d’accompagnamento delle pietanze, ma i protagonisti del piatto. Sembra allora, passata di moda l’epoca del sottovuoto, dello scatolame,del surgelato monoporzione mentre si affaccia sul palcoscenico delle regolarità culinarie un’idea tutta nuova che promuove il consumo di prodotti semplici e genuini. Dalla colazione alla cena è possibile tuffarsi un Arcimboldo del gusto semplice, ma di qualità. Come nasce l’ idea? Prendi dei giovani professionisti, falli viaggiare, cuocere nella calda California e gelare nella la fredda Berlino. Occhi aperti, un pizzico di fantasia, curiosità a cucchiaiate, tonnellate di attenta osservazione, una passata di esperienze ed il centrifugato è fatto. Un luogo semplice, essenziale a colori, dove baste entrare per sentire gli odori della terra, anche col raffreddore, per cui il bar di Frulez può offrire ottimi rimedi a base di arancia e peperoncino.. Come, dove, da chi, nasce il nome Frulez? «Il nome nasce dalla combinazione di Rulez (espressione newyorchese per descrivere qualcosa di cool, di vincente, di bello e di corretto) e Frutta. Il concetto è che la frutta sia bella, vincente e correttamente consumata». La vetrata della cucina, un angolo dedicato al ‘Live Cooking’? Avete mai pensato al Food Show? «Abbiamo pensato a quello e a molto altro che pian piano metteremo in atto». Nel vostro locale per quanto semplice è evidente che nulla è lasciato al caso, vi siete affidati a mani esperte per la progettazione ed il design ?

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Lorenzo Diomede e Michele Melillo, 35 anni, hanno inventato il Frulez «Abbiamo cercato piuttosto qualcuno che sapesse interpretare ciò che volevamo in modo internazionale. Non abbiamo trovato esperti del food retail ma ottimi architetti e designer a Roma». Quanti e quali inconvenienti burocratici avete incontrato per l’apertura? «Innumerevoli. Per aprire un locale bisogna passare una serie di ostacoli e nessuno a livello burocratico ti facilita, anzi. Ci sono mille uffici da contattare e dai quali attendere pareri, autorizzazioni o valutazioni che la metà basterebbe a far passare l’entusiasmo. Ti dico solo che per avere l’autorizzazione a mettere un’insegna pubblicitaria servono almeno 2 mesi dalla richiesta all’autorizzazione. Per aprire un locale solo per i tempi burocratici servono almeno 6-8 mesi». Come li avete superati? «Con pazienza e perseveranza». Il cocktail del momento? «Green day (cetriolo, mela verde, finocchio e sedano)». Oltre al progetto di promuovere la riproduzione mitotica di Frulez in tutta Italia, ci sono idee legate alla crescita di Frulez sul territorio? «Si ma prima di parlarne vorremmo renderle concrete. Se non in Puglia a Milano». Usate solo prodotti pugliesi? Chi

sono i vostri fornitori? Come li scegliete? «Non siamo integralisti di nulla se non del “buono” in tutte le sue forme. I prodotti che proponiamo li scegliamo tra quelle che riteniamo il meglio in Italia e se possibile anche nel mondo. Guardiamo molto all’Uomo, a chi c’è dietro un prodotto e non tanto alla targa di provenienza o alle etichette». Chi si occupa della cucina? «Stefano de Gennaro, 24 anni, da Molfetta. Tutti i collaboratori, anche al bar e ai tavoli sono giovanissimi». Che consiglio dareste ai giovani conterranei che vorrebbero tuffarsi nel mare magnum dell’ imprenditoria? «Avere un’idea diversa e nuova non basta. Bisogna renderla solida e soprattutto renderà progetto. Tempi, costi e azioni definiti». Per vedere materializzato il loro progetto, che nasce del 2009, Lorenzo e Michele hanno dovuto attendere tre anni, durante i quali hanno elaborato un minuzioso business plan e realizzato un networking di idee, progetti e professionisti. D’altra parte per star bene basta una bella atmosfera della buona compagnia, cibo genuino. Frutta e verdura, l’ abito più colorato con cui si veste la salute. Se siamo quello che mangiamo passando da Frulez abbiamo buone speranze d’ essere energici e colorati. Maria Pia Ferrante RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il Dolmen Team Culinary campione italiano ai fornelli Gli chef biscegliesi vicono gli internazionali d’Italia a Marina di Massa Una kermesse culinaria a livello nazionale ha visto, ancora una volta, la gastronomia pugliese imporsi all’attenzione. Non soltanto ingredienti naturali, accostamenti gustosi e sapienza nel cucinare le materie prime, ma anche tanta inventiva e voglia di stupire. Sono questi gli ingredienti principali che hanno portato Giuseppe Frizzale, executive chef di Mastrogiacomo Ricevimenti, ad imporsi con il dream team Dolmen Team Culinary. Disputati nelle scorse settimane presso il complesso fieristico Tirreno Trade di Marina di Massa gli Internazionali di cucina 2012. Gli “Internazionali d’Italia”, i campionati di cucina promossi dalla Federazione Italiana Cuochi, svoltisi nel corso di Tirreno CT, la fiera dell’ospitalità in scena a Carrara Fiere, sono uno degli appuntamenti più importanti per gli esperti del settore ed il concorso culinario più ambito dagli chef. Un momento di confronto per tutta l’alta cucina del Belpaese quello offerto da questa grande kermesse che in quattro giorni ha visto riuniti in Toscana i migliori chef, dai giovani emergenti fino alle squadre regionali che hanno raccolto le idee e le innovazioni delle cucine regionali, vero patrimonio della gastronomia italiana. La grande partecipazione agli Internazionali d’Italia conferma la straordinarietà di questo concorso che, unico nel suo genere,

Giuseppe Frizzale

pone le basi e prepara il terreno per partecipare ai campionati mondiali e rappresenta al tempo stesso un’importante vetrina per le maestranze del settore in Italia.

“E’ stato un traguardo sudato, ci sono voluti mesi di allenamento e preparazione per raggiungere la perfezione nelle ricette - spiega il capo team Papagni - in una competizione a squadre conta molto lo spirito di collaborazione, l’affiatamento, la capacità di comunicare solo con lo sguardo. Tutti questi requisiti la squadra biscegliese li possiede tutti perché sono anni che provano e si confrontano”. Il Dolmen Team Culinary Bisceglie si è aggiudicato il campionato italiano di cucina calda 2012. La squadra biscegliese, capitanata dal suo carismatico team manager Carlo Papagni, e formata dagli chef di cucina Domenico Lampedecchia, Giuseppe Frizzale, Mario Musci, Vito Losciale, da Pantaleo Dell’Olio, che ha elaborato il dolce, e da un giovane emergente Giovanni Lorusso, 23 anni, componente N.I.C. (Nazionale Italiana Cuochi ndr). Quest’ultimo ha avuto il ruolo più importante: ha allenato e caricato tutto il team, che ha provato e riprovato il menu composto da tre portate, studiato e presentato per l’occasione. Lo starter: baccalà affumicato con crumble al pepe rosa su frittatina di cozze, insalatina di asparagi bianchi e lampascioni confit, pave di pomodoro e cipolla rossa con gnocco di patate e salsa ristretta di polpo. Il main cours: filetto di maiale in crosta di mele cotte in vaso, costoletta di agnello croccante al carbone vegetale con cuore di pere e pecorino su purea di fave e ortaggi torniti. Il dessert:

Il team Ecco tutti gli uomini del Dolmen Team Culinary Carlo Papagni, food & bevarage manager, Casale San Nicola - Bisceglie Domenico Lampedecchia, executive chef, Casale San Nicola - Bisceglie Vito Losciale, chef e patron, Escopocodisera - Trani Giuseppe Frizzale, executive chef, Mastrogiacomo Ricevimenti - Bisceglie Giovanni Lorusso, executive chef, Fortino alle lampare -Trani Mario Musci executive chef, Gallo restaurant – Trani Pantaleo Dell’olio pastry chef e patron, Dolce San Pietro Bisceglie

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A sinistra Giuseppe Frizzale, giovane Chef di Mastrogiacomo dìricevimenti a Bigsceglie; Sotto il Dolmen Team Culinary al completo.

amanda, cake tiepida di ricotta su brunoise di frutta e verdura, salsa cocktail americano. A sorpresa l’abbinamento con una birra artigianale per ogni piatto, vera e propria provocazione, cosi come l’olio extravergine di oliva e pane e taralli biscegliesi, che insieme hanno sbalordito la giuria. A chiusura un moscato. Il team, riconosciuto come squadra cittadina, ha saputo onorare la propria terra la propria città e la Puglia tutta ricevendo le congratulazioni da parte del sindaco Avv. Francesco Spina e dal presidente dell’Unione Cuochi Regione Puglia Michele D’Agostino, dal Presidente dell’associazione cuochi baresi nonché vice presidente nazionale F.I.C. Giacomo Giancaspro, dal presidente dell’associazione cuochi e pasticceri BAT Michele Cocco. “Un ringraziamento doveroso – ha voluto sottolineare al ritorno in Puglia Paltaleo Dell’Olio- al comune di Bisceglie, alle aziende in cui il team lavora quotidianamente: Mastrogiacomo Ricevimenti, Casale San Nicola, Dolce San Pietro di Bisceglie, Fortino alle Lampare, Gallo Restaurant, Escopocodisera di Trani e a tutte quelle aziende, nessuna esclusa, che con il loro contributo hanno collaborato a questo risultato».

Lu Cuturusciu, Salento mon amour Un prodotto tipicamente salentino ricavato dall’impasto del pane è entrato da poco nell’elenco nazionale dei prodotti tradizionali Un importante riconoscimento và ad uno dei prodotti più tipici della tradizione enogastronomica salentina É entrato ufficialmente nell’Elenco nazionale dei prodotti tradizionali. Si tratta del Lu Cuturusciu, prelibatezza gastronomica tutta salentina. Per ritrovarne le origini occorre arrivare Calimera (Le) e alla tradizione massaia più genuina, che sapeva come reinventarsi anche con gli avanzi della cucina. Infatti “Lu cuturusciu” nasce dall’impasto rimanente dalla lavorazione del pane: ai residui secchi rimasti nei diversi recipienti e lungo la madia venivano aggiunti farina, olio, un po’ di lievito, pepe e sale grosso. La massa veniva così infornata fino a realizzarne un prodotto dal colore dorato che, una volta cotto, permette al palato di distinguerne ancora i grani dell’impasto.

Il cuturusciu deve il suo nome alla tipica forma tonda e cava al centro, che si presenta come una sorta di tarallo. Per questo a Calimera si continuano a chiamare “cuturusciu” anche le caratteristiche corti che si affacciano, a mo’ di ciambella, sulla strada. “Lu cuturusciu” viene oggi consumato, nel cuore della Grecìa salentina, soprattutto in occasione delle celebrazioni per San Luigi, il 21 giugno: una festa che riprende quella “dei lampioni”, di origini pagane, che si teneva per il solstizio d’estate. Da qualche anno nel corso della manifestazione è possibile anche assistere alle varie fasi della preparazione del succulento tarallo e, seguendo l’antica ricetta delle nonne, gustarlo caldo, appena sfornato. Giovanna Lodato

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Roberto Mastrangelo

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È Pasqua,

arriva la

scarcella

Sulle nostre tavole uno dei dolci più famosi della tradiione pasquale. La ricetta, grossomodo simile, da cuoca a cuoca, cambia nel tipo di decorazione che varia a seconda della tradizione

La scarcella è un dolce pasquale tipicamente pugliese che ha la forma di una ruota (o se vogliamo di una ciambella se traduciamo letteralmente la parola scarcella) e molto spesso viene ricoperta di glassa bianca su cui poi vengono adagiati dei piccoli ovetti in cioccolata a scopo decorativo o anche semplicemente delle perline color argento o multicolore. Ogni massaia della città di Bari conserva gelosamente la ricetta della scarcella che ha imparato a fare quando era bambina assieme alla sua mamma, un dolce semplice fatto con la farina doppio zero impastata alle uova ed al latte, ed a cui va aggiunto il cremore di tartaro per farlo lievitare. Così, si lavora il tutto fino a farne una palla morbida e lo si lascia riposare per circa mezz’ ora prima di cominciarlo a lavorare. Dopo aver scelto il soggetto ed averlo riprodotto , con un pezzetto di pasta bisognerà fare un bastoncino schiacciato ed aggiustarlo come guarnizione a completamento della forma principale. In ultimo si prenderanno le uova intere e si adageranno crude sulla scarcella, fissandola con una treccina messa in croce. L’ultimo accorgimento, prima di infornarla, sarà quello di spennellarla con una chiara d’uovo montata a neve e cospargerla di zucchero e abbondanti codette colorate. In alternativa alle uova sode, attualmente si è soliti posizionare delle ovette di cioccolato con la carta colorata, ma bisogna inserirle a cottura quasi ultimata, altrimenti si potrebbero sciogliere. La tradizione barese è molto attenta al numero delle uova che vanno calcolate in rapporto all’importanza del destinatario della scarcella: se è destinata, ad esempio, al fidanzato della figlia, per ricambiare il dono della palma ricevuta la settimana precedente, palma di confetti con al centro un anellino d’oro, la scarcella dovrà contenere non meno di una decina d’uova. Si ritiene che la sua forma tonda abbia attinenza con la fortuna; oltre ad essere un dolce che simboleggia la nascita di una nuova vita, da cui poi l’usanza di decorarla con degli ovetti. La preparazione e

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la cottura in forno delle scarcelle avviene durante la Settimana Santa o addirittura durante la settimana precedente quella in questione; il suo profumo pervadeva le case e le strade durante la settimana di Pasqua soprattutto per via dell’uso dell’ammoniaca. Molto popolare inoltre è l’uso della scorza grattugiata del limone al fine

La ricetta 1 kg farina 4 uova 200 gr zucchero 200 gr olio extravergine d’oliva 15 gr cremor tartaro 1 bustina vanillina 5 gr bicarbonato di sodio sale latte (q.b. a rendere morbido l’impasto) uova sode confettini colorati

di donare alla scarcella un sapore più aromatizzato. Esistono diverse varianti della Scarcella, ognuna delle quali richiede una differente preparazione. Spostandosi da paese a paese, infatti, è possibile imbattersi in scarcelle ricoperte di glassa di zucchero o semplicemente decorate con un uovo sodo o ancora scarcelle ripiene. Queste, oggettivamente più elaborate di quelle non ripiene, la preparazione è la seguente: si stende un disco di pasta frolla su una teglia da forno, quindi si stende su questo uno strato di marmellata (solitamente di prugna) ed un abbondante strato di una particolare pasta di mandorle ottenuta mescolando mandorle finemente tritate a zucchero e uova; si ricopre il tutto con un ulteriore disco di pasta frolla e si cuoce in forno. Dopo il raffreddamento, si passa alla glassatura e decorazione. Isabella Battista

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g usto Dieta Mediterranea, un concorso internazionale a Savelletri Siamo quello che mangiamo, no? Prescindendo anche dalla tesi filosofica di Feuerbach, basta ascoltare qualsiasi medico per sapere che la nostra dieta mediterranea è la più sana e completa, grazie agli innumerevoli prodotti frutto della terra che ci garantiscono varietà, nutrimento e salute, senza chiaramente rinunciare al gusto! E sarà proprio lei, la cucina mediterranea, la protagonista indiscussa dell’appuntamento del 21 aprile 2012 a Savelletri (provincia di Brindisi), località marittima celebre per i suoi ricci di mare: a partire dalle 19, infatti, si terrà il primo Concorso Internazionale di Cucina Mediterranea, precisamente nella Masseria San Domenico. La sfida, organizzata dalla ONLUS Fondazione Dieta Mediterranea, vedrà i migliori chef del bacino mediterraneo impegnati a cimentarsi con ricette che valorizzino il nostro vasto patrimonio culinario. Perché la nostra cucina tradizionale è buona e sana, e vincerà chi meglio si farà interprete di questo!

Corso birra a Bari Avete sempre desiderato saperne di più sulla vostra bevanda preferita? Fa per voi il corso di conoscenza della birra in 5 lezioni, che si terrà a Bari sotto la supervisione degli esperti enogastronomici Manila Benedetto e Giuseppe Barretta. Nella parte teorica si affronteranno argomenti quali storia e produzione, materie prime; fermentazione alta, bassa e spontanea; stili e birra artigianale; approfondimento dei principali stili diffusi nel mondo; degustazione, servizio ed abbinamento. Il programma poi prevede la degustazione di quattro o più birre nel corso di ogni lezione. Inoltre, al termine del corso, sarà visitato un birrificio artigianale pugliese. Le lezioni si svolgeranno presso l’Hotel Oriente nelle date del 17 e 24 aprile; 2, 8 e 15 maggio. Ogni incontro avrà una durata di circa 2 ore, con inizio alle ore 21.00. Costo: 130 euro. Per informazioni: onav.puglia@gmail.com; tel. 3474804355. aprile duemiladodici

La Puglia in un piatto Medaglia d’argento per la cucina pugliese alle “Olimpiadi del ricettario”. E’ quanto si potrebbe scrivere all’indomani del Gourmand Cookbook Award, il prestigioso concorso internazionale che, ogni anno, premia i migliori libri di cucina del mondo. Lo scorso mese, presso il teatro Folies Bergère di Parigi, una giuria di esperti gastronomi ed addetti ai lavori ha riconosciuto il secondo posto al progetto “La Puglia in un piatto”, dello studio di grafica e design “Usopposto” di Grottaglie. Ma che c’entra il design con le ricette di cucina? Diciamo che lo studio tarantino si è inventato un libro di 176 pagine che raccoglie 60 ricette della tradizione gastronomica pugliese, accompagnate da altrettante interpretazioni grafiche raffigurate su bellissimi piatti in ceramica di Grottaglie. Cucina, design e ceramica: il risultato è un libro pieno di stile, creatività e arte. A intervallare il susseguirsi delle pagine illustrate e delle ricette scritte, ogni capitolo ospita, al suo interno, un’immagine fotografica in bianco e nero che evoca soggetti, scene, protagonisti e momenti della cucina e del territorio. E come appendice al libro, ci sono anche un glossario dei termini dialettali usati per descrivere le ricette, una raccolta di aneddoti e racconti e, per gli appassionati di enogastronomia, una sezione sapientemente curata, dedicata agli abbinamenti di ogni piatto con i vini pugliesi più appropriati. A Parigi, a ricevere l’ambito premio, c’erano Alessandro Santoro, Dario Miale e Pierfrancesco Annicchiarico, autori del progetto. La loro idea, nata nel 2010, ha l’intento di promuovere le innumerevoli ricette pugliesi, ma in modo inconsueto e originale, che rinnovasse, perché no, la tradizione della ceramica di Grottaglie. Eleganti nella forma e raffinati nella scelta dei colori, dove domina un armonico e sapiente alternarsi di gialli, verdi e blu, i piatti di ceramica ospitano alla perfezione le rappresentazioni grafiche delle ricette del libro. Un connubio di arte e gusto che fa venire l’acquolina in bocca e diventa la migliore possibile carta d’identità per alcune tra le più apprezzate eccellenze pugliesi. Antonio Verardi

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Redazionale a cura di Publimediasud Srl

Un intimo e delicato tuffo nel passato, a Conversano c’è “La Bella Epoque”

Musica di sottofondo, un clima romanticamente retrò, una atmosfera intima ed accogliente, tra immagini dei più grandi pittori impressionisti, cucina d’alta scuola e quel giusto tocco di luce soffusa che fa di una serata passata al “La Bella Epoque” un appuntamento speciale per una occasione speciale. Ma anche pub, creperia, pizzeria, antipasteria e vine-lounge bar per allegri e divertenti momenti con gli amici o piccoli ricevimenti. Il locale creato 17 anni fa dal suo vulcanico e sprizzante titolare Aldo Fantasia, a due passi dalla Villa Comunale e dallo splendido centro storico di Conversano, è pronto per ogni occasione. Non soltanto un ristorante a due passi dalla villa di Conversano con menù preparati su richiesta e per ogni occasione, in un ambiente caldo ed accogliente, ma anche un luogo ideale per un drick in compagnia degli amici, o per un’ottima colazione di lavoro o per un incontro di affari. Quadri in perfetto stile impressionista, fedeli riproduzioni di alcuni tra i più bei lavori che rendono il “La Bella Epoque” di Conversano un piccolo angolo della Parigi che fu, ma con la massima tecnologia a disposizione dei clienti. Arredi in stile, un design coerente e funzionale completa lo scenario. Parlando con il titolare Aldo Fantasia, viene fuori l’idea di un locale fatto non soltanto per venire incontro alle esigenze della propria clientela, ma un progetto che, nato e sviluppato da 17 anni, sta trovando la sua vera vocazione. Signor Aldo, da quanti anni esiste il suo locale? Può dirci qualcosa?

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“Abbiamo aperto “La Bella Epoque” 17 anni fa. Ogni anno cerchiamo di rinnovare qualcosa, di renderlo sempre migliore e rispondente alle esigenze dei nostri clienti. Da un anno circa abbiamo aperto la parte dedicata esclusivamente al ristorante”. Può descriverci questa novità? “Vede, ho creato questo locale, questi arredi e tutto quello che si può vedere per i clienti che mi seguono da una vita. Nel mio locale vengono un sacco di ragazzi che amano bere qualcosa di fresco chiacchierando tra amici, ma se devo dire, ho pensato il ristorante essenzialmente per la coppia”. In che senso? “Abbiamo tavoli riservati, nel nostro piano superiore ci sono angoli che donano una certa intimità a chi vuole passare una serata speciale, per un momento possibilmente speciale. E noi lavoriamo per creare questo momento”. Ma ci sono anche tavoli per più di due persone… “E’ naturale. I momenti speciali non sono soltanto quelli vissuti in due. Ci sono tavoli per 4, 6 fino a 10 persone. I clienti mi contattano, prenotano, esprimono le loro preferenze per il menù, e noi facciamo che tutto sia fatto nel migliore dei modi. In questo modo abbiamo ottenuto l’importante obiettivo di ottimizzare i costi, in quanto lavoriamo su richiesta, garantiamo la massima scelta possibile nell’offerta gastronomica, il tutto per una serata intima e tranquilla in

un ambiente accogliente e, cosa non meno importante delle altre, ad un costo decisamente contenuto”. Cosa vi piace offrire ai clienti de “La Bella Epoque”? “Come ho già detto prima, noi lavoriamo per regalare un momento particolare. Il cibo ed i vini fanno da cornice, sono importanti ma non quanto l’ambiente e l’atmosfera. Vede, da noi vengono coppie per lo scambio degli anelli, per serate speciali in cui ci si scambia la promessa di matrimonio, in cui si annuncia l’arrivo di un bambino… sono momenti belli e particolari, e richiedono una atmosfera adeguata”. Signor Aldo, ci parli dell’atmosfera. “Abbiamo un pianoforte, volendo possiamo mettere a disposizione un violinista, la nostra musica viene studiata per essere un sottofondo che accompagna i nostri clienti durante la loro cena, e tutto deve essere fatto nei tempi e nei modi giusti. Noi vogliamo soprattutto regalare emozioni, e poso dire che insieme a tutti quelli che lavorano con me, ci mettiamo l’anima e la passione nel nostro lavoro”. Ma il suo locale non è soltanto un ristorante... “No, è molto di più. Organizziamo anche piccoli ricevimenti, buffet, cene di laurea o di lavoro, tutto secondo le richieste che il cliente ci fa”. Come mai avete studiato questo ambiente così particolare? “La bella epoque rappresenta l’età dei sogni, della spensieratezza, della tranquillità di un passato tranquillo rispetto ai ritmi dei nostri giorni. Noi offriamo un salto indietro nel tempo, perché qualche volta è bene rallentare e staccare per qualche momento la spina”. Magari respirando le calde e dorate atmosfere della Francia degli ultimi anni del 1800, quando i colori erano pastelli, i primi tram sferragliavano sugli Champs-Élysées, le signore portavano larghi cappellini ed il galateo era di moda.

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Le macchine di

Leonardo Le riproduzioni dei marchingegni dell’ecclettico artista toscano sono in esposizione al Castello di Acaya fino a fine mese, pezzi unici, alcuni dei quali mai realizzati in vita dallo stesso Leonardo

Alcuni disegni dei progetti di Leonardo da Vinci.

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Il ponte precario di 10 metri di lunghezza, il ponte di pietra ad un’unica campata, i poliedri, il dispositivo di difesa delle mura, le “tavolette di Curio”. Sono solo alcune delle favolose macchine progettate, cinquecento anni fa, da Leonardo da Vinci e realizzate, oggi, dall’artista galatonese Giuseppe Manisco, sullo studio dei disegni originali. Saranno in mostra nell’affascinante cornice del Castello di Acaya fino a fine mese. L’evento nasce da una collaborazione con il Dipartimento di Arti Applicate dell’Accademia di Belle Arti e la Provincia di Lecce, ed è l’ideale continuazione di una mostra dallo stesso tema di qualche anno fa. La collezione è oggi composta da quaranta riproduzioni in scala delle macchine leonardesche, realizzate in legno e in ferro e tutte perfettamente funzionanti, secondo i progetti originali del 500. Ci sono anche dei pezzi unici, alcuni dei quali mai realizzati in vita dallo stesso Leonardo. La mostra, che si avvale anche di un percorso tattile per non vedenti, ha il potere di rimandare ad un’epoca lontana e di grande fascino, come quella del Rinascimento italiano, quando, geni come Leonardo, davano linfa vitale e prestigio alla cultura italiana. Da sottolineare poi il connubio ideale tra le invenzioni del grande artista e scienziato e il luogo suggestivo che le ospita, il Castello di Acaya, con il suo splendore ritrovato dopo il recente restauro, che ne ha restituito l’immagine di vero gioiello dell’architettura militare rinascimentale. Meno di otto anni fa il galateo Giuseppe Manisco non avrebbe potuto immaginare

che il ricevere in dono un libro sulle Macchine di Leonardo gli avrebbe cambiato la vita. Un improvviso desiderio di approfondire quegli studi ed una irrefrenabile volontà di dare nuova vita a quei preziosi progetti attraverso le sue mani hanno regalato al Salento la possibilità di vantare la paternità di una delle più belle e numerose collezioni di Macchine vinciane. Un’opera titanica, di certo unica, eseguita da un appassionato, impegnato nella vita a ricoprire ruoli di responsabilità in Enel, un mondo moderno così apparentemente lontano dal fervore rinascimentale, eppure così straordinariamente vicino da esserne figlio. La mostra appare in grado di calamitare l’attenzione dei media, del mondo universitario, di quello artistico, e di quello scolastico; tutti ascoltatori diversi, ma accomunati da uno stesso percorso di approfondimento e conoscenza. Basterà poi attendere l’autunno prossimo per veder nascere a Galatone, in un’altra suggestiva location, l’unico museo leonardesco del Sud Italia, un grande centro dedicato all’universalità del genio fiorentino, in tutte le sue sfaccettature, dall’inventore allo scienziato, dal pittore al disegnatore, dall’architetto allo scenografo. Ed è proprio in quella ritrovata e non confinabile umanità che andrà a ricrearsi un ponte ideale tra lui e noi, tra passato e presente, tra ieri ed oggi, tra il Rinascimento nazionale e quello pugliese, ricostruendo le mille facce di un mondo che guarda al passato per progettare il futuro. Antonio Verardi RIPRODUZIONE RISERVATA

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La Puglia di Benito

Gallo Maresca Lo sguardo dell’artista campano nei confronti della Puglia, attraverso il trascorrere del tempo e la vita dei borghi

Un neo impressionista, con una vivace passione cromatica. Potrebbe essere questa la sintetica definizione artistica di Benito Gallo Maresca, ottantenne pittore, campano di nascita, ma pugliese d’adozione. Infatti, nato a Boscotrecase, Gallo Maresca si trasferì a Bari, dove ha insegnato e messo su famiglia. Ma il legame con la propria terra è rimasto sempre forte e, nelle sue opere, emerge spesso una spiccata vena nostalgica e malinconica, resa attraverso i colori, i panorami, gli scorci, i soggetti che sono quelli della sua giovinezza. La si leggie negli eserciti di frutti radunati in piatti, vassoi e canestri; nei numerosi esempi di fiori secchi, che sembrano alludere alla secchezza della vita; negli orridi delle gravine che spesso contrastano con la luce metafisica dei suoi fondali; nei tanti carrubi che sottolineano il silenzio e la solitudine delle campagne; nelle case rosse tra i trulli. E’ una campagna un po’ napoletana e un po’ pugliese, resa attraverso un tratto sempre sintetico, quasi che la mano proceda per abbozzi, come a rappresentare i fragili pezzi di una memoria, facile al tradimento. Gallo Maresca ha attraversato tutte le esperienze artistiche: dalla figurazione plastica del realismo napoletano, all’intarsio del corallo, all’astrattismo, con un occhio sempre attento al disegno dal vero, imparato dai maestri di gioventù. La sua carriera comincia dalle mostre timide dell’immediato dopoguerra, quando i suoi sogni pittorici s’incontrano e si scontrano con la grande arte dell’Europa di fine Ottocento e primo Novecento, da Picasso, a Matisse,da Van Gogh a Cezanne. In questi continui confronti, Gallo Maresca non riuscirà mai a frantumare la figura e il suo realismo di partenza non sfocerà mai nell’astratto.

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La produzione di quegli anni è improntata a una vivace descrizione della vita di borgo: le sorelle che dialogano sotto il pergolato di casa, la controra, la chiacchiera, la frescura delle vele d’ombra. Tra elegia e ironia. La Bari che gli viene incontro è una città in progressione demografica

e imprenditoriale: la città della Fiera del Levante, quella dell’immigrazione dalle campagne, una città legata a Parigi dall’esperienza pittorica di De Nittis e dalla cultura di Ricciotto Canudo. Da essa l’artista approda alle gallerie di Roma e Milano. La sua pittura divisa tra l’elegia della memoria e la passionalità della giovinezza, rispecchia pienamente la

fisionomia interiore di un uomo, dolcissimo e affabile nei rapporti, ma vivace, giocoso, facile alla piena emozionale. A Bari intanto si infittisce la rete di rapporti tra i colleghi di lavoro delle gallerie che si vanno affermando nell’ambito delle nuove gallerie, come Roberto De Robertis, Vincenzo Ciardo, Francesco e Raffaele Spizzico, Michele De Giosa, Guido Prayer, e, dopo di loro, la seconda e la terza generazione con Antonio Bibbò, Vito Stìfano, Adolfo Grassi, Gennaro Picinni e Filippo Alto. È con alcuni di questi uomini che l’artista napoletano fonda la galleria “La Vernice”, dalla quale passeranno i maggiori autori del Novecento italiano, da Attardi a Guttuso a Pirandello, la cui pittura è per Gallo Maresca una vera rivelazione. Tuttavia, a periodi di intensa produzione il pittore di Boscotreccase alterna periodi di silenzio, in cui preferisce rintanarsi nello studio e dipingere. Così trascorrono in un fervore produttivo e poco rivolto alla promozione gli anni compresi tra il 1972 e il ‘90, anni di intensa attività nei quali la scena si trasforma in un circo continuo, malinconico, triste e surreale, i colori sono sghembi, velati dalla polvere, anche nelle tonalità più infuocate. Anni in cui si intensifica lo scavo nei volti, negli sguardi e la figura è stravolta ora da smorfie caricaturali ora dalla pensosità. È il segnale di una giovinezza che sta fuggendo, mentre le tele si caricano di erotismo il pittore si aggrappa a una stagione perduta: passione e decadenza, furore e lontananza nel tempo. È la lontananza della bellezza, dei luoghi di gioventù, della propria infanzia. Nasce da qui la malinconia tipica dei quadri di Gallo Maresca, la sua silenziosa infelicità, che poi è il male di vivere che ha assediato tutto il Novecento. Antonio Verardi

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Il Palazzo Ducale simbolo della rigogliosa cultura martinese

Un esempio splendido dell’arte barocca si trova proprio in Puglia con un perfetto connubio di maestranza locali e architettura bergamasca Visitare Martina Franca è sempre un piacere: per gli occhi, che possono ammirare la bellezza del barocco d’influenza leccese, come per la gola, che può assaporare i gusti tipici della cucina pugliese, in uno dei tanti localini che popolano il centro storico della cittadina della Valle d’Itria. Ma tra i tesori più belli custoditi a Martina, spicca senz’altro il Palazzo Ducale, voluto dalla nobile famiglia Caracciolo per rappresentare il proprio potere sul territorio e l’importanza che Martina aveva raggiunto sotto il loro governo. In un primo momento, il palazzo fu considerato opera di Gianlorenzo Bernini, ma recenti studi storici ne assegnano la paternità al bergamasco Giovanni Andrea Carducci, che avrebbe lavorato su un disegno approvato dallo stesso celebre architetto e scultore barocco, avvalendosi dell’arte dei muratori locali. Sorto sui resti di un antico castello del ‘300, il Palazzo viene costruito nel 1668, per volere dell’ottavo duca di Martina, Petracone V Caracciolo, come si evince anche dall’incisione dell’architrave sul portale. In origine, si trattava di un progetto grandioso, imponente e costoso, che si rifaceva a quello di sontuosi palazzi romani: era costituito da 300 camere, cappelle, stalle, corte, teatro e foresteria. In realtà, a causa delle ingenti spese, il progetto non fu mai ultimato e fu solo aprile duemiladodici

parzialmente terminato, nel 1773, nell’ala orientale, per opera del Duca Francesco III. Nell’edificio, l’elemento rinascimentale si incrocia con il Barocco d’ispirazione leccese, dando origine ad un connubio originale e affascinante. La facciata, in tipico stile barocco, è divisa orizzontalmente da una balconata in ferro battuto e verticalmente da lesene. Superato il grandioso ingresso, un ampio scalone conduce al portale barocco dal quale si accede ai locali dell’appartamento reale. Giunti nell’ala di rappresentanza del Palazzo, si possono ammirare alcune sale, decorate dal pittore Domenico Carella e dalla sua scuola. Sono la Sala dell’Arcadia, la Sala del Mito e quella della Bibbia. Il valore simbolico della prima sala, che vede protagonista assoluto il Duca Francesco III, è di chiara intuizione agreste: è un invito ad abbandonarsi alla natura, maestra di vita e prodiga nei suoi doni. Tutti i personaggi rappresentati, la famiglia ducale, i musici, i cortigiani, i contadini, si muovono in un’atmosfera idilliaca ed armonica e, soprattutto, sono tutti uguali fra loro. Emerge un chiaro ideale illuministico, piuttosto sentito all’epoca, ossia la realtà quotidiana calata e proiettata in una dimensione di pura teatralità. Le quattro stagioni, raffigurate ai lati del salone, vogliono raffigurare l’importanza del lavoro degli

uomini, attraverso il fluire costante ed inesorabile del tempo. Nella sala del Mito, l’Apoteosi di Ercole, dipinto sul soffitto, vuole allegoricamente evidenziare la gloria e l’immortalità del Duca, asceso ad esse per l’impegno Sprofuso nell’assicurare benessere ai propri sudditi e per aver acquisito, attraverso lo studio delle arti liberali, una nobilitas certamente maggiore rispetto a quella ereditaria. Nella Sala della Bibbia, gli episodi principali, raffigurati sulla parete di destra e su quella di sinistra, esaltano il senso del dovere e della dedizione verso l’autorità paterna, elementi essenziali della famiglia patriarcale. Dal punto di vista stilistico, rispetto alle altre, questa sala è la più omogenea, sia per la spigliatezza decorativa, che per la scelta cromatica e sembra rendere appieno la singolarità caratteriale martinese. Interessante, infine, è la Cappella dei Duchi, che presenta un maestoso altare in pietra policromata e dorata, con alcuni riquadri a tempera e figure di santi e arabeschi sulle parti laterali e alla cui base è ancora visibile lo stemma dei Caracciolo. Mai come di fronte a quest’edificio, ci si rende conto di quanto la Puglia partecipasse pienamente del clima culturale e artistico di un’epoca che, proprio qui, ha lasciato straordinari ed affascinanti esempi. Antonio Verardi RIPRODUZIONE RISERVATA

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fogliando la Puglia rubrica a cura dI Fortunata Dell’Orzo

Se il potere diventa

selvaggio L’Autore insegna Filosofia del Diritto a Roma Tre, e con la casa editrice Laterza ha pubblicato una serie di volumi sui rapporti fra diritto e potere. Il libro che vi presentiamo oggi è stato scritto alla vigilia del (momentaneo?) addio di Silvio Berlusconi alla politica da prima pagina, nel momento in cui solo la galoppante crisi economica sembrava potere dire basta all’epoca nata con il famoso discorso della calza, o della discesa in campo, il 26 gennaio del 1994. Il 2011 segna infatti il big ben dello “spread” dice stop al cavaliere di Arcore e alla sua insaziabile bulimia di potere. Un potere che con la complicità di interi apparati della politica e nel silenzio impotente della cosiddetta opposizione di centro-sinistra, stava decostituzionalizzando l’Italia. Luigi Ferrajoli parte proprio di là: dal progressivo appannarsi del nitore democratico garantito dalla Costituzione del 1948 a favore di un populismo democratico, basato sull’errata convinzione che la maggioranza comanda senza preoccuparsi dei diritti e della voce delle

minoranze. E che se il popolo investe con la sua volontà elettorale un “capo”, questo basti e avanzi per governare un intero paese, in nome, appunto della sovranità popolare. Il consenso, infatti, non è la sola fonte di legittimazione del potere: esserne convinti e agire sotto questa egida significa esattamente il contrario e cioè indebolire la democrazia. La nostra Costituzione, come sa anche chi abbia una conoscenza anche superficiale della Carta, è armonicamente basata sulla divisione fra poteri, indispensabile caratteristica delle democrazie moderne. Il ventennio berlusconiano, invece, è già passato alla storia come il periodo di continui attacchi di delegittimazione alla Magistratura, al Parlamento, ai corpi sociali del Paese, persino alla libertà di stampa. Un saggio fondamentale che la “nostra” Laterza ha pubblicato nella collana Anticorpi, dedicata esclusivamente alle riflessioni sul potere, le sue degenerazioni e i metodi per curarle.

Cinquanta pugliesi nel Mondo La scelta deve essere stata durissima: fra le migliaia di nostri conterranei disseminati ai quattro angoli dell’Orbe Terracqueo. Forse non c’è famiglia pugliese che non abbia o non abbia avuto almeno un membro che, a un certo punto della vita, per necessità, amore, curiosità abbia fatto le valige per andar via, lontano o lontanissimo, oltre confine. Qui sono tutti accomunati dalle loro origini, spesso oscure e difficili e dalla scelta che li ha collocati nell’Olimpo dell’enogastronomia pugliese, sia in loco sia all’estero. Le storie sono appunto cinquanta, un buon numero che presenta un campione significativo e incoraggiante per chi, in un momento non propriamente felice dell’economia globale, senta il ritorno alla terra come necessità di vita e di lavoro. Il libro viaggia sulla doppia dimensione della pugliesità che si espande oltre i confini geografici della regione: storie di chi resta e diventa mondialmente famoso e di chi va, lasciando la terra d’origine ma portandone con sé la matrice culinaria, che è sempre comunque storia e geografia della propria vita. Non è un mistero, e nemmeno una novità, che oggi si possa mangiare pugliese e a livelli di tutto rispetto a Londra, San Paolo del Brasile, New York, Singapore, Mumbay e Pechino. Qualche anno fa poteva invece stupire, incuriosire. E spesso tutto nasce da una botteguccia, un fazzoletto di terra, un improvviso cambio di direzione della vita.

50 Pugliesi nel Mondo

AUTORE Lory Pesce Buonamico CASA EDITIRCE

Poteri selvaggi

AUTORE Luigi Ferrajoli

Adda Editore Pagine e prezzo 144 pp. 18,00 €

CASA EDITIRCE Laterza Pagine e prezzo 88 pp. 14,00 €

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c ultura Saverio Mercadante,

L’insalata era nell’orto.

A tavola con i carciofi

Nato “quasi per gioco”, come da presentazione di Michele Saponaro, il volume è articolato in tre sezioni: Opere, Artisti e Teatri, Memorabilia, con testi di Dinko Fabris, che firma anche la prefazione. Innanzitutto le opere di Mercadante, con i libretti e notizie varie a cura di Vito Ventricelli. Nella seconda sezione le immagini –tratte da antiche e originali incisioni – di alcuni tra i più importanti interpreti delle opere di Mercadante: Adolphe Nourrit, Sofia Schoberlechner, Anna Bishop e i grandi Luigi Lablache e Giovan Battista Rubini. Non mancano i tre teatri dedicati a Mercadante: di Napoli, di Altamura e di Cerignola. Infine, i ritratti di Mercadante, i monumenti innalzati ad Altamura e Napoli, la casa natale e quella dove è vissuto a Napoli, la sua tomba e vari cimeli. Completano il volume una bio-bibliografia e la discografia. Al libro è allegata la tavola da gioco del “Cigno di Altamura” che ha dato il pretesto per realizzare la pubblicazione, dopo anni di ricerche.

Nonna Sofia, insieme ai suoi due nipotini, va a fare la spesa al mercato e per ogni prodotto racconta una storia meravigliosa, una vera favola che poi servirà a mangiare più volentieri le cose buone e genuine che sono state acquistate.

Che si possano cucinare in 173 modi diversi è la prima notizia utile di questo piccolo manuale delle delizie e della buona cucina. La Puglia possiede alcune zone in cui la produzione del simpatico ortaggio tocca punte di assoluta eccellenza, come per esempio le zone attorno a Trinitapoli, Margherita di Savoia e San Ferdinando di Puglia. L’autore, Alessandro Suma, è un ostunese oltretutto appassionato di tradizioni popolari non solo gastronomiche: viene dunque da un altro pezzetto di Puglia particolarmente vocato alla produzione del Cynara scolymus. Quella terra generosa e bellissima che costituisce, giustamente, il vanto della provincia di Brindisi e che non trova eguali nel resto della regione, che pure è tutta meravigliosa. Ci possiamo dunque fidare e provare ad eseguire queste ricette quando è stagione giusta, sul fare di un’incipiente primavera, quasi sempre segnata dai riti e dai miti della Pasqua.

il Cigno di Altamura

Saverio Mercadante

CURATORI M. Saponaro V. Ventricelli CASA EDITIRCE Gelsorosso Pagine e prezzo 160 pp. 35,00 €

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Favole da mangiare

Dal pane alle verdure, e poi latte e uova e, appunto, insalata: tutto può essere narrato e cucinato e poi mangiato con enorme soddisfazione dei piccoli e degli adulti. Il libro, poi, si serve delle magnifiche illustrazioni di Liliana Carone, un’insegnante di Bari che ha il magnifico dono del disegno e del colore. Se avete amici che stanno aspettando un pargolo, o se i pargoli già nati danno il tormento quando si tratta di mettersi a tavolo, questo è il libro da regalare senza indugi. L’Autrice, Anna Bossi, scrive libri per bambini da quando era poco più che adolescente. La sua scrittura respira l’infanzia per la gioia dei lettori di ogni età. Un piccolo capolavoro targato Progedit.

L’insalata era nell’orto

A tavola con i carciofi

Giustizia la parola ai magistrati Per i tipi della Laterza, una delle glorie editoriali di Puglia e non solo, esce questo manuale a sedici voci, visto che tanti sono gli autori, curati da Livio Pepino: da difesa a uguaglianza, da errore a prescrizione: si fa dottrina senza annoiare e, soprattutto, senza che mai si possa parlare di magistratura di parte o schierata. Consigliamo questo volume soprattutto a chi sta studiando legge e intende esercitarne una delle professioni collegate. Magistrato o avvocato, chiunque si accinga a indossare una toga, segno del servizio che presterà e della sua collocazione nella società, deve poter usufruire dell’esperienza dei colleghi più esperti, più consapevoli dell’onore o onere che è loro toccato in sorte.Alcune delle voci, come intercettazione o prescrizione, fatalmente riecheggiano il presente o il passato appena trascorso. Ma questo non inficia il valore assoluto del libro, che richiama sin dalle prime righe l’insopprimibile venerazione per la libertà e l’uguaglianza che sono alla base del diritto moderno.

Giustizia, la parola ai magistrati

AUTORE

A CURA DI

Alessandro Summa

Livio Pepino

CASA EDITIRCE

CASA EDITIRCE

Schena Editore

Laterza, 2011

Progedit

PAGINE E PREZZO

PAGINE E PREZZO

PAGINE E PREZZO

158 pp. 10,00 €

225 pp. 10,00 €

AUTORE Anna Bossi Liliana Carone (ill.) CASA EDITIRCE

144 pp. 18,00 €

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c ultura Pensieri e parole i nostri lettori raccontano

Che si mangia oggi? Mina aveva avuto tre figli prima di restare vedova. Capitava spesso alle giovani e anche alle giovanissime. A lei non era stata la guerra a portarle via il compagno di vita, padre dei suoi figli. Ma una stupida appendicite. Solo che l’avevano presa per indigestione e quando s’era girata a peritonite non avevano fatto in tempo a chiamare il prete. Come in un brutto sogno, Mina aveva lasciato la sua casa di sposina e con i figli si era rifugiata da sua madre. Non era stata una scelta facile: quella madre così autoritaria, così prepotente a volte, che diventava zucchero solo con i nipotini. Con lei mai, sempre la faccia dura e la voce tagliente. Sembrava le facesse una colpa di quella vedovanza e nessuno, fra familiari e vicini, avrebbe saputo dire il perché. Era perciò contenta d’essere stata presa al pastificio: stava lontano dalla madre un po’ di ore e progettava di andarsene di nuovo per i fatti suoi. Alla fine della settimana le davano sempre un bel malloppetto di munnezzaglia, gli avanzi misti della lavorazione. Ottima, specie con i legumi, ceci, fagioli o fave che fossero. Usciva di casa e sentiva sua madre che chiedeva a se stessa: che si mangia oggi? Per poi invariabilmente rispondersi con quanto in cuor suo aveva già deciso. Quel sabato però sua figlia la sorprese: “Ho messo a fare i fagioli…oggi mi danno la munnezzaglia…facciamo pasta e fagioli”. “see…e da dove ti viene? – aveva immediatamente ribattuto lei. “Ho già messo a lavare le cime di cola. Oggi pasta e cime di cola” e aveva chiuso la questione. Mina uscì alzando le spalle e mordendosi la lingua per non rispondere alla madre. Il suo passo rapido e nervoso sulle chianche, però, la diceva tutta su come si sentisse. La consolava solo immaginare quella caldaretta già borbottante sulla brace blanda coperta di cenere. I suoi fagioli saporiti e nutrienti per sé ed i suoi piccoli. Intanto che andava gettava lo sguardo ai campi dove, appunto trionfavano rape e cavoli.

Che si mangia oggi? “Nel 1905 F.D. costruì il primo molino a R… in provincia di Bari. Serviva a macinare il grano duro, indispensabile ai pastai napoletani che ne erano, all’epoca, gli unici acquirenti e che poi a casa loro, con la loro acqua speciale, producevano la pasta migliore del mondo. Un paio di decenni dopo, con acqua propria, anche a R… si cominciò a produrre pasta e c’erano quasi tutte donne a faticare”

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Era l’odore che tutti si portavano appresso in quel periodo, e che non andava via nemmeno dopo cento lavate e mille bucati. Un tanfo di verdura cotta, sempre la stessa, appena stemperata dall’afrore di aglio sfritto, raramente una punta di alice salata. Due volte l’anno e quasi sempre tra primavera e inizio inverno, l’odore carico di gusto della carne, suina, ovina, caprina che fosse. Le chianche diventavano strada e la strada la portava allo “stabilimento”. Non si sarebbe mai abituata a quei rumori, a quei fragori: ma l’odore buono della farina e poi della pasta fresca che veniva messa a seccare le piaceva tantissimo. Tutto quel biondo che penzolava dagli essiccatoi la faceva star bene, le dava un senso di abbondanza e perfezione che la completava. Uscendo con la sua pasta la soppesava e faceva due conti. Ne poteva lasciare un po’ a sua cognata che non se la passava tanto bene: vedova anche lei e quattro figli ancora piccoli. E con il resto ci sarebbero uscite due belle mangiate…questa con i fagioli e l’altra con le fave secche. Almanaccava calcolando e intanto era arrivata a casa. Ma anche prima di entrare un afrore la riscosse dai suoi pensieri. Ma che puzza pensò, come se qualcuno stesse verniciando qualcosa… La faccia dei suoi bambini la spaventò: pallidi e assorti, il piccolo con gli occhi gonfi di pianto. Sua madre che senza guardarla le diceva: “e mo’ mangiati la tua pasta e fagioli… c’ho messo l’acqua ragia per farla venire buona”. Mina, annientata, posò il malloppetto di pasta sul tavolo e poi prese il piccolo in braccio. Aiutandosi con un canovaccio, la madre afferrò la caldara dei fagioli e la portò fuori. Mina e i bambini sentirono un tonfo e un tramestio di rottura. Poi la matriarca rientrò e prese la pasta dal tavolo. Usò un piatto per fare una porzione, il resto lo mise nella madia. “Apparecchiate che mo’ si mangia. Pasta e cime di cola”. Per lunghi istanti nessuno si mosse. Poi Mina, continuando a cullare il suo piccolo, disse con voce incolore ai due grandicelli: “Me’, avete sentito la nonna?”

@ Invia il tuo racconto a: pugliain@gmail.com Indicate in oggetto: “Pensieri e parole”; Massimo 3000 battute più una introduzione di massimo 500 battute (spazi inclusi).

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La Passione di Cristo

attraversa il cuore del Salento Come in ogni angolo del religiosissimo Mezzogiorno d’Italia, in Puglia diversi sono i luoghi da visitare durante i riti della Settimana Santa, noi vi proponiamo un percorso alternativo nel profondo Sud pugliese. Possono essere molti in Puglia i luoghi che offrono al visitatore un percorso carico di fede e spiritualità, nei quali religiosità e misticismo si fondono con le suggestive architetture degli antichi nuclei urbani. Luoghi privilegiati per lo svolgimento di riti che avvolgono il turista e lo accompagnano in un’atmosfera intensa di partecipazione emotiva e sensoriale. È dipinta in forti colori cupi e, nello stesso tempo, vivaci la Pasqua salentina, animata da rituali che affondano le loro radici nella dominazione spagnola del Mezzogiorno. È anche questa la Settima Santa: inoltrarsi in strette viuzze lastricate; sentire le bianche cattedrali romaniche, con il loro ricco repertorio scultoreo di fantasiose e terribili creature, narrare le storie dei popoli che le hanno viste edificare; osservare aquile che occhieggiano dagli amboni, grifi che sorvegliano portali e facciate, leoni che sbranano uomini, serpenti che soffocano la loro preda. E, nello stesso tempo, vivere l’intensa spiritualità di processioni, liturgie e misteri della fede, seguendo volti incappucciati che procedono con ritmi lenti e cadenzati, al suono di marce funebri e di antichi strumenti di forte risonanza simbolica. Un bell’itinerario è quello che unisce

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La Settimana santa di Francavilla Fontana in provincia di Brindisi: In basso a sinistra un primo piano dei “Pappamusci”, pellegrini scalzi ed incappucciati nel percorso, uguale da secoli, compiuto dal giovedi pomeriggio dopo la Coena Domini sino al ppomeriggio di venerdi santo. Foto di Alessandro Rodia.

Brindisi e Lecce. Da riti di Botrugno, al pellegrinaggio dei pappamusci di Francavilla Fontana, fino all’incontro tra la Madonna e il Cristo morto sul muraglione di Gallipoli, tutti hanno un filo conduttore comune: i canti di Passione della Grecìa salentina, nella caratteristica lingua grika, immersi in una cornice di barocco e di pietra decorata, che emana suggestioni indimenticabili. Racconti antichi, storie di popoli e culture che in queste terre si sono intrecciate: Crociati transitati sulla via per Gerusalemme, Bizantini, Svevi, Angioini e Aragonesi. Storie di dominatori che incantati da questi luoghi, nel loro percorso e nella loro permanenza, non hanno potuto che accrescerne la bellezza lasciando testimoil magazine dell’eccellenza pugliese


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In foto la Madonna Addolorata di Gallipoli.

Qui di fianco i Crociferi “Pappamusci cu lli trai” che nella processione dei Misteri che si svolge il venerdi santo di sera seguono la statua di Cristo sotto la croce detta “La Cascata”. Foto di Alessandro Rodia.

nianze artistiche e architettoniche, che hanno coronato le nostre città di mura erette a difesa degli abitanti: ad esse il carattere intensamente religioso delle rappresentazioni della Settimana Santa conferisce uno spessore rituale che sacralizza l’esperienza e le emozioni del viaggiatore. A BOTRUGNO, la notte del venerdì santo vengono portate in processione gruppi statuari di notevole fattura artistica, splendide parenti di quelli introdotti in piena Controriforma, per esaltare i valori della fede attraverso il linguaggio dell’arte. Queste statue affermano il principio che ci si avvicina a Dio con il sentimento, con una partecipazione globale, come la folla dei fedeli che le segue: creature sante che coinvolgono emotivamente i fedeli nel loro dramma terreno e nel loro trionfo celeste. Tra di esse, bellissime le statue di Gesù Morto e la Madonna Addolorata. Unica nel suo genere, la caratteristica della processione di Botrugno è la presenza femminile: sono le donne e non gli uomini a trasportare in spalla le statue per tutto il paese. A FRANCAVILLA, già la Domenica delaprile duemiladodici

le Palme i confratelli della Congrega del Carmine, in divisa ed incappucciati, si recano in processione presso la Collegiata per fare il Sacro Precetto e, durante il percorso, intonano antichi canti tramandati da generazioni, con cui chiedono perdono per le miserie umane. Il Giovedì Santo si entra nel vivo dei riti e, dopo la celebrazione della Santa Messa “in Coena Domini”, i confratelli della chiesa del Carmine, detti “Pappamusci“, con il camice e incappucciati, scalzi e con un bastone in mano, iniziano il Sacro e antichissimo pellegrinaggio, visitando tutte le chiese di Francavilla e pregando in ginocchio davanti al Repositorio detto Sepolcro. Il rito è tramandato dai Frati Carmelitani i quali, quando andavano in Terra Santa e accompagnavano i pellegrini a visitare i luoghi della Passione di Cristo. Intanto, un gruppo di confratelli intonano una nenia presso l’uscio di casa dei più anziani, del priore, ex priore e benefattori, per invitarli alla processione del venerdì. La mattina del Venerdì Santo continua il pellegrinaggio e si assiste alle processioni della Madonna Addolorata, ossia la Desolata. I cittadini manifestano grande sensibilità verso la Madonna e il silenzio viene spesso

interrotto dal tipico suono delle trenule, tavolette su cui vengono montate delle manigliette che con un movimento del polso emetteno un suono acuto in segno di lutto e cordoglio per la morte di Cristo. La processione del venerdì parte dalla Chiesa di Santa Chiara e nel frattempo la grande piazza antistante la Chiesa Matrice diventa gremita di persone che aspettano con ansia l’uscita delle statue preparate in modo impeccabile per la Santa Processione. Una “tremula” spunta con un suono lancinante e tutto ha inizio. Dalla Chiesa esce la Croce nera dei Misteri con i simboli della passione di Cristo e sfilano le statue di Cristo con il pane, Cristo all’Orto, Cristo vestito da pazzo, con al collo una fune e le mani legate, Cristo alla Colonna, Cristo alla Canna. Sorprendente è la statua detta della Cascata o Lo Spasimo che presenta Cristo caduto per terra sotto la Croce, grondante di sangue e di sudore. Dopo questa statua parte l’ emozionante sfilata di crociferi detti “li pappamusci cu li trai” che sono fedeli penitenti con camici con greche di appartenenza; per devozione e penitenza trascinano pesanti croci preparate da loro con tronchi di legno di vario spessore e grandezza. I penitenti camminano scalzi e con fatica trascinano le croci per tutto il percorso in segno di perdono. Alla fine escono la statua di Cristo in Croce e la Sacra Sindone, una Croce Nera in memoria della Morte di Cristo, sulla quale è appeso il sudario. Il sontuoso corteo dei Misteri è chiuso dalla statua dell ‘Addolorata, piangente e fiduciosa nella Resurrezione di suo Figlio. Alla domenica la Confraternita dell’Immacolata chiude i Riti con la Processione del Cristo Risorto. A GALLIPOLI, il momento più suggestivo è invece verso le 21 del venrdì santo, quando, attraversato il ponte seicentesco che collega la città nuova al borgo antico, il simulacro della Madonna Addolorata si ferma su uno dei bastioni che affacciano sul porto e s’incontra con la statua del Cristo morto e il sacerdote benedice la popolazione ed i pescherecci. Accompagnano la processione il suono della trozzula, della tromba e del tamburo scordato. Un vero e proprio museo fotografico ritrae le composizioni della Tomba degli ultimi trent’anni, con alcuni scatti in bianco e nero che raffigurano modelli risalenti nel tempo. La tradizione vuole, infatti, che rimanendo fisso il tema della Deposizione, la rappresentazione della Tomba, in dialetto Urnia, cambi di anno in anno a seconda del modello scelto dalla confraternita. La Processione dei Misteri e della Tomba di Cristo è una delle processioni più suggestive e coinvolgenti della ritualistica tradizionale.

Antonio Verardi

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s entieri Botrugno Comune di circa 3.000 abitanti, nell’entroterra della penisola salentina. Di origini greche, prende vita dopo la distruzione della vicina Muro Leccese nel XII sec, ad opera di Guglielmo il Malo. In seguito, passò ai Maramonti, che, come feudatari, vi costruirono l’imponente Palazzo Marchesale, intorno alla quale si sviluppò il nucleo abitativo. Fu però nel periodo dei Castriota, baroni di Melpignano, che Botrugno vide il momento di massimo splendore e lustro, grazie al prestigio della casata e alle ricchezze prodotte mediante una serie di scambi commerciali. Nei secoli successivi, avvenne il decadimento della cittadina. Il toponimo Botrugno è di provenienza bizantina, e fa riferimento all’uva e ai vigneti che, secondo la tradizione, sorgevano su questo luogo.

La Chiesa Madonna di Costantinopoli La chiesa della Madonna di Costantinopoli, costruita per volontà del feudatario Tarquino Maramonte, sorse verso la fine del XVI secolo, insieme all’attiguo convento degli Agostiniani che, dal ‘600, venne in possesso dei Frati Minori Osservanti e fu, infine, soppresso nel 1866. La facciata, coronata da un timpano spezzato e dalle statue di Sant’Antonio da Padova e di Santa Chiara, anticipa la suddivisione interna in due navate. Il portale tardomanierista è sormontato dalla scultura di una figura angelica che sorregge uno scudo quadripartito. L’interno ha i caratteri tipici di una chiesa conventuale francescana con una pianta a doppia navata, anche se la minore è suddivisa in tre cappelle non comunicanti. Sul lato sinistro si aprono le cappelle dedicate a San Michele Arcangelo, a San Francesco d’Assisi e a Sant’Antonio da Padova, mentre sul lato destro sono ospitati gli altari di San Domenico di Guzmán, dell’Immacolata e del Perdono di Assisi. Sull’altare maggiore è collocato un blocco monolitico in pietra su cui è dipinto un trecentesco affresco bizantino della Madonna di Costantinopoli (Odigitria) con il Bambino Gesù che benedice secondo il rito greco. La chiesa custodisce il sarcofago di Raffaele Maramonte, insigne guerriero, con la data 1596.

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Il Palazzo Marchesale Posizionato nella parte più alta del paese, è il più importante edificio di architettura civile e risale al XV secolo, quando venne costruito per volere dall’allora famiglia feudataria Maramonte. Il palazzo, che originariamente aveva le caratteristiche di una piccola fortezza, fu poi trasformato in una vera e propria residenza nobiliare, fino ad assumere l’attuale fisionomia in gran parte di stile barocco. Esternamente, un elaborato balcone balaustrato corre lungo tutto il prospetto. L’accesso al palazzo avviene tramite due grandi portali, sormontati dallo stemma gentilizio dei Castriota che campeggia accanto a quello dei Maramonte. L’edificio si articola intorno ad un cortile a pianta rettangolare: al piano terra conta 77 vani, cantine, depositi e scuderie; il piano superiore si compone di 46 ambienti, destinati alla residenza dei feudatari. Di pertinenza del palazzo è anche l’annessa cappella di Sant’Anna, costruita intorno al 1690 dalla nobildonna Anna Carrafa. Essa presenta un’aula unica con matroneo e pavimento in mosaico e l’unico altare, in stucchi policromati, conserva al centro una tela settecentesca di Sant’Anna con Maria bambina. Oggi il palazzo è conosciuto con il nome di Palazzo dei Guarini, dal cognome degli ultimi proprietari dell’imponente edificio.

VI SEGNALIAMO... DOVE MANGIARE

LA LOCANDA DEI CAMINI Via Vittorio Emanuele,36 Botrugno Tel. 0836.993733

IL MANZONI www.ilmanzoni.it

via Manzoni, 8 Francavilla Fontana Tel. 0831 815004 email: info@ilmanzoni.it

DOVE DORMIRE

LA FONTANINA www.lafontanina.it

S.P. 28 Ostuni - Francavilla Fontana, Km 9,00 - cont.da Palagogna 0831.380932 - fax +39.0831.1810932 - email: info@lafontanina.it

VISITA ANCHE LECCE, BRINDISI, ORIA, GALATINA

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s entieri Francavilla Fontana Patria di Quinto Ennio, padre della letteratura latina, Francavilla F. sorge su un’area interessata da insediamenti del periodo neolitico, messapico e romano. Grande sviluppo ebbe agli inizi del XIV secolo sotto Filippo D’Angiò che eresse una Cappella sul luogo del ritrovamento di una preziosa icona. Nel 1579 il feudo di Francavilla Fontana venne comprato dal giovane aristocratico genovese Davide Imperiali che trasformò l’antica fortezza in una imponente dimora signorile dal lusso principesco. Alla fine del XVIII sec Ferdinando IV di Borbone la dichiarò città libera, anche se sotto il Regno delle Due Sicilie. Il nome “Franca-Villa” rimanda proprio al significato di “libera”, esonerata cioè dal pagamento delle tasse. Oggi si può entrare nel centro storico del paese attraverso tre importanti porte: la porta della Croce, porta Noa e la porta del Carmine. La piazza principale, quella di Umberto I, è il punto di intersezione tra le vie più importanti.

Di fianco il lato est del castello di Francavilla Fontana (foto wikipedia.org); In basso la navata centrale della Chiesa Colleggiata del Santissima del Rosario (foto wikipedia.org); Nella paginan a fianco il Palazzo Marchesale e più sotto la CHiesa della Madonna di Costantinopoli a Botrugno (foto wikipedia.org)

Colleggiata del Santissimo rosario Secondo la tradizione, l’origine della Chiesa è legata al ritrovamento da parte del principe Filippo I d’Angiò, nel 1310, durante una battuta di caccia, di un’icona bizantina raffigurante l’immagine della Madonna. Il principe fece erigere sul luogo una Cappella, che fu poi ampliata nel corso dei secoli. Nel 1743, dopo un terremoto, gli Imperiali, signori della città, fecero ricostruire, la chiesa, facendone un maestoso monumento con la cupola più alta del Salento, rivestita di bellissime mattonelle di maiolica. Il disegno della facciata mostra numerose affinità con vari progetti di chiese barocche romane. Oggi la chiesa ha una pianta a tre navate e con una pianta a croce greca prolungata nell’abside. Questo modello strutturale è da considerarsi un esempio raro nelle chiese salentine del Seicento e Settecento, quasi tutte impostate a croce latina. La facciata presenta ai due lati la statua di San Paolo e la statua di San Pietro; all’interno numerose tele: tra queste i dipinti del Carella (1721 – 1813), detto il “Tiepolo pugliese”. Nel cappellone della Madonna della Fontana, Patrona della città, si conserva l’omonima icona della leggenda, una Vergine con il Bambino di stile bizantino.

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Il castello L’attuale sede dell’amministrazione comunale, venne progettato dagli Orsini del Balzo, nel XV sec., come fortezza militare. La famiglia degli Imperiali, lo trasformò poi in lussuosa residenza. Una serie di torri, costruite da Giovanni Antonio del Balzo Orsini, nel 1455, e dal marchese di Oria e feudatario di Francavilla, Giovanni Bernardino Bonifacio, nel 1536, costituirono la base del castello che presenta apparentemente tutte le caratteristiche di un edificio di difesa: la merlatura, le cornici marcapiano, il fossato. A pianta rettangolare, la fortezza comprende tre piani asimmetricamente distribuiti, che ostentano un evidente eclettismo architettonico. Agli spigoli del castello si inseriscono gli stemmi della famiglia Imperiali, sormontati da corona, sorretti da un mascherone e delimitati da grossi grappoli di evidente gusto barocco. Sulla facciata principale, leggermente spostato verso occidente, si apre un elegante portale, compreso tra due colonne poggiate su dadi e dai capitelli compositi. Sulla facciata orientale si inserisce un rifinitissimo loggiato di gusto barocco leccese, composto di quattro arcate, entro le quali sono ricavate altrettante porte-finestre, incorniciate da foglioline e sovrastate da timpani triangolari spezzati. Nel cortile interno si trova un fonte battesimale datato al XIV secolo ed appartenuto all’antica Chiesa Madre. In quasi tutto il secondo piano le pareti sono abbellite da quadri. Da segnalare le tele raffiguranti Andrea e Michele III Imperiali, l’ Ultima cena e Santa Agnese, quest’ultima opera di Pacecco De Rosa.

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Lecce capitale del cinema del Mediterraneo Parte la tredicesima edizione del Festival del Cinema Europeo, una manifestazione con lo sguardo attento al dialogo interculturale nei confronti dell’Europa e del Mediterraneo

Dal 17 al 21 aprile si svolgerà, presso il Multisala Massimo della città di Lecce, la XIII edizione del Festival del Cinema Europeo, diretto da Alberto La Monica e Cristina Soldano. Riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali come manifestazione d’interesse nazionale, il Festival ha il patrocinio di Fondazione Apulia Film Commission, S.N.C.C.I., S.N.G.C.I., FIPRESCI, Centro Nazionale del Cortometraggio, Augustus Color, AIACE Nazionale, Università del Salento, Officine Artistiche, Libreria Liberrima. A tredici anni dalla nascita, il Festival del Cinema Europeo si conferma una manifestazione al passo con i tempi, che guarda ai grandi eventi culturali dell’Europa e del Mediterraneo ed è particolarmente attenta al dialogo interculturale. La Festa della cultura europea e mediterranea, diffonde annualmente circa 100 film tra lungometraggi, corti e documentari provenienti da molti paesi europei, riservando un canale di dialogo privilegiato con i giovani artisti. Ogni anno accoglie a Lecce numerosi ospiti internazionali: registi, attori, produttori e distributori che intervengono per presentare i loro film ed incontrare il pubblico, offrendo una testimonianza diretta della propria attività in un confronto vitale e stimolante con il cinema. La selezione delle opere proposte nelle varie sezioni mette in evidenza la presenza di registi di notevole talento, poco conosciuti al grande pubblico, ma assolutamente maturi da un punto di vista artistico e formale. La manifestazione salentina, accanto al

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concorso di lungometraggi europei, ospita spazi di approfondimento tra cui una sezione sulla cinematografia di un paese dell’area Euro-Mediterranea, omaggi a personaggi della cinematografia italiana ed internazionale, sezioni dedicate ai cortometraggi e ai documentari che rappresentano un percorso di ricerca di nuovi temi e nuovi linguaggi audiovisivi, il Premio Mario Verdone, il Premio LUX del Parlamento Europeo. Il Concorso di lungometraggi europei in anteprima nazionale, è composto da diverse sezioni di approfondimento su personaggi fondamentali della storia del cinema italiano ed europeo, realizzate in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia, e un Focus sulla cinematografia di un Paese dell’area EuroMediterranea. Partecipano al concorso, in anteprima italiana, dieci film europei in lingua originale, selezionati da Cristina Soldano, vagliati da una Giuria Internazionale, presieduta da Luciana Castellina. Le pellicole concorrono ai seguenti premi: Ulivo d’oro al Miglior Film, Premio perla Migliore Fotografia, Premio perla Migliore Sceneggiatura, Premio Speciale della Giuria, Premio S.N.G.C.I. per il Miglior Attore Europeo, Premio Officine Lab al Miglior Attore non Protagonista, Premio Speciale del Pubblico, Premio Cineuropa, Premio FIPRESCI assegnato da una giuria internazionale di critici cinematografici. Isabella Battista RIPRODUZIONE RISERVATA

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s pettacoli PREMIO MARIO VERDONE Il Premio dedicato a Mario Verdone è stato istituito tre anni fa – in accordo con la famiglia Verdone – dal Festival del Cinema Europeo, dal Csc e dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, con l’intento di premiare un giovane autore italiano che si sia particolarmente distinto per il suo talento nell’ultima stagione cinematografica nella realizzazione di un’opera prima o seconda. Sulla base della selezione proposta dai promotori, sarà la famiglia Verdone – Carlo, Luca e Silvia – a scegliere il vincitore dell’edizione 2012, il cui premio sarà assegnato sabato 21 aprile nell’ambito della cerimonia di chiusura del Festival.

Premio Mario Verdone Gli undici film che concorreranno alla III edizione del Premio Mario Verdone sono: CAVALLI di Michele Rho (2011) *

SERGIO CASTELLITTO La sezione I Protagonisti del Cinema Italiano è quest’anno dedicata a Sergio Castellitto. Un omaggio tributato in ogni edizione dal Festival a una delle personalità di maggior rilievo della cinematografia italiana, realizzato in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia. Verrà proposta la retrospettiva dei film interpretati da Castellitto e una mostra di fotografie tratte dal suo archivio personale e dalla Fototeca del Csc, la pubblicazione di una monografia critica a cura di Enrico Magrelli, realizzata dal Festival in collaborazione con il Centro Sperimentale ed edita da Rubbettino.

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CORPO CELESTE di Alice Rohrwacher (2011) * IO SONO LI’ di Andrea Segre (2011) *

IL PAESE DELLE SPOSE INFELICI di Pippo Mezzapesa (2011) * LA PEGGIOR SETTIMANA DELLA MIA VITA

di Alessandro Genovesi (2011) *

I PRIMI DELLA LISTA LA-BÀS –EDUCAZIONE CRIMINALE di Roan Johnson (2011) di Guido Lombardi (2011) * I PIÙ GRANDI DI TUTTI MISSIONE DI PACE di Carlo Virzì (2011) di Francesco Lagi (2011) * MOZZARELLA STORIES di Edoardo De Angelis (2011) *

SETTE OPERE DI MISERICORDIA

di Gianluca e Massimiliano De Serio (2011)*.

* = le opere prime

I film in Concorso Austria: KUMA regia di Montxo Armendariz (2011) regia di Umut Dag (2012) Spagna: NO TENGAS MIEDO

Svezia: HAPPY END regia di Bjorn Runge (2011)

Danimarca: MISS JULIE regia di Linda Wendel (2011)

Polonia: FEAR OF FALLING regia di Bartosz Konopka (2011)

Russia: BEDOUIN regia di Igor Voloshin (2011)

Norvegia: OSLO, AUGUST 31ST regia di Joachim Trier (2011)

Germania: ABOVE US ONLY SKY regia di Jan Schomburg (2011)

Italia: VACUUM regia di Giorgio Cugno (2012)

Croazia: DADDY regia di Dalibor Matanic (2011)

L’amore

imperfetto ora è un film Un romanzo erotico, con un titolo che non lascia scampo. Una storia di passione, scoperta, consapevolezza, superamento e crescita. “L’amore è imperfetto” è l’esordio letterario della salentina Francesca Muci (in foto), sceneggiatrice Rai e regista di documentari di successo. Al libro s’ispira adesso anche una sceneggiatura, che diventerà presto il primo lungometraggio della stessa autrice. Nel mese scorso, infatti, sono iniziate le prime riprese tratte dalle pagine del libro e, come set del film, è stata scelta la Puglia. Circa sei settimane di ciack tra Bari (molti sono state le scene girate nel centro e sul lungomare) e Torre Guaceto, per raccontare la storia di Elena (interpretata dalla bella Anna Foglietta). La vicenda si svolge parallelamente in due epoche diverse della sua vita, il 2012 e il 2005, che si alternano come fossero due storie parallele dello stesso personaggio e si incrociano solo alla fine. Oggi, Elena è una donna di 35 anni, lavora in una casa editrice come lettrice e a volte come editor; vive da sola e da tempo non ha più una storia d’amore ma non la cerca. Sette anni prima, viveva con una sua amica, Roberta; entrambe stavano finendo la specializzazione universitaria e credevano nell’amore assoluto. Alla ricerca del “principe azzurro”, Elena lo trova in Marco, un bellissimo e giovane fotografo con cui va a convivere e inizia una storia che dura due anni perfetti, fino al giorno in cui scopre di essere incinta,ma anche che lui ha una relazione con un uomo. A quel punto la sua vita prende una direzione diversa, che la porterà, di nuovo, nel presente a fare i conti con le sue paure e i suoi pregiudizi. Per l’ennesima volta, la Puglia è teatro di un set cinematografico e Bari riscopre, grazie a questo film, bellezza e un pizzico di vanità. È anche un po’ questa, del resto, l’anima di una terra che sa attrarre come poche registi, sceneggiatori e produttori, alla ricerca di scorci malinconicamente artistici e storie profonde. A.V.

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L’amore è

NINA

ZILLI

Dopo Daniele Silvestri e Donatella Rettore, Sabato 14 aprile sarà il turno della piacentina Maria Chiara Fraschetta, in arte Nina Zilli, sul palco del Demodè di Modugno, un luogo che sta diventando un punto di riferimento per la “buona musica” Aggiungetelo alla lista di quegli eventi che non si possono perdere per nessuna ragione al mondo, perché se amate la musica italiana che guarda con un occhio al futuro ed uno al passato non potete lasciarvi sfuggire il concerto del 14 aprile di Maria Chiara Fraschetta. Il nome non vi dice nulla? Ebbene, questa è la vera identità della cantante piacentina Nina Zilli, un piccolo grande fenomeno tutto italiano; Nina, infatti, con le sue sonorità retrò e la sua verve fuori dal comune conquista un premio dietro l’altro, e non è certo un caso che sia stata scelta proprio lei per rappresentare l’Italia all’ Eurovision Song Contest 2012, che quest’anno si terrà a Baku, capitale dell’Azerbaigian dal 22 al 26 marzo. Il brano scelto, che sembra avere tutte le caratteristiche idonee per diventare un successone tanto di pubblico quanto di critica, è L’amore è femmina, per l’occasione declinato anche in una versione inglese (“Out of love”) . La brillante Nina avrà insomma modo di far valere le sue capacità vocali ed interpretative (e, perché no, anche di sfoggiare uno dei suoi look così caratteristici, a

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metà tra il trio Lescano e la anglofona Amy Winehouse) su un palcoscenico internazionale, piuttosto diverso da quello sanremese su cui ormai, dopo due edizioni da concorrente e una da ospite, pare essere di casa. Tralasciando per il momento gli impegni oltreconfine, però, Nina Zilli offrirà ai suoi fans su suolo pugliese un’esibizione live il 14 aprile presso il Demodè, a Bari, all’interno di un tour che parte il 10 aprile a Firenze e poi resterà itinerante toccando le principali città italiane; il “L’amore è femmina tour” vuole essere un contenitore non solo delle migliori canzoni dell’omonimo album ultimo uscito (tra cui c’è anche “Per sempre”, il singolo portato a Sanremo 2012) ma vuole ripercorrere l’intero percorso artistico compiuto da Nina. Un percorso del quale, inevitabilmente, non si possono saltare pezzi importanti come “Sempre lontano” e “50 mila”, in collaborazione con Giuliano Palma e impiegata anche come colonna sonora nell’intenso film “mine Vaganti” di Ferzan Özpetek; è stato

SEXY NINA PER MAX Nina Zilli in una delle sexy pose realizzate per il magazine Max.

proprio quest’ultimo il singolo che l’ha catapultata nell’olimpo delle celebrità, ma in soli due anni già Nina Zilli si è fatta ricordare per molto altro al di là di quel divertente ed orecchiabile motivetto. Tra la partecipazione allo show televisivo “Panariello non esiste” e l’esperienza radiofonica su Radio Due, Nina Zilli dimostra di essere un’artista versatile, brillante, colta e con un amore talmente viscerale per la musica che sembra voler fuoriuscire da ognuna delle sue note. Daniela De Sario

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Unico

Venditti Giovedì 20 aprile il cantautore romano torna a Bari per l’Unica Tour

da ascoltare L’amore è femmina

Chi è Nina Zilli Nina Zilli, cantautrice italiana nata nel 1980, è un’artista che si lascia riconoscere fin dal primo sguardo: con il suo look retrò e le capigliature cotonate (che le sono anche valse la vittoria del premio “Best Look” ai TRL Awards del 2011), è la Amy Winehouse nostrana. Ha una formazione musicale ampia e varia, che va dall’ R&B, al soul, passando per le sonorità rock punk dei suoi esordi. È l’autrice di grandi successi come “50mila”, “L’amore verrà”, una cover di un passato brano delle Supremes, “L’uomo che amava le donne” e “Per sempre”, suo ultimo prodotto portato sul palco dell’Ariston. Il suo nome d’arte (quello originale è Maria Chiara Fraschetta) è un omaggio a Nina Simone,cantante di cui la Zilli è grande estimatrice, e alla madre della ragazza, che di cognome fa appunto Zilli. aprile duemiladodici

Torna in Puglia Antonello Venditti. Dopo il concerto del 12 agosto nel parco archeologico di Egnazia, il cantautore romano ritorna sulle scene il 26 aprile al Palaflorio di Bari con “Unica Tour”, partito da Roma lo scorso 8 marzo, con grande commozione nel ricordo di Lucio Dalla e delle due vittime sul lavoro nel mondo della musica, Francesco Pinna e Matteo Armellini. Durante il tour (in collaborazione con RTL 102.5) il cantautore proporrà dal vivo, oltre ai maggiori successi dei suoi 40 anni di carriera, i brani dell’ultimo album “Unica. Venditti arriva in concerto con una grandissima dote di energia, una band fatta di eccellenti musicisti: Derek J. Wilson (batteria), Alessandro Canini (percussioni, batteria e chitarra), Fabio Pignatelli (basso), Alessandro Centofanti (piano e organo), Danilo Cherni (tastiere), Benedetto “Toti” Panzanelli (chitarra), Maurizio Perfetto (chitarra), Amedeo Bianchi (sax), Sandy Chambers e Julia St. Louis (voci), una band “molto rock” assicura lui, che offrirà a Venditti la possibilità di presentare ogni brano, vecchio e nuovo, nella maniera migliore. Del resto dal vivo Venditti offre il meglio di sè, riesce a stabilire un contatto straordinario con il pubblico, si racconta senza timore, mettendo in luce ogni aspetto del suo far musica, da quello più sentimentale a quello più energico. Perché ancora oggi, come ha dimostrato con il suo ultimo album, “Unica”, che proporrà per

la prima volta dal vivo in queste occasioni, Venditti è in grado di emozionare, di sorprendere, di coinvolgere il pubblico in una grande festa. Antonello Venditti, cantautore italiano tra i più acclamati, vanta una vasta produzione discografica costellata di pezzi diventati popolari sin dagli esordi del 1972 con l’album “Theorius Campus”, inciso con Francesco De Gregori. In quasi quarant’anni di carriera il cantautore romano è rimasto sempre molto legato alla sua città, celebrandola nelle sue canzoni come “Roma Capoccia” e “Grazie Roma”, dedicata alla sua squadra del cuore, l’AS Roma. Forti anche i ricordi legati al periodo adolescenziale raccontati con “Giulio Cesare” o con la famosissima “Notte prima degli esami” che ha ispirato due film e una serie televisiva. Venditti inoltre è riuscito ad emozionare il pubblico grazie a canzoni come “Alta marea”, “Ogni volta”, “Amici mai” o alla più recente “Che fantastica storia è la vita”, successi che non mancano mai nel repertorio delle sue esibizioni e nelle sue raccolte. Isabella Battista

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s pettacoli La serie televisiva “cult” Star Trek, sarà, senza dubbio, una delle protagoniste di LevanteCon.

LevanteCon a Bari Scienza protagonista tra fantasia e realtà Il 15 aprile Bari ospiterà l’importante kermesse nazionale. Per appassionati del settore ma anche per soddisfare la curiosità dei non addetti. Ce n’è per tutti a Levante Con! Dalla scienza alla fantascienza, passando per l’arte del fumetto. Seguirà questo fil rouge LevanteCon, la kermesse tutta italiana di scena a Bari il 15 aprile prossimo. Fari puntati, anche in questa quarta edizione, verso ognuno dei settori protagonisti, con un corollario di eventi ad hoc e la partecipazioni di esperti del tema. Per appassionati - neofiti e di lunga data - apre le porte il Festival dello Spazio, convention italiana dedicata ad astronomia, astrofisica, astronautica. L’appuntamento rappresenta la sezione scientifica della LevanteCon e ha l’obiettivo di fornire una “scienza prêtà-porter”, adatta a tutti, in particolare attraverso attività condotte sul campo. A completare la sezione scientifica c’è poi la “Galleria delle Scienze”, contenitore scientifico con mostre a tema, l’esposizione di un grande planetario nonché conferenze scientifiche ed esperimenti da realizzarsi con la partecipazione del pubblico. Per sognare con la scienza non poteva mancare un appuntamento con la serie

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di fantascienza più famosa della tv. La manifestazione Star Trek NautiCon andrà ad ispirarsi al celebre lavoro di Gene Roddenberry per condurre i partecipanti all’interno di un mondo immaginario ma credibile, che ha ispirato tanti scienziati in tutto il mondo. E nel percorso lungo la fantascienza protagonista sul grande schermo ecco la GateCon Italia, kemesse che prende spunto dal film di Roland Emmerich – Stargate - e che a sua volta ha ispirato in breve tempo svariate produzioni cinematografiche e televisive interessando fan in tutto il mondo. La sezione fantascientifica della Levante Con si completa con la Galleria della Fantascienza, tra mostre tematiche, proiezione di film e telefilm, conferenze, club ospiti e altre attività. Dalla fantascienza il salto nel mondo dei fumetti è assai breve. LevanteComics & Games è l’evento dedicato ad una forma di intrattenimento semplice, nata soprattutto per i più giovani ma che ha subito appassionato intere generazioni. Grandi e piccoli hanno visto in quelle strisce la rappresentazioni di mondi nuovi, vicini e lontani, ma anche di mode

e tendenze che spesso sono diventate un cult non solo per gli appassionati del baloon. Il tutto è condito dalla presenza dei Cosplayers, appassionati vestiti di tutto punto come i personaggi di cartoni animati, giochi e film di fantascienza e fantasy preferiti. Anche in questo caso la “Galleria dei Fumetti” - con mostre, giochi di ruolo e al computer, dimostrativi di disegno, conferenze, tavole rotonde tematiche – andrà a completare la sezione. La LevanteCon, grazie a programmi sviluppati per l’occasione, non mancherà di rivolgersi alle scuole di ogni ordine e grado e darà spazio anche alla competizione. Numerosi saranno i premi assegnati in corso d’opera: ai migliori divulgatori di Scienza e Fantascienza andranno rispettivamente il Premio Divulgazione Scientifica Galileo Galilei e il Premio Divulgazione Fantascientifica Gene Roddenberry; seguirà a premiazione del Concorso Letterario di Fantascienza Giulio Verne e del Premio Nazionale Cometa dedicato al fumetto. Levante Con vi aspetta a Bari presso lo Sheraton Nicolaus Hotel. L’evento è gratuito. Giovanna Lodato RIPRODUZIONE RISERVATA

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Quel tanto atteso barbiere... Dopo un lungo tiraemolla, l’opera di Rossini con la regia di Krief sarà di scena ad aprile al Petruzzelli Lo spettacolo si fa? Lo spettacolo non si fa? Le polemiche non sono certo mancate, e sono tutte perfettamente lecite: se nel corso del mese di marzo le maestranze del politeama e gli orchestrali della Fondazione sono arrivati ad occupare il palco del Petruzzelli nella speranza di veder confermati i loro contratti vuol dire che qualcosa non sta funzionando. La Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli è attualmente commissariata da Carlo Fuortes per volontà del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi, ma sta finalmente vivendo un attimo di respiro grazie allo sblocco di 5,5 milioni di contributi dal Fondo Unico dello Spettacolo. Anche grazie a questo stanziamento è stato possibile confermare un evento molto atteso, ossia la messa in scena de “Il barbiere di Siviglia”, la famosissima opera in due atti di Gioacchino Rossini che, con la regia di Denis Krief, sarà sul palco a partire da martedì 17 aprile 2012. Sono previste poi quattro repliche nei giorni seguenti, cioè il 19, il 21, il 23 e il 25 aprile, con biglietti compresi in fasce

di prezzo che vanno dai 17 ai 90 euro. L’orchestra della Fondazione sarà diretta da Lorin Maazel, che già aveva aperto la stagione con la “Carmen” a gennaio ed è considerato uno degli artisti di prestigio su cui hanno voluto puntare per il rilancio di una situazione fin troppo vicina all’orlo del baratro; ma anche su questo punto le discussioni, anche piuttosto accese, si sono fatte sentire. Il cachet del direttore d’orchestra è stato infatti al centro di una polemica con l’ex vicepresidente della Fondazione e ora Assessore alla Cultura Nuccio Altieri, il quale l’avrebbe accusato di richiedere un onorario stellare per dirigere l’orchestra barese. Maazel ha poi deciso di ribattere spedendo una lettera aperta al Comune di Bari (che è poi stata pubblicata dalla stampa locale) nella quale chiariva la sua posizione su questo controverso punto: il suo cachet, infatti, rientrerebbe perfettamente negli standard individuati dal Ministero per i Beni Culturali. Il direttore ha inoltre dichiarato di sentirsi particolarmente legato alla città di Bari, la quale lo ha accolto da giovanissimo dopo le sue prime esperienze

Joe Barbieri in concerto Il 14 aprile al Teatro Forma si esibirà l’artista napoletano, un maestro del Jazz contemporaneo Forse solo i cultori del jazz comprendono la fortuna di poter andare ad ascoltare dal vivo un artista come Joe Barbieri, il quale canterà molti brani del suo ultimo ep, intitolato “Respiro” il 14 aprile al Teatro Forma (Bari) alle ore 21:30. È però sufficiente associare il suo nome a quelli più altisonanti di Pino Daniele e Giorgia per meglio afferrare il talento di questo musicista: Pino Daniele è stato in qualche modo l’artefice del successo di Barbieri (tenendo a battesimo il primo album del jazzista napoletano classe ’73) e l’ha persino definito suo erede naturale, mentre Giorgia ha fatto scrivere da lui una delle sue hit più famose, “In vacanza con me”. La critica spende su Joe Barbieri parole lusinghiere e lui indubbiamente le merita, conquistando con la sua voce struggente e a tratti quasi smielata e delle melodie che sono un inno dei cuori infranti; la colonna sonora perfetta per chi vive qualche paturnia amorosa, insomma! Hanno collaborato con Joe alla produzione del suo ultimo album artisti del calibro di Stefano Bollani e Jorge Dexler Prada, cantautore uruguayano che ha firmato la colonna sonora del film “I diari della motocicletta” assicurandosi un Oscar come miglior canzone.

da concertista in America, e di essere ben lieto di poter dare il suo apporto alla Fondazione Petruzzelli in un momento così delicato e difficile della sua storia. Archiviate finalmente queste discussioni, è stata definitivamente confermata l’opera “Il barbiere di Siviglia”, la quale “importerà” allestimenti scenici e costumi dalla Fondazione Teatro Lirico di Cagliari, abbattendo così degli ulteriori costi che avrebbero gravato sul bilancio. Non si risparmierà (almeno in termini artistici), però, sulla regia, la quale è affidata come già detto a Denis Krief, regista che ha assorbito il meglio di tutte le sue esperienze teatrali fatte in giro per il mondo (dall’Italia alla Germania, dalla Russia a Parigi); il direttore del coro sarà invece Franco Sebastiani. Nel ruolo di protagonisti ci saranno Sergey Romanovsky nei panni del Conte di Almaviva, Evan Hughes in quelli di Don Basilio e Filippo Polinelli in quelli di Bartolo, mentre Jonathan Beyer e Ekaterina Metlova saranno rispettivamente Figaro e la bella Rosina. Daniela De Sario IPRODUZIONE RISERVATA

Ciak! Si suona Si chiude il 13 aprile l’interessante rassegna “Ciak! Si suona”, che, cominciata il 3 febbraio, si è fatta promotrice, inserendosi all’interno del progetto Verso Sud (supportato da Puglia Sounds, dal Comune di Conversano, da Coolclub e da Lecce Città Universitaria e con il Patrocinio dell’Apulia Film Commission), di una commistione ben riuscita tra musica e cinema; nel cineteatro polivalente di Conversano conosciuto come “Casa delle Arti” ci sarà quindi l’ultimo dei 6 appuntamenti cinemato-musicali, stavolta con il concerto di Erica Mou dopo la proiezione del film “I baci mai dati” di Roberta Torre, acclamato e candidato per due Nastri d’Argento in seguito alla presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia. Un’occasione, quindi, per godersi non solo un film con un cast credibile e una regia intelligente, ma anche un live della cantante rivelazione dell’anno, la giovanissima Erica Mou che, pur essendo nata solo nel 1990 a Bisceglie, vanta già una carriera di tutto rispetto: ha vinto il premio della critica Mia Martini nell’edizione 2012 del Festival di Sanremo e ha inciso il suo primo album “È” con la casa discografica Sugar di Caterina Caselli. D.D.S.

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Vita conquista Roma Gli artisti pugliesi registrano il tutto esaurito anche nella città eterna. Caterina Costantini e Vita Rosati interpretano le donne in “Chi ha paura di Virginia Woolf?” Chi ha paura di Virginia Woolf è un dramma teatrale che ha debuttato a Broadway nel 1962 ed è tuttora plurirappresentato in tutto il mondo. Recentemente, è stato portato in scena al Teatro Ghione di Roma, da due attrici pugliesi, Caterina Costantini e Vita Rosati, affiancate dal grande Franco Castellano e dal giovane Mirko Soldano, con la regia di Lorenzo Loris. Il dramma è una rappresentazione dei vizi e delle debolezze di due coniugi di mezza età, George e Martha, interpretati da Franco Castellano e Caterina Costantini. I tradimenti e gli scherzi sadici tra i protagonisti, avvengono in presenza di una giovane coppia, Nick e Honey, (Mirko Soldano e Vita Rosati), inviatati nella propria abitazione, a tarda ora. L’alcol di benvenuto diventa il protagonista della serata, trasformandola in un vero e proprio gioco al massacro. Lasciati soli dalla fuga dei loro ospiti, si ritrovano a piangere sul cadavere di un figlio immaginario. Lo spettacolo sul palco romano, ha registrato un grande successo e gli applausi più lunghi sono giunti a Vita Rosati, giovane attrice di Montalbano, in provincia di Brindisi, che ho voluto incontrare per un’intervista.

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Qualche giorno dopo ci siamo incontrate al bar Giolitti, nel cuore della capitale, dove si è presentata puntuale e sorridente. Vita, 31 enne, vive a Roma da qualche anno, dove ha frequentato il corso di recitazione di Michele Olivieri e conseguito il diploma al Conservatorio dello Spettacolo di Roma, accademia triennale di formazione per attori, diretta dal maestro Gianni Diotajuti e dai docenti Gianni Caliendo, Gabriele Ferzetti, Erika Blank e Gaston Troiano. Poco dopo il diploma, lavora con artisti dello spettacolo dal calibro di Giorgio Abertazzi, Ennio Coltorti, Aurelio Grimaldi, Caterina Costantini e Werner Wass e realizza spettacoli per le scuole materne. Lascia, quindi, la sua amata Puglia e gli studi universitari in lettere e culture teatrali per inseguire il suo sogno. Attualmente si divide tra cinema, teatro, pubblicità, dove svela il suo talento sia come attrice, sia come regista. Vita, per realizzare il tuo sogno era necessario lasciare la Puglia? «Si, qui c’è molta più competizione, ma anche più possibilità di emergere e di imparare a fianco di grandi artisti». Cosa ti manca della tua terra? «Il mare, la semplicità delle persone e l’altruismo». Cos’ è che non va a Roma?

«La meritocrazia che non c’è; qui bisogna conoscere qualcuno e avere un nome importante per fare qualcosa. E, poi, la crisi che svuota i teatri oppure li fa chiudere. Ora il Teatro Valle, per dirne uno, è occupato». Sin da piccola ti sei distinta nelle recite scolastiche. Avevi già deciso il tuo mestiere. Cosa ti dicevano i tuoi genitori? «Trovati un lavoro serio -sorride n.d.r.». Come li hai convinti, dopo? «Con i risultati, che li ha commossi». Come inizia la giornata di Vita attrice? «Con la palestra, per curare la mente e il corpo. Poi, subito davanti al computer per cercare provini e contatti. Il pomeriggio lo riservo alle prove e in serata vado in scena. Molto tempo lo dedico alla continua e affannosa ricerca al lavoro, mentre lavoro». Cosa sogni attualmente? «Di lavorare con grandi professionisti e compagnie». A soli 31 anni, sei già entrata nel mondo della tv, del cinema e del teatro. Quale preferisci? «Il cinema, anche se il teatro regala soddisfazioni più immediate grazie all’impatto con il pubblico ed è anche più accessibile». Chi guardi con profonda ammirazione? «Maria Paiano e Melanie Streep, sono uniche». il magazine dell’eccellenza pugliese


s pettacoli I tuoi studi sono terminati? «Io ho studiato tanto e continuo a studiare. Lo farò anche a 50 , a 60 anni perché un bravo attore non può improvvisare. Ogni ruolo è uno studio e occorre sacrificio e umiltà per farlo». Qual è l’emozione più bella per un’attrice? «Vedere negli occhi del pubblico l’emozione che ho regalato. È un dare e avere, continuo». Ti è mai capitato di dover improvvisare, in scena? «Si, in quel momento avvengono situazioni davvero divertenti». Dove avete interpretato “Chi ha paura di Virginia Woolf ?” e dove potranno vederti, prossimamente? «Il debutto è stato pugliese, ad Ordona, poi, siamo stati a Roseto, Tuscania, Colleferro, Modena, Ostia, Roma. Presto, saremo anche a Milano, Trapani, Palermo, Capo d’Orlando e in altre città ancora da stabilire». Perché ami questo lavoro? «Mi piace il teatro e il mestiere dell’attore perché, oltre all’ adrenalina che ogni volta ti assale prima di salire sul palcoscenico, ti dà la possibilità di conoscere l’essere umano, sviscerando i diversi personaggi che devi interpretare e la cosa meravigliosa è che tutto questo aiuta a conoscere meglio anche te stesso. Alla fine di ogni spettacolo ti senti pieno e soddisfatto per averlo vissuto».

Chi è Vita Rosati Vita Rosati, nata a Montalbano (BR). Il 2/07/80 Si divide tra cinema, teatro e pubblicità: Negli 5 anni, l’abbiamo vista a teatro, in: “ Chi ha paura di Virginia Woolf ”, con Caterina Costantini e Franco Castellano ,“ Se vuoi amarmi”, “ La Locandiera” con Nathalie Caldonazzo e Franco Castellano,“ Bergman de recluta”, con Alberto Di Stasio, “ Angie l’antiteista” scritto e diretto da Angela Calefato, “ Medea” di Euripide, regia Caterina Costantini, “ La bisbetica domata” di Shakespeare, regia Caterina Costantini, “ Il profumo del principe”, scritto e diretto da Mario Fedele“ Girotondo” di Arthur Schnitzler, “Lorso” di Anton Cechov, regia di Fabio Mureddu, “ Yerma” di Garcia Lorca, “ Delirio di sessi”, scritto e diretto da Michele Oliveri, “ Robin Hood”, regia di M.Dau,“ Arlecchino”, “ Dulce est” di H. Achtembusch, regia Werner Wass, “ Altius Imprime Sulcos” di Todi, Zeffirelli, Fo, regia di Massimiliano Dau“ Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare, regia Massimiliano Dau, “ Ladro si…ma” di Dario Fo, regia Giancarlo Lobasso, “ Finale di partita” di Samuel Beckett, regia di Michele Oliveri Al cinema, in televisione e in pubblicità con: “ Ostuni is not Houston” di M. Oliveri, “ Apettando Godiva” ( sit-com ) di Franco Taviani, ruolo Fiamma ,“ La cena per farli conoscere” di Pupi Avati.

Annalisa Tatarella

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porta Napoli in Puglia Mini tour dell’artista napoletano nel Tacco d’Italia per “leggere” le contradizioni della città campana

Un pezzo di Napoli in Puglia è possibile? L’ostacolo geografico è presto superato grazie allo spettacolo inserito nella stagione di prosa del Teatro Pubblico Pugliese, che nel corso del mese di aprile porterà su ben tre palcoscenici pugliesi la piece teatrale Toni Servillo legge Napoli. I teatri interessati all’evento sono il Teatro Paisiello di Lecce, nel quale l’attore casertano si esibirà il 15 aprile e a seguire il Teatro Orfeo di Taranto il 16 e il 17 aprile e il Teatro Sala Margherita di Putignano, in provincia di Bari. Toni Servillo cerca di dare vita mediante le parole dei suoi poeti più noti, nonché tramite alcuni inediti scritti appositamente per l’occasione, ad una città come Napoli, regina incontrastata tanto del “bello” quanto del “brutto”, un esempio di contraddittorietà e costante alternanza tra stupore e dolore; questo spettacolo, insomma, non vuole essere la classica e stereotipata riproposizione dello storico teatro napoletano, e questa forte scelta si evidenzia fin dalla scenografia, la quale è semplicemente composta da un leggio e da una sedia. Questi sono gli unici strumenti che accompagnano Toni Servillo nel viaggio tra gli intramontabili Eduardo De Filippo e Salvatore Di Giacomo, fino ai meno conosciuti Mimmo Borrelli ed Enzo Moscato. Daniela De Sario RIPRODUZIONE RISERVATA

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Centri universitari sportivi, per fortuna ci sono

In tempi di crisi economica, trovare risorse per le associazioni sportive è sempre più difficile. L’esistenza dei Cus consente ancora ai giovani universitari, e non solo, di praticare attività agonistiche e non. Come è la situazione in Puglia? Scopritelo attraverso questo reportage In un momento di profonda crisi, soprattutto (ma non solo) di natura economica per lo sport italiano, il Cus può rappresentare ancora un momento felice, così come lo è stato negli scorsi anni? Attività sportive non necessariamente finalizzate all’ottenimento di un risultato sportivo, momenti di aggregazione e di formazione culturale e sportiva, un collegamento con le università, volano che ha alimentato i Centri Universitari Sportivi dal secondo dopoguerra ai nostri giorni, una vocazione allo sport nella sua vera essenza di competizione leale e corretta, sono gli ingredienti alla base dei Cus. Il CUS è un’associazione di promozione sociale che si occupa delle manifestazioni sportive italiane organizzate nell’ambito della vita universitaria, ma ormai non solo

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in questo ambito, andando a diventare le più grandi polisportive italiane per numero di praticanti e di discipline sportive. In Italia esistono cinquantuno CUS, ognuno dei quali fa capo ad una specifica università e alla relativa organizzazione sportiva e sono federati all’Ente di Promozione Sportiva riconosciuto a livello nazionale che è il CUSI (Centro Universitario Sportivo Italiano) e per mezzo di quest’ultimo alla FISU (Federazione Internazionale Sport Universitari) che presiede l’attività sportiva degli studenti universitari di tutto il mondo. Tra i principali scopi del Cus c’è la promozione ed incremento della pratica educativo-sportiva delle differenti discipline sportive nazionali, nonché tornei ricreativo-sportivi per studenti universitari;

promozione ed incremento della pratica agonistica nell’ambito delle Federazioni Sportive Nazionali e del CUSI, in campo locale, provinciale, nazionale ed internazionale; promozione ed incremento della pratica sportiva tra giovani, nell’ambito delle attività del CONI. In linea di massima, è possibile individuare quali sono le discipline maggiormente praticate dagli atleti universitari italiani: la pallavolo, la pallacanestro, il nuoto e l’atletica. Senza dimenticare il canottaggio, la lotta, il pugilato, il rugby e la pallanuoto. Ma Cus è soltanto questo? Crediamo proprio di no. I CUS si occupano di tutto quello che riguarda lo sport universitario, e non solo. Queste organizzazioni, infatti, gestiscono anche molti eventi sportivi, sia a caratteil magazine dell’eccellenza pugliese


s port Non solo calcio

apeertura sport universitario 2500 -3000 bt

re nazionale che internazionale. Fra i più importanti ci sono anche i campionati universitari nazionali che furono allestiti per la prima volta nel ‘47 e da allora vengono riproposti tutti gli anni. Sempre il CUS, inoltre, ha curato l’organizzazione e l’allestimento dei primi giochi olimpici universitari – le Universitadi – che ci furono a Torino nel ‘59. L’evento riscosse un successo enorme, tanto per quanto riguardava il pubblico presente che per quanto concerneva il numero degli atleti in gara. Per questo motivo, il CUS si guadagnò un trofeo, la Coppa olimpica Pierre de Coubertin, da parte del comitato sportivo internazionale. Proprio il carattere internazionale – soprattutto europeo- è stato motivo per il CUS di ulteriori gratificazioni e riconoscimenti. aprile duemiladodici

Sono numerosi, infatti, gli eventi sportivi di carattere internazionale organizzati e gestiti interamente da queste organizzazioni universitarie che, pur nascendo a livello locale, hanno progressivamente sviluppato uno spirito europeo che si è perfettamente adattato anche con lo spirito politico ed economico che oggi regna nel vecchio continente. Un trampolino, dunque, tra lo sport di tutti i giorni, quello fatto per abitudine e per divertimento, e le gare più prettamente agonistiche, con in palio un titolo, qualche medaglia ed un sogno che ogni quattro anni si materializza in un angolo di questo piccolo mondo: le Olimpiadi. Ogni ragazzo, ogni ragazza che si allena, corre, suda, scatta e sbuffa sogna, in cuor suo, di poter sfilare nello Stadio Olimpico

con i colori della propria bandiera impressi sul cuore e sulla maglietta. Ogni sportivo sa che, dilettante o professionista che sia, è quello il punto più alto di una carriera, anche se vincente, anche se piena di titoli e di soddisfazioni. Ma i ragazzi e le ragazze che si allenano ogni giorno sanno che la strada è lunga, ed è in salita. Ma chi fa sport può spaventarsi per una distanza o per una salita? Ma forse in fondo il punto “vero” e “vivo” dello sport è il sentirsi bene ed il competere con se stessi e con gli altri in maniera corretta e leale. Anche se qualche volta, e per qualche fortunato, anche i sogni più reconditi possono avverarsi. E sognare non costa nulla. Roberto Mastrangelo RIPRODUZIONE RISERVATA

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Giovani e vincenti le promesse del

Veduta aerea del Cus Bari. (foto dell’archivio del Cus Bari)

CUS

Ad un anno dalla sua elezione, Renato Laforgia, Presidente della polisportiva universitaria barese, esamina con noi le condizioni del movimento sportivo universitario, dai campionati nazionali di Messina al soddisfacente torneo della Liomatic Cus Bari. Un bilancio dell’ attività tra difficoltà economiche e nuovi progetti di sviluppo

Sorto nel 1944 come polisportiva universitaria, il Cus Bari è stato da allora punto di riferimento per generazioni di universitari con la passione per lo sport. Una struttura che oggi si estende per circa dieci ettari sulla costa nord di Bari, all’interno del quale si sviluppa uno dei più importanti centri universitari sportivi del Mezzzogiorno e probabilmente d’Italia. Il Cus Bari da circa un anno è guidato da Renato Laforgia, medico ortopedico, uno che di sportivi, aihloro traumatizzati, ne vede tanti... Il direttore del reparto di Ortopedia presso la Clinica Santa Rita di Bari prima ancora di essere medico è stato ed è uno sportivo, o meglio, un cussino, da sempre. Laforgia, infatti, ha praticato lo sport del canottaggio presso il Cus Bari e oggi ricopre la carica che è stata per circa 60anni del fondatore del Cus Ignazio Lojacono. Presidente Laforgia, ad un anno dalla sua elezione che bilancio possiamo tracciare? «Il mio bilancio è sicuramente un bilancio fatto di fatica nel senso che questo impegno mi vede in

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prima linea a tentare di rilanciare l’immagine del Cus e le attività agonistiche che si svolgono all’interno del Cus. Quando sono partito pensavo di avere vita un po’ più facile, soprattutto dal punto di vista economico, mentre ho trovato molti problemi e molte difficoltà per tornare a finanziare le 10 discipline sportive che all’interno del Cus hanno luogo. È quindi un bilancio positivo sotto l’aspetto dell’immagine del Cus sotto altri aspetti credo che siamo in itinere, cioè bisogna continuare a lavorare per cercare di mettere un po’ di ordine in alcuni aspetti della organizzazione interna del Cus». Immagino sia abbastanza complesso dal punto di vista finanziario. Tra l’altro penso anche che, senza lo sforzo dell’impresa locale che vive un momento di difficoltà sia ancora più difficile. «Dobbiamo dire che innanzitutto i finanziamenti che arrivano dal Ministero o dall’Università sono in netto calo, prima rappresentavano l’80% del bilancio ora ne rappresentano scarsamente il 18%, quindi c’è stata una notevole riduzione ma a fronte di questa riduzione noi abbiamo un impianto che si estende per quasi 10 ettari e c’è bisogno di riemil magazine dell’eccellenza pugliese


s port pirlo con i giovani ai quali poi bisogna permettere di usare i servizi collegati, di usare servizi igienici puliti e tutto questo comporta spese enormi. Fornisco solo un dato per tutti, ma ne potrei dare tanti altri, noi spendiamo di acqua quasi 100.000 euro all’anno, una enormità; spero nell’aiuto dei docenti del Politecnico, stiamo cercando con loro di avere, qui all’interno del Cus, un dissalatore che possa servire tutti quei servizi che non necessitano di acqua potabile». Lo sport in Italia si regge su una miriade di piccole e medio piccole società sportive, che con l’attuale crisi hanno parecchie difficoltà. Il modello americano, per esempio quello basato sui college, potrebbe essere un’alternativa che potrà mai trovare un’attuazione in Italia o è praticamente impossibile? «Questo è un argomento molto importante secondo me. Credo che in Italia in questo momento non ci sia una politica nei confronti dello sport. Questo l’ho detto anche in sedi autorevoli: non c’è una politica, una strategia e manca anche un supporto economico. Io ho vissuto anche gli anni in cui il Coni era un ente ricco, con i rimborsi per le trasferte, la benzina costava molto meno di quanto costa oggi, una trasferta a Varese per mandare i ragazzi, per esempio, a fare le gare di canottaggio, dove vanno sei o sette equipaggi quindi venti/ venticinque ragazzi, barche, autisti, noi spendiamo dai tremila ai quattromila euro. In questo momento ci stiamo guardando intorno perché il mondo sportivo sente questa carenza e il riferimento ai college americani può essere fatto solo se cambiano le normative e si promuovono le attività sportive non soltanto nelle società sportive ma anche e soprattutto nelle scuole e nelle Università».

Mi spieghi meglio... «Nel 2011 ho avuto la fortuna di andare alla Universiadi che si sono tenute a Shenzhen in Cina e ho trovato degli atleti di vertice italiani, campioni del mondo da diversi anni di discipline particolari che studiano e si allenano negli Stati Uniti dove le Università hanno offerto loro il pagamento delle tasse, la location, con solo l’impegno che loro mantenessero i livelli di studio e si allenassero 5/6 volte a settimana portando il nome del loro college in giro per il mondo. Questa è una cosa che noi in Italia non riusciamo a fare, abbiamo difficoltà a non far pagare le tasse agli atleti di vertice nelle nostre università, non riusciamo ad attirare atleti di vertice dicendo: “non ti facciamo pagare le tasse, ti diamo ospitalità nelle case dello studente con una maggior facilità, ti promuoviamo l’attività sportiva, ti diamo anche una piccola borsa di studio come arjan de posh per poter continuare ad allenarti e portare il nome dell’università in giro per l’Italia o in giro per l’Europa”. Questa è una fondamentale tappa, una svolta che ci deve essere nella politica dello sport non soltanto universitario perché si possano avere dei risultati competitivi con le altre nazioni che fanno questi, e noi siamo rimasti il fanalino di coda perché non incrementiamo nella istituzione scolastica in alcun modo l’attività sportiva. Quello dei tagli è un discorso molto serio, ma una cosa certa è che bisogna rifondare la politica».

zionali e il Centro barese ha un discreto palmares, con 37 medaglie, quindi nella top ten dei centri universitari. Con che prospettive si va a Messina? «Devo dire che un po’ di fortuna l’ho portata al Cus, l’anno scorso a Torino ci siamo classificati dietro i Cus di Roma, Milano e Torino. Ognuna di queste università ha più di 100.000 studenti, a Milano ci sono 7 Università, a Torino c’è il Politecnico non parliamo poi del livello di Roma perché vi è un numero di studenti enorme. Il Cus Bari è stato il quarto Cus nel medagliere. L’anno scorso siamo andati a Torino con oltre 110 atleti e abbiamo sopportato un impegno economico notevole ma questi ragazzi che ci hanno dato soddisfazioni».

Il modello americano? Solo se cambiano le normative.

Credo che in Italia, in questo momento, non ci sia una politica nei confronti dello sport.

Ma passiamo all’attività sportiva. A maggio ci sono i campionati na-

E quest’anno? «Quest’anno andiamo a Messina e portiamo una squadra agguerrita, tra l’altro con due specialità nuove, ci presentiamo nel rugby e nel calcio femminile, speriamo di vincere, io ho visto la squadra che si sta formando e ci sono numerosi atleti che potrebbero andare a medaglia. Mi auguro di mantenere la posizione dell’anno scorso dietro queste grandi università. Potremmo fare molto di più, ripeto attraendo all’Università atleti che sono in giro per l’Italia, che sono pugliesi se non addirittura baresi e che potrebbero tornare e studiare nella loro città di origine». Oltre allo sport universitario il Cus è impegnato anche nel basket professionistico, non propriamente un campionato universitario. Innanzitutto un giudizio su questa nuova lega Divisione nazionale A che è una novità quest’anno e che per fortuna ha incluso anche Bari che sta andando decisamente bene. «Abbiamo cominciato molto bene quest’avventura, anche se le ultime 4 partite sono state 4 sconfitte.

Il Cus non è solo sport universitario, fra le altre cose, organizza anche campi vacanze per i più piccoli. (foto dell’archivio del Cus Bari)

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s port È stata un’altra avventura nella quale ci ha accompagnati la Liomatic, una società di distribuzione automatica di Perugia che è stata sensibile nei nostri confronti e ci ha dato un grosso supporto economico; alla Liomatic si sono unite circa 40 aziende del territorio pugliese che ci hanno aiutato a portare a termine il campionato. Colgo l’occasione per ringraziarle. Il campionato è stato voluto da Dino Meneghin per incrementare il vivaio carente del basket italiano. Ha proposto di fare questa lega di Dna dove ci fossero 5 giocatori al di sotto dei 21 anni (l’anno prossimo saranno 6) e eleggibili per la Nazionale Italiana. Questi due condizionamenti, ci hanno portato a fare una squadra di ragazzi italiani che devono crescere. Abbiamo anche uno maltese, ma naturalizzato italiano, che con i suoi 2,25 metri è il più alto giocatore in Europa in questo momento, si chiama Samuel Deguara».

stiamo tra gli ultimi ma siamo una squadra di media classifica: potevamo fare meglio e entrare nei play off, non credo ci riusciremo però la squadra è stata seguita più di quella del calcio. Abbiamo avuto un numero di spettatori molto soddisfacente, sicuramente erano spettatori invitati per la maggior parte, avevamo invitato le scolaresche, quindi si trattava di biglietti gratuiti d’ingresso perché volevamo creare un movimento cestistico. In questo siamo riusciti: abbiamo avuto una media di 2500 spettatori per tutte le partite, abbiamo avuto al-

ragazzi sono stati tutti sostenuti e devo dire che il pubblico è stato il sesto uomo in campo. Io credo che questo sia stato un successo, ma il successo maggiore è che siamo riusciti ad aggregare intorno al Cus tutte le società cestistiche che esistono in città e qualcuna anche della provincia. Questo per creare un movimento del basket che csi farà vedere con maggiore evidenza l’anno prossimo nei campetti che il Comune ci sta mettendo a disposizione. Il Comune, nelle persone di Elio Sannicandro, assessore allo sport, e del sindaco ci sono state molto vicine in questa avventura hanno incoraggiato questa iniziativa e intorno a noi ci sono tutte le squadre di basket che stanno lavorando perché emergano talenti dal territorio barese. Speriamo fra tre o quattro anni di vedere una squadra formata almeno al 40% di ragazzi che vengono dal nostro vivaio: sarebbe una grande soddisfazione».

Come ha accolto Bari questa novità? «È una squadra che probabilmente le università non hanno sentito come loro, anche perché non abbiamo avuto il tempo di diffondere nel mondo universitario, come avremmo voluto, il messaggio cestistico del basket. Tuttavia la squadra è servita a richiamare l’attenzione nei confronti del Cus. È stata fatta veramente in una settimana e abbiamo avuto pochissimo tempo per scegliere i giocatori, abbiamo scelto subito l’allenatore e lui ci ha dato le indicazioni. Si sta concludendo questa prima esperienza e ha dimostrato che non stiamo non

cune settimane di particolare interesse un accesso sul sito del basket su facebook di oltre 10.000 persone che non erano soltanto di Bari, ma da tutto il mondo, evidentemente baresi che erano in giro e che sono interessati a seguire il basket , abbiamo avuto negli ultimi giorni quasi 1800 accessi ogni giorno a questo sito. La gente è interessata. Abbiamo avuto una grandissima partecipazione, i

Anche se in una sola settimana siete riusciti a mettere su una squadra che poteva vantare uomini di esperienza come Gigena e Morena ... «Certo Gigena, Morena, ma anche altri ragazzi molto validi come Antonello Ruggiero, o speranze come Fabio Miani, che è già in Nazionale under 18 ed è stato convocato in nazionale Juniores quest’anno. Forse è mancata in alcuni momenti un po’ di aggressività positiva, di agonismo da parte di alcuni giocatori, però io credo che il bilancio finale sia più che positivo. La

Cus Bari

Cus Lecce

Cus Foggia

Il Cus Bari è il centro polisportivo partecipato dagli studenti dell’università di Bari. Nato nel 1944, è affiliata al Centro Universitario Sportivo Italiano. Il Cus Bari collabora con l’Ateneo ed il Politecnico di Bari ed è attivo con una propria squadra nei seguenti sport: atletica leggera, Canoa, basket, canottaggio, lotta, karate, triathlon. Al campionato nazionale universitario (CNU) del 2011, svolto a Torino,il Centro barese ha chiuso al 4° posto su 51 CUS italiani con 14 ori, 7 argenti e 15 bronzi confermandosi anche in questa occasione tra i primi dieci CUS italiani più medagliati. L’attività agonistica del Cus Bari consiste in 10 sezioni federali. Il Cus Bari è stato, nella stagione agonistica in corso, l’unico centro universitario sportivo a partecipare ad un campionato nazionale di pallacanestro; la squadra, Liomatic CUS Bari, gioca infatti nella Divisione Nazionale A di Basket.

Il Centro Universitario Sportivo dell’Università del Salento (conosciuto come CUS Lecce) è la polisportiva che fa capo all’ateneo di Lecce. Il CUS Lecce prende parte ai campionati federali di arrampicata sportiva, atletica leggera, ciclismo, hockey su prato, rugby, tennis e vela. Inoltre, in occasione dei Campionati Nazionali Universitari, la polisportiva si presenta con squadre di beach volley, calcio, calcio a 5, pallacanestro, pallavolo e rugby a 7 e atleti che partecipano individualmente ad arrampicata sportiva, atletica leggera, canoa/kayak, canottaggio, judo, karate, pugilato, scherma, sci alpino, sci di fondo, snowboard, taekwondo, tennis, tennistavolo, tiro a segno, tiro a volo e vela.

Il Cus Foggia svolge la sua attività presso gli impianti sportivi universitari di Via Napoli 109 nei pressi della Facoltà di Medicina dell’Ateneo foggiano. Il Centro Universitario Sportivo di Foggia organizza attività sportive sia di carattere promozionale che agonistico, rivolte agli studenti universitari, personale docente e amministrativo, ma anche agli esterni interessati. Tra i principali eventi vengono organizzati tornei Universitari locali, Campionati Nazionali Universitari, Corsi di iniziazione alla pratica sportiva e di specializzazione, corsi per il tempo libero, manifestazioni sportive, campus invernali ed estivi, attività federali (aperte anche ai non universitari), corsi per i più piccoli ed attività formativa presso le scuole. L’attività agonistica del Cus Foggia prevede la partecipazione a campionati di atletica leggera, di basket e di rugby.

SEDE Via Lungmare Starita 1/b - 70123 – Bari Tel. 080.5341779 - Fax. 080.5344865

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SEDE Palazzetto dello sport universitario “Mario Stasi” (superstrada LE-BR, tel. 0832/309115)

SEDE Via Napoli 109 Tel. 0881.716923 - Fax. 0881.718021 il magazine dell’eccellenza pugliese


s port squadra di basket sembra in questo momento il fiore all’occhiello ma abbiamo ragazzi che vincono dei titoli italiani: la settimana scorsa una ragazza, Annarita Losito, ha vinto il titolo italiano di lotta cadette a Torino; la finale l’ha combattuta contro un’atleta del Cus Torino, e quindi c’erano due Cus in finale nazionale, in una gara che non aveva nulla a che vedere con i campionati nazionali universitari. Nella stessa giornata 3 equipaggi del canottaggio hanno vinto delle gare nazionali che si sono tenute a Piediluco e abbiamo avuto anche la soddisfazione dai ragazzi della canoa che hanno primeggiato nelle gare regionali nelle discipline in cui si mirava alla conquista della medaglia. Quindi è una polisportiva che ora nel periodo estivo esplode per i risultati. Abbiamo la sezione nuoto che è stata rilanciata, abbiamo un ragazzo che fa nuoto pinnato, che è campione e record italiano, è stato convocato agli europei ed è arrivato secondo. C’è un movimento che vorremmo far conoscere maggiormente all’esterno, che non è soltanto la squadra di basket». A proposito di apertura verso l’esterno, ogni anno realizzate “notte sotto le stelle” «L’anno scorso la manifestazione ha ricordato Paolo Pinto e il nostro Presidente Lojacono.

Quest’anno organizzeremo una manifestazione nella quale le stelle che brilleranno saranno set-

tantasette, non più due, perché il ventidue luglio vogliamo ricordare al Cus Bari i ragazzi che sono stati trucidati, per nessuna ragione, a Utoya l’an-

no scorso, tutti ragazzi universitari. Promuoviamo una manifestazione che sarà dedicata a sport, solidarietà e spettacolo nella quale ci sarà un momento di sport, un momento di conversazione per ricordare questi ragazzi trucidati e chiuderemo con alcune artisti che hanno una particolare sensibilità nei confronti del mondo della solidarietà. In anteprima vi dico anche che la manifestazione sarà probabilmente presentata da Chiara Lico che è una dei mezzo busti del TG2, una giovane presentatrice e una scrittrice molto brava». Quando si dice Cus Bari non si può fare a meno di pensare a Iganzio Lojacono, in che maniera il Cus Bari cerca di portare avanti il suo ricordo? «Ho qui in Presidenza la foto di Lojacono che mi guarda quando lavoro. Per onorare il suo sforzo in 60 anni di dirigenza del Cus Bari, il modo migliore credo sia continuare sulla traccia che ci ha segnato. Questo è quello che sto cercando di fare, mantenere alto l’onore del Cus, rilanciare l’immagine di questa società, e a scadenze regolari fare delle manifestazioni per ricordarne la figura che è presente tramite una statua a lui dedicata: accoglie dalla darsena tutti quelli che entrano nella nostra struttura». Fabio Paparella

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TERRE D’AMARE, IL CUS VELEGGIA DA BARI AL MONTENEGRO Si svolgerà dal 27 al 29 aprile la regata velica Terra d’amare che porterà gli appasionati del mare da Bari al Herceg Novi in Montenegro. La manifestazione, giunta alla sua dodicesima edizione, prevede una serie di eventi, veicolati attraverso le regate, che puntano alla valorizzazione della terra di Bari ed, in particolare, dell’olio extra vergine di oliva Dop Terra di Bari. Per la realizzazione dell’iniziativa Oliveti d’Italia ha creato una stretta sinergia con il Cus Bari che si occuperà, di tutta l’organizzazione degli eventi sportivi in programma. La regata sarà una «vetrina» delle eccellenze della Terra di Bari: il mare, il paesaggio variegato, le bellezze architettoniche, la ricchezza storica, le tradizioni e naturalmente il cibo di qualità. Saranno tre le regate, una internazionale (27 aprile) tra l’Italia ed il Montenegro, la Est105 (Bari - Herceg Novi, valida inoltre, ai fini della classifica del XIX giro di Puglia di vela d’altura 2012), una nelle spettacolari Bocche di Cattaro in Montenegro (29 aprile) ed una nazionale, la regata Nicolaiana, organizzata a Bari in occasione dei festeggiamenti del Santo Patrono.

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Lojacono

la storia del Cus

Nicola Macina, dipendente del Cus Bari, racconta il fondatore del Cus attraverso i ricordi dei suoi amici e colleghi. Un lavoro prezioso per la storia dello sport universitario e del capoluogo barese Se si parla di Cus non si può fare a meno di ricordare Ignazio Lojacono, fondatore della struttura barese nonchè uno dei padri nobili dello sport universitario in italia. Una passeggiata per il Centro del Lungomare Starita è sufficiente per comprendere la grandezza del personaggio. Ogni cosa ricorda Lojacono, chiunque lavori nella struttura ha parole bellisssime per lui. Tra questi uno dei collaboratori più affezionati è stato Nicola Macina che ha deciso di ricordarlo nella maniera migliore: raccogliendo una serie di dichiarazioni da parte di tutti coloro che hanno vissuto lo sport barese al fianco di don Ignazio. Un’opera meritoria che consentirà di non dimenticare in fretta il padre del Cus Bari Quanto Bari e la Puglia devono a Lojacono? «Posso affermare con certezza che Ignazio Lojacono ha rappresentato tanto per noi pugliesi e baresi, ma soprattutto per noi cittadini italiani. Un illuminante personaggio che con onestà intellettuale e passione, constatando negli anni ‘40 la mancanza di strutture sportive, decise , assieme ad un gruppo di amici, di realizzarle. Sorse così nel 1946 il Centro Universitario Sportivo Italiano e nel 1947 il Cus Bari di cui lui fu nominato Presidente (presidenza che durò ininterrottamente per ben 60 anni – 1947-2007). Eccellente dirigente sportivo proponeva cose sempre nell’interesse dello sport cittadino, divulgando la cultura dello sport soprattutto nel mondo universitario. Dobbiamo essere orgogliosi e a lui dobbiamo ispirarci affinché ci sia veramente da esempio. Questo il senso del mio progetto “Ignazio Lojacono: un esempio da ricordare”. Questo era quello che lui si prefiggeva: i fatti nell’interesse dello sport e conseguentemente nell’interesse della città». Quale oggi è l’eredità morale e sportiva di un grande dello sport? «Amore per lo sport, amore per la cultura, amore per i giovani, interesse per la medicina e la politica, l’onestà, la lealtà, una linfa vitale che sapeva trasmettere e condividere con chi gli stava vicino. Se dopo oltre sessant’anni lo sport universitario ancora esiste, credetemi, lo dobbiamo soprattutto a lui ed alla sua tenacia e lungimiranza, che ha costruito regole certe, sul piano normativo e finanziario. Non solo Bari, ma tutte le università d’Italia, grazie alla sua intuizione, poi, trasfusa in norme finanziarie statali, costruirono impianti sportivi universitari con finanziamenti pubblici:

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piscine, palestre, campi all’aperto. Tali impianti oggi sono la nostra forza. Ha tracciato un solco profondo nella realtà universitaria e sportiva del nostro Paese. Ecco perché ho sentito il dovere morale di ringraziarlo dando vita a questo progetto editoriale. Ignazio Lojacono, mi ha motivato e stimolato a far del bene attraverso lo sport con entusiasmo, caparbietà e… a progettare il futuro attraverso i giovani. Questo il suo testamento…» Quanto è stato impegnativo per lei scrivere un libro di Lojacono? «Ho partorito quest’idea prima ancora che Ignazio Lojacono prendesse il largo verso l’orizzonte della vita eterna e solo i ripetuti incoraggiamenti degli amici a continuare a scrivere mi hanno convinto che lasciare una testimonianza di come sia nato il mondo dello sport universitario sarebbe stato un bene. Per oltre 2 anni ho raccolto centinaia di testimonianze inedite ed imperdibili contattando quasi 500 persone. Sono stato più volte a Roma per il riconoscimento delle foto di famiglia (234) e per discutere dei dettagli del progetto del libro. Ben 1630 le scansioni effettuate! Non pensavo fosse così difficile esser soli e contro il tempo. Ho sacrificato il mio tempo libero, a volte la famiglia e ho rischiato contrasti sul lavoro per portare avanti un progetto che probabilmente non mi darà nulla in cambio, ma mi appaga cento volte di più la soddisfazione di riuscire a portare al mondo un po’ della storia di Ignazio Lojacono. I primi a sapere e ad appoggiarmi sono stati Leonardo Gaudio e Lory Pesce Buonamico che mi hanno anche sostenuto nei momenti più bui. Quella che avete tra le mani è un’opera nata per amore e conclusa con amore. Ogni qualvolta vorrete la sua compagnia cercate la sua voce tra le righe di chi lo ha amato». Lei parla di Ignazio Lojacono come esempio e modello. Può dare ai nostri lettori qualche dettaglio in più? «Le sue tre lauree (in Farmacia, Medicina e Giurisprudenza) non sono state pezzi di carta incorniciati, ma le ha attuate ogni giorno con l’esempio, l’approfondimento, la presenza sul campo. Ignazio è stato un uomo di grande cultura, un grande dirigente sportivo universitario, modello di sapere e di saggezza, studioso profondo e pacato di analisi politico-sociali rigorose. Persona sempre disponibile, dalla presenza signorile, dai modi garbati e gentili, sensibile alla bellezza femminile, galantuomo di altri tempi, da sempre presidente del Cus Bari, deve oggi essere considerato patrimonio morale dell’intero movimento sportivo universitario

per scaricare il libro ignaziolojacono.it nicolamacina.it gelsorosso.it

e modello di riferimento per tutti coloro – specie per i più giovani – che lo hanno conosciuto. Per tutti noi rappresenta il dirigente modello che, da vero sportivo, con costanza, passione e determinazione riesce a raggiungere risultati eccezionali e mete considerate irraggiungibili». Ci dia qualche “chicca” sul libro? «L’opera, esemplarmente realizzata dall’Editrice Gelsorosso di Bari, si sviluppa in 230 pagine ricche di informazioni, di documenti, di testimonianze, di fotografie, nonché di deliziose note musicali tratte dall’inedita “Remember” della compositrice Antonella Chiarappa da me commissionata come omaggio alla Famiglia Lojacono, che raccontano la vita di un uomo che ha veramente dato tutto allo Sport. Un’esistenza straordinaria! Per questa iniziativa, che ha previsto la distribuzione gratuita del libro, hanno concesso il patrocinio diversi Enti e istituzioni». Proprio per diffondere gli insegnamenti di Lojacono, Nicola Macina ha reso questa preziosa raccolta disponibile su internet, basta registrarsi sul sito www.ignaziolojacono.it e scaricarlo gratuitamente in formato pdf. Roberto Mastrangelo RIPRODUZIONE RISERVATA

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s port Tenersi in forma

Allenarsi per viver meglio Una buona condizione fisica passa attraverso esercizi per tutto il corpo e non solo per glutei e pancia

Molte donne catalizzano la loro attenzione sulla pancia e glutei ma non bisogna scordare che una figura armoniosa è sicuramente apprezzabile e che la sproporzione tra tonicità del corpo e flaccidità delle braccia di certo non appaga gli occhi. Oltre al fattore estetico c’è poi da considerare il lato funzionale: molte patologie derivate da scorrette posture assunte durante il lavoro (anche solo l’inclinazione del polso e del braccio assunte per lavorare al pc), possono provocare spiacevoli dolori che se trascurati portano a vere e proprie patologie. Prendersi cura anche delle braccia diventa quindi un must, non solo estetico. Il metodo ideale per dire addio a questo problema è svolgere dei semplici esercizi mirati ad allenare i muscoli bicipiti e tricipiti e tonificare così le braccia.

facendo attenzione a mantenere l’omero fermo tornando alla posizione di partenza. Si devono fare 3 serie per 15 ripetizioni con un peso adatto alle proprie capacità.

CONCENTRATO DIETRO AL COLLO In piedi o seduti su panca, si impugna un manubrio con presa a martello. Si parte con il braccio disteso sopra la testa, si porta il manubrio il più possibile dietro la nuca e si compie l’ estensione dell’avambraccio

Lo squat può essere eseguito in diversi modi ed è indispensabile seguire alcune indicazioni per fare il movimento in maniera corretta, prevenendo piccoli traumi che potrebbero interessare soprattutto schiena ed articolazioni come ginocchia e caviglie.

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SPINTE INDIETRO Ci si posiziona con il busto piegato a 90° appoggiandosi su una panca col braccio che non compie il movimento. Con l’ altro braccio si impugna il manubrio con presa a martello, e si estende solo l’avambraccio facendo attenzione a mantenere il gomito fermo e l’omero aderente al busto. Si devono eseguire 3 serie da 15 ripetizioni Per ottenere glutei ed interno cosce sode e snelle possiamo fare lo squat associato ad un altro attrezzo che è la pilates soft ball. SQUAT

Le gambe devono essere divaricate all’altezza delle anche e delle spalle, e distanti circa 40 cm, leggermente flesse. Gli addominali devono essere contratti e la schiena quanto più possibile dritta, correggendo eventualmente le tendenze cifotiche o un atteggiamento di lordosi. E’ necessario inspirare e contrarre i glutei per scendere fino ad arrivare con i glutei paralleli al suolo. È importante non spostare il peso in avanti per evitare di sovraccaricare le ginocchia, e non flettere troppo il busto in avanti. Per aiutarsi, può essere utile immaginare di doversi sedere su una sedia bassa e lontana. Eseguendo lo stesso movimento aggiungiamo la palla tra le ginocchia cercando di tenerla ferma durante tutto il movimento.. Si consiglia sempre di eseguire 3 serie da 15 ripetizioni. Vanessa Guastamacchia Maria Bruno

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Puglia in Anno V n. 3 • aprile 2012 Periodico free press Registrato c/o Tribunale di Bari al n. 3 dell’1 febbraio 2008 Direttore responsabile Fabio Paparella Immagini Osvaldo Negro (Ricerca immagini) Stock.xchng - www.sxc.hu In copertina: Il vino pugliese. Grande protagonista del Vinitaly Redazione pif@publimediasud.it I-70122 Bari Via Abate Giacinto Gimma, 163 ----------------------------------------Editore Publimediasud S.r.l. info@publimediasud.it www.publimeidasud.it

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