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PERIODICO BIMESTRALE DI INFORMAZIONE MUSTELIDE riservato ai soci di Furettomania Onlus EDIZIONE STRAORDINARIA SOMMARIO pag. pag. pag. pag. Pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag.

REDAZIONE

SOMMARIO REDAZIONE Il furetto di natale Il calendario La Befana non è più tanto lontana... La puzzola puzzola fetente Lesto, corri! Il Gatto, la Donnola e il Coniglio L'ermellino e la lepre La lontra e la scimmia La puzzola e il gatto La donnola nel granaio La puzzola cattiva Sogno di una notte di mezz'inverno mezz'inverno No Natale ad Abbandolandia

Direzione e Supervisione: Consiglio Direttivo Furettomania ONLUS Capo Redattori: Ariela Trovato e Patrizia Puccetti Consulente Scientifico: Claudio Cermelli Collaboratori di Redazione: Lo Staff e i Soci Impaginazione e Grafica: Chiara Vercesi Spedizioni web: Gaia Franzoso Ha collaborato in questo numero: Maria Giovanna Modoni socia nr 1400 FurettoMania Informa Edizioni Furettomania Onlus Via Petrarca n.12 21012 Cassano Magnago (Varese)

Ci siamo lasciati lasciati catturare dallo spirito natalizio e siamo qui ad offrire ai nostri soci una raccolta di fiabe, racconti e filastrocche, originali, inventate o riadattate a tema mustelide: tutta da gustare per risvegliare il bambino che è in noi e goderne insieme ai nostri figli e nipoti. Sperando in cosa gradita vi lasciamo a queste pagine e...

Buone feste!

OH! OH! OH!!! La Redazione Orgogliosa! Ha interpretato: KFP


Nel bosco delle Sette Querce, viveva un tasso di nome Timmy, sempre triste e freddoloso,

Si avvicinò furtivo alla casa e vedendo la

poiché la sua pelliccia non era folta come

legnaia, pensò che era una tana perfetta.

quella dei suoi amici.

Quel pomeriggio, mentre la padrona di casa stava raccogliendo la legna per il All’arrivo dell’inverno, mentre cercava un riparo dal freddo, avvistò fuori dal bosco una piccola baita.

camino, scorse tra i tronchetti una codina penzolare.


Si chinò e vide Timmy che tremava per il

In casa lo mise davanti al caminetto e gli

freddo.

venne in mente un’idea.

Intenerita, la vecchina lo prese in braccio e lo portò a casa al calduccio.

“Ti farò un bel cappotto!”, esclamò.Tirò fuori il metro e gli prese le misure.


Senza perdere tempo si mise subito al lavoro, mentre Timmy si gustava il tepore

Soddisfatta dal suo lavoro, la vecchietta strinse Timmy in un tenero abbraccio.

del camino.

Ora Timmy non si vergognava piĂš del suo aspetto. Colmo di gioia corse nel bosco e si Dopo poche ore il cappotto era pronto per

mostrò fiero ai suoi amici.

essere indossato. Ringraziamo Davide Ghidini Tratto da http://fantasiasullacarta.blogspot.it/2012/03/fiaba-tasso-timmy.html


Le puzzole infreddolite Una famiglia di puzzole viveva con gli altri animali nella foresta. Era estate e faceva molto caldo, e tutto il giorno gli strani animaletti se ne stavano all’ombra sotto gli alberi. Le piccole puzzole, che come tutti i cuccioli non riuscivano a starsene tranquille, si trastullavano insieme alla scoperta dei dintorni della foresta e giocavano a nascondino nell’erba alta e nei tronchi degli alberi cavi.

Gli altri animali non si avvicinavano nemmeno a quella famiglia bizzarra, e non certo per antipatia. Tutti sapevano che odore sgradevole emanassero le puzzole in presenza di altre creature: purtroppo quella era la caratteristica della simpatica famigliola. Incuranti della loro solitudine, le puzzole stavano sempre insieme, e quando scendeva il buio e sopraggiungeva la notte, si addormentavano su un letto di foglie accanto alla mamma. Ben presto però, arrivò l’autunno e la temperatura diminuì di colpo, e le puzzole furono costrette a trovarsi una tana per dormire al calduccio e al riparo dalle intemperie. Faceva però sempre più freddo, e prima del previsto la neve scese col suo manto bianco a ricoprire ogni cosa nel bosco.

Le piccole puzzole tremavano per il gelo, e la notte non potevano chiudere occhio perché non riuscivano a scaldarsi nemmeno stringendosi l’una all’altra. Così una sera, decisero di

invitare nella tana anche gli scoiattoli, così da stringersi tutti insieme e scaldarsi l’un l’altro. Gli scoiattoli accettarono a malincuore, ma ben presto fuggirono lontano nella foresta: nel sonno le puzzole avevano sprigionato un odore così acre che era preferibile il gelo a quella tortura.

Il giorno seguente, le puzzole, dispiaciute dell’accaduto, invitarono il tasso, che con la sua folta pelliccia avrebbe potuto riscaldare tutta la famiglia. Di nuovo accadde la stessa cosa, ed il tasso fuggì via disgustato nel cuore della notte. Tutte le volte che qualcuno veniva invitato nella tana delle puzzole, era assolutamente inevitabile trovare un modo per rifiutare l’invito senza far pesare a quei poveri animali la loro sciagurata condizione. Intanto l’inverno era diventato molto rigido. Gli uccelli avevano creato un nido gigantesco nel quale tutti rimanevano accovacciati tenendosi caldi l’ uno con l’altro, così pure i conigli, i topini, i cerbiatti, le talpe e tutti gli animali della foresta. Solo le puzzole erano rimaste sole, ed i loro corpicini non producevano molto calore. Allora, con pazienza infinita, mamma puzzola andò a cercare in mezzo alla neve qualche fiore per profumare la tana e renderla accogliente per gli altri animali. In inverno i fiori sono rarissimi, ma mamma puzzola riuscì a trovare in mezzo alla neve un fiore meraviglioso: il bucaneve. Giunta nella tana, sparse i petali del bucaneve e profumò quell’ ambiente nauseabondo trasformandolo in un piccolo paradiso. Il vento che soffiava non dava più fastidio, perchè il profumo del bucaneve allietava tutti gli animali infreddoliti. Nessuno rifiutò più l’invito delle puzzole, ed i piccoli animali passarono l’inverno in tutta tranquillità. Tornarono a trovarli gli scoiattoli, il tasso e poi tutti gli altri! Ora potevano dormire al caldo tutti insieme e senza creare alcun fastidio ai loro ospiti. Ringraziamo Rossana Costantino tratta da Fiabe per tutti Hanno interpretato: Alf e Betty


Una donnola per amica Un uomo di nome Tobia viveva nella sua

sotto il letto per tenersi pronto alla difesa.

fattoria

suoi

Fu così anche quando arrivarono le feste

animali con grande passione. Oltre al

di Natale, e mentre tutti gli amici di Tobia

duro lavoro di badare tutte le sue bestiole,

erano riuniti a mangiare dolci e a bere

la

e

si

prendeva

cura

dei

per

vino, lui se ne rimase tutto solo a fare la

difenderle dagli attacchi degli animali

guardia agli animali. Tobia aveva un

feroci. Non solo i lupi e le volpi tentavano

gran timore, perché se catturare i lupi con

spesso di sbranare le pecore, i maialini e i

le trappole era abbastanza facile, tenere a

polli del povero fattore, ma le faine, piccoli

bada le

animali simili agli ermellini ma molto più

un’impresa impossibile. La volpe si sa, è

crudeli, spesso sgozzavano i conigli ed i

l’animale più astuto del mondo, ma la

pulcini

ucciderli.

donnola, oltre ad essere molto intelligente

ancora

è anche agilissima, e riesce a passare per le

peggiore, perché tutti i suoi animali erano

fessure dei tetti e del pavimento come un

chiusi al caldo nella grande stalla, ma

topolino, pur

erano tutti concentrati in un luogo solo, e

Tobia non poteva sperare di catturare né le

le bestiacce cattive lo sapevano benissimo, e

volpi, né tanto meno le donnole per cui

conoscevano

aveva deciso di rafforzare le difese della

notte

spesso

solo

D’inverno

per

la

doveva

il

svegliarsi

gusto

situazione

ogni

di era

piccola

fessura

della

volpi e le

furbe donnole era

essendo

ben

più

grande!

sua amatissima fattoria. In occasione del

casupola di legno.

Natale, si era fatto donare da un suo caro amico un cane da guardia, famoso per la sua ferocia. Il cane si ambientò ben presto nella sua nuova casa, e la sua bella cuccia fu sistemata dal fattore proprio a metà strada tra il pollaio e la gabbietta dei conigli. Per qualche notte l’uomo dormì tranquillo, ed infatti, qualche giorno più tardi, il fedelissimo cane riuscì a catturare la volpe. Dopo poco tempo, però, i poveri conigli furono di nuovo sterminati dalle donnole inferocite, che erano riuscite a sfuggire al cane, intrufolandosi da un buco nel soffitto. A niente era servito che l’animale

ringhiasse

all’impazzata, tutto

era

perché

perduto!

ed in

abbaiasse

pochi

L’uomo

secondi

giurò

che

avrebbe sterminalo tutte le donnole della zona. Tobia si disperava ogni volta che non riusciva a salvare le sue bestiole, perché

Ma non sempre si può fare di tutta l’erba

dopo averle accudite sin dalla nascita,

un fascio, e proprio nella notte di Natale,

non

feroci

infatti, accadde un fatto assai insolito!

predatori di ucciderle nel sonno senza

Tobia, sicuro che il suo cane avrebbe fatto

alcuna pietà.

il suo dovere ancora una volta, andò a

poteva

permettere

a

quei

festeggiare la santa festa con gli amici e Così, il fattore, anche quando la neve

poi, tornato a casa, si addormentò come

cadeva ininterrottamente, era costretto a

un sasso.

controllare la stalla e a tenere il fucile


Tobia preparò un cestino per la sua nuova amica, che per tutte le festività natalizie fu pasciuta con biscotti e pezzi di arrosto e la ospitò nella sua fattoria per sempre; la sfamò e mise il suo cestino sotto il letto per proteggerlo dai serpenti, e per distinguerla dalle altre donnole dannose e spietate, le legò

al

collo

un

nastrino

con

un

campanellino. La notte di Natale aveva portato il suo miracolo!Non bisogna mai dare niente per scontato, ed anche un animale dannoso come

la

donnola,

talvolta

può

essere

d’aiuto. Ringraziamo Rossana Costantino tratta da Fiabe per tutti

Tobia stava sognando i doni di Babbo Natale

e

le

illuminavano terribile stanza

lucine il

stava

viso,

per

calda!

dell’albero ma

qualcosa

accadere

Un

gli

grosso

nella e

di sua

insidioso

serpente si era svegliato improvvisamente dal letargo e cercava un luogo caldo. Il cane, poteva

fedele

compagno

certamente

di

avvertire

Tobia, il

non

flebile

rumore di un serpente, che striscia nella neve, né poteva tanto meno impedire che quel terribile essere si intrufolasse in casa proprio

attirata

dal

calduccio

della

stanza del fattore. Era quasi la fine per il poveruomo, quando fu svegliato da un fracasso proveniente da sotto il suo letto. Tobia, spaventato accese una candela e si accorse

di

una

piccola

donnola

tutta

coperta di sangue. L'uomo impugnò il fucile, ma quando stava per freddare la bestiola con un colpo preciso, si accorse del serpente morto in terra. La

donnola

gli

aveva

salvato

la

vita

proprio nella notte di Natale, e Tobia stava per ucciderla solo per il pregiudizio che aveva verso questi animali. La bestiola lesta e pronta, forse era stata mandata dal cielo! Il mattino seguente

Il calendario Quanti mesi ha un anno intero, li conosco tutti e ne sono fiero. Te li dico uno ad uno e non si offenderà nessuno. Gennaio è il primo della classe, saluta il pescatore che alza le masse. Febbraio è una divertente mascherina, di giorno è un furetto di notte una fatina. Marzo è il terzo della schiera, con lui arrivano le rondini e la primavera. Mentre Aprile pigrone sonnecchia, Maggio nel sole si specchia. Poi c’è Giugno, che saluta l’estate e Luglio, con le sue lunghe giornate. Anche Agosto è un bel signorino, ci porta al mare col motorino. Settembre è gentile, è un gran signore, peccato che non sappia allungare le ore! Ottobre è rosso, giallo e marrone, ti veste il cappotto oppure il giaccone. Novembre di vino e castagne è il mese, anche lui con tante sorprese. Chiude Dicembre il più speciale, ci son tante feste, c’è il Natale! Il calendario è ora completo, ma basta girare la pagina e si ritorna indieto. Tratto da: http://www.filastrocche.it


Metti l'agrifoglio in casa

Il tuo cuore sia piĂš buono

fa, la, la,la, lalalala

fa, la, la,la, lalalala

questo è un giorno pien di gioia

metti un lume alla finestra

fa, la, la,la, lalalala

fa, la, la,la, lalalala

metti l'abito di festa

questo è il giorno della Festa

fa, la, la,la, lalalala

fa, la, la,la, lalalala

canta l'inno del natale

canta l'inno del natale

fa, la, la,la, lalalala

fa, la, la,la, lalalala

Ha interpretato il coro degli angeli: Piper,Nerone, Spike, Morgana, Sciolina, Cesare


La Befana non è più tanto lontana...

Sulla scopa è già per via, giungerà l'Epifania. Porterà pei furetti buoni premi, giochi ed altri doni... Lietamente la calzetta preparai con grande fretta. La befana qui passò... e tutto questo al furetto portò... Se sia brutta, vecchia storta, non lo so non me ne importa, so soltanto che il suo arrivo rende il furetto più giulivo.

Hanno interpretato: Noodles e Piccola Miss


Il furetto di natale

Stanotte un furetto con lieve potpottare disceso sul mio letto mi sussurrò “è Natale” La magica parola mi fece ridestare in una corsa sola sotto l'albero andai a guardare Ne fui come incantato! Il furetto un monte di giochi m'aveva portato! Ma prima di giocare mi disse il furettino, vai corri ad abbracciare la mamma ed il papino Ed eccomi raggiante qui a dirvi con amore Buon Natale a tutti i furetti e tante gioie serene in cuore.

Ha interpretato: Banshee


CHE DANTE MI PERDONI…

di Ariela Trovato - Consigliere Direttivo Furettomania ONLUS

Tanto gentile e tanto allegro pare

Mostrasi sì peloso a chi lo mira

il furetto mio, quand’egli altrui potpotta, ch’ogni cor devèn, per forza, lieve,

Che da per li occhi una dolcezza al core,

e li occhi non si sazian di guardare.

che ‘ntender no la può chi no la prova;

Egli si va, sentendosi laudare,

e par che de li suoi baffi si mova

benignamente di gioia saltellante

uno spirito soave pien d’amore,

e par che sia una cosa venuta

che va dicendo all’anima: Sorridi.

da ciel in terra a miracol mostrare.


La puzzola fetente

Sulla sponda di un torrente sta una puzzola fetente. Poverina, è addolorata tutto il bosco l'ha allontanata. Ha un problema sconveniente se si lava non serve a niente. Si domanda che può fare: c'è nessun che la può aiutare? Mentre piange sconsolata vede una lepre spaventata: non può smetter di tremare, il lupaccio la vuol mangiare! La puzzola è coraggiosa, va dal lupo baldanzosa. Il lupaccio, benché affamato dal puzzo è presto nauseato. La lepre ora riconoscente, narra tutto a ogni assente. Così la puzzola piccolina divien del bosco l' eroina. Ringraziamo Nadia Scarnecchia

Tratto da nelleducazioneuntesoro.blogspot.it


Il piccolo Furetto

C’era una volta un piccolo furetto talmente piccolo da sembrare un folletto. Allora un giorno andò a cercare una pozione magica da farlo diventare da piccolo furetto a grazioso e dolce animaletto. Quando la trovò tutta addosso se la versò e diventò un brutto mostro grosso. Lui piangeva piangeva ma non sapeva cosa fare e si mise a cantare. La splendida voce lo fece ritornare da brutto mostro a splendido animale.

Tratto da: http://www.filastrocche.it Ha interpretato: Clean


Lesto, corri!

Il candido ermellino dal pelo bello fino corre disperato, ancor non s'è stancato. Lontano corre lesto. Monta sopra un tetto. Viene e poi va; ma dove andrà? Ci mette un anno buono a salire su un castagno. Quatto quatto si muove strisciando sulla neve. E lesto va, va, va, quando si fermerà? La notte scenderà e a casa tornerà. Entrerà nella sua tana nel bosco là lontana. Non una foglia si muove, scende il sonno lieve. Tranquillo dormi, ermellino, finché spunterà il mattino.

Dalla raccolta Profesiones a montones (Tanti e tanti mestieri) http://www.filastrocche.it


Il Gatto, la Donnola e il Coniglio

La Donnola, animale astuto e di pochi scrupoli, un bel mattino s'impadronì della casa di un giovane Coniglio. Il Coniglietto era uscito all'alba: il tempo era bello ed esso si divertiva a correre e a saltare in mezzo al timo e alla rugiada. Quando si fu divertito abbastanza, decise di tornare alla sua dimora sotterranea. - Oh guarda! - esclamò avvicinandosi alla casetta - C'è qualcuno alla finestra! Era la donnola che, sfacciatamente, si metteva in mostra, come se il suo naso aguzzo meritasse l'ammirazione dei passanti. - Per tutti i fili d'erba del prato! Chi vedo lì in vetrina? - esclamò l'animale - Orsù, Madama, esci subito dalla mia casa, altrimenti andrò ad avvertire tutti i topi del paese!La proprietaria del naso appuntito rispose: - Oibò, io resto dove sono! - Ma... La casetta è mia! - Mi spiace, ma non sono del tuo parere! Io sono convinta che essa spetti di diritto a chi l'ha occupata per primo. Io sono qui da stamani e quindi... Il Coniglietto la interruppe gridando: - Questo è un sopruso! Io protesto! La Donnola sorrise e continuò:- Ascoltami bene, piuttosto, messer coniglietto! La casa in cui mi

trovo è modesta, ma quand'anche fosse un regno, io vorrei proprio sapere quale legge ti permette di affermare che la casa è tua e non invece dell'altro coniglietto?- Ma chi è quest'altro Coniglietto? Io non conosco nessun altro Coniglio... -


La Donnola rise: - Non hai capito? - disse poi la furbona - Io intendevo dire che la casa potrebbe

essere di un altro Coniglio... Oppure mia, a meno che tu non trovi argomenti validi per dimostrarmi che è tua! Il Coniglietto, confuso, balbettò: - Le abitudini, le usanze...- Ora sono io a non capire... - Ecco, io so che esistono leggi che mi proteggono- affermò il Coniglietto, ritrovando la calma e gli argomenti necessari per fronteggiare la temibile ed astuta rivale. - Parla, dunque! Ti ascolto! - La legge che mi ha reso padrone della mia casetta e che, di padre in figlio è giunta sino a me è la seguente: la casa spetta a chi la occupò per primo. E poichè un mio avo... - Alt!- lo interruppe la Donnola -Entrambi abbiamo invocato la stessa legge; dunque, senza gridare

più a lungo, mi pare sia giunto il momento di rivolgerci ad un bravo giudice, che decida chi di noi due ha ragione! - Ben detto! - esclamò il coniglietto - Ma a chi rivolgerci? - Al gatto! Non ne hai mai sentito parlare? - No, mai! Si tratta di un giudice? - Macchè! Si tratta di un Gatto che vive come un santo eremita, è il più mite animale del mondo: se fosse un uomo sarebbe un sant'uomo! Il Coniglietto ascoltava a bocca aperta per la meraviglia. - Questo Gatto è proprio il giudice che fa

per noi: bello, grasso e tondo... E soprattutto abile nel risolvere i casi più svariati che gli vengono sottoposti - continuò la Donnola. - Se è proprio così come dici, non perdiamo tempo e rechiamoci da lui! Quando giunsero alla casa del Gatto, s'arrestarono intimiditi sulla soglia. - Avanti, miei cari figliuoli! - li invitò il Gatto - Qual buon vento? - Noi vorremmo... Vorremmo incominciò la Donnola. - Che dite? Dovete scusarmi, sono un pò duro d'orecchi... Su, avvicinatevi che voglio udirvi meglio! Quelli gli si accostarono senza sospetto. - Vorremmo sentire il vostro parere su un'importante questione - riprese a dire la Donnola - Io e messer coniglietto siamo convinti di avere entrambi ragione; ma poichè ciò non può essere possibile... - Ho capito tutto! - affermò il gatto, leccandosi i baffi - Voi non andate d'accordo, ma io... io sistemerò ogni cosa! E quando vide che i due contendenti erano giunti vicino alle sue zampe, sfoderò gli artigli, che fino ad allora aveva tenuto accuratamente nascosti e li rappacificò subito... gettandosi su entrambi dando loro una sonora lezione. Fiaba classica di Jean De La Fontaine


L'ermellino e la lepre lepre Il bianco ermellino acquattato nella neve spiava un topolino. Ma ecco arrivare di corsa la lepre bianca: essa non vide l'ermellino e gli saltò sulla schiena. L'ermellino, accorgendosi che qualcosa di bianco gli era saltato sulla schiena reagí vivacemente a morsi e per poco non staccò una zampa alla lepre. La cosa finí in tribunale dove la lepre citò l'ermellino davanti all'orso.

Perché hai morsicato la lepre? domandò severamente l'orso all'ermellino. Io non sapevo che era una lepre. Chi potrebbe riconoscerla nella neve, tutta bianca com'è? Essa non avrebbe dovuto saltarmi addosso. E

tu lepre perché sei saltata addosso all'ermellino? Io non sapevo che era l'ermellino. Chi potrebbe riconoscerlo in mezzo alla neve tutto bianco com'è?

L'orso ci pensò su un poco, poi disse: L'ermellino è innocente e la lepre è senza colpa. Cosa volete che ci faccia io?Acchiappò la lepre per le orecchie e l'ermellino per la coda e li buttò fuori dal tribunale. Ma dovete sapere che l'orso aveva le zampe molto sporche ed ecco perché da quel tempo la lepre bianca ha le orecchie nere e l'ermellino ha un ciuffo nero in cima alla coda. Cosí essi si possono riconoscere nella neve.

tratto da ENCICLOPEDIA DELLA FAVOLA Illustratore: Pedro Scassa Editori Riuniti www.comune.roma.it


LA LONTRA E LA SCIMMIA In una fredda giornata invernale, una scimmia lasciò la sua casa sulla montagna e corse dalla lontra dicendole:"Mia cara lontra! Mia cara lontra! Hai qualcosa di buono da mangiare,oggi?". "Niente di speciale. Com'e' possibile avere qualcosa di buono con questo freddo?" replicò la lontra. "Ma tu sei capace di pescare!"

Poi si immerge la coda nell'acqua. Dopo un certo tempo diventa pesante, perché i pesci vi hanno abboccato. Allora si tira fuori dall'acqua e li appesi ci sono tanti pesci", spiegò la lontra.

"Ma e' semplicissimo", esclamò la scimmia, che già pregustava il ricco bottino. Una gelida sera, la scimmia andò in riva al lago e aspettò impaziente che si facesse notte fonda. "Sì, certo, sono capace di prendere pesci. Per me non e' niente di speciale, perché ne mangio ogni giorno. I pesci non mi mancano, ho di tutto: pesci salati, pesci in salsa di soia, pesci bolliti, quello che preferisci. Puoi mangiarli, se vuoi". La scimmia non se lo fece dire due volte. Si recò in cucina e mangiò di tutto quanto fu in grado di ingoiare. Dopodiché chiese alla lontra:"Tu che hai acchiappato così tanti pesci, non mi puoi svelare come si fa, cara lontra?". "Ah, e'molto facile, sai. Stammi bene a sentire e poi sarai anche tu in grado di prendere tanti pesci quanto me. Bisogna andare al lago in una notte molto fredda. Più fa freddo, meglio è. La cosa migliore è andarci verso mezzanotte.

Immerse la coda nell'acqua gelata e si mise ad aspettare. Ben presto la coda fu così pesante da non poterla più tirare fuori. "Di certo hanno abboccato già tantissimi pesci. Ma vorrei che ne abboccassero altri", pensò la scimmia, sopportando pazientemente. Dopo aver atteso ancora per un certo tempo, pensò:"Adesso però basta", e fece per estrarre la coda dall'acqua. Tirò e tirò,e per lo sforzo la sua faccia si tinse tutta di rosso. All'improvviso sentì uno strattone ed ecco che la sua coda era spezzata. E' questo il motivo per cui esistono scimmie con la faccia rossa e la coda monca. Fiaba tradizionale

Ringraziamo Ringraziamo per l'immagine John Wrigh Wright -Thank you for the picture John Wright


La Puzzola e il Gatto C’era una volta un gatto molto spelacchiato, magro e sporco, insomma un vero gatto randagio. Del gatto randagio però non aveva ne la cattiveria, ne l’aggressività, anzi era un gatto molto schivo, triste; non si divertiva a svegliare gli abitanti del quartiere la notte, ne lo si vedeva mai passeggiare sulle staccionate nelle sere di luna piena. Gli altri gatti della zona non sapevano neanche quale fosse il suo nome e così cominciarono a chiamarlo lo Scontroso. Il gatto randagio soffriva quando gli altri lo chiamavano così, perché lui non era scontroso, semmai era triste, questo sì; e non era vero che non aveva un nome, lui si chiamava Pisolo, e questo nome glielo aveva dato la sua padroncina bionda. Era stato felice con lei per un anno, poi però era arrivata l’estate, e così… Ma non erano stati i suoi padroni ad abbandonarlo, anzi loro avevano pagato il portiere perché badasse a lui. Ma appena loro se ne erano andati il portiere lo aveva infilato in un sacco, l’aveva portato lontano e lo aveva abbandonato, per intascare tutti i soldi. “Sicuramente”, pensò Pisolo, ”avrà raccontato che sono scappato e non mi ha potuto trovare”. Ed era passato tanto tempo, ormai. Lui aveva cercato la sua casa, ma si era dovuto rassegnare: si era perso. Aveva patito il freddo e la fame, aveva imparato tante cose, ma non voleva più vivere senza la sua padroncina. Girovagava di quartiere in quartiere, come un gatto in pena, sempre solo. Un giorno però, passando davanti ad un negozio di animali, vide un musetto allungato per terra, e due occhietti tristi, proprio come i suoi.

Stupito, piegò di lato la testa, diede un zampatina sul vetro e vide il musetto della gattina più strana che lui avesse mai visto. La gattina ricambiò con la zampa il saluto e Pisolo sentì dentro di sé una sensazione di caldo, che partiva dal cuoricino. Da quel momento Pisolo restò vicino al negozio.

Di giorno si metteva sul marciapiede di fronte, perché diverse volte il proprietario del negozio lo aveva cacciato a colpi di scopa, mentre di notte si appiccicava alla vetrina e, grazie ai buchi fatti sul vetro per fare respirare gli animali, parlava con la gattina.


Rosetta, questo era il nome della gattina, aveva un carattere molto dolce e gli aveva raccontato la storia della sua vita la seconda volta che si erano parlati. Lei non aveva mai vissuto in una casa, anzi non sapeva cosa fosse una casa, però aveva abitato fin dalla nascita in un bosco. Pisolo, al contrario non sapeva cosa fosse un bosco, e così passavano ore intere a parlare. Un vecchio pappagallo, il saggio del negozio, si era accorto dell’amicizia che era nata tra Pisolo e Rosetta, ed un giorno fece segnale a Pisolo di avvicinarsi ai buchi della sua gabbia:

“Pisolo, amico mio, se vuoi bene a Rosetta devi portarla via con te. Ho sentito dire al padrone che Rosetta è stata venduta e che la porteranno via

tra due giorni”. “Oh Pappagallo, ma come faccio a portarla via? La gabbia è chiusa con il ferretto”. “Non preoccuparti, la gabbia non è un problema, la aprirò io. Sono anni che ho imparato come si fa, ma ho sempre sperato che qualcuno mi comprasse e mi portasse con sé. Ora sono vecchio, non mi vuole più nessuno e fuori di qui forse morirei. E poi, posso aiutare gli animali in difficoltà, ed almeno mi sento utile”. “Grazie Pappagallo di tutto ciò che farai per noi”. “Non ci pensare, preoccupati piuttosto di aiutare Rosetta a scendere dalla grondaia, perché l’abbaino è l’unico punto per uscire dal negozio. Fatti trovare sul tetto domani sera a quest’ora”. E così i due animali si separarono. Pisolo passò la giornata impaziente di vedere il sole tramontare. Alle nove di sera era già sul tetto e, quando due ore dopo il pappagallo aprì lo sportello dell’abbaino e lui vide Rosetta vicino a se per la prima volta, quasi cadeva dal tetto per l’emozione. Com’era bella, con quelle orecchiette appuntite e quella striscia bianca sul dorso! Strusciò il muso contro il suo collo e la portò via con se. Pisolo e Rosetta andarono a vivere nella cuccia che lui aveva preparato: un bidone della spazzatura capovolto, dove, quando pioveva il ticchettio delle gocce creava bellissime musichette.

Ma c’era qualcosa che non andava e Pisolo non sapeva cosa fare. Quando


era felice Rosetta…. Faceva cattivo odore e questa era una cosa molto sgradevole. Quando lui, molto delicatamente, glielo aveva fatto notare, lei aveva alzato i suoi grandi occhioni blu, gli si era strusciata contro e gli aveva detto: “E’ perchè ti voglio bene, mio dolce Pisolo”. Una sera, poi, l’aveva trovata in lacrime perché dopo tanto tempo lui ancora non aveva fatto cattivo odore per lei e quindi “non le voleva bene”. E questa era una cosa che Pisolo non capiva: lui le voleva bene e trovava sconveniente farla soffrire per il suo cattivo odore. E poi, per quanto si sforzasse, non riusciva a fare levare dal suo corpo quella puzzetta quasi consistente che invece aleggiava intorno a Rosetta. Un paio di volte, addirittura, per lo sforzo si era quasi sentito male.

Ad aggravare la situazione si erano messe anche quelle pettegole delle gatte vicine di casa: erano state così curiose di conoscere la gatta che aveva restituito il sorriso a Pisolo, e così dopo le prime volte, Rosetta aveva dimostrato tutto il suo affetto per loro. Le poverine erano scappate subito, e adesso la evitavano, mentre la più maligna aveva soprannominato Rosetta “la puzzona”. Rosetta soffriva tantissimo e, per quanto le ormai rare volte che faceva

cattivo odore Pisolo si sforzasse di fare finta di niente, lei andava dimagrendo sempre di più. Il giorno in cui Pisolo si accorse che Rosetta aveva due brutte occhiaie, decise di chiedere consiglio all’unico saggio che conosceva, l’amico pappagallo. Andò di sera davanti la vetrina del negozio di animali, bussò alla gabbia del pappagallo e si confidò con lui: “Come” disse il pappagallo “non sai che Rosetta è una puzzola?” “E cosa è una puzzola?” “La puzzola è un animale dei boschi, simile ad un gatto, ma con la caratteristica dell’odore che emana quando è felice. Per la puzzola è un sacrificio terribile vivere in città, perché contrariamente a quanto si crede, è un animale pulito ed ha bisogno di immergersi nel fiume almeno una volta al giorno”.

.

Pisolo ricordò allora le volte in cui Rosetta gli aveva chiesto dove poteva trovare dell’acqua, e lui, credendo che avesse sete, le aveva portato una ciotolina e lei con un sospiro, immergendo le zampette si era pulita il muso.


E le mortificazioni subite quando le vicine in coro la chiamavano Puzzona. Eppure lei non gli aveva chiesto nulla, era rimasta nel bidone, forse a rimpiangere il suo bosco. Pisolo ringraziò l’amico e corse a casa. Per metterci meno tempo prese una scorciatoia, ma mentre correva a zampe levate ebbe la sensazione di conoscere quella grande strada nella quale era sbucato il vicoletto che aveva imboccato. Ma certo, in quella strada abitava la sua padroncina! Si fermò davanti al portone, quando, il rumore del cancelletto che si apriva lo fece nascondere sotto una macchina. E vide la sua bimba bionda uscire per strada, dando la manina al suo papà. Com’era diventata alta, e com’era carina! In mano aveva un guinzaglio al quale era legato un piccolo cane. “Sai papi”, disse a un tratto la bimba, “spesso penso a Pisolo, ed ogni tanto piango, perché anche se Birillo è un compagno grazioso, non è la stessa cosa …” “Vedi, piccola mia” rispose il papà “Pisolo era un gatto indipendente, è cresciuto e forse ha avuto bisogno di cose che noi non potevamo dargli più …” E così dicendo il papà abbracciò la bambina: Pisolo si nascose meglio e pensò che lui stesso non avrebbe

spiegarlo meglio di così alla sua bimba bionda. Sarebbe potuto tornare, adesso, ma c’era Rosetta… Intanto il cagnolino si avvicinò alla macchina sotto la quale Pisolo si era nascosto, e Pisolo ne approfittò per chiamarlo: “Birillo, ehi Birillo…” “Chi mi chiama? Oh, un gatto”. “Birillo, non ti preoccupare, sono Pisolo, avrai sentito parlare di me a casa..” “Si, la piccola parla spesso di te”. “Ecco, io volevo chiederti di volerle molto bene, di non farle sentire la mia mancanza e … Di stare attento al portiere”. “Sapevo che non potevi essertene andato di tua spontanea volontà. Stai tranquillo per la bimba e, per quanto riguarda il portiere, quando sarò cresciuto gli darò un morso da parte tua. Ciao”. “Ciao Birillo, e grazie”. Pisolo scappò da sotto la macchina e corse verso Rosetta. Aveva deciso: Rosetta era stato il suo conforto quando era solo, aveva rinunciato a tanto per lui. Se la città non li voleva, sarebbero andati nel bosco. E poi, a pensarci bene, per fare cattivo odore gli sarebbe bastato rotolarsi tra le ghiande marce…

Testo tratto da: www.filastrocche.it Hanno interpretato: Lisca&Amelia


La donnola nel granaio

Madamigella Donnola, fresca di malattia, e fatta ancor di corpo più lungo e mingherlino, in un vicin granaio un giorno penetrò per un foro, che meglio diremo un forellino.

E qui tanto mangiò, con tanta indiscrezione, di lardo e d'ogni tenero boccone, che grassa e bella in breve diventò. Un dì, verso la fine di quella settimana, udito dopo il pranzo un gran rumor di là, voleva fuggire, ma - Come? - esclama, - che cosa strana! Non sono io forse un giorno passata per di qua? Com'è che il buco a un tratto divenne così stretto? E dopo molti inutili giri e rigiri, ovunque ch'ella vada crede sempre d'aver sbagliato strada. Un topo che la vede in imbarazzo e in pena, le disse: - Ma non sai che allora non avevi ancor la pancia piena? -E come devo fare?-, chiese la donnola spaventata. Torna magra, come quando sei entrata! le rispose il vecchio e saggio topone. – Non si può aver tutto in questa vita: hai voluto troppo ed ora sei punita per essere stata tanto golosa!-.

Fiaba classica di Jean De La Fontaine


LA PUZZOLA CATTIVA Abitavano un tempo in una casetta ai margini del bosco due vecchietti. Erano molto buoni e perciò tutti gli animali della foresta erano loro amici. La città era molto lontana e i due vecchietti, non più arzilli come un tempo, non potevano recarsi a fare le compere quotidiane; questo però non li preoccupava affatto, perché sapevano che il cibo non sarebbe mai mancato: infatti ogni mattina all'alba trovavano davanti alla porta della loro casetta le provviste necessarie per la giornata. I piccoli castori correvano tutta la notte per il bosco e ammucchiavano fascine di legno che deponevano poi in bell'ordine sulla soglia. Gli scoiattoli si arrampicavano su e giù per gli alberi in cerca di noccioline; i caprioli e i ghiri coglievano frutta succosa, mentre gli uccellini con le tartarughe strappavano foglie dai cespi di insalata e le formiche portavano a uno a uno i chicchi di grano. Anche le api volavano di fiore in fiore e poi deponevano il miele in una minuscola ciotola posta sul davanzale. Al sorgere del sole i vecchietti aprivano la porticina della casa, ringraziavano gli amici del bosco e si informavano della salute dei loro piccoli. Poi la vecchietta entrava in cucina, e poco dopo il filo fumo che usciva da comignolo annunciava agli animaletti che le ciambelle croccanti erano pronte. Ogni tanto i due vecchietti ricevevano la visita dei figli che provenivano dalle lontane città con le mogli e i nipotini. La casa risuonava allora di voci festose e tutto il bosco era in fermento. Quando c'erano tante persone, gli animaletti dovevano lavorare più del solito. Correvano qua e là affaccendati senza guardare nessuno e il ronzio delle api nei prati fioriti si faceva più intenso; non c'era corolla di fiore su cui non posassero lievi i laboriosi insetti la cui ciotolina del miele infatti non bastava più e le povere api dovevano riempire vasi e vasi... la visita ai nonni era la gioia più grande dei bimbi: attendevano impazienti il

sorgere del sole, scendevano silenziosamente dal loro lettino, e correvano nel bosco per raggiungere i loro amici animali: uno si divertiva a tirare il codino a un cerbiatto, l'altro accarezzava il muso peloso di un orsacchiotto, un altro ancora si divertiva a giocare a nascondino con una lepre... Anche le madri erano felici perché potevano lasciar giocare da soli i loro monelli senza preoccuparsi che si facessero male: là nella foresta c'erano tante piccole bambinaie sempre all'erta, pronte a intervenire in caso di pericolo. La vita nel bosco sarebbe stata completamente felice, se ... C'è sempre un " Se", purtroppo, che guasta anche le cose più belle.

Questo "se" era costituito dalla signora puzzola, egoista, bugiarda e dispettosa, che tormentava tutti e provava un gran piacere nel vedere gli altri angustiati o contrariati. Naturalmente nessuno le voleva bene, e non era mai stata invitata a mangiare le ciambelline in casa dei nonni. Aveva però una gran voglia di assaggiarle, avendone sentito decantare da tutti gli animali del bosco; e un giorno in cui percepì uno stuzzicante profumo che veniva proprio dalla casettina felice, rinunciò per un attimo a tutte le sue macchinazioni, perfino a quella di fare un dispetto alla


signora volpe, e saltò sul davanzale della finestra. La nonna stava preparando una grossa torta; udendo bussare ai vetri si volse e disse: -Ah, sei tu, signora puzzola? Che vuoi? -Nonnina, ho freddo: lasciami entrare, per favore, vorrei riscaldarmi.

La nonna però non era morta; la punta del coltello si era conficcata in un libricino che ella portava al collo. Quando il marito tornò a casa, la nonna gli raccontò l'accaduto, e insieme decisero di dare una bella lezione alla cattiva bestiola. Subito la nonna si stese sul letto e chiuse gli occhi, mentre il marito, seduto presso di lei, cominciò a piangere e a lamentarsi. Gli animali del bosco udirono i suoi gemiti e accorsero in frotta. -Nonnino, che hai? Che cosa ti è successo? -Oh, la mia povera moglie! Qualcuno l' ha uccisa e io sono disperato! -Povera bestiola! -, disse la nonna commossa. -Non mi sembra, veramente, che faccia freddo, con questo bel sole; ma entra e vieni a riscaldarti. La puzzola balzò subito dentro, e la nonna le preparò un cuscino vicino alla stufa. -Che buon odore, nonnina -, disse la puzzola. -E quanta fame ho! -Mi spiace, non posso darti nemmeno una briciola di questo dolce perché domani arriveranno i miei nipotini. Ma se vuoi, eccoti una ciambella avanzata da stamattina. -A me la roba avanzata, eh? -, gridò la puzzola impermalita. -Voglio quella torta! La voglio! Corse verso la tavola, e poiché la vecchia si parò davanti alla torta, afferrò un coltello e glielo piantò nel cuore. Poi prese il dolce e fuggì.

Gli animaletti inorridirono, poi cominciarono a piangere anche loro. Il bosco divenne tetro, perché non vi risuonavano più né gorgheggi, ne trilli. Accorse la lepre, la più furba di tutti, e abbraccio stretto stretto il vecchio per dimostrargli la propria simpatia; ma il nonno incominciò a parlare a bassa voce, e gli occhi della lepre scintillarono di gioia e di furberia. Prese congedo dal vecchio, poi corse nel bosco; si fece prestare la grossa gerla di compare orso e il piccolo cesto di fratello scoiattolo; spalmò di pece lo schienale della gerla grande, poi andò a cercare la puzzola. -Io vado al di là del monte a prendere un tesoro - le disse. -Vuoi venire con me? -Un tesoro? -, esultò la puzzola. -Ben volentieri! -Ho qui pronte due gerle -, aggiunse la lepre, -ma ti avverto che la più grande è spalmata di pece. -E' un vecchio trucco! -, Esclamò la puzzola in tono beffardo. -Dici così perché vuoi prenderla tu –


E se la infilò sulle spalle. Quando incominciarono a salire il monte era quasi mezzogiorno e il sole dardeggiava. La lepre, con la sua minuscola gerla, saltellava allegra e vivace, mentre la puzzola, schiacciata dal peso dell'enorme gerla, ansimava e sudava.

preparato con semi di senape; e lo spalmava sulle scorticature degli animaletti del bosco, per divertirsi alle loro smorfie e a loro strilli. -Voglio tornare a casa! -, piagnucolò. -Bene -, disse la lepre. -Scendiamo a valle e attraversiamo il fiume per far più presto. Tu cammina con comodo, mentre io vado a cercare una barca.

Quando giunse sulla cima, era esausta. Fece subito per deporre a terra il pesante fardello, ma non vi riuscì. -Toglimi questa gerla di dosso, signora lepre. Sono veramente sfinita! La lepre ubbidì; afferrò la gerla e la staccò dal dorso della compagna, ma, con la gerla, vennero via pezzetti di pelle e di pelliccia! -Ohi, ohi! -, gridava la puzzola. -Che male! Non hai un po' d'unguento da darmi? -Certo, te lo spalmo subito. E la lepre lo spalmò, ma quell'unguento bruciava come il fuoco. -Ahi, ahi! -, ricominciò a urlare la puzzola. -Dove hai preso questa medicina infernale? -Ma è lo stesso unguento che hai inventato tu! -, rispose la lepre con aria candida. -Lo adoperi sempre, quando curi le ferite dei nostri amici.

Si avviò veloce e in un batter d'occhio raggiunse la riva del fiume. Aiutata dai castori, fece una piccola barchetta brutta ma molto solida; poi con il fango, ne modellò un'altra più grande e la ornò con pietruzze colorate. Quando la puzzola arrivò, tutta dolorante, la lepre era già nella barchetta. -Svelta, sali con me! -, disse. -Perché dovrei salire su quella brutta barca? -, replicò la puzzola impermalita. E questa di chi è? -Non lo so -, rispose la lepre. -Forse lo sanno i castori, che mi hanno dato questa. Proviamo a chiederglielo.

La puzzola restò interdetta. Era vero; aveva proprio inventato lei quell'unguento,

-Sarebbe un perditempo inutile -, protestò la puzzola, che non vedeva l'ora di trovarsi sulla barca ornata di pietruzze. La restituiremo al ritorno.


E timorosa che la lepre insistesse nel suo proposito, spinse la barca in acqua e vi balzò dentro. Ma la barca era fatta di fango, e l'acqua del fiume la impregnò. Il fondo divenne molle, poi si staccò, mentre anche tutto il resto cadeva a pezzi. In men che non si dica la puzzola cattiva si trovò con l'acqua alla gola. -Aiuto! Affogo! -, incominciò a urlare. Fammi salire sulla tua barca. -Eppure è una brutta barca! -, obbiettò la lepre tranquillamente. -Non importa! Non importa! Reggerà anche il mio peso! La lepre allora sporse una zampa e afferrò la puzzola. Ma prima di issarla a bordo, volle aggiungere qualche altra cosa alla dura lezione. -La colpa è tua, se hai scelto la barca di fango. Era più bella, è vero, ma tu ti sei sempre comportata da vanitosa ed egoista.

Ma poi si decise e tirò la puzzola nella barca, perché la bestiola tremava tutta e stava per affogare.

La lepre distese la puzzola a prua e cominciò a remare. "Io non lo avrei fatto", pensava intanto la puzzola. "Mi sarei riposata lasciando faticare gli altri e divertendomi un mondo. Per fortuna la lepre è diversa da me! E' proprio una gran disgrazia, incontrare un cattivo". La lepre remò fino alla sponda, poi preparò un giaciglio di foglie alla puzzola, affinché potesse asciugarsi al sole e riposarsi un po'.

-Non lo farò più -, singhiozzò la puzzola. Sono proprio pentita, lo giuro! Ma tienimi fuori di qui! -Non devi essere più tanto cattiva, con i nostri amici del bosco. Ora hai provato che cosa si sente con la tua infernale pomata sulle ferite. Eppure il dolore degli altri ti divertiva tanto! Pensa se anch'io avessi il cuore duro come lo avevi tu! -, concluse la lepre. -Quando mi divertirei, adesso, alle tue lacrime!

"E' una gran fortuna incontrare un buono", continuava a pensare la puzzola. "Voglio diventare buona anch'io. Voglio che tutti siano contenti di avvicinarmi e di strare con me ". Quando si fu riposata, ripresero il viaggio verso il bosco. Una scimmia che si dondolava sopra un ramo salutò la lepre, e gettò appena un'occhiata alla puzzola. Ma questa si accorse che quel ramo era molto fragile e si piegava pericolosamente, minacciando di spezzarsi da un momento all'altro.


-Attenta, comare scimmia! -, gridò -Il ramo si sta rompendo! La scimmia rise. -Proprio a te, devo credere! -, rispose. -Sei sempre stata bugiarda con tutti, perciò... Ma in quel momento il ramo si spezzò e la scimmia cadde sulla foglie che si stendevano ai piedi dell'albero. -Toh, avevi detto la verità! -, esclamò rialzandosi e guardando la puzzola con occhi stupefatti. -Chi lo avrebbe immaginato? La puzzola continuò il cammino a testa bassa. "Ecco come sono ridotta", pensò. "Non mi credono nemmeno quando dico la verità. Eppure l' ho voluto io, con le mie infinite bugie precedenti". Proseguirono il viaggio e ben presto giunsero in vista della casetta dei nonni. Ne uscivano pianti e lamenti. "Anche questo l' ho voluto io! ", si rammaricava la puzzola col cuore gonfio. "Se non fossi stata così golosa, egoista e collerica, quella casa adesso sarebbe piena di risate e di gioia. E invece..." In quel momento la lepre disse: -Io vado a vegliare un poco la cara nonnina, e a confortare, se posso, il nonno. Ma una veglia funebre non è uno spettacolo divertente e perciò tu puoi tornare a casa.

-Perché? - esclamò la puzzola. -Credi che non sia capace anch'io di compiere un'opera buona? Tanto più che è stata colpa mia, se la nonnina è morta. Entrò a testa bassa fra lo stupore di tutti gli altri animali, ma quando vide la nonna immobile sul letto, con gli occhi chiusi, non poté più trattenersi e corse ad abbracciarla piangendo lacrime amarissime. La nonna, sentendo il volto bagnato di lacrime brucianti, spalancò gli occhi. -Sei proprio tu che piangi comare puzzola? -, esclamò sbigottita. -E' risuscitata! È risuscitata! -, incominciarono a gridare gli animaletti saltando e abbracciandosi per la gioia. Comare puzzola, le lacrime del tuo pentimento hanno prodotto il miracolo -, aggiunse il nonno. Allora tutti fecero mille feste anche alla puzzola che, in un certo senso, era risuscitata pure lei. Da quel giorno la bestiola fu buona con tutti, e quando si mangiavano le ciambelline era sempre invitata e le veniva riservato il posto d'onore.

Fiaba tradizionale Giapponese Hanno interpretato: Alf, Betty, Walter, Anja


Sogno di una notte di mezz'inverno di Maria Giovanna Modoni socia nr 1400

C’era

una

volta

una

furetta

Faceva freddo e il mondo era buio

piccina piccina, ultima della sua

da

famiglia,

qualsiasi altro inverno passato (o

era

la

più

timida

e

molti

mesi,

molti

più

di

coccolata della casa. Era bianca

almeno

come una margherita, e così si

mamma e papà). Margherita aveva

chiamava: Margherita. Era nata

quasi

alla fine dell’estate e come tutti

vagamente l’autunno e conosceva

aveva patito il lungo inverno: sotto

solo

il pelo spesso, soffice e bianco, era

non l’aveva mai vista. Aveva paura

una monella timida e magrolina.

di uscire di casa come facevano i

così

un

le

avevano

anno

l’inverno:

ma

una

detto

ricordava margherita

suoi fratellini e gli umani dalle gambe lunghe: la neve era troppo strana,

c’erano

tanti

rumori

e

tutto era così grande, così aperto. Al solo pensiero di uscire al freddo, alla vista di una pettorina, le si gonfiava la codina, e scappava a nascondersi

sotto

al

divano.

Si nascondeva dietro ai mobili e sotto

alle

appena

coperte,

appena

faceva il

uscire

naso

per

guardare il mondo e ogni tanto muoveva la codina, i suoi giochi preferiti

erano

nascondersi,

scavare, e cercare tesori morbidi con

cui

genitori,

dormire. un

Viveva

fratellino

con e

i

una

sorellina insieme a una famiglia

Una notte, fredda e buia come le

di persone grandi, glabre e dalle

altre, mentre dormiva col nasino

gambe lunghe. Erano brutti, ma le

tra i piedi di uno dei suoi fratelli,

loro

fece un sogno: un furetto grande e

mani

facevano

coccole bellissimi.

giochi

e

grosso

dall’odore

buonissimo

la

annusava, le girava intorno, le


leccava le orecchie, si affrittellava e agitava la coda verso di lei. Stranamente Margherita non era spaventata: quando il furettone si girò e si allontanò, lei lo seguì curiosa. Nel sogno, il furettone la portò a scavare un tunnel sotto la neve, nella terra che in sogno non era fredda e gelata. Era come se a furia di scavare avessero raggiunto l’altro lato del mondo. Margherita non aveva mai visto una luce così forte, strizzò gli occhi e indietreggiò. E poi c’erano tanti odori sconosciuti, la terra non era coperta di neve ma di fili verdi che formavano gallerie, di strani

giocattoli

bianchi,

rosa,

gialli. C’erano giocattoli che volavano e ronzavano,

giocattoli

che

correvano tra l’erba… Ah, no, forse erano

altri

comunque,

animaletti. poteva

Ma

inseguirli!

Anche gli alberi avevano del verde sui

rami,

e

poi

era

tutto

così

tiepido, come una coperta di lana in

cui

altro! Margherita

lo

seguì

e

scavò,

assaggiò la terra e i sassi, si sporcò tutto il pelo e le unghie, ma non riusciva a fermarsi, doveva seguire il

furetto

scavarono

più e

grande.

scavarono,

Insieme fino

a

quando il tunnel non si aprì in una

stanza

grandissima,

luminosa, di cui non si vedevano le pareti

aveva

dormito

qualcun


Dall’eccitazione, Margherita iniziò

fino a quando capirono che voleva

a

uscire anche lei.

potpottare

e

danzare

senza

riuscire a fermarsi, le scappò anche una puzzetta. Si

svegliò

mossa

all’improvviso:

troppo

ed

si

era

era

caduta

dall’amaca. Niente che una bella grattata e un po’ di toeletta non potessero curare. Le tornò in mente il sogno: possibile che esistesse un posto così bello e caldo? Lì per lì, liquidò tutto con una scrollata, ma il sogno continuò a tornare e tornare,

tutte

le

volte

che

si

addormentava. Dopo qualche giorno, prese una

Risero, e lei potpottò in risposta.

decisione:

Ancora non sapevano della sua

lo

avrebbe

trovato.

bellissima scoperta. Quando

fu

ben

assicurata

a

pettorina e guinzaglio, insieme ad un umano e alla sua scorta di premietti, iniziò a tirare con tutte le

sue

forze.

Trovò

la

neve,

e

improvvisamente non le sembrò più così fredda, nonostante avesse tutto Il furettone del sogno era sempre più insistente, il mondo sottoterra sempre più caldo, mentre l’inverno non voleva saperne di finire (così dicevano

gli

umani).

Se

avesse

il nasino rosso. Iniziò a scavare e scavare, agitò la coda, smise di tremare

e

dopo un

po’ la

sua

eccitazione contagiò il fratellino e la sorellina, che l’aiutarono.

trovato quel posto, avrebbe potuto

Forse anche loro avevano sognato

andare a giocarci insieme a tutti

quel

gli altri! Così, quando vide i suoi

solleticavano il naso?

umani iniziò

tirar a

fuori

danzargli

le

pettorine,

intorno,

a

rubargliele, a saltargli in braccio e ad arrampicarsi sulle loro gambe

tepore,

quei

fili

verdi

che

Scavarono tutti insieme, resistendo con

soffi

lunghe altrove.

e che

puzzette

ai

volevano

gambe portarli


La terra era fredda e dura, ma le loro unghie erano più dure, le loro

Poi fu la volta dei tre furetti, i cui

volontà

nasi

più

forti.

Scavarono

e

rossi

stavano

iniziando

a

scavarono fin quasi alla fine dei

impallidire per il calore. Nessuno

lunghi

di

guinzagli

aggrovigliati.

Uno

ormai

sapeva

cosa

umani

accadendo,

ma

non

aveva appena pronunciato la frase:

conoscenza

per

capire

“Adesso

qualcosa

basta

degli

loro

giocare!”

e

stava

iniziando a tirare quando, ecco… Tutti insieme spostarono un sasso, ed ecco la luce! Ecco il calore!

di

bello.

stesse

serviva che

la era

Saltarono

e

danzarono insieme, potpottando e ridendo. Margherita

aveva

risvegliato

la

primavera.

Gli

umani

videro

coloratissima dalla

una

uscire

galleria

farfalla

svolazzando

scavata

dai

tre

furetti. Poi un’ape ronzante. Poi videro

la

neve

che

iniziava

a

sciogliersi, e qualche fogliolina che spuntava dal terreno.

Hanno interpretato: Ariel, Evan, Biancaneve, Orson, Talpotto, Noodles, Cannella


NO di Ariela Trovato - Consigliere Direttivo

Ho iniziato ad agitarmi, a mordere la

Furettomania ONLUS

plastica delle sbarre.

Mi chiamo No.

Padrona! Non mandarmi via! Sarò buono,

Padrona mi ha sempre chiamato così, da quando sono arrivato da lei all’età di tre mesi. Oggi ho salutato la mia piccola gabbia, le mie ciotole e le copertine e sono entrato

starò fermo! Anche quando voglio giocare, anche quando voglio saltare intorno alle cose luccicanti che si rompono. La sconosciuta ha risposto: “no, non voglio niente. Davvero, va bene così”.

docilmente nel mio trasportino, perché No

Padrona ha detto che era tempo di andare

è un bravo furetto e Padrona è stata tanto

perché doveva preparare il cenone e presto

arrabbiata con me nei giorni passati, da

sarebbero arrivati gli ospiti.

quando soprattutto sono salito sull’albero di plastica verde che ha in salotto e ho

Poi, il buio della coperta che è calata sul

buttato in terra tutte le palline di vetro

trasportino ha cancellato Padrona dalla

colorato che vi erano appese, quindi voglio

mia vista e dopo poco anche il suo odore è

farmi perdonare: ora non corro più, non

sparito lontano.

mastico più le cose, non le butto più per terra.

Viaggiamo da un po’. La sconosciuta non si è avvicinata al trasportino, e ha fatto bene: perché ora questo posto è tutto ciò che ho, tutto ciò che conosco e lo difenderò: se si avvicinerà la morderò. Ad un certo punto fa una telefonata, la sento parlare, dire a qualcuno che c’è un gran traffico, che non riuscirà ad arrivare per la cena. Siamo fermi, la macchina in moto. Anche se non fa freddo, tremo tutto: sono solo, è pieno inverno, Padrona mi ha lasciato perché troppo a lungo ho grattato il suo divano, morso le sue frange del copriletto, sfilato le

sue calze di seta,

grattato contro la porta della gabbia la notte. E Sconosciuta mi parla, così, all’improvviso. Ho un po’ paura: Padrona ha dato il

So che parla a me, nonostante la coperta

trasportino a questa persona dall’odore

mi impedisca di vederla, so che è girata

sconosciuto, hanno discusso un po’, alla

verso di me.

fine Padrona ha detto “non posso più tenerlo, mi rompe tutto, sporca in casa, non ho tempo per lui”.

“Hai un nome, piccola?”


Io non le rispondo e lei non mi chiede

Di nuovo, Sconosciuta mi parla a voce

altro.

bassa, che copre comunque gli scoppi che

Mi sono addormentato e non ho sentito la

vengono

da

fuori.

macchina che parcheggiava, il motore che si spegneva. Non ho sentito niente, dormivo profondamente scalare

e

divani,

sognavo

fare

di

agguati

correre, ai

piedi

scalzi. Mi sveglio di soprassalto perché ci sono degli scoppi fortissimi non molto lontano e persone che festeggiano in strada e urlano e ridono, e mi accorgo che qualcuno ha levato la coperta e aperto la porta del trasportino e fuori c’è un mondo nuovo, che mi incuriosisce e mi spaventa allo stesso tempo: tanti oggetti, cose per terra, cuscini e… Sconosciuta; sta seduta lontana dal trasportino, a gambe sbircia

nella

mia

incrociate

e

“Esci da lì quando vuoi, prenditi tutto il

direzione.

tempo di cui hai bisogno. Questa è casa tua: puoi rompere tutto quello che vuoi, spostare quello che vuoi, puoi andare dove preferisci. Ah, ti ho trovato il nome. E’ mezzanotte, Buon Anno, Isabeau”.

Mi

chiamo

Isabeau.

Sono

una

femminuccia, ho sette mesi e questo nome me lo ha regalato Amica. Insieme

ad

una

casa

dove

correre,

danzare ed essere me stessa. Felice. Hanno interpretato:: Cannella, Coriandolo


Natale ad Abbandolandia Di Claudio Cermelli - Consigliere Direttivo Furettomania ONLUS

C’era

una

volta

la

Terra

dei

Furetti,

Furettopoli, che confinava con una regione fredda, spoglia ed inospitale chiamata Abbandolandia. Lì andavano gli umani

giocare c’era ancora, ma mancavano loro le forze. Non avevano calde copertine e affrontavano

l’inverno

tutti

ammassati

negli incavi degli alberi, uno sull’altro per scaldarsi,

sotto

quelli

più

magri

e

spelacchiati, sopra quelli più forti.

che volevano liberarsi di un furetto: lo abbandonavano lì, in mezzo a tanti altri infelici.

Ogni tanto qualche bipede umano andava a portar loro un po’ di cibo, faceva a qualcuno di loro qualche carezza, ma non era niente in confronto al calore di una casa e di una famiglia. Tra gli Abbandonelli di Abbandolandia c'era

Pompelmo,

un

furetto

giocoso

e

mattacchione, che prima che i suoi umani lo abbandonassero lì, aveva passato un lungo

tempo

chiuso

in

una

gabbietta

dentro un garage, senza cuccia, senza copertine e con cibo schifosissimo. Un giorno Pompelmo si avventurò fuori da Abbandolandia, viaggiando un po’ per Furettopoli. Si era all’inizio dell’inverno e Pompelmo

si

accorse

che

le

città

di

Furettopoli erano piene di luci colorate, strani alberi coperti di palline colorate e luci

sfavillanti;

le

vetrine

dei

negozi

furettosi erano tutte un trionfo di morbide Per gli Abbandonelli di Abbandolandia la

cucce, amache caldissime, coperte soffici e

vita scorreva triste: senza i loro bipedi che

poi un sacco di leccornie. Pompelmo, col

avevano amato fedelmente, si sentivano

suo

spersi, cercavano il calore umano di una

posteriori

appoggiandosi

coccola, di un gioco, di un premietto e non

rimaneva

incantato

trovavano

potpottando tra sé:

niente.

Molti

di

loro

erano

malati, magri, spelacchiati: la voglia di

pancione,

si

issava

sulla alle

a

zampe

vetrine

e

guardarle,


“Che

meraviglia,

come

mi

piacerebbe

andare a vivere in una casa piena di queste cose. Il rosso mi piace molto e tutte queste cose sono così invitanti con questi disegni rossi. Chissà

chi

è

quel

furetto

che

si

vede

stampato dappertutto, tutto vestito di rosso bordato di bianco, con anche il cappuccio rosso in testa e una lunga barba bianca”. Proprio in quel mentre passava di lì un signore che portava al guinzaglio una bella furettina, con la pettorina rosa tutta bordata di pizzo bianco: aveva un musetto dolce

e

assieme

malizioso,

un

pelo

magnifico e una coda da maggiorata (Pompelmo giudicò che potesse essere una sesta…

E

tra

pensò.”Che

fi…

ne

furettina”).

“Ma

non

saranno

lo

sai?

grandi

E’

quasi

feste

e

Natale,

ci

quello

è

SaintFerretKlaus, anche chiamato Babbo Natale. Porta regali a tutti i furetti. Devi scrivergli una letterina con quello che vuoi e lui il 25 dicembre arriva con la sua slitta tirata da 6 visoni neri e 6 ermellini bianchi e ti porta i regali” “Wowpotwow che bello. Ma

secondo

te

Abbandolandia?"

viene "Ma

anche

certo

che

ad

si:

tu

manda la letterina in Lapponia e vedrai che ti esaudirà. Io avevo chiesto di trovare una bella famiglia che mi desse tante coccole: La

furetta

passandogli

vicino,

guardò

Pompelmo con occhioni sensuali e poi fece una piccola sfurettata. Pompelmo, a quel profumo inebriante, non resistette e salutò la bella furetta: ”Potpot… Io mi chiamo Pompelmo e vengo da Abbandolandia: tu come ti chiami?” A sentire che veniva da quel brutto posto, la furetta si rattristò: ”Oh povero Pompelmo…. Io

mi

chiamo

SaintFerretKlaus

me

l'ha

fatta

avere !" A questa notizia Pompelmo non resistette più: "Allora scappo a scrivere la lettera. E' stato bello incontrarti Crocchetta, spero di rivederti" e già se ne andava, saltellando come un cangurino col suo pancione che strisciava per terra. "Ciao Pompelmo, auguri di Buon Natale a

Crocchetta”.

“Piacere

Crocchetta… Sei molto carina…. Mi spieghi perché ci sono questi strani alberi colorati e chi è quel furetto tutto vestito di rosso con la barba bianca?”

te e a tutti gli Abbandonelli del furettile": ogni

tanto

chiamare

a

Crocchetta così

scappava

di

Abbandolandia.


Tra Pompelmo e Pollo era nata una strana amicizia:

non

cercavano

si

sopportavano,

sempre

per

far

la

ma

si

nanna

avvinghiati, giocavano poco perché subito uno dei due si arrabbiava e finiva in lite.

Pompelmo

ritornò

Abbandolandia amico

Pollo,

e un

si

trafelato precipitò

furetto

ad

dal

nero,

suo

molto

selvaggio ma anche timido e pauroso, viveva sempre rintanato in una stretta galleria profondissima: ne usciva solo di notte ma tanto, essendo nero con la sola bocca bianca, nessuno lo vedeva.

Ma

si

volevano

un

gran

bene.

Tutti

eccitato, Pompelmo raccontò a Pollo di Crocchetta,

di

SaintFerretKlaus

e

della

lettera per i regali. Subito presero carta, penna e calamaio e iniziarono a scrivere: Pompelmo scriveva, con grandi sbaffi di inchiostro, macchie e cancellature, mentre Pollo ideava la lettera. Erano sempre stati due ciuchi, per cui ci impiegarono un pomeriggio

intero.

E

questo

è

ciò

che

redassero e inviarono in Lapponia:

"Carro Santafereclaus (scussa, non so come si scrive), siamo Pompelmo e Pollo, due bravi fureti che siamo stati molto molto buoni questano e voremo alcuni regali per Natale: 1) due botilie (una a testa!) di furrotonno 2) due tubeti di maionnese 3) ma sopratuto voremo trovare una casa (possibilmente insieme) con una familia che ci da tanto ammmorre e cocole e carne 4) se non chiediamo tropo, trova una familia a tuti i fureti di Abandolandia. Grassie Babo Natale, noi pensiamo che ci merritiamo queste cose. Speriamo che ce le porti. Buonviagio, Pompy&Pol


PS di Pompelmo: mi piacerebe rivedere Crocheta, una belllisssima furetina dalla petorina rosa a pizzo" Nell'attesa dell'arrivo di Natale, l'ansia, la trepidazione, la paura di rimanere delusi, crescevano in Pompelmo e Pollo. La notte di Natale non

chiusero occhio e

alla mattina presto, prima del sorgere del sole, correvano giĂ  nella neve alta e fresca in

direzione

di

Ma niente, di SaintFerretKlaus nemmeno

per

primi

l'ombra. Nel primo pomeriggio i due amici

avevano

detto

delusi, infreddoliti e affamati stavano per

niente agli altri furetti per non creare

decidere di tornare a casa quando, in

inutili aspettative.

lontananza,

Abbandolandia,

dei per

SaintFerretKlaus:

Il

tempo

passava,

confini

vedere

non

il

sole

sorse

a

far

riluccicare la neve, su cui il nero Pollo

campanelle

sentirono e

un

il

tintinnio

potpottare

di di

mustelidi... Guardarono bene e ... URRA'...

risaltava come un prete... Nella neve!!!

Una slitta tirata da sei visoni neri come Pollo e sei ermellini bianchi come la neve, avanzava in lontananza. A guidarla c'era un furettone vestito di rosso con il bordo di pelliccia ecologica bianca, cappuccio rosso e barba bianca... Era lui, SaintFerretKlaus: Pompelmo e Pollo si misero a saltare felici, potpottando

(Pollo

non

aveva

mai

potpottato in vita sua!), rotolandosi nelle neve,


ricordarono con tristezza e dolce nostalgia dei loro amici che non ce l'avevano fatta ed li avevano lasciati prima di trovare una famiglia. Si promisero solennemente e commossi che si sarebbero rivisti tutti alle Manifestazioni di Furettomania.

Pompelmo e Pollo suonarono con un po' di emozione il campanello della loro nuova casa

(da

cui

proveniva

un

delizioso

profumino di carne fresca e succulenta). Pompelmo

fu

sul

punto

di

svenire,

mordendosi selvaggiamente. Salirono al

emettendo

volo

ad

strozzato quando vide che ad aprire la

Abbandonello

porta era stata una furetta bellissima, con

ricevette un pacchetto che conteneva: una

una coda della sesta, una pettorina rosa

bottiglietta

bordata di pizzo bianco e lo sguardo dolce

sulla

slitta

Abbandolandia.

e

andarono

Ogni

di

olio,

un

tubetto

di

maionese, una manciata di uvette, una

un

potpot

e malizioso... Una vera fi...ne furettina.

buona dose di carne di coniglio e anatra e un rotolo di pergamena. Tutti

i

furetti

potpottarono

all'unisono."Grazie

SaintFerretKlaus!

Auguri a tutti di Buon Natale. E millemila urrà per Pompelmo e Pollo che hanno scritto la letterina!". Ma

la

gioia

di

tutti

fu

incontenibile

quando ognuno aprì la sua pergamena: era

un

certificato

di

adozione

di

Furettomania Onlus: ogni abbandonello aveva trovato una famiglia con tanto amore. Abbandolandia non esisteva più. Si assistette

alle

forme

di

gioia

più

incontenibile, con anche un eccesso di libagioni

di

olio

e

maionese

con

conseguenze non gradevoli per il pancino dei furetti. "...Cccccrrrr...ocche...ttaaa..." Il mattino dopo tutti i furetti si salutarono

riuscì

a

balbettare.

un po' commossi, ma in fondo felici, e si separarono per andare a raggiungere le

"Benvenuto

loro nuove famiglie.

buon

Pompelmo,

benvenuto

Pollo:

Natale"

E vissero tutti felici e contenti. Fu un momento solenne: avevano passato tanti

brutti

momenti

assieme,

si

Hanno interpretato: Poldo, Pompeo, Polpetta


Ringraziamo tutti i soci che hanno collaborato con fiabe e immagini dei loro furetti, gatti e moffette assortiti, ed ogni autore ed illustratore che ha gentilmente condiviso le proprie creazioni, oltre che i siti da cui abbiamo condiviso alcune storie.

THAT'S ALL FOLKS!


C.T.DELUXE