Page 1

a cura di publimedia group

Donne in pole position con la riforma forense Accolta l’istanza di meccanismi di riequilibrio nel mondo dell’avvocatura La recente approvazione della riforma professionale forense ha dato il via ad una serie di suoi contenuti della stessa, specie sul tema delle donne. Il testo legislativo contiene, infatti, disposizioni specifiche in tema di pari opportunità, raccogliendo le istanze formulate dal settore. L'esigenza di introdurre dei meccanismi di riequilibrio della presenza femminile in seno agli organismi elettivi nasce del resto dalla lettura del dato

oggettivo della presenza delle donne, tanto all'interno delle organizzazioni forensi territoriali che nazionali. Basti pensare che attualmente ci sono due donne consigliere su 29 componenti eletti presso il Consiglio Nazionale forense, dopo decenni di totale assenza di rappresentanza femminile in questo organismo. Eppure la componente supera il 46% e sale al 56 quando si guarda ai praticanti.

Pompilia Rossi: prima la serenità dei figli Livia Rossi: il processo è un match Separarsi con amore, da Studiodonne Come gestire il rapporto per tutelarli La boxe come metafora del dibattimento Ai padri sostegno e parità di diritti role e procedimenti separativi. Per i coniugi prossimi alla separazione che stiano decidendo come gestire il rapporto con i figli per garantire loro la massima serenità la legge n. 54 dell'anno 2006, spiega la nota matrimonialista romana Pompilia Rossi, si è introdotto il principio che ai figli minori va garantito un rapporto continuativo con con ciascuno dei genitori, i quali eserciteranno congiuntamente la potestà genitoriale (da qui il concetto di "bigenitorialità"). E' sicuramente idoneo allora, spiega l’avvocato, un genitore che garantisce al figlio l'accesso all'altro genitore, e per accesso non s’intende solo la non assunzione di comportamenti ostativi ma il riconoscimento del ruolo genitoriale dell'altro che dovrà manifestarsi in ogni aspetto della vita del figlio. Ulteriore elemento determinante è poi l'utilizzo di sostegni e/o progetti terapeutici che aiutino il genitore a relazionarsi con l'altro per diminuire il livello di conflitto e garantire al figlio serenità e sicurezza nel rapporto con ciascuno dei due. Capita però abbastanza di frequente che il figlio esprima un chiaro rifiuto a frequentare un genitore, quale conseguenza di quella che gli psicoterapeuti definiscono la PAS, ovvero alienazione parentale. Ed è sempre Pompilia Rossi a spiegare come si tratti di un fenomeno diffuso e discusso nel settore clinico forense: esiste cioè una percentuale sempre più rilevante di figli che, in caso di separazioni con-

P

flittuali, mostrano rifiuto non motivato nei confronti di uno dei genitori. Nel 1985 Gardner ha

identificato questo comportamento quale "Sindrome d'alienazione parentale" e tale teoria è stata oggetto di critica nè le è stato conferito un assetto scientifico. Il figlio è però sicuramente triangolato nel conflitto di coppia con riflessi negativi sulla sua crescita psicofisica e quel che conta quindi è la necessità di pervenire ad un esame di tutti i fattori individuali e relazionali che hanno determinato il fenomeno. L’intervento da attuare per evitare il cronicizzarsi del rifiuto dovrà essere dunque "integrato", dovrà prevedere un coinvolgimento della magistratura e dei servizi territoriali con l'attuazione di percorsi di sostegno. Tutti i professionisti che intervengono, conclude Pompilia Rossi, dovranno cooperare al fine di ripristinare l'equilibrio nei rapporti genitori/figlio: la disfunzione è tra il genitore ed il figlio, ma soprattutto nella relazione tra i genitori.

a difesa penale è un po’ come la boxe: occorrono forza di volontà, coraggio, determinazione, spirito di sacrificio ed una forte disciplina. Ne è convinta Livia Rossi, non a caso boxeur nel tempo libero e protagonista del foro per professione. Bisogna studiare l’avversario, spiega la penalista romana, attenderlo cercando di intuire le sue mosse, saper resistere ai colpi subiti e cogliere il momento giusto per assestare quelli necessari al fine di conseguire i punti della vittoria nel rispetto del contraddittore e delle regole della competizione. La capacità di vivere intimamente e consapevolmente l’importanza della funzione difensiva è insomma l’elemento distintivo tra chi è avvocato e chi, invece, semplicemente fa l’avvocato. Ecco perché, come nel caso dell’avvocato Rossi, bisogna essersi occupati un po’ di tutto: dai piccoli reati contro il patrimonio alle contravvenzioni edilizie, dai reati contro la persona alle violazioni della legge stupefacenti. Livia Rossi non ha dubbi: ciò che contraddistingue un buon penalista, spiega, è la padronanza del diritto processuale, la capacità di gestire tecnicamente e strategicamente ogni fase del procedimento, l’attitudine a stare in aula fronteggiando con competenza e calibrata freddezza il succedersi, spesso imprevedibile, degli accadimenti dibattimentali. Il tutto, chiaramente, fermo restando una personale maggiore esperienza in deter-

L

minate aree, che la professionista ha maturato nell’ambito del diritto penale economico e di reati sessuali rispetto ai quali non condivide l’“obiezione di coscienza” espressa da quanti, ma soprattutto da quante, intendono evidentemente l’attività difensiva rivolta al reato in sé anziché all’imputato ed all’esigenza del rispetto delle garanzie previste dalla legge. Chiunque, sottolinea infatti Livia Rossi, ha diritto ad un giusto processo senza cedere il passo al pregiudizio, alle emozioni di piazza ed al desi-

derio collettivo di giustizia sommaria. La presunzione di non colpevolezza non è solo un principio da sbandierare all’occorrenza, quindi, ma va perseguito nella quotidianità e nei confronti di chiunque. Perché l’avvocato che salvi dalla condanna un imputato quando tutte le suggestioni sembrino contrarie ma che riesca a dimostrare l’insussistenza delle prove, conclude la penalista, non è un complice ma un difensore dei diritti.

hiunque si sia abituato ad immaginare lo studio del matrimonialista come il luogo in cui pianificare una guerra al coniuge dovrà ricredersi dopo aver conosciuto Marialuisa Missiaggia. Autrice di una gettonatissima guida in digitale per essere felici nella separazione dal titolo “Separarsi con amore”, scaricabile dal sito www.studiodonne.it, l’avvocato romano crede nella consulenza familiare e, soprattutto, nella parità dei diritti tra i genitori. Lo dimostra l’attenzione dedicata al tema dell’assegnazione della casa familiare, un istituto che risponde all’esigenza di tutelare l’interesse della prole alla conservazione dell’habitat domestico ma che non deve pregiudicare, spiega, la posizione del coniuge non assegnatario titolare di un eventuale diritto reale o personale sull’immobile. In particolare, prosegue la Missiaggia, il coniuge proprietario o coproprietario non beneficiario rimane privato del godimento dell’immobile per periodi indeterminati, ovvero fino all'autonomia economica del figlio convivente con il genitore assegnatario o fino a quando questi non contragga nuove nozze. Il problema, sottolinea la matrimonialista che ha attivato una delle microconsulenze on – line a costi congrui e tempi rapidi, è piuttosto stabilire quale interesse si intende tutelare, tentando di procedere ad una preventiva valutazione sull’esigenza della prole e svincolando il provvedimento dal-

C

l’idea che sia sempre la madre a dover convivere con i figli. Come illustra la relazione ISTAT

del 7 luglio 2011, invece, nel 2005 i figli minori pure se affidati in modo condiviso ad entrambi i genitori, sono stati collocati con la madre nell’80,7% delle separazione e nell’82,7% dei divorzi; nel 2007 il 25,6% di separazioni con figli affidati esclusivamente alla madre si affiancava al 72,1% di separazioni con figli in affido condiviso, poi arrivata nel 2009 al 12,2% contro l’86,2%. Un problema tutto italiano, conclude la Missaggia, accentuato dall’impossibilità di disciplinare con accordi prematrimoniali i rapporti patrimoniali. Ben diversa la situazione all’estero. Basti pensare alla Germania, dove è riconosciuta la pratica dei coniugi di predeterminare gli effetti di un divorzio, o all’Australia dove il “Property Relationships Act” ed il Family Law Amendment Act ammettono la stipula di “prenuptial agreements” conclusi “in contemplation of divorce”.

Laura Cappello, avvocato, tra diritto ed arte aura Cappello, a poco più di quarant’anni è già in cima alla lista dei più apprezzati professionisti in materia di diritto civile e commerciale, grazie ad un innato dinamismo che ben si coniuga con un’elevata competenza della materia. Basti pensare non solo alle sue esperienze quale patrocinante in Cassazione ed innanzi le giurisdizioni superiori ma anche alla sua rinomata attività di consulente per gruppi societari anche a partecipazione pubblica, alcuni dei quali operano nella gestione di partecipazioni e dei processi di privatizzazione mediante attività di razionalizzazione e ristrutturazione di aziende in situazioni critiche sotto il profilo industriale, economico-finanziario ed organizzativo. Temi insomma delicati e che, come lei stessa spiega, richiedono molte volte una conoscenza a trecentosessanta gradi anche di materie di taglio economico e finanziario. Ella, anzi dal suo studio in Via Baiamonti, nel cuore di Prati, si cimenta con entusiasmo nelle tematiche di diritto civilecommerciale, societario ed amministrativo. Inoltre, prova del suo amore per l'arte è la recente costituzione dell’associazione "Amici di De Chirico", di cui è socio fondatore accanto ad illustri personalità dell'arte del calibro di Renato Barilli, Maurizio Calvesi, Francesco Sisinni, Paolo Portoghesi, Mario Ursino e Alberta Campitelli, iniziativa che non ha mancato di suscitare un grande clamore per la rilevanza della mission intrapresa. L’idea infatti è di promuovere un museo monografico da dedicare al pittore del No-

L

vecento Giorgio de Chirico, le cui opere appartenenti alla Fondazione Giorgio ed Isa de Chirico sono purtroppo conservate in un caveau e pertanto inaccessibili. Laura Cappello presiede, inoltre, il Club Roma Giulio Cesare che fa parte del Kiwanis International, Associazione che di recente ha siglato con l’Unicef un accordo di cooperazione per le comuni finalità di tutela dei bambini in tutto il mondo. Essere donna ed avvocato, insomma, per Laura Cappello rappresenta anche una forte motivazione a non fossilizzarsi nella sola attività professionale riservandosi anche spazio per attività di ricerca, come quella che porta avanti con la collaborazione

alla cattedra di Legislazione dei Beni Culturali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza nonché con quella di Diritto Amministrativo dell’Università Tor Vergata. Se le premesse verranno mantenute nel tempo, Laura Cappello è destinata a svolgere un ruolo di primo piano nella vita professionale, culturale e artistica della capitale.

Sole%2024%20360x247%20iii%20stampa  

http://www.publimediagroup.it/images/pdf/Sole%2024%20360x247%20III%20stampa.pdf

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you