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258 Anno XLII - Dicembre 2010 - Roma, mensile

Una nuova presenza nel panorama da Monte Mario: il Ponte della Musica (a pagina 5).


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Anche questo è Monte Mario che purtroppo si riapre puntualmente dopo il maltempo: una buca “lunga” da segnalare è su Rivista mensile edita via Marello all’incrocio con dall’Associazione la via Boccea, ed una buca forAMICI DI MONTE MARIO mata da tombini si trova sul tratDirezione, redazione e pubblicità to di via Monte del Marmo tra 00135 Roma Belsito via Azzano d’Asti e via GronCasella postale 12206 dona, andando verso via GronTel. 06 35503317 amicidimontemario@virgilio.it dona. Altra serie di buche da Direttore responsabile segnalare sono su via G. NicoSILVIA SAMARITANI GIORDANI letti, ed una buca è presente su Direttore editoriale via Viara de Ricci andando (e GIO. MANTOVANI uscendo) da via Ellero verso Coordinatore di redazione l’incrocio con via dei Bruno. In MARIELLA CASINI-CORTESI più segnalo che in vari quartieri In redazione di Roma ci sarebbero da ripasLUCIANA FRAPISELLI sare con la vernice nera i nomi ANNAMARIA MARCHESINI delle strade sulle targhe di FRANCESCO ROCCO marmo perché sono sbiaditi; MARIA ROSSARO anche i numeri civici sono spesHa collaborato a questo numero GEMMA HARTMANN so sbiaditi, ma a questo dovrebbero pensarci gli amministratori Videocomposizione dei condomini. Volevo poi PUBBLISHOCK segnalare anche che su via della Incisione e stampa Giustiniana a volte la mattina si SEA, TIPOLITOGRAFIA s.r.l. Via Cassia bis km 36,300 - Nepi (VT) trova qualche sacchetto di Tel. 0761 527323 / Fax 0761 527323 immondizia “fuori posto”: eviReg. Tribunale di Roma dentemente alcuni “incivili” n. 12985 del 18-9-1969 provano a fare centro nei cassoNumero chiuso il 7 dicembre 2010 netti con la macchina in moviDISTRIBUZIONE GRATUITA mento. E per finire, mi chiedevo È vietata la riproduzione di testi se potrebbe essere utile mettere ed immagini senza l’autorizzazione un segnale stradale sulle strade scritta dell’editore tipo via della Giustiniana, via del Marmo e simili, con Notiziario delle buche Monte scritto “pedoni sul lato oppoSono di nuovo Alessio ed anche sto”. Ed anche per ora è tutto, a questa volta Vi scrivo per risentirci alla prossima. Alessio Podda segnalare qualche buca stradale,

Scomparso un tratto di via della Balduina Tra gli sport meno conosciuti c’è quello di occupare un terreno abbandonato, cominciare ad utilizzarlo e recintarlo, e divenirne proprietari, dopo un ventina d’anni, per la c.d. “usucapione legale”. Quando un bosco, o un terreno di campagna cambiano così il proprietario, il problema è relativo. Quando si tratta però di un terreno comunale, o destinato a strada, il problema riguarda tutti, ed è la collettività che ci perde. Nel nostro quartiere ci sono, eclatanti, quattro o cinque di queste condizioni, che coinvolgono il Comune, e qualche personaggio di rilievo. Una è quella di via della Balduina, che, secondo il Piano Regolatore del 1971, terminava su via Massimi con una biforcazione. Negli anni 70, uno dei due rami fu espropriato e sistemato (costituisce l’attuale ultimo tratto, all’altezza del civico n 311); l’altro fu dato dai proprietari al Comune in cambio delle vicine licenze di costruzione (di via Massimi 91 e sempre via della Balduina 311/Massimi 95). La sistemazione di questo secondo tratto fu rinviata per mancanza di fondi. Il terreno è rimasto per decenni a disposizione dei cit-

A volte non ritornano Era esasperata. I piccioni avevano fatto i nidi nella grondaia e ogni mattina volavano fino al suo terrazzo lasciando il segno ovunque, sul pavimento di travertino e sul bordo del parapetto. Erano arrivati a becchettare l’insalatina che aveva appena seminato nei vasi di limone. E pensare che c’erano signore che li nutrivano attirandoli con mangime e molliche di pane e di dolce. Il problema era stato perfino posto all’ordine del giorno nella riunione di condominio e aveva scatenato un lite furiosa tra chi è per i pennuti e chi decisamente no. Doveva agire da sola. Dopo inutili tentativi, compreso uno spaventapasseri artigianale, fatto con avanzi di un vecchio vestito tutto colorato infilato su una scopa, alla fine dell’estate aveva fatto lavare le lastre di travertino con un prodotto sbiancante per la biancheria. La pietra era diventata bianca, con la complicità del sole caldo di settembre e in poco tempo i piccioni erano scomparsi. In zona, grazie ad una offerta del vicino supermercato – due confezioni al posto di una – è iniziata una guerra…senza quartiere al povero volatile. Anche questo è Monte Mario S.G. tadini, abbandonato ed incolto. Un paio d’anni fa, il nuovo proprietario succeduto ad uno dei due confinanti (la ditta Rezza) se lo è ripreso: vi ha subito costruito una rampa, e altre opere edili. Anche l’altro confinante si è ripresa la sua vecchia metà e ne ha sistemata una parte. Conclusione: la biforcazione è “scomparsa”, e non abbiamo dubbio che fra qualche tempo scomparirà anche dalle piante urbanistiche. Ciò è avvenuto in barba

alla destinazione (ancor oggi, di strada pubblica) e sotto gli occhi degli Uffici Comunali e dei Vigili Urbani, nient’affatto “vigili”, e tutti bene informati. M.C. (lettera firmata)

Piazzale Ammiraglio Bergamini, ultimo atto In via degli Ammiragli, in alto ai piedi di Monte Mario, sul piazzale Ammiraglio Bergamisegue a pagina 14

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Immagini di pellegrinaggio R ecentemente, nella mostra “La Campagna Romana dai bamboccianti alla Scuola Romana” che si è tenuta al Vittoriano, era esposto un acquerello attribuito a François (Franz) Keiserman intitolato Pellegrini alle pendici di Monte Mario. L’acquerello, dipinto su carta, misura 63x47 centimetri e appartiene ad una collezione privata. Fra la folta vegetazione di pini e cipressi spunta, come un grande fiore, nel centro, la cupola di San Pietro e un pellegrino, sedutosi stanco per il lungo viaggio, col bordone ancora in mano, si è tolto il cappello in segno di venerazione, mentre due altri compagni, più baldi, lo precedono nella discesa dal monte verso la meta agognata. La vegetazione, rappresentata dettagliatamente, svela l’influenza del maestro del pittore, A.L.R. Ducros. L’acquerello, tutto su toni di verde scuro e dorati, ha l’apparenza di un arazzo, delicatissimo. François Keiserman (Yverdon, Svizzera 1765 - Roma 1833) era parente della famiglia di pittori Knébel. Nel 1785 partì per Roma e qui divenne allievo del Ducros. Dimorò dapprima in via degli Otto Cantoni, ora scomparsa, in casa del maestro e poi in piazza di Spagna 31. Divenne tanto celebre come paesaggista che eminenti personalità italiane e straniere, come il principe Borghese e il principe Sachsen-Gotha si disputarono le sue opere. Ospitò Bartolomeo Pinelli che dipingeva le figure dei personaggi che animavano i suoi acquerelli. Ospitò poi il cugino Jean-François Knébel e, dopo la morte di quest’ultimo, l’altro cugino Charles-François, che poi adottò e lasciò erede dei suoi beni. In netto contrasto con l’acquerello di Keiserman è il quadro ad olio di Dietrich Wilhelm Lindau, esposto nella Biennale dell’Antiquariato a Palazzo Venezia, nello stand dell’antiquario Paolo Antonacci. Anche l’olio di Lindau rappresenta un gruppo di pellegrini accompagnati da un prete, abbigliati nei caratteristici costumi laziali. Infatti il quadro è un pretesto del pittore tedesco per illustrare i pittoreschi costumi che tanto affascinavano i “forestieri”: non solo i tedeschi, suoi connazionali, ma anche gli inglesi, come Sir Charles Lock Eastlake, i francesi, gli svizzeri, i danesi, ed anche gli americani a cominciare da Benjamin West, che nel 1760 fu il primo pittore statunitense a venire a Roma per studio

François (Franz) Keiserman (1765-1833), Pellegrini alle pendici di Monte Mario, acquerello su carta cm 63x47. Collezione privata.

Dietrich Wilhelm Lindau (Dresda 1799-Roma 1862), Viandanti in arrivo a Roma dalla via Trionfale, olio su tela cm 51x70,5. Firmato e datato in basso a destra Dietrich Lindau Roma 1825. Collezione privata.

Incisione del capolettera dell’incipit dell’inno O Roma Nobilis. Hannover 1846.

che fu seguito da un gran numero di pittori e scultori, che tutti furono affascinati, non soltanto dai monumenti dell’antica Roma, come il Foro Romano o il Colosseo, ma anche e soprattutto dai costumi dei contadini e contadine della “Campagna” e li dipinsero, come li avevano veduti sulla scalinata di piazza di Spagna, dove si offrivano come modelli. Il Lindau, nato nel 1799 a Dresda, fu allievo di Christian Ferdinand Hartmann. Giunse a Roma nel 1821 e aprì uno studio in via Margutta 76. Fu molto stimato dallo scultore danese Thorvaldsen. Fu uno dei fondatori dell’associazione di artisti tedeschi che partecipavano alla feste nelle grotte di Cervara che egli immortalò in una celebre tela. Lindau morì a Roma nel 1862 ed è sepolto nel cimitero acattolico presso la Piramide di Caio Cestio. È commovente notare qui come molti pittori stranieri, quali Keiserman e Lindau, venuti a Roma per un breve soggiorno di studio, vi rimasero invece per tutta la vita, come per esempio Boguet, Catel, Coleman, Müller, Poussin, Strutt, Van Bloemen, Van Wittel e molti altri. Anche i musicisti furono attratti dal tema “pellegrinaggio”. I pellegrini arrivati sull’alto di Monte Mario, che donava loro la gioia di scorgere, per la prima volta, la basilica di San Pietro e che perciò era chiamato Mons Gaudii, Monte della Gioia, si inginocchiavano e intonavano un inno latino che risaliva all’VIII secolo il cui testo recitava così: O Roma nobilis orbis es domina. Il testo fu messo in musica di nuovo nel 1879 dal celebre Franz Liszt, ungherese, e prima di lui trascritto per quattro voci da Giuseppe Baini (1775-1844), studioso di Pier Luigi da Palestrina e compositore di musica sacra, fra cui un famoso “Miserere”. Qui crediamo interessante riprodurre l’incisioneche orna l’incipit dello spartito di questa trascrizione (con accompagnamento di pianoforte) in un’edizione tedesca del 1846. Essa rappresenta un gruppo di pellegrini che incedono verso la cupola di San Pietro fra i pini e i cipressi di Monte Mario e gli archi dell’acquedotto Traiano che passavano nella Valle Aurelia. Abbiamo voluto riprodurre questa incisione per dimostrare come il pellegrinaggio per la via Francigena, che sembra essere riscoperto oggi, fosse invece ancora presente nell’Ottocento presso gli artisti stranieri. Luciana Frapiselli 3


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brevi dai quartieri Monte Mario alto

Che cosa documentano le FS?

zione del parcheggio su strada abbia costretto a sacrificare un lato, lasciandolo senza marciapiede. E peccato che l’inciviltà di certi automobilisti abbia costretto a difendere i marciapiedi con barriere metalliche.

peggio perché dimostratosi inutile, anzi dannoso. Il problema vero è la sosta selvaggia all’altezza di largo Cervinia, che genera un imbuto e porta anche ad affrontare le svolte contro mano. Ma anche prima impera l’indisciplina; è stato cacciato il capolinea del 999 e dello spazio si è impadronita la sosta irregolare, cosicché l’autobus effettua ora la fermata in mezzo alla strada.

Zodiaco

Lucchetti anche qui

A dieci anni dalla conclusione dei lavori di ristrutturazione della tratta urbana della FR3, in via Trionfale è sempre presente un cartello che indirizza verso il Centro di informazione e documentazione a suo tempo allestito presso la stazione Monte Mario. Di che cosa si potrebbe oggi dare informazione e documentazione: dei ritardi, delle corse saltate, dell’affollamento sui treni, dello stato di abbandono delle fermate?

Parco di Monte Mario

Via Igea

Frequentatori abusivi

Ingorgo perpetuo L’opinabile moda di disseminare lucchetti a testimonianza di amori sperati eterni, nata a Ponte Milvio, è arrivata anche in cima a Monte Mario. La balaustra dello splendido luogo di affaccio su Roma è ora cosparsa di lucchetti, che si arrampicano anche su una palina. Dove saranno state gettate le chiavi, visto che il Tevere è lontano?

Monte Mario alto

Benvenuti marciapiedi! I cittadini di Monte Mario alto hanno accolto con molto favore la realizzazione dei marciapiedi su alcune strade del quartiere ed auspicano che la provvidenziale opera continui presto, per offrire agio e sicurezza lungo tutti gli itinerari. Peccato che la penosa situa-

no la visibilità dei veicoli in uscita da via Stresa. Tra l’altro sono cassonetti di scarso utilizzo, data la tipologia degli insediamenti nelle immediate vicinanze. In generale, si rileva che troppo spesso i cassonetti sono posizionati in luoghi scomodi per gli utenti o inidonei per la sicurezza ed il decoro. Che il criterio sia solo quello della presunta comodità della raccolta?

Camilluccia Ci si lamenta da anni, ma non si riesce ad eliminare la coda che troppo spesso si forma in direzione via Trionfale. La causa principale è la difficoltà di deflusso su via Trionfale, per risolvere la quale si installò molto tempo fa un impianto semaforico, poi messo al lam-

Cassonetti posizionati malamente Nonostante numerose segnalazioni, non sono stati ancora spostati dei cassonetti per i rifiuti che, a chi percorre via della Camilluccia in salita, riduco-

Le brecce che si vedono nella foto, nella recinzione del parco lungo via del Parco Mellini, sono state già riparate, ma sono evidente segno di frequentazioni non casuali e illecite nelle ore di chiusura. Si è installato nel parco qualcuno, che avrà già trovato un’altra via per entrare ed uscire? Vi si svolgono particolari eventi notturni?


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Presto completato il Ponte della Musica Un nuovo attraversamento del Tevere ai piedi di Monte Mario. Soltanto per pedoni, biciclette e tram. Una piazza sul fiume

In una pianta del 1939 allegata ad una guida del Touring Club Italiano (allora Consociazione Turistica Italiana) compariva tra il Lungotevere Cadorna e piazza Gentile da Fabriano, tratteggiato, il ponte del quale si stanno ora concludendo i lavori.

Come vedremo il nuovo ponte, in un “rendering” dei progettisti. (dal sito www.burohappold.com)

Si avvicina l’inaugurazione del Ponte della Musica, prevista ora per il prossimo mese di marzo, al massimo aprile, con quasi un anno di ritardo sulla previsione iniziale; a giustificare questo ritardo sono state addotte delle revisioni progettuali e due piene del Tevere. L’origine di quest’opera, che collega lungotevere Cadorna, all’altezza di via R. Morra di Lavriano (della Casa della Scherma, al Foro Italico, per dare un riferimento più chiaro) con piazza Gentile da Fabriano, è remota, perché era già prevista dal Piano Regolatore di Sanjust del 1909, assieme a vari altri ponti tra i quartieri Delle Vittorie e Flaminio; di essi sono rimasti nel P.R. del 1931 quello ora in costruzione ed uno tra piazza del Fante e largo A. Sarti. Scomparsi ambedue nel P.R. del 1962, uno solo di essi ha trovato ora definitiva e concreta conferma. Il progetto del nuovo ponte è stato

oggetto nel 2000 di un concorso internazionale, vinto dall’inglese Buro Happold, con la collaborazione di Powell-Williams Architects. Per la progettazione definitiva è intervenuta la C. Lotti & Associati, di Roma, mentre l’appalto integrato per la costruzione, è stato aggiudicato al Consorzio stabile Consta, che ha affidato la costruzione all’impresa consorziata Mattioli, di Padova; la progettazione esecutiva è stata eseguita dallo studio romano Mario Petrangeli e associati. Italiana è anche l’azienda fornitrice delle strutture in acciaio, la Maeg di Vazzola (Treviso). Il costo totale dell’opera ammonta a 7,6 milioni di euro. Il ponte, lungo 190 metri, è costituito da un impalcato appeso a due archi ribassati, in acciaio, che, tramite piedritti inclinati in cemento armato, scaricano la spinta della struttura sulle spalle realizzate alle due testate.

Questa configurazione, nuova per i ponti romani, permette di mantenere un’ampia luce libera sotto il ponte e non stona con il paesaggio urbano circostante. La larghezza è variabile e raggiunge il massimo, di circa 20 metri, nella zona centrale. I percorsi ciclopedonali trovano posto all’esterno degli archi e si allargano al centro, quasi a formare delle piazze, mentre all’interno è prevista una sede tramviaria. In origine il ponte doveva essere aperto solo ai pedoni e alle biciclette (come il Ponte della Scienza, anch’esso in corso di costruzione all’Ostiense), ma già prima di indire il concorso si ravvisò l’opportunità di inserirvi anche e tramviaria, vista nella prospettiva di un nuovo tracciato che, distaccandosi dall’esistente in piazza Ungheria, raggiunge il ponte attraverso i Parioli e la zona del Parco della Musica, per poi proseguire, dopo aver attraversato il Tevere,

su viale Angelico verso piazza Risorgimento. È un percorso di cui idonee analisi hanno dimostrato l’utilità e che appare senz’altro preferibile a quello di cui ora si parla, con la riconnessione, lato Parioli, su viale Belle Arti attraverso via Civinini e viale Buozzi. È in ogni caso importante che non vengano ammessi altri veicoli, di nessun genere, per non snaturare la concezione del ponte e garantire le necessarie prestazioni alla linea tramviaria. Servirà il nuovo ponte ai residenti di Monte Mario? Ben poco, certamente, per gli spostamenti ordinari, giacché, pur trovandosi ai piedi della collina, è lontano dagli abitati e sul lungotevere non transita alcuna linea di autobus proveniente dai nostri quartieri. Potrà però essere un modo per accedere ai poli culturali del Flaminio (Maxxi, Parco della Musica) nonché al Palazzetto dello Sport facendo una piacevole passeggiata, purché si renda possibile parcheggiare presso il lungotevere Cadorna. E potrà essere gradevole anche recarsi soltanto sul ponte, specie se saranno opportunamente arredate le zone centrali, per godere della vista del Tevere, del Foro Italico e di Monte Mario. G.M.

In ritardo il “Parco lineare”

Sono in corso i lavori per realizzare finalmente il “Parco lineare”, il percorso ciclopedonale arredato sulla copertura della ferrovia, tra Monte Ciocci e la fermata Monte Mario. Si registra però un ritardo dovuto alla sopravvenuta necessità di completare la bonifica del terreno ai lati della galleria ferroviaria da eventuali ordigni bellici. Nella foto una vista del tracciato da via Proba Petronia, verso sud.

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sempre più numerose degli abitanti vicini spinsero il proprietario ad aprire il cancello. “Oggi è una azienda commerciale di piante e accessori e una minima parte è riservata alla coltivazione – spiega il signor Renzo - le piante provengono da altre zone d’Italia e anche dall’estero, specie dall’Olanda. Arrivano in mastelli di plastica e subito sono sistemate nei punti vendita. Quelle che restano, dopo sei o otto mesi, vengono ricoltivate, cioè si rinvasano, si concimano e si fanno crescere in attesa di essere vendute. Sono piante da esterno sia rampicanti sia arbusti sfoglianti o sempreverdi, agrumi, fino a magnolie, cedri. Per l’interno la gamma di piante fiorite e sempreverdi è vasta, buona

ARTI E MESTIERI

Il vivaista

Incontro il signor Renzo portando due foglie di limone in mano, tutte rovinate e arrotolate. “È colpa della larva minatrice, detta anche serpentina o ricamatrice perché ricama la foglia che, poi, si atrofizza e si accartoccia”, mi dice subito e prosegue spiegandomi che questa larva è molto contagiosa per le piante vicine e che la soluzione migliore è effettuare due trattamenti preventivi, uno in primavera e uno in autunno, con irrorazione a distanza di dieci giorni per tre o quattro volte, usando un prodotto insetticida specifico. Il trattamento si può fare sia spruzzandolo direttamente sulle foglie, sia per irrigazione prima o dopo la fioritura, ma se sulla pianta c’è la frutta bisogna aspettare 30 giorni prima di raccoglierla perché il prodotto è nocivo. Per il momento è bene elininare le foglie già colpite per contrastare la diffusione della larva. Quanto ai concimi è preferibile usare quelli naturali anche se ce ne sono di buoni fra quelli chimici. Il signor Renzo è arrivato a Roma, da Pistoia, nel 1960 quando aveva 17 anni e faceva il meccanico di moto, ma poi ha preferito dedicarsi alla natura sotto la guida esperta e

amorevole di Quinzio Fedi, il proprietario del vivaio dove lavorava anche suo padre. Frequentava la scuola serale e ha raggiunto il livello di ragioneria come computista, studi fondamentali per il mestiere che tutt’ora svolge. Nel 1985 da dipendente è diventato proprietario del vivaio acquistato, una volta deceduto l’anziano Quinzio. A lui il nostro Renzo deve molto dell’esperienza che possiede e che ha ampliato seguendo corsi di floricoltura e di vivaistica, leggendo libri e, più di tutto, informandosi per poter rispondere alle domande dei clienti. Il terreno che occupa il vivaio è un piccolo polmone verde triangolare creato quasi per caso, quando le suore del Cenacolo decisero di risistemare il giardino e il frutteto. Era la fine degli anni ’50, la zona si stava trasformando con la costruzione di molti palazzi che sarebbero stati troppo a ridosso delle stesse suore. Fu allora che si resero conto di avere una porzione di terreno in esubero che preferirono offrire in affitto alla stessa ditta che aveva eseguito i lavori in giardino. Era nato come coltivazione di piante e non di vendita, ma poi le richieste

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la collezione di piante grasse. Molte sono le piante stagionali con fioritura periodica che servono per il cambio di stagione. Ora consiglio ciclamini, calendule, bellis, primule, pansé. Per l’estate suggerisco begonie, petunie, impatiens, tegetes, zinnie. A proposito di zinnie e dalie, queste sono ottime per la raccolta di tutto il periodo estivo. L’impianto si effettua verso aprile – maggio, dopo il freddo e se l’esposizione è soleggiata si otterrà una grande vegetazione”. Dopo una pausa di riflessione prosegue accoratamente: “Lavoro dodici ore al giorno. Sono di vecchio stampo, nato con l’indole della correttezza”. Grazie dei consigli, signor Renzo. M.C.C.

L’insalata era nell’orto

Vecchio casale con un grande orto lungo l’antica via della Balduina, visto dalla finestra di un appartamento di viale delle Medaglie d’Oro, 163 e disegnato dal bambino Claudio Midulla alla fine degli anni trenta. La moda dell’orto “fai da te” è ormai esplosa anche a Monte Mario. Dopo il nostro articolo in cui si raccontavano orti vecchi e nuovi, sono arrivati commenti favorevoli e richieste di consigli che abbiamo girato alla nostra esperta agronoma. È il momento di

raccogliere se si è seminato con la luna crescente di novembre, broccoletti, cavoli e tutte le verdure a foglia larga. Si fa ancora in tempo a seminare broccoletti, carote, cavoli, da raccogliere a fine anno per il cenone. Il concime suggerito e che dà ottimi risultati su tutte le piante, sia ortaggi che da fiore, è lo stallatico misto, non di sola pecora, che è anche il più economico. La nostra esperta agronoma, Ada Maria Di Maio suggerisce anche, per il prossimo 2011, di procurarsi un calendario che indichi le fasi lunari.

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Gente di Monte Mario

Antonio Latanza

L

aureato in Giurisprudenza, in realtà il dottor Antonio Latanza è un grande amante della musica. Ha studiato pianoforte con grandi maestri come Carlo Zecchi, è musicologo, collezionista di strumenti musicali meccanici, scrittore, specie su Ferruccio Busoni e sul piano a cilindro, collabora a riviste musicali sia nazionali sia estere, ha radunato una importante collezione storica di testimonianze sulla musica italiana fra il 1800 e il 1900 con foto, documenti, rulli di carta perforati, dischi, lettere, giornali e dal 1984 dirige il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali in Roma. La sua vita è tutta dedicata alla musica, come risulta anche dal luminoso soggiorno della sua casa alle falde Monte Mario, dove tro-

Piano da caffè, costruito a Lugano, dall’aspetto grottesco con occhiali da sole floreali, bocca spiovente e fronte intagliata. Opera di Peppena Rossi & Figlio, databile attorno agli anni ‘30 del 900.

neggia quello che sembrerebbe un pianoforte a coda e che, invece, è un pianoforte a rulli di carta del 1920, tanti rulli con trascrizioni per piano di varie opere oppure con musica pianistica da fine ‘700 a fine ‘800. Tutta una parete è occupata da una libreria, un’altra da una enorme dipinto moderno su tela, in stile informale, che rappresenta, a detta dell’autore, l’inferno, il purgatorio e il paradiso. In un angolo un carillon svizzero del 1880, molto ben conservato, funzionante a carica con motore a molla, spande suoni tintinnanti. Sotto un tavolo di cristallo trova riparo il meccanismo che faceva parte di un orologio del ‘600. “Suona a intermittenza alimentato da una manovella meccanica collegata a un argano. È una cosa curiosa”, spiega il proprietario che, però, preferisce parlare del progetto relativo alla scuola romana di Sgambati, il migliore allievo di Listz. A questo proposito lamenta il fatto che non ci sia nemmeno una targa commemorativa, apposta al convento Santa Maria del Rosario, che segnali la presenza del grande musicista il quale lì ha vissuto a lungo e fondato una scuola di pianisti. “È una vera tragedia che un genio come Sgambati, così importante per la storia della musica romana, sia dimenticato”, dice con caparbietà Antonio Latanza, che è riuscito a realizzare sette CD dedicati al maestro con tutta la sua opera per pianoforte e musica da camera e conserva una rarissima registrazione del 1906, molto rovinata perché di modesto livello, nella quale lo stesso Sgambati è al piano. Ma ciò che più gli sta a cuore è la situazione del suo studio che fu tutto smantellato, conservato in casse e che ora giace dimenticato, non esposto presso il Museo di cui è direttore. “Si potrebbe trovare uno spazio nel Museo e sistemare lo studio come era prima - continua Latanza – Lo studio è al

completo: ci sono i quadri, le varie suppellettili, perfino le bacchette per dirigere, i libri, il divano, la vecchia sedia dove il maestro sedeva quando suonava un suo allievo, il pianoforte perfettamente conservato e magistralmente restaurato. Se ne potrebbe fare una mostra e propagandare il Museo che non è abbastanza conosciuto, ma serve l’autorizzazione del Ministero che non ha nemmeno risposto alla mia richiesta. Anzi, temo che il Museo venga smantellato a favore di altri progetti”, conclude con amarezza. Antonio Latanza, già da molti anni, ha cercato di promuovere il distacco del Museo dall’organizzazione centrale accostandolo a una istituzione musicale, per esempio il Conservatorio di Santa Cecilia. Il Museo dovrebbe dipendere non dal Ministero dei Beni Culturali ma dal Ministero della Pubblica Istruzione. “Esiste già un disegno di legge in tal senso, ma non è stato preso in esame. Ci vorrebbe un parlamentare, sensibile alla musica, disposto ad appoggiarlo. Tanti anni fa, nel ’98, – prosegue Latanza – andai alla Corte dei Conti ed esposi la mia idea a Luigi Pallottino, una persona splendida. Si mostrò entusiasta, ma non poteva fare nulla anche se convinto della bontà del progetto. In quella occasione gli segnalai l’esistenza di una composizione di Ferruccio Busoni intitolata Su Monte Mario e conservata manoscritta nella Biblioteca di Ber-

lino, poiché sapevo del suo interesse per questa zona”. E prosegue: “Monte Mario era un luogo di bellezza unica, straordinaria per la natura e per le testimonianze d’arte. Poi, specie negli anni ’60, hanno costruito dovunque, troppo, come in zone boscose sotto il Policliico Gemelli. Anche nello Stadio Olimpico sono stati inseriti elementi che non hanno nulla a che vedere con lo stile originario”. Antonio Latanza non ama solamente la musica, è anche appassionato di poesia romanesca, in particolar modo di Trilussa del quale ha curato la realizzazione di due CD con la voce dello stesso Trilussa che recita alcune sue poesie. Non dimentica Pascarella e le sue migliaia di foto stereoscopiche, sono 4 o 5 mila, scattate nelle gite a piedi, quando era uno dei “15 camminatori della campagna romana” di cui facevano parte, fra gli altri, Oreste Sgambati e Balla, entusiasti delle bellezze naturali e storiche del Lazio. Queste foto sono conservate all’Accademia dei Lincei che per il prossimo aprile, come informa la dott.ssa Fiorella Frapiselli, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, organizzerà una importante mostra su Cesare Pascarella, il quale nella sua opera Storia nostra, ha cantato l’epopea dell’Italia dalla fondazione di Roma fino a Mazzini, Mameli, Garibaldi, Vittorio Emanuele II e Cavour. M.C.C.

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Il sogno di Bice 16 ottobre 1943

Q

uella notte Bice fece un sogno: vide sua madre che le diceva di mettere in salvo due bambini, i figli della sua amica ebrea Elvira Perugia Campagnano, Marcello e Bianca Maria. La mattina Bice, che era sposata con Fausto Staderini, ancora impressionata dal sogno, chiamò Elvira e le disse: “Mandami i bambini” A raccontare il sogno di Bice e i fatti che seguirono, dopo più di sessantasette anni dalla razzia degli ebrei a Roma, è Bianca Maria, una signora dall’aspetto ancora giovane, un bel viso e un sorriso gradevole. L’incontro con Bianca Maria avviene lontano dalla città, in un momento di vacanza, anche se Monte Mario entra prepotentemente nella storia. Siamo in una casa che si affaccia sul mare, insieme con altre persone di famiglia o che hanno vissuto quei fatti che, come vedremo, porteranno fino a Gerusalemme. Si conversa, ognuno aggiunge un particolare al racconto, sottolinea una parentela. Si apprende che la madre di Bice si chiamava Costanza Gilardoni e la madre di Elvira era Graziella Perugia e che le due donne erano legate da una vera amicizia che era, per così dire, scesa per li rami. Le voci si fanno più alte, quasi si accavallano, ma noi siamo sedute in un angolo della stanza, isolate, avvinte dal racconto, come se attorno ci fosse silenzio. La famiglia Campagnano, nonni, genitori e figli, quando il pericolo per chi era di religione ebraica si era fatto più concreto e drammatico, aveva trovato rifugio in un convento di suore missionarie canadesi di Monte Mario, in via Trionfale. Era appena stata formulata la richiesta da parte tedesca alla comunità ebraica di Roma di cinquanta chili d’oro per non subire la deportazione. L’idea era di restare tutti insieme – dice Bianca Maria genitori, nonni e noi due figli, quando arrivò la telefonata di Bice a mia madre Elvira. “Mio padre e mia madre accompagnarono me e mio fratello Marcello a casa di Bice, ci diedero la benedizione e ci lasciarono. Bice, che aveva sei figli, disse semplicemente: “Ora ne ho otto”. Abbiamo vissuto tranquilli. Giovannella, la seconda, mi lasciò il suo letto e mio fratello andò a dormire nella stanza dei maschi. Ricordo quei nove mesi in modo chiaro e poi fu come se iniziasse di nuovo la mia infanzia. Un periodo

che doveva passare…” Con voce calma racconta la paura per i tedeschi, che controllavano ogni angolo della città, mentre al sud le truppe anglo-americane erano bloccate sul fronte di Cassino. La paura per i tedeschi – sottolinea – non per la guerra e per le bombe.

I genitori di Bianca Maria, intanto, se si spargeva la voce: “Vanno a vedere nei conventi”, da Monte Mario tornavano precipitosamente in un appartamento di via Giovan Battista Vico, che figurava ufficialmente disabitato. Una sera, in una delle tante fughe dal convento trovarono la casa invasa dalle pulci e si rifugiarono dal portiere. Poi la voce “Hanno fatto una retata a piazzale Flaminio”, li faceva tornare precipitosamente a Monte Mario. Ci fu un giorno in cui sembrava che i tedeschi stessero per entrare nel

Marcello e Bianca Maria Campagnano.

Bice Gilardoni Staderini e Fausto Staderini.

convento che aveva due diversi ingressi e il padre di Bianca Maria spinse la moglie ad uscire dal retro verso la campagna dicendo: “A papà e mamma penso io”. Intanto a casa di Bice i due bambini vivevano confusi con gli altri e aiutati da varie figure: la signorina Sansoni, una maestra che periodicamente andava a dare lezione, Argia, una donna che aveva lavorato in casa di una zia, che li accompagnava con il 35, il tram che s’inerpicava su per Monte Mario, a trovare i genitori e i nonni e la sera li riconduceva a casa Staderini, al sicuro. “Avevamo paura e non immaginavamo neppure che cosa potesse accadere”, dice con voce accorata. Da piccoli Bianca Maria e Marcello erano stati battezzati. “Avevo quattro anni – racconta – e pensavo: perché mamma piange”? La cerimonia era avvenuta dalle Dame inglesi di via degli Abruzzi. “La decisione era stata presa da nostro padre e sia io che mio fratello l’abbiamo sempre rispettata, rimanendo dilaniati tra il richiamo delle origini e la religione che ormai era un’altra”. Bianca Maria è stata poi educata al Nazaret e all’Assunzione. Il padre aveva un negozio in via delle Convertite, Radio Armonica. Per le leggi razziali Cesare Campagnano non poteva figurare ed aveva due soci, uno dei quali tacciato di collaborazionismo. Il giorno della liberazione un camion sfonda il negozio e lo distrugge. “Dopo la guerra mio padre rilevò la Terza saletta dell’Aragno per aprirvi Musicalradio”, dice ancora Bianca Maria. Si chiudeva così uno spazio che aveva ospitato pittori, letterati, uomini politici ma si dava vita ad un altro luogo che avrebbe attratto generazioni di giovani. Chi non ricorda le famose cabine dove si andava ad ascoltare l’ultimo disco uscito? La famiglia Campagnano, intanto, si era riunita nella sua casa in via Vittoria Colonna, sopra Ruschena, con i balconi che si affacciano sul Tevere pieni di gerani. Gli otto figli di Bice erano tornati ad essere sei. L’adolescenza di Bianca Maria era finalmente iniziata. In ricordo del periodo passato con le suore, quel primo Natale dopo l’occupazione tedesca, la madre Elvira, accompagnata al violino dalla sorella Tina cantò durante la messa di mezzanotte “Panis angelicum”. Ora il nome di Bice Staderini e quello di suo marito Fausto sono scolpiti, insieme con quelli di tanti altri italiani nel Giardino dei Giusti a Gerusalemme, perché resti vivo il ricordo di quanti, mettendo a rischio la propria incolumità, hanno salvato uno o più ebrei dalla deportazione e dalla morte. Silvia Samaritani Giordani 9


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Monte Mario nei libri Il Tevere dipinto All’Ostello della Gioventù al Foro Italico ha avuto luogo negli ultimi giorni di ottobre la presentazione in anteprima del volume Il Tevere dipinto dei noti critici d’arte Paolo Emilio Trastulli e Pier Andrea De Rosa, specialisti della pittura del Settecento e Ottocento (Ed. Artemide). Il libro riproduce dipinti dei pittori dell’epoca del Grand Tour, con relative schede illustrative, seguendo l’intero corso del fiume, in un commovente pellegrinaggio d’arte. La manifestazione era organizzata dal Comitato per il Tevere, che quest’anno festeggia il nono anniversario della sua fondazione, e con l’occasione sono state

proiettate anche delle splendide fotografie scattate dal suo Presidente Sandro Bari che ha seguito il Tevere, dalla sorgente alla foce, mostrandone gli aspetti poetici, ma anche quelli degradati. Dopo il Bari, hanno preso la parola anche il Vice Presidente del XX° Municipio Marco Perna e l’Assessore alla Cultura, la Presidente dell’Associazione Hermes 2000 Marilita Molinari, i rappresentanti della Protezione Civile Giovanni Tiberi e Giovanni Zotti, e infine l’ing. Gioacchino Stroveglia, direttore dei lavori per il Ponte della Musica, in corso di costruzione. L.F.

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Scrittori di Monte Mario Vittorio De Luca La memoria e il coraggio. Vita di Giuseppe Lazzati, Marsilio editore. La storia di un cristiano, di un cittadino convinto che la fede potesse essere il seme dal quale far nascere una nuova Italia. Il libro, in modo agevole, accurato e di facile lettura, segue il percorso politico e culturale di Giuseppe Lazzati dai giorni terribili dell’internamento nel lager tedesco, attraverso l’impegno nell’assemblea costituente e poi nella sua attività di giornalista fino al suo impegno più importante, quello di rettore dell’Università cattolica di Milano; ne illustra il suo modo di vivere la fede cristiana al servizio della società civile. Esso ci rende anche il quadro di un’epoca nella quale la politica era “servizio”. M.Z. Carlo Cavaglià Il pozzo di Babele. Il disagio psichico e le sue cure, Falzea editore 10

L’autore interroga esperti di psichiatria, psicologia, psicanalisi, filosofia, come Pirella, Kaes, Vitolo, Galimberti, con una serie di interviste su specifici argomenti riguardanti il malessere psichico, una inquietante patologia la cui terapia va cercata nella collaborazione di tutte queste discipline, ancora lontane da risultati veramente risolutivi. Giorgio Vindigni Il ritorno, Gruppo Albatros Il filo. Chronos nuove voci, 2008-10. È il racconto dell’epopea di una famiglia che da Tripoli ritorna in Sicilia, a Modica, alternato dalla accurata descrizione di usi e costumi siciliani e dagli avvenimenti bellici e politici della seconda guerra mondiale. L’autore traccia un affresco degli anni ‘30 e ‘40, un documento delle vicende storiche a base della nostra democrazia.

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Le iniziative di Padre Paolo

Al Saint Francis si studia in inglese La scuola internazionale di via delle Benedettine, Saint Francis International School, è frequentata da bambini e ragazzi che provengono da tutte le parti della città: figli di diplomatici, di stranieri temporaneamente residenti a Roma ed interessati ad un’istruzione non in italiano ma internazionale, per un cinquanta per cento degli iscritti, sono preparati anche a sostenere gli esami di stato della scuola. Gli altri allievi sono italiani e provengono in gran parte dalla Balduina, dove, fino a due anni fa si trovava l’istituto, prima di trasferirsi nel 2008 a poca distanza dalla via Trionfale, in una zona dove, lasciato il caos cittadino, ci s’inoltra lungo una strada poco frequentata, dove c’è tanto verde. Qui si respira, dunque, un’aria internazionale e insieme buona, pulita. Il Saint Francis si differenzia dal percorso educativo della scuola italiana perché s’insegna in inglese e i docenti provengono esclusivamente dagli Stati Uniti, dall’Australia e dal Canada e i libri di testo sono quelli della scuola americana. All’interno dell’edificio la lingua d’obbligo è sempre l’inglese; all’esterno, nei momenti di riposo, se in una classe ci sono molti italiani, si parla un’insieme di lingue. Gli studenti sono tutti speciali a modo loro – spiega la Direttrice, Ms. Proietti. Quest’anno, aggiunge la Coordinatrice, Miss Laura, ci

sono filippini, nigeriani, egiziani, indiani, oltre che italiani. Agli americani presenti si sono appena aggiunti altri due bambini, appena trasferiti a Roma. Vediamo passare lungo il corridoio una classe in ordine sparso, ognuno vestito come vuole, senza particolari divise, e abbiamo l’impressione, a poche settimane dall’inizio dell’anno scolastico, che siano ben amalgamati. Ogni anno molti studenti tornano nelle rispettive Nazioni e altri si avvicendano. Ciò non è per niente negativo, perché i bambini imparano ad avere a che fare con nuove realtà. Sono veramente internazionali. Le classi vanno dalla scuola materna, Early Childhood, alle elementari, Elementary, fino alla scuola media, Middle School in sessione unica e sono composte di 15-23 allievi. Ogni bambino non si sente un numero, è chiamato per nome e sa che la Direttrice e la Coordinatrice sono sempre pronte ad ascoltarli, anche quando hanno qualche problema con i genitori. Le aule sono ampie e si affacciano sul chiostro delle Suore Benedettine o sul Parco dell’Insugherata. Il percorso didattico comprende anche musica e informatica e dopo le 15.15 si studia chitarra, danza classica e c’è il Club dei compiti, Homework che impegna gli allievi fino al momento del ritorno a casa.

Alla Casa del Parco un progetto per la cultura del territorio Il progetto “Strade per la conoscenza del territorio”, nato dall’unione fra esperti e uno sponsor, per la divulgazione della conoscenza storicoambientale del territorio Nord-Ovest di Roma, è stato realizzato in ottobre per il secondo anno alla “Casa del Parco”, presso il Parco del Pineto. Ideato e curato dalla Cooperativa “Pineto 2000” e sponsorizzato dalla Banca di Credito Cooperativo di Roma, il progetto è stato sviluppato con la collaborazione dell’Istituzione Biblioteche di Roma sui seguenti temi: “Strada della Valle dell’Inferno, fra orti e cave di argilla. Mappe, antichi documenti, immagini d’epoca”, “L’ambiente umido della Valle Aurelia: descrizione floristica e faunistica”, “Lungo via di Casal del Marmo, fra antiche tenute agricole e nuovi agglomerati edilizi: documenti e immagini d’epoca”, “Mazzalupetto e Casal del Marmo: valori ecologici e strategici di un’area naturale protetta

e di una tenuta agricola”. L’obiettivo del progetto è svelare l’identità storico-paesaggisticoambientale dei luoghi partendo dall’analisi degli spazi non costruiti, preziosi brani di campagna scampati all’espansione della città. Il metodo utilizzato dai relatori, prof. Diego D’Angeli, dott. Stefano Panella, dott. Alessandro Serafino Sauli è stato apprezzato dai molti convenuti, i quali sono rimasti piacevolmente coinvolti nell’apprendere le vicende inerenti alla bonifica agraria di Casal del Marmo e della tenuta di Palmarola, alla nascita della borgata rurale di Ottavia o inerente al ruolo di “corridoio ecologico” rappresentato da quegli stessi grandi spazi. Fra i cittadini intervenuti vi erano anche rappresentati del XVIII Municipio e dell’Istituzione Biblioteche i quali hanno auspicato che il progetto si possa ancora ripetere. A.B.

Il parco giochi di S. Francesco a Monte Mario.

Il vecchio parco giochi della parrocchia San Francesco è stato completamente rifatto approfittando di alcuni lavori di riparazione alle spalle della nuova chiesa. Lo spazio a disposizione dei più piccoli, invece di ciottoli e erbacce, ora ha un morbido prato sintetico sempre pulito, tappeti antitraumi sotto gli scivoli, le altalene e le altre attrezzature venute da Bolzano. Il parco è molto frequentato, anche di mattina, grazie al finanziamento della Regione. Nella parrocchia altre attività non mancano. Si continua con la tradizione dei concerti l’ultimo dei quali si è tenuto il primo ottobre, in occasione dell’inizio dell’anno pastorale che, per questa chiesa, coincide con la festa di San Francesco. L’orchestra Tonarius, nella quale suona anche Padre Paolo al violino, ha scelto un programma con musiche

barocche e moderne: brani di Vivaldi, Albinoni, Haendel e la Simple Symphony che Britten ha composto a venti anni, su motivi risalenti agli anni giovanili. Nell’ambito delle manifestazioni per questa ricorrenza, ha animato la messa di San Francesco il coro di voci bianche Santa Lucia, che recentemente ha preso dimora stabile nella parrocchia, una quindicina di bambini dai cinque agli otto anni, guidati dalla brava Anna Giardini. Ora sta preparando il concerto di Natale con brani a tre voci e l’accompagnamento dell’organo. Quanto al prossimo concerto il parroco informa che probabilmente si terrà in maggio, in un’altra parrocchia. Vorremmo chiedergli: quando ci sarà il concerto degli allievi dei corsi di violino e flauto dolce che si tengono in parrocchia?

Consegnato il premio Barbiellini Amidei Il Premio giornalistico intitolato a Gaspare Barbiellini Amidei è stato assegnato quest’anno a Daniela Corneo per l’articolo Un mondo a misura di reddito, reportage dalla Costa d’Avorio, pubblicato su “Nar-

comafie”; a Francesco Paolelli, Tommaso Rodano e Francesco Salvatore, per il servizio video Le case di Riano, una storia italiana, trasmesso su “Reporter nuovo” della scuola di giornalismo della Luiss.

I luoghi sacri del Municipio XIX L’assessorato alle Politiche Culturali della Commissione del Comune di Roma ha pubblicato un opuscolo dedicato alle chiese del XIX Municipio, redatto con la collabo-

razione dei parroci e presentato da Federico Guidi. È un vademecum per scoprire la storia, la cultura, le notizie curiose e le attività odierne dei luoghi sacri del Municipio

Associazione “Amici di Monte Mario” - Onlus www.montemario.org 11


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Buoni incontri di cattive ragazze Cattive ragazze di buoni incontri

Sandra Fiorentini, Portatrici d’acqua.

Nella mostra che si è tenuta nel mese di ottobre a piazza Margana erano esposte opere di persone incontrate nel tempo da Rosanna Barbiellini Amidei. Quadri, sculture, foto, libri, oggetti, video: Giosetta Fioroni con un pastello che illustra una favola di Grimm e incisioni de La Bella e la Bestia, Marilù Eustachio, Elisa Montessori, Ella Hiltunen, Gloria Persiani, Velia Iannotta, Anna Maria Russo, Elena Finestauri con un ritratto della storica dell’arte sullo sfondo dei Casali Mellini, Fabiana Roscioli, Lili Catalino e la nostra Sandra Fiorentini, con le Portatrici d’acqua. Nel corso della mostra sono state presentate le più importanti scoperte fatte dalla Soprintendenza, concludendo con la stupenda “Madonna di Santa Sabina” dell’VIII secolo.

La nuova stagione dei “Concerti del Mercoledi” Con “Omaggio a Igor Stravinskij” ritornano all’Auditorium dell’Università Cattolica i “Concerti del Mercoledì”, in tutto dodici, dal 24 novembre 2010 al 18 maggio 2011. Interessante l’accostamento, per l’inaugurazione, di tre lavori molto diversi del compositore russo: l’Histoire du soldat, stimolante operina da camera, il neoclassico Ottetto per fiati e l’affascinante Concerto per due pianoforti che Stravinskij scrisse per sé e per suo figlio. Dirigerà Edoardo Hupper, polaccoargentino molto attivo in Italia, bel

curriculum anche come pianista e con il gusto della sperimentazione sonora, coadiuvato da una laurea in ingegneria. Sandro Cappelletto e Elio Pandolfi saranno le voci recitanti, mentre ai pianoforti troveremo Gilda Buttà e Alessandro De Luca, che affianca il professor Pietro Bria nella direzione artistica dei “Concerti del Mercoledì”. Anche quest’anno, come da tradizione, non mancheranno i Quartetti: il Quartetto di Torino (per Bartók e Beethoven), il Quartetto Sinopoli (in Mozart, Mendelssohn,

Schubert) e il Quartetto del Conservatorio di Santa Cecilia (con Mahler, Sinopoli, Schubert e Schumann). Altrettante serate saranno dedicate al Trio, con musiche di Brahms, Mendelssohn, Beethoven. Da non perdere l’appuntamento del 19 gennaio con il Trio Fassi per un “Omaggio a Thelonious Monk”, il “santone pazzo” del jazz, pianista favoloso e fenomenale improvvisatore. Presenti anche compagini più ampie: l’Orchestra Spira Mirabilis, composta da giovanissimi interpreti di varie città europee che suonano senza direttore (Sinfonia n. 1 di Schumann), l’Orchestra Sinfonica Giovanile Chamber Ensemble (Settimino di Beethoven, e Sinfonia Concertante del boemo Franz Krommer, star alla corte viennese) e infine l’Orchestra Sinfonica Giovanile con musiche di Mozart. Da segnalare anche l’esecuzione dei Liebeslieder Walzer op. 52 e op. 65 di Brahms su testi del poeta Georg Friederich Daumes, con la partecipazione del Laboratorio Susanna Rigacci, versatile soprano prediletta da Morricone. Concluderanno a maggio la stagione gli scatenati dell’Aires Tango, con Javier Girotto al sax, Alessandro Gwis al piano, Marco Siniscalco al basso elettrico e Michele Rabbia alle percussioni.

Natale con i nostri cori Anche a Monte Mario, come dovunque, fervono i preparativi per i concerti natalizi che si terranno da cori polifonici, per lo più nelle chiese della zona. I direttori hanno aumentato il numero delle prove per essere pronti con i nuovi brani musicali, per migliorarne l’esecuzione perché il pubblico sta diventando sempre più esigente e perché i coristi pretendono, come lo stesso maestro, di essere giustamente applauditi. La scelta è vasta: va dai cori di voci bianche a quelli di recente formazione, a quelli quasi professionali. Sarà una carrellata di musiche nata-

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Anche i “Giovani Artisti per l’Ospedale” torneranno a suonare nella hall del Policlinico, per degenti e visitatori, il mercoledì pomeriggio alle 17, fino al 26 gennaio 2011. La rassegna, nata da un suggerimento del maestro Sinopoli e curata dal professor Pietro Bria con la collaborazione dei Conservatori di Frosinone e de L’Aquila, è arrivata quest’anno alla sua decima stagione, riscuotendo grande successo da parte del pubblico e prestigiosi riconoscimenti (Premio Abbiati) da parte della critica. Gli interpreti, che si esibiscono tutti gratuitamente, provengono dai due Conservatori del Lazio, ma nel corso degli anni si sono avvicendati anche musicisti famosi, come Luis Bakalov e Giorgio Carnini. La maggior parte dei concerti sono dedicati al pianoforte e al violino. Ma per l’appuntamento del 24 novembre, accanto alla pianista Elisa Pagliaroli, Marco e Giulia Carlino si esibiranno all’oboe (musiche di Haydn e Mozart) e ci sarà anche un pomeriggio, il 12 gennaio, in compagnia di uno strumento che raramente compare nei concerti: la fisarmonica. Fuori programma, il 22 dicembre, è atteso il “Concerto di Natale” con la Corale Polifonica dell’Università Cattolica. M.R.

lizie antiche e moderne, barocche e popolari fra le quali spiccano quelle di S. Alfosno de’ Liguori, presente in quasi tutti i programmi, e i classici motivi più conosciuti come Stille Nacht, Adeste fideles, Jingle bells. Il primo concerto di Natale è previsto per mercoledì 8 dicembre alle 20 presso la parrocchia Santa Maria Mater Dei del Centro Don Orione, via della Camilluccia 112. Il “Coro” Taschler Light presenta un programma trasversale che va dai classici gospel ai brani di Ennio Morricone, ai più noti brani natalizi, con l’accompagnamento del pia-


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noforte, come Silent night di F. X. Gruber e Oh happy day. Si potranno ascoltare i bambini del Coro di voci bianche Santa Lucia, guidati da Anna Giardili che canterà come soprano solista, e accompagnati all’organo da Hector Salcedo, venerdì 17 dicembre alle 21 nella chiesa San Francesco a Monte Mario, piazzale Monte Gaudio. Il concerto sarà aperto dal corale di J. S. Bach Jesus bleibet dalla “Cantata N. 147”. Seguiranno Fermarono i cieli di S. Alfonso de’ Liguori, la Nenia pastorale per due voci di Bonaventura Somma e tre ninne nanne: una di W. A. Mozart: Dormi mio dolce tesor, una di J. Brahms e la terza di Max Reger: Maria fra i gigli per soprano e coro. Astro del ciel di E. Grieg su armonizzazione di G. Picchi e P. Catena, Vamos pastores di M. B. Jiménez e Oh! Di che lode dal secondo libro dei Salmi di Benedetto Marcello chiuderanno il concerto. Sabato 18 dicembre alle 20,45 nella parrocchia San Luigi Grignon di Monfort, via dei Monfortani 50, il “Coro In Canto Vivo” ha organizzato la decima edizione del “Gran Concerto di Natale”. Vi parteciperanno il neonato “Coro Leibniz” del dipartimento di matematica dell’Università La Sapienza, la “Polifonica Logudorese” sarda e il coro di Poggio Maiano che si esibiranno ciascuno per un quarto d’ora per poi concludere tutti insieme con brani natalizi. Il coro ospitante ha in programma Cantate Domino di G. F. Händel con accompagnamento di organo e trombe, Es ist ein Ros entsprungen di M. Praetorius, Pastori di B De Marzi, In notte placida di F. Couperin, Nenia basca di Anonimo, White Christmas di I. Berlin. Quest’anno Anna Elena Masini, che dirige il coro e organizza l’evento, ha deciso di denunciare l’eccidio di bambini avvenuto in Congo, compresa la bambina adottata dallo stesso coro, con l’esecuzione del Requiem per un angelo, composto appositamente da Antonio Pergolizzi, al quale seguirà Signore delle cime di Bepi De Marzi. Quest’anno suor Maria Dolores ha organizzato una sorpresa con il coro che dirige, il “Coro Jubilate Deo”, una trentina di persone di buona volontà e di tanto entusiasmo, compresi quelli appena arrivati. Canteranno una “Suite natalizia”, arrangiata dal maestro Marco Dalla Chiesa D’Isasca, una serie di motivi popolari molto conosciuti, fra i quali White Christmas di B. Crosby, Merry Christams di J. Lennon, Stille Nacht di F. X. Gruber, Adeste fideles di J. Readings, Jingle bells di J. Pierpont. I vari brani saranno accompagnati da un gruppo costituito da violino, clarinetto, violoncello e tastiera, che eseguirà anche alcuni intermezzi strumentali composti dallo stesso maestro Dalla Chiesa, martedì 21

dicembre alle 19,30 presso la parrocchia di San Cipriano, via di Torrevecchia 169. Il “Coro Santa Chiara”, diretto da Paolo Teodori, Il 24 dicembre parteciperà alla messa di mezzanotte nella parrocchia Santa Chiara, piazza dei Giuochi Delfici, con tradizionali canti natalizi. Offrirà il suo concerto di Natale, presso la chiesa di S. Eustachio il 19 dicembre alle 20,45 e presso la chiesa di Santa Maria in Montesanto il 6 gennaio alle 17,30. In apertura: Adeste fideles di J. Reading, Dies sanctificatus di G. P. da Palestrina e tutto il Gloria di A. Vivaldi, poi l’Ave Maria di N. Dett, El nacimiento da “Navidad nuestra” e Los Reyes Magos, ambedue di A. Ramirez. Seguiranno il dolce Dormi Jesu di L. Jakobs, l’allegro Hark! The herald angel sing di F. Mendelssohn. Puer natus est nobis di P. Teodori precederà i più noti Stille Nacht di F. X. Gruber, Tu scendi dalle stelle di S. Alfonso de’ Liguori e Minuit Crétiens di A. Ch. Adams. Come finale il vivace Jingle bells di anonimo. Il 6 gennaio, in occasione di altre attività che comprendono anche uno spettacolo teatrale, il “Coro Santa Maria di Nazareth” si esibirà, nella parrocchia omonima via Boccea 590, in un concerto costituito da Tu scendi dalle stelle di S. Alfonso de’ Liguori rielaborato dal maestro siciliano G. Tiralongo, Quando nascette Ninno una rielaborazione di M. Frisina su parole di S. Alfonso de’ Liguori, Dolce casa di Nazareth di M. Frisina e, per finire, We are three Kings di J. H. Hopkins. Anche se il “Coro CIMA” non si esibisce a Monte Mario ma nella Chiesa Valdese di piazza Cavour, è qui segnalato perché frequentato da un cospicuo numero di coristi provenienti dalla nostra zona. Il 12 dicembre alle 19 il coro, diretto da Sergio Siminovic, preparato da Alessandro d’Agostini che sarà all’organo, eseguirà “Inni di Natale barocchi e popolari di vari autori”, dieci composizioni dal XIV al XIX secolo in varie lingue e di gusto e ritmi diversi. Nella seconda parte si potrà ascoltare la Messe de Minuit pour Noël di M. A. Charpentier, la cui originalità sta nell’inserimento di ben undici motivi popolari, in voga al suo tempo, molti dei quali basati su movimenti di danza: bourrée, gavotta, minuetto, creando una felice continuità. Anche la “Corale Nova Armonia” offrirà il suo concerto sabato 18 dicembre alle 21 che avrà luogo presso la parrocchia San Fulgenzio, via della Balduina 296. Diretto da Ida Maini e accompagnata all’organo da Giovanni Clavorà, la Corale eseguirà brani di T. L. de Victoria, H. L. Hassler, G. Croce, M. Praetorius, F. Couperin e altri canti natalizi della tradizione europea.

La finestra di Gemma Hartmann

Villa Mellini, torre solare e l’osservatorio astronomico da una finestra di via Plotino.

Non è un coro polifonico “l’Orchestra Geneticamente Modificata” tuttavia è da segnalare il concerto che offrirà il 19 dicembre alle 17,30 nel Padiglione 31 del Santa Maria della Pietà, la ex Lavanderia. È una orchestra giovanile recentemente nata a Monte Mario, diretta da Alfredo Santoloci e caratterizzata dall’originalità del repertorio. Eseguirà “Gospels & Spirituals” che saranno trasmessi, il 26, su Radio Vaticana.

Coro di voci bianche Il coro Santa Lucia è aperto ai bambini, sia maschi sia femmine, delle scuole elementari e medie purché desiderosi di cantare. Le prove si tengono il giovedì dalle 16,30 alle 17,45 presso la parrocchia San Francesco a Monte Mario. Per informazioni rivolgersi alla direttrice del coro Anna Giardili, 3332814042.

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segue da pagina 2 ni c’è un giardino con begli alberi già grandi, con giochi per bambini e panchine, questo è però maltrattato e del tutto trascurato; del pietrisco originale non c’è più traccia oggi è invece coperto da un tappeto di cicche, cartacce e bottiglie dappertutto, i giochi dei bimbi sono traballanti e coperti di scritte e disegni. Erbacce ovunque. Le panchine sono rotte e le staccionate cadenti. Il Comune è intervenuto per cui già da alcuni mesi il giardinetto è chiuso con una banda di plastica arancione di quelle usate per delimitare i cantieri stradali e vani fogli svolazzanti (fotocopie), ora spariti, segnalavano il divieto di accesso. Qualcuno ha chiesto informazioni: “quali lavori sono previsti?”, la risposta pare sia stata “lavori di riqualificazione”. Bene, ci siamo detti tutti, il giardino sarà rimesso a posto e tornerà come era, bellissimo, comodo e gradevole. Non è così, sembra invece che sia prevista una “riqualificazione, ma a parcheggio”, forse per motorini. Pensate a quanti problemi in meno: basta con le rarissime operazioni di pulizia e manutenzione, ed i controlli abbastanza frequenti di Carabinieri e Polizia dei baldi giovani che si riuniscono la sera e che tutto sporcano e deteriorano. Basta, non servono più! Finisce così una bella realizzazione, e voi grandi, giovani, bimbi e cagnetti abbaianti (e non solo), andate un poco più in là su via degli Ammiragli, c’è un altro giardino ben cementato, pieno di sole, specie in estate, con panchine e giochi traballanti e anche vari alberi. Anche qui di interventi di pulizia, restauro e controllo non se ne parla; aspettiamo, forse chiuderanno anche questi giardini con la banda arancione. G.M. (lettera firmata)

Un suk a piazza della Balduina Ho già scritto varie volte sul tema a vari quotidiani, ma risultati nulla. Piazza della Balduina è sempre “più invasa” da venditori sui marciapiedi che ostacolano il cammino, in più e questo ritengo sia più grave fanno una scorretta concorrenza a chi ha un negozio e paga tutte le tasse. È ovvio che se loro continuano a proliferare la “ colpa” è chiaramente nostra, cioè di chi compra e comprando aiuta chi illegalmente vende. Ma la cosa che in più vorrei sottolineare è che l’eliminazione di ciò fu uno degli argomenti nella campagna elettorale dell’attuale sindaco, per cui penso che chi lo abbia votato non sia fra coloro che comprano. Ma inoltre è anche sintomo di sconfitta da parte del Muni-

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cipio che non riesce a debellare tale situazione. A questo punto visto che la cosa non si risolve facciamo in modo che paghino almeno l’occupazione del suolo pubblico! Sergio Barale

Un saluto a Maria Pia Montesi Ci è giunta la notizia della morte di Maria Pia. Maria Pia è stata una delle persone più impegnate per una città migliore, di quelle che non cercano “riconoscimenti” ma che con passione e disinteresse dedicano una parte significativa della loro vita alla difesa del bene comune. Maria Pia è stata una delle artefici della battaglia vinta contro il parcheggio che avrebbe deturpato il Pincio. Animatrice delle associazioni che si impegnano per la mobilità dolce ed alternativa. Era con noi nelle tante mobilitazioni del 2003 per contrastare un Piano Regolatore devastante e al servizio dei costruttori. Maria Pia non è mai mancata neanche nei momenti importanti della vertenza sul S. Maria della Pietà. Personalmente l’ho sentita ai primi di ottobre per invitarla a partecipare agli Stati Generali della Cittadinanza. Non sapevo della sua malattia. Era veramente dispiaciuta nel dirmi che forse non sarebbe potuta venire perché “non stava tanto bene”. Come sempre disponibile ed interessata. Ciao Maria Pia Massimiliano Taggi (Associazione Ex Lavanderia)

Voci di dissenso sul nuovo assetto della Trionfale Volevo fare alcune considerazioni sui lavori di via Trionfale che si protraggono ormai da diversi mesi e credo volgano, finalmente, alla loro conclusione. Lo spartitraffico creato tra via dei Monfortani e via Allievo appare allo stato attuale un po’ la fotocopia di quello creato a suo tempo in via Acquedotto del Peschiera tra via dei Monfortani e via dell’Acquedotto Paolo e che tanti problemi ha creato (e crea tuttora). Utilizzare la corsia di destra solo per il deflusso del traffico verso via Allievo lasciando passare gli autobus a sinistra, se così sarà in via definitiva, creerà non pochi problemi sia di sicurezza per i passeggeri dei mezzi pubblici, costretti in pratica a sostare in mezzo alla strada su un pericoloso “marciapiede” rialzato, sia di ingorghi sul lato sinistro con il lato destro invece presumibilmente “sottoutilizzato”. Forse, anzi senza forse, sarebbe stato meglio sfruttare la corsia di destra anche per i mezzi pubblici così i passeggeri potevano continua-

re ad utilizzare la pensilina preesistente, non essendo inoltre esposti ai rischi di cui sopra nonché alle intemperie e/o al solleone. Così facendo credo inoltre che il flusso di auto sulla sinistra sarebbe stato agevolato non essendoci “l’intoppo” della fermata bus. Il problema é che bisognava fare un po’ più corto (eufemismo) lo spartitraffico, che invece finisce parecchio oltre via Allievo rendendo complicata (altro eufemismo) la manovra di reimmissione a sinistra anche solo per le auto, figuriamoci per gli ipotetici mezzi pubblici. Non parliamo poi dei parcheggi a pettine tra via Allievo e via Floridiana e dei marciapiedi, ingigantiti a dismisura, che di fatto hanno ristretto la sede stradale in luogo di un suo auspicabile allargamento (secondo normale buonsenso). E che vogliamo dire della sosta selvaggia tra via Floridiana e l’imbocco di via Troya? Cosa si pensa, di estirparla costruendo marciapiedi di 4-5 metri? E i cassonetti dell’immondizia e il loro svuotamento? E il caricoscarico delle attività commerciali? Stante così le cose, al ritorno dalle ferie ci aspetta qualcosa di molto superiore al caos (altro eufemismo). Chi ha pensato a queste, mi duole dirlo, geniali soluzioni viarie, ha mai provato a percorrere una sera d’inverno, magari piovosa, il tratto stradale di cui sopra? Se prima arrivare ad “imboccare” via Troya nella maggior parte dei casi era impresa difficile, da settembre sarà ancora peggio, se non verranno presi per tempo dei correttivi. Ne suggerisco umilmente qualcuno: 1) divieto di sosta permanente da davanti l’Unicredit Banca e fino all’inizio di via Troya, o proprio in subordine, parcheggio per lungo e non a pettine per ovvi motivi di minor spazio “ostruito”; 2) utilizzo della corsia alla destra dello spartitraffico da parte anche dei mezzi pubblici con conseguente “scorciamento” di qualche metro dello stesso, al fine di consentire una più “dolce” reimmissione a sinistra senza di fatto dover tagliare la strada a chi é già da quella parte, come avviene invece allo stato attuale; 3) auspicabile riduzione (laddove possibile) delle dimensioni dei marciapiedi/ aiuole-parcheggio al fine di aumentare invece che diminuire la sede stradale; 4) controllo sistematico, quantomeno nella fase di avvio della nuova viabilità, dei 300 metri di strada di cui sopra da parte dei vigili urbani al fine di evitare che i soliti furbi/maleducati possano continuare a provocare con le loro soste selvagge la paralisi del traffico. Sono praticamente certo che questa mia lettera resterà inascoltata: ho comunque voluto provare a dare un seppur minimo contributo nella speranza che una volta su mille

Quest’anno per accompagnare i nostri auguri di lieto Natale e felice 2011, abbiamo scelto la copertina del calendario con i dipinti da Franca Urban, cittadina di Monte Mario. le “istituzioni” ascoltino un volenteroso cittadino qualunque. PS: Qualora “a regime” le soluzioni adottate saranno diverse da quelle che appaiono al momento attuale e quindi risolutive anche solo in parte dei problemi evidenziati, sarò ben lieto di essere stato “intempestivo” con queste mie osservazioni. Rosichini Non ne possiamo più! Anche stamattina un’ora per arrivare da piazza Guadalupe all’ingresso della galleria Giovanni XXIII (circa 1 kilometro di strada), capisco che Roma è troppo trafficata ma nel nostro quartiere sono stati fatti errori madornali sulla viabilità. Marciapiedi enormi come sale da ballo, spartitraffico inutili, corsie inutilizzate che ostacolano il traffico, lasciando solo delle corsie nette per il passaggio delle auto così se c’è un ostacolo alla circolazione o si ferma una macchina si blocca un intero quartiere. Vorremmo sapere chi è che ha deciso questi lavori, almeno sapremo chi maledire quando siamo tutti bloccati negli ingorghi che si creano mattina e sera. C.M.M. (Lettera firmata)

Anche se con il completamento dei lavori e l’abitudine al nuovo assetto le cose andranno un po’ meglio, non c’è dubbio che nella risistemazione di quel tratto della Trionfale qualcosa poteva senz’altro essere fatto meglio; l’elemento più discutibile ci pare quella fermata posta a metà di uno stretto ed alto spartitraffico, con i passaggi pedonali alle estremità del suo lungo sviluppo. Certamente c’è qualcosa da rivedere ed occorre assicurare un’efficace e assidua vigilanza, ma d’altra parte non si può continuare a sottomettere tutto all’automobile, mentre si ripete di voler promuovere il trasporto pubblico e si fa peraltro molto poco per renderlo attraente (gli si preparano, anzi, giorni peggiori). Ricordiamo che quella pedonale è la prima forma di mobilità, che ha indiscutibile bisogno di essere riscattata; tutti devono potersi muovere a piedi con sicurezza e comodità, su ogni itinerario della città. E bisogna interrompere il circolo vizioso per effetto del quale si viene respinti dal trasporto pubblico e si va ad aumentare il traffico privato, rendendo ancor meno attraente l’autobus. Vogliamo il circolo virtuoso!


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In memoria L’associazione “Amici di Monte Mario” organizzazione non lucrativa di utilità sociale (ONLUS), costituita il 28 maggio 1969, persegue fini di promozione sociale, civica e culturale nei quartieri di Monte Mario. Non legata a partiti politici e aconfessionale, l’Associazione dipende esclusivamente dai propri soci, nello spirito di solidarietà verso tutti gli abitanti del territorio. Per aderirvi va presentata domanda su apposito modulo. La misura della quota d’iscrizione è libera. La quota associativa annuale è di € 30,00 per i soci ordinari; € 90,00 per i sostenitori; € 10,00 per i familiari e gli studenti. Versamenti nel conto corrente postale n. 40706004, intestato all’Associazione Amici di Monte Mario. Per informazioni telefonare al numero 06 35503317 con segreteria automatica funzionante 24 ore su 24. e-mail: amicidimontemario@virgilio.it

Con dolore diamo la notizia della scomparsa del nostro socio ing. Bruno Moser. La Messa funebre, celebrata nella parrocchia di S. Fulgenzio, era affollatisisma di amici, poiché Bruno Moser era molto amato per il suo valore e la sua modestia. Dopo la Messa, la vedova, Signora Liliana, anch’ella nostra socia, alla quale porgiamo le nostre più sentite condoglianze, ha preso la

parola con grande coraggio, ringraziando tutti coloro che hanno preso parte al suo dolore: il Rotary Club; l’Archeoclub, dei quali Bruno Moser era membro del Consiglio Direttivo per le attività culturali, la società Pirelli per la quale ha lavorato in Grecia ed Argentina; e l’Associazione Amici di Monte Mario, alle manifestazioni della quale egli aveva preso parte attivamente.

DICEMBRE

Tradizionale cena di Natale Giovedì 16 dicembre alle ore 20.30 i soci dell’associazione “Amici di Monte Mario” ed i loro parenti e amici sono invitati a partecipare alla tradizionale cena di Natale che si terrà presso l’albergo Excel (ex residence “Monte Mario” a via degli Scolopi 31. Ampio parcheggio. Autobus 913, 907, 991, 911. Informazioni e prenotazioni ai numeri 06 35503317 - 06 30610466 - 06 35453636 - 06 35498208.

Viaggio in Egitto per Capodanno È allo studio un viaggio in Egitto, a cavallo del Capodanno, per visitare tra l’altro Alessandria, ed in particolare la nuova grandiosa Bibliote-

ca, ed El Alamein. Gli interessati sono invitati a prendere contatto al più presto con Sandra Fiorentini (06 35491943).

Libera Università di Monte Mario LUMM I corsi si tengono quest’anno presso la parrocchia S. Paola Romana, via Duccio Galimberti (fra piazza Giovenale e viale Medaglie d’Oro) bus 990, 907, 913, 999, 991) 10 Per la partecipazione ai corsi è necessaria la previa prenotazione Per informazioni rivolgersi all’Associazione, 06 35503317 o alla dott.ssa Luciana Frapiselli 06 35453636 munito di segreteria). Ulteriori informazioni saranno anche tempestivamente pubblicate sul sito www.montemario.org.

Corso di conversazione inglese a livello intermedio, tenuto dal prof. Conor Rowan (di madre lingua inglese). È iniziato l’8 novembre. Sono ancora disponibili alcuni posti. Tutti i lunedì dalle 17.30 alle 19, per 20 lezioni.

Training autogeno. Un corso basato sulla tecnica di apprendimento graduale di esercizi per realizzare l’equilibrio neurovegetativo e la calma, impartito dalla psicoterapeuta dott.ssa Lucia Guerrieri in 12 sedute. Il lunedì alle ore 16, a cominciare dal 10 gennaio.

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Amici di Montemario n.258